di mother
Nel valutare le immagini dei rottami d'aereo al Pentagono risulta molto utile fare il confronto con i rottami ritrovati nelle strade intorno al World Trade Center.
2007/10/19
Volo 93: raccolta e conservazione dei rottami
di mother
Da fonti giornalistiche si apprende che i resti del Volo 93 sono conservati nel deposito di IronMountain, come narrato in questo servizio televisivo segnalatomi dall'utente Youtube Slimebuster.
Queste invece sono alcune delle foto che documentano la raccolta minuziosa, palmo a palmo, dei resti del Volo 93.
Da fonti giornalistiche si apprende che i resti del Volo 93 sono conservati nel deposito di IronMountain, come narrato in questo servizio televisivo segnalatomi dall'utente Youtube Slimebuster.
Queste invece sono alcune delle foto che documentano la raccolta minuziosa, palmo a palmo, dei resti del Volo 93.
2007/10/17
United 93: le telefonate "incongruenti"
di John - http://www.crono911.orgL'articolo è stato integrato con ulteriori fonti dopo la pubblicazione iniziale.
Una tecnica largamente utilizzata dai sostenitori di teorie alternative per contestare la validità di quella che essi chiamano la "versione ufficiale" (e che è la sequenza dei fatti che si è svolta sotto gli occhi di migliaia di persone) è quella di dare un grande valore a particolari del tutto insignificanti nel contesto.
Un esempio è fornito dalle vicende relative alle telefonate partite dal volo United 93.
Se esaminiamo la raccolta di telefonate presentate dal sito complottista Killtown, verifichiamo che vengono presentate un totale di 17 telefonate fatte da 10 passeggeri e 2 assistenti di volo. Il sito ha conteggiato le telefonate basandosi su quanto riferito da fonti giornalistiche.
Quello che sappiamo del contenuto di queste telefonate proviene sostanzialmente dai ricordi delle persone che le hanno ricevute: parenti e amici delle vittime, centralinisti, eccetera.
Già questo particolare deve far capire a chiunque sia dotato di buon senso che per forza di cose tali testimonianze sono riferite con un certo margine di imprecisione, dovuto alla natura umana dei ricordi, all'emozione che hanno vissuto coloro che hanno raccolto le ultime frasi di una persona cara, alle inevitabili coloriture dei racconti, e all'integrazione fra ricordi veri e propri e notizie apprese nel corso dei giorni successivi.
A questo si aggiungono le approssimazioni con le quali i giornalisti riportano le dichiarazioni delle persone che intervistano.
Per esempio, spesso si legge che quelle telefonate sono partite da "cellphone", ossia telefonini cellulari privati. In realtà quasi tutte sono partite dagli Airphone, ossia telefoni di bordo come quello mostrato all'inizio dell'articolo.
Abbiamo trattato il discorso "cellphone" e "Airphone" in più sedi, e chi lo voglia approfondire troverà sufficienti informazioni su Undicisettembre, su Crono911.org e su Crono911 Online.
Un altro esempio dell'approssimazione delle fonti giornalistiche è dato dal fatto che sulla base di esse il sito Killtown ha individuato, come abbiamo visto, 17 telefonate partite dal volo United 93. In realtà sono state ben 37.
Ciò nonostante, ancora oggi i complottisti (proprio il sito Killtown ne è esempio) si appigliano al fatto che sui giornali c'è scritto "cellphone" e che i parenti delle vittime siano soliti parlare anch'essi di "cellphone". Questo tipo di contestazione è intellettualmente così arida che non è proprio il caso di riprenderla in esame.
Con lo stesso sistema, i complottisti spulciano le testimonianze (spesso riportate da diverse fonti giornalistiche con differenze più o meno marcate l'una dall'altra) alla ricerca di apparenti contraddizioni e incongruenze.
Ovviamente con questa tecnica si possono trovare non una, ma migliaia di apparenti incongruenze, perché ciascuna dichiarazione, resa in tempi e circostanze diverse, sarà leggermente differente da tutte le altre, a meno che uno non la reciti come una poesia.
Prenderemo quindi in esame solo tre "contestazioni" riferite al volo United 93, quelle più "clamorose". Vediamole:
Le telefonate di Thomas Burnett

La tesi complottista
Dagli atti del processo Moussaoui si evince che risultano registrate soltanto tre telefonate effettuate dal passeggero Thomas Burnett alla moglie Deena, tutte da telefoni di bordo Airphone, alle ore 9:30, alle 9:37 e alle 9:44.
Al contrario, la moglie sostiene:
- di aver ricevuto almeno quattro telefonate, partite dal telefono cellulare privato del marito;
- di aver visto infatti il numero di cellulare del marito sul proprio display;
- che le telefonate sono state effettuate alle ore 9:27, 9:34, 9:45 e 9:54;
- che la donna è così precisa perché ha annotato in tempo reale l'orario delle telefonate.
La ricostruzione della signora Burnett è ben visibile nel sito dedicato alla memoria del marito, mentre diverse sue dichiarazioni sono riportate (con relativo link alla fonte) nel citato sito Killtown.
Come stanno le cose
Innanzi tutto il prospetto delle telefonate esibito nel processo Moussaoui e oggi pubblicamente disponibile è uno schema riassuntivo, una presentazione grafica basata sulla documentazione fornita dai gestori telefonici all'FBI.
Questa presentazione grafica non risulta formalmente contestata né dalla difesa dell'imputato, né dai testimoni, ed è stata ammessa come prova d'accusa nel corso di un regolare processo con una regolare giuria popolare.
E' ragionevole, pertanto, ritenerla una valida e precisa ricostruzione delle risultanze tecniche e documentali.
Notiamo subito che non c'è contraddizione nella sequenza cronologica delle prime tre telefonate. Differenze addirittura inferiori a 3 minuti sono del tutto plausibili.
Quella che manca del tutto è la telefonata che, secondo la Burnett, sarebbe avvenuta alle ore 9:54.
E' possibile che questa quarta telefonata manchi perché fu effettuata con il telefonino cellulare di Thomas Burnett e pertanto non poteva essere registrata dal gestore degli Airphone. L'orario rende plausibile questa ipotesi.
Infatti risultano altre due telefonate partite da telefonini privati da quel volo: quella di Cee Cee Lyles delle ore 9:58 e quella di Edward Felt, anch'essa delle 9:58.
Alle 9:54 l'aereo era in fase di rapida discesa e si trovava già a 11.000 piedi, ossia 3.300 metri di quota rispetto al livello del mare. E' un'altezza compatibile con l'utilizzo di un telefonino cellulare.
E' poi più che verosimile che la signora Burnett possa aver fatto un po' di confusione nel ricostruire quei momenti drammatici.
Vediamo infatti cosa ha dichiarato in momenti diversi e a fonti giornalistiche diverse.
Post Gazette del 13 settembre 2001:
Deena Burnett said she received four calls from her husband, California businessman Thomas E. Burnett Jr., 38. During the first call, he described the hijackers and told her they had stabbed and seriously injured one passenger, advising her to contact authorities. She informed him that the World Trade Center had been hit by another hijacked jet.
Deena Burnett ha detto di aver ricevuto quattro chiamate dal marito, Thomas E. Burnett Jr., trentottenne uomo d'affari californiano. Durante la prima chiamata, l'uomo ha descritto i dirottatori e ha detto che essi avevano accoltellato e ferito gravemente un passeggero, e le ha chiesto di contattare le autorità. La donna lo ha informato che il World Trade Center era stato colpito da un altro aereo dirottato.
Thomas Burnett called back shortly thereafter to report that the wounded passenger had died, and said he and some others "were going to do something," to stop the terrorists, Deena Burnett told KCBS Radio San Francisco.
Thomas Burnett ha richiamato poco dopo per riferire che il passeggero ferito era morto e ha spiegato che lui e altri "stavano per fare qualcosa" per fermare i terroristi - ha dichiarato Deena Burnett alla KCBS Radio di San Francisco.
In questa dichiarazione, quindi, sembra che la Burnett intenda dire che avvisò il marito di quanto stava accadendo al World Trade Center già nel corso della prima telefonata.
CNN, 19 settembre 2001:
Passenger Tom Burnett... was also apparently part of the group. He called his wife four times during the hijacking. On the last call, he told her the male passengers were getting ready to do something.
"He said, 'They've already knifed a guy; they're saying they have a bomb. Please call the authorities,' " said Deena Burnett.
Sembra che anche il passeggero Tom Burnett... facesse parte del gruppo. Ha chiamato la moglie quattro volte durante il dirottamento. Nell'ultima chiamata, le ha detto che i passeggeri maschi si stavano preparando per fare qualcosa.
"Ha detto che avevano già accoltellato un uomo; che affermavano di avere una bomba; mi ha pregato di chiamare le autorità" ha dichiarato Deena Burnett.
In quest'altra dichiarazione, la Burnett sembra collocare addirittura all'ultima telefonata il momento in cui il marito le chiese di chiamare le autorità. Nella ricostruzione presente sul sito dedicato al marito e in molte altre dichiarazioni, questo passaggio è collocato invece nella prima telefonata.
Post Gazette del 22 settembre 2001:
When he called home, his wife, Deena, was feeding their three daughters breakfast and watching the television accounts of the World Trade Center attacks. "I'm on the airplane. They've already knifed a guy. Call the authorities." Then the phone went dead.
Quando [Tom Burnett] chiamò la propria abitazione, sua moglie Deena stava servendo la colazione alle loro tre figlie e stava guardando i servizi televisivi sugli attacchi al World Trade Center. "Sono sull'aereo. Hanno già accoltellato un uomo. Chiama le autorità". Quindi il telefono tornò muto.
She called 911 and was connected to the FBI. Her husband called again and said, "They are talking about flying the airplane into the ground." She told him about the jets that had crashed into the World Trade Center. He asked questions, then suddenly had to go.
[Deena Burnett] chiamò il 911 e la chiamata fu passata all'FBI. Suo marito richiamò e disse: "Parlano di far schiantare l'aereo al suolo". Lei gli disse degli aerei che si erano schiantati contro il World Trade Center. Lui fece delle domande, poi improvvisamente dovette andare via.
He called a third time and said that the man who had been stabbed, possibly the pilot, was dead. Deena remembered her training as a former flight attendant. "Please sit down and don't call attention to yourself," she said.
[Il marito] chiamò una terza volta e disse che l'uomo accoltellato, forse il pilota, era morto. Deena fece appello alla sua passata esperienza di assistente di volo. "Ti prego, stai seduto e non attirare l'attenzione su di te" gli disse.
On his fourth and final call he said passengers had decided to act. "I know we're going to die. There's three of us who are going to do something about it."
Nella sua quarta e ultima chiamata, l'uomo disse che i passeggeri avevano deciso di passare all'azione. "So che moriremo. Ci sono tre di noi che intendono reagire in qualche modo".
Nella dichiarazione che abbiamo appena riportato, la donna dice di aver avvisato il marito di quanto stava accadendo al World Trade Center nella seconda telefonata, non nella prima.
Post Gazette del 28 ottobre 2001:
Deena Burnett was waking up at her home in San Ramon, Calif. She'd gone down to the kitchen to fix breakfast for her three daughters. The phone rang. She recalls it was around 6:20 a.m. -- 9:20 Eastern time.
It was Tom.
"Are you all right?" she asked.
"No. I'm on United Flight 93 from Newark to San Francisco. The plane has been hijacked. We are in the air. They've already knifed a guy. There is a bomb on board. Call the FBI."Deena Burnett dialed 911.
Deena Burnett si era appena svegliata nella sua casa di San Ramon, in California. La donna era scesa in cucina per preparare la colazione alle sue tre figlie. Il telefono squillò. La donna ricorda che erano all'incirca le 6 e 20, ossia le 9 e 20 per la costa orientale.
Era Tom.
"Stai bene?" gli chiese [Deena].
"No. Sono sul Volo United 93 da Newark a San Francisco. L'aereo è stato dirottato. Siamo in volo. Hanno già accoltellato un uomo. C'è una bomba a bordo. Chiama l'FBI". Deena Burnett chiamò il 911.
Around 9:30, Deena Burnett's phone rang again. It was Tom.
"He didn't sound frightened, but he was speaking faster than he normally would," she said. He told her the hijackers were in the cockpit.
"I told him a lot of planes had been hijacked, that they don't know how many," she said.
"You've got to be kidding," he replied.
"No," she said.
Were they commercial planes, airliners, he asked her. She didn't know.
"OK," he said, "I've got to go." He hung up.
Deena looked at the television. The Pentagon suddenly appeared, a hole torn into its side by an oncoming airplane. She wondered if it was her husband's flight. Deena Burnett started crying.
Intorno alle nove e mezza, il telefono di Deena Burnett squillò nuovamente. Era Tom.
"Non aveva un tono di voce spaventato, ma parlava più velocemente del normale" ha detto [Deena Burnett]. Lui le disse che i dirottatori erano nella cabina di pilotaggio.
"Gli dissi che molti aerei erano stati dirottati, non sapevano quanti" riferì lei.
"Mi stai prendendo in giro" replicò lui.
"No" disse lei.
Lui le chiese se erano aerei di linea commerciali. Lei non lo sapeva.
"Va bene - disse lui - Devo andare". Chiuse la conversazione.
Denna guardò la TV. Improvvisamente mostrarono il Pentagono con uno squarcio nella facciata provocato da un aereo. Si chiese se era l'aereo di suo marito, e iniziò a piangere.
Deena Burnett doesn't know how she did it, but she went on with her morning rituals. She got the 5-year-old twins up and ready for school. She called a friend to get them there... Deena Burnett's phone rang again.
Tom was still alive.
"They're taking airplanes and hitting landmarks all up and down the East Coast," she told him.
"OK," he replied. "We're going to do something. I'll call you back."
Click.
Deena Burnett non sa come ci riuscì, ma continuò a fare tutto ciò che faceva normalmente ogni mattina. Preparò le due figlie gemelle di cinque anni per andare a scuola. Chiamò un'amica perché passassi a prenderli... Il suo telefono squillò nuovamente.
Tom era ancora vivo.
"Stanno dirottando aerei e li fanno schiantare su edifici lungo tutta la costa orientale" gli disse.
"Va bene" replicò lui. "Stiamo per fare qualcosa. Ti richiamerò".
Click.
Si notino quante differenze ci sono tra questa ricostruzione e le altre. Le telefonate qui sono solo tre, non quattro. Gli orari sono approssimati: non c'è traccia di quella straordinaria precisione che si ritrova nella ricostruzione presentata sul sito dedicato al marito.
USA Today, 10 settembre 2002:
She has the four calls that Tom made from the doomed United Flight 93, conversations she painstakingly reconstructed from memory and notes scribbled that day on a shopping list in her kitchen as he spoke. Deena carries a three-page copy of that transcript in her purse and in her car at all times.
"When I sit and I'm quiet and I'm still," she says, "it's nice to have those conversations to pull out and read and reflect on."
She noted the precise time for each call to the couple's California home: 6:27, 6:34, 6:45 and 6:54 a.m. The last one — in which Tom told her, "Don't worry, we're going to do something" — ended less than 10 minutes before the hijacked Boeing 757 plunged into a Pennsylvania field as passengers fought hijackers for control.
[Deena] conserva le quattro telefonate che Tom fece dal volo United 93 destinato a una fine tragica, telefonate che ha pazientemente ricostruito dai propri ricordi e da appunti scarabocchiati quel giorno su una lista della spesa nella propria cucina, mentre lui le parlava. Deena porta sempre con sé, nella sua borsetta e nella sua auto, una copia lunga tre pagine di quella trascrizione.
"Quando sono seduta e sono calma e tranquilla" racconta "è bello avere quelle conversazioni da tirar fuori e leggere e sulle quali riflettere".
La donna ha annotato il momento esatto per ciascuna chiamata fatta alla casa coniugale in California: 6:27, 6:34, 6:45 e 6:54 di mattina. L'ultima, quella in cui Tom le disse "Non preoccuparti, faremo qualcosa" si concluse meno di 10 minuti prima che il Boeing 757 dirottato si tuffasse in un campo in Pennsylvania mentre i passeggeri lottavano con i dirottatori per riprenderne il controllo.
Abbiamo appena visto come a un anno di distanza la ricostruzione presenta molte differenze. Le telefonate sono di nuovo quattro, gli orari sono scritti con estrema precisione. Deena dice che prese delle annotazioni su alcuni fogli di carta che teneva in cucina per la lista della spesa.
Si noti pure che in nessuna delle interviste citate sinora, la Burnett ha parlato di aver visto l'identificativo telefonico (caller ID) del marito comparire sul proprio telefono.
Di questo particolare si parla invece in questo articolo di Greg Gordon del Sacramento Bee Washington Bureau dell'11 settembre 2002 (molte fonti complottiste citano lo Star Tribune di quella stessa data, dove però non sembra esserci traccia di tale dichiarazione):
They were interrupted by another call. Deena's caller ID told her it was Tom. This time, he told her the terrorists were in the cockpit. "The guy they knifed is dead," he said.
Furono interrotti da un'altra chiamata. Il dispositivo di identificazione del chiamante mostrò a Deena che si trattava di Tom. Questa volta lui le disse che i terroristi si trovavano nella cabina di comando dell'aereo. "L'uomo che hanno accoltellato è morto" disse [Tom].
Qui la Burnett colloca nella seconda telefonata il momento in cui "vide" l'identificativo telefonico del marito.
Continuando nella ricerca, abbiamo trovato decine e decine di articoli e di servizi giornalistici che contengono dichiarazioni e interviste rilasciate da Deena Burnett, con numerose differenze dall'una all'altra.
Tutto questo vuol dire che Deena Burnett mente?
Certo che no. E' semplicemente una donna che ha perso il marito in circostanze drammatiche e ha vissuto quasi in diretta telefonica la sua morte. Non è una segreteria telefonica.
Leggiamo.
Toronto Sun, 16 settembre 2001:
As they speak, Deena Burnett goes through the motions of a normal morning. Her children are hungry -- somehow she manages to make breakfast for their daughters, 5-year-old twins and a 3-year-old. Holding the phone in one hand, she sends them upstairs to get dressed and make their beds.
Mentre parlano, Deena Burnett sbriga le solite cose di una mattina normale. Le sue figlie hanno fame: in qualche modo riesce a preparare la colazione per le due gemelle di 5 anni e per la bambina di 3. Tenendo il telefono in una mano, le spedisce su per le scale affinché si vestano e rifacciano i propri letti.
Sacramento Bee dell'11 settembre 2001, già citato:
Deena's phone wouldn't stop ringing. Friends, family, everyone wanted to know whether she'd heard from Tom. A police officer arrived, but Deena refused to let him take over the phone calls from Tom. Amid the commotion, she struggled to ready her girls for school, trying to hush their complaints that they hadn't been able to talk to their dad.
Il telefono di Deena non smetteva di squillare. Amici, parenti, tutti volevano sapere se aveva notizie di Tom. Giunse un poliziotto, ma Deena non volle permettergli di rispondere alle chiamate di Tom. Nonostante lo stato di agitazione in cui versava, si adoperò per preparare le bambine per la scuola, cercando di zittire le loro proteste per non aver potuto parlare con il loro papà.
San Francisco Chronicle del 17 settembre 2001:
She dressed and fed the twins and the couple's 3-year-old daughter, while watching events in New York unfold on television. Tom called back to tell her the man who had been stabbed, possibly the pilot, was dead.
La donna fece vestire e mangiare le due gemelle e la figlia di 3 anni, mentre guardava la TV che mostrava quanto accadeva a New York. Tom la richiamò per dirle che l'uomo che era stato ferito, forse il pilota, era morto.
Telegraph del 13 settembre 2001:
She said she had the phone cradled under her chin as she went about her chores of getting their two daughters, aged five and three, ready for their day.
La donna ha detto che aveva il telefono incastrato sotto il mento mentre si industriava come ogni giorno a preparare le loro due figlie di 5 e 3 anni per la scuola.
Ecco, questa era la situazione in casa di Deena Burnett. La donna parlava al telefono, rispondeva alle telefonate del marito e a quelle di parenti e amici, era in contatto telefonico con l'FBI, aveva un poliziotto in casa, correva su e giù preparando la colazione, rifacendo i letti e vestendo le figlie per mandarle a scuola, con il telefono incastrato sotto il mento e lo sguardo sulla televisione che preannunciava quella che sarebbe stata la tragica fine del marito...
Eppure c'è qualcuno che oggi pretende che quella donna abbia funzionato anche come una segreteria telefonica e non possa aver avuto un momento di confusione, non possa aver commesso qualche imprecisione.
In ogni caso, è utile ricordare quanto scritto nella nota 80 a pagina 456 del 9/11 Commission Report:
The FBI interviews were conducted while memories were still fresh and were less likely to have been affected by reading the accounts of others or hearing stories in the media. In some cases we have conducted our own interviews to supplement or verify the record. See FBI reports of investigation, interviews of recipients of calls from Todd Beamer, Mark Bingham, Sandy Bradshaw, Marion Britton, Thomas Burnett, Joseph DeLuca, Edward Felt, Jeremy Glick, Lauren Grandcolas, Linda Gronlund, CeeCee Lyles, Honor Wainio.
Le interviste dell'FBI furono effettuate quando i ricordi erano ancora freschi ed era meno probabile che fossero stati contaminati dalla lettura dei resoconti di altre persone o dall'ascolto di altre narrazioni nei media. In alcuni casi abbiamo condotto delle nostre interviste autonome a titolo di complemento o verifica della ricostruzione. Si vedano i rapporti dell'FBI sulle indagini e le relative interviste dei destinatari delle chiamate provenienti da Todd Beamer, Mark Bingham, Sandy Bradshaw, Marion Britton, Thomas Burnett, Joseph DeLuca, Edward Felt, Jeremy Glick, Lauren Grandcolas, Linda Gronlund, CeeCee Lyles, Honor Wainio.
L'FBI, quindi, interrogò tempestivamente coloro che avevano ricevuto telefonate dal volo United 93, comprese le telefonate di Tom Burnett, proprio per raccogliere le loro dichiarazioni prima che i ricordi si confondessero e fossero influenzati dalle notizie apprese dai media.
La nostra conclusione su questo argomento è che probabilmente Deena Burnett ricevette le prime tre telefonate dagli Airphone di bordo. Nella prima telefonata apparve l'ID della chiamata da bordo, e la donna, rispondendo alla chiamata, seppe che si trattava del marito. Nella seconda e nella terza fu visualizzato lo stesso ID, che questa volta la donna ricollegò subito al marito, prima ancora di rispondere. Queste tre telefonate sono avvenute negli orari indicati negli atti del processo Moussaoui e corrispondono a quelle ricostruite dalla donna.
E' possibile che ci sia stata anche una quarta chiamata, fatta da Tom Burnett con il proprio telefono cellulare pochi minuti prima che l'aereo si schiantasse, e che questa chiamata non sia stata registrata sui tabulati... oppure la donna, semplicemente, si è confusa. E ne aveva tutte le ragioni.
Le telefonate rimaste "aperte" dopo la distruzione dell'aereo

La tesi complottista
Secondo gli atti ufficiali, risulta che in alcune chiamate la linea telefonica è rimasta aperta per molto tempo dopo che l'aereo si era distrutto al suolo. Per esempio, la chiamata di Todd Beamer iniziata alle ore 9:43 e 48 secondi è durata per ben 3.925 secondi, ossia oltre un'ora, fin dopo le 10:45, ma l'aereo è andato ufficiamente distrutto alle 10:03. Questo dimostra che quelle telefonate non sono partite dall'aereo e quindi sono false.
Come stanno le cose
Innanzitutto la tesi complottista è in palese contraddizione con sé stessa. Se le telefonate fossero un falso, sarebbe ben strano che proprio il documento che dovrebbe spacciarle per vere contenga la prova, evidente a chiunque, della falsità.
Ma al di là della considerazione logica, va precisato che i tabulati mostrano semplicemente la durata delle telefonate così come calcolata dal software che contabilizza il traffico telefonico. Quando si dice che la linea è rimasta aperta per un'ora, in realtà è il computer che l'ha considerata aperta, in assenza di un chiaro segnale di chiusura. Segnale che non è mai arrivato perché nessuno ha mai "riagganciato", proprio perché l'aereo è andato distrutto.
Una conferma di questo fatto è proprio nella telefonata di Todd Beamer, un passeggero che, dopo aver tentato senza successo di contattare i propri familiari, decise di chiamare il call center del gestore telefonico GTE. La chiamata fu presa dalla centralinista Lisa Jefferson, che rimase per circa un quarto d'ora al telefono con lo sfortunato passeggero.
E' la stessa Jefferson a spiegare che lasciò la linea aperta anche se era rimasta muta, finché i responsabili tecnici non le dissero che l'aereo si era schiantato (Post Gazette del 22 settembre 2001).
Questo conferma che le linee potevano rimanere "aperte" anche dopo la distruzione dell'apparecchio dal quale era stata generata la chiamata.
La telefonata di Edward Felt
La tesi complottista
Il passeggero Edward Felt fece una telefonata dalla toilette posteriore dell'aereo, pochi minuti prima dello schianto. Utilizzò il proprio telefonino cellulare per chiamare il 911 (l'equivalente del nostro 113 o del 112) e, pochi istanti prima che la linea cadesse definitivamente, disse di aver sentito un'esplosione e di aver visto fumo bianco uscire dall'aereo. Questo dimostrerebbe che l'aereo è stato abbattuto.
Come stanno le cose
Sembra che tutte le fonti di questa affermazione si rifacciano a un articolo pubblicato (Associated Press) su SF Gate News dell'11 settembre 2001. Nell'articolo si legge infatti:
Minutes before the 10 a.m. crash, an emergency dispatcher in Pennsylvania received a cell phone call from a man who said he was a passenger locked in a bathroom aboard United Flight 93. The man repeatedly said the call was not a hoax, said dispatch supervisor Glenn Cramer in neighboring Westmoreland County.
"We are being hijacked, we are being hijacked!" Cramer quoted the man as saying, from a transcript of the call.
The man told dispatchers the plane "was going down. He heard some sort of explosion and saw white smoke coming from the plane and we lost contact with him," Cramer said.
Qualche minuto prima dello schianto, avvenuto alle 10 di mattina, un telefonista del servizio di emergenza in Pennsylvania ha ricevuto una telefonata cellulare da un uomo che diceva di essere un passeggero chiuso in un bagno del volo United 93. L'uomo ha ripetuto più volte che la chiamata non era uno scherzo, ha riferito il supervisore Glenn Cramer della vicina contea di Westmoreland.
"Ci stanno dirottando, ci stanno dirottando!" così Cramer ha citato le parole dell'uomo, da una trascrizione della chiamata.
L'uomo ha riferito al telefonista che l'aereo "stava andando giù. Ha sentito una specie di esplosione e ha visto del fumo bianco che proveniva dall'aereo, e abbiamo perso il contatto" ha detto Cramer.
In questo caso siamo in presenza di una bufala giornalistica.
Infatti la telefonata, essendo stata fatta al 911, è stata registrata. Sia il telefonista, John Shaw, che ha materialmente ricevuto la telefonata, sia la moglie di Felt, che ha ascoltato la registrazione, hanno categoricamente smentito che Edward Felt abbia mai menzionato esplosioni o fumo.
Earlier reports have said that a previously unidentified passenger, Edward Felt of Matawan, N.J., said in a 911 call from a restroom that he saw a puff of smoke and heard an explosion, leading some to cite this as evidence that the plane was shot down by the military to prevent it from crashing into sensitive targets. But the 911 dispatcher, John Shaw, and others who have heard the tape, including Mr. Felt's wife, Sandra Felt, say he made no mention of smoke or an explosion when he said, "We're going down."
New York Times, 27 marzo 2002.
Notizie precedenti riferivano che un passeggero che non era stato ancora identificato, Edward Felt di Matawan, nel New Jersey, aveva detto, in una chiamata fatta al 911 da un bagno, di aver visto uno sbuffo di fumo e di aver udito un'esplosione, portando qualcuno a citare questo fatto come una prova che l'aereo era stato abbattuto dai militari per evitare che si schiantasse contro bersagli sensibili. Ma il telefonista del 911, John Shaw, e altre due persone che hanno sentito il nastro, inclusa la moglie di Felt, Sandra Felt, riferiscono che l'uomo non fece alcuna menzione di fumo o esplosioni quando disse: "Stiamo andando giù".
La smentita è stata ulteriormente ribadita dagli interessati in questo articolo di Pittsburgh Tribune Review dell' 11 settembre 2002.
In una intervista pubblicata su Pittsburgh Pulp del 28 novembre 2002, anche il fratello di Felt, Gordon Felt, che ha ascoltato il nastro, ha smentito categoricamente la cosa: "There was no mention of white smoke or an explosion". Nello stesso giornale, viene ribadito che anche il telefonista John Shaw ha smentito la circostanza: "It never happened".
Anche in questo caso la realtà è ben diversa dalle illazioni di chi sostiene teorie alternative.
La ricerca su tre dettagli che sembrano estremamente significativi e sospetti ci ha permesso di trovare spiegazioni semplici e documentate, che anche i "complottisti" avrebbero potuto trovare, se fossero stati davvero interessati a cercare la verità.
Ma come abbiamo potuto leggere anche in qualche commento di questo stesso blog, per molti di loro la critica alla "versione ufficiale" è un punto di arrivo, non un punto di partenza. Sarà probabilmente per questo che siamo sempre più avanti rispetto a loro: si fermano nel punto dal quale noi partiamo.
La ricerca su tre dettagli che sembrano estremamente significativi e sospetti ci ha permesso di trovare spiegazioni semplici e documentate, che anche i "complottisti" avrebbero potuto trovare, se fossero stati davvero interessati a cercare la verità.
Ma come abbiamo potuto leggere anche in qualche commento di questo stesso blog, per molti di loro la critica alla "versione ufficiale" è un punto di arrivo, non un punto di partenza. Sarà probabilmente per questo che siamo sempre più avanti rispetto a loro: si fermano nel punto dal quale noi partiamo.
2007/10/14
Frana nelle Dolomiti: polverizzazione come al WTC
di mother
Una frana di circa 60.000 metri cubi si è staccata da un costone della Cima Una (2.598 metri) in val Fiscalina, presso Sesto Pusteria, sfracellandosi al suolo in un ghiaione dopo circa un centinaio di metri di caduta libera.

Una ridente vallata è stata così trasformata in un paradiso bianco, colore della dolomia che, in polvere, ha ricoperto tutto, dalla vegetazione al vicino paese.



Grazie al servizio di telecamere istituito dalla regione autonoma del Trentino Alto Adige per incentivare il turismo (webcam piazzate in punti strategici con libertà di movimento per vedere sia le situazioni metereologiche il mattino, in appositi servizi su reti locali o via internet, sia per vedere l'innevamento delle piste da sci in inverno) è stato quindi possibile tracciare l'evoluzione della nuvola di polvere liberatasi dalla frantumazione degli elementi che componevano la frana. Nel caso di Sesto si può fare riferimento a questo sito.

La diffusione della polvere e le vaste proporzioni sono visibili nell'accostamento di questi tre scatti o in quest'immagine di Studio Aperto, primo TG a dare la notizia:

Altre immagini mostrano in seguito la coltre depositatasi dappertutto e i primi tentativi di pulire le aree d'interesse.



Il primo articolo uscito su Studio Aperto.

Si ricorda che ogni singolo edificio delle Torri Gemelle veniva stimato fra le 500.000 e 600.000 tonnellate.
L'immagine del TG5 che documenta il bosco riempito di polvere bianca ricorda appieno le situazioni di panico viste per Ground Zero e buona parte di Manhattan, finita nell'ombra a seguito del crollo del WTC1-2.

Un video di esempio è visibile qui.

Viene quindi in mente Jeff King, che in Confronting the evidence, trasmesso a settembre 2006 da RaiTre, aveva discusso con la platea sull'impossibilità della formazione di un fenomeno di polverizzazione del WTC e della necessità che ciò comportasse la presenza di esplosivi nell'edificio per demolirlo:
Un video dell'evento è disponibile nella mediateca del Corriere della Sera o in quella Mediaset.
Repubblica mostra invece con immagini accelerate la diffusione della nuvola nella valle.
Ottime immagini sono presenti nelle gallerie di Repubblica: galleria1, galleria2.
Si segnala inoltre questa bellissima animazione, sempre di Repubblica, che indica il prima ed il dopo la valanga con il cerchietto rosso che indica (ma in modo errato) lo spuntone di roccia che si è staccato.
In giallo il lato in cui si è staccata la roccia.


Articolo Corriere della sera; articolo di Repubblica.
Una frana di circa 60.000 metri cubi si è staccata da un costone della Cima Una (2.598 metri) in val Fiscalina, presso Sesto Pusteria, sfracellandosi al suolo in un ghiaione dopo circa un centinaio di metri di caduta libera.

Una ridente vallata è stata così trasformata in un paradiso bianco, colore della dolomia che, in polvere, ha ricoperto tutto, dalla vegetazione al vicino paese.

La diffusione della polvere e le vaste proporzioni sono visibili nell'accostamento di questi tre scatti o in quest'immagine di Studio Aperto, primo TG a dare la notizia:
Altre immagini mostrano in seguito la coltre depositatasi dappertutto e i primi tentativi di pulire le aree d'interesse.


Il primo articolo uscito su Studio Aperto.
La frana di oggi su Cima Una, nelle Dolomiti di Sesto, è sicuramente un fenomeno di grandi proporzioni, ma che ha avuto molti precedenti. Le Dolomiti, dal nome del geologo francese Deodat de Dolomieu, sono infatti una roccia franosa. Nell'estate 2006 il fenomeno fu particolarmente intenso. Sulla Punta delle Dodici, in val Badia, circa 100 mila metri cubi di roccia si staccarono dalla parete, ai piedi della quale sorge l'abitato di Longiarù... Anche nell'estate del 2004 si era verificato un crollo di parete sulla Punta delle Dodici, alta 2.384 metri. La cima del Piccolo Cir, montagna sopra passo Gardena, era crollata durante un violento temporale. Particolare clamore aveva invece suscitato la caduta, il primo giugno del 2004, di una guglia del gruppo delle Cinque Torri, sopra Cortina: si trattava della torre Trephor, una formazione staccata rispetto alla Quarta Bassa, una delle 'dita' più corte del celebre gruppo roccioso, in realtà formato non da cinque, ma da una decina di guglie. Sempre nel 2004, era franato un grosso spuntone di roccia, alto un'ottantina di metri, dalla Forcella dei Ciampei sui monti tra la Val Gardena e la Val Badia. Nell'estate del 2005 crolli erano stati registrati alla Tofana del Rozes e alla Cima del Pomaganon, nella conca ampezzana. Con un salto di circa 400 metri, la roccia si era sgretolata lungo le pareti della Cima, la montagna di 2.420 metri di quota sopra Cortina. Basta però uno sguardo sui grossi ghiaioni ai piedi delle pareti dolomitiche per rendersi conto che i crolli ci sono sempre stati e che proprio essi hanno reso le Montagne pallide tanto uniche e belle.
''Sembrava una scena come quando sono cadute le Twin Towers a New York''. Lo hanno detto due turisti tedeschi che si trovavano ai piedi di Cima Una quando è caduta la grossa frana dolomitica... è caduta un'intera torre alta 100 metri che alla base misurava 20 metri per trenta. Hellweger ha detto che la scena è stata impressionante, con una nube gigantesca che pian piano è scesa dalla cima verso la vallata circostante. ''La grande quantita di polvere - ha spiegato - è stata causata dall'alto contenuto di talco che caratterizza la roccia dolomitica''. La nuvola bianca è stata accompagnata da un forte boato causato dallo schianto delle rocce. (link)Il confronto di quest'immagine con quanto avvenuto l'11 settembre 2001 al WTC viene spontaneo. 60.000 metri cubi di materiale, pari a 60.000.000 di decimetri cubi, a seconda della densità della roccia (la si può supporre fra il valore dell'acqua, 1 Kg/dm^3 e 10 Kg/dm^3, quando per esempio l'acciaio è di 7.8 Kg/dm^3) fornisce una massa di materiale staccatosi fra le 60.000 tonnellate (se fossero acqua) e le 600.000 tonnellate (nel caso la roccia pesasse più dell'acciaio).
Si ricorda che ogni singolo edificio delle Torri Gemelle veniva stimato fra le 500.000 e 600.000 tonnellate.
L'immagine del TG5 che documenta il bosco riempito di polvere bianca ricorda appieno le situazioni di panico viste per Ground Zero e buona parte di Manhattan, finita nell'ombra a seguito del crollo del WTC1-2.

Un video di esempio è visibile qui.
Viene quindi in mente Jeff King, che in Confronting the evidence, trasmesso a settembre 2006 da RaiTre, aveva discusso con la platea sull'impossibilità della formazione di un fenomeno di polverizzazione del WTC e della necessità che ciò comportasse la presenza di esplosivi nell'edificio per demolirlo:
La prima cosa che ho fatto è stato parlare con un mio collega dell’esercito che si è occupato di molte demolizioni e costruzioni. Gli ho mostrato i video del fatto, quelli disponibili per il pubblico. Lui mi ha subito fatto notare delle piccole nuvolette di fumo che all’inizio uscivano dagli edifici, segno evidente di una demolizione controllata....Una delle cose secondo me più indicative, sono le grosse nuvole di fumo denso che avviluppavano la zona che attraversavano il fiume, fino quasi al New Jersey. Questo genere di flusso è conosciuto bene in fisica e succede solo in due casi in maniera naturale. Il primo, nelle eruzioni vulcaniche, quando una quantità di lava all’improvviso esplode nell’aria dividendosi in piccole particelle. Nel secondo caso si parla di torpidità delle correnti. Questo avviene lungo i bordi del continente dove fango o sedimenti cadono, rimanendo a galla sull’acqua. Nella fase iniziale del crollo, nei primissimi momenti, si vedono queste nubi dense, espulse a velocità altissima. Sono dense perché corrono verso il basso diventando parte di un flusso più grande. Ci stanno dicendo che il cemento è saltato in aria, è esploso, e poi è stato espulso, mentre i piani crollavano uno sull’altro. Non è una dinamica molto plausibile ma non ho ancora sentito nient’altro per spiegarlo. Parecchie persone presenti sul posto ci hanno detto che c’erano pochi pezzi di cemento, ma che la polvere era in gran parte cemento. Sappiamo che si sono polverizzati anche i metalli dei chip contenuti nei computer, perché sono stati trovati nella polvere, in particelle molto piccole, generalmente nell’ordine di meno di cento micron in diametro. Quindi c’è un problema di dinamica su cosa, durante il crollo, abbia potuto polverizzare tutte queste cose. (link sito di Report)Altri siti, meglio ancora, arrivano alla conclusione che l'energia gravitazionale era persino insufficiente a permettere l'espansione della nuvola di polvere (utilizzando equazioni per sistemi chiusi con gas ideali, inutili per descrivere gas non ideali mescolate a particelle solide in sospensione in sistemi aperti):
The amount of energy required to expand the North Tower's dust cloud was many times the entire potential energy of the tower's elevated mass due to gravity. The over 10-fold disparity between the most conservative estimate and the gravitational energy is not easily dismissed as reflecting uncertainties in quantitative assessments. The official explanation that the Twin Tower collapses were gravity-driven events appears insufficient to account for the documented energy flows.Un altro link di riferimento a J. King, tratto dal video della conferenza di Confronting the Evidence.
In the case of the twin towers even a rough calculation of the amount of energy needed to pulverize all the concrete and gypsum to the very fine dust observed (and without including the energy needed to crumple and deform steel) indicates that it would have far exceeded the entire gravitational potential energy of the structures.Calcestruzzo e roccia hanno circa gli stessi valori di portanza. Una roccia può arrivare anche a 40-50 MPa, mentre il calcestruzzo nel WTC aveva una portanza a compressione di 25 MPa (può arrivare fino a 45-55MPa, nel caso di normali inerti rocciosi).
Un video dell'evento è disponibile nella mediateca del Corriere della Sera o in quella Mediaset.
Repubblica mostra invece con immagini accelerate la diffusione della nuvola nella valle.
Ottime immagini sono presenti nelle gallerie di Repubblica: galleria1, galleria2.
Si segnala inoltre questa bellissima animazione, sempre di Repubblica, che indica il prima ed il dopo la valanga con il cerchietto rosso che indica (ma in modo errato) lo spuntone di roccia che si è staccato.
In giallo il lato in cui si è staccata la roccia.
Articolo Corriere della sera; articolo di Repubblica.
2007/10/12
Mariani vs. Bush
di John - http://www.crono911.org/. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Spesso i sostenitori di teorie alternative sui fatti dell'11 settembre 2001 sbandierano quelle che essi definiscono le "prove incontrovertibili" del complotto.
Così, secondo loro, esistono "prove incontrovertibili" che il WTC-7 è stato demolito con esplosivi, che i dati delle scatole nere sono falsi, che nessun aereo si è schiantato contro il Pentagono, che i filmati delle telecamere del Pentagono sono stati manipolati, eccetera.
Viene naturale chiedersi, quando si sente parlare di queste "prove incontrovertibili", per quale ragione nessuno abbia pensato di sottoporle a un Tribunale.
A questa obiezione, i cospirazionisti ribattono sostenendo che sono state intraprese azioni giudiziarie, e fra queste citano molto spesso la "denuncia di Ellen Mariani".
Ellen Mariani è la vedova di Louis Neil Mariani, passeggero del volo United 175 (la foto a sinistra ritrae i due coniugi). La donna è stata molto attiva in seno al "movimento per la verità sull'11 settembre" nel quale si riconoscono i sostenitori di teorie alternative, e numerosi siti complottisti non mancano di citare la sua denuncia nei confronti di Bush e della sua amministrazione.
Un esempio è costituito dal sito complottista 911Timeline.net, che contiene una dettagliata cronologia dell'11 settembre 2001, probabilmente la più completa e precisa esistente in chiave complottista. Nella home page del sito campeggia attualmente l'avviso: "Breaking News - Ellen Mariani (911 Widow) vs. Bush" con relativo link per scaricare l'atto d'accusa della vedova.
In realtà, esaminando attentamente il documento, si verifica subito che non si tratta di una vera e propria denuncia, ma di un'azione legale intesa a ottenere un risarcimento economico. In particolare, si chiede una serie di risarcimenti per danni e spese, in aggiunta a un risarcimento "speciale" di 911 milioni di dollari. La cifra ha un chiaro valore simbolico, dato che "911" è il modo in cui si scrive la data dell'11 settembre negli Stati Uniti; l'entità della somma è invece tutt'altro che simbolica.
Un'azione civile, quindi, non penale.
Alla base della sua azione, la Mariani ed i suoi avvocati non pongono le tipiche questioni complottistiche, ma sostanzialmente accusano l'amministrazione Bush di aver permesso che gli attacchi avessero luogo, pur disponendo di dati e segnalazioni che avrebbero dovuto consentire di prevenirli.
L'azione legale della Mariani è stata intrapresa nel novembre del 2003 e iscritta al numero 03-5273 presso la corte distrettuale della Pennsylvania, Distretto orientale.
Incuriositi dal fatto che i siti complottisti – almeno quelli che abbiamo consultato – non dicono nulla circa l'esito del processo, abbiamo voluto verificare com'è andata a finire.
Abbiamo scoperto, così, che l'azione è stata rigettata nel giro di pochi giorni.
Ma la cosa interessante non è il fatto che l'azione legale non sia stata nemmeno accolta e discussa, ma le ragioni per cui ciò è avvenuto.
Nel documento con cui il Tribunale dichiara inammissibile l'istanza, accogliendo le eccezioni sollevate dall'Avvocatura dello Stato, si evidenzia infatti che l'azione legale della Mariani è stata viziata da ben tre gravi errori formali. Vediamo quali:
Non è però ragionevolmente ipotizzabile (e questo è il succo di questo articolo) che i legali della Mariani, ed in particolare l'avvocato Phil Berg, che è stato niente di meno che sostituto procuratore generale nello Stato della Pennsylvania ed è anche avvocato di William Rodriguez (persona ben nota a chi segue le teorie alternative), non fossero perfettamente a conoscenza di norme così basilari.
Né è ipotizzabile che la decisione di presentare l'istanza esattamente un giorno dopo il suo termine massimo sia stata un errore o una svista, dato che l'11 settembre non è data che possa essere confusa in alcun modo.
E' chiaro che Phil Berg ha fatto di tutto per proporre un'istanza destinata in partenza ad essere rigettata: non ha rispettato la procedura preliminare amministrativa, l'ha consegnata alla corte sbagliata e l'ha consegnata un giorno dopo il termine ultimo.
Scartata l'ipotesi che Berg abbia agito per danneggiare il "movimento" complottista (infatti egli stesso ha scritto un libro complottista, assieme a Rodriguez, tradotto anche in Italia) non resta che una spiegazione: l'azione giudiziaria è stata solo uno stratagemma, un colpo sparato a salve, solo per poter dire: "Abbiamo intentato una causa contro Bush".
Sapendo bene che non c'era alcuna speranza di vincere una causa palesemente infondata, Berg e la Mariani hanno creato i presupposti affinché essa fosse subito respinta.
Se invece la causa fosse stata accolta e discussa, e poi persa, la Mariani avrebbe dovuto farsi carico del rimborso delle spese processuali, che sarebbero state di gran lunga più ingenti di quelle che in effetti è stata condannata a pagare con il respingimento immediato dell'istanza.
Ovviamente questa è la nostra interpretazione dell'inspiegabile comportamento della Mariani e del suo avvocato, ma siamo curiosi di verificare se possono essercene di diverse.
Spesso i sostenitori di teorie alternative sui fatti dell'11 settembre 2001 sbandierano quelle che essi definiscono le "prove incontrovertibili" del complotto.
Così, secondo loro, esistono "prove incontrovertibili" che il WTC-7 è stato demolito con esplosivi, che i dati delle scatole nere sono falsi, che nessun aereo si è schiantato contro il Pentagono, che i filmati delle telecamere del Pentagono sono stati manipolati, eccetera.
Viene naturale chiedersi, quando si sente parlare di queste "prove incontrovertibili", per quale ragione nessuno abbia pensato di sottoporle a un Tribunale.
A questa obiezione, i cospirazionisti ribattono sostenendo che sono state intraprese azioni giudiziarie, e fra queste citano molto spesso la "denuncia di Ellen Mariani".
Ellen Mariani è la vedova di Louis Neil Mariani, passeggero del volo United 175 (la foto a sinistra ritrae i due coniugi). La donna è stata molto attiva in seno al "movimento per la verità sull'11 settembre" nel quale si riconoscono i sostenitori di teorie alternative, e numerosi siti complottisti non mancano di citare la sua denuncia nei confronti di Bush e della sua amministrazione.Un esempio è costituito dal sito complottista 911Timeline.net, che contiene una dettagliata cronologia dell'11 settembre 2001, probabilmente la più completa e precisa esistente in chiave complottista. Nella home page del sito campeggia attualmente l'avviso: "Breaking News - Ellen Mariani (911 Widow) vs. Bush" con relativo link per scaricare l'atto d'accusa della vedova.
In realtà, esaminando attentamente il documento, si verifica subito che non si tratta di una vera e propria denuncia, ma di un'azione legale intesa a ottenere un risarcimento economico. In particolare, si chiede una serie di risarcimenti per danni e spese, in aggiunta a un risarcimento "speciale" di 911 milioni di dollari. La cifra ha un chiaro valore simbolico, dato che "911" è il modo in cui si scrive la data dell'11 settembre negli Stati Uniti; l'entità della somma è invece tutt'altro che simbolica.
Un'azione civile, quindi, non penale.
Alla base della sua azione, la Mariani ed i suoi avvocati non pongono le tipiche questioni complottistiche, ma sostanzialmente accusano l'amministrazione Bush di aver permesso che gli attacchi avessero luogo, pur disponendo di dati e segnalazioni che avrebbero dovuto consentire di prevenirli.
L'azione legale della Mariani è stata intrapresa nel novembre del 2003 e iscritta al numero 03-5273 presso la corte distrettuale della Pennsylvania, Distretto orientale.
Incuriositi dal fatto che i siti complottisti – almeno quelli che abbiamo consultato – non dicono nulla circa l'esito del processo, abbiamo voluto verificare com'è andata a finire.
Abbiamo scoperto, così, che l'azione è stata rigettata nel giro di pochi giorni.
Ma la cosa interessante non è il fatto che l'azione legale non sia stata nemmeno accolta e discussa, ma le ragioni per cui ciò è avvenuto.
Nel documento con cui il Tribunale dichiara inammissibile l'istanza, accogliendo le eccezioni sollevate dall'Avvocatura dello Stato, si evidenzia infatti che l'azione legale della Mariani è stata viziata da ben tre gravi errori formali. Vediamo quali:
- La legge americana prevede che prima di intraprendere un'azione giudiziaria contro un ente o un'autorità pubblica per chiedere un risarcimento, è necessario proporre l'istanza attraverso i canali amministrativi. Se l'istanza non viene accolta dalle autorità, allora – e solo allora – è possibile intraprendere la via giudiziaria. La Mariani non aveva mai presentato alcuna istanza;
- La legge americana prevede che la corte competente per decidere vada individuata in quella competente per il luogo in cui risiede la parte offesa, o al massimo per il luogo in cui si è verificato l'evento. La Mariani, per sua stessa ammissione, risiede ed è domiciliata nello stato del New Hampshire. L'evento (distruzione del volo United 175) è avvenuto nello stato di New York. L'azione giudiziaria è stata invece promossa presso una corte della Pennsylvania;
- La legge americana prevede che il termine massimo per presentare un'istanza risarcitoria è di due anni dall'evento. I due anni scadevano l'11 settembre del 2003. La Mariani ha presentato la sua azione esattamente due anni e un giorno dopo, il 12 settembre del 2003.
Non è però ragionevolmente ipotizzabile (e questo è il succo di questo articolo) che i legali della Mariani, ed in particolare l'avvocato Phil Berg, che è stato niente di meno che sostituto procuratore generale nello Stato della Pennsylvania ed è anche avvocato di William Rodriguez (persona ben nota a chi segue le teorie alternative), non fossero perfettamente a conoscenza di norme così basilari.
Né è ipotizzabile che la decisione di presentare l'istanza esattamente un giorno dopo il suo termine massimo sia stata un errore o una svista, dato che l'11 settembre non è data che possa essere confusa in alcun modo.
E' chiaro che Phil Berg ha fatto di tutto per proporre un'istanza destinata in partenza ad essere rigettata: non ha rispettato la procedura preliminare amministrativa, l'ha consegnata alla corte sbagliata e l'ha consegnata un giorno dopo il termine ultimo.
Scartata l'ipotesi che Berg abbia agito per danneggiare il "movimento" complottista (infatti egli stesso ha scritto un libro complottista, assieme a Rodriguez, tradotto anche in Italia) non resta che una spiegazione: l'azione giudiziaria è stata solo uno stratagemma, un colpo sparato a salve, solo per poter dire: "Abbiamo intentato una causa contro Bush".
Sapendo bene che non c'era alcuna speranza di vincere una causa palesemente infondata, Berg e la Mariani hanno creato i presupposti affinché essa fosse subito respinta.
Se invece la causa fosse stata accolta e discussa, e poi persa, la Mariani avrebbe dovuto farsi carico del rimborso delle spese processuali, che sarebbero state di gran lunga più ingenti di quelle che in effetti è stata condannata a pagare con il respingimento immediato dell'istanza.
Ovviamente questa è la nostra interpretazione dell'inspiegabile comportamento della Mariani e del suo avvocato, ma siamo curiosi di verificare se possono essercene di diverse.
2007/10/09
Rottami del volo American 77 al Pentagono: foto inedita?
di John - www.crono911.org
Grazie a Henry62 ci è pervenuta un'immagine (link) che mostrerebbe alcuni rottami del volo American 77 ammassati in quello che appare il corridoio A-E del Pentagono, lo stesso in cui è presente il "punch-out".
L'immagine gli è stata inviata ai primi di settembre da una persona che vuole conservare l'anonimato; francamente non sappiamo se siamo gli unici destinatari, ma al momento non risulta che siano state fatte analisi pubbliche sulla fotografia in questione.

Una primissima analisi della foto consente di individuare subito un elemento di corrispondenza tra uno dei rottami ed uno dei due carrelli principali del Boeing 757.
Stiamo procedendo a ulteriori verifiche per accertare l'autenticità della foto e la sua collocazione sia in termini temporali che contestuali, sul cui esito riferiremo nei prossimi giorni.
Grazie a Henry62 ci è pervenuta un'immagine (link) che mostrerebbe alcuni rottami del volo American 77 ammassati in quello che appare il corridoio A-E del Pentagono, lo stesso in cui è presente il "punch-out".
L'immagine gli è stata inviata ai primi di settembre da una persona che vuole conservare l'anonimato; francamente non sappiamo se siamo gli unici destinatari, ma al momento non risulta che siano state fatte analisi pubbliche sulla fotografia in questione.

Una primissima analisi della foto consente di individuare subito un elemento di corrispondenza tra uno dei rottami ed uno dei due carrelli principali del Boeing 757.
Stiamo procedendo a ulteriori verifiche per accertare l'autenticità della foto e la sua collocazione sia in termini temporali che contestuali, sul cui esito riferiremo nei prossimi giorni.
2007/10/05
Pentagono: le telecamere del VDOT videro. Ma registrarono?
di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Si è detto molto delle telecamere dell'ingresso a uno dei parcheggi del Pentagono, di cui sono state rilasciate le registrazioni: quei famosi fotogrammi che mostrano chiaramente la palla di fuoco prodotta dall'impatto, ma non sono altrettanto nitidi nel mostrare l'aereo impattante.
Il clamore intorno a quelle registrazioni ha messo in secondo piano un altro apparato di ripresa situato in una posizione molto valida per cogliere i terribili istanti dell'avvicinamento e dell'impatto del Volo 77: quello del Virginia Department of Transportation (VDOT). La questione è stata accennata molto brevemente da alcuni video complottisti come Pentagon Strike e Inganno Globale e approfondita da PentagonResearch.com.
Il VDOT disponeva, già nel 2001, di un sistema di telecamere di sorveglianza del traffico denominato NoVa (Northern Virginia) e gestito da un centro di controllo, lo Smart Traffic Center (STC), come risulta da una serie di verbali tecnici, dai quali è tratta l'immagine dell'STC qui a destra.
L'STC, situato ad Arlington, al 1426 di Columbia Pike (a circa 1 km dal punto d'impatto, accanto al Navy Annex), fu sorvolato direttamente dal Volo 77, tanto che l'aereo fu visto da vari testimoni che vi operavano. Maggiori informazioni sul sistema NoVa sono disponibili presso questa pagina del sito del VDOT.
Almeno tre di queste telecamere erano in posizioni tali da consentire di riprendere l'avvicinamento e/o l'impatto del Volo 77, come mostrato qui sotto in un'immagine tratta dal sito che consente la consultazione delle telecamere in tempo reale.
I puntini indicano l'ubicazione approssimativa delle telecamere VDOT nei pressi del Pentagono secondo la mappa di Trafficland.com. La facciata colpita del Pentagono è quella a sinistra.
In particolare, due di queste telecamere avevano una visuale diretta del punto d'impatto: la numero 740 e la numero 930, situate (all'epoca e tuttora) lungo il Washington Boulevard e pubblicamente consultabili in tempo reale in streaming cliccando sui link corrispondenti.
Un fotogramma della telecamera VDOT 740 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. Il lampione in primo piano è uno di quelli abbattuti dall'aereo l'11 settembre 2001. La zona d'impatto è all'estrema destra dell'inquadratura.
La visuale della telecamera 930 alle 9.40 del 6 dicembre 2007. Il Pentagono è a sinistra; l'aereo avrebbe attraversato l'inquadratura da destra verso sinistra.
Vi è inoltre un'altra telecamera VDOT che può aver inquadrato l'aereo durante il suo avvicinamento: la numero 710, situata lungo la Henry Shirley Memorial Highway.
Un fotogramma della telecamera VDOT 710 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. Il Pentagono è fuori dall'inquadratura, sulla destra. La traiettoria del Volo 77 avrebbe attraversato quest'inquadratura da sinistra a destra pressoché perpendicolarmente all'asse dell'obiettivo, ma potrebbe essere stata coperta dagli alberi.
La quarta telecamera situata nei pressi del Pentagono, la numero 730, ubicata lungo la Henry Shirley Memorial Highway, sembra però essere puntata (almeno attualmente) in una direzione che non avrebbe permesso di cogliere immagini dell'aereo.
Un fotogramma della telecamera VDOT 730 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. La telecamera guarda verso il fiume Potomac; il Pentagono è dietro e a sinistra.
L'ubicazione precisa della telecamera 740, quella che offre la visuale più ravvicinata e diretta del punto d'impatto, è indicata nell'immagine qui sotto, tratta dagli atti del processo Moussaoui (Exhibit P200024).
Questa immagine sembra indicare che la telecamera 740 non subì danni fisici visibili dal vicinissimo passaggio del Volo 77, che abbatté un lampione a soli 23 metri di distanza. Tuttavia una fonte riferisce che l'esplosione prodotta dall'impatto dell'aereo danneggiò l'obiettivo di una delle telecamere VDOT (non specifica quale) e la spinse lateralmente:
La fonte non specifica se si tratta della telecamera 740 o di un'altra, ma in considerazione della prossimità di questa telecamera al luogo d'impatto, sembra ragionevole presumere che la telecamera danneggiata sia proprio questa.
E' insomma indiscutibile che almeno una telecamera del sistema NoVa fosse in una posizione adatta a riprendere le fasi finali dell'avvicinamento dell'aereo e il suo impatto. Il problema è che non basta avere una telecamera in posizione: bisogna anche avere un sistema che ne registri le riprese.
A quanto risulta da una richiesta d'informazioni sottoposta al VDOT da Russell Pickering di PentagonResearch.com, alla data degli attentati le telecamere del VDOT non erano collegate a un impianto di registrazione, né esisteva un sistema formale di registrazione degli stream diffusi via Internet, la cui disponibilità pubblica già a fine 2001 è indicata dagli archivi di Archive.org.
Ecco il testo della risposta del VDOT a Pickering:
L'assenza di registrazioni è confermata da questo video, nel quale un dipendente del VDOT spiega il motivo per cui non registravano e tuttora non registrano se non dopo un incidente e lo fanno soltanto se richiesto espressamente dalle autorità: "perché altrimenti saremmo in tribunale un giorno sì e uno no" come testimoni.
Per completezza, va specificato che l'assenza di registrazioni formali da parte del VDOT non esclude che ve ne siano di altro genere. Infatti è noto che vi sono appassionati che registrano gli stream delle webcam di ogni sorta, e non si può escludere che il flusso dei dati sia stato immagazzinato almeno temporaneamente da uno o più dei vari server o sistemi di caching utilizzati per la distribuzione dei dati, o dalla società Trafficland.com che gestisce il sito di pubblica consultazione delle telecamere, e successivamente recuperato dalle autorità.
In altre parole, da qualche parte potrebbero esserci altre immagini dell'impatto del Volo 77, in attesa di essere ritrovate o già pronte per essere presentate nel corso di futuri processi. Va notata, in proposito, l'analogia significativa che le immagini delle telecamere del parcheggio del Pentagono furono segretate a lungo perché classificate come prove per il processo Moussaoui.
La questione potrebbe essere approfondita contattando la Trafficland.com per avere informazioni sullo stato delle telecamere all'epoca dei fatti e sull'esistenza o meno di registrazioni. In tal senso ho già inviato una richiesta di informazioni alla società in questione.
Un altro aspetto importante è che anche in assenza di registrazioni, rimane il fatto che le immagini delle telecamere VDOT erano visibili sia agli operatori dell'STC, sia a qualunque persona dotata di accesso a Internet, e queste telecamere vengono messe a disposizione degli automobilisti proprio per poterle consultare prima di mettersi in viaggio.
In queste condizioni, far transitare davanti alle telecamere qualsiasi oggetto diverso da un Boeing 757 della American Airlines avrebbe comportato il rischio enorme che qualcuno, un addetto al sistema o un semplice cittadino, notasse l'anomalia e la immortalasse o testimoniasse.
Si è detto molto delle telecamere dell'ingresso a uno dei parcheggi del Pentagono, di cui sono state rilasciate le registrazioni: quei famosi fotogrammi che mostrano chiaramente la palla di fuoco prodotta dall'impatto, ma non sono altrettanto nitidi nel mostrare l'aereo impattante.
Il clamore intorno a quelle registrazioni ha messo in secondo piano un altro apparato di ripresa situato in una posizione molto valida per cogliere i terribili istanti dell'avvicinamento e dell'impatto del Volo 77: quello del Virginia Department of Transportation (VDOT). La questione è stata accennata molto brevemente da alcuni video complottisti come Pentagon Strike e Inganno Globale e approfondita da PentagonResearch.com.
Il VDOT disponeva, già nel 2001, di un sistema di telecamere di sorveglianza del traffico denominato NoVa (Northern Virginia) e gestito da un centro di controllo, lo Smart Traffic Center (STC), come risulta da una serie di verbali tecnici, dai quali è tratta l'immagine dell'STC qui a destra.L'STC, situato ad Arlington, al 1426 di Columbia Pike (a circa 1 km dal punto d'impatto, accanto al Navy Annex), fu sorvolato direttamente dal Volo 77, tanto che l'aereo fu visto da vari testimoni che vi operavano. Maggiori informazioni sul sistema NoVa sono disponibili presso questa pagina del sito del VDOT.
Almeno tre di queste telecamere erano in posizioni tali da consentire di riprendere l'avvicinamento e/o l'impatto del Volo 77, come mostrato qui sotto in un'immagine tratta dal sito che consente la consultazione delle telecamere in tempo reale.
I puntini indicano l'ubicazione approssimativa delle telecamere VDOT nei pressi del Pentagono secondo la mappa di Trafficland.com. La facciata colpita del Pentagono è quella a sinistra.In particolare, due di queste telecamere avevano una visuale diretta del punto d'impatto: la numero 740 e la numero 930, situate (all'epoca e tuttora) lungo il Washington Boulevard e pubblicamente consultabili in tempo reale in streaming cliccando sui link corrispondenti.
Un fotogramma della telecamera VDOT 740 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. Il lampione in primo piano è uno di quelli abbattuti dall'aereo l'11 settembre 2001. La zona d'impatto è all'estrema destra dell'inquadratura.
La visuale della telecamera 930 alle 9.40 del 6 dicembre 2007. Il Pentagono è a sinistra; l'aereo avrebbe attraversato l'inquadratura da destra verso sinistra.Vi è inoltre un'altra telecamera VDOT che può aver inquadrato l'aereo durante il suo avvicinamento: la numero 710, situata lungo la Henry Shirley Memorial Highway.
Un fotogramma della telecamera VDOT 710 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. Il Pentagono è fuori dall'inquadratura, sulla destra. La traiettoria del Volo 77 avrebbe attraversato quest'inquadratura da sinistra a destra pressoché perpendicolarmente all'asse dell'obiettivo, ma potrebbe essere stata coperta dagli alberi.La quarta telecamera situata nei pressi del Pentagono, la numero 730, ubicata lungo la Henry Shirley Memorial Highway, sembra però essere puntata (almeno attualmente) in una direzione che non avrebbe permesso di cogliere immagini dell'aereo.
Un fotogramma della telecamera VDOT 730 alle 9.30 circa del 5 ottobre 2007. La telecamera guarda verso il fiume Potomac; il Pentagono è dietro e a sinistra.L'ubicazione precisa della telecamera 740, quella che offre la visuale più ravvicinata e diretta del punto d'impatto, è indicata nell'immagine qui sotto, tratta dagli atti del processo Moussaoui (Exhibit P200024).
Questa immagine sembra indicare che la telecamera 740 non subì danni fisici visibili dal vicinissimo passaggio del Volo 77, che abbatté un lampione a soli 23 metri di distanza. Tuttavia una fonte riferisce che l'esplosione prodotta dall'impatto dell'aereo danneggiò l'obiettivo di una delle telecamere VDOT (non specifica quale) e la spinse lateralmente:
Just before impact, the plane clipped off two VDOT light poles on Washington Boulevard, a football field or two away from the Pentagon. In the same area, the blast from the plane's impact damaged the lenses of one of VDOT's traffic monitoring cameras and knocked the camera sideways.
La fonte non specifica se si tratta della telecamera 740 o di un'altra, ma in considerazione della prossimità di questa telecamera al luogo d'impatto, sembra ragionevole presumere che la telecamera danneggiata sia proprio questa.
E' insomma indiscutibile che almeno una telecamera del sistema NoVa fosse in una posizione adatta a riprendere le fasi finali dell'avvicinamento dell'aereo e il suo impatto. Il problema è che non basta avere una telecamera in posizione: bisogna anche avere un sistema che ne registri le riprese.
A quanto risulta da una richiesta d'informazioni sottoposta al VDOT da Russell Pickering di PentagonResearch.com, alla data degli attentati le telecamere del VDOT non erano collegate a un impianto di registrazione, né esisteva un sistema formale di registrazione degli stream diffusi via Internet, la cui disponibilità pubblica già a fine 2001 è indicata dagli archivi di Archive.org.
Ecco il testo della risposta del VDOT a Pickering:
In reference to your Freedom of Information Act (FOIA) request seeking video images, etc. from VDOT's traffic monitoring cameras on the morning of 9/11/2001, we do not have any such documentation available. We do not record the images as seen by the traffic cameras.
Regarding the question about the web images, we do not provide these, nor do we record them. They are provided by a private company called Trafficland (www.trafficland.com) and any questions concerning their web video feeds should be deferred to them for response.
I regret that we do not have the information you seek, but wish you well in your endeavor.
Operations Manager
Safety Service Patrol
Smart Traffic Center
L'assenza di registrazioni è confermata da questo video, nel quale un dipendente del VDOT spiega il motivo per cui non registravano e tuttora non registrano se non dopo un incidente e lo fanno soltanto se richiesto espressamente dalle autorità: "perché altrimenti saremmo in tribunale un giorno sì e uno no" come testimoni.
Per completezza, va specificato che l'assenza di registrazioni formali da parte del VDOT non esclude che ve ne siano di altro genere. Infatti è noto che vi sono appassionati che registrano gli stream delle webcam di ogni sorta, e non si può escludere che il flusso dei dati sia stato immagazzinato almeno temporaneamente da uno o più dei vari server o sistemi di caching utilizzati per la distribuzione dei dati, o dalla società Trafficland.com che gestisce il sito di pubblica consultazione delle telecamere, e successivamente recuperato dalle autorità.
In altre parole, da qualche parte potrebbero esserci altre immagini dell'impatto del Volo 77, in attesa di essere ritrovate o già pronte per essere presentate nel corso di futuri processi. Va notata, in proposito, l'analogia significativa che le immagini delle telecamere del parcheggio del Pentagono furono segretate a lungo perché classificate come prove per il processo Moussaoui.
La questione potrebbe essere approfondita contattando la Trafficland.com per avere informazioni sullo stato delle telecamere all'epoca dei fatti e sull'esistenza o meno di registrazioni. In tal senso ho già inviato una richiesta di informazioni alla società in questione.
Un altro aspetto importante è che anche in assenza di registrazioni, rimane il fatto che le immagini delle telecamere VDOT erano visibili sia agli operatori dell'STC, sia a qualunque persona dotata di accesso a Internet, e queste telecamere vengono messe a disposizione degli automobilisti proprio per poterle consultare prima di mettersi in viaggio.
In queste condizioni, far transitare davanti alle telecamere qualsiasi oggetto diverso da un Boeing 757 della American Airlines avrebbe comportato il rischio enorme che qualcuno, un addetto al sistema o un semplice cittadino, notasse l'anomalia e la immortalasse o testimoniasse.
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