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2011/05/26

Ipse dixit: Giulietto Chiesa, Torri demolite con esplosivi. E anche con la nanotermite

di Paolo Attivissimo

...lo ripeto, l'11 settembre 2001, per demolire i tre edifici del WTC è stata usata sia la nanotermite (per fondere l'acciaio, specie quello delle strutture portanti degli spigoli) sia dispositivi esplosivi (altrimenti non si spiegherebbero le decine e decine di testimonianze che parlano di esplosioni a raffica). Certo che poteva anche essere dinamite.

– Giulietto Chiesa, su Giuliettochiesa.it, 17 maggio 2011


Dopo dieci anni nei quali i sostenitori delle tesi di demolizione controllata delle Torri Gemelle e del World Trade Center 7 si sono divisi in esplosivisti (nati per “spiegare” le caratteristiche a loro dire anomale del collasso progressivo gravitazionale) e termitisti (nati successivamente per “spiegare” l'imbarazzante assenza, nelle registrazioni e nelle testimonianze, dei potentissimi boati e delle onde d'urto causate da qualsiasi detonazione di quantità d'esplosivo tali da demolire edifici), finalmente Giulietto Chiesa opera una sintesi senza precedenti delle due correnti di pensiero.

Ricordiamo a Chiesa che Undicisettembre è sempre, come da dieci anni a questa parte, a disposizione per un dibattito tecnico con lui e i suoi esperti, nel quale finalmente potrà chiarire, con dovizia di particolari, come sarebbe stato possibile collocare nella struttura delle Torri Gemelle non solo l'esplosivo ma anche (stando a questa sua dichiarazione) la nanotermite e tutto il necessario per innescare entrambi senza che nessuno si accorgesse di nulla, come sarebbe stato possibile far detonare esplosivi senza causare i boati che si osservano invece nelle demolizioni controllate reali e come sarebbe stato possibile far agire la nanotermite in modo istantaneo senza causare un vero e proprio spettacolo pirotecnico di bagliori e operando tagli su colonne verticali (che, ricordiamolo, erano a vista).

Con l'occasione, Giulietto Chiesa o il suo pool di tecnici potranno spiegarci perché sarebbe stato necessario usare sia esplosivi, sia nanotermite. Uno dei due da solo non bastava?

Ricordiamo a chi ci legge che Giulietto Chiesa è stato più volte invitato da terzi ad affrontare il dibattito tecnico con Undicisettembre, ma si è sempre rifiutato (i dettagli sono qui). Qualcuno, dopo dieci anni, comincerà a chiedersi perché.

2011/01/31

Intervista a Danilo Coppe, esperto di demolizioni controllate

di Jerry Lee

Alcune delle più diffuse tesi del complotto sull'11/9 vogliono che le Torri Gemelle e il World Trade Center 7 siano stati demoliti con l'uso di esplosivo nell'ambito di un autoattentato. Gli esperti di settore hanno coralmente dichiarato che questo non è possibile, ma i sostenitori delle tesi alternative preferiscono credere a quanto asserito da persone che non hanno nessuna competenza in materia.

Per stabilire oltre ogni ragionevole dubbio l'impossibilità che gli edifici del World Trade Center siano stati oggetto di una demolizione controllata, il gruppo Undicisettembre ha chiesto un parere al maggiore esperto italiano di esplosivi e demolizioni: Danilo Coppe.

Per chi segue il dibattito sull'11 settembre, Danilo Coppe non ha certo bisogno di presentazioni, essendosi già espresso in passato sull'argomento. Per chi non lo conoscesse riportiamo in breve il suo curriculum:
  • Geominerario esplosivista, con oltre 600 interventi di esplosivistica all'attivo;
  • Leader italiano nelle demolizioni controllate con esplosivi, consulente per enti istituzionali, reparti investigativi e reparti speciali;
  • Più volte ausiliario di polizia giudiziaria, criminalista, consulente tecnico d'ufficio e consulente tecnico di parte;
  • Seminarista periodico su “Esplosivi ed Esplosioni” presso l'Università di Parma, facoltà di Giurisprudenza;
  • Titolare della SIAG srl di Parma;
  • Presidente dell'Istituto Ricerche Esplosivistiche.

Nell'intervista che è risultata dall'incontro con Coppe, l'esperto ha smentito definitivamente la possibilità che quanto sostenuto dai complottisti sia avvenuto e ha spiegato perché è insensato credere che il complesso del World Trade Center sia stato demolito mediante esplosivi o sostanze come termite, nanotermite o supertermite.

Probabilmente gli irriducibili continueranno a cercare altre scuse per sostenere le proprie argomentazioni, ma abbiamo la certezza che quest'intervista sarà sufficiente a togliere ogni dubbio a chi si confronta razionalmente con le tesi alternative.

Ringraziamo Danilo Coppe per la sua cortesia e disponibilità e precisiamo che il testo dell'intervista che segue è basato sulla trascrizione di una registrazione audio ed è stato riveduto per chiarezza e approvato da Coppe stesso.


Undicisettembre: Sgomberiamo il campo da ogni dubbio. Ti chiediamo innanzitutto: tu pensi che quello che è successo alle Torri Gemelle e al World Trade Center 7 sia o non sia una demolizione controllata?

Danilo Coppe: Assolutamente non è una demolizione controllata.


Undicisettembre: Quali sono le caratteristiche visibili dall'esterno che distinguono il crollo delle Torri Gemelle da una demolizione controllata?

Danilo Coppe: In realtà le note caratteristiche visive non sono poi tanto dissimili, nel senso che quando noi vogliamo fare una demolizione controllata attuiamo quello che poi accidentalmente è successo l'11 settembre, quindi c'è analogia. Si eliminano dei punti di appoggio, tanto da determinare il collasso della struttura. Quello che fa la differenza sono le modalità con cui si ottiene questo scopo, che sicuramente non erano cose fattibili così come sono state ipotizzate nelle varie teorie del complotto.


Undicisettembre: Per quanto riguarda invece la Torre 7, che è oggetto di molte polemiche, quali sono state le caratteristiche che ti consentono di escludere che si tratti di una demolizione controllata?

Danilo Coppe: Ho esaminato molte fotografie – anche inedite, perché i complottisti hanno cercato di convincermi e quindi mi hanno mandato anche foto non pubblicate – dove si vede che i crolli delle due Torri Gemelle hanno gravemente lesionato la struttura del WTC7 prima che questo crollasse. Ci sono foto fatte dall’alto e si vedono chiaramente le gravissime lesioni che ha subito il WTC7. Inoltre la struttura del WTC7 era molto stretta e alta, che è la tipologia ideale di manufatto da demolire, perché basta eliminare pochi appoggi e questo crolla. Nel caso particolare, le macerie e i grossi blocchi che si sono staccati dalle Twin Towers, durante il loro crollo, hanno invaso la base perimetrale del WTC7 stesso e l'hanno colpito con pezzi anche ai piani intermedi, determinando lo stesso fenomeno accaduto alle Twin Towers, cioè la rottura di tiranti e puntoni di una struttura reticolare, che quindi non aveva più i presupposti per stare in equilibrio.


Undicisettembre: Se tu avessi avuto l'incarico di demolire le Torri Gemelle, che tipo di esplosivo avresti utilizzato?

Danilo Coppe: Sicuramente avrei utilizzato delle cariche cave lineari a base di RDX o di Pentrite, che sono due esplosivi molto veloci. Certamente un'operazione del genere avrebbe richiesto settimane e settimane di posizionamento delle cariche, con grovigli di fili elettrici per decine e decine di chilometri di collegamenti e anche con la certezza matematica di rompere i vetri di tutto il quartiere, perché avrebbero determinato un'onda sonora elevatissima. Sarebbe stato l'unico modo per tagliare quelle strutture portanti in acciaio.


Undicisettembre: Quanti uomini sarebbero necessari per preparare due edifici come le Torri Gemelle, o anche come il World Trade Center 7, a una demolizione controllata e quanto tempo sarebbe necessario?

Danilo Coppe: Decine e decine di tecnici molto preparati per almeno una settimana per ogni manufatto.


Undicisettembre: Quindi sarebbe stato impossibile che nessuno degli occupanti degli edifici si accorgesse che qualcuno stava venendo a porre queste cariche esplosive in tutto questo tempo?

Danilo Coppe: È categoricamente impossibile perché, tra l'altro, queste orditure in acciaio sono spesso ricoperte da cartongesso o laterizio leggero, che serve tra l'altro come sistema di fissaggio dei servizi quali tubi dell'acqua o cavi elettrici, che vengono così fissati alle putrelle ed alle altre orditure in acciaio. Quindi un eventuale demolitore avrebbe dovuto levare tutti questi materiali, posizionare le cariche, rifare tutte le tappezzerie e tutti i pannellamenti che ricoprivano le orditure. È un'operazione che richiederebbe mesi e mesi di padronanza totale della struttura.


Undicisettembre: Sarebbe possibile azionare l'esplosivo per una demolizione controllata via radio? Quali sono i principali problemi di questa pratica?

Danilo Coppe: Mentre in Italia un'operazione del genere non sarebbe possibile per il caos delle frequenze che abbiamo, negli Stati Uniti teoricamente sarebbe anche possibile farlo, perché c'è molto rigore nell'attribuzione delle frequenze. Certamente il comando via radio dovrebbe essere dato al solo innesco principale, per poi creare un sistema di esplosioni secondarie attivate da onde d'urto trasmesse via cavo a tutto il resto delle cariche [nelle micce detonanti, che sono corde con anima riempita d'esplosivo, l'onda d'urto o onda di detonazione si propaga molto rapidamente lungo il cavo man mano che il cavo detona, N.d.R.]. In poche parole si attiva una prima carica e questa ne attiverebbe altre centinaia. In ogni caso tutte le cariche andrebbero collegate via cavo e quindi ritorniamo al problema di prima. È certo anche questo: con quello che stava succedendo al World Trade Center c'era una miriade di portanti di emergenza, di ogni genere, di privati e istituzionali che avrebbero potuto disturbare il segnale oppure a sua volta attivare le cariche prima del tempo.


Undicisettembre: Il crollo delle Torri Gemelle inizia dall'alto, proprio dove sono state colpite dall'aeroplano. Se fosse stata una demolizione controllata, gli esplosivi sarebbero stati piazzati proprio lì: in alto. Avrebbe senso nel caso delle Torri Gemelle? Dove dovrebbero essere piazzati gli esplosivi?

Danilo Coppe: Assolutamente sarebbero stati piazzati alla base con la maggior concentrazione, poi distribuiti per tutto lo sviluppo a intervalli di 3, 4 o 5 piani uno dall'altro. Il problema è che in un caso l'aereo ha colpito la torre in un punto tale da lasciare sopra di sé circa 17 piani e nell'altro caso c’erano sopra 32 piani. Quindi avevamo dei manufatti in un caso di 17 piani e nell'altro di 32 piani che stavano sopra un varco di circa 3 piani di altezza con le strutture portanti compromesse; quasi nove metri in cui il Boeing 767 ha asportato gli appoggi principali e quindi questi due grossi complessi hanno ceduto in quelle zone per motivi di peso. Tra l'altro è crollato prima l'edificio che è stato colpito per secondo, proprio perché c'erano 32 piani che gravavano sul varco, sullo squarcio. Mentre l'altro edificio ha tenuto di più perché c'erano “solo” 17 piani. Immaginate un palazzo di 17 piani che cade da 9 metri di altezza: è ovvio che distruggerebbe in maniera coassiale tutto ciò che vi sta sotto.


Undicisettembre: La maggior parte dei complottisti ha sostenuto che le Torri Gemelle e l'edificio 7 siano stati demoliti con la termite, poi sono passati alla supertermite o nanotermite. È possibile demolire dei grattacieli con queste sostanze?

Danilo Coppe: La termite non è un esplosivo: la termite è una sostanza chimica molto semplice da reperire perché è ossido di ferro e alluminio. Viene utilizzata per fare le saldature nella cosiddetta alluminotecnica: è un primer che si attiva a fronte di temperature di innesco di almeno sei, settecento gradi e solo allora si innesca questa mescola che produce un effetto “fusione”; non certamente un effetto “esplosivo”. Anche in questo caso collocare dei sacchi di termite e dei dispositivi che possano dare simultaneamente o anche gradualmente sei, settecento gradi in ogni punto in cui viene posizionata la termite è assolutamente impossibile. Anche se parliamo di supertermite è la stessa cosa; la supertermite o nanotermite è ancora ossido di ferro più alluminio, ma con l'aggiunta di silice. Non cambia nulla.


Undicisettembre: Quindi la termite o la supertermite non fa un botto, non fa un rumore come di un esplosivo quando agisce?

Danilo Coppe: Nessun rumore. Nel momento in cui si attiva il sistema di innesco, che può essere al plasma o a elettrodo, si sviluppa questa temperatura nel silenzio più assoluto e si fonde il materiale che gli sta a contatto.


Undicisettembre: Quindi è possibile demolire edifici come le Torri Gemelle e il World Trade Center 7 con queste sostanze?

Danilo Coppe: Assolutamente impossibile. Non si potrebbe mai nemmeno calcolare in che tempi la reazione completa il suo percorso di fusione dell'acciaio che le sta a fianco.


Undicisettembre: Quindi non avrebbe nessun senso utilizzare una sostanza del genere?

Danilo Coppe: Nessun senso, infatti.


Undicisettembre: Nel 2007 Massimo Mazzucco ha portato come prova a suo dire “incontrovertibile” che il WTC7 sia stato demolito con esplosivo un video in cui si sente un'esplosione avvenuta sette ore prima del crollo e ha giustificato il fatto con la seguente frase:

“L'orario in cui la frase è stata pronunciata fa ben poca differenza: come mi ha spiegato lo stesso Coppe, quando l'ho intervistato, più un edificio è solido (ridondante) più bisogna ‘ammorbidirlo’ in anticipo, con cariche individuali, prima di piazzare la serie finale. Altrimenti non viene giù, oppure rischia di restare a metà, che è peggio ancora.

Nelle stesse demolizioni ‘regolari’, se ci fate caso, prima della scarica finale parte una serie più o meno fitta di singole esplosioni, intese a portare la struttura vicino ai limiti di carico. Solo a quel punto si da [sic] il via alla serie definitiva, con le esplosioni in simultanea. Altrimenti ci vorrebbero ogni volta tonnellate di esplosivo, per fare tutto in un colpo solo, e di ‘controllato’ a quel punto resterebbe molto poco.”

È corretto che le demolizioni di grossi edifici avvengono “a rate” e che l'esplosivo viene fatto esplodere anche a distanza di ore?

Danilo Coppe: Negativo. La prima parte di ciò che dice Mazzucco può essere corretta, nel senso che a volte si devono fare dei cicli di demolizione preventiva. La seconda parte delle affermazioni è sbagliata, nel senso che non si può andare dentro a un edificio dopo che gli sono già stati dati un certo numero di colpi, quindi i tempi si riducono sempre a pochi istanti tra le varie esplosioni. Quindi si fa magari prima una serie di cariche di indebolimento, ma a ruota seguono le altre; parliamo di secondi, non certo di ore. Chi è il pazzo che entrerebbe in un fabbricato dopo che è già stato indebolito con delle cariche esplosive? Non sarebbe assolutamente sensato.


Undicisettembre: È vero che nelle demolizioni controllate solitamente vengono tolte le finestre prima di demolire l'edificio?

Danilo Coppe: No, il vetro è un materiale inerte che può stare comodamente dentro le macerie e nelle demolizioni controllate, per quanto si calchi la mano, difficilmente i vetri volano lontani; vengono frantumati in fase di collasso della struttura, quindi direi che è quasi indifferente toglierli o lasciarli.


Undicisettembre: Tornano all'ipotesi di una demolizione controllata delle Torri Gemelle, lasciando in posizione tutti i vetri l'aumento di pressione interna al momento delle detonazioni sarebbe sufficiente a proiettarli in fuori o almeno romperli? Prima hai parlato di “certezza matematica di rompere i vetri di tutto il quartiere, perché avrebbero determinato un'onda sonora elevatissima”. La stessa onda sonora avrebbe rotto anche i vetri dell'edificio in demolizione?

Danilo Coppe: Ovviamente sì.


Undicisettembre: È possibile distinguere un crollo spontaneo da una demolizione controllata in base al tempo di crollo? In caso di demolizione controllata il crollo è più rapido che in caso di crollo spontaneo o no?

Danilo Coppe: È possibile distinguerlo anzitutto perché se è un cedimento strutturale di strutture tradizionali non si sentono i rumori delle esplosioni che altrimenti si sentirebbero. Si possono sentire dei tonfi che possono sembrare delle esplosioni, cioè dei momenti molto rumorosi come in effetti sono stati percepiti alle Twin Towers per il cosiddetto effetto pancake, cioè un solaio che cade sul successivo. Oppure i pilastri caricati di punta, come si dice tecnicamente, nel momento in cui cedono, possono dare strappi o rumori riconducibili a una certa distanza a urti quasi esplosivi. Per cui la prima distinzione è di natura fonometrica.

Per il resto i crolli spontanei non hanno quelle simmetrie che hanno di solito gli abbattimenti controllati. Nel caso delle Twin Towers, essendo una struttura lunga ma relativamente piccola di sezione, l'aver tolto anche pochi appoggi ha determinato un crollo abbastanza simmetrico, anche se osservando bene le immagini si vede che la struttura partiva storta e poi si raddrizzava, ma quello è un problema di baricentro: cioè il baricentro di una struttura che viene forzata a convergere in una direzione per la mancanza di appoggi tutti su un lato tende tanto più a raddrizzarsi quanto più il suo baricentro è basso.

Per quanto riguarda invece il tempo di crollo, nel caso delle Twin Towers è stato impiegato lo stesso tempo che se fosse stato un crollo voluto o una demolizione controllata. In altri casi ci possono essere, a seconda della tipologia costruttiva del manufatto, piccole differenze; ma alla fine l'energia di caduta, cioè massa per accelerazione di gravità, fa sì che bene o male la velocità sia la stessa.


Undicisettembre: È vero che le demolizioni controllate lasciano al suolo pozze di metallo fuso?

Danilo Coppe: Io ho fatto seicento demolizioni controllate e ho assistito allo “smarino” (cioè l'eliminazione delle macerie) delle stesse e non ho mai riscontrato pozze di materiale fuso o in fusione, nemmeno quando ho utilizzato cariche cave come quelle che ho menzionato prima.


Undicisettembre: Quindi la presenza di queste pozze non potrebbe essere attribuita a una demolizione controllata o alla presenza di esplosivi?

Danilo Coppe: No, no, assolutamente. L'esplosivo di per sé non fa nessun effetto di questo genere. L'unica cosa che fa pozze di materiale fuso è appunto la termite; però vi ricordo che la termite è ossido di ferro e alluminio, e l'alluminio era molto presente all'interno del manufatto, nei sistemi di separazione di ambienti, uffici e cose del genere, perché l'edificio era molto pannellato; quindi l'alluminio, di fronte a un incendio di notevole entità, avendo un punto di fusione molto basso, può aver effettivamente creato queste pozze. Ma questo è un problema legato alla grande quantità di aviocarburante che era presente ed al successivo incendio che si è sviluppato.


Undicisettembre: Tu conosci qualche collega che faccia la tua stessa attività e che abbia la tua pari esperienza, anche all'estero, che abbia un'opinione diversa su quello che è successo alle Torri Gemelle e che quindi dica “Sì, secondo me è stata una demolizione controllata”?

Danilo Coppe: No, non ne conosco e quando feci notare che il 99% degli intervistati erano falegnami, veterinari, e non esperti di demolizioni l'unica cosa che mi sorprese fu uno stralcio di un'intervista fatta al mio collega americano Loizeaux [nell'immagine a fianco, N.d.R.], il quale disse che le demolizioni controllate e i crolli delle Torri Gemelle si assomigliavano, ma nella stessa maniera che ho descritto io. Cioè il crollo, il collasso, assomiglia a un abbattimento controllato; non vuol dire che lo sia. Però non conosco nessuno che abbia un'opinione contraria alla mia.


Undicisettembre: Infatti, ricordo che in occasione di un seminario tu dicesti “Non è tanto il crollo delle Twin Towers che assomiglia a una demolizione controllata, ma la demolizione controllata ricrea le condizioni uguali a quelle che hanno determinato il crollo delle Twin Towers”. Questa affermazione è stata un po' strumentalizzata dai complottisti, che hanno detto che Danilo Coppe quindi sostiene che ci fu una demolizione controllata al World Trade Center. Hai qualcosa da dire a riguardo?

Danilo Coppe: Io ho sempre detto che effettivamente era possibile che agli occhi di un profano ci fosse questa similitudine e continuo a confermare questa cosa. Il non addetto ai lavori le può confondere, l'addetto ai lavori invece no. Però di addetti ai lavori ne sono stati consultati molto pochi.


Undicisettembre: Hai visto le repliche che ha fatto Mazzucco alla tua intervista? Ritieni opportuno replicare a qualcuno dei suoi punti?

Danilo Coppe: Le ho viste a suo tempo e mi faceva sorridere il fatto che è difficile convincere una persona quando ha fatto una fede di certe argomentazioni, per cui qualunque cosa uno gli dica trova sempre il modo di contrastare. Io ricordo sempre che gli unici dubbi che ebbi con Mazzucco erano derivanti dal non avere a disposizione i diagrammi dei sismografi della stazione sismica di New York, in cui i complottisti sostenevano che fossero chiare le esplosioni e dissi “Se me le fate vedere, io vi faccio vedere che le frequenze delle esplosioni sono a centinaia di hertz mentre le frequenze degli urti sono ad unità o decine di hertz, per cui si distingue qual è un'esplosione e qual è un urto”. Siccome di fronte a queste mie osservazioni non mi veniva presentato questo famigerato diagramma, ho sempre risposto che non potevo essere così preciso su una risposta del genere. Poi se uno stralcia solo la parte dove dico che non posso rispondere, sembro incerto, dubitante o titubante: in realtà avevo già sufficienti elementi per non andare a cercare ulteriori approfondimenti sull'argomento.


Undicisettembre: C'era a tal proposito una domanda a cui tu hai risposto che la velocità di crollo nelle demolizioni controllate e quelle spontanee sostanzialmente è identica e la replica di Mazzucco è stata “Questa è un'affermazione davvero sorprendente, oltre che apparentemente in contrasto con una delle più note leggi della Fisica.”

Danilo Coppe: Qual è questa legge della fisica? Io resto sempre dell'idea che un corpo cade in base alla massa e all'accelerazione di gravità, per cui se io tolgo 9 metri di appoggi con una demolizione controllata o con un aereo, la velocità di caduta è esattamente la stessa. Può essere più lenta la demolizione controllata se ci sono una marea di orditure da abbattere con piccole cariche e si distanzia molto l'attivazione di una carica rispetto a un'altra, che è una scelta del demolitore che a volte può essere premiante, a volte può essere negativa. Però sicuramente in un caso violento come è stato alle Twin Towers, dove tanti appoggi sono stati eliminati tutti insieme, se avessi fatto la stessa cosa con gli esplosivi avremmo due velocità perfettamente identiche.


Undicisettembre: Confermi a tal proposito di aver notato quel famoso “meteorite” che molto spesso viene mostrato dai complottisti? In che casi hai verificato la presenza di questi massi, di questi grovigli che loro sostengono essere del metallo fuso?

Danilo Coppe: Quando brucia un'autovettura, senza esplosione, si deve andare a guardare quali pezzi vengono trovati conficcati nel fondo stradale, perché l'asfalto è una mescola bituminosa che si fonde e poi si solidifica, quindi bisogna staccare il massello dell'asfalto e poi rifarlo completamente perché le parti meccaniche vanno a incastrarsi con questi materiali inerti. Certamente il cemento ha una resistenza maggiore a questo tipo di coesione con metalli allo stato fuso. Però non dimentichiamoci anche che in questo caso le macerie stesse che hanno creato questa enorme montagna a Ground Zero hanno anche creato un effetto refrattario, cioè il calore si è dissipato con maggiori difficoltà, soprattutto nelle parti più basse che erano quelle a contatto con il fondo e con le strutture in cemento che stavano nei seminterrati. Quindi questo effetto refrattario ha mantenuto certe temperature (attivate dal carburante dell'aereo) in concomitanza con tanto alluminio, che può aver creato queste pozze famose, le quali possono aver fatto interagire i metalli con anche i laterizi.


Undicisettembre: Quindi il famoso “meteorite” si potrebbe trovare in qualsiasi crollo spontaneo?

Danilo Coppe: Se il crollo è avvenuto accompagnato da un incendio, allora sicuramente sì. D’altra parte anche se il crollo è avvenuto “a secco”, cioè senza incendio, allora potremmo avere un fenomeno simile al funzionamento di una sparachiodi che riesce a conficcare per diversi centimetri un chiodo nel cemento a secco e a freddo, rendendoli coesi in maniera inscindibile.


Undicisettembre: I complottisti spesso chiedono un'indagine indipendente, tra l'altro non si sa bene da parte di chi. Che parcella richiederebbe la perizia di un tecnico esperto su un argomento così importante e complesso? Chi potrebbe sostenere tali costi?

Danilo Coppe: Le parcelle di un perito sono molto variabili anche a seconda della luna del perito. Io ho visto in Italia fare perizie, e io ho stesso ne ho fatte, in cui non ci si vuole lucrare (come recentemente il caso di Piazza Loggia, in cui uno deve chiedere solo il rimborso delle spese sostenute). Quando non c'è questa riluttanza morale nello sparare cifre elevate, nulla vieta che il perito chieda una cifra a seconda delle sue aspettative. In questo caso non credo che ci sarebbero state difficoltà nel reperire qualche perito a buon mercato, pur competente, negli Stati Uniti, che facesse questo tipo di analisi.

Sicuramente qualche errore è stato fatto, ma sono convinto della buona fede nella superficialità delle indagini preliminari, perché quando c'è la chiarezza del cinematismo di un evento come quello che è accaduto alle Twin Towers non si sta a pensare “Devo repertare qualcosa per cercare eventuali residui di esplosivo”. Al massimo ci si può chiedere se sull'aereo ci fosse esplosivo, ma anche in questo caso avrebbe agito esclusivamente nella zona del varco, non avrebbe certo agito in altre zone, tantomeno nel WTC7. Quindi francamente era uno scrupolo che si poteva evitare. Dobbiamo anche pensare alle priorità che si davano in quel momento, che erano di tirare fuori persone ancora vive e soprattutto di dare un nome alle frattaglie umane sparse in un mucchio di macerie senza precedenti.


Video: Danilo Coppe spiega il crollo delle Torri Gemelle




Nota tecnica: Nel video Coppe parla di 17 e 50 piani soprastanti anziché di 17 e 32, ma chiaramente questa differenza non inficia i principi della sua spiegazione.

2010/07/14

Tom Sullivan e i demolitori demoliti

di Brain_Use e Hammer

Nel luglio del 2010 il sito del gruppo "Architects and Engineers for 9/11 Truth" ha pubblicato un articolo che riporta il parere di un sedicente professionista delle demolizioni controllate, il quale sostiene che le Torri Gemelle e l'edificio 7 del World Trade Center furono demoliti con cariche da taglio esplosive RDX innescate da detonatori wireless. Il nome del professionista in questione è Tom Sullivan, ex dipendente della Controlled Demolition Inc.

La prima considerazione che viene spontanea è che il mondo del complottismo ha cambiato tesi per l'ennesima volta. Infatti le versioni alternative più recenti proposte dai complottisti (per esempio Steven Jones e Niels Harrit) riguardavano nanotermite applicata alle colonne del World Trade Center con dei pennelli, mentre questa volta si tratta di cariche in grado di fare crollare palazzi senza lasciare alcuna traccia.

È naturale chiedersi come i cosidetti "truthers" sperino di essere presi sul serio da qualcuno se cambiano teoria ogni pochi mesi e se ogni volta le loro teorie non sono supportate da prove, ma facciamo comunque lo sforzo di entrare nel dettaglio di quanto dice Tom Sullivan per verificare se ci sia qualcosa di meritevole.

Stupisce anzitutto che Sullivan tragga le proprie conclusioni solo sulla base dei video dei crolli, cioè senza avere operato alcuna analisi sulla macerie, e che citi come argomento a proprio favore l'effetto degli esplosivi nei film d'azione ("Guardate in qualsiasi film d'azione", dice testualmente, come vedremo). Ma i siti complottisti italiani, come MegaChip e Antimafia Duemila, sembrano non aver fatto nemmeno queste semplici considerazioni, dal momento che hanno pubblicato una traduzione dell'articolo di AE911Truth in modo del tutto acritico.



Chi è Tom Sullivan

Chiariamo innanzitutto che nell'intervista concessa ad AE911Truth, Sullivan precisa immediatamente che "In nessun caso mi presento come portavoce per il CDI, e quello che ho da dire lo dico per esperienza e formazione personale". La Controlled Demolition Inc. infatti ha espresso tutt'altra posizione, come vedremo in seguito.

È interessante dunque qualificare la sua esperienza e formazione personale. Sappiamo già dall'intervista che Sullivan ha lavorato per la Controlled Demolition Inc. Ma in che ruolo? L'articolo di AE911Truth ce lo presenta come fotografo prima e come impiegato nella collocazione delle "cariche da taglio" poi.

Come referenza ci viene presentato il suo biglietto da visita per la Controlled Demolition Inc. dal quale risulta appunto la sua funzione aziendale: "Staff Photographer". Ad integrazione di tale ruolo, evidentemente insufficiente a qualificarsi come "Esperto di demolizioni", Sullivan ci presenta il suo certificato di abilitazione al ruolo di "Powder Carrier" rilasciato dal FDNY, il New York City Fire Department, i Vigili del Fuoco di New York.

Ma cosa fa un "Powder Carrier" nell'ambito delle demolizioni controllate? Ci viene in aiuto proprio il FDNY, che spiega nel documento Materiale di studio per l'esame per il Certificato di idoneità per POWDER CARRIER:

The Powder Carrier is essentially an apprentice Blaster, assisting the Blaster with loading: (preparing primer cartridges and charges, wiring / hookup, setting off the shots) and paperwork, such as recording quantities of explosives used and shot times

Il Powder Carrier è essenzialmente un Apprendista demolitore, che aiuta il Demolitore nella preparazione della carica (preparazione delle cartucce di innesco e delle cariche, collegamento dei cavi, attivazione dell'esplosione) e nel lavoro d'ufficio, registrazione delle quantità di esplosivo impiegate e dei tempi di brillamento.

Notiamo per inciso che la sua licenza di apprendista rilasciata dal NYC Fire Department è del 9 luglio 2001 – appena due mesi prima dell'11 settembre – eppure questo non gli impedisce di affermare che "sin dal primo giorno sapeva che la distruzione del World Trade Center 7 durante l’11 settembre era una classica implosione controllata". Vien da chiedersi, fra l'altro, perché abbia taciuto per nove anni.

Nonostante l'esame della documentazione riportata da Sullivan chiarisca bene il livello di competenza effettivo dell'ennesimo "Esperto di demolizioni" presentato dai siti cospirazionisti, non è certo nostra intenzione introdurre un argomento ad hominem, giacché le fallacie contenute nelle affermazioni di Sullivan riportate da AE911Truth sono di tale entità che sono le sue stesse dichiarazioni a sbugiardare la tesi di partenza della presunta demolizione controllata, come vedremo ora.



Come stanno in realtà le cose

Una delle prime affermazioni di Sullivan (per l'italiano abbiamo impiegato direttamente la traduzione di Megachip) è che

once you gain access to the elevator shafts…then a team of expert loaders would have hidden access to the core columns and beams. The rest can be accomplished with just the right kind of explosives for the job. Thermite can be used as well.

una volta ottenuto l’accesso alle condutture degli ascensori ... allora un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e travi all’interno. Il resto verrebbe compiuto semplicemente con il giusto tipo di esplosivi per l’opera. Si può usare bene la termite.

Nota: la traduzione di Megachip è errata nell'ultima frase: "Thermite can be used as well" non vuol dire "si può usare bene la termite", ma "si può usare anche la termite".

Non è chiaro come questa presunta semplicità di collocazione delle cariche esplosive si possa conciliare con quanto poco prima aveva affermato lui stesso a proposito dei lavori di entità molto più modesta che aveva avuto modo di seguire lavorando con Controlled Demolition Inc.:

the days began early, around 6 a.m., and they would work until the sun was down

many weeks are required to “prep,” or weaken the buildings before demolitions

la giornata di lavoro iniziava presto, intorno alle 6 del mattino, e si lavorava fino al tramonto

la preparazione richiede diverse settimane per "indebolire" gli edifici prima delle demolizioni

Quest'ultima affermazione invece è perfettamente coerente con quanto affermano i veri esperti di demolizioni; addirittura Danny Jowenko si è spinto ad ipotizzare almeno un anno di lavori intensivi per poter ipotizzare una demolizione controllata al WTC.

Inoltre, se le ipotetiche cariche esplosive fossero state davvero collocate sulle colonne centrali come dice Sullivan, queste colonne sarebbero state le prime a cedere, trascinando con loro il resto dell'edificio. Ma la documentazione fotografica dei crolli mostra esattamente il contrario: le colonne centrali furono l'ultima parte a crollare, tanto che rimasero brevemente in piedi dopo che il resto delle Torri Gemelle era precipitato al suolo.

Notiamo anche, tra l'altro, come già in questa dichiarazione preliminare sia stata introdotta la consueta confusione esplosivo/termite a disposizione dei prossimi sviluppi della tesi cospirazionista.

Un secondo punto affrontato dall'articolo di AE911Truth è la mancanza assoluta di ritrovamenti fra i detriti delle Twin Towers di resti di cavi per le detonazioni (come quelli gialli nell'immagine a fianco, demolizione del Philadelphia Civic Center) e di involucri per cariche di taglio.

Sullivan, interrogato in proposito, nota:

Remote wireless detonators have been available for years. Look at any action movie -- and of course the military has them. The reason most contractors don’t use them is that they are too expensive -- but in a project with a huge budget it would be no problem.

I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni. Guardate in qualsiasi film d'azione. E, naturalmente, i militari li hanno. Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema.

Crediamo non occorrano commenti alla prima affermazione che dimostra, se non altro, che Sullivan conosce bene la serie cinematografica di Die Hard.

In effetti esistono due tipologie di impiego dei detonatori senza fili: quelle militari e quelle civili nelle cave di ghiaia e di pietra. Si tratta in entrambi i casi di tipologie di impiego ben diverse rispetto ad una demolizione controllata e che presuppongono un modesto numero di cariche esplosive simultanee, nessun problema di sincronia e la verifica preliminare dell'assenza di segnali di interferenza. Inoltre non escludono affatto l'esigenza di impiego di cavi per detonatori, ma permettono semplicemente di eliminare la sola connessione fisica fra il dispositivo di innesco e il comando remoto.

Dunque, se Sullivan avesse ragione e un dispositivo wireless fosse stato impiegato per il segnale di innesco delle presunte cariche, si sarebbero dovuti ritrovare tra le macerie non solo i consueti resti di cavi per detonatori, ma in aggiunta ad essi, anche innumerevoli resti di ricevitori wireless.

Nell'articolo viene quindi mostrata una immagine esemplificativa di questi "sistemi di detonazione moderni senza fili come quello prodotto da HiEX" (cit.), che dovrebbe corroborare le affermazioni di Sullivan ma che in realtà finisce col confermare quanto abbiamo appena sottolineato. Si tratta infatti dello HiEx Teleblaster II, di cui è possibile trovare le specifiche sul sito del produttore. Si scopre così che si tratta di un sistema usato appunto per il brillamento delle cariche nelle cave e non nelle demolizioni. Da nessuna parte nel sito del produttore inoltre si sostiene che esso possa in alcun modo sostituire i cavi per detonatori.

C'è un ulteriore problema che Sullivan ignora relativo all'uso dei dispositivi wireless: quello delle interferenze elettriche. I detonatori radio sono infatti molto sensibili alle interferenze provenienti da cellulari, reti wireless, computer, per non citare l'enorme antenna della Torre Nord: decisamente una zona inadatta all'impiego di detonatori senza fili.

In ultimo la teoria di Sullivan non considera quanto siano problematiche le trasmissioni radio all'interno di strutture d'acciaio. Proprio l'11 settembre tale difficoltà fu riscontrata da pompieri e polizia le cui radio non funzionarono a dovere nelle scale delle due Torri. Secondo Sullivan, l'esplosivo sarebbe stato piazzato sulle colonne del core, dove la difficoltà delle comunicazioni è ancora maggiore di quanto sia sulle scale proprio perché le colonne si trovano più all'interno.

Prosegue poi Sullivan:

As for the casings -- everyone in the industry, including Blanchard, would know that RDX explosive cutter charges are completely consumed when they go off -- nothing is left.

Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive RDX, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla.

È importante notare che non è affatto vero che gli involucri per cariche da taglio vengano completamente distrutti dalle esplosioni, come ci ricordano i veri demolitori (si vedano per esempio i resti di cariche da taglio dopo la demolizione del Philadelphia Civic Center nell'immagine a fianco).

And in the case of Thermite cutter charges, that may also be the case. Thermite self-consuming cutter charge casings have been around since first patented back in 1984.

E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984.

A supporto di quest'ultima affermazione viene riportata l'immagine di un presunto brevetto del 1984 di un involucro per cariche da taglio alla termite che si auto-consuma e che non lascerebbe altra traccia che del "molten iron" (sic), ossia "ferro fuso".

Peccato che il brevetto in questione sia riferito in realtà a un "Sistema di ignizione che utilizza un piccolo nocciolo di termite per innescare la carica principale di un razzo o altro genere di propulsore", come si legge nell'originale del brevetto.

La descrizione del dispositivo specifica anche le sue dimensioni ("1/4″ x 3/8″ with an opening of about 1/32″"), evidentemente incompatibili con la descrizione che ne fa AE911Truth (e praticamente tutti i siti complottisti nostrani al seguito).

Nella parte finale dell'articolo, le affermazioni di Sullivan diventano le solite già sentite più volte e che si possono riassumere in questi punti: il crollo del WTC7 somiglia proprio ad una demolizione controllata (e chi ha mai detto il contrario? Somiglia, come dice lo stesso Jowenko nella prima parte di questa intervista, prima che gli vengano rivelate le condizioni effettive dell'edificio), il medesimo WTC7 potrebbe essere stato demolito minando solo i piani più bassi, le demolizioni controllate producono pochi danni collaterali e il botto dell'esplosione non sarebbe stato unico ma una serie di esplosioni più ridotte per culminare nella più classica prova cospirazionista:

I knew it was an explosive event as soon as I saw it, there was no question in my mind

Sapevo che era un evento legato all’uso di esplosivi non appena l'ho visto, non avevo il minimo dubbio

In altre parole, secondo lui non si sarebbero dovuti udire i botti delle esplosioni (quelli che non si sentono qui, ad esempio...) e le conclusioni del NIST e degli innumerevoli esperti di demolizione che non hanno trovato traccia di demolizioni negli edifici del wtc non contano perché lui ha visto. Tipico.

C'è un'ultima affermazione di Sullivan che vale la pena di sottolineare:

Fire cannot bring down steel-framed high rises -- period.

Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio. Punto.

Davvero? Ecco qualche esempio di edificio con struttura in acciaio abbattuto da un incendio. Vedremo più avanti cosa ne pensano ingegneri strutturisti e demolitori.



Truthers vs. truthers

Tutti questi errori, omissioni e vere e proprie manipolazioni, come quelle del brevetto e dei dispositivi wireless, non erano poi così difficili da rilevare. Tant'è che, a differenza delle varie grancasse nostrane (da Megachip a Pino Cabras) che si sono limitate a tradurre senza alcun senso critico l'articolo di AE911Truth, oltreoceano fra gli stessi complottisti c'è chi ha notato l'inconsistenza delle tesi di Sullivan.

Infatti un blog statunitense appartenente alla categoria dei Truthers, quello di Scott Creighton, sostenitore acceso della tesi delle demolizioni controllate, dedica due articoli a quello che secondo lui si dimostra:

part of a willful and deliberate act to undermine the credibility of AE911Truth

parte di un atto volontario e deliberato di screditare AE911Truth

Creighton si riferisce specificamente all'articolo contenente l'intervista a Sullivan. In "The Poorly Scripted Cognitive Infiltration of AE911Truth and Tom Sullivan’s Lies of Omission", Creighton prende per buone le affermazioni di Sullivan a proposito della sua qualifica ma smonta gran parte delle tesi presentate, mentre in "Major Problems with Tom Sullivan’s AE911Truth “Interview" addirittura si spinge ad affermare che:

There are major problems with this story that can only be explained by deliberate deceit.

Ci sono delle problematiche importanti in questa vicenda che si possono spiegare solo con un inganno volontario.

Per esempio, è il medesimo Creighton a dimostrare che il brevetto del 1984 mostrato da AE911Truth come relativo a un "involucro per cariche da taglio alla termite che si auto-consuma" è in realtà tutt'altro. Creighton nota giustamente che il brevetto è stato evidentemente letto ed utilizzato da AE911Truth per riprodurlo con una operazione di copia e incolla di due diverse parti, ma la descrizione del dispositivo è stata del tutto rimaneggiata e le sue dimensioni ignorate fino ad arrivare a una

deliberate manipulation of the source material to support the claim of Tom Sullivan that “thermite cutter charges” existed as early as 1984 and that they had “self-consuming casings” which would explain why they were not discovered in the debris at Ground Zero.

manipolazione intenzionale del materiale originario per supportare le affermazioni di Tom Sullivan che le "cariche da taglio alla termite" esistevano già dal 1984 e che c'erano degli "involucri che si auto-consumano", che spiegherebbero perché non ne furono trovati nei detriti di Ground Zero

In realtà Creighton tende a giustificare Sullivan ipotizzando che le manipolazioni siano state fatte da AE911Truth in seguito, ma in effetti poco importa chi abbia manipolato immagini e informazioni: il risultato finale è che le ennesime rivelazioni provenienti dal mondo del cospirazionismo si sono dimostrate, come al solito, completamente inconsistenti.

La sua conclusione:

This kind of behavior is completely unprofessional and AE911Truth must produce a retraction as quickly as possible. Not only is the article being reposted on almost every single Truth site, but the admins have emailed it out to thousands of AE members who will certainly pick up on this… as will our debunkers I am sure.

Questo tipo di comportamento è del tutto privo di professionalità e AE911Truth deve produrre una ritrattazione il più in fretta possibile. Non solo l'articolo è stato ripubblicato praticamente in ogni singolo sito complottista, ma gli amministratori l'hanno inviato per email a migliaia di membri di AE che certamente lo criticheranno... così come faranno i nostri debunker, ne sono certo.

In effetti, innumerevoli debunker oltreoceano hanno già notato l'inconsistenza delle tesi di Sullivan, così come stiamo facendo noi ora. Sul fronte cospirazionista però, pare che ai sostenitori del complotto interessi più copia incollare qualsiasi castroneria supporti anche solo apparentemente le loro tesi che investigare davvero la verità.

Dopo questa ennesima figura barbina di AE911Truth, a noi sembra non sia rimasto poi granché da "screditare", visto che in 9 anni di ricerca questo è il massimo che AE911Truth sia riuscito a produrre.

Ed è quasi un peccato che Creighton, che si dimostra buon debunker, non abbia tratto quest'ultima conclusione, che cioè dietro al cospirazionismo undicisettembrino non ci sia altro che il tentativo di vendere libercoli e vuote conferenze per un pubblico poco attento, come quelle che attendono ora Tom Sullivan.



Cosa dicono i veri esperti di demolizioni

Contrariamente a quanto sostenuto da Tom Sullivan, i veri professionisti delle demolizioni controllate hanno sempre escluso la possibilità che le Torri Gemelle siano state demolite con esplosivo.

Come riportato nel libro "Debunking 9/11 Myths" edito dalla rivista Popular Mechanics (di cui esiste una traduzione in italiano curata da Undicisettembre intitolata "11 settembre: i miti da smontare"), Mark Loizeaux, presidente della Controlled Demolition Inc., ha sostenuto che non esiste modo di demolire edifici così grandi con esplosivo.

Le cariche necessarie peserebbero ciascuna centinaia di chili e quindi non sarebbe possibile portarle a mano dentro ai palazzi. Inoltre le cariche esplosive più grandi che siano disponibili attualmente sono in grado di tagliare l'acciaio fino allo spessore di 3 pollici (7,6 cm). Lo spessore delle colonne delle Torri Gemelle era invece di 14 pollici (35 cm). Ciò nonostante, sempre secondo Loizeaux, anche se esistessero cariche esplosive adatte, una squadra di 75 uomini avrebbe impiegato due mesi, avendo libero accesso ai tre palazzi, per rimuovere le protezioni antincendio e piazzare le cariche e i cavi di innesco. Il commento finale di Loizeaux è lapidario: "There's just no way to do it".

Anche il più grande esperto italiani di demolizioni con esplosivi, Danilo Coppe, escluse la possibilità di una demolizione controllata. In un'intervista rilasciata a ADNKronos-IGN, Coppe dichiarò che:

La tesi è stata costruita in modo interessante e accattivante. Devo dire che guardando questi documentari pro-complotto, io stesso li ho reputati costruiti bene e queste teorie convincenti. In realtà non sono suffragate da nessun elemento tecnico, ma al contrario ne esistono tanti a dimostrazione esattamente del contrario.

La struttura architettonica delle Twin Towers era a travi reticolari, quindi delle strutture particolari molto agili, molto snelle, che però purtroppo, se compromesse in modo radicale, determinano quello che si chiama poi "collasso progressivo", che è quello che ha determinato un crollo simile, assimilabile a quella di una demolizione controllata.

In effetti non è tanto il crollo delle Twin Towers che assomiglia a una demolizione controllata, ma la demolizione controllata ricrea le condizioni uguali a quelle che hanno determinato il crollo delle Twin Towers.

L'esperto olandese Danny Jowenko, intervistato dal programma televisivo "Zembla", ha escluso la possibilità di una demolizione con esplosivi dichiarando:

Non possono essere stati esplosivi, perché c'era un incendio enorme. Se ci fossero stati esplosivi, sarebbero già bruciati. Oltretutto, prima di bruciarsi, i loro detonatori si sarebbero attivati a 320 °C, per cui sarebbero esplosi prima.

Jowenko ha aggiunto che ci sarebbe voluto un anno a predisporre le Torri Gemelle per la demolizione. L'intera trascrizione della sua dichiarazione si trova qui.

Brent Blanchard, specialista in demolizioni della Protec Documentation Services, Inc. e senior editor di Implosionworld.com, ha redatto un documento in cui analizza il crollo dei tre edifici del World Trade Center ed esclude categoricamente che si tratti di una demolizione controllata.

In sintesi, Blanchard sostiene che il crollo delle Twin Towers non fu per nulla simile a una demolizione controllata, in quanto non cominciò alla base dei due edifici ma dal punto di impatto dei due aeromobili. Pertanto sarebbe stato necessario piazzare l'esplosivo esattamente nel punto dove l'aereo avrebbe impattato, oppure sarebbe stato necessario piazzarlo dopo l'impatto in meno di due ore. Entrambi gli scenari sono, sempre secondo Blanchard, impossibili da realizzare.



Conclusione

L'uscita di Tom Sullivan, a cui molti complottisti hanno dato credito senza porsi nessuna domanda, non è che l'ennesima panzana che il mondo del complottismo tenta di rifilare ai suoi lettori.
  • A Sullivan sono state attribuite competenze che in realtà non ha: non è un esperto di demolizioni, ma un fotografo che aveva maneggiato esplosivi come apprendista per qualche mese all'epoca degli attentati dell'11 settembre.

  • La sua tesi contraddice le tesi precedenti dei sostenitori del complotto.

  • Secondo la sua tesi, sarebbero state minate le colonne centrali, ma le fotografie dimostrano che queste colonne furono invece le ultime a crollare.

  • Lui stesso dichiara che le demolizioni vanno preparate indebolendo la struttura, ma di questo lavoro preliminare di indebolimento non c'è alcuna traccia.

  • Il brevetto che viene presentato a supporto delle sue tesi parla di piccoli accenditori per motori a razzo, non di detonatori per esplosivi.

  • Sullivan sostiene che non furono trovate tracce dei detonatori perché furono usati sistemi radiocomandati, ma un sistema radiocomandato ha bisogno di ricevitori che sarebbero rimasti fra le macerie, ed è oltretutto sensibilissimo a disturbi radio.

  • L'esempio di radiocomando citato da Sullivan è un modello per uso nelle cave, dove è possibile eliminare i disturbi radio, non per le demolizioni in città, dove i disturbi radio potrebbero causare detonazioni premature o impedire la corretta sequenza di scoppio

  • I veri esperti di demolizioni controllate concordano che i crolli delle Torri Gemelle e del WTC7 non hanno le caratteristiche fondamentali di una demolizione controllata, anche se agli occhi di un profano possono richiamarle.


La panzana è, ancora una volta, a pagamento se (come indicato nel video dell'intervista a Sullivan) uscirà davvero un DVD che sosterrà questa nuova teoria. Come sappiamo bene da anni, i complottisti sono bravi a sostenere economicamente gente senza scrupoli che infanga la memoria di quasi 3000 vittime con menzogne prezzolate.

2009/09/03

Nuova teoria di Steven Jones: WTC distrutto da esplosivo più supertermite radiocomandata

di Paolo Attivissimo

Dopo il flop della teoria della termite a lungo propugnata ma ormai sbufalata dall'esperimento di National Geographic, il complottismo propone una nuova versione delle proprie teorie di demolizione controllata delle Torri Gemelle.

Eccola nelle parole di Steven Jones (foto qui accanto), uno dei leader del movimento complottista, in un suo commento su 911blogger, nel quale cita una mail inviata da lui ai produttori del documentario di National Geographic:

Una dimostrazione vera avrebbe usato una carica esplosiva sagomata (shaped charge) di C4 applicata ad una colonna d'acciaio e innescata da un accenditore di supertermite ad alta affidabilità (a sua volta innescato da un segnale radio a distanza).

A real demonstration would involve a C4 shaped charge applied to a steel column, with the cutter charge ignited by a highly-reliable super-thermite match (in turn triggered using a remote radio signal).


Questa è una teoria perlomeno originale: supertermite ed esplosivo insieme, addirittura. Ma pone un problema fondamentale: gli esplosivi di qualunque genere, quando esplodono, producono un rumore secco e violentissimo.

Dov'è questo rumore? Nelle registrazioni e nelle testimonianze del crollo del WTC non c'è. Fu proprio per sopperire a questo problema evidente che il cospirazionismo inventò la teoria della termite. Ma ora Jones torna disinvoltamente a parlare di esplosivi.

Riepiloghiamo dunque otto anni di complottismo per quel che riguarda le Torri Gemelle:

Complottisti, versione 1: Le Torri Gemelle sono cadute troppo in fretta, quindi sono state distrutte indebolendole su ogni piano. Le Torri Gemelle sono state distrutte dall'esplosivo.

Realtà: Le cariche esplosive fanno bum. Non c'è bum nelle registrazioni del crollo. Le cariche esplosive producono un'onda d'urto che spinge in fuori i vetri dell'edificio minato e sfonda quelli degli edifici adiacenti su tutti i lati. Al WTC non ci sono né vetri scagliati in fuori né vetri sfondati nei palazzi adiacenti su tutti i lati. Solo su quello rivolto verso le Torri, cioè quello investito dalle macerie del crollo.

Complottisti, versione 2: Non c'è il bum perché è stata usata la termite, una sostanza incendiaria che fonde l'acciaio istantaneamente senza fare rumore.

Realtà: Abbiamo provato a tagliare una colonna con la termite. Non funziona. Neanche prendendo una colonna piccina e mettendole addosso settanta chili di termite in una vistosissima vasca di contenimento.

Complottisti, versione 3: Non era termite, era supertermite esplosiva applicata a pennello. Ne abbiamo trovati i residui. Abbiamo pubblicato un articolo scientifico.

Realtà: La "supertermite esplosiva applicata a pennello" è probabilmente la vernice antiruggine. L'articolo in questione è pieno di errori di metodo, tanto che s'è dimesso l'editor. E gli esplosivi fanno sempre bum. Alle Torri Gemelle non ci fu il bum.

Complottisti, versione 4: Era supertermite esplosiva, ma non ha tagliato le colonne. Era solo un innesco radiocomandato per dell'esplosivo C4. Le Torri Gemelle sono state distrutte dall'esplosivo.

Realtà: Gli esplosivi fanno sempre bum, anche se li chiamate C4 e li radiocomandate. Al World Trade Center manca sempre il bum.

Dopo otto anni, insomma, il cospirazionismo è tornato al punto di partenza. E questa sarebbe ricerca della verità?

2009/09/01

National Geographic sbufala la teoria della termite

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo articolo è provvisorio e verrà integrato con maggiori informazioni non appena saranno disponibili.

La teoria della termite, la miscela incendiaria che secondo alcuni complottisti sarebbe stata usata per tranciare le colonne delle Torri Gemelle e indurne il collasso, è crollata miseramente sotto il peso della verifica sperimentale. I vari Steven Jones, Niels Harrit, Kevin Ryan, le loro pubblicazioni "scientifiche" e tutti coloro che se ne sono fidati rimangono ancora una volta con un pugno di mosche, smascherati per quello che sono: ciarlatani incapaci di fare vera ricerca ma provetti nel saccheggiare le paure e le sofferenze altrui.

E' stato da poco trasmesso sui canali televisivi dedicati statunitensi il documentario di National Geographic 9/11 Science and Conspiracy, nel quale è stata effettuata la prova pratica che finora nessuno fra i sostenitori delle "teorie alternative" aveva avuto il coraggio di fare: verificare se è davvero possibile usare la termite per tagliare rapidamente una colonna verticale d'acciaio, come asseriscono le loro teorie.

Secondo i primi dati, National Geographic si è rivolta agli specialisti dell'Energetic Materials Research and Testing Center (EMRTC), che hanno allestito condizioni di prova decisamente favorevoli alla tesi complottista: una colonna d'acciaio ben più piccola di quelle delle Torri Gemelle, intorno alla quale è stata applicata una struttura a vasca contenente una dose generosa di termite: circa 70 kg (150 libbre). La termite è stata innescata ed ha iniziato la propria violenta reazione, producendo le altissime fiammate visibili qui sotto.



E questo, qui sotto, è il risultato dopo l'uso di questi 70 kg di termite: secondo la teoria complottista, la colonna si sarebbe dovuta tranciare di colpo all'altezza della vasca. Niente da fare.




Ma, ma, ma... ma la colonna non era caricata!


Si potrebbe obiettare che l'esperimento non è valido perché sulla colonna non gravava il carico di punta prodotto dal peso delle strutture soprastanti e quindi l'acciaio dell'esperimento era meno sollecitato. Ma lo scopo dell'esperimento era vedere se la termite è in grado di tagliare istantaneamente l'acciaio di una colonna, come richiesto dalle principali teorie complottiste: tutte quelle che sostengono che il crollo fu troppo veloce o che si sarebbe dovuto fermare senza arrivare fino a terra e quindi deve essere stato "aiutato" piano per piano tramite tagli effettuati piano per piano in perfetta e rapidissima sequenza. E se il taglio deve essere istantaneo, conta ben poco se c'è o non c'è carico di punta. Oltretutto va ricordato che la colonna di prova era molto più piccola di quelle del WTC e che la dose di termite era particolarmente generosa.

Invece di mettersi a criticare, i complottisti sono invitati a ripetere l'esperimento nelle condizioni a loro più congeniali. Sempre che abbiano il fegato di fare qualcosa di concreto, invece di generare aria fritta come hanno fatto fin qui in otto anni, per poi vedersi sbufalare la propria teoria "scientifica" prediletta da un semplice esperimento pratico.


Ma, ma, ma... ma alle Torri Gemelle non c'era termite, c'era supertermite!


E' l'obiezione che ha tirato fuori subito Steven Jones, uno dei leader del movimento complottista, intervistato da National Geographic durante la produzione del documentario. Ne parla su 911blogger qui il giorno dopo la messa in onda del documentario stesso, lamentandosi in una mail inviata ai suoi produttori:

Sacchi di termite commerciale messi contro una colonna d'acciaio – che "esperimento" patetico. Non corrisponde neanche vagamente alle mie tesi, come sapete bene, dalla nostra discussione sulle schegge rosso-grigie, e la distinzione fondamentale fra termite ordinaria e supertermite!

Bags of commercial thermite set against a steel column -- what a pathetic "experiment." Not anywhere close to representing my views, as you must know, from our discussion about the red/gray chips and the crucial distinction between ordinary thermite and super-thermite!


Il produttore gli risponde che soldi per la costosissima supertermite non ce n'erano, per cui s'è fatto quello che s'è potuto: anche i programmi TV hanno un budget da rispettare. A parte il fatto che già il test con la termite sulla colonna è più di quanto abbiano mai fatto i complottisti, l'obiezione del produttore è più che sensata, perché la teoria della termite (quella non "super") è stata propugnata dai complottisti per anni proprio da Steven Jones.

Lo faceva, per esempio, nella sua presentazione alla Idaho State University del primo settembre 2006, nella quale la parola "thermite" compare ben settantasei volte e la termite veniva invocata come spiegazione per il "metallo fuso" visto colare da una sola delle Torri Gemelle. Ne cito giusto un esempio:



Era sempre Steven Jones a proporre la termite nel suo articolo Why Indeed Did the WTC Buildings Completely Collapse? pubblicato dal suo Journal of 9/11 Studies a settembre del 2006 (evidenziazione aggiunta):

Thus, molten metal was repeatedly observed and formally reported in the rubble piles of the WTC Towers and WTC 7, metal that looked like molten steel or perhaps iron. Scientific analysis would be needed to conclusively ascertain the composition of the molten metal in detail.
I maintain that these observations are consistent with the use of high-temperature cutter-charges such as thermite, HMX or RDX or some combination thereof, routinely used to melt/cut/demolish steel.


Jones parlava ancora di termite a maggio del 2007 nel suo articolo Revisiting 9/11/2001 --Applying the Scientific Method, sempre sul suo Journal of 9/11 Studies (evidenziazioni aggiunte):

The confluence of WTC data and thermate data provides a very compelling case that thermite variants were used in the destruction of the World Trade Center. And the use of thermite in this way requires pre-positioning of the thermite (and probably other) cutter-charges over time, which in turn implies that at least some of the 9/11 events were orchestrated and intentional.


Ma ora che la sua teoria a lungo promossa viene messa alla prova e fallisce, l'uso di termite normale per tagliare le colonne è secondo Jones un "esperimento patetico". Si sta dando del patetico da solo, insomma.

I complottisti sono quindi stati colti ancora una volta a spostare i paletti man mano che le loro teorie vengono sbufalate. Adesso la termite, che era così tanto in, è out: ora parlano di "nanotermite", "supertermite esplosiva" o di esplosivi speciali o di chissà quale altra fantomatica sostanza che sarebbe stata usata al posto della termite.

Se non vorranno essere sepolti dalle risate di chi ricorda loro che gli esplosivi fanno bum, altrimenti non sono esplosivi, e che nell'audio dei crolli delle Torri il bum non c'è, dovranno fare una cosa molto semplice, oltre che sparare l'ennesima teoria per mascherare il fallimento di quelle precedenti: i complottisti dovranno dimostrare in pratica che la loro sostanza magica di turno è capace di tagliare istantaneamente una colonna d'acciaio come quelle delle Torri Gemelle.

Restiamo in trepidante attesa di questa dimostrazione.

2009/08/09

Demolizione senza esplosioni

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Lorenzo C.

English abstract: Some conspiracy theorists have called attention to a video of an explosion-free demolition of a 14-story building at Vitry-sur-Seine, in France, suggesting that this proves that an explosion-free controlled demolition of the World Trade Center towers would have been possible. However, research shows that the technique used at Vitry involved powerful hydraulic jacks, placed against the columns within the building, to slightly unbalance part of the structure and let gravity do the job. Such jacks would have been easily detectable in open-space buildings such as WTC 1 and 2 and would have been spotted in the debris. Actually, the Vitry demolition clearly demonstrates the principles of "crush-up" and "crush-down" (mutual fragmentation of top and bottom portions of the building where they meet) outlined by structural engineer Zdenek Bazant and shows that damage and imbalance on a single floor is sufficient to bring down an entire building. The collapse does not stop halfway as theorized by proponents of alternative theories.


Alcuni sostenitori delle tesi alternative hanno segnalato il video di questa demolizione, che ha una caratteristica particolare: è priva di rumori di esplosioni prima del crollo e quindi si adatterebbe ad alcune delle teorie che ipotizzano una demolizione controllata segreta delle Torri Gemelle e del WTC7, contraddicendo però quelle che parlano di demolizione effettuata con esplosivi e di testimonianze di presunte esplosioni.



Si tratta della demolizione dell'edificio ABC Balzac a Vitry-sur-Seine, in Francia, avvenuta il 14 febbraio 2007, come documentato anche fotograficamente presso il sito del Comune di Vitry-sur-Seine (anche qui).

Come è possibile che si crei una demolizione senza esplosioni? Lo spiega il sito del Conseil Général de Val de Marne: si collocano dei potenti martinetti idraulici contro le strutture portanti all'interno della struttura, in modo da spostare la parte superiore dell'edificio quanto basta perché il suo baricentro non si trovi più allineato con i supporti. La forza di gravità fa il resto.

Technique utilisée

Le 14 février, l’entreprise Ferrari-Démolition a procédé à la démolition simultanée de 168 logements, en utilisant une technique brevetée depuis 1997: le vérinage.

Elle consiste à effondrer un immeuble sur lui-même par une poussée hydraulique horizontale ou oblique contrôlée à distance. De puissants vérins mettent en mouvement la partie supérieure de la construction en déplaçant latéralement son centre de gravité du point d’appui. Le mouvement directionnel provoque l’effondrement de l’immeuble sur lui-même. Cette méthode de démolition est adaptée aux immeubles, aux tours et aux installations industrielles qui sont confinés dans un tissu urbain dense. Le périmètre de sécurité est restreint.

Le choix de la méthode de démolition s’est faite “au regard des nuisances respectives de chacune des méthodes et, tout en ayant conscience que quelle que soit l’option retenue, l’acte de destruction, en lui-même, est relativement violent et douloureux. Notre choix est donc celui qui nous semblait «le moins traumatisant» pour les familles qui avaient vécu dans ces logements” explique Jean-Pierre Moineau.



Ulteriori dettagli sono forniti da Le Moniteur:

Peu avant 14 heures, un coup de corne de brume a signalé la mise sous pression des vérins hydrauliques, placés dans l'immeuble au niveau des murs porteurs du 7e étage. Trois minutes plus tard, l'édifice s'écroulait comme un château de cartes, dégageant un immense nuage de poussière, sous les yeux de plusieurs centaines de personnes a constaté l'AFP.
Quand le nuage de poussière s'est dissipé, cinq minutes plus tard, il ne restait plus du bâtiment ABC de la cité Balzac qu'un tas de gravats atteignant à peu près la hauteur de quatre étages. Juste derrière, un immeuble jusque-là caché par la barre, protégé par des bâches, est apparu intact.


La demolizione di questa struttura alta 14 piani è interessante perché dimostra con chiarezza che è sufficiente innescare il cedimento di un singolo piano per produrre il crollo di un intero edificio e che il crollo non viene fermato dalla struttura sottostante, ma prosegue fino al suolo. In altre parole, le teorie cospirazioniste che ipotizzano che le Torri Gemelle furono necessariamente minate piano per piano, altrimenti non sarebbero crollate fino al suolo, sono sbagliate.

Chi volesse ipotizzare l'uso al WTC di una tecnica basata su martinetti idraulici si scontrerebbe con il problema di come collocare questi grandi apparati a ridosso delle colonne centrali e perimetrali, in un edificio open space, senza che nessuno se ne accorgesse e senza che resti di questi martinetti emergessero nelle macerie.

Le immagini sono utili anche per documentare il cosiddetto crush-up e crush-down che avviene durante un crollo, come descritto da Zdenek Bazant, professore di ingegneria strutturale e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois, nel suo articolo Collapse of World Trade Center Towers: What Did and Did Not Cause It?: la porzione superiore dell'edificio, in caduta, "trita" quella sottostante e a sua volta ne viene "tritata", e questo avviene nella zona in cui le due porzioni s'incontrano, ossia lungo il fronte di crollo. Se così non fosse, a fine crollo la parte superiore sarebbe ancora intera e poggiata sulle macerie della porzione inferiore. E' per questo che al WTC la porzione superiore sembra disintegrarsi in un modo che i cospirazionistri ritengono anomalo.






Fonti supplementari: FranceBTP, Cg94.fr.