2020/12/20

Storia del World Trade Center - quarta parte

di Leonardo Salvaggio

Le prime tre parti di questo articolo sono disponibili qui, qui e qui.


Le Torri Gemelle non furono gli unici edifici a far parte del complesso del World Trade Center, perché attorno ad esse furono costruiti altri cinque edifici noti come World Trade Center 3, 4, 5, 6 e 7.

Il primo a essere costruito fu il World Trade Center 5, realizzato tra il 1970 e il 1972. L'edificio 5 occupava l'angolo a nord-est della Plaza ed era un palazzo di uffici di nove piani, alto trentasei metri, a forma di "L". Nel 1973 fu completato anche il World Trade Center 6, che occupava l'angolo a nord-ovest, di otto piani e alto ventotto metri; l'edificio 6 era un palazzo governativo che ospitava varie agenzie federali come l'agenzia delle dogane, il dipartimento del lavoro e l'ATF. Nel 1977 aprì anche il World Trade Center 4, all'angolo di sud-ovest, della stessa altezza dell'edificio 6 e occupato principalmente dalla New York Board of Trading (società finanziaria di trading) e dalla Deutsche Bank. Una caratteristica comune di questi tre edifici fu quella di essere prevalentemente di colore nero dall'esterno.


L'ultimo palazzo che completava la Plaza fu il World Trade Center 3, che aprì nel 1981. L'edificio 3 ospitava un albergo; dapprima noto come Vista International Hotel, fu venduto dalla Port Authority alla catena Marriott nel 1995 e da allora fu chiamato anche con il nome Marriott World Trade Center. Il palazzo 3 di trovava tra le due Torri Gemelle, all'angolo sud-occidentale della Plaza.

Nel 1987 un settimo palazzo entrò a far parte del complesso, l'unico a non essere stato previsto inizialmente dal progetto di Yamasaki e a non sorgere all'interno della Plaza ma appena a nord di essa, su Vesey Street. All'edificio fu dato il nome di World Trade Center 7. Il grattacielo era alto 226 metri ed aveva cinquantadue piani; di forma trapezoidale, si ergeva sopra a una sottostazione elettrica della Con Edison. Il World Trade Center 7 era anche noto come Salomon Building, perché la banca d'affari Salomon Brothers era il principale affittuario del palazzo e ne ha occupato la maggior parte dei piani dalla sua apertura fino al 2001.

Nella seconda metà degli anni 80, un altro complesso di edifici fu eretto tra il World Trade Center e il fiume Hudson e si frappose tra l'acqua e le Torri Gemelle nello skyline di New York visto da ovest. Tra il 1982 e il 1988 la società canadese Olympia and York costruì le quattro torri del World Financial Center, un complesso di uffici e negozi costruito anch'esso su una discarica di materiale edilizio, in questo caso quello proveniente dagli scavi per la costruzione del World Trade Center. Le quattro torri, tuttora esistenti, hanno altezza compresa tra i centocinquanta metri del World Financial Center 4, fino ai duecentoventicinque del World Financial Center 3. Oltre alle quattro torri, fa parte del complesso sin dalla sua apertura anche il padiglione di vetro chiamato Winter Garden, che al suo interno ospita negozi e piante.


La Olympia and York fallì nel 1989 e le sue proprietà furono comprate da un'altra società canadese: la Brookfield Properties. Nel 2013 l'azienda acquistò anche l'adiacente One North End Avenue di sedici piani e lo annesse al complesso, di cui cambiò il nome in Brookfield Place.

Dal 1988 al 2001 la punta meridionale di Manhattan costituì quindi uno degli skyline più noti e famosi al mondo che tuttora costituisce un'icona inconfondibile del cosidetto sogno americano. La storia di questo straordinario complesso di edifici affonda le sue radici nel secondo dopoguerra e terminò in una mattina di fine estate a causa della follia distruttiva di diciannove terroristi.

2020/12/12

Storia del World Trade Center - terza parte

di Leonardo Salvaggio

Le prime due parti di questo articolo sono disponibili qui e qui.


La Port Authority iniziò ad acquistare il terreno su cui avrebbe dovuto costruire il nuovo complesso nel marzo del 1965 e un anno dopo nello stesso mese diede l'incarico alla Ajax Wrecking and Lumber Corporation di iniziare la demolizione degli edifici che lo occupavano. Lo scavo iniziò invece il 5 agosto del 1966. Tuttavia i costruttori incapparono subito in un grosso ostacolo: il sito scelto per la costruzione si trovava sopra a una discarica di materiale proveniente da demolizioni, la cui base rocciosa era venti metri più in basso, restava quindi il problema di come scavare così a fondo senza che in fiume Hudson invadesse l'area.


La soluzione individuata fu quella di costruire quella che da allora è nota come bathtub, vasca da bagno, che delimitasse l'area della costruzione. Il metodo escogitato da John Kyle, ingegnere capo della Port Authority, fu quello di tagliare una porzione di ciò che sarebbe diventato il perimetro esterno della bathtub di sette per venti metri, riempire il tratto di una miscela di acqua e bentonite che tenesse fuori l'acqua del fiume, poi calare una gabbia di acciaio che avrebbe fatto da scheletro per la parete esterna, infine riempire la gabbia di calcestruzzo il quale oltre a costruire la struttura definitiva avrebbe fatto uscire la miscela di bentonite. L'operazione doveva essere reiterata per tutto il perimetro. Il lavoro fu affidato alla società canadese Icandia, che era una sussidiaria di un'azienda italiana con sede a Milano, la Impresa Costruzioni Opere Specializzate. Il motivo per cui la scelta cadde su una società italocanadese era che questa tecnica era già stata usata in Canada e in Europa, ma non negli USA, pertanto non esisteva nessuna azienda statunitense che avesse esperienza di un lavoro del genere. La costruzione del muro esterno della bathtub richiese quattordici mesi, al termine dei quali fu possibile iniziare la rimozione del materiale al suo interno.

La costruzione della Torre Nord iniziò ad agosto del 1968, mentre quella della Torre Sud iniziò a gennaio del 1969. La Port Authority decise di comprare l'acciaio da vari fornitori diversi, invece di affidarsi a uno solo. Il materiale veniva stipato presso una sede della compagnia interstatale di trasporto ferroviario Penn Central, che operò tra il 1968 e il 1975; l'acciaio veniva poi portato al sito della costruzione con dei camion e sollevato con gru. Alcuni pezzi più grandi vennero portati nella zona da navi rimorchiatori e sollevati con gru speciali, una delle quali era costruita in Australia ed era per questo nota come kangaroo crane.


I lavori non furono privi di incidenti e problemi di varia natura. Nel marzo del 1969 un'escavatrice tranciò dei cavi telefonici, causando un'interruzione del servizio in tutta l'area di Lower Manhattan che durò ore. Nei primi mesi del 1970 i lavoratori dei rimorchiatori avviarono uno sciopero per il rinnovo del contratto. La Port Authority tentò quindi di trasportare l'acciaio che avrebbe dovuto viaggiare via nave con degli elicotteri. Tuttavia già dal primo tentativo l'elicottero perse il proprio carico, un singolo pannello per i pavimenti, nello stretto Kill Van Kull che collega la baia di Newark con il porto di New York. Il trasporto via elicottero non function di fatto mai, e i lavori ripresero normalmente solo alla fine dello sciopero dei marinai dopo sessanta giorni. Nel marzo del 1970 un altro avvenimento funesto colpì la costruzione delle Torri Gemelle: uno dei camion per il trasporto del materiale fece un incidente con un'autocisterna che trasportava propano, nell'esplosione che ne conseguì persero la vita sei lavoratori. A causa di questo e altri incidenti, persero la vita un totale di sessanta persone durante la costruzione delle torri.

Un ruolo importante nella costruzione dei due edifici fu ricoperto da un nutrito gruppi di nativi americani tra gli operai, in particolare Mohawk. Dapprima relegati a lavori di basso profilo, come scaricare il materiale dai camion, si rivelarono in breve tempo più bravi degli altri nel lavoro di costruzione ai piani più alti, per via di un'innata capacità nell'arrampicarsi, nello stare in equilibrio su basi strette e nel non essere intimoriti dell'altezza.

La cerimonia di completamento della Torre Nord si svolse il 23 dicembre del 1970, mentre la Torre Sud fu inaugurata il 19 luglio dell'anno dopo. Il primo affittuario della Torre Nord avviò la propria attività addirittura prima dell'inaugurazione, il 15 dicembre del 70, mentre la Torre Sud iniziò a essere operativa a settembre del 71.


Due mesi prima dell'apertura la Torre Nord superò l'Empire State Building in altezza superando quota 380 metri e diventando così l'edificio più alto del mondo (inteso come edificio abitabile, perché la torre Ostankino di Mosca di 540 metri era stata completata nel 1967), titolo che perse nel 1974 dopo il completamento della Sears Tower (oggi Willis Tower) a Chicago. Tuttavia la Torre Nord del World Trade Center tornò a superare l'edificio di Chicago quando nel 1979 fu installata sopra di essa l'iconica antenna per le telecomunicazioni, che la portò a 527 metri di altezza. Il World Trade Center mantenne il primato fino al 2000, quando i proprietari della Sears Towers innalzarono la propria antenna, fino a superare le torri di New York di pochi centimetri.


La quarta parte di questo articolo è disponibile qui.


Fonti:
  • Twin Towers: The Life of New York City's World Trade Center di Angus Kress Gillespie, 2002
  • Up from Zero: Politics, Architecture, and the Rebuilding of New York di Paul Goldberger, 2004
  • City in the Sky: The Rise and Fall of the World Trade Center di James Glanz ed Eric Lipton, 2003
  • The World Trade Center: A Modern Marvel: 1973-2001 di History Channel, 2002

2020/11/30

World Trade Center: an interview with survivor Alan Lindquist

by Leonardo Salvaggio. An Italian translation is available here.

Undicisettembre offers its readers today the personal account of survivor Alan Lindquist who was in the South Tower when the first plane crashed into World Trade Center 1.

We would like to thank Alan Lindquist for his availability and kindness.




Undicisettembre: Can you give us a general account of what you saw and experienced on 9/11?

Alan Lindquist:
September 11th was a beautiful day, it was such a great day I thought about not going to work but I had a meeting at 8 o’clock that morning that I had to make, so obviously I went to work. That meeting was in Tower 2 on the 64th floor. At about 8:45, the gentleman giving his speech, his name was Philip Roth and he was the Chief Technical Analyst in Morgan Stanley, opened up for the discussion and asked if anyone had any questions and qualified it “Don’t ask me a question that’s going to take me an hour to answer because I have another meeting in World Trade Center 1 starting at 9 and I want to get out of here on time and get to that meeting.” He called to an individual sitting next to me and that person asked a question that took three minutes to get out of his mouth. Philip got upset and said “I’m not going to answer your fucking question; if anybody has a question like that, please come and see me in my office.” So of course no one else wanted to ask a question. Philip said “Okay, meeting adjourned”, he shut his briefcase up and left.

A buddy of mine named Giovanni came over to me and said “Let’s go grab a quick smoke.” In the towers there were three staging floors, meaning that there were elevators which would take you there without any interruptions or stop. So we got in an elevator at the 64th floor, changed elevator at the 48th floor and went all the way down. I had just walked outside and I heard a plane approaching very rapidly. Planes do fly over Manhattan, but this one was much louder. I looked up in the sky to look at the plane and then I looked at a guy walking across the street right in front of me and all of a sudden he said “Get the fuck inside” and motioned with his hand to get inside.

I don’t recall the sound of the plane impacting Tower 1; obviously I heard it, I just don’t remember it. So I was looking at the guy who motioned me to get inside and ten feet to the side of him a cross section of one of the jet engines fell in the street. There were flames coming off of it; I looked at it and said “What is that?” Debris was coming down and I remember two women screaming across the street, I looked at them and they started running. There was another woman walking and a window came down and hit her, she died from that impact immediately.

That moment I finally woke up and I thought “I might die right now, whatever it’s going on, I might die.” The debris was coming down too intensely so my instinct was to go back inside the tower. Everyone rushed towards the revolving door that I was nearest to, some guy’s leg got stuck in the turnstile and the door wouldn’t turn. For twenty or twenty five seconds I was the farthest guy out of the protection of the building, the door was not turning and I tried to say a prayer of absolution but I couldn’t formulate a prayer in my head, I just couldn’t.

I yelled at the guy in front of me “Turn that fucking door” even though he wasn’t in the door. I looked at the guy in front of me, who was taller than me, and thought “Focus on the guy’s neck and don’t look up”. Those twenty five seconds were like an eternity and after that time someone in the turnstile said “Everybody, stop pushing and back up, there’s a guy’s leg stuck and the door is not going to turn unless we get the guy’s leg unstuck.”

I convinced myself to take a six inches step backwards, it sounds so small but I can’t explain how hard it was. The door started turning, I got inside the building, I found the buddy I wanted to have a cigarette with, he and a few people from Morgan Stanley were gathered in a circle and he had a cellphone in his hand but he was shaking so intensely he was disturbing to look at. He said “We need to call back upstairs and see if everyone is okay, but what’s the number?” and than he said “We need to go back upstairs”

I had an aunt who had died of breast cancer five years before and I kind of felt her presence there and I felt the need to leave the building.

The Port Authority came over the PA system of the building and said “We had an emergency in Tower 1, we need to keep the area clear for EMS, please stay in your places of business.”. I told the group “Listen, whatever is going on Morgan Stanley has an evacuation policy, so let’s not go back upstairs. If anyone get separated, let’s meet in Midtown Manhattan.” We agreed on a place to meet and we made our way to the exits of Tower 2. It took about fifteen minutes to exit because it was obviously a very big building. At the center of the building there was the subway system but no one wanted to take it to get out of there.

There was an odor in the air, a strange smell that I can’t translate to my brain but it was a mixture of fire, jet fuel and this sort of things. I knew something was going on, I just didn’t know what.

I got to the exit and run about 75 yards, I turned around and started looking up at Tower 1: there were floors on fire, smoke coming out and papers coming down. As I was watching I saw an object coming down a lot quicker and I knew it was probably a person. Halfway down I could tell you it was a woman with a navy blue skirt and a white long sleeved shirt. I watched her all the way down and I saw the impact, she hit the ground and I couldn’t believe what I saw. I turned to walk away and to my right were two construction workers, the one farther away said “They are jumping out like flies”, I looked back up and out of one room they were just coming out. I said to myself “I’m not going to watch this”.


I turned again up the street and started walking. I was on the right side of the street and Giovanni was on the left side, he was still looking back at Tower 1. He was twenty feet in front of me and he turned flash white in a second, he yelled “RUN!”. I tried to run with my business shoes on, but I had no traction on my feet. The second plane impacted and I started tripping, maybe because of the sound of the impact, the whole way down the street I was tripping. There was a hot flash on the back of my neck. Your brain works so quickly in combat situations, and this was a war situation, and I thought it was a bomb. I fell while thinking this stuff, my hands hit the ground, I got back up and started running for maybe a mile and a half at full speed.

As I was maybe three hundred yards away from the Tower one of the wheels sections of one of the planes was on the corner of a street, there was a guy standing there who was keeping people away, he said “This is a crime scene, everyone stay away from this!”

Finally I had to stop and the dryness in my throat was such that I was dry into my stomach; I can’t explain this because it only happened once in my life, there was no liquid in my esophagus, I couldn’t catch my breath, it was very weird. I sat there for maybe five minutes with my hands on my knees trying to catch my breath. I finally caught it but I had to start running again, all the way out to the Interstate 495. I jumped in front of a taxi, made it stop and said “Take me to Midtown Manhattan”. He said “I’m going to Brooklyn” and I said “No, you are taking me to Midtown Manhattan right now.” So I went on the expressway and to my left I looked at the towers and I said to the guy “What’s happening to them? What’s going on?” and he goes “You don’t know? Two planes hit the Towers.” I said “I was working in there” and he said “You need to thank Allah right now.”

He drove me to Midtown and I was the first guy to arrive to the meeting place I discussed with my colleagues at Morgan Stanley. I went into a bar and ordered a shot of Jager, I was watching the TV, took the shot and my hands were shaking and I thought “Why am I drinking this? What’s wrong with me? Am I an alcoholic?” Then I looked at a table with three women and they were talking to each other as if it was a regular day and it was so strange I thought “What the fuck is going on today?”

Twenty minutes after that, my tower collapsed, which was the first tower to fall, and still none of the people I’ve been with were there and I thought “My God, everyone died!”.

After both tower collapsed I found out they survived, as pretty much everyone else from Morgan Stanley, who was the largest employer in the World Trade Center. We had an evacuation policy and the only people that died at Morgan Stanley were in the security and they volunteered to stay behind and help.


Undicisettembre: When did you go home?

Alan Lindquist: Later that night. We stayed out drinking basically the all day. That night a bomb sniffing dog positively reacted to a suspicious package at the Empire State Building at one of the top floors. I was watching the news - I had studied biochemistry and microbiology at university - and heard about that and I was so freaked out I said “Ok, listen, if that’s a biological or chemical weapon we’re dead.” and we were so close to it that out of the window I could see the Empire State Building.

I literally wanted to swim the river and get out of Manhattan but everyone convince me to settle down because maybe I was a little too drunk and scared. I was in Manhattan for about three days and then drove all the way to Phoenix that was my hometown.


Undicisettembre: When and how did you restart working after 9/11?

Alan Lindquist: Morgan Stanley was a wonderful employer, when you needed time they gave you time to gather yourself together, but eventually I left Morgan Stanely because I was a little too disturbed. It took me six months to stop medicating, I was drinking everyday till eventually I got in touch with a Vietnam veteran who ended up being my counselor and he told me I had to treat it as an event of power in my life because I would have said for the rest of my live “I’m a 9/11 survivor” and that made it a little bit more manageable for me.


Undicisettembre: How does 9/11 affect your everyday life even today?

Alan Lindquist: For me it has become a thing of power; it’s a gift in the sense that you understand that your days on this Earth are limited and you have no control on it. When you realize it, it gives you freedom in a sense. Each day is a gift, make the most of it as you would.

It still affects me because when we get close to 9/11 I still get nightmares. I don’t always cry or get emotional when I tell someone the story of 9/11, but sometimes I get stirred up and it becomes a little bit more crisp in my memory, as it did today.


Undicisettembre: What do you think of conspiracy theories according to which 9/11 was an inside job?

Alan Lindquist: These people are carpetbaggers, they are peddling to make money. The plain and simple explanation is what you saw on TV is what happened. Why the buildings collapsed is the trusses got so hot they folded in and like a deck of cards they fell down. It’s that simple.


Undicisettembre: How would you compare the crisis after 9/11 with the COVID-19 crisis the country is living now?

Alan Lindquist: There are similarities among any drastic events in how they affect the nation; but 9/11 unified anyone, not just in the United States but anyone in the world. In New York it was like every person was your friend or even family. On the contrary COVID is much more individualistic, people don’t want to be told what to do, countries do different things, so there’s no unification worldwide even if everyone is experiencing the same thing because everyone has a different opinion on how to handle it.

World Trade Center: intervista al sopravvissuto Alan Lindquist

di Leonardo Salvaggio. L'originale inglese è disponibile qui.

Undicisettembre offre oggi ai suoi lettori il racconto personale del sopravvissuto Alan Lindquist che era nella Torre Sud quando il primo aereo ha colpito il World Trade Center 1.

Ringraziamo Alan Lindquist per la sua cortesia e disponibilità.




Undicisettembre: Puoi farci un racconto generale di ciò che hai visto e vissuto l'11 settembre?

Alan Lindquist:
L’11 settembre era una bellissima giornata, così bella che pensai di non andare al lavoro, ma avevo una riunione alle 8 quella mattina a cui non potevo mancare, quindi ovviamente andai a lavorare. La riunione era nella Torre 2 al sessantaquattresimo piano. Verso le 8:45, il signore che aveva presieduto la riunione, si chiamava Philip Roth ed era il capo analista tecnico di Morgan Stanley, aprì la fase di discussione e chiese se qualcuno avesse delle domande specificando "Non fate domande a cui ci voglia un'ora per rispondere, perché ho un altro incontro nel World Trade Center 1 alle 9 e voglio uscire da qui in tempo e arrivarci.” Diede la parola a una persona seduta accanto a me e quella persona fece una domanda che impiego tre minuti a formulare. Philip si arrabbiò e disse: “Non risponderò alla tua fottuta domanda; se qualcuno ha una domanda del genere, venga a trovarmi nel mio ufficio." Quindi, ovviamente, nessun altro volle fare domande. Philip disse "Va bene, riunione aggiornata", chiuse la valigetta e se ne andò.

Un mio collega di nome Giovanni venne da me e mi disse "Andiamo a fumarci una sigaretta velocemente". Nelle torri c'erano tre piani intermedi, nel senso che c'erano ascensori che portavano lì senza interruzioni o fermate. Prendemmo l’ascensore al sessantaquattresimo piano, cambiammo ascensore al quarantottesimo e scendemmo fino a terra. Ero appena uscito e sentii un aereo avvicinarsi molto velocemente. L'aereo sorvolò Manhattan, ma era molto più rumoroso del solito. Guardai in alto per vedere l'aereo e poi vidi un uomo che attraversava la strada proprio di fronte a me e improvvisamente disse "Andate dentro, cazzo" e fece cenno con la mano di entrare.

Non ricordo il rumore dell'aereo che colpisce la Torre 1; ovviamente l'ho sentito, solo che non lo ricordo. Stavo guardando l’uomo che mi aveva fatto cenno di entrare e a tre metri da lui una sezione trasversale di uno dei motori cadde sulla strada. Ne uscivano fiamme; lo guardai e dissi "Cos'è?" Cadevano detriti e ricordo due donne che urlavano dall'altra parte della strada, le stavo guardando e iniziarono a correre. C'era un'altra donna che camminava e una finestra cadde e la colpì, morì sul colpo.

In quel momento finalmente capii e pensai "Potrei morire in questo momento, qualunque cosa stia succedendo, potrei morire". Cadevano troppi detriti, quindi il mio istinto fu di tornare dentro la Torre. Tutti si precipitarono verso la porta girevole a cui ero più vicino, la gamba di un uomo rimase bloccata nel tornello e la porta si bloccò. Per venti o venticinque secondi ero il più lontano dal riparo dell'edificio, la porta non girava e provai a dire una preghiera di assoluzione ma non riuscivo a formulare una preghiera nella mia testa, non ci riuscivo.

Urlai all’uomo davanti a me "Gira quella cazzo di porta" anche se non era arrivato alla porta. Guardai l’uomo davanti a me, che era più alto di me, e pensai "Concentrati sul suo collo e non guardare in alto". Quei venticinque secondi furono un'eternità e dopo quel tempo qualcuno nel tornello disse "Smettete di spingere e state indietro, c'è la gamba di una persona bloccata e la porta non girerà se non riusciamo a sbloccare la gamba."

Mi convinsi a fare un passo indietro di quindici centimetri, sembra poco ma non riesco a spiegare quanto sia stato difficile. La porta iniziò a girare, entrai nell'edificio, trovai il collega con cui volevo fumare una sigaretta, lui e alcune persone di Morgan Stanley erano riuniti in cerchio e aveva un cellulare in mano ma tremava così intensamente che era spaventoso da guardare. Disse "Dobbiamo chiamare di sopra e vedere se stanno tutti bene, ma qual è il numero?" e poi ha disse "Dobbiamo tornare di sopra".

Avevo una zia che era morta di cancro al seno cinque anni prima e sentii la sua presenza lì con me e sentii il bisogno di lasciare l'edificio.

La Port Authority intervenne all’interfono e disse "C’è un'emergenza nella Torre 1, dobbiamo mantenere l'area libera per i mezzi di soccorso, per favore rimanete nei vostri uffici". Dissi al gruppo "Sentite, qualunque cosa stia succedendo Morgan Stanley ha una procedura di evacuazione, quindi non torniamo di sopra. Se qualcuno si perde, incontriamoci a Midtown Manhattan [l’area centrale di Manhttan, NdT]". Concordammo un luogo per incontrarci e ci dirigemmo verso le uscite della Torre 2. Ci vollero circa quindici minuti per uscire perché ovviamente era un edificio molto grande. Al centro del palazzo c'era l’uscita per la metropolitana ma nessuno voleva prenderla.

C'era un odore nell'aria, uno strano odore che il mio cervello non riesce a tradurre ma era un misto di fuoco, carburante avio e cose del genere. Sapevo che stava succedendo qualcosa, ma non sapevo cosa.

Arrivai all'uscita e corsi per circa cento metri, mi girai e iniziai a guardare la Torre 1: c'erano piani in fiamme, fumo che usciva e carta che volava. Mentre guardavo vidi un oggetto scendere molto più velocemente e sapevo che probabilmente era una persona. A metà capi che era una donna con una gonna blu navy e una camicia bianca a maniche lunghe. La guardai fino alla fine e vidi l'impatto, colpì il suolo e non potevo credere a quello che avevo visto. Mi voltai per allontanarmi e alla mia destra c'erano due operai, quello più lontano disse “Saltano giù come mosche”, alzai lo sguardo e da una stanza c’erano persone che saltavano. Mi sono dissi "Non guardo più".


Mi voltai di nuovo e iniziai a camminare. Ero sul lato destro della strada e Giovanni era sul lato sinistro che stava ancora guardando la Torre 1. Era sei metri davanti a me e in un secondo diventò bianco cadaverico, gridò "CORRI!". Provai a correre con le scarpe da ufficio, ma non avevo presa al suolo. Il secondo aereo si schiantò e iniziai a inciampare, forse a causa del rumore dell'impatto, per tutta la strada inciampavo. Sentii una vampata di calore sulla nuca. Il cervello funziona velocemente in situazioni di combattimento, e quella era una situazione di guerra, e pensai che fosse una bomba. Caddi mentre pensavo a queste cose, toccai terra con le mani, mi rialzai e iniziai a correre per oltre due chilometri alla massima velocità.

Quando mi trovavo a circa trecento metri dalla Torre, c’era ad un angolo di una strada una delle sezioni delle ruote di uno degli aerei, c'era un uomo che teneva lontane le persone dicendo "Questa è una scena del crimine, state alla larga!"

Mi dovetti fermare e avevo la gola così secca che avevo secco anche lo stomaco; non riesco a spiegarlo perché mi è successo solo una volta nella vita, non avevo liquido nell’esofago, non riuscivo a riprendere fiato, fu stato molto strano. Rimasi seduto lì per circa cinque minuti con le mani sulle ginocchia cercando di riprendere fiato. Alla fine ripresi fiato e dovetti ricominciare a correre, fino all'Interstate 495 [strada interstatale che porta al Queens, NdT]. Saltai davanti a un taxi, lo feci fermare e dissi "Portami a Midtown Manhattan". Mi disse "Vado a Brooklyn" e io risposi "No, mi porti a Midtown Manhattan adesso". Così presi la superstrada e alla mia sinistra vedevo le torri e dissi al tassista: “Cosa sta succedendo alle torri? Cosa sta succedendo?" e lui: “Non lo, sai? Due aerei hanno colpito le Torri." Dissi "Ero al lavoro lì dentro" e lui disse "Devi ringraziare Allah immediatamente".

Mi ha portato a Midtown e sono stato il primo ad arrivare al luogo d'incontro che avevo concordato con i miei colleghi di Morgan Stanley. Entrai in un bar e ordinai un bicchiere di Jagermeister, guardavo la TV, presi il bicchiere e mi tremavano le mani e ho pensai "Perché lo sto bevendo? Cosa mi sta succedendo? Sono un alcolizzato?" Poi ho guardai un tavolo con tre donne che stavano parlando tra loro come se fosse un giorno normale e era così strano che pensai "Che cazzo sta succedendo oggi?"

Venti minuti dopo la mia torre crollò, fu la prima a crollare, e ancora nessuna delle persone con cui ero era arrivata e pensai "Mio Dio, sono morti tutti!".

Dopo che entrambe le torri crollarono scoprii che erano sopravvissuti, come quasi tutti gli altri di Morgan Stanley, che era il più grande datore di lavoro del World Trade Center. Avevamo una procedura di evacuazione e le uniche persone morte a Morgan Stanley erano nella sicurezza e si sono offerte come volontari per rimanere indietro ad aiutare.


Undicisettembre: Quando sei tornato a casa?

Alan Lindquist: Più tardi quella sera. Siamo rimasti fuori a bere praticamente per tutta la giornata. Quella notte un cane antibomba rilevò un pacco sospetto all'Empire State Building a uno dei piani più alti. Stavo guardando il notiziario, avevo studiato biochimica e microbiologia all'università, e sentii la notizia ed ero così fuori di testa che dissi "Ok, sentite, se è un'arma biologica o chimica siamo morti". Ed eravamo così vicini che dalla finestra vedevo l'Empire State Building.

Volevo letteralmente attraversare il fiume a nuoto e scappare da Manhattan, ma mi convinsero a riprendermi perché forse ero un po' troppo ubriaco e spaventato. Rimasi a Manhattan per tre giorni e poi andai in macchina fino a Phoenix, la mia città natale.


Undicisettembre: Quando e come hai ricominciato a lavorare dopo l'11 settembre?

Alan Lindquist: Morgan Stanley è un ottimo datore di lavoro, quando avevi bisogno di tempo ti lasciavano il tempo per sistemarti, ma alla fine lasciai Morgan Stanely perché ero un po' troppo sconvolto. Mi ci vollero sei mesi di cure, bevevo tutti i giorni finché alla fine entrai in contatto con un veterano del Vietnam che diventò il mio consulente e mi disse che dovevo trattarlo come un evento della mia vita da cui trarre forza perché avrei detto per il resto della mia vita "sono un sopravvissuto dell'11 settembre" e questo lo ha reso un po' più sopportabile per me.


Undicisettembre: L'11 come condiziona la tua vita quotidiana anche oggi?

Alan Lindquist: Per me è diventato un aspetto da cui trarre forza; è un dono nel senso che capisci che i tuoi giorni su questa Terra sono limitati e non hai alcun controllo. Quando te ne rendi conto, ti rende libero in un certo senso. Ogni giorno è un regalo, va sfruttato al meglio che sia possibile.

Ancora mi condiziona perché quando ci avviciniamo all'11 settembre ho tuttora gli incubi. Non sempre piango o mi commuovo quando racconto a qualcuno la storia dell'11 settembre, ma a volte mi agito e diventa un po' più nitido nella mia memoria, come mi è successo oggi.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto secondo cui l'11 settembre è stato un inside job?

Alan Lindquist: Queste persone sono sciacalli, lo fanno per soldi. La chiara e semplice spiegazione è che quello che si è visto in TV è quello che è successo. Il motivo per cui i palazzi sono crollati è che le travi si sono scaldate fino a piegarsi e sono crollati come un mazzo di carte. È tutto qui.


Undicisettembre: Come paragoneresti la crisi dopo l'11 settembre alla crisi per il COVID-19 che il paese sta vivendo adesso?

Alan Lindquist: Ci sono similitudini tra eventi drastici nel modo in cui influiscono sulla nazione; ma l'11 settembre ha unito tutti, non solo negli Stati Uniti ma chiunque nel mondo. A New York era come se tutti fossero amici o anche famigliari. Al contrario, il COVID è molto più individualista, la gente non vuole sentirsi dire cosa fare, le nazioni fanno cose diverse, quindi non c'è unità in tutto il mondo anche se tutti stanno vivendo la stessa cosa perché ognuno ha un'opinione diversa su come gestirla.

2020/11/21

Secondo Arab News Pakistan al-Zawahiri, il più alto leader di al-Qaeda, è morto

di Leonardo Salvaggio

Il giornale online Arab News Pakistan, edizione online con sede a Islamabad del giornale saudita Arab News, ha riportato oggi la notizia che il leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri è morto in Afghanistan, nella città di Ghazni poche settimane fa. Il decesso è avvenuto per cause naturali legate all'asma, che non ha potuto curare adeguatamente viste le condizioni precarie del paese asiatico. Il giornale cita come propria fonte primaria un traduttore di al-Qaeda, la circostanza è stata confermata anche da un ufficiale della sicurezza pakistana. Entrambe le fonti rimangono anonime.


La notizia è stata riportata su Twitter anche dal giornalista del New York Times Hassan Hassan, autore nel 2015 di uno dei più completi libri sulla storia dell'ISIS, il quale ne è venuto a conoscenza da fonti vicine ad al-Qaeda. Hassan nei suoi tweet invita alla cautela fino a un riscontro indipendente; tuttavia aggiunge che una delle fonti che gli ha riportato il decesso di al-Zawahiri lo aveva anche informato della morte di Abdullah Ahmed Abdullah, confermata poi anche dal New York Times. Hassan aggiunge che non è da scartare l'ipotesi che al-Zawahiri abbia contratto il COVID-19 che lo avrebbe portato alla morte aggravando l'asma.

Se la notizia della morte di al-Zawahiri fosse confermata si aprirebbe per al-Qaeda un notevole vuoto di potere, perché ultimamente sono stati uccisi i due uomini ritenuti i numeri due, Abdullah Ahmed Abdullah e Abu Muhsin al-Masri, e anche Hamza bin Laden, figlio di Osama, era stato ucciso nel 2019. Secondo Arab News Pakistan il prossimo leader di al-Qaeda potrebbe essere l'egiziano Saif al-Adel, uno degli organizzatori degli attentati in Africa del 1998 che è sulla lista dei terroristi più ricercati dall'FBI sin dalla sua creazione nel 2001. Secondo il 9/11 Commission Report al-Adel fu una delle alte figure di al-Qaeda che nel luglio del 2001 si opposero agli attentati che all'epoca erano programmati per l'11 settembre.

2020/11/16

Storia del World Trade Center - seconda parte

di Leonardo Salvaggio

La prima parte di questo articolo è disponibile qui.

Una volta individuata la sede per la realizzazione, la Port Authority iniziò a cercare locatari per il complesso. La prima agenzia ad essere contattata nel 1962 fu lo United States Custom Service (il servizio federale delle dogane) che avrebbe costituito un primo occupante il cui prestigio ne avrebbe attirati altri e che al contempo non era soddisfatta della sede che occupava; al tempo infatti la sede dell'agenzia era l'Alexander Hamilton U.S. Custom House, poco distante dalla sede designata del World Trade Center, considerata troppo piccola e vetusta. La Port Authority, mentre si impegnava a trovare locatari nelle agenzie statali, chiese anche aiuto allo stato di New York affinché ricercasse aziende private a cui affittare lo spazio.

Lower Manhattan nei primi anni 60.

Nel dicembre del 1962 anche il presidente John Fitzgerald Kennedy tenne un discorso all'Economic Club di New York (organizzazione non profit dedita alla discussione di problemi economici, sociali e politici) in cui spese parole di elogio verso il World Trade Center. Grazie anche al vigore dato dal discorso presidenziale, la Port Authority riuscì nei tre anni successivi ad affittare lo spazio del complesso ad alcuni uffici dello stato di New York, ad aziende private tra cui molte banche e anche allo United States Custom Service.

Al fine di attirare più compagnie private, i direttor della Port Authority Guy Tozzoli e Austin Tobin capirono che il modo migliore di aumentare il prestigio del complesso sarebbe stato renderlo il più grande al mondo. Al tempo l'edificio più vasto del mondo era il Pentagono, con i suoi seicento mila metri quadri, la Port Authority decise quindi che il nuovo complesso sarebbe stato di oltre novecento mila metri quadrati di spazio.

Per il disegno degli edifici, Tobin e Tozzoli non diedero l'incarico ai tre architetti che erano stati coinvolti nello studio di fattibilità, ma incaricarono l'architetto Minoru Yamasaki di Seattle, figlio di immigrati giapponesi. Fino ad allora l'edificio più alto realizzato da Yamasaki era il Michigan Consolidated Gas Company di Detroit, alto trenta piani. Vista la scarsa esperienza in grattacieli, l'architetto pensò sulle prime che l'offerta della Port Authority di duecentottanta milioni di dollari fosse un errore di battitura: chiarito l'equivoco, Yamasaki accettò l'incarico. L'architetto di Seattle sarebbe stato aiutato dallo studio Emery Roth & Sons, fondato dallo stesso Emery Roth, che era figlio di immigrati ebrei ungheresi, a New York.

Yamasaki fu il primo a proporre l'idea di una coppia di edifici uguali con una piazza tra di loro che fungesse da luogo di aggregazione, perché, disse l'architetto, l'unica alternativa sarebbe stato un complesso di tanti edifici alti e larghi che avrebbero ricordato le case popolari. Dapprima Yamasaki propose una coppia di edifici di ottanta piani, ma così facendo non avrebbe soddisfatto il requisito di creare il complesso più vasto del mondo in termini di metratura. Yamasaki dovette quindi aumentare l'altezza delle torri che stava disegnando, ma si trovò davanti un nuovo problema: gli ascensori. Infatti palazzi molto alti richiedono molti e larghi ascensori che portano via spazio disponibile per gli uffici. I progettisti allora adottarono una soluzione che all'epoca era stata utilizzata solo per il John Hancock Center di Chicago che era in fase di realizzazione in quegli stessi anni, cioè aggiunsero al progetto dei piani intermedi a un terzo e due terzi di altezza chiamati Sky Lobbies dove si fermavano degli ascensori più grandi che non si fermavano ai piani intermedi e da cui si potevano prendere degli ascensori locali che andavano ai singoli piani. Questo accorgimento consentì a Yamasaki di arrivare a centodieci piani di altezza.

Schema di funzionamento degli ascensori.
Fonte: NIST.

Il progetto originale, che comprendeva le Torri Gemelle e i quattro palazzi più piccoli, fu svelato per la prima volta il 18 gennaio del 1964 durante una conferenza stampa al New York Hilton alla presenza di rappresentanti dei governi degli stati di New York e New Jersey e dei comuni di New York, Jersey City e Hoboken (città del New Jersey che si affaccia sul fiume Hudson). Secondo alcuni racconti, come sosteneva ad esempio il New York Times all'epoca, la piazza al centro del complesso era ispirata a quella di San Marco a Venezia, secondo altri era invece ispirata a quella della Mecca anche per via della sua struttura circolare. Yamasaki aveva comunque esperienza di architettura orientale, avendo realizzato anche l'aeroporto di Dhahran insieme al gruppo industriale della famiglia bin Laden (proprio quello fondato dal padre di Osama bin Laden).

Il disegno iniziale delle Torri si attirò da subito molte critiche: da quelle estetiche, a quelle di chi pensava che i due palazzi avrebbero creato problemi alla migrazione degli uccelli. Ma l'opposizione più aspra venne dall'imprenditore Lawrence Wien, proprietario dell'Empire State Building, il quale temeva che l'eccesso di spazio affittabile ne avrebbe fatto crollare i prezzi e ovviamente anche il palazzo che amministrava perdesse prestigio. Wien fondò il Committee for a Reasonable World Trade Center (Comitato per un World Trade Center ragionevole) che includeva i costruttori Harod Uris, fondatore della Uris Building Corporation, ed Erwin Wolfson, che aveva da pochi anni realizzato il Pan Am Building, oggi noto come MetLife Building.

Modello originale del 1964, oggi conservato al 9/11 Memorial Museum.
Fonte: Wikipedia.

La diatriba tra la Port Authority e il comitato portò a uno stallo di due anni, e nel 1966 Wien trovò un potente alleato nel neoeletto sindaco di New York John Lindsay che sosteneva che la città di New York non avesse un adeguato livello di coinvolgimento nella progettazione e che la Port Authority dovesse limitare il proprio ambito al porto ai trasporti. Sotto a questi due problemi se ne celava ovviamente un terzo di fondamentale importanza: le tasse che la Port Authority doveva pagare alla citta di New York. Le due parti raggiunsero un accordo nell'agosto del 1966. La Port Authority avrebbe pagato alla città parte degli introiti degli affitti; inoltre la città avrebbe costruito il Manhattan Cruise Terminal (terminal navale a Midtown) e la Port Authority avrebbe invece costruito il South Brooklyn Marine Terminal (terminal navale a Brooklyn).


La terza parte di questo articolo è disponibile qui.


Fonti:
  • Twin Towers: The Life of New York City's World Trade Center di Angus Kress Gillespie, 2002
  • Up from Zero: Politics, Architecture, and the Rebuilding of New York di Paul Goldberger, 2004
  • City in the Sky: The Rise and Fall of the World Trade Center di James Glanz ed Eric Lipton, 2003
  • The World Trade Center: A Modern Marvel: 1973-2001 di History Channel, 2002

2020/11/14

Alto leader di al-Qaeda, organizzatore degli attentati del 1998, ucciso in Iran

di Leonardo Salvaggio

Secondo quanto riportato dal New York Times alcuni ufficiali di non meglio precisate agenzie di intelligence statunitensi avrebbero comunicato che il 7 agosto scorso è stato ucciso in Iran il terrorista di al-Qaeda Abdullah Ahmed Abdullah, noto anche con il nome di guerra di Abu Muhammad al-Masri. L'uomo sarebbe anche stato il secondo leader più alto di al-Qaeda dietro a Ayman al-Zawahiri, anche se lo stesso titolo è stato attribuito anche a Abu Muhsin al-Masri, ucciso a ottobre in Pakistan.


L'uomo è stato ucciso per le strade del distretto Pasdaran di Tehran intorno alle nove di sera mentre si spostava sulla sua Renault L90 bianca (modello venduto in Europa come Dacia Logan), quando è stato affiancato da due uomini su una moto che lo hanno ucciso con cinque colpi di pistola. Gli esecutori dell'operazione sono agenti israeliani che agivano per conto degli Stati Uniti. L'uomo è morto insieme alla figlia Miriam, moglie del deceduto Hamza bin Laden, figlio di Osama. Al-Masri era stato uno degli organizzatori degli attentati contro le ambasciate americane in Africa nel 1998 ed è sulla lista dei terroristi più ricercati dell'FBI dalla sua creazione nel 2001.

Ciò che non è ancora chiaro è perché l'Iran offrisse protezione a un leader di al-Qaeda, che secondo l'intelligence USA si nascondeva lì dal 2003, visto che il governo di Tehran è sempre stato uno strenuo oppositore dell'organizzazione fondata da Osama bin Laden; il primo è infatti una teocrazia sciita, mentre la seconda è un gruppo jihadista sunnita.

Dapprima, quando si sparse la notizia della sparatoria, i media Iraniani riportarono che l'uomo morto nell'incidente era un professore universitario libanese di storia chiamato Habib Daoud legato a Hezbollah. Per quanto questa versione potesse sembrare plausibile, i media libanesi indagarono e chiarirono che non esisteva nessun professore con quel nome; inoltre gli agenti israeliani sono soliti non colpire Hezbollah per evitare di causare guerre. Uno degli ufficiali dell'intelligence consultati sostiene che Habib Daoud possa essere uno pseudonimo di al-Masri datogli dal governo iraniano come copertura.

La spiegazione più probabile avanzata dal New York Times è che Tehran abbia offerto protezione al alcuni leader di al-Qaeda per avere in cambio la garanzia che l'organizzazione jihadista non colpisca in Iran.

Per ora non ci sono conferme ufficiali dell'uccisione del miliziano né da parte degli USA, né di Israele, né dell'Iran. Quest'ultimo al contrario ha smentito l'uccisione di al-Masri definendo la ricostruzione del New York Times come uno scenario da Hollywood. Al momento le informazioni sono quindi lacunose e provengono da una sola fonte.