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2013/04/28

Sondaggio: l'11% degli americani crede che il governo abbia lasciato accadere l'11/9

di Paolo Attivissimo

Un sondaggio pubblicato da Public Policy Polling ed effettuato a fine marzo 2013 indica che l'11% degli elettori statunitensi ritiene che il governo statunitense abbia consapevolmente lasciato accadere gli attentati dell'11 settembre 2001. Un altro 11% è incerto. La credenza è maggiormente diffusa fra gli elettori democratici e fra le persone sotto i 29 anni, è distribuita equamente fra uomini e donne ed ha la massima incertezza tra i neri.

Rispetto ai sondaggi precedenti risulta un ulteriore calo dei sostenitori di questa tesi di complotto: nel 2007 erano il 26,4% e nel 2009 erano il 14%

Il sondaggio si è svolto telefonicamente fra il 27 e il 30 marzo 2013 su un campione di 1247 elettori registrati. Il margine d'errore dichiarato per il campione complessivo è +/-2.8%. La domanda sull'11 settembre faceva parte di una serie di domande sull'attendibilità di varie tesi di cospirazione, da quelle che descrivono complotti confermati come tali (l'esagerazione intenzionale delle presunte prove di armi di distruzione di massa in Iraq) a quelle che delineano cospirazioni surreali come il dominio del mondo da parte degli “uomini lucertola” (ritenuta vera dal 4% degli interpellati).

La motivazione del sondaggio era rilevare eventuali differenze di visione cospirazionista fra elettori democratici ed elettori repubblicani, e in effetti sono emerse polarizzazioni politiche su varie tesi. Per quanto riguarda l'idea che l'11/9 sia stato voluto e lasciato accadere dal governo USA, gli elettori di Obama (democratici) sono favorevoli per il 13%, contrari per il 72% e incerti per il 16%; quelli di Romney (repubblicani) sono rispettivamente l'8%, l'85% e il 7%.

La ripartizione fra uomini e donne è sostanzialmente pari: gli uomini favorevoli sono l'11% e le donne il 10%; i contrari sono il 77% delle donne e il 78% degli uomini; gli indecisi sono il 13% delle donne e il 10% degli uomini.

La suddivisione fra ispanici, bianchi, neri e altri è la seguente: sono favorevoli il 14% degli ispanici, il 10% dei bianchi, l'8% dei neri e il 16% degli altri; sono contrari il 75% degli ispanici, l'81% dei bianchi, il 66% dei neri e il 63% degli altri; sono incerti il 12% degli ispanici, il 9% dei bianchi, il 26% dei neri e il 21% degli altri.

Le fasce d'età vedono questa credenza ripartita come segue: 18% fra persone fra i 18 e i 29 anni; 10% fra 30 e 45 anni; 11% fra 46 e 65 anni; 7% fra chi ha più di 65 anni.

Va notato che il sondaggio ha affrontato soltanto la tesi “soft” di autoattentato, ossia quella nella quale il governo americano non ha agito con armi segrete, esplosivi misteriosi o aerei radiocomandati, ma ha semplicemente lasciato che i terroristi agissero dirottando aerei veri. Questa tesi è definita LIHOP (dalle iniziali di “let it happen on purpose”, ossia “[il governo] lasciò intenzionalmente che accadesse”) e va distinta dalla tesi MIHOP (“made it happen on purpose”, cioè “[il governo] lo fece accadere intenzionalmente”), che è quella sostenuta dai principali esponenti del cospirazionismo undicisettembrino.

2011/09/06

In quanti credono alle tesi di complotto? Sondaggio BBC (2011)

di Paolo Attivissimo

La BBC ha pubblicato i risultati di un sondaggio telefonico sulle tesi di complotto effettuato a luglio 2011 dalla Gfk NOP nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Il sondaggio si basa su un campione di 1000 utenti per ciascun paese ed ha un margine d'errore dichiarato del +/- 3%.

La domanda rivolta agli intervistati è stata questa:

Furono effettuati degli attacchi contro il World Trade Center e il Pentagono l'11 settembre 2001, noto comunemente come “11/9”. È comunemente accettato che questi attacchi furono eseguiti da ‘al-Qaeda’. Tuttavia alcune persone hanno suggerito che ci fu una cospirazione più ampia che incluse il governo americano. Lei crede che ci fu una cospirazione più ampia o no?

Con questa formulazione, la domanda include non solo le tesi “MIHOP” (made it happen on purpose) di demolizione controllata, dell'uso di missili o aerei teleguidati contro il Pentagono, di abbattimento segreto del Volo 93 o di altri interventi tecnici diretti del governo americano o di elementi al suo interno, ma anche le tesi “LIHOP” (let it happen on purpose),  ossia quelle secondo le quali il governo USA, o chi per esso, evitò intenzionalmente d'interferire nell'azione dei terroristi, presumibilmente per sfruttarla per un proprio tornaconto.

Nel Regno Unito ha risposto “sì” il 14% degli intervistati; negli Stati Uniti questa risposta è stata data dal 15% delle persone contattate dal sondaggio. Nei giovani fra 16 e 24 anni la percentuale aumenta al 25% circa.

Questi risultati sembrerebbero indicare un calo della diffusione delle tesi alternative rispetto al sondaggio del 2007 di Zogby International negli Stati Uniti, dove la somma di MIHOP e LIHOP arrivava al 31% (LIHOP 26,4%; MIHOP 4,5%) e rispetto al sondaggio del 2009 di Public Policy Polling, che dava la tesi LIHOP al 14%.

2009/09/24

Sondaggio: complottismo USA in declino

di Paolo Attivissimo

LIHOP quasi dimezzato fra gli americani. Secondo un sondaggio pubblicato da Public Policy Polling e condotto su un campione di 621 elettori statunitensi fra il 18 e il 21 settembre 2009, il 14% degli americani crede che Bush abbia lasciato accadere gli attentati dell'11 settembre perché voleva un coinvolgimento bellico statunitense in Medio Oriente (teoria del "lasciar accadere intenzionalmente" o LIHOP, Let It Happen On Purpose). Un sondaggio della Zogby del 2007 indicava invece che il 26,4% degli americani riteneva valida questa teoria.

Alla domanda "Lei ritiene che il Presidente Bush abbia intenzionalmente permesso che avvenissero gli attacchi dell'11/9 perché voleva che gli Stati Uniti andassero in guerra in Medio Oriente?", il 78% degli intervistati ha oggi risposto "No" e l'8% ha risposto "Non sono sicuro". Il margine d'errore indicato è il +/-3,9%.

Si noti che la teoria LIHOP è la più "soft": non ipotizza demolizioni controllate effettuate di nascosto, aerei fantasma al Pentagono o in Pennsylvania, o gli altri scenari fantascientifici cari alla produzione cospirazionista. Ipotizza semplicemente che Bush sapesse degli attentati in preparazione da parte di Osama bin Laden e i diciannove terroristi e abbia ordinato di chiudere un occhio affinché gli attentati andassero a segno, in modo da avere un ritorno politico e avere carta bianca in Medio Oriente.

Essendo una teoria "soft", basata esclusivamente sulla sfiducia verso il governo, è quella più facilmente condivisibile, tanto che il sondaggio Zogby indicava che nel 2007 solo il 4,5% degli americani aderiva agli scenari di demolizione controllata, ologrammi, missili al Pentagono e altre diavolerie. Eppure questa teoria ha perso quasi metà dei propri sostenitori.

Il nuovo sondaggio permette anche di conoscere altri dati. Credono ad un "lasciar fare" di Bush:
  • per fasce d'età, il 18% delle persone fra 18 e 29 anni, il 14% delle persone fra 30 e 45 anni, il 14% delle persone fra 46 e 65 anni e il 13% di quelle oltre i 65 anni.
  • per etnia, l'8% degli ispanici, il 12% dei bianchi, il 34% degli afroamericani e il 14% delle altre etnie.
  • per sesso, il 14% delle donne e il 15% degli uomini.
  • per affiliazione politica, il 25% dei democratici, il 6% dei repubblicani e il 9% degli indipendenti o affiliati ad altri partiti.
  • per scelta elettorale, il 2% degli elettori di McCain, il 27% degli elettori di Obama e il 9% degli elettori di altri candidati o di coloro che non ricordano la propria preferenza.
  • per ideologia, il 27% dei liberali, il 12% dei moderati e il 10% dei conservatori.

Sulla base di questi dati, sembra ragionevole dire che il cospirazionismo è in netto declino e che il vasto sostegno popolare vantato frequentemente dai guru del "movimento per la verità" esiste soltanto nei loro sogni malati.

2008/11/18

Quei sondaggi vantati dai complottisti: MIHOP al 4,5%

di Paolo Attivissimo

I cospirazionisti si vantano spesso di avere un grande seguito. Non è raro trovare affermazioni come questa di Report (Raitre): "un terzo degli americani non crede nella versione ufficiale", o questa di Prisonplanet.com (Alex Jones): "Sondaggio scientifico: l'84% respinge la versione ufficiale".

In realtà i sondaggi esibiti dai cospirazionisti, se esaminati alla fonte, tracciano un quadro ben diverso, in cui il complottismo DOC è un fenomeno di assoluta nicchia. Anzi, ci sono più americani che credono alle streghe e ai fantasmi di quanti ce ne siano che credono alle varie teorie di autoattentato.

Edmund Standing, di I Kid You Not, propone un'analisi molto interessante in proposito. Di norma i cospirazionisti citano, come fa qui sopra Prisonplanet.com, un sondaggio sulla politica effettuato nel 2006 dal New York Times insieme alla CBS su un campione di 983 adulti (PDF completo), nel quale compare una domanda, la numero 81, che riguarda gli attentati dell'11 settembre:

81. When it comes to what they knew prior to September 11th, 2001, about possible terrorist attacks against the United States, do you think members of the Bush Administration are telling the truth, are mostly telling the truth but hiding something, or are they mostly lying?


In traduzione:

81. Quando si tratta di ciò che sapevano prima dell'11 settembre 2001 a proposito di possibili attacchi terroristici contro gli Stati Uniti, ritiene che i membri dell'Amministrazione Bush raccontino la verità, raccontino prevalentemente la verità ma nascondano qualcosa, o stiano prevalentemente mentendo?


Data del rilevamento
Dicono la verità
Dicono prevalentemente la verità ma nascondono qualcosaMentono prevalentemente
Non so/non risponde
19-20/5/2002 CBS216586
30/3-1/4/2004 CBS2458144
23-27/4/20042456164
5-8/10/20061653283


Guardando le cifre, risulta subito evidente la falsificazione operata da Prisonplanet.com sul sondaggio New York Times/CBS. L'unico modo per ottenere da quei dati il vantato 84% che "respinge la versione ufficiale" è includere anche i "non so/non rispondo".

Più subdolamente, significa anche includere quel 53% di "nascondono qualcosa". Notate la formulazione della domanda: non è "Ritiene che l'11/9 fu un autoattentato ordito dall'Amministrazione Bush?". Non è neanche "Ritiene che le Torri Gemelle furono demolite intenzionalmente con esplosivi?" o "Ritiene che il Pentagono non fu colpito da un aereo di linea?".

E' una formulazione talmente blanda che persino chi non crede alle teorie cospirazioniste ma ha comunque un briciolo di cinica ma sana diffidenza verso le autorità, persino un debunker come il sottoscritto, si collocherebbe inevitabilmente nella categoria "Dicono prevalentemente la verità ma nascondono qualcosa". Perché qualunque amministrazione di uno stato ha qualcosa da nascondere: anzi, è una necessità fisiologica. Si va dal segreto istruttorio alle sottili trame della diplomazia alle attività dei servizi segreti, delle forze di polizia e dei militari.

In altre parole, scegliere "nascondono qualcosa" non significa necessariamente abbracciare le fantasiose teorie cospirazioniste a base di grattacieli demoliti e aerei fantasma, perché quest'opzione dice che l'amministrazione Bush ha detto "prevalentemente" la verità; significa pensare che la trama generale dell'11/9 è prevalentemente, nelle sue grandi linee, quella comunemente accettata. Quel "prevalentemente" significa dunque escludere da quest'opzione le torri demolite, gli aerei radiocomandati e gli autoattentati.

Significa, per esempio, sospettare cose assai meno spettacolari: per dirne una, che l'amministrazione Bush abbia cercato di sminuire la portata dei propri errori di valutazione e di pianificazione della lotta al terrorismo, che è in effetti quello che hanno fatto i militari a proposito della loro mancata intercettazione del Volo 93, come raccontato in dettaglio da John in questo articolo.

L'84% iniziale asserito da Prisonplanet è dunque una panzana. Resta però quel 28% di "mentono prevalentemente", l'unica opzione del sondaggio che può includere i sostenitori di autoattentati e altre teorie alternative. Questa percentuale sembrerebbe confermare grosso modo l'asserzione di Report. Ma c'è una distinzione importante da fare all'interno di questo 28%.

MIHOP e LIHOP


Il cospirazionismo undicisettembrino si divide in due grandi categorie. Una di esse crede che l'amministrazione Bush fosse pienamente consapevole degli imminenti attacchi terroristici, effettivamente organizzati da Osama bin Laden e al Qaeda ed eseguiti da diciannove dirottatori suicidi, e abbia volutamente ignorato tutte le segnalazioni provenienti dall'intelligence interna e dei paesi alleati per sfruttare per i propri loschi fini (invasione dell'Iraq, leggi liberticide) la reazione emotiva del popolo statunitense e del mondo intero a seguito degli attentati. Il governo americano, secondo questa categoria, avrebbe insomma cinicamente lasciato fare ad al Qaeda. Questo concetto viene riassunto con la sigla LIHOP, da Let It Happen On Purpose, ossia "lasciare intenzionalmente che accada".

La seconda categoria include tutti coloro che credono che l'11 settembre non sia stato un atto di terrorismo islamista, ma un autoattentato, realizzato intenzionalmente simulando i dirottamenti, creando false identità di dirottatori, radiocomandando gli aerei alle Torri Gemelle o usando ologrammi o video falsificati in tempo reale, facendo detonare cariche di demolizione collocate chissà come in questi due edifici e nel WTC7, lanciando contro il Pentagono un missile o un altro oggetto diverso da un aereo di linea, abbattendo il Volo 93 in un campo della Pennsylvania, e così via. Questa categoria viene definita MIHOP, da Make It Happen on Purpose, ossia "fare in modo che accada".

Le due categorie formano quel 28%. Ma in che proporzione? Questo lo possiamo sapere da un altro sondaggio molto popolare fra i cospirazionisti.

Il sondaggio Zogby


Nell'agosto del 2007, la Zogby International condusse un sondaggio molto più mirato e monotematico di quello del New York Times e della CBS, su un campione di 1000 americani adulti, su incarico del sito cospirazionista 911truth.org (PDF completo).

La domanda più significativa del sondaggio, in quanto a popolarità delle teorie alternative (le altre riguardano l'idea di promuovere ulteriori indagini), è la 402:

There are three main schools of thought regarding the 9/11 attacks. The first theory is the official story, and maintains that 19 Arab fundamentalists executed a surprise attack which caught U.S. intelligence and military forces off guard. The second theory known as Let It Happen argues that certain elements in the U.S. government knew the attacks were coming but consciously let them proceed for various political, military and economic motives; and the third theory Made It Happen contends that certain U.S. government elements actively planned or assisted some aspects of the attacks. Based upon your knowledge of 9/11 events and their aftermath, which theory are you more likely to agree with?


In traduzione:

Ci sono tre scuole di pensiero principali a proposito degli attacchi dell'11 settembre. La prima teoria è la versione ufficiale e sostiene che 19 fondamentalisti arabi effettuarono un attacco a sorpresa che colse alla sprovvista l'intelligence e le forze militari statunitensi. La seconda teoria, nota come "lasciarlo accadere", sostiene che alcuni elementi del governo statunitense sapevano che gli attacchi erano in arrivo, ma volutamente li lasciarono proseguire per vari motivi politici, militari ed economici. La terza teoria, denominata "farlo accadere", sostiene che alcuni elementi del governo statunitense pianificarono attivamente gli attacchi o fornirono assistenza in alcuni loro aspetti. Sulla base delle sue conoscenze degli eventi dell'11 settembre e delle loro conseguenze, con quale teoria si tiene maggiormente in accordo?


I risultati furono i seguenti:

  • Versione ufficiale: 63,6%
  • LIHOP (lasciarli accadere): 26,4%
  • MIHOP (farli accadere): 4,5%
  • Incerti: 5,4%


Il primo dato interessante che emerge è quel 63,6% di persone che sceglie di sottoscrivere in toto la versione ufficiale quando le altre opzioni comportano incolpare in un modo o nell'altro il governo statunitense: un dato chiaramente incompatibile con l'84% di sostenitori delle ipotesi di complotto vantato da Prisonplanet.com.

Ma c'è un altro dato decisamente più significativo. Soltanto il 4,5% degli intervistati sostiene la teoria MIHOP, che ricomprende demolizioni controllate, ologrammi, missili al Pentagono, dirottatori finti, abbattimenti, minibombe atomiche e tutte le altre messinscene assortite. Eppure queste ipotesi di messinscena costituiscono la quasi totalità delle idee promosse dai cospirazionisti.

In altre parole, se è grosso modo esatto dire che un terzo degli americani non crede totalmente alla versione ufficiale (ed è oggettivamente difficile biasimarli), sostenere che quel terzo crede quindi all'autoattentato, costruito con le modalità fantascientifiche descritte dalla teoria MIHOP, è una menzogna smentita dagli stessi sondaggi sbandierati dai complottisti.

Di conseguenza, se i complottisti prestassero ascolto realmente ai sondaggi che essi stessi indicano come prova di popolarità, dovrebbero concentrarsi sulle teorie LIHOP. Invece insistono a promuovere tutte le varianti della messinscena orchestrata delle teorie MIHOP. Perché?

Si può fare un'ipotesi in proposito: le teorie del tipo "lasciare che accada" non sono spettacolari, non fanno presa e non sono supportabili tramite immagini o video su Youtube sui quali lanciarsi in lunghe analisi e discussioni, e così vengono trascurate. Non sono vendibili. Le teorie di demolizione controllata o di aerei fantasma, invece, si prestano a infinite disquisizioni, misurazioni ed elaborazioni grafiche più o meno sofisticate con le quali riempire ore di chiacchiere, convegni, forum su Internet, libri e DVD.

Comunque sia, a tutta questa paccottiglia crede soltanto il 4,5% degli americani. Una percentuale pericolosamente vicina, fra l'altro, al margine d'errore del sondaggio, che è +/3,1%.

Complottisti e stregoneria


C'è chi potrebbe obiettare che comunque il 4,5% è significativo. Significa che negli USA, una persona su ventidue crede all'autoattentato. Ma vediamo, sempre con l'aiuto di sondaggi, quali altri tipi di credenze hanno questo stesso livello di popolarità.

Un sondaggio della Harris Interactive condotto nel 2007 su un campione di 2455 americani adulti chiedeva agli interpellati semplicemente di indicare se credevano o no a una serie di concetti. Ecco alcuni risultati:

Teoria darwiniana dell'evoluzione - 42%
Fantasmi - 41%
Creazionismo - 39%
UFO - 35%
Streghe - 31%
Astrologia - 29%
Reincarnazione - 21%


Ci sono insomma molte più persone che credono agli UFO e ai fantasmi che alle teorie complottiste. Persino la percentuale di coloro che credono alle streghe è varie volte più grande di quella dei credenti nel complotto organizzato intenzionalmente.

Un altro dato interessante, ma piuttosto sconsolante, che emerge dal confronto di questi sondaggi è che la popolazione americana è decisamente incline a credere a idee prive di qualsiasi fondamento concreto, come il creazionismo, l'astrologia o le streghe. Un terreno apparentemente fecondo per credenze cospirazioniste: eppure persino in questo ambiente fertile, la percentuale di credenti alle teorie MIHOP è comunque il 4,5%.

C'è insomma ben poco da vantarsi. La prossima volta che qualcuno asserisce che le teorie cospirazioniste hanno un larghissimo seguito e quindi non possono essere sbagliate (un classico, fallacissimo argumentum ad populum), ricordategli che c'è più gente che crede alle streghe. Dunque le streghe esistono?

Poi godetevi la sua risposta. Se riesce a darne una.

2007/12/04

Quanti sono davvero i complottisti? Basta contare i portafogli aperti

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English Abstract: An alternative metric for estimating the extent of the 9/11 "truth movement" is proposed. Rather than polls, which can be biased by appropriately formulated questions, the willingness to prove one's beliefs through tangible acts, such as monetary donations (as in, "put your money where your mouth is"), appears to be a more solid criterion for assessment.

Two prominent Italian pro-conspiracy experiences, the video "Zero" by journalist Giulietto Chiesa and the Luogocomune.net website managed by videographer Massimo Mazzucco, are described. Both have asked their apparently numerous supporters for donations; the former has struggled to achieve its funding targets and has not delivered on its promises; the latter has received approximately 40 donations out of over 7,500 subscribers.

Accordingly, the claim of "a growing percentage... becoming increasingly skeptical
of the events of September 11th" seems to be unfounded, since one of the clearest indicators of commitment to a cause is found to be remarkably rare.


I sostenitori delle teorie alternative sull'11/9, come i sostenitori delle teorie alternative su molte altre tematiche (dall'assassinio Kennedy allo sbarco sulla Luna alle visite aliene), sostengono spesso di essere tantissimi e di rappresentare un movimento d'opinione in continua espansione.

Dylan Avery, in Loose Change Final Cut, evita di fare cifre specifiche, ma parla di "una percentuale crescente della popolazione mondiale" che sta "diventando sempre più scettica sugli eventi dell'11 settembre" ("a growing percentage of the world population becoming increasingly skeptical of the events of September 11th").

Ma quante sono realmente le persone che credono con convinzione che l'11 settembre sia il risultato di una cospirazione ordita dal governo USA, dal Mossad, dai Rettiliani o dagli Illuminati? Cito Rettiliani e Illuminati non per ridicolizzare il cospirazionismo, ma per ricomprendere nei credenti chiunque sostenga teorie alternative, anche quelle più eccentriche, purché lo faccia con risolutezza.

C'è un modo molto semplice per sapere quanto sono profonde le convinzioni di una persona: chiedere se è disposta a scucire dei soldi per sostenerle. Infatti rispondere a un sondaggio telefonico non costa nulla, e le domande possono essere formulate in modo talmente blando da ottenere qualsiasi risultato: diamine, se la domanda fosse "Credete che il governo statunitense abbia raccontato tutta la verità sugli eventi dell'11/9?", anch'io risponderei "Certo che no, è ovvio, per motivi di sicurezza e per segreto istruttorio sui processi da svolgere", e la mia risposta verrebbe incasellata procustianamente fra i "No". Questo farebbe forse di me un complottista? Statisticamente sì.

Vediamo, allora, quante persone sono realmente disposte a dimostrare con i fatti la solidità della loro fede complottista: vediamo quanti sono pronti a sostenerla economicamente.

A giudicare dai recenti risultati di due esperienze italiane, che testimoniano la svolta commerciale del cospirazionismo anche al di fuori degli Stati Uniti, sembra che le idee cospirazioniste siano così poco radicate che alla minima richiesta di denaro, la fede evapora, anzi sublima direttamente dallo stato solido a quello gassoso, lasciando solo molta aria fritta.

Zero


Il video di Giulietto Chiesa ha tentato la strada dell'"azionariato popolare", dichiarando di valere ben 500.000 euro (Loose Change Final Cut, a titolo di confronto, è costato meno della metà).

Se la fede cospirazionista fosse davvero così diffusa, la raccolta di fondi non avrebbe dovuto incontrare problemi. Eppure ancora a metà settembre 2007 la newsletter di Chiesa chiedeva soldi, "un contributo personale di almeno 100 euro, equivalente al costo di un secondo di immagini" per poter terminare il lavoro e pagare "i diritti d'autore delle ultime immagini acquisite inserite nella pellicola".


Terminata la produzione, l'"uscita nelle sale" promessa nella medesima newsletter "per i primi di novembre" non si è materializzata, e novembre è ormai finito.*

*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.

Sabotaggio politico da parte dei distributori? Non si direbbe, perché anche la soluzione alternativa, quella delle proiezioni "fai da te", in stile dopolavoro ferroviario, presentata come "distribuzione indipendente del film in tutta Italia", annaspa. Al momento in cui scrivo, il calendario delle proiezioni (anch'esse a pagamento, anzi "necessariamente a pagamento per garantire il finanziamento indispensabile alle attività di distribuzione, promozione e supporto organizzativo") è desolantemente vuoto.*


*C'è un aggiornamento in merito a fine articolo.

E che fine ha fatto il DVD? Era stato promesso "un DVD, che conterrà il film e le 'note a pié di pagina', cioè alcune ore di materiali che non è stato possibile utilizzare nel film ma che costituiscono un imponente corpo di dimostrazione dell'assunto principale". Invece niente.

Di tutta questa situazione saranno sicuramente contenti gli "azionisti", che senza proiezione nelle sale, senza DVD da vendere e con zero prenotazioni per le "proiezioni indipendenti", hanno ben poca speranza di "partecipare agli utili derivanti dalla commercializzazione della pellicola". Quale commercializzazione?

Stando a questi dati, la diffusione e la solidità del credo cospirazionista non sembra molto compatibile con "una percentuale crescente della popolazione mondiale".

Luogocomune


Il caso di Luogocomune.net, sito di riferimento del cospirazionismo undicisettembrino italiano (anche se offuscato dal tam-tam mediatico generato da Giulietto Chiesa), è ancora più emblematico.

Massimo Mazzucco, titolare e gestore del sito, ha rivolto un appello ai suoi frequentatori il 26/11/2007: "da ora in poi diventa necessario che io possa contare anche su un certo contributo da parte del sito... Per poter continuare, è necessario che una buona parte di voi ritenga di volersi impegnare ad offirire un contributo anche piccolo, ma regolare (es. mensile)". La cifra indicativa (Mazzucco chiarisce che è un "esempio") è "5.000 dollari al mese (dentro a quei 5.000 ci sono anche i 2 o 300 mensili per il server, i telefoni, ecc.)".



Tralasciando ogni considerazione sulla congruità della somma richiesta, si tratterebbe di meno di un dollaro al mese per ciascuno dei circa 7500 iscritti dichiarati da Luogocomune. Il costo di un paio di caffè. Se davvero la fede cospirazionista fosse così diffusa, non dovrebbero esserci problemi a raccogliere fondi. Dopotutto, la missione di rivelare al mondo la verità è di altissimo valore morale e sociale, no?

A oggi, invece, questo è il quadro dei contributi: i donatori sono giusto una quarantina. I fondi raccolti ammontano a circa 2400 euro, praticamente tutti una tantum.


Mazzucco riassume così i risultati: "il discorso di una informazione sostenuta - almeno in parte – dagli stessi utenti che ne usufruiscono è ancora lontano dall’essere maturo... è quindi possibile che io debba tornare al mio lavoro “regolare”, almeno per un periodo sufficiente da permettermi di nuovo di dedicarmi al sito full-time. (Se non altro, le donazioni ricevute in questi giorni mi permetteranno di spingere più avanti il momento della decisione)."

Alla prova dei fatti, quando viene toccato sul vivo (ossia nel portafogli), il complottismo si rivela per quello che è: un'ossessione bruciante per quattro gatti rumorosi in cerca di soldi e venerazione, un passatempo ozioso per tutti gli altri, che credono talmente poco alla propria sacra missione da non voler rinunciare neanche a un caffè.

Sono considerazioni amare ma necessarie, da tenere ben presente quando qualcuno gioca la carta dell'argumentum ad populum per propagandare le teorie complottiste o per strutturare un palinsesto.

Aggiornamento (2007/12/05)


Con una di quelle coincidenze che un buon complottista non considererebbe casuali, neanche ventiquattr'ore dopo la pubblicazione di questo articolo è comparsa una proiezione nel calendario di Zero: il 14 dicembre, a Torino. Ma non in un cinema, bensì al Caffé Basaglia, in via Mantova 34 alle 20.45. Non sorprende che Megachip avvisi di essere "puntuali poichè i posti saranno limitati alla capienza della sala di proiezione."

L'ingresso, precisa sempre Megachip, è "a offerta di 5 euro": un'offerta curiosa, se ha un importo predefinito, ma lasciamo stare. Alla proiezione sarà presente Giulietto Chiesa, che introdurrà il film e risponderà alle domande del pubblico. E' una buona occasione per scaricare il PDF di Zerobubbole e controllare che corrisponda a quanto viene proiettato.

Se qualcuno fosse a corto di domande, proporrei di chiedere se conferma che il foro d'ingresso dell'aereo nel Pentagono è largo "cinque metri, ripeto cinque metri" come dice Dario Fo in Zero. La domanda va fatta, però, mostrando queste fotografie, scattate prima del crollo della facciata:

"Cinque metri..."

"... ripeto, cinque metri"?

Proporrei anche di chiedere dove sono le sue prove dell'esistenza di batterie di missili antiaerei al Pentagono, visto che in Zero Chiesa le "documenta" soltanto con un cartone animato. Se gentilmente ci dice dove sono, queste batterie, ho una persona che può andare subito al Pentagono a controllare il posto e fare qualche foto.

E infine proporrei di chiedere se Giulietto Chiesa e Barbara Honegger, che in Zero descrive l'inquietante presenza di cadaveri al centro del Pentagono come se fosse chissà quale mistero, sanno che cos'è il triage, e se hanno mai provato a leggere, nei loro anni di meticolose indagini, un documento chiamato Arlington After-Action Report. Si accorgerebbero che qualcuno li ha presi per il naso.

Megachip ha anche annunciato che la programmazione di Zero nei cinema "partirà a gennaio". Era già stata promessa per novembre, e non s'è vista. Aspettiamo trepidanti.

2006/09/29

I sondaggi Zogby del 2004 e del 2006: vediamoci chiaro

di John - www.crono911.org. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2010.

Capita frequentemente che i cospirazionisti affermino che “i sondaggi dimostrano che i cittadini americani credono al complotto” e a tal fine citano costantemente il “sondaggio della Zogby”. È giunto il momento di vederci chiaro.

Sono decenni, ormai, che sondaggi e statistiche sono entrati nel nostro vivere quotidiano, e anche la persona più sprovveduta ha imparato a diffidare di questi dati e delle interpretazioni che ne vengono fornite.

Non è un mistero che solitamente chi commissiona un sondaggio vuole ottenere un risultato che in qualche modo lo aiuti a sostenere la propria causa.

Si può pilotare in vari modi il risultato di un sondaggio: per esempio scegliendo il momento in cui fare le domande, oppure scegliendo gli intervistati tra un campione mirato, oppure ponendo le domande in un certo modo anziché in un altro.

Se faccio un sondaggio sulla preferenza fra treno e aereo come mezzo di trasporto, un conto è farlo una settimana dopo un disastro ferroviario, un altro è farlo una settimana dopo un disastro aereo.

Se voglio sostenere l'opportunità di immettere sul mercato un nuovo dentifricio, un conto è chiedere “Ci sono trecentododici marche di dentifricio sul mercato, pensa che sia opportuno immetterne un altro?”, un altro è chiedere: “Lei è pienamente soddisfatto del dentifricio che usa o ne vorrebbe uno migliore?”.

Se poi un sondaggio non dà l'esito sperato, si può semplicemente ignorarlo ed evitare di renderlo pubblico, e farne un altro, e un altro ancora, magari cambiando tempi, campioni e tipo di domande, finché non spunta il risultato che mi aggrada.

Ma anche i risultati di un sondaggio si possono interpretare in modo differente. Se il 49% degli intervistati approva un nuovo dentifricio, il 49% non lo approva e il 2% risponde “Non so”, posso affermare che “la maggioranza degli intervistati non è contraria al nuovo dentifricio” oppure posso affermare “che la maggioranza degli intervistati non approva un nuovo dentifricio”.

Una buona regola per valutare il grado di affidabilità di un sondaggio è quella di controllare quali e quante domande sono state effettuate, qual è la composizione del campione, dove, come e quando è stato fatto il sondaggio e chi l'ha commissionato.

E arriviamo quindi ai sondaggi Zogby.

Innanzitutto diciamo che sono due: uno del 2004 e uno del 2006.

Il rapporto completo di questi sondaggi, con tutte le domande effettuate, non è disponibile, o quantomeno noi non siamo riusciti a trovarlo.

Chi li ha commissionati? Il “Movimento per la verità sull'11 settembre” (http://www.911truth.org/), che è notoriamente uno dei movimenti che sostengono buona parte delle teorie complottistiche, uno dei più attivi e organizzati, una vera “macchina commerciale”, con tanto di direttore esecutivo, che nel suo sito, oltre a raccogliere cospicue donazioni in denaro, vende 22 libri, 37 DVD e decine di altri gadget raffinati.

Un'impresa del genere non commissiona un sondaggio per sentirsi dire che le teorie complottiste sono acqua riciclata, questo è chiaro.


Il sondaggio Zogby del 2004


Ma vediamo cosa concludeva il sondaggio del 2004 e utilizziamo come fonte il comunicato ufficiale della Zogby del 30 agosto 2004.

Il sondaggio è stato fatto a New York su un campione di 808 adulti intervistati a mezzo telefono.

Una prima cosa che deve farci riflettere è l'affermazione (contenuta in fondo in fondo in fondo al comunicato) secondo cui:

Slight weights were added to region, party, age, race, religion, and gender to more accurately reflect the population.

Tradotto:

Piccoli bilanciamenti sono stati fatti in relazione alla regione, partito politico, età, razza, religione e sesso, per riflettere con maggior precisione la popolazione.

Che vuol dire? E mica lo sappiamo. Ma ce lo spiega un esperto di statistica:

Il bilanciamento del campione avviene usando dei coefficienti (chiamati pesi) per gli individui di ogni categoria.

Se, per esempio, nel campione intervistato le donne sono sovrarappresentate (perché magari è più probabile che siano queste a rispondere al telefono) allora si assegnerà alle donne un peso inferiore rispetto a quello degli uomini, in modoche la risposta di un uomo “conti di più”. In questo modo si riequilibria il campione.

Ora, i pesi si costruiscono utilizzando informazioni di altre indagini di cui si è abbastanza sicuri della loro rappresentatività (perché particolarmente accurate, ricordo che le indagini telefoniche hanno un tasso di rifiuto che si aggira sul 70%).

In Italia si utilizzano spesso i dati del censimento per ricavare i pesi. Solitamente i pesi vengono calcolati sulla base della distribuzione per sesso, età, ripartizione geografica del campione.

Se disponibile, si usa anche il livello di istruzione (persone con livelli di istruzione diversi hanno una diversa probabilità di rispondere).

Negli Stati Uniti è giusto che i pesi vengano calcolati anche secondo la razza.

Trovo, invece, poco sensato e addirittura sospetto ponderare i dati sulla base del partito politico e della religione: Perché usare anche queste due variabili? Mentre è ragionevole pensare che il grado di collaborazione (o reperibilità) degli individui dipenda da sesso, età, razza, e residenza, è altrettanto sensato immaginare che la religione o il partito per cui si vota influenzi il tasso di risposta degli individui?

Un cattolico collabora di più di un musulmano o di un ebreo? Un democratico risponde più volentieri di un repubblicano? I protestanti sono sempre fuori casa e quindi al telefono non li si trova mai?

Francamente, è la prima volta che vedo usare queste due variabili per la ponderazione del campione, e non riesco a trovare una motivazione scientifica per il loro utilizzo in tal senso.

Da dove Zogby ha tratto la “vera” distribuzione della popolazione per partito e religione?

Nei censimenti queste domande non vengono fatte. Un rapporto di ricerca serio avrebbe riportato la fonte da cui si sono tratti i pesi. Molto allarmante una risposta in proposito che troviamo sulle FAQ di Zogby:

“Finally, we apply weighting for party identification to ensure that there is no built-in Democratic bias in our sampling”.

Perché dovrebbe esserci un Democratic bias? (nota: Bias significa: preferenza, tendenza).

I casi sono due: o è noto che i Democratici rispondono con maggior frequenza ai sondaggi telefonici o il campione non è casuale come sostengono.

Ma la domanda rimane: come sono stati calcolati i pesi? Che peso è stato dato ai Democratici e quale ai Repubblicani? Si capisce che la questione è cruciale. Anche usare la religione come variabile di ponderazione solleva dubbi simili: forse che gli evangelici rispondono con maggior frequenza degli altri? Il sospetto malevolo che viene è che essendo anche Bush un “born-again” si sia voluto ridurre il livello di rappresentatività di questo gruppo religioso, che come si sa, si presume tra i “responsabili” di aver fatto vincere a Bush le ultime elezioni. Certo è un pensiero malevolo, ma facilitato da chi non fornisce informazioni sul processo di ponderazione.

Questo ci dice l'esperto, ma noi vogliamo essere buoni: fidiamoci di Zogby e prendiamo per buono il suo campione e i suoi "pesi". Zogby sostiene che il sondaggio riguardava 5 aree tematiche:

  • La prima: i newyorkesi pensano che i leader abbiano deliberatamente mentito prima della Guerra in Iraq?
  • La seconda: La Commissione Indipendente sui fatti dell'undici settembre ha risposto a tutte le questioni più importanti?
  • La terza: L'inspiegabile e largamente sconosciuto collasso del terzo grattacielo al WTC: qual era il suo numero?
  • La quarta: La questione della complicità.
  • La quinta: Bisogna chiedere una nuova inchiesta sull'undici settembre?

Notate le domande, o meglio, le “aree tematiche”, perché Zogby non ci spiega (non in questo comunicato, in ogni caso) qual è l'esatta domanda posta.

Si parte dall'Iraq e già questo è significativo. È ben noto che le armi di distruzione di massa attribuite all'Iraq non sono mai state trovate. Il popolo americano non ha perdonato questo grave errore (menzogna, secondo molti).

Ricordare la circostanza, in apertura di un sondaggio che dovrebbe avere come oggetto l'undici settembre, è un modo per predisporre l'intervistato a un certo approccio. È come se a uno chiedessero: "Sai che la scoperta della penicillina ha salvato due miliardi di persone negli ultimi decenni? Sì? Bene, cosa ne pensi sul fatto che la ricerca medica dovrebbe incontrare delle limitazioni etiche?"

Nonostante questo approccio tendenzioso, solo il 51,2% degli intervistati ha detto: "sì, penso che i nostri leader abbiano mentito sull'Iraq".

Vero, il 51,2% è una maggioranza, ma considerato che l'avventura irachena è stata molto mal digerita e il 2004 è stato l'anno in cui le forze armate americane in Iraq stavano subendo perdite elevatissime, non è certo quella schiacciante maggioranza che probabilmente Zogby si aspettava. E se consideriamo che la stessa Zogby ammette che il suo sondaggio ha un margine di errore di +/- 3,5%, nemmeno si può parlare di maggioranza in senso stretto!

Sentiamo cosa dice l'esperto statistico:

Sui margini di errore: se correttamente calcolati questi dovrebbero indicare l'intervallo in cui (al 95% di probabilità) dovrebbe cadere la VERA percentuale. Quindi se il 51.2% è la percentuale di quelli che sostengono che i leader abbiano deliberatamente mentito prima della guerra inIraq allora possiamo affermare che, al 95%, il VERO valore di questa percentuale appartiene all'intervallo (47.7% - 54.7%). poiché il 50% è contenuto in questo intervallo, in “statistichese” si dice che la percentuale di individui d'accordo con quella affermazione NON è significativamente superiore alla metà dei rispondenti.

Sulla seconda area tematica, Zogby informa che solo il 36% degli intervistati ritiene che la Commissione abbia risposto a tutte le domande importanti. Non so quanti del restante 64% abbiano letto tutte le oltre 500 pagine del rapporto finale della Commissione (probabilmente nessuno) ma questo risultato ci dice solo che la gente ha la convinzione che non a tutte le domande sia stata data risposta, ma non ci dice a quali domande e non avalla alcuna ipotesi complottistica.

Peraltro, la domanda è subdola, perché non era compito della Commissione rispondere a tutte le domande possibili (altri enti come il FEMA, il NIST, la FAA, l'NTSB ecc... hanno pubblicato propri rapporti su specifici aspetti che la Commissione non aveva toccato o aveva solo sfiorato).

Inoltre Zogby inserisce tra gli esempi di domande senza risposta quello degli attacchi all'antrace, che esulavano totalmente dai compiti della Commissione, in quanto episodi verificatisi dopo l'11 settembre.

Sulla terza area tematica (il WTC7) Zogby ci dice che solo il 28% dei residenti di New York conosceva il numero del terzo grattacielo caduto. Attenzione: di qui a dire che la maggior parte della gente non sapeva nulla del crollo del WTC7, ce ne passa. Se una persona non conosce il “numero” di un edificio non vuol dire che non sappia che esiste ed è crollato. Del resto, prima dell'undici settembre non erano in molti a sapere che le Twin Towers si chiamavano WTC 1 e WTC 2: per la maggior parte della gente erano le “Twin Towers” e basta, in USA così come nel resto del mondo.

Si noti, poi, che Zogby parte definendo il crollo del WTC7 “inspiegabile”: questa è già un'affermazione più che idonea ad influenzare l'intervistato.

Passando alla quarta area tematica (il “complotto”), la domanda di Zogby è ancor più subdola: “Qualcuno dei nostri leader sapeva in anticipo che erano stati pianificati attacchi l'11 settembre del 2001, o intorno a questa data, ed essi hanno consapevolmente mancato di agire?”.

Si noti la genericità del quesito. Parla di “qualcuno dei nostri leader”, parla di “attacchi” in genere, anche in data diversa dall'11 settembre. È una cosa un po' diversa dal chiedere: “Lei pensa che l'Amministrazione Bush abbia organizzato gli attentati?”.

Cosa ci dice al proposito il nostro esperto?

Le domande che vengono poste nei sondaggi di opinione devono essere chiare, non ambigue, e prive di giudizi di merito. Per essere non ambigue non devono chiedere due cose nella stessa domanda. Quindi chiedere se “i leader sapevano in anticipo dell'attacco terroristico e hanno consciamente evitato di agire” vuol dire andare contro questo banale criterio. Si chiede infatti se i leader sapevano e se hanno evitato consciamente di agire. Se uno pensa che sapevano ma non pensa che abbiamo evitato consciamente di agire risponderà si esattamente come uno che pensa che i leader sapevano e hanno consciamente evitato di agire. Anche inserire nella domanda aggettivi come “inspiegabile” e “ampiamente sconosciuto” è contrario a quelle che sono le regole di base di chi progetta una indagine.

Ad ogni modo, il 49,3% degli abitanti di New York City – secondo il sondaggio – ha detto di credere che qualcuno sapeva in anticipo e ha colpevolmente omesso di prevenire gli attacchi.

Questa cifra però scende al 41% con riferimento ai cittadini dell'intero Stato di New York.

Questa differenza ci mostra come può cambiare il risultato di un sondaggio sulla base di considerazioni emotive (chi abita a New York City ha certamente vissuto la tragedia in modo molto più profondo di chi abita in altre città, sia pure nello stesso Stato di New York).

Resta però il dato che molti cittadini di New York nel 2004 credevano che qualcuno sapesse e non abbia fatto nulla per prevenire, il che è comunque diverso da credere a un complotto organizzato, ossia quell'"inside job" tanto caro ai cospirazionisti più accaniti.

E siamo arrivati all'ultimo punto del sondaggio, la necessità di una “nuova inchiesta”. Ora, se si chiede a una persona: “Vorresti una nuova inchiesta per chiarire i punti oscuri della vicenda?”, per quale ragione quella persona dovrebbe rispondere di no? Inchiesta più, inchiesta meno, perché no?

Difatti il 66% degli intervistati di New York City ha risposto sì. La percentuale scende al 56,2 % se si considerano gli abitanti dello Stato di New York.

Il sondaggio del 2004, quindi, in sostanza rivelava che una larga parte di newyorkesi credeva nella teoria “se lo sono lasciato fare”, non conosceva il numero del WTC7, pensava che la Commissione non avesse dato risposta a tutte le domande e che pertanto era necessaria una seconda inchiesta.


Il sondaggio Zogby del 2006


Ma nel maggio 2006 Zogby fa un nuovo sondaggio (link alternativo). Anche in questo caso, lo sponsor è il movimento 911 Truth.

Margine di errore dichiarato: 2,9%. Campione: 1200 americani, che devono rispondere a ben 81 domande.

Anche in questo caso non conosciamo la lista di tutte e 81 le domande. Ci vengono forniti, infatti, i dati relativi a poche di quelle domande. Vediamo com'è andata.

  • Domanda 23: Pensi che Bush abbia approfittato dell'11 settembre per invadere l'Iraq, o che abbia agito correttamente invadendo l'Iraq perché Saddam appoggia il terrorismo?
Il 44% degli intervistati risponde che Bush si è approfittato dell'11 settembre, un altro 44% risponde che ha fatto bene a invadere l'Iraq, l'11% non è sicuro su che risposta dare.

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Notate bene come la percentuale sia scesa dall'oltre 51% del 2004 al 44% del 2006. Cosa è cambiato?

Tante cose - la localizzazione geografica del campione, che prima rappresentava solo New York e adesso gli USA in generale; il fatto che nel 2004 i soldati americani morivano a un ritmo impressionante mentre nel 2006 le perdite si sono quasi azzerate; il fatto che dal 2004 al 2006 si sono rese disponibili molte più informazioni - ma resta un dato significativo: il consenso sulla guerra in Iraq, anziché calare, è cresciuto.

  • Domanda 24: Pensi che ci sia stato un “Cover Up” da parte della Commissione Indipendente?
Il 48% degli intervistati ritiene che non ci sia stato alcun Cover Up, il 42% ritiene che ci sia stato, un 10% non è sicuro sulla risposta.

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Si noti la genericità della domanda. Chi non è portato a credere che in una faccenda così complessa, con tante responsabilità e poltrone in gioco, qualcuno non abbia nascosto qualcosa?

Eppure, da un 49% e passa di persone che nel 2004 ritenevano che i leader sapessero e non hanno fatto nulla per prevenire e da un 66% che richiedeva una riapertura dell'inchiesta, si è passati nel 2006 a un mero 42% che pensa che ci sia stato un generico Cover Up (nascondere informazioni o evitare di approfondire questioni imbarazzanti).

Notiamo quindi che il consenso nell'operato dell'Amministrazione Bush e in quello della Commissione di Inchiesta, anziché diminuire con il tempo, è aumentato.

  • Domanda 25: Il WTC7 è crollato senza che nessun aereo lo abbia colpito, il collasso non è stato indagato dalla Commissione. Eri a conoscenza di questa circostanza, e se sì, pensi che la Commissione avrebbe dovuto investigarla, oppure ha fatto bene a limitarsi ai due grattacieli colpiti?
Domanda particolarmente subdola, questa, innanzitutto perché non dice che il WTC7 è stato investito dalle macerie del crollo di un grattacielo pesante centinaia di migliaia di tonnellate, non dice che era in preda ad incendi incontrollati, non dice che la Commissione non ha investigato sulle cause dei collassi, indagine che è stata effettuata invece da organismi tecnici specifici, come il NIST e il FEMA.

Ebbene, il 43% degli intervistati dichiara di non saperne nulla (il che testimonia un marcato disinteresse per la questione, teorie cospirazioniste comprese). Il 38% dice di conoscere la cosa e crede che la Commissione avrebbe dovuto indagarla. Il 14% approva l'operato della Commissione. Un 5% non sa che rispondere.

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Nessun riferimento a cospirazioni. Semplicemente un 38% che pensa che la Commissione avrebbe dovuto indagare anche sulle cause del collasso del WTC7. Un 38% cui è stato detto che la Commissione ha indagato sulle cause dei collassi dei WTC 1 e 2, in maniera da far scattare il meccanismo: come mai quelli sì e questo no? Un 38% che evidentemente non sa che le cause dei collassi sono state indagate, e sono tuttora oggetto di indagine, da parte di NIST e FEMA.

In ogni caso, una risposta che certamente non ha nulla a che vedere con il sospetto di complotti.

  • Domanda 26: Alcune persone dicono che ci sono così tante domande senza risposta che il Congresso o un Tribunale Internazionale dovrebbero riaprire le indagini sugli attacchi e verificare se qualche pubblico ufficiale ha consentito o favorito il loro successo. Altri dicono che gli attacchi sono stati oggetto di accurate indagini e che ogni ipotesi su un coinvolgimento del governo americano è priva di senso. A quale tesi aderisci?
Il 47% degli intervistati risponde che le indagini sono state soddisfacenti, un 45% dice che sarebbe opportuno riaprire le indagini, un 10% non risponde.

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Anche in questo caso, la risposta è relativa all'opportunità di riaprire le indagini, e non all'esistenza o meno di un complotto. Ciò nonostante, dal 64% di intervistati che nel 2004 era favorevole alla riapertura dell'inchiesta, nel 2006 si è scesi al 45%.

  • Domanda 27: Come giudichi la prestazione dei media americani, incluso lo spazio dato alle domande dei familiari delle vittime del 9-11, alle teorie che contestano la versione ufficiale, e al modo in cui gli attacchi furono investigati?
Il 33% risponde “Buona”, il 36% risponde “Sufficiente” (“Fair”) e un 19% risponde “Scarsa”. Un 3% non risponde.

Dalle mie parti, 33% di Buono e 36% di Sufficiente fanno un totale complessivo di 69% con un giudizio sostanzialmente positivo. Stranamente, però, 911 Truth interpreta il dato come un 43% positivo e un 55% negativo, non si capisce sulla base di quale calcolo matematico.

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Anche in questo caso, comunque, la domanda è generica. La qualità della copertura dei media è riferita a una generalità di aspetti, che include, ma non è esclusiva, delle teorie cospirazioniste.

Inoltre, a questo genere di domanda, posta in questo modo, può rispondere con un giudizio negativo sia chi crede che i giornali abbiano fatto male a non dare spazio a queste teorie, sia chi crede che vi abbiano dato troppo spazio!

Sul punto, l'esperto dice:

Quando gli si presenta davanti una scala del tipo “Molto – abbastanza – poco” tendenzialmente le persone tendono a scegliere la modalità centrale (abbastanza). Questo rende la percentuale del 36% riferita a “Fair” abbastanza difficile da interpretare. Sarebbe stato più corretto mettere una scala del tipo “Very good – good – poor – very poor). Così si sarebbe capito un po' di più cosa pensa veramente quel 36%.

E conclude:

In sintesi, trovo che l'indagine di Zogby sia di scarsa qualità (come accade spesso purtroppo in questo campo). La mancanza di trasparenza nel rapporto fornito ne è un chiaro indicatore. Soprattutto la questione dei pesi è abbastanza controversa, perché i pesi possono cambiare notevolmente i risultati.


Conclusioni e riflessioni


Anche noi possiamo adesso trarre qualche conclusione. È evidente come il giudizio degli americani, decisamente critico nei confronti dell'Amministrazione Bush nel 2004, anno in cui fu reso pubblico il Rapporto Finale della Commissione di Inchiesta (e che probabilmente pochi, o nessuno degli intervistati, aveva letto), a distanza di due anni si è notevolmente ammorbidito.

Se si considera che in questi due anni, da un lato c'è stata la pubblicazione di studi e rapporti di altri enti, e dall'altro c'è stato un vero e proprio martellamento di propaganda cospirazionista, con la diffusione di decine e decine di filmati, migliaia di siti web, conferenze ecc... e l'investimento di decine di milioni di dollari, la conclusione finale è che il popolo americano dà sempre più credito alla versione ufficiale rispetto alle teorie cospirazioniste.

Come opinione strettamente personale, la spiegazione a questo “trend” è che la "verità ufficiale" è la verità e basta, è una ed una sola, ed una sola è rimasta nel corso degli anni, senza che sia mai stata intaccata da una qualsiasi prova degna di questo nome.

Anzi, tutti gli elementi probatori emersi successivamente, come le analisi del NIST, le inchieste dei tribunali, le dichiarazioni dei terroristi catturati, la rivelazione di documenti prima classificati, non hanno fatto altro che confermare quella verità e la ricostruzione dei fatti operata dalla Commissione di Inchiesta Indipendente.

Al contrario, le teorie cospirazioniste si sono sempre più aggrovigliate in una matassa di ipotesi una diversa dall'altra, spesso in contraddizione una con l'altra, sempre prive di qualsiasi fondamento probatorio e costantemente rivelatesi menzognere.

Se mai ci fosse stato qualche punto meritevole di essere approfondito, con serena autocritica, questo sondaggio dimostra che i cospirazionisti hanno affossato ogni speranza non solo di approfondire il punto, ma persino di riconoscerlo e individuarlo in mezzo alla loro mole di idiozie.

Peraltro, nessun sondaggio può certificare una verità o cambiarla. Se il 90% della popolazione mondiale dovesse un giorno pensare che Hitler non è mai esistito, questo non vuol dire che non sia esistito. Ricorrere ai sondaggi, quindi, è solo un'altra maniera dei cospirazionisti di fare propaganda alle proprie tesi, ma in ogni caso i due sondaggi Zogby, letti insieme, non portano certo acqua al loro mulino.

Ma c'è una cosa che i cospirazionisti evitano accuratamente di dire, quando citano i sondaggi della Zogby. Ed è questo dato, dichiarato dalla Zogby e ammesso da 911 Truth:

“Both men and women and residents in each of the four regions are more likely to say the U.S. government and 9/11 Commission are not covering up anything. Majorities who agree include Republicans (64%), 50-64 year-olds, married adults, suburbanites (59%), Protestants, those with at least some college education, and people with annual household income of $50,000 or more (57%). Majorities (50%-56%) of Democrats, 18-29 year-olds, Hispanics, single adults and those who are divorced/widowed/separated, residents of small cities, and adults with less education than a high school diploma believe the government and 9/11 Commission are covering up something. Nearly half of independent voters (48%) agree”.

Traduco:

Uomini e donne e residenti nelle quattro regioni, per la maggior parte ritengono che il Governo USA e la Commissione 9-11 non stanno nascondendo nulla. La maggioranza di quelli che la pensano così sono i Repubblicani (64%), le persone tra 50 e 64 anni, gli adulti coniugati, gli abitanti in zone residenziali (59%), i religiosi protestanti, quelli con almeno una qualche cultura universitaria, e persone con reddito superiore ai 50.000 dollari (57%).La maggior parte (tra il 50% ed il 56%) dei Democratici, le persone di età compresa tra 18 e 29 anni, i cittadini di origine ispanica, i single e coloro che sono divorziati o separati o vedovi, i residenti in piccoli città, gli adulti con istruzione inferiore al diploma, credono che il Governo e la Commissione 9-11 stiano nascondendo qualcosa. Allo stesso modo la pensa il 48% dei votanti indipendenti (nè Repubblicani nè Democratici).

Qui si impone una grossa riflessione.

Innanzitutto, la maggioranza dei Repubblicani tende a rigettare l'ipotesi del Cover Up, mentre una buona metà dei Democratici ritiene che il governo stia “nascondendo qualcosa” (che è peraltro molto generico).

Il che conferma che la verità è una, ma crederle o non crederle è spesso questione di ideologia politica e non di analisi ragionata.

Inoltre, la maggioranza delle persone colte non crede ad alcuna ipotesi di Cover Up, mentre circa la metà di quelle meno colte crede che il governo nasconda qualcosa. Questo è un dato fondamentale, che in un certo senso riassume tutto questo lungo discorso, e premia la pazienza di chi ci ha seguito fino a questo punto: più una persona è colta, più è informata, più crede “in toto” alla “verità ufficiale”.

Il che conferma quello che abbiamo sempre sostenuto: le ipotesi cospirazioniste approfittano dell'ignoranza, ma non trovano spazio nei confronti di chi si informa. E questo, si badi bene, lo dice un sondaggio di parte.

E come dice il buon Attivissimo, se un'affermazione proviene da una fonte che da quella affermazione trae un danno, l'affermazione stessa acquista una significativa validità.


Ringraziamo vivamente Stefano "Matz", esperto e ricercatore in statistica per il prezioso apporto fornito.