2008/06/12

WTC, la termite impossibile

di Paolo Attivissimo. Si ringrazia Walter Canciani di TrainzItaliaFoto.com per il permesso di pubblicazione delle fotografie.

Una delle teorie cospirazioniste più ricorrenti riguardanti il crollo delle Torri Gemelle e dell'Edificio 7 del complesso del World Trade Center sostiene che sia stata effettuata in gran segreto una demolizione controllata mediante l'uso di una sostanza chiamata termite per tagliare per fusione le colonne portanti. Uno dei principali sostenitori di questa teoria è il professor Steven Jones, ex docente della Brigham Young University, nello Utah.

Come già descritto in molte occasioni, la termite è una miscela incendiaria, non un esplosivo, e brucia a temperature altissime, tali da poter fondere anche l'acciaio. Questa miscela è stata resa celebre, per così dire, dalla sua citazione nei testi e nei video cospirazionisti, ma in realtà non è affatto esoterica come alcuni la dipingono: anzi, è di uso piuttosto comune in vari settori industriali civili e militari. In particolare, grazie agli appassionati di tecnologia ferroviaria italiani, in particolare Walter Canciani di TrainzItaliaFoto.com, possiamo assistere da vicino a una sua applicazione pratica in un contesto particolare perché piuttosto familiare: la Stazione Centrale di Milano.

La termite, infatti, viene utilizzata comunemente per la saldatura dei binari: un procedimento che di primo acchito può sembrare l'esatto contrario del taglio teorizzato al World Trade Center, ma che in realtà non è poi così dissimile, perché in entrambi i casi si tratta di portare a fusione l'acciaio.

L'osservazione di questa procedura di saldatura, descritta in dettaglio da TrainzItaliaFoto.com qui, permette di fare alcune considerazioni che chiariscono quanto sia fisicamente impraticabile l'uso della termite o di miscele analoghe per il taglio di colonne ipotizzato al World Trade Center.

Vediamo le foto, scattate al binario 10 della Stazione Centrale di Milano nella notte tra il 23 e il 24 gennaio 2006, e commentiamole attingendo alle didascalie che le accompagnano nel sito di pubblicazione iniziale. In alcune foto, l'inquadratura è stata ristretta per evidenziarne i dettagli.

Con l'ausilio di profili unificati e terra refrattaria è stato creato lo stampo per la colata, ed è stato posto al di sopra il crogiolo, che nel frattempo era stato preriscaldato:




Riscaldamento dello stampo e riempimento del crogiolo con termite:






Accensione della termite contenuta nel crogiolo:




Fasi di colata:











Ora che abbiamo visto queste immagini decisamente spettacolari, esaminiamone il contenuto dal punto di vista dell'ipotesi cospirazionista.

Dov'erano i crogiuoli al WTC?


Innanzi tutto, spiccano le grandi dimensioni del crogiuolo rispetto al binario: sono un sintomo della grande quantità di termite necessaria per la fusione. Se quello è il crogiuolo necessario per fondere localmente un binario, è facilmente intuibile quanto avrebbe dovuto essere grande l'ipotetico crogiuolo utilizzato per tagliare le colonne delle Torri Gemelle, che avevano una sezione quadrata cava di circa 35 centimetri.

Sembra improbabile che si possano introdurre nell'edificio e collocare a ridosso delle colonne dell'edificio, piano per piano, dei contenitori di questa grandezza, senza che nessuno si accorga di nulla. Non solo: di questi crogiuoli, indispensabili per contenere la termite prima e durante l'accensione, non c'è alcuna traccia nelle macerie del World Trade Center. La teoria della termite deve spiegare il fatto che nessuno ha notato i contenitori della termite e il fatto che non sono stati trovati nei resti del WTC. Non lo fa.

La quantità di termite è anch'essa un ostacolo notevole a questa teoria: come sarebbe stato possibile introdurre, sempre di nascosto e senza lasciare tracce visibili, decine di tonnellate di termite nelle Torri Gemelle (e nel WTC7) e piazzarla dentro i crogiuoli che nessuno ha visto? La teoria della termite non lo spiega.

Preriscaldamento


Le immagini della saldatura della rotaia rivelano un altro aspetto molto interessante: la necessità di scaldare il crogiuolo prima dell'uso. Questa necessità implica la presenza al WTC, in aggiunta ai crogiuoli e alla termite, di dispositivi atti a riscaldare i crogiuoli stessi. Dispositivi ingombranti, che nessuno ha visto prima degli attacchi o tra le macerie delle Torri Gemelle. Dispositivi che, dovendo scaldare, avrebbero comportato una generazione di calore difficile da non notare, che avrebbe oltretutto comportato la necessità di predisporre protezioni antincendio ancora più ingombranti e vistose. Di tutto questo non vi è alcuna testimonianza prima dei crolli e nessun reperto nelle macerie (che, ricordiamolo, sono rimaste a Ground Zero in totale otto mesi e mezzo).

Se possiamo ipotizzare che ai piani incendiati sia stato il calore degli incendi a fornire il riscaldamento, evitando il ricorso a dispositivi appositi, non lo possiamo fare per i piani intatti. Infatti anche le colonne centrali e/o perimetrali di questi piani, secondo la teoria della termite, sarebbero state tranciate con questa miscela incendiaria: altrimenti il crollo (sempre secondo la teoria cospirazionista) sarebbe stato solo parziale o perlomeno più lento.

Bagliori inconfondibili


Un altro aspetto significativo evidenziato da queste immagini è il bagliore prodotto dalla reazione termitica: non sarebbe passato inosservato, se fosse stata usata la termite su tutte le colonne perimetrali delle Torri Gemelle. Invece l'unico bagliore osservato è quello, assai fioco, intorno all'81° piano della Torre Sud, descritto in dettaglio da Henry62. Nell'altra torre, niente. Nel WTC7, niente.

Si potrebbe allora ipotizzare che la termite sia stata usata soltanto sulle colonne centrali della struttura e che quindi il bagliore sia stato mascherato dalle pareti circostanti. Ma la presenza di "guglie", ossia di circa 200 metri di colonne centrali rimaste in piedi dopo il crollo (e successivamente crollate per mancanza di sostegno laterale), documentata in questo articolo, contrasta con quest'ipotesi.

Colatura


Un'altra ragione tecnica per non poter accettare l'ipotesi della termite deriva da una semplice considerazione di gravità: la termite agisce per colatura. Le immagini della fusione e saldatura di una rotaia lo mostrano chiaramente: la termite s'incendia e cola, incandescente, sul metallo. Vi rimane a contatto per gravità, perché la rotaia è un elemento orizzontale e c'è uno stampo di contenimento.

Ma le colonne del WTC erano ovviamente verticali. La termite in uscita dal crogiuolo colerebbe via subito da un elemento verticale: un dettaglio fondamentale, che i cospirazionisti evitano accuratamente di segnalare (non è un caso che le dimostrazioni della termite riguardino tutte superfici orizzontali).

Sarebbe stato quindi necessario predisporre non solo il crogiuolo, grandissime quantità di termite, il sistema di riscaldamento del crogiuolo e la protezione termica e antincendio intorno al sistema di riscaldamento, ma anche uno stampo refrattario che cingesse completamente ogni colonna e ricevesse la termite incandescente, trattenendola in una zona ben precisa della colonna in modo da permetterle di agire. Anche di questo stampo, come degli altri dispositivi, non vi è traccia, né prima né dopo gli attentati.

Diagonalità impossibile


La natura fluida della termite implica inoltre che una struttura di contenimento come quella descritta sopra disporrebbe la termite incandescente intorno alla singola colonna in un anello che sarebbe giocoforza orizzontale.

Questo significa che le colonne tagliate in diagonale (come quella mostrata qui accanto), che alcuni considerano prova dell'uso di termite, in realtà non possono essere state prodotte mediante termite, a meno che si ipotizzino fantasiosi sistemi di colatura continua lungo uno scivolo che abbracci di sbieco la colonna. Sarebbe sicuramente impegnativo farlo passare inosservato.

I tagli diagonali sono infatti il risultato delle operazioni di taglio successive ai crolli, effettuate per la messa in sicurezza dell'area per i soccorritori, come discusso in questo articolo.

Tempi d'azione


L'ostacolo più importante per chi sostiene che il crollo delle Torri Gemelle e/o del WTC7 sia stato accelerato usando la termite per tranciare le colonne portanti è costituito dalla tempistica.

La termite ha tempi di reazione dell'ordine delle decine di secondi per fondere grandi spessori di metallo, come si può vedere in questa serie di video. Non è un esplosivo, la cui azione si svolge invece in frazioni di secondo e può quindi essere temporizzata con estrema precisione. Sincronizzare l'accensione e la colatura della termite e la fusione dell'acciaio in ogni colonna, su ogni piano, con una precisione tale che ogni piano ceda esattamente nell'istante desiderato (non prima, per non rivelare il trucco, e non dopo, per non rallentare il crollo e farlo ripartire magicamente), e riuscirvi non una, ma ben tre volte, risulta dunque intrinsecamente impossibile.

A questo si aggiunge la considerazione, puramente di buon senso, che un'operazione del genere, quand'anche fosse stata fattibile, avrebbe comportato un enorme rischio di fallimento, con conseguente imbarazzantissimo smascheramento della messinscena in diretta televisiva mondiale. Come giustificare anche un solo crogiuolo che s'accende troppo presto e trancia le colonne, magari venti o trenta piani più sotto rispetto ai piani colpiti?

Conclusioni


L'apparato necessario per utilizzare la termite per tranciare colonne da 35 cm in pochi secondi è dunque talmente ingombrante e vistoso da rendere sostanzialmente impossibile collocarlo in modo invisibile in moltissimi esemplari, piano per piano, colonna per colonna, anche lungo il perimetro esterno, in edifici perennemente occupati come le torri del World Trade Center o l'Edificio 7 del complesso. A questo si aggiunge la quantità inverosimile di termite necessaria per ottenere la fusione di colonne d'acciaio di grande spessore. Inoltre la termite ha tempi d'azione incompatibili con la durata del crollo degli edifici del WTC. Infine, l'uso occulto della termite avrebbe comportato un rischio assurdamente alto di smascheramento della messinscena.

La termite, in estrema sintesi, non può essere stata utilizzata nel World Trade Center l'11 settembre 2001 per insormontabili ostacoli pratici di facile comprensione.

2008/06/09

WTC7: rapporto finale a luglio; BBC prepara nuovo documentario

di Paolo Attivissimo

Nelle proprie FAQ pubblicate ad agosto 2006 (tradotte in italiano qui), il National Institute of Standards and Technologies (NIST) aveva inizialmente preannunciato che il proprio rapporto conclusivo sulla dinamica del crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center (WTC7) sarebbe stato distribuito in bozza pubblica nei primi mesi del 2007; la scadenza era stata poi rinviata a luglio 2008, con pubblicazione dell'edizione definitiva "poco dopo" quella della bozza.

Questa nuova scadenza è ormai vicina e non sembra aver subìto ulteriori slittamenti. L'incarico di redigere il rapporto finale è stato affidato in parte dal NIST alla Applied Research Laboratories, Inc., di Albuquerque, New Mexico, che ne parla in questa pagina del proprio sito.

Il team della ARA è composto da Steven W. Kirkpatrick (21 anni di esperienza nella dinamica delle strutture, nell'analisi dei cedimenti, nell'analisi per elementi finiti; dottorato in ingegneria meccanica dell'Università di Stanford), Robert Bocchieri (esperto in analisi per elementi finiti delle dinamiche non lineari, in meccanica dei solidi, dinamica delle strutture e altri settori, con dottorato in ingegneria aerospaziale della University of Texas di Austin), James Brokaw (esperto in analisi di collassi progressivi di edifici, con Master’s Degree in ingegneria civile della West Virginia University), Robert MacNeill (esperto in analisi termiche e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica del Rochester Institute of Technology), e Brian Peterson (esperto in meccanica d'impatto e penetrazione, meccanica dei solidi, meccanica delle fratture, analisi dei collassi e simulazioni LS-DYNA, con Master’s Degree in ingegneria meccanica della Stanford University).

Da soli, questi cinque consulenti hanno più competenze tecniche pertinenti di quante ne abbiano i vari filosofi, teologi, mistici, parlamentari e architetti di giardini che animano il movimento cospirazionista.

La BBC ha inoltre in preparazione un nuovo documentario della serie Conspiracy Files dedicato specificamente al WTC7 e intitolato The Third Tower ("la terza torre"): secondo il suo annuncio, verrà trasmesso entro l'estate del 2008. Il primo documentario della serie, dedicato all'11/9 nel suo complesso, è recensito qui.

In attesa dell'uscita del rapporto finale del NIST sul WTC7, ricordiamo l'attuale ipotesi di lavoro del NIST riguardante il crollo di quest'edificio, descritta nel documento June 2004 Progress Report on the Federal Building and Fire Safety Investigation of the World Trade Center Disaster (Volume 1, pag. 17, e Appendice L) e citata nelle FAQ del NIST:

  • Si è verificato un cedimento localizzato iniziale nei piani inferiori (al di sotto del 13° piano) dell'edificio, a causa di danni strutturali, prodotti dagli incendi e/o dalle macerie, a una colonna vitale che reggeva un solaio a campata molto ampia avente un'area di circa 2000 piedi quadrati [185 metri quadri] (evento scatenante);
  • La progressione verticale del cedimento localizzato iniziale ha raggiunto i locali per servizi tecnici sul tetto ad est, e man mano che le campate ampie dei solai diventavano incapaci di redistribuire i carichi, la progressione ha causato il crollo della struttura interna al di sotto dei locali per servizi tecnici ad est; e
  • Innescata dai danni prodotti dal cedimento verticale, la progressione orizzontale del cedimento lungo i piani inferiori (nella zona del quinto e settimo piano, che erano molto più spessi e maggiormente rinforzati rispetto agli altri piani) ha provocato un crollo sproporzionato dell'intera struttura.

Quest'ipotesi potrà essere avvalorata o modificata, oppure potranno svilupparsi nuove ipotesi, durante l'indagine in corso. Il NIST sta inoltre valutando se degli ipotetici eventi detonanti possono aver avuto un ruolo nell'innesco del crollo. Anche se il NIST non ha trovato prove di detonazioni o di demolizioni controllate, il NIST vorrebbe determinare l'ordine di grandezza degli scenari ipotetici di detonazione che avrebbero potuto portare al cedimento strutturale di uno o più componenti critici.

2008/06/06

Debunking finale dell'immagine del WTC7 intatto

di mother

Alcuni mesi fa si è discusso riguardo la datazione temporale di alcune immagini che circolano nel Web. Alcuni cercavano di dimostrare, a favore della teoria dietrologica, che l'immagine qui a lato era stata scattata dopo il crollo del WTC 1-2 (post su Luogocomune), mentre Paolo Attivissimo aveva dimostrato che era stata scattata prima del crollo del WTC1: WTC7, il mistero della foto senza danni.

Questo era il riferimento di 911research.wtc7.net e in questo documento PDF di Steven Jones, Why Indeed Did the World Trade Center Buildings Completely Collapse? (settembre 2006), a pagina 3, è possibile vedere l'uso dell'immagine per confutare i danni e gli incendi descritti dalla ricostruzione tecnica ufficiale.

A Sigmatau di Luogocomune rispose anche Henry62 nel suo blog, Determinato l'orario della fotografia misteriosa del WTC7. Questo caso è uno dei molteplici in cui il materiale viene riportato senza citarne la fonte.

Fortunatamente la teoria dietrologica è verificabile con una piccola aggiunta di lavoro e di conoscenze dai dati correlati al materiale, ma rimane la cronicità e facilità con cui in Internet si tende a disperdere le fonti o a dissociare il materiale da chi l'ha prodotto.

Per quanto possa sembrare di poca importanza non riuscire ad associare la foto al fotografo, questo semplifica la ricerca, riducendo le possibilità di indagine, oltre a porre il problema degli aspetti legati al copyright del materiale.

Dato il nome del fotografo, infatti, si può sempre ricorrere ad un'intervista per ottenere nuove informazioni, cercare altre sue foto, chiedergli riferimenti sulla posizione in cui è stata scattata una data immagine, chiedergli l'ora dello scatto, eccetera. Il fotografo è comunque un soggetto che ha vissuto il disastro in prima persona per tutto lo scorrere degli eventi di quel tragico giorno.

Internet viene spesso definita come culla di migliaia di informazioni libere, che si diffondono velocemente (a seconda di quanto stimolino l'interesse di lettori nelle discussioni). Tuttavia Internet spesso semplifica, dimentica e perde dettagli.

In soccorso fortunatamente arriva il sito Digitaljournalist.org, il quale raccoglie vari scatti di fotografi presenti a vari eventi. In occasione dell'11 settembre, il sito ha intervistato numerosi di questi fotografi e ha pubblicato una serie di foto, riportandone l'autore nella didascalia. Possiamo quindi sapere chi è l'autore o chi sono i fotografi più probabilmente autori della foto sopra utilizzata per le indagini.

Nella zona della foto sopra riportata c'erano almeno tre fotografi: Allan Tannenbaum, Doug Kanter e James Nachtwey.



Altre due foto della zona poco note:



Altre immagini del WTC7 in fiamme sono state scattate da James Nachtwey. I resti del WTC7 in fiamme sono documentati qui da Allan Tannenbaum.

Il sito non riporta la foto prima discussa del WTC7. Tuttavia, sebbene nelle bibliografie del NIST esistano decine di fotografi che hanno fotografato quegli eventi, ora abbiamo ristretto il campo a soli tre nomi. Dati questi nomi, non resta che rivolgersi ai siti personali dei fotografi, scrivere mail o basarsi sulle foto che hanno pubblicato. Purtroppo, per quanto abbia cercato, tuttora manca un riferimento diretto che leghi la foto in questione al fotografo che l'ha scattata.

Trovata un'altra immagine contemporanea: è dopo il crollo del WTC2


Nella raccolta pubblicata da Allan Tannenbaum si può vedere questa foto con la seguente didascalia:

Two planes hijacked by Arab terrorists crash into the World Trade Center on September 11, 2001. The twin towers collapsed causing almost 3,000 deaths. NYC Armed NYPD run from WTC after 1st tower collapse

L'immagine riprende la scena poco discosta dall'immagine utilizzata dai dietrologi. Le ombre permettono di collocarla cronologicamente come contemporanea della foto citata dai dietrologi. Anche in questo caso sono visibili i resti del WTC e delle strutture secondarie, nonché parte del WTC7 che si staglia nel cielo azzurro. La didascalia non fa altro che confermare il debunking delle teorie dietrologiche.

Con tutta probabilità, scrivendo ad Allan Tannenbaum o rivolgendosi all'agenzia che detiene il copyright delle sue foto è possibile procurarsi la foto utilizzata in modo erroneo dai dietrologi. Tale foto potrebbe essere stata pubblicata in qualche rivista o sito Internet oggi perso nei vasti meandri della Rete. Da notare che tutte queste foto riportano l'autore, e gli stessi giornali, articoli di news indicano in didascalia chi ha scattato la foto. E' presumibile che la foto utilizzata dai dietrologi sia stata estrapolata da un altro contesto e riutilizzata, senza la minima volontà di ricerca o di indagine, senza chiedere spiegazioni all'autore (come visto, l'autore riporta ben altre didascalie).

Si riportano a seguire per completezza altre informazioni sui tre fotografi: Allan Tannenbaum, Doug Kanter e James Nachtwey.

James Nachtwey


Il racconto di James Nachtwey:

...Once the tower fell, the people really disappeared. They all ran away or were trapped. So my instinct was to go to the place where the tower had fallen. It seemed to me, absolutely unbelievable that the World Trade Center could be lying in the street and I felt very compelled to make an image of this. So I made my way there through the smoke. It was virtually deserted, and it seemed like a movie set from a science fiction film. Very apocalyptic. Very strange ambiance of the sunlight filtering through the dust and the destroyed wreckage of the buildings lying in the street. As I was photographing the destruction of the first tower, the second tower fell and I was standing right under it, literally right under it. Fortunately for me, and unfortunately for people on the west side it listed to the west. But I was still underneath this avalanche of falling debris, of structural steel, the aluminum siding of the building, glass; tons of material were falling directly down on to me. I realized that I had a few seconds to find cover or else I’d be killed. I dashed into the lobby of the Millennium Hotel, which was directly across the street from the North Tower, and I realized instantly that this hotel lobby was going to be taken out. The debris would come flying straight through the plate glass and just destroy it. There was no protection at all. [continua qui]

E' disponibile una videointervista a James Nachtwey. Gallerie di sue foto sono presso Digitaljournalist.org e Viiphoto.com. La voce di Wikipedia che lo riguarda è qui e i suoi libri sono in vendita su Amazon. Il suo sito personale è Jamesnachtwey.com.

Allan Tannenbaum


Il resoconto di Allan Tannenbaum:

I can’t remember whether I saw it happening but I know I heard it happening, the first tower, actually the South Tower, started to come down. This was a terrifying noise, and I was really worried that part of it was going to fall on me, so I put my back to the façade of a big office building on Broadway, and then, like an end-of-the-world movie, giant billows of black smoke came shooting out of the side streets. I started to run but I was enveloped in this cloud of ash.

My mouth and nose filled with ash, and there was this black whirlwind. I stopped running because I didn’t want to bump into something or fall down. I put my bandana over my nose and mouth so that I could try to breath, and …prayed. It seemed like the end of the world. I said to myself this is how the world ends. It was just unbelievable, and then it became deathly quiet and pitch black.”

Eventually the cloud cleared, leaving Tannenbaum alive but covered with ash. He rinsed his mouth out with iced tea and went back to work. He returned to the plaza area. “It was a scene that I’d never seen in my life. It was unimaginable. I’ve been to a lot of places where there’s been conflict and war and seen a lot of destruction, but I was not prepared for this, especially something so familiar. As I walked down Church Street as the smoke was lifting there I saw the segments that everybody recognizes just jaggedly sticking out of the ground, the smaller World Trade Center buildings kind of tilted and black with their windows blown out, steel beams in the street, layers of ash and papers, ambulances on fire. It was like the end of the world”.

Once again the police were warning of imminent danger, and once again Tannenbaum was smart enough to pay attention to them. Sure enough as he looked back the second tower fell. He took cover in the basement of a Duane Reade pharmacy, which was already serving as a refuge for police and firefighters. Here he managed to get paper towel to clean himself and his cameras, and most importantly eyewash to counteract the dust and ash that had affected his vision.

His most important job during this intermission was to call Debora and reassure her of his safety. She had been watching the collapse of the buildings from the roof of their building and was convinced that he was dead. [continua qui]

Sia per Tannenbaum che per Nachtwey, la vicinanza al luogo del crollo dovrebbe averli messi in condizione di sentire eventuali esplosioni prima del crollo. Ciò non è avvenuto.

Altre fonti: pubblicazioni su sohoblues.com, video di Keith Lane della WNYW-TV, esposizioni fotografiche delle foto di Tannenbaum, comprese quelle degli attentati (fra cui anche una in Russia con a tema il 911), foto e video di Tannenbaum sull'11/9 inserite nel suo sito.

Allan Tannenbaum è oggi impegnato in 9/11 Still Killing, ovvero la storia di fotografi, addetti e primi soccorritori/volontari che oggi vivono varie malattie tumorali e alle vie respiratorie. Sono disponibili saggi sui primi soccorritori e video su YouTube (l'immagine a lato riprende Frank Silecchia oggi).

On September 11, 2001, Arab Islamist terrorists hijacked airplanes and crashed them into the twin towers of the World Trade Center in New York City, causing the buildings to collapse. Although almost 3,000 people died on that terrible day, many first responders, recovery workers, and area residents have been getting very sick and even dying because of all of the toxic substances released into the environment. Sadly, quite a few of those once hailed as heroes are finding that government agencies are now ignoring them. They are the hidden victims of 9/11 and this is their story.

9/11 Still Killing non è interessato ad indagare riguardo gli attentati, ma vuole sapere per quale motivo il governo americano abbia mentito sulla tossicità dell'aria con polvere di Ground Zero, non applicando piani antipanico e di evacuazione dell'intera New York.

Qualche altra immagine: incendio in altro edificio sconosciuto, dovuto forse alla carta diffusasi con i crolli (era già stato accennato qui: Molten metal - melted car, in cui veniva riportata anche l'immagine di fuoco appiccato dalla carta a dei cespugli di fiori). Un mezzo dei pompieri "Collapse rescue". Soccorso dei feriti: foto 1, foto2, foto3; il Winter Garden; il WTC7 in fiamme; alcune foto storiche; Peace on Earth sulla WTC Plaza; l'attentato del 1993; foto dell'Hangar 17; foto del secondo meteorite, fotografato anche da Lane Johnson.

Large pieces of debris, likened to meteorites by preservationists, are actually several floors of the towers compressed together as the buildings collapsed. Furniture, twisted metal, pipes, cords and even papers with legible type are visible. The pieces are kept in a humidity-controlled tent in Hangar 17 of Kennedy International Airport.

Sito personale: sohoblues.com.

Doug Kanter


Doug Kanter non ha una vera e propria esposizione di foto pubblicata nel web. Molte foto correlate si trovano legate ad articoli dei siti di news. Attualmente si è trasferito in Cina, a Beijing.

Doug Kanter is a freelance photographer based in Beijing, China. Previously, he was based in New York City. Editorial clients include the New York Times, New York Times Magazine, Business Week, Architectural Record, Seed Magazine, Financial Times, Bloomberg News, Knight-Ridder Newspapers, Women's Wear Daily, The Chronicle of Higher Education, Associated Press, Agence France Presse and the Christian Science Monitor. Corporate clients include Ogilvy, DaimlerChrysler, the World Economic Forum, Xerox, Microsoft, Prudential, Kamsky Associates and the United States Embassy in Beijing. [Editoriale del Boston Globe]


Il suo sito personale è Dougkanter.com.

Altre testimonianze


Infine, il sito Digitaljournalist.org riporta le testimonianze di 35 altri fotografi presenti sul luogo della catastrofe in Voices from behind the lens (35 photos by 35 photographers):

Mary Altaffer, Freelance Photographer, NYC; James W. Anness, Staff Photographer, The Record (Bergen County, NJ); Michael Bonfigli; Tom Callan; Tom Carpenter; Shelly Castellano; Dennis Clark, Freelance, NY; Kevin Coughlin, Freelance, NY; Aristede Economopoulos, Star-Leger, New Jersey; Mel Evans, Staff Photographer, The Record; Rick Falco; Tom Franklin, Staff Photographer, The Record, Bergen County, NJ; Steven Frischling; Carmine Galasso, Staff Photographer, The Record, Bergen County, NJ; Jim Graham; Thomas Hinton; Stan Honda; Peter Juelich, Frankfurt, Germany; Catherine Leuthold, Matrix; Don MacLeod; Jay Mallin; Ryan Mercer, Chief Photographer, Herald News, Passaic County, NJ; William B. Plowman; Joseph Pobereskin; Klaus Reisinger; Danielle Richards, Staff Photographer, The Record, Bergen County, NJ; Carolina Salguero; Helayne Seidman, Freelance, New York Post; Shannon Stapleton, Freelance, New York; Billy Suratt; David Swanson, The Philadelphia Inquirer; Allan Tannenbaum; Emile Wamsteker, freelance photojournalist; Susan Watts, Daily News; Warren Winter.


Aggiornamento 16 giugno 2008

E' doveroso ricordare che la NBC aveva vari giornalisti sparsi intorno al complesso del World Trade Center per descrivere quanto avvenuto.
Questi giornalisti, proprio come i soccorritori e come i primi fotografi giunti sul luogo, sopresi dal crollo della prima Torre, il World Trade Center 2, scapparono e tentarono di rifugiarsi nelle strutture adiacenti al complesso di grattacieli.
Quindi da un estratto della diretta della NBC è possibile vedere che uno dei giornalisti con videocamera al seguito riuscì a riprendere la base del World Trade Center 7 dopo il crollo del World Trade Center 2 e prima del crollo del World Trade Center 1.
Non è noto chi abbia registrato quelle immagini.



Nel video si vede chiaramente lo stato della polvere provocata dal primo crollo, parte ancora in sospensione nell'aria e parte già depositata a terra.
La passerella pedonale fronte al World Trade Center 7, sotto cui in seguito Willie Cirone e Shepard Shelber scatteranno delle foto per documentare lo stato dei danni alla facciata sud, è intatta.
Il World Trade Center 6 non è in fiamme, non presenta i danni provocati dal crollo del World Trade Center 1 (la Torre caduta per seconda).
Con buona approssimazione si può quindi desumere che quel breve pezzo di video è stato registrato fra il crollo di una Torre e l'altra.
Mostra un World Trade Center 7 evacuato (concordemente con i racconti di Piciotto), buio, senza incendi o cumuli di esplosivo alla base vicino alla vetrata della lobby.
Non c'è nemmeno una squadra di esperti demolitori all'opera per minare l'edificio (l'idea che il World Trade Center 7 sia stato minato mentre le altre due torri crollavano ha sempre ammaliato i dietrologi).
Tutto ciò sembra un'ulteriore conferma all'analisi dei debunker della foto del World Trade Center 7 senza danni.

2008/06/03

Altri crolli di strutture a causa di un incendio

di mother

Sono passati sette anni dagli attentati dell'11 settembre 2001. In questo periodo la dietrologia ha fatto il bello ed il cattivo tempo: teorie cospiratorie sono nate, altre sono state lasciate in disparte (per esempio la teoria del flying pig), altre sono mutate.

Qualche anno fa veniva professata un'affermazione estremamente categorica da parte dei dietrologi: "nessun edificio è mai crollato a seguito di un incendio" oppure "nessun edificio di acciaio è mai crollato a seguito di un incendio".

I due principali filoni dietrologici (teoria basata sull'uso di termite e teoria basata sull'uso di bombe) hanno ben presto dovuto scontrarsi con gli incendi presenti al World Trade Center.

Per confermare il "dubbio sovrano", il "pregiudizio di fondo" e far risultare come vero il castello di carte complottista, dovevano da un lato affermare che il World Trade Center non sarebbe mai crollato a seguito degli attentati, dall'altro giustificare quanto avvenuto in seguito a Ground Zero.

A mettere i bastoni fra le ruote dietrologiche c'erano poi il NIST e la FEMA, enti di comprovata autorità che avevano pubblicato dei rapporti sugli attentati. Da ciò la necessità di criticare il rapporto della FEMA e in seguito la necessità di trovare un singolo punto con il quale vanificare le oltre 10.000 pagine di rapporto del NIST, anche servendosi delle prove contenute nel rapporto FEMA.

Dei due filoni dietrologici, quello basato sull'uso di esplosivi è venuto meno, non riuscendo a garantire un sufficiente apporto di calore tale da spiegare il cosiddetto molten metal (metallo fuso). In alcuni casi questo filone dietrologico è mutato in teorie più fantasiose: laser spaziale, mini-bombe all'idrogeno. La teoria complottista che prevede l'uso di termite, forte dei quasi 3000°C prodotti dalla reazione chimica, ha continuato ad ammaliare le coscienze e i pregiudizi delle persone favorevoli ad una visione dietrologica.

Tutto questo è ben visibile nello scisma avvenuto nell'associazione Scholars for 9/11 Truth, che ha garantito la possibilità di mantenere le due teorie separate, garantendo un doppio effetto disinformativo senza dover necessariamente fornire spiegazioni di compatibilità fra le diverse idee presenti.

Nel gruppo di Steven Jones, Scholars for 9/11 Truth and Justice, recentemente avvicinatosi ad AEfor911Truth di Richard Gage, vi è stata sempre più necessità di affrontare la questione riguardante gli effetti di un incendio dentro un edificio.

In primo luogo, Steven Jones, portavoce di Scholars for 911 Truth and Justice e più volte citato nel film Zero, ha adottato la linea dietrologica delle affermazioni semplici e categoriche, avvalendosi anche dell'esempio offerto dall'incendio della Windsor Tower di Madrid (video).

Oltre al crollo della Windsor Tower veniva utilizzata come esempio l'affermazione che il fumo nero indica la presenza di un incendio con scarsità di ossigenazione, quindi quasi spento, incapace di produrre il calore necessario a indebolire l'acciaio.

E' bene notare che nella maggioranza dei casi i dietrologi evitano accuratamente di descrivere il comportamento strutturale dell'acciaio al variare della temperatura.

Da questo argomento si poteva creare un contrasto con l'uso di alcune prove presunte a sostegno della presenza di acciaio fuso (metallo dal World Trade Center 2, meteorite, testimonianze di metallo fuso, fuochi su Ground Zero, eccetera).

L'antitesi fra gli opposti, così come presentati, permetteva di rendere abbastanza credibile la teoria dietrologica basata sull'uso della termite.

Nel blog Undicisettembre sono stati scritti dei post a riguardo delle teorie dietrologiche del molten metal e del fumo nero come sintomo di bassa ossigenazione.

Tuttavia in questi 7 anni dagli attentati sono successi anche altri eventi che non supportano l'impostazione fisica data dalla dietrologia al comportamento di una struttura sottoposta a incendio.

Non sembra esistere un elenco formale degli edifici colpiti da incendio, benché in tali eventi catastrofici in genere siano istituiti indagini e processi per accertare le responsabilità e le colpe accidentali o dolose.

D'altra parte, la varietà degli edifici è tale che non si possono ricavare dalla tipologia strutturale informazioni concrete per la prevenzione del crollo. Molto più conveniente è ampliare gli studi in laboratorio riguardo il comportamento fisico dei materiali da costruzione, riguardo i mezzi per rallentare e spegnere un incendio o per non trasmettere il calore alle parti strutturali portanti, e riguardo gli accorgimenti utili per prevenire la perdita di vite umane (per esempio realizzando camere speciali che resistano a incendio e crolli, realizzando vie di fuga più fluide, eccetera).

Va fatto notare che spesso gli incendi trovano fra il materiale combustibile domestico oggetti con capacità detonante/esplosiva (bombole di metano, tubazioni del gas, caldaie, e altro) che alterano il decorso dell'incendio.

Il tempo ha comunque portato consiglio, visto che in questi anni sono emersi altri casi di incendio dentro stutture in acciaio.

I primi casi trattati dal blog Undicisettembre sono stati quelli citati dagli stessi dietrologi:

Henry62 ha pubblicato alcuni articoli in merito:


Oltre a questi casi, altri del passato sono stati descritti nell'articolo Nessun edificio in acciaio era mai crollato prima. O sì?, che trattava i casi del McCormick Center di Chicago, del Sight and Sound Theater di Strasburg e del Crystal Palace di Londra.

A questi casi se ne sono aggiunti altri.

Poco più di un anno fa (30 aprile 2007) è avvenuto il crollo di un intero impalcato di due vie di immissione del ponte MacArthur Maze ad Oakland.



A seguito dell'urto di un camion cisterna con un pilone, si è scatenato un notevole incendio con fiamme che andavano a lambire la struttura portante del ponte. Le spesse travi di sostegno dell'impalcato flessibile di calcestruzzo e bitume sono state aggredite dal poderoso incendio, finendo per cedere sotto il peso stesso del ponte. Maggiori informazioni si possono leggere in questo articolo; altre immagini sono in questo video e in questo.



Non mancano in questo caso video il cui titolo è concepito come se il ponte fosse esploso (MacArthur Maze Explodes, MacArthur Maze Explodes: Part 2), e alcuni blogger invocano ironicamente un movimento per la verità su quanto avvenuto (rgcombs.blog-city.com).

Esiste anche il clone dell'associazione di Steven Jones, la neonata Scholars for 4/29 Truth (scholarsfor429truth.blogspot.com e 429truth.com), che pone ironicamente una serie di domande del tutto simili a quelle dei dietrologi degli attentati dell'11 settembre, con un'attenzione particolare a quelle che riguardano l'effetto di un incendio sulle strutture d'acciaio.

Steven Jones ha recentemente preso in considerazione tale crollo, come si può vedere nella conferenza di Boston del 15 dicembre 2007.

(notare come nell'immagine non vi sia alcun riferimento ad un crollo per incendio)

Tuttavia la questione sollevata nella conferenza non riguarda minimamente il motivo del crollo o il comportamento al fuoco della parte portante della struttura, bensì che tale struttura a seguito del crollo non si sia polverizzata come le parti del World Trade Center (senza accennare che il World Trade Center è caduto su se stesso per circa 400 metri). Insomma, tanto valeva ignorare l'accaduto.

Il crollo per incendio del Dipartimento di Architettura di Delft


Due settimane fa si è verificato un altro crollo a seguito di un incendio: in data 12 maggio 2008, il dipartimento di architettura dell'università di Delft (Tudelft.nl) in Olanda è stato funestato da un incendio e in seguito è crollato.

Si ringrazia ScrewLooseChange per la segnalazione con l'articolo No Highrise Ever Collapsed Because of Fire?.

L'edificio, ironia della sorte, era il dipartimento della facoltà di architettura.

The Faculty of Architecture in Delft has burned down and collapsed. It was ‘the biggest disaster in Dutch university history’, as the Dutch minister of Education said. Fire escape plans worked perfect: students, professors and employees could all get out in time. But the 13 story building – about 40 years old – collapsed. [fonte]

La facoltà di architettura a Delft è stata distrutta da un incendio ed è crollata. Questo è "il più grande disastro della storia dell'università olandese", ha detto il ministro dell'Educazione olandese. I piani di fuga d'emergenza hanno funzionato alla perfezione: gli studenti, i docenti e i dipendenti sono usciti tutti in tempo. Tuttavia la costruzione di 13 piani - di circa 40 anni - è crollata.


L'incendio sembra essere stato provocato da un cortocircuito creato da una macchinetta di distribuzione del caffè:

A “catastrophic” fire has caused serious damage to the architecture faculty at Delft University in the Netherlands, endangering first edition books by Rem Koolhaas and MVRDV and Gerrit Rietveld furniture. Although no-one was injured in the blaze, much of the 14-storey building has been completely destroyed, BD understands. Tony Fretton, a visiting professor at the department, said the fire -- which broke out on a mid-level floor around 9am local time and rapidly spread upwards - is believed to have been started by a short circuit in a coffee machine caused by a faulty water pipe. [fonte]



Non è ben chiaro come fosse costruito l'edificio. Dalle immagini di questo video sembrerebbe costituito da un'intelaiatura esterna estremamente snella di colonne di acciaio, con alcune colonne a base quadrata interne (di calcestruzzo o acciaio) con vani molto ampi ed alti.

Una facoltà di architettura tende a contenere materiale infiammabile: vecchie prove d'esame cartacee, computer di varia natura, plotter e rotoli di carta per plotter, biblioteca con tomi di urbanistica e design, tavoli da disegno e parallelografi, eccetera. In tutta probabilità è da escludere la presenza di termite, complottismo e movimenti per la verità sul crollo.

Sono disponibili video con l'incendio e video con i resti, ripreso il 13-05-2008. Discussioni a riguardo ci sono sul sito bdonline.co.uk e James Randi Educational Foundation.


L'incendio, ben visibile durante la fase di diffusione, registrato in un video sopra riportato, al momento del collasso sembrava non emettere notevoli quantità di fumo o fiamme. Da questo punto di vista, il paragone sembrerebbe più concreto con il World Trade Center 7, anch'esso contestato per la presunta mancanza di fiamme, benché vi fosse una quantità notevole di fumo che fuoriusciva dalla facciata sud, maggiore rispetto a quanto visibile nell'università olandese.








Il crollo, sviluppatosi a circa metà altezza dell'edificio, è preceduto da una forte deformazione plastica dei solai, i quali, piegandosi, fanno fuoriuscire sbuffi e polvere nel piano di cedimento.


I resti mostrano come tutti i piani siano crollati a catena dall'alto verso il basso in una nube di fumo e polvere, con parte dei solai rimasti legati a dei ferri di armatura al resto della struttura.

Il crollo progressivo dei piani si realizza maggiormente nei casi in cui il solaio non sia in grado di sopportare il peso dinamico (frattura fragile poiché non è un carico graduale delle azioni) del materiale che vi cade sopra.

Non mancano esempi con effetti di collasso anche più singolari. Per esempio, nella demolizione del Rabobank Office a Utrecht, l'innesco della demolizione porta ad un crollo progressivo con punzonamento del solaio sui pilastri e demolizione progressiva delle esili colonne seguendo un andamento orizzontale.




aggiornato 28 giugno 2008

2008/06/02

Lapsus freudiano?

di Paolo Attivissimo



Aggiornamento: la dicitura è stata rimossa completamente dal sito Megachip.info. Non sappiamo, al momento, se è stato rimosso dal suo incarico anche l'autore della medesima.

2008/06/01

Il fumo nero come prova d'incendio a corto d'aria

di Paolo Attivissimo

Chi ha la pazienza di rivedersi le riprese di quel giorno terribile (per esempio "In Plane Site", un video in Italia distribuito da Nexuse a disposizione presso la nostra libreria Ritorno al reale) noterà, se non lo ricorda, l'orrenda nuvola di fumo nero che usciva dalla ferita prodotta dall'impatto e dalle finestre spaccate. Quel fumo così nero dice che l'incendio all'interno stava soffocando, già pochi minuti dopo l'impatto, per mancanza d'aria. Ciò significa che il fuoco era spento, o almeno che si stava spegnendo; e che le sue lingue non erano così "calde" come la vampata rossa della fiammata esterna.

– Maurizio Blondet, I grattacieli, prima, non cadevano, 6 dicembre 2005


Quando avv... c'è il fumo nero vuol dire che la temperatura è bassa, perché l'incendio si sta spegnendo per mancanza di ossigeno. Però questi sono fatti tecnici.

– Maurizio Blondet, Matrix, 11 settembre 2006


Gli incendi che divampano in quelle torri emettono un fumo denso, di colore grigio scuro, quasi nero. Questo indica che il fuoco era a corto di ossigeno.

– Steven Jones, nella traduzione italiana fornita nel DVD Zero, a 11:45 circa








– Universal Studios, durante l'incendio divampato l'1 giugno 2008 che ha distrutto numerosi set cinematografici e l'intera attrazione dedicata a King Kong.


Altri video del rogo, con crollo di grandi strutture d'acciaio per puro incendio, sono disponibili presso la BBC: uno e due.

Ci sono domande?

Il seguito oceanico del "movimento per la verità" / 1

di Paolo Attivissimo, su segnalazione di Screwloosechange

Il cosiddetto "movimento per la verità" sull'11 settembre si vanta spesso di avere una grandissima percentuale di adesioni nell'opinione pubblica. In questo senso vale la pena di conoscere le dimensioni della manifestazione organizzata dal movimento di recente, l'11 maggio scorso, a San Francisco.



E meno male che questo raduno era denominato West Coast Convergence e doveva quindi riunire tutti i rappresentanti del movimento della costa occidentale statunitense.

La folla oceanica che si accalca intorno a Dylan Avery, autore di Loose Change, è davvero impressionante in questo fotogramma tratto da un altro video del grande evento:



E come vanno le cose nel Vecchio Continente? Qui, come al solito, le mode americane vengono scimmiottate con ritardo. Infatti il video Zero a tutt'oggi, dopo sei mesi di proiezioni, può vantare ben 7.303 spettatori. Un trionfo di pubblico. Non siamo noi a dare questi numeri: è il sito di Zero (il dato è in alto a destra nell'immagine qui sotto, cliccabile per ingrandirla).



E' insomma chiaro che il numero dei credenti (il paragone fra l'ossessivo slogan "911 truth now - 911 truth now - 911 truth now" ripetuto all'infinito e certi mantra religiosi è spontaneo) è infimo. Quello dei perplessi e dei male informati, tuttavia, è probabilmente maggiore. E' per loro che continueremo a pubblicare articoli in questo blog.

Ma per il resto, il "movimento per la verità" è finito. Dopo sette anni non è riuscito né a presentare una prova concreta, né a coinvolgere l'opinione pubblica. Ha saputo soltanto sprecare anche l'occasione mediatica che pure gli era stata offerta nel 2005 negli USA (con l'uscita del primo Loose Change) e nel 2006 in Italia (con la serie di puntate di Matrix).

Requiescat in pace.