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2013/05/13

NIST: crollo del WTC7 a velocità di caduta libera. Conferma di demolizione?

di Paolo Attivissimo

Su richiesta di Massimo Polidoro del CICAP rispondo a una domanda che è arrivata a lui ma anche a Undicisettembre da più persone e che merita quindi un approfondimento. Cito qui la versione della domanda inviata a Polidoro da Elia D.:

Il NIST asserisce che il crollo dell'edificio 7, di 47 piani, sia stato causato unicamente dagli incendi, però ammette che i primi 30 metri del crollo siano avvenuti in accelerazione da caduta libera. Gli ingegneri le diranno che il fuoco non può fare una cosa simile e che per ottenere un risultato del genere si deve fare uso di esplosivi preposizionati. Quindi come spiega questa incongruenza di 30 metri di caduta libera senza un qualche tipo di sistema di demolizione? Nessuno fino ad oggi è riuscito purtroppo a trovare una spiegazione.

Innanzi tutto occorre verificare le premesse. L'affermazione attribuita al NIST è riportata correttamente? Non è dato saperlo con certezza, dato che la domanda non cita una fonte precisa (una consuetudine purtroppo molto frequente), ma il rapporto NIST NCSTAR 1A di novembre 2008, a pagina 45, parla di caduta libera del WTC7 per circa 32 metri (“free fall drop... for approximately... 32.0 m”). Questa potrebbe essere la fonte dell'asserzione.

Tuttavia, se si legge il testo completo invece di estrarne un frammento dal contesto, emerge che non si tratta dei primi 30 metri, come afferma la domanda, ma di una seconda fase del crollo, preceduta da una prima fase molto più lenta della caduta libera e seguita da una terza fase anch'essa più lenta della caduta libera. Emerge inoltre che la fase di caduta libera durò soltanto 2,25 secondi:

In Stage 1, the descent was slow and the acceleration was less than that of gravity. This stage corresponds to the initial buckling of the exterior columns in the lower stories of the north face. By 1.75 s, the north face had descended approximately 2.2 m (7 ft).
In Stage 2, the north face descended at gravitational acceleration, as the buckled columns provided negligible support to the upper portion of the north face. This free fall drop continued for approximately 8 stories or 32.0 m (105 ft), the distance traveled between times t = 1.75 s and t = 4.0 s.
In Stage 3, the acceleration decreased somewhat as the upper portion of the north face encountered increased resistance from the collapsed structure and the debris pile below. Between 4.0 s and 5.4 s, the north face corner fell an additional 39.6 m (130 ft).

In traduzione:

Nella Fase 1, la discesa fu lenta e l'accelerazione fu inferiore a quella gravitazionale. Questa fase corrisponde al cedimento iniziale delle colonne esterne ai piani inferiori della facciata nord. A 1,75 s, la facciata nord era scesa di circa 2,2 m.
Nella Fase 2, la facciata nord scese con accelerazione gravitazionale, dato che le colonne che avevano ceduto fornivano un sostegno trascurabile alla parte superiore della facciata nord. Questa caduta libera continuò per circa 8 piani o 32,0 metri, ossia la distanza coperta fra t = 1,75 s e t = 4,0 s.
Nella Fase 3, l'accelerazione diminuì in una certa misura man mano che la porzione superiore della facciata nord incontrò una maggiore resistenza da parte della struttura crollata e della catasta di macerie sottostante. Fra 4,0 e 5,4 s l'angolo della facciata nord cadde di altri 39,6 m.

Secondo le analisi del NIST, nella prima fase il crollo fu molto più lento rispetto a una caduta libera: circa 2,2 m in 1,75 secondi. Secondo un semplice calcolo di fisica, se si fosse trattato di una caduta libera, il crollo avrebbe prodotto una discesa di circa 15 m, non 2,2.

Se il WTC7 fosse stato oggetto di una demolizione controllata (con distruzione istantanea di tutti i supporti), questa prima fase lenta non ci sarebbe stata e si sarebbe verificato subito il crollo in caduta libera.

Dunque le parole del NIST non avvalorano affatto la tesi della demolizione controllata come potrebbe sembrare a una lettura superficiale e fuori dal contesto.

La fase lenta iniziale è invece compatibile con un rapido collasso progressivo, in cui un elemento portante principale, ammorbidito dagli incendi, cede e quindi tocca agli elementi portanti vicini reggere il carico che spettava all'elemento che ha ceduto. Se anche gli elementi portanti vicini sono indeboliti dal calore, cedono a loro volta, innescando una sequenza di cedimenti a catena che può essere molto rapida come propagazione e produce un crollo iniziale relativamente lento. Dopo che tutti i supporti hanno ceduto, inizia una caduta sostanzialmente libera.

In conclusione, non vi è nessuna “incongruenza” da sanare e non è vero che “nessuno fino ad oggi è riuscito purtroppo a trovare una spiegazione”: la spiegazione è fornita direttamente dalla lettura integrale dei paragrafi citati del rapporto NIST.

In quanto agli “ingegneri” che affermano che “il fuoco non può fare una cosa simile e che per ottenere un risultato del genere si deve fare uso di esplosivi preposizionati”, non viene fornito né il nome di nessuno di questi ingegneri né una pubblicazione tecnica che sostenga quest'affermazione, per cui l'onere di dimostrarla resta in carico a chi l'ha fatta. In mancanza di questa dimostrazione, l'asserzione è priva di ogni sostanza ed è quindi inutile, per ora, indagarla.

2010/09/23

È vero che il WTC7 non viene mai citato nel rapporto della Commissione 11/9?

di Paolo Attivissimo. Ultimo aggiornamento: 2013/03/28

Uno dei presunti misteri spesso citati dai sostenitori delle tesi alternative è l'assenza di ogni riferimento al WTC7, la “terza torre” crollata al World Trade Center l'11 settembre 2001, nel Rapporto della Commissione 11/9. I rapporti tecnici di FEMA e NIST ne parlano estesamente, ma per qualche ragione il fatto che non sia citato nel Rapporto della Commissione, che è per forza di cose un sunto, ad alcuni pare strano.

In realtà chi fa quest'asserzione dimostra di aver ben poco talento per la ricerca. Infatti l'edificio è citato più volte nel Rapporto, solo che vi compare con la sigla “7 WTC” anziché “WTC7”. Non è mai citato invece come “Building 7” o “Solomon Building”.

Pagina 284: “The OEM' headquarters was located at 7 WTC. Some questioned locating it both so close to a previous terrorist target and on the 23rd floor of a building (difficult to access should elevators become inoperable). There was no backup site.”

Pagina 293: “By 8:48, officials in the OEM headquarters on the 23rd floor of 7 WTC – just to the north of the North Tower – began to activate the Emergency Operations Center by calling such agencies as the FDNY, NYPD, Department of Health, and the Greater Hospital Association and instructing them to send their designated representatives to the OEM.”

Pagina 302: “At about 9:57, an EMS paramedic approached the FDNY Chief of Department and advised that an engineer in front of 7 WTC had just remarked that the Twin Towers in fact were in imminent danger of a total collapse.”

Pagina 305: “After the South Tower was hit, OEM senior leadership decided to remain in its "bunker" and continue conducting operations, even though all civilians had been evacuated from 7 WTC. At approximately 9:30, a senior OEM official ordered the evacuation of the facility, after a Secret Service agent in 7 WTC advised him that additional commercial planes were not accounted for.”

Fatta questa precisazione, si può obiettare che comunque quello che manca, nel Rapporto, è un riferimento al crollo del WTC7. Ma va notato che il Rapporto non cita neppure il crollo del WTC3, il grande hotel Marriott, alto 22 piani, situato in fianco alle Torri Gemelle (foto qui accanto) e distrutto completamente dal loro collasso. Non ne fa menzione nonostante il fatto che la distruzione del WTC3 causò circa 40 morti.

Un bilancio del genere dovrebbe fare del crollo del WTC3 un evento significativo, ben più di quello del WTC7, che non provocò neppure una vittima (perché l'edificio, colpito dalle macerie delle Torri, era stato evacuato e delimitato da un perimetro di sicurezza proprio in previsione del suo crollo), eppure nel Rapporto della Commissione 11/9 non se ne parla. Ma questo, nell'ottica selettiva dei cospirazionisti, non rappresenta un mistero.

2010/09/20

WTC7, riprese giornalistiche dell'incendio

di Paolo Attivissimo

Un video pubblicato su Youtube da IC911Studies e proveniente dagli archivi di una televisione locale di New York fa ulteriore chiarezza sulle condizioni strutturali della "terza torre", l'edificio WTC7 o Salomon Building, che secondo alcune tesi cospirazioniste sarebbe crollato in modo sospetto.

Il video inizia con il cronista (non identificato, ma dotato di un microfono con il logo della CBS e il numero 2) che descrive la scena dall'interno di un edificio le cui vetrate sono totalmente distrutte.

Dice di non sapere di preciso in quale edificio si trova, ma nota che dietro di lui c'è Barclay Street. Nella sequenza è inoltre visibile uno spigolo del WTC7, per cui è presumibile che si tratti della Bank of New York Mellon, all'incrocio fra Washington Street e Barclay Street.

Nella mappa qui sotto, tratta dal capitolo 1 del rapporto FEMA, l'edificio è cerchiato in rosso e la direzione dell'inquadratura è indicata dalla freccia.

Il cronista indica un edificio a destra del WTC7 e poi il WTC7 stesso e mentre indica il WTC7 dice "We don't know what this building is" ("non sappiamo che edificio sia quello"), a conferma di quanto fosse poco noto ai giornalisti questo grattacielo secondario del World Trade Center. Da questa poca familiarità discendono i vari equivoci di Aaron Brown (CNN) e Jane Standley (BBC) nel riferire se l'edificio fosse crollato o meno.

Il reporter aggiunge inoltre che "they're obviously on fire, maybe there's a chance that they could collapse": dice che gli edifici che ha appena indicato sono evidentemente in fiamme e che forse potrebbero crollare. Ancora una volta, le parole del cronista documentano quanto fosse diffusa e ovvia l'ipotesi che altri edifici, oltre alle Torri Gemelle, potessero cedere.

Le macerie ai piedi del WTC7 indicano che la ripresa risale a dopo il crollo della Torre Nord (WTC1) e dimostrano che le macerie di questo crollo giunsero fino al WTC7 e oltre.

Si nota inoltre che da numerosi piani del WTC7 esce fumo abbondante. A sinistra si possono vedere le file di finestre infrante sul lato nord (opposto alle Torri), dalle quali spiccano fiamme. Si odono anche rumori secchi, simili a scoppi, forse prodotti dalle macerie che si vedono cadere al suolo.





Il fumo è abbondantissimo anche sul lato corto opposto del WTC7, rivolto verso est.


Le immagini fisse non riescono a rendere la violenza degli incendi e la corsa frenetica delle volute di fumo. È quindi consigliabile visionare il video completo, disponibile qui sotto.


Se si considera che il WTC7 fu lasciato a bruciare per ore, senza alcun intervento dei vigili del fuoco, non sembra poi così sorprendente che sia crollato. Sorprende, semmai, che i sostenitori delle tesi alternative ne siano così ossessionati, anche perché non è chiaro che senso avrebbe avuto – nell'ottica delle tesi di demolizione intenzionale come casus belli – distruggere un grattacielo minore (47 piani) che pochi conoscevano quando la devastazione di due edifici iconici come le Torri Gemelle era più che sufficiente a creare uno shock fortissimo nell'opinione pubblica.

2010/03/24

Intervista a una sopravvissuta del World Trade Center 7

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

Undicisettembre continua la raccolta di testimonianze oculari di chi ha assistito di persona al più tragico attentato della storia. Le parole vivide e cariche di emozione dei testimoni sono sempre molto toccanti e sono lo strumento migliore perché non ci si dimentichi della tragedia compiuta l'11 settembre 2001 da un gruppo di terroristi.

In questa occasione proponiamo il racconto in prima persona di una sopravvissuta all'attacco che si trovava nell'edificio numero 7, ovvero quello che secondo i complottisti ospitava segreti di stato che dovevano essere distrutti. La testimone, che ringraziamo per la sua disponibilità e cortesia, si chiama Michelina Russo. Il suo nome è da noi citato con il suo permesso.

Undicisettembre: Cosa ricordi, in generale, di quella mattina? Ci puoi fare un racconto della tua esperienza?

Michelina: Lavoravo al 34° piano del World Trade Center 7. La mia scrivania aveva una finestra che si affacciava sugli edifici 1 e 2 del World Trade Center. Quando il primo aereo colpì la Torre Nord, il mio capo e io eravamo gli unici in ufficio. Il suono dell'esplosione sembrò quello di un camion che rimbalzava su una piastra metallica per strada, amplificato un milione di volte.

Subito dopo una palla di fuoco fu proiettata in fuori verso il nostro edificio come se stesse per trapassare le nostre finestre. Mi coprii persino la faccia, scivolai indietro nella mia sedia, balzai in piedi e dissi al mio capo che dovevamo abbandonare l'edificio. Ma lui rimase lì fermo in piedi, in stato di shock, a fissare quello che accadeva fuori dalla finestra. Alla fine venne via con me. Qualcosa dentro di me mi disse che si trattava di terrorismo.

Molte persone che lavoravano al mio piano furono sufficientemente sveglie da cercare le scale d'evacuazione più vicine, ma molte altre attesero gli ascensori. Molti di noi convinsero parecchie persone a prendere le scale, ma non tutti ci ascoltarono. Mentre scendevamo le scale, tenni per mano una donna che non avevo mai incontrato. Nessuno piangeva, ci facevamo solo coraggio a vicenda, in silenzio. Mi sembrò che ci volesse un'eternità a scendere quelle scale. Tutto ciò che riuscivo a pensare era che ero sposata solo da quattro mesi e stavo per morire.

Una volta arrivata per strada, a mezzo isolato di distanza, mentre guardavo in alto verso la Torre Nord in fiamme e verso tutto quel fumo, io e ovviamente gli altri che erano vicino a me udimmo il secondo aereo, il rumore di motori a bassa quota e poi BOOOOOM! La Torre Sud fu colpita! Fuoco, pezzi di metallo, corremmo, corremmo, e corremmo verso nord.... Ero a circa a tre isolati dal nuovo disastro. A quel punto tutto ciò a cui pensavo era che dovevo mettermi in contatto con la mia famiglia per far loro sapere che stavo bene. Grazie a Dio trovai un telefono pubblico che in quel momento era usato da tre persone e attesi di poter fare una chiamata a carico del destinatario a mia sorella per farle sapere che stavo bene... A quel punto iniziò il resto dell'incubo. La gente cominciò a lanciarsi. Anche se ero ad alcuni isolati di distanza riuscii a vederlo.

A quel punto successe l'impossibile, la Torre Sud iniziò a sbriciolarsi. Ecco il panico.... Era il momento di correre e voglio proprio dire correre. Era come trovarsi in un film.... vedevi il modo in cui si stava sbriciolando, ma non si sapeva se si sarebbe inclinata o se il metallo sarebbe stato proiettato in fuori ti avrebbe ucciso, coperto e sepolto. O mio Dio, non so dirti cosa mi passasse per la testa. La mia famiglia sapeva dov'ero quando l'ho chiamata e pensava che se io ero ancora in quella zona sicuramente ero morta. Fortunatamente raggiunsi uno degli ultimi battelli che andavano a Staten Island, dove abito. Comunque sul battello eravamo ricoperti dai residui della polvere e non sapevo se c'erano altri aerei che sarebbero arrivati ad uccidere chiunque avesse cercato di andarsene dalla città. Ho davvero pensato che avrei potuto morire nel cercare di andare a casa....Mi sono seduta sul pavimento del battello e ho pregato.


Undicisettembre: Hai detto che ti ci volle parecchio tempo per uscire dall'edificio. Durante quel lasso di tempo come fu l'evacuazione? Ordinata o caotica? So che le prove di evacuazione erano molto frequenti: furono in qualche modo utili?

Michelina: L'evacuazione in sé non fu molto caotica. Il caos sembrava essere causato dalle persone che erano da sole. Una volta che ciascuno si era aggregato a un gruppo, l'evacuazione per le scale fu ordinata. Scendemmo in due file. Credo davvero che le frequenti prove di evacuazione che la nostra azienda faceva furono d'aiuto alla nostra evacuazione organizzata.


Undicisettembre: Il tuo ufficio era nell'edificio numero 7. Ti ricordi a che ora fu evacuato e se fu dato un ordine ufficiale di lasciare l'edificio? Se si, quanto ci volle prima che non ci fosse più nessuno all'interno?

Michelina: Per quanto ricordo, ci vollero circa cinque minuti prima che il mio piano cominciasse l'evacuazione. Non ricordo nessun annuncio ufficiale, ma non posso credere che non ci fossero allarmi in funzione. Comunque quando uscimmo dall'edificio 7 so di aver guardato in su verso il World Trade Center 1, tra lo shock e lo stupore, per circa 5 minuti prima che l'edificio 2 fosse colpito.


Undicisettembre: Mentre uscivi dall'edificio 7 hai visto o udito qualcosa di inaspettato, come esplosioni o vittime?

Michelina: No, in quel momento no.


Undicisettembre: Una volta uscita dal palazzo, com'era la situazione nelle strade? Cosa puoi dirci delle persone che uscivano dalle Torri Gemelle?

Michelina: L'uscita che prendemmo era laterale rispetto all'edificio. Lì la folla era enorme. La gente correva verso nord o semplicemente guardava in alto e fissava (io ero una di queste). Fino a questo punto, però, non avevo avuto nessun contatto con nessuno che fosse uscito direttamente dalle Torri Gemelle.


Undicisettembre: Quando la seconda torre fu colpita, tu eri già tra la gente per le strade. Forse prima di quel momento qualcuno credeva che fosse stato un terribile incidente, ma dopo il secondo schianto fu ovvio che si trattasse di terrorismo. A quel punto la situazione come cambiò?

Michelina: Si, molta gente pensava che il primo schianto fosse un "incidente", ma una volta arrivata per strada fu ovvio che la maggior parte delle persone aveva capito che gli Stati Uniti erano sotto attacco. La grandezza di quell'esplosione non poteva essere un incidente.


Undicisettembre: So che questa è una domanda abbastanza bizzarra, ma della gente matta sulla Rete sostiene che gli aerei che colpirono il Trade Center fossero finti. Sostengono che le Torri furono colpite da missili o che delle bombe esplosero dall'interno e che gli aerei mostrati dalla televisioni furono solo ologrammi. Da quanto hai visto o sentito credo che tu possa smentire definitivamente questa follia, giusto?

Michelina: Certo che posso smentirla. Queste dicerie vengono da persone che hanno bisogno di ricevere cure. Nessuna persona sana di mente le prenderebbe sul serio.


Undicisettembre: Hai visto crollare la Torre Sud. Per quel che ne sai, dava segni di essere instabile o crollò all'improvviso? Il crollo era in qualche modo atteso?

Michelina: No, non ci furono avvisaglie di nessun genere. La gente correva via dagli edifici, ma alcune persone erano ancora a pochi isolati di distanza. Io ero così vicina perché fui tanto fortunata da trovare un telefono pubblico per chiamare a casa e far sapere alla mia famiglia che stavo bene. Altri che erano in coda per usare il telefono piangevano per le persone che conoscevano e che si trovavano ai piani più alti del palazzo. Il marito di una donna lavorava al 104° piano della Torre Nord, e ci lavorava anche una mia amica.


Undicisettembre: La gente come ha reagito dopo il crollo della Torre Sud?

Michelina: Essendo stato così inaspettato, non eravamo più spettatori in stato di shock, ma eravamo di nuovo in modalità di fuga. Fu orribile. Tutti scappavano, urlando, correndo verso nord, nascondendosi dietro le automobili. Dopo essere arrivata in strada e aver telefonato per dire alla mia famiglia che stavo bene, dovetti affrontare una nuova lotta per la sopravvivenza. Questo edificio stava venendo giù e non riuscivo a vedere come stesse cadendo. Si stava inclinando di lato? Se si, da quale lato? C'era così tanta polvere! Avrei dovuto nascondermi in una stazione della metropolitana? Avrei dovuto correre più veloce che potevo verso nord e infilarmi in una strada laterale? Mi sentivo davvero come in un film d'azione. Fortunatamente mi imbattei in un amico che abitava vicino a me e camminammo verso nord più a lungo che potemmo e tornammo verso sud stando lontano dalle torri per prendere un traghetto che ci portasse a Staten Island, dove abitiamo.

Undicisettembre: Cosa si prova a vedere lo skyline più celebre del mondo cambiato per sempre?

Michelina: Mi rende molto triste e arrabbiata. Quando vedo un film antecedente al 2001 che mostra lo skyline di NY, semplicemente non riesco a credere che qualcuno possa essere così pieno di odio. I palazzi sono solo materiali, ma guardate quante vite sono state portate via. Quando c'è un documentario sull'11/9, devo cambiare canale. Non riesco più a vederlo. È stato sufficiente viverlo.


Undicisettembre: Cosa pensi del nuovo World Trade Center 7 che ha aperto nel 2006? Io credo che sia davvero bello e mi piace molto come riflette la luce del sole. Inoltre apprezzo il fatto che l'ultimo edificio ad essere distrutto sia stato il primo ad essere ricostruito. Ma questa è solo la mia opinione personale e vorrei sentire la tua, visto che lavoravi nell'edificio precedente.

Michelina: Lo trovo bellissimo. Quando è stato completato sono andata a vederlo. Era la prima volta che tornavo al Trade Center. È stato un tragitto molto, molto doloroso per me. Anche se sono molto grata di essere qui oggi. Questo, però, comporta un gran senso di colpa. Mi è stato detto che si chiama "senso di colpa del sopravvissuto". È un sentimento strano.


Undicisettembre: Come hanno reagito la città e i suoi abitanti? Credi che i newyorkesi siano ancora orgogliosi di considerare New York la città più importante del mondo, o la ferita è troppo dolorosa?

Michelina: Ci siamo uniti e ci siamo aiutati a vicenda. È stato davvero bellissimo vedere come le persone si uniscano e mostrino di saper ricordare che non possiamo dare le nostre vite per scontate.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie cospirative che sostengono che l'11/9 sia stato un "inside job"? La gran parte dei cospirazionisti crede che le Torri siano state demolite intenzionalmente con esplosivi; alcuni credono anche che nessun aereo si sia schiantato contro di esse e che tutti i video che li mostrano siano falsi. Cosa ne pensi?

Michelina: Credo che queste teorie del complotto siano risibili. L'America è la terra della libertà... non uccidiamo la nostra gente, difendiamo solo la nostra nazione quando è attaccata da altri, come lo fummo dai terroristi l'11/9. Chi inventa teorie del complotto non ha di meglio da fare che cercare di lucrare e crearsi una fama su una tragedia come questa.


Unicisettembre: I complottisti sostengono anche che l'edificio numero 7 fu riempito di esplosivo in anticipo allo scopo di essere demolito, secondo loro il motivo di questa demolizione è che nell'edificio 7 c'erano uffici dell'FBI e della CIA, quindi conteneva segreti che dovevan essere distrutti per sempre. Secondo te questa teoria è plausibile?

Michelina: No. Non credo che questa teoria sia plausibile. È ridicola. Anzitutto, come ho detto prima, non uccidiamo la nostra gente. In secondo luogo, l'FBI non ha mai avuto uffici nell'edificio 7; la CIA però era uno degli affittuari. Se era così importante per il nostro governo distruggere intenzionalmente dei "segreti" nascosti dalla CIA, perché il nostro governo avrebbe dovuto adottare misure così estreme per raggiungere questo scopo?


Undicisettembre: Hai mai incontrato qualche sostentitore delle teorie del complotto e provato a discutervi? Se si, com'è andata e quali sono le tue impressioni su queste persone? Hai trovato una spiegazione del perché queste teorie dell'"inside job" sembrano essere popolari anche tra gente che di norma non riterresti fuori di testa?

Michelina: No, non ne ho mai incontrati.


Undicisettembre: Stiamo cercando di capire gli effetti di queste teorie sul pubblico generico negli Stati Uniti, perché vediamo commentatori come Glenn Beck e il movimento dei "birther" [quelli che sostengono che Obama non è nato cittadino americano e quindi non sarebbe stato eleggibile come presidente, N.d.T.] ed è difficile per noi capire da qui quanto queste storie siano prese sul serio. Hai l'impressione che queste teorie appartengano a un movimento marginale o credi che siano abbastanza popolari?

Michelina: Credo che siano solo un movimento marginale. Non sono molti qui negli USA a dubitare che l'omicidio di massa di martedì 11 settembre 2001 sia stato un vile atto di terrorsimo organizzato da Osama bin Laden. Specialmente fra le famiglie che hanno perso i loro cari, gli eroi e i sopravvissuti che ne sono stati testimoni.

2010/02/15

Courage and Hard Facts: An Interview with Lenny Curcio, WTC7 Firefighter

by Hammer. An Italian translation is available here.

New York's firefighters are unanimously seen as the true heroes of 9/11. They climbed the endless stairs of the Twin Towers on fire, carrying their heavy gear, in the hope of saving some of the people who were in the offices of the World Trade Center. This often cost them their life or their health.

One of these firefighters, Lenny Curcio (quoted with his permission), has granted us an interview which reveals the emotion and commitment of those who worked tirelessly to save lives and dispels beyond doubt the conspiracy theories that claim, among many other absurdities, that World Trade Center 7 was demolished by explosives.

We offer this interview to our readers as part of our ongoing effort to spread as much as possible the truth about what happened on 9/11, so that the absurdity of conspiracy theories becomes clearer all the time.

We would like to thank Lenny Curcio for his time and his kindness.

Undicisettembre: Hello Lenny, it's an honor to speak with you and to share your words with our Italian readers, who are often hindered by the language barrier. We are very thankful to you for taking the time to discuss your experience with us.

What do you recall, generally speaking, about that day? Can you give us an account of your experience?

Lenny Curcio: I don't know how relevant my information will be to you so I'll tell you a little about that day as it pertains to me. On 9/11/2001, I was a Lieutenant with the NYC Fire Department and was in a training class in Queens. When the first plane struck the training facility went on standby. When the 2nd plane struck, we were deployed to the scene.

I arrived as the second tower collapsed. We were bussed in to the West Side Hwy and walked toward the disaster while all others were running away. We walked into the dust cloud and assembled for assignments. We were at the verge of chaos and tried to keep it organized. I was assigned to supervise the extinguishment of 7 World Trade, the very building my sister had evacuated. There were ten floors of fire and I decided to abort the assignment after no headway was made. We were drafting water from the Hudson River, but to no avail. I then pulled the men back to the West Side Hwy and formed a small group to do search and rescue.

We were picking up body parts and bringing them to one central area. At that time, I was able to start an Articulated Front End Loader and knocked through concrete pilings along the pedestrian path. This was to start removing crushed cars and fire trucks from the street by dragging them with the heavy equipment. After moving them out of the way, we were able to continue the search for more victims.

While doing so, 7 World Trade Center collapsed just as expected. Evening approached and we entered the abandoned American Express building. We had no power, no phones and our communications were exhausted (batteries). We forced many doors to offices in search of water and towels. The men needed bathrooms and needed to wash their eyes. After a brief rest, we regrouped and continued.

At midnight, I could not see anymore with the dust and my eyes were almost swollen shut. We walked about two miles to the Pitt Street firehouse and cleaned up. I don't recollect how I got back to the Bronx, but I was in pick up trucks, cabs etc.. The next morning, I returned and was assigned to the morgue due to a law enforcement background. I was identifying deceased firefighters, police officers and flight passengers. After two days in the morgue, I was assigned to an organized search and rescue for the next six weeks. There really was no rescue mission after the collapse....just a recovery mission.

The incident left me with some debilitating ailments and has scarred my memory for life. I attended two years of funerals on any available time and volunteer for anything that can help the victims of this act of war...not conspiracy.


Undicisettembre: There's a point in your account I'd like to underline. How were the conditions of WTC7 before it collapsed? In particular, how intense and widespread were the fires? As I guess you know, conspiracy theorists claim the fires were small and weak and that the building wasn't seriously damaged. What was the real situation?

Lenny Curcio: As stated above, we were at the verge of chaos and tried to stay organized. I was assigned to supervise the extinguishment of 7 World Trade there were ten+ floors of fire from approximately the 20th floor up. The Fire was from one end of the building to the other and extremely intense; something that can only be accomplished by an accelerant such as fuel. This type of fire has extreme adverse affects on the type of construction of WTC buildings. The exterior skirt walls of the inner WTC of building #7 suffered much damage as a result of the prior collapse of WTC #1 and 2. After a short time of using heavy caliber streams of water I decided to abort the assignment. Shortly thereafter, 7 WTC collapsed.


Undicisettembre: The next question is inevitably about how WTC7 collapsed. As you probably know, conspiracy theorists believe it was demolished with explosives and that the people in the streets didn't expect the collapse. I guess you can rule out this crazy idea once and for all, right?

Lenny Curcio: I can personally rule this out. From the time I arrived until the time I departed the scene on 9/11/01, I was working in front of and in the vicinity due west of 7 WTC. At the time of the WTC 7 collapse, the only “people in the streets” were emergency personnel within an established frozen zone. So, not only did we expect WTC 7 to collapse, we also watched it collapse and had to run for cover. There were no signs whatsoever of explosives or an explosion at that time. The final sounds were of a twisting metal structure (Whining) and then the sound of rubble free falling with earth shattering shock waves.


Undicisettembre: Ok, let's move on to somewhat more serious subjects. You were part of the rescue effort. What can you tell us about the rescuers and the work they were doing?

Lenny Curcio: My actual rescue efforts were very great, but yielded negative results. Remember, I arrived from another part of NYC at the time of the second collapse. The reason why I’m alive was because I arrived too late. My radio was used to communicate to several members, who did get out alive. All other efforts were basically supporting a search and recovery mission. The rescuers were flawless in their efforts. No one wanted to leave. This was not a job. This was an act of war. We all felt violated and we were going to do whatever it took to bring our fallen victims and rescuers home.


Undicisettembre: And what about the survivors and the people who came out of the Towers? What can you tell us about them?

Lenny Curcio: I did not assist any survivors except for a small group of rescuers that eventually made it out by whatever communication we were able to offer. As I walked south through the dust cloud towards the collapse scene, hundreds of people covered in ashen dust walked north on the West Side Highway. I only saw looks of terror, fear and a surreal environment.


Undicisettembre: You guys, together with policemen and other rescuers, are considered the heroes of that day. In my opinion this acknowledgment is totally deserved, since you were all getting closer to a potentially deadly situation while everybody else was going in the opposite direction. What's your opinion about this? Taking into account that many of them also lost their own health, do you also consider firefighters to be heroes?

Lenny Curcio: Firefighters have been dubbed “New York’s Bravest”. “Others run out; We run in”. There is a reason for that. We are trained to do the job. Other than panic, it is an involuntary reaction to fire that makes people run and jump out of windows. It is a treacherous job, but the most rewarding I’ve ever had. Every rescue worker from every discipline, including the military have displayed the utmost bravery and dedication that day and regularly throughout their service. But as hurtful as I was that day, I never felt more proud to be amongst the greatest ensemble of heroes of this era and possibly this generation. I am also one of those 911 victims, who lost their health as a result. Does it make me a hero? Maybe so, but I would like to believe that I would have done it anyway.


Undicisettembre: What are your thoughts about your colleagues who climbed the stairs in WTC Towers 1 and 2 during the evacuation? Most of them died, but they died while trying to save people who would have died instead of them.

Lenny Curcio: Absolute heroes! The best of the best! Pure definition of bravery!


Undicisettembre: Just to understand the whole matter better, how heavy is the equipment a firefighter has to carry when on duty in a high-rise fire?

Lenny Curcio: Approximately 80-100lbs. Boots, Bunker Gear, Helmet, Self Contained Breathing Apparatus, 50’ Length of Hose and a heavy tool.


Undicisettembre: Since you used to be an experienced firefighter, have you ever seen any other cases, apart from 9/11, of how steel gets damaged by intense fire? Does a firefighter's training include specific courses on the weakness of unprotected steel structures in case of fire?

Lenny Curcio: Yes, I have personally seen and been involved in fires where steel beams were used and witnessed the compromise of structural stability as a result of exposure to direct flame and high temperatures. Firefighters are trained to understand and recognize these signs. Fire Officers are afforded further training on effects of fire to all types of construction.


Undicisettembre: What can you tell us about the following days? What did you guys do and what happened after 9/11 while working on search and rescue?

Lenny Curcio: A greater assessment and formulated plans were implemented on day two. Constant changes were made to accommodate the volatile situation we were in. Extreme hazards were addressed as best as possible and many disciplines were arriving and put to work. It was also amazing and reassuring to see the City and Country band together in an effort to assist and support. Every day seemed to be the same, as if no progress was being made, but in reality, the 24hr/7 days/wk detail made progress in leaps and bounds.


Undicisettembre: What do you think about conspiracy theories that claim 9/11 was an inside job? Most of these theories believe the Towers were intentionally demolished with explosives, some of them even claim no aircraft ever crashed into the towers and all the videos that show them are fake. What's your opinion? How do your colleagues feel about these ideas? Are they irritated, indifferent?

Lenny Curcio: You can fix ignorant, but you can’t fix stupid. It is undeniable that two planes were strategically flown into the Towers. We saw live footage. My father witnessed the second plane’s collision (he was a mechanic for the NYPD and was on the roof of his building across the river). We have all kinds of other footage. We had to endure the extreme heat from burning jet fuel as well as the odor associated with it. From an engineering standpoint and a fire science standpoint, both planes strategically struck the towers and the results were imminent. I have not met a colleague who felt different….not one. As for anyone who was not at the scene from approximately the beginning….they are not qualified to pass judgment, to say different or to insinuate that a conspiracy theory exists.


Undicisettembre: Have you met any conspiracy theorists and tried to debate them? If so, how did it go, and what's your impression of these people? Have you found an explanation as to why these "inside job" theories seem to be popular even among people who you would not normally classify as nutjobs?

Lenny Curcio: I’ve met people, who did not share the same views as myself. I feel that I put their “concerns” to bed with facts. As for the die-hard theorists, I have had no encounter. Their job…or mission... is to instill doubt in the listener’s mind. They do this by offering a theory that may make sense but may neither be proved or disproved in its entirety. You can’t go wrong knowing the facts!


Undicisettembre: Do you feel your hard work and personal sacrifice has not been acknowledged adequately by the authorities? I mean, everybody made a great show of praising you at the time, but what real steps were taken to help you recover and to equip you better for such emergencies? We've all heard about the resentment regarding faulty radios and poor communication and the need for tougher skyscraper safety rules. Has that been forgotten, or are things looking good?

Lenny Curcio: I feel that we have been acknowledged as best as possible for the times. We constantly say, “We will never forget”. I’m afraid that future generations might forget and then history may repeat itself. I also believe that through Federal funding, we have the proper medical monitoring programs in place. You just need to participate. As far as complete healing efforts…..the damage is done. The WTC Medical Monitoring Program has helped me very much.

As far as being better equipped……nothing could have prepared us for what happened. The radios were not the greatest, but too much emphasis has been put on communication problem. I would venture to believe that if the same situation arose today with superior radios, our rescuers would still be in the building, evacuating people and the same results would happen again. Equipment….we have it. It seems someone or something had to answer for the loss of 343 firefighters that day and it was the radio’s turn to take the blame. I do agree that the radios were inferior and offered poor communications in this instance.

Skyscraper safety rules for the WTC were from the early 1970’s. Rules have changed for the better and are being enforced. That doesn’t help the issue of older buildings like the WTC. As a whole, we constantly point in the direction of safety and progress. Things are looking a little better.

World Trade Center 7: intervista a un pompiere di New York

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

I pompieri di New York sono considerati da tutti i veri eroi dell'11/9/2001. Furono loro, infatti, a salire le interminabili scale delle Torri Gemelle in fiamme portando il loro pesantissimo equipaggiamento nella speranza di sottrarre alla morte chi si trovava negli uffici del World Trade Center, spesso rimettendoci la propria stessa vita o la salute.

Uno di loro, Lenny Curcio (citato con il suo permesso), ci ha rilasciato un'intervista dalla quale emergono l'emozione e la determinazione di chi ha lavorato instancabilmente nel tentativo di salvare vite umane e che smonta senza ogni dubbio le tesi cospirazioniste che vorrebbero, tra altre assurdità, il World Trade Center 7 demolito con esplosivi.

L'intervista è proposta di seguito ai nostri lettori, nel nostro costante sforzo di diffondere il più possibile la verità su quanto accaduto quel giorno e perché appaia ogni giorno più evidente l'assurdità delle tesi del complotto.

Ringraziamo Lenny Curcio per la disponibilità e la cortesia.

Undicisettembre: Ciao Lenny, è un onore parlare con te e condividere le tue parole con i nostri lettori italiani, che sono spesso ostacolati dalla barriera linguistica. Ti siamo molto grati per aver trovato il tempo di discutere con noi la tua esperienza.

Cosa ricordi, in generale, di quel giorno? Ci puoi fare un breve racconto della tua esperienza?

Lenny Curcio: Non so quanto saranno rilevanti per voi le mie informazioni, quindi ti racconterò un po' di quel giorno per quanto mi riguarda. Ero un tenente del Dipartimento dei Vigili del Fuoco della città di New York ed ero ad un corso nel Queens. Quando il primo aereo colpì, fummo messi in attesa. Quando il secondo aereo colpì, fummo inviati sul luogo.

Arrivai mentre la seconda torre crollava. Fummo portati la in autobus fino alla West Side Highway e proseguimmo a piedi verso il disastro mentre tutti gli altri se ne allontanavano di corsa. Entrammo a piedi nella nube di polvere e ci radunammo per ricevere gli incarichi. Eravamo sull'orlo del caos e cercammo di mantenere l'organizzazione. Fui assegnato alla supervisione dello spegnimento dell'incendio del World Trade Center 7, proprio l'edificio da cui era uscita mia sorella. L'incendio si estendeva per dieci piani e decisi di interrompere l'incarico dopo che non avevamo ottenuto alcun miglioramento. Stavamo aspirando acqua dal fiume Hudson, ma non servì a nulla. A quel punto ritirai [in originale, Curcio usa il verbo "pull", con buona pace di chi sostiene che significhi "demolire"] gli uomini fino alla West Side Highway e formai un piccolo gruppo per la ricerca e il salvataggio.

Raccoglievamo parti di cadaveri e li portavamo in una singola area centrale. A quel punto riuscii a mettere in moto una pala meccanica e sfondai delle colonne di cemento lungo il passaggio pedonale. Lo feci per cominciare a rimuovere dalla strada le automobili schiacciate e i camion dei pompieri, trascinandoli via con il mezzo pesante. Dopo averli spostati, potemmo continuare a cercare altre vittime.

Mentre stavamo facendo questa ricerca, il World Trade Center 7 crollò, proprio come ci aspettavamo. Si stava facendo sera ed entrammo nell'edificio dell'American Express che era stato evacuato. Non c'era corrente, i telefoni non funzionavano e le batterie dei nostri mezzi di comunicazione erano esaurite. Forzammo molte porte di uffici in cerca di acqua e asciugamani. Gli uomini dovevano usare il bagno e avevano necessità di lavarsi gli occhi. Dopo una breve pausa, ci riunimmo e continuammo.

A mezzanotte non riuscivo più a vedere nulla per via della polvere e i miei occhi erano così gonfi da non poterli quasi aprire. Tornammo indietro a piedi per circa tre chilometri fino alla Stazione dei Vigili del Fuoco di Pitt Street per ripulirci. Non ricordo come tornai nel Bronx, ma fu su dei pick-up, dei taxi, e altro. La mattina dopo tornai e fui assegnato all'obitorio per via della mia esperienza in polizia. Identificavo i cadaveri dei pompieri, dei poliziotti e dei passeggeri degli aerei. Dopo due giorni all'obitorio, fui assegnato a un'operazione organizzata di ricerca e salvataggio per le successive sei settimane. In realtà non c'era nessuna missione di salvataggio dopo il crollo... solo una missione di recupero.

L'evento mi ha lasciato con dei disturbi invalidanti e ha lasciato una ferita permanente nella mia mente. Per due anni, ogni volta che ne avevo tempo, ho partecipato ai funerali e ho fatto da volontario in ogni cosa che potesse aiutare le vittime di questo atto di guerra... non di cospirazione.


Undicisettembre: C'è un punto del tuo racconto che vorrei sottolineare. Quali erano le condizioni del WTC7 prima che crollasse? In particolare, quanto erano violenti e diffusi gli incendi? Come immagino tu sappia, i cospirazionisti sostengono che gli incendi fossero modesti e deboli e che il palazzo non era seriamente danneggiato. Qual era la vera situazione?

Lenny Curcio: Come ho detto prima, eravamo sull'orlo del caos e abbiamo tentato di mantenere l'organizzazione. Fui assegnato alla supervisione dello spegnimento dell'incendio al World Trade Center 7, c'erano incendi per più di dieci piani a partire dal ventesimo circa in su. L'incendio andava da un lato all'altro dell'edificio ed era estremamente intenso; una cosa del genere poteva essere stata causata solo da una sostanza accelerante, come del carburante. Questo tipo di incendi ha conseguenze molto negative su strutture come quella degli edifici del WTC. Le facciate portanti dell'edificio numero 7 sul lato interno, rivolto verso il WTC, subirono danni molto gravi per via del precedente crollo del WTC 1 e 2. Dopo aver speso poco tempo a usare potenti flussi d'acqua decisi di interrompere l'incarico. Poco dopo il WTC7 crollò.


Undicisettembre: La domanda successiva riguarda inevitabilmente il modo in cui crollò il WTC7. Come probabilmente sai, i cospirazionisti credono che sia stato demolito con esplosivi e che le persone per strada non si aspettassero il crollo. Immagino che tu possa smentire definitivamente questa folle idea una volta per tutte, giusto?

Lenny Curcio: Personalmente posso escluderla. Dal momento in cui arrivai fino a quando me ne andai dal luogo dell'evento l'11/09/2001, lavorai davanti e in prossimità del WTC7, verso ovest. Al momento in cui il WTC7 crollò, le uniche "persone per strada" erano il personale di emergenza che stava all'interno di una zona bloccata precostituita. Quindi non solo ci aspettavamo che il WTC7 crollasse, ma assistemmo anche al suo crollo e dovemmo correre per trovare un riparo. Non ci fu alcun segno di nessun tipo di esplosivo o nessuna esplosione in quel momento. Gli ultimi rumori furono quelli stridenti di una struttura metallica che si contorce e poi il rumore delle macerie in caduta libera, con onde d'urto che sconquassarono il terreno.


Undicisettembre: Ok, passiamo ad argomenti più seri. Tu hai fatto parte dei soccorsi. Cosa puoi dirci dei soccorritori e del lavoro che stavano facendo?

Lenny Curcio: Il mio impegno nei soccorsi è stato molto grande, ma ha prodotto risultati negativi. Ricordati che sono arrivato da un'altra parte di New York al momento del secondo crollo. Il motivo per cui sono vivo è che arrivai troppo tardi. La mia radio fu usata per comunicare con molti membri che ne uscirono vivi. Tutti gli altri sforzi furono principalmente di supporto a una missione di ricerca e salvataggio. I soccorritori furono impeccabili nel loro impegno. Nessuno voleva andarsene. Non era lavoro. Era un atto di guerra. Ci sentivamo tutti violati ed eravamo decisi a fare tutto il necessario per riportare a casa le nostre vittime e i soccorritori.


Undicisettembre: E per quanto riguarda i sopravvissuti e le persone che uscirono dalle Torri? Cosa puoi dirci di loro?

Lenny Curcio: Non diedi assistenza a nessun sopravvissuto, ad eccezione di un piccolo gruppo di soccorritori che alla fine ne uscirono vivi grazie alle comunicazioni di ogni tipo che eravamo in grado di offrire. Mentre camminavo verso sud nella nube di polvere verso la scena del crollo, centinaia di persone coperte di polvere cinerea camminavano verso nord sulla West Side Highway. Vidi solo sguardi di terrore, paura e un ambiente surreale.


Undicisettembre: Voi, insieme ai poliziotti e agli altri soccorritori, siete considerati gli eroi di quel giorno. A mio parere questo riconoscimento è totalmente meritato, poiché vi stavate avvicinando a una situazione potenzialmente mortale mentre tutti gli altri andavano nella direzione opposta. Cosa ne pensi? Considerando che molti di loro ci hanno rimesso la propria salute, credi anche tu che i pompieri siano eroi?

Lenny Curcio: I pompieri sono stati soprannominati "I più coraggiosi di New York". "Gli altri corrono via, noi corriamo dentro". C'è un motivo. Siamo addestrati a fare questo tipo di lavoro. Oltre al panico, è una reazione involontaria al fuoco che porta le persone a fuggire e a gettarsi dalle finestre. E' un lavoro insidioso, ma il più gratificante che io abbia mai fatto. Ogni soccorritore proveniente da qualunque disciplina, inclusi i militari, ha dimostrato coraggio e dedizione supremi quel giorno e lo fa abitualmente nel proprio lavoro. Ma per quanto io abbia sofferto quel giorno, non sono mai stato così orgoglioso di essere nella più grande squadra di eroi di questa era e forse di questa generazione. Ma io sono anche una di quelle vittime dell'11 settembre che ci hanno rimesso la propria salute. Questo fa di me un eroe? Forse, ma voglio pensare che lo avrei fatto comunque.


Undicisettembre: Cosa pensi dei tuoi colleghi che si arrampicarono lungo le scale nelle Torri 1 e 2 del WTC durante l'evacuazione? La maggior parte di loro è morta, ma lo ha fatto mentre tentava di salvare delle persone che sarebbero morte al posto loro.

Lenny Curcio: Eroi assoluti! Il meglio del meglio! La pura definizione del coraggio!


Undicisettembre: Giusto per capire meglio l'intera questione, quanto pesa l'equipaggiamento che un pompiere trasporta quando è in servizio in un incendio in un grattacielo?

Lenny Curcio: Circa 35-45 chili. Stivali, tuta di protezione, casco, apparato per la reapirazione autonoma, 15 metri di idrante e attrezzi pesanti.


Undicisettembre: Essendo stato un pompiere di lunga esperienza, hai mai visto qualche altro caso, ad esclusione dell'11/9, di danni all'acciaio dovuti a incendi intensi? La formazione dei pompieri include corsi specifici sulla debolezza delle strutture in acciaio non protetto in caso di incendio?

Lenny Curcio: Si, ho visto personalmente e sono stato coinvolto in incendi in cui erano interessate travi d'acciaio e ho verificato quanto la stabilità strutturale ne sia compromessa per via dell'esposizione diretta al fuoco e alle alte temperature. I pompieri sono preparati a capire e riconoscere questi segni. Gli ufficiali dei Vigili del Fuoco frequentano corsi supplementari sugli effetti del fuoco su ogni tipo di costruzione.


Undicisettembre: Cosa puoi dirci dei giorni successivi? Cosa avete fatto e cosa successe dopo l'11/9 mentre lavoravate alla ricerca e al salvataggio?

Lenny Curcio: Il secondo giorno fu implementata una valutazione maggiore e furono formulati dei piani. Furono apportati continui cambiamenti per adattarsi alla situazione mutevole in cui ci trovavamo. I pericoli maggiori furono affrontati nel miglior modo possibile e molte altre forze stavano arrivando e furono messe all'opera. Fu straordinario e rassicurante vedere la città e la nazione unirsi nello sforzo di dare assistenza e sostegno. Ogni giorno sembrava uguale, come se non stessimo facendo progressi, ma in realtà il lavoro di 24 ore al giorno per sette giorni la settimana faceva rapidi, improvvisi progressi.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto che sostengono che l'11/9 sia stato un "inside job"? La maggior parte di queste teorie sostiene che le Torri furono demolite intenzionalmente con esplosivi; alcune di queste sostengono addirittura che nessun aereo si sia mai schiantato nelle Torri e che i video che lo dimostrano siano fasulli. Qual è la tua opinione? Cosa pensano i tuoi colleghi di queste idee? Sono irritati, indifferenti?

Lenny Curcio: Puoi correggere l'ignoranza, ma non la stupidità. È innegabile che due aerei si siano schiantati contro le Torri. Abbiamo visto i video in diretta. Mio padre vide lo schianto del secondo aereo (lavorava come meccanico per la Polizia di New York e si trovava sul tetto del proprio edificio dall'altra parte del fiume). Abbiamo video di ogni tipo. Dovemmo sopportare il caldo estremo del fuoco del carburante avio e anche il suo odore. Da un punto di vista ingegneristico e dal punto di vista della scienza degli incendi, entrambi gli aerei colpirono strategicamente le Torri e i risultati si sono visti subito dopo. Non conosco neanche un collega che la pensi diversamente... neanche uno. Chiunque non fosse sulla scena più o meno dall'inizio non può dare giudizi, dire cose diverse o insinuare che ci sia una tesi di complotto.


Undicisettembre: Hai mai incontrato dei complottisti e provato a discutere con loro? Se si, come è andata e qual'è la tua impressione di queste persone? Hai trovato una spiegazione del perché queste teorie dell'"inside job" sembrano così diffuse anche tra persone che di solito non considereremmo pazze?

Lenny Curcio: Ho incontrato delle persone che non la pensavano come me. Credo di avere messo a riposo le loro "preoccupazioni" usando i fatti. Per quanto riguarda i complottisti più inflessibili, non ne ho mai incontrati. Il loro lavoro... o missione... è di insinuare dubbi nella mente dell'ascoltatore. Lo fanno offrendo una tesi che può sembrare sensata ma non può essere né dimostrata né smentita interamente. Se conosci i fatti, non puoi sbagliare!


Undicisettembre: Credi che il vostro duro lavoro e sacrificio personale non sia stato riconosciuto adeguatamente dalle autorità? Voglio dire, tutti fecero un grande elogio di voi all'epoca, ma quali passi concreti sono stati fatti per aiutarvi a riprendervi e per equipaggiarvi meglio per questo tipo di emergenza? Tutti noi abbiamo sentito il risentimento per via delle radio che non funzionavano a dovere e per la comunicazione scadente e per la necessità di norme di sicurezza più rigorose nei grattacieli. Questo è stato dimenticato o la situazione sta migliorando?

Lenny Curcio: Credo che siamo stati riconosciuti nel miglior modo possibile, considerato il momento. Diciamo costantemente "non dimenticheremo mai". Temo che le generazioni future possano dimenticare e a quel punto la storia potrà ripetersi. Credo anche che con i fondi federali abbiamo a disposizione gli opportuni programmi di monitoraggio medico. Basta decidere di parteciparvi. Per quanto riguarda gli sforzi per una guarigione completa... il danno è fatto. Il WTC Medical Monitoring Program mi ha aiutato molto.

Per quanto riguarda un equipaggiamento migliore... nulla avrebbe potuto prepararci per quello che accadde. Le radio non erano le migliori, ma è stata posta troppa enfasi sui problemi di comunicazione. Oso credere che se la stessa situazione si verificasse oggi con radio migliori, i nostri soccorritori sarebbero ancora nell'edificio a evacuare le persone e si verificherebbero di nuovo gli stessi risultati. L'equipaggiamento... ce l'abbiamo. Sembra che qualcuno o qualcosa debba rispondere della morte quel giorno di 343 pompieri ed è toccato alle radio prendersi la colpa. Concordo che le radio erano scadenti e offrirono comunicazioni scarse in questo evento.

Le norme di sicurezza dei grattacieli per il WTC risalivano ai primi anni '70. Le regole sono cambiate per il meglio e vengono fatte rispettare. Questo non aiuta la questione per gli edifici meno recenti, come il WTC. Nel complesso puntiamo sempre nella direzione della sicurezza e del progresso. Le cose stanno leggermente migliorando.

2009/09/05

Kurt Sonnenfeld, l'uomo che "a Ground Zero ha filmato quel che non si deve sapere"

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Alcuni siti sostenitori delle tesi alternative si sono occupati della vicenda umana del funzionario e fotografo della FEMA Kurt Sonnenfeld (foto qui accanto), definito da Pino Cabras come "l'uomo che a Ground Zero ha filmato quel che non si deve sapere" su Megachip.info.

Sonnenfeld viene presentato come perseguitato depositario di fatti orribili che devono essere tenuti segreti per non rivelare la verità sull'11 settembre. Andiamo ad esaminare le sue dichiarazioni, attingendo direttamente all'originale inglese su Voltairenet.org.

La sua versione dei fatti è, in sintesi, che è perseguitato – tanto da essersi trasferito in Argentina – perché ha visto e documentato fotograficamente e in video a Ground Zero "anomalie" che qualcuno non vuole siano rese note. Le autorità giudiziarie statunitensi, dopo averlo inizialmente scagionato (Rocky Mountain News, giugno 2002), oggi lo accusano della morte violenta della moglie, avvenuta l'1 gennaio 2002 per un colpo d'arma da fuoco, che secondo Sonnenfeld fu invece suicidio.

In una serie di dichiarazioni al Rocky Mountain News (maggio 2007), il fotografo ha messo in relazione l'accusa di omicidio con le sue riprese a Ground Zero:

[Sonnenfeld] ha inoltre rifiutato di parlare specificamente del World Trade Center in un documento di dodici pagine fitte che ha inviato al giornale [...] "Mi state chiedendo di mettermi contro le stesse persone che, per qualunque ragione, vogliono disperatamente vedermi distrutto," ha scritto Sonnenfeld. "Francamente temo per la sicurezza della famiglia [Sonnenfeld si è risposato e ha figli dall'attuale moglie]. Vi prego di non chiedermi quali informazioni ho." [...] Dice che lui e la sua famiglia furono pedinati, minacciati e fotografati prima e dopo il suo arresto in Argentina nel 2004 a seguito delle nuove accuse provenienti da Denver.

"Questo ci ha portato a concludere che venivo estradato con un pretesto," ha scritto. [...] Il giornale argentino El Pais riporta questa sua dichiarazione: "Mi resi conto che cercavano qualcos'altro: i nastri di Ground Zero che avevo." Sonnenfeld ha detto di essere stato arrestato da agenti dell'Interpol sulla base delle nuove accuse provenienti da Denver una settimana dopo aver consegnato un video dimostrativo di riprese dell'11 settembre a un produttore televisivo in Argentina.

"Trovo che sia una forte coincidenza" ha detto.


A prescindere dalle reali circostanze della morte della moglie di Sonnenfeld, sta di fatto che il fotografo sostiene di essere vittima di un complotto relativo alle sue immagini di Ground Zero, e che alcuni siti cospirazionisti lo hanno presentato come un innocente ingiustamente perseguitato, fornendo ampi dettagli della sua vicenda ma tacendo invece l'ammissione di Sonnenfeld stesso di essere un eroinomane e alcolista, che cambia molto l'immagine di autorevole funzionario FEMA che alcuni vorrebbero attribuirgli:

At a preliminary hearing in February, Thompson argued that Nancy Sonnenfeld had been depressed in the preceding months and had tried to commit suicide by overdosing on pills after a trip to Thailand during which Kurt Sonnenfeld was using heroin. Her sister, Leek, refuted that account.

Sonnenfeld told police that their 8-year marriage had soured because of his drug use and drinking problem.

(Rocky Mountain News, giugno 2002)


Alcuni cospirazionisti lo indicano come un testimone importante in favore delle tesi alternative sugli eventi dell'11 settembre, che le autorità vogliono incastrare ("accused of a crime that did not occur in a manifest frame-up scenario", dice Voltairenet.org). Avendo lavorato per la FEMA, Sonnenfeld sarebbe infatti "il primo funzionario governativo statunitense esposto direttamente agli eventi dell'11/9 che ha denunciato come stanno le cose" (sempre Voltairenet.org).

Ma lasciamo da parte l'uomo e le sue vicende personali, indubbiamente tragiche, e andiamo a vedere quali sono le sue asserzioni riguardanti l'11 settembre.

"Mi è sembrato strano essere inviato a New York ancor prima che il secondo aereo colpisse la Torre Sud, mentre i media ancora dicevano che un 'piccolo aereo' aveva colpito la Torre Nord: una catastrofe fin troppo piccola, a quel punto, per coinvolgere la FEMA," dice Sonnenfeld. L'asserzione non è verificabile: abbiamo solo la parola del fotografo. Potrebbe dimostrare la veridicità di quello che dice presentando il suo Activation Order inviato dalla FEMA: al momento non risulta che l'abbia fatto.

"Mi è sembrato strano che fossero proibite così severamente tutte le fotocamere dentro il perimetro sorvegliato di Ground Zero". Considerato il rischio di sciacallaggio e la quantità di fotografie morbose scattate e poi diffuse da alcune persone (immagini che Undicisettembre ha scelto di non pubblicare), non sembra una stranezza tanto forte da essere prova inequivocabile, e di certo la proibizione non fu efficace.

"[Mi è sembrato strano] che l'intera zona fu dichiarata scena del crimine ma le 'prove' di quella scena del crimine furono rimosse e distrutte così rapidamente." Ci vollero otto mesi per rimuovere le macerie, e sarebbe stato scandaloso lasciare intatta la catasta di macerie, sotto la quale potevano esserci dei feriti, e sulla quale i vigili del fuoco dovettero lavorare per consentire i soccorsi, spegnere gli incendi sotterranei ed evitare che il crollo della vasca di contenimento delle Torri allagasse la metropolitana di New York: "Throughout the operation, finding survivors, and then later human remains, was always the priority. But to do that we had to be able to remove the debris and steel" (Kenneth Holden, Commissario del New York City Department of Design and Construction, testimonianza alla Commissione 11/9, aprile 2003).

"E mi è parso molto strano scoprire che la FEMA e molte altre agenzie federali erano già in posizione al loro centro di comando al Molo 92 il 10 settembre, un giorno prima degli attacchi!". Perché mai gli organizzatori di un'ipotetica messinscena top secret dovrebbero essere così stupidi da rovinare il proprio piano con un gesto così rivelatore, facendo arrivare in anticipo uno stuolo di persone che si sarebbero chieste come mai erano state mandate lì prima dell'attacco? Infatti la FEMA non arrivò a New York il 10 settembre, ma l'11. L'equivoco è una vecchia bufala scaturita da una singola intervista televisiva a un esausto addetto della FEMA, Tom Kenney, che disse "lunedì" al posto di "martedì" (i dettagli sono in questo articolo).

"Ci viene chiesto di credere che tutte e quattro le 'indistruttibili' scatole nere dei due jet che colpirono le Torri Gemelle non furono mai trovate perché furono completamente vaporizzate, eppure io ho immagini delle ruote in gomma del carrello praticamente intatto e dei sedili, di pezzi della fusoliera e di una turbina che assolutamente non furono vaporizzati". Le scatole nere non sono "indistruttibili": sono robuste, ma anche loro hanno dei limiti. Quelle del Volo 587, precipitato per altre cause poco dopo l'11 settembre 2001, furono semidistrutte pur non avendo trapassato un edificio e pur non venendo schiacciate da decine di migliaia di tonnellate di acciaio insieme a quasi tutto il resto del velivolo (dettagli).

Che differenza fa, di preciso, che le scatole nere siano o non siano state recuperate? Migliaia di testimoni oculari hanno visto gli impatti, e Sonnenfeld stesso ha visto e fotografato i rottami d'aereo, raccolti e messi a disposizione dell'FBI (foto qui accanto).

Cosa più importante, le parole di Sonnenfeld sbufalano tutte le teorie "no-planes" che sostengono che le Torri Gemelle non furono colpite da aerei e che fu tutta una messinscena televisiva.

"Detto questo, trovo strano che oggetti di questo genere possano essere sopravvissuti abbastanza indenni al tipo di distruzione che trasformò in polvere sottile la maggior parte delle Torri Gemelle". La distruzione di cui parla Sonnenfeld fu provocata dagli incendi, scoppiati nelle Torri dopo gli impatti degli aerei, e soprattutto dai crolli, ai quali quei frammenti d'aereo non presero parte, essendo stati proiettati fuori dall'edificio subito dopo l'impatto.

"E nutro decisamente dubbi sull'autenticità della turbina di jet, decisamente troppo piccola per provenire da uno dei Boeing!" Ancora una volta, se Sonnenfeld vuole insinuare che i rottami furono piazzati da qualcuno, dovrebbe spiegare perché quel qualcuno sarebbe così stupido da piazzare rottami del motore sbagliato. Come se un motore di Boeing 767 fosse difficile da procurare.

"Quello che è successo all'Edificio 7 è incredibilmente sospetto. Ho dei video che mostrano quanto fosse stranamente piccola la catasta di macerie e che gli edifici su entrambi i lati erano intatti". Vediamo le dimensioni della "piccola" catasta di macerie e gli edifici adiacenti "intatti".






La Fiterman Hall, successivamente demolita perché troppo danneggiata.


Il lato del Verizon Building rivolto verso il WTC7.

"Non era stato colpito da un aereo; aveva subito soltanto danni minori dal crollo delle Torri Gemelle e c'erano soltanto piccoli incendi in un paio di piani." Vediamo i "danni minori" e i "piccoli incendi".









Insomma, fin qui siamo di fronte alle solite asserzioni cospirazioniste sbugiardate da tempo.

Nell'intervista a Voltairenet.org, Sonnenfeld racconta infine di aver trovato, insieme ai soccorritori, un caveau misteriosamente sventrato e svuotato. E con questo finiscono le sue presunte prove. E' francamente un po' poco.

Le altre, secondo un copione già visto, sono disponibili acquistando il suo libro El Perseguido. Pubblicato nonostante, a suo dire, la propria vita e quella dei propri cari siano in pericolo se racconta quello che sa.