di Paolo Attivissimo
Il testo integrale della versione inglese originale del video Loose Change Final Cut è disponibile per la consultazione qui sotto e può essere scaricato presso Scribd.com dagli utenti registrati.
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2009/01/03
2008/10/25
Dylan Avery (Loose Change): niente falsi aerei o falsi video al WTC
di Paolo AttivissimoNel variegato scenario del cosiddetto "movimento per la verità" sull'11 settembre ci sono anche le teorie che ipotizzano manipolazioni dei video o nessun aereo per gli attentati alle Torri Gemelle.
Finora ai debunker era necessario addentrarsi in lunghe discussioni sui concetti di artefatti di compressione video, prospettiva, punti di ripresa e risoluzione delle immagini televisive. Ma grazie a Dylan Avery (il secondo da sinistra nella pregevole immagine qui accanto), coautore di Loose Change, il più popolare video cospirazionista, questo non è più necessario.
Avery ha infatti pubblicato recentementeuna dichiarazione molto chiara in merito nel forum Loosechangeforums.com:
i will now state for the record, as if this actually needs to be clarified, that i do not and will not ever support tv fakery or no wtc planes theories. Thanks for listening.
In italiano (correggendo l'ortografia):
Dichiaro, affinché sia agli atti, come se ci fosse davvero bisogno di chiarirlo, che non sostengo e non sosterrò mai le teorie di manipolazioni televisive o di assenza di aerei al WTC. Grazie per l'ascolto.
Coloro che in questi anni hanno insultato i debunker perché ritenevano ridicole e assurde queste teorie ora si trovano nella situazione imbarazzante di mettersi contro uno dei più popolari leader del proprio movimento.
Ringraziamo Avery per il suo contributo alla semplificazione del nostro lavoro. La prossima volta che si affaccia qualcuno a teorizzare che i video degli attentati alle Torri Gemelle sono stati falsificati, potremo semplicemente rispondergli che persino Dylan Avery nega queste teorie.
Già abbiamo visto Giulietto Chiesa sbugiardare Dario Fo a proposito delle dimensioni del foto del Pentagono (che non sono più "cinque metri ripeto cinque metri"); abbiamo anche visto Massimo Mazzucco ritirarsi dalle teorie "no-plane" al WTC. Ora anche Avery sbugiarda i no-planer del WTC e gli spacciatori di ologrammi.
E così, un pezzetto alla volta, il castello di carte del cospirazionismo continua a crollare.
Aggiornamento
A gennaio 2009, Dylan Avery ha ribadito il concetto:
No-planers are justifiably insane.
No amount of eyewitness testimony will change their ideas. Every eyewitness is planted, disinfo or lying.
I love how they do it too. They simply do "this". They put quotes around words like "saw" and "plane"
Watch, I'm Killtown ... "Sure, he says he 'saw' a 'plane' ... but did he ACTUALLY see it?"
E' ironico che Avery critichi negli altri complottisti quello che fa anche lui, ma il concetto più importante è che Dylan Avery, uno dei leader del movimento cospirazionista, dice che gli altri cospirazionisti che sostengono l'assenza di aerei al WTC sono "giustificabilmente malati di mente".
2008/08/07
Recensione: "The Third Tower", la BBC affronta il WTC7 (terza parte)
di Paolo AttivissimoProsegue la recensione dell'indagine della BBC The Third Tower, una puntata della serie di documentari Conspiracy Files, dedicata alle ipotesi cospirazioniste riguardanti i grandi eventi della storia. La puntata riguarda specificamente il WTC7 ed è, almeno per il momento, disponibile su Google Video.
La serie dispone inoltre di varie pagine Web di supporto presso la BBC: una FAQ, una dettagliata cronologia (che include gli eventi significativi precedenti l'11/9) e il blog degli autori della serie, con dettagli supplementari sulle indagini svolte dall'emittente britannica.
Le parti precedenti della recensione sono state pubblicate da Undicisettembre qui (la prima parte) e qui (la seconda parte).
40:40. Di fronte alla chiara descrizione dell'enorme quantità di fumo che sgorgava dal WTC7 fatta da Steve Spak, il cospirazionista Richard Gage teorizza che il fumo non provenisse dal WTC7, ma dal WTC6 o dal WTC5, e fosse risucchiato contro il WTC7. Non spiega in che modo si producesse quest'ipotetico risucchio. Gage obietta che nel WTC7 non si vedevano fiamme, per cui secondo lui il fumo non proveniva dal grattacielo. Ma Steve Spak, che a differenza di Gage era a Ground Zero quel giorno, non ha dubbi: "Era dal Numero 7. Il fumo usciva dall'edificio. Non veniva dalla direzione opposta. E' demenziale. Usciva dalle finestre, si vede nei video, si vede nelle foto. C'era fumo intenso e numerosi piani presentavano incendi". A supporto delle sue affermazioni viene mostrato uno spezzone del video girato da Spak che mostra chiaramente e inequivocabilmente la direzione in cui si muove il fumo: esce dal WTC7. I filmati di Spak mostrano anche incendi sul lato ovest.
42:00. Intervista al tenente Frank Papalia (immagine qui accanto), un pompiere che era a Ground Zero l'11 settembre. "Vedemmo gli incendi e il fumo sul lato sud dell'Edificio 7. C'erano danni, tanti danni. E il fumo... una quantità enorme di fumo. Non riuscivo a capire a che piano finisse."Dice Papalia del lato est del WTC7: "Le finestre dal decimo al quindicesimo piano circa dell'Edificio 7 iniziarono a cedere per l'intensità dell'incendio interno. Lo guardammo e ci dicemmo 'C'è così tanto fuoco dentro questo edificio, nessuno riuscirà mai a spegnerlo'."
Dopo che fu dato l'ordine di allontanarsi perché non c'era più nulla da fare, Papalia ricorda così gli eventi: "Udimmo quello che sembrava il rumore di un motore di jet: abbiamo guardato oltre gli edifici vicini, si vedeva la sommità dell'Edificio 7. Cominciò a tremare e poi scomparve verso il basso, ed è arrivato giù in sette, otto o nove secondi. Semplicemente sparito." Viene mostrato il crollo dal livello della strada, sul lato nord: la parte visibile del crollo, prima che la nube di fumo copra la visuale, dura otto secondi.
"Io vidi i danni, e per me è sufficiente" prosegue Papalia. "Non udii cariche esplosive, non udii nessuna sequenza di esplosioni, esplosioni temporizzate. E non avevo mai sentito nessuno parlarne fino a quando... fino a molto tempo dopo."
43:20. La BBC nota che negli ultimi anni, il numero dei presunti partecipanti alla cospirazione è cresciuto: non solo il governo statunitense, ma anche la polizia e i pompieri sarebbero complici. E lo sarebbero anche i media, secondo i complottisti. Viene presentato lo spezzone della diretta BBC dell'11 settembre 2001 che, secondo i sostenitori delle verità alternative, dimostrerebbe la complicità della BBC stessa. Jane Standley, da New York, annuncia che il WTC7 è crollato, ma il WTC7 è ancora in piedi alle sue spalle. Questo, per i complottisti di Loose Change, significa che la BBC aveva il copione degli eventi della giornata e ne ha letta troppo presto una pagina.
Richard Porter, capo della redazione della BBC News (immagine qui accanto), spiega che l'11 settembre fu ovviamente una giornata caotica. "Le indagini che abbiamo svolto indicano molto fortemente che operavano sulla base di un rapporto d'agenzia errato. Avevamo questa comunicazione della Reuters, l'abbiamo ricevuta in effetti qualche tempo dopo le nostre richieste iniziali, ma quello che dice è questo: 'L'11 settembre 2001 la Reuters riferì erroneamente che uno degli edifici presso il World Trade Center di New York, il 7WTC, era crollato prima che effettivamente crollasse. Questa notizia fu tratta da una notizia di un'agenzia locale e fu ritirata non appena emerse che l'edificio non era crollato.'"La questione viene girata a Dylan Avery, autore di Loose Change, chiedendogli se la cosa è secondo lui sospetta. La sua risposta è decisamente interessante: "Veramente no. Io non volevo neanche... ad essere sincero con voi, io non volevo neanche includere quella frase [nel film]. Ma, sapete, io non sono l'unico membro della mia squadra." In altre parole, neppure Avery crede alla teoria del coinvolgimento della BBC.
Avery prosegue: "Credo che sia un po' imbarazzante da parte sia della CNN e della BBC". Tutto qui.
44:40. Il documentario tocca anche la questione dello smarrimento della registrazione originale della parte incriminata della diretta dell'11/9: anche questo, secondo i complottisti, è molto sospetto. Ma i nastri sono stati ritrovati: erano semplicemente sul ripiano sbagliato, quello del 2002 invece di quello del 2001.45:00. Jane Standley, la giornalista che diede l'annuncio prematuro, racconta la propria storia. Era appena arrivata a New York e la BBC trovò di corsa un posto dal quale riprendere l'intervista, ma la Standley aveva pochissime informazioni concrete.
"Mi fu lanciata [dallo speaker della BBC in studio a Londra] dice Jane Standley (immagine qui accanto) "un'affermazione, non una domanda. Non sapevo da dove venisse quell'affermazione". Infatti riascoltando le sue parole dell'"anticipazione" del crollo durante la diretta, presentate a questo punto nel documentario, spicca la frase "vi posso dire solo quello che già sapete"."E' molto difficile, quando ci si trova in quelle condizioni, senza informazioni, senza accesso ad alcuna comunicazione, e ti arriva in campo una cosa del genere." In sostanza, la Standley dice che ha dovuto improvvisare una risposta su un argomento di cui non sapeva nulla. Una cosa non infrequente, nel mondo del giornalismo televisivo.
Poi sottolinea il lato ossessivo del cospirazionismo: "Mi dava molto fastidio, circa un anno fa, a causa del livello di persecuzione e il modo virulento in cui si parlava di me. E' semplicemente molto spiacevole che tutta questa cospirazione, che io trovo una situazione piuttosto ridicola, sia cresciuta sulla base di quello che in realtà è un piccolo errore molto schietto."
46:00. Il documentario affronta un altro capo d'accusa dei complottisti alla BBC: l'improvvisa interruzione delle comunicazioni con Jane Standley subito dopo l'annuncio errato del crollo del WTC7. Qualcuno voleva zittirla prima che rivelasse altri dettagli? No, spiega la BBC: il feed da satellite aveva un timer automatico che scattava alle 17.15 precise. Tutto qui.
Si passa ad Alex Jones, il conduttore radiofonico statunitense che è uno dei principali sostenitori delle teorie di cospirazione, e alle dichiarazioni di Barry Jennings. Questa sezione di The Third Tower verrà affrontata nella quarta parte di questa recensione.
2008/06/01
Il seguito oceanico del "movimento per la verità" / 1
di Paolo Attivissimo, su segnalazione di Screwloosechange
Il cosiddetto "movimento per la verità" sull'11 settembre si vanta spesso di avere una grandissima percentuale di adesioni nell'opinione pubblica. In questo senso vale la pena di conoscere le dimensioni della manifestazione organizzata dal movimento di recente, l'11 maggio scorso, a San Francisco.
E meno male che questo raduno era denominato West Coast Convergence e doveva quindi riunire tutti i rappresentanti del movimento della costa occidentale statunitense.
La folla oceanica che si accalca intorno a Dylan Avery, autore di Loose Change, è davvero impressionante in questo fotogramma tratto da un altro video del grande evento:

E come vanno le cose nel Vecchio Continente? Qui, come al solito, le mode americane vengono scimmiottate con ritardo. Infatti il video Zero a tutt'oggi, dopo sei mesi di proiezioni, può vantare ben 7.303 spettatori. Un trionfo di pubblico. Non siamo noi a dare questi numeri: è il sito di Zero (il dato è in alto a destra nell'immagine qui sotto, cliccabile per ingrandirla).

E' insomma chiaro che il numero dei credenti (il paragone fra l'ossessivo slogan "911 truth now - 911 truth now - 911 truth now" ripetuto all'infinito e certi mantra religiosi è spontaneo) è infimo. Quello dei perplessi e dei male informati, tuttavia, è probabilmente maggiore. E' per loro che continueremo a pubblicare articoli in questo blog.
Ma per il resto, il "movimento per la verità" è finito. Dopo sette anni non è riuscito né a presentare una prova concreta, né a coinvolgere l'opinione pubblica. Ha saputo soltanto sprecare anche l'occasione mediatica che pure gli era stata offerta nel 2005 negli USA (con l'uscita del primo Loose Change) e nel 2006 in Italia (con la serie di puntate di Matrix).
Requiescat in pace.
Il cosiddetto "movimento per la verità" sull'11 settembre si vanta spesso di avere una grandissima percentuale di adesioni nell'opinione pubblica. In questo senso vale la pena di conoscere le dimensioni della manifestazione organizzata dal movimento di recente, l'11 maggio scorso, a San Francisco.
E meno male che questo raduno era denominato West Coast Convergence e doveva quindi riunire tutti i rappresentanti del movimento della costa occidentale statunitense.
La folla oceanica che si accalca intorno a Dylan Avery, autore di Loose Change, è davvero impressionante in questo fotogramma tratto da un altro video del grande evento:

E come vanno le cose nel Vecchio Continente? Qui, come al solito, le mode americane vengono scimmiottate con ritardo. Infatti il video Zero a tutt'oggi, dopo sei mesi di proiezioni, può vantare ben 7.303 spettatori. Un trionfo di pubblico. Non siamo noi a dare questi numeri: è il sito di Zero (il dato è in alto a destra nell'immagine qui sotto, cliccabile per ingrandirla).

E' insomma chiaro che il numero dei credenti (il paragone fra l'ossessivo slogan "911 truth now - 911 truth now - 911 truth now" ripetuto all'infinito e certi mantra religiosi è spontaneo) è infimo. Quello dei perplessi e dei male informati, tuttavia, è probabilmente maggiore. E' per loro che continueremo a pubblicare articoli in questo blog.
Ma per il resto, il "movimento per la verità" è finito. Dopo sette anni non è riuscito né a presentare una prova concreta, né a coinvolgere l'opinione pubblica. Ha saputo soltanto sprecare anche l'occasione mediatica che pure gli era stata offerta nel 2005 negli USA (con l'uscita del primo Loose Change) e nel 2006 in Italia (con la serie di puntate di Matrix).
Requiescat in pace.
2008/03/25
Recensione: The Conspiracy Files della BBC
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.A inizio 2007 la BBC ha trasmesso una serie di documentari dedicati alle grandi tesi di complotto, intitolata The Conspiracy Files. Una delle puntate, quella trasmessa il 18 febbraio 2007, ha affrontato nell'arco di un'ora le asserzioni cospirazioniste riguardanti gli attentati dell'11 settembre. Questo articolo ne offre una sintesi e alcune immagini significative.
Dopo il teaser, il programma inizia presentando le immagini dell'enorme Hangar 17 dell'aeroporto JFK, dove sono conservati migliaia di rottami, grandi e piccoli, delle Torri Gemelle. Una risposta chiara a tutti coloro che sostengono che l'acciaio delle Torri è stato fatto sparire in tutta fretta per nascondere chissà cosa.


5:00. Due interviste a complottisti: James Fetzer (di professione filosofo, dunque non uno specialista) e Dylan Avery (uno dei giovanissimi autori di Loose Change, che mostra il computer sul quale ha realizzato il video); la BBC parla dell'annunciata uscita al cinema della nuova edizione di Loose Change, che non si avvererà.
8:00. Viene ricostruita, con l'audio originale, la prima fase degli attacchi, segnalando che ci vollero nove minuti per il lancio dei caccia dopo che fu ricevuto l'allarme e che decollarono senza sapere dove andare.
10:00. Intervista a Davin Coburn di Popular Mechanics. Si sottolinea che era dal 1979 che non avvenivano dirottamenti di aerei di linea negli Stati Uniti e questo può aver contribuito all'impreparazione e alla lentezza degli interventi. I caccia arrivarono alle Torri 22 minuti dopo il secondo impatto. Vi fu inoltre la profonda differenza di tecnica rispetto a ogni dirottamento classico: invece di un dirottamento mirato a un negoziato, un'azione suicida in cui i dirottatori stessi pilotano i velivoli.
Le Torri Gemelle e il WTC7
11.00 Una ripresa nitidissima del secondo impatto alle Torri Gemelle permette di riconoscere la livrea bicolore della United Airlines. La BBC sottolinea che sia i militari, sia i civili del controllo del traffico aereo furono imprecisi e reticenti nel fornire la reale cronologia delle loro reazioni (fatto appurato dalla Commissione 11/9). Viene spiegata la situazione delle intercettazioni pre-11/9: pattugliamento e sorveglianza perimetrale degli USA, non del territorio interno, perché si presumeva che le minacce sarebbero arrivate dall'esterno.
12:30. Una ripresa ravvicinata dell'inizio del collasso della Torre Sud. Varie immagini di alta qualità dei crolli di entrambe le torri. Si notano chiaramente le "guglie" delle colonne centrali delle torri.
13.30. Ricostruzione animata digitale degli impatti alle Torri. Altre immagini dell'Hangar 17, con il famoso "meteorite" (un blocco spesso circa un metro, che i complottisti dicono essere metallo fuso ma in realtà è cemento e macerie compresse che un tempo costituivano tre piani del WTC). Si vedono chiaramente pezzetti di carta inglobati nel blocco. Come avrebbero potuto sopravvivere dei pezzi di carta nel metallo fuso? Davin Coburn spiega gli "squib" (gli sbuffi di polvere e macerie che fuoriescono dalle torri). Dylan risponde che Popular Mechanics s'intende di trattori e non ha la competenza per fare indagini sull'11/9. Da che pulpito.
14.30. Si passa all'Edificio 7 del World Trade Center. Varie riprese del suo crollo. Si fa notare che l'edificio era stato evacuato: segno che si temeva un crollo e che quindi non crollò affatto improvvisamente senza preavviso. Confronti con demolizioni controllate autentiche e presentazione di un filmato di buona qualità del crollo del WTC7, compresa la fase iniziale che i complottisti non mostrano. Immagini degli incendi al WTC7, alimentati dal carburante nei serbatoi dei generatori d'emergenza. Parla il pompiere Miller, che quel giorno fece notare che non c'era acqua per spegnere gli incendi: le condotte erano state interrotte dai crolli delle Torri Gemelle. Si nota che il rapporto tecnico preliminare parla di "bassa probabilità" della dinamica del crollo del WTC7 e che quello definitivo è ancora da pubblicare.
18:00. Intervista a James Fetzer (nella foto), che accenna al proprio passato militare (è curioso che vari complottisti siano stati militari ma che accusino gli altri militari di essere cospiratori). Un montaggio leggermente ingannevole da parte della BBC: le immagini delle telecamere di sorveglianza che registrano i dirottatori all'imbarco sono riferite a Portland, ma la speaker parla di Dulles. E' questa l'origine dell'accusa di manipolazione fatta da Franco Cardini al Costanzo Show e da Moni Ovadia in Zero? In tal caso, sarebbe un errore in un documentario, non negli atti ufficiali.Il Pentagono
19:00. Si passa all'impatto al Pentagono. Le immagini mostrano l'eliporto disseminato di rottami e il taxi di Lloyd England colpito da uno dei lampioni abbattuti dall'aereo. Discussione del foro d'impatto. A 20:00, Fetzer dice categoricamente che nessun Boeing 757 colpì il Pentagono.
21:00. Risponde Allyn Kilsheimer, ingegnere strutturista (nella foto), uno dei soccorritori al Pentagono. Immagini dei rottami al Pentagono. Kilsheimer dice di aver visto uno pneumatico, un cerchione, una sezione di fusoliera, metallo fuso proveniente dall'aereo, segni nel terreno e nell'edificio, segni delle ali.22:00. Discussione dei due "filmati" (fotogrammi di videolento) finora desegretati dell'impatto al Pentagono. La voce narrante dice che l'FBI rifiuta di confermare se ha o meno altre prove video ("They refuse to confirm whether they hold further video evidence").
23:00. La ricostruzione Purdue dell'impatto. Si fa notare che l'aereo in sé viene sminuzzato dall'impatto progressivo con la selva di colonne interne, ma la sua massa rimane invariata ed è il carburante (non ancora incendiato) a contribuire notevolmente allo sfondamento.
24:30. Il C-130 che osservò l'impatto al Pentagono. Fetzer teorizza che fosse l'aereo utilizzato per radiocomandare l'aereo che colpì l'edificio. Intervista al tenente colonnello Steve O'Brien, della Guardia Nazionale del Minnesota (nella foto), che pilotava quel C-130. Fetzer accusa O'Brien di mentire.27:00. Una conferenza di Alex Jones a Dallas, con ovazioni del pubblico e gestualità e retorica da arruffapopolo. Intervista a Jones. Immagini dell'attacco statunitense all'Iraq e dei discorsi "mission accomplished" di Bush. Dylan Avery paventa l'invasione dell'Iran.


Il Volo 93
30:00. Si passa al Volo 93. Immagini del cratere e dei soccorsi. Analisi delle asserzioni secondo le quali Indian Lake (dove sono stati trovati rottami d'aereo) sarebbe sita a quasi 7 miglia dal cratere. La realtà è che questo è il dato che emerge usando i servizi Internet di navigazione, che danno la distanza stradale; la BBC conferma questa distanza con una prova pratica. Ma la distanza in linea d'aria è ben diversa, perché la strada gira tutt'intorno al lago Indian. In linea d'aria si tratta di poco più di un miglio. E l'11 settembre, il vento soffiava in quella direzione.


33:00. Brenda Wasson, testimone a Indian Lake, racconta dei frammenti che fluttuavano nell'aria e ne mostra un campione (nelle immagini qui sotto): un oggetto piccolo, simile a un brandello di tessuto. Dice che non c'erano oggetti più grandi di questo. Barry Lichty, sindaco di Indian Lake, conferma: nessun pezzo di motore o simile, checché ne dicano i complottisti. Fetzer nega la presenza di un aereo a Shanksville.



35:00. Intervista a Wallace Miller, il coroner della zona (immagine qui sotto), di cui i complottisti citano spesso la frase "I stopped being coroner after about 20 minutes, because there were no bodies there" ("Ho smesso di essere un coroner dopo circa 20 minuti, perché non c'erano cadaveri"). Miller chiarisce che smise di essere coroner (medico legale) perché la causa e la modalità di morte erano assolutamente evidenti, e che la frase è citata incompleta (nella frase completa, precisa che trovò eccome parti di cadavere). Dylan Avery glissa intanto che si tormenta nervosamente la pelle di un braccio. Vengono mostrate foto dei rottami del Volo 93.

37:00 Fetzer e Avery sostengono che il Volo 93 è atterrato altrove e che i passeggeri sono stati fatti sparire in qualche modo a Cleveland: c'è una notizia che lo conferma. In realtà il volo era il Delta 1989, fatto atterrare perché nella confusione dell'11/9 si sospettava avesse una bomba a bordo o fosse stato anch'esso dirottato.
La BBC intervista uno dei passeggeri di quel volo, Mary McFadden (nella foto). Le ragioni dell'equivoco diventano chiare: stessa destinazione e stesso corridoio aereo del Volo 93. Quando il Volo 93 sparì dai radar e cambiò direzione, i controllori di volo pensarono che Delta 1989 fosse il Volo 93 dirottato. Vengono fatte sentire le registrazioni delle comunicazioni dei controllori. Viene presentato uno spezzone della conferenza stampa in cui il sindaco di Cleveland annuncia che c'è un 767 (non un 757) fermo in un'area isolata dell'aeroporto e si teme vi siano dirottatori a bordo, seguito da un altro spezzone in cui i reporter smentiscono successivamente questo timore.I 4000 ebrei assenti
40:00. Si affronta la teoria, circolata sin da subito, che la mattina degli attacchi 4000 ebrei non si presentarono al lavoro al World Trade Center. Intervista a Cheryl Shames, sorella di Andrew Zucker, ebreo, che lavorava al WTC come avvocato e perì negli attacchi. La BBC spiega che poche ore dopo gli attacchi, il giornale Jerusalem Post riferì che si riteneva che circa 4000 israeliani (non "ebrei", ma "israeliani") vivessero o lavorassero a New York e a Washington. Il giornale non disse che erano morti o dispersi: erano semplicemente persone che potevano essere nelle vicinanze degli attacchi.
Nel giro di pochi giorni, la storia fu ripresa a Beirut, da Al-Manar, un'emittente satellitare affiliata a Hezbollah, che la cambiò dicendo che 4000 israeliani che lavoravano nel WTC erano assenti il giorno degli attacchi. La notizia alterata si diffuse nei paesi arabi anche tramite il passaparola dei siti antisemiti, modificandosi ancora: i 4000 israeliani divennero 4000 ebrei che avevano ricevuto una soffiata dal Mossad. Secondo le ricerche della BBC, almeno 119 ebrei morirono al WTC; altre 72 vittime erano probabilmente ebree.
Psicologia del cospirazionismo e X-Files
44:00. Intervista a Frank Spotnitz, uno degli autori di X-Files, che spiega la popolarità dei cospirazionismi: sono miti moderni, laici, pensati (come i miti antichi) per dare senso al caos del mondo e per gratificare coloro che hanno certe ideologie. Spotnitz stesso è oggetto di una teoria cospirazionista, perché prima dell'11/9 scrisse una puntata del telefilm Lone Gunmen, una derivazione di X-Files, che raccontava il dirottamento segreto da parte del governo di un aereo di linea, partito da Boston e lanciato contro le Torri Gemelle. Lo scopo del piano segreto era incolpare un dittatore straniero e avere un pretesto per una guerra in Medio Oriente, in modo da permettere all'industria militare statunitense di fare grandi profitti. La teoria cospirazionista è che il telefilm fosse un avvertimento in codice o intendesse preparare psicologicamente il popolo americano.
47:00. Di nuovo Alex Jones in uno dei suoi show radiofonici. Riferimenti ad altri episodi storici in cui il governo USA ha mentito: il caso Watergate, il caso Iran-Contra, il caso Lewinsky, l'accusa all'Iraq di possedere armi di distruzione di massa. Spotnitz parla del cinismo alimentato da questi casi, che predispone al cospirazionismo.
Zone grigie
50:00. C'è un caso, dice la BBC, in cui le prove sono a sfavore della ricostruzione ufficiale: l'asserita mancanza di avvertimenti specifici degli attacchi. Si parla dell'arrivo negli USA di due dei dirottatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, che erano noti alle autorità come membri di al Qaeda ma sfuggirono comunque ai controlli d'immigrazione perché non erano stati aggiunti alla lista dei sospettati di terrorismo. Vissero negli Stati Uniti, a San Diego, usando i loro veri nomi. Un messaggio della CIA segnalò che uno di loro era entrato negli Stati Uniti, ma la segnalazione non fu passata all'FBI. Gli agenti sul posto non sapevano che un terrorista era nella loro città. Viene intervistato Bill Gore, ex agente speciale dell'FBI a San Diego. Vengono mostrati gli appartamenti dove risiedevano i terroristi.
In seguito affittarono un appartamento da una persona che lavorava anche come informatore dell'FBI, ma l'informatore non era al corrente di chi fossero. Uno dei terroristi era addirittura citato nell'elenco telefonico di San Diego con il proprio nome autentico (nell'immagine). Ma nessuno mise insieme questi indizi, resi inevitabilmente più chiari dal senno di poi.Nel frattempo arrivavano all'FBI segnalazioni di un possibile piano di al Qaeda per compiere un attacco. Parla Dale Watson, capo dell'antiterrorismo dell'FBI fino al 2002: dice che le informazioni indicavano chiaramente un attacco, ma non davano nulla di specifico. 17 giorni prima dell'11 settembre, qualcuno collegò i puntini e finalmente la CIA avvisò l'FBI. Ma nel frattempo i due terroristi si erano trasferiti altrove e avevano fatto perdere le proprie tracce. Non fu mancanza di intelligence, ma di azione basata sull'intelligence.
Intervista a Mike Scheuer, capo dell'Unità Osama bin Laden della CIA fino al 1999, che accusa l'FBI di incompetenza. Se si può parlare di complotto, dice Scheuer, fu per evitare di correre rischi e causare imbarazzi, non certo per consentire un attacco agli USA.
55:00. Intervista al senatore Bob Graham, membro dell'inchiesta del Congresso sull'11/9. Parla di troppi segreti ancora tenuti e non rivelati al pubblico, che minano la fiducia nel governo e nelle agenzie preposte alla sicurezza nazionale. Questa reticenza, dice Graham, arriva fino ai massimi livelli: la Casa Bianca. Graham riferisce specificamente che chiese a Condoleezza Rice di cooperare, e che la Rice rispose evasivamente: non accadde nulla. Dice che vi fu più di una persona che cospirò per nascondere l'entità del fallimento e degli errori dell'amministrazione e delle sue agenzie.
57:00. Interviste finali a Jones e Spotnitz: nessuna affermazione di particolare rilievo.
2007/12/04
Quanti sono davvero i complottisti? Basta contare i portafogli aperti
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
English Abstract: An alternative metric for estimating the extent of the 9/11 "truth movement" is proposed. Rather than polls, which can be biased by appropriately formulated questions, the willingness to prove one's beliefs through tangible acts, such as monetary donations (as in, "put your money where your mouth is"), appears to be a more solid criterion for assessment.
Two prominent Italian pro-conspiracy experiences, the video "Zero" by journalist Giulietto Chiesa and the Luogocomune.net website managed by videographer Massimo Mazzucco, are described. Both have asked their apparently numerous supporters for donations; the former has struggled to achieve its funding targets and has not delivered on its promises; the latter has received approximately 40 donations out of over 7,500 subscribers.
Accordingly, the claim of "a growing percentage... becoming increasingly skeptical of the events of September 11th" seems to be unfounded, since one of the clearest indicators of commitment to a cause is found to be remarkably rare.
I sostenitori delle teorie alternative sull'11/9, come i sostenitori delle teorie alternative su molte altre tematiche (dall'assassinio Kennedy allo sbarco sulla Luna alle visite aliene), sostengono spesso di essere tantissimi e di rappresentare un movimento d'opinione in continua espansione.
Dylan Avery, in Loose Change Final Cut, evita di fare cifre specifiche, ma parla di "una percentuale crescente della popolazione mondiale" che sta "diventando sempre più scettica sugli eventi dell'11 settembre" ("a growing percentage of the world population becoming increasingly skeptical of the events of September 11th").
Ma quante sono realmente le persone che credono con convinzione che l'11 settembre sia il risultato di una cospirazione ordita dal governo USA, dal Mossad, dai Rettiliani o dagli Illuminati? Cito Rettiliani e Illuminati non per ridicolizzare il cospirazionismo, ma per ricomprendere nei credenti chiunque sostenga teorie alternative, anche quelle più eccentriche, purché lo faccia con risolutezza.
C'è un modo molto semplice per sapere quanto sono profonde le convinzioni di una persona: chiedere se è disposta a scucire dei soldi per sostenerle. Infatti rispondere a un sondaggio telefonico non costa nulla, e le domande possono essere formulate in modo talmente blando da ottenere qualsiasi risultato: diamine, se la domanda fosse "Credete che il governo statunitense abbia raccontato tutta la verità sugli eventi dell'11/9?", anch'io risponderei "Certo che no, è ovvio, per motivi di sicurezza e per segreto istruttorio sui processi da svolgere", e la mia risposta verrebbe incasellata procustianamente fra i "No". Questo farebbe forse di me un complottista? Statisticamente sì.
Vediamo, allora, quante persone sono realmente disposte a dimostrare con i fatti la solidità della loro fede complottista: vediamo quanti sono pronti a sostenerla economicamente.
A giudicare dai recenti risultati di due esperienze italiane, che testimoniano la svolta commerciale del cospirazionismo anche al di fuori degli Stati Uniti, sembra che le idee cospirazioniste siano così poco radicate che alla minima richiesta di denaro, la fede evapora, anzi sublima direttamente dallo stato solido a quello gassoso, lasciando solo molta aria fritta.
Il video di Giulietto Chiesa ha tentato la strada dell'"azionariato popolare", dichiarando di valere ben 500.000 euro (Loose Change Final Cut, a titolo di confronto, è costato meno della metà).
Se la fede cospirazionista fosse davvero così diffusa, la raccolta di fondi non avrebbe dovuto incontrare problemi. Eppure ancora a metà settembre 2007 la newsletter di Chiesa chiedeva soldi, "un contributo personale di almeno 100 euro, equivalente al costo di un secondo di immagini" per poter terminare il lavoro e pagare "i diritti d'autore delle ultime immagini acquisite inserite nella pellicola".

Terminata la produzione, l'"uscita nelle sale" promessa nella medesima newsletter "per i primi di novembre" non si è materializzata, e novembre è ormai finito.*
*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.
Sabotaggio politico da parte dei distributori? Non si direbbe, perché anche la soluzione alternativa, quella delle proiezioni "fai da te", in stile dopolavoro ferroviario, presentata come "distribuzione indipendente del film in tutta Italia", annaspa. Al momento in cui scrivo, il calendario delle proiezioni (anch'esse a pagamento, anzi "necessariamente a pagamento per garantire il finanziamento indispensabile alle attività di distribuzione, promozione e supporto organizzativo") è desolantemente vuoto.*

*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.
E che fine ha fatto il DVD? Era stato promesso "un DVD, che conterrà il film e le 'note a pié di pagina', cioè alcune ore di materiali che non è stato possibile utilizzare nel film ma che costituiscono un imponente corpo di dimostrazione dell'assunto principale". Invece niente.
Di tutta questa situazione saranno sicuramente contenti gli "azionisti", che senza proiezione nelle sale, senza DVD da vendere e con zero prenotazioni per le "proiezioni indipendenti", hanno ben poca speranza di "partecipare agli utili derivanti dalla commercializzazione della pellicola". Quale commercializzazione?
Stando a questi dati, la diffusione e la solidità del credo cospirazionista non sembra molto compatibile con "una percentuale crescente della popolazione mondiale".
Il caso di Luogocomune.net, sito di riferimento del cospirazionismo undicisettembrino italiano (anche se offuscato dal tam-tam mediatico generato da Giulietto Chiesa), è ancora più emblematico.
Massimo Mazzucco, titolare e gestore del sito, ha rivolto un appello ai suoi frequentatori il 26/11/2007: "da ora in poi diventa necessario che io possa contare anche su un certo contributo da parte del sito... Per poter continuare, è necessario che una buona parte di voi ritenga di volersi impegnare ad offirire un contributo anche piccolo, ma regolare (es. mensile)". La cifra indicativa (Mazzucco chiarisce che è un "esempio") è "5.000 dollari al mese (dentro a quei 5.000 ci sono anche i 2 o 300 mensili per il server, i telefoni, ecc.)".

Tralasciando ogni considerazione sulla congruità della somma richiesta, si tratterebbe di meno di un dollaro al mese per ciascuno dei circa 7500 iscritti dichiarati da Luogocomune. Il costo di un paio di caffè. Se davvero la fede cospirazionista fosse così diffusa, non dovrebbero esserci problemi a raccogliere fondi. Dopotutto, la missione di rivelare al mondo la verità è di altissimo valore morale e sociale, no?
A oggi, invece, questo è il quadro dei contributi: i donatori sono giusto una quarantina. I fondi raccolti ammontano a circa 2400 euro, praticamente tutti una tantum.

Mazzucco riassume così i risultati: "il discorso di una informazione sostenuta - almeno in parte – dagli stessi utenti che ne usufruiscono è ancora lontano dall’essere maturo... è quindi possibile che io debba tornare al mio lavoro “regolare”, almeno per un periodo sufficiente da permettermi di nuovo di dedicarmi al sito full-time. (Se non altro, le donazioni ricevute in questi giorni mi permetteranno di spingere più avanti il momento della decisione)."
Alla prova dei fatti, quando viene toccato sul vivo (ossia nel portafogli), il complottismo si rivela per quello che è: un'ossessione bruciante per quattro gatti rumorosi in cerca di soldi e venerazione, un passatempo ozioso per tutti gli altri, che credono talmente poco alla propria sacra missione da non voler rinunciare neanche a un caffè.
Sono considerazioni amare ma necessarie, da tenere ben presente quando qualcuno gioca la carta dell'argumentum ad populum per propagandare le teorie complottiste o per strutturare un palinsesto.
Con una di quelle coincidenze che un buon complottista non considererebbe casuali, neanche ventiquattr'ore dopo la pubblicazione di questo articolo è comparsa una proiezione nel calendario di Zero: il 14 dicembre, a Torino. Ma non in un cinema, bensì al Caffé Basaglia, in via Mantova 34 alle 20.45. Non sorprende che Megachip avvisi di essere "puntuali poichè i posti saranno limitati alla capienza della sala di proiezione."
L'ingresso, precisa sempre Megachip, è "a offerta di 5 euro": un'offerta curiosa, se ha un importo predefinito, ma lasciamo stare. Alla proiezione sarà presente Giulietto Chiesa, che introdurrà il film e risponderà alle domande del pubblico. E' una buona occasione per scaricare il PDF di Zerobubbole e controllare che corrisponda a quanto viene proiettato.
Se qualcuno fosse a corto di domande, proporrei di chiedere se conferma che il foro d'ingresso dell'aereo nel Pentagono è largo "cinque metri, ripeto cinque metri" come dice Dario Fo in Zero. La domanda va fatta, però, mostrando queste fotografie, scattate prima del crollo della facciata:
Proporrei anche di chiedere dove sono le sue prove dell'esistenza di batterie di missili antiaerei al Pentagono, visto che in Zero Chiesa le "documenta" soltanto con un cartone animato. Se gentilmente ci dice dove sono, queste batterie, ho una persona che può andare subito al Pentagono a controllare il posto e fare qualche foto.
E infine proporrei di chiedere se Giulietto Chiesa e Barbara Honegger, che in Zero descrive l'inquietante presenza di cadaveri al centro del Pentagono come se fosse chissà quale mistero, sanno che cos'è il triage, e se hanno mai provato a leggere, nei loro anni di meticolose indagini, un documento chiamato Arlington After-Action Report. Si accorgerebbero che qualcuno li ha presi per il naso.
Megachip ha anche annunciato che la programmazione di Zero nei cinema "partirà a gennaio". Era già stata promessa per novembre, e non s'è vista. Aspettiamo trepidanti.
English Abstract: An alternative metric for estimating the extent of the 9/11 "truth movement" is proposed. Rather than polls, which can be biased by appropriately formulated questions, the willingness to prove one's beliefs through tangible acts, such as monetary donations (as in, "put your money where your mouth is"), appears to be a more solid criterion for assessment.
Two prominent Italian pro-conspiracy experiences, the video "Zero" by journalist Giulietto Chiesa and the Luogocomune.net website managed by videographer Massimo Mazzucco, are described. Both have asked their apparently numerous supporters for donations; the former has struggled to achieve its funding targets and has not delivered on its promises; the latter has received approximately 40 donations out of over 7,500 subscribers.
Accordingly, the claim of "a growing percentage... becoming increasingly skeptical of the events of September 11th" seems to be unfounded, since one of the clearest indicators of commitment to a cause is found to be remarkably rare.
I sostenitori delle teorie alternative sull'11/9, come i sostenitori delle teorie alternative su molte altre tematiche (dall'assassinio Kennedy allo sbarco sulla Luna alle visite aliene), sostengono spesso di essere tantissimi e di rappresentare un movimento d'opinione in continua espansione.Dylan Avery, in Loose Change Final Cut, evita di fare cifre specifiche, ma parla di "una percentuale crescente della popolazione mondiale" che sta "diventando sempre più scettica sugli eventi dell'11 settembre" ("a growing percentage of the world population becoming increasingly skeptical of the events of September 11th").
Ma quante sono realmente le persone che credono con convinzione che l'11 settembre sia il risultato di una cospirazione ordita dal governo USA, dal Mossad, dai Rettiliani o dagli Illuminati? Cito Rettiliani e Illuminati non per ridicolizzare il cospirazionismo, ma per ricomprendere nei credenti chiunque sostenga teorie alternative, anche quelle più eccentriche, purché lo faccia con risolutezza.
C'è un modo molto semplice per sapere quanto sono profonde le convinzioni di una persona: chiedere se è disposta a scucire dei soldi per sostenerle. Infatti rispondere a un sondaggio telefonico non costa nulla, e le domande possono essere formulate in modo talmente blando da ottenere qualsiasi risultato: diamine, se la domanda fosse "Credete che il governo statunitense abbia raccontato tutta la verità sugli eventi dell'11/9?", anch'io risponderei "Certo che no, è ovvio, per motivi di sicurezza e per segreto istruttorio sui processi da svolgere", e la mia risposta verrebbe incasellata procustianamente fra i "No". Questo farebbe forse di me un complottista? Statisticamente sì.
Vediamo, allora, quante persone sono realmente disposte a dimostrare con i fatti la solidità della loro fede complottista: vediamo quanti sono pronti a sostenerla economicamente.
A giudicare dai recenti risultati di due esperienze italiane, che testimoniano la svolta commerciale del cospirazionismo anche al di fuori degli Stati Uniti, sembra che le idee cospirazioniste siano così poco radicate che alla minima richiesta di denaro, la fede evapora, anzi sublima direttamente dallo stato solido a quello gassoso, lasciando solo molta aria fritta.
Zero
Il video di Giulietto Chiesa ha tentato la strada dell'"azionariato popolare", dichiarando di valere ben 500.000 euro (Loose Change Final Cut, a titolo di confronto, è costato meno della metà).
Se la fede cospirazionista fosse davvero così diffusa, la raccolta di fondi non avrebbe dovuto incontrare problemi. Eppure ancora a metà settembre 2007 la newsletter di Chiesa chiedeva soldi, "un contributo personale di almeno 100 euro, equivalente al costo di un secondo di immagini" per poter terminare il lavoro e pagare "i diritti d'autore delle ultime immagini acquisite inserite nella pellicola".

Terminata la produzione, l'"uscita nelle sale" promessa nella medesima newsletter "per i primi di novembre" non si è materializzata, e novembre è ormai finito.*
*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.
Sabotaggio politico da parte dei distributori? Non si direbbe, perché anche la soluzione alternativa, quella delle proiezioni "fai da te", in stile dopolavoro ferroviario, presentata come "distribuzione indipendente del film in tutta Italia", annaspa. Al momento in cui scrivo, il calendario delle proiezioni (anch'esse a pagamento, anzi "necessariamente a pagamento per garantire il finanziamento indispensabile alle attività di distribuzione, promozione e supporto organizzativo") è desolantemente vuoto.*

*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.
E che fine ha fatto il DVD? Era stato promesso "un DVD, che conterrà il film e le 'note a pié di pagina', cioè alcune ore di materiali che non è stato possibile utilizzare nel film ma che costituiscono un imponente corpo di dimostrazione dell'assunto principale". Invece niente.
Di tutta questa situazione saranno sicuramente contenti gli "azionisti", che senza proiezione nelle sale, senza DVD da vendere e con zero prenotazioni per le "proiezioni indipendenti", hanno ben poca speranza di "partecipare agli utili derivanti dalla commercializzazione della pellicola". Quale commercializzazione?
Stando a questi dati, la diffusione e la solidità del credo cospirazionista non sembra molto compatibile con "una percentuale crescente della popolazione mondiale".
Luogocomune
Il caso di Luogocomune.net, sito di riferimento del cospirazionismo undicisettembrino italiano (anche se offuscato dal tam-tam mediatico generato da Giulietto Chiesa), è ancora più emblematico.
Massimo Mazzucco, titolare e gestore del sito, ha rivolto un appello ai suoi frequentatori il 26/11/2007: "da ora in poi diventa necessario che io possa contare anche su un certo contributo da parte del sito... Per poter continuare, è necessario che una buona parte di voi ritenga di volersi impegnare ad offirire un contributo anche piccolo, ma regolare (es. mensile)". La cifra indicativa (Mazzucco chiarisce che è un "esempio") è "5.000 dollari al mese (dentro a quei 5.000 ci sono anche i 2 o 300 mensili per il server, i telefoni, ecc.)".

Tralasciando ogni considerazione sulla congruità della somma richiesta, si tratterebbe di meno di un dollaro al mese per ciascuno dei circa 7500 iscritti dichiarati da Luogocomune. Il costo di un paio di caffè. Se davvero la fede cospirazionista fosse così diffusa, non dovrebbero esserci problemi a raccogliere fondi. Dopotutto, la missione di rivelare al mondo la verità è di altissimo valore morale e sociale, no?
A oggi, invece, questo è il quadro dei contributi: i donatori sono giusto una quarantina. I fondi raccolti ammontano a circa 2400 euro, praticamente tutti una tantum.

Mazzucco riassume così i risultati: "il discorso di una informazione sostenuta - almeno in parte – dagli stessi utenti che ne usufruiscono è ancora lontano dall’essere maturo... è quindi possibile che io debba tornare al mio lavoro “regolare”, almeno per un periodo sufficiente da permettermi di nuovo di dedicarmi al sito full-time. (Se non altro, le donazioni ricevute in questi giorni mi permetteranno di spingere più avanti il momento della decisione)."
Alla prova dei fatti, quando viene toccato sul vivo (ossia nel portafogli), il complottismo si rivela per quello che è: un'ossessione bruciante per quattro gatti rumorosi in cerca di soldi e venerazione, un passatempo ozioso per tutti gli altri, che credono talmente poco alla propria sacra missione da non voler rinunciare neanche a un caffè.
Sono considerazioni amare ma necessarie, da tenere ben presente quando qualcuno gioca la carta dell'argumentum ad populum per propagandare le teorie complottiste o per strutturare un palinsesto.
Aggiornamento (2007/12/05)
Con una di quelle coincidenze che un buon complottista non considererebbe casuali, neanche ventiquattr'ore dopo la pubblicazione di questo articolo è comparsa una proiezione nel calendario di Zero: il 14 dicembre, a Torino. Ma non in un cinema, bensì al Caffé Basaglia, in via Mantova 34 alle 20.45. Non sorprende che Megachip avvisi di essere "puntuali poichè i posti saranno limitati alla capienza della sala di proiezione."
L'ingresso, precisa sempre Megachip, è "a offerta di 5 euro": un'offerta curiosa, se ha un importo predefinito, ma lasciamo stare. Alla proiezione sarà presente Giulietto Chiesa, che introdurrà il film e risponderà alle domande del pubblico. E' una buona occasione per scaricare il PDF di Zerobubbole e controllare che corrisponda a quanto viene proiettato.
Se qualcuno fosse a corto di domande, proporrei di chiedere se conferma che il foro d'ingresso dell'aereo nel Pentagono è largo "cinque metri, ripeto cinque metri" come dice Dario Fo in Zero. La domanda va fatta, però, mostrando queste fotografie, scattate prima del crollo della facciata:
Proporrei anche di chiedere dove sono le sue prove dell'esistenza di batterie di missili antiaerei al Pentagono, visto che in Zero Chiesa le "documenta" soltanto con un cartone animato. Se gentilmente ci dice dove sono, queste batterie, ho una persona che può andare subito al Pentagono a controllare il posto e fare qualche foto.
E infine proporrei di chiedere se Giulietto Chiesa e Barbara Honegger, che in Zero descrive l'inquietante presenza di cadaveri al centro del Pentagono come se fosse chissà quale mistero, sanno che cos'è il triage, e se hanno mai provato a leggere, nei loro anni di meticolose indagini, un documento chiamato Arlington After-Action Report. Si accorgerebbero che qualcuno li ha presi per il naso.
Megachip ha anche annunciato che la programmazione di Zero nei cinema "partirà a gennaio". Era già stata promessa per novembre, e non s'è vista. Aspettiamo trepidanti.
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