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2008/05/28

"Zero": i giornalisti USA non indagarono l'11/9 "per paura di essere linciati", lo dice Dan Rather

di Hammer. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

E' uscita nell'aprile del 2008 l'edizione di Zero che comprende in un cofanetto il libro e il DVD. Sul retro del confanetto compare una dichiarazione del giornalista Dan Rather in apparenza decisamente sconvolgente: il celeberrimo anchorman statunitense avrebbe detto "Non abbiamo indagato per paura di essere linciati" nel corso di un'intervista al programma Newsnight della BBC.

La frase successiva è ancora più inquietante e suggerisce al lettore che ciò su cui Rather e i suoi colleghi si sarebbero astenuti dall'indagare sarebbe quanto avvenuto l'11 settembre 2001: "La nostra indagine sull'11 settembre è dunque ripartita da ZERO, per ricostruire i fatti".



Purtroppo non vengono forniti riferimenti ed è quindi estremamente difficile risalire alle circostanze in cui Rather avrebbe pronunciato quelle parole.

L'unica intervista rilasciata da Dan Rather al programma NewsNight della BBC di cui abbiamo trovato notizia risale al 6 giugno 2002. Uno spezzone dell'intervista è pubblicato su Youtube. La trascrizione è riportata proprio dal sito della BBC e, come si può constatare, non parla in nessun punto dell'11 settembre o delle teorie cospirazioniste. L'argomento è infatti la guerra al terrorismo e il fatto che l'ondata di patriottismo sollevata dagli attentati dell'11 settembre ha reso impossibile per i giornalisti porre domande scomode al governo sull'opportunità e sulle modalità di una serie di conflitti contro i paesi che ospitano organizzazioni terroristiche.

Dan Rather sottolinea nell'intervista che la guerra comporta veri morti e vero sangue, si chiede se il ritrovato e istintivo sentimento patriottico americano non stia offuscando i valori stessi di democrazia, e sostiene che non si può essere a favore di una guerra se non si sa perché e come la si sta combattendo. Prosegue poi con altre argomentazioni di questo genere.

Tutta l'intervista parla della cosiddetta "guerra al terrorismo". Non contiene alcun riferimento alle ipotesi di complotto sull'11 settembre e nemmeno alla dinamica degli attentati. Non solo: in nessuna parte del testo dell'intervista compare la citazione riportata dalla copertina di Zero.

Nell'intervista, Rather ricorda i tempi in cui in Sud Africa venivano appesi pneumatici infuocati al collo dei dissidenti accusati di antipatriottismo e paragona la paura provata dai giornalisti americani di porre scomode domande al governo a quella di ritrovarsi al collo uno pneumatico in fiamme. Ma da nessuna parte nel testo compaiono le parole "investigate" ("investigare") o "lynch" ("linciare").

Vorremmo sapere da dove Zero ha tratto la frase che riporta. Nonostante lunghe ricerche, non abbiamo trovato evidenza che Rather abbia mai pronunciato la frase in questione, né abbiamo trovato riscontri che il giornalista abbia mai avanzato dubbi su quanto accaduto l'11 settembre. In assenza di chiare spiegazioni da parte degli autori di Zero, e considerato che non si tratterebbe certo del primo caso di creatività disinvolta in questo video, resta il dubbio che la frase attribuita a Rather sia semplicemente inventata.

Forse Zero si riferisce a un'altra intervista o ad altre dichiarazioni rilasciate da Dan Rather a NewsNight; noi non le abbiamo trovate e rimaniamo in attesa che qualcuno ce ne indichi le coordinate precise, cosa che dei ricercatori seri avrebbero dovuto fare in partenza invece di dare indicazioni così vaghe.

E' anche abbastanza improbabile che Dan Rather creda alle strampalate teorie cospirazioniste presentate da Zero, visto che fu uno dei conduttori della diretta della CBS l'11 settembre 2001 e che le dirette di quel giorno sono un ottimo strumento di debunking.

Proprio durante la conduzione di Rather, per esempio, si ebbe un'ottima smentita della teoria, sostenuta anche da Zero, secondo cui il crollo del World Trade Center 7 fu inaspettato e improvviso.

Fu infatti nell'edizione di quel giorno del CBS Evening News, condotta proprio da Rather, che l'inviato da Lower Manhattan, Byron Pitts, disse chiaramente che il crollo dell'Edificio 7 era lungamente atteso. Le parole di Pitts furono le seguenti:

About an hour ago, World Trade Center Building Number 7 collapsed. A 42-story building, weakened by the devastation that occurred earlier today. No word of any casualties in the building. It was the one calamity that was not a surprise. Police had evacuated the area hours ago, fearful Building Number 7 would indeed fall down.


La traduzione in italiano è la seguente:

Circa un'ora fa, il World Trade Center 7 è crollato. Un palazzo di 42 piani, indebolito dalla devastazione che si è svolta in precedenza. Non sappiamo di nessuno che sia morto nel palazzo. E' stato l'unico disastro non accaduto di sorpresa. La polizia aveva evacuato l'area ore prima, nel timore che il palazzo numero 7 crollasse.


Alla luce di queste considerazioni, sembra molto strano che le cose stiano davvero come Zero vuole farci credere: le evidenze puntano tutte in senso contrario. E' quindi auspicabile che gli autori del video dipanino questa questione e spieghino in quale specifica circostanza, e in che contesto, Dan Rather avrebbe pronunciato la frase da loro riportata tra virgolette. La questione non è banale, perché l'accusa fatta da Zero è gravissima. Se si rivelasse fasulla, sarebbe una manipolazione davvero imbarazzante.

Aggiornamento (2008/05/29)


di Paolo Attivissimo

Mentre le spiegazioni degli autori di Zero latitano, Undicisettembre ha contattato HDNet, l'emittente dove lavora attualmente Dan Rather, per informarlo dell'uso del suo nome e delle sue parole in Zero. Se vi saranno sviluppi in proposito, verranno segnalati qui prontamente.

2008/02/02

Giulietto Chiesa a Le Storie (Raitre, 31/1/2008), seconda parte

di ZeusBlue e Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Pubblichiamo qui la seconda parte della trascrizione della puntata del programma Le Storie andato in onda su Raitre il 31 gennaio 2008 e condotto da Corrado Augias. La prima parte è pubblicata qui.

Non si intende violare alcun diritto d'autore: la trascrizione è pubblicata per sopperire alla mancanza di un servizio equivalente fornito dall'emittente ed è messa a disposizione dell'emittente stessa qualora desiderasse pubblicarla.

La puntata di Le Storie può essere vista presso il sito di Raitre qui.

E' un problema di logica


CHIESA: Il problema è di capire la logica. Allora, la logica...

AUGIAS: Allora, la logica?

CHIESA: ...tra l'altro tutto questo discorso qua, che un po', mi dà un po' fastidio, perché io vorrei discutere di cose. Qui c'è un gruppo di persone che si è impegnato semplicemente a dire che quello che hanno detto le autorità ufficiali degli Stati Uniti è vero. Allora, la mia professione – e la sua – è quella di, invece, porci delle domande. Allora, io faccio il giornalista; siccome sono anni che mi occupo di questo, insieme a migliaia di altre persone, e siccome in quel libro lì, nell'appendice ci sono, c'è un'appendice dove ci sono 65 membri del governo degli Stati Uniti d'America, dell'esercito degli Stati Uniti d'America, dei servizi segreti degli Stati Uniti d'America che dicono che la versione ufficiale non sta in piedi. Ora, il fatto che ci sia qualcheduno qua in Italia che scriva un libro per dire che io non ho argomenti mi fa semplicemente ridere.

AUGIAS: Ridere...?

CHIESA: Vadano a prendersela con i 65...

AUGIAS: E Dio sa... E D... E Dio sa...

La frase di Chiesa, intesa forse come momento di vanto per la vastità del consenso, rivela invece l'esiguità del movimento complottista. Di tutte le centinaia di migliaia di membri del governo, dell'esercito e dei servizi segreti USA passati e presenti, soltanto 65 (o duecento, come asserirà poi Chiesa) sostengono che la versione ufficiale non sta in piedi? Tutto qui il grande movimento?

Ma andiamo a controllare a campione cosa dicono alcuni di questi sessantacinque valorosi. Prendiamo l'appendice di Zero indicata da Giulietto Chiesa. La prima sorpresa è che l'appendice, nella sezione "Ufficiali di grado superiore dell'esercito, agenti dei servizi segreti, delle forze dell'ordine e funzionari governativi" contiene solo 59 nomi. Non 65. Quanto possiamo fidarci di chi sbaglia anche i dati più elementari, e lo fa sempre a proprio favore?

Non solo. Nella realtà la base di consenso vantata da Chiesa si erode ancora di più. Leggendo il libro Zero emerge che per arrivare alla grande cifra di cinquantanove sostenitori blasonati non è bastato pescare negli Stati Uniti, ma è stato necessario ricorrere anche agli ufficiali in congedo, compresi quelli che credono agli UFO e ai contatti con l'aldilà via computer (Albert Stubblebine, Barbara Honegger), e rivolgersi abbondantemente all'estero.

Ricordiamo che Chiesa ha dichiarato: "65 membri del governo degli Stati Uniti d'America, dell'esercito degli Stati Uniti d'America, dei servizi segreti degli Stati Uniti d'America". Ma il suo stesso libro ci dice che questo è un dato falso. Alcuni esempi, tratti dall'appendice di Zero citata da Chiesa:
  1. William Bergman, come "ex economista e analista alla Federal Reserve Bank", può essere considerato "funzionario governativo" soltanto se in questa categoria s'include chiunque lavori in un posto pubblico, compresi gli addetti alle pulizie.
  2. David Griscom è un fisico ricercatore, non un funzionario governativo o militare, e ammette in Zero di non avere le competenze tecniche necessarie per parlare dei crolli del WTC, che gli paiono sospetti ("Imploro i miei colleghi fisici e ingegneri che abbiano il tempo, le competenze...").
  3. Jack Keller è un professore di ingegneria civile dello Utah. Non lavora per il governo, i militari o i servizi segreti USA.
  4. Heikki Kurttla è un ingegnere che lavora per le autorità finlandesi.
  5. Jörg Schneider è un ingegnere strutturista svizzero, che basa i suoi sospetti, per sua ammissione, su una conoscenza estremamente limitata degli eventi (si veda l'intervista di Undicisettembre).
  6. Mirza Aslam Beg è "generale, ex capo di stato maggiore dell'esercito pachistano".
  7. Mohamed Hassanein Heikal è "ex ministro degli esteri egiziano".
  8. Leonid Ivasov è "ex capo di stato maggiore delle forze armate russe".
  9. Horst Emke è un "ex ministro" del governo tedesco.
  10. Tony Benn è un "ex membro del parlamento inglese".
  11. Michael Meacher è un "ex sottosegretario" del governo inglese.
  12. Paul Hellyer è un "ex ministro" del governo canadese.
  13. Paul Lannoye è un membro del parlamento europeo.
Per arrivare a 59 sostenitori, insomma, il movimento complottista ha dovuto estendere la propria ricerca a tutti i governi del pianeta e includere anche moltissimi ex membri di eserciti e governi.

Non solo: molti di loro sono politici, o ex politici, il cui ramo di competenza non ha nulla a che fare con le materie tecniche coinvolte nella dinamica degli attentati. Il fatto di coprire, o di aver ricoperto, una carica pubblica non rende automaticamente esperti.

Un esempio per tutti: chiedereste a Ilona Staller, in arte Cicciolina (foto qui accanto), ex membro del Parlamento italiano nel 1987, una consulenza d'ingegneria strutturale o un parere sull'aerodinamica del volo a bassa quota?

Non entriamo neanche nel merito di quello che dicono questi "testimoni" residui, se non per dire che si tratta sempre di dubbi vaghi o dicerie basate sulla non conoscenza dei fatti tecnici.

Ciò che conta è il metodo complottista: il fatto grave e indiscutibile che Giulietto Chiesa ha dichiarato pubblicamente dati fasulli pur di gonfiare una base di consenso già asfittica in partenza.

I dubbi di Tenet e von Bülow


CHIESA: ...membri del governo degli Stati Uniti che non credono nella versione ufficiale della commissione ufficiale degli Stati Uniti. Sono più di 200! Noi ce ne abbiamo messi 65. Tra questi, che dubitano seriamente, c'è il capo della CIA, allora, George Tenet...

AUGIAS: Tenet...

CHIESA: ...che dice che solo un ingenuo può credere a quella versione. Nel libro mio c'è la testimonianza e l'analisi di un ex ministro tedesco, che è Andreas von Bülow, responsabile della commissione per i servizi segreti, che dice che solo un ingenuo può pensare che la versione ufficiale sia vera.

AUGIAS: E sono due.

CHIESA: Allora, se andiamo a discutere sui centimetri non ne veniamo fuori. Io dico semplicemente...

AUGIAS: Aspetti...

CHIESA: ...che la versione non regge.

AUGIAS: Va bene.

Nonostante approfondite ricerche, non siamo riusciti a trovare alcuna dichiarazione pubblica dell'ex direttore della CIA, George Tenet, che possano anche soltanto assomigliare a quella attribuitagli da Giulietto Chiesa. Ne troviamo invece molte altre di Tenet che puntano in direzione opposta: per esempio, la sua dettagliata testimonianza dell'evoluzione del pericolo terroristico costituito da Osama bin Laden, resa proprio di fronte alla Commissione 11/9, quella che Chiesa chiama "commissione ufficiale".

Perché mai una persona come Tenet dovrebbe ricostruire minuziosamente le vicende di bin Laden di fronte alla Commissione 11/9 e poi dire che "dubita seriamente" o che "solo un ingenuo può credere a quella versione"?

Considerati gli errori nel citare dati e cifre fatti da Chiesa nel resto della trasmissione, ci siamo permessi di chiedere a Chiesa stesso, all'indirizzo di e-mail pubblicato nel suo sito, di fornire le fonti di questa dichiarazione da lui attribuita a Tenet. Fino a facile prova contraria, visti i precedenti errori di Chiesa e le dichiarazioni ben diverse fatte da Tenet, sembra lecito dubitare dell'acuità della memoria dell'europarlamentare.

Per quanto riguarda von Bülow, che è un sostenitore delle teorie cospirazioniste, la dichiarazione attribuitagli da Chiesa è molto meno implausibile. Tuttavia, a quanto ci risulta, nessuna affermazione compatibile con quella descritta da Chiesa compare nel libro Zero. Sembra quindi che anche qui Giulietto Chiesa sia caduto in errore, ma per correttezza abbiamo chiesto chiarimenti all'interessato il 3/2/2008.

"Voglio un'altra indagine", anche "internazionale"


CHIESA: Voglio un'altra indagine. E se gli americani non ce la danno, chiedo un'indagine internazionale.

AUGIAS: Oh.

CHIESA: Questo è quello che chiedo.

AUGIAS: Sì. Sa, l'indagine internazionale lascia il tempo che trova perché le... i documenti...

CHIESA: Non è vero, non è vero...

AUGIAS: I documenti...

CHIESA: Per il Vietnam, la Commissione Russell...

AUGIAS: Giulietto Chiesa, lei è stato...

CHIESA: ...la Commissione Russell fu molto importante.

AUGIAS: E' stato a lungo in Unione Sovietica, vero? Ha fatto il corrispondente da Mosca, eh?

CHIESA: Vent'anni.

AUGIAS: Capisco da questa sua tenacia come mai è riuscito così bene in una sede così difficile...

CHIESA: Vede?

AUGIAS: ...a fare quel mestiere. Sì.

CHIESA: Conosco come funzionano i servizi segreti.

AUGIAS: Sì, appunto.

CHIESA: E il mio è stato una delle prime cose che ho cercato di imparare.

AUGIAS: Stia a sentire. Eh... [gli viene comunicato qualcosa fuori audio] che abbiamo... devo... Dovevo di nuovo ascoltare... Eh? No.

VOCE DA STUDIO [forse Carolina]: Dopo.


I cospiratori? Ne bastano soltanto "alcune centinaia"


AUGIAS: Carolina, posso andare avanti? Sì. Il... Lei dice: andiamo al punto. Il punto politico, l'interesse vero di aver organizzato questa messa in scena clamorosa della quale sarebbero stati, eh... eh... sicuramente a conoscenza alcune centinaia o forse migliaia di persone, nessuna delle quali...

CHIESA: Bastano alcune centinaia.

Facciamo due conti spannometrici su quest'affermazione. Per le ipotesi fatte da Chiesa, sarebbero necessari:
  • una squadra di abilissimi guastatori capaci di minare di nascosto, piano per piano, le Torri Gemelle e l'Edificio 7 del World Trade Center (totale 267 piani);
  • una squadra capace di far scomparire dalle macerie delle Torri Gemelle e dell'Edificio 7 ogni traccia di detonatori, cavi elettrici d'innesco, radiocomandi, involucri di contenimento, eccetera;
  • una squadra in grado di far scomparire ogni minimo resto di un aereo di linea, il Volo 77, caduto altrove (come teorizzato da Chiesa nella prima parte della trasmissione);
  • un reparto e un luogo, con relativo personale di supporto, dove esercitarsi per queste missioni ad altissimo rischio di smascheramento;
  • un team di assassini spietati per eliminare i passeggeri del Volo 77;
  • dei medici legali pronti a falsificare il riconoscimento dei resti delle vittime al Pentagono;
  • degli esperti in grado di falsificare i dati delle "scatole nere" del Volo 77;
  • degli altri esperti capaci di falsificare, senza che nessuno se ne accorga, i tracciati delle varie stazioni radar che seguirono il Volo 77;
  • un'equipe che dissemini di rottami d'aereo il prato del Pentagono, senza che nessuno dei passanti noti movimenti sospetti;
  • qualcuno in grado di collocare all'interno del Pentagono le due "scatole nere" del Volo 77;
  • un gruppo capace di zittire perfettamente tutti i testimoni che videro qualcos'altro colpire il Pentagono;
  • un gruppo capace di trovare e reclutare circa 100 persone, molte delle quali giornalisti, per convincerle a testimoniare di aver visto un aereo di linea colpire il Pentagono;
  • un gruppo che elimini o zittisca le persone che si rifiutano di farsi convincere;
  • circa 100 persone disposte a testimoniare il falso sugli eventi al Pentagono;
  • un gruppo capace di falsificare le comunicazioni fra i controllori di volo e gli aerei prima e durante i dirottamenti;
  • un gruppo capace di falsificare in tempo reale le telefonate fatte da bordo degli aerei;
  • qualcuno che falsifichi le identità dei terroristi ai quali attribuire gli attentati;
  • una troupe cinematografica che recluti un pessimo sosia di Osama bin Laden e dei suoi collaboratori per girare dei video di rivendicazione poco convincenti;
  • un team all'altezza di pianificare, finanziare, amministrare e coordinare tutto questo.

Il tutto, giocoforza, scegliendo soltanto fra persone espertissime e al tempo stesso talmente fidate e leali da poter affidare loro l'incarico di ammazzare migliaia dei propri concittadini civili inermi.

Di preciso come si farebbe a reclutare "alcune centinaia" di esperti di questo calibro per una missione che comporta chiaramente una strage di civili? "Salve, lei che è abilissimo guastatore dell'Esercito USA, dovrebbe piazzare una serie di bombe nel World Trade Center. Senza fare domande. Come dice? Non se la sente? OK, ragazzi, qui ce n'è un altro da andare a zittire per sempre...". Siamo seri.

Augias: soltanto deduzioni, ma nessuna prova


AUGIAS: ...a sette anni di distanza ha mai aperto bocca?

CHIESA: Noi abbiamo pieno di gente [sic] che ha invece aperto bocca.

AUGIAS: No, gente che... No, scusi, Chiesa. Pieno di gente che dubita sulla base di deduzioni logiche.

CHIESA: Beh, conosco questa...

AUGIAS: Non perché come... Scusi, o mi faccia finire una frase, sennò tra lei e Carolina qui mi alzo e me ne vado. Eh... ehm... non come l'aviere di eh Marsa... del centro di Marsala, quando ci fu la cosa di Ustica, che telefonò per dire: "Noi distruggemmo i nastri radar". Quella era una testimonianza: "Noi distruggemmo i nastri radar". Qui nessuno ha detto niente del ge... Tutti hanno detto: "Eh, è pazzesco pensare una cosa del genere. Molto più logico ehm... Quella fotografia fa pensare che..." Queste sono le deduzioni.

Augias ha colto con lodevole sintesi uno dei principali problemi del movimento complottista: l'assenza di una prova chiara, inconfutabile, assoluta; la mancanza di un testimone che dica "io ho partecipato all'organizzazione degli attentati. Abbiamo fatto così e cosà". Gli unici che dicono qualcosa di simile sono Osama bin Laden e Khalid Sheikh Mohammed, ma i complottisti dicono che le loro dichiarazioni sono state falsificate.

AUGIAS: Allora, torno al punto. Perché questo gigantesco complotto sarebbe stato organizzato? Trovo una frase che mi pare qui riassuma... in questo dei due libri ["9/11 La cospirazione impossibile"] riassuma bene: "L'attentato sarebbe stato orchestrato a tavolino per provocare il risentimento popolare e giustificare le guerre in Afghanistan e in Iraq motivate da altre ragioni." Questo è... condivide questo punto?

CHIESA: Non mi riguarda.

AUGIAS: Non la riguarda...

CHIESA: Non mi riguarda perché io non faccio – nel libro naturalmente faccio le mie ipotesi – ma siccome qui siamo stati... eh... sono stato invitato per discutere di che cosa è accaduto l'11 settembre, io non affronto questo problema, perché questo è un modo per entrare in una sfera dove tutto è opinabile: la mia opinione, la sua, quella di quell'altro... non, non importa.

A questo punto Chiesa formula finalmente un'accusa precisa a proposito dei mandanti della sua presunta cospirazione.

Io affermo – affermo – che il gruppo dei 19 dirottatori era composto in gran parte di agenti degli Stati Uniti d'America, per esempio. E lo abbiamo dimostrato nel libro: che smentiscano quello che abbiamo scoperto. Sei di questi dirottatori hanno combattuto in Bosnia; sei di questi dirottatori fanatici fondamentalisti hanno combattuto in Bosnia nella brigata... nella brigata islamica di Alija Izetbegovic. Noi li abbiamo scoperti attraverso il lavoro di Jürgen Elsässer.

Chiesa sostiene dunque che i dirottatori esistono ed erano (come dirà tra poco) al soldo della CIA. Ma nel video Zero e in alte apparizioni televisive ha dichiarato che nelle liste dei passeggeri mancano i nomi dei dirottatori. In questa stessa trasmissione ha detto che l'aereo al Pentagono non c'è. Ma allora, se l'aereo non c'è, a che servono i dirottatori fanatici fondamentalisti?

Ma veniamo al "lavoro di Jürgen Elsässer" citato nel libro Zero: si tratta di meri elementi indiziari, circostanze dubbie, vuoti documentali. Ironicamente, il fatto che due dei dirottatori, Nawaf al Hazmi e Khalidh al Mihdhar, fossero in Bosnia è documentato persino dal rapporto della Commissione 11/9 a pagina 155, come segnala lo stesso Elsässer. Nessuna novità neanche qui.

Quello che colpisce maggiormente è che il lavoro di Elsässer tanto lodato da Chiesa stabilisce con forza l'esistenza di due dirottatori che appartengono proprio al quel Volo 77 che secondo Chiesa "non esiste".

E' in questo contesto che Augias mette a segno una risposta del tutto spiazzante, che ben rivela la scarsa presa che hanno sul pubblico le elucubrazioni e le congetture dei complottisti:

AUGIAS: E beh... e che... E allora?

CHIESA: E allora? Significa che erano – eh, come dire, a salario dell'MPRI, Military Professional Research Incorporated; che l'MPRI, come è noto per chi ha studiato questo problema, era un'agenzia, diciamo così, di copertura della CIA, quindi non erano tan... tanto sconosciuti.

La sigla MPRI sta per Military Professional Resources (non Research) Incorporated. Errore in sé modesto, ma indice di una propensione alla papera da parte di Chiesa, che suggerisce la necessità di prendere cum grano salis le sue affermazioni di fatto. L'esistenza di quest'organizzazione non è certo un segreto: la MPRI ha persino un sito web promozionale.

Va notato, inoltre, che nel capitolo di Zero scritto da Elsässer non viene affatto documentato quanto detto da Chiesa: non vi è alcuna prova concreta che l'MPRI avesse a libro paga i dirottatori dell'11/9. Si dice solo che l'MPRI finanziava alcuni mujaheddin.

Il console che non è un console


CHIESA: Nel... nel film e nel libro, abbiamo dimostrato, per esempio, che almeno otto di questi dirottatori sono entrati negli Stati Uniti. Almeno otto di questi dirottatori sono entrati negli Stati Uniti con un visto rilasciato loro dal consolato americano di Jeddah. Abbiamo...

AUGIAS: Va bè, ma questo...

CHIESA: No, abbiamo... è molto importante.

AUGIAS: Ma non è... sì, ma... gua...

CHIESA: Corrado, è molto importante sapere come sono entrati negli Stati Uniti questi signori essendo tutti sospettati di terrorismo. E noi abbiamo il testimone. Tu dici che non ha parlato nessuno.

AUGIAS: Sì, ma vede...

CHIESA: Abbiamo il testimone: il console americano di Jeddah si dimise...

Chiesa incappa in un altro errore (guarda caso favorevole alla sua tesi): presenta come "console" il suo testimone, che in realtà era un responsabile della sezione visti, Michael Springman. E considerando che rimase al Consolato americano dal 1987 al 1989, non è corretto citarlo come testimone diretto per fatti avvenuti decenni dopo.

AUGIAS: Di Jeddah che ha detto che ha lasciato quel...

CHIESA: ...si dimise perché veniva costretto a dare dei visti a dei terroristi noti. Basta o non basta? Mi sembra importante. Mi sembra importante che il console americano a Jeddah ci dica che lui non voleva dare questi visti, perché sapeva che erano terroristi sospetti, altamente sospetti. Ma fu costretto dalla CIA a dargli i visti. Ma che stranezza. Con largo anticipo la CIA faceva entrare negli Stati Uniti dei terroristi già noti e già sotto controllo imponendo al console americano di Jeddah di dargli il visto.

Springman ha raccontato la vicenda in questa intervista, della CBC, risalente al 3 luglio 2002. La teoria che nell'ufficio avvenissero loschi traffici non è derivata da un'esperienza personale, ma gli venne confidato da una fonte anonima, che reputò attendibile. Talmente attendibile, che ha aspettato più di 13 anni per farsi avanti, affidando la sua confessione a un giornalista invece di rivolgersi subito agli organi competenti. Non è forse questa una "stranezza"?

AUGIAS: Sì... Chiesa... ammiro la sua...

CHIESA: Cosa volete di più?

AUGIAS: Lei poteva fare l'avvocato, no il giornalista. Anzi...

CHIESA: Io fa... beh però, come sappiamo, se non si sa un po' fare questo tipo di analisi, non si può fare neanche il giornalista.

AUGIAS: Sì. Sì, neanche il giornalista. Però ascolti. Siamo... giriamo sempre intorno allo stesso punto. Cioè lei mi sta portando delle... lei porta in questo libro – che comunque noi le abbiamo portate tutt'e due, perché sono due letture diciamo pure sconvolgenti, entrambe. Questa... [alza il libro di Chiesa, Zero. Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falso] Bisogna leggere prima questo, che dice quanto male, e poi bisogna leggere [alza 11/9 La cospirazione impossibile] quest'altro, che dice...

CHIESA: Che è la versione ufficiale, cioè la versione degli Stati Uniti d'America [ridacchia]...

AUGIAS: Che è la versione che, che smonta gran parte...

CHIESA: Certo, è molto facile lavorare sulla versione ufficiale. Sfortunatamente non sta in piedi, eh eh, è questo il problema.

In realtà 11/9: la cospirazione impossibile non lavora sulla versione ufficiale come asserisce Chiesa. Lavora sulle affermazioni complottiste e ne dimostra l'incoerenza e l'impossibilità tecnica, sulla base di conoscenze scientifiche e tecniche di pubblico dominio e sulla base delle indagini giornalistiche.

Bin Laden non è ricercato per i fatti dell'11 settembre


AUGIAS: Ora, le voglio far vedere un altro brano, che eh... tra l'altro non è sfavorevole a quello che lei dice, che riguarda bin Laden e la... il Federal Bureau of Investigation.

CHIESA: No, perché tutti sappiano: io sono coautore di questo brano, quindi sono... eh eh eh eh [ridacchia].

Una vanteria decisamente fuori luogo nella trattazione di una tragedia di queste proporzioni e che forse getta luce sulle reali motivazioni del complottismo: "i cospirazionisti si crogiolano nella loro condizione autoproclamata di Cassandre della società", osserva James Meigs di Popular Mechanics, bersaglio di una campagna diffamatoria dopo la pubblicazione di un libro che sbufala le principali affermazioni complottiste.

O se preferite un richiamo a un altro genere di cospirazionismo: "Come membro dell’avanguardia capace di cogliere il complotto prima che diventi pienamente ovvio a un pubblico per ora ancora assopito, il paranoico è un leader militante... Sorveglia costantemente le barricate della civiltà e vive costantemente a un punto di svolta". Lo scriveva lo storico Richard Hofstadter in un famoso saggio, The Paranoid Style in American Politics (“Lo stile paranoico nella politica americana”). Ma lo scriveva nel 1964, a proposito di tutt'altro. I processi mentali sembrano essere molto simili.

AUGIAS: Sì certo... ma l'ho detto, viene dalla sua parte.

Spezzone dal video Zero.

BUSH: Io voglio giustizia e mi ricordo di quei manifesti che circolavano nel vecchio West. "ricercato vivo o morto".

AHMED: Sul sito Web dell'FBI trovate Osama bin Laden: è citato tra i terroristi più ricercati dall'FBI. Potete notare che è ricercato per gli attacchi del 1998, ma non per l'11 settembre. Diversi giornalisti infatti hanno chiesto all'FBI: come mai non avete collegato bin Laden all'11 settembre? La risposta è stata: beh, perché non abbiamo nessuna prova.

Sulle ragioni meramente burocratiche per le quali l'FBI non è al momento autorizzata a emettere un avviso di ricerca si può leggere questo articolo dettagliato. Sta di fatto che Osama bin Laden è ricercato specificamente per l'11 settembre dal programma Rewards for Justice del governo statunitense. La versione in italiano dell'avviso di ricerca è qui.

Rientro in studio.

AUGIAS: Sì, questo lo dice anche... sa chi? Lo dice anche Ma... Moore, in quel... in quel suo film, Michael Moore, quel... regista americano. Anche lui dice che in realtà il collegamento con...

CHIESA: Fahrenheit 9/11.

AUGIAS: Fahrenheit 9/11 non c'è il collegamento di bin Laden. Però noi abbiamo un altro pezzo che va...

CHIESA: Ma noi siamo entrati in guerra per quello, non dimentichiamo questo dettaglio, eh? Perché, a ottobre del 2001, l'ambasciatore americano alla Nato chiese l'applicazione dell'auti... dell'articolo 5, dichiarando a tutto il mondo: "Noi abbiamo le prove che Osama Bin Laden è dietro l'11 settembre". Adesso scopriamo che non le hanno neanche sei anni dopo le prove.

AUGIAS: Senta...

CHIESA: Siamo entrati in guerra per questo, eh?

AUGIAS: Su questa... su questa cosa sono a sua... sono d'accordo con lei. Anzi, ag... aggravo la situazione ricordando che l'ambasciatore Colin Powell, alle Nazioni Unite, mostrò una bottiglietta di bicarbonato di sodio o qualunque cosa... forse cocaina, qualunque cosa fosse, dicendo: ecco qui il, l'antrace, non mi ricordo, eh... Ecco qui le armi segrete possedute da Saddam Hussein, in quel caso, quelle che stiamo cercando; ecco qui la prova. Che era poi venuto fuori – e il povero Colin Powell ha fatto la fine che ha fatto – che era un falso. Quindi, che gli Stati Uniti barino su questa cosa, uhm... possiamo anche essere d'ac... anzi, siamo d'accordo. Che però, da qui a ipotizzare quel gigantesco complotto, le dico la verità: non lo so.

Casi come quello citato da Augias, anzi, devono far riflettere: se il governo USA non è riuscito nell'impresa relativamente facile di "far trovare" delle armi segrete in Iraq, se il governo USA non è riuscito neppure a insabbiare lo scandalo Lewinski, come è pensabile che sia capace della colossale messinscena ultrasegreta attribuitagli dai complottisti?

Il video di Benazir Bhutto: bin Laden "assassinato"?


Eh... noi abbiamo un altro documento che la povera Benazir Bhutto, pochi giorni prima di... parlando di... morire, parlando con Al Jazira ha detto questo.

Viene mostrato uno spezzone dell'intervista.

SPEAKER: Il programma è un approfondimento di Al Jazira English, andato in onda il 2 novembre scorso. Il giornalista è Sir David Frost, colonna della BBC, famoso da oltre quarant'anni proprio per le sue interviste. Dopo circa 6 minuti, Frost chiede a Benazir Bhutto della lettera inviata al presidente Musharraf prima di ritornare in Pakistan. La Bhutto è appena scampata a un attentato ed elenca i suoi nemici; tra questi un ufficiale dei servizi segreti che avuto rapporti con Omar Sheikh, l'uomo – dice la Bhutto – che ha assassinato Osama bin Laden.

Rientro in studio.

AUGIAS: Ecco, Benazir Bhutto ha parlato, o ha saputo di prima mano, dell'assassinio di Osama bin Laden, che dunque sarebbe un fantasma che viene agitato quando fa comodo.

Purtroppo Augias non si sofferma a far notare che persino la BBC ha chiarito che si tratta di uno strafalcione della Bhutto: "The claim appeared so unexpected that it seemed she had simply mis-spoken", ossia "l'affermazione è parsa così inattesa che sembrava che avesse semplicemente commesso un errore nel parlare".

Video falsificati


CHIESA: Sì. Tra l'altro nel film noi mostriamo che alcune delle apparizioni di Osama Bin Laden sono state falsificate. Da chi? Indovina un po'? Chi è che falsifica, chi è che fa girare delle false immagini di Osama bin Laden? L'ultima i... apparizione di Osama bin Laden è palesemente falsificata, è dimostrabile e noi l'abbiamo dimostrato.

Qui emerge un'altra delle tante contraddizioni del complottismo. Se bin Laden, come dicono i complottisti, è una pedina della CIA, perché mai sarebbe necessario un sosia? Basterebbe ordinare a Osama di leggere le battute.

Non solo: è davvero plausibile che gli abilissimi cospiratori della CIA siano così imbecilli da trovare un sosia così poco somigliante?

La presunta falsificazione dei video è discussa e chiarita in questo articolo.

AUGIAS: Sa...

CHIESA: Basta mettere le immagini insieme e si vede che il naso non è quello, gli occhi non sono quelli, la barba non è quella, i capelli non sono quelli. Allora, la domanda è: chi è che agita il fantasma di Osama bin Laden? E questa storia io sono molto contento di averla gettata io in pasto al pubblico, perché un amico mi, mi segnala questa cosa che non avevo visto.

A questo punto Chiesa commette un altro errore sui dati di fatto.

CHIESA: Questa intervista risale esattamente al 7 di dicembre del 2007, notare.

AUGIAS: Questa intervista?

CHIESA: Questa intervista risale...

AUGIAS: Novembre, novembre.

CHIESA: Ah pardon, al 7 novembre.

AUGIAS: Sì, sì.

CHIESA: Esatto. Del 2007...

Volendo essere precisi, gli errori di Chiesa sono in realtà due, e uno lo commette anche Augias: l'intervista è del 2 di novembre, non del 7 (come si vede qui). Augias lo corregge, sbagliando, e Chiesa dà per buona la correzione errata. E' abbastanza chiaro che Giulietto Chiesa non ha le idee molto chiare sui dati di fatto di cui parla.

CHIESA: Poco prima che la signora...

AUGIAS: ...Benazir venisse...

CHIESA: Poco dopo il primo attentato e poco prima di essere uccisa.

AUGIAS: Va beh, va beh, insomma. Adesso però calma.

CHIESA: Però...

AUGIAS: Perché se ci mettiamo a ragionare così...

CHIESA: No, no. Io sto semplicemente...

AUGIAS: ...è tutto un complotto.

CHIESA: Io sto semplicemente dicendo che questa intervista è sbalorditiva...

AUGIAS: Sì, sì è (sbalorditiva).

CHIESA: ...perché lei dice che Omar Sheikh ha ucciso Osama bin Laden: lo dice apertamente. L'intervistatore, che è un giornalista molto esperto...

AUGIAS: Non... non...

CHIESA: ...non le dice nulla, non la interrompe; dopodiché cala il silenzio e per mesi non ne parla nessuno. Io l'ho scoperta, ho scritto l'articolo per La Stampa, La Stampa me l'ha pubblicato e improvvisamente è riuscita la polemica. Ma come mai per tre mesi di tempo, due mesi, tutti tacciono su una questione del genere?

Possiamo azzardare una spiegazione: perché gli altri giornalisti hanno capito che si trattava di un banale lapsus.

AUGIAS: Certo.

SIGNORA DEL PUBBLICO: Tiziano Terzaghi nel suo libro dice una grande verità: in tutte le guerre la prima a morire è la verità.


Troppi indizi e la tesi si indebolisce


AUGIAS: Ah, ecco. Questa è la sigla di questo programma. Grazie. Ehm... noi però dobbiamo stare... Sì, d'accordo. Noi dobbiamo stare... ehm... Lei ha portato cento... prove. Purtroppo succede alle volte che quando ci sono 100 prove e nessuna è "la prova", la tesi invece di rafforzarsi e si indebolisce. Questa è la cosa.

CHIESA: A me non pare. A me non pare.

AUGIAS: Ma tanto è vero, tanto è vero... Giulietto Chiesa noi... lei è vecchia volpe del giornalismo io, insomma... quasi, em... dal punto di vista professionale, per carità, no, non anagrafico, tanto è vero che questa vostra campagna, per così dire, ha raccolto... insomma cade un po' nel... nel silenzio.

Anche qui Augias tocca un aspetto critico del cospirazionismo. I sostenitori delle teorie alternative ritengono di avere un enorme consenso popolare, ma alla fin della fiera sono una manciata di persone. Si consideri, per esempio, che a Roma, al raduno nazionale, i complottisti si sono trovati in "quaranta-cinquanta... un mezzo flop", come dice un utente di Luogocomune.net. Lo “sciopero generale” annunciato dai siti pro-complotto per i primi di settembre negli USA non s’è visto. Jimmy Walter, uno dei padri (e finanziatori) del complottismo, si è ritirato perché non riesce a farsi ascoltare dalla gente.

Ma il cospirazionismo offre una giustificazione: è colpa dei giornalisti di tutto il mondo, che sono anch'essi complici consapevoli del complotto.

Parlare di complotto è un tabù


CHIESA: Eh, certo che cade nel silenzio: sono sei anni che stanno zitti tutti. E' una delle ragioni per cui io me ne preoccupo così tanto. Perché siccome l'evidenza è che gli interrogativi ci sono e sono enormi, la domanda che io pongo anche nel libro è: come mai l'intero sistema mediatico ha taciuto su questi punti interrogativi? Come mai la CNN, che è la più grande catena televisiva del mondo, ci rivela soltanto a sei anni di distanza quel documento centrale, che è inspiegabile, e dichiara e ammette che è inspiegabile? Come mai...


Si potrebbe anche aggiungere un altro "come mai". Come mai, se esiste questo tabù, Chiesa è stato a Matrix, al Maurizio Costanzo Show, è ora a Raitre, e La Stampa pubblica le sue teorie sulla Bhutto?

Oppure, come mai ad Augias evidentemente non è arrivato l'ordine di non parlare?

Occorre rendersi conto dell'enormità che afferma Chiesa. A suo dire, tutti i giornalisti del mondo sono servi della CIA e/o del governo USA. Un'accusa che forse meriterebbe l'attenzione dell'Ordine dei Giornalisti.

AUGIAS: L'aereo...

CHIESA: ...il silenzio mondiale su questo punto? Perché c'è un divieto di parlare di questo tema. Questo è un tema tabù e io invece voglio rompere questo tabù, perché da questo tabù, come ho scritto nel libro, dipende la nostra vita, dipende la pace, dipende la possibilità di sapere che cosa succede davvero nel mondo...

AUGIAS: Ascolti, ascolti.

CHIESA: Eccetera.


In pericolo di vita? Solo quando diventerà una grande campagna di massa


AUGIAS: Si è mai sentito in pericolo mentre conduce questa campagna con tanta determinazione?

CHIESA: Credo che comincerò a sentirmi in pericolo quando questa campagna diventerà una grande campagna di massa; per adesso ci stiamo provando. Allora diventerò [sic] in pericolo. Sì, lo so.

Chiesa, che afferma di conoscere bene i servizi segreti, è del parere che il loro modus operandi sia far fuori un giornalista dopo che ha denunciato uno scandalo invece di zittirlo prima che faccia danni. Sarà.

AUGIAS: Eh... dunque, due... due libri su questo tema scottantissimo, comunque la si voglia pensare: "Zero" [Perché la versione ufficiale sull'11/9 è un falso], a cura di Giulietto Chiesa, "11/9" [La cospirazione impossibile], tutt'e due editi da Piemme.

CHIESA: Loro sicuramente in pericolo non sono.

AUGIAS: Per ora Giulietto Chiesa non è in pericolo perché ha vari scudi. Av... Adesso non è il caso di dire quali sono... Arrivederci.

Non possiamo che concludere anche noi con la medesima considerazione fatta da Augias: la migliore prova del fatto che le teorie complottiste non stanno in piedi è che i complottisti sono in ottima salute e liberi di proclamare indisturbati le loro elucubrazioni. Si confronti questa situazione con quella di chi si avvicina davvero troppo alle verità scottanti.

Pronunciamo sommessamente il nome di Anna Stepanovna Politkovskaja, certi anche noi, come Corrado Augias, che Giulietto Chiesa non sia per nulla in pericolo.



Reazioni di Giulietto Chiesa


Ecco come Chiesa ha commentato la trasmissione in seguito alle lettere che gli sono pervenute (link).

Ho deciso di rispondere collettivamente perchè, leggendo queste lettere, e altre analoghe, mi sono reso conto che molte osservazioni degli spettatori del programma sono già delle risposte alle domande di altri.

Forse non tutti sanno che la trasmissione è stata preceduta da una vera e propria forma di pressione preventiva da parte di un gruppo organizzato di quelli che io chiamo ormai i kamikaze di George Bush. Telefonate, mail, furibonde hanno tempestato la redazione del programma chiedendo imperiosamente (e qualcuna quanto pare anche minacciosamente), che la trasmissione venisse modificata chiamando un contradditore delle tesi di "Zero".

E' ormai chiaro che esiste una squadra di kamikaze di Bush che cerca di ostacolare la discussione, o di impedirla. E' altrettanto chiaro che non riescono a realizzare il loro obiettivo. Per questo, chiunque li paghi o li organizzi, sta schiumando di rabbia. Bisognerà attendersi altre provocazioni. Certo anch'io ho avuto l'impressione che Augias abbia sofferto non poco il pressing. E questo lo ha spinto a fare una cosa che di regola non fa nella sua per altro lodevole trasmissione: si è messo a fare lui il contradditore della tesi dell'autore del volume che stava presentando, portando in campo assai più il volume "avversario".

Poco male. A me pare che la trasmissione sia stata comunque utile e, per questo, lo ringrazio.

2008/01/31

Giulietto Chiesa a Le Storie (Raitre, 31/1/2008), prima parte

di Undicisettembre, con commenti di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Pubblichiamo qui la prima parte della trascrizione della puntata del programma Le Storie andato in onda su Raitre il 31 gennaio 2008 e condotto da Corrado Augias.

Non si intende violare alcun diritto d'autore: la trascrizione è pubblicata per sopperire alla mancanza di un servizio equivalente fornito dall'emittente ed è messa a disposizione dell'emittente stessa qualora desiderasse pubblicarla. Le evidenziazioni sono aggiunte.

La puntata di Le Storie può essere vista presso il sito di Raitre qui.

In sintesi


Chiesa e il suo video Zero fanno una serie di affermazioni di fatto. Tutte queste affermazioni risultano errate quando le si verifica rispetto ai fatti tecnici documentati e rispetto alle indagini giornalistiche.
  1. Il video Zero afferma che la facciata del Pentagono crollò un'ora dopo l'impatto. E' falso: crollò alle 10:10, mezz'ora dopo l'impatto.
  2. Il video Zero sostiene che ci si doveva aspettare il prato del Pentagono coperto di grandi rottami. E' falso, perché l'aereo è entrato nell'edificio, esattamente come al World Trade Center. Fuori sono rimasti solo pochi frammenti sminuzzati dalla violenza dell'impatto.
  3. Chiesa sostiene che l'aereo al Pentagono "non c'è". Eppure ci sono circa 100 testimoni che l'hanno visto. Molti di loro sono giornalisti e semplici passanti.
  4. Chiesa sostiene che sia impossibile, per un aereo civile, avvicinarsi al Pentagono. Ma l'aeroporto civile Reagan sorge a 1200 metri dal Pentagono. Da lì passano in continuazione aerei civili.
  5. Chiesa sostiene di aver documentato "con assoluta dovizia di particolari i sistemi di difesa" del Pentagono. Nel video Zero, sono "documentati" da un cartone animato. Nessuna fotografia o filmato li mostra dal vero.
  6. Chiesa sostiene che un Boeing 757 non è progettato per la manovra fatta al Pentagono. Gli esperimenti fatti dai giornalisti europei e dai piloti di linea dicono che la manovra (quella reale, non quella descritta dai complottisti) è perfettamente fattibile anche da un dilettante.
  7. Chiesa parla di un "aereo bianco con quattro motori" che sorvolava la Casa Bianca l'11 settembre ed è stato ripreso dalla CNN, ma misteriosamente la CNN ha messo in onda le immagini "con sei anni di ritardo". E' falso: la CNN le trasmise il giorno stesso degli attentati.
  8. Chiesa dice che la presenza dell'"aereo bianco" è stata descritta come "totalmente inspiegabile" dalla CNN. E' falso: nei suoi servizi dedicati a quest'aereo, chiarisce che è una postazione di comando volante, che viene attivata proprio in caso di emergenze, comprese i disastri naturali.
  9. Chiesa afferma che l'aereo che ha colpito il Pentagono "è sparito dai radar per 36 minuti". e attribuisce questo dato tecnico agli "atti ufficiali". E' falso. Gli "atti ufficiali" (in realtà perizie tecniche) documentano che i radar militari persero il Volo 77 per 19 minuti; ma questo vuoto è colmato dai radar civili, per cui l'aereo non uscì mai dalla copertura, anche se non fu possibile identificarlo in tempo reale.
  10. Chiesa richiama un "piano Northwoods" che avrebbe anticipato la cospirazione facendo cadere di nascosto un aereo civile e sostituendolo con un altro vuoto. E' falso: il piano Northwoods (peraltro scartato dalle autorità) ipotizzava un aereo distrutto in volo sul mare, non un aereo schiantato contro un edificio.
  11. Chiesa afferma che "il buco non è sufficiente" nella facciata del Pentagono. Dice che è "un buco di cinque metri". E' falso: lo squarcio misura 35 metri ed è documentato fotograficamente.

Dopo aver fatto tutte queste affermazioni tecniche, dice che "le questioni tecniche sono secondarie".

Niente aereo al Pentagono


AUGIAS: Buongiorno. L'11 settembre del 2001, a New York l'attacco alle Torri Gemelle, a Washington l'attacco al Pentagono, e l'aereo caduto sulle pianure della Pennsylvania hanno cambiato la storia del secolo, almeno di questa prima parte del secolo. Non si tratta soltanto di vittime umane e di danni materiali ingenti, ma di conseguenze storico-politiche di grande rilievo. Ed è dal settembre del 2001 che continua a girare la domanda: ma quello che sappiamo è veramente tutta la verità, nient'altro che la verità, come si dice nelle formule del giuramento anglosassone? La risposta è controversa, e noi oggi abbiamo qua un... giornalista, e inchieste e inviato speciale, il quale a questo argomento si è dedicato... si dedica da molto tempo con una tesi in testa: la tesi che lui intende dimostrare è che non solo non sappiamo tutta la verità, ma che quel giorno ci fu un complotto di cui ciò che sappiamo è soltanto l'apparenza. Giulietto Chiesa. Buongiorno.

AUGIAS: Caro Chiesa, lei ha scritto... tanto, s... si è rivolto anche in varie sedi. Ci potrebbe riassumere, in un argomento ovviamente un po' complicato, ci potrebbe riassumere due o tre punti che le fanno dubitare, anzi ritenere inverosimile, la versione ufficiale? Primo?

CHIESA: Primo, eh... l'aereo del Pentagono.

AUGIAS: Parliamo dell'aereo del Pentagono. Possiamo vedere? No? Sì? Possiamo vedere, Marina, l'aereo del Pentagono? Sì, vediamolo.

Viene mostrato uno spezzone del video Zero.

SPEAKER DI ZERO: Secondo la versione ufficiale, alle 9 e 37 il volo 77 dell'American Airlines si sarebbe schiantato contro il Pentagono. Queste rare immagini mostrano la scena subito dopo l'impatto e prima che, un'ora dopo, l'intera struttura crollasse.

Il video di Chiesa sembra avere serie difficoltà anche con i fatti più basilari. Il crollo non è avvenuto un'ora dopo, ma mezz'ora dopo. Perché tanta facilona imprecisione anche con le cose più semplici? Come ci si può fidare delle arditissime deduzioni di un video che sbaglia anche sui dati elementari?

Ovviamente, inoltre, l'impatto dell'aereo non ha ridotto a una frittella l'intero Pentagono, come parrebbe dalle parole "l'intera struttura", ma ha causato il crollo di una porzione molto ridotta dell'edificio.

SPEAKER DI ZERO: Come vedete, si tratta di una scena piuttosto insolita. Ci si sarebbe ragionevolmente aspettati di vedere qualcosa del genere [vengono mostrate immagini dell'attentato aereo di Lockerbie], ovvero pezzi d'aereo, valigie, rottami dappertutto, come in ogni disastro aereo. E invece no.

L'attentato di Lockerbie fu causato da una bomba collocata a bordo. L'aereo esplose in aria e i pezzi precipitarono a terra. Che senso ha paragonarlo con l'impatto al Pentagono, nel quale l'aereo è entrato intero in un edificio, lasciando fuori solo pochi frammenti, esattamente come i due aerei dirottati alle Torri Gemelle?

Non solo: le immagini mostrate sono state scelte in modo da non far vedere la zona dell'eliporto davanti al Pentagono, a sinistra del foro d'impatto. Quella zona in realtà è costellata di rottami molto piccoli, sminuzzati dalla violenza dell'impatto. L'impatto è stato obliquo alla facciata e ha scagliato i rottami verso sinistra. La parte che, guarda caso, Zero non mostra. Vediamola in qualche foto.










Si ritorna in studio.

AUGIAS: Questo documentario, dal quale abbiamo tratto le immagini, così come altre che probabilmente vedremo, è tratto... sono... si chiama "Zero - inchiesta sull'11 settembre", autori Franco Fracassi e Francesco Trento, film prodotto grazie all'azionariato popolare, budget diviso tra centinaia di piccoli produttori. Questo per doverosa informazione. Allora, che cos'è che non la convince qua dentro?


Le prove? Un cartone animato


CHIESA: L'aereo non c'è. Uhm... eh... quell'aereo, se fosse stato davvero quell'aereo, non avrebbe potuto penetrare nello spazio aereo della Casa Bianca. Nel film mostriamo con assoluta dovizia di particolari i sistemi di difesa che erano previsti.

Come sanno i pochissimi che hanno finora potuto vedere "Zero", l'"assoluta dovizia di particolari" è costituita da un cartone animato che mostra delle fantomatiche postazioni lanciamissili che sbucherebbero dal prato del Pentagono, nella migliore tradizione dei film di James Bond.

CHIESA: Non poteva arrivare un aereo civile su quell'obiettivo senza avere un contrassegno militare, che non aveva, non poteva avere, essendo un aereo civile.

Si noti la totale imprecisione tecnica di Chiesa: parla di un "contrassegno militare", che detto così parrebbe essere un equivalente del bollo auto. Gli aerei verrebbero dunque autorizzati o meno guardando se hanno il contrassegno in regola sul parabrezza?

In realtà, come si scopre vedendo il video Zero, Chiesa allude al sistema IFF, Identification Friend o Foe, che è un trasmettitore radio installato sugli aerei militari per distinguere gli alleati dai nemici. L'identificazione non avviene in alcun modo tramite un "contrassegno": avviene tramite un segnale radio. Sembra che Chiesa non sappia bene cosa dice il suo stesso video e confonde lo spettatore invece di fare chiarezza.

In ogni caso, è un dato di fatto che gli aerei civili possono eccome arrivare "su quell'obiettivo". Lo fanno tutti i giorni: l'aeroporto civile Reagan sorge infatti a 1200 metri dal Pentagono. Accanto al Pentagono passano ogni giorno decine di aerei di linea. Si vedono chiaramente la vicinanza e l'orientamento della pista dell'aeroporto, in alto a sinistra in questa foto (cliccabile per ingrandirla):



CHIESA: Ehm... ci sono decine di elementi che escludono questa possibilità, tra le quali quella che quell'aereo, che era un Boeing 757, pesante 100 tonnellate, che viaggiava a 800 chilometri orari, non poteva fare quella manovra, semplicemente perché quell'aereo non è disegnato per fare una manovra di quel genere. E potrei continuare a lungo, questo è uno degli argomenti.

AUGIAS: Dunque, sì, devo dire due cose co... per l'uso di questa puntata. La prima cosa, curiosissima: noi riceviamo molta posta elettronica al sito che si chiama... Laura...?

LAURA: La nostra posta elettronica è "le storie chiocciola Rai punto IT".

AUGIAS: [ripete l'indirizzo] ...molta posta elettronica. Ma oggi, forse per la prima volta da cinque anni, abbiamo avuto molta posta prima che la puntata cominciasse, tutte dicendo... eh... Cristina, per esempio?

CRISTINA: Questa è solo l'ultima arrivata e dice: "Ho troppo rispetto per voi e la vostra trasmissione per non avvertirvi che il vostro ospite di oggi e le varie teorie complottiste millantano prove e dimostrazioni che in realtà non hanno."

AUGIAS: Ecco, eh ca... caro Chiesa, lei viene... chi si... Sappiamo nome e cognome... siamo... Come si chiama questa signora?

CRISTINA: La signora Sara Magrin.

AUGIAS: Sala?

CRISTINA: Magrin.

AUGIAS: Magrin e scrive da Padova, no? Come... uhm. Ecco, questa, per esempio, una cosa che lei non ha... Ora io... la cosa...

CHIESA: Fanno il loro mestiere, che devo fare?

Sembra quasi che Chiesa si senta oggetto di persecuzione da parte di un nemico folto, invisibile e innominabile, al soldo degli onnipotenti mandanti del complotto.

Assai più banalmente, ho segnalato la trasmissione nel mio blog personale, Chiesa ha fatto altrettanto nel suo sito, e chiaramente i rispettivi lettori si sono dati da fare scrivendo alla trasmissione. Sembra esserci una spiccata propensione ad interpretare ogni avvenimento come un sintomo di cospirazione.

Manovre impossibili


AUGIAS: Eh sì... no... per carità... lei continui la sua... lei ne ha fatte tante, faccia pure questa. Ehm... la cosa curiosa ancora è che lo stesso editore, Piemme, ha pubblicato sull'argomento due libri che sono uno all'opposto dell'altro. Uno è "Zero"... no, è questo qua... Uno è "Zero", al quale lei ha... condi... fatto da lei, insomma, curato da lei, e uno è "11 barra 9", tutt'e due Piemme, "La cospirazione impossibile", curato da Massimo Polidoro, dove si smontano... Perché ho fatto vedere questi due libri? Perché per esempio, su quello che lei ha detto, aereo sul Pentagono, qua sono disegnate... adesso purtroppo in un programma così non possiamo scendere nei dettagli, ma sono disegnate due... [al cameraman] Gianluca, vieni un momento qua se puoi... due traiettorie... rotte possibili, una delle quali sarebbe stata effettivamente impossibile per un aereo di quelle dimensioni a quella velocità... una... una cosa così da fare... una invece che sarebbe stata agevolm... possibile fare anche se da parte di un pilota bravo. Che diciamo?

CHIESA: Diciamo, diciamo che tutti i piloti che abbiamo noi intervistato ci dicono che quella manovra... per fare una manovra del genere ci vorrebbero decine di esperimenti fatti da piloti con centinaia di ore di volo. Azzeccare una cosa del genere a quella velocità è praticamente impossibile.

I fatti descrivono un quadro ben diverso. Il documentario d'inchiesta Zembla della televisione olandese ha messo un pilota dilettante di aerei da turismo in un simulatore professionale di aerei di linea. Il pilota è riuscito a ripetere la medesima manovra tre volte su tre, senza aver mai guidato un aereo di linea. Del resto, la virata è un ovale che varia da 8 a 10 chilometri di diametro ed è fatta nell'arco di vari minuti. Niente di impossibile, anche per un dilettante: figuriamoci per un pilota con licenza commerciale, come il dirottatore Hani Hanjour.

CHIESA: Ma vorrei che fosse chiaro che qui non stiamo discutendo di questioni tecniche. Le questioni tecniche sono secondarie.

No, non sono affatto secondarie. Ogni teoria complottista si basa su affermazioni di fatto, molte delle quali sono tecniche (come quelle che ha appena fatto Chiesa). Se quelle affermazioni di fatto risultano false, la teoria non si regge.

A questo punto Chiesa cambia discorso. E cosa fa? Un'altra affermazione tecnica: parla di uno specifico tipo di aereo avvistato sopra la Casa Bianca l'11 settembre e ne descrive le caratteristiche tecniche. Quelle che ha appena definito "secondarie".

L'aereo bianco "misterioso"


CHIESA: Il problema fondamentale, per esempio, è che nessuno ha spiegato come mai per esempio sull'aereo... nel momento in cui questo presunto aereo colpiva il Pentagono, per esempio, sorvolava la Casa Bianca un aereo bianco con quattro motori che è il famoso aereo che si chiama Doomsday Plane, cioè "aereo fine del mondo", con cui il Pentagono comanda la difesa degli Stati Uniti nel caso di un attacco nucleare strategico. Queste cose non le dico io, le dice la CNN, che ha mandato in onda le immagini con sei anni di ritardo di quest'aereo che sta sorvolando la Casa Bianca, dicendo, la CNN, che è una cosa totalmente inspiegabile...

Quest'affermazione è falsa. La CNN non ha affatto atteso sei anni prima di mandarle in onda. Sono andate in onda in diretta televisiva l'11 settembre, come documentano le registrazioni di quel giorno (che Undicisettembre possiede integralmente per tutte le principali reti televisive USA).

Non solo: la CNN non dice affatto che è cosa "totalmente inspiegabile". Si tratta di un esemplare di E-4B, un aereo il cui compito non è limitato alla difesa USA in caso di attacco nucleare ma si estende alla gestione delle emergenze: funge da postazione di comando per enti civili come la FEMA in caso di uragani, per esempio. E indubbiamente l'11 settembre può essere considerato un giorno d'emergenza. Quel giorno c'erano tre di questi aerei in volo. Non c'è nulla di misterioso. I dettagli sono discussi da tempo in questo articolo.

CHIESA: ...e che a sei anni di distanza lo stesso presidente della commissione d'inchiesta ufficiale, richiesto di sapere se sapeva qualche cosa, dice "Sì, abbiamo sentito parlare"... Allora, riassumendo, Corrado, per essere molto franchi: la mia... tesi è una sola. L'inchiesta ufficiale sull'11 settembre ha così tanti buchi, non uno, migliaia, centinaia, pagina per pagina, ha così tante incongruenze, così tanti silenzi che la mia richiesta è molto semplice: riaprire l'indagine perché quell'indagine fa pena. E' molto semplice.

AUGIAS: Va bene. Non lo possiamo fare in questa sede.

CHIESA: Eh, non possiamo farlo in questa sede, ma voglio dire...

AUGIAS: Però in questa sede ci...

CHIESA: ...anche per quelli che obiettano... io... sono pronto a sentire un'altra versione, ma quella che ci hanno dato è palesemente inso... insostenibile. Non c'è dubbio.


Il Volo 77 è atterrato o è caduto altrove


AUGIAS: Una balla, lei dice che è una balla. Ascolti, però... noi... lei adesso ha detto "quel presunto aereo". Quell'aereo non è presunto. Il volo American Airlines numero 77 esisteva. A bordo di quell'aereo... quello è partito... a bordo di quell'aereo c'erano delle persone, fisiche, reali, come noi qua dentro. Quelle persone non ci sono più.

CHIESA: Sì.

AUGIAS: Allora?

CHIESA: Allora?

AUGIAS: Eh, allora che hanno fatto?

CHIESA: Noi sappiamo soltanto che quest'aereo è sparito. Noi quello che sappiamo, checché se ne dica, perché risulta dagli atti ufficiali, che quest'aereo è sparito dai radar per 36 minuti.

Quest'affermazione tecnica è errata e rivela la conoscenza superficiale dei dati e della materia aeronautica. Infatti il valore di 36 minuti compare nel Capitolo 1 del rapporto della Commissione 11/9: "American 77 traveled undetected for 36 minutes on a course heading due east for Washington, D.C", e a quanto pare le letture di Chiesa si sono fermate lì.

E' ironico che Chiesa citi come prova delle proprie tesi il rapporto della Commissione che secondo lui è falso, ma lasciamo stare.

Come si evince dal contesto delle frasi che precedono e seguono questa citazione tratta dal rapporto della Commissione, "undetected" non significa "fuori dalla copertura radar", ma "senza essere identificato dai controllori di volo". Infatti i dirottatori spensero il transponder, che consente ai controllori di identificare i vari echi del radar, ma i radar continuarono a tracciare il volo per tutta la sua durata tranne 19 minuti, non 36. Questo risulta da un "atto ufficiale" che Chiesa a quanto pare non conosce, nonostante i dichiarati anni di studio, ed è il rapporto Recorded Radar Data Study dell'NTSB. Da questo rapporto si può trarre questo grafico eloquente:


A questi dati si aggiungono la registrazione della "scatola nera" (Flight Data Recorder), anch'essa pubblicamente disponibile, e l'analisi dei dati dei radar civili, che coprono la parte del volo mancante dai radar, come si vede qui sotto:


CHIESA: "Sparito dai radar" vuol dire due sole cose: o che volava talmente basso, e per un aereo di quelle dimensioni volare talmente basso è già un problema rilevante, oppure...

AUGIAS: Sì, ma non impossibile...

CHIESA: ...oppure che è andato da qualche altra parte...

AUGIAS: ...non impossibile, come sa.

CHIESA: Benissimo, ma io voglio soltanto dire... perché gli spettatori capiscano, è che quest'aereo è sparito dai radar per 36 minuti. Dove sia andato in questi 36 minuti non lo so, non lo affermo, dico semplicemente che in questi 36 minuti possono essere accadute mille cose diverse, una delle quali è che quest'aereo è stato fatto cadere, per esempio, da un'altra parte. Molto semplice. E' chiaro?

AUGIAS: Sì. Allora, noi non ci...


Detto così sembra semplice. Ma la teoria di Chiesa richiede che il Volo 77 sia stato fatto cadere da qualche parte nel mezzo degli Stati Uniti, nell'Ohio, nella zona dove i tracciati radar s'interrompono, e sia stato fatto sparire senza lasciare la minima traccia. Stiamo parlando di un velivolo da oltre 100 tonnellate.

Inoltre l'NTSB avrebbe dovuto falsificare perfettamente i tracciati radar, con la complicità dei radaristi civili e militari di ciascuna delle numerose stazioni radar che seguirono l'aereo, e avrebbe dovuto anche falsificare altrettanto perfettamente i dati delle "scatole nere", cosa che avrebbe richiesto un altro congruo numero di complici espertissimi.

Infine, sarebbe stato necessario approntare un altro velivolo che prendesse il posto del Volo 77 e proseguisse la rotta. Un aereo che poi i testimoni al Pentagono avrebbero identificato come un Boeing 757 della American Airlines.

Non sembra più tanto semplice, vero?

E tutto questo per poi lasciare un buco radar (secondo Chiesa) di 36 minuti? Se fossero stati cospiratori furbi, avrebbero falsificato i dati in modo da non lasciare buchi sospetti; invece è necessario incrociare i dati di varie fonti per completare le lacune. Siamo in piena Sindrome del Cospiratore Pasticcione.

Ma soprattutto, perché mai architettare un piano così assurdamente arzigogolato?

Il piano Northwoods


CHIESA: Esistono già dei piani, voglio dire, esiste il piano Northwoods, che è stato elaborato dai capi del Pentagono qualche dece... decennio fa, ai tempi di Kennedy, in cui si prevedeva esattamente questa cosa. Quindi non è una fantasia che io sto buttando lì per aria.

Falso. Il Piano Northwoods (che, ricordiamolo, risale al 1962, quarantasei anni fa, in piena Guerra Fredda, clima ben diverso da quello attuale) prevedeva tutt'altro: non far cadere un aereo, ma sostituirne uno pieno di passeggeri con un altro uguale, ma vuoto.

Invece l'aereo al Pentagono aveva ancora a bordo passeggeri ed equpaggio, di cui sono stati trovati i resti e gli effetti personali. E nel piano Northwoods, l'aereo vuoto veniva distrutto in volo sopra il mare per simulare un abbattimento da parte dei cubani; non veniva fatto schiantare contro un edificio in mezzo agli Stati Uniti.

AUGIAS: Ascolti, però. Il fatto... è stato fatto cadere da qualche altra parte, cioè in mezzo al mare, perché se lei si preoccupa...

CHIESA: Per esempio, per esempio, non lo so io.

AUGIAS: ...se lei si preoccupa che davanti al Pentagono non ci sono rottami sufficienti per ip... rottami di aeroplano, come si vede sempre in tutti...

Qui Augias centra perfettamente il problema di fondo delle teorie cospirazioniste. I complottisti lamentano che la ricostruzione comunemente accettata non è sostenuta da prove sufficienti, ma chiedono di prendere seriamente in considerazione ipotesi alternative che di prove a sostegno non ne hanno nemmeno mezza.

Ancora il foro troppo piccolo al Pentagono


CHIESA: Il buco non è sufficiente.

AUGIAS: No, no, no, guardi...

CHIESA: Non può entrare in un buco di 5 metri un aereo di queste dimensioni.

Chiesa ci chiede di credere che i sofisticatissimi organizzatori della messinscena siano stati così imbecilli da fare un foro di cinque metri nel Pentagono e spacciarlo per la breccia prodotta da un aereo largo 38 metri, sperando che nessuno si accorgesse della lieve incongruenza.

AUGIAS: Qua... Sì, un momento, ho capito, no... mi stanno facendo segno che arrivano delle... Carolina, con la sua proverbiale eh... forza di penetrazione, altro che l'aereo del Pentagono, ehm... mi sta dicendo che sono arrivate delle lettere. Però io volevo finire un modesto ragionamento. In questo libro [mostra "Zero", ma in realtà intende riferirsi "La Cospirazione Impossibile"], adesso non posso far vedere tutte le foto, ma ci sono delle foto che dimostrano che effettivamente il buco è 4 metri e tanto, che è più o meno la larghezza di una fusoliera, ma c'è sulla facciata del Pentagono l'impronta delle ali. Anzi, erano inclinate in questo senso, cioè con l'ala destra più alta e con quella sinistra più bassa.

CHIESA: Non esiste. Questa... questa... questa affermazione è priva di significato.

AUGIAS: Qua c'è la foto.

CHIESA: Abbiamo esa... Qua...? Dove qua?

AUGIAS: Eh, gliela faccio vedere. E' su quell'altro? Adesso mentre... mentre la -- chi è? -- Laura ci legge la lettera io cerco la foto. Prego.

Purtroppo la regia non assiste Augias e la foto non viene mostrata. Ecco alcune delle foto che secondo Chiesa non esistono:

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010911-M-4122I-028

LAURA: [legge dal computer] Allora, ricordo benissimo che il sito dell'ANSA il giorno 11 settembre 2001 dette come prima notizia...

AUGIAS: Più forte, più for...

LAURA: ...il fatto che al Pentagono parlava eh... si parlava dello scoppio di un camion; inoltre bastava guardare le immagini della CNN, da dove tutto si vedeva fuorché i resti di un aereo.

AUGIAS: Ecco.

CHIESA: Io però ribadisco il punto che noi non possiamo discutere di dettagli, perché ci vuole un mese di tempo solo per discutere dei dettagli.

AUGIAS: Sì, ha ragione, ha ragione.


E di cos'altro vogliamo parlare, se non di dettagli? Perché le teorie cospirazioniste sono basate proprio sui dettagli. Sono loro a tirare in ballo i dettagli come le dimensioni del foro d'impatto al Pentagono, salvo poi tirarsi indietro quando qualcuno minaccia di svelare al pubblico che ci sono foto che dimostrano la falsità lampante delle loro dichiarazioni.

La seconda parte della trascrizione è pubblicata qui.

2007/10/25

Giulietto Chiesa e il Costanzo Show

di John - http://www.crono911.org/


Martedì 23 ottobre 2007 è stato il giorno della presentazione ufficiale di Zero, il film prodotto da Giulietto Chiesa (giornalista ed europarlamentare) e Franco Fracassi, proiettato al Festival del Cinema di Roma.

Quello stesso giorno il Maurizio Costanzo Show ha dedicato una puntata all'argomento, ospitando sul palco Giulietto Chiesa, Franco Cardini (storico) e Robert McIlvaine senior (padre di una delle vittime della tragedia al World Trade Center).

Sotto il palco, seduti in prima fila, una nutrita schiera di sostenitori, fra i quali lo stesso Franco Fracassi.

Il compito di rappresentare le ragioni di chi non crede alle teorie complottiste è stato affidato allo storico Massimo Teodori e a Mario Giordano, direttore de Il Giornale.

Non si trattava di un "rapporto di forze" equilibrato, dato che Chiesa e Cardini hanno curato sia il film che il libro del progetto Zero, per cui si presuppone che fossero molto preparati sui dettagli della questione, mentre Teodori e Giordani non hanno certo la preparazione di un "debunker" esperto.

A scanso di sorprese, a favore dei "complottisti" hanno poi giocato la testimonianza del sig. McIlvaine che non ha fatto mistero della sua visione complottistica della Storia a partire dalla I Guerra Mondiale, e la claque strategicamente disposta in prima fila.

Sono stati inoltre proiettati alcuni video tratti dalla produzione di "Zero", tra i quali ci ha fatto sorridere questo Dario Fo, nella foto: vedere un artista teatrale che dà lezione di cedimenti strutturali e demolizioni esplosive, mentre con le braccia simula un Boeing 767 (anzi... un FOeing 767), è davvero uno spasso...

Nonostante la situazione sfavorevole, Giordano e Teodori (specialmente il secondo) se la sono cavata molto bene, e non avendo la necessaria preparazione sull'argomento hanno evitato di discutere su questioni di "dettaglio".

Hanno preferito, invece, affidare la propria critica a questioni di ordine logico (un terreno nel quale i complottisti non possono trovarsi a proprio agio a causa dell'intrinseca illogicità e contraddittorietà delle proprie teorie), alle opinioni espresse da altri esperti e giornalisti, all'analisi delle ragioni ideologiche che stanno dietro alla nascita delle teorie del complottismo sull'11 settembre.

E' stata un'argomentazione davvero efficace, che ha messo a nudo i risvolti delle teorie complottiste, spesso ignorati dal grande pubblico, assieme alle loro conseguenze e agli interessi economici che le sostengono.

In altre circostanze abbiamo visto giornalisti bravi e stimati ritrovarsi a fare pessime figure per aver voluto entrare in dettagli tecnici che non conoscevano, per cui abbiamo apprezzato la linea di Giordano e Teodori e abbiamo notato un Chiesa in manifesta difficoltà, salvato solo dall'intervento marcatamente complottista di McIlvaine al quale né Giordano né Teodori, da veri galantuomini, hanno ritenuto di replicare.

L'unico momento in cui Teodori ha prestato il fianco agli avversari è stato quando ha sottolineato che, oltre al 9/11 Report della Commissione Indipendente, ci sono state molte altre inchieste che hanno confermato la verità fattuale così come la conosciamo.

La sua affermazione era corretta: infatti ci sono state inchieste dell'FBI, del NIST, del FEMA, della FAA, dell'NTSB, della commissione congressuale di controllo sui servizi di Intelligence, il processo Moussaoui eccetera; ma Teodori non è stato in grado di citarle nel dettaglio, quando gli è stato chiesto di farlo.

In compenso Teodori ha descritto molto bene le radici delle teorie complottiste sull'11 settembre, che affondano nel nazifascismo, nell'antisemitismo, nell'estremismo e nel negazionismo. Chi si fa portavoce e promotore di queste teorie può anche chiamarsi estraneo da queste ideologie, ma non può far finta di ignorare le basi da cui sono sorte.

Teodori ha poi messo in difficoltà Chiesa e Cardini quando ha insistentemente chiesto loro di esplicitare chi altri avrebbe posto in essere gli attentati dell'11 settembre, se non il terrorismo islamico. I due complottisti hanno cercato maldestramente di evitare la domanda, ricorrendo alla solita affermazione di facciata secondo cui né il film né il libro presentano una verità alternativa.

La definiamo di "facciata" perché in altri contesti Chiesa non esita a lanciare le sue accuse nei confronti del governo americano. Lo ha ribadito quello stesso giorno nella conferenza che ha fatto seguito alla proiezione del film, sempre a Roma.

Un atteggiamento che certamente non è sintomo di coraggio né di coerenza.

Proprio in tema di coerenza, segnaliamo questo articolo di Giulietto Chiesa, pubblicato su Megachip un po' di tempo fa, in tutt'altro contesto.

Ne citiamo qualche passaggio (il grassetto è nostro):

"Maurizio Costanzo sa fare televisione? Sa fare la televisione che vediamo tutti i giorni, su tutti i canali italiani, e della quale mezza Italia abbondante è nauseata...
Farebbe qualcosa di meglio che intervistare la mamma di Cogne e di chiederle se è incinta, facendo precipitare nelle lacrime l’altra mezza Italia, che infelice e indifesa, lo guarda? Ne dubitiamo...
Quel tipo di televisione, che questa gente c’infila in casa ogni giorno, è un vero e proprio attentato alla coscienza collettiva, alla decenza collettiva. Che non significa bigotteria, ma invece significa rispetto della dignità della gente. Questi sono i teorici del “diamo alla gente quello che la gente desidera”...

E' davvero interessante verificare come Chiesa abbia calpestato le proprie opinioni, accettando di presenziare a uno spettacolo – che egli stesso ha definito nauseante, indecente, attentatore alla coscienza collettiva – pur di fare un po' di pubblicità al proprio libro e al proprio film.

Vien da chiedersi su cos'altro sia passato sopra, pur di vendere bene l'uno e l'altro.