2011/10/15

Riaprono i commenti. Con moderazione

di Paolo Attivissimo

Sono passati dieci anni dall'11 settembre 2001 e gli eventi di quel giorno stanno scivolando dalla cronaca alla storia. La discussione su cosa effettivamente avvenne in quel limpido martedì di settembre può forse proseguire con toni più sereni ora che è stata superata la tappa psicologica del decennale, con il suo inevitabile riaccendersi di polemiche.

Per queste ragioni, e per consentire più agevolmente critiche costruttive e correzioni, Undicisettembre riapre da oggi a titolo sperimentale i commenti in questo blog. Verrà mantenuta la moderazione preventiva, per scoraggiare i provocatori e gli incivili che si sono presentati in passato e che avevano portato alla chiusura dei commenti. I commenti polemici e offensivi verranno cestinati; quelli civili verranno pubblicati, a prescindere dall'orientamento del loro contenuto.

Poiché il tempo che il gruppo Undicisettembre dedica attualmente a questo blog è limitato, le risposte ai commenti non sono garantite, ma tutti i commenti verranno letti e valutati. Inoltre le domande alle quali è già stata data risposta nelle FAQ (consultabili nella colonna di destra di questo blog) riceveranno come risposta soltanto l'invito a consultare le FAQ stesse.

Per evitare confusioni d'identità, potranno commentare soltanto gli utenti che si identificheranno con un nome o uno pseudonimo tramite il loro account Google o OpenID.

2011/10/12

Ferdinando Imposimato: “ordigni” nelle Torri Gemelle, NIST complice

di Paolo Attivissimo

Secondo Affaritaliani.it, “un avvocato italiano, l'ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato, sta preparando una denuncia al Tribunale internazionale penale dell’Aja” sostenendo che la CIA “pur sapendo che era in preparazione l’attentato alle Twin Towers... non fece nulla per fermarlo.”

Inoltre, sempre secondo quanto riferito ieri da Affaritaliani, per Imposimato le Torri Gemelle erano minate e gli esperti del NIST, che indagarono sul loro crollo, lo sanno e tacciono: “sanno che in quei due grattacieli erano stati collocati degli ordigni, così come in un terzo palazzo adiacente alle Torri Gemelle, la torre numero 7, che crollò su se stessa”.

Tuttavia i terroristi e gli aerei c'erano lo stesso: “diversi esponenti di vertice della Cia” dichiara infatti Imposimato “pur sapendo della presenza di terroristi nel territorio Usa fin dal gennaio 2001... e pur sapendo che essi erano arrivati a Los Angeles dal 15 gennaio 2001 per addestrarsi sugli aerei da usare come missili contro edifici americani, non informarono l’Fbi”. Queste affermazioni sembrano proporre uno scenario nel quale, insomma, i terroristi avrebbero schiantato gli aerei contro i bersagli ma nel contempo le Torri Gemelle sarebbero state anche minate per garantirne il crollo.

Le sue certezze si basano, a quanto risulta dall'articolo, sugli “scienziati e i testimoni che sono stati sentiti nella Ryarson University di Toronto lo scorso settembre, che hanno dimostrato come nelle cosiddette Torri Gemelle e nella terza torre, la numero 7, siano state inserite dolosamente bombe e ordigni incendiari ed altri elementi idonei ad accelerarne il crollo.”

Si riferisce, a quanto risulta, ai cosiddetti Toronto Hearings. In tal caso, gli “scienziati e testimoni” sarebbero quelli elencati qui, ossia:
  • Lance DeHaven-Smith (professore di scienze politiche)
  • David Ray Griffin (professore di filosofia della religione e teologia, in pensione)
  • Kevin Ryan (direttore di laboratorio di chimica)
  • Jay Kolar (insegnante di cinematografia, specializzato in teoria del film francese)
  • Paul Zarembka (professore di economia)
  • Barbara Honegger (analista e assistente speciale dell'assistente del presidente USA per la politica interna)
  • Richard Gage (membro dell'American Institute of Architects)
  • Michael Chossudovksy (professore emerito di economia)
  • Cynthia McKinney (ex membro del Congresso USA)
  • Graeme MacQueen (dottore in religione comparata, docente di studi religiosi)
  • David Chandler (insegnante di fisica)
  • Jonathan Cole (ingegnere)
  • Niels Harrit (docente di chimica in pensione)
  • Peter Dale Scott (professore d'inglese, ex diplomatico e poeta)
  • Laurie Manwell (dottoranda in neuroscienza comportamentale e tossicologia)
  • Mike Gravel (ex senatore USA)
Le qualifiche sono tratte da questa pagina del sito dei Toronto Hearings e dai rispettivi curricula pubblici. Il lettore noterà l'assenza di vigili del fuoco, esperti in incendi o in aeronautica o ingegneri strutturisti. Può sorprendere che Imposimato, a quanto pare, ritenga attendibili, come esperti di crolli e incendi, dei docenti di teologia comparata, dei professori di economia o degli insegnanti di cinematografia specializzati in teoria del film francese e che abbia formulato le proprie accuse di omertosa connivenza dei tecnici del NIST senza aver consultato degli esperti effettivi nelle materie in questione.

Questi sono i fatti noti fin qui. Chi ritiene che la figura di Ferdinando Imposimato sia garante di un atteggiamento autorevole e fondato sulla consultazione di periti di settore, come è prassi nei tribunali che Imposimato ha frequentato a lungo e con indubbia fama, potrebbe voler riconsiderare la propria valutazione ed esortarlo ad ampliare la gamma dei suoi esperti di riferimento.

In ogni caso, che si sia “complottisti” o “debunker”, è auspicabile che Imposimato riesca a condurre in porto la propria denuncia all'Aia, in modo da avviare l'indagine super partes che invoca nell'intervista telefonica rilasciata al sito Luogocomune.net. In tribunale, infatti, sarà necessario presentare quella ricostruzione alternativa dettagliata degli eventi che i sostenitori delle tesi alternative non sono ancora riusciti a formulare dopo dieci anni.

Sarà inoltre interessante vedere quali periti di parte, esperti nelle materie tecniche interessate dagli eventi dell'11 settembre, Imposimato riuscirà a presentare a supporto delle sue gravi accuse. C'è da augurarsi che le loro credenziali saranno più solide di quelle degli autoproclamati esperti dei Toronto Hearings, perché portare in tribunale poeti o teologi in qualità di periti sul comportamento dei grattacieli in acciaio in caso di grande incendio sarebbe una farsa offensiva che non rientra, presumibilmente, nelle intenzioni di Ferdinando Imposimato.

2011/10/10

“Zero2”: nuova edizione, vecchi errori

di Hammer, con il contributo di Paolo Attivissimo

In occasione del decimo anniversario dell'11 settembre è uscito il libro di Giulietto Chiesa “Zero2”, che a parte un'introduzione di 66 pagine dello stesso Chiesa ripropone lo stesso volume pubblicato con il titolo “Zero” nel 2007.

Stupisce anzitutto la scelta di pubblicare con un nuovo titolo un libro già edito, soprattutto considerando che la quarta di copertina parla di “nuove prove che smentiscono ciò che ci è stato raccontato”. A pagina 4 l'editore specifica che “La presente edizione ripropone da pag. 67 il testo già pubblicato da Edizioni Piemme con il titolo Zero”, ma crediamo che difficilmente chi si accinge ad acquistare il volume controlli cosa c'è scritto prima dell'introduzione. Il tutto sembra proprio una mossa commerciale per rifilare un libro in più ai lettori meno accorti.

Del resto lo stesso Chiesa a pagina 17 ammette candidamente che “Il volume, dovessi ri-progettarlo oggi, sarebbe arricchito da centinaia di nuovi contributi, da nuovi elementi, nuove prove, nuovi indizi, nuove scoperte circa la dinamica degli avvenimenti e i loro risvolti non immediatamente visibili”.

Una domanda sorge spontanea: signor Chiesa, ma se riconosce anche lei che il libro è obsoleto, perché lo ha ristampato? Perché non lo ha riprogettato come lei stesso suggerisce? In 4 anni ci pare che il tempo necessario ci sia stato, almeno avrebbe evitato di dare alle stampe un volume la cui introduzione, come vedremo, contraddice in diversi punti i successivi capitoli.

Del resto Giulietto Chiesa non risparmia nemmeno sé stesso: a pagina 22 dell'introduzione sostiene che il volo American Airlines 77 abbia, secondo il Rapporto della Commissione d'Inchiesta, colpito il Pentagono alle 9:37. Il dato è corretto, peccato che lo stesso Chiesa nel 2006, nell'introduzione al libro di William Rodriguez “11 settembre Bush ha mentito”, abbia invece sostenuto che lo schianto fosse avvenuto alle 9:40 e questo era, per l'autore, motivo di sospetti su presunte sincronie sospette, come già analizzato a suo tempo da Undicisettembre.

Questo modus operandi non ci sorprende più di tanto, conferma solo la tendenza dei complottisti a cambiare versione con la massima disinvoltura e senza mai farne menzione. Quella che Chiesa chiama “versione ufficiale” non è mai cambiata negli anni; le versioni complottiste cambiano invece con frequenza sorprendente.

A pagina 23 l'autore torna su uno dei suoi argomenti preferiti: la presunta assenza di ogni menzione al World Trade Center 7 nel Rapporto della Commissione d'Inchiesta. Scrive Chiesa: “[...] il 43% degli americani non aveva mai sentito parlare del WTC-7. Del resto tutti quelli che hanno letto il 9/11 Commission Report non potevano saperne niente perché in quelle 566 pagine non c'è una riga al riguardo.”

Okay, ormai è chiaro: Giulietto Chiesa non possiede una copia del Rapporto o, se ce l'ha, non l'ha mai letta. Signor Chiesa, se ne faccia una ragione. Questo argomento è falso, punto e basta. Il World Trade Center 7 è citato nel rapporto alle pagine 284, 293, 302, 305 come “7 WTC”. Per favore, vorremmo non tornarci più, è un dettaglio semplicissimo da verificare.

Sempre sul World Trade Center 7 il libro ha ancora altri spunti da offrire. In fondo a pagina 23, Chiesa lo descrive infatti come “Un edificio alto quasi 200 metri di 47 piani”. I dati sono corretti, peccato che nel capitolo di Claudio Fracassi (pagina 120 di “Zero2”, pagina 56 dell'edizione del 2007) si dica che il WTC7 è “un gigante di ben 60 piani”: come preannunciato il libro contraddice sé stesso.

Chiesa passa poi ad occuparsi del Pentagono e nella nota 42 di pagina 35 scrive una sciocchezza che fa accapponare la pelle a chiunque si occupi di 11/9 da più di cinque minuti. Scrive infatti nella nota “Incontreremo tra poco la storia dei due piloti che la versione ufficiale assegna al volo AA77. I loro nomi sono Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar e l'inchiesta non poté non rilevare che la loro esperienza di piloti era al di sotto del minimo accettabile per condurre un Boeing 757.”

Ad una prima lettura si può supporre che Chiesa si sia semplicemente sbagliato. Purtroppo no, infatti a pagina 45 ripete il concetto: “Prima tra tutte la scoperta che i due presunti piloti del volo AA77, quello che avrebbe colpito il Pentagono - Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar - alloggiarono [...] in quel di San Diego, California.”

Caro Chiesa, questa volta siamo d'accordo con lei: Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar non erano in grado di pilotare un aereo di linea. Infatti nessuno si è mai sognato di dire che fossero loro i piloti dirottatori del volo AA77: il pilota di AA77 fu Hani Hanjour, che aveva conseguito il brevetto di pilota commerciale.

Proseguendo la lettura scopriamo a pagina 39 che finalmente Chiesa riconosce che sul prato antistante il Pentagono siano stati abbattuti cinque pali della luce dall'“oggetto misterioso” (espressione di Chiesa) che ne ha colpito la facciata. L'errore, però, non è stato corretto nel capitolo di Andreas von Bülow, che ancora riporta (pagina 143 di “Zero2”, pagina 79 di “Zero” del 2007) che sarebbe stata abbattuta “una serie di semafori”.

Giunti a questo punto della lettura ci è venuto il dubbio di aver frainteso la quarta di copertina. Forse le “nuove prove” non smentiscono ciò “che ci è stato raccontato” dalla Commissione d'Inchiesta, ma quello che è stato dichiarato da Chiesa e dal suo entourage negli ultimi quattro anni.

Come detto, i capitoli seguenti sono quelli già editi senza nessuna variazione. Ecco qualche esempio delle assurdità tecniche verificabili, degli errori e delle incoerenze che vi si possono trovare: l'elenco verrà ampliato man mano che prosegue la lettura. Fra parentesi è indicato il numero di pagina corrispondente dell'edizione 2007.

  • Pagina 144 (80): c'è scritto ancora che il Pentagono sarebbe stato colpito da un “parassita militare”: espressione completamente priva di senso. Sono quattro anni che aspettiamo che qualcuno ci spieghi cos'è un “parassita militare”: magari ci faranno questo favore prima che escano “Zero3” e “Zero4”.
  • Pagina 144 (80): “Le torri erano sostenute da quarantasette piloni centrali in acciaio [...] controventati a dei pilastri esterni sempre in acciaio a 236 metri di distanza”. Chiesa, per opera di Andreas von Bülow, ci sta dicendo che le Torri Gemelle avevano pilastri esterni situati a oltre duecento metri dalle Torri stesse. Un'assurdità architettonica piuttosto evidente anche per i non addetti ai lavori. Un semplice esame delle fotografie d'epoca conferma che tali pilastri esterni sono un'invenzione di von Bülow.
  • Pagina 173 (109): nel capitolo scritto da Jürgen Elsässer si afferma che “sono più che legittime le indagini volte a dimostrare che gli aerei dirottati furono comandati a distanza da terra [...] oppure che il Pentagono non fu colpito da un aereo ma da un missile cruise”. Entrambe sono asserzioni abbandonate da tempo dai principali sostenitori delle tesi di complotto, per esempio perché è pittosto difficile che i 55 testimoni oculari dell'impatto al Pentagono abbiano confuso un missile Cruise, lungo sei metri, con un aereo di linea lungo quasi cinquanta.
  • Pagina 180 (116): si dice che “tutto ciò che i due [Ramzi Binalshibh e Khalid Sheikh Mohammed] raccontarono sui fatti dell'11/9 dopo il loro arresto fu divulgato solo con la mediazione delle autorità statunitensi”, ma si omette di dire che i due avevano già confermato il loro racconto nel 2002, quando erano uomini liberi, al giornalista di Al Jazeera Yosri Fouda, come descritto nel libro Masterminds of Terror (in italiano Le menti criminali del terrorismo, Newton e Compton Editori).
  • Pagina 223 (159): Steven Jones scrive che “La Torre più vicina distava circa trecento metri dal WTC7”. È errato: la distanza dalla Torre Nord (WTC1) era di 112 metri. La distanza asserita, quasi tripla rispetto a quella reale, fa sembrare impossibile che il crollo delle Torri abbia avuto effetto sul WTC7.
  • Pagina 287 (223): Webster Tarpley scrive di “presunte chiamate telefoniche partite dai cellulari delle vittime dei dirottamenti” attribuendo alla “versione ufficiale” quest'origine delle chiamate. Ma la “versione ufficiale” afferma tutt'altro: tutte le 66 chiamate, tranne due brevi, provennero dai telefoni di bordo degli aerei, non dai cellulari, e quindi non erano affatto impossibili come si vuole insinuare.
  • Pagina 289 (225): “Grazie alla tecnologia Global Hawk, si possono anche controllare a distanza gli aeroplani intercettati”. Qualunque pilota di aereo di linea sa che questa è un'asserzione tecnica del tutto priva di fondamento.
  • Pagina 353 (289): Thierry Meyssan afferma che “gli individui accusati di aver dirottato gli aerei non figuravano sulle liste d'imbarco”, ma in realtà erano presenti nelle liste d'imbarco, che ne indicano anche i posti, confermati oltretutto dalle telefonate fatte dalle assistenti di volo durante i dirottamenti.

Se dovessimo dare un voto a questa pubblicazione, pur attingendo al massimo della nostra magnanimità, non daremmo nemmeno un 5 di incoraggiamento. L'unico voto che ci sentiamo di dare è un inevitabile zero. Oppure Zero2: tanto è uguale.

2011/09/30

L'Iran e il cospirazionismo: l'opinione di al-Qaeda

di Brain_Use

Persino al-Qaeda è stanca di sentire assurde teorie cospirazioniste sull'11 settembre.

La scorsa settimana, infatti, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha nuovamente insinuato, durante il suo discorso all'Assemblea Generale dell'ONU, che l'uccisione di Osama bin Laden potesse far parte della grande cospirazione per nascondere i veri colpevoli degli attentati dell'11 settembre 2001.

Al-Qaeda ha risposto sul numero autunnale del suo periodico in lingua inglese pubblicato nella penisola araba, “Inspire”, dedicato a commemorare il decimo anniversario degli attacchi, con una copertina che riporta un’immagine grafica delle Twin Towers contro un cielo nuvoloso. Nella testata si legge “La più grande operazione speciale di tutti i tempi”.

L'articolo di risposta ad Ahmadinejad, a firma Abu Suhail, compare a pagina 4, è etichettato “Opinion” e intitolato “Iran and the Conspiracy Theories” e dà una definizione netta delle teorie cospirazioniste: “ridicole” e “contrarie ad ogni logica e a tutte le prove”.

L’autore, sostanzialmente, accusa l’Iran, paese a maggioranza sciita, di non supportare il gruppo terroristico sunnita a causa delle tante animosità religiose e di condurre una guerra solo verbale nei confronti del Grande Satana statunitense per ragioni di comodo politico.

Leggiamone qualche tratto:

"There have been plenty of conspiracy theories surrounding the events of 9/11. These conspiracy theorists believe that the U.S. government manufactured the attacks while others believe that it was the Israeli Mossad who was behind them."

Ci sono molte teorie cospiratorie sugli eventi dell'11/9. Questi cospirazionisti credono che gli attacchi furono organizzati dal governo americano mentre altri pensano che dietro ad essi ci fosse il Mossad israeliano.


"The prescribers to these theories have been some scattered individuals here and there who do not posses the research capabilities and capacities that are only available to governments. However, there has been one exception: the government of Iran."

I sostenitori di queste teorie sono stati alcuni individui sparsi qua e là, privi delle necessarie risorse e capacità di ricerca, che sono disponibili solo ai governi. Tuttavia c'è stata un'eccezione: il governo dell'Iran.


"The Iranian government has professed on the tongue of its president Ahmadinejad that it does not believe Al Qaeda was behind 9/11 but rather, the U.S. government. So we may ask the question: why would Iran ascribe to such a ridiculous belief that stands in the face of all logic and evidence?"

Il governo iraniano ha dichiarato, per bocca del suo presidente Ahmadinejad, di non credere che l’attacco dell’11 settembre fu opera di al-Qaeda ma piuttosto del governo americano. Quindi possiamo porre questo interrogativo: perché l’Iran dovrebbe sostenere questa tesi ridicola che stride con ogni logica e ogni prova?”


"If Iran was genuine in its animosity towards the U.S., it would be pleased to see another entity striking a blow at the Great Satan but that’s not the case. For Iran, anti-Americanism is merely a game of politics."

Se l'Iran fosse sincero nel suo atteggiamento bellicoso verso gli Stati Uniti, sarebbe soddisfatto di vedere un altro soggetto che infligge un duro colpo al Grande Satana, ma così non è. Per l'Iran, l'antiamericanismo è semplicemente un gioco politico.


"For them, Al Qaeda was a competitor for the hearts and minds of the disenfranchised Muslims around the world. Al Qaeda, an organization under fire, with no state, succeeded in what Iran couldn’t. Therefore it was necessary for the Iranians to discredit 9/11 and what better way to do so? Conspiracy theories."

Per costoro, al-Qaeda era un rivale nella conquista dei cuori e delle menti dei musulmani diseredati di tutto il mondo. Al Qaeda, un'organizzazione sotto tiro, senza uno stato, è riuscita in quello che l'Iran non riusciva a fare. Perciò era necessario per gli iraniani screditare gli eventi dell'11 settembre, e quale modo migliore di farlo? Le teorie della cospirazione.


"Iran and the Shi’a in general do not want to give Al Qaeda credit for the greatest and biggest operation ever committed against America because this would expose their lip-service jihad against the Great Satan."

L'Iran e gli sciiti in generale non vogliono accreditare ad al-Qaeda la più grande e vasta operazione mai portata avanti contro l'America, perché questo smaschererebbe la loro jihad di sole chiacchiere contro il Grande Satana.

Una piccola nota amaramente ironica: sul periodico satirico online The Onion comparve nel 2008 un video che immaginava una situazione simile, con un rappresentante di al-Qaeda impegnato a smentire in un'intervista l'ennesimo libro-bufala di stampo cospirazionista.

2011/09/28

Due parole sulla “denuncia-querela” di Giulietto Chiesa

di Paolo Attivissimo

Il 22 settembre scorso Giulietto Chiesa ha annunciato (usando anche la formula curiosa del comunicato stampa) di aver “presentato una denuncia-querela, alla Procura della Repubblica di Roma” contro di me in relazione a questo mio articolo. La sua “denuncia-querela”, datata 15 settembre, è consultabile pubblicamente presso Comunicati.net.

I dettagli surreali della vicenda sono sul blog Il Disinformatico, ma in estrema sintesi Chiesa ha preso una mia frase palesemente ironica, l'ha isolata impropriamente dal suo contesto e l'ha interpretata come un'accusa seria nei suoi confronti.

Considerato il curriculum professionale di Giulietto Chiesa, è perlomeno bizzarro che qualcuno possa prendere sul serio la mia ipotesi satirica che lui sia “un agente del Nuovo Ordine Mondiale, infiltratosi tra i ricercatori delle verità alternative per screditarli [...] oppure [...] il più sottile satirista della storia dell'umanità”, ma a quanto pare è successo.

È interessante notare che nel comunicato stampa di annuncio della sua “denuncia-querela” Chiesa pubblicizza il suo nuovo libro di tesi alternative sull'11 settembre e la costituzione di un gruppo di “22 esperti” sullo stesso tema, nonostante tutto questo non abbia nulla a che fare con l'argomento della “denuncia-querela” (il mio articolo, infatti, riguardava l'economia).

Ai lettori di Undicisettembre vorrei chiarire che questa novità non imbavaglierà né me né gli altri autori del gruppo Undicisettembre e non altererà in alcun modo la nostra critica tecnica alle asserzioni di Giulietto Chiesa o di chiunque altro, che continueranno ad essere esaminate attraverso il vaglio sereno dei fatti.

2011/09/20

Nuove immagini di rottami d’aereo e danni al Pentagono

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L'FBI ha pubblicato un video e una serie di immagini in gran parte inedite dei danni e dei rottami d'aereo al Pentagono.

Il video non mostra nulla di particolarmente significativo: si tratta di immagini piuttosto confuse dell'esterno del Pentagono che iniziano poco dopo l'impatto, quando i mezzi di soccorso erano già arrivati ed entrati in azione ma prima del crollo parziale della facciata dell'edificio, e proseguono anche dopo il crollo. Gli unici dettagli d'interesse di questo video sono alcune immagini, peraltro già viste, dei lampioni abbattuti e le panoramiche che mostrano chiaramente che la presunta “collinetta” davanti alla facciata colpita, lungo la traiettoria dell'aereo delineata dai lampioni abbattuti, semplicemente non esiste. A 12 minuti circa si notano brevemente due persone che documentano fotograficamente oggetti nel prato del Pentagono.


Danni alla facciata esterna



9-11 Pentagon Exterior 8 (link all'originale)


9-11 Pentagon FBI 5 (link all'originale)


9-11 Pentagon Exterior 7 (link all'originale)


9-11 Pentagon FBI 3 (link all'originale)


9-11 Pentagon Emergency Response 2 (link all'originale)


9-11 Pentagon Emergency Response (link all'originale)


9-11 Pentagon Emergency Response 3 (link all'originale)


9-11 Pentagon Exterior 1 (link all'originale)


La breccia d'uscita e i rottami d'aereo nell'A-E Drive



9-11 Pentagon Exterior 6 (link all'originale).


Dettaglio ingrandito della zona centrale della foto precedente: si notano un frammento di pneumatico e un cerchione compatibili con quelli di un Boeing 757.


9-11 Pentagon Exterior 4 (link all'originale)


9-11 Pentagon Exterior 5 (link all'originale)


9-11 Pentagon Exterior 3 (link all'originale)


Dettaglio della foto precedente. Si notano rottami con forme e rivettature tipiche d’aereo.


9-11 Pentagon FBI 6 (link all'originale)


9-11 Pentagon FBI 2 (link all'originale)


9-11 Pentagon Exterior 2 (link all'originale)


FBI team at the Pentagon (link all'originale)


Danni interni



9-11 Pentagon FBI 4 (link all'originale)


9-11 Pentagon Interior 12 (link all'originale)


Pentagon Interior (link all'originale)


Vedute aeree



9-11 Pentagon Overhead 1 (link all'originale)


9-11 Pentagon Overhead (link all'originale)


Dettaglio della foto precedente. Si notano il generatore danneggiato (a sinistra) e la posizione delle bobine di cavo (a destra in alto), entrambi elementi controversi secondo le tesi alternative.


Rottami d'aereo sul prato del Pentagono



9-11 Pentagon Debris (link all'originale)


9-11 Pentagon Debris 1 (link all'originale).
Questa fotografia era già stata pubblicata nel libro Pentagon 9/11 (2007).


9-11 Pentagon Debris (link all'originale)

2011/09/17

La struttura del Pentagono in immagini d'epoca e post-attentato

di Paolo Attivissimo

La rivista Life ha pubblicato recentemente una serie di fotografie d'epoca del Pentagono durante la sua costruzione, iniziata nel 1941, che smontano molto efficacemente una delle argomentazioni ricorrenti fra i sostenitori delle tesi alternative: l'aereo che colpì il Pentagono l'11 settembre avrebbe incredibilmente trapassato ben sei muri maestri, attraversando tre degli anelli concentrici dell'edificio prima di terminare la propria corsa distruttiva. Ma questa tesi è basata su una premessa errata, perché il Pentagono non ha muri maestri e perché al piano terra e al primo piano i tre “anelli” esterni formano un volume unico.

La struttura, infatti, era basata esclusivamente su colonne portanti e travi di collegamento in cemento armato. Le immagini che seguono mostrano chiaramente questo fatto ed evidenziano i grandissimi volumi interni privi di muri maestri.


Foto di Myron Davis/Time-Life Pictures



Foto di Thomas D. McAvoy/Time-Life Pictures, 1 gennaio 1942



Foto di Myron Davis/Time-Life Pictures


Durante la ricostruzione successiva all'attentato dell'11 settembre 2001 furono scattate queste fotografie che illustrano la continuità dei volumi interni dell'edificio ai piani inferiori.


La zona lesionata dall'impatto, 4 ottobre 2001



Foto di Jocelyn Augustino / FEMA, 7 marzo 2002


Per orientarsi nella struttura può essere utile questa pianta della zona danneggiata, tratta dall'Arlington After-Action Report redatto dai vigili del fuoco civili che operarono al Pentagono in seguito all'attacco. La zona chiara è quella interessata da danni strutturali interni; in grigio è indicata la zona colpita dagli incendi; in rosso le colonne danneggiate e in blu quelle distrutte. In alto, in corrispondenza della dicitura “Punch Out”, è indicato il foro d'uscita dei resti del velivolo.


Pianta della zona danneggiata, tratta dall'Arlington After-Action Report


Come si può notare, non vi è alcuna emersione e rientro del velivolo nell'edificio, ma vi è un solo passaggio all'interno di un unico volume, senza incontrare muri maestri, contrariamente a quanto asserito da numerosi sostenitori delle tesi alternative.