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2015/02/13

Pravda: “l'America teme la pubblicazione delle foto satellitari russe dell'11/9”

di Paolo Attivissimo

Un articolo pubblicato il 7 febbraio 2015 su Pravda.ru in russo scrive che “Gli Stati Uniti temono la pubblicazione, da parte russa, delle fotografie satellitari della tragedia dell'11 settembre”. L'articolo afferma che “la Russia sta preparando la pubblicazione di prove del coinvolgimento del governo e dei servizi d'intelligence americana negli attacchi dell'11 settembre” e che “l'elenco di prove include immagini satellitari”. La notizia è stata anche tradotta in inglese da Gordon Duff su Veterans Today.

Tuttavia la notizia è priva di qualunque documentazione che confermi questo asserito timore o la presunta intenzione russa di pubblicare le suddette fotografie. L'articolo non fa nomi di fonti, non descrive l'ipotetico contenuto delle immagini, non spiega in che modo delle foto satellitari potrebbero dimostrare che si trattò di un autoattentato e in sostanza non propone alcun dato concreto a supporto di quello che afferma. Aria fritta, insomma.

Non c'è da sorprendersi: Pravda.ru cita come unica fonte Secretsofthefed.com, sito complottista che pubblica qualunque fantasia attorniandola di una quantità spettacolare di pubblicità. Specificamente, l'articolo di Secretsofthefed.com è questo, che però a sua volta cita come fonte Conspiracyclub.co, altro sito che pubblica qualunque tesi complottista (esempi: “La Russia ordina a Obama: racconta al mondo degli alieni o lo faremo noi”; “demonio fotografato in ospedale mentre aleggia sopra un paziente moribondo”). L'articolo specifico di Conspiracyclub.co è questo.

Ma a sua volta l'articolo di Conspiracyclub dichiara di essere la traduzione di un altro articolo: quello di Pravda.ru.

In sintesi, l'articolo di Pravda.ru cita come fonte Secretsofthefed, che cita Conspiracyclub, che cita l'articolo di Pravda.ru. E il cerchio si chiude su se stesso, in un perfetto esempio del modo in cui il cospirazionismo costruisce le proprie “verità”.

2011/11/06

Cospirazionisti colti a inventarsi gli esperti: il caso Ananta

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ananta è un commentatore di questo blog (per esempio qui), del mio blog Disinformatico (qui) e del forum sull'11 settembre di Focus.it oltre che di Luogocomune. Ha pubblicato numerose affermazioni a favore di varie tesi di cospirazione, condite da insulti a me e ai coautori di Undicisettembre. Già questo dovrebbe inquadrare piuttosto bene l'approccio di Ananta, ma c'è di più.

Qualche giorno fa sul forum di Focus.it si è presentato un altro utente, Accademico, dicendo di essere un “ingegnere stutturista con un'esperienza del settore di circa 25 anni nel settore delle costruzioni edili” che fa parte “di un'azienda che ha partecitato nel recente passato alla costruzione di palazzi di decine e decine di piani a Singapore, Dubai e più recentemente a Milano.”

L'ingegnere ha dato man forte alle asserzioni di Ananta, confermando le tesi di complotto e affermando che gli ingegneri strutturisti della sua azienda sono concordi nel negare il crollo gravitazionale delle Torri Gemelle. Inoltre fra i due sono stati scambiati messaggi pubblici di sostegno.

Ma Tricio, un moderatore di Focus.it, ha scoperto che Accademico e Ananta scrivono dallo stesso indirizzo IP. Ananta, su Focus.it, ha dichiarato di essere in cassa integrazione, quindi il suo non può essere un indirizzo IP condiviso di una rete aziendale. Il moderatore presume, quindi, che Accademico e Ananta scrivano dallo stesso computer e che si tratti della stessa persona. Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, il moderatore ha inoltre chiarito che ha una certezza assoluta che i commenti di Ananta e Accademico sia stati inviati dallo stesso computer, come precisato nei commenti qui sotto.

Questi sono i livelli di puerilità ai quali scende il cospirazionismo undicisettembrino. Se a qualche lettore la moderazione dei commenti su Undicisettembre può sembrare troppo severa, bisogna tenere presente il calibro delle persone che spesso ci troviamo di fronte nei commenti. Ed è per questo che in generale non ci si può fidare ciecamente delle qualifiche tecniche millantate su Internet senza prove dai sedicenti esperti favorevoli alle tesi alternative e bisogna pretendere conferme.

Tutti i dettagli del caso Ananta-Accademico sono qui su Perle Complottiste.

2008/09/05

Eccessivo il divieto di filmare? Chiedetelo ai debunker delle scie chimiche

di Paolo Attivissimo

Per chi chiedeva esempi del fatto che i complottisti non esitano a tagliare, rimontare e manipolare le dichiarazioni dei debunker pur di screditarli, segnalo quest'episodio ai danni del chimico Simone Angioni, che insieme al CICAP sta smontando la teoria delle "scie chimiche". Patetico.

Ora è forse più chiaro il motivo per cui è necessario vietare riprese da parte del pubblico nella conferenza di Lugano di giovedì prossimo.

2008/08/18

La mappa completa del Grande Complotto

di Paolo Attivissimo, su segnalazione di Screwloosechange

Non so se è una forma di parodia o se quelli di Truthmove.org che l'hanno pubblicata fanno sul serio, ma questa è forse la rappresentazione grafica più eloquente della follia complottista: la mappa di tutti gli enti e personaggi che sarebbero necessariamente coinvolti nella gigantesca messinscena.


Se vi interessa la versione ad alta risoluzione, è qui.

2008/08/14

Zerobubbole: Quante erano le due torri gemelle?

di Undicisettembre

Siamo a 8 minuti dall'inizio del video di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi. Il narratore, Francesco Pannofino, dopo aver descritto il primo crollo, parla a questo punto del secondo, quello della Torre Nord: "Alle 10.28, anche la Torre Nord crolla". "Anche" implica che l'altra sia già crollata, giusto?

Ma l'immagine mostrata a questo punto da Zero è questa:



Notate quel "piccolo" grattacielo a sinistra della nube di macerie? E' una delle Torri Gemelle. Non vi fidate? Allora andate a prendere la vostra copia del DVD di Zero e controllate. Oppure, se vi fidate, guardate questo spezzone.


Cosa ci fa una delle Torri Gemelle ancora in piedi, dopo il secondo crollo? Dato che Zero è il sofferto frutto di "due anni di preparazione, ricerche, inchieste" e ha lo scopo di "scoprire tutto ciò che la versione ufficiale non dice" (così garantisce Zerofilm.info), non può trattarsi di uno sbaglio.

Suvvia: il team di Zero, forte di cinquecentomila euro di finanziamenti erogati dai piccoli azionisti, non può aver affidato il montaggio a un rintronato. Non è possibile che nessuno dei suoi autori, revisori e montatori abbia notato uno svarione di questo calibro.

Non ci resta che una straordinaria, sconvolgente conclusione: le Torri Gemelle erano in realtà tre, e qualcuno ce lo ha tenuto nascosto per tutti questi anni. Ma grazie all'accuratissima ricerca di Giulietto Chiesa e Franco Fracassi, ora sappiamo finalmente questa incontrovertibile verità.

2008/08/03

Come Bush, Cheney e Rumsfeld prepararono l'11/9 secondo i complottisti

di Paolo Attivissimo, su ispirazione di Matt Taibbi

In tutti questi anni, nonostante ripetute richieste, i complottisti non hanno mai dichiarato quale sia di preciso la loro versione degli eventi. Non hanno mai sintetizzato in un unico racconto coerente come siano andate le cose secondo i risultati della loro lunga "ricerca della verità". Così ci proviamo noi, mettendo insieme le principali teorie alternative in questa conversazione immaginaria tenutasi ai primi di agosto 2001 fra il presidente George W. Bush, il vicepresidente Dick Cheney e il segretario alla difesa Donald Rumsfeld.

Tutti i dettagli della conversazione fanno riferimento a teorie realmente espresse dai complottisti, come documentato nelle note.



BUSH: Allora, Dick, Don, mi riepilogate il piano?

CHENEY: Dunque, signor Presidente, come lei sa, abbiamo bisogno di invadere l'Iraq e l'Afghanistan. Così abbiamo deciso di far schiantare degli aerei radiocomandati (1) su Wall Street e un missile contro il Pentagono (2), dire al mondo che si tratta di nostri aerei di linea dirottati e dare la colpa a 19 beduini armati di taglierino e spray al peperoncino (3). Poi, però, faremo saltare noi gli edifici colpiti, per essere sicuri che crollino per davvero.

RUMSFELD: Esatto. E faremo in modo che nessuno dei dirottatori sia iracheno o afghano (4), così non avremo problemi a convincere l'opinione pubblica della necessità di invadere l'Iraq e l'Afghanistan.

BUSH: Non fa una grinza! Però non ho capito una cosa. Perché dobbiamo far schiantare degli aerei contro le Torri Gemelle? Tanto lo sanno tutti che i terroristi ci hanno già provato nel '93 con una bomba nel parcheggio. Perché non facciamo saltare in aria i palazzi e basta, senza tirare in ballo gli aerei, e poi diamo la colpa alle bombe dei terroristi?

RUMSFELD: Signor Presidente, lei non ha chiaro il... il quadro generale. E' molto più machiavellico se ci intrufoliamo negli edifici con le nostre squadre speciali nei giorni che precedono gli attacchi, durante un blackout, collochiamo le bombe al buio, rimettiamo tutto a posto senza che se ne accorga nessuno e poi facciamo sembrare che siano gli aerei a far crollare gli edifici.

CHENEY: Certo, così coinvolgiamo più gente nel complotto, corriamo un rischio molto maggiore di farci scoprire e complichiamo senza alcuna buona ragione l'intera operazione. Ma in compenso faremo affari d'oro vendendo libri e DVD che smascherano le incongruenze della "versione ufficiale", libri che sbugiardano i libri che smascherano le bugie della versione ufficiale, e libri che smentiscono le menzogne dei libri che sbugiardano i libri che smascherano le bugie della versione ufficiale.

BUSH: "Menzogna"? Ma che parola è? Don, parli da vecchio. Nessuno più dice "menzogna". [scuote il capo] Incredibile! "Menzogna"...

CHENEY: [ignorando Bush] Sto anche pensando a una collezione di cappellini e spillette, ma forse è di cattivo gusto.

RUMSFELD: A proposito, Dick, mi hanno confermato poco fa che le bozze dei libri di "ricerca della verità" sono già in tipografia e che i DVD li sta finendo di masterizzare per noi un ragazzino, sul suo computer di casa, un certo Dylan qualchecosa. Uno fidato.

BUSH: Bob Dylan? Il cantautore?

CHENEY: No, non quel Dylan, ma comunque devono essere parenti. Del resto, c'è quel Ben Chertoff che sta preparando i libri di difesa della versione ufficiale per Popular Mechanics, e ha lo stesso cognome del nostro Michael, Chertoff appunto, quello che potremo nominare capo della sicurezza nazionale quando avremo realizzato il nostro piano. Stesso cognome, devono essere per forza parenti. (5)

BUSH: E' evidente, lo capirebbe anche un bambino che dev'essere così. Per esempio, io mi chiamo Bush, e quindi sono parente di Kate Bush, la cantante! E anche di Natalia Bush, quella dei calendari!

RUMSFELD e CHENEY [insieme, alzando gli occhi al cielo, senza farsi vedere da Bush] Certo, signor Presidente.

CHENEY: Torniamo al piano, per favore? E' chiaro, signor Presidente, che non otterremo mai il mandato di guerra se ci limitiamo a far saltare il World Trade Center. Distruggere due grattacieli di quattrocento metri nel cuore di New York in diretta TV proprio non basta. Dobbiamo anche lanciare un missile contro una facciata del Pentagono e dire che è stato un aereo di linea, ma non far vedere a nessuno le immagini dell'attentato, e ovviamente dobbiamo anche simulare un falso schianto d'aereo in un posto dimenticato da Dio in Pennsylvania.

RUMSFELD: Esatto, signor Presidente. L'opinione pubblica non ci sosterrà mai senza l'attacco al Pentagono che nessuno vedrà in TV e quello schianto in un luogo sperduto, lontano dalle telecamere della CNN.

BUSH: Aspetta, Dick, mi ricordi perché al Pentagono dobbiamo usare un missile?

CHENEY: Perché è molto più facile lanciare un missile e poi dire che si tratta di un aereo. Ha idea di quanto costi un aereo civile di seconda mano e come sia difficile trovare un pilota kamikaze? In confronto, è un gioco da ragazzi lanciare un Cruise da una nave e fare in modo che entri al primo piano del Pentagono facendo un buco di cinque metri.

BUSH [distratto dai soldatini che ha sul tavolo]: Eh?

CHENEY: Cinque metri. Ripeto, cinque metri. (6) E poi dovremo zittire tutti gli addetti al lancio, falsificare i registri e gli inventari delle armi, piazzare finti testimoni pronti a giurare di aver visto un Boeing 757, disseminare il DNA dei falsi passeggeri, piazzare di corsa centinaia di rottami d'aereo sul prato del Pentagono, corrompere tutti i pompieri civili che accorreranno sul posto affinché dicano di aver trovato pezzi di passeggeri e le scatole nere di un aereo, e predisporre con esplosivi perfettamente sincronizzati i lampioni dell'autostrada davanti al Pentagono e farli esplodere esattamente mentre passa il missile, per far sembrare che siano stati abbattuti dal passaggio dell'aereo.

BUSH: E se qualcosa va storto? Magari uno dei lampioni scoppia prima per sbaglio? Che figura ci facciamo? Secondo me sarebbe meglio eliminare tutta questa storia dei lampioni e dire che l'aereo è andato contro il Pentagono senza abbattere niente. Non cambia nulla ed è meno rischioso.

RUMSFELD: No, signor Presidente. Se non abbattiamo almeno cinque lampioni, oltre a fare un buco di cinque metri nel Pentagono, in cui diremo che è entrato un aereo largo 38 metri, non saremo credibili.

BUSH: Ah, è ovvio. Se abbattiamo i lampioni, nessuno noterà che il buco nel Pentagono è troppo piccolo. OK. Però alle Twin Towers usiamo degli aerei veri, giusto?

CHENEY: Esatto. Al Pentagono usiamo un missile, ma diciamo che è stato un aereo. Alle Twin Towers invece usiamo davvero degli aerei, perché ci serve il filmato da mandare in TV.

BUSH: Sì, sì, ho capito, ma sto solo dicendo... perché al Pentagono non usiamo semplicemente un aereo e diciamo che è stato un aereo? E' quello che faremo alle Torri Gemelle, no?

CHENEY: Sì, esatto, ma per il Pentagono [tono esasperato] useremo un missile! Don, dammi una mano tu...

RUMSFELD: Signor Presidente, a Washington useremo un missile perché così... è più militare. Usare un aereo per davvero sarebbe troppo ovvio, anche se è esattamente quello che faremo a New York. Lasci fare a noi.

BUSH: Oh, OK, come volete.

RUMSFELD: L'altro fattore positivo nel dire che un aereo passeggeri ha colpito il Pentagono è che in questo modo dobbiamo inventarci qualche centinaio di vittime fittizie e un equipaggio e un aereo che non esistono. E' una regola di base delle operazioni top secret: è sempre meglio aumentare al massimo il numero di storie false da fabbricare, il lavoro creativo da realizzare e il numero di possibili opportunità di contraddizioni nella versione falsa da presentare.

BUSH: E' ovvio. Lo capisco persino io, che l'unico modo per convincere il popolo americano ad andare in guerra e sostenere l'invasione dello stato laico dell'Iraq è inscenare un attacco contro New York ad opera di un branco di fondamentalisti religiosi che provengono dall'Arabia Saudita.

RUMSFELD: Esatto. E per finire, abbatteremo l'aereo in Pennsylvania. (7)

BUSH: Don, scusa, questa parte non mi entra in testa. Perché dirottiamo un aereo per poi abbatterlo prima che raggiunga il bersaglio? Non è più sensato lasciare che vada a schiantarsi contro il Campidoglio o qualche altro posto importante? Così Dick si aggiudica l'appalto per ricostruirlo, tramite la Halliburton.

RUMSFELD: Ma per non essere coerenti, signor Presidente. L'incoerenza è fondamentale per la riuscita di qualsiasi complotto che si rispetti. A New York facciamo in un modo, al Pentagono facciamo in un altro, a Shanksville in un altro ancora.

CHENEY: Allora, siamo d'accordo?

BUSH: [accenna un'obiezione]

RUMSFELD [ignorando Bush]: Bene. Chiamo i capi di stato maggiore, l'FAA, i vigili del fuoco di New York e Washington, Rudy Giuliani, Larry Silverstein, le famiglie di qualche centinaio di falsi familiari delle false vittime dei finti dirottamenti, l'MI5, l'FBI, la FEMA, l'aviazione, il NORAD e le altre dieci o ventimila persone che dobbiamo informare del piano segretissimo. Preparo anche il copione per la BBC e la CNN. (8) Faccio partire l'ordine finale di fabbricare tutti i documenti falsi, le registrazioni delle telefonate dagli aerei, i certificati di brevetto di pilota commerciale dei dirottatori, 80 filmati ritoccati delle telecamere al Pentagono...

CHENEY: No, 80 no. E' cifra tonda, sembra inventata. Facciamo 84. E' più realistico.

RUMSFELD: OK, 84. E mando un fax a Osama con il copione delle cose che deve dire. Non abbiamo molto tempo, signor Presidente. Anche lei, si studi bene le battute. Nelle prove ho notato che lei si impapera spesso sulla storia di quale aereo ha visto in TV. Si ricordi di dire che lei ha visto in TV il secondo aereo, non il primo. (9)

CHENEY: A proposito, anche Osama ha dei problemi con le battute dei suoi video. Dice che la scena dove ammette di essere il mandante non la sente sua, non è in sintonia con lo struggimento interiore del suo personaggio.

RUMSFELD: Lo sapevo che si sarebbe montato la testa. Va bene, allora lo sostituiamo con un sosia. (10) Quello che abbiamo è un po' grasso, ma di meglio non abbiamo trovato. (11)

BUSH: Perfetto. Uhm, Don, ricordati anche di preparare un messaggio di preavviso per tutti i magnati di Wall Street che hanno donato centinaia di milioni di dollari alla mia campagna elettorale. Saranno entusiasti di sapere che li abbiamo prescelti come nostri bersagli umani per il Nuovo Reichstag! Dopotutto, se proprio dobbiamo creare dei martiri, tanto vale crearli fra i nostri finanziatori. Tanto hanno già pagato. Fra l'altro, se non ricordo male, il capo della Merrill Lynch mi aveva detto che stava pensando di ristrutturare la sede di New York e di sfoltire un po' di personale in esubero. Chissà come sarà contento del favore che gli stiamo per fare!

RUMSFELD: Certo, signor Presidente, provvederò personalmente. Vado.

CHENEY: OK, anch'io.

BUSH: Un'ultima cosa. Come va il reclutamento del personale che deve lanciare il missile contro il Pentagono, telecomandare gli aerei a New York, abbattere l'aereo in Pennsylvania, scavare una buca troppo piccola in un campo a Shanksville (12) e metterci un po' di rottami d'aereo, procurare i cadaveri, seminare i rottami, minare i grattacieli eccetera?

RUMSFELD [con imbarazzo]: Ehm... Non bene, signore.

BUSH: In che senso?

RUMSFELD: Be'... abbiamo cominciato a inviare con discrezione, a elementi accuratamente selezionati, l'offerta di lavoro. L'ho scritta io di mio pugno: "Salve, soldato, lei sarebbe disposto a partecipare a un piano segreto che prevede l'uccisione di qualche migliaio di suoi connazionali, quelli che lei ha giurato di difendere?"

BUSH: E qual è stata la risposta? Hanno accettato tutti, come veri patrioti?

RUMSFELD [con crescente imbarazzo]: Dick, diglielo tu.

CHENEY: Vede, signor Presidente, c'è stato un... un imprevisto.

BUSH: Imprevisto?

CHENEY: Ecco... praticamente tutti i candidati si sono rifiutati. Però ormai erano al corrente del nostro piano. Così abbiamo dovuto organizzare un secondo reclutamento per trovare dei sicari che li... come dire... facessero tacere per sempre. Non potevamo correre rischi.

BUSH: E...?

CHENEY: Abbiamo chiesto a un po' di questi sic... ehm... specialisti se erano disposti a uccidere dei soldati che si rifiutavano di partecipare al massacro dei propri connazionali.

BUSH: Perfetto! Problema risolto.

CHENEY: Non proprio, signor Presidente. Alcuni dei sicari si sono rifiutati. Ma a quel punto anche loro sapevano del nostro piano. Così abbiamo dovuto reclutare dei killer per far fuori i sicari che non volevano far fuori i nostri soldati...

RUMSFELD: ...Ma alcuni dei killer non se la sono sentita. Così ora siamo alla ricerca di assassini che facciano fuori i killer che si rifiutano di far fuori i sicari che non intendono far fuori i nostri soldati che rifiutano di uccidere qualche migliaio di americani.

BUSH: [cerca di seguire la spiegazione contando sulle dita]

RUMSFELD: Risolveremo tutto in qualche modo.

CHENEY [con evidente soddisfazione]: Già fatto. Imbianchini.

BUSH: Cosa? Imbianchini?

CHENEY: Sissignore. Squadre di imbianchini. Sono già all'opera mentre parliamo. Stanno applicando alle colonne delle Torri Gemelle una speciale vernice di sol-gel di supertermite in forma nanocomposita. (13) Non lo sanno, ma quella vernice può essere fatta esplodere tramite radiocomando. Loro non si rendono conto che stanno partecipando al nostro piano, per cui non possono rivelare nulla. E' perfetto. Problema risolto.

BUSH: Magnifico. Che sollievo! Ma aspettate, c'è ancora la questione di questo terzo grattacielo a New York che non ho ben chiara.

CHENEY: OK, signor Presidente, gliela rispiego io. Dobbiamo minare di nascosto e far crollare l'11 settembre anche un terzo grattacielo, il WTC7, per far sparire alcune prove di scandali della CIA e dei Servizi Segreti custodite lì dentro. (14) Potremmo usare un distruggidocumenti, certo, ma darebbe troppo nell'occhio. Per passare del tutto inosservati, simuleremo un crollo per incendio che non ha precedenti nella storia dell'architettura dei grattacieli, così nessuno ci farà caso. E sicuramente nel crollo nessun documento scottante svolazzerà in giro.

BUSH: Ah, giusto. E lì usiamo un altro aereo, come per le Torri Gemelle.

CHENEY: ...No, signor Presidente.

BUSH: Allora un missile, come al Pentagono?

CHENEY: No, no, no, signor Presidente. Lo facciamo crollare con gli esplosivi e basta.

BUSH: Ma non sembrerà strano che crolli da solo? Potremmo sfruttare il crollo delle Torri Gemelle, sono lì vicino, magari le macerie investiranno il WTC7.

CHENEY: No, troppo rischioso. Se gli esplosivi o la supertermite in sol-gel applicata a pennello nelle torri non funzionano a dovere, siamo fregati. Silverstein ha detto che vuole un lavoretto pulito. Piazzerà dei fumogeni nel WTC7 per simulare un incendio, pagherà tutti i pompieri perché dicano che c'era uno squarcio nel palazzo, e poi farà saltare il tutto nel pomeriggio, quando non ci farà caso nessuno. Sa, per via dell'assicurazione è molto più semplice così. E Silverstein è uno bravo, sa tenere un segreto, mica è un cretino che lo andrà a spifferare in un documentario per la TV. (15)

BUSH: Ah, giusto. A proposito, ricordiamoci anche di avvisare tutti gli ebrei di New York di non andare al WTC l'11 settembre. (16)

CHENEY: Non c'è problema, ho una ditta israeliana, la Odigo, che manderà messaggi istantanei a tutti gli ebrei poche ore prima degli attacchi, così sicuramente nessuno di loro rivelerà il segreto. (17)

BUSH: Giusto. E ricordati di confermare l'ingaggio degli israeliani cantanti.

CHENEY: Danzanti, signor Presidente. Danzanti. (18)

BUSH: Quello che vuoi, la mente sei tu.

[pausa]

RUMSFELD: Cosa c'è, signor Presidente? Qualcosa la turba?

BUSH: Sono preoccupato dai complottisti. Per la storia della Luna ci hanno quasi smascherato. E stanno facendo progressi anche sulla storia delle scie chimiche che disseminiamo in pieno giorno con gli aerei militari dipinti come aerei di linea. Non mi piace. E se ci scoprono?

CHENEY: Tranquillo, signor Presidente. Abbiamo già a libro paga e sotto minaccia di morte tutti gli ingegneri strutturisti del mondo, affinché non spifferino che il crollo del WTC è impossibile in base al secondo principio della termodinamica.

BUSH: OK, ottimo, ma... abbiamo pensato anche ai teologi?

CHENEY: ...Teologi?

BUSH: Sì, teologi, e anche filosofi, addetti ai controlli delle acque potabili, professori di fisica, registi, ex prestigiatori, spogliarelliste... (19) Tutta gente espertissima di aeronautica e demolizioni controllate. Si accorgeranno subito che c'è qualcosa di strano.

RUMSFELD: Non si preoccupi, signor Presidente. A gente del genere, chi vuole che creda?


Note


1, 2: Thierry Meyssan, nel programma The Meyssan Conspiracy (2002).
3. Luogocomune.net.
4. I dirottatori accusati dal governo statunitense sono 15 sauditi, 2 cittadini degli Emirati Arabi, 1 egiziano e 1 libanese.
5. Giulietto Chiesa, lettera al Corriere della Sera, 17/10/2006, consultabile qui.
6. Dario Fo nel DVD Zero, a 31:3o dall'inizio.
7. Alex Jones Show, febbraio 2004.
8. Prisonplanet.com, febbraio 2007.
9. Massimo Mazzucco in un articolo su Luogocomune.net, giugno 2003.
10. Giulietto Chiesa a Le Storie, Raitre, 31/1/2008 (trascrizione qui).
11. Infowars.net.
12. Massimo Mazzucco nel video Inganno Globale.
13. Steven Jones, Air America Radio, puntata dell'8 maggio 2008, dal minuto 100 in poi.
14. Comedonchisciotte.net, 2006.
15. Prisonplanet.com; Luogocomune.net.
16. Al-Manar TV.
17. David Duke, presso Davidduke.com.
18. Maurizio Blondet, Gli "israeliani danzanti" furono pagati dal Governo, 25/6/2008.
19. David Ray Griffin è teologo; James Fetzer è professore di filosofia; Massimo Mazzucco è regista di Inganno Globale. Kevin Ryan (addetto ai controlli delle acque potabili), Steven Jones (professore di fisica), William Rodriguez (ex prestigiatore), Amanda Keller (spogliarellista) sono fra i principali esperti e testimoni presentati da Giulietto Chiesa nel DVD Zero.