di Paolo Attivissimo, con il contributo di Federico Dite. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Dal libro
New York September 11, una raccolta in grande formato delle immagini dell'11 settembre scattate dai fotografi dell'agenzia Magnum, è molto interessante segnalare l'immagine presentata qui sotto.
Questa fotografia è una delle più nitide documentazioni di un fenomeno che è sfuggito a molti osservatori superficiali della dinamica dei crolli, e soprattutto a coloro che teorizzano una demolizione controllata con taglio delle colonne portanti:
dopo il crollo delle torri, una porzione considerevole di queste colonne rimase in piedi per diversi secondi, formando quelle che sono state definite
“guglie” (
spire in inglese).
Un'immagine scattata dalla medesima angolazione durante il crollo della Torre Nord ci permette di avere un riferimento posizionale e di collocare quindi la “guglia”: coincide con una porzione degli elementi del
"core" (nucleo di colonne centrali).
Sovrapponendo le due immagini precedenti si ottiene quest'indicazione posizionale:
Confrontando con una pianta dell'edificio si nota la corrispondenza con la porzione destra del
core.
Osserviamo questa “guglia” in dettaglio.
Le immagini che seguono sono di varia provenienza e documentano da altre angolazioni la struttura e l'evoluzione della “guglia” della Torre Nord.
La “guglia” della Torre Sud
Per la Torre Sud, la prima a crollare, il fenomeno della “guglia” è talmente rilevante da essere facilmente scambiabile per un altro grattacielo: soltanto il confronto con le immagini pre-crollo permette di capire senza ombra di dubbio che la struttura che si vede è una parte del
core della Torre Sud, che successivamente collassa.
Da queste immagini si deduce chiaramente che
la dinamica del crollo non è stata un semplice accatastamento rovinoso della struttura (cioè il
pancaking tuttora citato erroneamente da molti video cospirazionisti), ma ha avuto fasi ben più complesse: dapprima sono caduti i solai, portando con sé le facciate, e soltanto in un secondo momento è crollata parte del nucleo centrale.
Questo fenomeno è perfettamente compatibile con un cedimento strutturale innescatosi nelle facciate portanti, come documentato dal rapporto NIST. Le facciate, tirate verso l'interno in corrispondenza di alcuni solai danneggiati dall'impatto e deformati dall'ammorbidimento dovuto al calore degli incendi, cedono: la massa soprastante la lesione inizia a ricadere sul resto della torre, e i solai, non più sorretti perimetralmente, si spezzano, cadendo in fuori; la soletta di cemento dei solai si frammenta, producendo grandi nubi di polvere. L'edificio si apre come i petali di un fiore, al centro del quale resta, per pochi istanti, una parte del nucleo portante della struttura.
Immagini come queste contraddicono invece irrimediabilmente le teorie che immaginano che il crollo delle Torri Gemelle sia stato prodotto tagliando le colonne del
core, cosa chiaramente impossibile se il
core è crollato in parte
dopo il resto dell'edificio.
La domanda da rivolgere ai sostenitori della demolizione controllata è quindi molto semplice: se, come dicono loro, le torri sono state demolite dall'esplosivo o dalla termite, quale stravagante meccanismo di demolizione, senza precedenti nella storia, sarebbe stato utilizzato per ottenere questo risultato? Dove sarebbero state collocate le cariche in modo da lasciare in gran parte intatto il centro dell'edificio ma fargli crollare tutto il resto? E come sarebbe stato possibile ottenere questo risultato nascondendo le cariche alle decine di migliaia d'inquilini dell'edificio?
Le teorie alternative sono indubbiamente affascinanti, perché promettono soluzioni semplici ai dubbi che molti, giustamente, si sono posti di fronte a un evento indubbiamente incredibile perché senza precedenti. Purtroppo, però, quando a queste teorie si chiede di spiegare in dettaglio cosa è successo, ci si trova di fronte a contraddizioni e assurdità imprescindibili come queste.