Visualizzazione post con etichetta Inganno Globale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Inganno Globale. Mostra tutti i post

2009/05/06

Cessna rubato intercettato dopo più di un'ora

di Hammer. L'articolo è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale. Si ringrazia motogio per la segnalazione dell'errore.

Una delle argomentazioni complottiste più ricorrenti vuole che il NORAD sia complice degli attacchi dell'11 settembre per il fatto di non aver intercettato e abbattuto in volo i 4 aerei dirottati.

Molti complottisti credono, infatti, che i caccia militari si possano alzare in volo in pochi minuti appena un velivolo qualunque non risponda alle comunicazioni o esca dalla propria rotta e, una volta raggiunto, venga abbattuto a cuor leggero.

Abbiamo già mostrato come questo scenario sia pura fantasia alimentata dalle fandonie raccontate senza troppi scrupoli dai guru del cospirazionismo, ma se i casi presentati in passato non dovessero bastare, viene in nostro aiuto un fatto di cronaca recente.

Il 6 aprile 2009 il trentunenne Yavuz Berke (foto qui accanto), cittadino turco naturalizzato Canadese e noto in Canada con il nome di Adam Dylan Leon, ha rubato un Cessna in una scuola di volo di Thunder Bay, Ontario, e ha deliberatamente violato lo spazio aereo statunitense.

E' stato intercettato dai caccia dopo oltre un'ora.

La cronologia dell'intera vicenda è riportata con precisione da questo articolo dell'"Ottawa Citizen".

L'uomo si è impossessato di un Cessna 172 Skyhawk ed è decollato dal Confederation College Aviation Centre of Excellence di Thunder Bay intorno alle 3 pomeridiane. Si è diretto verso sud e ha varcato il confine tra Canada e Stati Uniti sorvolando il Lago Superiore.

I caccia F-16 del NORAD lo hanno intercettato solo alle 16:43, quando si trovava al confine tra Michigan e Wisconsin. Ciò nonostante l'uomo ha continuato il proprio volo senza rispondere alle comunicazioni non verbali dei caccia per circa 5 ore, attraversando Wisconsin, Illinois e Missouri. Il Cessna è quindi atterrato intorno alle 21:45 in una strada rurale del Missouri. L'uomo è stato poi arrestato dalla polizia in un drugstore dove, ormai arresosi, attendeva l'arrivo delle forze dell'ordine.

Durante questa fuga per i cieli americani, il Wisconsin State Capitol (sede della Corte Suprema e del Governatore dello stato del Wisconsin) è stato evacuato in via precauzionale.

Non sono chiare le motivazioni che hanno spinto Leon a compiere questo folle volo. Le uniche ipotesi circolanti, non confermate, vogliono che l'uomo sperasse di essere abbattuto in quanto in cerca di suicidio.

La vicenda è riportata anche sul sito ufficiale del NORAD.

Come si può vedere da un fatto come questo, i complottisti vivono in un mondo di fantasia. Un mondo in cui un aereo che non risponde alle comunicazioni può essere affiancato in pochi minuti e abbattuto senza troppi scrupoli come in un film di guerra.

La realtà è diversa, ma difficilmente chi crede ai complotti ne prenderà atto.

Per esempio, il video di Massimo Mazzucco "Inganno Globale" riporta al minuto 3:50 questa colossale fandonia: "Il tempo medio fra l'allarme e il decollo dei caccia è di circa sei minuti. A loro volta i caccia, viaggiando a velocità supersonica, possono raggiungere in pochi minuti l'aereo che non risponde più alle chiamate da terra." L'autore non ha mai ammesso di avere scritto una sciocchezza, né lo ha fatto per la restante miriade di errori e invenzioni di cui è composto il suo video e di cui questo è solo uno degli esempi.

Purtroppo, ammettere i propri errori non conviene a chi deve vendere libri e DVD.

2008/07/18

Albert Stubblebine, l'esperto militare di Zero, voleva attraversare i muri col pensiero

di Paolo Attivissimo, con il contributo involontario di Indymedia UK. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Leggendo una recensione del video Zero pubblicata su Indymedia UK è emersa una perla a proposito di uno degli esperti presentati dal video di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi e, prima ancora, da Inganno Globale di Massimo Mazzucco: il Major General Albert Stubblebine (ritratto nell'immagine qui accanto, tratta da Zero).

Sia in Zero, sia in Inganno Globale, Stubblebine viene citato con la serissima qualifica di ex militare addetto all'interpretazione delle immagini a fini di intelligence tecnico-scientifica durante la Guerra Fredda. Stubblebine dichiara che a suo parere, come esperto che misurava le dimensioni degli apparecchi sovietici basandosi sulle fotografie, un Boeing 757 proprio non ci sta nel foro visibile sulla facciata del Pentagono. Entrambi i video hanno tratto lo spezzone di Stubblebine da un altro documentario cospirazionista, One Nation Under Siege.

Sembrerebbe un personaggio autorevole: un militare, addirittura un generale, che dice chiaro e tondo che l'aereo al Pentagono non ci sta. Ma ecco come Indymedia UK, un sito tutt'altro che filogovernativo, parla dell'esperto Stubblebine in una recensione che, si badi, per il resto elogia Zero e non può certo essere considerata anticomplottista:

Zero si sofferma per circa 20 minuti sulle anomalie al Pentagono, con osservazioni di Russ Wittemberg, Barbara Honegger e Albert Stubblebine (qui ho un sussulto di dolore, perché ho visto quello che ha fatto Stubblebine nel film di Jon Ronson, "The Men Who Stare at Goats", e ho ancora un brivido d'incredulità quando immagino Stubblebine che non riesce a smaterializzarsi e passare attraverso un muro).

Sissignori, avete letto bene. Zero e Inganno Globale non ne fanno cenno, ma Albert N. Stubblebine III non è un ex generale qualunque. E' uno che crede fermamente alla presenza di basi aliene su Marte e alla possibilità di camminare attraverso i muri, piegare cucchiai, levitare, vedere a distanza (fino, appunto, a Marte) con la forza del pensiero. Crede che si possa far letteralmente scoppiare il cuore del nemico in battaglia usando il potere della mente. Non c'è mai riuscito, dice, ma soltanto perché non è mai arrivato a "raggiungere lo stato mentale giusto", come lo definisce lui stesso nel libro e documentario di Jon Ronson citato da Indymedia.

Il titolo del libro (letteralmente "Gli uomini che fissano le capre", pubblicato in Italia da Arcana con il titolo "Capre di guerra" e acquistabile per esempio presso Cicap.org o Libreriauniversitaria.it) nasce dall'idea che Stubblebine e altri fecero circolare nell'esercito statunitense negli anni Ottanta: l'uso di poteri paranormali come arma militare. La sperimentazione iniziale consisteva appunto nel fissare con lo sguardo le capre usate come cavie, con l'intento di ucciderle fermandone il cuore con il pensiero.

Ecco come Ronson racconta la storia delle credenze di Stubblebine, usando le parole dirette dell'aspirante trapassatore di pareti, in The Men Who Stare at Goats:

...E' l'estate del 1983. Il Major General Albert Stubblebine III siede alla propria scrivania ad Arlington, in Virginia, e fissa una delle sue pareti sulla quale sono appese le sue numerose onorificenze militari... E' il capo dell'intelligence dell'Esercito degli Stati Uniti, con sedicimila soldati al proprio comando... Il generale Stubblebine è sconcertato dal proprio continuo insuccesso nell'attraversare la parete...

Questi poteri sono davvero conquistabili, per cui l'unica domanda è: da chi? Chi, nelle forze armate, è già predisposto per queste cose? Quale reparto dell'esercito è addestrato ad operare al massimo delle proprie capacità fisiche e mentali?
Gli sovviene la risposta. Le forze speciali!
E' per questo che verso la fine dell'estate del 1983, il Generale Stubblebine vola a Fort Bragg, nel North Carolina.

...Nel Centro di Comando delle Forze Speciali, il generale decide per un inizio morbido...

"Se avete un'unità che sta operando al di fuori della protezione delle unità della linea principale, che succede se qualcuno si ferisce?"...

Esamina i visi inespressivi nella stanza.
"Pranoterapia!" dice.
Silenzio.
"E' di questo che stiamo parlando", dice il generale, indicandosi la testa. "Se usate la vostra mente per guarire, probabilmente ne uscirete con l'intera squadra viva e indenne".

...I comandanti delle Forze Speciali non sembrano particolarmente interessati alla guarigione tramite sensitivi. "Okay", dice il Generale Stubblebine. L'accoglienza che sta ricevendo è decisamente fredda. "Non sarebbe veramente bello se poteste insegnare a qualcuno a fare questo?"
Il Generale Stubblebine fruga nella propria borsa e con un gesto elegante ne tira fuori delle posate piegate.
... "Sareste interessati?". Silenzio.
... "Parliamo del tempo!" dice "Cosa succederebbe se il tempo non fosse un istante? E se il tempo avesse un asse X, un asse Y e un asse Z? E se il tempo non fosse un punto, ma uno spazio? In un dato istante possiamo essere ovunque in quello spazio! Lo spazio è limitato al soffitto di questa stanza, oppure lo spazio è venti milioni di miglia?" Il generale ride. "I fisici impazziscono quando dico queste cose!"
Silenzio. Ci riprova.
"Animali!" dice il Generale Stubblebine. I comandanti delle Forze Speciali si guardano fra loro.
"Fermare i cuori degli animali" continua. "Far scoppiare i cuori degli animali. Questa è l'idea che porto. Avete accesso ad animali, giusto?"
"Ehm" dicono le Forze Speciali. "Non proprio..."

Il viaggio del Generale Stubblebine a Fort Bragg fu un disastro. Arrossisce ancora quando lo ricorda. Finì per accettare un congedo anticipato nel 1984. Oggi la storia ufficiale dell'intelligence nell'esercito, come viene descritta nel materiale per la stampa preparato dall'esercito stesso, sostanzialmente glissa sul periodo Stubblebine, 1981-1984, quasi come se non esistesse.

"Sa" disse "Pensavo veramente fossero grandi idee. Lo penso tuttora. Semplicemente non ho ancora intuito come il mio spazio può incastrarsi in quello spazio. Continuavo semplicemente a sbattere il naso. Non potevo... No. 'Potere' non è il verbo giusto. Non sono riuscito mai a pormi nello stato mentale giusto." Sospirò. "Se proprio vuole saperlo, è una delusione. Lo stesso vale per la levitazione."
Certe sere, ad Arlington, in Virginia, dopo che la prima moglie del generale, Geraldine, era andata a letto, lui si sdraiava sul tappeto del soggiorno e cercava di levitare.


La vicenda surreale è documentata, insieme ad altri esempi di follie militari compiute ancora oggi in nome della sicurezza nazionale, nel documentario Crazy Rulers of the World (2004) dell'emittente britannica Channel 4, e stando a Variety dovrebbe diventare prossimamente il tema di un film con George Clooney. Il libro The Men Who Stare at Goats è acquistabile e parzialmente sfogliabile su Amazon qui. L'imperdibile spezzone in cui Stubblebine racconta di come pensa di poter attraversare i muri è disponibile qui su Veoh.com e in versione più estesa su DailyMotion qui.

Il sito del documentarista Jon Ronson è Jonronson.com. Ronson si è anche occupato delle più disparate teorie cospirazioniste, dai rettiliani di David Icke al Nuovo Ordine Mondiale di Alex Jones, in una serie di documentari intitolata Secret Rulers of the World.

Caso mai qualcuno sospettasse che si tratti di una campagna denigratoria avviata da Ronson contro un valoroso ex generale che non si piega alla verità ufficiale, ecco un estratto da una delle conferenze di Stubblebine, tenuta all'International Symposium on UFO Research a Denver, in Colorado, nel maggio del 1992:

...prima di tutto lasciate che vi spieghi un po' cos'è la visione remota. E' indipendente dal tempo, chiaro? Quindi posso andare nel passato, posso andare nel presente, posso andare nel futuro. E' indipendente dal luogo, quindi posso andare ovunque su questa terra, posso andare in qualsiasi ripostiglio, posso entrare in qualsiasi mente, posso accedere a quell'informazione in qualunque luogo di mia scelta. E' indipendente dallo spazio, quindi posso accedere a quelle informazioni ovunque nel pianeta o fuori dal pianeta, se lo desidero...

...ci sono strutture sotto la superficie di Marte che non possono essere viste dalle fotocamere della Voyager che passarono nel 1976... ci sono macchine sulla superficie di Marte e ci sono macchine sotto la superficie di Marte che si possono vedere [con la visione remota]...

Zero e Inganno Globale, insomma, hanno scelto la crème de la crème degli esperti più seri e posati per sostenere le proprie tesi. Non possiamo dimenticare, infatti, anche David Shayler, che compariva più volte come supertestimone nella prima versione di Zero, quella presentata alla Festa del Cinema di Roma, ma è stato liquidato con discrezione nella versione in DVD dopo che Undicisettembre aveva segnalato che Shayler si credeva il nuovo Messia nonché la reincarnazione di Leonardo da Vinci, di Re Artù e (tanto per gradire) anche dell'arcangelo Metatron.

Per Shayler, Zero ha potuto correre frettolosamente ai ripari facendo rifare di corsa le sue dichiarazioni da Giulietto Chiesa prima dell'uscita in DVD; ma per Stubblebine, un personaggio così imbarazzante che persino i cospirazionisti lo citano con ribrezzo, come abbiamo visto, non c'è possibilità di rattoppo, perché ormai il DVD è stato pubblicato.

Per chi avesse il dubbio che sia scorretto attaccare il messaggero senza badare al suo messaggio, va detto che il messaggio è stato ampiamente sbufalato dalla foto che compare nella colonna di destra di questo blog.

A questo punto è inevitabile porre ai tifosi e ai finanziatori di questi video un paio di domande di fondo: come mai gli autori di Inganno Globale e di Zero ricorrono a svitati di questo calibro? Davvero non c'era nessuno di meno ridicolo da presentare?

E soprattutto, i creatori di questi video sanno che si tratta di svitati, nel qual caso agiscono con malizia, o non lo sanno, e in tal caso dimostrano una tragicomica inettitudine all'indagine?

Forse se li fissiamo abbastanza a lungo ce lo diranno.

2008/06/29

Impatti a confronto: schianto di un Boeing 757 in Spagna

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato ampliato dopo la pubblicazione iniziale.

L'esame di incidenti aerei del passato permette di sfatare alcuni miti del cospirazionismo undicisettembrino. Uno di questi miti è la robustezza elevatissima dei motori degli aerei, che secondo alcuni dovrebbero trapassare come macigni qualsiasi cosa e lasciare un segno inequivocabile del loro passaggio. Per dirla con Dario Fo in Zero, a circa 33 minuti dall'inizio, a proposito dell'aereo dirottato e lanciato contro il Pentagono:

Abbiamo detto che la parte più compatta dell'aereo sono senz'altro i motori. Infatti questi motori sono... oh... composti da una lega di titanio e acciaio: potentissima. Non si sfascia neanche... Insomma, avremmo il diritto di vedere, se non altro su questa parete, i fori dei due motori che hanno sfondato... No! Non c'è nessun segno. Due buchi che noi ci aspettavamo non ci sono.


Andiamo ora a esaminare un incidente aereo avvenuto il 14 settembre 1999 a un Boeing 757-204 avente tail number identificativo G-BYAG (nella foto qui accanto): lo stesso modello d'aereo che colpì il Pentagono.

Al termine del volo BY226A della Britannia Airways da Cardiff (nel Galles) a Girona (in Spagna), quest'aereo si schiantò durante l'atterraggio. Miracolosamente, non vi furono morti fra i 236 passeggeri e 9 membri d'equipaggio, ma soltanto due feriti gravi e una quarantina di feriti lievi. L'aereo, invece, fu danneggiato irreparabilmente e mandato alla rottamazione.

L'atterraggio, tentato in condizioni meteorologiche molto avverse di pioggia intensa e visibilità scarsa, fu funestato oltretutto dall'improvviso, disorientante spegnimento delle luci della pista per alcuni secondi: tutto questo contribuì a un contatto con la pista molto violento, tanto da causare un sobbalzo del velivolo e un secondo impatto con la pista, che danneggiò gravemente il carrello anteriore e portò alla perdita di alimentazione elettrica, interferendo con i comandi e producendo un aumento non intenzionale della spinta dei motori.

L'aereo della Britannia abbandonò lateralmente la pista a velocità elevata e percorse circa 350 metri nel prato ai lati della pista stessa; viaggiando sul carrello, scavalcò un rialzo del terreno e si staccò di nuovo brevemente da terra, colpendo alcuni alberi. Il motore destro colpì la recinzione dell'aeroporto. Il velivolo trapassò la recinzione, atterrò nuovamente in un campo ed entrambi i carrelli principali cedettero. Dopo 250 metri di scivolata sul prato, per un totale di 1900 metri percorsi dopo il secondo impatto con la pista, l'aereo finalmente si fermò.

Foto di WindTours, pubblicata qui su Airliners.net.




La mappa qui sopra è tratta, come i dettagli citati qui sopra, da uno dei rapporti tecnici sull'incidente, ricco di immagini che possono offrire spunti per il confronto con i rottami documentati al Pentagono. Per esempio, questo è uno dei carrelli principali dell'aereo della Britannia:




Si possono confrontare queste immagini con quelle dei rottami nell'A-E Drive (passaggio carrabile fra il terzo e quarto anello) del Pentagono: nella prima (qui sotto) si ritrovano le medesime parti cilindriche chiare, collegate da un'asta, sul lato interno dei cerchioni; nella seconda (più sotto) si nota la forma del cerchione.




Indubbiamente i rottami al Pentagono sono molto compatibili con le parti di un Boeing 757.

Ma torniamo al volo Britannia caduto. La fusoliera si ruppe in tre tronconi, come si può vedere nell'immagine aerea all'inizio di quest'articolo e, più in dettaglio, nell'immagine qui sotto, scattata due giorni dopo l'incidente (l'originale è qui):



Qui sotto è mostrata un'altra immagine, tratta sempre da Airliners.net e scattata alcuni giorni più tardi. Le insegne della Britannia furono coperte con una mano di pittura per questioni d'immagine aziendale.



Come si può notare, dalle immagini dello schianto mancano i motori. Infatti esaminando la mappa tratta dai rapporti tecnici risulta che i motori si staccarono e si fermarono più indietro rispetto all'aereo.

Ecco un dettaglio ingrandito della mappa precedente, sempre tratta dai rapporti tecnici:



Secondo Airdisaster.com, questo Boeing 757 montava motori Rolls-Royce RB211-535E4, esattamente come il Boeing 757 che colpì il Pentagono.

Un altro rapporto tecnico evidenzia a pagina 38 che la gondola di uno dei motori urtò la recinzione che delimitava l'aeroporto. La recinzione era alta 2,5 metri e composta da rete metallica supportata da pali in acciaio: una soluzione molto simile a quella presente a delimitare il cantiere davanti alla facciata colpita del Pentagono, come si può vedere qui sotto.


Il rapporto nota che "il contatto con la recinzione fu radente e fu danneggiato o distrutto un tratto di circa 100 metri di recinzione. Parti consistenti della gondola n. 2 si staccarono in corrispondenza del punto di collisione con la recinzione".

In altre parole, un impatto con una semplice recinzione di rete metallica, a velocità ben più bassa di quella risultante al Pentagono, è sufficiente ad asportare da una gondola di motore "parti consistenti". Questo è un primo segno che forse i motori d'aereo non sono poi così "potentissimi".

Il rapporto prosegue (pag. 43): "Entrambe le gondole furono ritrovate in pezzi nella parte finale del percorso, compatibilmente con il loro distacco in seguito all'impatto con la recinzione e/o il terreno dopo il cedimento del carrello principale. Entrambi i motori erano stati chiaramente strappati dai rispettivi piloni durante lo scivolamento dell'aereo lungo il campo, terminando la propria corsa alcuni metri prima dell'aereo. Le gondole rimasero attaccate alle ali. Entrambi i motori subirono danni esterni gravi."

Vediamo quali furono questi "danni esterni gravi" ai motori, prodotti non da un impatto ad altissima velocità con un generatore da 18 tonnellate o con una parete rinforzata di un edificio, ma semplicemente dalla collisione con una recinzione e dallo strisciamento sul terreno. Gli originali di queste immagini sono su Airliners.net qui, qui e qui.







Un piccolo inciso: la prima immagine è quella usata da Massimo Mazzucco in Inganno Globale (a circa 27 minuti dall'inizio), quando dice che "I motori, poi, sono due proiettili di acciaio di 4 tonnellate l'uno, talmente compatti che non si disintegrano nemmeno cadendo da 10.000 metri di altezza"). La stessa immagine era finita per un errore di montaggio di Canale 5 nel filmato di debunking preparato dalla redazione di Matrix, come descritto qui. Adesso finalmente so da dove proviene: come al solito, da una situazione che non c'entra nulla, perché come abbiamo visto, il volo Britannia non è affatto caduto "da 10.000 metri di altezza". Fine dell'inciso.

Nella terza fotografia dei motori si nota, a destra, la carenatura del motore.

Confrontiamo questi rottami di motore con la forma di un motore Rolls-Royce RB211-535 usato nei Boeing 757, comprensivo della sua carenatura e con una persona accanto che funga da termine di riferimento dimensionale.



Quando un profano pensa a un motore d'aereo, immagina probabilmente che quest'enorme volume, che stando ai disegni Boeing misura circa 2,6 metri di diametro, sia ripieno di metallo robustissimo ("Non si sfascia neanche..."). Ma la realtà è ben diversa. Infatti in un moderno motore turbofan come l'RB211, all'interno di questa grande carenatura c'è un ampio volume vuoto, in cui fluiscono aria e gas di scarico per la propulsione:



Se togliamo la carenatura, come è avvenuto a causa dell'impatto nel caso del volo Britannia, vediamo che il motore vero e proprio è assai più piccolo della sua carenatura:


Queste foto di un motore di Boeing 777, anch'esso di tipo turbofan, permettono di cogliere quanto sia ampio il volume vuoto all'interno della carenatura:




Osservando le fotografie dell'incidente, si nota subito che nell'urto del volo Britannia è stata strappata via completamente non solo la carenatura, ma anche tutta la parte anteriore del motore vero e proprio, la ventola o fan (sostanzialmente un'elica intubata), di diametro molto più grande rispetto al resto. In pratica, è rimasta soltanto la porzione centrale, ossia lo stadio ad alta pressione con le sue camere di combustione. Questa porzione, pur non trascurabile, è ben più piccola dell'enorme mole che sembrava esservi inizialmente.

Se questo è quello che è successo in seguito ad un impatto con una recinzione seguito da uno strisciamento sul terreno, a velocità relativamente ridotta, durante un atterraggio riuscito male, è ragionevole pensare che in seguito a un impatto frontale ad altissima velocità (850 km/h) contro un generatore da 18 tonnellate e contro due muretti di cemento (quello dello steam vent e quello provvisorio del cantiere), entrambi i motori del Boeing 757 che colpì il Pentagono abbiano subìto una frammentazione paragonabile se non superiore a quella del volo Britannia ancor prima di colpire la facciata del Pentagono.

Un moderno motore d'aereo a reazione turbofan ha insomma dei grandi volumi cavi che dall'esterno non possono essere percepiti, per cui si ha l'impressione che sia molto più massiccio di quanto sia in realtà. L'incidente del volo Britannia dimostra che in caso di impatto anche non estremo, un motore d'aereo, specificamente lo stesso presente sul velivolo che colpì il Pentagono, facilmente si separa dall'ala e viene dilaniato così tanto da lasciarne soltanto il nucleo centrale, che ha dimensioni ben più modeste e un potere di sfondamento minore di quanto suggerisca all'occhio non esperto il suo volume esterno.

Di conseguenza, in queste circostanze sembra perlomeno dilettantesco aspettarsi, per citare ancora Dario Fo, di "vedere, se non altro su questa parete, i fori dei due motori che hanno sfondato" la facciata del Pentagono.

Destrutturazione di un Boeing 757


Altre immagini dell'incidente del volo Britannia permettono di cogliere quanto sia sottile e fragile, in caso d'impatto, la struttura di un aereo, particolarmente quella della sua fusoliera, e quanto sia quindi ridicolo aspettarsi di trovare tronconi di fusoliera o altri grandi pezzi in caso di collisione ad altissima velocità contro un oggetto resistente come il Pentagono o il World Trade Center. In questa sconfortante sequenza, l'aereo viene gradatamente smontato per la rottamazione.











Una fine decisamente inelegante per una macchina abituata a librarsi nel cielo, ma utile per documentare che i luoghi comuni del cospirazionismo, oltre che i dubbi di molti non cospirazionisti, derivano dalla mancata conoscenza dei fatti tecnici che riguardano l'11 settembre.

2007/09/21

Quod Erat Demonstrandum

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

"hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio" (Massimo Mazzucco)

Questa è la dichiarazione di democrazia e di apertura al confronto con la quale il responsabile di Luogocomune.net ha cancellato poco fa il mio account e quello di SirEdward dal suo sito, togliendoci così la possibilità di proseguire ogni discussione con i frequentatori del suo forum e di replicare alle sue accuse nei miei confronti.

Spesso ci viene chiesto perché non proviamo a dialogare con i sostenitori delle teorie alternative. Credo che non ci possa essere spiegazione più chiara di questo episodio.

Chi fosse interessato a vedere quale mio atto increscioso ha scatenato questa reazione in Mazzucco può leggere tutta la chilometrica discussione qui.

In sintesi, sono stato chiamato in causa personalmente (tant'è che la discussione s'intitola "Replica a Paolo Attivissimo") e sono quindi intervenuto per chiarire le mie ragioni. Ho anche contestato alcune dichiarazioni di Mazzucco lesive della mia professionalità e ho segnalato alcuni errori fuorvianti delle affermazioni più recenti di Mazzucco fatte a Matrix e nel suo filmato Inganno Globale, questioni in gran parte già discusse in questo blog e nella critica a Inganno Globale. Sembrava una buona occasione per dare a Massimo Mazzucco l'occasione di replicare alle critiche fattegli.

Ho ricevuto insulti, dileggi e provocazioni da parte di Mazzucco stesso e alcuni utenti (con altri, molto civili, ho potuto invece dialogare). Alcuni esempi fra i tanti:

"Evita soltanto di sparare cazzate da 'Dj Sinclair torni la prossima volta all'esame e stavolta studi'" (utente ashoka)

"A Paolè..... ma vatte a nasconne, và... Shit is exploding" (Mazzucco)

e addirittura mi è stato detto che

"il bambino che è morto fatto a brandellli da una mina (ora), il nonno fucilato (adesso), la ragazza violentata (un minuto fa), la carne umana mangiata dal fosforo (un anno fa), ce la devono avere anche con te, anche con un certo Paolo Attivissimo" (utente republic).

Per contro, l'espressione più forte che mi sono permesso di usare è stata "trucchetto" per definire l'accostamento d'immagini e parole qui sotto, tratto da Inganno Globale: giudicate voi se ho ecceduto.


"le esplosioni alla base devono essere molto potenti, e di solito generano un calore tale che nel punto in cui erano conficcati i piloni, si vengono a formare delle vere e proprie pozze di acciaio fuso, mentre le macerie tutto intorno continuano a ribollire per lungo tempo". (Inganno Globale, 1:02 circa)

Le immagini di un grattacielo che crolla dopo un'esplosione sembrano documentare inequivocabilmente l'affermazione di Mazzucco, fino a quando si scopre che in realtà quelle che vengono mostrate alla base della struttura non sono pozze di acciaio fuso, ma vasche di kerosene alle quali è stato dato fuoco per spettacolarizzare una demolizione molto particolare: quella del celeberrimo hotel Dunes, a Las Vegas. Per questo sono già presenti prima della demolizione.

Le immagini scelte da Mazzucco sono tratte dal documentario I demolitori di National Geographic. Nel suo DVD, Mazzucco non indica che si tratta dell'hotel Dunes e omette le parti che permetterebbero di identificarlo e di capire la vera natura di ciò che viene mostrato. Ecco alcuni fotogrammi della parte omessa:




Ho contestato a Mazzucco questo accostamento ingannevole e gli ho chiesto se era in grado di documentare quello che dice, ossia che (secondo lui) nelle demolizioni esplosive si formano pozze di acciaio e le macerie continuano a ribollire per lungo tempo.

Domanda credo legittima, visto che non ho mai né visto né letto di quest'effetto straordinario in nessuna demolizione e visto che gli esplosivi, a quanto risulta, non producono le grandi quantità di calore necessarie per produrre pozze d'acciaio fuso. Per esempio, la demolizione della Landmark Tower, l'edificio più alto mai demolito con esplosivi, non ha prodotto alcuna pozza.

Mazzucco ha iniziato rispondendo "io ho scelto quell’immagine semplicemente perchè era la più vicina ad illustrare ciò di cui stavo parlando in quel momento – le pozze di metallo fuso. Ho visto tante immagini di fonderia, e mi sembravano le più simili di tutte". Certo l'hotel Dunes non è una fonderia, e usare del kerosene come surrogato non dichiarato di acciaio fuso può parere ingannevole. Ma questa è la giustificazione di Mazzucco e ne prendo atto.

Subito dopo, in perfetto stile totalitario, il risultato della mia domanda è stato la cancellazione del mio account su Luogocomune, in modo da togliermi ogni possibilità di parola. Stessa sorte è toccata a SirEdward.

C'è una certa ironia nel fatto che coloro che si proclamano in prima linea per cercare di rompere il muro del silenzio che secondo loro circonda la "verità" sull'11 settembre sono i primi a zittire senza tanti complimenti chi osa dissentire o segnalare fatti sgraditi.

Un concetto non nuovo per chi segue la psicologia delle varie forme di complottismo, ma del quale ora abbiamo una dimostrazione inequivocabile.

Aggiornamento


Con un gesto di censura ex post che falsa il contesto, Mazzucco ha rimosso ogni traccia della sua frase "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio". Questa è la schermata originale, prima dell'intervento sovietico di pulizia (l'immagine è ingrandibile cliccandovi sopra; la frase è in basso a destra):


Non solo: Mazzucco, dopo avermi tolto d'autorità ogni possibilità di rispondere, asserisce che
"Paolo Attivissimo è venuto qui con suo solito tono da predicatore, cercando in tutti i modi di buttare la discussione sul confronto personale, e se n’è invece andato dimostrando di non essere in grado di difendere la versione ufficiale." Come se l'espulsione fosse stata una mia libera scelta. Non credo servano commenti.

Ma caso mai non bastasse, il responsabile di Luogocomune rincara le accuse, arrivando a dire che sono complice di strage: "ogniqualvolta Paolo Attivissimo vorrà sostenere pubblicamente la versione ufficiale, senza prima aver chiarito bene che non sa dare una spiegazione per quelle pozze di acciaio fuso, sapremo che lo farà in totale malafede, e useremo ogni mezzo possibile - concesso dalla legge – per farlo sapere a tutti. *Disseminare menzogna essendo coscienti di farlo, equivale in tutto e per tutto a rendersi complici di coloro che davvero hanno messo in atto quegli attentati criminali."

Questi sono i metodi dei complottisti.

2007/09/16

Due parole sulla "replica" di Mazzucco

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 14 settembre scorso, Matrix ha trasmesso due minuti e mezzo di filmato di Massimo Mazzucco, andati in onda alle due del mattino dopo i saluti finali di Enrico Mentana ma presentati da Mentana come "doverosa correzione".

In questo suo filmato, Mazzucco (nell'immagine qui accanto, tratta dal filmato) sembra voler portare la discussione sulla tragedia dell'11 settembre su un livello abbastanza patetico di scontro personale, accusandomi specificamente di "falso": parola da lui sovrimpressa più volte, in un contesto pubblico, sul mio documentario Misteri da vendere. E questo è un gesto che non può essere ignorato.

Non solo: sicuramente vi sono coloro che interpreterebbero un mio silenzio come una sorta di ammissione di colpa. Per cui scrivo qui qualche riga di chiarimento sulla materia, prima di archiviarla definitivamente e tornare a questioni più costruttive.

Una cosa innanzi tutto. Mi dissocio completamente da qualsiasi tentativo (anche dei media) di trasformare la critica rigorosa delle teorie cospirazioniste, fatta da tanti tecnici di settore e debunker e basata sui fatti, in un "Attivissimo vs Mazzucco" che francamente, di fronte a tremila morti, merita solo disprezzo.

Nel mio documentario Misteri da Vendere, trasmesso appunto da Matrix e liberamente scaricabile, Mazzucco è stato citato soltanto come uno fra i tanti sostenitori delle ipotesi complottiste. Sono stati citati anche gli autori di Loose Change, di Confronting the Evidence, di In Plane Site e Steven Jones. Per cui non c'è alcuno scontro personale, se non nella fantasia di chi vede cospirazioni e persecuzioni ovunque.

Da parte mia non verranno preparati contro-controfilmati o repliche per Matrix. Il gioco al massacro, per quel che mi riguarda, finisce qui. La critica documentata ai metodi di Mazzucco è già stata fatta ampiamente sia nella mia analisi di Inganno Globale, sia in quella di John, linkate nella colonna di destra di questo blog.

Ci sono tuttavia alcuni fatti che vanno chiariti per chiudere la questione. Ecco le affermazioni di Mazzucco, trascritte integralmente dal suo filmato, e i fatti riguardanti queste affermazioni.

Demolizioni senza sonoro


Mazzucco: Buonasera. Ringrazio la redazione di Matrix che mi ha concesso la possibilità di replicare alle accuse ricevute da Paolo Attivissimo nel corso del filmato che ha presentato la scorsa settimana nella puntata dedicata all'11 di settembre. Sono stato accusato di tagliare ad arte, di manipolare le interviste e i materiali che presento all'interno del film "Inganno Globale" per tenere in piedi o costruire una teoria che secondo lui non esiste e che sempre secondo lui servirebbe soltanto a vendere tanti gadgets, DVD e magliette colorate.

Qui l'accusa è di non voler far sentire al pubblico i veri rumori delle demolizioni controllate [Mazzucco presenta spezzoni tratti dal minuto 73 di Inganno Globale in cui si odono i botti di alcune demolizioni controllate autentiche]. Questa sequenza di demolizioni, con tanto di sonoro, sta al minuto 73 di Inganno Globale.

I fatti: L'affermazione esatta fatta da me in Misteri da vendere è "I complottisti spesso cercano di glissare su questa differenza fondamentale mostrando le demolizioni senza audio e con l'accompagnamento di musiche inquietanti, come in questo spezzone del video Inganno Globale". L'affermazione è verificabile rivedendo la puntata di Matrix sul sito della trasmissione.

Non ho detto che i complottisti lo fanno sempre. Non ho detto che Inganno globale lo fa sempre e dappertutto. Non me la sono presa specificamente ed esclusivamente con Mazzucco. Infatti le parole chiave sono "spesso" e "i complottisti".

"Spesso" non è stato messo lì a casaccio: ha lo scopo ben preciso di chiarire allo spettatore, per correttezza, che i complottisti non sempre omettono l'audio (lo fanno spesso, ma non è detto che lo facciano sempre). E il riferimento è ai complottisti, non specificamente a Mazzucco, tant'è vero che il video mostra anche spezzoni di altri autori, come per esempio quelli di Loose Change 2nd edition, nel medesimo capitolo, proprio per chiarire che la critica non riguarda specificamente Mazzucco.

Il fatto che Mazzucco sottolinei che in altri punti del suo filmato l'audio è presente non fa altro che confermare la precisione delle mie parole: "I complottisti spesso cercano di glissare su questa differenza fondamentale...".

Che nello spezzone di Inganno Globale che ho mostrato manchi l'audio è un dato di fatto innegabile. Ed è un'omissione particolarmente significativa, perché avviene proprio nello spezzone che mette a confronto le demolizioni controllate autentiche e il crollo delle Torri Gemelle oltre a mostrare altre demolizioni "mute". Ognuno è libero di chiedersi quali possano essere state le ragioni di questa scelta così mirata di Mazzucco.

Non vi è quindi nulla di falso in quanto ho affermato e mostrato.

Il "pull it"


Mazzucco: Qui l'accusa è di usare in modo errato la famosa frase "pull it" pronunciata da Larry Silverstein.

Mazzucco mostra uno spezzone del mio video in cui lo speaker dice "...ma in realtà nessun addetto alle demolizioni di edifici ha mai usato questo termine per indicare una demolizione tramite esplosivi"; poi mostra un filmato nel quale dei demolitori al WTC usano l'espressione "pull" per indicare la demolizione di un edificio relativamente basso, il WTC6.

L'errore di Mazzucco è che la demolizione del WTC6 è stata effettuata senza esplosivi. Infatti il WTC6 è stato demolito parzialmente tirandolo con dei cavi. Questo fatto è documentato, con tanto di immagini (mostrate qui sotto), nel medesimo documentario America Rebuilds dal quale Mazzucco ha tratto la sua "smentita".

In altre parole, Mazzucco afferma che non è vero che "pull" non si usa per indicare demolizioni fatte con esplosivi: la sua prova è una demolizione... senza esplosivi.

Infatti la mia precisazione "tramite esplosivi" non è stata messa senza una buona ragione. L'uso del termine "pull" per indicare una demolizione mediante cavi, non esplosiva, come appunto quella mostrata da Mazzucco nella sua replica, è da tempo noto e documentato in questo blog e nel documento mostrato proprio per questo motivo nel mio video.

Il documento s'intitola A Critical Analysis of The Collapse of WTC Towers 1, 2 and 7 from an Explosive and Conventional Demolition Industry Viewpoint, di Brent Blanchard, specialista in demolizioni della Protec Documentation Services, Inc. e senior editor di Implosionworld.com, ed è consultabile qui.

Da questo documento, pagina 9, cito e traduco (le evidenziazioni sono mie):

2. Non abbiamo mai, mai sentito usare il termine "pull it" per riferirsi alla demolizione esplosiva di un edificio, né lo ha mai sentito usare nessuna delle squadre di esplosivisti con le quali abbiamo parlato. Il termine viene usato negli ambienti di demolizione convenzionale per descrivere l'attività specifica di collegare lunghi cavi a un edificio precedentemente indebolito e di manovrare dei mezzi pesanti (scavatrici, bulldozer, eccetera) in modo da "tirare" di lato la struttura dell'edificio per un ulteriore smantellamento. Il sottoscritto e il nostro team di ricerca erano sul posto quando gli addetti hanno tirato giù i resti, alti sei piani, del WTC6 nel tardo autunno del 2001.

Un'immagine tratta dal documentario America Remembers, che mostra la demolizione tramite cavi (disposti in diagonale, dal centro verso destra) del WTC6 alla quale si riferisce Mazzucco.

Sono insomma perfettamente al corrente dell'uso di "pull" nella demolizione non esplosiva. Proprio per questo ho parlato specificamente di non applicabilità di questo termine nella demolizione tramite esplosivi, che è quella teorizzata dai complottisti.

Almeno fin qui. Infatti se seguiamo un attimo il ragionamento di Mazzucco, egli sembra voler introdurre una nuova teoria. Mostrando la demolizione tramite cavi del WTC6, Mazzucco suggerisce di interpretare la frase di Silverstein nel senso che il WTC7, un edificio alto 174 metri e largo 98, sarebbe stato demolibile semplicemente tirandolo giù con dei cavi attaccati a dei bulldozer. Un'operazione che, volendo essere educati, pare leggermente inverosimile.

L'affermazione "FALSO" che Mazzucco visualizza sullo schermo sopra il mio filmato è quindi palesemente errata.

I tagli a McIntyre


Mazzucco: Qui l'accusa è di aver manipolato l'intervista di Jim [in realtà Jamie] McIntyre per nascondere il fatto che secondo lui l'aereo sarebbe finito all'interno del Pentagono.

Mazzucco mostra un brano del mio video che dice "... l'aereo non c'è, insomma, proprio come dicono i complottisti"; in sovrimpressione, la dicitura "FALSO" aggiunta da Mazzucco.

Mazzucco: Questo non è vero. I complottisti dicono che l'aereo c'era, ma non era un Boeing 757, ed è questo il motivo per cui viene mostrato lo spezzone di McIntyre: perché a un certo punto dice:

In sovrimpressione una traduzione delle parole di McIntyre fatta da Mazzucco: "gli unici rottami trovati sono piccoli abbastanza da poterli raccogliere con le mani... non c'è nessun grosso pezzo della coda, della [sic] ali, della fusoliera, niente del genere, dovunque si guardi".

Mazzucco: Questo è un classico tentativo di spostare il problema sul "dove" fosse l'aereo, quando il vero problema è "che cosa" fosse quell'aereo.

Ma l'errore della contestazione di Mazzucco sta proprio nel "che cosa". La parte che Mazzucco non ha mostrato in Inganno Globale (e si noti che Mazzucco non contesta la mia segnalazione di questo taglio) è proprio quella nella quale Judy Woodruff, da studio, dice che il "che cosa" è un Boeing 757 della American Airlines. Senza questa parte tagliata, il senso delle parole di McIntyre cambia completamente. Si noti, inoltre, che McIntyre non corregge la descrizione dicendo "No, Judy, non era un 757 della AA, era un missile" o simili.

L'argomentazione di Mazzucco sembra essere che i rottami visti da McIntyre siano incompatibili con un Boeing 757. Forse Mazzucco si attende che un aereo che penetra in un edificio ad altissima velocità lasci fuori grandi tronconi intatti di coda o di ali, ma il buon senso e gli impatti al WTC dimostrano che non è così. Al WTC gli aerei sono penetrati completamente nelle Torri Gemelle, senza lasciare fuori dei pezzi; gli unici pezzi ritrovati sono quelli riemersi dall'altra parte delle torri trapassate.

Ma è chiaro che se Mazzucco omette la precisazione di McIntyre "questo sembra indicare che l'intero aereo [si noti che McIntyre parla di aereo, non di missile] abbia colpito la facciata del Pentagono", il quadro informativo fornito da Mazzucco agli spettatori è incompleto e ingannevole.

Soprattutto, non vi è nulla di falso nella mia affermazione "
... l'aereo non c'è, insomma, proprio come dicono i complottisti". Si noti che parlo di "i complottisti", non di Mazzucco. E vi sono infatti molti complottisti, i cosiddetti "no planers", che affermano che non c'era alcun aereo al Pentagono. Si vedano per esempio Thewebfairy.com, Total911info.com, 911review.org, 911lies.org e altri.

Anche questa contestazione di Mazzucco è quindi manifestamente errata e infondata.

I tagli a Mike Walter


Mazzucco: Qui l'accusa è di tenere nascosta la frase di un giornalista, che ha detto a un certo punto di aver visto un aereo della American Airlines.

Mazzucco cita un brano del mio video che dice "in realtà è ambigua perché è stata tagliata, guarda caso, la parte precedente, dell'intervista, nella quale Walter dice chiaramente e inequivocabilmente di aver visto un aereo e che si trattava di un jet della American Airlines".

Mazzucco: La scena, invece, nel film Inganno Globale c'è tutta, e sta al minuto 16.

Mazzucco mostra una persona intervistata, non identificata come Walter, alla quale attribuisce le parole "non c'è il minimo dubbio che sia stato un American Airlines a colpire l'edificio e non c'è il minimo dubbio che chiunque guidasse quell'aereo intendeva colpire il Pentagono".

Mazzucco: Non c'è infatti nessuna contraddizione fra le due scene. Poteva benissimo essere un missile o qualcosa di militare dipinto con le insegne della American Airlines.

Ma Walter parla specificamente di "aereo", non di missile, e credo che la differenza fra i due non richieda una grande preparazione aeronautica. Non solo: Mazzucco teorizza che i testimoni abbiano potuto confondersi fra un aereo con ali larghe 38 metri e un missile o "qualcosa di militare" soltanto perché l'oggetto era dipinto con le insegne della American Airlines. Ma a costo di essere banali al limite del ridicolo, bisogna ricordare che insegne a parte, esistono due caratteristiche, chiamate forma e dimensione, che distinguono fra loro gli oggetti.

Confronto in scala fra Boeing 757 e missile tipo Cruise (in scala). Il missile mostrato è un Tomahawk; esistono modelli leggermente più grandi, come l'AGM-86A, che però misurano 6,3 metri di lunghezza e hanno un'apertura alare di 3,65 metri, contro i 47 m di lunghezza e i 38 m di apertura alare di un Boeing 757.


"Qualcosa di militare": un Global Hawk, spesso proposto come alternativa al Boeing 757 dai complottisti. Niente motori sulle ali, ma un grosso motore in coda sopra la fusoliera; coda a V anziché a deriva e stabilizzatori; muso gobbo anziché fusoliera rettilinea; ali diritte anziché a freccia; fusoliera lunga 13,5 m anziché 47 m.


Un Boeing 757 con insegne American Airlines. Fonte: Airliners.net.

Il concetto importante è che Mazzucco stesso ammette che le dichiarazioni di Walter sono state tagliate in due tronconi, collocandone uno al minuto 16, senza identificare Walter, e l'altro al trentesimo minuto. E il taglio è stato fatto separando drasticamente la parte in cui Walter parla di missile (facendo un paragone) da quella in cui parla di un jet della American Airlines. Un quarto d'ora dopo, senza indicare che si tratta dello stesso testimone e separando due concetti interdipendenti. Perché?

Già questo rientrerebbe in qualsiasi definizione ragionevole di taglio o manipolazione, ma non è tutto. Infatti la parte citata da Mazzucco non è quella mancante. Quindi è falso affermare che "la scena... c'è tutta".

Infatti nello spezzone citato da Mazzucco, presente al sedicesimo minuto di Inganno Globale, il testimone dice "There was no doubt about it, it was American Airlines, slammed right into the building and there was no doubt about it, whoever was piloting that plane was aiming for the Pentagon".

Nella parte dell'intervista di cui io ho segnalato il taglio, Mike Walter dice invece "I saw this plane, a jet, American Airlines jet, coming, and I thought, "This doesn't add up, it's really low' and I saw it, it just went...".

Notate qualche differenza?

Questa è l'inquadratura dell'intervista a Walter di cui io ho segnalato l'omissione da parte di Inganno globale:



E questa è l'inquadratura che secondo Mazzucco rappresenta la parte tagliata:


Notate qualche differenza?

In conclusione, il materiale presentato da Mazzucco non costituisce affatto la "doverosa correzione" di alcunché. Nessuna delle osservazioni fatte da Mazzucco corrisponde ai fatti che chiunque può verificare con pazienza e diligente attenzione. "Chiunque" compreso Mazzucco stesso, che invece ha preferito un approccio di tutt'altra natura.

E con questo, per quanto mi riguarda, la questione è chiusa.

2007/03/20

Inganno Globale seconda edizione corregge gli errori. Soltanto quelli segnalati dai debunker

di Henry62
http://11-settembre.blogspot.com/

Nota: dal 2017 circa i contenuti del sito Flight77[.]info non riguardano più gli attentati dell’11/9. In questo articolo, i link al sito sono stati aggiornati per puntare alla copia archiviata su Archive.org.


Finalmente, dopo più di due mesi dall'annuncio, è arrivata in distribuzione l'edizione riveduta e corretta del libro Inganno Globale di Massimo Mazzucco. Devo ringraziare la segnalazione di un nostro attento lettore, perché onestamente la cosa era passata del tutto sotto silenzio anche presso il sito Luogocomune.net di Mazzucco.

Come nella prima edizione, anche questa aggiornata al 2007 ha allegato il DVD in omaggio col film omonimo. Chi ha prenotato presso il proprio libraio questa seconda edizione ha però avuto una piccola sorpresa, perché il libro non risulta ancora disponibile nelle librerie, ma è invece diffuso come gadget allegato ad una rivista della Macro Edizioni, in genere venduta al prezzo di 4 euro e per l'occasione disponibile al prezzo maggiorato di 9,90 euro.

La distribuzione della rivista sembra essere estremamente limitata, perché per trovarla ho dovuto girare per una quindicina di edicole, dove alla fine ho recuperato l'unica copia che era stata inviata.

La rivista si chiama "Il/La Consapevole – Stili di vita – Modi di pensare". Dovrebbe trattarsi di un bimestrale, ma non ne sono certo, perché riporta "Anno 4 Numero 9, Febbraio-Marzo 2007"; quello che è certo è che degli 8 numeri precedenti è possibile ordinare gli arretrati al prezzo speciale di promozione di un numero omaggio se se ne ordinano più di 4 numeri.

Già la scelta della distribuzione in edicola è significativa dell'approccio dell'editore e dell'autore, perché bisogna dare loro atto che si tratta di una scelta coraggiosa, ma vorrei segnalare anche la presenza di un'intervista a Mazzucco nella rivista e, cosa alquanto strana, una interessante postfazione nel libro a difesa del lavoro da parte dell'editore che, secondo me giustamente, difende la scelta di campo fatta.

Perché parlo di scelta di campo? Perché, come vedremo, nei fatti di questo si tratta, cioè di diffusione di un'opera di propaganda che a priori ha scelto quali ipotesi sostenere e che trascura di citare tutte le prove che sono contrarie alle idee (o meglio, opinioni personali) dell'autore. Questo metodo non è quello della ricerca della verità ma, più propriamente, quello della propaganda o, se preferite, della controinformazione.

Sia chiaro che tutto ciò è lecito e legittimo, ma non completamente condivisibile se definito pomposamente "Sconvolgente! Il primo libro italiano sull'11 Settembre. Avvincente, inoppugnabile, documentatissimo" (scritta riportata in evidenza sulla confezione di vendita).

Si potrebbe pensare alla pubblicità ingannevole, ma confidiamo nel buon senso dei lettori che sapranno valutare da soli queste roboanti affermazioni: mai come in questo caso vale l'antico adagio "chi si loda…". E il libro Inganno Globale non è affatto "inoppugnabile", anzi, e vedremo quanto sia "documentatissimo".

Del resto è a tutti chiaro che non si tratta del primo libro italiano sull'11 Settembre: qualcuno ricorderà certamente, per esempio, le rampogne di Mentana a Chiesa che faceva pubblicità ai suoi libri sull'11 settembre durante una puntata di Matrix, e lo stesso Blondet scrisse sull'11 settembre ben prima di Mazzucco. Ma si sa, per vendere tutto è lecito.

Questa nuova edizione, resasi praticamente obbligatoria per correggere i numerosi e gravi errori della prima, si presenta di facile lettura e ancora rivolta al pubblico non specializzato: si tratta in pratica della prima edizione cui sono state apposte alcune correzioni ed è stata aggiunta un'intervista a Danilo Coppe, specialista italiano di demolizioni controllate.

Un po' furbescamente, ma senza possibilità di trarre in inganno chi segue questo nostro blog, l'edizione viene definita in copertina del libro "Edizione ampliata e aggiornata Gennaio 2007", perché definirla "corretta" sarebbe stata un'ammissione forse troppo umiliante; ma per il poco che conosco Mazzucco non credo sia stata una sua specifica scelta, quanto un'esigenza commerciale di marketing.

Mazzucco sa perfettamente che gli errori da me segnalati erano effettivamente tali, e non credo che si possa parlare propriamente di "aggiornamento 2007" quando le correzioni riguardano dati già noti da tempo, quali, per esempio, il numero di piani delle Torri o la natura bistatale e non municipale della Port Authority di New York.

Comunque sia, non per me ma per rispetto ai lettori, mi sarei aspettato due parole sulle correzioni apportate rispetto alla prima edizione, ma così non è stato. Evidentemente dà ancora molto fastidio ammettere i propri limiti, soprattutto se tali limiti emergono chiaramente da una discussione pubblica cui non si sa dare altra risposta che montare (per stessa ammissione di Mazzucco) nella home page di Luogocomune una gogna mediatica con cui esporre al pubblico ludibrio il critico resosi reo di lesa maestà.

L'impianto del libro è praticamente inalterato e pone le solite domande cui ormai siamo abituati, quelle stesse domande alle quali sono state date risposte sia dal lavoro d'inchiesta del team di Popular Mechanics (di imminente uscita in edizione italiana) sia, in tempi più recenti, dal lavoro "Inganno", curato da John e recentemente approdato su Canale 5 nella trasmissione Matrix di Enrico Mentana.

Vediamo ora di capire le correzioni fatte e valutare quindi il contenuto esclusivamente in merito ai fatti citati dal libro, visto che per nessun motivo intendo replicare alle personali opinioni complottiste dell'autore. Vorrei analizzare solamente il suo metodo di ricerca della verità.

Come detto, avevo a suo tempo aperto una discussione su Luogocomune, sito di cui Mazzucco è webmaster, proprio sugli errori del libro Inganno Globale. La cosa non fu certo gradita dall'autore, che in breve chiuse di forza la discussione ed espulse il sottoscritto dal suo sito, come si può vedere qui.

Conclusione prevedibile e da me accettata senza problemi, sebbene il mio scopo fosse quello di segnalare alcuni errori del libro e farli così correggere: devo dire che anche in questo sono riuscito solo parzialmente, perché il buon Mazzucco nel suo "inoppugnabile" e "documentatissimo" lavoro è riuscito comunque a infilare errori, almeno uno dei quali è una vera e propria perla.

L'elenco degli errori corretti da Mazzucco è, purtroppo, solamente quello che avevo segnalato pubblicamente: ringrazio della fiducia riposta in me da Mazzucco, ma gli devo segnalare che volutamente non li avevo segnalati tutti, proprio per valutare la bontà dell'opera di revisione dell'autore. Per cui devo constatare che quelli che non ho citato esplicitamente si ritrovano anche nella seconda edizione.

In alcuni casi le correzioni apportate da Mazzucco risentono della sua partigianeria, quindi sono di fatto delle semplici variazioni lessicali di concetti del tutto errati.

Faccio un esempio per chiarire: laddove a pag. 16 di IG1 parlava esplicitamente di termite, in IG2 parla di generici materiali esplodenti. Peccato che la termite non sia un esplodente e, soprattutto, non siano state trovate assolutamente tracce della sua presenza. Illazioni e ipotesi sostenute in primis da Jones, ma prove zero (e non mi riferisco al film di Chiesa).

Lo stesso discorso vale per l'affermazione di IG2 che l'edificio WTC7 sarebbe crollato solamente a causa di un incendio.

Secondo l'autore, in facciata al Pentagono continua ad esserci solamente un piccolo buco di 3-4 metri, più un'ulteriore spaccatura frutto di una inesistente esplosione della parete verso l'esterno (IG2, pag. 46).

Il Pentagono, nonostante le ampie discussioni in merito, viene sempre da Mazzucco ritenuto protetto da inesistenti batterie antiaeree (IG2, pag. 49).

Un ipotetico Boeing che andasse ad impattare contro l'edificio ad una velocità di 850 km/h avrebbe dovuto rimbalzare, secondo Mazzucco (IG2, pag. 51). Non so quali siano le nozioni di fisica che sottendano a queste valutazioni, ma certamente non si può imputare all'autore la mancanza di fantasia.

In merito all'analisi Purdue (IG2 pag. 53), lascio a voi immaginare dove arrivi l'"inoppugnabile" e "documentatissima" ricerca.

Il timone dell'aereo, che in IG1 era d'acciaio, diviene in IG2 una "spessa lama metallica alta più di 6 metri", sostituendo un generico metallo laddove, come ovvio, si trovano invece materiali compositi su travatura in lega leggera.

L'autore sembra poi avere una particolare attenzione per le finestre del Pentagono, della cui incolumità, per le finestre non direttamente impattate, non riesce proprio a capacitarsi, tanto da lasciarsi andare (IG2. pag. 56) a ironiche battute che suonano fuori luogo sia nei modi che nella sostanza. Probabilmente l'autore non ricorda che non stiamo parlando di comuni finestre, ma di speciali infissi anti-esplosione con lastre trasparenti multistrato (ciascuna del peso di alcuni quintali...) montate su particolari serramenti in acciaio imbragati alla struttura della facciata.


Dal documentario Inside the Pentagon, National Geographic.
Si noti l'uso di un veicolo sollevatore di grande portata per trasportare la finestra.


Naturalmente, parlando sia del volo AA77 al Pentagono che del volo UA93, Mazzucco dimentica di citare l'esistenza delle scatole nere e delle identificazioni delle vittime, dei passeggeri e dell'equipaggio, ma questo è un dettaglio che l'autore non ritiene significativo e degno di menzione, mentre accenna, naturalmente sfrondata delle parti non gradite, all'intervista del sindaco di Shanksville (IG2, pag. 71) nella quale si negherebbe la presenza di rottami dell'aereo caduto.

Venendo invece alle Twin Towers, Mazzucco continua a diffondere l'ipotesi, ormai obsoleta, ripudiata e dimenticata da tutti, del collasso a pancake (pag. 98), che risalente al 2002 e che nemmeno compare nel report definitivo del NIST del 2005. Ma questo è funzionale per poter continuare imperterrito a scrivere che con tale ipotesi (che non si accorge di sostenere solamente lui, ormai), si violerebbero delle leggi di natura in riferimento ai tempi del crollo. Evidentemente non è chiara la distinzione fra collasso e crollo, ma avendolo più volte spiegato proprio sulle pagine di Luogocomune, invito Mazzucco a leggersi il suo sito e ad aggiornare le sue teorie.

Lo stesso discorso vale per la spiegazione di come abbiano potuto 18 persone salvarsi dalla Torre Sud (pag. 104). Le contraddizioni sono, come al solito, all'ordine del giorno: prima si dice che le Torri sono cadute sulla propria pianta, poi ci si chiede come pezzi delle Torri possano essere stati scagliati a distanze di decine e decine di metri: delle due, l'una… l'autore faccia la sua scelta e poi ne riparleremo, perché non è possibile commentare ipotesi antitetiche esposte nello stesso libro come se niente fosse.

In merito alla vicenda della presenza di amianto nelle Twin Towers siamo arrivati al ridicolo: ricordo che Mazzucco pretendeva da me la documentazione con cui lui potesse correggere il suo clamoroso errore della prima edizione, e su questo ingaggiò un ingenuo quanto per me divertente tormentone di messaggi in cui, praticamente, denunciava di fatto la sua completa incapacità nel chiarire questa vicenda, talmente importante per l'autore da presentarla invece all'interno di un paragrafo dal titolo evocatore di "Alla ricerca di un movente".

Nella seconda edizione la soluzione è stata salomonica: prendendo spunto da valutazioni "spannometriche" fatte da qualcuno in post anonimi della discussione da me aperta su Luogocomune, le tonnellate di amianto diventano circa 5.000. Nella discussione, questo numero usciva come stima della percentuale di amianto presente nel materiale isolante, ma l'autore anonimo del post fece questa valutazione basandosi su percentuali in pesi, mentre le percentuali di composizione del materiale antincendio spruzzato al WTC venivano generalmente fatte in volume. L'uso di cifre scaturite da fonti del tutto prive di verifica e di autorevolezza come un post anonimo è sintomatico della cosiddetta approfondita e inoppugnabile ricerca condotta per questo libro.

Vale la pena di ricordare, per chi vuole informarsi correttamente, che la realtà è che l'amianto, reso non pericoloso per rimozione o incapsulamento, era presente solamente nei primi 38 piani della Torre Nord e completamente assente in tutti gli altri edifici. Eppure anche in Inganno Globale Aggiornamento 2007 l'errore continua a rimanere. Confidiamo nell'aggiornamento 2008.

In merito all'intervista a Danilo Coppe, rispetto troppo l'opera di Danilo per affiancarlo al resto dell'opera mazzucchiana, per cui lascio a lui, se vuole, la possibilità di dire la sua da queste pagine.

Non vorrei dilungarmi oltre, ma avevo promesso una perla, già presente nella prima edizione, che volutamente non era stata segnalata pubblicamente per poter valutare il "frutto dell'eccezionale lavoro di raccolta documentale di Massimo Mazzucco" (citazione di Giorgio Gustavo Rosso, editore di Inganno Globale, dalla postfazione pag. 149): il povero Mark Bingham, vittima del volo UA93 e autore della famosa e contestata telefonata alla madre in cui si presentava con nome e cognome, per Mazzucco diventa Scott Bingham (pag. 79) e la telefonata diventa letteralmente "Hi mom, this is Scott, Scott Bingham" (stessa pagina, quarta riga dall'alto), con tanto di virgolette per la citazione testuale.

Peccato che Scott Bingham esista veramente e non sia il ragazzo appassionato di rugby morto a Shanksville: è uno dei più importanti e veri ricercatori sull'11 settembre, titolare del sito Flight77[.]info e autore delle richieste che hanno portato al rilascio dei filmati del Pentagono.

Caro Mazzucco, capisco il fuso orario e l'assonanza dei cognomi, ma verificare ciò che si scrive è davvero così difficile? Un pensiero va anche a lei, signor Rosso, editore di questa pietra miliare italiana della ricerca sull'11 settembre, cui va tutta la nostra sincera solidarietà quando afferma (pag. 153) che un suo secondo autore che scrive di 11 settembre, David Icke, "sicuramente non è in grado, come Mazzucco, di documentare ogni cosa che scrive".

E' indubbio che un sostenitore della presenza nella famiglia reale inglese di alieni rettiliformi travestiti quale è Icke possa incontrare qualche difficoltà nel documentare queste affermazioni, ma lodare Mazzucco dicendo che è più documentato di David Icke non credo sia un gran complimento.