di John - www.crono911.org. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Nel corso del 2007 l'USAF (l'aviazione militare americana) ha reso disponibili i dati radar (grezzi e filtrati) relativi agli spazi aerei interessati dai dirottamenti e dagli impatti dell'11 settembre 2001.
Si tratta di ben 4 CD che contengono i dati grezzi, i dati filtrati, un programma per la loro visualizzazione, nonché una serie di rappresentazioni grafiche e animate.
Il software non è propriamente intuitivo, in quanto è destinato a un'utenza professionale, ma con un po' di buona volontà e – soprattutto – di tempo, si impara ad utilizzarne quantomeno le funzioni principali.
Trattandosi di file piuttosto voluminosi, approfittiamo del fatto che il sito
AAL77.com amministrato da John Farmer li ha resi liberamente disponibili per il download e invitiamo i lettori che siano interessati a "smanettare" a procurarsene copia dallo stesso.
*Aggiornamento (2009/10/15): il link citato qui sopra non è più attivo, ma lo stesso materiale è disponibile presso 911files.info.Per chi non voglia perdere troppo tempo, il CD più importante è quello etichettato
84 RADES FBI. Infatti è quello che l'USAF ha inviato all'FBI e contiene tutti i file principali e più significativi, oltre alle elaborazioni grafiche. Inoltre il software di visualizzazione dei dati contenuto in questo CD è quello più aggiornato e non richiede installazione, per cui basta inserire il CD nel lettore e si è pronti alla consultazione.
Essenzialmente i dati presentano i "ritorni radar" sulle aree di Washington D.C., New York e Pittsburgh, ottenuti incrociando diversi radar militari che "battevano" quelle zone da posizioni diverse.
Si tratta di radar a lungo raggio, che fanno parte del dispositivo di controllo aereo a protezione della costa orientale degli Stati Uniti.
I ritorni sono di tre tipi, contraddistinti da altrettanti simboli grafici. Un cerchietto indica una risposta del
transponder (
beacon), ossia di quell'apparato che, installato a bordo degli aerei, comunica a terra alcuni dati fondamentali per identificare il velivolo e stabilirne quota e posizione. I controllori di volo solitamente si affidano a questa visualizzazione per seguire e gestire il traffico aereo.
Un triangolo indica un semplice eco radar: è il classico "blip" che appare sullo schermo del radar, determinato dalla riflessione delle onde radar sulla superficie del velivolo. Questo tipo di segnale non dà alcuna informazione aggiuntiva e non consente di identificare il velivolo né di distinguere un determinato velivolo dagli altri in volo nella stessa area. La visualizzazione di questi segnali è chiamata "primaria".
Un quadrato indica un
"ritorno rinforzato", un termine che sta a significare che al segnale del transponder si è sovrapposto anche il segnale radar "primario".
Le antenne dei radar in argomento ruotano trasmettendo e ricevendo i segnali radar su 360 gradi. Ogni rotazione è chiamata
"battuta" e a ogni battuta corrispondono, per ciascun velivolo presente e rilevato, altrettanti quadrati, triangoli e/o cerchietti secondo il tipo di segnale ricevuto.
Il software consente di visualizzare un certo numero di battute (per esempio le cinque più recenti) in maniera tale che unendo i segnali si ha il senso della rotta seguita dal velivolo. La distanza tra un segnale e l'altro rende inoltre l'idea della velocità a cui l'oggetto si muove. E' anche possibile visualizzare tutte le battute e in questo caso si otterrà una rappresentazione grafica dell'intero percorso seguito dall'aereo.
In questa sede ci occuperemo della situazione sul cielo di Washington D.C. (volo American 77), mentre in altri articoli analizzeremo quelle su New York (voli American 11 e United 175) e su Pittsburgh (volo United 93).
Il volo American 77 è stato inquadrato da almeno tre radar militari nel corso del suo volo, ma il principale di questi tre è l'impianto di The Plains che lo ha tenuto costantemente agganciato negli ultimi 20 minuti prima dell'impatto.
Iniziamo subito con uno screenshot interessante:

Questa è la situazione radar sull'area di Washington alle ore 9:29 dell'11 settembre 2001, appena 8 minuti prima dell'impatto al Pentagono.
Abbiamo scelto, in questo caso, una rappresentazione con sole due "battute".
Il Pentagono è al centro, evidenziato da una croce cerchiata, in rosso. Il Volo 77 è rappresentato a sinistra dai due triangolini di colore amaranto. Ogni triangolino corrisponde a una battuta del radar The Plains (codice PLA) che vediamo un po' più sopra in blu.
In questo momento la distanza tra il Volo 77 e il Pentagono è di circa una sessantina di chilometri.
Come si può notare, nell'area ci sono decine e decine di velivoli. I diversi simboli raggruppati molto vicini uno all'altro rappresentano un unico velivolo (sia perché ci sono due battute, sia perché possono esserci i segnali di più radar).
I due simboli del Volo 77 sono ben distanziati uno dall'altro, nonostante le due battute siano separate da un intervallo temporale di appena 12 secondi (il tempo di rotazione dell'antenna del radar PLA). Questa separazione rende bene l'idea della velocità a cui si stava muovendo il velivolo.
Come abbiamo precisato, i due simboli del Volo 77 sono triangoli: si tratta cioè di un segnale radar "primario". Il transponder sul velivolo, infatti, era stato spento dai dirottatori.
Noi possiamo distinguere chiaramente il Volo 77 perché sappiamo qual è, lo abbiamo colorato, e abbiamo visualizzato contemporaneamente sia i segnali primari che quelli del transponder e quelli rinforzati, con simboli diversi.
I responsabili del controllo aereo e della difesa aerea, quella mattina, in tempo reale, non avevano lo stesso vantaggio: visualizzando i segnali dei transponder, non vedevano affatto il Volo 77, perché aveva il transponder spento. Visualizzando i segnali primari, vedevano una massa di puntini indistinguibili l'uno dall'altro.
Fatta questa premessa, esaminiamo adesso un'elaborazione grafica in cui sono visualizzati esclusivamente i ritorni radar del Volo 77.

L'elaborazione (che è semplicemente una trasposizione grafica dei dati) permette di apprezzare, drammaticamente, la storia del Volo 77.
Notiamo che dalle 08:19 (decollo da Dulles) l'aereo segue regolarmente la sua rotta verso Ovest, salendo progressivamente di quota fino a 35.000 piedi, perfettamente inquadrato dal radar con una serie costante di segnali rinforzati (transponder più primario).
Alle 08:50 l'aereo esce dalla copertura dei radar militari (ma non di quelli civili).
Il motivo di questo "buco radar" è molto semplice: i radar in questione sono dislocati per battere la costa orientale degli Stati Uniti, e quindi per intercettare una minaccia aerea proveniente dall'Oceano Atlantico. Non sono stati dislocati per assicurare il controllo della zona interna, che è invece appannaggio del controllo civile del traffico aereo.
Spostandosi dalla costa Est verso Ovest, è quindi del tutto normale lasciare la zona coperta dai radar militari ed entrare in quella scoperta.
Questa mappa evidenzia la dislocazione dei siti radar militari nel 2001 ed il loro raggio di copertura media:

Si può notare che il territorio interno è completamente scoperto. E' quindi improprio parlare di "buco": si tratta invece di un'area immensa che non era coperta perché non era previsto che lo fosse.
Dalle fonti FAA ed NTSB sappiamo che alle 08:51 avvenne l'ultima comunicazione radio di routine tra i piloti e il controllo civile del traffico aereo. Il dirottamento ebbe luogo circa due-tre minuti dopo quella comunicazione, quando l'aereo abbandonò la rotta assegnata e spense il transponder, alle 08:56, sparendo anche dagli schermi radar del controllo aereo civile.
Da quel momento, il volo American 77 non venne battuto da nessun radar militare fino alle 09:09, quando il velivolo rientrò nel raggio di copertura del radar militare di The Plains.
Questa volta il segnale è solo primario, perché il transponder è spento, e la rotta è inversa, verso Est, verso Washington D.C.
Abbiamo quindi in tutto un periodo di 13 minuti di mancata copertura radar (ma solo dei radar militari: quelli del controllo aereo civile coprono infatti anche questo periodo).
Da questo momento, il velivolo è inquadrato dal radar di The Plains fin quasi al momento dell'impatto. L'ultimo contatto radar è indicato alle ore 09:37 e 47 secondi.
Qualcuno troverà strano che i dirottatori abbiano scelto di agire proprio quando l'aereo era uscito dalla copertura dei radar militari: una coincidenza che farà felici i complottisti, ma che noi mettiamo ugualmente in evidenza perché ci interessano soltanto la verità e i dati di fatto, anche quando si prestano a interpretazioni pro-complotto.
L'osservazione è interessante. Le mappe di copertura dei radar militari americani, come quella che abbiamo mostrato, si potevano visionare tranquillamente su Internet, per cui è perfino possibile che i dirottatori ne abbiano tenuto conto.
Ci sentiamo però di escludere questa ipotesi.
Innanzitutto il momento in cui i dirottatori sono entrati in azione segue da vicino quello in cui il pilota aveva livellato l'aereo alla quota prevista per la crociera, a 35.000 piedi (ore 08:46, come si evince dal rapporto dell'NTSB sui dati della scatola nera).
Era il momento più logico per intervenire, con l'aereo livellato e con il pilota automatico inserito: l'eventuale colluttazione con i piloti e il subentro al pilotaggio del velivolo erano un momento cruciale ed è di tutta evidenza il vantaggio di non doversi preoccupare dell'assetto di volo.
Si impone poi una precisazione: il fatto che i radar abbiano seguito l'aereo nella sua rotta finale, non significa che anche i controllori di volo civili e militari fossero in grado di seguirlo sui loro schermi.
Come abbiamo visto sopra,
con il transponder spento l'aereo era del tutto invisibile sugli schermi "secondari", mentre su quelli "primari" era soltanto un anonimo "blip" in mezzo a decine di altri "blip" altrettanto anonimi.
In altre parole: anche se l'aereo non fosse scomparso per nulla dai radar militari, sarebbe rimasto in ogni caso difficilissimo da individuare in mezzo agli altri aerei presenti nell'area. Le cose non sarebbero cambiate.
Oltre al radar di The Plains, vediamo nella rappresentazione grafica che altri due radar militari hanno avvistato l'American 77: il radar di Oceana, alle ore 9:25 e 36 secondi (questo radar è riuscito anche a valutarne la quota in 12.400 piedi) e il radar di Gibbsboro, alle 09:34 e 31 secondi, che ha "beccato" l'aereo proprio nella sua ultima virata, in fase di discesa, rilevandone una quota di 10.000 piedi.
Sappiamo dai rapporti della FAA che pochissimo prima, intorno alle 09:33, i controllori di volo dell'aeroporto di Dulles osservarono il volo 77 (senza riuscire a identificarlo) in rapido avvicinamento sulla capitale e chiesero al pilota di un C-130 militare da trasporto, in volo sulla zona, di identificarlo visivamente.
In questa rappresentazione grafica, vediamo i segnali radar del volo American 77 (in color amaranto) e del citato C-130, che aveva codice radio GOPHER-06 (in colore verde):

Possiamo apprezzare come la rotta di GOPHER-06 vada a incrociare quella di American 77 pochi minuti prima dell'impatto.
Il pilota di GOPHER-06, Steve O'Brien, ha acquisito visivamente l'aereo identificandolo come un Boeing 757 o 767 con i colori dell'American Airlines (
The Minnesota Star-Tribune).
Vediamo ora quest'altro screenshot dei dati radar. Questa volta abbiamo settato il software affinché ci mostri cinque battute dei radar.

Il Volo 77 è rappresentato dai cinque triangolini amaranto, che disegnano una rotta inequivocabilmente diretta verso il Pentagono. La battuta più recente è delle 9:32 e 50 secondi: mancano solo cinque minuti all'impatto.
Si noti la densità di traffico aereo nella zona, ed in particolare i velivoli sotto il Pentagono, con rotte allineate e battute molto ravvicinate che indicano una velocità relativamente ridotta. La cosa è perfettamente normale: in quell'area è situato l'aeroporto Reagan, un normale aeroporto aperto al traffico civile.
In questa foto da Google Earth possiamo apprezzare le rispettive posizioni del Pentagono e dell'aeroporto, una delle cui piste è letteralmente allineata verso l'edificio:

Come possiamo verificare,
la testata pista è a meno di 1.200 metri dalla facciata del Pentagono.
Chi vorrà scaricare e utilizzare il software, potrà verificare che molte tracce spariscono o appaiono sull'aeroporto: si tratta appunto di aerei che vi atterrano o decollano.
In quest'altra schermata, vediamo la situazione alle 9:36 e 12 secondi, quando manca poco più di un minuto all'impatto. Sono rappresentate le ultime 4 battute radar.

Vediamo in rosso la rotta di American 77, in fase di virata discendente che lo porterà ad allinearsi a bassa quota contro il Pentagono, e in verde la rotta del C-130 GOPHER-06.
Si noti come, mettendo in relazione la prima battuta, le posizioni relative di GOPHER-06 e American 77 sono tali che il velivolo dirottato si trovava all'incirca a ore 10 rispetto al C-130.
Questo corrisponde esattamente a quanto dichiarato dal pilota del C-130.Anche in questo caso, facendo scorrere le battute successive, si riscontra che GOPHER-06 ha virato verso il Pentagono per seguire American 77. Al termine della virata American 77 si era appena schiantato, e difatti O'Brien riferì di aver visto l'esplosione contro il Pentagono.
Una tabella in formato Excel, allegata al software, contiene l'elenco di ogni singolo contatto radar relativo al volo American 77.
Scopriamo così che
l'ultimo segnale radar è stato rilevato alle ore 9, minuti 37, secondi 47, millisecondi 810. Praticamente l'ultimo contatto radar è temporalmente collocato tre secondi dopo rispetto all'orario ufficiale di impatto indicato dall'NTSB (9:37:45) e quattro secondi dopo rispetto all'ultima registrazione di dati sulla scatola nera (9:37:44).
Qualcuno si chiederà come sia possibile che un radar possa seguire un oggetto volante a una quota così bassa come quella tenuta dal Volo 77 negli ultimi secondi di rotta.
L'orizzonte radar dipende in realtà da due fattori: l'elevazione dell'antenna e la quota del bersaglio. Più l'antenna è elevata, più il radar è in grado di rilevare bersagli a bassa quota posti anche a notevole distanza (è il motivo per cui esistono gli aerei tipo AWACS).
La zona di The Plains ha un'elevazione media di circa 200 metri sul livello del mare, e questo garantisce a un radar posizionato in quella zona (tanto più se su un traliccio, come è usuale) la capacità di vedere un bersaglio a bassissima quota a grande distanza. Alcuni secondi di volo prima dell'impatto, l'American 77 ha seguito una traiettoria su un terreno che aveva un'altitudine di alcune decine di metri (a 1.800 metri dal Pentagono il terreno è ancora alto 40-50 metri rispetto al livello del mare) e pertanto ha volato a oltre 100 metri di altezza rispetto al livello del mare.
Un semplice calcolo (ci possiamo aiutare con questo
calcolatore online) ci mostra che il radar di The Plains poteva individuare un oggetto volante a 100 metri di quota anche fino a 100 km di distanza.
La distanza fra The Plains e il Pentagono è di circa 60 km. Ciò si traduce nella possibilità di vedere un aereo che volava anche ad appena 10 metri di quota sul livello del mare.
Tutto questo significa che l'orario effettivo dell'impatto va spostato in avanti di alcuni secondi.
Non sono poi tanti, e ai fini "storici" non cambia nulla. Ai fini tecnici, però, questa nuova evidenza consente di rivedere in maniera diversa le ipotesi fatte in sede di
analisi dei dati della scatola nera.
Alcuni sostenitori di "verità alternative" hanno affermato che la quota memorizzata dall'FDR in quell'ultimo istante di registrazione era troppo alta per poter essere colmata in appena un secondo di volo. Un intero gruppo di teorie cospirazioniste è stato costruito e fondato su questo assunto.
I dati dei radar dimostrano che in realtà gli ulteriori secondi di volo sono stati non meno di quattro, giacché l'ultima battuta radar è delle 9:37 e 48 secondi, e a quella successiva – quando l'aereo era impattato e pertanto non più rilevabile – mancavano ben 12 secondi.
L'orario di impatto va quindi collocato tra le 9:37 e 48 secondi e le 9:38 e 0 secondi.La sincronizzazione temporale dei dati radar presentati dall'USAF è attestata da questo
documento NTSB che contiene e integra anche i dati dei radar civili della FAA.
La documentazione che abbiamo esaminato in questo articolo non solo conferma i
dati del controllo aereo civile e quelli della
scatola nera, ma riscontra oggettivamente le dichiarazioni di un testimone più che qualificato (il pilota Steve O'Brian) e spazza via ogni contestazione sulla compatibilità della traiettoria reale con quella desumibile dalla scatola nera.
Infine, essa rivela che
nessun aereo misterioso volò sul Pentagono né prima né tanto meno subito dopo l'impatto: l'unica traccia radar in proposito appartiene al C-130 di O'Brien la cui presenza è sempre stata ampiamente documentata.
Anche l'astrusa teoria che il volo American 77 avrebbe sorvolato il Pentagono mentre qualcos'altro lo colpiva riceve un'ulteriore e irrecuperabile smentita.
Certo, i complottisti potranno continuare a sostenere (e non c'è dubbio che lo faranno) che i cadaveri sono posticci, gli esami del DNA sono stati truccati, la scatola nera è stata messa lì a bella posta e i relativi dati sono stati contraffatti, i video sono stati manipolati, i rottami sono stati piazzati da agenti segreti, i testimoni sono stati comprati, i pali della luce sono stati minati con esplosivo, le telefonate dei passeggeri sono state costruite al computer, i dati dei radar sono stati falsificati...
...ma è davvero dura la vita di chi vuole ancora far credere un simile ammasso di corbellerie.