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2011/09/05

Recensione: The Conspiracy Files (BBC, 2011)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 29 agosto scorso la BBC ha trasmesso The Conspiracy Files: 9/11, Ten Years On, un'edizione ampiamente aggiornata della puntata della serie The Conspiracy Files dedicata alle tesi di complotto sull'11 settembre.

La prima edizione di questa puntata era andata in onda a febbraio del 2007 ed era stata recensita da Undicisettembre in questo articolo. Quanto segue è una sintesi dei contenuti della versione aggiornata.

2:20. Dopo il teaser e i titoli, il programma presenta le immagini dell'enorme Hangar 17 dell'aeroporto JFK, dove sono conservati migliaia di rottami delle Torri Gemelle. Sono immagini già presentate nell'edizione 2007, ma restano una risposta chiara a tutti coloro che sostengono che l'acciaio delle Torri fu fatto sparire in tutta fretta per nascondere chissà cosa.




Viene poi riassunta la dinamica degli attentati attraverso le immagini degli eventi.

5:00. Il programma di sposta ad Austin, in Texas, per intervistare il conduttore radiofonico Alex Jones, che per tre ore tutti i giorni parla in diretta di complotti e occultamenti governativi. Le espressioni facciali di Jones sono eloquentissime. Secondo Jones, i veri responsabili dell'11/9 sono “reti private aziendali dissociate che operano nell'intelligence statunitense, britannica e israeliana” (“private corporate rogue networks working in US, British and Israeli intelligence”).

6.25. Sintesi dei problemi e ritardi d'intercettazione degli aerei dirottati, con immagini dei radar e audio delle comunicazioni radio. Intervista a Colin Scoggins, che l'11 settembre 2001 lavorava al centro di controllo del traffico aereo della FAA a Boston, Massachusetts.

Alex Jones accusa il vicepresidente Dick Cheney di aver ordinato di non intercettare gli aerei dirottati. Ma Scoggins, che era in contatto continuo con il comando della difesa aerea, ribatte: “Non ho visto nessuna carenza di risposta... Tutto ciò che vidi fare dai militari quel giorno... Non c'era nessuno ‘stand down’. Probabilmente io ero in contatto con i militari più di chiunque altro nel paese, a parte i militari stessi... Credo che gran parte [della causa] sia la mancanza di comunicazione tra la FAA e i militari; il resto fu colpa delle attrezzature che avevano i militari, che come le loro procedure erano progettate per guardare verso l'oceano. Le loro apparecchiature non erano concepite per guardare verso l'interno degli Stati Uniti.”

9:25. Un video del secondo impatto mostra chiaramente un aereo di linea di cui si scorge anche la livrea, corrispondente a quella della United Airlines.


9:56. A Oneonta, New York, viene intervistato a casa propria Dylan Avery, uno dei giovanissimi autori di Loose Change, uno dei video cospirazionisti di maggiore successo, pubblicato in numerose versioni in anni successivi. La narratrice del programma nota che la più recente edizione di Loose Change ha avuto un budget di un milione di dollari. Avery mostra il computer portatile sul quale realizzò nel 2003 la prima versione del suo video.

12:25. Viene mostrato uno spezzone di Loose Change - An American Coup, l'edizione 2009 del video di Avery. Lo spezzone è dedicato agli sbuffi visibili durante i crolli delle Torri Gemelle, al di sotto del fronte di discesa dei crolli stessi, che secondo alcune tesi di complotto dimostrerebbero la presenza di esplosivi.

12:54. A Manhattan viene intervistato Leslie Robertson, uno dei progettisti delle Torri Gemelle. Il suo ufficio si affaccia ancor oggi su Ground Zero. Viene mostrata la simulazione grafica dell'impatto e della distribuzione del carburante realizzata dalla Purdue University.

Spiega Robertson: “Non è necessario che gli incendi fondano l'acciaio per far crollare l'edificio. È sufficiente che ne alzino la temperatura in modo che la resistenza dell'acciaio si riduca fino al punto in cui si verifica il cedimento.” Gli incendi raggiunsero i 1000 °C, ma già a 600 °C, spiega la voce narrante, l'acciaio perde metà della propria resistenza. I solai cedettero e caddero su quelli sottostanti, producendo boati simili a esplosioni. I piani sottostanti collassarono, producendo gli sbuffi di fumo. Di nuovo Robertson: “Dentro [l'edificio] c'è aria, e man mano che crolla, quest'aria crea pressioni molto alte dentro l'edificio stesso, che cerca di sfondare le finestre, ed è ovvio che si otterranno emissioni gassose dall'edificio. Non c'è dubbio.”

14:58. A San Francisco, il professor Abolhassan Astaneh, ingegnere strutturista presso la University of California at Berkeley, sostiene che le tesi di complotto distolgono l'attenzione dai veri problemi strutturali delle Torri Gemelle.

Avendo studiato i disegni tecnici integrali del World Trade Center, a suo avviso il progetto delle Torri si discostava in undici punti fondamentali dalle prassi collaudate di normale costruzione prescritte dalle normative edilizie. Vengono citato alcuni di questi punti: i solai leggeri in calcestruzzo, le tramezze in cartongesso e in particolare le pareti portanti sottili perimetrali al posto delle colonne e delle travi tradizionali.

Spiega Astaneh: “Il motivo per il quale è crollato nel modo in cui è crollato è il sistema a pareti portanti. Al livello al quale l'aereo colpì, lo spessore della parete era solo sei millimetri”. A proposito di questo valore, occorre precisare che si tratta del valore minimo fra i vari spessori nelle zone d'impatto, come dettagliato negli aggiornamenti in fondo a questo articolo. “Questo non vuol dire che dobbiamo incolpare Robertson o i progettisti per questa tragedia. Questa tragedia è avvenuta per colpa degli assassini che vennero a uccidere degli innocenti. Ma dobbiamo imparare le lezioni di questo tipo di tragedie per essere sicuri di non commettere più lo stesso errore. E la lezione, in questo caso, è che si devono seguire le norme. Questo edificio non era conforme alle norme.” Secondo Astaneh, la fragilità delle pareti intorno alle scale d'emergenza impedì a molti di mettersi in salvo, dice la voce narrante.

17:10. Leslie Robertson respinge queste accuse: “Quelle pareti erano più robuste ed ermetiche delle pareti usate in passato. Non sono a conoscenza di nessun caso, nel World Trade Center, nel quale il progetto strutturale non eccedesse i requisiti delle norme edilizie della città di New York.” È interessante notare che Robertson è attento nel precisare che si riferisce al progetto strutturale e alle norme di New York, mentre Astaneh critica anche la fragilità degli elementi protettivi intorno alle scale oltre a quella degli elementi strutturali.

Robertson confessa di essere ancora angosciato, nei ricordi e negli incubi, dalle persone intrappolate nei suoi edifici.

17:58. Si passa ai possibili moventi di un complotto, mentre scorrono le immagini dei bombardamenti di Baghdad. Alex Jones afferma che dei “gruppi criminali dissociati all'interno del governo” vogliono guadagnare cifre enormi sulle guerre e sul petrolio e controllare l'area mediorientale, indispensabil per il dominio del mondo. Ma ci sarebbe anche il movente del potere negli Stati Uniti: Bush è accusato, nel video Loose Change che viene mostrato, di aver preso il potere grazie all'11 settembre: “un colpo di stato americano”. Parole che oggi, con Obama alla Casa Bianca e Bush scomparso dalla scena, suonano abbastanza stridenti. Dylan Avery parla delle leggi liberticide e dei maltrattamenti dei prigionieri, che hanno avuto legittimazione dall'11 settembre.

19:00. Intervista in Winsconsin al professor James Fetzer, che però è laureato in filosofia (dunque non un esperto d'ingegneria strutturale o in altri campi pertinenti all'11/9), è un ex Marine ed ha fondato l'associazione Scholars for 9/11 Truth.

A conferma delle frequenti contiguità dei cospirazionismi, Fetzer sottolinea di aver studiato a lungo anche l'assassinio del presidente Kennedy.

20:21. A Dulles, in Virginia, per esaminare i video delle telecamere di sicurezza che ripresero i dirottatori mentre venivano controllati prima di salire a bordo del volo American Airlines 77 che si sarebbe schiantato sul Pentagono, come mostrato dalle riprese successive all'impatto. Si nota il fotogramma qui sotto, nel quale si vede una notevole distesa di rottami davanti all'edificio.


Secondo Loose Change non ci sono prove della presenza dell'aereo di linea: il foro d'impatto è troppo piccolo e mancano i rottami.

21:35. C'è chi sostiene che fu un aereo più piccolo, per esempio un drone militare teleguidato, oppure un missile. Fetzer dice che è chiaro che nessun Boeing 757 colpì il Pentagono. Vengono mostrati i due video dell'impatto ripresi dalle telecamere dell'ingresso al parcheggio del Pentagono, definendoli “non risolutivi” a causa della loro qualità estremamente bassa.

23:36. Intervista ad Allyn Kilsheimer, ingegnere strutturista e testimone oculare dei resti dell'aereo al Pentagono, mentre viene mostrata l'animazione dell'impatto creata dalla Purdue University. Kilsheimer: “Vidi pezzi di metallo, principalmente di colore verde, alcuni di color alluminio, molti dei quali erano fusi. Poi trovammo pezzi di persone in uniforme, che indossavano divise da compagnia aerea.”

25:25. Immagini del Pentagon Memorial che commemora le 184 vittime dell'attacco. Viene intervistata Jean O'Connor, agente speciale dell'FBI, arrivata sul posto meno di un'ora dopo l'impatto e responsabile della raccolta e catalogazione di ogni elemento di prova da parte degli specialisti dell'FBI.

“C'erano certamente pezzi di metallo provenienti dall'aereo. Alcuni avevano le scritte rosse e bianche della livrea della American Airlines” dice la O'Connor, mentre vengono mostrate le immagini di questi rottami. “Abbiamo fatto fare dei grossi contenitori di legno appositamente per contenere i pezzi dell'aereo.”

Viene mostrato un rottame d'aereo tuttora custodito dall'FBI. “Ho personalmente raccolto resti delle vittime provenienti dall'aereo e furono raccolte prove del DNA e delle impronte digitali in laboratorio che confermano assolutamente il fatto che erano vittime provenienti dal volo American Airlines 77” spiega l'agente, che aggiunge: “Lasciar proseguire queste tesi di complotto è ingiusto nei confronti dei loro amici e delle loro famiglie. Fondamentalmente, sminuisce le vite di queste persone. Fa sembrare che non siano mai esistite.”

27:35. Il documentario presenta il caso del tenente colonnello Steve O'Brien, che osservò l'impatto al Pentagono dall'aereo da trasporto militare C-130 che stava pilotando. C'è chi dice che l'aereo di O'Brien fu utilizzato per radiocomandare l'aereo che colpì il Pentagono. Fetzer teorizza che i rottami d'aereo siano stati disseminati lanciandoli dal C-130.

O'Brien precisa di aver visto “la caratteristica livrea argentea” della American Airlines. “Per noi era certamente un aereo della American Airlines.” Ne descrive in dettaglio la manovra di avvicinamento ed impatto. Oggi il tenente colonnello è accusato dai complottisti di essere parte della cospirazione.

30:26. Si passa al WTC7. Immagini della sua facciata lesionata, tratte dalla diretta TV. In Danimarca, a Dragor, c'è Niels Harrit, professore di chimica in pensione, che sostiene che “è impossibile che un grattacielo in acciaio possa crollare per un incendio”.

Il confronto fra una demolizione controllata reale e il crollo quasi verticale del WTC7 fa esclamare a Harrit che “È ovvio che è una demolizione controllata”. lnsieme al professore statunitense Steven Jones, ha studiato dei campioni di polvere raccolti a Manhattan dopo i crolli e ha notato delle “schegge rosse e grigie”. Il lato rosso di queste schegge, dice Harrit, “presenta tutti i segni di essere un materiale termitico”. Ma la BBC nota che la termite non risulta mai essere stata usata per distruggere edifici.

Harrit afferma che quando queste schegge vengono scaldate, manifestano tutte le caratteristiche di una reazione termitica violenta. L'intervistatore gli chiede quali sono state le reazioni degli scienziati alle sue conclusioni, pubblicate in un articolo su una rivista di chimica. “Nessuna! Nessuna! È oltre ogni dubbio l'articolo meglio verificato dal peer review in tutta la mia carriera” dice, tralasciando di specificare che la direttrice della rivista che lo pubblicò si dimise proprio per colpa dell'inadeguata verifica dell'articolo di Harrit, come descritto qui. “Nessuno ne ha messo in discussione le conclusioni” aggiunge Harrit.

34:10. Il documentario si trasferisce a Pittsburgh, in Pennsylvania, uno dei luoghi che per tradizione è centro di ricerca mondiale nella metallurgia, e intervista due esperti della Carnegie Mellon University, i professori Richard Fruehan e Chris Pistorius, chiedendo loro di esaminare la teoria di Harrit.

Spiega Fruehan, che è condirettore del Center for Iron and Steel Research, editore associato della rivista Metallurgical Transactions e autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel campo della metallurgia: “Se mi mostri un mucchio di polvere, ci posso trovare dentro praticamente qualunque cosa. Magari non in grandi quantità.”

La voce narrante nota che si polverizzarono 1,2 milioni di tonnellate di materiali edili e che lo US Geological Survey raccolse 38 campioni di polvere, mentre il gruppo di ricerca RJ Lee ne raccolse centomila e li analizzò approfonditamente. La ricerca di Harrit e colleghi si basa su quattro soli campioni. Harrit e colleghi avrebbero semplicemente selezionato le particelle che a loro interessavano e avrebbero poi emesso un verdetto altamente drammatico.

Fruehan fa notare che in realtà il materiale “energetico” descritto da Harrit “se si va a chili, emette meno energia della carta che brucia.” Sembra quindi improbabile che, quand'anche si trattasse di materiale termitico, potesse tranciare di colpo le colonne del World Trade Center come ipotizzano i sostenitori della tesi di demolizione a mezzo nanotermite.

L'altro esperto della Carnegie Mellon, Chris Pistorius, professore di scienza e ingegneria dei materiali, laureato in ingegneria metallurgica, ha una spiegazione molto semplice: “Pezzetti di vernice, secondo me... Non è insolito usare come vernice di fondo o come mano intermedia dei pigmenti-barriera, come l'ossido di ferro micaceo, che è un tipo di ossido di ferro che forma scheggette, e alluminio, che è quello che hanno trovato.”

La voce narrante precisa che Harrit e colleghi hanno esaminato un solo tipo di vernice di fondo (primer) proveniente dal World Trade Center e hanno dichiarato che non corrisponde alle loro scheggette rosse e grigie. Ma Pistorius nota che qualunque grande edificio usa vari tipi di primer e che quello trovato da Harrit e colleghi è “tipico delle vernici usate per l'acciaio strutturale”. Viene fatto notare che lo stesso genere di primer è usato ovunque sulle strutture metalliche a New York, per esempio sui ponti, e la temperatura d'innesco delle reazioni nelle scheggette misteriose è esattamente quella che ci si attende da questi primer.

36:50. Il documentario chiede come mai la teoria di Harrit non è stata confutata. Lo spiega Pistorius: “È così che funziona la scienza: un'ipotesi è esatta fino a quando si dimostra che è sbagliata. Nessuno si è preso la briga di spendere tempo per farlo. Non vuol dire che sia giusta. Vuol dire semplicemente che non è stato dimostrato che è sbagliata. Ci sono tante ragioni per cui nessuno se ne prende la briga: francamente, secondo me, è irrilevante. Sarebbe piuttosto facile farlo, ma tutti hanno cose più interessanti da fare, credo.”

37:43. Si passa al Volo 93. Alex Jones afferma che il cratere del suo impatto non somiglia a un cratere d'impatto normale. “Le mie fonti governative di alto livello” aggiunge “hanno persino identificato lo stormo coinvolto nell'abbattimento del Volo 93.” Poi Jones si accorge della contraddizione, perché prima asseriva che c'era un ordine segreto di non abbattimento: “I generali non seguirono gli ordini e ordinarono l'abbattimento del Volo 93.” È interessante notare che in tutte le sue teorie, Jones non fa mai i nomi di questi generali o dello stormo di caccia.

Il programma esamina le segnalazioni di rottami trovati a vari chilometri dal sito d'impatto principale, che sembrano suggerire una distruzione in volo. A Indian Lake, a quasi 7 miglia (11 km) dal cratere sarebbero stati trovati rottami pesanti.

Ma andando a verificare i dati emerge che questa è la distanza che risulta usando i servizi Internet di navigazione, che danno la distanza stradale, confermata dalla BBC con una prova pratica. Ma la distanza in linea d'aria è ben diversa, perché la strada gira tutt'intorno al lago Indian. In linea d'aria si tratta di poco più di un miglio (1600 metri), e l'11 settembre il vento soffiava dal luogo d'impatto verso Indian Lake.

40:00. Brenda Wasson, testimone a Indian Lake, racconta dei frammenti che fluttuavano nell'aria e ne mostra un campione: un oggetto piccolo, simile a un brandello di tessuto. Dice che non c'erano oggetti più grandi di questo: solo pezzetti di carta e d'isolante.

Accanto a lei, Barry Lichty, ex sindaco di Indian Lake, conferma: nessun pezzo di motore o simile, checché ne dicano i complottisti.




41:30. James Fetzer afferma che si tratta di una messinscena e che nel luogo dell'impatto non c'erano rottami e non c'erano neppure cadaveri.

Su quest'argomento viene intervistato Wallace Miller, il coroner (medico legale) della zona, di cui i complottisti come Dylan Avery citano spesso la frase “I stopped being coroner after about 20 minutes, because there were no bodies there” (“Ho smesso di essere un coroner dopo circa 20 minuti, perché non c'erano cadaveri”).

Miller chiarisce che smise di essere coroner perché la causa e la modalità di morte erano assolutamente evidenti, e che la frase è citata incompleta (nella frase completa, infatti, precisa che trovò eccome parti di cadavere).

Dylan Avery cerca di contrastare queste asserzioni precise di persone che erano sul posto dicendo che secondo lui (che non è esperto d'incidenti aerei) ci dovrebbe essere un cratere molto più grande. Si tormenta nervosamente la pelle di un braccio mentre l'intervistatore gli spiega che Miller, con la sua frase citata fuori contesto, stava semplicemente facendo una similitudine. Vengono mostrati rottami del Volo 93.

43:40. Viene esaminata la tesi, sostenuta da Fetzer, secondo la quale il Volo 93 atterrò altrove e che i passeggeri furono fatti sparire in qualche modo a Cleveland: ci sarebbe una notizia che lo conferma. In realtà il volo era il Delta 1989, fatto atterrare perché nella confusione dell'11/9 si sospettava avesse una bomba a bordo o fosse stato anch'esso dirottato.

La BBC intervista uno dei passeggeri di quel volo, Mary McFadden. Le ragioni dell'equivoco diventano chiare: stessa destinazione e stesso corridoio aereo del Volo 93. Quando il Volo 93 sparì dai radar e cambiò direzione, i controllori di volo pensarono che Delta 1989 fosse il Volo 93 dirottato.

Vengono fatte sentire le registrazioni delle comunicazioni dei controllori. Colin Scoggins, che fece l'annuncio via radio del dirottamento del volo Delta 1989, ammette di essersi sbagliato. Ma quel giorno bastava che un pilota sbagliasse un trasferimento di frequenza per trovarsi classificato come dirottamento.

Viene presentato uno spezzone della conferenza stampa in cui il sindaco di Cleveland annuncia che c'è un 767 (non un 757) fermo in un'area isolata dell'aeroporto e si teme vi siano dirottatori a bordo, seguito da un altro spezzone in cui i reporter smentiscono successivamente questo timore.

47:00. Intervista a Frank Spotnitz, uno degli autori di X-Files, che spiega la popolarità dei cospirazionismi: sono miti moderni, laici, pensati (come i miti antichi) per dare senso al caos del mondo e per gratificare coloro che hanno certe ideologie.

Spotnitz stesso è oggetto di una teoria cospirazionista, perché prima dell'11/9 scrisse una puntata del telefilm Lone Gunmen, una derivazione di X-Files, che raccontava il dirottamento segreto da parte del governo di un aereo di linea, partito da Boston e lanciato contro le Torri Gemelle. Lo scopo del piano segreto era incolpare un dittatore straniero e avere così un pretesto per una guerra in Medio Oriente, in modo da permettere all'industria militare statunitense di fare grandi profitti. La teoria cospirazionista è che il telefilm fosse un avvertimento in codice o intendesse preparare psicologicamente il popolo americano.

49:10. Di nuovo Alex Jones in uno dei suoi show radiofonici. Riferimenti ad altri episodi storici in cui il governo USA ha mentito: il caso Watergate, il caso Iran-Contra, il caso Lewinsky, l'accusa all'Iraq di possedere armi di distruzione di massa. Spotnitz parla del cinismo alimentato da questi casi, che predispone al cospirazionismo.

50:25. L'uccisione di Osama bin Laden nel 2011: Fetzer sostiene che in realtà bin Laden era morto nove anni prima. Philip Mudd, agente della CIA dal 1985 al 2005 che partecipò alla caccia al mandante degli attentati, liquida queste teorie. “Ma allora c'erano migliaia di persone che erano consapevolmente coinvolte in una cospirazione non solo per dargli la caccia quando era già morto, ma anche per tenerlo segreto per nove anni.”

51:43. C'è un caso, dice la BBC, in cui le prove sono a sfavore della ricostruzione ufficiale: l'asserita mancanza di avvertimenti specifici degli attacchi. Si parla dell'arrivo negli USA, a gennaio 2000, di due dei dirottatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, che erano noti alle autorità come membri attivi di al Qaeda ma sfuggirono comunque ai controlli d'immigrazione perché non erano stati aggiunti alla lista dei sospettati di terrorismo. Vissero negli Stati Uniti, a San Diego, usando i loro veri nomi.

Un messaggio della CIA segnalò che uno di loro era entrato negli Stati Uniti, ma la segnalazione non fu passata all'FBI. Gli agenti sul posto non sapevano che un terrorista era nella loro città. Viene intervistato Bill Gore, ex agente speciale dell'FBI a San Diego, e vengono mostrate le scuole di volo e gli appartamenti dove risiedevano i terroristi.

In seguito affittarono un appartamento da una persona che lavorava anche come informatore dell'FBI, ma l'informatore non era al corrente di chi fossero. Uno dei terroristi era addirittura citato nell'elenco telefonico di San Diego con il proprio nome autentico (nell'immagine qui accanto). Ma nessuno mise insieme questi indizi, resi inevitabilmente più chiari dal senno di poi.

Nel frattempo arrivavano all'FBI segnalazioni di un possibile piano di al Qaeda per compiere un attacco, senza però informazioni specifiche.

55:00. E se il complotto fosse consistito semplicemente nel lasciar fare ai terroristi, senza fermarli? Il programma esamina anche questa ipotesi con Richard Clarke, coordinatore nazionale per l'antiterrorismo statunitense dal 1998 al 2001.

Clarke lamenta che ancora oggi non sa perché nonostante 60 persone della CIA sapessero della presenza dei due terroristi negli Stati Uniti nessuno lo avvisò di questo fatto e nessuno lo comunicò all'FBI fino a 19 giorni prima dell'11 settembre, quando finalmente l'FBI fu allertata. Ma nel frattempo i due terroristi si erano trasferiti altrove e avevano fatto perdere le proprie tracce.

Ribatte Mudd, chiarendo che le 60 persone in questione non si occupavano esclusivamente di questi due terroristi e respinge l'accusa di grave insuccesso dell'intelligence.

Il programma conclude che “Le prove indicano errori dell'intelligence prima dell'11 settembre. Le teorie di complotto sono, appunto, solo teorie: le prove non le confermano. Ma i loro autori insistono che lotteranno contro quella che vedono come una cospirazione governativa senza scrupoli e pericolosa.”

56:23. Dice Alex Jones: “Se mi uccideranno, mi trasformeranno in un martire.” Harrit insiste che la nostra società non può continuare ad esistere se non vengono date risposte a queste domande. Spotnitz nota che criticare le asserzioni complottisti è, per chi ci crede, “come attaccare la fede di qualcuno senza offrire nulla in cambio se non incertezze.”


Aggiornamenti


2011/09/06. Su richiesta di un lettore, JonnhyK, è stata verificata l'indicazione dello spessore di 6 millimetri fatta dal professor Astaneh. Risulta corretta, anche se si tratta del valore minimo fra quelli nelle zone d'impatto, dove le lastre d'acciaio che formavano le colonne scatolari delle facciata avevano spessori variabili da 6 a 15 mm per il WTC1 e da 6 a 21 mm per il WTC2 (la differenza fra le due torri è dovuta alla diversa altezza delle zone d'impatto). Le colonne centrali avevano spessori variabili da 19 a 102 mm.

Questi dati emergono dal rapporto FEMA del 2002, Appendice B-1, pagine 1-2: “Column plate thickness varied from 1/4 inch to 5/8 inch in the impact zone of WTC 1 for floors 89- 101, and from 1/4 inch to 13/16 inch in the impact zone of WTC 2 for floors 77-87 [...] The core columns were box sections fabricated from A36 steel plate and were 36 inches x 14–16 inches with plate thickness from 3/4 inch to 4 inches.”

2011/05/26

Ipse dixit: Giulietto Chiesa, Torri demolite con esplosivi. E anche con la nanotermite

di Paolo Attivissimo

...lo ripeto, l'11 settembre 2001, per demolire i tre edifici del WTC è stata usata sia la nanotermite (per fondere l'acciaio, specie quello delle strutture portanti degli spigoli) sia dispositivi esplosivi (altrimenti non si spiegherebbero le decine e decine di testimonianze che parlano di esplosioni a raffica). Certo che poteva anche essere dinamite.

– Giulietto Chiesa, su Giuliettochiesa.it, 17 maggio 2011


Dopo dieci anni nei quali i sostenitori delle tesi di demolizione controllata delle Torri Gemelle e del World Trade Center 7 si sono divisi in esplosivisti (nati per “spiegare” le caratteristiche a loro dire anomale del collasso progressivo gravitazionale) e termitisti (nati successivamente per “spiegare” l'imbarazzante assenza, nelle registrazioni e nelle testimonianze, dei potentissimi boati e delle onde d'urto causate da qualsiasi detonazione di quantità d'esplosivo tali da demolire edifici), finalmente Giulietto Chiesa opera una sintesi senza precedenti delle due correnti di pensiero.

Ricordiamo a Chiesa che Undicisettembre è sempre, come da dieci anni a questa parte, a disposizione per un dibattito tecnico con lui e i suoi esperti, nel quale finalmente potrà chiarire, con dovizia di particolari, come sarebbe stato possibile collocare nella struttura delle Torri Gemelle non solo l'esplosivo ma anche (stando a questa sua dichiarazione) la nanotermite e tutto il necessario per innescare entrambi senza che nessuno si accorgesse di nulla, come sarebbe stato possibile far detonare esplosivi senza causare i boati che si osservano invece nelle demolizioni controllate reali e come sarebbe stato possibile far agire la nanotermite in modo istantaneo senza causare un vero e proprio spettacolo pirotecnico di bagliori e operando tagli su colonne verticali (che, ricordiamolo, erano a vista).

Con l'occasione, Giulietto Chiesa o il suo pool di tecnici potranno spiegarci perché sarebbe stato necessario usare sia esplosivi, sia nanotermite. Uno dei due da solo non bastava?

Ricordiamo a chi ci legge che Giulietto Chiesa è stato più volte invitato da terzi ad affrontare il dibattito tecnico con Undicisettembre, ma si è sempre rifiutato (i dettagli sono qui). Qualcuno, dopo dieci anni, comincerà a chiedersi perché.

2011/03/14

Il ritrovamento “ufficiale” di esplosivo nelle Torri sbufalato dagli stessi cospirazionisti. Due anni fa

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Sta rimbalzando in vari siti e su Facebook una notizia secondo la quale sarebbe ora “ufficiale” il ritrovamento di esplosivo nelle Torri Gemelle del World Trade Center (“11 Settembre: ritrovato esplosivo nelle Torri, ora e’ ufficiale”, Informarexresistere.fr). La fonte sembra essere il sito iraniano Iran Italian Radio.

La scoperta è attribuita a Steven Jones, professore di fisica della Brigham Young University, e a Niels Harrit, professore di chimica all'università di Copenaghen: sarebbero state trovate “tracce di esplosivi di nano-termite” nei detriti del World Trade Center.

La vicenda è in realtà vecchia di almeno due anni ed è stata smentita addirittura dai sostenitori delle tesi di complotto.

Undicisettembre ne aveva già parlato quasi due anni fa, ad aprile 2009 (Rivista scientifica: "materiale termitico" nelle macerie del WTC). Da allora la rivista che pubblicò l'articolo, l'Open Chemical Physics Journal, è stata sospesa per tutto il 2010 in seguito a una serie di scandali che ne avevano minato la credibilità, già bassa in partenza (aveva impact factor zero). Si scoprì infatti che accettava qualunque cosa le venisse inviata, purché gli autori pagassero da 600 a 900 dollari; un autore riuscì a farsi pubblicare dallo stesso editore un articolo di parole senza senso; e il capo redattore (editor in chief) della rivista si dimise perché l'articolo sulla nanotermite al WTC era stato pubblicato senza neanche farglielo leggere. Dal 2008 ad oggi la rivista ha pubblicato tre soli numeri.

Persino alcuni dei più noti sostenitori delle teorie alternative, come Michael Ruppert e Jenna Orkin, smentirono l'articolo descrivendolo come “junk science”, ossia “scienza spazzatura” e accusarono uno dei suoi autori di essere “un capro espiatorio oppure un puro disinformatore.”

L'articolo in sé, oggi reperibile qui, conteneva una contraddizione di fondo: affermava che il “materiale termitico” scoperto rivestiva la struttura delle Torri e bruciava violentemente non appena raggiungeva i 430°C, ossia una temperatura raggiunta da qualunque incendio in ambiente domestico o d'ufficio (persino un semplice foglio di carta incendiato raggiunge questi valori). Ma allora le Torri Gemelle si sarebbero dovute accendere da cima a fondo come immensi fiammiferi non appena incendiate dal carburante degli aerei.

Le analisi citate nell'articolo erano sorprendentemente compatibili con lo specifico tipo di vernice antiruggine a base di ossido di ferro che rivestiva la struttura in acciaio delle Torri Gemelle, come osservato a suo tempo dalla critica tecnica di Enrico Manieri.

Questi fatti contraddicono le asserzioni contenute nella notizia di fonte iraniana, che parla di “un rigoroso processo di peer-review” (in realtà assente, come documentato qui sopra), sbaglia il nome della rivista e la descrive come “una delle riviste più accreditate negli USA” e “rispettata all'interno della comunità scientifica”. Talmente rispettata che è uscita con tre numeri in quattro anni ed ha impact factor zero.

Ancora una volta, coloro che si dichiarano “ricercatori della verità” si dimostrano incapaci di compiere le verifiche più elementari sulle proprie asserzioni.

2010/07/14

Tom Sullivan e i demolitori demoliti

di Brain_Use e Hammer

Nel luglio del 2010 il sito del gruppo "Architects and Engineers for 9/11 Truth" ha pubblicato un articolo che riporta il parere di un sedicente professionista delle demolizioni controllate, il quale sostiene che le Torri Gemelle e l'edificio 7 del World Trade Center furono demoliti con cariche da taglio esplosive RDX innescate da detonatori wireless. Il nome del professionista in questione è Tom Sullivan, ex dipendente della Controlled Demolition Inc.

La prima considerazione che viene spontanea è che il mondo del complottismo ha cambiato tesi per l'ennesima volta. Infatti le versioni alternative più recenti proposte dai complottisti (per esempio Steven Jones e Niels Harrit) riguardavano nanotermite applicata alle colonne del World Trade Center con dei pennelli, mentre questa volta si tratta di cariche in grado di fare crollare palazzi senza lasciare alcuna traccia.

È naturale chiedersi come i cosidetti "truthers" sperino di essere presi sul serio da qualcuno se cambiano teoria ogni pochi mesi e se ogni volta le loro teorie non sono supportate da prove, ma facciamo comunque lo sforzo di entrare nel dettaglio di quanto dice Tom Sullivan per verificare se ci sia qualcosa di meritevole.

Stupisce anzitutto che Sullivan tragga le proprie conclusioni solo sulla base dei video dei crolli, cioè senza avere operato alcuna analisi sulla macerie, e che citi come argomento a proprio favore l'effetto degli esplosivi nei film d'azione ("Guardate in qualsiasi film d'azione", dice testualmente, come vedremo). Ma i siti complottisti italiani, come MegaChip e Antimafia Duemila, sembrano non aver fatto nemmeno queste semplici considerazioni, dal momento che hanno pubblicato una traduzione dell'articolo di AE911Truth in modo del tutto acritico.



Chi è Tom Sullivan

Chiariamo innanzitutto che nell'intervista concessa ad AE911Truth, Sullivan precisa immediatamente che "In nessun caso mi presento come portavoce per il CDI, e quello che ho da dire lo dico per esperienza e formazione personale". La Controlled Demolition Inc. infatti ha espresso tutt'altra posizione, come vedremo in seguito.

È interessante dunque qualificare la sua esperienza e formazione personale. Sappiamo già dall'intervista che Sullivan ha lavorato per la Controlled Demolition Inc. Ma in che ruolo? L'articolo di AE911Truth ce lo presenta come fotografo prima e come impiegato nella collocazione delle "cariche da taglio" poi.

Come referenza ci viene presentato il suo biglietto da visita per la Controlled Demolition Inc. dal quale risulta appunto la sua funzione aziendale: "Staff Photographer". Ad integrazione di tale ruolo, evidentemente insufficiente a qualificarsi come "Esperto di demolizioni", Sullivan ci presenta il suo certificato di abilitazione al ruolo di "Powder Carrier" rilasciato dal FDNY, il New York City Fire Department, i Vigili del Fuoco di New York.

Ma cosa fa un "Powder Carrier" nell'ambito delle demolizioni controllate? Ci viene in aiuto proprio il FDNY, che spiega nel documento Materiale di studio per l'esame per il Certificato di idoneità per POWDER CARRIER:

The Powder Carrier is essentially an apprentice Blaster, assisting the Blaster with loading: (preparing primer cartridges and charges, wiring / hookup, setting off the shots) and paperwork, such as recording quantities of explosives used and shot times

Il Powder Carrier è essenzialmente un Apprendista demolitore, che aiuta il Demolitore nella preparazione della carica (preparazione delle cartucce di innesco e delle cariche, collegamento dei cavi, attivazione dell'esplosione) e nel lavoro d'ufficio, registrazione delle quantità di esplosivo impiegate e dei tempi di brillamento.

Notiamo per inciso che la sua licenza di apprendista rilasciata dal NYC Fire Department è del 9 luglio 2001 – appena due mesi prima dell'11 settembre – eppure questo non gli impedisce di affermare che "sin dal primo giorno sapeva che la distruzione del World Trade Center 7 durante l’11 settembre era una classica implosione controllata". Vien da chiedersi, fra l'altro, perché abbia taciuto per nove anni.

Nonostante l'esame della documentazione riportata da Sullivan chiarisca bene il livello di competenza effettivo dell'ennesimo "Esperto di demolizioni" presentato dai siti cospirazionisti, non è certo nostra intenzione introdurre un argomento ad hominem, giacché le fallacie contenute nelle affermazioni di Sullivan riportate da AE911Truth sono di tale entità che sono le sue stesse dichiarazioni a sbugiardare la tesi di partenza della presunta demolizione controllata, come vedremo ora.



Come stanno in realtà le cose

Una delle prime affermazioni di Sullivan (per l'italiano abbiamo impiegato direttamente la traduzione di Megachip) è che

once you gain access to the elevator shafts…then a team of expert loaders would have hidden access to the core columns and beams. The rest can be accomplished with just the right kind of explosives for the job. Thermite can be used as well.

una volta ottenuto l’accesso alle condutture degli ascensori ... allora un team di esperti di esplosivi avrebbe potuto accedere di soppiatto alle colonne e travi all’interno. Il resto verrebbe compiuto semplicemente con il giusto tipo di esplosivi per l’opera. Si può usare bene la termite.

Nota: la traduzione di Megachip è errata nell'ultima frase: "Thermite can be used as well" non vuol dire "si può usare bene la termite", ma "si può usare anche la termite".

Non è chiaro come questa presunta semplicità di collocazione delle cariche esplosive si possa conciliare con quanto poco prima aveva affermato lui stesso a proposito dei lavori di entità molto più modesta che aveva avuto modo di seguire lavorando con Controlled Demolition Inc.:

the days began early, around 6 a.m., and they would work until the sun was down

many weeks are required to “prep,” or weaken the buildings before demolitions

la giornata di lavoro iniziava presto, intorno alle 6 del mattino, e si lavorava fino al tramonto

la preparazione richiede diverse settimane per "indebolire" gli edifici prima delle demolizioni

Quest'ultima affermazione invece è perfettamente coerente con quanto affermano i veri esperti di demolizioni; addirittura Danny Jowenko si è spinto ad ipotizzare almeno un anno di lavori intensivi per poter ipotizzare una demolizione controllata al WTC.

Inoltre, se le ipotetiche cariche esplosive fossero state davvero collocate sulle colonne centrali come dice Sullivan, queste colonne sarebbero state le prime a cedere, trascinando con loro il resto dell'edificio. Ma la documentazione fotografica dei crolli mostra esattamente il contrario: le colonne centrali furono l'ultima parte a crollare, tanto che rimasero brevemente in piedi dopo che il resto delle Torri Gemelle era precipitato al suolo.

Notiamo anche, tra l'altro, come già in questa dichiarazione preliminare sia stata introdotta la consueta confusione esplosivo/termite a disposizione dei prossimi sviluppi della tesi cospirazionista.

Un secondo punto affrontato dall'articolo di AE911Truth è la mancanza assoluta di ritrovamenti fra i detriti delle Twin Towers di resti di cavi per le detonazioni (come quelli gialli nell'immagine a fianco, demolizione del Philadelphia Civic Center) e di involucri per cariche di taglio.

Sullivan, interrogato in proposito, nota:

Remote wireless detonators have been available for years. Look at any action movie -- and of course the military has them. The reason most contractors don’t use them is that they are too expensive -- but in a project with a huge budget it would be no problem.

I detonatori telecomandati senza fili esistono da anni. Guardate in qualsiasi film d'azione. E, naturalmente, i militari li hanno. Il motivo per cui la maggior parte dei fornitori del servizio non li adopera è perché sono molto costosi, ma in un progetto con un grandissimo budget non ci sarebbe alcun problema.

Crediamo non occorrano commenti alla prima affermazione che dimostra, se non altro, che Sullivan conosce bene la serie cinematografica di Die Hard.

In effetti esistono due tipologie di impiego dei detonatori senza fili: quelle militari e quelle civili nelle cave di ghiaia e di pietra. Si tratta in entrambi i casi di tipologie di impiego ben diverse rispetto ad una demolizione controllata e che presuppongono un modesto numero di cariche esplosive simultanee, nessun problema di sincronia e la verifica preliminare dell'assenza di segnali di interferenza. Inoltre non escludono affatto l'esigenza di impiego di cavi per detonatori, ma permettono semplicemente di eliminare la sola connessione fisica fra il dispositivo di innesco e il comando remoto.

Dunque, se Sullivan avesse ragione e un dispositivo wireless fosse stato impiegato per il segnale di innesco delle presunte cariche, si sarebbero dovuti ritrovare tra le macerie non solo i consueti resti di cavi per detonatori, ma in aggiunta ad essi, anche innumerevoli resti di ricevitori wireless.

Nell'articolo viene quindi mostrata una immagine esemplificativa di questi "sistemi di detonazione moderni senza fili come quello prodotto da HiEX" (cit.), che dovrebbe corroborare le affermazioni di Sullivan ma che in realtà finisce col confermare quanto abbiamo appena sottolineato. Si tratta infatti dello HiEx Teleblaster II, di cui è possibile trovare le specifiche sul sito del produttore. Si scopre così che si tratta di un sistema usato appunto per il brillamento delle cariche nelle cave e non nelle demolizioni. Da nessuna parte nel sito del produttore inoltre si sostiene che esso possa in alcun modo sostituire i cavi per detonatori.

C'è un ulteriore problema che Sullivan ignora relativo all'uso dei dispositivi wireless: quello delle interferenze elettriche. I detonatori radio sono infatti molto sensibili alle interferenze provenienti da cellulari, reti wireless, computer, per non citare l'enorme antenna della Torre Nord: decisamente una zona inadatta all'impiego di detonatori senza fili.

In ultimo la teoria di Sullivan non considera quanto siano problematiche le trasmissioni radio all'interno di strutture d'acciaio. Proprio l'11 settembre tale difficoltà fu riscontrata da pompieri e polizia le cui radio non funzionarono a dovere nelle scale delle due Torri. Secondo Sullivan, l'esplosivo sarebbe stato piazzato sulle colonne del core, dove la difficoltà delle comunicazioni è ancora maggiore di quanto sia sulle scale proprio perché le colonne si trovano più all'interno.

Prosegue poi Sullivan:

As for the casings -- everyone in the industry, including Blanchard, would know that RDX explosive cutter charges are completely consumed when they go off -- nothing is left.

Stesso discorso per gli involucri: tutti, in questo settore, compreso Blanchard, dovrebbero ben sapere che le cariche da taglio esplosive RDX, una volta esplose, vanno completamente distrutte, non rimane nulla.

È importante notare che non è affatto vero che gli involucri per cariche da taglio vengano completamente distrutti dalle esplosioni, come ci ricordano i veri demolitori (si vedano per esempio i resti di cariche da taglio dopo la demolizione del Philadelphia Civic Center nell'immagine a fianco).

And in the case of Thermite cutter charges, that may also be the case. Thermite self-consuming cutter charge casings have been around since first patented back in 1984.

E nel caso delle cariche da taglio con la termite, è la stessa cosa. Gli involucri per cariche da taglio alla termite che si auto-consumano sono sulla piazza sin dal loro primo brevetto nel 1984.

A supporto di quest'ultima affermazione viene riportata l'immagine di un presunto brevetto del 1984 di un involucro per cariche da taglio alla termite che si auto-consuma e che non lascerebbe altra traccia che del "molten iron" (sic), ossia "ferro fuso".

Peccato che il brevetto in questione sia riferito in realtà a un "Sistema di ignizione che utilizza un piccolo nocciolo di termite per innescare la carica principale di un razzo o altro genere di propulsore", come si legge nell'originale del brevetto.

La descrizione del dispositivo specifica anche le sue dimensioni ("1/4″ x 3/8″ with an opening of about 1/32″"), evidentemente incompatibili con la descrizione che ne fa AE911Truth (e praticamente tutti i siti complottisti nostrani al seguito).

Nella parte finale dell'articolo, le affermazioni di Sullivan diventano le solite già sentite più volte e che si possono riassumere in questi punti: il crollo del WTC7 somiglia proprio ad una demolizione controllata (e chi ha mai detto il contrario? Somiglia, come dice lo stesso Jowenko nella prima parte di questa intervista, prima che gli vengano rivelate le condizioni effettive dell'edificio), il medesimo WTC7 potrebbe essere stato demolito minando solo i piani più bassi, le demolizioni controllate producono pochi danni collaterali e il botto dell'esplosione non sarebbe stato unico ma una serie di esplosioni più ridotte per culminare nella più classica prova cospirazionista:

I knew it was an explosive event as soon as I saw it, there was no question in my mind

Sapevo che era un evento legato all’uso di esplosivi non appena l'ho visto, non avevo il minimo dubbio

In altre parole, secondo lui non si sarebbero dovuti udire i botti delle esplosioni (quelli che non si sentono qui, ad esempio...) e le conclusioni del NIST e degli innumerevoli esperti di demolizione che non hanno trovato traccia di demolizioni negli edifici del wtc non contano perché lui ha visto. Tipico.

C'è un'ultima affermazione di Sullivan che vale la pena di sottolineare:

Fire cannot bring down steel-framed high rises -- period.

Gli incendi non possono radere al suolo edifici di grande altezza con struttura in acciaio. Punto.

Davvero? Ecco qualche esempio di edificio con struttura in acciaio abbattuto da un incendio. Vedremo più avanti cosa ne pensano ingegneri strutturisti e demolitori.



Truthers vs. truthers

Tutti questi errori, omissioni e vere e proprie manipolazioni, come quelle del brevetto e dei dispositivi wireless, non erano poi così difficili da rilevare. Tant'è che, a differenza delle varie grancasse nostrane (da Megachip a Pino Cabras) che si sono limitate a tradurre senza alcun senso critico l'articolo di AE911Truth, oltreoceano fra gli stessi complottisti c'è chi ha notato l'inconsistenza delle tesi di Sullivan.

Infatti un blog statunitense appartenente alla categoria dei Truthers, quello di Scott Creighton, sostenitore acceso della tesi delle demolizioni controllate, dedica due articoli a quello che secondo lui si dimostra:

part of a willful and deliberate act to undermine the credibility of AE911Truth

parte di un atto volontario e deliberato di screditare AE911Truth

Creighton si riferisce specificamente all'articolo contenente l'intervista a Sullivan. In "The Poorly Scripted Cognitive Infiltration of AE911Truth and Tom Sullivan’s Lies of Omission", Creighton prende per buone le affermazioni di Sullivan a proposito della sua qualifica ma smonta gran parte delle tesi presentate, mentre in "Major Problems with Tom Sullivan’s AE911Truth “Interview" addirittura si spinge ad affermare che:

There are major problems with this story that can only be explained by deliberate deceit.

Ci sono delle problematiche importanti in questa vicenda che si possono spiegare solo con un inganno volontario.

Per esempio, è il medesimo Creighton a dimostrare che il brevetto del 1984 mostrato da AE911Truth come relativo a un "involucro per cariche da taglio alla termite che si auto-consuma" è in realtà tutt'altro. Creighton nota giustamente che il brevetto è stato evidentemente letto ed utilizzato da AE911Truth per riprodurlo con una operazione di copia e incolla di due diverse parti, ma la descrizione del dispositivo è stata del tutto rimaneggiata e le sue dimensioni ignorate fino ad arrivare a una

deliberate manipulation of the source material to support the claim of Tom Sullivan that “thermite cutter charges” existed as early as 1984 and that they had “self-consuming casings” which would explain why they were not discovered in the debris at Ground Zero.

manipolazione intenzionale del materiale originario per supportare le affermazioni di Tom Sullivan che le "cariche da taglio alla termite" esistevano già dal 1984 e che c'erano degli "involucri che si auto-consumano", che spiegherebbero perché non ne furono trovati nei detriti di Ground Zero

In realtà Creighton tende a giustificare Sullivan ipotizzando che le manipolazioni siano state fatte da AE911Truth in seguito, ma in effetti poco importa chi abbia manipolato immagini e informazioni: il risultato finale è che le ennesime rivelazioni provenienti dal mondo del cospirazionismo si sono dimostrate, come al solito, completamente inconsistenti.

La sua conclusione:

This kind of behavior is completely unprofessional and AE911Truth must produce a retraction as quickly as possible. Not only is the article being reposted on almost every single Truth site, but the admins have emailed it out to thousands of AE members who will certainly pick up on this… as will our debunkers I am sure.

Questo tipo di comportamento è del tutto privo di professionalità e AE911Truth deve produrre una ritrattazione il più in fretta possibile. Non solo l'articolo è stato ripubblicato praticamente in ogni singolo sito complottista, ma gli amministratori l'hanno inviato per email a migliaia di membri di AE che certamente lo criticheranno... così come faranno i nostri debunker, ne sono certo.

In effetti, innumerevoli debunker oltreoceano hanno già notato l'inconsistenza delle tesi di Sullivan, così come stiamo facendo noi ora. Sul fronte cospirazionista però, pare che ai sostenitori del complotto interessi più copia incollare qualsiasi castroneria supporti anche solo apparentemente le loro tesi che investigare davvero la verità.

Dopo questa ennesima figura barbina di AE911Truth, a noi sembra non sia rimasto poi granché da "screditare", visto che in 9 anni di ricerca questo è il massimo che AE911Truth sia riuscito a produrre.

Ed è quasi un peccato che Creighton, che si dimostra buon debunker, non abbia tratto quest'ultima conclusione, che cioè dietro al cospirazionismo undicisettembrino non ci sia altro che il tentativo di vendere libercoli e vuote conferenze per un pubblico poco attento, come quelle che attendono ora Tom Sullivan.



Cosa dicono i veri esperti di demolizioni

Contrariamente a quanto sostenuto da Tom Sullivan, i veri professionisti delle demolizioni controllate hanno sempre escluso la possibilità che le Torri Gemelle siano state demolite con esplosivo.

Come riportato nel libro "Debunking 9/11 Myths" edito dalla rivista Popular Mechanics (di cui esiste una traduzione in italiano curata da Undicisettembre intitolata "11 settembre: i miti da smontare"), Mark Loizeaux, presidente della Controlled Demolition Inc., ha sostenuto che non esiste modo di demolire edifici così grandi con esplosivo.

Le cariche necessarie peserebbero ciascuna centinaia di chili e quindi non sarebbe possibile portarle a mano dentro ai palazzi. Inoltre le cariche esplosive più grandi che siano disponibili attualmente sono in grado di tagliare l'acciaio fino allo spessore di 3 pollici (7,6 cm). Lo spessore delle colonne delle Torri Gemelle era invece di 14 pollici (35 cm). Ciò nonostante, sempre secondo Loizeaux, anche se esistessero cariche esplosive adatte, una squadra di 75 uomini avrebbe impiegato due mesi, avendo libero accesso ai tre palazzi, per rimuovere le protezioni antincendio e piazzare le cariche e i cavi di innesco. Il commento finale di Loizeaux è lapidario: "There's just no way to do it".

Anche il più grande esperto italiani di demolizioni con esplosivi, Danilo Coppe, escluse la possibilità di una demolizione controllata. In un'intervista rilasciata a ADNKronos-IGN, Coppe dichiarò che:

La tesi è stata costruita in modo interessante e accattivante. Devo dire che guardando questi documentari pro-complotto, io stesso li ho reputati costruiti bene e queste teorie convincenti. In realtà non sono suffragate da nessun elemento tecnico, ma al contrario ne esistono tanti a dimostrazione esattamente del contrario.

La struttura architettonica delle Twin Towers era a travi reticolari, quindi delle strutture particolari molto agili, molto snelle, che però purtroppo, se compromesse in modo radicale, determinano quello che si chiama poi "collasso progressivo", che è quello che ha determinato un crollo simile, assimilabile a quella di una demolizione controllata.

In effetti non è tanto il crollo delle Twin Towers che assomiglia a una demolizione controllata, ma la demolizione controllata ricrea le condizioni uguali a quelle che hanno determinato il crollo delle Twin Towers.

L'esperto olandese Danny Jowenko, intervistato dal programma televisivo "Zembla", ha escluso la possibilità di una demolizione con esplosivi dichiarando:

Non possono essere stati esplosivi, perché c'era un incendio enorme. Se ci fossero stati esplosivi, sarebbero già bruciati. Oltretutto, prima di bruciarsi, i loro detonatori si sarebbero attivati a 320 °C, per cui sarebbero esplosi prima.

Jowenko ha aggiunto che ci sarebbe voluto un anno a predisporre le Torri Gemelle per la demolizione. L'intera trascrizione della sua dichiarazione si trova qui.

Brent Blanchard, specialista in demolizioni della Protec Documentation Services, Inc. e senior editor di Implosionworld.com, ha redatto un documento in cui analizza il crollo dei tre edifici del World Trade Center ed esclude categoricamente che si tratti di una demolizione controllata.

In sintesi, Blanchard sostiene che il crollo delle Twin Towers non fu per nulla simile a una demolizione controllata, in quanto non cominciò alla base dei due edifici ma dal punto di impatto dei due aeromobili. Pertanto sarebbe stato necessario piazzare l'esplosivo esattamente nel punto dove l'aereo avrebbe impattato, oppure sarebbe stato necessario piazzarlo dopo l'impatto in meno di due ore. Entrambi gli scenari sono, sempre secondo Blanchard, impossibili da realizzare.



Conclusione

L'uscita di Tom Sullivan, a cui molti complottisti hanno dato credito senza porsi nessuna domanda, non è che l'ennesima panzana che il mondo del complottismo tenta di rifilare ai suoi lettori.
  • A Sullivan sono state attribuite competenze che in realtà non ha: non è un esperto di demolizioni, ma un fotografo che aveva maneggiato esplosivi come apprendista per qualche mese all'epoca degli attentati dell'11 settembre.

  • La sua tesi contraddice le tesi precedenti dei sostenitori del complotto.

  • Secondo la sua tesi, sarebbero state minate le colonne centrali, ma le fotografie dimostrano che queste colonne furono invece le ultime a crollare.

  • Lui stesso dichiara che le demolizioni vanno preparate indebolendo la struttura, ma di questo lavoro preliminare di indebolimento non c'è alcuna traccia.

  • Il brevetto che viene presentato a supporto delle sue tesi parla di piccoli accenditori per motori a razzo, non di detonatori per esplosivi.

  • Sullivan sostiene che non furono trovate tracce dei detonatori perché furono usati sistemi radiocomandati, ma un sistema radiocomandato ha bisogno di ricevitori che sarebbero rimasti fra le macerie, ed è oltretutto sensibilissimo a disturbi radio.

  • L'esempio di radiocomando citato da Sullivan è un modello per uso nelle cave, dove è possibile eliminare i disturbi radio, non per le demolizioni in città, dove i disturbi radio potrebbero causare detonazioni premature o impedire la corretta sequenza di scoppio

  • I veri esperti di demolizioni controllate concordano che i crolli delle Torri Gemelle e del WTC7 non hanno le caratteristiche fondamentali di una demolizione controllata, anche se agli occhi di un profano possono richiamarle.


La panzana è, ancora una volta, a pagamento se (come indicato nel video dell'intervista a Sullivan) uscirà davvero un DVD che sosterrà questa nuova teoria. Come sappiamo bene da anni, i complottisti sono bravi a sostenere economicamente gente senza scrupoli che infanga la memoria di quasi 3000 vittime con menzogne prezzolate.

2009/05/02

Complottisti sbufalano un articolo scientifico sull'11/9. Quello pro-complotto

di Paolo Attivissimo

Sempre più surreale. Pino Cabras, su Megachip.info (il sito di Giulietto Chiesa), grida al complotto per le dimissioni (segnalate da Undicisettembre qui) dell'editor in chief della rivista scientifica che, senza avvisare l'editor in questione, ha pubblicato un articolo favorevole alle tesi di demolizione controllata delle Torri Gemelle (l'analisi di Henry62 sulle falle tecniche dell'articolo è qui).

La teoria di Cabras sembra essere che chi si avvicina troppo alla "verità" verrebbe "dimissionato". L'idea che Marie-Paule Pileni, l'editor in chief in questione, possa aver semplicemente compiuto un gesto d'integrità professionale non sembra sfiorarlo. Per un complottista, tutto è un complotto.

Anzi, Cabras cita persino accuse nei confronti della Pileni:

Commenta bene 911blogger.com: «Interessante. Stretti legami con il complesso militare industriale francese ed europeo. Esperienza con esplosivi (polverizzati) e nanotecnologie. È cosa ragionevole presumere che la Pileni conosca bene i nano-esplosivi. Pertanto l’obiezione della Pileni sul fatto che la materia ricada fuori dal suo campo di competenza è falsa. Perché mai un’esperta di nanotecnologie ed ex “consulente di esplosivi polverizzati” non vuole commentare in merito a un articolo che tratta di esplosivi nano-termitici? Un articolo che ha fatto sì che si dimettesse? Inspiegabile».

Inspiegabile, semmai, è il fatto che fino a quando la Pileni è stata editor in chief della rivista, i cospirazionisti non avevano alcun problema con questi suoi "stretti legami con il complesso militare industriale francese ed europeo": anzi, la Pileni era un'esperta la cui competenza avvalorava la pubblicazione dell'articolo pro-demolizione termitica. Ora che ne ha preso le distanze, viene attaccata. Inspiegabile davvero.

Questi sono i classici comportamenti paranoici che da sempre affliggono il cospirazionismo undicisettembrino, come tutti i cospirazionismi: finché una persona dice cose favorevoli al dogma del complotto, è brava e buona e santa. Ma appena osa fare obiezioni, anche soltanto per chiedere indagini più rigorose, diventa il demonio venduto al nemico e viene attaccata su ogni fronte. L'idea che magari le sue obiezioni possano essere sensate e possano migliorare il lavoro di ricerca della verità non viene nemmeno considerata.

La conseguenza tragicamente, pateticamente ironica di questa visione paranoica del mondo è che finisce per ritorcersi contro gli stessi cospirazionisti, che si sbranano fra loro. Infatti mentre Pino Cabras difende l'articolo pro-demolizione, altri sostenitori delle tesi di complotto lo stroncano con parole di fuoco.

Conoscete Michael Ruppert? E' osannato sullo stesso Megachip.info come "tra i più accreditati e rigorosi ricercatori sull'argomento", come vedete qui accanto; è citato sempre da Megachip qui, qui e qui come fonte di indiscussa attendibilità; ed è benedetto da Giulietto Chiesa come "autore del libro fondamentale 'Crossing the Rubicon'" qui.

Conoscete Jenna Orkin? Lodata da Megachip qui, citata nel video Confronting the Evidence, che sempre Megachip elenca come base essenziale per i propri dossier qui.

Due pilastri delle tesi pro-complotto, insomma. Ma ecco cosa scrivono Ruppert e Orkin, nel loro blog a quattro mani, a proposito dell'articolo "scientifico" esaltato da Cabras e dell'intervista al suo autore, Niels Harrit, alla TV danese (video qui): "nanothermite boondoggle" (imbroglio della nanotermite), "junk science" (scienza spazzatura), "questionable science about a substance of dubious origin" (scienza discutibile fatta su una sostanza di origine dubbia).

E poi la mazzata finale: "Harrit is either a loony patsy or pure disinfo". Harrit, scrive la Orkin, è un rimbambito capro espiatorio, oppure è pura disinformazione.



Ipse dixit. I complottisti si sono debunkati da soli. Che spettacolo desolante.