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2025/04/22

Why Did Moussaoui Have the Blackwater Phone Number in His Contacts?

by Leonardo Salvaggio. The original Italian version is available here.

Among the evidence produced by the prosecution in the trial against Zakarias Moussaoui are several notebooks handwritten by Moussaoui himself, one of which contains the phone number of the training center of the private military company Blackwater.

Blackwater was founded in 1997 by former Navy SEAL Eric Prince, in collaboration with mercenary entrepreneur Al Clark, and following 9/11 it was employed by the U.S. forces as a contractor during the invasions of Afghanistan and Iraq. The first task assigned to Blackwater was to defend two CIA bases in Afghanistan engaged in the hunt for Osama bin Laden, but the most significant events involving the company, now known as Constellis, in the War on Terror are related to Iraq. In 2004, a Blackwater convoy was ambushed by a group of Iraqi insurgents, during which four military personnel were killed and their bodies were burned and hung from a bridge over the Euphrates. The Iraqi government revoked the license of Blackwater in 2007 following what is now known as the Nisour Square Massacre, when employees of the military contractor fired on a crowd in Nisour Square, Baghdad, while escorting a convoy of the U.S. embassy. An FBI investigation concluded that the shooting, which resulted in the deaths of seventeen civilians, was entirely unjustified, yet two years later Blackwater was still operating in Iraq despite the government ban.


As to why Moussaoui had that phone number in his contacts, we can only make assumptions, but we must start from the necessary assumption that it is a public phone number. A simple search on Google confirms that the number 252 435 2488 still corresponds to the training center of Constellis. According to journalist John M. Berger, the simplest explanation is also probably the most correct: Moussaoui wanted to attend personal combat training courses, and Blackwater was one of the companies that could provide such training.

There is still some confusion about what Moussaoui wrote after Blackwater Training Center 252 435 2488. It seems that there is an open parenthesis, with no corresponding closing parenthesis, followed by the name Mel (which can be either male or female), followed by a surname that is difficult to decipher, which could be anything from Deon to Crain. The uncertainty regarding the surname makes it impossible to search for the identity of this person whose name Moussaoui had written down.

At this time, there is no certainty as to why Moussaoui had the phone number of Blackwater in his contacts, but the most likely explanation is that there is nothing mysterious about it.

Perché Moussaoui aveva in agenda il numero di telefono della Blackwater?

di Leonardo Salvaggio. Una traduzione in inglese è disponibile qui.

Tra le prove prodotte dall'accusa nel processo contro Zakarias Moussaoui ci sono alcuni taccuini scritti a mano dallo stesso Moussaoui, uno dei quali contiene il numero di telefono del centro di addestramento della compagnia militare privata Blackwater.

La Blackwater venne fondata nel 1997 dall'ex Navy SEAL Eric Prince, in collaborazione con l'imprenditore mercenario Al Clark, e in seguito all'11/9 venne impiegata dalle forze USA come appaltatore durante le invasioni di Afghanistan e Iraq. Il primo incarico assegnato alla Blackwater fu di difendere due basi della CIA in Afghanistan impegnate nella caccia a Osama bin Laden, ma gli eventi più importanti che coinvolsero l'azienda oggi nota come Constellis nella Guerra al Terrorismo riguardano l'Iraq. Nel 2004 un convoglio della Blackwater fu vittima di un'imboscata di un gruppo di guerriglieri iracheni a seguito della quale quattro militari furono uccisi e i loro cadaveri vennero bruciati e appesi a un ponte sull'Eufrate. Il governo iracheno revocò la licenza alla Blackwater nel 2007 in seguito a quello che oggi è noto come massacro di piazza Nisour, quando dei dipendenti dell'appaltatore militare spararono sulla folla di piazza Nisour, a Baghdad mentre facevano da scorta a un convoglio dell'ambasciata americana. Un'indagine dell'FBI stabilì che la sparatoria, che causò la morte di diciassette civili, fu del tutto ingiustificata, tuttavia due anni dopo la Blackwater operava ancora in Iraq nonostante il divieto governativo.


Sul perché Moussaoui avesse quel numero di telefono in rubrica possiamo solo fare delle ipotesi, partendo però dal presupposto necessario che si tratta di un numero di telefono pubblico. Basta una semplice ricerca su Google per verificare che il numero 252 435 2488 corrisponde tuttora al centro di addestramento della Constellis. Secondo il giornalista John M. Berger la spiegazione più semplice è anche probabilmente la più corretta: Moussaoui voleva partecipare a corsi di combattimento personale e la Blackwater era una delle aziende che poteva erogare una formazione di questo genere.

Resta un po' di confusione su ciò che Moussaoui abbia scritto dopo Blackwater Training Center 252 435 2488. Sembra esserci una parentesi aperta, a cui non corrisponde nessuna parentesi chiusa, seguita dal nome Mel (che può essere sia maschile sia femminile), seguito da un cognome di difficile decifrazione che può essere qualunque cosa da Deon a Crain. L'incertezza sul cognome rende impossibile una ricerca su chi sia questa persona di cui Moussaoui aveva appuntato il nome.

Al momento non esiste quindi certezza sul perché Moussaoui si fosse segnato in agenda il numero di telefono della Blackwater, ma la spiegazione più probabile è che non ci sia nulla di misterioso.

2018/06/11

I terroristi reclutati da al Qaeda che non presero parte all'11/9

di Hammer

Secondo quanto riportato dal 9/11 Commission Report, Khalid Sheikh Mohammed (spesso indicato con il solo acronimo KSM) confessò in un interrogatorio nel 2004 che nei piani iniziali di al Qaeda il commando suicida impiegato l'11/9 avrebbe dovuto essere composto da 25 o 26 persone. Come è ben noto, però, alla fine i terroristi furono solo 19; al Qaeda quindi reclutò altre persone che non riuscirono a far parte del gruppo per svariati motivi o che furono esclusi dagli stessi organizzatori.

I più famosi tra gli esclusi sono sicuramente Zacarias Moussaoui, che era stato selezionato come possibile sostituto di Ziad Jarrah nel caso in cui questi avesse deciso di abbandonare il gruppo a causa di malumori nei confronti di Mohamed Atta, e Mohammed al-Qahtani, che con ogni probabilità avrebbe dovuto essere il vero ventesimo dirottatore nella composizione finale del gruppo ma che fu fermato alla frontiera degli USA.

Oltre a questi due, al Qaeda ne reclutò numerosi altri e il 9/11 Commission Report chiarisce in una nota quali sarebbero stati gli altri potenziali dirottatori che non presero parte alla missione, chiarendone anche il motivo.

Oltre a quelle che abbiamo già citato, le persone reclutate e poi escluse furono:

  • Khalid al Zahrani: Viaggiò dall'Arabia Saudita, suo paese natale, all'Afghanistan illegalmente perché il suo nome compariva nella lista delle persone pericolose che non avrebbero potuto espatriare. Per lo stesso motivo non ottenne il visto per gli USA. Al Zaharani è stato detenuto a Guantanamo dal 2002 al 2007, anno in cui è stato rimpatriato.
  • Ali Abd al Rahman al Faqasi al Ghamdi (foto accanto, noto anche con il nome di Abu Bakr al Azdi): Saudita, avrebbe dovuto prendere parte all'11/9, ma lo stesso bin Laden lo escluse dal gruppo per impiegarlo in un attentato successivo che non si è mai verificato. Secondo l'intelligence americana, al Ghamdi prese parte alla battaglia di Tora Bora nel dicembre del 2001 e fu uno degli organizzatori di un triplice attentato suicida a Riyadh nel maggio del 2003. A seguito di quest'ultimo evento fu arrestato nel suo paese natale.
  • Saeed al Baluchi e Qutaybah al Najdi: Entrambi sauditi, furono rimandati in patria dall'Afghanistan per chiedere il visto per gli USA, ma durante uno scalo in Bahrein al Najdi fu fermato per un controllo di sicurezza. L'evento spaventò i due al punto che si ritirarono dalla missione, nonostante le pressioni di Khalid Sheikh Mohammed su al Baluchi.
  • Zuhair al Thubaiti: Saudita, si vantava di essere un membro di al Qaeda e di godere della stima di bin Laden; fu escluso dall'operazione in quanto ritenuto troppo nervoso e non dotato del necessario temperamento.
  • Saeed Abdullah Saeed al Ghamdi (soprannominato "Jihad"): Saudita e omonimo di uno dei muscle hijacker del volo United 93. Dopo aver partecipato all'addestramento di al Qaeda in Afghanistan nel marzo del 2000, tornò in Arabia Saudita insieme ad Ahmed al Haznawi (muscle hijacker del volo United 93) per chiedere il visto per gli USA, ma non lo ottenne perché nella richiesta aveva scritto di voler rimanere per dodici mesi, mentre al tempo il visto turistico consentiva sei mesi di permanenza. Inoltre non aveva un lavoro e questo fece pensare all'ufficiale del consolato che volesse immigrare negli USA.
  • Saud al Rashid: Khalid Sheikh Mohammed lo descrisse come cocciuto e immaturo; dopo essere ritornato in patria dall'Afghanistan per chiedere il visto per gli USA non prese più contatti con al Qaeda, forse per un ripensamento o per pressioni della famiglia. Alcune foto tessera di al Rashid, insieme a quelle dei dirottatori Nawaf al Hazmi, Khalid al Mihdhar, e Abdulaziz al Omari, furono trovate nel maggio del 2002 durante un raid a Karachi. Dopo questo episodio si consegnò alle autorità saudite e durante un interrogatorio disse di non sapere perché la sua foto si trovava insieme a quelle di tre dei dirottatori.
  • Mushabib al Hamlan: Tornò in Arabia Saudita dall'Afghanistan insieme ad Ahmed al Nami (muscle hijacker del volo United 93); insieme i due chiesero il visto per gli USA il 28 ottobre del 2000. Ottenne il visto, ma non tornò mai in Afghanistan, forse a causa di un ripensamento.

Oltre a questi nove, la monografia 9/11 and Terrorist Travel (che spiega in dettaglio i viaggi e gli spostamenti compiuti dai terroristi coinvolti nell'organizzazione dell'11/9) elenca altri miliziani di al Qaeda che chiesero il visto per gli USA senza riuscire ad entrarvi. L'elenco include i già citati al Ghamdi e al Hamlan, e oltre a loro indica:

  • Ramzi Binalshibh: Chiese il visto per gli USA, ma gli fu negato quattro volte (il 17 maggio, il 15 giugno, il 14 agosto e il 15 settembre del 2000). Secondo il 9/11 Commission Report il motivo del diniego risiede nello scetticismo nei confronti dei cittadini yemeniti, in particolare quando la richiesta veniva fatta da un altro stato (la Germania, in questo caso). Secondo il 9/11 and Terrorist Travel, invece, il motivo è da ricercarsi nel fatto che Binalshibh non aveva né un reddito né un lavoro e nei suoi frequenti viaggi in Medio Oriente. Venne catturato a Karachi nel settembre 2002 e attualmente è detenuto a Guantanamo.
  • Tawfiq bin Attash: Noto anche con il nome di Khallad, chiese il visto per gli USA in Yemen, ma gli fu negato. L'uomo comunque portava una protesi a una gamba dal 1997 dopo aver perso la propria in una battaglia in Afghanistan contro l'Alleanza del Nord, quindi non avrebbe potuto prendere parte ai dirottamenti in ogni caso. Con ogni probabilità il suo ruolo avrebbe dovuto essere di coordinamento e ausilio ai terroristi, avendo partecipato anche al summit del terrore di Kuala Lumpur. Fu catturato a Karachi nel 2003 e ad oggi è detenuto a Guantanamo.
  • Zakariya Essabar (foto accanto): Chiese il visto per gli USA a Berlino due volte, ma gli fu negato perché non aveva un lavoro o legami stabili in Germania. Secondo quando riferito da Khalid Sheikh Mohammed, fu proprio Essabar a comunicargli la data scelta per gli attentati consegnandogli una lettera proveniente da Binalshibh; tuttavia il racconto di quest'ultimo è diverso, in quanto sostiene di aver comunicato la data al telefono a KSM dopo averla appresa da Atta. Essabar non fu mai catturato, e secondo quanto riportato dal sito Making Sense of Jihad della ricercatrice Marisa Urgo, è morto in Afghanistan dopo la caduta dei Talebani (di questa affermazione non abbiamo trovato un riscontro più affidabile).
  • Ali Abdul Aziz Ali: Secondo la biografia stilata dal governo americano sarebbe un nipote di KSM e di conseguenza cugino di Ramzi Yousef (perpetratore del primo attentato al World Trade Center del 1993). Chiese il visto per gli USA a Dubai, ma gli fu negato. Fu catturato a Karachi insieme a Tawfiq bin Attash, mentre era nelle fasi finali dell'organizzazione di un attentato con aerei dirottati in partenza da Heathrow che avrebbero dovuto schiantarsi contro il consolato americano nella medesima città pachistana.

Purtroppo ad oggi non è chiaro quale sarebbe stato il ruolo di ciascuna di queste persone reclutate da al Qaeda e che non riuscirono ad entrare negli USA. In parte la spiegazione risiede nel fatto che, come detto da KSM, i terroristi volevano squadre più numerose su ciascun aereo; in parte forse anche perché nei piani originali avrebbe potuto esserci una quinta cellula che avrebbe dovuto entrare in azione; e in parte sicuramente per il fatto che i vertici di al Qaeda sapevano che si sarebbero trovati a fronteggiare difficoltà con i visti ma anche rinunce e pentimenti.

Quest'ultima considerazione dovrebbe fare riflettere quelli che pensano che vi sia qualcosa di sospetto nel fatto che per i terroristi è andato tutto troppo bene.

2015/12/14

Il ventesimo dirottatore

di Hammer

Il commando che condusse gli attentati dell'11/9 era formato da 19 terroristi suddivisi in tre gruppi di cinque persone e uno, quello che dirottò il volo United 93, composto da soli quattro uomini. Nel gruppo guidato da Ziad Jarrah mancava quindi il quinto terrorista e fin dal 2001 si sono susseguite numerose ipotesi su chi fosse nelle intenzioni originali di al-Qaeda il ventesimo dirottatore.

Negli anni le ricostruzioni giornalistiche hanno abusato dell'espressione il ventesimo dirottatore e il terrorista più famoso a cui è stato attribuito tale ruolo è Zacarias Moussaoui (foto accanto), arrestato nel Minnesota il 16 agosto del 2001 per aver violato le norme sull'immigrazione. Tuttavia Moussaoui era stato addestrato da pilota e quindi il suo ruolo non sarebbe stato quello di ventesimo dirottatore inteso come quarto muscle hijacker di United 93; al contrario era stato individuato come possibile sostituto di Ziad Jarrah nel caso in cui questi si fosse ritirato dal commando per via di malumori interni, come confermato dal 9/11 Commission Report; lo stesso Osama bin Laden, in un messaggio audio emesso il 23 maggio del 2006, smentì che Moussaoui fosse uno dei venti terroristi che avrebbero dovuto condurre gli attacchi.

Il ruolo di ventesimo dirottatore fu attribuito anche allo yemenita Ramzi Binalshibh, ma anche questi avrebbe dovuto essere uno dei possibili piloti; infatti fece richiesta per l'iscrizione a scuole di volo negli USA ma non poté entrare negli Stati Uniti perché gli fu negato il visto quattro volte (il 17 maggio, il 15 giugno, il 14 agosto e il 15 settembre del 2000, come riportato nell'atto d'accusa contro Moussaoui) per via dello scetticismo nei confronti dei cittadini yemeniti in particolare quando la richiesta veniva fatta da un altro stato (la Germania, in questo caso) come descritto di nuovo dal 9/11 Commission Report.

Trovandosi quindi nell'impossibilità di prendere parte all'attentato, Binalshibh assunse il nuovo ruolo di coordinatore tra i terroristi che erano entrati negli USA e Khalid Sheikh Mohammed e quindi neanche Binalshibh era il designato ventesimo dirottatore.

Nel 2006 al-Qaeda stessa indicò chi avrebbe dovuto essere il ventesimo dirottatore; secondo quanto riportato dalla BBC e dalla CNN l'organizzazione fondata da Osama bin Laden pubblicò un messaggio online e un video in cui sostenne che Fawaz al-Nashimi (foto accanto) sarebbe stato il quarto muscle hijacker di United 93. Tuttavia non vengono chiariti i motivi per cui al-Nashimi non prese parte agli attacchi. L'uomo è morto nel 2004 in uno scontro a fuoco con le forze saudite a Khobar a seguito di un attentato perpetrato da un gruppo legato ad al-Qaeda contro le sedi di alcune aziende petrolifere.

Il governo americano non si è mai pronunciato ufficialmente sulla credibilità di questa attribuzione e si tratta probabilmente solo di propaganda per glorificare un terrorista morto, perché gli indizi che indicano un'altra persona come il ventesimo dirottatore sono molto più solidi; infatti secondo le autorità americane il vero ventesimo dirottatore sarebbe Mohammed al-Qahtani. L'uomo, un saudita nato nel 1975 (o nel 79 secondo altre fonti), tentò di entrare negli USA all'aeroporto di Orlando il 4 agosto 2001 arrivando da Dubai dopo uno scalo a Londra, ma gli fu negato il permesso all'ingresso dall'agente José Meléndez-Pérez, che fu anche ascoltato dalla 9/11 Commission.

La testimonianza di Melendez-Pérez riporta che al-Qahtani non parlava inglese e quindi fu necessario un interprete per interrogarlo. L'agente gli chiese perché non avesse un biglietto aereo di ritorno né una prenotazione in albergo, ma al-Qahtani divenne aggressivo e puntando il dito all'agente gli disse che non sapeva ancora da quale aeroporto sarebbe ripartito dagli Stati Uniti. L'uomo aggiunse che un amico lo avrebbe raggiunto in America nel giro di tre o quattro giorni e questo amico sapeva dove si sarebbero spostati all'interno degli USA, L'agente gli chiese quanto tempo intendeva restare e quale fosse il motivo del viaggio, il terrorista rispose che sarebbe rimasto solo sei giorni per una vacanza. A quel punto fu chiaro che la sua storia non reggeva perché avrebbe dovuto aspettare il misterioso amico per circa la metà della sua permanenza negli Stati Uniti.

Melendez-Pérez gli chiese quindi dove avrebbe alloggiato e al-Qahtani (foto accanto) rispose vagamente che avrebbe alloggiato in un albergo e che un altro amico era venuto a prenderlo all'aeroporto. L'agente gli chiese il nome dell'amico che lo avrebbe prelevato e l'uomo cambiò versione dicendo che avrebbe telefonato a qualcuno affinché venisse a prenderlo, ma si rifiutò di darne il numero all'agente. Al-Qahtani si mostrò aggressivo e indisponente per tutto il colloquio, che durò circa un'ora e mezza.

Considerando che l'uomo, oltre a non saper l'inglese, aveva con sé solo 2800 dollari e nessuna carta di credito, Mendelez-Pèrez in accordo con il proprio superiore gli negò il permesso all'ingresso e lo accompagnò personalmente al gate, dove prese un volo della Virgin Airlines (la stessa con cui era arrivato) per Londra dove avrebbe preso un altro per Dubai.

Ad attendere al-Qahtani all'aeroporto di Orlando c'era Mohamed Atta. Nel libro The Black Banners l'ex agente dell'FBI Ali Soufan spiega come fu possibile verificare questa circostanza: quel giorno da un telefono a pagamento dell'aeroporto di Orlando furono effettuate cinque telefonate al terrorista saudita Mustafa al-Hawsawi con una tessera telefonica prepagata acquistata con la carta di credito di Atta; inoltre un'automobile noleggiata con la medesima carta di credito entrò nel parcheggio alle 16:30 e ne uscì alle 21:04. Il fatto che Atta si trovasse all'aeroporto di Orlando ad attendere l'arrivo di al-Qahtani è riportato anche dal documento Prisoner 63 pubblicato da WikiLeaks nell'ambito dei Guantanamo Files.

Al-Qahtani fu catturato nel dicembre del 2001 durante la battaglia di Tora Bora e poi imprigionato a Guantanamo, dove è tuttora detenuto.

2007/03/15

11 settembre: ora parlano gli organizzatori. Quelli veri

di John www.crono911.org

L'integrazione in fondo all'articolo è stata aggiunta dopo la pubblicazione iniziale.

Già un anno fa il documento Crono911, in una sezione di approfondimento denominata “Niente Processi”, affrontava la questione dei vari organizzatori e fiancheggiatori degli attentati dell'11 settembre 2001, che erano stati catturati o arrestati dalle forze armate americane e dai vari servizi di intelligence, nel mondo, offrendo ai lettori una sintesi mai realizzata in precedenza, specialmente in Italia.

Già allora erano disponibili le prime dichiarazioni rilasciate da Khalid Sheikh Mohamed (KSM), l'uomo che ha coordinato tutta l'organizzazione degli attentati dell'11 settembre, confluite nel processo Moussaoui, che costituivano una piena ammissione di responsabilità.

Oggi Khalid Sheikh Mohamed affronta il tribunale speciale militare allestito a Guantanamo, che processerà anche altri terroristi che contribuirono al sanguinoso progetto.

In proposito, segnaliamo l'articolo di Paolo Attivissimo nel quale sono indicati i link per leggere le prime trascrizioni delle dichiarazioni rese da KSM, nonché l'articolo pubblicato su La Repubblica.

KSM è stato l'organizzatore e la mente degli attentati, ma molte altre pedine chiave sono finite nelle mani della giustizia militare, come Ramzi Binalshibh, l'uomo che ha fatto da tramite fra Atta (leader operativo dei dirottatori) e Osama Bin Laden (che decretò l'avvio dell'intero progetto), e come Al Libi, responsabile del campo di Al Qaeda in Afghanistan in cui si addestrarono i dirottatori.

Queste confessioni vanno a formare un quadro perfettamente coerente con quanto già dichiarato dal mancato dirottatore Moussaoui in un regolare processo penale pubblico e con le rivendicazioni fatte da Osama Bin Laden, nonché con i numerosi video che confermano la piena responsabilità di Al Qaeda.

Un quadro che conferma pienamente la “versione ufficiale” dei fatti e smentisce a monte tutte le teorie alternative proposte dai cospirazionisti.

E così, mentre qualcuno continua, ormai pateticamente, a lustrare le lenti di ingrandimento per studiare gli sbuffi di fumo e la larghezza dei buchi sui muri, e mentre qualcun altro sottopone ad esame neutronico i fotogrammi dei video del Pentagono, nel mondo reale si sta scrivendo l'ultimo capitolo della vera storia degli attentati dell'11 settembre 2001.

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Ad integrazione dell'articolo, è opportuno aggiungere che lo stato di detenzione speciale di KSM e soci non è una buona scusa per affermare che le loro ammissioni siano false o sospette: nell'aprile del 2002, quando KSM era ancora libero, fu raggiunto e intervistato da Yosri Fouda, capo reporter di Al Jazeera e rivelò di essere stato l'organizzatore degli attentati dell'11 settembre.

Il tutto è riportato nel libro di Yosri Fouda e Nick Fielding (reporter di Sunday Times) "Le menti criminali del terrorismo, la verità nascosta dietro l'attentato più devastante che il mondo abbia mai vissuto", pubblicato in Italia dalla Newton & Compton.

Segnaliamo, per chi non disponesse del libro, alcuni articoli web: