di John - www.crono911.org
Articolo aggiornato al 13 febbraio 2008
E' ormai imminente l'apertura della fase dibattimentale del processo militare che il Governo USA ha instaurato contro gli organizzatori e fiancheggiatori degli attentati dell'11 settembre 2001.
Come si ricorderà, nel 2006 si è chiuso il processo penale contro
Zacarias Moussaoui, condannato dai giudici federali dopo essere stato arrestato, nel 2001, mentre si addestrava al pilotaggio di aerei civili allo scopo di prendere parte agli attentati dell'11 settembre o a una seconda ondata di dirottamenti.
Moussaoui ha ammesso le proprie responsabilità.
Al termine del processo sono stati resi disponibili tutti gli atti e le prove acquisiti, su un apposito sito
Web. Questa documentazione ha fornito una mole di informazioni preziosa per i ricercatori, che fino a quel momento avevano dovuto accontentarsi, in sostanza, del Rapporto della Commissione Indipendente pubblicato nel 2004.
La pubblicazione di questi atti ha poi consentito la diffusione (spontanea o dietro richieste FOIA) di una mole impressionante di altro materiale di grande valore tecnico, storico e documentale, fino a quel momento segretato.
Nel frattempo le attività investigative e quelle militari intraprese in conseguenza degli attacchi hanno portato alla cattura di numerosi combattenti o presunti combattenti di Al-Qaeda, che sono stati sottoposti a interrogatori segreti e avviati a un regime di detenzione militare presso la base di Guantanamo sull'isola di Cuba. Questo trattamento ha innescato numerose polemiche sulla violazione dei diritti individuali.
Tra le persone catturate, alcune si sono rivelate delle pedine fondamentali nell'organizzazione degli attentati, e per esse è stato deciso di instaurare un processo militare, in conseguenza del fatto che gli attacchi dell'11 settembre sono stati equiparati ad un vero e proprio atto di guerra.
Al momento sono sei le persone che dovrebbero comparire sul banco degli imputati:
- Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato in KSM) è ritenuto l'organizzatore degli attentati. Nel 2002 confessò questo ruolo, fornendo molti dettagli, a un giornalista di Al-Jazeera, che pubblicò il libro Masterminds of Terror. Alcuni mesi dopo fu arrestato dalla polizia pakistana e consegnato alle autorità americane. Ha sempre ammesso il suo ruolo e le sue responsabilità.
- Ramzi bin al-Shibh è considerato colui che coordinò le operazioni in Germania (tre dei quattro piloti dirottatori risiedevano e studiavano in quel paese) e assicurò i collegamenti tra Atta (capo operativo dei 19 dirottatori) e KSM. Arrestato in Pakistan nella stessa operazione che condusse alla cattura di KSM, anche lui ha sempre ammesso le proprie responsabilità.
- Mustafa al-Hawsawi è accusato di aver collaborato nella pianificazione degli attentati e di aver fatto da intermediario nei trasferimenti di denaro a favore dei dirottatori. E' stato catturato in Pakistan nel 2003.
- Walid Bin Attash è ritenuto un elemento molto vicino a Osama Bin Laden e sarebbe stato responsabile della sua sicurezza personale. Il suo ruolo negli attacchi dell'11 settembre 2001 dovrebbe essere connesso alla fase di selezione dei dirottatori nei campi di addestramento di Al-Qaeda. E' stato catturato nel 2003 in Pakistan.
- Ammar al-Baluchi, nipote di KSM, è accusato di aver collaborato con lo zio alla pianificazione degli attacchi. E' stato catturato nel 2003.
- Mohammed al-Kahtani, catturato alla fine del 2001 in Afghanistan, è accusato di essere il ventesimo dirottatore, che non riuscì a raggiungere i complici perché fu respinto dalle autorità americane al suo arrivo nell'aeroporto di Orlando, Florida, dove lo attendeva Mohamed Atta.
Il processo certamente riaprirà la ferita inflitta alla società americana dagli attacchi dell'11 settembre e non mancherà di canalizzare l'attenzione dei media anche per i riflessi che potrà avere sulla campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, che è in pieno svolgimento.
Il
New York Times del 9 febbraio 2008 ha dedicato un
articolo alla notizia dell'imminente dibattimento, con alcuni link di approfondimento.
L'articolo evidenzia che il dibattimento vero e proprio potrebbe iniziare fra alcuni mesi, ma da un momento all'altro potrebbe essere presentato l'atto di incriminazione ufficiale da parte del pubblico ministero, che nel sistema accusatorio americano rappresenta l'atto introduttivo del dibattimento.
L'accusa avrebbe intenzione di incentrare il processo sui fatti dell'11 settembre, piuttosto che sugli atti terroristici precedenti, nei quali sono già coinvolti diversi degli imputati. Questa scelta, legata al fatto che gli attentati dell'11 settembre sono considerati atto di guerra, servirebbe ad aggirare un eventuale tentativo di delegittimare il tribunale militare.
Ci si aspetta invece che la difesa giocherà le sue carte proprio in questo senso: contestare la validità di una corte militare e portare all'interno del dibattito le questioni relative al duro trattamento riservato ai prigionieri (per alcuni si parla di torture) e alla totale assenza di garanzie difensive in tutta la fase degli interrogatori e della detenzione a Guantanamo prima del processo.
D'altro canto, i familiari delle vittime non sono disposti a concedere sconti agli imputati, e la loro opinione peserà sul processo:
"E' importante che la giustizia faccia il suo corso contro coloro che hanno ucciso mia madre e quasi 3000 altre persone" ha dichiarato Carie Lemack, figlio di una passeggera imbarcata sul Volo American 11, il primo a schiantarsi quella tragica mattina.
Anche noi di Undicisettembre guardiamo con estremo interesse a questo processo, sia per le inevitabili questioni morali e giuridiche che esso solleverà, sia – soprattutto – per l'importanza che hanno le dichiarazioni degli imputati, che potranno far luce su molti aspetti delle fasi di ideazione, pianificazione, organizzazione ed esecuzione degli attentati.
E' anche possibile, così come avvenne per il caso Moussaoui, che al termine del processo siano resi pubblici ulteriori documenti e materiali ancora segretati. L'attenzione è puntata, ad esempio, sulle attività investigative dell'FBI concentrate sotto la sigla in codice PENTTBOM (
Pentagon and Twin Towers Bombing), spesso richiamate da molti altri documenti ma mai desegretate perché considerate fonti di prova processuali.
In queste indagini sono inclusi, ad esempio, i video sequestrati nell'area del Pentagono; le testimonianze dei parenti delle vittime, compresi coloro che ricevettero telefonate da bordo dei velivoli dirottati; registrazioni audio; accertamenti sui movimenti finanziari e di borsa; la repertazione dei rottami dei voli; i sopralluoghi sulle aree interessate dagli impatti; le investigazioni nelle scuole di volo in cui si addestrarono i terroristi; e molto altro.
Dal punto di vista tecnico e storico, si tratta di risorse di grande valore.
Torneremo quindi sulle vicende del processo con altri articoli di aggiornamento e approfondimento, man mano che si renderanno disponibili notizie e informazioni.
Aggiornamenti
- 11 febbraio 2008.
Quasi in concomitanza con la pubblicazione di questo articolo, i media americani hanno reso noto che il Pentagono intende richiedere la pena di morte per i sei imputati, ove riconosciuti colpevoli.
La dichiarazione è stata fatta dal generale Thomas Hartman nel corso di una conferenza stampa al Pentagono.
Nel corso della conferenza il generale Hartman ha assicurato che il processo non sarà segreto e che i pubblici ministeri manterranno la riservatezza solo su poche informazioni giudicate sensibili per la sicurezza nazionale.
Fonte:
CNN
- 13 febbraio 2008
L'atto di accusa contro i sei imputati è stato formalmente presentato in data 9 febbraio.
Il documento può essere scaricato da
FindLaw.