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2024/12/06

Who is Khalid Sheikh Mohammed, the mastermind of 9/11

by Leonardo Salvaggio. The Italian original version is available here.


Although the most well-known name among the planners of 9/11 is that of Osama bin Laden, the true organizer of the attacks was the Pakistani terrorist Khalid Sheikh Mohammed (often referred to by the acronym KSM).

Khalid Sheikh Mohammed was born in Pakistan in the region of Baluchistan on April 14, 1965, but spent his early years in Kuwait, where at the age of sixteen he joined the Muslim Brotherhood. After completing high school in 1983, he moved to the United States, enrolling at Chowan College in North Carolina. After just one semester, he transferred to North Carolina Agricultural and Technical State University, where he graduated in mechanical engineering in 1986.

After finishing his studies, he returned to Pakistan for the first time and there he joined the Afghan mujahideen in their resistance against the Soviet invasion. Between 1988 and 1992, he also worked with a non-governmental organization supported by the Afghan guerrilla leader Abd al-Rasul Sayyaf, which operated in Pakistan and Afghanistan, raising funds to support the Afghan resistance. In 1992, he fought in Bosnia before returning to Qatar, where he worked as an engineer for the Ministry of Electricity and Water.

In 1993, the terrorist Ramzi Yousef, KSM’s nephew who was only two years younger, was the perpetrator of the first bombing of the World Trade Center in New York. From that point, U.S. forces turned their attention to both KSM and his nephew. The attack carried out by his nephew gave KSM the idea of striking the U.S. with another terrorist attack, driven by American support for the state of Israel. In 1994, KSM moved for a few months to the Philippines with Ramzi Yousef, where they planned the attack known as “Bojinka” (which involved the simultaneous explosion of several airplanes in different parts of the world). The plot failed when one of their collaborators, the Pakistani terrorist Murad, accidentally detonated a bomb while assembling it. At the time of Murad's arrest, KSM had already fled to Qatar and from there moved to Afghanistan.

In 1996, KSM presented his original plan to bin Laden for what would later become the 9/11 attacks. The initial proposal involved hijacking ten planes to crash them into nine targets on both U.S. coasts. The last plane, piloted by KSM himself, would land at an unspecified airport where he would summon the media to address the American government in a worldwide broadcast. This plan would have placed KSM as the central figure in the operation. Bin Laden rejected it due to its evident complexity (and perhaps because he did not want to be overshadowed by KSM), and the plan was renegotiated over the following years, eventually leading to the final version.

During this time, bin Laden proposed to KSM that he formally join al-Qaeda, but KSM rejected the offer and never accepted it. Nonetheless, KSM moved to Kandahar to plan the attacks with the leadership of al-Qaeda, including bin Laden.

After the 9/11 attacks, in 2002, a video showing the beheading of CNN journalist Daniel Pearl was released, and the FBI believes that the killer, whose face is not shown, was actually KSM. That same year, the terrorist Abu Zubaydah was captured in Pakistan, and during interrogations, he confirmed the important role KSM played in planning the attacks. KSM himself later confirmed this in an interview with journalists Yosri Fouda and Nick Fielding, which was published in the book Masterminds of Terror.

KSM was captured in 2003 while he was sleeping, and for the first three years, he was detained in various prisons across Europe. The terrorist was interrogated and tortured, providing partial and sometimes completely false information. For example, he gave useful information about the whereabouts of Hambali (another planner of 9/11), but he said nothing about the hiding places of Osama bin Laden or al-Zawahiri. He also fabricated claims that al-Qaeda possessed nuclear weapons, a completely invented allegation.

Since 2006, he has been held at Guantanamo, and his trial began in 2021.


Sources:

Chi è Khalid Sheikh Mohammed, l'organizzatore degli attentati dell'11/9

di Leonardo Salvaggio. Una traduzione in inglese è disponibile qui.


Nonostante il nome più noto tra i pianificatori dell'11/9 sia quello di Osama bin Laden, il vero organizzatore degli attentati fu il terrorista pakistano Khalid Sheikh Mohammed (spesso indicato con l'acronimo di KSM).

Khalid Sheikh Mohammed nacque in Pakistan nella regione del Baluchistan il 14 aprile del 1965, ma visse i primi anni della sua vita in Kuwait dove a sedici anni si unì ai Fratelli Musulmani. Dopo aver concluso le scuole superiori nel 1983, si trasferì negli Stati Uniti e si iscrisse al Chowan College in North Carolina e dopo un solo semestre si trasferì alla North Carolina Agricultural and Technical State University dove nel 1986 si laureò in ingegneria meccanica.

Terminati gli studi tornò in Pakistan per la prima volta e da lì si unì ai mujahideen afghani nella resistenza contro l'invasione sovietica. Tra il 1988 e il 1992 collaborò anche con un'Organizzazione Non Governativa, sostenuta dal guerrigliero afghano Abd al-Rasul Sayyaf, che operava in Pakistan e Afghanistan attraverso la quale raccolse fondi per sostenere la resistenza afghana. Nel 1992 combatté anche in Bosnia, prima di tornare in Qatar dove lavorò come ingegnere per il Ministero dell'Elettricità e dell'Acqua.

Nel 1993 il terrorista Ramzi Yousef, nipote di KSM di soli due anni più giovane, fu l'autore materiale del primo attentato contro il World Trade Center di New York e da allora le forze USA posero la propria attenzione su entrambi. L'attentato condotto dal nipote diede a KSM l'idea di colpire gli USA con un altro attentato terroristico, per via del supporto americano allo stato di Israele. Nel 1994 KSM si trasferì per qualche mese nelle Filippine con Ramzi Yousef dove i due pianificarono l'attentato noto come "Bojinka" (che prevedeva l'esplosione simultanea di vari aerei in diverse zone del mondo) che fallì quando uno dei loro collaboratori, il terrorista pakistano Murad, fece esplodere una bomba mentre la stava assemblando. Al momento dell'arresto di Murad, KSM era già fuggito in Qatar e da lì si spostò in Afghanistan.

Nel 1996 KSM propose a bin Laden il proprio piano originale per quello che poi avvenne l'11 settembre del 2001. La prima proposta prevedeva di dirottare dieci aerei da far schiantare contro nove obiettivi sulle due coste, l'ultimo pilotato dallo stesso KSM sarebbe atterrato in un aeroporto da definire in cui avrebbe convocato i media per poter rivolgere in mondovisione le proprie accuse al governo americano. Il piano prevedeva quindi per lo stesso KSM un ruolo da assoluto protagonista. Bin Laden lo scartò per l'evidente complessità (e forse per non venire adombrato da KSM) e il piano fu rinegoziato per anni fino ad arrivare a quello finale.

Durante quel periodo bin Laden propose a KSM di unirsi ufficialmente ad al-Qaeda, ma quest'ultimo rifiutò e non accettò mai la proposta. In ogni caso KSM si trasferì a Kandahar per poter pianificare gli attentati con i vertici di al-Qaeda e lo stesso bin Laden.

Dopo gli attentati dell'11/9, nel 2002, venne pubblicato il video della decapitazione del giornalista della CNN Daniel Pearl e l'FBI ritiene che l'assassino, che non si vede in faccia, sia proprio KSM. Nello stesso anno venne catturato in Pakistan il terrorista Abu Zubaydah che confermò durante gli interrogatori il ruolo importante che KSM ebbe nella pianificazione degli attentati. Lo stesso KSM confermò di essere stato il pianificatore in un'intervista rilasciata ai giornalisti Yosri Fouda e Nick Fielding pubblicata nel libro Masterminds of Terror.

KSM venne catturato nel 2003 durante il sonno e per i primi tre anni fu detenuto in diverse prigioni in Europa. Il terrorista venne interrogato e torturato e diede informazioni parziali e a volte del tutto scorrette. Ad esempio, diede informazioni utili su dove si trovasse Hambali (un altro dei pianificatori dell'11/9), ma non disse niente su dove si nascondessero Osama bin Laden o al-Zawahiri. Non disse nulla sugli attentati che sarebbero avvenuti a Madrid nel 2004 e inventò che al-Qaeda avesse armi atomiche, circostanza del tutto inventata.

Dal 2006 è detenuto a Guantanamo e il processo contro di lui è iniziato nel 2021.


Fonti:

2024/01/27

Il piano originale di Khalid Sheikh Mohammed

di Leonardo Salvaggio


Gli attentati dell'11 settembre 2001 mostrarono al mondo una nuova frontiera del terrorismo, non solo per la distruzione che comportarono ma anche perché per la prima volta nella storia un gruppo di terroristi dirottò degli aerei prendendone il comando e pilotandoli.

Come riportato dal 9/11 Commission Report, al-Qaeda stava studiando come condurre attacchi terroristici con modalità mai usate in precedenza già nella prima metà degli anni 90, quando aveva ancora sede in Sudan prima del ritorno in Afghanistan. Osama bin Laden stava al tempo studiando con il terrorista egiziano Muhammad Atef, capo militare di al-Qaeda la cui figlia aveva sposato uno dei figli di Osama, di riprendere il progetto di dirottare vari aerei civili e farli esplodere in volo, come nel caso del volo Pan Am 103 esploso sopra a Lockerbie nel 1988. I dirottamenti in cui si obbliga il pilota a ubbidire ai terroristi non erano previsti, perché erano utili a negoziare il rilascio di prigionieri e al-Qaeda non aveva tali finalità.

L'idea di usare aerei dirottati come missili incendiari contro obiettivi abitati fu proposta per la prima volta a bin Laden da Khalid Sheikh Mohammed nel 1996, ma il piano originario era notevolmente più distruttivo e complesso. La prima proposta che KSM (acronimo con cui è comunemente noto Khalid Sheikh Mohammed) prevedeva il dirottamento di dieci aerei, nove dei quali sarebbero stati fatti schiantare contro altrettanti edifici su entrambe le coste. Gli obiettivi sulla costa est avrebbero dovuto essere le due Torri Gemelle con altrettanti aerei, il Pentagono, il J. Edgar Hoover Building sede dell'FBI e la sede della CIA a Langley. Gli obiettivi sulla costa ovest sarebbero stati i grattacieli più alti della California (che al tempo era la US Bank Tower di Los Angeles) e dello stato di Washington (il Columbia Center di Seattle). Altri due aerei sarebbero stati fatti schiantare contro delle non precisate centrali nucleari. Anche se il 9/11 Commission Report non è chiarissimo su questo punto, sembra che tra gli obiettivi di questo assurdo piano non ci fosse né la Casa Bianca né il Campidoglio.

Il decimo aereo avrebbe dovuto essere pilotato dallo stesso Khalid Sheikh Mohammed che lo avrebbe fatto atterrare in un aeroporto statunitense da cui, dopo aver ucciso tutti i passeggeri maschi adulti, avrebbe convocato i media per fare un discorso in cui avrebbe criticato duramente il governo americano per il sostegno a Israele, alle Filippine e ai regimi repressivi del mondo arabo. A quel punto avrebbe rilasciato donne e bambini. KSM voleva quindi per sé un ruolo di primo livello in un attentato gigantesco.

KSM ottenne una risposta poco convinta da parte dei leader di al-Qaeda perché il suo piano appariva troppo vasto e proprio per questo poco realizzabile. In ogni caso l'idea di usare aerei contro obiettivi abitati fu abbandonata per anni e ripresa nel 1999 dallo stesso bin Laden insieme ad Atef e KSM e restrinse le ambizioni distruttive di quest'ultimo restringendo la lista degli obiettivi al World Trade Center, al Pentagono, alla Casa Bianca e al Campidoglio.

Non è in nessun modo chiaro come KSM pensasse di non venire arrestato al termine di un attacco tanto vasto da essere definito megalomaniac da un rapporto della Defense Threat Reduction Agency. C'è forse un altro motivo, che non è stato considerato dalla 9/11 Commission, per il quale bin Laden decise di restringere il piano originale: non solo quello della scarsa fattibilità, ma anche evitare che il ruolo di protagonista finisse a KSM e non a lui stesso.



Fonti:
  • 9/11 Commission Report
  • "The Osama bin Laden I Know" di Peter Bergen, 2006
  • "The Rise and Fall of Osama bin Laden" di Peter Bergen, 2021

2023/01/27

Intervista all'ex agente speciale del Diplomatic Security Service Scott Stewart sull'attentato al World Trade Center del 1993

di Leonardo Salvaggio

È disponibile sul mio canale YouTube un'intervista all'ex agente speciale del Diplomatic Security Service Scott Stewart sul primo attentato alle Torri Gemelle, quando nel 1993 un gruppo di terroristi parcheggiò un camion bomba nei parcheggi sotterranei con l'intenzione di far crollare il complesso.

L'intervista è disponibile solo in inglese.


2018/06/11

I terroristi reclutati da al Qaeda che non presero parte all'11/9

di Hammer

Secondo quanto riportato dal 9/11 Commission Report, Khalid Sheikh Mohammed (spesso indicato con il solo acronimo KSM) confessò in un interrogatorio nel 2004 che nei piani iniziali di al Qaeda il commando suicida impiegato l'11/9 avrebbe dovuto essere composto da 25 o 26 persone. Come è ben noto, però, alla fine i terroristi furono solo 19; al Qaeda quindi reclutò altre persone che non riuscirono a far parte del gruppo per svariati motivi o che furono esclusi dagli stessi organizzatori.

I più famosi tra gli esclusi sono sicuramente Zacarias Moussaoui, che era stato selezionato come possibile sostituto di Ziad Jarrah nel caso in cui questi avesse deciso di abbandonare il gruppo a causa di malumori nei confronti di Mohamed Atta, e Mohammed al-Qahtani, che con ogni probabilità avrebbe dovuto essere il vero ventesimo dirottatore nella composizione finale del gruppo ma che fu fermato alla frontiera degli USA.

Oltre a questi due, al Qaeda ne reclutò numerosi altri e il 9/11 Commission Report chiarisce in una nota quali sarebbero stati gli altri potenziali dirottatori che non presero parte alla missione, chiarendone anche il motivo.

Oltre a quelle che abbiamo già citato, le persone reclutate e poi escluse furono:

  • Khalid al Zahrani: Viaggiò dall'Arabia Saudita, suo paese natale, all'Afghanistan illegalmente perché il suo nome compariva nella lista delle persone pericolose che non avrebbero potuto espatriare. Per lo stesso motivo non ottenne il visto per gli USA. Al Zaharani è stato detenuto a Guantanamo dal 2002 al 2007, anno in cui è stato rimpatriato.
  • Ali Abd al Rahman al Faqasi al Ghamdi (foto accanto, noto anche con il nome di Abu Bakr al Azdi): Saudita, avrebbe dovuto prendere parte all'11/9, ma lo stesso bin Laden lo escluse dal gruppo per impiegarlo in un attentato successivo che non si è mai verificato. Secondo l'intelligence americana, al Ghamdi prese parte alla battaglia di Tora Bora nel dicembre del 2001 e fu uno degli organizzatori di un triplice attentato suicida a Riyadh nel maggio del 2003. A seguito di quest'ultimo evento fu arrestato nel suo paese natale.
  • Saeed al Baluchi e Qutaybah al Najdi: Entrambi sauditi, furono rimandati in patria dall'Afghanistan per chiedere il visto per gli USA, ma durante uno scalo in Bahrein al Najdi fu fermato per un controllo di sicurezza. L'evento spaventò i due al punto che si ritirarono dalla missione, nonostante le pressioni di Khalid Sheikh Mohammed su al Baluchi.
  • Zuhair al Thubaiti: Saudita, si vantava di essere un membro di al Qaeda e di godere della stima di bin Laden; fu escluso dall'operazione in quanto ritenuto troppo nervoso e non dotato del necessario temperamento.
  • Saeed Abdullah Saeed al Ghamdi (soprannominato "Jihad"): Saudita e omonimo di uno dei muscle hijacker del volo United 93. Dopo aver partecipato all'addestramento di al Qaeda in Afghanistan nel marzo del 2000, tornò in Arabia Saudita insieme ad Ahmed al Haznawi (muscle hijacker del volo United 93) per chiedere il visto per gli USA, ma non lo ottenne perché nella richiesta aveva scritto di voler rimanere per dodici mesi, mentre al tempo il visto turistico consentiva sei mesi di permanenza. Inoltre non aveva un lavoro e questo fece pensare all'ufficiale del consolato che volesse immigrare negli USA.
  • Saud al Rashid: Khalid Sheikh Mohammed lo descrisse come cocciuto e immaturo; dopo essere ritornato in patria dall'Afghanistan per chiedere il visto per gli USA non prese più contatti con al Qaeda, forse per un ripensamento o per pressioni della famiglia. Alcune foto tessera di al Rashid, insieme a quelle dei dirottatori Nawaf al Hazmi, Khalid al Mihdhar, e Abdulaziz al Omari, furono trovate nel maggio del 2002 durante un raid a Karachi. Dopo questo episodio si consegnò alle autorità saudite e durante un interrogatorio disse di non sapere perché la sua foto si trovava insieme a quelle di tre dei dirottatori.
  • Mushabib al Hamlan: Tornò in Arabia Saudita dall'Afghanistan insieme ad Ahmed al Nami (muscle hijacker del volo United 93); insieme i due chiesero il visto per gli USA il 28 ottobre del 2000. Ottenne il visto, ma non tornò mai in Afghanistan, forse a causa di un ripensamento.

Oltre a questi nove, la monografia 9/11 and Terrorist Travel (che spiega in dettaglio i viaggi e gli spostamenti compiuti dai terroristi coinvolti nell'organizzazione dell'11/9) elenca altri miliziani di al Qaeda che chiesero il visto per gli USA senza riuscire ad entrarvi. L'elenco include i già citati al Ghamdi e al Hamlan, e oltre a loro indica:

  • Ramzi Binalshibh: Chiese il visto per gli USA, ma gli fu negato quattro volte (il 17 maggio, il 15 giugno, il 14 agosto e il 15 settembre del 2000). Secondo il 9/11 Commission Report il motivo del diniego risiede nello scetticismo nei confronti dei cittadini yemeniti, in particolare quando la richiesta veniva fatta da un altro stato (la Germania, in questo caso). Secondo il 9/11 and Terrorist Travel, invece, il motivo è da ricercarsi nel fatto che Binalshibh non aveva né un reddito né un lavoro e nei suoi frequenti viaggi in Medio Oriente. Venne catturato a Karachi nel settembre 2002 e attualmente è detenuto a Guantanamo.
  • Tawfiq bin Attash: Noto anche con il nome di Khallad, chiese il visto per gli USA in Yemen, ma gli fu negato. L'uomo comunque portava una protesi a una gamba dal 1997 dopo aver perso la propria in una battaglia in Afghanistan contro l'Alleanza del Nord, quindi non avrebbe potuto prendere parte ai dirottamenti in ogni caso. Con ogni probabilità il suo ruolo avrebbe dovuto essere di coordinamento e ausilio ai terroristi, avendo partecipato anche al summit del terrore di Kuala Lumpur. Fu catturato a Karachi nel 2003 e ad oggi è detenuto a Guantanamo.
  • Zakariya Essabar (foto accanto): Chiese il visto per gli USA a Berlino due volte, ma gli fu negato perché non aveva un lavoro o legami stabili in Germania. Secondo quando riferito da Khalid Sheikh Mohammed, fu proprio Essabar a comunicargli la data scelta per gli attentati consegnandogli una lettera proveniente da Binalshibh; tuttavia il racconto di quest'ultimo è diverso, in quanto sostiene di aver comunicato la data al telefono a KSM dopo averla appresa da Atta. Essabar non fu mai catturato, e secondo quanto riportato dal sito Making Sense of Jihad della ricercatrice Marisa Urgo, è morto in Afghanistan dopo la caduta dei Talebani (di questa affermazione non abbiamo trovato un riscontro più affidabile).
  • Ali Abdul Aziz Ali: Secondo la biografia stilata dal governo americano sarebbe un nipote di KSM e di conseguenza cugino di Ramzi Yousef (perpetratore del primo attentato al World Trade Center del 1993). Chiese il visto per gli USA a Dubai, ma gli fu negato. Fu catturato a Karachi insieme a Tawfiq bin Attash, mentre era nelle fasi finali dell'organizzazione di un attentato con aerei dirottati in partenza da Heathrow che avrebbero dovuto schiantarsi contro il consolato americano nella medesima città pachistana.

Purtroppo ad oggi non è chiaro quale sarebbe stato il ruolo di ciascuna di queste persone reclutate da al Qaeda e che non riuscirono ad entrare negli USA. In parte la spiegazione risiede nel fatto che, come detto da KSM, i terroristi volevano squadre più numerose su ciascun aereo; in parte forse anche perché nei piani originali avrebbe potuto esserci una quinta cellula che avrebbe dovuto entrare in azione; e in parte sicuramente per il fatto che i vertici di al Qaeda sapevano che si sarebbero trovati a fronteggiare difficoltà con i visti ma anche rinunce e pentimenti.

Quest'ultima considerazione dovrebbe fare riflettere quelli che pensano che vi sia qualcosa di sospetto nel fatto che per i terroristi è andato tutto troppo bene.

2017/05/09

The Hunt for KSM di Terry McDermott e Josh Meyer

di Hammer

Nel 2012 i giornalisti del Los Angeles Times Josh Meyer e Terry McDermott (autore anche del prezioso Perfect Soldiers) hanno pubblicato il volume The Hunt for KSM che, come dice il titolo stesso, narra della caccia e della cattura del famoso terrorista Khalid Sheikh Mohammed (spesso indicato come KSM), vero ideatore degli attentati dell'11/9.

Il libro si apre con il racconto della cattura del noto membro di al Qaeda Abu Zubaydah in Pakistan nel marzo del 2002 e del suo interrogatorio in Thailandia. Il prigioniero si dimostrò da subito collaborativo con gli inquirenti e li aiutò a identificare proprio Khalid Sheikh Mohammed, conosciuto nel mondo jihadista con il nome di Mukhtar, come una delle menti dell'11/9 quando gliene fu mostrata una foto.

L'autore passa quindi a narrare in breve la vita di KSM, dai primi anni trascorsi in Kuwait, dove nacque nel 1965, al trasferimento per gli studi di ingegneria in North Carolina nel 1984, al primo incontro con i movimenti jihadisti in Pakistan, dove si spostò nel 1989, alla breve permanenza a Doha nel 1992.

Nel 1994 KSM si trasferì con il nipote Ramzi Youssef (che al tempo era braccato dall'FBI in seguito all'attentato del 1993 contro le Torri Gemelle) a Manila, dove insieme progettarono dapprima un duplice attentato allo scopo di uccidere il presidente Bill Clinton e il papa Giovanni Paolo II. Il piano fu presto abbandonato perché i due temevano di non essere in grado di superare la sicurezza che avrebbe protetto le due personalità; sostituirono quindi il loro piano con quello di far esplodere un numero imprecisato di aerei di linea in volo in varie parti del mondo. Il piano era noto come Bojinka. Tuttavia anche questo fallì a causa di un'esplosione in casa di uno dei cospiratori, Abdul Hakim Murad, che attirò l'attenzione della polizia filippina, che scoprì così il piano terroristico.

Ramzi Youssef e KSM riuscirono a scappare dalle Filippine il giorno stesso dell'incidente, ma Murad fu arrestato mentre su ordine di Yussef tornava a recuperare il PC di quest'ultimo. Il computer finì nelle mani della polizia, che capì che il suo proprietario era tra gli organizzatori dell'attentato al World Trade Center. Dai dati contenuti nel PC gli inquirenti capirono anche che uno degli organizzatori del piano sventato era proprio Khalid Sheikh Mohammed, fino ad allora considerato una figura di secondo piano. Youssef scappò in Pakistan, dove un suo collaboratore, il sudafricano Istaique Parker, ne tradì la fiducia consegnandolo agli inquirenti statunitensi.

Youssef fu catturato e portato a New York, dove fu interrogato e confessò di aver progettato il piano Bojinka e di aver condotto l'attentato contro il World Trade Center del 1993. Nel 1995 in Malesia fu arrestato anche Wali Khan, un altro dei cospiratori del piano Bojinka; anche lui fu portato a New York per essere interrogato. Tuttavia né Murad, né Youssef, né Khan fornirono informazioni su dove si trovasse KSM. Nel frattempo questi si trasferì in Qatar, dove l'FBI non poté catturarlo, nonostante fosse stato localizzato, perché le autorità qatariote si dimostrarono poco collaborative. Dal Qatar KSM si spostò in Pakistan, dove organizzò un incontro con Osama bin Laden a Tora Bora. In tale occasione KSM propose a bin Laden di organizzare un attacco contro gli USA usando degli aerei di linea come missili.

Osama accolse favorevolmente la proposta e nel 1999 iniziò a selezionare gli uomini del commando che avrebbe condotto l'attentato. Nel 2000 si svolse il celebre summit del terrore di Kuala Lumpur e nel 2001 l'attentato ideato da KSM e bin Laden fu tragicamente realizzato.

Dopo l'11/9 la Casa Bianca affidò alla CIA il ruolo di guida nelle indagini contro i perpetratori, scelta che l'FBI non accettò di buon grado. Inoltre, poco dopo l'attentato partì l'azione militare americana in Afghanistan che causò la caduta del governo dei Talebani e l'uccisione di alcuni vertici di al Qaeda. Tuttavia Osama bin Laden riuscì a scappare attraverso il dedalo di cunicoli delle montagne di Tora Bora. Nelle indagini e per il supporto militare, gli USA si dovettero alleare con il Pakistan; l'alleanza funzionò bene sulla carta ma meno sul campo, sia per via della facile corruttibilità degli agenti dell'ISI sia per la loro scarsità di mezzi.

Nel 2002 venne rapito e ucciso il giornalista americano Daniel Pearl; in seguito all'omicidio venne diffuso il video in cui l'uomo veniva decapitato e gli inquirenti americani ebbero da subito il sospetto che l'uomo corpulento che decapitava il giornalista nel video fosse proprio KSM.

Poche settimane dopo Abu Zubaydah confermò che KSM era l'organizzatore dell'11/9. Nello stesso periodo il giornalista egiziano Yosri Fouda intervistò proprio KSM e l'intervista (in cui KSM ammise apertamente il proprio ruolo di ideatore degli attentati dell'11/9) venne poi pubblicata nel celebre libro Masterminds of Terror. Abu Zubaydah, durante gli interrogatori, spiegò agli inquirenti dove KSM si trovasse a Karachi, in Pakistan. Dapprima le ricerche andarono a vuoto; in un raid che avrebbe dovuto arrestare KSM, che riuscì a scappare in tempo, venne invece preso il suo collaboratore Ramzi Binalshibh.

In seguito al primo fallimento, la CIA reclutò un collaboratore di KSM, di cui gli autori omettono il vero nome, che comunicò dove KSM si trovasse. Il terrorista venne finalmente catturato di notte a Rawalpindi, nei primi mesi del 2003, mentre era intontito dalle medicine che aveva preso per dormire.

Una volta nelle mani degli inquirenti americani, KSM venne trasferito più volte e poi portato a Guantanamo, dove la CIA lo interrogò sottoponendolo a tortura. Il terrorista fornì informazioni vere e altre false per accontentare gli interrogatori e interrompere la tortura, e anche per far perdere loro tempo prezioso. KSM omise sicuramente anche delle informazioni importanti; per esempio non disse nulla degli attentati che si sarebbero svolti a Madrid nel 2004, di cui non poteva non essere al corrente.

I due autori chiudono il volume con la considerazione che, nonostante l'uccisione di Osama bin Laden nel 2011 sia stata molto più celebrata della cattura di KSM, quest'ultimo aveva in al Qaeda un ruolo quasi più importante di quello del fondatore, che quando fu ucciso viveva nascosto, isolato e incapace di agire.

2012/04/11

Riprendono i processi a Guantanamo Bay

di Brain_use

"It has been more than 10 years since 9/11 and the President is committed to ensuring that those who were accused of perpetrating the attacks against the United States be brought to justice."

"Sono ormai trascorsi oltre dieci anni dall'11 settembre e il Presidente si impegna a garantire che coloro che sono stati accusati di aver perpetrato gli attacchi contro gli Stati Uniti siano consegnati alla giustizia".

Sono le parole del portavoce della Casa Bianca Jay Carney a commento della notizia, diffusa mercoledì 4 aprile (Washington Post, BBC, CBS, ABC), che sono stati formalmente rinviati a giudizio cinque presunti militanti di al-Qaeda ritenuti i pianificatori degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, che causarono complessivamente 2.976 vittime.

I cinque, Khalid Sheikh Mohammed, Waleed bin Attash, Ramzi Binalshibh, Ali Abd al-Aziz Ali e Mustafa Ahmad al-Hawsawi, sono detenuti a Guantanamo Bay e saranno giudicati congiuntamente da una commissione militare. L'avvio della fase dibattimentale è prevista entro trenta giorni dalla notifica.

Le accuse sono pesantissime: terrorismo, dirottamento aereo, omicidio, attacchi a civili, attività cospiratorie e distruzione di proprietà ed è possibile che si arrivi anche ad una sentenza di morte.

La giuria è composta da 12 ufficiali militari provenienti da tutte le forze armate americane. Secondo la legge militare degli Stati Uniti deve essere raggiunta l'unanimità per poter giungere alla sentenza capitale.

La decisione di affidare il processo a un tribunale militare è stata presa dopo un lungo dibattito di natura sia politica che giuridica sull'opportunità di considerare gli imputati dei semplici criminali e giudicarli di conseguenza in un tribunale civile, oppure portarli davanti ai tribunali militari in qualità di combattenti nemici (ricordiamo che gli attacchi dell'11 settembre sono stati giuridicamente inquadrati come "atti di guerra").

Il presidente Obama, infatti, aveva basato parte della propria campagna elettorale sull'ipotesi di chiudere Guantanamo Bay e di trasferire la competenza sui terroristi ai tribunali civili. Aveva infatti sospeso l'attività del tribunale militare istituito nel 2008, cercando di trasferire il dibattimento alla corte federale di New York nel corso del 2009. Obama, tuttavia, si è trovato costretto a cambiare posizione di fronte all'oggettiva difficoltà di collocazione sul territorio nazionale dei sospetti terroristi detenuti a Guantanamo Bay e alla fortissima opposizione del partito repubblicano nell'ambito del Congresso e della stessa popolazione di New York al trasferimento dei processi alle corti civili, proprio accanto al luogo colpito dagli attentatori.

Il principale imputato, Khalid Sheikh Mohammed, kuwaitiano, è ritenuto l'ideatore e pianificatore degli attentati dell'11 settembre. Si era già dichiarato colpevole e pronto ad affrontare il "martirio" nel corso del 2008.

Si ritiene che Khalid Sheikh Mohammed sia coinvolto anche nell'attentato del 1993 al World Trade Center, in quello del 2002 a un nightclub a Bali, in Indonesia, nell'omicidio del giornalista americano Daniel Pearl e nel tentativo fallito del 2001 di far esplodere in volo un aereo con una bomba nascosta in una calzatura.

Già nel 2002 affermò il proprio ruolo di ideatore degli attentati a Yosri Fouda, un giornalista di Al-Jazeera, che pubblicò il libro "Masterminds of Terror". Catturato nel 2003 in Pakistan, è detenuto a Guantanamo dal 2006, dove documenti della CIA confermano che è stato sottoposto alla tortura conosciuta come "waterboarding" (annegamento simulato) per 183 volte, pratica oggi vietata dall'amministrazione Obama.

Le rivelazioni ottenute con la tortura non saranno ammesse come prova e l'attività del tribunale dovrà ripartire da zero, senza tener conto di quanto già emerso nel corso del precedente avvio dibattimentale del 2008, compresa la dichiarazione di colpevolezza di Khalid Sheikh Mohammed, l'intenzione manifestata dagli altri imputati di seguirne l'esempio e affrontare il "martirio" e la scelta di due altri imputati di difendersi da soli.

Per quanto riguarda gli altri quattro imputati (qui un rapido profilo su Al-Jazeera), ricordiamo che sono tutti accusati di essere coinvolti nella pianificazione e organizzazione degli attentati dell'11/9.
Si tratta di:
  • Walid bin Attash, yemenita, accusato di aver addestrato due dei terroristi nei campi di al-Queda in Afghanistan, di aver preparato tecnicamente i dirottamenti e di essere coinvolto nell'attentato al cacciatorpediniere USS Cole del 2000 e in quello all'ambasciata statunitense in Kenia del 1998.
  • Ramzi Binalshibh, yemenita, accusato di aver contribuito ad organizzare la formazione dei piloti, di aver fornito copertura finanziaria, di essersi occupato del collegamento fra al-Qaeda e i terroristi e di essere stato scelto per far parte del gruppo dei dirottatori prima di essere fermato dall'impossibilità di ottenere il visto per entrare in territorio statunitense.
  • Ali Abd al-Aziz Ali, pakistano, nipote di KSM, accusato di aver aiutato a far entrare negli Stati Uniti nove dei dirottatori e di aver fornito sostegno finanziario all'operazione.
  • Mustafa Ahmad al-Hawsawi, saudita, accusato di aver preso parte alla pianificazione degli attentati e di aver fornito denaro e appoggio logistico ai terroristi.

2010/01/26

Chiuso il processo militare a KSM e complici

di John - www.crono911.org

Anche se la notizia non ha nulla di eccezionale, perché rappresenta un passaggio obbligato nel trasferimento dei processi militari contro i terroristi dell'11 settembre ai tribunali ordinari, è bene spendere qualche parola sui titoli apparsi nei giorni scorsi sui media americani, per evitare che i soliti noti ne approfittino per spargere ulteriore disinformazione.

Abbiamo già visto in innumerevoli occasioni, infatti, che i complottisti amano sfruttare la superficialità e l'approssimazione con cui frequentemente giornali e televisioni riportano fatti e notizie.

Così, un titolo come quello di Fox News, "Ritirate le accuse nei processi militari contro i presunti autori degli attentati dell'11 settembre", ben si presta a essere utilizzato per distorcere la notizia e trasmettere un messaggio del tutto diverso da quello reale.

Com'è noto, il Dipartimento della Giustizia americano, in esecuzione delle direttive impartite dal presidente Obama, ha stabilito che Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato in KSM, nella foto) e gli altri complici accusati di aver organizzato gli attentati dell'11 settembre 2001 saranno processati da una Corte Federale dello Stato di New York.

La decisione comporta, ovviamente, l'interruzione dei processi militari in corso presso la base di Guantanamo e si innesta sul programma di chiusura del carcere militare speciale istituito in quella base e di trasferimento dei detenuti in prigioni comuni americane ed estere.

Il carcere militare speciale di Guantanamo, si ricorderà, fu creato per ospitare le centinaia di terroristi e combattenti (o presunti tali) catturati dalle forze americane nel corso di operazioni militari e spionistiche avviate in risposta agli attentati dell'11 settembre, considerati atto di guerra.

Nel carcere finirono anche un certo numero di terroristi implicati nell'organizzazione degli attentati del 2001, tra i quali KSM, considerato il cervello dell'operazione (un ruolo che lo stesso KSM aveva ammesso prima ancora di essere catturato).

L'amministrazione Bush istituì speciali tribunali militari per processare questi individui, ma l'opinione pubblica americana e quella internazionale si mostrarono sempre più insofferenti e critiche nei confronti di un meccanismo di detenzione e di giustizia la cui straordinarietà non era più giustificata dalla particolare situazione di emergenza che si era creata dopo gli attentati del 2001.

Nel corso degli anni, infatti, c'era stato tempo in abbondanza per identificare i detenuti e accertare per ciascuno di essi la sussistenza di elementi idonei a sostenere un'incriminazione penale di fronte a una corte ordinaria.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali, Obama aveva assicurato che la chiusura del carcere di Guantanamo sarebbe stata in cima alle sue priorità di governo, e dopo aver risolto una serie di difficoltà di carattere logistico e procedurale, il neoeletto presidente ha finalmente sciolto le ultime riserve, avviando il processo di chiusura definitiva della struttura e di trasferimento dei detenuti presso istituti di detenzione civili, per essere sottoposti a processi ordinari presso le corti federali americane. Un certo numero di detenuti è stato invece estradato in prigioni estere, Italia compresa.

Questo comporta l'estinzione dei processi militari in corso, e l'atto di cui parlano i media americani è quello con il quale il procuratore militare ha ritirato le proprie accuse per consentire al giudice militare di dichiarare estinto il processo.

Un mero meccanismo procedurale, quindi, propedeutico a riesumare il processo in sede ordinaria, che per KSM e complici è costituita dalla Corte Federale competente per il distretto meridionale dello Stato di New York.

Particolarmente significativa è la locuzione "without prejudice" iscritta nel provvedimento con il quale è stato estinto il processo militare a carico degli imputati: con essa il giudice ha inteso specificare che la decisione non produce alcun altro effetto né a favore né contro l'imputato.
 
Da un lato ciò implica il diritto del Dipartimento di Giustizia a perseguire gli imputati in altra sede (che è per l'appunto ciò che avverrà) come se non fossero mai stati sottoposti a un precedente processo; dall'altro comporta che le eventuali prove (a carico o a discarico) emerse nel corso del procedimento militare non potranno considerarsi precostituite e pertanto i nuovi giudici dovranno valutare "ex novo" ogni posizione e i relativi elementi probatori.

Il processo, in concreto, è stato quindi azzerato a tutela sia dei diritti degli imputati che di quelli dell'accusa federale.

2009/11/17

11/9: il processo si sposta a New York

di John - www.crono911.org

Eric Holder, Procuratore Generale degli Stati Uniti, ha decretato che i cinque imputati per gli attentati terroristici dell'11 settembre 2001 saranno processati da una corte federale di New York.

La decisione, comunicata il 13 novembre e voluta dall'amministrazione Obama, azzera il processo penale militare in corso a Guantanamo e prelude all'imminente chiusura del controverso campo di detenzione che ha ospitato sinora i terroristi e combattenti catturati nell'ambito della guerra globale contro Al-Qaeda iniziata all'indomani degli attacchi contro New York e Washington.

Gli imputati sono l'ideatore degli attacchi, Khalid Sheikh Mohammed (KSM), e i suoi complici Ramzi Binalshibh, Ali Abd al-Aziz Ali (alias Ammar al-Baluchi), Waleed bin-Attash e Mustafa Ahmad al-Hawsawi.

E' il caso di ricordare che i primi due hanno ammesso le proprie responsabilità prima ancora di essere catturati, nel corso di un'intervista rilasciata al giornalista arabo Yosri Fouda, in Pakistan, nel 2002.

La decisione ha scatenato un vero putiferio negli Stati Uniti in generale e a New York in particolare. Da un lato, si teme che il trasferimento dei detenuti in prigioni federali e la loro partecipazione alle udienze in un tribunale civile di New York comportino seri rischi di sicurezza.
Si temono tentativi di evasione e di liberazione, ma anche e soprattutto ulteriori attentati da parte di Al-Qaeda o di uno qualsiasi dei tanti gruppi fondamentalisti islamici che vivono a New York, città che con questo processo amplifica un significato simbolico che già le ha procurato tanti guai.

Dall'altro, si teme che in una corte federale, legata ai sistemi probatori tipici della giustizia ordinaria americana (estremamente garantista), potrebbe anche succedere che i cinque terroristi siano assolti.

In molti ricordano bene, infatti, il processo contro El Sayyid Nosair, un fondamentalista che nel 1990 assassinò a colpi di arma da fuoco il rabbino Meir Kahane durante una conferenza a Manhattan, sotto gli occhi di centinaia di persone. Intercettato da un poliziotto mentre fuggiva, Nosair fu arrestato dopo un breve scontro a fuoco nel corso del quale il poliziotto fu ferito.

A causa di imprecisioni nelle testimonianze (un po' quel che succede con i complottisti che si dilettano a contestare le dichiarazioni dei testimoni dell'attacco al Pentagono sfruttando le inevitabili approssimazioni nel ricordare dettagli insignificanti), gli avvocati riuscirono a far assolvere dall'omicidio Nosair (che restò comunque in carcere per gli altri reati commessi).

Si accertò in seguito che Nosair apparteneva alla stessa cellula fondamentalista che nel 1993 organizzò il primo attentato contro il World Trade Center, con il decisivo contributo di Ramzi Yousef, nipote di KSM.

Se Nosair non avesse sparato e ferito l'agente di polizia che lo aveva intercettato, sarebbe stato un uomo libero.

A favore dell'accusa, nel processo sull'11 settembre, gioca però la posizione mantenuta dagli imputati, i quali finora hanno ammesso – con orgoglio – le proprie responsabilità. Se non cambieranno dichiarazioni innanzi ai giudici federali, andranno incontro a una sicura condanna, proprio come è stato per Zacarias Moussaoui, condannato nel 2006.

In ogni caso, questo nuovo processo rappresenta un'ulteriore inchiesta sui fatti dell'11 settembre, che si aggiunge a quella della Commissione 9/11, del Joint Inquiry congressuale, del processo Moussaoui, dell'indagine PENTTBOM dell'FBI, del NIST e della FEMA, per non parlare delle inchieste giornalistiche.

Inchieste congressuali, tecniche, giudiziarie, indipendenti: eppure c'è qualche complottista che sbraita per chiedere "una nuova inchiesta" sull'11 settembre...

Il nuovo processo lascia anche sperare – così come avvenuto per il caso Moussaoui – che una nutrita serie di prove e documenti sia pubblicata sul Web dopo la sentenza, a beneficio di storici, ricercatori e studiosi (quelli veri).

E' infine appena il caso di notare che la reazione dei cittadini di New York e dei familiari delle vittime della tragedia smentisce clamorosamente i proclami dei complottisti, secondo cui i newyorkesi non crederebbero alla "versione ufficiale" dei fatti dell'11 settembre.

2009/01/27

Orgogliosi di averlo fatto

di John - www.crono911.org, con il contributo di Henry62.

"Lo abbiamo fatto e ne siamo orgogliosi": queste le parole con cui Ramzi Binalshibh, uno degli organizzatori degli attentati dell'11 settembre 2001, ora alla sbarra nel tribunale militare di Guantanamo assieme ad altri quattro complici, ha commentato la lettura in aula dell'atto di accusa il 18 gennaio 2009.

Gli ha fatto eco Khalid Sheikh Mohammed, l'uomo che concepì il piano terroristico che avrebbe drammaticamente cambiato la storia del XXI secolo: "Non temiamo la pena di morte. Il nostro è un martirio per la causa divina".

Tutti gli imputati si sono dichiarati colpevoli, pur sapendo che su di essi pende la concreta possibilità di essere condannati a morte per aver ucciso quasi 3000 persone, il bilancio delle vittime degli attacchi aerei suicidi che rasero al suolo il World Trade Center e danneggiarono gravemente il Pentagono, oltre a distruggere quattro aerei di linea con il loro carico di vite umane.

E' l'ennesima ammissione di responsabilità, pienamente coerente con le rivelazioni che lo stesso Khalid Skeikh fece – prima dell'arresto – al giornalista arabo Yosri Fouda.

Si tratta di un copione già visto: anche Zacarias Moussaoui, l'aspirante pilota suicida arrestato prima che potesse prendere parte agli attentati, ne fece di analoghe al suo processo, concluso nel 2006 con una sentenza che lo condannava al carcere a vita.

Gli odierni imputati difficilmente potranno evitare la condanna a morte: la responsabilità di Moussaoui si fermava al semplice tentativo, mentre in questo caso è piena. Però hanno guadagnato un po' di tempo, perché il neoeletto presidente Barack Obama ha imposto una sospensione del processo per quattro mesi, durante i quali si valuterà la possibilità e l'opportunità di spostarlo presso una normale corte giudiziaria, non militare. Una decisione del genere comporterebbe la necessità di far ripartire il processo da zero.

I familiari delle vittime hanno protestato con forza contro la decisione, e non solo loro: anche gli imputati hanno fatto sapere che intendono "continuare a dichiararsi colpevoli" in qualunque sede. Il messaggio è chiaro: non serve sospendere o spostare il processo, perché l'ammissione di colpevolezza è fuori discussione, per cui si può passare direttamente alla sentenza e – soprattutto – alla sua esecuzione, in modo da suggellare al più presto il desiderato martirio. Ma il martirio dovrà aspettare, e tutto lascia intendere che questo processo non si concluderà tanto presto.

2009/01/01

Udienze preliminari per KSM e altri quattro imputati, presenti i familiari delle vittime

di Brain_Use

"State dicendo che se ci dichiariamo colpevoli non potremo essere condannati a morte?" ("Are you saying if we plead guilty we will not be able to be sentenced to death?") Questa la preoccupazione di Khalid Sheik Mohammed (nella foto, risalente a prima dell'11/9) durante un'udienza preliminare tenutasi all'inizio di dicembre 2008.

Al tribunale di Guantanamo, KSM e quattro altri imputati (Ramzi Binalshibh, Mustafa Ahmed al-Hawsawi, Tawfiq bin Attash e Ammar al-Baluchi) hanno manifestato l'intenzione di dichiararsi colpevoli, purché questo non comprometta la pena capitale (fonte: UPI.com).

All'udienza dell'8 dicembre i cinque hanno dichiarato di voler attendere solo il completamento della perizia richiesta dal giudice militare, il colonnello Stephen Henley, volta ad accertare la capacità mentale di affrontare il processo per due dei coimputati, per potersi dichiarare colpevoli tutti insieme. Ne parla la BBC in questo articolo.

A giugno scorso, Khalid Sheikh Mohammad (per brevità KSM), che si dimostra leader del gruppo anche in questa fase dibattimentale, aveva già esplicitamente dichiarato di desiderare la pena capitale che avrebbe fatto di lui un martire a tutti gli effetti ed ha confermato questa scelta nelle prime fasi dell'udienza preliminare.

KSM ha ribadito nuovamente di essere stato il pianificatore "dall'A alla Z" degli attacchi ed ha poi rifiutato l'assistenza dell'avvocato militare assegnatogli, in quanto l'avvocato ha servito per alcuni mesi in Iraq. KSM ha sottolineato la propria sfiducia negli Stati Uniti e negli americani in genere e ricordando anche le torture subite prima dell'internamento a Guantamo, il cosiddetto waterboarding, l'annegamento simulato.

Un altro coimputato, Ramzi Binalshibh, ha inviato i saluti ad Osama Bin Laden, riaffermando la propria fedeltà alla causa e la speranza che la Jihad prosegua fino a colpire il cuore dell'America con ogni genere di arma di distruzione di massa: "I want to send my greetings to Osama Bin Laden and reaffirm my allegiance. I hope the Jihad will continue and strike the heart of America with all kinds of weapons of mass destruction."

Anche in questa occasione, come già più volte in passato, prima e dopo la cattura, i cinque si sono vantati del loro ruolo negli attentati dell'11 settembre e del grande successo ottenuto.

A questa fase preliminare hanno potuto assistere anche nove parenti di vittime degli attentati dell'11 settembre, che hanno espresso soddisfazione per il giusto processo e per la correttezza procedurale cui hanno potuto assistere. Un dettaglio significativo: le udienze vengono interrotte per permettere le preghiere cerimoniali degli imputati.

Al contrario, gli avvocati della difesa hanno criticato la presenza dei familiari in questa fase di dibattimento, sollevando il sospetto che si tratti di una manovra politica per esercitare pressioni sul neopresidente Obama, di cui si attendono le scelte sul futuro giudiziario del tribunale, dopo la decisione di smantellare il centro di detenzione di Guantanamo Bay. Maggiori dettagli in questo articolo della BBC.

Sempre la BBC segnala che a far coro con gli avvocati della difesa, anche alcuni altri parenti delle vittime dell'11 settembre, non presenti alla fase dibattimentale, si sono schierati contro il processo militare e a favore del rientro nel sistema giudiziario civile.

Oltre a KSM, i quattro coimputati, meno noti, coinvolti in questa fase dibattimentale sono:

  • Ramzi Binalshibh, yemenita, considerato un coordinatore degli attacchi e che avrebbe dovuto essere nel gruppo dei dirottatori ma che non è riuscito ad ottenere il visto per gli Stati Uniti.
  • Mustafa Ahmad al-Hawsawi, saudita, considerato uno dei principali esperti di finanza ad aver collaborato alla raccolta dei fondi necessari per l'organizzazione degli attentati.
  • Ali Abd al-Aziz Ali, conosciuto anche come Amar al-Balochi, nipote di KSM, considerato il suo principale referente organizzativo.
  • Walid Bin Attash, yemenita, accusato di essere l'ideatore dell'attentato alla USS Cole del 2000 e di essere coinvolto anche negli attacchi dell'11 settembre.

Inutile sottolineare come anche in questa occasione gli imputati non si siano minimamente proclamati innocenti ed anzi abbiano dichiarato esplicitamente la loro fedeltà alla Jihad, il loro desiderio di martirio e la soddisfazione per il successo degli attentati.

Da notare anche che, in qualche misura, le qualifiche stesse dei cinque imputati rispondono ad alcune critiche semplicistiche del mondo del cospirazionismo: come è possibile che i terroristi avessero ottenuto così facilmente i visti per gli Stati Uniti? Ramzi Binalshibh infatti non lo ottenne affatto. Come fecero a finanziare scuole di volo e attività preliminari? Potremmo chiederlo a Mustafa Ahmad al-Hawsawi. Da dove è spuntata fuori al-Qaeda? Da un'evoluzione ultradecennale di cui l'attentato al Cole è una delle tappe. L'undici settembre è un'altra.

2008/06/13

Il colpo di stato più lento della storia

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno dei dogmi di fondo del cospirazionismo è che l'11 settembre sia un tassello di un immenso piano del terrore mirato ad instaurare un regime dittatoriale negli Stati Uniti e mantenere al potere i neoconservatori a qualsiasi costo. C'è chi lo chiama il "Quarto Reich" (Blondet a Matrix, 11/9/2006). C'è chi parla addirittura di un piano per trasformare il mondo intero in un "pianeta prigione" (donde il nome del sito Prisonplanet), come fa Alex Jones:

Per il Nuovo Ordine Mondiale, governare il mondo è soltanto l'inizio. Una volta insediati, potranno avviare il loro piano per sterminare l'80% della popolazione mondiale intanto che consentono alle "élite" di vivere per sempre con l'aiuto di tecnologie avanzate.

Sì, Alex Jones dice proprio così. Un piano piuttosto ambizioso, non c'è che dire. I processi e le carceri di Guantanamo (nella foto qui sopra) sarebbero semplicemente la prova generale di questo piano. Ma i fatti sono ben diversi. Il potentissimo Nuovo Ordine Mondiale (con o senza i rettiliani e/o gli Illuminati che lo manovrano, secondo David Icke) è talmente scalcinato che bastano nove uomini disarmati per farlo ruzzolare all'indietro.

I nove uomini sono quelli della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ieri ha ristabilito il principio dell'habeas corpus e ha sancito il diritto dei circa 270 detenuti di Guantanamo di presentare opposizione alla propria incarcerazione di fronte a un tribunale civile statunitense anziché affrontarne uno militare, come riferisce la BBC. Il PDF della decisione è scaricabile. Una decisione che ha spinto Brian Mizer, difensore militare dell'ex autista di Osama bin Laden, Salim Ahmed Hamdan, detenuto a Guantanamo, a dire che "L'intero fondamento dell'esistenza di Guantanamo Bay è svanito".

Come ha reagito a tutto questo il presidente Bush, che alcuni vedono come la Grande Mente del Nuovo Ordine Mondiale (o il suo burattino; i complottisti ancora non si sono decisi su questo dettaglio)? Una purga, un colpo di stato, un putsch, l'eliminazione fisica dei giudici e un discorso alla CNN per presentarsi come oberster Gerichtsherr del popolo americano? Macché. Da Roma ha risposto semplicemente "Rispetteremo la decisione della Corte. Questo non vuol dire che io debba sottoscriverla". Tutto qui.

Non è la prima volta che il governo Bush viene bacchettato dalla Corte Suprema a proposito del trattamento dei prigionieri stranieri, tenuti a tempo indeterminato e senza capi d'accusa presso la base militare di Guantanamo: la Corte ha già sancito due volte che i detenuti di Guantanamo hanno il diritto di rivolgersi ai tribunali civili per chiedere che il governo dia giustificazioni per la loro detenzione, e ha anche sancito che il presidente degli Stati Uniti non ha l'autorità per ordinare che i detenuti affrontino una commissione militare.

In passato l'amministrazione Bush e il Congresso (allora a maggioranza repubblicana) hanno introdotto nuove leggi per aggirare le decisioni della Corte, spiega sempre la BBC. Ma stavolta è diverso: Bush è al termine del proprio mandato e il Congresso attuale è a maggioranza democratica sia alla Camera, sia al Senato.

Non è chiaro, al momento attuale, quali saranno le conseguenze immediate per Khalid Sheikh Mohammed e gli altri detenuti accusati di aver organizzato o partecipato all'11 settembre (l'Attorney General Mukasey ha dichiarato che per ora le commissioni militari andranno avanti come prima e cambia soltanto il diritto dei detenuti di sapere perché sono detenuti, secondo AFP): ma sono chiare le conseguenze ridicolizzanti per il dogma cospirazionista che vuole che l'amministrazione Bush sia onnipotente e inarrestabile e che l'intero apparato governativo, giudiziario e amministrativo faccia parte del grande complotto.

Se questo è il modo in cui avanza il presunto Quarto Reich e a sette anni dagli attentati è ancora impegolato in diatribe legali, il suo progredire non evoca il passo dell'oca, ma un lento passo del gambero.

2008/02/14

Processo 9-11: i capi d'accusa

di John - www.crono911.org

L'11 febbraio 2008 la procura militare statunitense ha depositato la lista dei capi d'accusa contro Khalid Sheikh Mohammed (KSM) e altri cinque imputati, nel processo che si terrà presso il tribunale militare (nella foto) instaurato a Guantanamo per giudicare le responsabilità in ordine agli attacchi dell'11 settembre 2001.

Il documento può essere scaricato da FindLaw.

Si tratta di 90 pagine, 67 delle quali contengono l'elenco nominativo di tutte le vittime degli attacchi (sono elencati 2.973 nomi).

E' interessante notare i numerosi riferimenti ai movimenti finanziari e a quelli personali degli attentatori, nonché le frequenti citazioni del ruolo di Usama bin Laden (questa la grafia inglese) e dei suoi collaboratori.

Secondo l'accusa, i primi contatti tra KSM e Bin Laden finalizzati a pianificare attacchi con aerei dirottati avvennero nel 1996, e fu proprio il capo di Al Qaeda ad autorizzarne personalmente l'esecuzione.

Ancorché estremamente schematico, l'atto di accusa evidenzia il certosino lavoro di ricostruzione dei movimenti dei dirottatori e degli organizzatori, nonché delle fasi di ideazione e pianificazione degli attentati e lascia intuire la mole di materiale investigativo che sarà resa disponibile nel corso del processo.

2008/02/11

Guantanamo: imminente l'apertura del dibattimento

di John - www.crono911.org

Articolo aggiornato al 13 febbraio 2008

E' ormai imminente l'apertura della fase dibattimentale del processo militare che il Governo USA ha instaurato contro gli organizzatori e fiancheggiatori degli attentati dell'11 settembre 2001.

Come si ricorderà, nel 2006 si è chiuso il processo penale contro Zacarias Moussaoui, condannato dai giudici federali dopo essere stato arrestato, nel 2001, mentre si addestrava al pilotaggio di aerei civili allo scopo di prendere parte agli attentati dell'11 settembre o a una seconda ondata di dirottamenti.

Moussaoui ha ammesso le proprie responsabilità.

Al termine del processo sono stati resi disponibili tutti gli atti e le prove acquisiti, su un apposito sito Web. Questa documentazione ha fornito una mole di informazioni preziosa per i ricercatori, che fino a quel momento avevano dovuto accontentarsi, in sostanza, del Rapporto della Commissione Indipendente pubblicato nel 2004.

La pubblicazione di questi atti ha poi consentito la diffusione (spontanea o dietro richieste FOIA) di una mole impressionante di altro materiale di grande valore tecnico, storico e documentale, fino a quel momento segretato.

Nel frattempo le attività investigative e quelle militari intraprese in conseguenza degli attacchi hanno portato alla cattura di numerosi combattenti o presunti combattenti di Al-Qaeda, che sono stati sottoposti a interrogatori segreti e avviati a un regime di detenzione militare presso la base di Guantanamo sull'isola di Cuba. Questo trattamento ha innescato numerose polemiche sulla violazione dei diritti individuali.

Tra le persone catturate, alcune si sono rivelate delle pedine fondamentali nell'organizzazione degli attentati, e per esse è stato deciso di instaurare un processo militare, in conseguenza del fatto che gli attacchi dell'11 settembre sono stati equiparati ad un vero e proprio atto di guerra.

Al momento sono sei le persone che dovrebbero comparire sul banco degli imputati:

  • Khalid Sheikh Mohammed (abbreviato in KSM) è ritenuto l'organizzatore degli attentati. Nel 2002 confessò questo ruolo, fornendo molti dettagli, a un giornalista di Al-Jazeera, che pubblicò il libro Masterminds of Terror. Alcuni mesi dopo fu arrestato dalla polizia pakistana e consegnato alle autorità americane. Ha sempre ammesso il suo ruolo e le sue responsabilità.
  • Ramzi bin al-Shibh è considerato colui che coordinò le operazioni in Germania (tre dei quattro piloti dirottatori risiedevano e studiavano in quel paese) e assicurò i collegamenti tra Atta (capo operativo dei 19 dirottatori) e KSM. Arrestato in Pakistan nella stessa operazione che condusse alla cattura di KSM, anche lui ha sempre ammesso le proprie responsabilità.
  • Mustafa al-Hawsawi è accusato di aver collaborato nella pianificazione degli attentati e di aver fatto da intermediario nei trasferimenti di denaro a favore dei dirottatori. E' stato catturato in Pakistan nel 2003.
  • Walid Bin Attash è ritenuto un elemento molto vicino a Osama Bin Laden e sarebbe stato responsabile della sua sicurezza personale. Il suo ruolo negli attacchi dell'11 settembre 2001 dovrebbe essere connesso alla fase di selezione dei dirottatori nei campi di addestramento di Al-Qaeda. E' stato catturato nel 2003 in Pakistan.
  • Ammar al-Baluchi, nipote di KSM, è accusato di aver collaborato con lo zio alla pianificazione degli attacchi. E' stato catturato nel 2003.
  • Mohammed al-Kahtani, catturato alla fine del 2001 in Afghanistan, è accusato di essere il ventesimo dirottatore, che non riuscì a raggiungere i complici perché fu respinto dalle autorità americane al suo arrivo nell'aeroporto di Orlando, Florida, dove lo attendeva Mohamed Atta.

Il processo certamente riaprirà la ferita inflitta alla società americana dagli attacchi dell'11 settembre e non mancherà di canalizzare l'attenzione dei media anche per i riflessi che potrà avere sulla campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti, che è in pieno svolgimento.

Il New York Times del 9 febbraio 2008 ha dedicato un articolo alla notizia dell'imminente dibattimento, con alcuni link di approfondimento.

L'articolo evidenzia che il dibattimento vero e proprio potrebbe iniziare fra alcuni mesi, ma da un momento all'altro potrebbe essere presentato l'atto di incriminazione ufficiale da parte del pubblico ministero, che nel sistema accusatorio americano rappresenta l'atto introduttivo del dibattimento.

L'accusa avrebbe intenzione di incentrare il processo sui fatti dell'11 settembre, piuttosto che sugli atti terroristici precedenti, nei quali sono già coinvolti diversi degli imputati. Questa scelta, legata al fatto che gli attentati dell'11 settembre sono considerati atto di guerra, servirebbe ad aggirare un eventuale tentativo di delegittimare il tribunale militare.

Ci si aspetta invece che la difesa giocherà le sue carte proprio in questo senso: contestare la validità di una corte militare e portare all'interno del dibattito le questioni relative al duro trattamento riservato ai prigionieri (per alcuni si parla di torture) e alla totale assenza di garanzie difensive in tutta la fase degli interrogatori e della detenzione a Guantanamo prima del processo.

D'altro canto, i familiari delle vittime non sono disposti a concedere sconti agli imputati, e la loro opinione peserà sul processo: "E' importante che la giustizia faccia il suo corso contro coloro che hanno ucciso mia madre e quasi 3000 altre persone" ha dichiarato Carie Lemack, figlio di una passeggera imbarcata sul Volo American 11, il primo a schiantarsi quella tragica mattina.

Anche noi di Undicisettembre guardiamo con estremo interesse a questo processo, sia per le inevitabili questioni morali e giuridiche che esso solleverà, sia – soprattutto – per l'importanza che hanno le dichiarazioni degli imputati, che potranno far luce su molti aspetti delle fasi di ideazione, pianificazione, organizzazione ed esecuzione degli attentati.

E' anche possibile, così come avvenne per il caso Moussaoui, che al termine del processo siano resi pubblici ulteriori documenti e materiali ancora segretati. L'attenzione è puntata, ad esempio, sulle attività investigative dell'FBI concentrate sotto la sigla in codice PENTTBOM (Pentagon and Twin Towers Bombing), spesso richiamate da molti altri documenti ma mai desegretate perché considerate fonti di prova processuali.

In queste indagini sono inclusi, ad esempio, i video sequestrati nell'area del Pentagono; le testimonianze dei parenti delle vittime, compresi coloro che ricevettero telefonate da bordo dei velivoli dirottati; registrazioni audio; accertamenti sui movimenti finanziari e di borsa; la repertazione dei rottami dei voli; i sopralluoghi sulle aree interessate dagli impatti; le investigazioni nelle scuole di volo in cui si addestrarono i terroristi; e molto altro.

Dal punto di vista tecnico e storico, si tratta di risorse di grande valore.

Torneremo quindi sulle vicende del processo con altri articoli di aggiornamento e approfondimento, man mano che si renderanno disponibili notizie e informazioni.

Aggiornamenti

- 11 febbraio 2008.
Quasi in concomitanza con la pubblicazione di questo articolo, i media americani hanno reso noto che il Pentagono intende richiedere la pena di morte per i sei imputati, ove riconosciuti colpevoli.
La dichiarazione è stata fatta dal generale Thomas Hartman nel corso di una conferenza stampa al Pentagono.
Nel corso della conferenza il generale Hartman ha assicurato che il processo non sarà segreto e che i pubblici ministeri manterranno la riservatezza solo su poche informazioni giudicate sensibili per la sicurezza nazionale.
Fonte: CNN

- 13 febbraio 2008
L'atto di accusa contro i sei imputati è stato formalmente presentato in data 9 febbraio.
Il documento può essere scaricato da FindLaw.

2007/11/12

Operazione Bojinka e 11 settembre: verità e misteri

di John - http://www.crono911.org/

Operazione Bojinka è il nome con il quale è conosciuto un progetto, messo a punto tra il 1994 e i primi del 1995 da alcuni terroristi legati ad Al-Qaeda ed operanti nelle Filippine, che prevedeva un piano principale (la distruzione in volo di un certo numero di aerei di linea carichi di passeggeri) e una serie di piani alternativi o ulteriori, compreso quello di dirottare alcuni aerei da far schiantare contro obiettivi situati negli Stati Uniti.

Varie fonti riportano che i dettagli di questi ulteriori piani relativi al dirottamento di aerei di linea per missioni suicide erano noti ai servizi di antiterrorismo americani già dal 1995, al punto che il rischio era stato segnalato ai più alti vertici politici e di governo, che non solo preferirono ignorarli ma nascosero ogni prova di esserne venuti a conoscenza.

In questo caso ci troviamo di fronte a una circostanza che – ufficialmente smentita dal governo americano – si fonda su una serie di elementi e di fonti che meritano di essere attentamente valutati.

D'altro canto, le fonti che sostengono il contrario (ossia che quelle informazioni non sono mai esistite o non furono mai acquisite da chi avrebbe dovuto o potuto utilizzarle per prevenire gli attacchi dell'11 settembre) sono qualificate e attendibili.

In questo articolo ricostruiamo la vicenda, presentiamo le fonti, cerchiamo di risalire all'origine delle notizie che riportano e verifichiamo se è possibile tracciare delle ragionevoli conclusioni.

Al di là di esse, questo spunto è occasione per approfondire la conoscenza di un progetto terroristico che rappresenta una tappa fondamentale del percorso che ha portato dall'attentato al World Trade Center del 1993 agli attacchi dell'11 settembre 2001.


Il fatto storico


Nel 1993, un gruppo di terroristi islamici si rese responsabile di un attentato esplosivo al World Trade Center. Uno dei cervelli dell'operazione era il terrorista Ramzi Yousef, nipote di Khalid Sheikh Mohammed (alias KSM, ideatore degli attacchi dell'11 settembre). L'intento di Yousef era provocare il crollo delle Twin Towers (per saperne di più si può consultare la sezione dedicata su Crono911).

L'FBI arrestò quasi tutti gli organizzatori ed esecutori dell'attentato, ma Yousef riuscì a sfuggire alla cattura e raggiunse KSM nelle Filippine, dove operava una cellula di Al-Qaeda molto ben ramificata.

Nelle Filippine i due iniziarono a progettare un piano terroristico estremamente ambizioso, che battezzarono "Bojinka". Il piano prevedeva di far esplodere in volo almeno undici aerei di linea, quasi tutti diretti negli USA e carichi di passeggeri.

A questo scopo sarebbero stati utilizzati ordigni realizzati con una soluzione esplosiva nella classe della nitroglicerina, che i terroristi avrebbero portato a bordo in contenitori apparentemente innocui, come le bottiglie contenenti soluzione per lenti a contatto.

Gli attentatori non erano suicidi: avrebbero nascosto la bomba sull'aereo, dopo averla collegata ad un timer, e sarebbero sbarcati lungo la rotta durante una tappa intermedia. Quest'ultimo accorgimento avrebbe evitato la necessità di richiedere visti di ingresso per gli USA.

I terroristi studiarono anche altre idee alternative (nel caso in cui il piano principale si fosse rivelato irrealizzabile) o da attuarsi successivamente in quella che fu chiamata la Fase Due dell'operazione.

Tra queste idee, vi erano quella di utilizzare piccoli aerei carichi di esplosivo e farli schiantare contro obiettivi sul suolo americano, nonché quella di uccidere il Papa in occasione della sua visita alle Filippine nel 1995.

Per questi scopi, almeno un pilota era già disponibile: si trattava di Abdul Hakim Murad, che faceva parte del gruppetto di terroristi e aveva frequentato varie scuole di volo anche in USA.

Il piano principale procedette secondo le previsioni. La miscela esplosiva fu testata e risultò efficace, e Yousef decise di fare una prova generale prima dell'operazione vera e propria: l'11 dicembre del 1994, salito a bordo di un Boeing 747 della Philippine Airlines diretto a Tokyo, piazzò la sua bomba sotto un sedile e poi scese a uno scalo intermedio. La bomba esplose in volo uccidendo un passeggero, ma l'aereo riuscì ad atterrare in emergenza ad Okinawa.

L'operazione definitiva, però, non vide mai la luce: nei primi di gennaio del 1995, un incendio nell'appartamento in cui Yousef e Murad stavano preparando le loro miscele esplosive portò la polizia filippina a scoprire i piani dei terroristi. Murad fu arrestato subito, Yousef fu catturato in Pakistan dalle forze di sicurezza locali, ma KSM riuscì a far perdere le proprie tracce.

Sia Murad che Yousef furono estradati in USA, dove furono processati e condannati nel 1996 (Yousef anche in relazione all'attentato del 1993). Il processo di appello si chiuse nell'aprile del 2003 e confermò le sentenze di primo grado. Assieme a Murad e a Yousef fu condannato anche un terzo complice, Wali Shah.

Le notizie sul piano di dirottare aerei di linea per missioni suicide


Come abbiamo detto, il processo di primo grado si chiuse nel 1996 e quello d'appello nel 2003.

Né i media né gli atti processuali parlarono dell'eventualità che l'Operazione Bojinka prevedesse anche – sia pure come piano alternativo o successivo – l'utilizzo di aerei dirottati in missioni suicide contro il territorio americano. Possiamo confrontare quello che hanno riportato la CNN e il New York Times al momento della condanna nel 1996: non c'è alcun riferimento a progetti di dirottamenti suicidi.

Gli atti processuali si possono consultare qui (primo grado) e qui (appello). Proprio dalla sentenza di appello apprendiamo alcuni particolari interessanti, alla luce di ciò che esamineremo più avanti. A pagina 88 infatti leggiamo:

Shah’s attorney acknowledged the Government’s efforts: “the government has clearly indicated on the record that they’ve made efforts to gather all the reports created. The Philippine government has not turned those reports over.”
...
60. The Government explained at trial that Philippine officials told them that certain reports were “classified.” The Government understood this to mean that they were “for the eyes of the President of the Philippines only” and that the Philippine government would not turn them over.

Traduzione

La difesa di Shah ha riconosciuto gli sforzi del Governo: "il governo ha chiaramente attestato che si sono adoperati per acquisire tutti i rapporti. Il governo filippino non ha consegnato questi rapporti.
...
Nota 60. Il Governo ha spiegato al processo che gli ufficiali filippini hanno detto che certi rapporti erano "classificati". [Riservati, Segreti]. Il Governo ha compreso che ciò significa che essi erano riservati al solo Presidente delle Filippine e che il governo filippino non li avrebbe consegnati.

Abbiamo quindi una chiara indicazione del fatto che il governo filippino non consegnò al governo americano rapporti "classificati" che possedeva in ordine ai terroristi processati.

Sempre nella stessa sentenza, a pag. 41, leggiamo che la Corte – allo scopo di legittimare la giurisdizione americana sugli imputati – considerò che il sabotaggio di aerei in volo fosse equivalente al dirottamento. In altre parole, applicò le norme sui dirottamenti per analogia: uno stratagemma giuridico che sarebbe stato del tutto superfluo se ci fosse stata consapevolezza che l'Operazione Bojinka prevedeva anche dirottamenti suicidi.

Nemmeno nei provvedimenti presi per migliorare la sicurezza delle linee aeree c'è traccia della consapevolezza che Bojinka prevedeva anche il dirottamento suicida di aerei di linea.

Il Rapporto Finale contenente raccomandazioni sulla sicurezza dell'aviazione civile, presentato il 12 febbraio 1997 dalla White House Commissione a Bill Clinton, all'epoca presidente degli USA, non fa alcun riferimento a questo tipo di rischio.

Il rapporto, nonostante in premessa dicesse:

During the past six months, we have conducted an intensive inquiry into civil aviation safety, security and air traffic control modernization. Commission and staff have gathered information from a broad range of aviation specialists, Federal Agencies, consumer groups, and industry leaders.

Traduzione

Negli ultimi sei mesi abbiamo condotto un'approfondita indagine sulla sicurezza dell'aviazione civile e sulla modernizzazione del sistema di controllo del traffico aereo. La Commissione e lo Staff hanno acquisito informazioni da un'ampia platea di specialisti di aviazione, Agenzie Federali, gruppi di consumatori e capitani d'industria.


non faceva cenno al rischio di dirottamenti suicidi, ma anzi sottolineava che il fattore di rischio si era spostato dai dirottamenti agli atti di sabotaggio e raccomandava un potenziamento dei sistemi di rilevazione degli esplosivi. Il riferimento all'operazione Bojinka nella sua formulazione principale è evidente, ma è altrettanto evidente che l'ipotesi di dirottamenti suicidi è del tutto assente.

Anche il rapporto "The Psychology and Sociology of Terrorism" del 1999, redatto dalla Divisione Ricerche della Libreria del Congresso USA, alle pagine 81 e 82 traccia il profilo di Yousef e la storia dell'Operazione Bojinka, menzionando il progetto di far schiantare un piccolo aereo imbottito di esplosivo contro la sede della CIA, ma non parla di alcun progetto per dirottare aerei di linea e usarli in missioni kamikaze.

Questi dati ci consentono di ipotizzare che le autorità americane, sia al momento in cui Yousef e Murad furono processati e condannati (1996) che negli anni seguenti, non erano a conoscenza del fatto che l'Operazione Bojinka prevedesse anche dirottamenti suicidi di aerei di linea da far schiantare sul suolo americano, nonostante due degli imputati, Murad e Shah, avessero adottato una posizione collaborativa con gli inquirenti.

Anche da parte dei media, come abbiamo visto, non c'è alcun riferimento alla circostanza.

Quand'è, allora, che viene fuori l'informazione che Bojinka prevedeva anche dirottamenti suicidi?

Nelle nostre ricerche non abbiamo trovato nulla fino a dopo gli attentati dell'11 settembre del 2001.

In particolare, da questo articolo del Taipei Times, un giornale asiatico, apprendiamo che il 13 settembre del 2001 Associated Press e Reuters riportarono le dichiarazioni rese da un ufficiale della polizia filippina, il sovrintendente capo Avelino Razon, responsabile della sicurezza presidenziale e di quella del Papa al momento della sua visita nelle Filippine, avvenuta pochi giorni dopo l'arresto di Murad.

Esaminiamo alcuni stralci di questo articolo, significativamente titolato: "Suicide-pilot plan unconvered six years ago in Philippines" (Un progetto di usare piloti suicidi fu scoperto sei anni fa nelle Filippine).

A plan to use suicide pilots against US targets was uncovered as early as six years ago during the investigation that led to the arrest of the alleged mastermind of the 1993 World Trade Center bombing, a Philippine police official said yesterday...

"When we interrogated Murad, he mentioned that he was a skilled pilot, trained in the US, in Afghanistan and also here in the Philippines, who was recruited to undertake a suicide mission," Razon said.

"He was committed to ... fly a plane and ram it into some targets," Razon said, adding that information from a laptop computer seized from Murad indicated one target was CIA headquarters. "There was mention of about a dozen" trained pilots to be recruited for such attacks.

"I didn't imagine that they would ram a 757 aircraft into the World Trade Center. I thought the suicide mission [would involve] a Cessna light aircraft loaded with several kilos of explosives, like a Japanese Kamikaze World War II pilot diving into a target," he said.

He said the investigation started with reports on threats to the Pope that led to Murad and the discovery of an international terrorist cell in the Philippines that also "had plans to bomb US aircraft and the US CIA headquarters in Langley, Virginia.''

Traduzione

Un piano per l'utilizzo di piloti suicidi contro obiettivi in USA fu scoperto sei anni or sono durante le indagini che portarono all'arresto di quello che è ritenuto l'organizzatore dell'attacco al World Trade Center nel 1993, ha dichiarato ieri un ufficiale della polizia filippina.

"Quando abbiamo interrogato Murad, rivelò che era un abile pilota, addestratosi negli Stati Uniti, in Afghanistan e anche qui nelle Filippine, che era stato reclutato per intraprendere una missione suicida" ha detto Razon.

"Era previsto che pilotasse un aereo e lo schiantasse su qualche bersaglio" ha detto Razon, aggiungendo che le informazioni ottenute da un computer sequestrato a Murad indicavano uno dei bersagli nel quartier generale della CIA. "Si faceva riferimento a circa una dozzina di piloti addestrati che dovevano essere reclutati per questi attacchi".

"Non immaginavo che essi avrebbero pilotato un Boeing 757 contro il World Trade Center. Pensavo che la missione suicida [comportasse l'utilizzo di] un piccolo aereo tipo Cessna caricato con molti chilogrammi di esplosivo, come un pilota kamikaze giapponese della Seconda Guerra Mondiale che picchia su un bersaglio" ha detto.

[Razon] ha detto che l'indagini iniziò con alcuni rapporti su pericoli per il Papa che condussero a Murad e alla scoperta di una cella terroristica internazionale nelle Filippine che aveva anche "piani per fare attentati esplosivi contro aerei USA ed il quartier generale della CIA a Langley in Virginia."

E' interessante notare come anche Razon non faccia alcun riferimento a dirottamenti suicidi di aerei di linea. Anzi, si meraviglia che l'11 settembre sia successo ciò, in quanto si aspettava – piuttosto – l'utilizzo di un piccolo aereo riempito di esplosivo. Non un aereo dirottato, quindi, ma un aereo appositamente predisposto per una missione kamikaze.

E' di questo che sta parlando, è questa la sua "rivelazione": piccoli aerei tipo Cessna riempiti di esplosivo e scagliati contro bersagli in USA.

Quest'informazione, però, non era una novità. Diversi documenti pubblici già la citavano da tempo e lo Staff Statement n. 9 (che è parte dei documenti prodotti nell'ambito dei lavori della Commissione Indipendente sui fatti dell'11 settembre) spiega che essa era conosciuta dall'FBI sin dal 1995. Il dato è ribadito nello stesso Rapporto finale della Commissione (Capitolo 11), che spiega che se ne tenne conto persino nel sistema di sicurezza predisposto per le Olimpiadi di Atlanta nel 1996. I due documenti possono essere visionati sul relativo sito.

Semmai, erano stati i media, sino a quel momento, a non prestare attenzione a questo dettaglio, che pure conoscevano.

Prima dello "scoop" di AP/Reuters, infatti, il 12 settembre 2001, vari giornali, come il Guardian, senza alcuna necessità di ricorrere a fonti filippine, avevano ricordato l'operazione Bojinka come "an audacious plan to simultaneously destroy 12 airliners over the Pacific ocean and fly a suicide bomber in a plane into the side of the CIA headquarters in Langley, Virginia".

Nessun vero mistero, quindi, sul fatto che i pianificatori di Bojinka pensassero alla possibilità di schiantare un aereo riempito di esplosivo contro la sede CIA di Langley, né sul fatto che questa informazione fosse stata acquisita dalle autorità americane.

Il mistero nasce nel momento in cui vari media e giornalisti, fiondatisi sulla notizia, iniziano a raccogliere informazioni da fonti della polizia filippina che parlano di quel piano aggiuntivo all'operazione Bojinka che prevedeva attacchi suicidi sul suolo americano utilizzando aerei di linea dirottati.

Inizialmente deve trattarsi di informazioni frammentarie e imprecise.

Questo articolo del 27 settembre 2001, pubblicato su Accuracy in Media, riferisce che Osama Bin Laden pianificava nel 1995 di usare aerei civili dirottati per missioni kamikaze, dà per scontato che FBI e CIA ne fossero al corrente, parla solo della sede della CIA come possibile obiettivo e non fornisce alcuna fonte di provenienza delle notizie.

Il Washington Post, in questo articolo del 30 dicembre del 2001 a firma di Matthew Brzezinski, basandosi su una precisata fonte filippina (ispettore superiore Aida Fariscal) spiega:

But, Philippine and U.S intelligence officials said, the Bojinka operation called for a second, perhaps even more ambitious phase, as interrogators discovered when they pressed Murad about his pilot's license. All those years in flight school, he confessed, had been in preparation for a suicide mission. He was to buy, rent, or steal – that part of the plan had not yet been worked out – a small plane, preferably a Cessna, fill it with explosives and crash it into CIA headquarters.

There were secondary targets the terrorist cell wanted hit: Congress, the White House, the Pentagon and possibly some skyscrapers. The only problem, Murad complained, was that they needed more trained pilots to carry out the plot.
...
"The FBI knew all about Yousef's plans," she says. "They'd seen the files, been inside 603. The CIA had access to everything, too. Look," she adds, fishing in a plastic shopping bag for one of her most prized possessions, a laminated certificate of merit bearing the seal of the Central Intelligence Agency. "Awarded to Senior Inspector Aida D. Fariscal," it reads. "In recognition of your personal outstanding efforts and cooperation."

Traduzione

Ma fonti dell'intelligence filippina e americana riferiscono che l'operazione Bojinka prevedeva una seconda fase, forse perfino più ambiziosa, come hanno scoperto gli inquirenti che pressavano Murad per sapere della sua licenza di pilota. Tutti quegli anni nelle scuole di volo, ha ammesso, erano in previsione di una missione suicida. Avrebbe dovuto comprare, affittare o rubare – questa parte del piano non era stata ancora sviluppata – un piccolo aereo, preferibilmente un Cessna, riempirlo di esplosivo e schiantarlo contro i quartieri generali della CIA.

Vi erano bersagli secondari che i terroristi volevano colpire: il Congresso, la Casa Bianca e forse alcuni grattacieli. L'unico problema – aveva ammesso Murad – era che avevano bisogno di più piloti addestrati per portare avanti il piano.

"L'FBI sapeva tutto dei piani di Yousef" ha detto. "Loro hanno visto i files, dentro l'appartamento 603. Anche la CIA aveva accesso a ogni cosa. Guardi" aggiunge lei, pescando da una borsa della spesa uno dei suoi oggetti più preziosi, un attestato di riconoscimento in metallo con il simbolo della CIA. "Concesso all'Ispettore Superiore Aida D. Fariscal" si legge. "In riconoscimento del suo impegno e della sua cooperazione non comuni".

Fin qui però, niente di nuovo. Stiamo ancora parlando di Cessna riempiti di esplosivo.

Ma l'articolo poi più sotto aggiunge:

FBI spokesman John E. Collingwood denies that the bureau had advance knowledge of a plot to turn airliners into flying bombs.

Traduzione

Il portavoce dell'FBI John E. Collingwood smentisce che l'ufficio avesse una preventiva conoscenza di un piano per trasformare aerei di linea in bombe volanti.

Badate bene: la fonte parla di piccoli aerei carichi di esplosivo, informazione già nota. Collingwood smentisce tutt'altro: aerei di linea trasformati in bombe volanti.

E' chiaro che Collingwood sta rispondendo a una domanda diversa, che riguarda aerei di linea (e quindi dirottamenti come quelli dell'11 settembre) e non semplici aerei da turismo riempiti di esplosivo.

Questa confusione tra "piccolo aereo carico di esplosivo" e "dirottamento di aerei di linea da usare come bombe" sembra essersi fatta strada su molti articoli scritti in quei mesi.

Ad aumentare la confusione, anche la scarsa chiarezza di alcuni passaggi dell'Intelligence Joint Inquiry into the Terrorist Attacks of 9/11, il corposo rapporto della Commissione di Inchiesta sull'operato dei servizi di Intelligence con riferimento ai fatti dell'11 settembre.

Nel rapporto, a pag. 9, si legge infatti:

From at least 1994, and continuing into the summer of 2001, the Intelligence Community received information indicating that terrorists were contemplating, among other means of attack, the use of aircraft as weapons. This information did not stimulate any specific Intelligence Community assessment of, or collective U.S. Government reaction to, this form of threat.

While the credibility of the sources was sometimes questionable and the information often sketchy, the Inquiry confirmed that the Intelligence Community did receive intelligence reporting concerning the potential use of aircraft as weapons. For example, the Community received information in 1998 about a Bin Ladin operation that would involve flying an explosive-laden aircraft into a U.S. airport and, in summer 2001, about a plot to bomb a U.S. embassy from an airplane or crash an airplane into it. The FBI and CIA were also aware that convicted terrorist Abdul Hakim Murad and several others had discussed the possibility of crashing an airplane into CIA Headquarters as part of “the Bojinka Plot” in the Philippines, discussed later in this report.

Traduzione:

Almeno dal 1994 e fino all'estate del 2001, la comunità di Intelligence ha ricevuto informazioni che indicavano che i terroristi stavano meditando, insieme ad altri tipi di attacco, l'uso di aerei come armi. Queste informazioni non hanno provocato alcuna specifica risposta da parte della comunità di Intelligence o alcuna reazione da parte del Governo nei confronti di questo tipo di minaccia.

Mentre la credibilità delle fonti è stata in qualche caso opinabile e le informazioni spesso generiche, l'Inchiesta ha confermato che la comunità di Intelligence ha ricevuto informazioni riservate che riguardavano l'uso di aerei come armi. Per esempio, la comunità ha ricevuto informazioni nel 1998 in ordine a un'operazione di bin Laden che implicava schiantare un aereo carico di esplosivo contro aeroporti americani e, nell'estate del 2001, in ordine a un piano di bombardare un'ambasciata americana da un aereo o di schiantare un aereo contro di essa. L'FBI e la CIA erano inoltre a conoscenza che il terrorista arrestato Abdul Hakim Murad e diversi altri avevano discusso della possibilità di schiantare un aereo contro il quartier generale della CIA come parte del Piano Bojinka nelle Filippine, di cui si parla più avanti in questo rapporto.

Questo passaggio, che parla genericamente dell'utilizzo di "aerei come armi" è stato più volte citato a conferma del fatto che l'Intelligence americana fosse già a conoscenza dei piani di far schiantare aerei dirottati.

In realtà il rapporto non fa che continuare a riferirsi al progetto di usare piccoli aerei carichi di esplosivo (ed in particolare contro la sede della CIA).

La conferma ce la fornisce lo stesso rapporto, a pag. 192:

Captured material and interrogations of Murad revealed Yousef’s plot to kill the Pope, bomb the U.S. and Israeli embassies in Manila, blow up twelve U.S. airliners over the Pacific Ocean, and crash a plane into CIA Headquarters. These plans were known collectively as the “Bojinka Plot.”

Traduzione

I materiali sequestrati e gli interrogatori di Murad hanno rivelato che Yousef pianificava di uccidere il Papa e fare attentati esplosivi contro le ambasciate di USA e Israele a Manila, far saltare in aria dodici aerei di linea americani sull'Oceano Pacifico e schiantare un aereo contro il quartier generale della CIA. Questi piani sono conosciuti nel loro insieme come "operazione Bojinka".

e a pag. 213:

A 1995 NIE mentioned the plot to blow up twelve U.S. airliners and cited the consideration the Bojinka conspirators gave to attacking CIA Headquarters with an aircraft laden with explosives.

Traduzione

Una valutazione dell'intelligence nazionale ha citato il piano di distruggere dodici aerei di linea e ha parlato della considerazione che i cospiratori del piano Bojinka diedero all'idea di attaccare il quartier generale della CIA con un aereo carico di esplosivi.

Sta chiaramente parlando del progetto di attaccare la sede della CIA con un singolo aereo carico di esplosivo, non di utilizzare aerei di linea.

Nel 2002 il giornalista arabo Yousri Fouda ottiene un'intervista esclusiva con KSM, che si nasconde in Pakistan. L'intervista sarà poi inserita nel libro Masterminds of Terror, pubblicato da Fouda l'anno successivo. L'edizione italiana si intitola "Le menti criminali del terrorismo" (ISBN 88-8289-998-5) e da essa riportiamo le citazioni che seguono.

Fouda scrive di aver intervistato l'analista filippino che esaminò il computer portatile trovato nell'appartamento in cui Yousef e Murad stavano confezionando le loro miscele esplosive.

pag. 120: "E' stato trovato un rapporto che presentava un piano alternativo all'attentato contro gli undici aerei in volo sul Pacifico e che parlava di aerei lanciati e fatti esplodere contro il World Trade Center di New York, la Casa Bianca e il palazzo del Pentagono a Washington D.C., la Torre John Hancock a Boston, la Sears Tower di Chicago e la Transamerica Tower di San Francisco. Va sottolineato che il piano in origine prevedeva di far esplodere undici aerei mentre gli attentati alle torri e contro gli altri edifici sarebbero serviti da piano di emergenza".
L'analista aveva messo le mani proprio sui piani degli attentati all'America del settembre 2001. La scoperta fu confermata in seguito da Murad stesso, il quale confessò agli inquirenti di aver personalmente parlato a Khalid [KSM] della possibilità di dirottare un aereo e lanciarlo contro la sede della CIA a Langley.

pag. 121: "Era una rete di cospiratori molto solida. Dopo ben sette anni sono stati in grado di portare a termine ciò che avevano lasciato in sospeso, ecco come stanno le cose" ha dichiarato il colonnello Rodolfo Mendoza, responsabile delle inchieste sul caso a Manila. [Fouda spiega di citare un articolo del Los Angeles Times del 25 giugno 2002] I dischetti ritrovati furono messi a disposizione delle autorità statunitensi... risulta molto difficile per i servizi di intelligence statunitensi affermare di non aver mai ricevuto alcun tipo di segnale di allarme in merito agli attentati.

L'articolo sul Los Angeles Times introduce la fonte filippina rappresentata dal colonnello Mendoza, che avrà – come vedremo tra poco – un ruolo fondamentale in questa rivelazione.

La lettura dell'articolo è interessante perché riporta la dichiarazione di Mendoza ma non dice nulla né di dirottamenti di aerei di linea né di dischetti passati alle autorità americane.

Proprio il colonnello Mendoza (nella foto) si sarebbe rivelato la fonte principale del giornalista investigativo Peter Lance, che nel 2003 pubblicava il libro "1000 Years for Revenge: International Terrorism and the FBI – the Untold Story".

Nel libro Lance riporta dichiarazioni di Mendoza secondo le quali Murad parlò espressamente alla polizia filippina del progetto di dirottare aerei di linea da utilizzare in missioni suicide contro una serie di obiettivi americani. Secondo Mendoza queste informazioni furono tempestivamente passate alla CIA.

Le dichiarazioni di Mendoza sarebbero state raccolte da Lance nel marzo del 2002.

A conferma della sua storia, un po' di tempo dopo, Mendoza consegnò a Lance un "memo" riservato, una specie di rapporto della polizia filippina, datato 20 gennaio 1995 e intitolato "After Debriefing Report".

Il memo si compone di 5 fogli dattiloscritti, nell'ultimo dei quali leggiamo:

With regards to their plan to dive-crash a commercial aircraft at the CIA headquarters in Virginia, subject alleged that the idea of doing same came out during his casual conversation with Abdul Basit and there is no specific plan yet for its execution. What the subject have in his mind is that he will board any american commercial aircraft pretending to be an ordinary passenger. Then he will hijack said aircraft, control its cockpit and dive it at the CIA Headquarters. There will be no bomb or any explosive that he will use in its execution. It is simply a suicidal mission that he is very much willing to execute. That all he need is to be able to board the aircraft with a pistol so that he could execute the hijacking.

Traduzione

Con riferimento al loro piano di schiantare un aereo commerciale contro il quartier generale della CIA in Virginia, il soggetto ha riferito che l'idea venne fuori durante la sua conversazione casuale con Abdul Basit e non c'è ancora alcun piano specifico per la sua attuazione. Ciò che il soggetto aveva in mente era di salire a bordo di un qualsiasi aereo commerciale americano come un normale passeggero. Avrebbe dirottato l'aereo, preso il controllo della cabina di pilotaggio e lo avrebbe scagliato in picchiata contro il quartier generale della CIA. Non ci sarebbe stato bisogno di bombe o esplosivi per eseguire questo piano. Era semplicemente una missione suicida che lui desiderava tanto attuare. Tutto ciò di cui aveva bisogno era la possibilità di salire a bordo dell'aereo con una pistola in modo da poterlo dirottare.

Sulla falsariga di Lance hanno scritto anche altri autori e giornalisti e sono spuntate fuori altre fonti, sia filippine che americane, che riferiscono più o meno la stessa cosa: ossia che la polizia filippine raccolse queste informazioni che parlavano di dirottamenti suicidi di aerei di linea e le trasmise alle autorità americane. Si confronti ad esempio questo servizio di Fox News che ripete le stesse identiche frasi.

E' importante però sottolineare che a tutt'oggi l'unica traccia scritta di queste informazioni sta in queste poche righe scritte nel memo riservato datato 20 gennaio 1995, che farebbe parte di un gruppo di 17 memo analoghi redatti per riassumere il contenuto delle dichiarazioni fatte da Murad nel corso degli interrogatori che seguirono la sua cattura.

Non esistono – per quanto è dato sapere – documenti che attestino l'autenticità o il contenuto di questo memo, né esistono documenti di alcun genere che provino che esso sia mai stato trasmesso alle autorità americane.

Tutto ruota attorno alle dichiarazioni di alcuni ufficiali della polizia filippina, primo fra tutti Mendoza, e su dichiarazioni di fonte statunitense che hanno successivamente affermato che quei memo furono acquisiti dall'intelligence americana.

Si impongono però alcune considerazioni.

La prima è che quelle poche righe dicono davvero ben poco. Si parla, in pratica, di un desiderio di Murad, una sua idea comunicata a Yousef (alias Basit) durante un incontro occasionale. Murad parla comunque di schianto contro la sede della CIA, operazione per la quale, invece, era previsto l'utilizzo di un piccolo aereo carico di esplosivo.

Infine, Murad legava la possibilità di attuare il piano a una condizione irrealizzabile: quella di poter salire a bordo dell'aereo con una pistola.

Siamo in presenza di un "sogno", più che di un piano. Le modalità operative con cui i terroristi hanno preso il controllo degli aerei usati negli attentati dell'11 settembre sono state diverse.

Queste dichiarazioni hanno tuttavia sollevato un vero polverone, giacché – se autentiche – avrebbero costituito un grave atto di accusa contro la comunità di intelligence americana, per averle ignorate se non addirittura nascoste.

Non deve stupire, poi, che alcune fonti americane abbiano colto la palla al balzo per rincarare la dose: il libro di Lance è uscito nel 2003 ed è stato seguito, circa un anno dopo, da un altro libro di tenore analogo: "Triple Cross".

Nel 2004 si giocavano le elezioni presidenziali americane, e c'era chi aveva tutto l'interesse di dire che l'amministrazione repubblicana di Bush aveva nascosto quelle informazioni, così come chi aveva tutto l'interesse di dire che quelle informazioni erano state nascoste dall'amministrazione democratica di Clinton.

Ne è un esempio il tenente colonnello Robert Patterson, che nel suo libro Reckless Disregard sostiene che quelle informazioni furono trasmesse dalla polizia filippina e acquisite dall'amministrazione Clinton che decise di ignorarle e nasconderle. Patterson afferma di aver visto personalmente quei rapporti. Lo stesso Patterson, però, nel libro raccomanda per queste ragioni di non votare il democratico Kerry ma di confermare Bush nelle elezioni del 2004.

Difficile stabilire quanto queste fonti possano essere ritenute attendibili e imparziali, per cui la prudenza consiglia di attenersi ai dati di fatto.

Dati di fatto che, come abbiamo visto, sono davvero pochi.

Lo stesso Lance, infatti, in una intervista del 15 marzo 2004, affermava:

In the 6,000 page transcript for the Bojinka trial in 1996... [Yousef] referenced the fact that his partner, a fellow Baluchistani named Abdul Hakim Murad had been to four U.S. flight schools... the plot did NOT involve suicide bombers and there was no reason for Murad to have attended U.S. flight schools in order to participate in such a plot... This led me to the Philippines where I did the most extensive interview to that date with Col. Rodolfo B. Mendoza, chief interrogator of Murad... He told me and provided heretofore classified documents to support the fact that Yousef and Murad had set what became the 9/11 plot into motion as early as 1994...

Traduzione

Nelle 6000 pagine di trascrizione del processo Bojinka nel 1996... [Yousef] aveva dichiarato che il suo complice, un soggetto del Belukistan di nome Abdul Hakim Murad, era stato in quattro scuole di volo americane... il piano non prevedeva attentati esplosivi suicidi e non c'era ragione per cui Murad frequentasse scuole di volo americane per partecipare a un simile piano... Questo mi condusse alle Filippine dove effettuai la più ampia intervista dell'epoca con il colonello Rodolfo B. Mendoza, capo interrogatore di Murad... Lui mi disse e mi consegnò documenti classificati per supportarlo, che Yousef e Murad avevano pianificato quello che sarebbe diventato il piano per l'11 settembre sin dal 1994...

Si noti quindi che Lance ammette che in 6000 pagine di trascrizioni non c'è traccia di questi dirottamenti suicidi. E' poi interessante notare il madornale errore di Lance, quando dice che non c'era ragione che Murad avesse imparato a volare per un piano che non prevedeva attentati suicidi: in realtà abbiamo visto che l'operazione Bojinka prevedeva di schiantare un piccolo aereo carico di esplosivo contro la sede della CIA, ed è evidente che ciò richiedeva un pilota.

Lance si è quindi precipitato nelle Filippine sulla base di una premessa totalmente errata e fallace... stranamente lì però ha trovato Mendoza che l'ha trasformata in una notizia reale. Pura fortuna?

Sta di fatto che, come vedremo più avanti, i documenti classificati che secondo Lance confermerebbero le dichiarazioni di Mendoza si riducono a quelle poche righe su quel memo che abbiamo visto in precedenza.

Non sono mancate forti critiche a Lance e alle dichiarazioni di Mendoza.

Larry Johnson, uno dei massimi esperti del contro-terrorismo americano (biografia) in questo suo articolo fa notare che il colonnello Mendoza non è menzionato tra gli ufficiali che interrogarono Murad; che nei documenti della polizia filippina non c'è nulla che confermi il racconto di Mendoza; che Lance ha preso varie cantonate.

Persino Matthew Brzezinski, giornalista del Washington Post che, come abbiamo visto più sopra, indagò proprio sull'operazione Bojinka e sulle fonti informative filippine, in questa intervista del 2 gennaio 2002, che si apre con la premessa:

"We told the Americans about the plans to turn planes into flying bombs as far back as 1995," a Philippine inspector says. "Why didn't they pay attention?"

Traduzione

"Riferimmo agli americani dei piani di trasformare aerei in bombe volanti già nel 1995" afferma un ispettore della polizia filippina. "Perchè non sono stati attenti?"

affermava:

No one imagined something like this possible, and there was no US precedent to justify heightened security. Bojinka was about blowing planes up not hijacking them.

Traduzione

Nessuno immaginava che fosse possibile una cosa del genere, e non c'era alcun precedente in USA per giustificare misure di sicurezza più stringenti. Bojinka parlava di far saltare in aria degli aerei, non di dirottarli.

Nonostante, come abbiamo visto, non ci fosse alcun riscontro reale alle affermazioni che volevano il governo americano informato di questi presunti piani di dirottamenti suicidi, la Commissione Indipendente sui fatti dell'11 settembre ha investigato questa circostanza.

A pagina 491 del Rapporto, leggiamo:

After 9/11, some Philippine government officials claimed that while in Philippine custody in February 1995, KSM’s Manila air plot co-conspirator Abdul Hakim Murad had confessed having discussed withYousef the idea of attacking targets, including the World Trade Center,with hijacked commercial airliners flown by U.S.-trained Middle Eastern pilots. See Peter Lance, 1000 Years for Revenge: International Terrorism and the FBI — the Untold Story (HarperCollins, 2003), pp. 278–280. In Murad’s initial taped confession, he referred to an idea of crashing a plane into CIA headquarters. Lance gave us his copy of an apparent 1995 Philippine National Police document on an interrogation of Murad. That document reports Murad describing his idea of crashing a plane into CIA headquarters, but in this report Murad claims he was thinking of hijacking a commercial aircraft to do it, saying the idea had come up in a casual conversation with Yousef with no specific plan for its execution. We have seen no pre-9/11 evidence that Murad referred in interrogations to the training of other pilots, or referred in this casual conversation to targets other than the CIA. According to Lance, the Philippine police officer, who after 9/11 offered the much more elaborate account of Murad’s statements reported in Lance’s book, claims to have passed this added information to U.S. officials. But Lance states the Philippine officer declined to identify these officials. Peter Lance interview (Mar. 15, 2004). If such information was provided to a U.S. official, we have seen no indication that it was written down or disseminated within the U.S. government. Incidentally, KSM says he never discussed his idea for the planes operation with Murad, a person KSM regarded as a minor figure.

Traduzione

Dopo l'11 settembre, alcuni ufficiali governativi filippini hanno affermato che durante la sua detenzione nelle Filippine nel febbraio 1995, Abdul Hakim Murad, complice di KSM a Manila nel progetto di attentati aerei, ha confessato di aver parlato con Yousef dell'idea di attaccare alcuni bersagli, compreso il World Trade Center, utilizzando aerei di linea civili pilotati da medio-orientali addestrati in USA. Si veda Peter Lance, 1000 Years for Revenge: International Terrorism and the FBI — the Untold Story (HarperCollins, 2003) pagine 278-280. Nella prima confessione registrata di Murad, egli ha fatto riferimento all'idea di schiantare un aereo contro il quartier generale della CIA. Lance ci ha dato la sua copia di quello che sembra essere un documento del 1995 della Polizia Nazionale Filippina relativo a un interrogatorio di Murad. Quel documento riporta che Murad descrive la sua idea di schiantare un aereo contro il quartier generale della CIA, ma in questo rapporto Murad afferma che stava pensando di dirottare un aereo di linea per farlo, e dice che l'idea era saltata fuori durante una conversazione occasionale con Yousef, senza che ci fosse un preciso piano per eseguirla. Non abbiamo trovato alcuna prova precedente l'11 settembre 2001, che Murad, nel corso degli interrogatori, abbia fatto riferimento all'addestramento di altri piloti o abbia parlato in questa conversazione occasionale di bersagli diversi dalla CIA. Secondo Lance, l'ufficiale della polizia filippina che dopo l'11 settembre ha offerto la ricostruzione più accurata delle affermazioni riportate nel libro di Lance, afferma di aver passato queste informazioni aggiuntive a ufficiali americani. Ma Lance afferma che l'ufficiale filippino si è rifiutato di identificare questi ufficiali. Vedi interrogatorio di Peter Lance del 15 marzo 2004. Se queste informazioni furono passate a un ufficiale americano, non abbiamo trovato alcuna indicazione che siano state trascritte o diffuse tra gli enti governativi statunitensi. Incidentalmente, KSM afferma di non aver mai parlato della sua idea di azioni con aerei con Murad, una persona che KSM considerava di scarsa rilevanza.

Si noti quindi che Peter Lance è stato addirittura interrogato dalla Commissione.

Si noti pure che sembra che Mendoza non abbia detto di aver passato i "memo" a ufficiali americani, ma di aver passato le informazioni verbalmente, al punto che la Commissione fa notare che non c'è traccia di una loro trascrizione.

Va poi sottolineata l'importanza delle dichiarazioni di KSM.

L'ideatore degli attacchi dell'11 settembre, come abbiamo già detto, fu intervistato nel 2002 da Fouda e le sue dichiarazioni raccolte in un libro nel 2003.

Quello stesso anno KSM fu arrestato in Pakistan e consegnato agli americani.
Le sue prime dichiarazioni, risalenti alla primavera del 2003, sono state raccolte in una relazione che è stata acquisita come prova nel processo Moussaoui.

In esse leggiamo che

[KSM] traveled to Afghanistan in 1996 to convince Bin Laden to give him money and operatives so that he could hijack 10 planes in the U.S. to fly them into targets, with five targets on each coast of the United States.

Traduzione

[KSM] si recò in Afghanistan nel 1996 per convincere Bin Laden a dargli denaro e uomini affinchè potesse dirottare 10 aerei in USA e portarli a schiantarsi contro alcuni bersagli, cinque per ciascuna costa degli Stati Uniti.


Dunque è solo nel 2003, con le dichiarazioni di KSM, che si apprendono i progetti di Al-Qaeda sul dirottamento suicida di aerei di linea e gli stessi possono essere collocati temporalmente. Si tratta di progetti che KSM propose nel 1996 e che probabilmente nascono dalle ceneri dell'operazione Bojinka, più che costituirne un'appendice.

Conclusioni


Alla luce di quanto raccolto ed esaminato in questo studio, si possono trarre alcune conclusioni, serenamente rivedibili ove dovessero emergere dati fattuali differenti.
  • L'Operazione Bojinka del 1995 era incentrata sull'esplosione in volo di una dozzina di aerei di linea sul Pacifico;
  • L'Operazione Bojinka prevedeva piani alternativi come l'uccisione del Papa e l'utilizzo di aerei leggeri tipo Cessna caricati di esplosivo da far schiantare contro la sede della CIA a Langley;
  • L'Operazione Bojinka non prevedeva il dirottamento di aerei di linea americani da pilotare contro bersagli sul suolo americano: è possibile però che questa idea sia stata oggetto di discussione;
  • L'autenticità dei "memo" (Debriefing Report) della polizia filippina sugli interrogatori di Murad non è riscontrata, ma è verosimile. L'unico accenno al dirottamento suicida di aerei di linea, però, sta in poche righe contenute in uno di essi e riguardano più un desiderio di Murad che un piano;
  • L'idea di Murad presupponeva di poter salire a bordo dell'aereo con una pistola, ed era pressoché impossibile da realizzare;
  • Non esiste alcuna prova che questi Debriefing Report, di natura classificata, siano mai stati consegnati alle autorità americane, mentre esiste prova che il governo filippino non intese consegnare rapporti classificati al governo americano, nemmeno in occasione del processo a Yousef e a Murad, nel 1996;
  • Le testimonianze di fonte filippina e di fonte americana che affermano la presenza, nell'operazione Bojinka, di un piano per dirottare aerei di linea e scagliarli contro obiettivi sul suolo americano, e di una conoscenza di questo piano da parte delle autorità americane, non trovano alcun riscontro documentale e sono smentite da altre fonti sia filippine che americane, nonché dalle dichiarazioni di KSM;
  • Né l'inchiesta sull'Intelligence del 2002, né l'inchiesta sui fatti dell'11 settembre del 2004, né il processo contro Yousef e Murad, né il processo Moussaoui hanno fornito un singolo elemento di riscontro a tali affermazioni;
  • Appare evidente la frequente confusione, da parte dei media, del piano di schiantare un aereo leggero carico di esplosivo contro la sede della CIA a Langley, con un piano per dirottare aerei di linea in missioni suicide.

L'Operazione Bojinka resta un tassello fondamentale del percorso che ha portato KSM a ideare gli attacchi dell'11 settembre del 2001.

Fino a quel momento, i progetti criminosi di KSM avevano riposto fiducia nell'utilizzo di esplosivi, grazie alla competenza di Yousef. L'attentato del 1993 al World Trade Center era stato un discreto successo, le prove generali dell'operazione Bojinka avevano avuto buon esito. La disponibilità di un pilota, Murad, consentiva di pensare ad un attentato utilizzando un piccolo aereo carico di esplosivo.

L'arresto di Yousef, con tutta probabilità, privò KSM della possibilità di disporre di esplosivi in grado di superare i controlli aeroportuali e la scoperta del piano Bojinka indusse aeroporti e compagnie aeree a introdurre nuove tecnologie per rilevare sostanze esplosive e relativi detonatori.

KSM, con tutta evidenza, maturò allora il proposito di utilizzare una strategia del tutto diversa. L'utilizzo di piloti addestrati in USA e di dirottatori imbarcatisi come normali passeggeri, destinati a prendere il controllo di normali aerei di linea utilizzando semplicemente la forza fisica e gli strumenti che era possibile portare a bordo, consentiva di superare tutti i problemi legati all'uso di esplosivi o alla necessità di portare con sé vere e proprie armi.

L'11 settembre non è stato l'attuazione di un piano già contemplato dall'Operazione Bojinka ma ne ha rappresentato una diabolica evoluzione.