2011/10/19
L'oscillazione della Torre Sud all'impatto
English Abstract: NIST's high-speed playback of a video of the South Tower impact shot by Scott Myers dramatically highlights the extent of the swaying of the building and visually confirms survivor accounts. NIST used this video and other techniques to determine that the north-south oscillation of WTC2 was approximately 12 inches at the 70th floor and approximately 22 inches at the roof and that the period of the oscillation was approximately 11.4 seconds. Swaying continued for at least four minutes after the impact of UA175.
I due terabyte di documenti sulle indagini sull'11 settembre resi disponibili dal 9/11 Dataset Project sono una miniera immensa d'informazioni. Per esempio, nella sezione NIST Building Fire Research Laboratory Public FTP Archive c'è questo video dell'impatto del volo UA175 contro la Torre Sud (WTC 2) che rivela in modo drammatico, grazie all'ingrandimento e alla velocità di riproduzione fortemente accelerata, l'entità dell'oscillazione dell'edificio causata dallo schianto.
Questo è l'effetto di circa 118 tonnellate di alluminio, carburante, cargo e passeggeri che si schiantano a oltre 860 chilometri l'ora: un grattacielo di 450.000 tonnellate oscilla vistosamente, come se fosse scosso da un terremoto. Le persone nella Torre Sud si trovarono improvvisamente il pavimento che scivolava sotto i loro piedi fino a mezzo metro avanti e indietro. Questo video rende molto tangibili le numerose testimonianze di coloro che riferiscono di aver sentito scuotere l'intero edificio.
L'oscillazione sfugge facilmente se si osserva il video originale a velocità normale (che ha un'inquadratura più ampia ed è mostrato qui sotto nella versione tratta dallo stesso archivio NIST), perché le Torri Gemelle avevano facciate prive di grandi elementi distintivi e le sottili linee verticali delle finestrature si confondono tra loro. È comunque possibile percepire lievemente il movimento se ci si concentra sulle zone dalle quali fuoriesce fumo.
Il rettangolo rosso qui sotto indica la zona inquadrata nell'ingrandimento, che si trovava appena sotto i piani dal 78° all'84° che furono colpiti dall'aereo.
Va sottolineato che non si tratta di un'oscillazione dovuta a vibrazioni della telecamera: infatti il resto dell'immagine e dell'inquadratura non cambia. La telecamera era montata su un treppiede, secondo quanto risulta dal rapporto NIST NCSTAR 1-5A (Capitolo 7, pagina 103).
Lo stesso rapporto ha un'intera appendice, la K (pagina 915), che spiega in estremo dettaglio (40 pagine) la procedura utilizzata per l'analisi del video sfruttando l'effetto moiré prodotto dalla griglia di pixel della videocamera e dalle linee verticali delle finestrature della Torre Sud. Questa tecnica ha consentito di raggiungere un'incertezza di ±2,5 centimetri nella valutazione dell'oscillazione. L'interesse del NIST per quest'analisi è dovuto al fatto che, come dice il suo rapporto, “può consentire di capire la natura dei danni subiti del WTC 2”.
L'Appendice K dice che il video “fu ripreso da un balcone al tredicesimo piano situato a circa 300 metri ad est e leggermente a nord del WTC 2”, con un angolo di circa 12 gradi rispetto a una linea perpendicolare al centro della facciata del WTC2, e dura in totale 11 minuti dopo l'impatto. L'edificio in primo piano è “il 22 di Cortlandt Street, un edificio di 34 piani”.
Dall'analisi risulta che l'oscillazione massima nord-sud fu di circa 30 centimetri (12 pollici) al 70° piano e circa 55 centimetri (22 pollici) all'altezza del tetto. Quest'ultimo dato ha un margine d'errore di ±5 pollici (12 centimetri). Il periodo dell'oscillazione fu di circa 11,4 secondi ed è mostrato qui sotto nel grafico di Figura 7-18 del Capitolo 7 del rapporto NCSTAR 1-5A.
Come si può notare dal grafico, le oscillazioni continuarono a lungo (almeno quattro minuti). Con un periodo di circa 11 secondi e mezzo per un'oscillazione completa, l'effetto deve essere stato paragonabile al rollio di una nave.
2011/03/07
WTC, video dall'elicottero della polizia di New York
Cryptome.org ha da poco rilasciato un video costituito da circa 17 minuti di riprese effettuate da un elicottero della polizia di New York.
Secondo la descrizione pubblicata sulla pagina di Youtube che presenta il video, si tratta di un “video ottenuto tramite FOIA dal NIST da parte di una persona anonima che ha dato istruzioni affinché fosse inviato a Cryptome”. Viene inoltre citata la lettera di accompagnamento del NIST, che indica che il video fu “fornito al NIST dal Dipartimento di Polizia di New York” (NYPD).
Non è chiaro, al momento, se si tratti di riprese effettivamente inedite come ha scritto per esempio Repubblica. Si tratta comunque di un documento storicamente significativo, che per ora viene descritto qui in attesa di approfondimenti e aggiornamenti.
Il video non ha indicazioni di orario ed è composto da sequenze continue che si interrompono soltanto dove indicato dalla parola “stacco” nella descrizione qui sotto. Dal punto di vista della ricostruzione degli eventi e delle tesi cospirazioniste, tuttavia, il video non aggiunge nulla: non vengono mostrati gli impatti degli aerei o i crolli delle torri (a parte la fase finale del secondo crollo in lontananza), né si osservano eventi inediti. Il video non mostra nulla che non sia già documentato altrove.
00:00 Il video inizia con un logo che richiama lo stile di quelli delle emittenti televisive. Le prime immagini mostrano il WTC1 in fiamme e il WTC2 già danneggiato. Questo permette di collocare l'inizio della ripresa dopo le 9:03 (ora del secondo impatto). L'elicottero sorvola le Torri a distanza ravvicinata. C'è una traccia audio che sembra essere il rumore della cabina dell'elicottero. Non si sentono voci o commenti da parte delle persone a bordo.
01:14 Stacco. L'elicottero è più lontano dalle Torri. Le voci a bordo sono vagamente udibili ma incomprensibili. L'elicottero si abbassa e atterra in un prato nelle vicinanze delle Torri, verso nord. Due persone scendono. La videocamera rimane pressoché fissa sul WTC1 ed effettua delle zoomate per inquadrarne i dettagli.
04:05 Stacco. L'elicottero è di nuovo in volo a una certa distanza dalle Torri e a una quota superiore alle Torri stesse. Si sente una voce a bordo dire “The whole side” (“L'intero lato”). Poi subito dopo, con tono concitato: “It's gone! It's the whole tower!” (“È andata! È l'intera torre!”), seguita da esclamazioni. Dal finestrino si vede una nube di polvere che si diffonde fra gli edifici di Manhattan e manca il WTC2, mentre il WTC1 è ancora in piedi. Questo indica che la ripresa è avvenuta subito dopo il crollo del WTC2, avvenuto alle 9:59. Voce: “They knocked the whole freakin' thing down! (esclamazioni) It's down! The second tower's down!” Seguono altri scambi concitati ma non intellegibili.
7:05 “We got out of there at the right time” (“Ne siamo usciti al momento giusto”). La ripresa mostra chiaramente l'estensione del fumo e della nube di polvere in direzione sud-est.
10:00 Inquadratura ravvicinata della sommità del WTC1 in fiamme.
10:29 Ripresa dall'esterno, a terra, di un elicottero anch'esso a terra. Sullo sfondo si vede il WTC1. Alcune persone parlano. Qualcuno chiede se sono state ottenute le riprese delle Torri. “I had a go when I moved over and got the smoke”. Voci via radio incomprensibili.
11:40 Si ode il rumore di aerei a reazione, presumibilmente caccia.
12:01 Stacco. L'inquadratura rimane uguale. “The cell service is out, so let me try my house”. L'audio scompare.
12:28 Stacco. Si vede la fase finale del crollo del WTC1. Voce via radio: “The tower's down! Be advised the North Tower is down! All personnel be advised the North Tower is down!”. Esclamazioni dei presenti. “Be advised the whole North Tower is down!” Voce sul posto: “That's it. That's the biggest disaster in the world, right there.” Una voce via radio chiede assistenza o risponde a una richiesta d'assistenza. Altre comunicazioni via radio incomprensibili.
16:00 Dopo una ripresa in dettaglio dell'interno dell'elicottero e poi dell'intero velivolo, che lo identifica come un elicottero dell'Air Sea Rescue della NYPD, marche N412PD, c'è un'interruzione. Poi il video riprende. L'inquadratura è a terra, in una via imprecisata, e dura pochi istanti senza mostrare nulla di significativo.
17:03 Fine del video.
Nella descrizione del video su Youtube viene inoltre fornito un link a un file da 64 megabyte contenente 153 fotografie scattate “da un altro elicottero dell'NYPD”. Il file contiene anche un documento PDF del NIST in cui si risponde alla richiesta FOIA di John Young, di Cryptome.org, e si parla di ben 3160 archivi elettronici forniti su undici dischi. Come indicato dalle diciture presenti sulle foto, si tratta di una versione più completa della medesima serie di immagini scattate da John Semendinger e descritte già a febbraio 2010 in questo articolo di Undicisettembre. Mostrano dettagli dei danni e delle operazioni di soccorso, ma non aggiungono nulla di significativo in termini di eventi non documentati altrove.
2010/09/20
WTC7, riprese giornalistiche dell'incendio
Un video pubblicato su Youtube da IC911Studies e proveniente dagli archivi di una televisione locale di New York fa ulteriore chiarezza sulle condizioni strutturali della "terza torre", l'edificio WTC7 o Salomon Building, che secondo alcune tesi cospirazioniste sarebbe crollato in modo sospetto.
Il video inizia con il cronista (non identificato, ma dotato di un microfono con il logo della CBS e il numero 2) che descrive la scena dall'interno di un edificio le cui vetrate sono totalmente distrutte.Dice di non sapere di preciso in quale edificio si trova, ma nota che dietro di lui c'è Barclay Street. Nella sequenza è inoltre visibile uno spigolo del WTC7, per cui è presumibile che si tratti della Bank of New York Mellon, all'incrocio fra Washington Street e Barclay Street.
Nella mappa qui sotto, tratta dal capitolo 1 del rapporto FEMA, l'edificio è cerchiato in rosso e la direzione dell'inquadratura è indicata dalla freccia.
Il cronista indica un edificio a destra del WTC7 e poi il WTC7 stesso e mentre indica il WTC7 dice "We don't know what this building is" ("non sappiamo che edificio sia quello"), a conferma di quanto fosse poco noto ai giornalisti questo grattacielo secondario del World Trade Center. Da questa poca familiarità discendono i vari equivoci di Aaron Brown (CNN) e Jane Standley (BBC) nel riferire se l'edificio fosse crollato o meno.
Il reporter aggiunge inoltre che "they're obviously on fire, maybe there's a chance that they could collapse": dice che gli edifici che ha appena indicato sono evidentemente in fiamme e che forse potrebbero crollare. Ancora una volta, le parole del cronista documentano quanto fosse diffusa e ovvia l'ipotesi che altri edifici, oltre alle Torri Gemelle, potessero cedere.
Le macerie ai piedi del WTC7 indicano che la ripresa risale a dopo il crollo della Torre Nord (WTC1) e dimostrano che le macerie di questo crollo giunsero fino al WTC7 e oltre.
Si nota inoltre che da numerosi piani del WTC7 esce fumo abbondante. A sinistra si possono vedere le file di finestre infrante sul lato nord (opposto alle Torri), dalle quali spiccano fiamme. Si odono anche rumori secchi, simili a scoppi, forse prodotti dalle macerie che si vedono cadere al suolo.
Il fumo è abbondantissimo anche sul lato corto opposto del WTC7, rivolto verso est.
Le immagini fisse non riescono a rendere la violenza degli incendi e la corsa frenetica delle volute di fumo. È quindi consigliabile visionare il video completo, disponibile qui sotto.
Se si considera che il WTC7 fu lasciato a bruciare per ore, senza alcun intervento dei vigili del fuoco, non sembra poi così sorprendente che sia crollato. Sorprende, semmai, che i sostenitori delle tesi alternative ne siano così ossessionati, anche perché non è chiaro che senso avrebbe avuto – nell'ottica delle tesi di demolizione intenzionale come casus belli – distruggere un grattacielo minore (47 piani) che pochi conoscevano quando la devastazione di due edifici iconici come le Torri Gemelle era più che sufficiente a creare uno shock fortissimo nell'opinione pubblica.
2010/01/07
Recensione: 9/11 Press for Truth (2006)
di Paolo AttivissimoQuesto video viene recensito da Undicisettembre in dettaglio soltanto ora, a distanza di vari anni dalla sua uscita nel 2006, su richiesta di un collega debunker francese, chiamato a un dibattito sul complottismo undicisettembrino durante il quale verrà presentato appunto 9/11 Press for Truth.
C'è una ragione per cui la recensione è così tardiva: si tratta di un film che non si adatta affatto al filone classico del cospirazionismo. Non presenta nessuna teoria di demolizioni controllate segrete di edifici o di sparizioni di aerei di linea, ma soltanto la storia della lotta dei familiari delle vittime per ottenere chiarezza sullo svolgimento degli eventi e sulle responsabilità della tragedia, raccontata attraverso un collage di interviste e di servizi delle reti televisive statunitensi che pone l'accento sulle falle, reticenze e inadempienze dell'amministrazione Bush e sulla riluttanza dei media ad affrontare la questione di cosa andò così terribilmente storto quella mattina e come ci si arrivò.
In altre parole, c'è abbastanza poco da smontare in Press for Truth, perlomeno nelle sue argomentazioni di fondo: non c'è alcun ragionevole dubbio che la difesa e l'antiterrorismo statunitensi abbiano mostrato falle clamorose e che l'amministrazione Bush sia stata estremamente riluttante ad avviare una commissione d'inchiesta e a fornire le risposte chieste dall'opinione pubblica. Ma da questo a dire che c'erano esplosivi nelle Torri Gemelle e che nessun aereo colpì il Pentagono, come asseriscono i sostenitori delle tesi alternative più frequenti, il passo è lunghissimo, e infatti Press for Truth non lo compie affatto.
In effetti non si capisce perché sia messo in programma in un dibattito sul complottismo come documento pro-complotto, visto che non abbraccia nessuna delle tesi complottiste ricorrenti. Forse lo si vuole usare come cuneo "soft", privo di affermazioni e accuse clamorose e fantascientifiche, per predisporre la mente dello spettatore ai prodotti più hardcore.
Comunque sia, se si vuole avere successo nel criticare un governo è importante farlo sulla base di fatti rigorosamente verificati, per non porgere il fianco a controcritiche di superficialità o inettitudine sui dettagli che distolgano dalle argomentazioni centrali. In questo senso Press for Truth fallisce in varie occasioni, perché annacqua le critiche legittime con alcune asserzioni errate, distorcendo ripetutamente i fatti e danneggiando quindi proprio la causa peraltro legittima che vorrebbe difendere.
Press for Truth è consultabile su Google Video (anche con sottotitoli italiani) e acquistabile presso 911pressfortruth.com. Questa recensione si riferisce alla versione presente su Google Video, che dura 84 minuti.
Il film inizia con i ricordi dell'11 settembre delle cosiddette "Jersey Girls": quattro vedove di vittime perite nel crollo delle Torri Gemelle (Patty Casazza, Lorie Van Auken e Mindy Kleinberg, Kristen Breitweiser), che pongono alcune domande.
Perché la difesa USA non riuscì a fermare nessuno dei quattro aerei dirottati?
A 6:20 circa, viene affermato che la difesa ebbe a disposizione "quasi due ore" per intercettare gli aerei dirottati, e questa è una premessa errata che guasta tutte le considerazioni successive, perché non è corretto contare il tempo complessivo. Si trattò di quattro dirottamenti separati, che i controllori di volo dovettero rilevare separatamente e notificare ai militari (specificamente al Northeast Air Defense Sector o NEADS). Bisogna quindi valutare il tempo a disposizione per l'intercettazione in ciascuno dei dirottamenti. Questa valutazione separata fornisce subito la risposta alla domanda delle Jersey Girls:
- Il dirottamento del volo American Airlines 11 fu notificato al NEADS alle 8:37; l'aereo colpì la Torre 1 alle 8:46. Tempo a disposizione per il decollo e l'intercettazione: nove minuti.
- Il dirottamento del volo United Airlines 175 fu notificato al NEADS alle 9:03; l'aereo colpì la Torre 2 alla stessa ora. Tempo a disposizione per l'intercettazione: zero.
- Il volo American Airlines 77 fu segnalato al NEADS come dirottato alle 9:34 e colpì il Pentagono alle 9:37. Tempo a disposizione per l'intercettazione: tre minuti.
- Il volo United Airlines 93 fu segnalato al NEADS alle 10:07, ossia quattro minuti dopo essere caduto in Pennsylvania.
E' inoltre errato sostenere che la difesa statunitense rimase a guardare e "non vi fu risposta militare". I primi caccia, due F-15 della base di Otis, decollarono alle 8:53, pur non avendo l'autorizzazione ad abbattere gli aerei civili dirottati. Che cosa avrebbe potuto fare la difesa USA contro degli aerei di linea nazionali pieni di passeggeri, secondo le Jersey Girls, anche avendo più tempo a disposizione, non è chiaro. Abbatterli a sangue freddo e senza autorizzazione?
Gli errori proseguono con il paragone fra le intercettazioni mancate dell'11/9 e quella del jet di Payne Stewart nel 1999. L'aereo di Stewart si depressurizzò, facendo perdere conoscenza a tutti gli occupanti, piloti compresi, e continuò a volare grazie al pilota automatico, schiantandosi 4 ore dopo nel South Dakota dopo essere stato raggiunto dai caccia. Ma ci sono due differenze fondamentali:
- il suo transponder continuò a trasmettere, permettendo di identificarlo e localizzarlo sui radar dei controllori di volo; i transponder dei voli dirottati dell'11/9 furono disattivati o alterati proprio per non consentire l'identificazione e sfuggire agli intercettori;
- pur sapendo esattamente dove si trovava il jet in avaria, la difesa USA ci mise un'ora e 19 minuti per raggiungerlo. Molte fonti cospirazioniste parlano di una ventina di minuti, ma dimenticano di tenere conto del cambio di fuso orario (i controllori persero i contatti con il jet alle 9:33 ora della fascia orientale degli USA; il caccia F-16 intercettò il jet alle 9:52 ora della fascia centrale degli Stati Uniti).
Anche in questo caso, insomma, le perplessità possono essere risolte con una semplice ricerca di informazioni tecniche.
Le Jersey Girls si chiedono anche perché Bush rimase a lungo nella scuola dove era in visita l'11 settembre invece di essere portato via di peso dalla scorta non appena arriva la notizia degli attacchi alle Torri Gemelle. E' una domanda lecita, ma non punta certo verso tesi di cospirazione: indica semmai un'apparente inettitudine di Bush e del suo apparato di protezione. Eventuali fantasie secondo le quali Bush non si sarebbe mosso perché – come organizzatore del complotto – sapeva di essere al sicuro si scontrano con la sua espressione di attonito smarrimento, inesorabilmente documentata da Press for Truth.
A 9:30 si discute delle notizie, circolanti nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, secondo le quali vi erano anche altri gruppi di dirottatori e fiancheggiatori, ma non vi furono conferme. Poi le Jersey Girls lamentano che non ci furono i processi che si aspettavano, ma non si capisce perché se li aspettassero, considerato che tutti i dirottatori erano morti negli attentati e che l'11/9 era considerato un atto di guerra, quindi al di fuori dei canali ordinari della giustizia civile. Lamentano che le forze dell'ordine fecero una retata di quasi mille persone, ma poi le rilasciarono tutte tranne sei, e che nessuna di esse fu accusata di terrorismo: ma anche qui non è chiaro perché questo sia riprovevole, dato che in assenza di prove per incriminarle non c'era altra scelta che rilasciarle. Volevano che si arrestasse qualcuno pur di avere un capro espiatorio?
Comunque sia, ancora una volta, non c'è nessun accenno ai capisaldi del cospirazionismo.
Anzi, a 10:54 Lorie Van Auken fa una dichiarazione che spazza via ogni pretesa di adesione alle tesi di complotto "tradizionali": "We felt that the country was at risk from terrorists and from incompetence, and maybe worse", ossia "Avevamo la sensazione che il paese fosse a rischio per via dei terroristi e per via dell'incompetenza o forse anche peggio".In altre parole, le Jersey Girls e Press for Truth sostengono che i terroristi c'erano davvero (addio, quindi, a tutte le teorie di ologrammi e aerei radiocomandati e missili contro il Pentagono) e parlano di incompetenza del governo USA, non di una sua astuta organizzazione della messinscena. E dal contesto di Press for Truth si capisce che quell'"anche peggio" non allude a complicità governative nell'ordire il complotto, ma a tentativi d'insabbiamento per non dover ammettere l'incompetenza.
Press for Truth infatti a questo punto non si lancia in racconti di esplosioni sospette alle Torri Gemelle o di missili Cruise al Pentagono, ma riepiloga le fatiche delle Jersey Girls nel tentare di avviare una commissione indipendente d'inchiesta con l'aiuto del Congresso e documenta, con spezzoni di telegiornali e conferenze stampa, l'opposizione del governo Bush all'apertura di un'inchiesta.
Perché le Torri Gemelle crollarono?
A 12:20 circa viene coinvolta nella narrazione Sally Regenhard, il cui figlio Christian fu uno dei 343 vigili del fuoco periti nel crollo delle Torri Gemelle. Lamenta che i rapporti e i nastri delle comunicazioni radio dei vigili del fuoco non sono stati resi pubblici, ma questo era vero all'epoca della realizzazione di Press for Truth: oggi tutto questo materiale è disponibile (Archive.org).
Si aggiunge poi Monica Gabrielle, che ha perso il marito nelle Torri. Chiede come sia stato possibile che le Torri siano crollate, e che lo abbiano fatto "in circa 10 secondi". Ma le ragioni del crollo sono state chiarite proprio dai vigili del fuoco colleghi del figlio: è un fatto ben documentato (per esempio dalle norme di sicurezza ISO 834, da ricerche ed esperimenti del National Institute of Standards and Technology e dei nostri Vigili del Fuoco) che un incendio di quelle dimensioni raggiunge temperature di 1000°C, in grado di ammorbidire una struttura portante in solo acciaio, come le Torri, e di farla quindi collassare. Il dato dei dieci secondi è sbagliato, perché si riferisce al tempo che ci misero le macerie dei piani alti, cadendo di lato, a raggiungere il suolo: registrazioni sismografiche e audio (per esempio quella dei fratelli Naudet) documentano una durata ben superiore.
A 13 minuti Press for Truth presenta un'altra affermazione falsa e gravemente ingannevole, asserendo che "mai prima, e mai più da allora, un incendio aveva causato il crollo di un edificio in acciaio". Anche qui, basta studiare gli archivi dei vigili del fuoco dei vari paesi per trovare casi (documentati per esempio qui e qui) che smentiscono quest'asserzione:
- il McCormick Center di Chicago;
- il Sight and Sound Theater in Pennsylvania;
- la fabbrica della Kader in Thailandia;
- la piattaforma petrolifera Mumbai High North;
- una cartiera presso Malvern, nel Regno Unito.
Anche in questo caso i rapporti tecnici e le testimonianze dei vigili del fuoco spiegano che non c'è nulla di anomalo, se si conosce la materia (si veda per esempio la dichiarazione in video del pompiere Frank Papalia: "Io ho visto gli incendi, ho visto i danni, e per me è sufficiente. Non ho sentito cariche, nessuna sequenza di esplosioni temporizzate"). Il crollo del WTC7 era ampiamente atteso, tanto che fu predisposto un perimetro di sicurezza e tutti i soccorritori furono allontanati.
Prosegue la narrazione degli sforzi dei familiari delle vittime di ottenere una commissione d'inchiesta. Viene intervistato Bob McIlvaine, padre di una vittima del crollo delle Torri, già noto ai lettori di Undicisettembre per la sua partecipazione al video Zero, di matrice apertamente complottista. Anche lui, però, qui non sostiene alcuna tesi di complotto.
Viene poi dato ampio risalto al ruolo dei media nel portare alla ribalta le domande e le sofferenze dei familiari delle vittime. E anche qui Press for Truth si distanzia palesemente dalle tesi cospirazioniste "standard", secondo le quali i media vogliono insabbiare tutto per paura o per complicità.
Finalmente, a novembre 2002, Bush autorizza l'avvio di una commissione d'inchiesta, nominando Henry Kissinger come presidente: ma i suoi legami d'affari con membri della vasta famiglia bin Laden vengono rivelati dalle Jersey Girls e amplificati dai media, per cui la candidatura viene ritirata con imbarazzo. Verranno poi scelti Thomas Kean e Lee Hamilton.
Press for Truth segue lo svolgimento dell'inchiesta e delle udienze, criticando la mancanza d'incisività delle indagini e delle audizioni. McIlvaine parla di "cover-up", insabbiamento. Le Jersey Girls rivelano ai media i legami dell'executive director della commissione, Philip Zelikow, con l'amministrazione Bush, e lamentano il conflitto d'interessi, ma Zelikow rimane al suo posto.
Si parla di finanziamenti inadeguati, di lentezza governativa nel fornire la documentazione richiesta dalla commissione e di pastoie burocratiche, e di come l'arrivo dei media (la seguitissima trasmissione 60 minutes) e la pubblicazione del libro-denuncia Against All Enemies di Richard Clarke, membro dell'esecutivo Bush all'epoca dell'11/9, faccia cambiare tutto (tranne la memorabile, imbarazzata, farfugliata riluttanza di Bush a testimoniare da solo, senza il vicepresidente che gli faccia da chaperon).
Siamo a oltre 25 minuti dall'inizio, e non c'è ancora stato il minimo accenno a demolizioni controllate, ad aerei fantasma al Pentagono o a dirottatori ancora vivi: soltanto critiche ben documentate a come si avviò la commissione d'inchiesta. E questo sarebbe un film complottista?
A 26:30 si parla del rapporto finale della commissione, pubblicato a luglio 2004. A questo punto Press for Truth accusa i media di non aver "collegato i puntini". Questo compito viene svolto invece, secondo il film, dal ricercatore indipendente Paul Thompson, che crea un sito, Complete 9/11 Timeline, oggi disponibile presso Historycommons.org, nel quale vengono raccolti in forma indicizzata e cercabile i dati e le notizie sull'11/9 provenienti dai media.
L'asserita mancanza di avvisaglie dell'attacco
A 31:50 si affrontano le affermazioni iniziali dell'amministrazione Bush sulla mancanza di qualunque avvisaglia dei dirottamenti suicidi dell'11/9, contraddette dalla rivelazione (amplificata anche qui dai media, tutt'altro che servi del governo) che il Presidential Daily Briefing del 6 agosto 2001 avvisava eccome Bush che bin Laden era "deciso a colpire negli Stati Uniti".
Anche qui, il film sottolinea le reticenze del governo Bush che lo spinsero a tenere nascosta per mesi l'esistenza del PDB e conferma in pieno di sostenere che l'11/9 fu un attacco terroristico pianificato da al-Qaeda, citando fra l'altro l'operazione Bojinka. Sottolinea anche il lavoro dei network televisivi americani nel rivelare i dettagli di questa pianificazione e le segnalazioni di un possibile attacco da parte di Osama bin Laden provenienti dai servizi segreti di vari paesi, Italia compresa, e nel far riemergere il precedente costituito dalla minaccia di al-Qaeda di uccidere Bush con un aereo kamikaze durante il G8 di Genova.
Intorno a 42 minuti dall'inizio, Press for Truth demolisce un'altra delle tesi comuni del cospirazionismo, quella che la commissione d'inchiesta fu debole e servile, presentando gli spezzoni dell'audizione di Condoleezza Rice nei quali il membro della commissione Richard Ben-Veniste la torchia insistentemente sulla questione del Presidential Daily Briefing occultato.
Viene poi presentata una serie di notizie secondo le quali il procuratore generale Ashcroft e alcuni militari di alto rango avevano ricevuto raccomandazioni di non volare su aerei di linea nel periodo di settembre: un altro elemento che viene proposto come mistero, ma in realtà spazza via le ipotesi di autoattentato. Infatti se l'11/9 fosse stato pianificato dal governo Bush, come sostengono molti complottisti, non ci sarebbe stato bisogno di queste raccomandazioni, perché si sarebbe saputo con precisione quali aerei sarebbero stati dirottati e quali no.
La tesi, insomma, è che l'amministrazione Bush abbia fallito miseramente perché non fece nulla per fermare una minaccia fin troppo evidente, né prima né durante l'11/9, e poi abbia fatto di tutto per non far emergere le prove della propria inettitudine. Una tesi ben diversa da quella delle demolizioni controllate o degli aerei-missile. E a 47 minuti emerge chiaramente il motivo della rabbia delle Jersey Girls: non c'entra affatto la credenza in esplosivi nascosti nelle Torri Gemelle e non c'entra nessuna delle infinite tesi del repertorio classico del cospirazionismo undicisettembrino. Semplicemente, umanamente, pensano che se i cari che hanno perso l'11 settembre fossero stati al corrente del pericolo concreto di attentati con aerei suicidi, si sarebbero resi conto prima di quello che era successo e sarebbero fuggiti in tempo dalle Torri, invece di restarvi e perire.
Osama bin Laden fu aiutato?
Press for Truth prosegue con un riepilogo dell'invasione dell'Afghanistan, sostenendo attraverso varie notizie dei media la tesi che a Osama bin Laden sia stato permesso intenzionalmente di fuggire verso il Pakistan e che bin Laden abbia beneficiato indirettamente dei finanziamenti forniti dalla CIA e dall'Arabia Saudita ai mujaheddin attraverso l'ISI, il servizio segreto pakistano, durante la lotta contro l'occupazione russa dell'Afghanistan, ma non afferma che bin Laden sia una pedina della CIA come sostengono le principali tesi complottiste.
Bin Laden, secondo Press for Truth, sarebbe stato ricoverato per problemi renali a luglio del 2001 in un ospedale americano a Dubai, dove avrebbe ricevuto la visita di due agenti della CIA. Eppure bin Laden stesso ha smentito di avere disturbi ai reni e di essere andato a Dubai nel 2001, nel corso di un'intervista successiva all'11/9 con il giornalista Hamid Mir; nessuna delle persone che ebbe contatti con bin Laden sa nulla di sue dialisi o di problemi renali; e anche il suo medico, Amer Aziz, arrestato nell'ottobre del 2002 in Pakistan, nega qualunque disturbo del genere, come riferisce l'esperto di terrorismo Richard Miniter sul Washington Times.
A 1:02, Bob McIlvaine sostiene che bin Laden da solo non avrebbe potuto organizzare l'11/9, perché gli attacchi erano troppo sofisticati. Non è chiaro cosa ci sia di particolarmente sofisticato nell'addestrare diciannove persone a pilotare aerei e poi a salire a bordo di aerei di linea, uccidere i piloti dopo il decollo (quindi quando la fase più difficile del pilotaggio era stata completata) e prendere i comandi dei velivoli fino a farli schiantare). Nessuna tecnologia sofisticata e un'operazione divisa in quattro azioni disgiunte e indipendenti, per cui ciascuna poteva avere successo a prescindere dall'esito delle altre (come in effetti è avvenuto). Ma McIlvaine non punta il dito contro il governo Bush accusandolo di complicità: dice che bisogna investigare "in Pakistan".
Si parla di Omar Saeed Sheikh, che i media indicano come il tesoriere di al-Qaeda che inviò i soldi ai dirottatori e lavorava per l'ISI, e della notizia del Times of India secondo la quale Omar Saeed Sheikh avrebbe inviato 100.000 dollari al capo dirottatore, Mohammed Atta, su richiesta del generale Mahmoud Ahmed, direttore dell'ISI. Ahmed, secondo altre fonti reperite da Paul Thompson, si sarebbe trovato negli Stati Uniti per un negoziato con il governo USA proprio l'11 settembre. L'accusa insinuata da Press for Truth è insomma che l'11/9 sia stato finanziato dai servizi segreti pakistani. Ancora una volta le tesi complottiste "standard" vengono contraddette.
Il documentario però è scorretto nel dire che le notizie di questo possibile coinvolgimento pakistano passano sotto silenzio proprio mentre nota che ne parlò la seguitissima trasmissione televisiva statunitense NBC Dateline.
Siamo a 1:15. Si parla del ruolo di Michael Moore e del suo film Fahrenheit 9/11, e del bavaglio imposto, o meglio autoimposto, ai media americani, riluttanti a criticare l'amministrazione Bush per paura di essere accusati di antipatriottismo, come spiega eloquentemente Dan Rather in uno spezzone tratto dalla NBC. Si fa il confronto con gli scandali Watergate e Lewinski, nei quali la stampa ebbe invece un ruolo decisivo, senza notare la contraddizione che il lavoro compilativo di Paul Thompson su cui poggia Press for Truth è basato proprio sulle notizie dei media.
Il documentario si conclude con le immagini delle commemorazioni a Ground Zero e con le parole di rabbia di Bob McIlvaine per la perdita del figlio e soprattutto con i commenti delle Jersey Girls, che mantengono ancora una volta le distanze rispetto ai documentari pro-complotto, solitamente gravidi di prove trionfanti e decisive di come sono andate davvero le cose: Press for Truth dice chiaro e tondo di non sapere la verità e che bisogna appunto premere per averla coinvolgendo la stampa (il titolo è anche un gioco di parole sul doppio significato di "press", ossia "premere" ma anche "stampa").
E così, dopo 84 minuti, termina il documentario, senza un singolo accenno a esplosioni nelle Torri, ad aerei fantasma contro il Pentagono, ad abbattimenti del Volo 93, a dirottatori ancora in vita ma nascosti, a bin Laden marionetta della CIA, a manovre aeree impossibili, a dirottatori incapaci di pilotare, a falsificazioni dei video di rivendicazione di bin Laden, al PNAC, alla mancanza di nomi arabi nelle liste dei passeggeri dei voli dirottati, o a nessun'altra delle mille tesi tipiche del cospirazionismo undicisettembrino.
Errori a parte, se tutti i documentari sulle tesi alternative fossero come Press for Truth, i debunker sarebbero disoccupati e ci si potrebbe concentrare sui veri misteri irrisolti dell'11 settembre; ma il movimento cospirazionista non avrebbe a disposizione le grandi tesi spettacolari alla James Bond che attraggono così tanti esaltati, pronti a far baccano ma incapaci di agire concretamente in difesa di quella verità che tanto sbandierano proprio mentre l'annacquano.
2009/03/03
Pentagono, video inedito post-impatto
Grazie al paziente lavoro di John Farmer di AAL77.com e di Scott Bingham di Penttbom.com, stanno continuando ad emergere nuovi documenti testuali e visivi riguardanti gli attentati dell'11 settembre 2001, che erano rimasti dormienti in attesa che qualcuno li richiedesse tramite la procedura FOIA e che la procedura venisse approvata dagli enti governativi statunitensi pertinenti.
E' stato da poco rilasciato un altro video di una telecamera di sorveglianza, una di quelle del quartier generale della DEA, che è situato sull'Army Navy Drive prospiciente il Pentagono. La telecamera era puntata verso il basso al momento dell'impatto del Volo 77, ma fu riorientata poco dopo lo schianto. Il video mostra chiaramente l'enorme quantità di fumo prodotta dall'incendio.
Le coordinate dell'edificio della DEA sono queste in Google Maps. Qui sotto è mostrata un'immagine, tratta da Google Maps, che mostra la zona inquadrata dalla telecamera prima che venga puntata verso il Pentagono. L'immagine ha il nord a destra per allinearla approssimativamente con la direzione di ripresa del video.
Nel primo minuto circa non accade nulla, ma il traffico stradale visibile in questa parte della ripresa può essere un riferimento utile per determinare l'orario esatto del video, dato che queste immagini, a differenza di altri video, non includono un'indicazione dell'orario (timestamp). Questo traffico veicolare può essere incrociato con quello visibile nel video dell'hotel Doubletree, come spiegato su JREF.La collocazione della telecamera del quartiere generale della DEA e di quella dell'hotel Doubletree sono riportate in questo grafico:

I due veicoli cerchiati in rosso compaiono, stando all'autore del grafico, in entrambi i video e possono essere usati per determinare l'orario esatto di questo nuovo reperto visivo.
2009/01/03
Disponibile la trascrizione di Loose Change Final Cut
Il testo integrale della versione inglese originale del video Loose Change Final Cut è disponibile per la consultazione qui sotto e può essere scaricato presso Scribd.com dagli utenti registrati.
2008/11/12
Rilasciati altri 10 "video del Pentagono": mostrano le Torri Gemelle
di Paolo AttivissimoUna diffusa teoria cospirazionista afferma che secondo un documento dell'FBI ci sono 85 video del Pentagono sequestrati.
Nel video Zero, per esempio, Dario Fo afferma che "il Pentagono era in possesso di 86 riprese differenti e totali" e Barbara Honegger afferma che "hanno confiscato 86 videocassette, al Pentagono, al parcheggio del Pentagono, presso la stazione di rifornimento lì di fronte, in un vicino albergo e in tutti gli edifici che avevano telecamere puntate su quell'area."
Queste affermazioni errate si basano in realtà sulla lettura distorta di una dichiarazione scritta dell'agente FBI Jacqueline Maguire, come spiegato qui.
Ottantacinque, non 86, è il numero complessivo dei video dell'11 settembre in possesso dell'FBI e catalogati come prove, secondo la dichiarazione Maguire. Questo numero, in altre parole, include anche video che non riguardano il Pentagono, come quelli delle Torri Gemelle. Infatti basta leggere con più attenzione la dichiarazione dell'FBI per capire che i video del Pentagono sono in realtà soltanto tredici. Il contenuto degli altri video è elencato in un altro documento (pagina 1, 2, 3, 4, 5, 6).
Il ricercatore Scott Bingham (nessuna parentela con Mark Bingham, passeggero del Volo 93) ha inoltrato all'FBI, tramite il proprio avvocato, una richiesta FOIA per il rilascio di questi video e ha ricevuto risposta il 29 ottobre scorso, insieme a DVD contenenti i primi dieci video. Gli altri video richiesti, scrive l'FBI, verranno rilasciati progressivamente.
I dieci video rilasciati dall'FBI riguardano le Torri Gemelle: mostrano il secondo impatto e i crolli da angolazioni inedite (tranne uno, da sotto il ponte di Brooklyn, che era già noto) e sono disponibili presso Penttbom.com.
Un fotogramma di uno di questi video è mostrato all'inizio di quest'articolo e presenta un punto luminoso sulla fusoliera del velivolo che scatenerà sicuramente la fantasia dei cospirazionisti.
Un altro video mostra da vicino la cascata di materiale incandescente dal WTC2. Questo video, invece, mostra l'impatto di UA175 (il secondo aereo) da un punto di vista inedito, come mostrato nel fotogramma qui accanto.Si noti che questi fotogrammi sono tratti dalle versioni Youtube di questi video, che sono stati sottoposti a drastica ricompressione e perdita di risoluzione rispetto ai file originali forniti dall'FBI. Pertanto hanno valore puramente illustrativo e non sono utilizzabili per analisi video significative.
Per avere un'idea della differenza qualitativa, si può confrontare la versione Youtube di un altro filmato inedito del secondo impatto con la versione MOV da 200 megabyte del medesimo filmato, messa a disposizione sempre da Scott Bingham.
Un altro video di questa nuova serie rilasciata dall'FBI mostra il crollo della Torre Sud e permette di apprezzare l'inclinazione del blocco superiore dell'edificio durante il crollo (fotogramma qui accanto).Da questa nuova serie, Scott Bingham ha pubblicato anche un video del crollo della Torre Nord che consente di notare l'inclinazione dell'antenna, la formazione del famoso "squib" o sbuffo che alcuni cospirazionisti scambiano per un'esplosione e la presenza, dopo il crollo, dei resti della struttura centrale della torre, crollati successivamente.
A Bingham va non soltanto la nostra gratitudine per il lavoro paziente svolto fin qui (quello che dovrebbero fare, ma non fanno, i cosiddetti "ricercatori della verità"), ma anche un contributo economico alle considerevoli spese burocratiche che ha sostenuto per ottenere il rilascio di questi video e (va ricordato) anche di quelli del Pentagono. Soltanto le spese dell'FBI per la masterizzazione di questi video ammontano a 150 dollari, ossia 15 dollari a filmato, e Bingham ne ha richiesti ben 64. Chi volesse dargli una mano, può farlo tramite Paypal all'indirizzo scott2121 chiocciola hotmail.com.
2008/10/25
Dylan Avery (Loose Change): niente falsi aerei o falsi video al WTC
di Paolo AttivissimoNel variegato scenario del cosiddetto "movimento per la verità" sull'11 settembre ci sono anche le teorie che ipotizzano manipolazioni dei video o nessun aereo per gli attentati alle Torri Gemelle.
Finora ai debunker era necessario addentrarsi in lunghe discussioni sui concetti di artefatti di compressione video, prospettiva, punti di ripresa e risoluzione delle immagini televisive. Ma grazie a Dylan Avery (il secondo da sinistra nella pregevole immagine qui accanto), coautore di Loose Change, il più popolare video cospirazionista, questo non è più necessario.
Avery ha infatti pubblicato recentementeuna dichiarazione molto chiara in merito nel forum Loosechangeforums.com:
i will now state for the record, as if this actually needs to be clarified, that i do not and will not ever support tv fakery or no wtc planes theories. Thanks for listening.
In italiano (correggendo l'ortografia):
Dichiaro, affinché sia agli atti, come se ci fosse davvero bisogno di chiarirlo, che non sostengo e non sosterrò mai le teorie di manipolazioni televisive o di assenza di aerei al WTC. Grazie per l'ascolto.
Coloro che in questi anni hanno insultato i debunker perché ritenevano ridicole e assurde queste teorie ora si trovano nella situazione imbarazzante di mettersi contro uno dei più popolari leader del proprio movimento.
Ringraziamo Avery per il suo contributo alla semplificazione del nostro lavoro. La prossima volta che si affaccia qualcuno a teorizzare che i video degli attentati alle Torri Gemelle sono stati falsificati, potremo semplicemente rispondergli che persino Dylan Avery nega queste teorie.
Già abbiamo visto Giulietto Chiesa sbugiardare Dario Fo a proposito delle dimensioni del foto del Pentagono (che non sono più "cinque metri ripeto cinque metri"); abbiamo anche visto Massimo Mazzucco ritirarsi dalle teorie "no-plane" al WTC. Ora anche Avery sbugiarda i no-planer del WTC e gli spacciatori di ologrammi.
E così, un pezzetto alla volta, il castello di carte del cospirazionismo continua a crollare.
Aggiornamento
A gennaio 2009, Dylan Avery ha ribadito il concetto:
No-planers are justifiably insane.
No amount of eyewitness testimony will change their ideas. Every eyewitness is planted, disinfo or lying.
I love how they do it too. They simply do "this". They put quotes around words like "saw" and "plane"
Watch, I'm Killtown ... "Sure, he says he 'saw' a 'plane' ... but did he ACTUALLY see it?"
E' ironico che Avery critichi negli altri complottisti quello che fa anche lui, ma il concetto più importante è che Dylan Avery, uno dei leader del movimento cospirazionista, dice che gli altri cospirazionisti che sostengono l'assenza di aerei al WTC sono "giustificabilmente malati di mente".
2008/09/14
Per non dimenticare
Dalla conferenza di Lugano dell'11 settembre scorso, ecco il video di sintesi degli eventi che ha aperto l'incontro. La versione presentata qui è leggermente aggiornata e corretta rispetto a quella presentata nella conferenza.
Questo non è un video di debunking e non è la solita, arida sintesi sbrigativa che fanno i tanti video cospirazionisti. È una commemorazione di quel giorno terribile, che è già così lontano che molti giovani non lo ricordano. E per questo sono facili vittime delle scempiaggini di chi vuole plagiarli.
Il video è scaricabile qui (probabilmente dovrete fare clic destro e scegliere “Salva come” o simili).
Ringrazio Francesco, di Searchsound.eu, per aver offerto la sua musica per il tema principale.
2008/07/14
Video amatoriali del World Trade Center pre-11/9
di mother. Ultimo aggiornamento: 18 gennaio 2009Il World Trade Center non era soltanto un complesso di edifici per uffici e banche, ma anche un luogo in cui incontrarsi, fare spettacoli, un'attrazione turistica, un alto punto di osservazione di Manhattan, e altro.
Dal momento della sua apertura il 4 aprile 1973, sempre più persone l'hanno visitato, spesso salendo fino all'ultimo piano del World Trade Center 1, al ristorante Windows on the World utilizzando l'apposito express elevator.
Probabilmente centinaia di migliaia sono coloro che hanno deciso di salire anche sul tetto del World Trade Center (Top of the World Trade Center), migliaia coloro che hanno utilizzato una videocamera per immortalare un ricordo della visita turistica, qualche decina coloro che finora hanno deciso di condividere la loro esperienza postando sul portale di videoshare YouTube una digitalizzazione del video.
A seguire sono riportati, in ordine di data, i video registrati nel complesso di grattacieli prima degli attentati dell'11 settembre 2001.
- (anno sconosciuto) World Trade Center before (link Youtube)
- (1973) World Trade Center Public Opening Hours Film (link Youtube)
- (1966-2001) 1966-2001 World Trade Center (link link Youtube)
- (1973-2001) World Trade Center Tribute 1973-2001 (link Youtube)
- (1980-1990) New York's World Trade Center in Happier Times (link Youtube)
- (1985) WTC Visit 1985 (link Youtube)
- (1990) World Trade Center 1990 (link Youtube)
- (29 giugno 1992) Top of WTC - Dobbs Family (link Youtube)
- (1993) World trade center (link Youtube)
- (24 febbraio 1993) World Trade Center 1993 (link Youtube)
- (1994) World Trade Center 1994 (link Youtube)
- (1994) Fly Me to the Moon (link Youtube)
- (16 giugno 1994) The Twin Towers 6/16/1994 (link Youtube)
- (5 luglio 1994) - 1994 WTC (link Youtube)
- (agosto 1995) Ryo Kawasaki at WTC Plaza NYC'95 - Wondering (link Youtube)
- (gennaio 1998) World Trade Center: the Twin Towers (1998) (link Youtube)
- (1999) The Greatest Bar on Earth Top of World Trade Center 1999 (link Youtube)
- (22 luglio 1999) World Trade Center Visit 1999 (link Youtube)
- (ottobre 1999) N.Y./World Trade Center vacation, 10-1999 (link Youtube)
- (7 ottobre 1999) New York - World Trade Center (link Youtube)
- (dicembre 1999) World Trade Center NYC 1999 (link Youtube)
- (1 gennaio 2000) World Trade Center 1/1/00 (link Youtube)
- (30 gennaio 2000) Remembering New York's World Trade Center (link Youtube)
- (marzo 2000) Standing on top of Twin Towers March 2000 (link Youtube)
- (settembre 2000) WTC 2000 (link Youtube)
- (10 giugno 2001) WTC June visit 2001 (link Youtube)
- (15 luglio 2001) View from the top of WTC july 15 2001 (link Youtube)
- (3 settembre 2001) World Trade Center - Sept 3, 2001 (link Youtube)
- (4 settembre 2001) A Week Before 9/11. World Trade Center New York Photodocumentary by Mariano Airaldi with music by Charly Garcia (link Youtube)
- (qualche giorno prima del 9/11/2001) Gip (iene) at the World Trade Center (2001) (link Youtube)
- (10 settembre 2001) video di Monika Bravo (link Sololab.com)
Nel caso vengano trovati su portali Internet nuovi video amatoriali del World Trade Center pre-11 settembre 2001, vi saremmo grati per una segnalazione nei commenti.
2008/05/28
Quanti sono gli 85 video del Pentagono? Tredici
di Paolo Attivissimo. Si ringrazia
ScrewLooseChange
per la segnalazione. Ultimo aggiornamento: 2022/09/03.
Nota: dal 2017 circa i contenuti del sito Flight77[.]info non riguardano più gli attentati dell’11/9. In questo articolo, i link al sito sono stati aggiornati per puntare alla copia archiviata su Archive.org.
Uno dei tormentoni del cospirazionismo è l'affermazione che l'FBI ha ammesso che ci sono 85 video del Pentagono e che le autorità non li vogliono divulgare (come detto qui su Prisonplanet, il sito di Alex Jones).
Questa reticenza viene interpretata come sintomo di qualcosa che va tenuto nascosto, ed è inutile proporre al complottista medio la semplice considerazione che se davvero ci fosse qualche immagine da tenere nascosta, sarebbe stato molto più semplice dire che i video non c'erano o erano 42 o un altro numero di comodo che non includesse il video compromettente.
Vediamo qual è l'origine di quest'affermazione: una dichiarazione giurata dell'agente dell'FBI Jacqueline Maguire (immagine qui accanto). Già qui ci si scontra con il paradosso che i cospirazionisti si appoggiano a dichiarazioni delle autorità, considerandole verità assoluta quando fa comodo alle loro teorie per poi accusare le stesse autorità di complicità nella strage dei propri concittadini. Ma andiamo avanti e leggiamo quello che dice realmente questa dichiarazione giurata, il cui testo originale è disponibile presso Flight77[.]info. Le evidenziazioni sono aggiunte.
"... ho determinato che l'FBI possedeva ottantacinque (85) nastri video che potevano eventualmente corrispondere alla richiesta FOIA della parte attrice. Questa determinazione si basava sui nastri video che erano stati depositati come prove dell'FBI, inviati direttamente al laboratorio dell'FBI a Quantico, in Virginia, e/o ottenuti dall'Ufficio Locale di Washington dell'FBI."
Questa è la frase dalla quale i cospirazionisti hanno tratto il numero dei video che, a loro dire, riguarderebbero il Pentagono. Ma occorre fare attenzione a quel "potevano eventualmente corrispondere" ("might be potentially responsive" in originale) altamente dubitativo. Quel numero di video è semplicemente quello complessivo dei video dell'11/9 inviati a Quantico e che quindi forse potevano corrispondere alla richiesta FOIA (fatta da Scott Bingham, all'epoca gestore di Flight77[.]info). Infatti la Maguire prosegue così:
"Ho successivamente determinato, esaminando la catena di custodia e altra documentazione scritta di supporto associata a ciascun nastro video, che cinquantasei (56) di questi nastri video non mostravano né l'edificio del Pentagono, né il luogo dell'impatto al Pentagono, né l'impatto del Volo 77 contro il Pentagono l'11 settembre 2001."
Quindi da 85 siamo già scesi a 29.
"Ho visionato personalmente i restanti ventinove (29) nastri video. Ho determinato che sedici (16) di questi nastri video non mostravano il luogo dell'impatto al Pentagono e non mostravano l'impatto del Volo 77 contro il Pentagono l'11 settembre 2001."
Il numero di video riguardanti realmente il Pentagono si riduce dunque a 13. Ecco come la Maguire ne descrive il contenuto:
"Dei restanti tredici (13) nastri video, che mostravano il luogo dell'impatto al Pentagono, dodici (12) nastri video mostravano soltanto il Pentagono dopo l'impatto del Volo 77. Ho determinato che un solo nastro video mostrava l'impatto del Volo 77 contro il Pentagono l'11 settembre 2001. Quel nastro video è il CD-ROM descritto nel paragrafo 23 della Dichiarazione Hardy datata 1 agosto 2005."
Il "CD-ROM" in questione è quello ben noto che contiene le due sequenze d'immagini già pubblicate da tempo che mostrano l'impatto al Pentagono, ripreso dalla telecamera dell'ingresso di uno dei parcheggi dell'edificio.
Cosa c'era negli altri 56 nastri? Immagini delle Torri Gemelle, registrazioni delle telecamere di sicurezza in un negozio della catena Kinko's in Florida, di un parcheggio dell'aeroporto Reagan, della stazione di servizio Citgo e dell'albergo Doubletree, e riprese del Pentagono nei giorni successivi agli attacchi, fornite da turisti, fotografi e giornalisti. L'elenco completo è disponibile presso Flight77[.]info.
I video della stazione Citgo e dell'albergo Doubletree sono stati pubblicati. In mano all'FBI, stando alle sue dichiarazioni, non resta altro che riguardi l'attacco al Pentagono: i video restanti, di quei tredici che effettivamente mostrano l'edificio, lo presentano dopo l'attacco.
In sintesi: l'FBI non ha mai detto che esistono 85 video dell'attacco al Pentagono. Ancora una volta, i cospirazionisti sono stati colti a creare un mistero inesistente manipolando le dichiarazioni e presentandole in forma ingannevole. Un risultato davvero esemplare, per coloro che affermano di essere i portatori della verità.
L'elenco dei video (da Flight77[.]info)
Five videotapes were recovered from the post-attack Pentagon crime scene and submitted to the FBI Laboratory in Quantico.
13 videos were obtained by the Defense Protective Services (DPS) - Pentagon Police - on 9/25/2001 from individual filming Pentagon site from Boundary Channel Drive. These included footage from the WTC site in the days after the attcks.
One (1) Beta video tape - interviews in NYC
One (1) DVCAM tape labeled "Twin Towers, World Trade Center" - NYC/WTC
One (1) DVCAM tape - suburban setting, unknown individuals, dated 9/12-13
One (1) DVCAM tape - NYC/WTC, 9/21-22
One (1) DVCAM tape - NYC/WTC, 9/22-23
One (1) DVCAM tape - NYC 9/23
One (1) DVCAM tape - interviews in NYC; 10 seconds of Pentagon footage, but not crash site
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
One (1) DVCAM tape - no recorded video or audio information
8 videos were received on 10/11/2001 at Quantico. These videos were collected during consent search of residence in Avanel, New Jersey. Pending case on subject.
One (1) damaged Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
One (1) Sony MP-120 8mm video tape
Videos received on 10/15/2001 at Quantico. These videos were collected from surveillance cameras at multiple Kinko's in South Florida.
One (1) TDK 1-160 VHS video tape
One (1) VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
One (1) SONY T-160 VHS video tape
Video received on 10/22/2001 at Quantico. This video was recovered from garbage at residenced in Neenah, Wisconsin by the Neenah Police Department. Investigation on suspect has been closed.
One (1) damaged VHS video tape and housing
Received at Washington Field Office Command Post
These two video tapes included footage of post-crash Pentagon crime scene taken by DOD media pool photographers, and were obtained from Navy Rear Admiral Craig Quigley.
One (1) Betacam BCT-30G video cassette, labeled "1 of 2" & "early 6pm 9/11/01"
One (1) Betacam BCT-30G video cassette, labeled "2 of 2" & "early pm 9/11/01"
Also received at the Washington Field Office Command Post:
One (1) VHS video cassette - witness interviews near Pentagon after the attack
One (1) VHS video cassette, labeled "9/11/2001" - footage of post Pentagon crime scene, obtained from Chief Mastin, Prince William County
One (1) TDK Hi8 MP 120 video casette, wrapped in Pentagon map and labeled on back "1/29/1952 Mohan Shresesa 8/2/2018 Todoroki Japan 9/17/01 3:00 hr Fern/So. Rotary" - Home video taken from car, dated 9/17/2001,showing post-crash Pentagon crime scene very briefly from road (~10 seconds)
One (1) FujiFilm DP121 video cassette, labeled "WJLA-TV" - miscellaneous footage from news reporter, dated 9/18/2001
One (1) Sony MP120 8mm video cassette - Home video, DC sightseeing
One (1) TDK HG Ultimate TC-30 video cassette - Home video, unknown date, showing brief footage of Pentagon (not crash site)
One (1) Maxell DVM60SE mini digital video cassette - Home video, dated 9/17/2001, showing brief footage of Pentagon (not crash site)
One (1) Sony Hi8 video cassette - Home video obtained by DPS on 9/11/2001 showing ~6 seconds of Pentagon footage (not crash site)
One (1) TDK Hi8 MP 120 video cassette - Home video obtained by DPS on 9/21/2001, showing post-crash Pentagon crime scene
One (1) JVC MP120 8mm video cassette - Home video obtained by DPS on 9/21/2001, showing brief footage of Pentagon (not crash site)
Videos filmed on 9/26/2001 by FBI Forensic Audio-Visual Analysis Unit (FAVIAU) of post-crash Pentagon crime scene.
One (1) original SONY 40 min. Digital Betacam video tape
One (1) original SONY 40 min. Digital Betacam video tape
Videos submitted to FBI Laboratory in Quantico, Virginia, under cover of communication dated 2/19/2002, all depicting WTC footage.
One (1) Betacam video tape
One (1) HDCAM video tape
One (1) Betacam SP video tape
One (1) Betacam SP video tape
One (1) Mini DV video tape maked in part Antonio M.
One (1) DVC PRO video tape
One VHS video tape marked in part "1B1056 COPY 5A of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1056 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1471 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1788 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1729 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1808 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1813 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B530 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B729 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1563 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1051 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1787 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B2406 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "1B1276 COPY 5 of 5"
One VHS video tape marked in part "CNN RE: BURN VICTIM..."
One VHS video tape marked in part "NIGHTLINE 2/15/2002"
Videos submitted to FBI Laboratory, Quantico, under communication dated 5/13/2002.
One (1) Sony SDX1-25C video tape
One (1) Sony SDX1-25C video tape
One (1) TDK 8mm video tape
Video obtained by FBI on 9/28/2001 and submitted to FBI Laboratory, Quantico on 5/28/2002. Home video filmed on 9/11/2001 showing footage of WTC after attacks, obtained by Suffolk County, New York Police Department.
One Hi 8mm video cassette tape from Eileen McMahon
Video obtained by FBI on 9/13/2001 and submitted to FBI Laboratory, Quantico on 5/28/2002. Home video filmed on 9/11/2001 showing footage of second plane hitting WTC and aftermath.
One Mini DV 60 video cassette tape
Video submitted to FBI Laboratory, Quantico under cover of communication dated 9/22/2001. Obtained by FBI NK from Dime Savings Bank, Nutley, New Jersey
One TDK T-160 VHS video tape
Home video filmed on 9/11/2001 by NBC4 Washington reporter, with footage of post-crash Pentagon crime scene shortly after attack. Provided to FBI on 9/12/2001.
One (1) home Video of the terrorist attack on the Pentagon.
Video from DEA HQ security camera atop 700 Army Navy Drive, Arlington, VA. Camera repositioned after attack to show post-crash footage of Pentagon. Provided to FBI on 9/12/2001.
One (1) videotape
Home video filmed on 9/11/2001 by tourist traveling past Pentagon and then by AP photographer who borrowed the camera. Footage of post-crash Pentagon crime scene shortly after attack. Provided to FBI on 9/12/2001.
One (1) videotape
Copy of home video filmed on 9/11/2001 by AP photographer using camera borrowed from nearby motorist. Footage of post-crash Pentagon crime scene shortly after attack. Provided to FBI on 9/12/2001.
One (1) duplicate video cassette tape dated 9/11/01
Video from cameras at Reagan National Airport parking garage. Both video files show smoke in the distance coming from direction of Pentagon. Obtained by FBI on 9/13/2001.
One (1) CD containing 2 video files
Video from security camera at Citgo Gas Station, 801 S. Joyce Street, Arlington, Virginia. Submitted to FAVIAU to determine if video showed impact of plane into Pentagon. Determined not to show impact. Obtained by FBI on 9/11/2001.
One (1) JVC EHG Hi-Fi videocassette, labeled Day 11 Quarters K
Video from security camera at Doubletree Hotel, 300 Army Navy Drive, Arlington, Virginia. Security video showing rotating footage from different camera locations at hotel; no camera captures impact of plane into Pentagon.
One (1) TDK video tape marked "11C"
Images captured by two separate cameras at the entrance to the Pentagon Mall Terrace parkinng lot. Images capture the impact of the plane into the Pentagon from two different cameras. Obtained from the Pentagon Force Protection Agency via USA/EDVA.
One (1) CD-ROM
2007/09/07
Matrix 7/9/2007: debutta il primo video italiano di debunking
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.La trasmissione Matrix torna ad occuparsi delle ipotesi alternative undicisettembrine presentando un nuovo filmato di Massimo Mazzucco e alcuni spezzoni di 11/9: Misteri da vendere, che a quanto mi risulta è il primo video italiano di indagine sul fenomeno del cospirazionismo.
Questo articolo ospiterà un commento alla trasmissione e i link agli spezzoni di Misteri da vendere al termine della messa in onda di Matrix.
I video di Misteri da vendere
Ecco il link a tutti i video su Youtube. Misteri da vendere non è in vendita: è distribuito gratuitamente ed è interamente autoprodotto da Undicisettembre (i dettagli tecnici sono qui) senza supporto tecnico da parte della redazione di Matrix (a parte uno speaker sulla parte in olandese). La puntata di Matrix è disponibile sul sito della trasmissione."Verità contro verità?"
Trovo sempre un po' indigeste le semplificazioni imposte dal giornalismo televisivo. Non si può, infatti, parlare di due verità, quasi che avessero lo stesso solido fondamento.Da un lato abbiamo una versione che non si può chiamare "ufficiale", ma semmai tecnica, perché risultante dal lavoro di migliaia di specialisti dei vari settori che hanno esaminato direttamente i luoghi e i reperti, ed è una versione coerente.
Dall'altro abbiamo un ammasso scoordinato e contraddittorio di teorie, illazioni, supposizioni e spesso vere e proprie alterazioni dei fatti per confezionarne un mistero; il tutto basato su impressioni di terza mano. Il presunto castello di "prove" non reggerebbe un secondo nel tribunale internazionale nel quale i complottisti, fra una vendita di magliette e l'altra, fantasticano di presentare la loro "verità".
Non reggerebbe soprattutto perché nell'altra "verità" manca una cosa fondamentale: una ricostruzione coerente e unica degli eventi. Non basterebbe dimostrare che non è andata in un certo modo: bisognerebbe anche dimostrare che è andata nel modo sostenuto dall'accusa. Ma qual è questo svolgimento alternativo? I complottisti, dopo sei anni di chiacchiere, non si sono ancora messi d'accordo.
L'aereo al Pentagono c'era o non c'era? E se c'era, era pilotato o era un "parassita militare" (così dice il libro Zero di Giulietto Chiesa; non chiedetemi cosa sia)? E se era un missile, o se gli aerei erano radiocomandati, che senso ha fare polemica perché uno dei terroristi (Atta) non era stato sorvegliato a sufficienza, come ha fatto Mazzucco? Tanto non stava né dirottando né pilotando, giusto?
Mettermi a commentare uno per uno i teoremi presentati da Mazzucco e i relativi errori richiederebbe una notte intera, per cui eviterò di farlo: in questo blog trovate comunque già gran parte delle analisi di queste teorie, comprese quella del "falso" video di bin Laden e dell'asserita assenza di bin Laden dalle liste dell'FBI, dichiarate da Mazzucco nel suo filmato e smentite rispettivamente qui e qui.
Vale la pena di soffermarsi un istante sull'asserzione-autogol di Mazzucco sul cosiddetto "meteorite", delle cui immagini a suo dire "non troverete mai una traccia e non sentirete mai una sola parola da parte di nessun ufficialista al mondo": peccato che Misteri da vendere ne abbia invece parlato diffusamente (nello spezzone dedicato al professor Jones) e che questo blog ospiti da tempo non uno, non due , ma tre articoli che ne parlano. Sarebbe stato sufficiente cercare "meteorite" nel motore di ricerca apposito di Undicisettembre.
Lo stesso discorso vale per il metallo fuso, che secondo Mazzucco viene negato dai debunker, ma di cui questo blog espone da tempo la trattazione grazie ad articoli come quelli di Mother.
Dopo una prima parte di teoremi già noti, il video di Mazzucco ha presentato una serie di testimoni apparentemente autorevoli, e questo probabilmente segna un cambio di registro.
Visto che ormai qualsiasi "fatto" presentato dai complottisti viene immancabilmente sbufalato, sembra che questa sia la nuova formula: puntare sugli ipse dixit. Peccato che all'interno di quei "patrioti" ci siano credenti negli UFO (Lear) e non ci sia granché controllo sulle credenziali (mi iscrissi a uno di questi gruppi come architetto, con lo pseudonimo Massimo Dell'Affidabilità, e nessuno ebbe da ridire o mi chiese attestazioni). Bisogna insomma vedere quanto è ipse la fonte del dixit.
Non solo: rileggendo le dichiarazioni degli "esperti" presentati da Mazzucco, emerge che le loro opinioni sono basate su una conoscenza assolutamente superficiale e distorta dei fatti. E' sufficiente leggere le loro dichiarazioni per scoprire che includono piloti che ancora sono fermi alla teoria del "pod" (Glen Stanish), che asseriscono che anche i voli al WTC furono falsificati (l'ufologo John Lear), che non ci sono rottami al Pentagono (Russ Wittemberg), che credono ancora che Silverstein sia stato così imbecille da confessare la demolizione top secret dell'Edificio 7 (Guy S. Razer, che vive rintanato in una tenda), eccetera.
Nuova manipolazione nel filmato di Mazzucco
Probabilmente per creare l'impressione di manovre "degne delle migliori pattuglie acrobatiche", risulta che l'animazione è stata accelerata nel filmato mostrato da Mazzucco. Infatti nella versione presentata da Mazzucco, il brano dell'animazione del volo 77 inizia indicando le ore 13:36:26 e termina indicando le 13:37:38. Un minuto e dodici secondi, che però nel filmato di Mazzucco durano meno di sei secondi. Il filmato è stato quindi accelerato oltre 10 volte, trasformando manovre lente in acrobazie da Top Gun.
Ecco un confronto video fra la versione di Mazzucco e quella originale, tratta dalla documentazione del National Transportation Safety Board. La versione originale dimostra chiaramente che le manovre effettive furono molto, molto più lente e di certo non "degne delle migliori pattuglie acrobatiche".
Mazzucco accusa History Channel di manipolazione
In merito all'accusa di manipolazione fatta al documentario di History Channel da Mazzucco, la verifica fa emergere che si tratta dell'ennesima gaffe di Mazzucco. Ecco come.
Chiariamo subito che la presenza di quello che i complottisti definiscono un misterioso aereo bianco nei pressi del luogo d'impatto del Volo 93 non dipende da uno spezzone di History Channel, ma è conclamata da ben altra documentazione, come la testimonianza del copilota Yates Gladwell, del responsabile logistico David Newell della VF Corporation (società operante nel settore dell'abbigliamento e utente del jet Dassault Falcon 20 in questione).Questi fatti sono pubblicamente disponibili in Debunking 9/11 Myths o nella sua traduzione italiana (11 settembre - i miti da smontare) a pagina 91.
Va chiarito anche che Mazzucco si sta accanendo con History Channel, ma History Channel non è la versione ufficiale, e se Mazzucco può rilevarne l'ipotetico errore, è proprio grazie agli atti e documenti ufficiali. Documenti di cui sembra fidarsi quando gli fa comodo, per poi dichiararli inaffidabili quando non si conformano alla sua visione del mondo. Se Mazzucco con questa storia pensa di smascherare qualcosa, è la scarsa precisione dei media. Tutto qui.
Ma per scrupolo, siamo andati a controllare se l'accusa è fondata o meno. Il brano incriminato è a circa 49 minuti dall'inizio del documentario di History Channel. Davin Coburn, di Popular Mechanics, spiega che "una volta che i controllori si accorsero di aver perso il Volo 93, chiesero agli aerei più vicini [o "all'aereo più vicino" -- in inglese "aircraft" è invariato al plurale] di sorvolare la zona e comunicare via radio le coordinate esatte della zona d'impatto".
Nella scena successiva, il controllore di volo Stacey Taylor (una donna, ed è un dettaglio importante) racconta di aver chiesto a uno o più aerei (ma non specifica quali) di effettuare questa perlustrazione. Si sente poi la sua voce registrata l'11 settembre, che chiede a un aereo (senza chiamarlo con un identificativo) se vede attività o fumo o simili sul proprio lato destro. La voce di un pilota risponde, sempre senza dare il proprio identificativo, che sembra esserci una nube scura di fumo.
Questa è la comunicazione che secondo Mazzucco sarebbe una falsificazione delle prove: secondo lui, questa comunicazione non proviene dal "jet bianco", ma dal volo American Airlines 1060.
Visto che nel documentario di History Channel non viene fornita l'identificazione dei voli, come fa Mazzucco ad attribuire così categoricamente questa comunicazione al volo American Airlines 1060? Molto semplice: ha tratto l'attribuzione da una trascrizione fatta da ignoti e non appartenente agli atti ufficiali o ai rapporti tecnici. La trovate per esempio qui in un sito amatoriale.
La trascrizione riporta, con vari errori, il testo di una registrazione dei controllori di volo pubblicata da Airdisaster.com e altri siti. Undicisettembre ne aveva parlato due mesi fa a proposito della ricostruzione del Volo 93 sulla base delle "scatole nere".
La registrazione è disponibile qui, e la pagina che la ospita contiene una precisazione essenziale: "Please note that this tape is not chronologically accurate; periods of dead air (silence) have been removed for brevity". In altre parole, dalla registrazione sono state eliminate le pause. Questo significa che comunicazioni che nella registrazione sono in rapida successione possono essere state in realtà ben distinte nel tempo. Anzi, lo sappiamo per certo confrontando la registrazione con la trascrizione fatta dall'NTSB nel Flight Path Study - Specialist's Report - Air Traffic Control Recording, che riporta i tempi delle varie comunicazioni.
Ascoltando la registrazione, si scopre un altro dettaglio importante: le comunicazioni attribuibili al Volo 1060 con certezza al di là degli errori di trascrizione (perché i piloti e i controllori dicono ogni volta l'identificativo) riportano una voce maschile del controllore. La comunicazione "incriminata" da Mazzucco ha invece una voce femminile del controllore (quella di Stacey Taylor).
Ed ecco spiegato il "mistero". L'eliminazione delle pause, la mancanza di citazione dell'identificativo e il cambio di voce del controllore indicano chiaramente cos'è successo: la mano ignota che ha trascritto la registrazione ha attribuito per errore al Volo 1060 la comunicazione che in realtà proviene dal "jet bianco" ed è parecchio successiva a quelle con il Volo 1060, tanto che è cambiato il controllore. Mazzucco ha scelto di dar credito a un ignoto invece di ascoltare le dichiarazioni del controllore di volo che era lì quel giorno. Un classico errore di metodo, presumibilmente dettato dalla foga di scovare qualche straccio di prova di cospirazione a qualsiasi costo.
Quindi Popular Mechanics e History Channel, lungi dal fabbricare un falso come accusa Mazzucco, hanno anzi corretto un errore di attribuzione assai diffuso in Rete, nel quale ero incappato anch'io fino a quando è stato pubblicato il documentario di History Channel.
Reazioni eloquenti
Credo siano molto interessanti le reazioni di Mazzucco e dei suoi frequentatori in queste pagine di Luogocomune.net. Mazzucco riserva espressioni come queste per i debunker e coloro che osano dubitare delle verità alternative, come per esempio i giornalisti di Popular Mechanics e History Channel:Sono esseri senza dignità, autoelettisi a cani da guardia di un padrone che non sa nemmeno che loro esistano, ma che servono comunque fedelmente, convinti – dal padrone stesso, e lì sta il bello – di essere in qualche modo dei sudditi privilegiati.
Ma che poi, per tenere in piedi il loro pietoso teatrino del conformismo, sono costretti a mentire come il più disgustoso verme da giardino, e si riducono addirittura a falsificare le prove per quello che non riescono in alcun modo a dimostrare con la forza della semplice verità.
Tuttavia, quando due utenti, Sal e Wells, gli chiedono educatamente conto delle sue manipolazioni sulle testimonianze tagliate dei giornalisti in Inganno Globale, il discorso di Mazzucco cambia completamente registro:
Ho chiesto PERFAVORE di NON parlare di questo argomento, e ho detto che ci sono dei motivi importanti per questa richiesta, che comunicherò molto presto.
[...]
Sal. ti ho già chiesto di aspettare. "Presto" in questo caso significa qualche giorno. La cosa non dipende solo da me.
Nel frattempo sei libero di pensare quello che vuoi, ma se continui su questo tono dovrò considerarlo a questo punto un attacco personale, oltre che un tentativo di fomentare una rissa inutile.
Qui sta tutto nero su bianco, e nessuno dimentica nulla.
Non credo occorrano commenti, e non è mia intenzione scivolare nel battibecco replicando agli insulti. Negli aggiornamenti di questo articolo mi limiterò ad esporre alcuni fatti, dai quali ognuno potrà trarre le proprie conclusioni.









