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2008/07/14

Ancora sul fumo nero come segno d'incendio quasi spento

di Paolo Attivissimo su segnalazione di Mother

Abbiamo già segnalato più volte che alcuni sostenitori delle teorie alternative affermano, fra le loro presunte prove di complotto, che la presenza di fumo nero è sintomo di incendi a corto di ossigeno o in via di spegnimento. E' un'affermazione fatta, per esempio, da William Rodriguez, Steven Jones e Maurizio Blondet, da Giulietto Chiesa e Dario Fo in Zero, Jeff King in Confronting the Evidence, e Massimo Mazzucco in Inganno globale. Ma il fatto che più persone ripetano un'affermazione non la rende in alcun modo meno errata: indica soltanto che queste persone ripetono a pappagallo ciò che hanno sentito dire da altri e non hanno compiuto alcuna verifica prima di parlare.

Chi desidera una carrellata di esempi fotografici in cui il fumo nero è inequivocabilmente associato a incendi che non sono affatto a corto di ossigeno o in via di spegnimento può leggere questi articoli, ai quali si aggiungono ora queste fotografie tratte da NoName.







2008/06/01

Il fumo nero come prova d'incendio a corto d'aria

di Paolo Attivissimo

Chi ha la pazienza di rivedersi le riprese di quel giorno terribile (per esempio "In Plane Site", un video in Italia distribuito da Nexuse a disposizione presso la nostra libreria Ritorno al reale) noterà, se non lo ricorda, l'orrenda nuvola di fumo nero che usciva dalla ferita prodotta dall'impatto e dalle finestre spaccate. Quel fumo così nero dice che l'incendio all'interno stava soffocando, già pochi minuti dopo l'impatto, per mancanza d'aria. Ciò significa che il fuoco era spento, o almeno che si stava spegnendo; e che le sue lingue non erano così "calde" come la vampata rossa della fiammata esterna.

– Maurizio Blondet, I grattacieli, prima, non cadevano, 6 dicembre 2005


Quando avv... c'è il fumo nero vuol dire che la temperatura è bassa, perché l'incendio si sta spegnendo per mancanza di ossigeno. Però questi sono fatti tecnici.

– Maurizio Blondet, Matrix, 11 settembre 2006


Gli incendi che divampano in quelle torri emettono un fumo denso, di colore grigio scuro, quasi nero. Questo indica che il fuoco era a corto di ossigeno.

– Steven Jones, nella traduzione italiana fornita nel DVD Zero, a 11:45 circa








– Universal Studios, durante l'incendio divampato l'1 giugno 2008 che ha distrutto numerosi set cinematografici e l'intera attrazione dedicata a King Kong.


Altri video del rogo, con crollo di grandi strutture d'acciaio per puro incendio, sono disponibili presso la BBC: uno e due.

Ci sono domande?

2008/02/25

WTC, il mito degli incendi modesti

di Paolo Attivissimo

La poca conoscenza dei fenomeni che si sviluppano durante un normale incendio domestico o d'ufficio alimenta uno dei dubbi più frequenti intorno alla distruzione delle Torri Gemelle, ossia che il contenuto di un edificio non prende fuoco facilmente e non può ardere a temperature molto elevate e quindi la distruzione delle due torri principali del World Trade Center e del WTC7 non è spiegabile con un semplice impatto seguito da un incendio.

La teoria ricorrente è che il carburante degli aerei, riversatosi nelle Torri Gemelle, non sarebbe stato sufficiente a causarne la distruzione, perché il carburante brucia rapidamente e a temperature troppo basse per fondere l'acciaio della struttura. Quindi, concludono alcuni, gli incendi sono durati poco, giusto il tempo di consumare il carburante, ed erano in via di spegnimento al momento del crollo; non è possibile che gli incendi abbiano lesionato la struttura tanto da causarne il crollo. La conseguenza ultima di questo ragionamento è che il crollo deve essere stato provocato da qualcos'altro: solitamente i cospirazionisti parlano di esplosivi o termite o raggi di energia.

L'errore fondamentale di questo ragionamento è che il carburante non ha alimentato gli incendi delle Torri Gemelle per tutta la loro durata: li ha semplicemente innescati. Gli incendi sono proseguiti utilizzando come combustibile tutto ciò che incontravano: arredi, mobili, computer, carta.

E' a questo punto che scatta l'incredulità di molti: la credenza diffusa, infatti, è che i materiali utilizzati nelle abitazioni e negli uffici siano ignifughi e quindi non possano alimentare un rogo, né tanto meno raggiungere temperature tanto alte da fondere o indebolire l'acciaio (ricordiamo che la temperature di fusione dell'acciaio è intorno ai 1500 °C, mentre quella di ammorbidimento è ben più bassa, intorno ai 400 °C).

Il video seguente mostra, più eloquentemente di mille parole, cosa succede realmente in un incendio innescato da una piccola quantità di materiale facilmente infiammabile in un comune ambiente arredato. Nel giro di due minuti, la stanza è un inferno.

Questo è un piccolissimo esempio di quello che avvenne all'interno delle Torri Gemelle e del WTC7 (nel quale il carburante fu fornito dai grandi serbatoi dei generatori d'emergenza e l'innesco fu fornito dalle macerie in fiamme cadute addosso al WTC7 durante il crollo della Torre Nord).

Ora è forse più chiaro perché duecento persone si sono gettate nel vuoto, piuttosto che affrontare incendi che i complottisti, pateticamente, definiscono "piccoli".


Chi avesse bisogno di conferme può esaminare anche questo video del NIST, in cui un comune albero di Natale prende fuoco. Si noti come alcuni oggetti d'arredo inizino a bruciare per puro irraggiamento e conduzione termica dell'aria, senza essere lambiti dalle fiamme, e colino in pozze incandescenti.


La riflessione è opportuna non soltanto nell'ambito del debunking delle teorie complottiste, ma anche per la sicurezza domestica e sul posto di lavoro, nella vita quotidiana.

2007/11/15

Zerobubbole 11: Il fumo nero è prova di incendio a corto di ossigeno, quindi debole

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale del 12/11/2007. L'articolo si riferisce al contenuto della versione di Zero presentata a ottobre 2007 alla Festa del Cinema di Roma.

Vengono mostrate immagini di un incendio di un grattacielo a Madrid.

0:11:00 DARIO FO: Una cosa che dovete notare è il colore delle fiamme: tende al bianco. Significa che c'è molto ossigeno che brucia.

Per quanto riguarda invece le fiamme delle due torri di New York ci accorgiamo subito che le fiamme sono di rosso scuro e il fumo è nero.

Altre immagini dell'incendio.


0:11:26. STEVEN JONES: The fires that were burning in these towers was [sic] a dark, gray, heavy, almost black, gray smoke coming off. This implies an oxygen-starved fire.

TRADUZIONE:

Gli incendi che stavano bruciando in queste torri [si riferisce alle Torri Gemelle] era [sic] un fumo denso, grigio, pesante, grigio [sic], quasi nero, che usciva. Questo significa che l'incendio era in carenza di ossigeno.


0:11:37. DARIO FO: Ebbene, ciò nonostante dopo 55 minuti tutta la torre crolla.

Immagini del crollo.


Nelle loro teorie alternative sul crollo delle Torri Gemelle, i complottisti affermano spesso che il fumo nero degli incendi al World Trade Center è sintomo di carenza d'ossigeno e quindi, a loro parere, di incendi in via di spegnimento o comunque deboli. Incendi che pertanto non possono aver causato l'indebolimento della struttura. Il concetto sottinteso è che l'indebolimento dev'essere stato provocato da qualcos'altro di misterioso.

I fatti dimostrano che è semplicemente ridicolo sostenere che il colore del fumo dipenda dall'intensità dell'incendio. Il colore del fumo dipende principalmente dalla natura dei materiali che bruciano.

Lo indicano chiaramente i Vigili del Fuoco italiani, dai quali prendiamo in prestito la tabella dei colori del fumo in base al materiale che brucia:

Bianco: Paglia, Fosforo
Giallo/marrone: Nitrocellulosa, Zolfo, Acido nitrico - solforico - cloridrico, Polvere da sparo
Grigio/marrone: Legno, Carta, Stoffa
Viola: Iodio
Marrone: Olio da cucina
Marrone/nero: Nafta, Diluente per vernici
Nero: Acetone, Cherosene, Benzina, Olio lubrificante, Gomma, Catrame, Carbone, Plastica


Come si può notare, il nero è associato al kerosene (di cui gli aerei trasportavano decine di migliaia di litri) e alle plastiche (che sono estremamente diffuse negli allestimenti degli uffici).

Ancora una volta, chiediamo ai complottisti e agli autori di Zero: come è possibile incappare in errori madornali come questi? Perché non sono stati interpellati gli esperti?

Nulla da dire sul Dario Fo artista, ma presentarlo come esperto d'incendi è una scelta davvero inverosimile.

Chiediamo in particolare a Dario Fo se si sente ancora di ripetere e difendere i concetti letteralmente fumosi che ha espresso, riteniamo in qualità di attore e non di relatore, in Zero dopo aver letto questi dati e visto le immagini che seguono.

Ecco l'incendio scoppiato a Londra pochi giorni fa presso uno dei cantieri per le Olimpiadi del 2012. La foto è tratta da The Register e mostra l'incendio nel pieno della sua attività. Considerato che si tratta di un incendio all'aperto, è abbastanza difficile asserire che è affetto da carenza d'ossigeno. Di che colore è il fumo?


Qualora dovesse servire qualche ulteriore conferma che il fumo nero non è per nulla sinonimo di incendio a corto d'ossigeno, o men che meno di incendio in via di spegnimento, ecco un dettaglio di un'immagine scattata da Gustavo Bertran a giugno del 2006 all'aeroporto di Los Angeles e tratta da Airliners.net: un velivolo nel quale un motore ha preso fuoco e sta bruciando il carburante contenuto nei serbatoi. Vi sembra un incendio a corto di ossigeno o che ha l'aria di volersi spegnere?



E guardando immagini come questa, si può davvero asserire che gli incendi al World Trade Center erano modesti?


Occorre inoltre sottolineare un'altra manipolazione di Zero: le immagini scelte per mostrare l'incendio di Madrid sono notturne (come quella mostrata qui sotto).

Di conseguenza, il fumo riflette il colore e il bagliore delle fiamme e risulta di colore chiaro e particolarmente luminoso perché tutt'intorno è buio, mentre le fiamme stesse sono sovraesposte e pertanto appaiono bianche. Le immagini del World Trade Center sono invece diurne, e il loro fumo e le fiamme si stagliano contro l'intensa luminosità del cielo azzurro.

Non è indispensabile un esperto per capire che paragonare i colori reali o apparenti del fumo e delle fiamme in condizioni così differenti come il giorno e la notte è del tutto privo di senso e soprattutto è altamente ingannevole.

2006/10/03

Recensione del libro "11 Settembre Bush ha mentito" di William Rodriguez

di Henry62 (http://11-settembre.blogspot.com/)

E' da poco disponibile in libreria il volume scritto da William Rodriguez (nella foto), in collaborazione col suo avvocato Philip J. Berg, edito in Italia da Editori Riuniti e con la prefazione di Giulietto Chiesa, "11 Settembre Bush ha mentito".

Come scritto in copertina, si tratta del "documentato atto d'accusa del guardiano delle Twin Towers" contro la famiglia Bush, l'amministrazione federale, alcuni ministri ed alti funzionari statali del calibro di Condoleezza Rice e Richard Cheney, per complicità nella tragedia dell'11 Settembre.

Già leggere l'elenco dei 56 nominativi dei chiamati in processo civile con giuria (perché non in processo penale?) è illuminante per capire lo spirito del libro: al primo posto troviamo infatti George Herbert Walker Bush, ex presidente degli USA e padre dell'attuale presidente George Walker Bush (che compare al secondo posto della lista), per poi enumerare un impressionante elenco di nomi ed enti che sfocia nella posizione 54 con la chiamata in correo degli Stati Uniti. Può darsi che questa sia una prassi legale, ma certo fa una certa impressione vedere chiamati in processo gli interi Stati Uniti!

Già si potrebbe obiettare sull'opportunità di pubblicare e porre in vendita un libro riportante un atto legale di un processo su cui non si è ancora pronunciata la Corte Distrettuale di Filadelfia, ma almeno è illuminante della mentalità con cui gli autori hanno condotto la propria azione.

Il lettore italiano avrebbe probabilmente gradito sentire dalle dirette parole di Rodriguez la sua testimonianza sui fatti che lo videro protagonista in quel terribile giorno di cinque anni fa; bisogna infatti dire subito che la persona di Rodriguez ed il comportamento tenuto nella tragedia sono da onorare e ricordare, indipendentemente dalle posizioni assunte in seguito. Ma nel libro non c'è spazio per questa testimonianza.

Questo libro, come detto, è un atto d'accusa e come tale deve essere analizzato, indipendentemente da tutto, e qui nascono i problemi. Nel titolo si parla di "documentato atto d'accusa", ma vedremo il livello di questa affermazione.

Leggendo i paragrafi vengono snocciolate le accuse più incredibili, che vanno dalla citazione dello statuto Rico (legge antimafia americana) per l'Organizzazione criminale composta dagli imputati di cui sopra, che avrebbe "approvato e finanziato gli attacchi dell'11-9" (pag. 37), all'insabbiamento della verità, nascondendo che

"evidenze scientifiche indicano chiaramente che gli edifici del WTC, compreso l'edificio 7 di cui poco si è parlato, furono distrutti per mezzo di demolizioni controllate"

e che

"nei sotterranei di entrambe le Twin Towers sono state rinvenute ingenti cariche esplosive, come pure cariche più piccole impiegate per abbattere gli edifici in modo controllato: quindi, nessuna delle Torri è crollata unicamente per effetto dell'impatto degli aerei o per il calore generato dalla combustione del carburante degli aeromobili" (pag.33).

Questa notizia, se confermata, sarebbe da sola sufficiente a condurre al patibolo un bel po' di persone, ma il fatto stesso che se ne parli dopo cinque anni ed in questo modo è sufficiente per (purtroppo) dequalificare gli autori del libro. Ebbene si, questo sarebbe il "documentato atto d'accusa"!

Scorrendo le pagine si scopre allora che

"la FEMA, l'ente che ha premeditatamente rimosso o distrutto le prove fisiche del WTC prima che periti indipendenti potessero esaminarle, è accusata di avere fra i suoi scopi principali l'instaurazione di un governo ombra creato per sostituire il nostro attuale governo democraticamente eletto" (degli USA ndr. - pag. 33).

Quindi

"la FEMA, un misterioso ente finanziato con fondi neri, creato non dal Congresso ma per decreto governativo, che abbina a un occulto lavoro preparatorio per l'instaurazione della legge marziale, funzioni di soccorso umanitario in occasione di calamità naturali" (pag. 39)

avrebbe avuto il compito di mettere a tacere ogni voce critica in merito al lavoro della Commissione.

Sempre la FEMA

"al pari della CIA, riceve delle misteriose somme di denaro sotto forma di stanziamenti di fondi neri e, sempre come la CIA, in base alle informazioni disponibili e a ragionevoli conclusioni, finanzia le sue operazioni segrete in gran parte tramite il traffico di droga, il contrabbando di armi e gli omicidi" (pag. 68).

Inutile dire che siamo al delirio, ma a questo punto è logico quindi che niente di quanto ci è stato finora raccontato corrisponda al vero:

"il velivolo che ha colpito il Pentagono non era il Volo 77; il buco provocato dall'attacco dell'11-9 è troppo piccolo per le dimensioni di un aereo di linea e non sono visibili rottami di aereo in nessuna fotografia del luogo del disastro"

e

"non ci sono riscontri affidabili della presenza di arabi, o di persone con nomi arabi, a bordo dei quattro aerei dirottati l'11-9" (pag. 34).

Date queste premesse, non ci si stupisce di ritrovare l'intero apparato delle teorie alternative: si badi bene, non una teoria alternativa, ma proprio qualunque ipotesi sia stata avanzata in contrasto con la versione ufficiale. Dall'antrace alle macchine per il computo dei voti elettorali, tutto rientra nelle manovre che hanno portato al 9-11, con lo scopo di portare la guerra in Iraq, per favorire gli affari delle imprese private operanti nel settore della sicurezza e degli impianti petroliferi, ma l'attentato al WTC è servito anche per distruggere i documenti e le pratiche del FBI nella Torre Nord, della Security and Exchange Commission SEC nella Torre 7, dato che

"questo era esattamente ciò che l'Organizzazione si proponeva allo scopo di ostacolare le indagini ai danni dell'Organizzazione, delle sue consociate nel mirino dell'FBI e della SEC, del Presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, di un certo numero di importanti istituti bancari e di società di intermediazione finanziaria strettamente legati all'Organizzazione, del Council on Foreign Relations, della CIA, e di altri" (pag. 37).

Quindi l'Organizzazione ha lasciato a terra l'intera difesa aerea statunitense per garantire la riuscita degli attacchi (pag. 55), mentre Rodriguez

"è informato e convinto che l'evidenza dei fatti ci obbliga ad affiancare alle gesta dei 19 criminali e piloti dilettanti (forse mai esistiti) altre iniziative come l'installazione di lanciamissili su uno o più degli aerei commerciali, che avrebbero dovuto sparare sulle Twin Towers qualche secondo prima dell'impatto, causandone così la demolizione controllata" (pag. 58)

mentre

"le prove di tali demolizioni controllate sono impressionanti" (pag. 58)

dato che

"secondo le leggi della fisica, le Torri non sarebbero potute crollare così rapidamente se il cedimento della copertura degli edifici non fosse stato accelerato da una serie di esplosioni provocate per indebolire le strutture di cemento e acciaio dei primi 80 piani della costruzione, crollati all'interno del proprio perimetro" (pag. 59).

Ritroviamo le solite argomentazioni complottiste:

  • l'amministrazione era al corrente prima dell'attacco e non ha fatto niente per impedirlo
  • il lampo degli aerei prima dell'impatto, che potrebbe essere stato prodotto dal lancio di un missile,
  • il pod appeso sotto gli aerei,
  • le anomalie sismiche,
  • la temperatura nelle Torri non avrebbe superato i 360°C (non si sa da dove arrivi questa indicazione),
  • il fumo nero indice di temperature non elevate,
  • il progetto delle Torri che non sarebbe stato compiutamente investigato dagli enti tecnici preposti,
  • nessun grattacielo in acciaio e cemento armato (cemento armato che ricordo non esserci mai stato nelle TT...) sarebbe mai crollato per un incendio,
  • nel weekend precedente ci sarebbe stato un black-out nella Torre Sud in cui sarebbero state piazzate le cariche da demolizione (e il WTC7 e la Torre Nord?),
  • esistono immagini che testimoniano che sembra che dagli aerei vengano sparati dei proiettili contro le Torri proprio prima dell'impatto (pag. 65).
E' interessante notare la costruzione di questa frase: filmati che mostrano che sembra che vengano sparati dei colpi contro le Torri. Con le stesse logiche vengono poi analizzati i voli dei singoli aerei e le acrobazie che sarebbero state compiute, nella piena immunità garantita dall'assenza di reazione aerea, dai dirottatori improvvisatisi piloti di aerei di linea.

Ma da dove arrivano le certezze di Rodriguez?

"Il Ricorrente (testimone diretto degli avvenimenti nelle Torri Gemelle) ammette di non essere stato da principio a conoscenza di tutti gli elementi della catastrofe dell'11-9, ma lo studio della documentazione di pubblico dominio in larga parte tratta da organi di informazione conformisti o mainstream, o da documenti di enti del governo degli Stati Uniti lo ha convinto, fino a far diventare questa convinzione una certezza morale (e come lui ha convinto milioni di americani che, sfortunatamente, sono stati ignorati dal governo e dai maggiori media) che la Storia Ufficiale altro non sia che un'opera di propaganda governativa, nonché una Grande bugia, secondo il metodo perfezionato da Joseph Goebbels, per mantenere il controllo delle elite sulle masse." (pag. 35)

Questo, in pratica, è il succo dell'atto d'accusa di Rodriguez, che non si può chiaramente definire documentato; Giulietto Chiesa, nella sua prefazione al libro, non aiuta certo il lettore nel trovare il giusto equilibrio per affrontare la lettura dell'atto d'accusa, ma del resto è nota la posizione militante di Chiesa.

Ci permettiamo invece di esprimere un augurio: confidiamo nel buonsenso di tutti coloro che sono stati ingiustamente citati nel libro perché sia evitato il triste spettacolo di vedere un eroe del 9-11, vittima egli stesso di quella tragedia, sul banco degli accusati.

2006/09/20

"Confronting the Evidence" a Raitre Report (24/9/2006)

di Paolo Attivissimo. Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il programma Report di Raitre ha annunciato che il 24 settembre prossimo, alle 21, trasmetterà Confronting the Evidence, presentato come "il primo filmato americano che mette in luce i punti oscuri dei fatti dell’11 Settembre e tutte le omissioni prodotte dalla Commissione d’indagine... nessuna tv pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso... Quello che viene mostrato sono considerazioni, analisi e fatti che oggettivamente meritano di essere presi in considerazione."

Premessa tecnica: questa breve analisi si basa su una versione in lingua inglese scaricata recentemente dal sito ufficiale del filmato. E' possibile che non corrisponda esattamente a quanto trasmesso da Raitre per via dell'abitudine frequente, in questo campo, di pubblicare più versioni successive dello stesso filmato, e per via dei possibili errori di traduzione già riscontrati in altri prodotti analoghi.

Aggiornamento: in fondo a questo articolo c'è una recensione della versione trasmessa da Raitre, che si è rivelata fortemente alterata ed addirittura ibridata con un altro documentario, Inganno Globale. Il testo integrale della versione di Raitre è disponibile presso questa pagina del sito di Report.


Confronting the Evidence (l'originale)


Confronting the Evidence è del 2004, e si vede: le sue argomentazioni principali sono ormai considerate scadenti anche dal complottismo statunitense e in parte sono state anche superate dagli eventi. La ragione per cui "nessuna TV pubblica e nessun network nazionale lo ha mai trasmesso" è molto semplice: è obsoleto quanto le previsioni del tempo dell'anno scorso.

Il filmato è un collage strutturato intorno a un convegno tenutosi appunto nel 2004 negli Stati Uniti, al quale hanno partecipato i nomi più noti del complottismo. L'unico spunto realmente interessante, in due ore e trentasei minuti di video, è la questione ambientale: il crollo delle Torri Gemelle ha indubbiamente liberato nell'aria di New York polveri fini e sostanze nocive di ogni sorta. Ma non era necessario scomodare questo filmato per saperlo. Persino l'assai poco complottista BBC ha riferito da tempo, per esempio, della morte di James Zadroga, soccorritore a Ground Zero, per disturbi respiratori direttamente legati alle condizioni dell'aria dopo gli attentati, e delle "almeno 15.000 persone" con problemi medici collegati all'inalazione della polvere del World Trade Center.

Anzi, calare una notizia seria come questa in un contesto di teorie di complotto alle quali neppure i complottisti statunitensi credono più sembra semmai un tentativo di screditarla. Ma vediamo, per sommi capi, quali sono le principali teorie obsolete sostenute dal filmato. Qui ne pesco soltanto qualcuna delle più eclatanti, che gettano fortissimi dubbi su tutte le altre: del resto, sarebbe impossibile citare per intero centocinquantasei minuti di discorsi.
  • Niente Boeing al Pentagono. Siti autorevoli del complottismo come quello del convegno di Chicago e Whatreallyhappened hanno già da tempo dichiarato che questa teoria è pericolosamente ridicola o addirittura un tentativo di inquinare la ricerca della verità, ma Confronting the Evidence la presenta senza esitazioni per bocca di Dave VonKleist, in uno spezzone tratto dal suo film "In Plane Site".
    L'obsolescenza delle parole di VonKleist traspare dalla sua citazione delle telecamere di sorveglianza di una stazione di benzina situata vicino al Pentagono, che avrebbero ripreso l'impatto. Il filmato è segretato dall'FBI, dice: peccato che invece sia stato rilasciato di recente, per cui tutto il suo discorso cade.
    VonKleist dice che la breccia al Pentagono è troppo piccola per un Boeing 757: ma non tiene assolutamente conto delle due brecce laterali, ben più larghe, misurando invece soltanto la fetta di edificio crollata.
    Incredibilmente, si stupisce che nella ferita del Pentagono si scorgano mobili senza segni di bruciatura: per forza, sono in locali sventrati dal crollo della fetta di Pentagono, non dagli incendi.
  • Il "pod", l'oggetto appeso sotto l'aereo al WTC. VonKleist si sofferma a lungo sulla presenza di quest'oggetto misterioso, un rigonfiamento anomalo sul ventre del secondo aereo che colpì le Torri Gemelle. Ma la storia del cosiddetto "pod" è stata sbufalata ampiamente dai debunker oltre tre anni fa (per esempio qui), e persino i complottisti più accaniti, come quelli di Luogocomune.net, ne prendono le distanze.
  • Il WTC7 demolito con esplosivi. Confronting the Evidence arriva addirittura a barare: sostiene (a 18:00 circa) che gli incendi dell'Edificio 7 del World Trade Center fossero piccoli, e lo fa mostrando soltanto la facciata nord, evitando accuratamente di mostrare la facciata sud, che è stata devastata dal crollo della Torre Sud ed emana fumo da tutti i piani, come mostrato nell'indagine di Undicisettembre e nella foto qui accanto.
    Dice anche (a 20:20) che una foto mostra il "retro" (rear) dell'edificio, ma mente, perché la foto presentata non mostra il retro (facciata sud), ma la corta facciata est (l'edificio aveva una caratteristica pianta trapezoidale).
    Non solo: il crollo del WTC7 viene mostrato tagliando la parte iniziale che rivela il collasso, con vari secondi di anticipo, dei locali tecnici a sinistra sul tetto. Senza questa parte iniziale, il crollo sembra improvviso, da demolizione: ripristinandola, diventa più progressivo, conforme a un cedimento strutturale. Vedere per credere.
  • Il "pull it" di Larry Silverstein. Questa è una storia talmente vecchia e trita che non vale neppure la pena di riassumerla: è già chiarita qui. E' veramente difficile ipotizzare che il locatario dell'edificio 7 sia così cretino da ammettere pubblicamente in un documentario che l'ha fatto demolire cogli esplosivi, in totale contrasto con la versione ufficiale.
  • La demolizione delle Torri Gemelle con esplosivo. Jeff King viene presentato come "ingegnere dell'MIT", ma parla di suoi "pazienti" e dice che ha studiato fisica all'MIT: non dice che s'è laureato, come mai? Forse perché non è un ingegnere? Non ne ha certo la stoffa: secondo il suo sito, gli uragani sono pilotati dal governo. La prova? Una nuvola a forma vagamente di "2".
    King teorizza che i mobili d'ufficio non possano bruciare (non ha mai visto un incendio in un edificio adibito a uffici?) e che il fumo nero indichi incendi in diminuzione (ma basta guardare i filmati per accorgersi che il rogo prosegue e aumenta fino al crollo delle torri). La polverizzazione del cemento è possibile, dice King, soltanto in caso di esplosione. Quindi la chiesa di Assisi è stata oggetto di un attentato?
    Fra le castronerie metallurgiche, King infila anche quella che l'acciaio non perde resistenza fino a quando si avvicina alla temperatura di fusione.
  • I dirottatori sono ancora vivi, dice David Ray Griffin, basandosi su un articolo della BBC che risale addirittura al 23 settembre 2001 e che da allora è stato smentito, spesso dagli stessi familiari dei dirottatori: persino la Wikipedia lo sa, ma Griffin no. Parla delle put options sospette, ma non ha studiato bene il caso.
Le altre affermazioni fatte nel filmato sono rimaneggiamenti di teorie e accuse già presentate, e in maniera molto più efficace e vivace, da altri documentari analoghi: non aggiungono nulla di nuovo al quadro delle ipotesi di complotto. Confronting the Evidence si riduce troppo spesso a qualcuno che parla da un podio, senza alcun supporto grafico o filmato, con risultati televisivamente soporiferi.


La versione trasmessa da Report


La prima, sorprendente osservazione è che quello che è stato trasmesso da Raitre non è "Confronting the Evidence". E' un rimontaggio drastico, dal quale sono spariti interi pezzi (la teoria del "pod" e moltissimi interventi di vari complottisti, per esempio) e tutte le insistenti réclame di libri e DVD che costellano l'originale. Basti pensare che l'originale dura due ore e quaranta minuti: Report, in tutto, dura un'ora e trentotto minuti. Compresa la pubblicità. Che fine ha fatto un'intera ora di documentario?

Non solo: all'interno della versione trasmessa da Report sono stati infilati interi blocchi di un altro documentario complottista, Inganno Globale di Massimo Mazzucco, senza segnalarlo in alcun modo (per esempio a 18 minuti circa, tutta la parte che riguarda la "selva di voli"). Stupisce che una redazione solitamente professionale come quella di Report non comunichi allo spettatore questa manipolazione arbitraria, commettendo una scorrettezza di base.

Stupisce anche che Milena Gabanelli parli specificamente di "esperti" presentati dai complottisti. L'unico esperto reale è Hugh Kaufman, investigatore capo dell'EPA, che però non parla né di demolizioni controllate né di aereo fantasma al Pentagono: parla invece di polemiche sulla reale respirabilità dell'aria, un argomento assolutamente legittimo (con morti conclamate legate all'inquinamento a Ground Zero), che però viene annacquato e svilito dal resto delle panzane complottiste.

Per il resto, non c'è nessun esperto: vengono presentati un teologo (David Ray Griffin), un consulente per la potabilità dell'acqua (Kevin Ryan, presentato invece come "ex manager" della Underwriters Laboratories quando in realtà, per sua stessa ammissione, non ha mai lavorato per la UL), un fisico definito "di fama mondiale" che pensa di avere le prove che Gesù è stato in America dopo la sua resurrezione e che è stato colto a presentare foto false, e c'è Paolo Marini, fisico dell'INFN, esperto di metalli, che però si limita a osservare una presenza anomala di zolfo sul metallo del WTC. Presenza che, come già discusso, può avere mille spiegazioni non complottiste.

Nell'intervista realizzata da Raitre a Jimmy Walter (35 minuti circa dopo l'inizio) vale la pena di notare la ragione per la quale Walter dice di essere stato definito "cretino" da Penn & Teller nel loro programma Bullshit del 9 maggio 2005: Walter si era messo a fare il verso del pollo vestito da pilota (nella foto) e a dire che i passeggeri dei voli erano ancora vivi e probabilmente lavoravano tutti per la CIA.

Per il resto, ci sono le scempiaggini dette da Jeff King, presentato come "Scienziato ricercatore, Ingegnere - MIT" (ma date un'occhiata qui sopra alle sue credenziali e alla sua serietà): le polveri dei crolli sarebbero paragonabili al flusso piroclastico di un vulcano (con la piccolissima differenza che il vero flusso piroclastico è rovente e arrostisce le persone, come a Pompei) e che l'acciaio regge indisturbato quasi fino al punto di fusione (basta leggere un manuale di metallurgia per sapere che è una balla colossale). Cito giusto di passaggio gli strafalcioni di traduzione e uno spettacolare "evaquazione" [sic] nei sottotitoli.

Si parla ancora dell'intercettazione dell'aereo di Payne Stewart e per l'ennesima volta si sbaglia il fuso orario, asserendo che ci vollero solo 21 minuti (in realtà ce ne vollero ben 79). Addirittura David Ray Griffin tira ancora fuori la stupidaggine dei missili antiaereo al Pentagono (a 1:08:00) e afferma che i dirottatori sono ancora vivi.

In sintesi, il materiale presentato e tagliuzzato da Report è talmente scadente che sembra essere stato scelto apposta per ridicolizzare il complottismo e annacquare l'unico concetto realmente significativo: la salute degli abitanti di New York e dei soccorritori, su cui Undicisettembre ha già scritto. Uno schema già visto in altre occasioni televisive. E' questo, forse, il vero complotto?

2006/09/01

WTC, Il NIST risponde alle domande complottiste più frequenti

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il NIST (National Institute of Standards and Technology, ente statunitense per la normazione e la tecnologia) ha prodotto 43 volumi di documentazione e di ricerca sugli attentati dell'11 settembre 2001 al World Trade Center. I volumi, pubblicati a ottobre 2005 e noti collettivamente come NIST NCSTAR, sono tutti scaricabili da wtc.nist.gov.

Una mole di documentazione di questo genere può risultare indigesta. Così ad agosto 2006 il NIST ha pubblicato una pagina Web nella quale fornisce risposte ufficiali esaurienti su molte ipotesi di complotto. La traduco qui integralmente per renderla maggiormente accessibile al pubblico italofono.

È materiale redatto con la collaborazione di tutti i principali esperti di settore e quindi estremamente difficile da impugnare da parte dei complottisti, che si basano principalmente sulle argomentazioni a senso unico di teologi (David Ray Griffin) e filosofi (James Fetzer) e di fisici (Steven Jones) che hanno smarrito le basi di chimica e ingegneria strutturale durante la ricerca delle prove delle visite di Gesù in America. Sembra molto improbabile che tutti gli esperti statunitensi del settore siano stati comprati o zittiti.

Ho tradotto le risposte del NIST in italiano qui sotto. Ringrazio tutti coloro che hanno snidato errori e refusi nella prima bozza di questa traduzione fatta di getto. Se ne sono rimasti, la colpa è mia, non certo loro.

Ecco in sintesi i punti salienti delle risposte del NIST:
  • Il WTC era progettato per sopportare un impatto, ma è crollato per colpa di incendi combinati con danni da impatto violentissimo; negli anni Sessanta non c'erano i supercomputer di adesso per le simulazioni di resistenza e quindi si andava un po' a spanne: non è affatto certo che il WTC fosse realmente in grado di reggere un Boeing 707.
  • Si vede chiaramente dai filmati che il cedimento inizia solo ed esclusivamente in corrispondenza delle brecce, con un incurvamento verso l'interno delle colonne esterne. Nessun altro cedimento simultaneo da "demolizione controllata".
  • Nessun altro grattacielo è mai stato sottoposto simultaneamente a incendi e impatti di questa portata, per cui i paragoni con altri eventi sono inutili.
  • Le tracce sismografiche registrano l'impatto delle macerie al suolo, non la discesa del fronte del crollo.
  • C'è un'ottima ragione per il crollo a velocità prossime alla caduta libera: la struttura non poteva opporsi minimamente alla massa in caduta. Tanto vale chiedersi perché una parete di carta non ferma un TIR.
  • Niente acciaio fuso dagli incendi, ma semplicemente indebolito: temperature di 1000°C raggiunte dall'aria, e a queste temperature l'acciaio non fonde ma ha soltanto il 10% della normale capacità di carico.
  • La certificazione dell'acciaio dichiarata dai complottisti è semplicemente falsa: in USA non si certifica l'acciaio per la sua resistenza antincendio: si certifica la struttura.
  • Spiegato il fumo nero: non è sintomo di bassa temperatura all'interno dell'edificio, ma di carenza d'ossigeno.
  • Chiarito anche il mistero della persona che si scorge nella breccia d'impatto di uno degli aerei.
  • Spiegata la colata di liquido fuso visibile in foto e filmati: alluminio dell'aereo.
  • Fatta a pezzi la teoria della termite: ce ne vuole troppa, brucia troppo piano, e le tracce di zolfo trovate nelle macerie possono essere dovute a mille altre fonti presenti quel giorno (non esclusi i corpi delle vittime).
  • Acciaio fuso nella pila di macerie? Plausibile, ma irrilevante: non è certo quella la causa del crollo.
  • L'indagine definitiva sul WTC7 sarà pronta a luglio 2008 (la prima stesura di queste risposte del NIST la preannunciava per i primi mesi del 2007). Ci vuole tempo perché le risorse umane ed economiche non sono infinite e le Torri Gemelle avevano la priorità.
Ecco, di seguito, la traduzione.

1. Se le torri del World Trade Center (WTC) erano progettate per sopportare impatti multipli di aerei Boeing 707, perché gli impatti di singoli Boeing 767 causarono così tanti danni?


Come dichiarato nella Sezione 5.3.2 del NIST NCSTAR 1, un documento proveniente dalla Port Authority of New York and New Jersey (PANYNJ) indicava che l'impatto di un Boeing 707 (uno solo, non più d'uno) fu analizzato durante la fase di progettazione delle torri del WTC. Tuttavia gli investigatori del NIST non sono stati in grado di reperire alcuna documentazione dei criteri e del metodo usati nell'analisi d'impatto, e pertanto non hanno potuto verificare l'affermazione secondo la quale "...una collisione di questo genere produrrebbe soltanto danni localizzati che non dovrebbero causare crolli o danni consistenti all'edificio..."

La capacità di svolgere simulazioni rigorose dell'impatto di un aereo e dello sviluppo e diffusione degli incendi che ne conseguono, nonché dell'effetto degli incendi sulla struttura, è uno sviluppo recente. Poiché l'approccio alla modellazione strutturale fu sviluppato per l'indagine sul WTC del NIST, le capacità tecniche disponibili alla PANYNJ e ai suoi consulenti e subfornitori per svolgere tali analisi negli anni Sessanta sarebbero state molto limitate rispetto alle capacità messe in campo per l'indagine del NIST.

Il danno causato dall'impatto di un Boeing 767 (all'incirca il 20% più grande di un Boeing 707) contro ciascuna torre è ben documentato in NCSTAR 1-2. I danni ingenti sono stati prodotti dalla grande massa, velocità ed energia cinetica dei velivoli, che hanno tranciato l'acciaio relativamente meno robusto delle colonne esterne in corrispondenza dei piani ai quali è avvenuto l'impatto. I risultati delle analisi d'impatto del NIST sono ben sovrapponibili alle osservazioni (tratte da foto e filmati e dall'analisi dell'acciaio recuperato del WTC) di danni esterni e della quantità e posizione delle macerie uscenti dagli edifici. Questa sovrapponibilità fornisce supporto alla premessa che il danno strutturale alle torri fu dovuto all'impatto degli aerei e non ad ipotetiche forze alternative.

2. Perché il NIST non ha preso in considerazione l'ipotesi della "demolizione controllata", con una modellazione digitale e una spiegazione corrispondenti, come ha fatto per l'ipotesi della "teoria del pancake"? Una delle critiche fondamentali al lavoro del NIST è la totale mancanza di analisi a supporto di un "crollo progressivo" dopo il punto di inizio del crollo e la mancanza di considerazione data all'ipotesi della demolizione controllata.


Il NIST ha condotto un'indagine estremamente rigorosa, durata tre anni, sulle cause dei crolli delle torri del WTC, come spiegato nel sito Web apposito del NIST, http://wtc.nist.gov. Quest'indagine ha incluso la valutazione di varie ipotesi per il crollo delle torri.

Circa 200 esperti tecnici, fra i quali vi erano circa 85 esperti di lungo corso del NIST e 125 esperti di spicco del settore privato e del mondo accademico, hanno esaminato decine di migliaia di documenti, intervistato oltre 1000 persone, esaminato 7000 filmati e 7000 fotografie, analizzato 236 pezzi d'acciaio provenienti dalle macerie, eseguito prove di laboratorio e sofisticate simulazioni al computer della sequenza di eventi che si è verificata dal momento dell'impatto degli aerei contro le torri fino al momento in cui è iniziato il loro crollo.

Sulla base di quest'indagine esauriente, il NIST ha concluso che le torri del WTC sono crollate perché: (1) l'impatto dei velivoli ha tranciato e danneggiato le colonne di sostegno, asportato l'isolamento antincendio che rivestiva le travature reticolari (truss) dei solai in acciaio e le colonne in acciaio, e ha disperso estesamente il carburante avio su più piani; (2) i successivi incendi su più piani, innescati dal carburante avio, di estensione eccezionalmente ampia (che hanno raggiunto temperature fino a 1000°C), hanno indebolito significativamente i solai e le colonne alle quali era stato strappato l'isolamento antincendio, tanto che i solai si sono insellati e hanno applicato alle colonne perimetrali una trazione verso l'interno dell'edificio. Questo ha portato all'incurvamento verso l'interno delle colonne perimetrali e al cedimento della facciata sud del WTC1 e della facciata est del WTC2, innescando il crollo di ciascuna delle torri. Sia le testimonianze fotografiche e filmate, sia i resoconti dell'unità aerea del Dipartimento di Polizia di New York durante la mezz'ora precedente i crolli confermano questa sequenza per ciascuna torre.
I risultati del NIST non avvalorano la "teoria del pancake" [accatastamento verticale dei solai, NdT] del crollo, che si basa sul presupposto di un cedimento progressivo dei solai nelle torri del WTC (i solai compositi, che collegavano le colonne centrali e quelle perimetrali, erano composti da una griglia di travature reticolari integrate con una soletta in calcestruzzo, come mostrato nel disegno qui sotto). L'indagine del NIST ha invece dimostrato in modo definitivo che il cedimento delle colonne perimetrali, incurvate verso l'interno, ha innescato il crollo e che il verificarsi di quest'incurvamento esigeva che i solai insellati restassero connessi alle colonne e applicassero una trazione alle colonne verso l'interno dell'edificio. Pertanto, i solai non hanno ceduto progressivamente per produrre un fenomeno di pancaking.

diagram of composite wtc floor system
Schema dei solai compositi del WTC [concrete = calcestruzzo; metal deck = lastra in metallo; bridging truss = travatura reticolare di connessione; main truss = travatura reticolare principale (NdT)]


I risultati del NIST, inoltre, non avvalorano la teoria della "demolizione controllata", poiché vi sono prove decisive che:
  • il crollo è stato innescato in corrispondenza dei piani delle torri del WTC affetti da impatti e incendi e in nessun altro punto; e
  • il tempo necessario per l'innesco del crollo (56 minuti per il WTC2 e 102 minuti per il WTC1) fu dettato (1) dall'estensione dei danni causati dall'impatto degli aerei e (2) dal tempo impiegato dagli incendi per raggiungere zone critiche ed indebolire la struttura fino al punto in cui le torri non potevano opporre resistenza all'enorme energia liberata dal movimento verso il basso della massiccia porzione superiore dell'edificio in corrispondenza, e al di sopra, dei piani affetti da impatti e incendi.
Le testimonianze video hanno inoltre dimostrato in modo inequivocabile che il crollo è progredito dall'alto verso il basso, e che non vi sono prove (raccolte dal NIST, dal Dipartimento di Polizia di New York, dal Dipartimento di Polizia della Port Authority o dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco di New York) di detonazioni o esplosioni nella zona al di sotto dei piani affetti da impatti e incendi nel momento in cui le porzioni superiori degli edifici (dal 98° piano incluso in su nel WTC1 e dall'82° piano incluso in su nel WTC2) iniziavano il loro movimento discendente al momento dell'innesco del crollo.
In sintesi, il NIST non ha trovato prove a supporto delle ipotesi alternative che propongono che le torri del WTC siano state abbattute da una demolizione controllata mediante esplosivi collocati prima dell'11 settembre 2001. Il NIST, inoltre, non ha trovato prove di lancio di missili o di impatto di missili contro le torri. Le fotografie e i video da varie angolazioni mostrano invece chiaramente che il crollo è iniziato in corrispondenza dei piani affetti da incendi e impatti e che il crollo è progredito verso il basso, a partire dai piani ove si è innescato, fino a che le nubi di polvere hanno impedito la visuale.


3. Come è possibile che le torri del WTC siano crollate senza una demolizione controllata, dato che nessun grattacielo con struttura in acciaio è mai crollato, né prima né dopo, a causa di un incendio? Le temperature degli incendi non diventano alte abbastanza da far crollare gli edifici.


Il crollo delle torri del WTC non fu causato soltanto da un incendio convenzionale e neppure soltanto dagli incendi estesisi contemporaneamente su più piani quel giorno. Il NIST ha concluso, invece, che le torri del WTC crollarono perché (1) l'impatto dei velivoli tranciò e danneggiò le colonne di sostegno, asportò l'isolamento antincendio che rivestiva le travature reticolari (truss) dei solai in acciaio e le colonne in acciaio, e disperse estesamente il carburante avio su più piani; (2) i successivi incendi su più piani, innescati dal carburante avio e di estensione eccezionalmente ampia, indebolirono l'acciaio della struttura, che al quel punto fu vulnerabile. Nessun edificio negli Stati Uniti è mai stato sottoposto contemporaneamente al massiccio danno strutturale e agli incendi su più piani che le torri subirono l'11 settembre 2001.

4. Ma gli sbuffi di fumo che si videro all'inizio del crollo di ciascuna torre del WTC non sono prova di esplosioni di una demolizione controllata?


No. Come dichiarato nella Sezione 6.14.4 del documento NIST NCSTAR 1, la massa in caduta dell'edificio compresse l'aria sottostante, in modo analogo all'azione di un pistone, facendo fuoriuscire fumo e detriti dalle finestre man mano che i piani sottostanti cedevano in modo sequenziale.

Questi sbuffi furono osservati in vari punti durante il crollo delle torri. In ciascun caso avevano l'aspetto di getti di gas che venivano espulsi dall'edificio attraverso le finestre o fra le colonne nei piani riservati agli impianti tecnici. Getti di questo genere sono da prevedere, dato che l'aria all'interno dell'edificio viene compressa man mano che crolla la torre e deve fluire da qualche parte man mano che si accumula la pressione. È significativo che "sbuffi" analoghi furono osservati più volte in corrispondenza dei piani colpiti da incendi in entrambe le torri prima del loro crollo, prodotti forse dal cedimento di pareti o porzioni di solaio. Furono visti sbuffi provenienti dal WTC1 persino quando il WTC2 fu colpito dall'aereo. Queste osservazioni confermano che anche le sovrapressioni di entità modesta furono propagate all'interno delle torri e costrinsero fumo e detriti a fuoriuscire dall'edificio.

5. Perché vi sono due picchi distinti, uno per ciascuna torre, nei tracciati sismografici prima che avvenga il crollo delle torri? Questa non è un'indicazione di un'esplosione dentro ciascuna torre?


I picchi sismografici per il crollo delle torri del WTC sono il risultato dell'impatto al suolo delle macerie delle torri che stavano crollando. I picchi iniziarono circa 10 secondi dopo l'istante iniziale del crollo di ciascun edificio e continuarono per circa 15 secondi. Non vi furono segnali sismografici prima dell'innesco del crollo di ciascuna torre. Il tracciato sismografico non contiene indizi che possano indicare il verificarsi di esplosioni prima del crollo delle torri.

6. Come fu possibile che le torri crollassero in soli 11 secondi (WTC1) e 9 secondi (WTC2), ossia a velocità prossime a quelle di una sfera lasciata cadere da pari altezza nel vuoto (senza alcuna resistenza dell'aria)?


Il NIST ha stimato il tempo impiegato dai primi pannelli esterni a colpire il suolo dopo l'innesco del crollo in ciascuna torre: circa 11 secondi per il WTC1 e circa 9 secondi per il WTC2. Questi tempi si basano su: (1) cronometrazione precisa dell'innesco del crollo sulla base delle testimonianze filmate; (2) segnali di moto del terreno (segnali sismici) registrati presso Palisades, N.Y., sincronizzati con precisione per tenere conto dei tempi di propagazione delle onde dalla zona sud di Manhattan (v. NCSTAR 1-5A).

Come documentato nella Sezione 6.14.4 del documento NIST NCSTAR 1, questi crolli mostrano che:

“… la struttura al di sotto del livello al quale si è innescato il crollo ha offerto una resistenza minima alla massa dell'edificio in caduta in corrispondenza e al di sopra della zona d'impatto. L'energia potenziale liberata dal movimento discendente della grande massa dell'edificio ha di gran lunga superato la capacità della struttura integra di assorbire tale energia tramite energia di deformazione.

Poiché i piani sottostanti il livello dell'innesco del crollo hanno opposto poca resistenza all'enorme energia liberata dalla massa in caduta dell'edificio, la sezione di edificio è discesa sostanzialmente in caduta libera, come si vede nei filmati. Man mano che cedevano i piani sottostanti, la massa in caduta aumentava, incrementando ulteriormente la sollecitazione applicata ai piani sottostanti, che non sono stati in grado di arrestare la massa in movimento."

In altre parole, la quantità di moto (pari a massa per velocità) dei 12 o 28 piani (rispettivamente del WTC1 e del WTC2) che cadevano sulla struttura portante sottostante (progettata per reggere soltanto il peso statico dei piani soprastanti, non gli effetti dinamici dovuti alla quantità di moto discendente) superò così massicciamente la capacità di resistenza della struttura sottostante che essa (la struttura sottostante) non è stata in grado di fermare e neppure rallentare la massa in caduta. La quantità di moto discendente subìta da ciascun piano sottostante successivo fu ancora più grande a causa della massa crescente.

Sulla base delle testimonianze video, è noto che parti significative delle zone centrali (core) di entrambi gli edifici (circa 60 piani del WTC1 e 40 piani del WTC2) rimasero in piedi per 15-25 secondi dopo l'innesco del crollo prima di iniziare anch'esse a crollare. Né la durata dei tracciati sismografici, né le testimonianze video (per via dell'ostacolo alla visuale prodotto dalle nubi di detriti) sono indicatori affidabili del tempo complessivo impiegato da ciascun edificio per crollare completamente.

7a. Come è possibile che si sia fuso l'acciaio, se gli incendi nelle torri del WTC non erano caldi abbastanza da fonderlo?
OPPURE
7b. Dato che il punto di fusione dell'acciaio è circa 2700°F [1400°C], che la temperatura degli incendi di carburante avio non supera i 1800°F [980°C], e che l'[ente certificatore statunitense] Underwriters Laboratories (UL) ha certificato l'acciaio delle torri del WTC per sei ore a 2000°F [1100°C], come è possibile che gli incendi abbiano avuto effetto sull'acciaio tanto da far crollare le torri del WTC?


Il NIST non ha mai dichiarato che l'acciaio nelle torri del WTC si fuse a causa degli incendi. Il punto di fusione dell'acciaio è circa 1500°C (2800°F). I normali incendi di edifici e gli incendi di idrocarburi (per esempio il carburante avio) generano temperature di circa 1100°C (2000°F). Il NIST ha riferito di temperature massime dello strato superiore d'aria di circa 1000°C (1800°F) nelle torri del WTC (per esempio, v. NCSTAR 1, Figura 6-36).

Tuttavia, quando l'acciaio non protetto raggiunge temperature intorno ai 1000°C, si ammorbidisce e la sua resistenza si riduce a circa il 10% del suo valore a temperatura ambiente. L'acciaio non protetto (il cui isolamento anticendio è per esempio stato rimosso) può raggiungere la temperatura dell'aria circostante nel lasso di tempo per il quale gli incendi sono rimasti attivi dentro le torri. Pertanto, lo snervamento e lo svergolamento degli elementi in acciaio (travature reticolari dei solai, travi e colonne esterne e centrali) privati del proprio rivestimento antincendio erano prevedibili in considerazione dell'intensità e della durata degli incendi determinate dal NIST per le torri del WTC.

L'ente UL non ha certificato alcun acciaio come allude la domanda. In realtà, nella prassi statunitense, l'acciaio non viene certificato affatto; sono semmai gli assemblaggi strutturali che vengono collaudati per la loro classificazione (rating) di resistenza agli incendi, secondo una procedura standard come per esempio l'ASTM E 119 (v. NCSTAR 1-6B). È semplicemente falso che l'acciaio fosse "certificato per sei ore a 2000°F [1100°C]".

8. Sappiamo che gli impianti antincendio a pioggia furono attivati, perché i sopravvissuti riferirono la presenza d'acqua nelle trombe delle scale. Se funzionavano gli impianti anticendio, come poteva esserci un "inferno furioso" nelle torri del WTC?


Sia i calcoli del NIST, sia le interviste con i sopravvissuti e i vigili del fuoco hanno indicato che gli impatti degli aerei tranciarono le condotte idriche che alimentavano gli impianti antincendio a pioggia. Gli irroratori non funzionavano ai piani maggiormente colpiti dagli incendi.

Vi erano tuttavia molte fonti d'acqua nelle trombe delle scale. Le condotte idriche correvano verticalmente all'interno delle trombe stesse. Inoltre ci sarebbe stata acqua in abbondanza proveniente dalle linee di alimentazione tranciate dei servizi igienici e dai serbatoi che fornivano l'acqua iniziale per gli irroratori. Pertanto non è sorprendente che le persone presenti nell'edificio che stavano fuggendo abbiano incontrato molta acqua.

Anche se gli impianti automatici antincendio a pioggia fossero stati funzionanti, tali impianti (installati secondo le norme antincendio in vigore) erano concepiti per estinguere un incendio che coprisse fino a 1500 piedi quadrati [140 metri quadri] su un qualsiasi piano. Questo livello di copertura è in grado di tenere sotto controllo quasi tutti gli incendi che hanno probabilità di verificarsi in un edificio adibito a uffici. L'11 settembre 2001, gli incendi innescati dal carburante avio si diffusero sulla maggior parte dei 40.000 piedi quadrati [3700 metri quadri] su vari piani di ciascuna torre. Questo generò dei roghi che neppure un sistema antincendio intatto (men che meno uno che era stato significativamente danneggiato) avrebbe potuto estinguere.

9. Se il fumo nero e denso è caratteristico di un incendio meno intenso, a temperatura inferiore, in carenza di ossigeno, perché dalle torri del WTC usciva fumo nero e denso mentre gli incendi all'interno erano teoricamente molto caldi?


Quasi tutti i grandi incendi al chiuso, compresi quelli dei principali materiali combustibili presenti nelle torri del WTC, producono grandi quantità di fumo scuro e visivamente denso. Questo avviene perché nelle zone dove si verifica la combustione vera e propria c'è forte carenza di ossigeno e i materiali combustibili non vengono ossidati completamente fino a diventare anidride carbonica e acqua incolori.

La parte visibile del fumo di un incendio è costituita da piccole particelle di fuliggine, la cui formazione è favorita dalla combustione incompleta associata a un incendio in carenza d'ossigeno. Una volta formatasi, la fuliggine proveniente dagli incendi delle torri veniva sospinta rapidamente via dagli incendi verso zone meno calde dell'edificio o direttamente verso finestre rotte e brecce nell'esterno dell'edificio. A queste temperature inferiori, la fuliggine non poteva più bruciare e dissolversi. Pertanto la gente video il fumo scuro e denso tipico degli incendi in carenza d'ossigeno.

10. Perché si videro delle persone nelle brecce prodotte dagli impatti degli aerei, se il calore degli incendi dietro di loro era così eccessivo?


Il NIST ritiene che le persone che furono viste fossero lontane da qualsiasi fonte di calore intenso e si trovassero probabilmente in una zona dalla quale, in quel momento, veniva risucchiata aria dall'esterno per alimentare gli incendi. Va notato che furono osservate persone soltanto nelle brecce del WTC1.

Secondo la norma internazionale ISO/TS 13571, le persone subiscono dolore intenso entro pochi secondi se sono in prossimità del livello di calore radiante generato da un grande incendio. Pertanto non sorprende che nessuna delle foto mostri una persona che sta in quelle brecce mentre è presente un incendio di dimensioni significative.

Il comportamento degli incendi successivamente agli impatti degli aerei è descritto nel documento NCSTAR 1-5A. In generale, vi furono pochi incendi prolungati in prossimità della zona colpita dagli aerei. Subito dopo l'impatto degli aerei, delle grandi palle di fuoco prodotte dal carburante avio nebulizzato consumarono tutto l'ossigeno presente localmente (questo di per sé avrebbe reso rapidamente impossibile sopravvivere in quelle zone). Le palle di fuoco si ridussero rapidamente e furono seguite dagli incendi che si svilupparono all'interno della torre, dove si trovava una combinazione di materiale combustibile, aria e una fonte d'innesco. In prossimità delle brecce di penetrazione degli aerei rimase poco materiale combustibile, perché gli aerei "spazzarono" (come un bulldozer) gran parte di questo materiale, sospingendolo verso l'interno dell'edificio. Inoltre, parte del contenuto cadde ai piani sottostanti attraverso le brecce prodottesi nel pavimento.

Pertanto, le persone osservate in quelle brecce devono essere sopravvissute all'impatto dell'aereo ed essersi spostate (dopo che si erano dissipate le palle di fuoco) per raggiungere le brecce, dove le temperature erano più basse e l'aria era più respirabile che all'interno dell'edificio.

11. Perché alcune foto mostrano un flusso giallo di metallo fuso che cola lungo la facciata del WTC2, che il NIST afferma essere alluminio proveniente dall'aereo schiantato, anche se l'alluminio brucia con una luce bianca?


Il NIST ha riferito (NCSTAR 1-5A) che poco prima delle 9:52 comparve una macchia luminosa nella zona superiore di una finestra all'80° piano del WTC2, a quattro finestre di distanza dallo spigolo est, sulla facciata nord; a questa comparsa fece seguito il flusso di un liquido luminoso. Questo flusso durò circa quattro secondi prima di cessare. Molti flussi liquidi di questo genere furono osservati in prossimità di questo punto nei sette minuti precedenti il crollo della torre. Non vi sono indicazioni di analoghe colate di liquidi fusi in altri punti del WTC2 e in nessun punto del WTC1.

Le fotografie e le simulazioni NIST dell'impatto dell'aereo mostrano grandi cataste di macerie all'80° e all'81° piano del WTC2, in prossimità del punto nel quale si presentò poi il liquido luminoso. Molte di queste macerie provenivano dall'aereo stesso e dall'arredo degli uffici, che l'aereo sospinse in avanti mentre si scavava un varco fino a quest'estremo opposto dell'edificio. In queste cataste si svilupparono grandi incendi poco dopo l'impatto dell'aereo. Questi incendi continuarono ad ardere nella zona fino al crollo della torre.

Il NIST ha concluso che la fonte del materiale fuso era costituita dalle leghe d'alluminio del velivolo, dato che è noto che queste leghe fondono fra 475 e 640°C (a seconda della lega specifica), ben al di sotto delle temperature previste (circa 1000°C) in prossimità degli incendi. Non è previsto che l'alluminio bruci alle temperature normali degli incendi e non vi sono indicazioni visive che il materiale che fluiva dalla torre stesse bruciando.

Ci si potrebbe attendere che l'alluminio liquido puro abbia un aspetto argenteo. Tuttavia, il metallo fuso era molto probabilmente mescolato con grandi quantità di materiali organici solidi, caldi e parzialmente combusti (per esempio mobilio, tappeti, divisori interni e computer) che possono manifestare una luminosità arancione, in modo molto simile ai tizzoni che ardono in un caminetto. Il colore apparente sarebbe stato inoltre influenzato dalla formazione di scorie in superficie.

12. L'indagine del NIST ha cercato prove di abbattimento delle torri del WTC tramite demolizione controllata? L'acciaio è stato analizzato alla ricerca di residui di esplosivi o di termite? La combinazione di termite e zolfo (nota come thermate) taglia l'acciaio come un coltello caldo taglia il burro.


Il NIST non ha effettuato analisi alla ricerca di residui di questi composti nell'acciaio.

Le risposte alle domande 2, 4, 5 e 11 dimostrano le ragioni per cui il NIST ha concluso che nel crollo delle torri del WTC non erano coinvolti esplosivi o demolizioni controllate.

Inoltre, per far crollare una torre sarebbe stato necessario collocare una grandissima quantità di termite (miscela di alluminio in polvere o granulare e di ossido di ferro in polvere, che brucia ad altissime temperature una volta innescata) o di un altro composto incendiario perlomeno su un numero di colonne equivalente a quelle danneggiate dall'impatto dell'aereo e indebolite dagli incendi successivi. La termite brucia lentamente, rispetto ai materiali esplosivi, e può richiedere vari minuti di contatto con un profilato di acciaio di grandi dimensioni per scaldarlo fino a una temperatura che possa produrre un indebolimento significativo. In sede separata rispetto all'indagine sulle torri del WTC, i ricercatori del NIST hanno stimato che sarebbero state necessarie almeno 0.13 libbre [circa 58 grammi] di termite per scaldare ogni libbra [453 grammi] di profilato d'acciaio fino a circa 700°C (la temperatura alla quale l'acciaio s'indebolisce significativamente). Pertanto, anche se una reazione di termite è in grado di tagliare grandi colonne d'acciaio, per indebolire l'edificio sarebbe stato necessario collocare anticipatamente molte migliaia di libbre [migliaia di chilogrammi] di termite, in modo che passassero inosservate, innescarle da lontano, e in qualche modo tenerle in contatto diretto con la superficie di centinaia di componenti strutturali massicci. Questo ne fa una sostanza altamente improbabile da usare per ottenere una demolizione controllata.

Un'analisi dell'acciaio del WTC alla ricerca degli elementi presenti nella termite/thermate non sarebbe stata necessariamente risolutiva. I composti metallici sarebbero stati presenti nei materiali di costruzione usati per le torri del WTC, e lo zolfo è presente nei pannelli di rivestimento a base di gesso che erano prevalenti nei divisori interni.

13. Perché l'indagine del NIST non ha considerato le testimonianze della presenza di acciaio fuso nelle macerie provenienti dalle torri del WTC?


Gli investigatori del NIST e gli esperti della American Society of Civil Engineers (ASCE) e della Structural Engineers Association of New York (SEONY), che ispezionarono l'acciaio del WTC in loco e nei depositi di recupero, non trovarono prove a sostegno della fusione di acciaio in un incendio innescato da carburante avio nelle torri prima del crollo. La condizione dell'acciaio nei resti delle torri del WTC (cioè la sua condizione fusa o meno) non era pertinente per l'indagine sul crollo, dato che non fornisce alcuna informazione decisiva sulle condizioni dell'acciaio mentre le torri erano in piedi.

Il NIST ha preso in considerazione i danni alla struttura in acciaio e al suo rivestimento antincendio causati dall'impatto degli aerei e dai successivi incendi quando gli edifici erano ancora in piedi, dato che quelli sono i danni responsabili per l'innesco del crollo delle torri del WTC.

In determinate circostanze è possibile che parte dell'acciaio delle macerie si sia fuso dopo che gli edifici sono crollati. L'eventuale acciaio fuso presente nelle macerie era dovuto più probabilmente alle alte temperature prodotte da un'esposizione prolungata alla combustione all'interno della pila di macerie che alla breve esposizione agli incendi o alle esplosioni mentre gli edifici erano ancora in piedi.

14. Perché l'indagine del NIST sul crollo del WTC7 (l'edificio adibito ad uffici alto 47 piani, crollato l'11 settembre 2001, ore dopo le torri) ci sta mettendo così tanto tempo? Viene presa in considerazione l'ipotesi di una demolizione controllata per spiegare il crollo?


Quando il NIST ha iniziato l'indagine sul WTC, ha deciso di non assumere personale nuovo per fornire assistenza all'indagine. Dopo la pubblicazione del progress report [rapporto sullo stato d'avanzamento] dell'indagine sul WTC di giugno 2004, la squadra d'indagine del NIST ha smesso di lavorare al WTC7 ed è stata assegnata a tempo pieno per tutto l'autunno del 2005 per completare l'indagine sulle torri del WTC. L'indagine sul crollo del WTC7 è ripresa dopo la pubblicazione e diffusione del rapporto sulle torri del WTC a ottobre 2005. Da allora sono stati compiuti progressi notevoli, fra cui l'esame di quasi 80 scatole di nuovi documenti relativi al WTC7, lo sviluppo di approcci tecnici dettagliati per la modellazione e l'analisi di varie ipotesi di crollo, e la scelta di una ditta appaltatrice per assistere il personale del NIST nello svolgimento delle analisi. È previsto che una bozza del rapporto venga messa a disposizione per i commenti da parte del pubblico entro luglio 2008 e che il rapporto finale sia pubblicato poco dopo [la pagina Web del NIST riportava inizialmente che la bozza sarebbe stata pubblicata "nei primi mesi del 2007", ma è stata modificata successivamente, N.d.T.].

L'attuale ipotesi di lavoro del NIST riguardante il crollo del WTC7 è descritta nel documento June 2004 Progress Report on the Federal Building and Fire Safety Investigation of the World Trade Center Disaster (Volume 1, pag. 17, e Appendice L) nel modo seguente:
  • Si verificò un cedimento localizzato iniziale nei piani inferiori (al di sotto del 13° piano) dell'edificio, a causa di danni strutturali, prodotti dagli incendi e/o dalle macerie, a una colonna vitale che reggeva un solaio a campata molto ampia avente un'area di circa 2000 piedi quadrati [185 metri quadri] (evento scatenante);
  • La progressione verticale del cedimento localizzato iniziale raggiunse i locali per servizi tecnici sul tetto ad est, e man mano che le campate ampie dei solai diventavano incapaci di redistribuire i carichi, la progressione causò il crollo della struttura interna al di sotto dei locali per servizi tecnici ad est; e
  • Innescata dai danni prodotti dal cedimento verticale, la progressione orizzontale del cedimento lungo i piani inferiori (nella zona del quinto e settimo piano, che erano molto più spessi e maggiormente rinforzati rispetto agli altri piani) provocò un crollo sproporzionato dell'intera struttura.

Quest'ipotesi potrà essere avvalorata o modificata, oppure potranno svilupparsi nuove ipotesi, durante l'indagine in corso. Il NIST sta inoltre valutando se degli ipotetici eventi detonanti possono aver avuto un ruolo nell'innesco del crollo. Anche se il NIST non ha trovato prove di detonazioni o di demolizioni controllate, il NIST vorrebbe determinare l'ordine di grandezza degli scenari ipotetici di detonazione che avrebbero potuto portare al cedimento strutturale di uno o più componenti critici.

2006/07/12

Fumo nero...fuoco quasi spento

di mother. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una delle affermazioni utilizzate dai complottisti, specialmente da Mazzucco in vari suoi post: il fumo era nero, quindi il fuoco era quasi spento. Questa affermazione sbaglia su un concetto di chimica: il fumo è di un determinato colore a seconda del composto prodotto dalla combustione.

Nel bilancio della reazione chimica, poiché la materia non si crea e non si distrugge in chimica (diverso il caso della chimica nucleare) gli elementi prima in forma di combustibile (benzina, cherosene, fogli di carta, plastiche di rivestimento dei pavimenti, condizionatori, tutti i materiali per ufficio e le vernici ricoprenti, eccetera), grazie al calore ed eventuali comburenti (in genere ossigeno), si ricombinano formando nuove sostanze volatili e sprigionando altra energia sotto forma di calore irradiato, che alimenta e propaga l'incendio (questo solo se viene superata la soglia di temperatura di accensione o di autoalimentazione).

Quindi i prodotti di scarto volatili della reazione chimica non solo altro che composti dei precedenti elementi presenti. Gli elementi base in genere presenti negli uffici che determinano il colore nero includono quasi sicuramente l'elemento più presente nel nostro pianeta, ovvero il carbonio. Un esempio del colore del carbonio si ha nel liquido dei termosifoni in ghisa (la ghisa tende a rilasciare carbonio nei decenni) e nelle matite. Un'eccezione è data da particolari strutture cristalline, i diamanti, che però se scaldati si trasformano in pezzi neri come il carbone. I composti del carbonio prodotti dalla combustione non fanno eccezione.

Esempio pratico: l'incendio di un deposito di carburante a Hemel Hempstead, nel Regno Unito, durò ben due giorni, eppure il fumo era nero sin dall'inizio, tanto da oscurare persino la visione dei satelliti.





Altri esempi si sprecano. Si propone solo un'altra immagine:


Philippine resident jumps to avoid burning tyres which were set on fire by protesters to block anti-riot policemen and members of a demolition team tearing down their homes at St. Joseph compound in Sun Valley, Paranaque city, south of Manila, November 14, 2005. Unrest erupted in the area on Monday after more than 200 families, who said they had government permission to occupy more than 1.2 hectares of land, tried to stop demolition teams tasked to clear the area by the land's private owner. (REUTERS)