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2008/11/18

WTC e metallo fuso

di Paolo Attivissimo

Per coloro che pensano che le testimonianze di metallo fuso sotto le macerie del World Trade Center siano prova inconfutabile dell'uso di termite per demolire gli edifici, ecco una fotografia scattata durante gli incendi in corso in queste ore in California e pubblicata presso il Boston Globe (credit: Reuters/Phil McCarten).



Parrebbe quasi superfluo sottolineare che in questi incendi californiani non viene utilizzata la termite.

Ricordiamo inoltre che i parcheggi sotterranei delle Torri Gemelle ospitavano alcune migliaia di vetture e che il libro American Ground di William Langewiesche testimonia la fusione dei cerchioni di queste automobili:

"Along the north side, where the basement structure remained strong and intact (and was ultimately preserved), the fire had been so intense in places that it had consumed the tires and interiors, and had left hulks sitting on axles above hardened pools of aluminum wheels."


Le temperature degli incendi che continuarono sotto le macerie, dopo i crolli, raggiunsero indiscutibilmente valori sufficienti a fondere l'alluminio dei cerchioni e di altri componenti degli edifici (le Torri erano rivestite con pannelli in alluminio). Anche i lavori di taglio al cannello dei monconi delle colonne avrebbero prodotto colature di metallo fuso.

E' perlomeno plausibile, quindi, che i vigili del fuoco abbiano osservato metallo fuso (o precedentemente fuso) senza che quest'osservazione implichi giocoforza l'azione della termite.

2008/11/14

La colata del WTC2 nel nuovo filmato rilasciato dall'FBI

di Henry62

Fra i nuovi filmati rilasciati dal FBI a seguito della richiesta FOIA di Scott Bingham, è particolarmente interessante quello che mostra la colata di materiale fuso dal WTC2.

Si tratta di un breve filmato in formato FLV, reso disponibile tramite Youtube, per cui è necessaria una certa prudenza nel fare le valutazioni, nella speranza di poter disporre prossimamente di un video di maggior dettaglio.

Tuttavia in questo filmato si nota immediatamente un particolare degno di maggior attenzione e che, nonostante la veloce diffusione in rete di questi nuovi filmati, nessuno ha ancora evidenziato.

Il metallo che cola dal WTC2 ha colore grigio-argento, anziché il giallo-arancio delle altre immagini e dei video finora noti.

Inutile sottolineare che queste colate incandescenti scatenarono le ipotesi più strampalate di reazioni termitiche o addirittura di presenza di esplosivi.

Maggiori dettagli in questo articolo:

2008/08/09

Recensione: "The Third Tower", la BBC affronta il WTC7 (quarta parte)

di Paolo Attivissimo

Si conclude qui la recensione dell'indagine della BBC The Third Tower dedicata al WTC7. Sono già state pubblicate la prima, seconda e terza parte.

47:00. Qualche immagine di Alex Jones, il conduttore radiofonico statunitense che è uno dei principali sostenitori delle teorie di cospirazione, poi si passa alle dichiarazioni di Barry Jennings, uno dei sopravvissuti del WTC7.

La voce narrante del documentario sottolinea che nessuno morì nel WTC7, eppure sembra che le parole di Jennings, dette in un'intervista rilasciata da Jennings agli autori di Loose Change, indichino una situazione drasticamente differente. Secondo Dylan Avery, Jennings avrebbe detto di aver camminato sopra i cadaveri nell'atrio d'ingresso del WTC7. Jennings risponde che Avery e i suoi colleghi lo hanno presentato come se avesse visto dei cadaveri, ma lui dichiara di non averne mai visti.

Avery, però, ha una registrazione dell'intervista sul suo cellulare, e la fa vedere ai documentaristi della BBC. Dice Jennings nella registrazione:

"...e il pompiere ci portò giù, continuava a dire 'Non guardate giù'. E io continuavo a dire 'Perché?'. Lui disse 'Non guardate giù'. E... stiamo scavalcando la gente. E sai che lo puoi sentire, quando stai scavalcando la gente."

In originale:

...and the firefighter took us down, kept saying 'Do not look down'. And I kept saying 'Why?' He said 'Do not look down'. And... we're stepping over people. And you know you can feel when you're stepping over people."

Una frase decisamente enigmatica, che ha tutti i crismi e le ambiguità che la candidano a diventare il "pull it" del 2008. Perché Jennings parla di "people" ("gente, persone"), invece di "bodies" ("cadaveri"), come sarebbe più naturale se si trattasse di morti? Che cosa intende con "stepping over"? In inglese, "to step over" significa "scavalcare", nel senso di fare un passo che supera un ostacolo, senza toccarlo, come si potrebbe fare per scavalcare un fiore senza calpestarlo. Quindi non stava mettendo i piedi sui cadaveri, non li stava calpestando ("calpestare" sarebbe "to step on"). Stava scavalcando della gente. In che senso?

Jennings non chiarisce definitivamente la propria frase. La commenta così: "Ho detto che mi sentivo come se la stessi scavalcando, ma non la vidi mai. Capite, questo è il modo in cui mi hanno presentato, e non mi è piaciuto, così ho detto loro di rimuovere la mia intervista. Se credo che il nostro governo farebbe una cosa del genere alla propria gente? No. Sinceramente non lo credo. Io so che ero lì dentro, ho sentito quello che ho sentito, visto quello che ho visto."

Un video più esteso dell'intervista fatta da Avery a Jennings è disponibile qui su Youtube. La frase in questione è intorno a 5:30, ma il contesto non ne chiarisce il senso. Però Jennings dice che era con Mike Hess (per questo Jennings parla al plurale: "ci portò giù") e con almeno un soccorritore: sarebbe interessante sapere se queste persone confermano o smentiscono le parole di Jennings. E come mai nessuno degli addetti al recupero dei resti umani ha mai parlato di questi presunti cadaveri presenti sotto le macerie del WTC7?

48:00. Si torna a parlare del misterioso acciaio fuso proveniente dal WTC7 e arriva la spiegazione dell'apparente mistero. Il pezzo d'acciaio fu trovato dall'ingegnere specializzato in protezioni antincendio Jonathan Barnett in un'area di smistamento delle macerie di Ground Zero. Barnett (nell'immagine qui accanto, con il pezzo) dice che proveniva da una trave molto più grande e che è stato identificato con precisione perché il tipo di acciaio è quello usato per il WTC7 e non per le Torri Gemelle.

Barnett dice che il pezzo lo stupì, perché era così eroso e deformato. Le analisi di laboratorio hanno determinato che il pezzo fu "attaccato da scoria liquida", dice il professor Sisson citato all'inizio del documentario. La scoria liquida ("liquid slag" in originale, dove "slag" è un termine metallurgico), stando alle analisi, era composta da ferro, zolfo e ossigeno. Sisson chiarisce che il metallo non è stato fuso: è stato eroso progressivamente da un processo chimico, reso possibile dagli incendi molto caldi che covarono sotto le macerie di Ground Zero nelle settimane successive ai crolli. L'acciaio fu cotto a fuoco lento.

Lo zolfo derivava dalle grandi quantità di tramezze in gesso, polverizzato e poi bruciato dagli incendi. "Non lo trovo per niente misterioso" dice Sisson. "Se ho dell'acciaio e questo genere di temperature alte, e un'atmosfera ricca di ossigeno e zolfo, questo è il genere di risultato che mi aspetterei."

49:30. Il documentario parla del rapporto NIST sul WTC7, non ancora pubblicato. La prima indagine, effettuata dalla FEMA, dichiarò che il WTC7 era crollato per gli incendi intensi, alimentati da migliaia di litri di carburante presenti nell'edificio (per i generatori del centro di coordinamento emergenze). Ma la FEMA disse che questo aveva "solo una bassa probabilità di verificarsi" e che erano necessarie ulteriori indagini. Una conclusione che ha alimentato infinite teorie di complotto.

Sono passati sei anni da quel rapporto FEMA, e anche quest'attesa è stata interpretata come reticenza. Ma Shyam Sunder (immagine qui accanto), direttore delle indagini del NIST, passeggia fra i rottami delle Torri Gemelle (quelli che i complottisti dicono essere stati portati via in tutta fretta) e poi spiega:

"Ci lavoriamo da poco più di due anni. Due anni, due anni e mezzo, non sono affatto insoliti. E' lo stesso periodo che impieghiamo per le indagini sugli incidenti aerei."

Non disponendo di acciaio del WTC7 da studiare, i ricercatori del NIST hanno realizzato sofisticati modelli digitali che riproducono in estremo dettaglio le caratteristiche fisiche del WTC7. Vengono mostrate alcune immagini che sembrano corrispondere a quelle presenti nei file che, secondo i complottisti, sono bozze trafugate del rapporto NIST sul WTC7.




Secondo il NIST, dice il documentario, la ragione principale del crollo è la serie di normali incendi di ambienti adibiti a uffici; non è il carburante diesel come si pensava inizialmente. Vengono mostrate immagini di altri grattacieli incendiati ma non crollati e altre immagini dell'atrio del WTC7 devastato.

Il documentario fa notare che il WTC7 era diverso dagli altri grattacieli: era costruito a cavalcioni di una sottostazione elettrica. Inoltre c'erano numerosi incendi nel WTC7, e soprattutto i pompieri non poterono fare nulla per domarli: non c'era acqua.

Un'animazione digitale spiega la presunta dinamica degli eventi. Le sollecitazioni principali sono avvenute, secondo le risultanze non definitive del NIST, lungo il lato est, dove le travi (gli elementi strutturali orizzontali) avevano lunghezze considerevoli senza supporti. Gli incendi bruciarono abbastanza a lungo da indebolire le connessioni di queste travi lunghe al resto della struttura. Il punto debole, in particolare, fu costituito dalle connessioni fra le travi dei solai e le colonne verticali. Surriscaldandosi, le travi si imbarcarono e le connessioni si ruppero.



Questa rottura ebbe un effetto collaterale poco intuitivo ma molto importante: tolse alle colonne verticali il contenimento sul piano orizzontale prodotto dall'interconnessione con i solai. Di conseguenza, il WTC7 si trovò ad avere lunghi tratti verticali di colonne che erano libere di flettersi senza alcun contenimento laterale.

Questo concetto è confermato dalle prove fisiche trovate nel WTC5 (immagini qui sotto). Il grande squarcio presente nel WTC5, una sorta di cratere verticale in quest'edificio relativamente basso e largo, non fu il risultato dell'impatto delle macerie delle Torri Gemelle: fu causato puramente dagli incendi. L'acciaio fu esposto alle fiamme per ore e s'indebolì. Le connessioni s'imbarcarono e cedettero. Se questo è successo al WTC5, basso e meno sollecitato, non sembra illogico pensare che possa essere successo al ben più slanciato e sollecitato WTC7.





53:00. Si torna a parlare dei tempi di crollo del WTC7. Una ripresa molto nitida del crollo accompagna la voce di Richard Gage, che parla di "sei secondi e mezzo" di durata del crollo.

Shyam Sunder gli risponde che quando ci sono connessioni sostanzialmente prive di resistenza ai carichi che vi gravano, se si verifica il cedimento importante di una colonna verticale descritto prima, non ci vuole molto tempo per un crollo: a quel punto la struttura ha già perso tutta la propria integrità.

53:55. Uno spezzone del programma Hardfire illustra i dibattiti in USA fra complottisti e debunker. Viene intervistato Mark Roberts (immagine qui accanto), che sottolinea come il cospirazionismo ha i tratti tipici delle sette religiose: non c'è nulla, ma proprio nulla che possa far cambiare idea a un complottista; non c'è elemento di prova che tenga.

Roberts sottolinea anche un'altra lacuna fondamentale delle teorie alternative: non riescono a formare una versione coerente degli eventi e si contraddicono a vicenda.

55:00. Parla Richard Clarke (immagine qui accanto), capo consigliere per l'antiterrorismo del governo Bush all'epoca dei fatti, e solleva una delle più ovvie obiezioni di buon senso al cospirazionismo in generale.

"La gente che crede a queste teorie di complotto, specialmente questa riguardante il WTC7, non capisce cos'è il governo e chiaramente non vi ha mai lavorato. Chiunque vi abbia lavorato vi dirà due cose: il governo non ha la competenza necessaria per organizzare una cospirazione su vasta scala come questa; secondo, non è capace di mantenere i segreti. Non c'è praticamente nulla, che io sappia, in trent'anni di accesso libero ai documenti top secret, che non sia finito sul Washington Post o il New York Times."

A sottolineare le sue parole viene proposto uno spezzone di Nixon, la cui cospirazione elettorale fu smascherata, sfociando nel caso Watergate e nelle sue dimissioni. "Non c'è alcun modo in cui questo complotto per abbattere il WTC7 avrebbe potuto accadere" dice Clarke.

Dylan Avery perde le staffe davanti alla telecamera della BBC e risponde: "Non m'importa che esperienza del cazzo [fucking experience, in originale] ha. Non m'importa. E' una persona che fa parte del sistema. E' ovvio che vi dirà cose di questo genere." Una reazione scomposta e molto imbarazzante, per un gruppo di cospirazionisti che nel resto del programma aveva mantenuto un atteggiamento compito e ragionevole. Una reazione che toglie bruscamente la maschera di apparente civiltà dei leader del complottismo.

56:00. Mentre scorrono immagini del WTC7 e dei suoi interni, Clarke nota che era un edificio come gli altri: certo aveva molti inquilini governativi, ma ne aveva anche di altro genere, esattamente come tanti altri edifici.

Una passeggiata tra i complottisti che si radunano ogni fine settimana a Ground Zero. Poi parla di nuovo il pompiere Frank Papalia.

"Immagino che ognuno abbia diritto alla propria opinione. Mi fa un po' rabbia, perché io ero lì. Ho sentito parlarne gente che veniva da Cincinnati e dalla California e da dovunque venga questa gente. Io ero qui. Voi no. Credo che non abbiano alcun rispetto per gli amici che ho perso, e per tutte le persone che sono morte quel giorno, è come uno schiaffo in faccia."

58:00. Le parole del comandante dei pompieri Daniel Nigro, l'uomo accusato dai cospirazionisti di tacere le vere cause del crollo del WTC7, concludono il programma:

"I complotti possono sempre essere più emozionanti della realtà, perché ci puoi sempre aggiungere qualcosa. Sono un ottimo materiale per i romanzi. E anche a me piacciono i buoni romanzi, ma quando si tratta della vita reale, credo che dobbiamo sapere che un lato della pagina è la vita reale e l'altro è fantasia. E bisogna tirare una riga di demarcazione fra le due cose e vivere nel mondo reale, godersi i racconti di fantasia in quanto racconti di fantasia."

Un concetto quasi banale nella sua ovvietà, ma che sembra sfuggire del tutto a chi insegue le teorie alternative, basate su incredibili demolizioni organizzate di nascosto, senza tracce visibili, senza onde d'urto, senza residui di detonatori, con un'omertà assoluta che persino la mafia si sogna.

Il WTC7 è spesso definito la smoking gun, la pistola fumante, la prova più evidente del Grande Complotto: ma quando si affrontano i fatti, quando si ascoltano i tecnici, quando si parla con i testimoni diretti dell'11 settembre, emerge che è in realtà la prova più evidente della colossale stupidità delle teorie cospirazioniste.

2008/03/19

UPS all'81° piano del WTC2? Sì, il NIST conferma

di Henry62

Un importantissimo risultato per il gruppo Undicisettembre: il NIST, il prestigioso ente americano che ha svolto l'indagine tecnica sul crollo delle Torri Gemelle, ha risposto in data 17 marzo 2008 ad una mia segnalazione e, per mezzo del portavoce ufficiale del "NIST WTC Investigation", Michael Newman, ha ufficialmente confermato la presenza all'81° piano del WTC2 di una zona destinata ad accogliere un UPS (uninterruptible power supply - gruppo di continuità statica) della Fuji Bank.



Si tratta della prima dichiarazione ufficiale del NIST in cui viene esplicitamente citata la presenza di una zona destinata ad accogliere batterie stazionarie per il gruppo di continuità statica di un centro di calcolo di un istituto bancario.

Come ricorderete, l'81° piano della Torre Sud venne direttamente colpito dal Boeing 767 del volo UA175 e dal piano sottostante si manifestarono verso l'esterno delle colate di materiale fuso poco prima del crollo dell'edificio.

Il sospetto della presenza di batterie elettriche all'81° piano del WTC2, che avessero contribuito alla creazione delle colate di materiale incandescente, mi nacque dalla lettura del report definitivo NIST NCSTAR 1-1C del settembre 2005 e ne accennai pubblicamente già nel corso del secondo Speciale TG1, trasmesso da RAI1 domenica 3 settembre 2006, dedicato all'attacco al World Trade Center.

Su 11-Settembre pubblicai quindi l'articolo "UPS all'81esimo piano del WTC2?" (English version here) che ebbe immediatamente un'ampia eco sia in Europa sia, soprattutto, negli Stati Uniti.

Decisi quindi di interpellare il NIST in merito alla questione dell'interpretazione della sigla UPS, che si prestava ad un fraintendimento e, dopo un primo tentativo senza esito di qualche mese fa, la scorsa settimana riprovai a spedire il medesimo messaggio, in cui prospettavo la mia perplessità ed invitavo i ricercatori del prestigioso ente americano a leggere il mio post e, se possibile, a darmi una risposta che potesse risolvere il mio dubbio.

Nei giorni seguenti registrai la visita ripetuta al mio blog di visitatori del NIST, sia dell'ufficio di Gaithersburg (Maryland) che dell'uffico di Washington (Distretto di Columbia), per cui pensai che fosse la volta buona.

Il giorno seguente il portavoce del NIST mi ha quindi scritto e pubblico il suo messaggio dopo aver da lui ricevuto esplicita autorizzazione alla divulgazione del contenuto:

"Data: 17/03/2008 19:23
Mittente : Michael E. Newman

Re: Question about UPS in WTC2

Enrico,

Modifications were made in 1991 to reinforce the 81st floor of WTC 2 in an area occupied by the United Parcel Service.

Modifications were made in 1999 to floor 81 in an area of the floor occupied by Fuji Bank to accommodate the weight of an uninterruptible power supply.

Both of these modifications are documented in the section of the NIST WTC Investigation Report known as NCSTAR 1-1C (go to http://wtc.nist.gov/NISTNCSTAR1-1C.pdf).

What is perhaps confusing is that both modifications were made to areas where there are two-way trusses (the corners of the building) and the acronyms (UPS for "United Parcel Service" and "uninterruptible power supply") are the same.

However, these modifications were made eight years apart for two different tenants, so there is no link between them.

I hope this answers your question.

Thank you,
Michael Newman
Spokesman, NIST WTC Investigation

****************************************************************
Michael E. Newman
Senior Communications Officer
Public Affairs Office - National Institute of Standards and Technology
100 Bureau Drive, Stop 1070
Gaithersburg, MD 20899-1070
NIST info at http://www.nist.gov
NIST news and Tech Beat newsletter at http://www.nist.gov/news
WTC investigation info at http://wtc/nist.gov
****************************************************************"



La traduzione del testo in italiano:


"Enrico,

modifiche vennero fatte nel 1991 per rinforzare l'81° piano del WTC2 in un'area occupata dalla United Parcel Service.

Modifiche vennero fatte nel 1999 all'81° piano in un'area del piano occupata dalla Fuji Bank per sopportare il peso di un gruppo statico di continuità.

Entrambe queste modifiche sono documentate nel report NIST WTC Investigation Report NCSTAR 1-1C.

Ciò che forse crea confusione è che entrambe le modifiche vennero fatte ad aree del tipo "two-way trusses" (gli angoli dell'edificio) e gli acronimi (UPS per "United Parcel Service" e "uninterruptible power supply") sono i medesimi.

Tuttavia, queste modifiche vennero fatte ad 8 anni di distanza e per due differenti occupanti, così che non esiste connessione alcuna fra di esse.

Mi auguro che questo possa rispondere alla tua domanda.

Grazie,

Michael Newman portavoce NIST WTC Investigation"


Nel suo messaggio, il portavoce ribadisce quanto già scritto nel report in merito alla United Parcel Service (su cui peraltro continuo ad avere qualche perplessità, che mi nasce soprattutto dalla lettura della Tabella 13.2 allegata, in cui risulta che la Fuji Bank era già presente al 78° piano del WTC2 nel 1989 e all'80° e 81° nel 1990, mentre non è affatto citata la United Parcel Service nel 1991...) ma comunque, ed è ciò che interessa maggiormente, dichiara la presenza di un'area destinata ad accogliere un "uninterruptible power supply" della Fuji Bank sul piano colpito.



Trova così la più clamorosa ed autorevole conferma l'ipotesi da noi formulata della presenza di una grande quantità di batterie al piombo in uno dei piani colpiti da UA175 nella Torre Sud, della cui presenza si dovrà tener conto per spiegare le colate di materiale fuso dall'80° piano.

Questo risultato, sicuramente entusiasmante per me e per tutto il gruppo Undicisettembre, premia la ricerca che insieme stiamo conducendo sui tragici fatti dell'11 settembre e ci sprona a proseguire su questa strada.

2007/08/18

Fiat lux 3: diatriba Jones/Wood

di mother

Un parere è stato espresso sulla possibilità che a 1000°C l'alluminio presenti una radiazione compatibile con quella visibile nel WTC2 in questo post.

Vediamo comunque alcuni aspetti della diatriba fra Steven Jones e Judy Wood non inerenti quanto avvenuto l'undici settembre, ma riguardanti soltanto gli esperimenti in se da loro eseguiti a supporto delle loro tesi.

La diatriba fra Steven Jones e la Wood che portò alla separazione del movimento Scholars for 911 thrut in due basati su teorie dietrologiche incompatibili (Jones con la teoria termitica e la Wood con la teoria delle bombe nucleari) è stata descritta qui.
  1. L'esperimento di Steven Jones atto a verificare le affermazioni del NIST consiste nel porre dell'alluminio in una ciotola con delle materie plastiche e del legno (il NIST si esprimeva a riguardo della presenza di fibre di legno e materie plastiche nel crogiolo fuoriuscito dal WTC), nel scaldarlo con una fiamma ossidrica e nel far colare l'alluminio su un pianale (pressione ambiente e condizione di luce diffusa). Si può quindi notare la radiazione luminosa dell'alluminio e il colore emanato non conforme con quanto visibile nei video dell'undici settembre.
  2. L'esperimento di Judy Wood invece pone dell'alluminio su un catodo di tungsteno (temperatura di fusione oltre 3000°C). L'elettricità passante nei metalli riscalda i materiali secondo caratteristiche legate alla resistenza elettrica e permette di ottenere all'aumentare della potenza temperature sempre maggiori.
Entrambi soffrono cronicamente della mancata indicazione della temperatura a cui hanno portato il loro alluminio.

Mancano quindi i dati cruciali dai quali impostano esperimenti i cui risultati sfruttano per sostenere le proprie opinioni.

Vediamo più approfonditamente questi esperimenti.

Nell'esperimento di Steven Jones abbiamo dei video (video1 video2) che mostrano il metodo di riscaldamento scelto ed i risultati.

S. Jones nel suo articolo di critica alle considerazioni del NIST ci dice che nell'esperimento ha anche inserito assieme all'alluminio fuso delle parti di plastica e di legno a simulare i polimeri ed il legno di una scrivania presenti in un generico ufficio del WTC. Il metodo di riscaldamento scelto è la fiamma ossiacetilenica.
We melted aluminum in a steel pan using an oxy-acetylene torch. link



Andando a riprendere un articolo di Henry sull'uso della fiamma ossidrica: Approfondimento tecnico sul taglio termico dell'acciaio
Il primo punto che voglio chiarire é che il taglio termico dell'acciaio non é un processo solamente fisico, come sarebbe stato se si fosse trattato semplicemente di portare a temperatura di fusione l'acciaio, ma si tratta di una tecnica di taglio essenzialmente chimica.
In particolare, il riscaldamento fisico crea le condizioni ottimali perché si possa realizzare la seguente reazione chimica che porta al taglio vero e proprio:
.
3 Fe + 2 O2 = Fe3O4
(con sviluppo di gran quantità di calore)
...
Per poter realizzare l'ossidazione rapida, é necessario quindi portare ad alta temperatura l'acciaio (a temperatura, comunque, che resta inferiore a quella di fusione dell'acciaio), per poi indirizzare un getto di ossigeno direttamente sull'acciaio surriscaldato.
...
Dopo aver riscaldato la zona da cui iniziare il taglio, viene mandato ossigeno purissimo ad alta pressione, dando origine ad una vera e propria "lama" di ossigeno che ossida ad altissima velocità l'acciaio, determinandone il taglio.
Perché il processo di ossidazione esotermica dell'acciaio abbia inizio, o meglio si "inneschi", é necessario che il punto di inizio della zona di taglio abbia raggiunto una temperatura sui 900° C, in modo che poi sia lo stesso calore liberato dall'ossidazione rapida dell'acciaio (che raggiunge la massima velocità di reazione alla temperatura di 1300°C) a consentire la fusione dell'ossido di ferro che si crea dalla reazione chimica, consentendone l'allontanamento da parte del getto di ossigeno.
Il meccanismo di taglio dell'acciaio, basato sulla reazione fortemente esotermica di ossidazione, si autosostiene, fino a quando é disponibile ossigeno per alimentare la reazione chimica.
...
La temperatura di fusione del prodotto della reazione (cioé gli ossidi del metallo da tagliare) deve essere inferiore alla temperatura di fusione del metallo da tagliare, altrimenti si formerebbe uno strato protettivo di ossidi che bloccherebbe l'autosostentazione della reazione chimica, impedendo al fronte di attacco di continuare ad impegnare nuovo metallo.
Se nel caso dell'acciaio ciò si realizza molto bene, perché i vari ossidi di ferro fondono dai 1370°C ai 1565°C circa, nel caso di altri materiali, come l'alluminio, ciò non accade, dato che l'ossido di alluminio fonde a 2050°C, mentre l'alluminio fonde a 660°C.
Solamente l'esiguo spessore del rivestimento in alluminio ha quindi consentito di affrontare la demolizione anche con apparati di questo tipo, senza dover procedere alla rimozione meccanica dell'alluminio, ma utilizzando la sola fiamma di riscaldo per portare a fusione localmente il rivestimento esterno e quindi innescare la "combustione" del ferro con l'ossitaglio.
Quindi nell'esperimento di S. Jones l'unica fonte di calore è quella fornita dalla reazione ossiacetilenica, poiché per l'alluminio non avviene una reazione di ossidazione esotermica capace di sostenere il processo di fusione (ciò corrisponde a tagliare senza l'uso del solo ossigeno ad alta pressione con possibilità di raggiungere grossi spessori, ma semplicemente tagliare portando a fusione una certa parte di metallo entro certi spessori). Il sito Minerva scrive riguardo alla fiamma ossidrica:
Il gas che si brucia nel cannello ossidrico è una miscela di idrogeno e ossigeno, che brucia con fiamma bluastra liberando una grande quantità di calore. La combustione avviene all'estremità del cannello costituito da due tubi che portano separatamente i due gas fino alla fiamma.... Ancora oggi si sfrutta la possibilità d generare alte temperature con la fiamma ossidrica. Una delle prime applicazioni fu la realizzazione della fusione del platino in un crogiolo di calce. L'alta temperatura (2250°C) della fiamma è impiegata in metallurgia per la saldatura autogena del ferro, della ghisa, del rame, dell'alluminio; per i lavori di fucinatura, di brasatura, di colata, ecc...Una lamiera di grosso spessore, per es. di 160mm può essere tagliata con la stessa nettezza di un utensile, a mezzo di un cannello ossidrico, in una decina di minuti, anche sott'acqua. Il costo dell'idrogeno e la necessità di usare bombole ad alta pressione come contenitori hanno spinto a sostiuirlo con altri combustibili, soprattutto con acetilene; si parla allora di fiamma e cannello ossiacetilenici.
Osservando le immagini dell'esperimento di Steven Jones si osserva proprio la fiamma bluastra simbolo di gas incandescenti ad alta temperatura. Tuttavia si nota anche che il contenitore dell'alluminio non emette nessuna radiazione di luce (le fiamme dal contenitore sono provocate dalla plastica e dal legno inseriti).


Nel post tecnico avevamo indicato alcuni video in cui l'alluminio appariva grigio ed altri in cui non appariva grigio (video1 video2).


L'effetto del calore dovrebbe investire sia il contenitore che l'alluminio.

La mancanza di dati sul contenitore non può fornire una significativa indicazione in nessun merito nè a favore nè contro.

Se si sapesse di che materiale si tratta (si può solo presumere che sia ferro), ci si potrebbe chiedere a che temperatura sia stato portato vista la mancanza di radiazioni in relazione dei dati di riflessione/emissione più consoni.


La mancanza di indicazioni sulla misurazione della temperatura nel video non migliora un esperimento scientificamente poco significativo così come molti altri video diffusi in Internet.

Va fatto notare che il picco di 2200°C raggiunto da una fiamma ossiacetilenica non è garanzia che l'alluminio sia alla temperatura massima, a causa del periodo di esposizione che condiziona lo scambio di calore e la sua dispersione (anche questo non indicato nel video).

Facciamo un esempio semplice: il metano ha una temperatura di autoignizione di 600°C, ma questo non significa che appena vi si posa sopra una pentola piena d'acqua questa arrivi istantaneamente a 600°C.

Quindi l'esperimento si colloca in quel buco di rappresentazione che va dal punto di fusione dell'alluminio (660°C con alluminio riflettente più che emettitore di radiazioni luminose) fino al punto di fusione o di illuminamento del contenitore in cui è contenuto il metallo da analizzare, entrambi al di sotto dei circa 2200°C producibili con la fiamma ossidrica alla pari degli altri video precedentemente sorpa presentati.

Va fatto notare un ulteriore aspetto: l'ossidazione dell'alluminio. A contatto con l'aria, l'alluminio surriscaldato dalla fiamma ossiacetilenica forma subito uno strato di ossido in superficie reagendo con l'ossigeno.

Tuttavia se ci limitassimo ai soli scritti fra Jones e Wood perderemmo un passo curioso della diatriba Jones vs Greening.

In risposta ad quest'altro esperto (settembre 2006), F.D. Greening, con un altro esperimento inerente l'interazione fra alluminio fuso dell'aereo e ruggine depositata sopra un elemento strutturale come possibile causa di reazioni termitiche esplosive, Jones scrive:
We also noted that while a steel pan holding the aluminum glowed red and then yellow hot, when poured out the falling aluminum displayed a silvery-gray color, adding significantly to the evidence that the yellow-white molten metal flowing out from the South Tower shortly before its collapse was NOT molten aluminum. (Recall also that the yellow color of the molten metal (video clip above) implies a temperature of approximately 1100°C -- too high for the darksmoke hydrocarbon fires burning in the building.) This is a point worth emphasizing: aluminum has low emissivity and high reflectivity, so that in daylight conditions after falling through air 1-2 meters, molten aluminum will appear silvery-gray, while molten iron (with its characteristic high emissivity) will appear yellow-white (at ~1100oC) as observed in the molten metal dripping from the South Tower just before its collapse (see: link ). We also recall that this molten metal, after falling approximately 150 meters (or yards) still retained a reddish orange color (photograph above). This is not the behavior of falling, molten aluminum
Contrariamente all'esperimento atto a verificare le affermazioni del NIST utilizzato anche in risposta alla Wood per affermare l'impossibilità che l'alluminio emetta delle radiazioni luminose giallo aranciate e sia riconducibile così alla colata visibile nel WTC2, in questo testo di risposta a Greening, Jones ammette che l'alluminio nella ciotola raggiunge i colori giallo aranciati, ma al momento della colatura entro pochi metri perde queste caratteristiche raffreddandosi all'aria.

Per Jones tali colori sono attribuibili ad una temperatura di 1100°C del metallo.

Si può far notare che anche in questo caso mancano immagini che mostrino un effettivo riscontro sulle temperature indicate.

Da notare che a Judy Wood non è mai pervenuta questa risposta, visto che il 21 maggio 2007 ancora vi è un botta e risposta nei suoi confronti per la questione radiazioni luminose dell'alluminio a 1000°C (11-settembre.blogspot.com).

Stephen Philips, fisico americano a sostegno della causa di Judy Wood facendo affermazioni simili sull'emissione/riflessione dell'alluminio sposta i termini di comparsa della radiazione rendendo possibile che a 1000°C venga emessa una radiazione luminosa non completamente grigia.

Solleva poi una vasta serie di critiche in parte poco inerenti con il post ed in parte che prevedono questioni di riflessioni della luce ed emissività su quegli elementi che secondo la teoria di Steven Jones sarebbero stati tagliati con cariche di termite. Infatti la termite per tagliare scalda l'acciaio (discusso già qui punti 4-5).

Nell'esperimento di Judy Wood il catodo di tungsteno e i pezzettini di alluminio sono posati l'uno sull'altro. Questo fa sì che la corrente si ripartisca fra i due metalli descrivendo un sistema in parallelo (l'alluminio presenta minor resistenza e resistività rispetto al tungsteno sia a temperatura ambiente che ad alte temperature, quindi trasmette maggiore corrente elettrica).



Date le leggi di Ohm e le leggi sulla resistività si può stimare al temperatura dei conduttori.


I due conduttori raggiungono temperature differenti, tuttavia visto le piccole differenze e il contatto fra metalli si può immaginare che siano alla medesima temperatura, evitando così calcoli di scambio di calore.

Data la coppia di V, tensione elettrica ed I, intensità elettrica, applicata si ottiene la temperatura raggiunta (dietro a questo concetto stanno i fusibili); data la temperatura da raggiungere si può stimare la coppia di (V,I) da applicare.

L'uso di queste semplici equazioni è tuttavia una approssimazione allo studio.

All'aumentare della temperatura la resistività di ogni materiale tende a cambiare tendendo per alte temperature a perdere la linearità di comportamento.

Lo studio del comportamento elettrico di un metallo fuso risulta non normalizzato con leggi e richiede la sperimentazione in laboratorio.

Ricadono in questa casistica l'esperimenti di Judy Wood ed il caso pratico del WTC2, ricordandosi questo post di Henry che lascia paventare la presenza di cariche ioniche molto potenti e probabili correnti vaganti.

Un altro aspetto di interesse in un esperimento in cui la corrente elettrica ha un ruolo dominante è l'ossidazione dell'alluminio.

L'ossidazione che avviene al semplice contatto con l'aria e migliora con l'aumentare della temperatura, come sopra descritto crea un composto dal punto di fusione superiore rispetto a quello del metallo puro.

Il semplice contatto con l'aria crea un film estremamente sottile che difficilmente rimane integro sul metallo puro liquido.

Diverso è il caso di un metallo solidificato con un film di ossido sulla superficie a protezione del sottostante metallo puro o di altri metalli quali il ferro (vedi protezione con alluminio anodizzato).
L'alluminio è un forte agente riducente, ma, quando viene a contatto con l'aria, forma una sottile pellicola (10^4 -- 10^6 mm), molto dura e trasparente di Al2O3 che aderendo fortemente alla superficie metallica lo protegge da una ulteriore ossidazione. Per accelerare l'ossidazione si deve allora scaldare. (link)
In tal caso è interessante l'anodizzazione dell'alluminio. L'anodizzazione è il processo che permette di depositare uno strato protettivo di allumina sulla superficie di un oggetto di alluminio al fine di creare uno strato contro la corrosione avviene depositando il materiale sull'anodo in un bagno elettrolitico.

L'ossigeno contenuto nella soluzione acquosa viene quindi spinto a reagire con l'alluminio ricomprendo l'oggetto di uno strato d'ossido distribuito e compatto.

Al catodo questa operazione non sarebbe possibile, poichè l'alluminio caricato negativamente (potrebbe subire una reazione di riduzione e non di ossidazione) non verrebbe spinto a reagire con l'ossigeno formando uno strato di ossidi superficiali.

In questo caso ci si differenzia dall'esperimento di Steven Jones.

Si ricorda che a favore di Judy Wood era intervenuto anche un altro fisico: Stephen Philips.
Link segnalazione di Henry.

In conclusione, si può dire che entrambi gli esperimenti, volendo indagare comportamenti estremi del materiale sui quali anche la fisica teorica universitaria esprime poche leggi, formule e teoremi, avrebbero bisogno di indicazioni più chiare riguardo ai dati ed alle condizioni di sviluppo. Da questi si potrebbe trarre un risultato chiaro che permetta di identificare o comparare in modo certo il fenomeno fisico trattato.



Aggiornamento articolo 2-10-2007
Uno degli esempi analizzati da Judy Wood riguarda le immagini tratte dal libro Build an Oil Fired Tilting Furnance di Steve Chastain (libro dedicato alle tecniche di fonderia amatoriali ed alla costruzione di un forno per fondere metalli).
Le conclusioni della Wood sono che il materiale sia alluminio fuso, a pressione ambiente ed in normali condizioni di luce.

Osservando il processo di purificazione dell'alluminio presentato viene indicata la formazione di composti di ossidi che possono essere a galla, affondare o mescolarsi con l'alluminio:
Metallic aluminum is normally covered with a thin film of oxide because the metal readily oxidizes in air at room temperature. This oxide film forms a protective barrier against further oxidation. When melting aluminum, the exposed surface of the molten metal will oxidize to form dross. This dross may float on top, sink to the bottom, or it may become mixed in the melt. If the dross is not ³wetted² by the aluminum it will float. However if it is wetted, it may become mixed into the melt or sink to the bottom. The specific gravity (weight relative to an equal volume of water) of some of the materials found in dross are listed below. link
ossidi di Mg, Cu, Ca, Si avvicinano il composto alle condizione di mescolanza di più metalli sopra descritti con variazione del coefficiente di emissione verso il valore unitario.


Inoltre vengono aggiunte queste due immagini dei lavori di bonifica di Ground Zero in cui appare evidente come venissero impiegati sia i cannelli sia la fiamma ossidrica.



worker con cannello in azione


worker con fiamma ossidrica in azione



INDICE

Fiat lux 2: metallo fuso dal WTC2

di mother

Trattando il problema della radiazione luminosa in questo post più tecnico, abbiamo visto come sia difficile eseguire uno studio teorico privo di approssimazioni troppo restrittive che permetta di stimare con correttezza la radiazione emessa dall'alluminio nell'intorno dei 1273K.

Cerchiamo adesso di ragionare su quanto avvenuto nel WTC2 l'11 settembre 2001.


In primo luogo bisogna affermare che al momento non esistono studi comprovati sul materiale fuoriuscito dall'edificio quel giorno.

La necessità di mettere in salvo le persone circa 400 metri più in basso, la presenza di un'alta temperatura e il successivo crollo degli edifici non hanno permesso di prelevare un campione per analizzarlo e poter stimare se si trattasse di alluminio, leghe varie o acciaio.

Testimoni come William Rodriguez si soffermano più sui vetri e pannelli precipitati dall'alto, travolgendo persone, che sulle colate di metallo fuso.
...il suo corpo era stato tagliato a metà come da una gigantesca ghigliottina, perché mentre usciva una lastra di vetro le era caduta addosso precipitando dall'alto straziandola in quel modo in una frazione di secondo. link
Ciò è curioso, visto che teorie come quella termitica di Steven Jones prevedono colate di metallo fuso su tutte le facciate del WTC al fine di indebolire la portanza della struttura e creare un crollo progressivo (fosse l'unica critica alla teoria termitica...).

Quindi al momento sono utilizzabili solo le immagini ed i video.

In secondo luogo bisogna notare una profonda differenza: molten metal (metallo fuso) e molten steel/iron (acciaio/ferro fuso) sono cose diverse. Tuttavia spesso fra i dietrologi il passaggio da un generico metallo fuso ad acciaio fuso viene compiuto con la stessa facilità con cui si afferma che le temperature dentro il WTC erano così basse da non indebolire l'acciaio delle strutture portanti (le strutture portanti sono di acciaio, tuttavia vari metalli possono fondere a temperature inferiori rispetto quella dell'acciaio).

Il conflitto e la confusione imperversano e sono radicati dai lettori meno accorti fino ai vertici dei movimenti dietrologici a causa dell'esistenza di teorie complottistiche diverse in lotta fra loro, come già discusso in questo post.

Complottisti come Steven Jones e Judy Wood considerano che il metallo fuoriuscito dal WTC2 era rispettivamente ferro fuso (prodotto dalla reazione della termite) e alluminio fuso.

Il NIST stima il materiale in una mescolanza di una lega di alluminio ed altre componenti quali materie plastiche e fibre organiche.
Il Nist ritenne di precisare la propria posizione nel documento con le FAQ rilasciato nell' agosto 2006, in cui formulò, appunto, l'ipotesi di una pozza di alluminio fuso (composta da parte della lega aeronautica del Boeing 767/200 che colpì la Torre), a cui si erano unite sostanze organiche ed altre sostanze, come resine e plastiche, oltre al vetro, provenienti dal materiale d'ufficio e dalle strutture di rivestimento interno del piano commerciale, che era fuoriuscita dalla finestra per il cedimento ed il successivo inclinarsi delle floor-truss dei piani 81 e 80.

Il cedimento dei pavimenti dei piani citati è documentato anche da fotografie esterne del palazzo, in cui si vedono le travature orizzontali dei pavimenti assumere posizioni assai diverse da quelle di progetto.

Secondo il Nist, quindi, materiale in lega leggera, sia proveniente dall'aereo che dalla Torre stessa, si era fuso restando sul pavimento, per essere portato a temperature molto elevate nel corso del violento incendio che ha interessato i piani 80-81 in prossimità della facciata Nord, e sarebbe colato, probabilmente dal piano 81 sul piano 80 e da questo all'esterno, dopo aver inglobato sostanze chimiche presenti in abbondanza nel palazzo, come solfato di calcio (gesso) e materie plastiche. 11-settembre.blogspot.com
F.D. Greening, in un post di analisi della presenza di alluminio e della teoria termitica, indica:
The other major source of aluminum at the WTC was the aluminum alloy airframes of the Boeing 767 aircraft that crashed into the Twin Towers on the morning of 9-11. It may be estimated that, on impact, these aircraft weighed about 124,000 kg including fuel; of this weight, 46,000 kg comprised the fuselage and 21,000 kg made up the mass of the wings – all of which were fabricated from aluminum alloys. Modern airframes are invariably constructed from series 2000 aluminum alloys. Alloy 2024 is a typical example containing 93 % Al, 4.5 % Cu, 1.5 % Mg, and 0.5 % each of Mn and Fe. These metallic additions to aluminum lower the melting point of the alloy from a value of 660°C, for pure aluminum, to about 548 °C for alloy 2024. This relatively low temperature indicates that the fires within the Twin Towers were quite capable of melting at least some of the Boeing 767 aluminum airframe structures remaining in the WTC before its collapse. link
Steven Jones ha contestato alcune affermazioni dello scritto in alcuni documenti (interazione calcestruzzo-alluminio, possibilità di reazione termitica esplosiva fra ruggine depositata sopra elementi strutturali e alluminio dell'aereo), tuttavia questo argomento non è inerente al post.

Recentemente Henry ha postato questo articolo in cui si può leggere:
In ambito bancario ed informatico, la sigla "ups" ha un ben preciso significato, e cioé "uninterruptible power supplies" ed individua i cosiddetti "gruppi statici di continuità", cioé quelle strutture, composte da batterie stazionarie, che devono garantire la continuità dell'alimentazione elettrica per centri di calcolo e sistemi elettromedicali che non possono accettare la benché minima interruzione di servizio.
...
Del resto, numerose sono le testimonianze che su quel piano, l'81esimo della Torre Sud, ci fossero attrezzature informatiche relative al centro di elaborazione dati: ne parlano i sopravvissuti e, anche da parte complottista, Bollyn ne parla diffusamente citando una non ben definita "gola profonda" che avrebbe lavorato proprio in quella struttura.
...
Il piano 81 della Torre sud avrebbe quindi avuto un'ampia porzione della sua estensione occupata da batterie stazionarie di un "ups" della Fuji Bank.
...
Come è possibile vedere, l'ups si compone di un numero elevatissimo di batterie al piombo,
...
A questo punto, credo che si debba considerare come molto probabile che la colata sia da ricondurre ad alluminio delle leghe leggere, ma anche al piombo delle batterie, in combinazione con altri materiali derivanti da ciò che era presente sul piano 81 del WTC2 e che è colato, dopo il cedimento del pavimento, sul piano 80 da cui é successivamente fuoriuscito dalla facciata: un ruolo importante, nel cedimento del piano 81, credo sia da attribuire anche al peso delle batterie e all'azione di "indebolimento" operato dall'incendio al piano 80, che ha minato dal basso la capacità strutturale delle floor-truss sovrastanti.
Una piccola aggiunta che potrebbe essere fatta all'articolo di Henry e alla quale tra l'altro è si è sempre espresso a favore, riguarda l'azione dirompente dell'aereo al momento dell'impatto.

Come descritto dal NIST, il Boeing, impattando nei piani, ebbe non solo un'azione dirompente nelle strutture della facciata ed in parte delle strutture del core, ma contribuì a ridistribuire e con la successiva esplosione sconquassare pareti e oggetti nei piani, in parte addensando materiale proprio laddove Henry descrive la presenza del gruppo UPS di batterie.

Si può inoltre supporre, come già qui paventato, la presenza di archi voltaici e correnti vaganti dovute alle batterie al piombo.

Viene logico pensare che se doveva esserci acciaio fuso allora a maggior ragione dovevano essere fusi prima tutti gli altri metalli, materiali e composti presenti.

Tuttavia analizzare le radiazioni luminose emesse per determinare la temperatura senza un'adeguata considerazione sul coefficiente di emissione può indurre enormemente in errore.
Per comprendere questo concetto si può pensare all'esperimento di Judy Wood.


Se qualcuno ci presentasse quest'immagine e non conoscessimo né Judy Wood/Michael Zebhur né i dati dell'esperimento da loro sviluppato, saremmo portati a dedurre che l'ammasso fuso indicato sia lo stesso materiale, poiché vi è una medesima radiazione emessa.

In realtà ben sappiamo che il catodo è composto di tungsteno e sopra vi è depositato l'alluminio fuso.

La presenza di materiali diversi (piombo, silicio, alluminio, rame, latta, polimeri vari, materiali da ufficio, magnesio, manganese, ....), molti dei quali con temperature di fusione inferiori ai 1000°C, alcuni dei quali paventati dal NIST, non può far altro che richiamare ad un passo di questo testo di Scaglioni (link).

Si può però osservare che quanto più un materiale è chimicamente complicato, tante più sono le sue righe spettrali, tanto più il suo spettro si avvicina a quello del corpo nero.

Le condizioni per cui il molten metal emesso sia da descrivere come un corpo nero, piuttosto che come un corpo grigio od un corpo reale, sono quindi dovute alla presenza sul piano di svariati materiali composti, metalli e detriti di varia natura: quelli con temperatura di fusione inferiore ai 1000°C capaci di mescolarsi in un'unico amalgama all'esplosione dell'incendio.

Secondo questa deduzione, che tuttavia richiederebbe una conferma su un campione del metallo fuso fuoriuscito (che sfortunatamente manca), si può descrivere il comportamento del metallo fuso emesso dal WTC2 con un coefficiente di emissione elevato e prossimo al valore unitario (tanto più che la maggior parte dei metalli tende ad aumentare secondo leggi non note il proprio coefficiente di emissione al crescere della temperatura).

Si fa notare che nelle tabelle qui indicate l'acciaio presenta un coefficiente fra 0.075 fino a 0.88 a seconda del tipo di acciaio e delle sue condizioni superficiali.

Per vedere in modo semplice la radiazione emessa da un corpo nero ad una data temperatura si può usare questo applet o meglio ancora lo stesso su un sito italiano.

Il funzionamento è molto intuitivo:

1) si inserisce la temperatura in gradi kelvin e si osserva il colore risultante della radiazione

2) si sposta la lunghezza d'onda massima con il mouse tenendo premuto il tasto sinistro e si osserva la colorazione

3) si usa la barra a scorrimento e si osserva la colorazione.

4) i segni spuntabili sono gli assi x e y che vengono autodimensionati in funzione del grafico.


A 1273K il colore risultante è un rosso vivo.

Bisogna tuttavia ricordare qualche concetto precedentemente spiegato. Il contributo del sole non deve essere considerato, poiché si sta lavorando con un coefficiente di emissione prossimo ad un corpo nero. Al massimo il contributo sarebbe una piccola percentuale ed essendo una luce grigia porterebbe ad un tenue schiarimento.

Perchè una candela è gialla: in questo caso, poiché la percezione di un osservatore standard non recepisce tutti i colori nel medesimo modo, il colore complessivo subisce una variazione nelle concentrazioni con uno schiarimento e traslazione verso il giallo.

Sul sito dell'applet java non indicano questa correzione, ma solo il semplice calcolo delle concentrazioni.
A simulation of the visible spectrum is displayed under the curve, corresponding to 400 (blue), 500 (green), and 600 (red) values. The colored circles on the left represent the percent of each color present and a simulation of the total color of the object.
D'altra parte già in passato era state fatte notare due tabelle indicanti la correlazione fra colore e temperatura utilizzate da Judy Wood e Steven Jones.

(from Process Associates of America)

Tabella utilizzata dalla Wood per indicare a Steven Jones che "i metalli" alle alte temperature sviluppano una radiazione luminosa.


Questa tabella è stata indicata da Steven Jones nella parte del suo documento PDF in cui discuteva di WTC7 ed affermava che la radiazione prodotta dal metallo in foto era sicuramente prodotta da una fonte di calore superiore come la termite.
La scritta "WTC steel temp. due to fires" riferita alla temperatura di 600°C si rifà alle analisi delle colonne perimetrali del WTC1&2 compiute dal NIST (dimentica le analisi della FEMA di un campione di colonne del WTC7).

Si segnala inoltre il commento espresso da Steven Jones in risposta a Greening visibile in questo post.



In questo video (trovato dal blogger Bisqui) si può apprezzare la radiazione luminosa offerta dalla reazione termitica.

Colore radiazione durante colata materiale incandescente



Flash di luce durante la reazione

Colore blocco di ferro

Colore a freddo pezzo di ferro

Sulla termite sono stati scritti vari altri post.

Rimangono tuttavia altri aspetti da prendere in considerazione riguardo all'argomento molten metal.

1) molten metal - testimonianze
2) molten metal - sulfur
3) molten metal - colate laviche nelle subway
4) molten metal - USGS e GeoNews
5) molten metal - melted car




Aggiornamento articolo 2-10-2007

In base alle considerazioni svolte da Enrico sull'UPS ed in base alle considerazioni svolte qui sull'esperimenti di Judy Wood appare del tutto ovvio far notare che la presenza di elevate cariche elettriche (6000-10000 ampere) ha contribuito all'aumento della temperatura.

Un dato interessante da valutare é la corrente di corto circuito che una singola batteria é in grado di erogare, ricavabile da questa tabella:


da cui si vede che una batteria con una C10= 400 Ah libera, in caso di corto circuito, ben 6.816 Ampere, che salgono a ben oltre i 10.000 Ampere per le batterie con C10=1.340Ah.
Stiamo parlando di correnti di migliaia di ampere, che possono produrre effetti termici inimmaginabili.

Un esempio similare è rappresentato dai fusibili, elementi inseriti nei circuiti per limitare la corrente elettrica che vi può scorrere (cause esterne potrebbero esserci picchi indesiderati) grazie ad un elemento di differente metallo rispetto al rame del circuito capace di fondersi sopra determinati valori di rapporto fra potenziale e intensità di corrente (in altre parole in funzione della limitazione che si vuole ottenere si inserisce il fusibile del materiale più adatto).
Tale effetto della corrente si inserisce in un quadro già caotico e di difficile previsione, quale quello dato dal raggruppamento delle macerie ad opera dell'impatto del boeing e dell'esplosione.

Si ricorda inoltre un altro esempio chiaro.
Nei casi in cui si subisca un elettroshock il termine utilizzato per descrivere i danni di un eccesso di corrente elettrica transitante nel corpo umano (sopra i 10-15 milliampère) è ustioni a tessuti ed organi interni.
LIMITI DI PERICOLOSITÀ DELLA CORRENTE
Nel caso più frequente di corrente alternata con frequenza di 50Hz, si è potuto stabilire che per la maggior parte delle persone risulta che:
  1. i valori di corrente che vanno da 0 mA a 0,5 mA non vengono neanche percepiti e non provocano alcun effetto qualunque sia la loro durata. Il valore di 0,5 mA è considerato la soglia di percezione.
  2. Per valori che vanno da 0,5 mA a 10 mA la corrente viene percepita ma non provoca effetti dannosi qualunque sia la durata, e la persona è sempre in grado di staccarsi dal contatto. Il valore di 10 mA è considerato la soglia di pericolosità.
  3. Per valori di corrente da 10 mA a 200 mA il contatto può essere dannoso oppure no secondo la durata. Il tempo di sopportabilità della corrente diminuisce all’aumentare dell’intensità di corrente.
  4. Per valori di corrente maggiori di 200 mA il contatto provoca sempre effetti dannosi qualunque sia la durata.

Si ricorda inoltre questo post in cui si parla di una pratica storica, come il carbone da legna e questi post (Fumo dalla base delle Torri Gemelle, Smoke plume) in cui si analizza il fumo prodotto dal WTC.





INDICE

Fiat lux 1: parte tecnica

di mother

Nei riguardi della diatriba che ha portato alla scissione del gruppo Scholars For 911 Truth in due movimenti dal nome similare, basati su teorie incompatibili (teoria della demolizione controllata con uso di bombe nucleari e con l'uso della termite, vedi link) uno dei metodi paventati per discernere quanto avvenuto quel giorno è l'analisi della radiazione emessa dal metallo fuoriuscito dal WTC2.


Per fare questo bisogna fare un piccolo ma proficuo ripasso delle leggi che regolano le radiazioni dello spettro.

Visitando Google Video o YouTube possiamo vedere come vi siano molti video amatoriali di persone che hanno lavorato con l'alluminio fuso (temperature non indicate) ottenendo sia radiazioni di colore rosso sia radiazioni grigio lucente (ovviamente si presume la bontà dei dati inseriti nel video):


Trovo interesssanti soprattutto questi, in quanto si può notare in parte lo scolorimento dell'alluminio dovuto al raffreddamento:


Nel confronto con questo video si può inoltre notare un altro dato, ovvero il contenitore riscaldato che contiene l'alluminio.

Anche in questo caso manca un dato significativo, ovvero di che metallo si tratti. Tuttavia la mancanza di una radiazione luminosa in uno dei due casi lascia intendere che i metalli nel/del contenitore si trovano a temperature assai diverse. Le radiazioni luminose emesse dal metallo fuso vanno dal giallo acceso al grigio chiaro tipico dell'alluminio con un tenue rosso sbiadito di intermezzo.


Premetto che la scienza che studia il comportamento radiativo nei corpi (illuminotecnica e cromatografia) è poco sviluppata nell'ambito cromatografico di previsione delle radiazioni emesse da un corpo reale sottoposto ad un certo ambiente e temperatura.

Infatti la riproducibilità di tali condizioni a basse e medio alte temperature è assai facile tanto quanto migliore è la resa di strumenti di misura della temperatura indiretta basati su altri concetti fisici.

Campi paralleli più sviluppati si hanno per le altissime temperature nello studio delle radiazioni luminose prodotte dai corpi stellari e in applicazioni di rendering di ambienti simulato (programmi che simulano ambienti senza dover passare per gli integrali ed il loro calcolo).

Riassumendo per punti:

1) La luce è descrivibile con la legge di Planck, in cui al variare della lunghezza d'onda della radiazione che entra in un corpo nero si ha un determinato comportamento energetico del corpo nero con modificazione della sua temperatura.
(sono indicate due formulazioni)

In condizioni di equilibrio, assorbimento ed emissione sono identici, quindi la legge descrive anche le radiazioni che un corpo è in grado di emettere se sottoposto ad una certa temperatura.

Nel caso il corpo nero sia immerso in un ambiente a temperatura differente, il sistema non è in equilibrio, quindi assorbimento ed emissione di radiazioni potrebbero differire, anche se di poco.

2) Un corpo che assorbe tutte le radiazioni incidenti è un corpo nero (costante di assorbimento pari a 1, costante di riflessione e di trasmittanza nulle). Un corpo che assorbe solo parte delle radiazioni incidenti è un corpo grigio; vale la legge di Prevost.

Si può ben capire che un metallo non ha trasmittanza, quindi dato l'assorbimento/emissione, si ha la costante di riflessione (un corpo completamente riflessivo rispetto ad una radiazione elettromaghetica è un corpo bianco che riflette la luce bianca del sole o gialla di una lampada).

Un corpo reale come l'alluminio possiede un coefficiente di assorbimento/emissione variabile con molte caratteristiche: la temperatura, la lunghezza d'onda (l'alluminio, essendo di aspetto grigio, tende a riflettere egualmente rispetto ai colori base), la condizione della superficie del materiale (opaca, lucida...), la legge di Lambert.

In altre parole, alla funzione di Planck si sovrappone per moltiplicazione un ulteriore coefficiente, capace di descrivere il comportamento emissivo dell'oggetto variando la forma della curva all'aumentare della temperatura, accentuando picchi in corrispondenza di determinati valori di emissione luminosa (in questo modo possono essere definiti colori diversi alla stessa temperatura con diverse sostanze).

Si pensi, per esempio, ad un oggetto che di riflesso alla luce solare bianca appare come blu.
La radiazione bianca è data dalla mescolanza di blu, verde e rosso, il primo completamente riflesso e gli altri due assorbiti dal corpo.

(tratta da hyperphysics.phy-astr.gsu.edu vincitore del Merlot Classic Award winner for 2005)

Per comprendere il comportamento di un materiale al variare della temperatura ci si deve basare sulle indagini cromatografiche, che permettono di determinare il comportamento del coefficiente di emissione al variare di temperatura e lunghezza d'onda.

Dell'alluminio esistono pochissimi dati riguardanti indagini cromatografiche: a malapena qualche tabella indicante a qualche temperatura la costante di assorbimento/emissione, senza possibilità di prevedere in modo preciso il comportamento che ha fuori dai valori indicati.

Scaglioni indica questi valori

(520K = 247°C 900K = 627°C)
Judy Wood indica questi valori


3) A complicare ulteriormente lo studio interviene la legge di Lambert. Questa legge indica come si comporti una superficie di un materiale ad una data radiazione luminosa riflessa o emessa.
Alcuni metalli, come l'alluminio, non inviano in tutte le direzioni la medesima intensità luminosa, ma variano al variare dell'angolo di emissione rispetto la normale della superficie (per questo si costruiscono dei solidi fotometrici o sezioni di solido a cui si associano direzioni e quantità luminose definendo lo steradiante, angolo solido).

(tratto da qui)

Detto questo, si può ben capire che per studiare il problema posto da Steven Jones e Judy Wood nei riguardi delle emissioni dell'alluminio al variare della temperatura bisogna in primo luogo immaginare il metallo fuso in ambiente diurno, con una radiazione incidente del sole a cui si sovrappone un comportamento emissivo dato dal corpo caldo.

Le due radiazioni, sovrapponendosi, definiscono al variare della temperatura del corpo la radiazione visibile (si immagini di prendere due curve di Planck, una riferita al Sole e l'altra con temperatura variabile dell'alluminio con un corretto coefficiente di emissione al variare della temperatura e dell'assorbimento).

A tal riguardo bisogna fissare qualche altro concetto.

4) Il sole è una sorgente situata fuori dall'atmosfera terrestre, costituita da un corpo che emette una luce bianca alla temperatura di circa 5507°C (5780K). La luce emessa, che giunge fino a noi dopo aver subito il passaggio attraverso lo spazio (scarsa dispersione), fenomeni di riflessione, assorbimento e trasmittanza nell'atmosfera terrestre, fenomeni di dispersione per l'ozono, il pulviscolo contenuto nell'aria e la presenza di gas come l'azoto diluito nell'atmosfera, subisce una riduzione di intensità da tenere in considerazione.

Tuttavia il calcolo della riduzione in modo corretto non è semplice: basti pensare agli studi sul surriscaldamento del pianeta o agli studi sui pannelli fotovoltaici.

La radiazione che giunge a terra è strettamente dipendente dall'angolo di incidenza, dalle condizioni dell'atmosfera (maggiore o minore densità dell'aria), dall' alta o bassa pressione (UR umidità dell'aria), dai gas dispersi, dal pulviscolo e dallo spessore dello strato d'ozono, eccetera.

(tratto da miniwatt.it in un PDF riferito ai pannelli solari)


La radiazione varia con l'ora del giorno e la nuvolosità del cielo, raggiungendo picchi di 900-1200W su metro quadro per l'Italia.


La radiazione diffusa si attesta attorno ai 200-300 W su metro quadro.

Anche in questo punto il calcolo preciso risulta difficoltoso, tuttavia data la temperatura di emissione o da testo universitario la potenza emessa dalla superficie (P=3.77*10^26W) ed il raggio del sole (R=6.96*10^8m), si può calcolare in modo molto approssimativo, utilizzando la legge di Stefan-Boltzmann, un fattore medio correttivo alla radiazione ("molto approssimativo", poiché lo si pone costante rispetto alla lunghezza d'onda quando studi complessi indicano che gas diverse assorbono radiazioni diverse).

Il grado d'ombra in cui è inserito l'oggetto indicherebbe poi quanta parte della radiazione solare diretta riflessa o diffusa colpisce il materiale.
5) Una volta ottenuta la curva data dalla sovrapposizione della radiazione solare diretta o diffusa che illumina l'oggetto e dalla radiazione termica emessa, si può passare alla stima del colore.

Per comprendere come sia possibile percepire i colori da intensità di energia a varie lunghezze d'onda si può pensare ai milioni di recettori posti nell'occhio come ai pixel di una qualsiasi televisione.

Lo schermo della televisione è diviso in N pixel (in genere n pixel per pollice) che definiscono la risoluzione; ogni pixel emette un determinato colore.

Supponendo di lavorare con soli tre colori base, si può comprendere come per creare uno schermo bianco basti inserire omogeneamente nello schermo un'eguale quantità di pixel di ognuno dei colori base (N/3 per ogni colore).

Per ottenere uno schermo nero, non illuminare nessun pixel. Per ottenere un grigio, secondo una scala di intensità, un certo numero di pixel illuminati dai colori base e parte di pixel spenti.

Sulla base di questo semplice concetto, abbiamo una tavola dei colori ottenibili con tre colori base che indica i colori puri e le mescolanze di questi: il diagramma di cromaticità.

Nella funzione di Planck, i tre colori base sono rappresentati da intervalli di lunghezza d'onda fra l'estremo d 380 nm e 740 nm (molti testi differiscono nella definizione degli estremi di poche decine di nanometri).

Quindi la quantità di potere emissivo specifico sotteso secondo la funzione di Planck per ogni singola lunghezza d'onda definisce per ciascuno di questi intervalli la presenza del colore nei recettori dell'occhio.

Il colore finale del corpo è definibile con tre colori base X ,Y, Z, in cui si soppesa la presenza di ogni singolo sulla base dell'intensità totale della radiazione luminosa (X, Y, Z).

Due di questi colori sono liberi e definiscono il massimo di concentrazione di tutti e tre i colori sulla base del piano secante X+Y+Z=1, dato X e Y si calcola Z (link).

A questi colori si associa un'altra grandezza che indica il livello di bianco presente nel colore (link).

Nell'immagine del diagramma di cromaticità si può notare come le mescolanze di colori siano basate sulla presenza in concentrazioni diverse dei tre colori base e senza un riferimento all'intensità luminosa; in altre parole, si ottiene il bianco come mescolanza di tonalità (0.33, 0.33, 0.33 per ogni colore base), ma non la scala dei grigi.

A tal riguardo, definito il massimo di concentrazione sulla base del calcolo per parti della funzione di Planck al variare della lunghezza d'onda nei tre campi dei colori di base e due rapporti fra il massimo di concentrazione e gli altri due colori presenti, si deve stimare un'ulteriore caratteristica che definisce in che posizione si trovi il massimo nei riguardi dell'intensità luminosa globale.

Il colore viene espresso in vari modi più o meno completi nei programmi di disegno. In casi semplici viene definito con i tre colori base ed una scala da 0 a 255, dove per 255 si ha il massimo nella scala di bianco e per 0 il minimo.

Per esempio, se i due rapporti con il massimo di concentrazione di uno dei colori base sono prossimi a 1 (il caso di 0.33, 0.33, 0.33 nel diagramma di cromaticità) ed il massimo viene situato per intensità luminosa a 255, si ottiene il colore bianco, poiché per rapporti anche gli altri colori base sono nell'intorno di 255. Se situato nell'intorno di 128 per i rapporti unitari si ottiene un grigio medio, eccetera.

Se per esempio il colore rosso domina sugli altri due, può comunque essere un rosso vivido con il massimo di scala di bianchi o appena percettibile dal colore nero.

In questo campo l'illuminotecnica viene in parte meno, visto che non esiste una relazione precisa che leghi l'intensità luminosa ad una scala di valori finita.

Il sito hyperphysics.phy-astr.gsu.edu dice che il livello di bianco percepito non è una funzione lineare ed esperimenti psicofisici indicano sia una funzione logaritmica legata al flusso luminoso.

Le applicazioni pratiche prevedono, più che l'ottenimento di una relazione teorica o pratica per stimare il livello di bianco dalla funzione di Planck in studi di spettro, un sistema di confronto con eguali sorgenti luminose artificiali.

Infatti una scala logaritmica diviene difficile normalizzare in un intervallo di valori finiti (0-255) con cui esprimere la varianza fra gli estremi (bianco e nero). Utilizzando la scala logaritmica del flusso si ha la mancata normalizzazione, quindi per alti valori di temperatura si eccede la scala di 255.

Un modo a cui avevo pensato di associare l'intensità luminosa era basato sulla differenza di emissione integrale (o potere emissivo integrale calcolato con la legge di Stefan-Boltzmann) rispetto una sorgente a 500°K (un polinomio con potenza quarta è facilmente normalizzabile).
Tuttavia, per quanto rispecchi i valori ottenuti in questo applet java dedicato ai corpi neri, non è costruito su solide basi scientifiche.

In tal modo si possono costruire delle tavole in cui si stima al variare della temperatura il colore emesso dal corpo.

Posto un coefficiente di emissione costante con la lunghezza d'onda e con la temperatura pari a 0.06 anche per 933K (660°C, punto di fusione dell'alluminio), ed inserendo gli altri dati utili a descrivere la radiazione solare, si ottiene


e per 1273K (1000°C)



1473K (1200°C)


Si può quindi notare come la radiazione solare riflessa sia, per un corpo a coefficiente di emissione 0.06, preponderante rispetto alla radiazione termica e la variazione di concentrazione nel campo del colore rosso si manifesti a 1473K in piccola parte (probabilmente con un tenue colore rosso sbiadito).

La quantità di approssimazioni eseguite e la loro importanza lasciano comunque presumere che vi sia un grosso errore nella stima compiuta e quindi un basso grado di affidabilità nella previsione (cioè poca sicurezza nell'affermare con certezza che a 1000°C l'alluminio non presenta un colore rosso, ma comincia a presentarlo a 1200°C).

E' utile notare anche come aumentando il coefficiente di emissione cambino i rapporti fra le radiazioni emessa e riflessa.

Coefficiente di emissione 0.25 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.5 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.75 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.95 e T 1273K


Appare inoltre ovvio far notare che per eseguire un accurato studio della radiazione emessa al variare della temperatura da parte di un corpo inserito nella luce solare serve una serie di dati alquanto accurati basati su apposite cromatografie.

Tuttavia la cromatografia consiste nel ricreare in laboratorio le condizioni per cui si valuti la variazione del coefficiente di assorbimento al variare della lunghezza d'onda e della temperatura, indicando i valori di progetto applicati e non solo i risultati ottenuti.

Sulla base di queste spiegazioni possono essere eseguite altre considerazioni nei riguardi dei dati disponibili l'11 settembre.

Fiat lux - molten metal dal WTC2
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Post scriptum


Judy Wood indica questo sito per stabilire l'andamento del coefficiente di emissione dell'alluminio utilizzato per lo specchio di un telescopio.

Si può notare qualche piccola variazione nella curva rappresentante il coefficiente di emissione fra i diversi valori di lunghezza d'onda contro l'assunzione di considerare la lunghezza d'onda costante precedentemente fatta.
Se si ripensa alle considerazioni riguardo ai colori grigi ed alla equa composizione di colori di base, si può capire la variazione del coefficiente di emissione al variare della lunghezza d'onda, notando che la curva di Planck non è piatta nell'intervallo dello spettro visibile.


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