di Paolo Attivissimo con il contributo di Airone76. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Cryptome.org ha da poco rilasciato un video costituito da circa 17 minuti di riprese effettuate da un elicottero della polizia di New York.
Secondo la descrizione pubblicata sulla pagina di Youtube che presenta il video, si tratta di un “video ottenuto tramite FOIA dal NIST da parte di una persona anonima che ha dato istruzioni affinché fosse inviato a Cryptome”. Viene inoltre citata la lettera di accompagnamento del NIST, che indica che il video fu “fornito al NIST dal Dipartimento di Polizia di New York” (NYPD).
Non è chiaro, al momento, se si tratti di riprese effettivamente inedite come ha scritto per esempio Repubblica. Si tratta comunque di un documento storicamente significativo, che per ora viene descritto qui in attesa di approfondimenti e aggiornamenti.
Il video non ha indicazioni di orario ed è composto da sequenze continue che si interrompono soltanto dove indicato dalla parola “stacco” nella descrizione qui sotto. Dal punto di vista della ricostruzione degli eventi e delle tesi cospirazioniste, tuttavia, il video non aggiunge nulla: non vengono mostrati gli impatti degli aerei o i crolli delle torri (a parte la fase finale del secondo crollo in lontananza), né si osservano eventi inediti. Il video non mostra nulla che non sia già documentato altrove.
00:00 Il video inizia con un logo che richiama lo stile di quelli delle emittenti televisive. Le prime immagini mostrano il WTC1 in fiamme e il WTC2 già danneggiato. Questo permette di collocare l'inizio della ripresa dopo le 9:03 (ora del secondo impatto). L'elicottero sorvola le Torri a distanza ravvicinata. C'è una traccia audio che sembra essere il rumore della cabina dell'elicottero. Non si sentono voci o commenti da parte delle persone a bordo.
01:14 Stacco. L'elicottero è più lontano dalle Torri. Le voci a bordo sono vagamente udibili ma incomprensibili. L'elicottero si abbassa e atterra in un prato nelle vicinanze delle Torri, verso nord. Due persone scendono. La videocamera rimane pressoché fissa sul WTC1 ed effettua delle zoomate per inquadrarne i dettagli.
04:05 Stacco. L'elicottero è di nuovo in volo a una certa distanza dalle Torri e a una quota superiore alle Torri stesse. Si sente una voce a bordo dire “The whole side” (“L'intero lato”). Poi subito dopo, con tono concitato: “It's gone! It's the whole tower!” (“È andata! È l'intera torre!”), seguita da esclamazioni. Dal finestrino si vede una nube di polvere che si diffonde fra gli edifici di Manhattan e manca il WTC2, mentre il WTC1 è ancora in piedi. Questo indica che la ripresa è avvenuta subito dopo il crollo del WTC2, avvenuto alle 9:59. Voce: “They knocked the whole freakin' thing down! (esclamazioni) It's down! The second tower's down!” Seguono altri scambi concitati ma non intellegibili.
7:05 “We got out of there at the right time” (“Ne siamo usciti al momento giusto”). La ripresa mostra chiaramente l'estensione del fumo e della nube di polvere in direzione sud-est.
10:00 Inquadratura ravvicinata della sommità del WTC1 in fiamme.
10:29 Ripresa dall'esterno, a terra, di un elicottero anch'esso a terra. Sullo sfondo si vede il WTC1. Alcune persone parlano. Qualcuno chiede se sono state ottenute le riprese delle Torri. “I had a go when I moved over and got the smoke”. Voci via radio incomprensibili.
11:40 Si ode il rumore di aerei a reazione, presumibilmente caccia.
12:01 Stacco. L'inquadratura rimane uguale. “The cell service is out, so let me try my house”. L'audio scompare.
12:28 Stacco. Si vede la fase finale del crollo del WTC1. Voce via radio: “The tower's down! Be advised the North Tower is down! All personnel be advised the North Tower is down!”. Esclamazioni dei presenti. “Be advised the whole North Tower is down!” Voce sul posto: “That's it. That's the biggest disaster in the world, right there.” Una voce via radio chiede assistenza o risponde a una richiesta d'assistenza. Altre comunicazioni via radio incomprensibili.
16:00 Dopo una ripresa in dettaglio dell'interno dell'elicottero e poi dell'intero velivolo, che lo identifica come un elicottero dell'Air Sea Rescue della NYPD, marche N412PD, c'è un'interruzione. Poi il video riprende. L'inquadratura è a terra, in una via imprecisata, e dura pochi istanti senza mostrare nulla di significativo.
17:03 Fine del video.
Nella descrizione del video su Youtube viene inoltre fornito un link a un file da 64 megabyte contenente 153 fotografie scattate “da un altro elicottero dell'NYPD”. Il file contiene anche un documento PDF del NIST in cui si risponde alla richiesta FOIA di John Young, di Cryptome.org, e si parla di ben 3160 archivi elettronici forniti su undici dischi. Come indicato dalle diciture presenti sulle foto, si tratta di una versione più completa della medesima serie di immagini scattate da John Semendinger e descritte già a febbraio 2010 in questo articolo di Undicisettembre. Mostrano dettagli dei danni e delle operazioni di soccorso, ma non aggiungono nulla di significativo in termini di eventi non documentati altrove.
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2011/03/07
2008/11/25
WTC7, pubblicato il testo finale del rapporto NIST
di Paolo AttivissimoIl 20 novembre scorso il NIST (National Institute of Standards and Technology) ha pubblicato il testo finale del suo rapporto sulle cause del crollo del WTC7, la cosiddetta "terza torre" crollata l'11 settembre 2001.
Viene riconfermata la dinamica del crollo: incendi incontrollati, innescati dall'impatto delle macerie delle Torri Gemelle, e assenza d'acqua negli impianti antincendio (per via delle condotte tranciate dal crollo delle Torri), hanno prodotto la dilatazione e i cedimento di alcuni solai. Questo ha tolto il supporto laterale a una colonna particolarmente sollecitata, la numero 79, che si è piegata. Da lì, il cedimento si è propagato inarrestabilmente al resto della struttura.
Sono esclusi fenomeni esplosivi, perché una detonazione sufficiente a causare la rottura della colonna vitale avrebbe sfondato i vetri delle finestre dell'edificio, scagliandoli violentemente in fuori, cosa che non è avvenuta. Inoltre la detonazione avrebbe prodotto un boato ad oltre 130 decibel, udibile a grandi distanze.
Il rapporto definitivo è scaricabile qui. Il NIST sottolinea che sono oltre 20 le modifiche alle normative edilizie ed antincendio già adottate negli Stati Uniti sulla base delle scoperte e delle raccomandazioni del NIST, e che altre verranno introdotte.
Oltre al rapporto definitivo, il NIST ha anche pubblicato i commenti alle precedenti bozze del rapporto ricevuti dal pubblico, compresi quelli dei complottisti.
Interessanti i commenti di Richard Gage (AE911truth), che dopo aver disquisito prolissamente su microscopiche discrepanze lessicali nei vari capitoli del rapporto, affronta il ragionamento ovvio del NIST (l'impossibilità di un'esplosione che non sfondi i vetri dell'edificio) abbandonando la propria teoria delle cariche esplosive ed abbracciando la nanotermite cara a Steven Jones (pag. 17). Poi risolleva la storia ormai trita delle anticipazioni del crollo da parte di CNN e BBC (pag. 20), e infine lamenta ancora (pag. 22) la mancata spiegazione della fusione dei resti metallici del WTC7, a suo avviso sospetta, che invece è già stata data da tempo (per esempio dal professor Sisson nel documentario The Third Tower della BBC). Nulla di nuovo, insomma.
Fra gli altri nomi di cospirazionisti i cui commenti sono stati pubblicati si può citare Christopher Bollyn, che definisce il rapporto "A PACK OF LIES" ("un'accozzaglia di bugie") ripetendo la consueta litania di presunte prove di complotto, dal "pull it" al metallo fuso: anche lui sposa la teoria della termite.
Una menzione speciale va a Judy Wood, che ha partorito ben 121 pagine di commenti che tirano in ballo di tutto un po', dall'uragano Erin alle bobine di Tesla, per arrivare al suo cavallo di battaglia: le "directed energy weapons". Armi ad energia guidata. Secondo la Wood, infatti, il WTC7 fu distrutto da armi supersegrete a microonde o a raggi laser oppure (pagina 58) da dispositivi che creano "ondulazioni e trame nella stessa struttura dello spaziotempo... manipolate per incontrarsi e interferire in, e presso, lo spaziotempo locale di un bersaglio remoto". Non occorre alcun commento.
Kevin Ryan, uno degli "esperti" chiamati da Giulietto Chiesa in Zero a parlare di metallurgia pur essendo un tecnico della potabilizzazione delle acque, fornisce invece un commento tanto conciso quanto del tutto privo di considerazioni tecniche: "Avete disonorato il mio paese e la razza umana. Inoltre, siete ora personalmente responsabili per la perdurante morte e distruzione derivante dalle guerre dell'11/9. La storia del vostro disonore verrà ripetuta senza fine". Il suo intervento non sembra un approccio efficace per farsi prendere sul serio.
Spicca, nel lungo elenco di commentatori, un nome italiano, "Massimiliano" (il suo indirizzo di e-mail è nel PDF del commento), il cui maccheronico inglese deve aver dato non pochi problemi d'interpretazione ai membri del NIST. La sua obiezione è incentrata sui resoconti di boati uditi nelle ore precedenti il crollo: boati che il commentatore ritiene debbano per forza essere stati prodotti da esplosioni. Ma come già detto da tempo dal NIST, un'esplosione sufficiente a tranciare una singola colonna del WTC7 avrebbe prodotto un boato di oltre 130 decibel a 800 metri di distanza, dunque udibilissimo da tutte le persone in zona e dalle telecamere dei reporter: eppure di questo enorme boato non c'è traccia né testimoniale, né materiale nelle riprese.
Di ben altro significato sono le osservazioni degli enti e delle società coinvolte nel disastro, come per esempio i commenti della Silverstein Properties, che contestano con forza il giudizio di conformità soltanto generale, ma non totale, dell'edificio alle norme edilizie (per le dimensioni delle scale e per l'entità dei rivestimenti antincendio): segno che il NIST non sta pubblicando una velina concordata e non è in combutta con Larry Silverstein per spianargli la strada dei risarcimenti assicurativi. La stessa obiezione viene fatta nei commenti della Port Authority, che rincara la dose di disaccordo contestando al NIST di non aver preso in considerazione gli effetti dei danni alla struttura prodotti dalle macerie delle Torri Gemelle.
Vediamo dunque che non c'è alcun tabù nel contestare la “versione ufficiale” del NIST, neppure da parte di enti sicuramente lontani dalle idee cospirazioniste. Ma vediamo anche che ci sono due approcci completamente differenti. Mentre Silverstein Properties e Port Authority argomentano educatamente e documentatamente, i complottisti si affidano all'insulto personale o alla fantascienza di serie B.
Il fatto che dopo sette anni i complottisti non abbiano ancora capito che strillare e insultare è controproducente per la loro causa e li mette automaticamente dalla parte del torto, anche agli occhi del profano che non sa nulla di 11 settembre, la dice lunga sulla dissociazione dalla realtà che caratterizza le persone che fanno parte di questo cosiddetto “movimento per la verità”.
2008/08/23
WTC7, disponibile il video della conferenza stampa
2008/08/22
Rapporto WTC7, prime reazioni
di Paolo Attivissimo
Due citazioni dai primi articoli di commento alla pubblicazione del rapporto NIST sulle cause del crollo dell'Edificio 7.
– Shyam Sunder, direttore delle indagini del NIST, The Age
-- Shyam Sunder, New York Times
Gli articoli linkati qui sopra sono molto interessanti, perché descrivono l'atmosfera e il contenuto della conferenza stampa del NIST di ieri dal punto di vista neutrale dei giornalisti e ricostruiscono in termini facilmente comprensibili le conclusioni del NIST.
Il grafico qui sotto, tratto dal New York Times, indica chiaramente la trave (girder) del tredicesimo piano il cui cedimento per dilatazione, insieme agli indebolimenti diffusi causati da sette ore d'incendio, ha innescato il crollo.

La sintesi della dinamica del crollo descritta dal NIST è stata aggiunta alle FAQ riguardanti il WTC7.
Vi risparmiamo le reazioni del mondo cospirazionista, totalmente prevedibili e altrettanto totalmente prive di quell'ingrediente fondamentale che differenzia le credenze del fanatismo settario dalla scienza: le prove concrete.
Due citazioni dai primi articoli di commento alla pubblicazione del rapporto NIST sulle cause del crollo dell'Edificio 7.
"La gente dovrebbe proprio rendersi conto che dietro quello che abbiamo detto c'è la scienza... L'ovvio ti guarda dritto in faccia."
– Shyam Sunder, direttore delle indagini del NIST, The Age
"Non sono uno psicologo... il nostro compito era produrre la scienza migliore.“
-- Shyam Sunder, New York Times
Gli articoli linkati qui sopra sono molto interessanti, perché descrivono l'atmosfera e il contenuto della conferenza stampa del NIST di ieri dal punto di vista neutrale dei giornalisti e ricostruiscono in termini facilmente comprensibili le conclusioni del NIST.
Il grafico qui sotto, tratto dal New York Times, indica chiaramente la trave (girder) del tredicesimo piano il cui cedimento per dilatazione, insieme agli indebolimenti diffusi causati da sette ore d'incendio, ha innescato il crollo.

La sintesi della dinamica del crollo descritta dal NIST è stata aggiunta alle FAQ riguardanti il WTC7.
Vi risparmiamo le reazioni del mondo cospirazionista, totalmente prevedibili e altrettanto totalmente prive di quell'ingrediente fondamentale che differenzia le credenze del fanatismo settario dalla scienza: le prove concrete.
2008/08/21
WTC7: pubblicato il rapporto NIST. Con sorprese
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/09/12.Si è da poco conclusa la conferenza stampa per presentare il rapporto definitivo del NIST sulle ragioni del crollo del WTC7, disponibile qui. La messe di nuovo materiale è enorme e ci vorrà tempo per acquisirla in dettaglio: ma il concetto fondamentale è che ci sono sorprese per tutti, e le implicazioni delle scoperte del NIST daranno molto da pensare ad ingegneri ed architetti.
Purtroppo i complottisti di Infowars (il sito di Alex Jones) presenti alla conferenza, invece cogliere quest'occasione perfetta di fare domande tecniche, si sono lanciati in sconclusionati monologhi. Il relatore, Shyam Sunder, con pazienza olimpica ha saputo troncare i loro discorsi con risposte secche ma educate, oltre che tecnicamente ineccepibili. La sua relazione è trascritta qui.
I fatti tecnici, decisamente interessanti e per certi versi inattesi, sono questi: il WTC7 non è crollato a causa dei danni strutturali dovuti all'impatto delle macerie della Torre Nord, come molti avevano ipotizzato, e non è crollato a causa della presenza di carburante diesel nei serbatoi dei generatori d'emergenza.
Non è crollato neanche a causa della “fusione” dell'acciaio della sua struttura portante, e non era vulnerabile perché costruito a cavalcioni di una centrale elettrica. E ovviamente non è crollato perché minato con esplosivi (si sarebbe sentito un botto assordante, da 130 decibel, a 800 metri di distanza) o termite (sarebbe stata impossibile da collocare nelle enormi quantità necessarie e da contenere durante la sua fusione senza lasciare tracce).
Invece i dati scientifici e una serie di simulazioni fisiche dettagliatissime e innovative che hanno richiesto mesi per una singola esecuzione (qui i video) indicano che il WTC7 è crollato in seguito a un fenomeno finora sottovalutato come causa scatenante di crolli: la dilatazione termica dell'acciaio strutturale, prodotta dagli incendi estesi su più piani e rimasti incontrollati per ore.
Questa dilatazione ha indotto il cedimento di una colonna primaria, che ha dato il via a un fenomeno in sé ben noto ai tecnici: il collasso progressivo, i cui fondamenti sono descritti per esempio in Costruire con l'acciaio. Ricerca scientifica e tecniche costruttive, di Aurelio Ghersi (2008). Chi volesse conoscere un caso pratico di collasso progressivo può cercare la letteratura tecnica sul disastro di Ronan Point, nel Regno Unito.
Specificamente, la struttura del WTC7 non è riuscita a redistribuire i carichi dopo il cedimento per flessione della colonna numero 79 (quella maggiormente sollecitata): le colonne adiacenti a quella compromessa si sono trovate sovraccariche e hanno ceduto a loro volta. Il collasso si è così propagato in pochi secondi all'interno dell'edificio.

È la prima volta che un collasso progressivo in un grande edificio viene indotto da un incendio, e questo è un fattore di preoccupazione per tutti gli addetti ai lavori. Come ha detto chiaramente Sunder, nelle attuali procedure di progettazione dei grandi edifici in acciaio esiste una lacuna: non si tiene conto adeguatamente dell'effetto della dilatazione termica dell'acciaio anche a temperature relativamente basse (300 °C). La dilatazione differenziale sgancia l'acciaio dal cemento e sollecita i giunti, specialmente nelle campate più lunghe (come appunto quella della colonna 79). I giunti si strappano, i solai cedono e gli elementi verticali si trovano senza contenimento laterale. Le colonne si flettono lateralmente, non reggono più l'edificio e innescano il crollo.
Il fuoco, dunque, è stato il fattore primario del crollo del WTC7. Incendi multipli, innescati dalle macerie precipitate dalla Torre Nord, hanno potuto espandersi indisturbati per ore fino a consumare gran parte dell'edificio. Non c'era infatti acqua per spegnerli: le condotte erano state tranciate dai crolli delle Torri Gemelle.

Nei prossimi giorni pubblicheremo la traduzione delle nuove FAQ del NIST dedicate al WTC7 e delle parti salienti della nuova documentazione rilasciata. Per il momento, agli ostinati che ancora pensano che il WTC7 sia crollato in seguito a un complotto, dedichiamo soltanto uno dei tanti esempi di debunking fatti direttamente dal NIST: il tempo di crollo.
Aggiornamento: la traduzione delle FAQ è ora disponibile.
I complottisti dicono che il WTC7 è crollato troppo in fretta, in caduta libera. Ma basta analizzare i filmati per scoprire che è falso. Come dice il NIST nelle FAQ del WTC7, il WTC7 è precipitato per 18 piani in 5,4 secondi. Se fosse crollato in caduta libera, ci avrebbe messo 3,9 secondi: quindi il crollo è durato il 40% in più rispetto alla caduta libera. Fine della storia.
Il rapporto NIST non è una mano di bianco o un contentino per insabbiare la storia dell'11 settembre: invece solleva questioni assai più serie e concrete di quelle rigurgitate dai complottisti. Quanto sono sicuri i grattacieli in acciaio? Certo, un evento che produca un incendio vasto e incontrollato è altamente improbabile (tant'è vero che non era mai accaduto prima nella storia decennale dei grattacieli), ma il NIST ritiene che il caso del WTC7 sia così importante da aver presentato nuove raccomandazioni tecniche, basate sui risultati delle proprie indagini e di quelle delle società private esterne chiamate a collaborare. Sono raccomandazioni costose e non banali, che gettano non pochi dubbi sull'attuale sicurezza delle grandi strutture d'acciaio in caso d'incendio incontrollato e impongono un ripensamento delle attuali norme e prassi di progettazione.
Questi fatti, non i deliri di demolizioni controllate, sono la verità finora nascosta dell'11 settembre.
2008/06/27
WTC7, trapelano bozze parziali del rapporto finale NIST
di Paolo AttivissimoIl sito cospirazionista Prisonplanet.com ha pubblicato quelle che sembrano essere delle bozze incomplete del rapporto finale sulle cause del crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center.
Considerata la fonte e visto che il rapporto verrà pubblicato formalmente a breve, è inutile soffermarsi a valutare l'autenticità di ogni brano di testo di questi file in formato Word facilmente editabili da chiunque.
Il testo non rivela nulla di particolarmente significativo: si tratta sostanzialmente di una lunga e meticolosa spiegazione dei metodi di simulazione d'incendio e della catalogazione delle immagini mirata a ricostruire la dinamica e la mappatura dei danni e degli incendi.
Vi sono comunque numerose immagini poco note o inedite e molto interessanti degli ingenti danni subiti dalla facciata sud del WTC7, quella rivolta verso la Torre Nord (WTC1). Le immagini confermano inoltre visivamente l'impatto di importanti macerie del WTC1 contro il WTC7.
Attendiamo la pubblicazione formale del rapporto prima di proporne una valutazione completa.
2008/06/09
WTC7: rapporto finale a luglio; BBC prepara nuovo documentario
di Paolo Attivissimo
Nelle proprie FAQ pubblicate ad agosto 2006 (tradotte in italiano qui), il National Institute of Standards and Technologies (NIST) aveva inizialmente preannunciato che il proprio rapporto conclusivo sulla dinamica del crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center (WTC7) sarebbe stato distribuito in bozza pubblica nei primi mesi del 2007; la scadenza era stata poi rinviata a luglio 2008, con pubblicazione dell'edizione definitiva "poco dopo" quella della bozza.
Questa nuova scadenza è ormai vicina e non sembra aver subìto ulteriori slittamenti. L'incarico di redigere il rapporto finale è stato affidato in parte dal NIST alla Applied Research Laboratories, Inc., di Albuquerque, New Mexico, che ne parla in questa pagina del proprio sito.
Il team della ARA è composto da Steven W. Kirkpatrick (21 anni di esperienza nella dinamica delle strutture, nell'analisi dei cedimenti, nell'analisi per elementi finiti; dottorato in ingegneria meccanica dell'Università di Stanford), Robert Bocchieri (esperto in analisi per elementi finiti delle dinamiche non lineari, in meccanica dei solidi, dinamica delle strutture e altri settori, con dottorato in ingegneria aerospaziale della University of Texas di Austin), James Brokaw (esperto in analisi di collassi progressivi di edifici, con Master’s Degree in ingegneria civile della West Virginia University), Robert MacNeill (esperto in analisi termiche e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica del Rochester Institute of Technology), e Brian Peterson (esperto in meccanica d'impatto e penetrazione, meccanica dei solidi, meccanica delle fratture, analisi dei collassi e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica della Stanford University).
Da soli, questi cinque consulenti hanno più competenze tecniche pertinenti di quante ne abbiano i vari filosofi, teologi, mistici, parlamentari e architetti di giardini che animano il movimento cospirazionista.
La BBC ha inoltre in preparazione un nuovo documentario della serie Conspiracy Files dedicato specificamente al WTC7 e intitolato The Third Tower ("la terza torre"): secondo il suo annuncio, verrà trasmesso entro l'estate del 2008. Il primo documentario della serie, dedicato all'11/9 nel suo complesso, è recensito qui.
In attesa dell'uscita del rapporto finale del NIST sul WTC7, ricordiamo l'attuale ipotesi di lavoro del NIST riguardante il crollo di quest'edificio, descritta nel documento June 2004 Progress Report on the Federal Building and Fire Safety Investigation of the World Trade Center Disaster (Volume 1, pag. 17, e Appendice L) e citata nelle FAQ del NIST:
Nelle proprie FAQ pubblicate ad agosto 2006 (tradotte in italiano qui), il National Institute of Standards and Technologies (NIST) aveva inizialmente preannunciato che il proprio rapporto conclusivo sulla dinamica del crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center (WTC7) sarebbe stato distribuito in bozza pubblica nei primi mesi del 2007; la scadenza era stata poi rinviata a luglio 2008, con pubblicazione dell'edizione definitiva "poco dopo" quella della bozza.Questa nuova scadenza è ormai vicina e non sembra aver subìto ulteriori slittamenti. L'incarico di redigere il rapporto finale è stato affidato in parte dal NIST alla Applied Research Laboratories, Inc., di Albuquerque, New Mexico, che ne parla in questa pagina del proprio sito.
Il team della ARA è composto da Steven W. Kirkpatrick (21 anni di esperienza nella dinamica delle strutture, nell'analisi dei cedimenti, nell'analisi per elementi finiti; dottorato in ingegneria meccanica dell'Università di Stanford), Robert Bocchieri (esperto in analisi per elementi finiti delle dinamiche non lineari, in meccanica dei solidi, dinamica delle strutture e altri settori, con dottorato in ingegneria aerospaziale della University of Texas di Austin), James Brokaw (esperto in analisi di collassi progressivi di edifici, con Master’s Degree in ingegneria civile della West Virginia University), Robert MacNeill (esperto in analisi termiche e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica del Rochester Institute of Technology), e Brian Peterson (esperto in meccanica d'impatto e penetrazione, meccanica dei solidi, meccanica delle fratture, analisi dei collassi e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica della Stanford University).
Da soli, questi cinque consulenti hanno più competenze tecniche pertinenti di quante ne abbiano i vari filosofi, teologi, mistici, parlamentari e architetti di giardini che animano il movimento cospirazionista.
La BBC ha inoltre in preparazione un nuovo documentario della serie Conspiracy Files dedicato specificamente al WTC7 e intitolato The Third Tower ("la terza torre"): secondo il suo annuncio, verrà trasmesso entro l'estate del 2008. Il primo documentario della serie, dedicato all'11/9 nel suo complesso, è recensito qui.
In attesa dell'uscita del rapporto finale del NIST sul WTC7, ricordiamo l'attuale ipotesi di lavoro del NIST riguardante il crollo di quest'edificio, descritta nel documento June 2004 Progress Report on the Federal Building and Fire Safety Investigation of the World Trade Center Disaster (Volume 1, pag. 17, e Appendice L) e citata nelle FAQ del NIST:
- Si è verificato un cedimento localizzato iniziale nei piani inferiori (al di sotto del 13° piano) dell'edificio, a causa di danni strutturali, prodotti dagli incendi e/o dalle macerie, a una colonna vitale che reggeva un solaio a campata molto ampia avente un'area di circa 2000 piedi quadrati [185 metri quadri] (evento scatenante);
- La progressione verticale del cedimento localizzato iniziale ha raggiunto i locali per servizi tecnici sul tetto ad est, e man mano che le campate ampie dei solai diventavano incapaci di redistribuire i carichi, la progressione ha causato il crollo della struttura interna al di sotto dei locali per servizi tecnici ad est; e
- Innescata dai danni prodotti dal cedimento verticale, la progressione orizzontale del cedimento lungo i piani inferiori (nella zona del quinto e settimo piano, che erano molto più spessi e maggiormente rinforzati rispetto agli altri piani) ha provocato un crollo sproporzionato dell'intera struttura.
Quest'ipotesi potrà essere avvalorata o modificata, oppure potranno svilupparsi nuove ipotesi, durante l'indagine in corso. Il NIST sta inoltre valutando se degli ipotetici eventi detonanti possono aver avuto un ruolo nell'innesco del crollo. Anche se il NIST non ha trovato prove di detonazioni o di demolizioni controllate, il NIST vorrebbe determinare l'ordine di grandezza degli scenari ipotetici di detonazione che avrebbero potuto portare al cedimento strutturale di uno o più componenti critici.
2008/03/26
NIST Confirms "UPS" on 81st Floor of WTC2 Was Power Supply; May Explain Glowing "Fountain"
by Paolo Attivissimo, based on research by Enrico Manieri (Henry62). This article has been updated after its initial publication.ABSTRACT: A remarkable glowing fountain of material (shown here) which flowed from the 80th-81st floors of the South Tower shortly before the building's collapse has long intrigued 9/11 researchers and inspired many conspiracy theories. In 2006, researcher Enrico Manieri suggested that this fountain might have been caused by the catastrophic shorting and meltdown of a large UPS (Uninterruptible Power Supply) battery backup system installed by a tenant. NIST has now confirmed that such a UPS was indeed located on the 81st floor, providing strong backing to Manieri's suggestion. Accordingly, conspiracy theories involving thermite and similar incendiary compounds are not the explanation that best fits the known facts.
Background: The Glowing Fountain
Apparently incandescent material was seen to flow and splash out from a window on the 80th floor of the South Tower (WTC2) around 9:52 AM, a few minutes before the tower's disastrous collapse at 9:59 AM. The flow was located on the north face of WTC2, near the east edge.
This event was essentially unique: no other similar conspicuous flows were observed anywhere else in the Twin Towers or in other buildings affected by the 9/11 attacks. NIST did report (NCSTAR1-5A, Chapter 9, Section 9.3, page 331) a six-second "shiny silver string" of "liquid pouring intermittently" from a window on the 78th floor of WTC2.The material "looked as if it was glowing", but as shown by the picture on the right (Figure 9-32 of the same NIST report), this was an extremely modest phenomenon, exhibiting none of the conspicuous yellow-red glow and splashing, fountain-like behavior of the event on the 80th floor.
Some alternative theories regarding the 9/11 attacks consider this more conspicuous fountain as evidence of intentional demolition of the Twin Towers, performed by using thermite or similar compounds to melt and cut through the columns. The glowing fountain, according to these theories, would be an effect of this melting process. However, such theories fail to explain why no other fountains were seen anywhere else.
These theories also overlook a very important fact: the glowing fountain was located where the debris of Flight UA175 exited from the building (an engine, a landing gear and a fuselage section were found). This might not be coincidental.
The large fountain on the 80th floor of WTC2 is discussed in the FEMA report and in NIST's NCSTAR1-5A report, Chapter 9, on pages 374-387. NIST notes that the flow began intermittently at 9:53:51. At 9:57:32 the flow "increased dramatically" and remained "nearly continuous until the tower collapsed". Moreover, NIST notes that the amount of falling material was "large"; in other words, this was a substantial phenomenon.
Here are some photographs of the glowing fountain, taken from the NIST report.





And here is a video of the fountain, from Youtube:
UPS vs UPS?
NIST speculates, in the chapter cited above and in its 2006 FAQ, that the fountain "could have been molten aluminum" from the Boeing 757 aircraft, which is largely made of alloys of this metal whose melting points are well below steel's. The molten metal might have pooled within the building and then, as the floor trusses of the 81st and 80th floors failed and tilted, found a path to flow outward.
However, in 2006 some rather unusual clues found by Enrico Manieri suggested an alternative explanation. NIST's NCSTAR1-1 report, which discusses structural alterations to the Twin Towers made by their tenants, shows that the part of the building where the glowing fountain occurred had been altered: specifically, the so-called "two-way trusses" (the trusses that span the corner area of each floor of the building) had been reinforced on the 81st floor in 1991 "in area occupied by United Parcel Service" (NCSTAR1-1, page 136, shown on the right).
The same alteration is mentioned in the NCSTAR1-1C report, on page xlviii, but with a slightly different wording which will turn out to be very significant: instead of referencing "United Parcel Service", it uses only the acronym ("UPS"), as seen here on the right.The same acronym turns up in this NIST report (NCSTAR1-1C) on page 116, again in relation to alterations made by tenants to reinforce structural members: remarkably, it appears in the only two reported reinforcement alterations made to WTC2, as shown below.

Curiously, the floor is the same (the 81st), the trusses are the same "two-way" ones, but the year is given as 1999, not 1991, and the tenant is Fuji Bank. Note that as mentioned, these are the only reinforcement alterations to WTC2 reported by NIST. There is no mention of United Parcel Service being a tenant that made reinforcement alterations to the 81st floor.
Moreover, the "UPS" referenced here does not stand for United Parcel Service, but for Uninterruptible Power Supply. This is the name given to battery-based systems which must ensure the continuous supply of electric power for computer rooms and electrical medical devices which cannot tolerate the slightest power outage. A bank, such as Fuji Bank, would certainly have an uninterruptible power supply for its computer systems.These power supplies are extremely heavy: basically, they are massive racks of lead batteries, which would undoubtedly warrant truss reinforcement. An example, not taken from the World Trade Center, is shown here on the right. It is instead quite unlikely that Fuji Bank would perform very expensive truss reinforcement work to accommodate a United Parcel Service workspace.
There's more. In the NIST reports there is no mention of United Parcel Service ever being a tenant on the 81st floor of WTC2 at all, regardless of any alteration work. And NCSTAR1-1H provides a list of all tenant alterations (including non-reinforcement work, such as installing an escalator) to WTC2. In this list, shown below, Fuji Bank is given as a tenant of the 80th and 81st floors in 1990. Its locations are the northeast and southwest parts of the floor (the northeast part is where the plane exited). There is no mention of United Parcel Service.

Taken literally, these items of information would suggest a rather bizarre scenario, in which the 80th and 81st floors of WTC2 were occupied by Fuji Bank in 1990, then by UPS (United Parcel Service) in 1991, when the company performed expensive truss reinforcement work, and then by Fuji Bank again in 1999, when Fuji Bank, too, performed further expensive truss reinforcement work, to accommodate a system known confusingly enough as UPS (uninterruptible power supply).
A perhaps more plausible scenario is that the single mention of United Parcel Service in the NIST report is simply a typo. Someone read "UPS" and typed in "United Parcel Service", a more familiar concept than "Uninterruptible Power Supply". After all, the wording is exactly the same on page 136 of NCSTAR1-1 and on page xlviii of NCSTAR1-1C, except for "UPS" being expanded to "United Parcel Service". If so, Fuji Bank would simply have been a tenant on the 80th and 81st floors since at least 1990 and would have reinforced the trusses to place a massive battery-backup system in 1999.
Why is all this important? Because if there was an uninterruptible power supply on the 80th or 81st floor, in the northeast corner, the impact of the aircraft and the collapse of the floors above, with their conducting metal parts, would have caused countless short-circuits of the batteries, providing currents of tens of thousands of amps (as calculated in this article), which can produce unimaginable thermal effects. In addition to this, abundant hydrogen, which is highly flammable, is generated during the shorting of a UPS system (it is also generated during normal operation, hence the need for special ventilation, firefighting equipment, and restricted access), and it is well-known that batteries are prone to explode in case of fire (hence the warning printed even on small AA batteries).
This inferno would have easily melted the lead of the batteries, whose melting point is even lower than aluminum's and is well within the temperature range of a building fire and far lower than the melting point of steel. This would have allowed the molten metal to flow without damaging the steel columns, which is what the visual evidence shows.
In other words, the catastrophic shorting and meltdown of a UPS system would provide a very plausible and simple explanation for the glowing fountain.
NIST's confirmation
Henry62 contacted NIST to suggest this second scenario. On March 17, 2008, he received the following e-mail from Michael E. Newman, spokesman for the NIST WTC Investigation (bold added; link in e-mail is now obsolete and refers to this document):Enrico,
modifications were made in 1991 to reinforce the 81st floor of WTC 2 in an area occupied by the United Parcel Service.
Modifications were made in 1999 to floor 81 in an area of the floor occupied by Fuji Bank to accommodate the weight of an uninterruptible power supply.
Both of these modifications are documented in the section of the NIST WTC Investigation Report known as NCSTAR 1-1C (go to http://wtc.nist.gov/NISTNCSTAR1-1C.pdf).
What is perhaps confusing is that both modifications were made to areas where there are two-way trusses (the corners of the building) and the acronyms (UPS for "United Parcel Service" and "uninterruptible power supply") are the same.
However, these modifications were made eight years apart for two different tenants, so there is no link between them.
I hope this answers your question.
Thank you,
Michael Newman Spokesman, NIST WTC Investigation
NIST, therefore, confirms that an Uninterruptible Power Supply system was located on the 81st floor of the South Tower, where the glowing fountain was observed. In other words, there is a clear explanation for this phenomenon which does not require the involvement of thermite or other unlikely conspiratorial technologies.
As regards NIST's statement that United Parcel Service was indeed a tenant of the 81st floor, we are awaiting a clarification from the company.
2007/12/25
WTC, nuovi chiarimenti dal NIST (seconda parte)
di Paolo Attivissimo
Prosegue la traduzione delle risposte divulgative del National Institute of Standards and Technology (NIST) alle domande più ricorrenti in merito alle sue indagini sul crollo degli edifici del complesso del World Trade Center. L'originale è pubblicato qui; la prima parte della traduzione è disponibile qui. Le immagini sono aggiunte da Undicisettembre per chiarezza e provengono dai rapporti NIST.
L'esame da parte del NIST dei documenti disponibili riguardanti la progettazione e la costruzione delle Torri del WTC ha indicato che i proprietari e i progettisti si preoccuparono del comportamento antincendio del sistema di solai compositi fin dalla progettazione originale e per tutto l'arco della vita operativa degli edifici (NIST NCSTAR 1-6A).
Il NIST non ha trovato prove documentali che determinino le basi tecniche della scelta dei materiali di protezione antincendio delle travature dei solai del WTC e dello spessore della protezione atto a ottenere una certificazione di due ore. Inoltre il NIST non ha trovato prove che siano mai stati svolti test di resistenza agli incendi sul sistema di solai delle Torri del WTC.
La protezione antincendio applicata a spruzzo (SFRM) sui solai del WTC. Si notano le travature reticolari che reggono le lastre d'acciaio dei solai e legano le colonne del nucleo centrale alle colonne perimetrali.
Pertanto il NIST ha svolto una serie di quattro test d'incendio standard (Standard Fire Tests) (ASTM E 119) per i seguenti scopi, come dichiarato chiaramente nel documento NIST NCSTAR 1-6B:
Il NIST ha concluso, a partire dalle proprie analisi degli impatti degli aerei (NIST NCSTAR 1-2), che l'isolamento antincendio fu asportato a causa del passaggio dei rottami dei velivoli e del carburante disperso a velocità iniziali di oltre 800 km/h (210 m/s) (NIST NCSTAR 1-6D). Poiché le strutture di prova per tutti e quattro gli Standard Fire Test erano state protette con materiale ignifugo applicato a spruzzo (sprayed fire-resistant material, SFRM), non è stato possibile trarre delle conclusioni in merito alla risposta delle Torri del WTC agli incendi dell'11 settembre 2001, perché l'impatto degli aerei causò la presenza di acciaio privo di protezione nella zona colpita dagli incendi.
Nel WTC2, i solai colpiti dagli incendi erano dotati dell'isolamento antincendio applicato in origine, le cui specifiche prevedevano uno spessore di 12 mm e il cui spessore effettivo era in media circa 18 mm. Nel WTC1, i solai interessati dagli incendi erano dotati di un isolamento antincendio migliorato, dell'ordine di 63 mm. Tuttavia lo spessore dell'isolamento antincendio non ebbe importanza, dato che l'isolamento fu in gran parte asportato dai rottami dei velivoli e dal carburante disperso.
Come documentato nel rapporto NIST NCSTAR 1-5C, è stata condotta una serie di prove su postazioni di lavoro singole, allo scopo di comprendere il comportamento d'incendio libero e l'effetto generale del carburante degli aerei. La quantità principale misurata fu il tasso di emanazione di calore. Questa quantità, combinata con la ventilazione, la dispersione termica verso le pareti, eccetera, determina le temperature che verrebbero raggiunte se la postazione di lavoro bruciasse in un incendio vero.
Il documento NIST NCSTAR 1-5C contiene le curve dei tassi di emanazione di calore per tutti gli incendi di postazioni di lavoro singole. La serie di test d'incendio di postazioni multiple, svolta in una ricostruzione di parte di un piano del WTC, è documentata integralmente nel documento NIST NCSTAR 1-5E.
In questi test, le luci delle finestre erano simili, per dimensioni e disposizione, a quelle dei piani in fiamme delle torri. Non c'era vetro alle finestre, allo scopo di replicare le fineste infrante visibili nelle immagini fotografiche dell'area adiacente agli incendi nelle torri. Il rapporto include, per tutti i test, i grafici dei tassi di emanazione di calore e le cronologie delle temperature in più punti.
Il primo obiettivo dell'indagine del NIST includeva la determinazione delle ragioni e delle modalità del crollo del WTC1 e del WTC2 in seguito agli impatti iniziali degli aerei (documento NIST NCSTAR 1). Determinare la sequenza di eventi che portà all'innesco del crollo è stato essenziale per soddisfare quest'obiettivo. Una volta iniziato il crollo, la sua propagazione è risultata agevolmente spiegabile senza la stessa complessità di modellazione, come indicato dalla risposta alla domanda numero 1.
Tutti e tre i casi (quello base, quello meno grave e quello più grave) sono rappresentazioni ragionevoli e realistiche, nei limiti della gamma d'indeterminazione, delle condizioni esistenti nelle Torri del WTC l'11 settembre 2001. Di questi tre casi, quello più grave ha prodotto la compatibilità maggiore con le osservazioni e le evidenze fisiche (v. rapporto NIST NCSTAR 1-2, Sezione 7.1, e rapporto NIST NCSTAR 1-6, Sezione 9.2.4).
Il NIST ha svolto estese prove di misurazione delle proprietà sull'acciaio del WTC recuperato; queste prove hanno incluso tutti i vari tipi di acciaio strutturale utilizzati nelle Torri del WTC. Per tenere conto della variazione naturale delle proprietà di lotti differenti di acciaio, il NIST ha integrato i dati sperimentali con dati pubblicati per gli acciai risalenti al medesimo periodo di costruzione. Questi dati hanno incluso le proprietà meccaniche a temperatura ambiente, ad alta temperatura e ad elevate velocità di sollecitazione, insieme alle proprietà fisiche.
Quasi tutti gli incendi sono limitati dal tasso di combustione del combustibile (incendi limitati dal combustibile) o dalla disponibilità d'aria (incendi limitati dalla ventilazione). Molti incendi limitati dalla ventilazione continuano ad ardere, e il tasso di combustione viene determinato dalla chimica della combustione e dal tasso di alimentazione d'ossigeno.
Questo è il caso generalmente applicabile agli incendi delle Torri del WTC. Naturalmente, se il tasso di alimentazione d'ossigeno fosse stato troppo lento (per esempio a causa di un numero ridotto di finestre infrante), la combustione limitata non avrebbe generato un calore sufficiente a far proseguire la pirolisi del combustibile e l'incendio si sarebbe spento. Questo non avvenne ai piani delle Torri del WTC interessati dagli incendi.
Il Fire Dynamics Simulator utilizzato per ricostruire gli incendi nelle Torri del WTC ha incluso le caratteristiche di combustione dei materiali combustibili degli edifici e la ventilazione fornita attraverso le finestre infrante e la facciata danneggiata degli edifici. La simulazione ha dimostrato che vi erano nella facciata degli edifici varchi ampiamente sufficienti a mantenere la combustione limitata dalla ventilazione fino all'esaurimento dei materiali combustibili disponibili.
Le analisi del sistema di solai compositi esposti a incendi determinati dalle simulazioni della dinamica d'incendio e dalle analisi termiche hanno previsto un imbarcamento successivo all'inflessione diagonale della struttura reticolare delle travature e al cedimento di alcuni collegamenti dotati di sedi di connessione (v. NIST NCSTAR 1-6C).
Tuttavia la stragrande maggioranza dei collegamenti è rimasta intatta. Inoltre, anche i perni di taglio che legavano il solaio alla lastra di tamponamento orizzontale della facciata (spandrel) e le barre diagonali in acciaio che collegavano il corrente superiore delle travature alle colonne intermedie erano in grado di trasferire le forze di trazione verso l'interno. Pertanto i solai imbarcati erano in grado di esercitare una trazione verso l'interno sulle colonne esterne e sulle lastre di tamponamento orizzontali.
Prosegue la traduzione delle risposte divulgative del National Institute of Standards and Technology (NIST) alle domande più ricorrenti in merito alle sue indagini sul crollo degli edifici del complesso del World Trade Center. L'originale è pubblicato qui; la prima parte della traduzione è disponibile qui. Le immagini sono aggiunte da Undicisettembre per chiarezza e provengono dai rapporti NIST.
8. Perché il NIST ha condotto sui sistemi dei solai test secondo la norma ASTM E119 che non erano rappresentativi delle condizioni della protezione antincendio all'11 settembre 2001? Perché il NIST ha ignorato i risultati di questi test, che hanno dimostrato che il sistema dei solai non collassò, nella sua analisi della risposta termica e strutturale delle torri?
L'esame da parte del NIST dei documenti disponibili riguardanti la progettazione e la costruzione delle Torri del WTC ha indicato che i proprietari e i progettisti si preoccuparono del comportamento antincendio del sistema di solai compositi fin dalla progettazione originale e per tutto l'arco della vita operativa degli edifici (NIST NCSTAR 1-6A).
Il NIST non ha trovato prove documentali che determinino le basi tecniche della scelta dei materiali di protezione antincendio delle travature dei solai del WTC e dello spessore della protezione atto a ottenere una certificazione di due ore. Inoltre il NIST non ha trovato prove che siano mai stati svolti test di resistenza agli incendi sul sistema di solai delle Torri del WTC.
La protezione antincendio applicata a spruzzo (SFRM) sui solai del WTC. Si notano le travature reticolari che reggono le lastre d'acciaio dei solai e legano le colonne del nucleo centrale alle colonne perimetrali.Pertanto il NIST ha svolto una serie di quattro test d'incendio standard (Standard Fire Tests) (ASTM E 119) per i seguenti scopi, come dichiarato chiaramente nel documento NIST NCSTAR 1-6B:
- stabilire il comportamento di riferimento di base del sistema di solai delle Torri del WTC, così come erano state costruite in origine
- distinguere i fattori (contenimento termico, spessore dell'isolamento antincendio e scala del test) che hanno avuto il maggior influsso sul collasso delle Torri del WTC, nella misura in cui si possono applicare alle normali considerazioni di edilizia e di sicurezza antincendio e alle considerazioni straordinarie riferibili soltanto agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001
- studiare le procedure e le prassi adottate per accettare quello che a suo tempo fu un sistema strutturale e antincendio innovativo.
Il NIST ha concluso, a partire dalle proprie analisi degli impatti degli aerei (NIST NCSTAR 1-2), che l'isolamento antincendio fu asportato a causa del passaggio dei rottami dei velivoli e del carburante disperso a velocità iniziali di oltre 800 km/h (210 m/s) (NIST NCSTAR 1-6D). Poiché le strutture di prova per tutti e quattro gli Standard Fire Test erano state protette con materiale ignifugo applicato a spruzzo (sprayed fire-resistant material, SFRM), non è stato possibile trarre delle conclusioni in merito alla risposta delle Torri del WTC agli incendi dell'11 settembre 2001, perché l'impatto degli aerei causò la presenza di acciaio privo di protezione nella zona colpita dagli incendi.
Nel WTC2, i solai colpiti dagli incendi erano dotati dell'isolamento antincendio applicato in origine, le cui specifiche prevedevano uno spessore di 12 mm e il cui spessore effettivo era in media circa 18 mm. Nel WTC1, i solai interessati dagli incendi erano dotati di un isolamento antincendio migliorato, dell'ordine di 63 mm. Tuttavia lo spessore dell'isolamento antincendio non ebbe importanza, dato che l'isolamento fu in gran parte asportato dai rottami dei velivoli e dal carburante disperso.
9. Il NIST ha svolto una prova d'incendio di una singola postazione di lavoro e di postazioni multiple nell'ambito delle proprie indagini. Perché il NIST ha fornito dati di temperatura soltanto per uno di questi test? La ventilazione utilizzata in questi test era rappresentativa della ventilazione presente nelle torri del WTC l'11 settembre 2001?
Come documentato nel rapporto NIST NCSTAR 1-5C, è stata condotta una serie di prove su postazioni di lavoro singole, allo scopo di comprendere il comportamento d'incendio libero e l'effetto generale del carburante degli aerei. La quantità principale misurata fu il tasso di emanazione di calore. Questa quantità, combinata con la ventilazione, la dispersione termica verso le pareti, eccetera, determina le temperature che verrebbero raggiunte se la postazione di lavoro bruciasse in un incendio vero.
Il documento NIST NCSTAR 1-5C contiene le curve dei tassi di emanazione di calore per tutti gli incendi di postazioni di lavoro singole. La serie di test d'incendio di postazioni multiple, svolta in una ricostruzione di parte di un piano del WTC, è documentata integralmente nel documento NIST NCSTAR 1-5E.
In questi test, le luci delle finestre erano simili, per dimensioni e disposizione, a quelle dei piani in fiamme delle torri. Non c'era vetro alle finestre, allo scopo di replicare le fineste infrante visibili nelle immagini fotografiche dell'area adiacente agli incendi nelle torri. Il rapporto include, per tutti i test, i grafici dei tassi di emanazione di calore e le cronologie delle temperature in più punti.
10. Perché il NIST non ha modellato per intero l'inizio e la propagazione del crollo delle Torri del WTC?
Il primo obiettivo dell'indagine del NIST includeva la determinazione delle ragioni e delle modalità del crollo del WTC1 e del WTC2 in seguito agli impatti iniziali degli aerei (documento NIST NCSTAR 1). Determinare la sequenza di eventi che portà all'innesco del crollo è stato essenziale per soddisfare quest'obiettivo. Una volta iniziato il crollo, la sua propagazione è risultata agevolmente spiegabile senza la stessa complessità di modellazione, come indicato dalla risposta alla domanda numero 1.
11. Perché il NIST non ha considerato i casi "base" e "meno grave" nell'arco di tutta la propria analisi delle Torri del WTC? Su quali basi tecniche si è deciso di selezionare solo il caso "più grave" per le analisi?
Tutti e tre i casi (quello base, quello meno grave e quello più grave) sono rappresentazioni ragionevoli e realistiche, nei limiti della gamma d'indeterminazione, delle condizioni esistenti nelle Torri del WTC l'11 settembre 2001. Di questi tre casi, quello più grave ha prodotto la compatibilità maggiore con le osservazioni e le evidenze fisiche (v. rapporto NIST NCSTAR 1-2, Sezione 7.1, e rapporto NIST NCSTAR 1-6, Sezione 9.2.4).
12. Qual è la fonte delle proprietà dei materiali utilizzati nelle analisi termiche/strutturali delle Torri del WTC svolte dal NIST? Queste proprietà sono state determinate tramite test fisici sull'acciaio recuperato dalle Torri del WTC?
Il NIST ha svolto estese prove di misurazione delle proprietà sull'acciaio del WTC recuperato; queste prove hanno incluso tutti i vari tipi di acciaio strutturale utilizzati nelle Torri del WTC. Per tenere conto della variazione naturale delle proprietà di lotti differenti di acciaio, il NIST ha integrato i dati sperimentali con dati pubblicati per gli acciai risalenti al medesimo periodo di costruzione. Questi dati hanno incluso le proprietà meccaniche a temperatura ambiente, ad alta temperatura e ad elevate velocità di sollecitazione, insieme alle proprietà fisiche.
13. Il NIST dichiara che gli incendi nel WTC 1 furono generalmente limitati dalla ventilazione. Se così fosse, gli incendi non avrebbero dovuto estinguersi in circa 2 minuti? Perché i modelli del NIST indicano incendi di durata maggiore?
Quasi tutti gli incendi sono limitati dal tasso di combustione del combustibile (incendi limitati dal combustibile) o dalla disponibilità d'aria (incendi limitati dalla ventilazione). Molti incendi limitati dalla ventilazione continuano ad ardere, e il tasso di combustione viene determinato dalla chimica della combustione e dal tasso di alimentazione d'ossigeno.
Questo è il caso generalmente applicabile agli incendi delle Torri del WTC. Naturalmente, se il tasso di alimentazione d'ossigeno fosse stato troppo lento (per esempio a causa di un numero ridotto di finestre infrante), la combustione limitata non avrebbe generato un calore sufficiente a far proseguire la pirolisi del combustibile e l'incendio si sarebbe spento. Questo non avvenne ai piani delle Torri del WTC interessati dagli incendi.
Il Fire Dynamics Simulator utilizzato per ricostruire gli incendi nelle Torri del WTC ha incluso le caratteristiche di combustione dei materiali combustibili degli edifici e la ventilazione fornita attraverso le finestre infrante e la facciata danneggiata degli edifici. La simulazione ha dimostrato che vi erano nella facciata degli edifici varchi ampiamente sufficienti a mantenere la combustione limitata dalla ventilazione fino all'esaurimento dei materiali combustibili disponibili.
14. La sequenza di crollo per il WTC1 proposta dal NIST include l'impatto dell'aereo, l'indebolimento del nucleo centrale, l'imbarcamento e il distacco dei solai, l'incurvamento verso l'interno della parete sud e l'inizio del crollo. Se i solai si stavano staccando dalla parete sud, come hanno potuto applicare sollecitazioni alle pareti esterne per produrre l'incurvamento verso l'interno?
Le analisi del sistema di solai compositi esposti a incendi determinati dalle simulazioni della dinamica d'incendio e dalle analisi termiche hanno previsto un imbarcamento successivo all'inflessione diagonale della struttura reticolare delle travature e al cedimento di alcuni collegamenti dotati di sedi di connessione (v. NIST NCSTAR 1-6C).
Tuttavia la stragrande maggioranza dei collegamenti è rimasta intatta. Inoltre, anche i perni di taglio che legavano il solaio alla lastra di tamponamento orizzontale della facciata (spandrel) e le barre diagonali in acciaio che collegavano il corrente superiore delle travature alle colonne intermedie erano in grado di trasferire le forze di trazione verso l'interno. Pertanto i solai imbarcati erano in grado di esercitare una trazione verso l'interno sulle colonne esterne e sulle lastre di tamponamento orizzontali.
2007/12/19
WTC 7: il NIST rinvia il rapporto finale al 2008
di John - www.Crono911.org. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Dopo aver pubblicato una nuova serie di FAQ, che saranno oggetto di un nostro separato articolo, il NIST (l'ente che si occupa delle indagini tecniche sui collassi degli edifici del World Trade Center) ha rilasciato, il 18 dicembre corrente, due documenti che fanno il punto sull'attività di analisi delle cause che hanno determinato il cedimento strutturale del WTC 7.
Questo edificio collassò nel pomeriggio dell'11 settembre 2001, dopo aver subito ingenti danni in conseguenza del crollo delle Twin Towers cui si aggiunsero violenti incendi incontrollati.
Il primo di questi documenti è titolato "WTC 7 Technical Approach and Status Summary", si compone di 9 slide che illustrano gli obiettivi dell'indagine, gli aspetti sui quali essa si è concentrata, gli studi completati e quelli in corso.
Il secondo documento, dal titolo "WTC Investigation Overview" si compone di sole 4 slide l'ultima delle quali presenta un prospetto sui tempi previsti per arrivare al rapporto definitivo.
Entrambi sono stati presentati in teleconferenza pubblica.
L'indagine sul collasso del WTC 7 si è rivelata, con tutta evidenza, più ostica di quanto il NIST avesse preventivato, giacché la pubblicazione del rapporto finale è adesso prevista per il mese di agosto del 2008.
In effetti il caso del WTC 7 è significativamente diverso rispetto alle Twin Towers.
Per le Twin Towers si partiva da elementi certi e ben documentati (direzione, velocità e peso dei due aerei che le hanno colpite) e si disponeva di un'infinità di materiale video che riprendeva gli impatti, i danni, gli incendi ed i collassi da tutte le angolazioni.
Il WTC 7 è stato colpito, invece, dalle macerie della North Tower, sulla quale erano puntate tutte le telecamere presenti. La polvere sollevatasi in seguito ai collassi delle Twin Towers ed il fumo degli incendi hanno coperto proprio la facciata colpita dalle macerie. La valutazione dei danni subiti dal WTC 7 pone quindi problemi del tutto differenti.
In questi nuovi documenti il NIST anticipa che l'evento scatenante del collasso è stato il cedimento di una colonna critica, al di sotto del 13° piano dell'edificio, che si è esteso nella struttura prima in senso verticale e poi in senso orizzontale, determinando il collasso finale.
Il NIST spiega che l'ipotesi su cui ha lavorato è quella che il cedimento critico iniziale sia stato determinato dagli incendi che hanno interessato l'edificio, escludendo che in questa fase abbia avuto incidenza il combustibile liquido presente nelle condutture o nei serbatoi di riserva alloggiati nel grattacielo.
Anche in questo documento il NIST sottolinea che non è stato trovato alcun elemento che supporti teorie di esplosioni o di demolizioni controllate.
Le slide elencano gli studi già completati e quelli in corso. Questi ultimi sono relativi all'individuazione del punto preciso in cui è avvenuto il cedimento critico e alla realizzazione di un modello che ricostruisca la sequenza del collasso.
In attesa del rapporto definitivo del NIST, ricordiamo che il collasso del WTC 7 è già stato oggetto di un'analisi della FEMA e di uno studio di Arthur Scheuerman, esperto dei Vigili del Fuoco di New York.
2007/08/18
Considerazioni sull'ASTM
di mother. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Il sostenitore di teorie alternative Kevin Ryan ha scritto su 911blogger.com quanto segue, tradotto in italiano da Luogocomune.net qui (gli errori della traduzione di Luogocomune sono riportati qui sotto fedelmente):
La normativa ASTM E119 è reperibile a questo indirizzo. Da questa norma riportiamo un passaggio che chiarisce che si tratta di certificazione di strutture, non di materiali (le evidenziazioni sono aggiunte):
Il fuoco svolge la sua azione sulle strutture in vari modi, poiché vi sono vari elementi da tenere in considerazione.
In primo luogo un incendio è un fenomeno chimico e fisico. Per combustione di sostanze combustibili in reazione con l'ossigeno, si producono calore e prodotti di scarto.
I prodotti di scarto, o l'azione chimica stessa che li genera o che possono generare, sono un pericolo per le forme di vita organiche, mentre tendenzialmente non interessano le strutture metalliche; tuttavia, possono coinvolgere quegli elementi strutturali portanti o secondari che rientrano fra i materiali combustibili.
Il calore danneggia la struttura più di quanto non facciano altri termini dell'incendio, agendo su più fronti.
Sottoposto a calore, un metallo subisce un fenomeno di dilatazione fisica del proprio volume secondo direzioni preferenziali, dettate dalla forma fisica con cui è stato estruso e dalle caratteristiche di comportamento del materiale stesso al variare della temperatura. Tale fenomeno non è lineare e per materiali compositi, come l'acciaio (ferro-carbonio), può comportare, per temperature elevate, grandi variazioni di comportamento (sopra i 700°C vi è persino la modificazione della struttura interna di ordinamento degli atomi).

Il calore, tuttavia, agisce anche sulla capacità resistente dell'acciaio, riducendola all'aumentare della temperatura.

Questi due fattori hanno entrambi una notevole importanza per l'equilibrio strutturale.
Ogni elemento portante d'acciaio è inserito fra dei vincoli, che vengono sottoposti ad un certo stress per l'allungamento di parte dell'elemento strutturale. Questo stress si traduce in un sistema di forze globalmente in equilibrio (non scarica reazioni al terreno) che, sui singoli collegamenti (bulloni, saldature e chiodature), aumenta la tensione agente, portando la zona verso le condizioni di rottura (tendenzialmente duttile).
Oltre lo stato di coazione interna, la riduzione della resistenza degli elementi strutturali allontana dalle condizioni di progetto (condizioni di progetto secondo verifiche statiche o a ribaltamento) o di esercizio. La rigidezza degli elementi strutturali dipende dal modulo elastico dei materiali e l'azione del calore agisce proprio su questo parametro dei materiali. Questo porta a dirottare il sistema di tensioni interne verso un nuovo sistema di equilibrio dato da elementi strutturali non più portanti, o portanti con una percentuale di rigidezza dipendente dal comportamento del materiale al fuoco/calore subito.
Detto questo, risulta facile comprendere cosa significhi sottoporre a verifica d'incendio una struttura. Due sono le problematiche che si sviluppano (tralasciando la combustione chimica) e due sono le verifiche da eseguire.
Una verifica è ben rappresentata dalla ASTM E 119, la quale mira a verificare gli assemblati e le connessioni fra elementi strutturali, nonché la combustibilità di questi.
Vi sono tuttavia delle considerazioni in merito:
Inoltre, per quanto siano i singoli elementi strutturali a definire l'ambito locale, l'adozione di piccoli assemblati può far dimenticare che dinamiche globali possono costituire un problema anche con piccole modificazioni per ogni singolo assemblato.
Oltretutto, la definizione della capacità resistente ad un incendio ottenuta testando la struttura sulla base di adeguati elementi protettivi, non è a favore della sicurezza; in altre parole, se l'assemblato venisse invece verificato senza elementi isolanti, nella pratica si avrebbe una maggiore sicurezza data dall'inserimento di materiale di isolamento. Siccome non si può espandere la capacità resistente al fuoco dell'acciaio, se non andando contro concetti di resistenza, economicità e ottimizzazione delle sezioni degli elementi strutturali usati, la prova assumerebbe più significato se venissero definite due stime di tempo utile per la resistenza al fuoco (stima ottimistica e stima pessimistica), in cui le valutazioni dovrebbero essere eseguite rispettivamente con lo strato isolante e senza.
I soccorsi avrebbero così un intervallo di tempo di assoluta sicurezza ed un ulteriore lasso di tempo di probabile sicurezza, in relazione all'evento eccezionale che ha colpito la struttura.
Tali verifiche, tuttavia, vista la modifica di resistenza e di rigidezza degli elementi, richiedono che si ricreino nell'ambito del test le condizioni esatte di tensione in cui si troverebbero inseriti gli elementi nella struttura.
Si ricorda l'articolo che descrive lo stato delle protezioni antincendio poco prima dell'attentato al World Trade Center.

Questa foto, tratta da pagina 29 di questo documento NIST, mostra l'asportazione dell'isolante termico sul WTC2 nei piani di impatto del Boeing 767.
Come appena spiegato, se la norma prevede il rientro dentro certi parametri di allungamento o resistenza, una situazione ben differente si verifica nei casi in cui un incidente o un'esplosione asporta parte dell'isolamento o nei casi in cui ciò avviene in un elemento caricato con pressoflessione.
In questo caso la norma non garantisce una corretta previsione di resistenza al fuoco, sia per l'insorgere di instabilità dell'equilibrio dovuta alla riduzione del modulo elastico, sia per la diminuzione della capacità resistente che per l'esposizione a temperature inferiori a quelle considerate critiche per l'acciaio con conseguenti comportamenti di allungamento e contrazione.
INDICE
Il sostenitore di teorie alternative Kevin Ryan ha scritto su 911blogger.com quanto segue, tradotto in italiano da Luogocomune.net qui (gli errori della traduzione di Luogocomune sono riportati qui sotto fedelmente):
Anche gli studenti alle prime armi sono a conoscenza del fatto che UL è una delle poche importanti organizzazioni a cui fanno capo regolamentazioni e specifiche, poiché essa “produce un Indice di Resistenza al Fuoco (Fire Resistance Index) con una valutazione oraria per travi, colonne, piani, soffitti, muri e partizioni testati secondo l'ASTM Standard E119” [2]. La FEMA (Federal Emergency Management Administration) stessa ha sottolineato questo aspetto nel loro WTC report affermando che “per architetti ed ingegeri, la raccolta d informazioni della UL sulla resistenza al fuoco è uno dei maggiori punti di riferimento nelle scelte progettuali che rispettino le regolamentazioni per al resistenza anti-incendio” [3].
Inoltre, il chimico e manager della Divisione Anti-incendio Tom Chapin con cui ero in contatto ha ammesso il coinvolgimento di UL nella validazione dell'acciaio del WTC in una lettera al direttore del New York Times pubblicata il 15 aprile 2002. In questa lettera Chapin afferma che "Il World Trade Center è resistito per quasi un'ora sopportando condizioni ben oltre quelle affrontate in un tipico incendio. In quel lasso di tempo, migliaia di persone sono evacuate salvandosi la vita. Le specifiche ASTM E-119 e le procedure di test di UL hanno aiutato a rendere possibile tutto questo" [4].
Tuttavia le false dichiarazioni di Popular Mechanics riguardo UL e la non-validazione dell'acciaio non sono solo il risultato di una conoscenza approssimativa delle metodologie di test. La stessa UL infatti, poco dopo avermi licenziato per le mie richieste di chiarimenti ha fatto una dichiarazione simile. Hanno negato la loro responsabilità anche dopo aver ammesso pubblicamente che i loro test erano relativi alla resistenza anti-incendio delle torri del WTC. Inoltre, la situazione si aggrava drasticamente se si considera che UL ha enfatizzato la questione affermado che “non ci sono prove” che la ditta abbia validato l'acciaio.
La normativa ASTM E119 è reperibile a questo indirizzo. Da questa norma riportiamo un passaggio che chiarisce che si tratta di certificazione di strutture, non di materiali (le evidenziazioni sono aggiunte):
1. Scope
1.1 The test methods described in this fire-test-response standard are applicable to assemblies of masonry units and to composite assemblies of structural materials for buildings, including bearing and other walls and partitions, columns, girders, beams, slabs, and composite slab and beam assemblies for floors and roofs. They are also applicable to other assemblies and structural units that constitute permanent integral parts of a finished building.
1.2 It is the intent that classifications shall register comparative performance to specific fire-test conditions during the period of exposure and shall not be construed as having determined suitability for use under other conditions or after fire exposure.
1.3 This standard is used to measure and describe the response of materials, products, or assemblies to heat and flame under controlled conditions, but does not by itself incorporate all factors required for fire hazard or fire risk assessment of the materials, products or assemblies under actual fire conditions.
1.4 These test methods prescribe a standard fire exposure for comparing the test results of building construction assemblies. The results of these tests are one factor in assessing predicted fire performance of building construction and assemblies. Application of these test results to predict the performance of actual building construction requires the evaluation of test conditions.
1.5 The values stated in inch-pound units are to be regarded as the standard. The values given in parentheses are for information only.
This standard does not purport to address all of the safety concerns, if any, associated with its use. It is the responsibility of the user of this standard to establish appropriate safety and health practices and determine the applicability of regulatory limitations prior to use.
1.6 The text of this standard references notes and footnotes which provide explanatory material. These notes and footnotes (excluding those in tables and figures) shall not be considered as requirements of the standard.
Il fuoco svolge la sua azione sulle strutture in vari modi, poiché vi sono vari elementi da tenere in considerazione.
In primo luogo un incendio è un fenomeno chimico e fisico. Per combustione di sostanze combustibili in reazione con l'ossigeno, si producono calore e prodotti di scarto.
I prodotti di scarto, o l'azione chimica stessa che li genera o che possono generare, sono un pericolo per le forme di vita organiche, mentre tendenzialmente non interessano le strutture metalliche; tuttavia, possono coinvolgere quegli elementi strutturali portanti o secondari che rientrano fra i materiali combustibili.
Il calore danneggia la struttura più di quanto non facciano altri termini dell'incendio, agendo su più fronti.
Sottoposto a calore, un metallo subisce un fenomeno di dilatazione fisica del proprio volume secondo direzioni preferenziali, dettate dalla forma fisica con cui è stato estruso e dalle caratteristiche di comportamento del materiale stesso al variare della temperatura. Tale fenomeno non è lineare e per materiali compositi, come l'acciaio (ferro-carbonio), può comportare, per temperature elevate, grandi variazioni di comportamento (sopra i 700°C vi è persino la modificazione della struttura interna di ordinamento degli atomi).
Il calore, tuttavia, agisce anche sulla capacità resistente dell'acciaio, riducendola all'aumentare della temperatura.

Questi due fattori hanno entrambi una notevole importanza per l'equilibrio strutturale.
Ogni elemento portante d'acciaio è inserito fra dei vincoli, che vengono sottoposti ad un certo stress per l'allungamento di parte dell'elemento strutturale. Questo stress si traduce in un sistema di forze globalmente in equilibrio (non scarica reazioni al terreno) che, sui singoli collegamenti (bulloni, saldature e chiodature), aumenta la tensione agente, portando la zona verso le condizioni di rottura (tendenzialmente duttile).
Oltre lo stato di coazione interna, la riduzione della resistenza degli elementi strutturali allontana dalle condizioni di progetto (condizioni di progetto secondo verifiche statiche o a ribaltamento) o di esercizio. La rigidezza degli elementi strutturali dipende dal modulo elastico dei materiali e l'azione del calore agisce proprio su questo parametro dei materiali. Questo porta a dirottare il sistema di tensioni interne verso un nuovo sistema di equilibrio dato da elementi strutturali non più portanti, o portanti con una percentuale di rigidezza dipendente dal comportamento del materiale al fuoco/calore subito.
Detto questo, risulta facile comprendere cosa significhi sottoporre a verifica d'incendio una struttura. Due sono le problematiche che si sviluppano (tralasciando la combustione chimica) e due sono le verifiche da eseguire.
Una verifica è ben rappresentata dalla ASTM E 119, la quale mira a verificare gli assemblati e le connessioni fra elementi strutturali, nonché la combustibilità di questi.
Vi sono tuttavia delle considerazioni in merito:
- Verificare che non si sviluppino eccessive tensioni fra i collegamenti strutturali di un assemblato strutturale non è la migliore verifica possibile. La presenza di tensioni nei collegamenti, dovute all'equilibrio strutturale, cui vanno a sovrapporsi altre tensioni dovute alla coazione dovuta agli allungamenti, è una notevole modifica dello stato di sollecitazione secondo un diagramma delle azioni che tenga conto della storia di carico.
- La diminuzione della capacità resistente e della rigidezza dell'elemento assemblato è legata all'aumento della temperatura. Questo permette di definire la tipologia di isolante e gli spessori da utilizzare per prevenire che nell'elemento si raggiungano valori critici, tali da modificare la risposta dei singoli elementi.
Inoltre, per quanto siano i singoli elementi strutturali a definire l'ambito locale, l'adozione di piccoli assemblati può far dimenticare che dinamiche globali possono costituire un problema anche con piccole modificazioni per ogni singolo assemblato.
Oltretutto, la definizione della capacità resistente ad un incendio ottenuta testando la struttura sulla base di adeguati elementi protettivi, non è a favore della sicurezza; in altre parole, se l'assemblato venisse invece verificato senza elementi isolanti, nella pratica si avrebbe una maggiore sicurezza data dall'inserimento di materiale di isolamento. Siccome non si può espandere la capacità resistente al fuoco dell'acciaio, se non andando contro concetti di resistenza, economicità e ottimizzazione delle sezioni degli elementi strutturali usati, la prova assumerebbe più significato se venissero definite due stime di tempo utile per la resistenza al fuoco (stima ottimistica e stima pessimistica), in cui le valutazioni dovrebbero essere eseguite rispettivamente con lo strato isolante e senza.
I soccorsi avrebbero così un intervallo di tempo di assoluta sicurezza ed un ulteriore lasso di tempo di probabile sicurezza, in relazione all'evento eccezionale che ha colpito la struttura.
Tali verifiche, tuttavia, vista la modifica di resistenza e di rigidezza degli elementi, richiedono che si ricreino nell'ambito del test le condizioni esatte di tensione in cui si troverebbero inseriti gli elementi nella struttura.
Si ricorda l'articolo che descrive lo stato delle protezioni antincendio poco prima dell'attentato al World Trade Center.
- Si può far notare un ulteriore aspetto a sfavore della sicurezza dovuto alle protezioni antincendio, di cui si dovrebbe tenere conto (o dimostrare la scarsa influenza). Se ci trovassimo nella situazione per cui parte dello strato isolante viene asportato per una lunghezza finita di struttura ed in quel luogo si sviluppa un incendio, gli strati isolanti vicino al luogo dell'incendio, non asportati, costituiscono un isolamento alla dispersione di calore in altri ambienti.
- La progettazione contro le azioni eccezionali prevede riduzioni dovute alla non contemporaneità degli eventi. Un piccolo esempio: una struttura può subire una nevicata eccezionale, essere sottoposta a venti pari a quelli di un tornado, subire un terremoto (vi è una probabilità che si verifichino questi eventi eccezionali secondo un certo periodo di ritorno).
Tuttavia la probabilità che si verifichino tutti e tre gli eventi eccezionali contemporaneamente è quasi nulla. Così, in genere, si considerano singolarmente le azioni eccezionali, fra le quali rientra la verifica agli incendi.
In realtà alcuni eventi eccezionali, come gli incendi, possono essere logica conseguenza di altri eventi eccezionali. Per questo motivo la probabilità che si verifichino due eventi eccezionali in contemporanea, di cui il secondo è un incendio, non è nulla.
Il caso più evidente è ovviamente un evento eccezionale come l'urto di un aeromobile contro un grattacielo, che genera il successivo incendio diffuso all'interno della struttura su più piani in contemporanea (ben diverso dal cestino da ufficio che prende fuoco). L'eccezionalità dell'evento legato all'impatto dell'aereo produce almeno altri due eventi eccezionali, come la rimozione delle protezioni passive antincendio dalla struttura nella zona di impatto e la messa fuori servizio del sistema antincendio attivo degli estintori a pioggia. Il camion pieno di idrocarburi che urta contro il pilone di un viadotto, il camion carico di grassi vegetali che prende fuoco in un tunnel, ecc.
Aggiornamento (2-10-2007)
Questa foto, tratta da pagina 29 di questo documento NIST, mostra l'asportazione dell'isolante termico sul WTC2 nei piani di impatto del Boeing 767.
Come appena spiegato, se la norma prevede il rientro dentro certi parametri di allungamento o resistenza, una situazione ben differente si verifica nei casi in cui un incidente o un'esplosione asporta parte dell'isolamento o nei casi in cui ciò avviene in un elemento caricato con pressoflessione.
In questo caso la norma non garantisce una corretta previsione di resistenza al fuoco, sia per l'insorgere di instabilità dell'equilibrio dovuta alla riduzione del modulo elastico, sia per la diminuzione della capacità resistente che per l'esposizione a temperature inferiori a quelle considerate critiche per l'acciaio con conseguenti comportamenti di allungamento e contrazione.
INDICE
2007/07/01
WTC7, rinviato a fine anno il rapporto definitivo
di Paolo AttivissimoUn comunicato sul sito del NIST, datato 29 giugno, annuncia che la pubblicazione del rapporto sul crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center (un grattacielo di 47 piani crollato nel pomeriggio dell'11 settembre 2001) è stata rinviata a fine 2007. Il rapporto ha già subito altri slittamenti: inizialmente previsto per l'autunno del 2006, era stato rimandato alla primavera del 2007.
Secondo il comunicato, l'indagine del NIST sul WTC7 "comprende un'analisi estremamente complessa che include informazioni dettagliate sulla struttura e la costruzione dell'edificio e dati sugli incendi, sui danni subiti a causa delle macerie del WTC1 precipitate, ed altri fattori tecnici per determinare la sequenza di collasso probabile."
A detta di Shyam Sunder, direttore delle indagini per il NIST, l'analisi procede il più rapidamente possibile ma nel contempo effettua verifiche rigorose e valuta una vasta gamma di scenari. Lo studio del WTC7, afferma Sunder, è per molti versi una sfida paragonabile o superiore a quella delle Torri Gemelle, ma beneficia dei progressi tecnologici avvenuti nel frattempo e delle lezioni apprese durante lo studio del WTC 1 e 2.
Secondo il comunicato, il NIST aveva lavorato inizialmente in parallelo sia all'indagine sulle Torri Gemelle, sia a quella sul WTC7, ma a giugno del 2004 aveva interrotto i lavori al WTC7 per sviluppare le metodologie di simulazione necessarie e altri strumenti d'indagine e per accelerare il completamento del rapporto sulle Torri Gemelle. Il lavoro al WTC7 è ripreso a ottobre del 2005.
L'attuale ipotesi di lavoro del NIST riguardante il crollo del WTC7 è descritta nel Progress Report datato giugno 2004: un cedimento locale iniziale, avvenuto a un piano sottostante il tredicesimo, a causa di danni strutturali indotti da incendi e/o da macerie a carico di una colonna vitale che reggeva una superficie molto ampia (circa 180 metri quadri). Questo sarebbe stato l'evento iniziale.
Il cedimento iniziale si sarebbe propagato verticalmente fino a uno dei grandi locali tecnici situati sul tetto, la east penthouse, perché i grandi vani interni dell'edificio non furono in grado di redistribuire i carichi. La struttura interna sottostante la east penthouse sarebbe quindi crollata per questo motivo. Il cedimento verticale si sarebbe inoltre propagato orizzontalmente lungo i piani bassi, all'incirca al quinto e settimo piano, che erano molto più spessi degli altri. Tutto questo avrebbe prodotto il "crollo sproporzionato" dell'intera struttura.
Il NIST sottolinea che si tratta di un'ipotesi di lavoro suscettibile di conferme, modifiche o sostituzioni man mano che progrediscono le indagini. Un altro aspetto interessante è che il NIST "sta valutando se ipotetici eventi esplosivi possono aver avuto un ruolo nell'iniziare il crollo ".
Non sono state trovate prove di tali eventi o di una demolizione controllata, dice il NIST, ma l'ente vuole comunque determinare l'ordine di grandezza di ipotetici eventi di questo genere che avrebbero potuto produrre il cedimento strutturale di uno o più elementi vitali.
Va sottolineato che con "eventi esplosivi" ("blast events") non si intende necessariamente il collocamento di esplosivi, ma si includono anche le esplosioni, detonazioni o deflagrazioni che possono essere avvenute a causa del contenuto dell'edificio (in particolare i componenti della centrale elettrica presente alla base del WTC7).
2007/04/27
Nuove considerazioni sul WTC7
di mother
English abstract: Photographs of WTC7 and eyewitness reports clarify the true extent of the damage wrought to the building by the collapse of the North Tower and by the subsequent fires. Photographic evidence also shows that the damage developed over time. Post-collapse images also show the debris distribution pattern to be far more compatible with a progressive collapse than with a controlled demolition.
Vediamo qualche particolare riguardo al WTC7 basandoci sulle foto disponibili. La teoria complottista prevede che sia stato fatto cedere il "core centrale" per provocare un'implosione così come viene eseguito spesso nelle demolizioni controllate al fine di contenere i detriti. A favore di tutto ciò vengono portati vari indizi, ma soprattutto si considera che l'edificio non ne ha coinvolti altri nel crollo.
In genere viene poi definito come crollo naturale una completa rotazione dell'edificio attorno ad un suo lato al pari di un albero (Steven Jones, Niels Harrit), utilizzando foto di alcuni edifici crollati sotto l'azione di un terremoto.
L'idea che un edificio si comporti come un albero a cui si tolga una fetta, ruotando sul bordo e sbattendo al suolo su di un lato, è sintomo di ignoranza della materia, sia negli aspetti concernenti la rigidezza degli elementi portanti rispetto alla loro distribuzione interna alla struttura, sia per quanto concerne la schematizzazione utilizzata per rappresentare le azioni dei terremoti sulle strutture.
Come prova della teoria complottista di demolizione controllata viene inoltre indicato il crollo della east penthouse (grande locale tecnico situato sul tetto, verso est), anticipato di 4-5 secondi rispetto al resto dell'edificio ed al cedimento della west penthouse (altro locale tecnico situato sul tetto, verso ovest).
Per molto tempo non era ammesso dire che c'erano danni alla facciata sud (quella protesa verso il WTC1-5-6), come era difficile ammettere che l'edificio fosse largamente incendiato, utilizzando foto scattate vicino al WTC7 quando ancora vi era visibilità e apparivano pochi incendi isolati sulle facciate nord e verso l'US Post Office Building). Qui una mappa della zona con i nomi degli edifici (il 30 di West Broadway viene chiamato anche Fiterman Hall).
A favore della tesi del collasso c'erano i cosiddetti squib o sbuffi, tratti da un video ripreso da lontano, dal lato nord, in cui si vedeva del fumo fuoriuscire dalla facciata rivolta verso l'edificio Verizon.
In primo luogo abbiamo una serie di incendi definiti come localizzati. Tuttavia, come visibile nel video di Steve Spak, tali incendi, fissati in un'immagine, si diffondevano nella struttura senza limitazioni di sorta.
Il confronto con le foto indicanti in seguito un maggiore fumo

mette in evidenza come sia facile percepire il cielo oltre il WTC7, in completo disaccordo con le immagini che mostrano un'enorme quantità di fumo fuoriuscire dalla facciata.
Per gli squib, pensati come una serie di esplosioni dal basso verso l'alto, possiamo fare alcune considerazioni.

In primo luogo gli squib si formano al momento del collasso della struttura (proprio come gli squib del WTC1 e 2) e si verificano in una zona d'angolo della struttura. Prima degli squib vi è il cedimento della parte superiore su cui è appoggiata la west penthouse.
Se per esempio prendiamo il video completo non zoomato si può notare come il cedimento della facciata ed il movimento della west penthouse antecedano gli squib. L'idea di una serie di bombe progressive poste sul lato della torre viene meno visto che cede una parte più interna della facciata portando alla rotazione del blocco della west penthouse. Tuttavia gli sbuffi vi sono, e possono essere provocati sia dai piani che si piegano anticipatamente, rompendo i legami con la facciata nello spigolo, sia dalla polvere che viene liberata e compressa in fuori dalla spinta dell'aria.
Tuttavia viene fatto notare che gli squib di piano in piano si verificano con una velocità superiore a quella della caduta libera di un grave.
La rotazione della facciata west che si abbassa maggiormente nel lato sud sollecita particolaremente una zona già debilitata.
Ciò che garantiva un minimo di stabilità ovvero i solai a sostegno del tratto di facciata a fianco dello squarcio e la giunzione d'angolo con l'altra parete viene a mancare favorendo la rotazione degli elementi della facciata sud sullo spigolo più rigido con la facciata fronte al Verizon.

L'ipotesi di rottura dei legami nello spigolo fra il lato sud e quello affacciato al Verizon Building indicherebbe un taglio agente sulla facciata, che porta alla rotazione di parte del lato sud secondo i punti di massimo sforzo e non secondo una logica pancake.
Da notare che la mancanza di controventi in alzato (NIST NCSTAR 1-1 pag. 96, vi era una fascia di controventamento orizzontale che girava intorno all'edificio ai piani 22-24) non permette di ridistribuire il taglio sulla facciata nel caso di rotazione di blocchi di facciata perimetrale.
A descrivere lo stato di danno della facciata sud dell'edificio vi è questa immagine:

presa da questo video. La presenza di uno squarcio è una buona condizione per permettere ad un tronco di colonne di ruotare trascinato dal cedimento del sostegno di base, e generando nel vicino angolo degli sbuffi di polvere definiti come squib.
Per comprendere meglio la disposizione delle strutture sopra il WTC7 possiamo fare il confronto con questa foto:

Si può così appurare meglio la distanza esistente dalle penthouse al bordo del lato sud, vedere la maglia di travi passanti della facciata sud (simile a quella del lato nord e diversa rispetto alle facciate rivolte verso Verizon Building e US Post Office Building). Si notano inoltre i particolari delle penthouse con le due porte, di cui una rivestita di bianco.
Ritornando alla precedente immagine troviamo nel confronto un altro indizio importante riguardo alle penthouse. Il bordo ben visibile, laddove c'è lo squarcio ed il portone a sinistra dell'immagine (verso lato Verizon), non appare propriamente intatto (manca completamente la vetrata sostituita da una fascia di colore più chiaro irregolare).

L'altro portone, a destra della foto (verso lato US Post Office) appare invece divelto (il bianco dovrebbe risaltare) e sembrano esserci delle travi scoperte. Poco sotto tale squarcio, nell'immagine si nota la meshatura delle travi perimetrali (esattamente come è visibile oltre lo squarcio nero nello spigolo fra il lato sud e quello rivolto verso il Verizon Building). Un secondo squarcio potrebbe essere presente nella parte di facciata sud che nell'immagine viene a trovarsi poco discosta dai danneggiamenti della penthouse. Tuttavia le volute di fumo rendono poco chiaro questo dettaglio. Molto più chiara è invece l'inclinazione delle travi perimetrali, piegate verso il basso sul bordo a sinistra dello squarcio maggiore.
Il bianco sopra la penthouse, che assomiglia ad una parabola ribaltata, è visibilmente compromesso, anche perché una parabola bianca sopra il WTC7 non c'è mai stata.

Se guardiamo le foto viste dall'alto al momento del crollo del WTC1 vediamo che sopra il WTC7, al momento del crollo, era presente un tetto bianco, ricoperto forse di polvere, diversamente dalle immagini prima messe della struttura prima dell'11-9-2001 (si nota inoltre che il tetto non viene coinvolto nel crollo del WTC1, diversamente dalla facciata). La parte danneggiata di colore bianco quindi deve essere riferita alle parti bianche presenti poco prima sulla struttura, ovvero al tetto della east penthouse.
Sono interessanti anche le immagini di Aman Zafar trovate da Henry62 e descritte in questo articolo. Una di queste immagini mostra identici particolari sopra la struttura delle penthouse, similmente al video dello squarcio.

Lo stato di danneggiamento dell'edificio viene inoltre definito dal NIST con questa immagine, che indica un danneggiamento apparentemente superficiale sul lato superiore della facciata sud.

Il confronto con le precedenti foto permette di intuire la diversa situazione in cui si trovava l'edificio al momento dello scatto dell'immagine.
Anche il confronto con il fumo emesso qui dai cosiddetti "incendi localizzati" con le immagini appena presentate indica l'evoluzione della situazione in relazione all'emissione di fumo dalla facciata. Quindi queste risultanze vanno a supporto delle seguenti dichiarazioni:
Chief John Norman
Mark Jacobson
Si può notare nelle testimonianze che la situazione del WTC7 viene descritta come in evoluzione, con macerie che crollavano dalla facciata.
La mappatura del danno, scendendo lungo la facciata, è difficile a causa del fumo, come al momento non ci sono a disposizione immagini del danno sotto la west penthouse; tuttavia le testimonianze orali non sono ottimistiche a riguardo. Vi è comunque un elemento importante: il crollo anticipato di 4-5 secondi della penthouse. Il NIST usa questa foto. L'immagine indica il cedimento della struttura, visibile meglio anche qui.
Il piano di cedimento, indicato lungo una direttrice di taglio a V, coinvolge tutta la east penthouse; il NIST, ponendolo sul lato nord, indica che il cedimento delle colonne portanti (79-80-81) coinvolge in seguito le finestre del lato nord (da cui uscirà polvere verso la fine del crollo), spezzandole, nonché l'inclinazione del tetto al momento del crollo complessivo della struttura.
La difficoltà di questa dinamica consta nello stimare i danni generati da questo cedimento nel resto della struttura, visto che la penthouse crolla anticipatamente rispetto al medesimo punto del piano di taglio sul lato nord dell'edificio. Ancora più difficile risulta modellizzare tutto questo in un programma agli elementi finiti per le problematiche riguardanti la schematizzazione degli urti.
Per i danni alla parte bassa dell'edificio, sullo spigolo fra il lato sud e la facciata che dà sul Verizon Building, Henry62 ha segnalato anche questa immagine:

Pier Paolo Murru invece ha segnalato questo danno nel medesimo angolo di edificio.

Incompatibile con la precedente a meno che si dimostri che elementi di trave caricati da colonne non si siano staccate cedendo nelle giunzioni.
I motivi per cui le giunzioni possono aver ceduto vanno ricavati dall'analisi dei detriti e possono dipendere sia da un cattivo dimensionamento a flessione (in asse o sul piano), sia dall'azione combinata di calore e pressioni non previste.
I danni in prossimità dell'angolo sia per lo squarcio sia per il danneggiamento dell'angolo porterebbero in tutta probabilità nuove tensioni sia agli elementi interni portanti attraverso i solai sia alla vicina facciata rivolta verso il Verizon che verrebbe attirata dalla giunzione d'angolo nelle parti alte dell'edificio ad offrinre un contributo di resistenza per sorreggere le parti esposte.
Vi è inoltre questo post riguardante il Bent Propeller, in cui si valuta quanto presente alla base del WTC7 prima che le emissioni di fumo diventassero di entità tale da non permettere le fotografie, sulla base dei danni subiti dal monumento omonimo sistemato ai piedi dell'edificio sulla passerella rialzata.


Queste immagini documentano lo sfasciume nelle strade prima del crollo (le trovate nell'articolo dedicato al Bent Propeller).
Il meccanismo di crollo vede i cedimento della east penthouse anticipata di alcuni secondi rispetto al crollo completo della struttura.
I video non mostrano il momento in cui cede la facciata sud (non vengono menzionati video che riprendono questo lato dell'edificio durante il crollo).
Quindi in seguito al crollo della east penthouse vi è il collasso del lato sud ed il collasso della west penthouse assieme al resto della struttura.
Osservando gli angoli dell'edificio si nota un'espansione del lato fra US Post Office (lato nord e east) e un abbassamento del lato fra WTC5-6 e Verizon (lato sud e west) come da questo breve video.
L'angolo fra Fiterman Hall e Verizon invece sembra contrarsi verso l'interno della struttura.

Il lato fra WTC5-6 e US Post Office è nascosto quindi non si può vedere da video che inflessione assume.
Oltre a questo si può però riprendere le immagini dei detriti tratte dal post del Bent Propeller ed osservare un'espansione delle parti sopravvissute verso l'esterno (indicato più avanti nel post).
Da notare che la probabile formazione di una doppia curvatura nella parete nord dell'edificio concretizza una serie di tensioni di taglio visibili durante il crollo.

A sostegno di ciò si può anche notare come l'inflessione della cima del WTC7 su cui poggiavano le due penthouse non appare nei video di uguale misura, poichè a seconda che la visuale sia dal basso o dall'alto appaiono proiettati differentemente i bordi inflessi.


Le foto dei detriti visti dall'alto sono disponibili qui (ma si riferiscono a un avanzato stato di bonifica dell'area).
– angolo lato sud, US Post Office Building a destra e Verizon Building sullo sfondo:

Su consiglio di MPI la larghezza delle finestre suggerirebbe che la parte di angolo fra WTC5-6 e US Post Office integra che può essere vista in quest'immagine sia in corrispondenza dei piani 22-24 in cui la necessità di inserire una cintura di controventi venne segnata con una discontinuità della tessitura della facciata.
Nella foto scattata su Vesey Street si nota inoltre come vi sia una forte discontinuità fra una serie di elementi inclinati verso Irvine Trust e Verizon e gli altri della facciata sud ruotati di circa 90°.
L'aspetto più curioso riguarda la rigidezza dell'angolo in questione, che essendo molto aperti avrebbe dovuto essere trascinato dal crollo dei solai precedente al collasso.
Insomma parte della parete perimetrale a ridosso dell'angolo avrebbe dovuto preservarsi inclinata verso il centro dell'edificio, attirata dai solai crollati, invece appare come distrutta con una serie di elementi disposti caoticamente sulle macerie in barba a quanto affermato dalle teorie complottiste.
Inoltre la presenza della cintura di controventi nel piano avrebbe dovuto impedire un allargamento della sezione verso l'esterno opponendosi con la triangolazione al movimento d'espansione.
– vista da Vesey Street sulle macerie:
– vista dal West Broadway con sfondo su WTC 5 e 6 sul lato del WTC che si affaccia all'US Post Office Building:
– vista sul lato del WTC7 che si affaccia al Verizon Building a fianco dell'edificio al 30 di West Broadway, noto anche come Fiterman Hall:
– una foto di Robert Seagal (sito), che dalle macerie del WTC 5-6 riprende le macerie del WTC7:

L'invasione delle Street da parte delle macerie indica che queste porzioni di telaio perimetrale non sono posizionate esattamente sulla verticale della posizione in cui si trovavano nell'edificio, ma sono "leggermente" all'infuori, ad occupare quel poco spazio che era stato riservato dall'urbanistica alla separazione fra gli edifici (US Post Office Building, WTC7 e Verizon Building da una parte; WTC5 e 6, WTC7 e Fiterman Hall dall'altra).
Si può inoltre notare la differente distanza fra le due street di separazione con il Verizon Building e l'US Post Office Building rispetto allo spazio che separava l'edificio dal WTC4-5 ed al 30 di Broadway. In questa mappa si può avere un'idea della posizione del marciapiede oltre la West Broadway verso cui tende lo spigolo del WTC7 visibile qui.
Abbiamo quindi, sia nel lato nord che nel lato sud, un forte sbandamento delle macerie, presenti in quantità maggiore nella Vesey Street. In questa foto abbiamo altri particolari. Possiamo notare:
L'angolo fra il lato nord e il Verizon Building rimasto integro (e senza rotazioni) appare invece proteso verso il Verizon Building, ad indicazione che la parte finale della struttura, crollando, in parte si è allargata (come già detto nei due lati più lunghi nel verso di minore resistenza) ed in parte ha portato a ruotare il lato nord, facendolo avvicinare più al Verizon Building che al Fiterman Hall.
Il lato faccia al Verizon appare del tutto distrutto ed a ridosso dell'edificio.
Non esistono video che permettano di osservare la dinamica del crollo della parte inferiore della struttura, tuttavia vi sono queste due immagini
Secondo il rapporto FEMA 403 cp5 si puà stimare che il telaio visibile in questa foto sia parte della parete controventata dei piani 5-7.
Il fatto che i piani del Verizon siano di altezza maggiore rispetto quelli del WTC7 lascia intuire che tale parete si sia spostata quasi orizzontalmente per l'esigua distanza esistente fra i due edifici.
Per maggiori riferimenti sull'altezza dei piani si può osservare anche questa foto e quella che segue
Tuttavia quest'immagine indica anche un altro dato importante.
Scattata di poco discoste dalla precedente (come indicato da medesimi particolari dello squarcio del Verizon) mostra una parte di telaio non controventata (superiore ai piani 5-7 controventati) affiancata ad una parte controventata...un notevole fenomeno rototraslativo compatibile sia con la rotazione generale della struttura in senso antiorario sia con la rotazione della parete in senso orario precedentemente descritta.

L'immagine del telaio controventato indica altri particolari notevoli.

Una rottura per strappo o trazione delle giunzioni fra le colonne di un ordine inferiore e quelle di un ordine superiore.
Il fatto che appaia a circa un terzo dell'altezza del piano mostra elevati carichi a cui le colonne hanno resistito senza problemi al contrario dei fazzoletti (sicuramente sottodimensionati per i carichi subiti durante il crollo)
La presenza di ben tre tipologie di travi differenti nella medesima parete e con variazioni interpiano (1-3) e di tre tipologie differenti di controventi con disposizione poco ovvia.
Vengono evidenziati anche degli irrigidimenti (i pochi sopravvissuti) che sembrano essere alquanto esili per le ali della colonna presenti.
Qualche altro dato disponibile sulla struttura che merita qualche commento è sicuramente la disposizione dei controventi nel core interno dell'edificio (da FEMA 403 cp 5 pag 5)
Come si può notare per i primi 7 piani sono stati utilizzati ben tre tipologie differenti di controventi, più una sottospecie mista nel sud core elevation fra il secondo piano ed il quinto.
Per la precisione i controventi a V per i piani 1-3 del nord core elevation, ed a V aperta per i restanti piani.
Controventi a croce di Sant'Andreas per il transverse core elevations ed un misto per i piani 2-5 per il sud core elevation.
Indubbiamente i controventi a croce di sant'andreas fra i due lati a maggior lunghezza e minore rigidezza hanno contribuito ad evitare lo sbandamento irrigidendo le connessioni (la croce di Sant'Andreas è un sistema iperstatico notevolmente rigido che in presenza di cerniere plastiche sviluppate per sforzi o calore permette comunque la triangolarizzazione delle sollecitazioni).
Ortogonalmente a questi nella direzione di scorrimento della west penthouse vi sono invece dei controventi a V e V aperta.
I primi tendono a sviluppare con il calore delle deformazioni di inflessione sulle travi delle colonne con una minore rigidezza rispetto alle croci di sant'Andreas.
I secondi generano invece sia in campo sollecitativo sia per espansioni da calore una notevole inflessione delle travi con labilità e possibili grandi spostamento con la formazione di cerniere plastiche nei nodi (nella tipologia a croci di sant'Andreas con cerniere plastiche nei nodi, comunque permane un sistema isostatico).
Inoltre costringono un tratto di trave a lavorare con tensioni biassiali o triassiali per flessione, cosa notevolmente a sfavore della sicurezza.
Si ha quindi un sistema di controventi complesso a rischio proprio in quella direzione che poi si è verificata essere la direzione di crollo della west penthouse con possibilità di preservare piani rigidi in direzione ortogonale.
Tuttavia analisi degli elementi reperiti in loco può permettere di determinare che schema di rottura abbiano subito.
Altri aspetti utili da osservare sono una rotazione delle porzioni di parete esterna "integre" del lato sud e del lato east faccia al Verizon rispetto al loro asse.
Nel caso della facciata east tale rotazione ha fatto completamente sbandare il lato verso il Fiterman Hall, anzichè verso il centro dell'edificio come richiede la definizione di implosione di un edificio, provocando i danni ben conosciuti.
Per esempio si può vedere questo video in cui viene evidenziata parte della struttura ruotare nella polvere-fumo andando verso il Fiterman Hall e in tutta probabilità causando un parziale crollo della parte di edificio esposta.

Un tale meccanismo conservatosi dall'inizio del crollo fino al collasso finale non è propriamente un'implosione dell'edificio sulla sua base, quanto un pericoloso elemento vagante che ha fatto danni laddove è arrivato.
Un altro aspetto interessante è lo sbandamento dei piani 22-24 all'angolo di Vesey Street.
Il confronto con la mappa o con la passerella (di poco rientrante rispetto il bordo dell'edificio prima del crollo) indica che parte dell'angolo si sia proteso verso l'esterno, mente il troncone superiore non sarebbe andato a sovrapporsi con l'imbozzamento della parete faccia al US Post Office.
Tutto ciò è curioso poichè proprio quei piani che hanno maggiormente sbandato si trovano nella cintura di controventamento superiore fatta con una serie di croci di Sant'Andreas.
Tale cintura è un utile mezzo usato per creare dei setti rigidi capaci sia di ridurre la luce libera di inflessione globale della struttura (permette inoltre di contenere la freccia orizzontale nel caso delle sollecitazioni da vento) sia di ridistribuire gli effetti di taglio sulla struttura (vento, terremoto) facendo collaborare più elementi nel piano.
Il fatto che tale porzione sia sbandata verso l'esterno indicherebbe quindi una rottura del controventamento con riduzione della capacità di opporsi alle azioni orizzontali.
Spesso la presenza del Kink, inteso come un cedimento della parete nord rispetto ad una colonna sul suo piano, ed il collasso anticipato della east penthouse viene utilizzata per indicare che ciò avrebbe impedito un crollo collettivo della struttura in "sincrono", poichè questa sconnessa in più punti non sarebbe riuscita a trasmettere la fase instabilizzante da una parte all'altra senza che non vi fosse una variazione nel meccanismo di collasso o nella tempistica di reazione.
Due cose sono da dire a riguardo:

Tuttavia nel caso di cedimento di uno dei piani inferiori a quello del precedente collasso dell'east penthouse, comporta inevitabilmente un effetto "sincrono" per tutti i lati dell'edificio.
Riguardo al crollo dell'east penthouse, si tende inoltre a definire il crollo come un effetto del collasso delle colonne 79-80-81 il cui cedimento istantaneo avrebbe fatto flettere i solai sotto la east penthouse facendo sparire anticipatamente la struttura secondaria portata sul tetto dell'edificio.
La distruzione delle colonne viene associata al collasso....tuttavia i danni già evidenziati

indicano un fenomeno progressivo che mal si presta ad un cedimento istantaneo con l'uso di esplosivi delle colonne 79-80-81.
La diminuzione della resistenza progressivamente delle colonne in questione è tale da provocare sempre maggiori lesioni fino al punto estremo in cui non vi sono localmente più elementi che riescano a sorreggere le deformazioni.
Molto probabilmente la progressiva deformazione delle colonne 79-80-81 ha spostato parte dei carichi ai vicini elementi perimetrali, ed il crollo delle colonne nel lato sud in linea con le colonne 79-80-81 ha reso l'estrema rotazione in due solai tale da far sparire anticipatamente la struttura secondaria sul tetto.
Questo concetto è molto importante in scienza delle costruzioni.
Una serie di modificazioni progressive alla resistenza degli elementi strutturali comporta una notevole ridistribzione delle tensioni e sollecitazioni fra gli elementi portanti.
La struttura iperstatica tende sempre a opporre una serie di reazioni tali da mantenersi nello stato di equilibrio previsto nei limiti di resistenza del materiale (campo duttile o peggio ancora a rottura).
Qualora le modifiche alle sollecitazioni non siano sorreggibili, parte degli elementi della struttura finiscono in campi di instabilità (instabilità dell'equilibrio, svergolamento imbozzamento, plateau di duttilità del materiale, rottura per taglio dell'elemento, ecc...) definendo non solo nuove ridistribuzioni delle tensioni con possibili variazioni in genere per grandi spostamenti di parte dell'elemento maggiormente sollecitato (per esempio crolli locali di pareti, sbandamento delle ali della sezione, ecc....), ma anche costituendo una riduzione del grado di iperstaticità della struttura (vedi cerniere plastiche, crepe a pareti, ...) che può essere interpretato anche come una diminuzione della capacità dell'edificio ad adattarsi alle varie sollecitazioni presenti con abbassamento dei gradi di vincolo a dispetto dei gradi di libertà totali sempre costanti.
Inutile ricordare che al raggiungimento dell'isostaticità, il passo che porta a labilità locali o globali è incredibilmente breve.
In quest'ottica di progressione dei danni si inseriscono le immagini prima indicate.
Con le immagini dei detriti, foto presa dal rapporto FEMA 403_cp5 (pag28), si può mettere in risalto la rotazione della facciata faccia al US Post Office

Immagini di confronto sono a questo link ed a quest'altro oppure quest'altra rispetto a questo.
Il crollo quindi appare molto più complesso di un seplice movimento di discesa, o di un implosione simmetrica rispetto al kink, per il semplice fatto che lati diversi hanno ceduto in differenti direzioni andando a lesionare i vicini edifici.
Lo stesso movimento di "implosione" risulta essere tanto incontrollato da creare pareti sottili libere di ruotare proprio laddove vi erano edifici ancora in piedi, e non verso edifici che si sarebbe facilmente previsto fossero distrutti (WTC5-6) in un qualsiasi caso di pianificazione.
Certo la logica viene meno anche nel considerare come sia improbabile che un complotto che non si è preoccupato di distruggere il WTC 1-2-3-4-5-6-7, la Saint Nicolas Church, 4 aerei, ed una metropolitana, nonchè lesionare il Bankers Trust e vari altri edifici uccidendo così migliaia di persone si faccia scrupoli di coscienza per il Verizon e l'US Post Office, per'altro già evacuati.
Ancora più incomprensibile risultano i tagli all'intervista a Danny Jowenko presenti nel video di debunking prodotto dalla Zembla incentrato sul film dietrologico Loose Change.
Il paragone con quanto capitato a Ivan Romero è breve.


Inutile anche far notare che la più classica affermazione che si apprende appena si cominciano a studiare le basi della chimica (fisica classica) e le leggi di bilancio:
Insomma un bilancio chimico in cui esistono i combustibili ed i comburenti, esistono prodotti alterati dal calore con reazioni di corrosione ad alte temperature, esiste il prodotto di scarto fumo....ma non esiste la combustione dell'incendio, con ovvi benefici per gli ipotetici esplosivi che ne avrebbero come prima detto risentito.
A riguardo le foto di Aman Zafar (il sito di riferimento) rendono bene l'idea del fumo prodotto:

Vi è anche fumo prodotto dalla facciata fronte all'US Post Office e fumo proveniente dalla base del WTC7 lato nord, come visibile in questo video.

Inutile accennare al fatto che le prove di laboratorio di esposizione degli incendi abbiano portato il NIST a simulare per il WTC1-2 temperature di almeno 1000°C interne alla struttura.
Tuttavia una teoria alternativa ed in netta contrapposizione con la teoria delle esplosioni parla di utilizzo di termite per demolire il WTC1-2-7.
Il fumo sarebbe quello prodotto dalla reazione termitica.
Il calore prodotto sarebbe quello prodotto dalla reazione termitica, talmente elevato da sciogliere l'acciaio.
La presenza di zolfo nei campioni analizzati presenti nel World Trade Center Building Performance Study sarebbe da relazionare alla presenza di supertermite, composto della termite con zolfo tale da trasformare la reazione esotermica in una reazione esplosiva.
A riguardo sono già stati scritte in questo blog decine di Post (post1, post2, post3, post4 a cui ben si affiancano questi postA, postB), ma ripetiamo almeno le più importanti.
Il fenomeno della corrosione da zolfo è un fenomeno distribuito su sezioni che hanno mantenuto nei peggiori casi parizalmente la loro forma, in totale contrapposizione con un fenomeno localizzato con un certo angolo di taglio così come descritto da Steven Jones.
Giocando sul binomio termite supertermite Jones riesce quindi a prendere lo zolfo da una e le alte temperature dall'altra applicandole dove fa comodo.
E' così che cita il World Trade Center Building Performance Study per sostenere la sua teroia, ignorando le conclusioni dell'ente indicando che nei campioni vi è la presenza di zolfo compatibilmente con la supertermite.
Tuttavia come mostrato nelle varie immagini mostrate si può notare come i campioni mantengano la loro sezione presentando una corrosione da zolfo diffusa e non localizzata.
La diffusione della presenza di zolfo non è attribuibile ad una carica di supertermite che produce effetti localizzati, non produce molten metal e meno che meno è in grado di solubilizzare lo zolfo nei campioni in quantità tale come da bilancio chimico rilevato dalla FEMA.
Lo stesso Jones indica questo video come dimostrazione della supertermite.
Per questo Jones si serve anche della semplice termite, che con una reazione prolungata e fortemente esotermica, è capace di portare a fusione l'acciaio (video della termite in azione segnalato dal blogger Bisqui).
Insomma la possibilità di creare effetti diffusi similmente all'azione della corrosione (non sindachiamo sul fatto che Jones la prevede disposta localizzata su elementi con angoli di 45° e non sull'interezza dell'elemento strutturale per ovvie ragioni di quantità di composto che sarebbe dovuta servire, per ragioni riguardanti l'armamento di tonnellate di composto e per ragiorni di logistica di montaggio invisibile agli occhi di chi quel giorno entrò negli edifici link) è propria della termite che non ha zolfo nella sua reazione nè la capacità di mantenere la sezione degli elementi strutturali! (wikipedia)
Insomma una serie di elementi che per sussistere in modo logico basandosi sulle analisi FEMA dovrebbero inserguirsi creando una miscuglio di situazioni improbabili.
Consiglio anche la lettura di questo post di Henry62 seguito del precedente riguardante il video "Seven is exploding"
Aggiornamento 11 maggio 2007
Sistemazione di alcune parti ed ampliamento di altre.
Aggiornamento 22 settembre 2007
A questo link è possibile vedere le foto scattate dai militari, scaricabili anche in formato PDF (qualità inferiore).
Indicando con il numero di pagina del PDF od il numero di foto abbiamo:
English abstract: Photographs of WTC7 and eyewitness reports clarify the true extent of the damage wrought to the building by the collapse of the North Tower and by the subsequent fires. Photographic evidence also shows that the damage developed over time. Post-collapse images also show the debris distribution pattern to be far more compatible with a progressive collapse than with a controlled demolition.
Vediamo qualche particolare riguardo al WTC7 basandoci sulle foto disponibili. La teoria complottista prevede che sia stato fatto cedere il "core centrale" per provocare un'implosione così come viene eseguito spesso nelle demolizioni controllate al fine di contenere i detriti. A favore di tutto ciò vengono portati vari indizi, ma soprattutto si considera che l'edificio non ne ha coinvolti altri nel crollo.
In genere viene poi definito come crollo naturale una completa rotazione dell'edificio attorno ad un suo lato al pari di un albero (Steven Jones, Niels Harrit), utilizzando foto di alcuni edifici crollati sotto l'azione di un terremoto.
L'idea che un edificio si comporti come un albero a cui si tolga una fetta, ruotando sul bordo e sbattendo al suolo su di un lato, è sintomo di ignoranza della materia, sia negli aspetti concernenti la rigidezza degli elementi portanti rispetto alla loro distribuzione interna alla struttura, sia per quanto concerne la schematizzazione utilizzata per rappresentare le azioni dei terremoti sulle strutture.
Come prova della teoria complottista di demolizione controllata viene inoltre indicato il crollo della east penthouse (grande locale tecnico situato sul tetto, verso est), anticipato di 4-5 secondi rispetto al resto dell'edificio ed al cedimento della west penthouse (altro locale tecnico situato sul tetto, verso ovest).
Per molto tempo non era ammesso dire che c'erano danni alla facciata sud (quella protesa verso il WTC1-5-6), come era difficile ammettere che l'edificio fosse largamente incendiato, utilizzando foto scattate vicino al WTC7 quando ancora vi era visibilità e apparivano pochi incendi isolati sulle facciate nord e verso l'US Post Office Building). Qui una mappa della zona con i nomi degli edifici (il 30 di West Broadway viene chiamato anche Fiterman Hall).
A favore della tesi del collasso c'erano i cosiddetti squib o sbuffi, tratti da un video ripreso da lontano, dal lato nord, in cui si vedeva del fumo fuoriuscire dalla facciata rivolta verso l'edificio Verizon.
In primo luogo abbiamo una serie di incendi definiti come localizzati. Tuttavia, come visibile nel video di Steve Spak, tali incendi, fissati in un'immagine, si diffondevano nella struttura senza limitazioni di sorta.
Il confronto con le foto indicanti in seguito un maggiore fumo
mette in evidenza come sia facile percepire il cielo oltre il WTC7, in completo disaccordo con le immagini che mostrano un'enorme quantità di fumo fuoriuscire dalla facciata.
Personalmente non capisco cosa ci trovi di straordinario in queste foto. Agli edifici con tre o più incendi all'interno a volte capita di fumare. Senza contare che gli incendi "modesti e localizzati" non vengono affermati dai complottisti, ma dalle foto qui sopra. (fonte: 911 subito, link)
In primo luogo gli squib si formano al momento del collasso della struttura (proprio come gli squib del WTC1 e 2) e si verificano in una zona d'angolo della struttura. Prima degli squib vi è il cedimento della parte superiore su cui è appoggiata la west penthouse.
Se per esempio prendiamo il video completo non zoomato si può notare come il cedimento della facciata ed il movimento della west penthouse antecedano gli squib. L'idea di una serie di bombe progressive poste sul lato della torre viene meno visto che cede una parte più interna della facciata portando alla rotazione del blocco della west penthouse. Tuttavia gli sbuffi vi sono, e possono essere provocati sia dai piani che si piegano anticipatamente, rompendo i legami con la facciata nello spigolo, sia dalla polvere che viene liberata e compressa in fuori dalla spinta dell'aria.
Tuttavia viene fatto notare che gli squib di piano in piano si verificano con una velocità superiore a quella della caduta libera di un grave.
Ciò che garantiva un minimo di stabilità ovvero i solai a sostegno del tratto di facciata a fianco dello squarcio e la giunzione d'angolo con l'altra parete viene a mancare favorendo la rotazione degli elementi della facciata sud sullo spigolo più rigido con la facciata fronte al Verizon.
L'ipotesi di rottura dei legami nello spigolo fra il lato sud e quello affacciato al Verizon Building indicherebbe un taglio agente sulla facciata, che porta alla rotazione di parte del lato sud secondo i punti di massimo sforzo e non secondo una logica pancake.
Da notare che la mancanza di controventi in alzato (NIST NCSTAR 1-1 pag. 96, vi era una fascia di controventamento orizzontale che girava intorno all'edificio ai piani 22-24) non permette di ridistribuire il taglio sulla facciata nel caso di rotazione di blocchi di facciata perimetrale.
A descrivere lo stato di danno della facciata sud dell'edificio vi è questa immagine:
presa da questo video. La presenza di uno squarcio è una buona condizione per permettere ad un tronco di colonne di ruotare trascinato dal cedimento del sostegno di base, e generando nel vicino angolo degli sbuffi di polvere definiti come squib.
Per comprendere meglio la disposizione delle strutture sopra il WTC7 possiamo fare il confronto con questa foto:
Si può così appurare meglio la distanza esistente dalle penthouse al bordo del lato sud, vedere la maglia di travi passanti della facciata sud (simile a quella del lato nord e diversa rispetto alle facciate rivolte verso Verizon Building e US Post Office Building). Si notano inoltre i particolari delle penthouse con le due porte, di cui una rivestita di bianco.
Ritornando alla precedente immagine troviamo nel confronto un altro indizio importante riguardo alle penthouse. Il bordo ben visibile, laddove c'è lo squarcio ed il portone a sinistra dell'immagine (verso lato Verizon), non appare propriamente intatto (manca completamente la vetrata sostituita da una fascia di colore più chiaro irregolare).
L'altro portone, a destra della foto (verso lato US Post Office) appare invece divelto (il bianco dovrebbe risaltare) e sembrano esserci delle travi scoperte. Poco sotto tale squarcio, nell'immagine si nota la meshatura delle travi perimetrali (esattamente come è visibile oltre lo squarcio nero nello spigolo fra il lato sud e quello rivolto verso il Verizon Building). Un secondo squarcio potrebbe essere presente nella parte di facciata sud che nell'immagine viene a trovarsi poco discosta dai danneggiamenti della penthouse. Tuttavia le volute di fumo rendono poco chiaro questo dettaglio. Molto più chiara è invece l'inclinazione delle travi perimetrali, piegate verso il basso sul bordo a sinistra dello squarcio maggiore.
Il bianco sopra la penthouse, che assomiglia ad una parabola ribaltata, è visibilmente compromesso, anche perché una parabola bianca sopra il WTC7 non c'è mai stata.
Se guardiamo le foto viste dall'alto al momento del crollo del WTC1 vediamo che sopra il WTC7, al momento del crollo, era presente un tetto bianco, ricoperto forse di polvere, diversamente dalle immagini prima messe della struttura prima dell'11-9-2001 (si nota inoltre che il tetto non viene coinvolto nel crollo del WTC1, diversamente dalla facciata). La parte danneggiata di colore bianco quindi deve essere riferita alle parti bianche presenti poco prima sulla struttura, ovvero al tetto della east penthouse.
Sono interessanti anche le immagini di Aman Zafar trovate da Henry62 e descritte in questo articolo. Una di queste immagini mostra identici particolari sopra la struttura delle penthouse, similmente al video dello squarcio.
Lo stato di danneggiamento dell'edificio viene inoltre definito dal NIST con questa immagine, che indica un danneggiamento apparentemente superficiale sul lato superiore della facciata sud.
Il confronto con le precedenti foto permette di intuire la diversa situazione in cui si trovava l'edificio al momento dello scatto dell'immagine.
Anche il confronto con il fumo emesso qui dai cosiddetti "incendi localizzati" con le immagini appena presentate indica l'evoluzione della situazione in relazione all'emissione di fumo dalla facciata. Quindi queste risultanze vanno a supporto delle seguenti dichiarazioni:
Chief John Norman
From there, we looked out at 7 World Trade Center again. You could see smoke, but no visible fire, and some damage to the south face. You couldn’t really see from where we were on the west face of the building, but at the edge of the south face you could see that it was very heavily damaged.Chris Boyle
... sulle facciate nord ed est del 7 non sembrava che ci fosse assolutamente alcun danno, ma poi guardavi la facciata sud del 7 e c'era un buco alto probabilmente venti piani nell'edificio, con incendi a vari piani. Sull'edificio cadevano macerie e non aveva un bell'aspetto... Ci dirigemmo verso il 7, e quando eravamo a circa cento metri arrivò di corsa Butch Brandies e disse "Scordatevelo, nessuno entra nel 7, si sentono scricchiolii, escono rumori da lì", così ci fermammo e basta... C'era uno squarcio enorme e [l'incendio] era diffuso lì dentro. Direi che era probabilmente un terzo, proprio in mezzo. (fonte)Miller, che ha predetto il collasso del WTC7.
Mark Jacobson
Hours later, I sat down beside another, impossibly weary firefighter. ... Then, almost as a non sequitur, the fireman indicated the building in front of us, maybe 400 yards away. 'That building is coming down,' he said with a drained casualness. 'Really?' I asked. At 47 stories, it would be a skyscraper in most cities, centerpiece of the horizon. But in New York, it was nothing but a nondescript box with fire coming out of the windows. 'When?' 'Tonight ... Maybe tomorrow morning.' This was around 5:15 p.m. I know because five minutes later, at 5:20, the building, 7 World Trade Center, crumbled. linkSi possono vedere anche due fonti pro-dietrologia: 911research.wtc7.net e wtc7.net.
Si può notare nelle testimonianze che la situazione del WTC7 viene descritta come in evoluzione, con macerie che crollavano dalla facciata.
La mappatura del danno, scendendo lungo la facciata, è difficile a causa del fumo, come al momento non ci sono a disposizione immagini del danno sotto la west penthouse; tuttavia le testimonianze orali non sono ottimistiche a riguardo. Vi è comunque un elemento importante: il crollo anticipato di 4-5 secondi della penthouse. Il NIST usa questa foto. L'immagine indica il cedimento della struttura, visibile meglio anche qui.
La difficoltà di questa dinamica consta nello stimare i danni generati da questo cedimento nel resto della struttura, visto che la penthouse crolla anticipatamente rispetto al medesimo punto del piano di taglio sul lato nord dell'edificio. Ancora più difficile risulta modellizzare tutto questo in un programma agli elementi finiti per le problematiche riguardanti la schematizzazione degli urti.
Per i danni alla parte bassa dell'edificio, sullo spigolo fra il lato sud e la facciata che dà sul Verizon Building, Henry62 ha segnalato anche questa immagine:
Pier Paolo Murru invece ha segnalato questo danno nel medesimo angolo di edificio.
Incompatibile con la precedente a meno che si dimostri che elementi di trave caricati da colonne non si siano staccate cedendo nelle giunzioni.
I motivi per cui le giunzioni possono aver ceduto vanno ricavati dall'analisi dei detriti e possono dipendere sia da un cattivo dimensionamento a flessione (in asse o sul piano), sia dall'azione combinata di calore e pressioni non previste.
I danni in prossimità dell'angolo sia per lo squarcio sia per il danneggiamento dell'angolo porterebbero in tutta probabilità nuove tensioni sia agli elementi interni portanti attraverso i solai sia alla vicina facciata rivolta verso il Verizon che verrebbe attirata dalla giunzione d'angolo nelle parti alte dell'edificio ad offrinre un contributo di resistenza per sorreggere le parti esposte.
Vi è inoltre questo post riguardante il Bent Propeller, in cui si valuta quanto presente alla base del WTC7 prima che le emissioni di fumo diventassero di entità tale da non permettere le fotografie, sulla base dei danni subiti dal monumento omonimo sistemato ai piedi dell'edificio sulla passerella rialzata.
Queste immagini documentano lo sfasciume nelle strade prima del crollo (le trovate nell'articolo dedicato al Bent Propeller).
Il meccanismo di crollo vede i cedimento della east penthouse anticipata di alcuni secondi rispetto al crollo completo della struttura.
Quindi in seguito al crollo della east penthouse vi è il collasso del lato sud ed il collasso della west penthouse assieme al resto della struttura.
Osservando gli angoli dell'edificio si nota un'espansione del lato fra US Post Office (lato nord e east) e un abbassamento del lato fra WTC5-6 e Verizon (lato sud e west) come da questo breve video.
L'angolo fra Fiterman Hall e Verizon invece sembra contrarsi verso l'interno della struttura.
Il lato fra WTC5-6 e US Post Office è nascosto quindi non si può vedere da video che inflessione assume.
Oltre a questo si può però riprendere le immagini dei detriti tratte dal post del Bent Propeller ed osservare un'espansione delle parti sopravvissute verso l'esterno (indicato più avanti nel post).
Da notare che la probabile formazione di una doppia curvatura nella parete nord dell'edificio concretizza una serie di tensioni di taglio visibili durante il crollo.
A sostegno di ciò si può anche notare come l'inflessione della cima del WTC7 su cui poggiavano le due penthouse non appare nei video di uguale misura, poichè a seconda che la visuale sia dal basso o dall'alto appaiono proiettati differentemente i bordi inflessi.
Le foto dei detriti visti dall'alto sono disponibili qui (ma si riferiscono a un avanzato stato di bonifica dell'area).
– angolo lato sud, US Post Office Building a destra e Verizon Building sullo sfondo:
Su consiglio di MPI la larghezza delle finestre suggerirebbe che la parte di angolo fra WTC5-6 e US Post Office integra che può essere vista in quest'immagine sia in corrispondenza dei piani 22-24 in cui la necessità di inserire una cintura di controventi venne segnata con una discontinuità della tessitura della facciata.
L'aspetto più curioso riguarda la rigidezza dell'angolo in questione, che essendo molto aperti avrebbe dovuto essere trascinato dal crollo dei solai precedente al collasso.
Insomma parte della parete perimetrale a ridosso dell'angolo avrebbe dovuto preservarsi inclinata verso il centro dell'edificio, attirata dai solai crollati, invece appare come distrutta con una serie di elementi disposti caoticamente sulle macerie in barba a quanto affermato dalle teorie complottiste.
Inoltre la presenza della cintura di controventi nel piano avrebbe dovuto impedire un allargamento della sezione verso l'esterno opponendosi con la triangolazione al movimento d'espansione.
– vista da Vesey Street sulle macerie:
– vista dal West Broadway con sfondo su WTC 5 e 6 sul lato del WTC che si affaccia all'US Post Office Building:
– vista sul lato del WTC7 che si affaccia al Verizon Building a fianco dell'edificio al 30 di West Broadway, noto anche come Fiterman Hall:
L'invasione delle Street da parte delle macerie indica che queste porzioni di telaio perimetrale non sono posizionate esattamente sulla verticale della posizione in cui si trovavano nell'edificio, ma sono "leggermente" all'infuori, ad occupare quel poco spazio che era stato riservato dall'urbanistica alla separazione fra gli edifici (US Post Office Building, WTC7 e Verizon Building da una parte; WTC5 e 6, WTC7 e Fiterman Hall dall'altra).
Si può inoltre notare la differente distanza fra le due street di separazione con il Verizon Building e l'US Post Office Building rispetto allo spazio che separava l'edificio dal WTC4-5 ed al 30 di Broadway. In questa mappa si può avere un'idea della posizione del marciapiede oltre la West Broadway verso cui tende lo spigolo del WTC7 visibile qui.
Abbiamo quindi, sia nel lato nord che nel lato sud, un forte sbandamento delle macerie, presenti in quantità maggiore nella Vesey Street. In questa foto abbiamo altri particolari. Possiamo notare:
- Un'inclinazione dello spigolo dell'edificio verso l'interno, tuttavia in una posizione spostata verso l'US Post Office Building (il marciapiede appare come continuo). I due lati che definiscono lo spigolo dell'edificio sono aperti sulle macerie. Lo stato delle colonne e delle travi perimetrali è identico a quello negli altri lati visti.
- A fianco vi è una fascia distrutta, in cui appaiono macerie sciolte e alcuni spezzoni tranciati di travi perimetrali ,senza la presenza del telaio perimetrale ricoprente.
- La passerella tubolare è schiacciata ed appare rotta anche nell'altro lato della Vesey Street, con rottura più che della campata sospesa (in piedi anche al momento della foto di Cirone) dell'appoggio nel lato sud della strada (vicino WTC 5 e 6).
- Vi è poi un particolare molto curioso, dai più trascurato, sulla sinistra delle foto: vi è distesa in mezzo parte del telaio perimetrale del lato sud dell'edificio.
- Si possono notare in basso delle persone la cui altezza rende la dimensione degli elementi presenti.
- Si nota la passerella su cui poggiava il monumento Bent Propeller, che risulta in parte integra (in questo caso la parte di struttura rialzata è crollata sopra la strada, probabilmente per rottura improvvisa).
- Si nota la presenza di un telaio perimetrali di travi passanti del WTC7, in parte ancora legate fra di loro (distinguibili dagli altri lati poiché non presentano una maglia a scacchiera, ma delle fasce di vetro alternate a travi passanti).
L'angolo fra il lato nord e il Verizon Building rimasto integro (e senza rotazioni) appare invece proteso verso il Verizon Building, ad indicazione che la parte finale della struttura, crollando, in parte si è allargata (come già detto nei due lati più lunghi nel verso di minore resistenza) ed in parte ha portato a ruotare il lato nord, facendolo avvicinare più al Verizon Building che al Fiterman Hall.
Il lato faccia al Verizon appare del tutto distrutto ed a ridosso dell'edificio.
Non esistono video che permettano di osservare la dinamica del crollo della parte inferiore della struttura, tuttavia vi sono queste due immagini
Il fatto che i piani del Verizon siano di altezza maggiore rispetto quelli del WTC7 lascia intuire che tale parete si sia spostata quasi orizzontalmente per l'esigua distanza esistente fra i due edifici.
Per maggiori riferimenti sull'altezza dei piani si può osservare anche questa foto e quella che segue
Scattata di poco discoste dalla precedente (come indicato da medesimi particolari dello squarcio del Verizon) mostra una parte di telaio non controventata (superiore ai piani 5-7 controventati) affiancata ad una parte controventata...un notevole fenomeno rototraslativo compatibile sia con la rotazione generale della struttura in senso antiorario sia con la rotazione della parete in senso orario precedentemente descritta.
L'immagine del telaio controventato indica altri particolari notevoli.
Una rottura per strappo o trazione delle giunzioni fra le colonne di un ordine inferiore e quelle di un ordine superiore.
Il fatto che appaia a circa un terzo dell'altezza del piano mostra elevati carichi a cui le colonne hanno resistito senza problemi al contrario dei fazzoletti (sicuramente sottodimensionati per i carichi subiti durante il crollo)
Vengono evidenziati anche degli irrigidimenti (i pochi sopravvissuti) che sembrano essere alquanto esili per le ali della colonna presenti.
Qualche altro dato disponibile sulla struttura che merita qualche commento è sicuramente la disposizione dei controventi nel core interno dell'edificio (da FEMA 403 cp 5 pag 5)
Per la precisione i controventi a V per i piani 1-3 del nord core elevation, ed a V aperta per i restanti piani.
Controventi a croce di Sant'Andreas per il transverse core elevations ed un misto per i piani 2-5 per il sud core elevation.
Indubbiamente i controventi a croce di sant'andreas fra i due lati a maggior lunghezza e minore rigidezza hanno contribuito ad evitare lo sbandamento irrigidendo le connessioni (la croce di Sant'Andreas è un sistema iperstatico notevolmente rigido che in presenza di cerniere plastiche sviluppate per sforzi o calore permette comunque la triangolarizzazione delle sollecitazioni).
Ortogonalmente a questi nella direzione di scorrimento della west penthouse vi sono invece dei controventi a V e V aperta.
I primi tendono a sviluppare con il calore delle deformazioni di inflessione sulle travi delle colonne con una minore rigidezza rispetto alle croci di sant'Andreas.
I secondi generano invece sia in campo sollecitativo sia per espansioni da calore una notevole inflessione delle travi con labilità e possibili grandi spostamento con la formazione di cerniere plastiche nei nodi (nella tipologia a croci di sant'Andreas con cerniere plastiche nei nodi, comunque permane un sistema isostatico).
Inoltre costringono un tratto di trave a lavorare con tensioni biassiali o triassiali per flessione, cosa notevolmente a sfavore della sicurezza.
Si ha quindi un sistema di controventi complesso a rischio proprio in quella direzione che poi si è verificata essere la direzione di crollo della west penthouse con possibilità di preservare piani rigidi in direzione ortogonale.
Tuttavia analisi degli elementi reperiti in loco può permettere di determinare che schema di rottura abbiano subito.
Altri aspetti utili da osservare sono una rotazione delle porzioni di parete esterna "integre" del lato sud e del lato east faccia al Verizon rispetto al loro asse.
Nel caso della facciata east tale rotazione ha fatto completamente sbandare il lato verso il Fiterman Hall, anzichè verso il centro dell'edificio come richiede la definizione di implosione di un edificio, provocando i danni ben conosciuti.
Per esempio si può vedere questo video in cui viene evidenziata parte della struttura ruotare nella polvere-fumo andando verso il Fiterman Hall e in tutta probabilità causando un parziale crollo della parte di edificio esposta.
Un tale meccanismo conservatosi dall'inizio del crollo fino al collasso finale non è propriamente un'implosione dell'edificio sulla sua base, quanto un pericoloso elemento vagante che ha fatto danni laddove è arrivato.
Un altro aspetto interessante è lo sbandamento dei piani 22-24 all'angolo di Vesey Street.
Il confronto con la mappa o con la passerella (di poco rientrante rispetto il bordo dell'edificio prima del crollo) indica che parte dell'angolo si sia proteso verso l'esterno, mente il troncone superiore non sarebbe andato a sovrapporsi con l'imbozzamento della parete faccia al US Post Office.
Tutto ciò è curioso poichè proprio quei piani che hanno maggiormente sbandato si trovano nella cintura di controventamento superiore fatta con una serie di croci di Sant'Andreas.
Tale cintura è un utile mezzo usato per creare dei setti rigidi capaci sia di ridurre la luce libera di inflessione globale della struttura (permette inoltre di contenere la freccia orizzontale nel caso delle sollecitazioni da vento) sia di ridistribuire gli effetti di taglio sulla struttura (vento, terremoto) facendo collaborare più elementi nel piano.
Il fatto che tale porzione sia sbandata verso l'esterno indicherebbe quindi una rottura del controventamento con riduzione della capacità di opporsi alle azioni orizzontali.
Spesso la presenza del Kink, inteso come un cedimento della parete nord rispetto ad una colonna sul suo piano, ed il collasso anticipato della east penthouse viene utilizzata per indicare che ciò avrebbe impedito un crollo collettivo della struttura in "sincrono", poichè questa sconnessa in più punti non sarebbe riuscita a trasmettere la fase instabilizzante da una parte all'altra senza che non vi fosse una variazione nel meccanismo di collasso o nella tempistica di reazione.
Due cose sono da dire a riguardo:
- La reazione della struttura varia in modo notevole da lato a lato ruotando ed inclinandosi in modi differenti come finora visto.
- La tempistica di crollo è difficile da definire. L'inizio del crollo dovrebbe afferire in primo luogo ai primi elementi che hanno ceduto (quindi si dovrebbe badare allo squarcio). In seguito vi sarebbe il cedimento della east penthouse con danni al resto della struttura poco noti, ma sicuramente una notevole variazione nelle sollecitazioni agli elementi portanti su più piani in entrambi i lati e poi il cedimento della west penthouse più il lato nord con una maggiore velocità di progressione per quanto si trovava più a sud.
Tuttavia nel caso di cedimento di uno dei piani inferiori a quello del precedente collasso dell'east penthouse, comporta inevitabilmente un effetto "sincrono" per tutti i lati dell'edificio.
Riguardo al crollo dell'east penthouse, si tende inoltre a definire il crollo come un effetto del collasso delle colonne 79-80-81 il cui cedimento istantaneo avrebbe fatto flettere i solai sotto la east penthouse facendo sparire anticipatamente la struttura secondaria portata sul tetto dell'edificio.
La distruzione delle colonne viene associata al collasso....tuttavia i danni già evidenziati
indicano un fenomeno progressivo che mal si presta ad un cedimento istantaneo con l'uso di esplosivi delle colonne 79-80-81.
La diminuzione della resistenza progressivamente delle colonne in questione è tale da provocare sempre maggiori lesioni fino al punto estremo in cui non vi sono localmente più elementi che riescano a sorreggere le deformazioni.
Molto probabilmente la progressiva deformazione delle colonne 79-80-81 ha spostato parte dei carichi ai vicini elementi perimetrali, ed il crollo delle colonne nel lato sud in linea con le colonne 79-80-81 ha reso l'estrema rotazione in due solai tale da far sparire anticipatamente la struttura secondaria sul tetto.
Questo concetto è molto importante in scienza delle costruzioni.
Una serie di modificazioni progressive alla resistenza degli elementi strutturali comporta una notevole ridistribzione delle tensioni e sollecitazioni fra gli elementi portanti.
La struttura iperstatica tende sempre a opporre una serie di reazioni tali da mantenersi nello stato di equilibrio previsto nei limiti di resistenza del materiale (campo duttile o peggio ancora a rottura).
Qualora le modifiche alle sollecitazioni non siano sorreggibili, parte degli elementi della struttura finiscono in campi di instabilità (instabilità dell'equilibrio, svergolamento imbozzamento, plateau di duttilità del materiale, rottura per taglio dell'elemento, ecc...) definendo non solo nuove ridistribuzioni delle tensioni con possibili variazioni in genere per grandi spostamenti di parte dell'elemento maggiormente sollecitato (per esempio crolli locali di pareti, sbandamento delle ali della sezione, ecc....), ma anche costituendo una riduzione del grado di iperstaticità della struttura (vedi cerniere plastiche, crepe a pareti, ...) che può essere interpretato anche come una diminuzione della capacità dell'edificio ad adattarsi alle varie sollecitazioni presenti con abbassamento dei gradi di vincolo a dispetto dei gradi di libertà totali sempre costanti.
Inutile ricordare che al raggiungimento dell'isostaticità, il passo che porta a labilità locali o globali è incredibilmente breve.
In quest'ottica di progressione dei danni si inseriscono le immagini prima indicate.
Con le immagini dei detriti, foto presa dal rapporto FEMA 403_cp5 (pag28), si può mettere in risalto la rotazione della facciata faccia al US Post Office
Immagini di confronto sono a questo link ed a quest'altro oppure quest'altra rispetto a questo.
Il crollo quindi appare molto più complesso di un seplice movimento di discesa, o di un implosione simmetrica rispetto al kink, per il semplice fatto che lati diversi hanno ceduto in differenti direzioni andando a lesionare i vicini edifici.
Lo stesso movimento di "implosione" risulta essere tanto incontrollato da creare pareti sottili libere di ruotare proprio laddove vi erano edifici ancora in piedi, e non verso edifici che si sarebbe facilmente previsto fossero distrutti (WTC5-6) in un qualsiasi caso di pianificazione.
Certo la logica viene meno anche nel considerare come sia improbabile che un complotto che non si è preoccupato di distruggere il WTC 1-2-3-4-5-6-7, la Saint Nicolas Church, 4 aerei, ed una metropolitana, nonchè lesionare il Bankers Trust e vari altri edifici uccidendo così migliaia di persone si faccia scrupoli di coscienza per il Verizon e l'US Post Office, per'altro già evacuati.
Ancora più incomprensibile risultano i tagli all'intervista a Danny Jowenko presenti nel video di debunking prodotto dalla Zembla incentrato sul film dietrologico Loose Change.
Il paragone con quanto capitato a Ivan Romero è breve.
Alcuni di coloro che hanno preso posizione in merito sono stati bersagliati da accuse e invettive, come Romero del New Mexico Institute of Mining and Technology, ampiamente citato dagli investigatori di Internet. “Le mie affermazioni sono state riportate in modo errato: non ho detto che credevo ci fossero esplosivi che hanno fatto crollare il palazzo” dice Romero a Popular Mechanics. “Ho detto semplicemente che somigliava a una demolizione con esplosivi.” Romero dice di essere d’accordo con la spiegazione scientifica comunemente accettata e ha già tentato di chiarire la propria posizione. L’Albuquerque Journal pubblicò la rettifica alle sue dichiarazioni il 22 settembre 2001. “Sentivo che era a rischio la mia reputazione di scienziato” racconta. Ma la spiegazione non convinse alcuni cospirazionisti, come il sito www.emperors-clothes.com, che misero in dubbio le vere motivazioni di Romero:Traendo da quanto già discusso qui per l'ennesima volta possiamo far notare come si esprima Danny Jowenko nell'intervista completa:
“L’istituto di ricerca di Romero è finanziato dal Pentagono. Direttamente o indirettamente, ci sono state pressioni che hanno costretto Romero a ritrattare
la sua affermazione iniziale.” Romero ritiene che queste affermazioni siano
altrettanto ridicole: “I cospirazionisti se ne sono usciti dicendo che il governo mi
sta facendo tacere. Questo è quanto di più lontano ci possa essere dalla verità.” Anche Mark Loizeaux è stato oggetto di accuse: data l’importanza della
sua società nel campo delle demolizioni, molti cospirazionisti ritengono che
possa essere stata l’artefice materiale della demolizione con esplosivi da loro
teorizzata. Loizeaux racconta di aver ricevuto minacce di morte e dozzine di email,
dirette a lui e alla sua famiglia, che li accusano di essere assassini. “È doloroso
non solo per noi” dice. “È doloroso anche per chi ha perso i propri cari. È doloroso
per gli americani feriti, sensibili e di buon senso. E siamo stati feriti tutti quel giorno.”
da 11 settembre I miti da smontare editore terredimezzo
SPEAKER: L'ipotesi di complotto presume che le esplosioni siano iniziate alla sommità. Jowenko dice che è impossibile.Che realmente permette di comprendere come Jowenko inizialmente sicuro della demolizione controllata dopo aver visto il crollo del WTC7 da video su pc, rimanga perplesso appena gli fanno notare la presenza dell'incendio
J: Non possono essere stati esplosivi, perché c'era un incendio enorme. Se ci fossero stati esplosivi, sarebbero già bruciati. Oltretutto, prima di bruciarsi, i loro detonatori si sarebbero attivati a 320 °C, per cui sarebbero esplosi prima.
(in riferimento alle varie motivazioni per cui il WTC1 e 2 non sono una demolizione controllata)
JOWENKO: Il crollo le sembra venire dall'alto? No, comincia dal basso. Hanno semplicemente demolito le colonne. E poi è crollato.Inutile quindi far notare a chi taglia e cuce le interviste che la FEMA ha dedotto per elementi strutturali il raggiungimento di temperature di 1000°C (1800°F) in base alla corrosione da zolfo tale da creare la disgregazione dei grani di acciaio (World Trade Center Building Performance Study appendice C).
INTERVISTATORE: Il WTC7 è caduto diversamente dalle torri?
J: Lei crede di no?
I: Sì, si vede che partono per primi i piani in basso.
J: Sì, il resto segue il movimento, è semplice. Questa è una demolizione controllata.
I: Ne è sicuro?
J: Assolutamente, è caduto dopo, era preparato... E' il lavoro di una squadra di esperti.
I: Ma c'erano incendi dappertutto, anche dentro quest'edificio.
J: Non spenti?
I: Non spenti. Coloro che avrebbero preparato la demolizione, l'avrebbero dovuto fare mentre l'edificio bruciava.
J: [pausa] E' strano, è strano. Non so spiegarmelo.
Inutile anche far notare che la più classica affermazione che si apprende appena si cominciano a studiare le basi della chimica (fisica classica) e le leggi di bilancio:
la materia non si crea e non si distruggePoichè per il WTC7 la versione complottista richiede un incendio inesistente visto che apparentemente non si vedono le fiamme, con fumo ben visibile dai video che tuttavia proviene dal nulla (l'incendio non c'è) con elementi portanti che analizzati evidenziano un'esplosizione a temperature di circa 1000°C.
Insomma un bilancio chimico in cui esistono i combustibili ed i comburenti, esistono prodotti alterati dal calore con reazioni di corrosione ad alte temperature, esiste il prodotto di scarto fumo....ma non esiste la combustione dell'incendio, con ovvi benefici per gli ipotetici esplosivi che ne avrebbero come prima detto risentito.
A riguardo le foto di Aman Zafar (il sito di riferimento) rendono bene l'idea del fumo prodotto:

Vi è anche fumo prodotto dalla facciata fronte all'US Post Office e fumo proveniente dalla base del WTC7 lato nord, come visibile in questo video.
Inutile accennare al fatto che le prove di laboratorio di esposizione degli incendi abbiano portato il NIST a simulare per il WTC1-2 temperature di almeno 1000°C interne alla struttura.
Il fumo sarebbe quello prodotto dalla reazione termitica.
Il calore prodotto sarebbe quello prodotto dalla reazione termitica, talmente elevato da sciogliere l'acciaio.
La presenza di zolfo nei campioni analizzati presenti nel World Trade Center Building Performance Study sarebbe da relazionare alla presenza di supertermite, composto della termite con zolfo tale da trasformare la reazione esotermica in una reazione esplosiva.
A riguardo sono già stati scritte in questo blog decine di Post (post1, post2, post3, post4 a cui ben si affiancano questi postA, postB), ma ripetiamo almeno le più importanti.
Il fenomeno della corrosione da zolfo è un fenomeno distribuito su sezioni che hanno mantenuto nei peggiori casi parizalmente la loro forma, in totale contrapposizione con un fenomeno localizzato con un certo angolo di taglio così come descritto da Steven Jones.
E' così che cita il World Trade Center Building Performance Study per sostenere la sua teroia, ignorando le conclusioni dell'ente indicando che nei campioni vi è la presenza di zolfo compatibilmente con la supertermite.
Tuttavia come mostrato nelle varie immagini mostrate si può notare come i campioni mantengano la loro sezione presentando una corrosione da zolfo diffusa e non localizzata.
La diffusione della presenza di zolfo non è attribuibile ad una carica di supertermite che produce effetti localizzati, non produce molten metal e meno che meno è in grado di solubilizzare lo zolfo nei campioni in quantità tale come da bilancio chimico rilevato dalla FEMA.
Lo stesso Jones indica questo video come dimostrazione della supertermite.
Per questo Jones si serve anche della semplice termite, che con una reazione prolungata e fortemente esotermica, è capace di portare a fusione l'acciaio (video della termite in azione segnalato dal blogger Bisqui).
Insomma la possibilità di creare effetti diffusi similmente all'azione della corrosione (non sindachiamo sul fatto che Jones la prevede disposta localizzata su elementi con angoli di 45° e non sull'interezza dell'elemento strutturale per ovvie ragioni di quantità di composto che sarebbe dovuta servire, per ragioni riguardanti l'armamento di tonnellate di composto e per ragiorni di logistica di montaggio invisibile agli occhi di chi quel giorno entrò negli edifici link) è propria della termite che non ha zolfo nella sua reazione nè la capacità di mantenere la sezione degli elementi strutturali! (wikipedia)
Insomma una serie di elementi che per sussistere in modo logico basandosi sulle analisi FEMA dovrebbero inserguirsi creando una miscuglio di situazioni improbabili.
Consiglio anche la lettura di questo post di Henry62 seguito del precedente riguardante il video "Seven is exploding"
Aggiornamento 11 maggio 2007
Sistemazione di alcune parti ed ampliamento di altre.
Aggiornamento 22 settembre 2007
A questo link è possibile vedere le foto scattate dai militari, scaricabili anche in formato PDF (qualità inferiore).
Indicando con il numero di pagina del PDF od il numero di foto abbiamo:
- pag 23 - immagine del fuoco sul WTC
- pag 24 - prospettiva del wtc sul wtc7 ancora integro sul tetto
- pag 26-27-28 Possibilità di zommare sulla Penthouse e fare il confronto con i danni evienziati sopra nel post con apposite immagini
- pag 37 compaiono i danni laterali WTC7 nello spigolo fra WTC1 e Verizon, nella parte alta della struttura, la stessa che svilupperà in seguito gli squib
- pag 46 evidente emissione di fumo da parte del WTC7 visto dal lato nord
- pag 50 visione del lato sud e troppo fumo per distinguere danni alla facciata del WTC7
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