2009/09/30

Le zone grigie: il viaggio di Atta e Al-Omari a Portland

di John - www.crono911.org

Come avevamo anticipato, iniziamo ad approfondire la tematica delle zone grigie dell'11 settembre 2001, ossia di quegli aspetti che non sono stati sufficientemente chiariti o spiegati e che – pur non modificando di punto la ricostruzione dei fatti – potrebbero rivelarsi utili per integrare e completare la conoscenza storica dell'evento.

In questo articolo parleremo delle ultime 24 ore di vita di Mohammed Atta, capo operativo dei 19 terroristi e pilota suicida del volo American 11, e di Abdulaziz Al-Omari, uno degli altri dirottatori dello stesso volo.


Il fatto anomalo


Alle 6 del mattino dell'11 settembre 2001, Atta e Al-Omari si imbarcarono su un volo diretto da Portland, nello stato del Maine, a Boston. L' immagine di apertura, ripresa dai sistemi di videosorveglianza dello scalo di Portland, mostra i due terroristi al momento dell'imbarco. All'aeroporto di Boston, dove erano atterrati alle 6:45, i due si imbarcarono sul volo AA11, il cui decollo era previsto alle 8.

Fin qui niente di strano, ma la circostanza anomala è che i due dirottatori si trovavano già a Boston il giorno precedente e si erano recati in auto a Portland, dove avevano trascorso l'ultima notte della loro vita.

E' quindi del tutto legittimo domandarsi per quale ragione i due terroristi fecero quel viaggio a Portland assumendosi il rischio – nel caso in cui il volo da Portland avesse subito ritardi – di perdere la coincidenza con il volo American 11, ossia l'aereo che avevano deciso di dirottare.

E in effetti la mossa non fu priva di conseguenze: le due valigie che i terroristi avevano imbarcato a Portland, entrambe registrate a nome di Atta, rimasero a terra, nell'aeroporto Logan di Boston, probabilmente a causa dei tempi stretti di coincidenza. I due bagagli si rivelarono una fonte preziosa di informazioni, per i documenti e il materiale che contenevano.


La cronologia


Ricostruiamo nel dettaglio i movimenti dei due terroristi.

Alle 18:08 del 9 settembre 2001 Atta ritirò un'autovettura Nissan Altima di colore blu da un'agenzia di noleggio di Boston. Il contratto prevedeva la restituzione dell'auto sempre a Boston alle 18 dell'11 settembre 2001.

Con quell'auto, il 10 settembre, Atta e Al-Omari raggiunsero Portland. Alle 17:37 presero una camera presso l'albergo Comfort Inn; in serata prelevarono denaro contante da apparecchiature Bancomat e furono ripresi dalla telecamera di uno sportello automatico (ore 20:41).

Successivamente effettuarono acquisti in alcuni negozi nei pressi dell'aeroporto di Portland e anche in questo caso furono ripresi dai sistemi di videosorveglianza installati negli esercizi commerciali (ore 21:15).

Risulta documentato che i due acquistarono un "adattatore per batterie da 6 volt". Anche se non è specificato l'utilizzo dell'adattatore, questo tipo di attrezzo è adoperato come accessorio per consentire l'impiego di comuni batterie AA nelle apparecchiature che utilizzano batterie da 6 volt, come taluni ricevitori GPS professionali.

La mattina dell'11 settembre, Atta e il suo compagno lasciarono l'albergo alle 5:33, raggiunsero l'aeroporto e si imbarcarono per Boston con il volo Colgan Air 5930. Al momento del check-in, i due pretesero all'arrivo il trasbordo diretto sul volo AA11, ma il personale aeroportuale di Portland comunicò loro che avrebbero dovuto ripetere il check-in a Boston.


Le indagini


La Commissione 9/11 si è posta il problema di capire lo scopo del viaggio di Atta e Al-Omari a Portland e ha indagato in tal senso.

Ramzi Binalshibh, il terrorista che manteneva i contatti con Atta dalla Germania, è stato interrogato sul punto ma non ha saputo spiegare la circostanza.

Le indagini della Commissione non hanno permesso di scoprire alcun indizio utile a chiarire il comportamento di Atta, ma è stato accertato che l'aeroporto di Portland era quello più vicino con un volo per Boston utile per imbarcarsi sull'American 11.

Atta aveva acquistato i biglietti per sé e Al-Omari il 28 agosto 2001, sul sito Internet dell'American Airlines, pagando 4226 dollari con carta di credito.

Infatti la Colgan Air era una compagnia sussidiaria dell'American Airlines, per cui la tratta coperta dai biglietti era unica: da Portland a Los Angeles via Boston.

Di conseguenza i bagagli furono caricati sul volo Colgan 5930 a Portland con destinazione Los Angeles: solo per essi (ma non per i viaggiatori) non era previsto un ulteriore check-in.

Quando apprese che avrebbe dovuto ripetere i controlli di imbarco a Boston per salire a bordo dell'AA11, Atta manifestò il proprio disappunto e protestò affermando che gli era stato garantito che avrebbero potuto imbarcarsi direttamente su quel volo.


Conclusioni e ipotesi


E' improbabile che Atta e Al-Omari si recarono a Portland per incontrare qualcuno. La distanza tra Boston e Portland è pari a circa 200 km e la percorrenza in auto non supera le due ore.

Se ci fosse stato un incontro prima delle 17:37, quando i terroristi affittarono la camera al Comfort Inn, non si vede la ragione per cui non avrebbero dovuto rientrare a Boston in auto.

Dopo le 17:37, i due erano soli sia quando fecero i prelievi Bancomat, sia quando fecero acquisti nei negozi, sia quando consumarono la pizza.

Questa circostanza, unita al fatto che l'aeroporto di Portland era l'unico ad avere un volo utile in coincidenza con la partenza di American 11, lascia ritenere che Atta e Al-Omari raggiunsero Portland perché il loro scopo era proprio quello di arrivare in volo a Boston.

La conclusione è pacificamente confermata dal fatto che i biglietti Portland-Boston-Los Angeles erano stati acquistati sin dal 28 agosto 2001.

Tra l'altro, il rischio che Atta e Al-Omari perdessero la coincidenza con American 11 era remoto: trattandosi di biglietti acquistati in “bundle” dall'American Airlines, quest'ultima era responsabile dell'intera tratta da Portland a Los Angeles (con cambio a Boston) e chiunque abbia viaggiato in aereo sa che le compagnie aeree non hanno problemi a ritardare di qualche minuto la partenza di un proprio velivolo se è necessario per garantire la coincidenza a passeggeri in arrivo con un altro velivolo della stessa compagnia.

Non c'è alcun dubbio, quindi, che Atta e Al-Omari intenzionalmente previdero e decisero di partire da Portland per imbarcarsi sull'American 11.

Questa constatazione lascia però in piedi l'interrogativo: perché optarono per questa soluzione?

La domanda è probabilmente destinata a rimanere senza risposte certe, perché non possiamo sapere cosa pensarono Atta e i suoi complici. Tuttavia si possono esaminare un paio di ipotesi.

L'ipotesi avanzata dalla Commissione 9/11 è quella che Atta pensava che a Portland i sistemi di sicurezza sarebbero stati meno severi che a Boston. A sostegno di questa ipotesi va il disappunto con cui Atta reagì alla notizia che avrebbe dovuto ripetere i controlli di imbarco a Boston.

Se l'ipotesi fosse corretta, però, ci sarebbe da chiedersi che senso avrebbe avuto non adottare lo stesso stratagemma per gli altri tre terroristi che componevano il team destinato a dirottare il volo AA11 o per i cinque destinati a prendere il controllo di United 175, anch'esso in partenza da Boston. Atta e Al-Omari da soli, infatti, avrebbero potuto fare ben poco.

Un'altra ipotesi è che il volo Portland-Boston fu una specie di controllo finale, l'ultimo test per verificare che i servizi di contro-terrorismo non fossero pronti a saltare addosso ai dirottatori nel momento in cui salivano a bordo degli aerei.

Quando Atta fece i biglietti, il 28 agosto, erano trascorse nemmeno due settimane dall'arresto di Zacarias Moussaoui, e all'inizio del mese Mohamed Al-Khatani era stato respinto all'ingresso negli Stati Uniti.

Entrambi erano coinvolti nell'operazione ed è verosimile che i due episodi abbiano indotto Atta a considerare la possibilità che l'FBI fosse venuta a conoscenza del piano.

Atta si era personalmente occupato di accogliere e smistare i vari terroristi in arrivo negli Stati Uniti, aveva personalmente mantenuto i contatti con i quadri di Al-Qaeda in Europa e aveva curato che nessun team fosse a conoscenza dell'identità e degli obiettivi degli altri team, per cui rappresentava l'anello di congiunzione tra tutti i terroristi implicati nel piano. Era quindi il più esposto nell'eventualità di una fuga di notizie.

Il suo biglietto online Portland – Boston – Los Angeles era una vera e propria esca, perché gli agenti dell'FBI eventualmente sulle sue tracce avrebbero avuto una precisa indicazione del volo su cui si sarebbe imbarcato e avrebbero potuto arrestarlo quando partiva da Portland o all'arrivo a Boston.

In tal caso gli altri dirottatori avrebbero avuto un preavviso sufficiente per tentare di allontanarsi dagli aeroporti e far perdere le proprie tracce.

Se invece si fosse imbarcato senza intoppi a Portland e fosse sbarcato a Boston per salire direttamente sul volo American 11 senza ulteriori controlli (come abbiamo visto, Atta era convinto che non ci sarebbe stato un secondo check-in), quella sarebbe stata una prova significativa che la segretezza dell'operazione non era stata compromessa.

Per tutte queste ragioni, l'ipotesi che la sortita di Portland sia stata concepita come una vera e propria esca appare quella più verosimile.


Le fonti


La recente discovery della documentazione e dei materiali provenienti dal processo Moussaoui, dall'indagine PENTTBOM dell'FBI, dai lavori della Commissione di Inchiesta consente oggi di affrontare il tema delle zone grigie in modo più completo e pertinente, perché conosciamo molti dettagli prima del tutto ignoti.

Tuttavia il materiale disponibile è così copioso che difficilmente potremo esaminarlo e analizzarlo nella sua interezza: l'aiuto dei lettori è certamente prezioso e ogni segnalazione utile a integrare o correggere quanto esposto sarà graditissima.

Per questo articolo abbiamo consultato:

– l'intervista rilasciata alla CNN da Michael Touhey, l'addetto aeroportuale che effettuò il check-in di Atta e Al-Omari a Portland;

– il documento Chronology of events for hijackers, reperto n. OG00020.2 / 01-455A, tratto dai documenti del processo Moussaoui;

– il rapporto Colgan 302, File 280350 FD302, tratto dagli atti investigativi dell'indagine PENTTBOM condotta dall'FBI;

– Il memorandum for record MFR04020016 tratto dagli atti della Commissione 9/11;

– Il documento dell'FBI Working Draft Chronology;

– gli atti redatti dall'FBI per il sequestro della Nissan Altima e dei bagagli di Atta e Al-Omari;

– il 9/11 Report, in particolare alle pagg. 451 e 533.

Sono state scartate invece le segnalazioni di fonte giornalistica che indicavano la presenza di Mohammed Atta, la mattina del 10 settembre 2001, a New York. Si è accertato infatti che quelle segnalazioni erano riferite a un omonimo del dirottatore.

2009/09/24

Sondaggio: complottismo USA in declino

di Paolo Attivissimo

LIHOP quasi dimezzato fra gli americani. Secondo un sondaggio pubblicato da Public Policy Polling e condotto su un campione di 621 elettori statunitensi fra il 18 e il 21 settembre 2009, il 14% degli americani crede che Bush abbia lasciato accadere gli attentati dell'11 settembre perché voleva un coinvolgimento bellico statunitense in Medio Oriente (teoria del "lasciar accadere intenzionalmente" o LIHOP, Let It Happen On Purpose). Un sondaggio della Zogby del 2007 indicava invece che il 26,4% degli americani riteneva valida questa teoria.

Alla domanda "Lei ritiene che il Presidente Bush abbia intenzionalmente permesso che avvenissero gli attacchi dell'11/9 perché voleva che gli Stati Uniti andassero in guerra in Medio Oriente?", il 78% degli intervistati ha oggi risposto "No" e l'8% ha risposto "Non sono sicuro". Il margine d'errore indicato è il +/-3,9%.

Si noti che la teoria LIHOP è la più "soft": non ipotizza demolizioni controllate effettuate di nascosto, aerei fantasma al Pentagono o in Pennsylvania, o gli altri scenari fantascientifici cari alla produzione cospirazionista. Ipotizza semplicemente che Bush sapesse degli attentati in preparazione da parte di Osama bin Laden e i diciannove terroristi e abbia ordinato di chiudere un occhio affinché gli attentati andassero a segno, in modo da avere un ritorno politico e avere carta bianca in Medio Oriente.

Essendo una teoria "soft", basata esclusivamente sulla sfiducia verso il governo, è quella più facilmente condivisibile, tanto che il sondaggio Zogby indicava che nel 2007 solo il 4,5% degli americani aderiva agli scenari di demolizione controllata, ologrammi, missili al Pentagono e altre diavolerie. Eppure questa teoria ha perso quasi metà dei propri sostenitori.

Il nuovo sondaggio permette anche di conoscere altri dati. Credono ad un "lasciar fare" di Bush:
  • per fasce d'età, il 18% delle persone fra 18 e 29 anni, il 14% delle persone fra 30 e 45 anni, il 14% delle persone fra 46 e 65 anni e il 13% di quelle oltre i 65 anni.
  • per etnia, l'8% degli ispanici, il 12% dei bianchi, il 34% degli afroamericani e il 14% delle altre etnie.
  • per sesso, il 14% delle donne e il 15% degli uomini.
  • per affiliazione politica, il 25% dei democratici, il 6% dei repubblicani e il 9% degli indipendenti o affiliati ad altri partiti.
  • per scelta elettorale, il 2% degli elettori di McCain, il 27% degli elettori di Obama e il 9% degli elettori di altri candidati o di coloro che non ricordano la propria preferenza.
  • per ideologia, il 27% dei liberali, il 12% dei moderati e il 10% dei conservatori.

Sulla base di questi dati, sembra ragionevole dire che il cospirazionismo è in netto declino e che il vasto sostegno popolare vantato frequentemente dai guru del "movimento per la verità" esiste soltanto nei loro sogni malati.

2009/09/19

Mazzucco e Chiesa: il solito brodo insipido

di John - www.Crono911.org

I recenti "interventi" di Massimo Mazzucco e Giulietto Chiesa sulla questione "9/11" ripropongono un problema ormai annoso: l'inconsistenza di questi personaggi sia come "ricercatori", sia come interlocutori.

Parto da Mazzucco.

L'ex regista, oggi gestore del blog/forum Luogocomune, dopo aver "sfidato" Piero Angela autodefinendosi "uno dei maggiori esperti in Italia fra chi critica la versione ufficiale dell’undici settembre" ha offerto a Paolo Attivissimo uno spazio in un non meglio precisato video complottista.

Entrambe le iniziative sono cadute nel vuoto, com'è logico aspettarsi (anche per i motivi che dirò più avanti). A quel punto Mazzucco ha pubblicato sul suo sito una lista di domande (dodici, dice) con tanto di video, pretendendo altrettante risposte da Paolo Attivissimo.

E il buon Paolo gli ha risposto. Ha replicato a Mazzucco, beninteso, spiegando le ragioni per cui quelle domande non meritavano riscontro.

L'articolo di Paolo è del 16 settembre. Eppure, il 18 settembre Mazzucco – a chi gli chiedeva se era giunta risposta da Attivissimo – ha risposto:

"No. Se lo facesse, pubblicherei immediatamente la sua risposta".


E al momento in cui scrivo queste righe, ancora Mazzucco non ha pubblicato la risposta di Paolo, lasciando intendere ai propri iscritti che il "nemico" tace.

Nel frattempo però, sul mio forum ho messo giù un commento ironico sulle domande di Mazzucco, evidenziando quanto esse siano inutili, fuorvianti e basate su premesse false e illogiche.

Mazzucco che ha fatto? Si è inventato dodici risposte, le ha attribuite a me dicendo che sono la mia risposta alle sue domande e che le avrei scritte usando un imprecisato nick di copertura, ha pubblicato il tutto e ha persino affermato (mentendo spudoratamente) di aver avuto una corrispondenza con il sottoscritto!

Scorrettezza e menzogna, e poi Mazzucco si meraviglia che nessuno gli dia corda.

Ma in questa vicenda saltano fuori due affermazioni di Mazzucco che la dicono lunga su quanto egli sia "uno dei massimi esperti" complottisti.

Nella sua "controrisposta" alla domanda "9B", infatti, parla di "3 anelli di cemento armato" che sarebbero stati "perforati" dal volo American 77, al Pentagono. Dopo otto anni, Mazzucco ancora ignora che il Pentagono, ai piani in cui fu colpito dal velivolo, non è composto da tre anelli. Il Pentagono, infatti, forma anelli separati soltanto ai piani superiori: al piano terra e al primo piano, ossia i livelli colpiti, i tre anelli esterni sono in realtà un volume unico.

Dal Pentagon Building Performance Report della American Society of Civil Engineers (2002).

Ormai lo sanno tutti i complottisti che abbiano fatto un minimo di studio sulla materia, ma Mazzucco lo ignora.

Poi, tra i commenti nel suo blog, quando l'utente Ashoka parla del passaporto di uno dei dirottatori rinvenuto in strada dopo l'impatto del volo American 11 contro la North Tower di New York – circostanza anche questa nota da otto anni e al centro di innumerevoli diatribe tra complottisti e debunker, citata praticamente in tutti i testi e i servizi che parlano di 11 settembre compresi numerosi documenti – Mazzucco è sorpreso dalla "notizia":

"ASHOKA quel passaporto mi mancava. Se poi è stato ritrovato prima del crollo, significa che è "volato via" al momento dell'impatto. Forse Al Suqami lo teneva in mano, con la mano fuori dal finestrino (pensava di essere al valico di Chiasso, in macchina, e non in aereo a New York).
Mi metteresti il link alla notizia, se ce l'hai sottomano?
Grazie."


E questo signore sarebbe uno dei "massimi esperti" di critiche alla "versione ufficiale" dell'11 settembre? Suvvia...

Ma non è da meno Giulietto Chiesa.

In un suo lungo post pubblicato su Megachip e datato 16 settembre 2009, Chiesa parte dalla rivelazione di "dati nuovi che sono emersi dopo il lavoro della Commissione".

E quali sono i "dati nuovi"? Tre libri. Uno è del 2002, l'altro del 2006. Sarebbero "dati nuovi".

Il terzo è del 2008, ed è il libro Commission scritto dal giornalista Philip Shenon, che mette in luce alcune presunte omissioni e distorsioni nell'ambito della Commissione d'inchiesta sui fatti dell'11 settembre.

L'apprezzabile lavoro di Shenon, però, è di discutibile utilità: le sue fonti, come lo stesso autore ammette, sono in gran parte coperte dall'anonimato per cui non è possibile verificarne le affermazioni.

Soprattutto, Shenon non contesta affatto ciò che è accaduto l'11 settembre 2001 (come invece Giulietto vorrebbe lasciar intendere) ma contesta che la Commissione avrebbe taciuto sul coinvolgimento dell'Arabia Saudita.

Ma se è per questo, altri autori prima ancora di Shenon avevano già focalizzato la questione delle responsabilità saudite (Coll, Wright, Lance) e loro hanno fatto anche nomi e cognomi.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi, e la recentissima discovery di tutto il materiale della Commissione 9/11 – comprese le mail scritte dai componenti dello staff – consente a chiunque di verificare fino a che punto certi sospetti sull'Arabia Saudita siano giustificati o meno.

Chiesa supera poi del tutto il limite del ridicolo quando "scopre" che Khalid Sheikh Mohammed ha reso una confessione sotto tortura... e finge di ignorare che l'uomo aveva già confessato le proprie responsabilità - quand'era ancora libero e felice - al giornalista arabo Yosri Fouda; o quando afferma che la Commissione 9/11 servì per indurre gli Stati Uniti a invadere l'Iraq*, scordandosi che l'Iraq fu invaso un anno prima della pubblicazione del Rapporto; o quando "rivela" che quasi tutte le telefonate fatte dai voli dirottati sono false perché l'FBI ha scoperto che solo due di esse risultano partite dai telefoni cellulari... certo, infatti tutte le altre sono partite dai telefoni di bordo, come attestato dall'FBI e come noi diciamo da anni: sono i complottisti a sostenere che sono partite dai telefoni cellulari, mica noi.

Questa è quindi la profonda ignoranza dei complottisti "esperti" di casa nostra, che poi pretendono di vendere libri e film e di essere trattati da seri ricercatori.

Più che mai questi episodi dimostrano che il livello dei complottisti è quello dei banali venditori di fumo e paccottiglie, ed è per questo che ad essi non può riconoscersi la dignità di seri interlocutori.

*Nota: riferito al passaggio in cui Chiesa, interpretando a modo suo Shenon, sostiene che il governo «si servì della Commissione per promuovere la guerra contro l’Iraq».

2009/09/18

Mentre l'Italia piange i propri caduti, Giulietto Chiesa gigioneggia di complotti

di Paolo Attivissimo

Un'altra testimonianza dello scollamento dalla realtà che caratterizza il cospirazionismo è arrivato stamattina da Giulietto Chiesa su Radio 24. In una trasmissione dedicata alle riflessioni sulla morte di sei soldati italiani in un attentato in Afghanistan, Chiesa non ha trovato di meglio che riproporre le sue teorie di autoattentato dell'11 settembre, il tormentone vecchio di bin Laden non ricercato dall'FBI per l'11/9 e quello nuovo del libro di Philip Shenon che (secondo lui) dimostrerebbe che la Commissione 11/9 fu una farsa.

Il conduttore e gli ospiti (il giornalista Fausto Biloslavo e il generale Mini) si sono trattenuti a stento. Biloslavo ha detto esplicitamente che a lui pare che Giulietto Chiesa "vaneggi". Per chi volesse, la registrazione è negli archivi di Radio 24 qui. L'intervento di Chiesa inizia intorno al trentacinquesimo minuto della trasmissione.

2009/09/16

La verità in saldo

di Paolo Attivissimo

E' stagione di saldi per il complottismo. Quella che vedete qui accanto è la pubblicità inviata oggi via mail dal Mean More Store (Meanmore.com) statunitense.

La verità oggi costa il 20% in meno. Ma soltanto fino al 18 settembre. E se acquistate tre versioni alternative della verità ve ne danno una gratis in più. Perché accontentarsi di una sola, noiosa versione ufficiale, quando se ne possono avere tante?

Affrettatevi.

Domande stantie in cerca d'attenzione [UPD 2011/10/23]

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Alcuni complottisti più o meno noti mi hanno chiesto un confronto con le loro affermazioni e osservazioni. Qualcuno di recente ha anche preparato l'ennesima lista di domande "irrisolte", sfidandomi rumorosamente a rispondere. Magno cum fragore mons partorievit ridiculum mus.

Perché dovrei rispondere io? Le risposte sono già state date da anni, e dagli esperti più qualificati, ma i fanatici del complotto non le hanno ascoltate. Non c'è motivo di credere che stavolta andrebbe diversamente.

Le risposte, esaurienti, precise e ben documentate, sono nei rapporti e nei resoconti dei fatti accertati e attestati dai tecnici, dai testimoni, dagli investigatori, dai giudici, dai periti, dai colleghi giornalisti e persino dai rei confessi dell'11 settembre.

Rapporti e resoconti che evidentemente i cospirazionisti non si sono degnati di studiare, dichiarandoli falsi senza nemmeno conoscerli. Se li avessero studiati, saprebbero non solo le semplici risposte alle loro sempiterne domande, ma saprebbero anche che non esiste il concetto di "versione ufficiale" al quale loro si abbarbicano ostinatamente ormai da otto anni.

Infatti potremmo tranquillamente cancellare il rapporto della Commissione 11/9, al quale tanti cospirazionisti sembrano essere rimasti fermi: la storia dell'11 settembre resterebbe perfettamente coerente e comprovata da testimonianze, sentenze, video, inchieste giornalistiche, documenti e reperti. Potremmo anche buttar via i rapporti della FEMA e del NIST: resterebbero comunque i numerosi studi tecnici indipendenti, regolarmente sottoposti a peer review e pubblicati nelle riviste specialistiche anche da esperti italiani.

Diciamola tutta: sostenere che i rapporti tecnici del NIST e della FEMA sono falsi significa accusare di falso anche gli esperti italiani. Che i complottisti vadano a discutere con questi esperti, invece di accanirsi contro un semplice divulgatore come me. Ma non osano farlo, perché quando ci hanno provato ne sono usciti con le ossa rotte: si veda per esempio la loro intervista all'esperto di esplosivistica Danilo Coppe, che ha smentito categoricamente ogni teoria di demolizione controllata delle Torri Gemelle.

Quello che mi colpisce è che dopo otto anni, i cospirazionisti si siano ridotti ad elemosinare il confronto con un debunker, anziché decidersi finalmente ad affrontare i diretti attestatori tecnici dei fatti dell'11 settembre. Perché un debunker non attesta nulla: si limita a utilizzare il materiale attestato dagli esperti, per opporlo alle fandonie cospirazioniste, e lo presenta in forma divulgativa. Un debunker non dà fuoco a una struttura in acciaio per vedere se si ammorbidisce e cede in caso d'incendio: si consulta con i vigili del fuoco, che sanno bene come si comportano queste strutture, e riporta quello che i vigili del fuoco attestano. Tutto qui.

Se i complottisti volessero davvero risposte, andrebbero a chiederle a questi tecnici.

Se volessero davvero la verità, non ci espellerebbero dai loro forum.

Se volessero presentarsi come interlocutori seri, smetterebbero di tagliuzzare le dichiarazioni dei testimoni oculari e di truccare i video accelerandoli.

Se volessero davvero un dialogo civile, non tollererebbero di ospitare commenti come "personalmente ad Attivisismo potrei arrivare a pagargli al massimo l'iniezione letale che meriterebbe" o "la colpa è degli Attivissimo, degli Angela, dei Vespa (oltre che dei soliti noti) ... e la gente che ci ha portato a questa situazione non merita di vivere".

È evidente, quindi, che i sostenitori delle cosiddette "teorie alternative" che aspirano a confrontarsi con i debunker non hanno nessun interesse ad avere risposte. Le loro domande sono soltanto un pretesto: sono soltanto una patetica ricerca d'attenzione, visto che il complottismo undicisettembrino ormai giace morente, sostituito da teorie ancora più becere come la cura del cancro con il bicarbonato o la fine del mondo nel 2012. Vogliono fare un po' di chiasso, che serva a piazzare qualche libro o DVD rimasto invenduto o a mettersi in mostra con i propri seguaci, troppo infatuati per capire l'assurdità autolesionista dell'iniziativa.

Personalmente non intendo prestare il fianco a zuffe di questo genere, che sono un insulto ai morti dell'11 settembre e di tutte le tragedie che ne sono scaturite. Se e quando i complottisti dimostreranno di conoscere e saper citare correttamente tutto il materiale che costituisce quella che loro chiamano impropriamente "versione ufficiale" e sapranno porre domande che non siano viziate dall'ignoranza (colpevole o dolosa) di quel materiale quanto quelle fatte fin qui, allora ne riparleremo.

Undicisettembre resta, come sempre, a disposizione di chiunque voglia, senza ipocrisie, preconcetti e pregiudizi, conoscere meglio l'11 settembre.

Chi invece si ostina a pretendere risposte a domande dalle premesse bacate troverà ottime e dettagliate soddisfazioni qui e qui.

In quanto alle ripetute avances di Massimo Mazzucco nei miei confronti, già fattemi anche per le sue teorie di complotti lunari, vale la pena di documentare la sua ipocrisia. Mazzucco parla tanto di dialogo, ma la realtà è che dopo avermi bandito da Luogocomune con la finissima frase "hai insozzato a sufficienza le pareti di questo spazio", ha rincarato la dose escludendomi esplicitamente dalla sua magnanima "amnistia":

Restano esclusi dall’amnistia solo alcuni soggetti particolari, ovvero l’utente wewe, i debunkers professionisti (Attivissimo e soci), e quelli del Cicap espulsi durante la battaglia sui cerchi di grano.




Datemi una buona ragione, una soltanto, per la quale dovrei dialogare con un individuo del genere.


2011/10/20-23


Visto che a due anni di distanza non solo Mazzucco ma anche altri insistono ancora a chiedere una mia risposta personale a questa lista di domande (come se la mia opinione valesse qualcosa rispetto alle perizie tecniche e alle indagini giornalistiche) e continuano ad assillare Undicisettembre con questa questione come se fosse un ostacolo insormontabile, rispondo brevemente per chiudere il sospeso.


Domanda n. 1 : Perchè non è stato incriminato nessuno fra i responsabili del progetto e della costruzione delle Torri Gemelle, nè è mai stata nemmeno suggerita una responsabilità penale da parte loro?

Perché la colpa del disastro è dei terroristi che pilotavano gli aerei pieni di carburante che si sono schiantati contro le Torri, non dei progettisti degli edifici. Fra l'altro, le Torri non erano formalmente soggette al rispetto delle norme edilizie della città di New York perché erano di proprietà della Port Authority of New York and New Jersey, e questo consentì deroghe ed eccezioni importanti, sollevando i progettisti e i costruttori da eventuali responsabilità (dettagli).


Domanda n. 2 : Che cosa ha causato le pozze di acciaio e metallo fuso, piegato le colonne senza incrinarle, continuando a bruciare per settimane sottoterra?

Probabilmente le pozze di metallo furono causate dagli incendi che continuarono ad ardere sotto le macerie, come testimoniato dai vigili del fuoco di New York. Non è chiaro se si trattasse di acciaio o di altri metalli, come l'alluminio, che hanno temperature di fusione molto più basse dell'acciaio: non risultano esserci analisi metallurgiche di questo metallo fuso, ma solo descrizioni aneddotiche. La piegatura delle colonne può essere stata causata dalle enormi sollecitazioni meccaniche dovute ai crolli, coadiuvate dal fatto che le colonne nelle zone incendiate raggiunsero presumibilmente temperature tali da ammorbidirle (l'acciaio per costruzioni perde il 50% della propria resistenza già a 600°C).

L'ipotesi che questi fenomeni siano stati causati da termite o “nanotermite” non è plausibile, perché la reazione di queste sostanze sprigiona temperature altissime solo per brevi periodi, mentre gli incendi sotterranei rimasero attivi per circa tre mesi.


Domanda n. 3: Sapete spiegare come sia accaduto che le leggi della fisica, che prevedono che un corpo in caduta segua la linea di minore resistenza, siano state aggirate in ciascuno dei tre casi?

Le leggi della fisica non prevedono affatto che un corpo che cade debba sempre seguire la linea di minore resistenza. Un corpo cade nella direzione nella quale agisce la somma delle forze che lo interessano (somma vettoriale): nel caso delle Torri Gemelle, la forza di gran lunga prevalente era la gravità, quindi le Torri dovevano cadere verticalmente, come infatti è successo. La resistenza opposta dai piani sottostanti fu sostanzialmente trascurabile e comunque insufficiente a deviare lateralmente la massa che stava cadendo, perché la struttura era concepita per reggere i piani soprastanti come carico statico, non come massa in caduta. In altre parole, non fu aggirata nessuna legge della fisica.


Domanda n. 4 : Visto che quel giorno non c'era vento forte, e siccome nessuno ha sparato all'aereo in volo, come è stato possibile ritrovare dei resti dell'aereo a 14 Km. dal luogo di impatto?

Secondo i resoconti dei giornali, i resti dell'aereo trovati a queste distanze furono tutti frammenti leggeri che potevano essere stati scagliati in aria dall'urto violentissimo contro il terreno (con un'angolazione di circa 40°), sollevati dalla colonna ascendente d'aria calda prodotta dalla deflagrazione del carburante a bordo e poi portati dal vento (che soffiava a 16 km/h in direzione ovest-nord ovest). Dettagli: Flight93crash.com, CNN, BBC.

La disseminazione di frammenti leggeri a distanze notevoli dall'impatto in caso di caduta quasi verticale di aerei di linea non è un mistero: accadde, per esempio, per il Volo USAir 427, un Boeing 737, nel 1994 (Aviation Safety Network; rapporto NTSB; Flight93crash.com).


Domanda n. 5 : Visto che l'aereo sembra essere scomparso in questa buca, come è stato possibile ritrovare e identificare tramite il DNA i resti di ogni singolo passeggero? E anche il 95% dell'aereo, fra le altre cose?

L'identificazione fu possibile con le tecniche che si usano normalmente quando i corpi sono dilaniati (incidenti molto violenti, bombe fatte esplodere nella folla, e simili): l'impatto del Volo 93 dilaniò e carbonizzò in gran parte i corpi, ma per l'analisi del DNA è sufficiente anche un piccolo frammento di tessuto, anche se consumato da incendi (si veda, per esempio, Identification Of Exhumed Remains Of Fire Tragedy Victims, American Journal of Forensic Medicine and Pathology, 2005). Dalla zona d'impatto furono recuperati circa 1500 campioni di tessuti umani, anche al di fuori del cratere, per un totale di circa 300 chili (circa l'8% della massa complessiva delle 44 persone a bordo).

Il dato del 95% dell'aereo recuperato è citato per esempio da CNN qui, sulla base di dichiarazioni dell'FBI. Fu possibile perché il cratere (collassato su se stesso dopo l'impatto, seppellendo molti rottami, come accaduto anche in altri schianti aerei analoghi; per questo l'aereo “sembra essere scomparso”) fu scavato fino a una profondità di circa 15 metri (Pennsylvania Department of Environmental Protection) e perché i soccorritori setacciarono tutta l'area circostante, raccogliendo i resti umani e i rottami. Questo lavoro è documentato anche fotograficamente.


Domanda n. 6 : Se l'aereo bianco era davvero un aereo privato, perchè Popular Mechanics ha usato prove falsificate per sostentare la propria affermazione?

Popular Mechanics, nel proprio documentario citato da Mazzucco, non ha usato affatto “prove falsificate”: ha commesso un errore di montaggio. Succede: ne ha fatti anche Mazzucco nei suoi video. Ma non dipendiamo certo da un documentario di Popular Mechanics per sapere che l'aereo bianco che sorvolò l'area dell'impatto del Volo 93 era un aereo privato della VF Corporation. Questo fatto è documentato dalle perizie tecniche e dai reperti (tracciati radar, testimonianze del pilota dell'aereo bianco, eccetera): sono queste le prove che vanno esaminate, non i documentari, che sono sintesi narrative con tutti i compromessi che ogni sintesi comporta. Prendersela con un errore di un documentario, invece di studiare le fonti dirette dell'evento, significa creare un falso problema.


Domanda aggiuntiva: Lo sapevi che sul luogo di impatto sono stati trovati i seguenti oggetti: un intero e riconoscibile documento di identità di un dirottatore. Il testamento, non strappato nè bruciato, di un dirottatore. Una ricevuta con il nome di un dirottatore. Il foto-ritratto di un dirottatore. Un coltellino appartenuto ad un dirottatore. Una ricevuta della lavanderia, con il nome di un dirottatore. La bandana, non bruciata nè strappata, di un dirottatore. Il passaporto di un dirottatore, con foto e nome chiaramente visibili?

Sì, lo sapevo. Ma l'elenco non è completo: furono trovati anche gli effetti personali dei passeggeri, come gioielli, carte di credito, fotografie, documenti, portafogli, passaporti, patenti, carte d'identità: in totale sei scatole di effetti personali, come per esempio l'anello nuziale e il portafogli del passeggero Andrew Garcia o le credenziali e la spilla dello U.S. Fish and Wildlife Service di Richard Guadagno, la patente di John Talignani, la patente e la tessera Marriott Rewards dell'assistente di volo CeeCee Lyles, la scatoletta-regalo donata al comandante del volo, Jason Dahl, dal figlio (foto e dettagli).

Se la domanda è da intendere nel senso che Mazzucco è perplesso che degli oggetti fragili possano sopravvivere a un impatto così violento, questo è un fenomeno già osservato in altri incidenti aerei (per esempio l'attentato di Lockerbie o il rientro dello Shuttle Columbia).

L'elenco presentato da Mazzucco è disonesto, perché fa sembrare che furono misteriosamente trovati soltanto oggetti dei dirottatori.

Poiché la lista delle domande è lunga, le risposte alle altre domande verranno aggiunte man mano nei prossimi giorni.

2009/09/14

La differenza fra un vero pilota e un dirottatore

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Talvolta le risposte alle teorie cospirazioniste sull'11/9 finiscono per sminuire, almeno in apparenza, la preparazione dei piloti di linea. La litania è sempre la stessa: il complottista di turno si rifiuta di credere che dei dirottatori muniti di licenza di pilotaggio per aerei piccoli siano stati in grado di pilotare degli aerei di linea. Se è così facile, obietta, allora perché i piloti di linea studiano così tanto?

Il debunker gli risponde che quello che fecero i dirottatori l'11 settembre 2001 non fu pilotare: fu prendere i comandi di aerei già in volo, impostare il pilota automatico per dirigersi verso i bersagli, e cercare di schiantarsi contro due bersagli larghi 64 metri (le Torri Gemelle) e contro un edificio largo 281 metri.

Quello, appunto, non è pilotare. Questo, invece, è pilotare:



Si tratta di un Fokker 100 della Contact Air, marche D-AFKE, che ha effettuato oggi un atterraggio d'emergenza all'aeroporto di Stoccarda, con a bordo 73 passeggeri e 5 membri d'equipaggio, a causa del carrello non estratto correttamente. I nomi del comandante e del copilota non sono stati comunicati.

Ed è questa la differenza fra un pilota e un dirottatore che si siede ai comandi per qualche terribile manciata di minuti.

Fonti: FlightGlobal, Bild.de.

Aggiornamento: il video dell'atterraggio pubblicato qui inizialmente non è più disponibile per l'embedding ma è consultabile presso Bild.de.