2018/08/14

L'intervista del Guardian alla madre di Osama bin Laden

di Hammer

Il 3 agosto di quest'anno il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato un articolo di Martin Chulov che riporta un'intervista dello stesso giornalista a tre membri della famiglia di Osama bin Laden: la madre Alia Ghanem e i fratellastri Ahmad e Hassan. Insieme a loro si trovava anche l'ultimo marito della donna, Mohammed al-Attas (padre di Ahmad e Hassan), che diede un importante contributo alla crescita anche di Osama, essendo Mohammed bin Laden morto in un incidente aereo nel 1967.

Chulov chiarisce che l'intervista è stata autorizzata dal principe reale saudita Mohammad bin Salman, perché essendo la famiglia bin Laden tra le più in vista dell'Arabia Saudita ogni loro azione pubblica deve essere autorizzata dalla famiglia reale. Secondo l'autore il principe ha concesso alla donna di parlare con i media occidentali in modo da dimostrare che il governo e la famiglia reale non hanno mai sostenuto al-Qaeda e che al contrario ci tengono a chiarire che Osama bin Laden è stato cacciato dal suo paese prima che iniziasse la sua attività terroristica. L'incontro comunque si è svolto alla presenza di un'addetta del governo e di un imprecisato numero di traduttori.

Alia Ghanem con il figlio Ahmad

Secondo Chulov, Alia Ghanem ha circa 75 anni (scrive l'autore Now in her mid-70s) ed effettivamente il dato sembra corretto perché in The Looming Tower (il più importante libro sulla storia di al-Qaeda) l'autore Lawrence Wright scrive che nel 1956 la donna aveva 14 anni, quindi oggi dovrebbe averne 76. La madre di Osama riconosce che il figlio (che la famiglia non vede dal 1999) è stato un fanatico terrorista, ma aggiunge che si trattava di una persona rispettosa e che la colpa deve essere data alle persone che lo hanno traviato, in particolar modo al suo mentore Abdullah Azzam.

Quando la madre si assenta dalla stanza dove si svolge l'intervista, i figli aggiungono che la donna non vuole ammettere e accettare che Osama avesse anche un lato jihadista; al contrario, dopo l'11 settembre loro hanno capito in poche ore che c'era il loro fratello dietro alla tragedia e si sono vergognati di lui. Il giudizio di Ahmad su Osama è limpido e lapidario:

"I was shocked, stunned. It was a very strange feeling. We knew from the beginning [that it was Osama], within the first 48 hours. From the youngest to the eldest, we all felt ashamed of him."

La cui traduzione in italiano è:

"Ero scioccato, sconvolto. Fu una sensazione molto strana. Sapevamo fin dall'inizio [che era stato Osama], entro le prime 48 ore. Dal più giovane al più vecchio, ci vergognavamo di lui."

L'atteggiamento della madre a tal proposito è comunque comprensibile, in quanto spesso i genitori dei terroristi tendono a trovare giustificazioni ai gesti distruttivi dei loro figli. Simili spiegazioni si trovano anche, per esempio, nelle parole del padre di Mohamed Atta, della madre dei fratelli Tsarnaev (gli attentatori della maratona di Boston) e in quelle della madre di Zacarias Moussaoui nel suo libro Mio Figlio Perduto.

Nell'articolo l'autore riporta anche di aver parlato anche con il principe Turki bin Faysal Al Sa'ud, che è stato anche capo dell'intelligence saudita per ventiquattro anni fino all'1 settembre del 2001. Il principe dice che nell'estate 2001 l'intelligence sapeva che a breve sarebbe stato compiuto un grosso attentato contro americani, inglesi, francesi e arabi, ma non conosceva il dettaglio di dove sarebbe avvenuto. Turki aggiunge anche che esistono due diversi Osama bin Laden: uno precedente l'invasione sovietica dell'Afghanistan e uno successivo. Perché è stato proprio questo evento a trasformarlo da idealista a guerrigliero.

L'autore scrive anche che la sorellastra di Osama, Fatima al-Attas, che vive a Parigi, si era opposta al fatto che la madre apparisse in un'intervista perché sostiene che la donna abbia ricevuto pressioni, ma la stessa madre smentisce questa ipotesi dicendosi felice di poter parlare con la stampa.

L'ultima parte dell'intervista riguarda il più giovane figlio di Osama, Hamza bin Laden, che ha seguito le orme del padre ed è oggi un miliziano di al-Qaeda di alto livello nella gerarchia dell'organizzazione. Secondo quanto riporta uno dei suoi zii, Hamza avrebbe dichiarato di voler vendicare la morte del padre; entrambi gli zii si dissociano dalle sue intenzioni e dicono che vorrebbero dissuaderlo se avessero la possibilità di parlargli.

In un altro articolo dello stesso autore, apparso sempre sul Guardian il 5 agosto, Chulov riporta anche che dall'intervista sarebbe emerso che Hamza bin Laden avrebbe sposato una figlia di Mohamed Atta. Ovviamente al momento è impossibile verificare la circostanza, che resta sorprendente perché fino ad ora non era mai emerso che Atta avesse dei figli.

Il giornalista della CNN Peter Bergen ha pubblicato un'interessante analisi dell'intervista, in cui aggiunge che la madre di Osama ha confermato di essere una sciita siriana e che questo potrebbe essere il motivo per cui al-Qaeda, contrariamente al altri gruppo terroristici come l'ISIS, non ha mai attaccato gli sciiti. Bergen commenta anche che è interessante il fatto che Alia Ghanem si sia fatta fotografare, perché fotografare delle donne è tuttora poco comune in Arabia Saudita. In ultimo, commenta Bergen, anche se non è emerso dall'intervista secondo quando riferito da Abu Jandal e riportato nel libro The Osama bin Laden I Know dello stesso Bergen, la madre di Osama viaggiò fino a Kandahar per cercare di convincere il figlio ad abbandonare la jihad, ottenendo solo un gentile rifiuto.

L'articolo di Chulov riporta solo un piccolo errore: anche se non menzionata nel testo, viene mostrata la foto dei fratelli bin Laden appoggiati a un'automobile, probabilmente una Cadillac, in Svezia nel 1971 e la didascalia dice che il secondo da destra sarebbe Osama. Tuttavia questo non corrisponde al vero, perché, come spiegato da Steve Coll nel libro The bin Ladens (pubblicato in Italia come Il Clan bin Laden) e dal documentario francese La face cachée de ben Laden, Osama non partecipò a quel viaggio.

Ovviamente, come spesso accade, i complottisti hanno opportunamente taciuto sulla pubblicazione di questa intervista, perché sarebbe estremamente difficile per loro giustificare che la madre e i fratelli di Osama bin Laden lo ritengono responsabile dell'11/9. Ma ci piacerebbe comunque sapere se secondo chi crede alle teorie del complotto la famiglia bin Laden fa parte della cospirazione o se chi ha architettato il complotto è stato tanto bravo da ingannare anche loro.

2018/08/11

La traduzioni non ufficiali del 9/11 Commission Report - prima parte

di Hammer.

Si ringrazia Mattia Butta (www.butta.org) per la consulenza sul giapponese.


Il 9/11 Commission Report è ufficialmente disponibile soltanto in inglese; la pagina delle FAQ del sito della commissione dice chiaramente che non esistono traduzioni ufficiali in nessun'altra lingua, ma essendo il testo pubblico è disponibile per essere tradotto da chiunque in qualunque lingua. Tuttavia nessuna sua traduzione può essere definitiva "ufficiale" o "autorizzata".

In base alle nostre ricerche, abbiamo riscontrato che esistono alcune traduzioni stampate in volumi cartacei. Di seguito descriviamo brevemente i contenuti e le caratteristiche principali delle traduzioni di cui siamo a conoscenza.


Traduzione in spagnolo


La traduzione spagnola del 9/11 Commission Report si intitola 11-S: El informe e come dice il sottotitolo non è una traduzione completa ma un estratto della versione originale.

Il libro è stato pubblicato nel 2005, quindi ad un solo anno dalla pubblicazione del rapporto e i capitoli tradotti sono i seguenti (riportiamo tra parentesi quadre i titoli in inglese per facilitare il confronto):


  • Prefacio [Preface]
  1. "Tenemos algunos aviones" ["We have some planes"]
  2. La fundación del nuevo terrorismo [The foundation of the new terrorism]
  3. Respuestas a los ataques iniciales de Al Qaeda [Responses to al Qaeda’s initial assaults]
  4. Los ataques de Al Qaeda en territorio de EE. UU. [Al Qaeda aims at the American homeland]
  5. De amenaza en amenaza [From threat to threat]
  6. Ataque imminente [The attack looms]
  7. "Saltaron todas las alarmas" ["The system was blinking red"]
  8. Heroísmo y horror [Heroism and horror]
  • Nota a la edición española

La traduzione è stata eseguita da Isabel Fuentes García (capitoli da 1 a 4), Tomás Fernández Aúz (capitolo 5), Yolanda Fontal (capitolo 6), Albino Santos (capitolo 7) e Francisco Beltrán (capitolo 8).

Questi cinque traduttori spagnoli godono tutti di notevole fama e hanno realizzato anche altre traduzioni importanti. Isabel Fuentes García ha tradotto, tra gli altri, la biografia di Saddam Hussein di Con Coughlin e il libro The Shock Doctrine di Naomi Klein. Tomás Fernández Aúz ha tradotto (insieme alla moglie Beatriz Eguibar) volumi di notevole importanza tra cui The Arabs e The Fall of the Ottomans di Eugene Rogan e Istanbul: A Tale of Three Cities di Bettany Hughes. Yolanda Fontal ha tradotto The Looming Tower di Lawrence Wright, testo fondamentale per la comprensione della storia di al-Qaeda e dell'11/9, e la biografia di Adolf Hitler di Ian Kershaw. Albino Santos è invece l'autore delle traduzioni di Because We Say So di Noam Chomsky, Black Mass di John Grey e Mercanti di Uomini della scrittrice italiana Loretta Napoleoni. Non abbiamo trovato notizie precise su Francisco Beltrán e non sappiamo quindi quali siano le sue traduzioni più rilevanti.

Come specificato nella nota all'edizione spagnola che chiude il volume, i traduttori hanno scelto di non tradurre l'intero rapporto ma solo una parte in modo da produrre un libro più snello e più leggibile e che raggiungesse un numero maggiore di lettori. Per lo stesso motivo, specificano i traduttori, non sono state tradotte le note del testo originale.


Traduzione in giapponese


Nel 2008 è stata realizzata un'altra traduzione parziale del 9/11 Commission Report, questa volta ad opera di tre ricercatori giapponesi che lo hanno tradotto nella loro lingua.

Il titolo del volume è 9/11委員会レポートダイジェスト―同時多発テロに関する独立調査委員会報告書、その衝撃の事実, la copertina reca anche la traduzione in inglese del titolo The 9/11 Commission Report Digest.

Gli autori della traduzione sono Toshiaki Matsumoto, Stephan Tanzawa e Yoshifumi Nagata. Anche in questo caso la traduzione è parziale; gli autori hanno selezionato un sottoinsieme dei capitoli da tradurre e in un caso hanno tradotto solo alcuni dei sottocapitoli, anziché il capitolo intero. L'indice del volume è il seguente (riportiamo solo i titoli originali per evidente difficoltà della trascrizione del testo giapponese):

  1. "We Have Some Planes"
    1. Inside the Four Flights
    2. Improvising a Homeland Defense
    3. National Crisis Management
  2. Al Qaeda Aims at the American Homeland
    1. Terrorist Entrepreneurs
    2. The "Planes Operation"
    3. The Hamburg Contingent
    4. A Money Trail?
  3. The Attack Looms
    1. First Arrivals in California
    2. The 9/11 Pilots in the United States
    3. Assembling the Teams
    4. Final Strategies and Tactics
  4. "The System Was Blinking Red"
    1. The Summer of Threat
    2. Late Leads--Mihdhar, Moussaoui, and KSM
  5. Heroism and Horror
    1. September 11, 2001
    2. Emergency Response at the Pentagon
Anche in questo caso le note al testo originale non sono state tradotte.


Le successive parti di questo articolo verranno pubblicate in seguito.