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2023/06/30

Quanto tempo serve ad affiancare un aereo che non risponde alle comunicazioni? Il caso del Cessna 560 schiantatosi in Virginia lo scorso 4 giugno

di Leonardo Salvaggio

Il 4 giugno scorso un Cessna privato diretto dal Tennessee a Long Island si è schiantato in una zona montuosa della Virginia; il velivolo apparteneva alla Encore Motors of Melbourne, società di volo della Florida di proprietà di John e Barbara Rumpel. Sul Cessna volavano, oltre al pilota Jeff Hefner, la figlia dei proprietari Adina Azarian, la figlia di quest'ultima Aria Azarian e la baby sitter Evadnie Smith. Tutti gli occupanti del volo sono morti nello schianto.

Fonte: NTSB

Questo drammatico caso di cronaca è utile a dipanare uno dei dubbi avanzati dai sostenitori delle teorie del complotto su quanto accaduto l'11 settembre 2001, ovvero quanto tempo serva per affiancare un aereo che non risponde alla comunicazioni. Abbiamo già spiegato in passato su questo blog come la teoria secondo cui i caccia militari di norma affiancano aerei non responsivi in pochi minuti sia del tutto infondata; il caso recente del Cessna della Encore Motors mostra come questo sia ancora vero anche oltre vent'anni dopo gli attentati.

Il Cessna 560 Citation V schiantatosi il 4 giugno era partito da Elizabethton, nel Tennessee, alle 13:15 EDT (orario della costa orientale durante i mesi estivi) diretto al Long Island MacArthur Airport di Ronkonkoma, nello stato di New York. Per i primi tredici minuti le comunicazioni tra il pilota e i controllori di volo si sono svolte regolarmente, fino a quanto alle 13:28 i controllori dell'Atlanta Air Route Traffic Control Center hanno tentato di contattare il pilota per dargli istruzioni circa l'altitudine che avrebbe dovuto tenere senza ottenere risposta. I controllori hanno quindi tentato varie volte di contattare nuovamente il pilota, ma nessun tentativo ha avuto successo. Il velivolo ha continuato a volare verso Long Island, ma una volta arrivato sulla penisola anziché prepararsi all'atterraggio ha virato tornando verso il luogo da cui era partito. Durante il percorso, alle 15:05, il Cessna ha attraversato nella Special Flight Rules Area (zona con regole speciali per il sorvolo) sopra a Washington.

Non è ancora del tutto chiaro a che ora siano decollati i caccia inviati dalle basi del New Jersey, della North Carolina e del Maryland (che è la stessa da cui l'11/9 partirono i caccia che tentarono di intercettare il volo United 93). Secondo il Washington Examiner gli F-16 sarebbero decollati intorno alle 15, dopo il sorvolo della capitale da parte del Cessna; al contrario secondo il Washington Post gli F-16 sarebbero partiti alle 14:35. In ogni caso poco dopo l'attraversamento dello spazio aereo sopra la capitale, molti abitanti della zona riportarono di aver udito il sonic boom (boato causato dal superamento della barriera del suono) che è stato anche registrato da molti video di telecamere di sicurezza poi pubblicati sui social network. Il volo supersonico non è una procedura standard, i caccia hanno quindi dovuto ottenere questa specifica autorizzazione.

I caccia hanno affiancato il Cessna alle 15:20 trovando il pilota svenuto e non responsivo. Tentarono comunque di risvegliarlo usando dei flare (strumenti pirotecnici di norma utilizzati per ingannare sensori ottici a guida infrarossa) ma senza successo. Il Cessna si è schiantato sulle montagne dieci minuti dopo, negli ultimi istanti di volo ha intrapreso una traiettoria a spirale e ha colpito il suolo di punta.

Al momento le indagini dell'NTSB e dell'FAA sono ancora in corso, il rapporto preliminare dell'NTSB specifica che il velivolo aveva una sola scatola nera, il Cockpit Voice Recorder, perché il Flight Data Recorder non è previsto per questo tipo di voli. La scatola nera in ogni caso non è ancora stata rinvenuta. Dai primi pareri degli investigatori dell'NTSB la causa più probabile sembra essere la perdita di pressione, in seguito alla quale il pilota ha perso conoscenza per via della mancanza di ossigeno.

Questo tragico evento conferma quindi che contrariamente a quanto sostenuto dai complottisti non bastano pochi minuti per affiancare un aereo che non risponde alle comunicazioni, ma serve molto più tempo. Nel caso del Cessna 560 schiantatosi il 4 giugno 2023, sono servite quasi due ore.



Fonti:

2015/04/06

United 93: confronto con lo schianto del volo Tatarstan Airlines 363

di Hammer. L'articolo è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale per tenere conto delle osservazioni emerse nei commenti.

Lo schianto del volo United 93 è un aspetto degli attentati dell'11/9 che sfida l'intuizione anche di chi non è propenso a credere alle teorie del complotto. Verrebbe naturale attendersi che in qualunque disastro aereo restino grosse carcasse del velivolo facilmente identificabili anche da lontano, ma nel caso di United 93 non è stato così. Abbiamo già mostrato in passato come casi analoghi abbiano prodotto effetti analoghi in termini di dimensione e forma dei rottami e di condizioni della scena del disastro: si vedano ad esempio gli incidenti occorsi ai voli United 585, Pacific Southwest Airlines 1771 e Kenya Airways 507.

In tempi più recenti si è verificato un caso di schianto quasi verticale che ha avuto conseguenze simili a quelle di UA93: lo schianto del volo Tatarstan Airlines 363 precipitato a Kazan, in Russia, il 17 novembre 2013.

Il velivolo, un Boeing 737-500, era partito dall'aeroporto di Mosca-Domodedovo alle 18:25 (ora locale) con destinazione Kazan, a circa 800 chilometri di distanza. In fase di atterraggio, a causa di un errore del pilota dovuto anche alle condizione meteo avverse, l'aereo si schiantò con un angolo di circa 75 gradi sulla pista di atterraggio, alla velocità di circa 450 chilometri orari. Dello schianto esiste anche un video, decisamente impressionante, disponibile qui.

Lo schianto può essere paragonato per l'angolo di impatto a quello di United 93. Va tuttavia notato che il Boeing 757-222 (ossia il modello di UA93) è notevolmente più grande del 737-500, che la velocità di impatto di UA93 fu circa doppia rispetto a quella del Tatarstan Airlines 363 (450 km/h per il volo della Tatarstan Airlines, 900 km/h per United 93) e che UA93 si schiantò su un terreno morbido mentre il velivolo russo su una pista di asfalto.

Come si può vedere dalle seguenti foto, i rottami del volo Tatarstan Airlines 363 sono per forma e dimensione molto simili a quelli di United 93 (che si possono vedere per confronto in questo video).








Un secondo aspetto importante da sottolineare è la forma della nube di fumo prodotta dall'impatto. Poco prima del secondo 30 nel video di Russia Today si può vedere, nonostante l'immagine sia molto buia, la nuvola nera che si alza dal luogo d'impatto, staccandosi dalle fiamme in modo del tutto simile a quanto accaduto nel caso di United 93.



Un ultimo aspetto che merita di essere considerato è che al secondo 45 del video si può vedere una seconda esplosione che avviene 40 secondi dopo l'impatto (anche se il video è rallentato e quindi la seconda esplosione è avvenuta nella realtà entro un tempo minore). Nonostante questo aspetto non sia strettamente legato a un confronto con United 93, è utile sottolineare che gli schianti aerei non sempre si comportano in modo intuitivo e a causa della grosse quantità di carburante coinvolte possono dare luogo a esplosioni secondarie ben dopo l'impatto principale.

Ancora una volta l'analisi di questo caso ha dimostrato che i comportamenti poco intuitivi dipendono più dalla scarsa conoscenza degli argomenti che da improbabili complotti.

2010/03/20

Aereo si schianta contro un edificio governativo ad Austin. E non viene intercettato

di Hammer

Uno degli argomenti più ricorrenti nelle teorie complottiste è che il NORAD sarebbe complice degli attentati dell'11/9 per il fatto di non aver intercettato in tempo i quattro voli suicidi. Secondo il video Inganno Globale di Massimo Mazzucco, addirittura basterebbero solo sei minuti di media per affiancare un volo che non risponda alle comunicazioni.

Il regista non ha mai fornito evidenze di questo dato; del resto, abbiamo già mostrato in passato come un tale scenario da Far West dei cieli sia del tutto irreale e lo dimostrano anche casi nella cronaca recente.

Se ciò non bastasse, esiste anche un caso eclatante avvenuto di recente in Texas: un Piper Cherokee, piccolo aereo monomotore, si è schiantato contro un edificio governativo ad Austin, Texas, dopo aver volato indisturbato nel cielo texano per 16 minuti. Più del doppio del tempo che secondo Mazzucco avrebbero dovuto impiegare i caccia ad affiancarlo.

Il fatto è avvenuto lo scorso 18 febbraio quando Joseph Andrew Stack, ex ingegnere informatico in cerca di vendetta nei confronti del fisco statunitense, ha deciso di compiere un tragico e assurdo suicidio schiantando il proprio velivolo contro il primo palazzo dell'Echelon Office Complex di Austin: sede di uffici dell'Internal Revenue Service oltre che della CIA e dell'FBI.

Dopo aver dato fuoco alla propria casa e aver lasciato sul Web un messaggio che comunicava il suo intento suicida, Stack ha prelevato il Piper dall'aeroporto di Georgetown alle 9:40 e ha percorso indisturbato gli oltre 40 chilometri che separano Georgetown da Austin, dove si è schiantato contro l'Echelon Office Complex alle 9:56. La cronologia dell'evento è riportata dalla testata locale Statesman.

L'evento è citato anche sul sito del NORAD, che ha fatto alzare in volo due caccia F-16 solo dopo lo schianto e in via precauzionale. I caccia si sono presentati sulla scena fuori tempo massimo, insomma, e ben oltre i sei minuti di media di cui parla Mazzucco.

Un altro caso di cronaca dimostra quindi che il dato riportato in Inganno Globale riguardo all'intercettazione dei voli fuori controllo sembra del tutto inventato dal regista.

2008/07/14

Ancora sul fumo nero come segno d'incendio quasi spento

di Paolo Attivissimo su segnalazione di Mother

Abbiamo già segnalato più volte che alcuni sostenitori delle teorie alternative affermano, fra le loro presunte prove di complotto, che la presenza di fumo nero è sintomo di incendi a corto di ossigeno o in via di spegnimento. E' un'affermazione fatta, per esempio, da William Rodriguez, Steven Jones e Maurizio Blondet, da Giulietto Chiesa e Dario Fo in Zero, Jeff King in Confronting the Evidence, e Massimo Mazzucco in Inganno globale. Ma il fatto che più persone ripetano un'affermazione non la rende in alcun modo meno errata: indica soltanto che queste persone ripetono a pappagallo ciò che hanno sentito dire da altri e non hanno compiuto alcuna verifica prima di parlare.

Chi desidera una carrellata di esempi fotografici in cui il fumo nero è inequivocabilmente associato a incendi che non sono affatto a corto di ossigeno o in via di spegnimento può leggere questi articoli, ai quali si aggiungono ora queste fotografie tratte da NoName.







2008/06/29

Impatti a confronto: schianto di un Boeing 757 in Spagna

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato ampliato dopo la pubblicazione iniziale.

L'esame di incidenti aerei del passato permette di sfatare alcuni miti del cospirazionismo undicisettembrino. Uno di questi miti è la robustezza elevatissima dei motori degli aerei, che secondo alcuni dovrebbero trapassare come macigni qualsiasi cosa e lasciare un segno inequivocabile del loro passaggio. Per dirla con Dario Fo in Zero, a circa 33 minuti dall'inizio, a proposito dell'aereo dirottato e lanciato contro il Pentagono:

Abbiamo detto che la parte più compatta dell'aereo sono senz'altro i motori. Infatti questi motori sono... oh... composti da una lega di titanio e acciaio: potentissima. Non si sfascia neanche... Insomma, avremmo il diritto di vedere, se non altro su questa parete, i fori dei due motori che hanno sfondato... No! Non c'è nessun segno. Due buchi che noi ci aspettavamo non ci sono.


Andiamo ora a esaminare un incidente aereo avvenuto il 14 settembre 1999 a un Boeing 757-204 avente tail number identificativo G-BYAG (nella foto qui accanto): lo stesso modello d'aereo che colpì il Pentagono.

Al termine del volo BY226A della Britannia Airways da Cardiff (nel Galles) a Girona (in Spagna), quest'aereo si schiantò durante l'atterraggio. Miracolosamente, non vi furono morti fra i 236 passeggeri e 9 membri d'equipaggio, ma soltanto due feriti gravi e una quarantina di feriti lievi. L'aereo, invece, fu danneggiato irreparabilmente e mandato alla rottamazione.

L'atterraggio, tentato in condizioni meteorologiche molto avverse di pioggia intensa e visibilità scarsa, fu funestato oltretutto dall'improvviso, disorientante spegnimento delle luci della pista per alcuni secondi: tutto questo contribuì a un contatto con la pista molto violento, tanto da causare un sobbalzo del velivolo e un secondo impatto con la pista, che danneggiò gravemente il carrello anteriore e portò alla perdita di alimentazione elettrica, interferendo con i comandi e producendo un aumento non intenzionale della spinta dei motori.

L'aereo della Britannia abbandonò lateralmente la pista a velocità elevata e percorse circa 350 metri nel prato ai lati della pista stessa; viaggiando sul carrello, scavalcò un rialzo del terreno e si staccò di nuovo brevemente da terra, colpendo alcuni alberi. Il motore destro colpì la recinzione dell'aeroporto. Il velivolo trapassò la recinzione, atterrò nuovamente in un campo ed entrambi i carrelli principali cedettero. Dopo 250 metri di scivolata sul prato, per un totale di 1900 metri percorsi dopo il secondo impatto con la pista, l'aereo finalmente si fermò.

Foto di WindTours, pubblicata qui su Airliners.net.




La mappa qui sopra è tratta, come i dettagli citati qui sopra, da uno dei rapporti tecnici sull'incidente, ricco di immagini che possono offrire spunti per il confronto con i rottami documentati al Pentagono. Per esempio, questo è uno dei carrelli principali dell'aereo della Britannia:




Si possono confrontare queste immagini con quelle dei rottami nell'A-E Drive (passaggio carrabile fra il terzo e quarto anello) del Pentagono: nella prima (qui sotto) si ritrovano le medesime parti cilindriche chiare, collegate da un'asta, sul lato interno dei cerchioni; nella seconda (più sotto) si nota la forma del cerchione.




Indubbiamente i rottami al Pentagono sono molto compatibili con le parti di un Boeing 757.

Ma torniamo al volo Britannia caduto. La fusoliera si ruppe in tre tronconi, come si può vedere nell'immagine aerea all'inizio di quest'articolo e, più in dettaglio, nell'immagine qui sotto, scattata due giorni dopo l'incidente (l'originale è qui):



Qui sotto è mostrata un'altra immagine, tratta sempre da Airliners.net e scattata alcuni giorni più tardi. Le insegne della Britannia furono coperte con una mano di pittura per questioni d'immagine aziendale.



Come si può notare, dalle immagini dello schianto mancano i motori. Infatti esaminando la mappa tratta dai rapporti tecnici risulta che i motori si staccarono e si fermarono più indietro rispetto all'aereo.

Ecco un dettaglio ingrandito della mappa precedente, sempre tratta dai rapporti tecnici:



Secondo Airdisaster.com, questo Boeing 757 montava motori Rolls-Royce RB211-535E4, esattamente come il Boeing 757 che colpì il Pentagono.

Un altro rapporto tecnico evidenzia a pagina 38 che la gondola di uno dei motori urtò la recinzione che delimitava l'aeroporto. La recinzione era alta 2,5 metri e composta da rete metallica supportata da pali in acciaio: una soluzione molto simile a quella presente a delimitare il cantiere davanti alla facciata colpita del Pentagono, come si può vedere qui sotto.


Il rapporto nota che "il contatto con la recinzione fu radente e fu danneggiato o distrutto un tratto di circa 100 metri di recinzione. Parti consistenti della gondola n. 2 si staccarono in corrispondenza del punto di collisione con la recinzione".

In altre parole, un impatto con una semplice recinzione di rete metallica, a velocità ben più bassa di quella risultante al Pentagono, è sufficiente ad asportare da una gondola di motore "parti consistenti". Questo è un primo segno che forse i motori d'aereo non sono poi così "potentissimi".

Il rapporto prosegue (pag. 43): "Entrambe le gondole furono ritrovate in pezzi nella parte finale del percorso, compatibilmente con il loro distacco in seguito all'impatto con la recinzione e/o il terreno dopo il cedimento del carrello principale. Entrambi i motori erano stati chiaramente strappati dai rispettivi piloni durante lo scivolamento dell'aereo lungo il campo, terminando la propria corsa alcuni metri prima dell'aereo. Le gondole rimasero attaccate alle ali. Entrambi i motori subirono danni esterni gravi."

Vediamo quali furono questi "danni esterni gravi" ai motori, prodotti non da un impatto ad altissima velocità con un generatore da 18 tonnellate o con una parete rinforzata di un edificio, ma semplicemente dalla collisione con una recinzione e dallo strisciamento sul terreno. Gli originali di queste immagini sono su Airliners.net qui, qui e qui.







Un piccolo inciso: la prima immagine è quella usata da Massimo Mazzucco in Inganno Globale (a circa 27 minuti dall'inizio), quando dice che "I motori, poi, sono due proiettili di acciaio di 4 tonnellate l'uno, talmente compatti che non si disintegrano nemmeno cadendo da 10.000 metri di altezza"). La stessa immagine era finita per un errore di montaggio di Canale 5 nel filmato di debunking preparato dalla redazione di Matrix, come descritto qui. Adesso finalmente so da dove proviene: come al solito, da una situazione che non c'entra nulla, perché come abbiamo visto, il volo Britannia non è affatto caduto "da 10.000 metri di altezza". Fine dell'inciso.

Nella terza fotografia dei motori si nota, a destra, la carenatura del motore.

Confrontiamo questi rottami di motore con la forma di un motore Rolls-Royce RB211-535 usato nei Boeing 757, comprensivo della sua carenatura e con una persona accanto che funga da termine di riferimento dimensionale.



Quando un profano pensa a un motore d'aereo, immagina probabilmente che quest'enorme volume, che stando ai disegni Boeing misura circa 2,6 metri di diametro, sia ripieno di metallo robustissimo ("Non si sfascia neanche..."). Ma la realtà è ben diversa. Infatti in un moderno motore turbofan come l'RB211, all'interno di questa grande carenatura c'è un ampio volume vuoto, in cui fluiscono aria e gas di scarico per la propulsione:



Se togliamo la carenatura, come è avvenuto a causa dell'impatto nel caso del volo Britannia, vediamo che il motore vero e proprio è assai più piccolo della sua carenatura:


Queste foto di un motore di Boeing 777, anch'esso di tipo turbofan, permettono di cogliere quanto sia ampio il volume vuoto all'interno della carenatura:




Osservando le fotografie dell'incidente, si nota subito che nell'urto del volo Britannia è stata strappata via completamente non solo la carenatura, ma anche tutta la parte anteriore del motore vero e proprio, la ventola o fan (sostanzialmente un'elica intubata), di diametro molto più grande rispetto al resto. In pratica, è rimasta soltanto la porzione centrale, ossia lo stadio ad alta pressione con le sue camere di combustione. Questa porzione, pur non trascurabile, è ben più piccola dell'enorme mole che sembrava esservi inizialmente.

Se questo è quello che è successo in seguito ad un impatto con una recinzione seguito da uno strisciamento sul terreno, a velocità relativamente ridotta, durante un atterraggio riuscito male, è ragionevole pensare che in seguito a un impatto frontale ad altissima velocità (850 km/h) contro un generatore da 18 tonnellate e contro due muretti di cemento (quello dello steam vent e quello provvisorio del cantiere), entrambi i motori del Boeing 757 che colpì il Pentagono abbiano subìto una frammentazione paragonabile se non superiore a quella del volo Britannia ancor prima di colpire la facciata del Pentagono.

Un moderno motore d'aereo a reazione turbofan ha insomma dei grandi volumi cavi che dall'esterno non possono essere percepiti, per cui si ha l'impressione che sia molto più massiccio di quanto sia in realtà. L'incidente del volo Britannia dimostra che in caso di impatto anche non estremo, un motore d'aereo, specificamente lo stesso presente sul velivolo che colpì il Pentagono, facilmente si separa dall'ala e viene dilaniato così tanto da lasciarne soltanto il nucleo centrale, che ha dimensioni ben più modeste e un potere di sfondamento minore di quanto suggerisca all'occhio non esperto il suo volume esterno.

Di conseguenza, in queste circostanze sembra perlomeno dilettantesco aspettarsi, per citare ancora Dario Fo, di "vedere, se non altro su questa parete, i fori dei due motori che hanno sfondato" la facciata del Pentagono.

Destrutturazione di un Boeing 757


Altre immagini dell'incidente del volo Britannia permettono di cogliere quanto sia sottile e fragile, in caso d'impatto, la struttura di un aereo, particolarmente quella della sua fusoliera, e quanto sia quindi ridicolo aspettarsi di trovare tronconi di fusoliera o altri grandi pezzi in caso di collisione ad altissima velocità contro un oggetto resistente come il Pentagono o il World Trade Center. In questa sconfortante sequenza, l'aereo viene gradatamente smontato per la rottamazione.











Una fine decisamente inelegante per una macchina abituata a librarsi nel cielo, ma utile per documentare che i luoghi comuni del cospirazionismo, oltre che i dubbi di molti non cospirazionisti, derivano dalla mancata conoscenza dei fatti tecnici che riguardano l'11 settembre.

2008/03/14

United 93: confronto con lo schianto del volo Kenya Airways 507

di Hammer

Il 5 maggio del 2007 il volo 507 della Kenya Airways, un Boeing 737-800, si schiantò al suolo nelle foreste del Camerun. L'indagine dell'NTSB sull'accaduto è ancora in corso.

Stando a quanto riportato dalle testate giornalistiche, come The Star Online o il sito http://www.int.iol.co.za/index.php?set_id=1&click_id=68&art_id=nw20070511143459634C636791, il velivolo si sarebbe schiantato verticalmente; la causa sarebbe da imputarsi a un violento temporale.

Data la dinamica dell'accaduto, il caso si presta a chiarire alcuni aspetti apparentemente poco chiari dello schianto del volo United 93.

Rottami

Il luogo dello schianto fu trovato alcuni giorni dopo l'accaduto. La dimensione dei rottami è davvero ridotta, come testimoniato dalle immagini seguenti.





I rottami visibili erano talmente pochi e piccoli da aver portato gli inquirenti, dapprima, a dubitare di aver davvero trovato il luogo dello schianto. Thomas Sobakam, chief meteorologist (capo meteorologo) dell'aeroporto di Douala intervenuto nella ricerche, disse infatti in un primo momento che era "prematuro" asserire di aver trovato il vero luogo del disastro in quanto vi erano solo "tracce" ("signs") che non sembravano corrispondere ai rottami dell'aeromobile.

Anche il sito http://www.int.iol.co.za/index.php?set_id=1&click_id=86&art_id=nw20070507211951921C292467 insiste sulle dimensioni ridotte dei resti rinvenuti descrivendoli come "poco più grandi della portiera di un'automobile" ("little bigger than a car door").

Non fu la ridotta dimensione l'unica difficoltà nella ricerca: ad essa va aggiunto il fatto che, data la scarsa resistenza offerta dal terreno fangoso, gran parte dei rottami si trovava in profondità e non fu immediatamente visibile. Questo aspetto venne riportato subito da varie testate, tra cui NDTV e The Washington Post.

A ulteriore conferma del fatto che molte delle macerie finirono in profondità nel terreno, alcune parti fondamentali, come il CVR (la "scatola nera" che registra le conversazioni e i rumori in cabina di pilotaggio) e parti del motore, furono rinvenuti addirittura un mese dopo l'incidente: circa a metà giugno.

Molto simile, quindi, a quanto occorso al volo United 93. Rottami di piccole dimensioni e conficcati a fondo nel terreno soffice che, nel caso di Shanksville, consisteva in una ex miniera a cielo aperto riempita.

Resti umani

Il comandante dei vigili del fuoco camerunense Francis Ekosso, intervenuto nella zona del disastro in quanto responsabile delle operazioni di soccorso disse di aver rinvenuto solo due corpi interi e che, a parte questi, tutti i rimanenti resti umani erano solo brandelli. Aggiunse quindi che anche i due corpi riconoscibili rinvenuti si sgretolarono tra le sue mani quando tentò di raccoglierli.

Un residente della zona, Guiffo Gande, descrisse in modo ancora più drastico la scena. "I saw one body and one arm" furono le sue parole raccolte dai giornalisti. Ovvero "Vidi un corpo e un braccio."

E' chiaro che entrambe queste testimonianze vogliono sottolineare il fatto che i resti umani rinvenuti versavano in condizioni particolarmente negative. Ma ai complottisti dell'11/9 una dichiarazione analoga del coroner di Shanksville è sufficiente per credere che nessun aereo carico di passeggeri si fosse schiantato nella zona.

Conclusioni

Ancora una volta si nota come lo schianto verticale di un velivolo di linea presenti importanti somiglianze con quanto accaduto a Shanksville l'11 settembre 2001.

Né l'assenza di grossi rottami, né la scarsità di resti umani possono essere invocati come prova che il volo United 93 non ha terminato il suo volo schiantandosi nelle campagne della Pennsylvania.

2008/02/13

United 93: confronto con lo schianto del volo Pacific Southwest Airlines 1771

di Hammer

Il 7 dicembre 1987 il volo Pacific Southwest Airlines 1771, un British Aerospace 146, si schiantò al suolo in una zona rurale nelle vicinanze di San Luis Obispo, California.

Responsabile del disastro fu un passeggero, dipendente della società proprietaria della PSA, di nome David Burke, da poco licenziato per aver sottratto dei soldi alla compagnia.

Durante la fase di crociera, mentre era ancora in cabina passeggeri, Burke eliminò a colpi di pistola il suo responsabile, che si trovava a bordo come passeggero. Prima di ucciderlo gli consegnò un minaccioso messaggio, scritto su un sacchetto di carta per il mal d'aria, che fu poi rinvenuto tra i resti dell'aereo. Quindi entrò nella cabina di pilotaggio, uccise i due piloti con la stessa pistola, diresse l'aeromobile al suolo in assetto quasi verticale a velocità elevata, e infine si tolse la vita. Il disastro aveva, nelle intenzioni di Burke, il duplice scopo di suicidio disperato e vendetta per il licenziamento.

Riguardo agli ultimi secondi del volo ci sono informazioni contrastanti. Secondo quanto riportato da Wikipedia, il velivolo arrivò a terra a circa 1100 km/h (700 mph nella misura originale). Al contrario, secondo AirDisaster.com l'impatto avvenne a circa 1500 km/h (1,2 Mach nella misura originale) e proprio a causa di tale velocità l'aeromobile avrebbe cominciato a distruggersi prima di arrivare al suolo. A parziale smentita di quanto riportato da AirDisaster ci sono però le testimonianze oculari, raccolte durante l'indagine dell'NTSB, secondo le quali il velivolo non aveva danni esteriori prima di terminare drammaticamente il suo volo.

Comunque sia, tutti i dati confermano che l'aereo impattò il suolo ad una velocità molto maggiore di quanto previsto dai limiti costruttivi.

L'episodio si presta ad un confronto con lo schianto del volo United 93 e fa luce su alcuni degli aspetti che i sostenitori delle teorie del complotto ritengono poco chiari.

Rottami e luogo dello schianto


L'investigatore di polizia della contea di San Luis Obispo, Bill Wammock, intervenuto sul luogo del disastro, ricorda così ciò che apparve ai suoi occhi.

Nothing that resembled an airliner... we went on for hours, before we heard the news reports of a missing airliner, believing that we were dealing with a small airplane full of newspapers that had crashed. We saw no pieces of the aircraft that were larger than, maybe, a human hand. It did not look like a passenger aircraft.

La traduzione in italiano è la seguente.

Nulla che somigliasse a un aereo di linea... continuammo per ore, prima di sentire i notiziari che parlavano di un aereo di linea scomparso, a credere che si trattasse di un piccolo aereo carico di giornali che si era schiantato. Non vedemmo alcun pezzo di aereo più grande, forse, di una mano. Non sembrava un aereo passeggeri.

Le parole di Wammock, riportate da AirDisaster, sono molto eloquenti e dimostrano come lo schianto di un grosso velivolo possa ingannare l'intuizione. I rottami del velivolo sono spesso così piccoli da indurre gli spettatori a credere che si tratti di un piccolo aereo. Al contrario, il BAe 146 è un velivolo lungo 26 metri, con un'apertura alare della stessa misura.

Da notare, inoltre, come il poliziotto dica che i rottami siano più piccoli di una mano: si tratta ovviamente di un'iperbole, ma i complottisti hanno una strana inclinazione a prendere alla lettera le iperboli usate dai testimoni del luogo d'impatto a Shanksville. Se questa frase fosse stata pronunciata a Shanksville, probabilmente qualche complottista sosterrebbe di avere le prove che vi si era schiantato un piccolo velivolo.

Le immagini seguenti confermano l'impressione avuta da Wammock: i frammenti hanno davvero dimensioni ridotte. Così ridotte che alcuni vengono rimossi a mano.





Considerazioni sui resti umani


Il vice sceriffo Rob Reid, della contea di Saint Luis Obispo, intervistato da KCOY TV nell'occasione del ventennale del disastro, fece interessanti considerazioni sulle condizioni dei resti umani nel luogo dello schianto. Le sue parole furono le seguenti:

...They were expecting to see body parts which you traditionally think you would see in a major accident and there was very little here.

La traduzione in italiano è la seguente.

...Si aspettavano di vedere dei resti di corpi, come ci si aspetterebbe di solito di vedere in un grosso incidente, e qui c'era molto poco.

Il senso è chiaro: lo schianto fu talmente violento da ridurre i resti umani peggio di ogni immaginazione. Ai complottisti dell'11/9, però, è bastata una considerazione del tutto analoga del coroner di Shanksville per arrivare alla folle conclusione che di resti umani non ce ne fossero del tutto.

Scatole nere


L'episodio del PSA 1771 fornisce importanti informazioni sulla sensibilità dei Cockpit Voice Recorder, la "scatola nera" che registra le conversazioni che hanno luogo nella cabina di pilotaggio. Il CVR registrò infatti anche gli spari avvenuti in cabina passeggeri.

Inoltre, dopo l'effrazione di Burke nella cabina di pilotaggio e prima del suicidio di quest'ultimo, il CVR registrò anche l'"air noise", il rumore del vento relativo causato dalla picchiata. Si può ipotizzare, quindi, che anche l'"air noise" registrato dal CVR di United 93 fosse causato dalla rapida picchiata.

Oggetti sopravvissuti allo schianto


Nonostante la violenza dell'impatto e nonostante il fatto che l'aereo si sia praticamente del tutto distrutto, alcuni oggetti di fondamentale importanza per le indagini sopravvissero alla tragedia.

Come accennato, poco prima di terminare la sua scellerata impresa, Burke scrisse su un sacchetto di carta per il mal d'aereo (l'immagine a fianco è di repertorio) un minaccioso messaggio per il suo responsabile, che lo aveva licenziato e che sarebbe morto con lui. Il sacchetto fu ritrovato tra le macerie con la scritta ancora leggibile. Ebbene sì, un cruciale pezzo di carta può sopravvivere, con tanto di scritta a penna, anche a uno schianto verticale a oltre 1000 km/h.

Non solo: anche la .44 Magnum con cui Burke aveva eliminato l'equipaggio e si era poi tolto la vita fu rinvenuta fra i rottami. E stando a quanto riportato da AirDisaster, tra il grilletto e la canna fu possibile trovare un frammento di pelle appartenente proprio a David Burke, particolare che aiutò non poco gli inquirenti a ricostruire i fatti del volo PSA 1771.

Troppo bello per essere vero? No, è solo una circostanza che si può verificare anche in caso di schianto aereo ad alta velocità. Ma i complottisti dell'11/9 gridano alla cospirazione per il rinvenimento di una bandana e un passaporto: oggetti senza dubbio non meno resistenti di un sacchetto di carta.

Elenco delle vittime


Il sito Jetpsa.com, dedicato alla storia della Pacific Southwest Airlines, ricorda in una delle sue pagine interne i dipendenti della compagnia morti negli schianti dei suoi voli. Nella lista relativa al volo 1771 David Burke è sorprendentemente assente.


Il motivo va ricercato, probabilmente, nel fatto che Burke ha dolosamente causato quella tragedia e non sarebbe stato opportuno ricordarlo a fianco delle sue vittime. Ma basterebbe questa spiegazione ai complottisti che si lamentano che i dirottatori non compaiono nelle liste delle vittime?

Conclusioni


Il caso del volo PSA 1771 presenta alcuni parallelismi con il volo United 93 che consentono di dare risposta ad alcune frequenti contestazioni dei complottisti.

Esso ci dimostra in maniera semplice e banale che anche oggetti molto fragili e leggeri possono sopravvivere agli schianti aerei; che i testimoni possono usare delle iperboli per descrivere ciò che hanno visto; che tra le vittime si può scegliere di omettere chi ha dolosamente determinato il disastro; e che è incredibilmente semplice sfruttare fatti apparentemente anomali per inventare ad arte prove che servono ad abbindolare chi è più propenso a credere alle cospirazioni.

Gli incidenti aerei sono rari, e quelli con impatto pressoché verticale ad alta velocità sono ancora più rari, ma l'analisi e la comparazione di questo caso e di altri (come il volo United Airlines 585, il volo American Airlines 587, il Lockheed L100-30 caduto a Piacenza) con il Volo 93 permettono di capire che la dinamica dell'impatto avvenuto vicino a Shanksville l'11 settembre 2001 è infrequente, ma non ha quei connotati di anormalità che inducono alcuni a formulare ricostruzioni alternative.