2011/09/06

La patente “impossibile” di CeeCee Lyles

di Brain_use
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Uno dei metodi più frequentemente impiegati dai sostenitori delle teorie del complotto è puntare l'attenzione su un dettaglio insignificante cercando di derivarne conclusioni eclatanti.

È il caso del recente articolo, comparso sul sito Luogocomune e subito ripreso dalle consuete grancasse cospirazioniste, che sostiene che sia falsa la patente di guida di CeeCee Ross Lyles, un'assistente di volo già nota per essere stata una delle persone che riuscirono a contattare i familiari a terra, mentre era a bordo del volo United 93, l'aereo schiantatosi presso Shanksville dopo la rivolta dei passeggeri.

La patente in questione, ritrovata insieme a 6 intere scatole di effetti e altri oggetti personali, fu presentata come prova nel corso del processo Moussaoui.

La “scoperta” della presunta contraffazione, a dirla tutta, non è neanche tanto originale, visto che nei forum cospirazionisti americani se ne discute da marzo 2008.

In breve, secondo Luogocomune, dal momento che CeeCee Ross si è sposata con Lorne Von Lyles il primo maggio del 2000, la sua patente, rilasciata il 2 dicembre 1997 non avrebbe potuto riportare il nome da sposata “CeeCee Ross Lyles” e dunque sarebbe un falso:

il documento è un duplicato della patente originale, rilasciato dal Department of Motor Vehicles della Florida nel giugno 2001. L’unico problema è che la patente originale, a nome CeeCee Ross Lyles, risulta emessa nel 1997, mentre CeeCee Ross si è sposata con Lorne Lyles soltanto nell’anno 2000.
Come poteva avere già quel cognome nel 1997?
Nel 1997 CeeCee Ross era ancora sposata con un certo Danilo Castrillo, dal quale ha ottenuto il divorzio nel 1999.
Qualcuno si è domandato se sia stato possibile per CeeCee effettuare il cambiamento del nome nell’atto di richiedere il duplicato, ma il regolamento del DMV della Florida è tassativo al riguardo: il nome e il numero di patente (che in America è anche il principale documento di identità) sono indissolubilmente legati l’uno all’altro. Se cambi il nome, devi anche richiedere una nuova patente (che avrebbe quindi un nuovo numero). Ciò viene fatto proprio per prevenire il “furto d’identità”, una delle piaghe maggiori della società americana.
Quel documento è quindi incontestabilmente un falso.

(da Luogocomune)

La questione si basa interamente sull'interpretazione della frase “A new license will be issued which could also include an address change” che si trova tra le normative che regolano l'emissione e le variazioni delle patenti di guida dello stato della Florida.

La sua interpretazione letterale, infatti, farebbe propendere per l'idea che all'atto del cambio di nome dovuto al matrimonio sarebbe stata emessa una nuova patente, con data di emissione posteriore al primo maggio 2000. La data di duplicato riportata sulla patente medesima, infine, non sarebbe significativa.

La prima obiezione che suggerisce il semplice buonsenso è che, anche ammesso che la patente presentata come prova fosse falsa, questo non cambierebbe di una virgola i dati fattuali relativi al volo UA93.

Perché mai, inoltre, i falsificatori avrebbero introdotto incoerenze così ovvie sulla patente di CeeCee Ross?

Ma, soprattutto, è davvero ragionevole pensarla falsa?

Abbiamo effettuato una prima verifica utilizzando il servizio Driver License Check, accessibile a tutti sul sito del Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles, l'ufficio governativo che si occupa del rilascio delle patenti, inserendo il numero della patente interessata (L420-116-67-926-0).

L'esito del controllo è positivo: la patente è corretta e i dati riportati, nei limiti del rispetto della privacy del detentore del documento, sono assolutamente coerenti con quanto appare sulla foto della patente medesima:


Qualcuno, negli Stati Uniti, si è spinto oltre, chiedendo delucidazioni al Florida Drivers License Office ed ottenendo una laconica quanto chiara risposta:

That is correct. It will show both the original and duplicate dates.

È esatto. Riporterà sia la data originale, sia la data del duplicato.

Come segnala anche il blog 11-settembre di Enrico Manieri (uno dei membri del Gruppo Undicisettembre), ha fatto altrettanto Diego Cuoghi, scrivendo al servizio informazioni del Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles per richiedere una dichiarazione precisa sul caso specifico. Riportiamo qui entrambe le risposte ricevute da Cuoghi, che ringraziamo per avercene concessa la pubblicazione:


When a duplicate Florida license is issued it will show the original issuance date as well as the duplicate issuance date. You are correct in your statement that a person could have one name on the original issuance and a different name on a duplicate issuance. The name change would be reflected on the record history with this type of issuance.

Quando viene emesso un duplicato della patente di guida della Florida, questo mostra la data di emissione originale assieme alla data di emissione del duplicato. Lei ha ragione nel ritenere che una persona possa avere un nome sull’emissione originale e un nome differente sul duplicato emesso. Il cambiamento di nome verrebbe registrato nell’archivio storico con questo tipo di emissione.


Good Afternoon Mr. Cuoghi,

The response to your question, “In particular I wanted to know if a duplicate will show the original issuance date as well as the duplicate issuance date. Even if the last name of the person changed in the meanwhile (for example a divorce and a new marriage),” is yes and was yes at the time the license in question was issued.

Department records reflect the following information:
CeeCee Ross was issued a renewal Florida Driver License on Dec. 2, 1997 that would expire on Nov. 26, 2003.
CeeCee Ross was issued a replacement license on Oct. 6, 1999.
CeeCee Ross Lyles was issued a replacement license on May 5, 2000.
CeeCee Ross Lyles was issued a replacement license on May 23, 2001.


Buon pomeriggio Sig. Cuoghi,

La risposta alla sua domanda, “in particolare volevo sapere se in un duplicato compare sia la data di emissione originale che quella del duplicato. Anche se il cognome nel frattempo è cambiato (per esempio in seguito a un divorzio e a un nuovo matrimonio), è sì ed era sì anche alla data in cui fu emessa la patente in questione.

Gli archivi dell’ufficio contengono le seguenti informazioni:
A CeeCee Ross fu emesso un rinnovo della Patente di Guida della Florida il 2 dicembre 1997, che sarebbe scaduta il 26 novembre 2003.
A CeeCee Ross fu emessa una patente sostitutiva il 6 ottobre 1999.
A CeeCee Ross Lyles fu emessa una patente sostitutiva il 5 maggio 2000.
A CeeCee Ross Lyles fu emessa una patente sostitutiva il 23 maggio 2001.

Altrettanto abbiamo fatto noi, chiedendo ulteriori delucidazioni e riferimenti di legge ed ottenendo quanto segue:

Q: If a person such as Mrs Lyles married on 05/01/2000 and asked to apply changes on her driver's license, what kind of license would have been released according to rules in force at the time? A new one or a duplicate showing the same license number, issue and expiry date but including the new full married name and new duplicate date?

A: The license issued would have been a duplicate showing an original issuance date and the duplicate issuance date. The new license would include her married name as long as she provided the documentation required at the time to change the name on her license, a new driver license number, and the same expiration date as the original driver license issuance.

D: Se una persona, come la Signora Lyles, si è sposata in data 1 maggio 2000 e ha richiesto di riportare le variazioni sulla sua patente di guida, che tipo di patente sarebbe stata rilasciata, secondo le normative in vigore all'epoca? Una nuova patente o un duplicato che riporti il medesimo numero di patente, la stessa data di rilascio e di scadenza ma anche il nuovo nome da sposata e la data di emissione del duplicato?

R: La patente rilasciata sarebbe stato un duplicato che riporta la data di emissione originale e la data di emissione del duplicato. La nuova patente riporterebbe il suo nome da sposata, purché lei abbia presentato la documentazione richiesta all'epoca per cambiare nome sulla sua patente, un nuovo numero di patente e la medesima data di scadenza della patente originale.

Q: Could you provide a reference to the rules that were applicable at the time?

A: The 2001 Florida Statutes:
Title XXIII Motor Vehicles
Chapter 322 Drivers' Licenses

D: Potete fornirci i riferimenti di legge in vigore all'epoca?

R: [vedi sopra].

Q: Is it correct to say that that the license duplicate obtained by CeeCee Ross on May 5, 2000 was due to her marriage and consequent name change and the one dated May 23, 2001 was due to an address change?

A: Ms. Lyles changed her name when she obtained a duplicate license May 5, 2000. Her address changed when she received a duplicate license May 23, 2001.

D: È corretto affermare che il duplicato ottenuto da CeeCee Ross il 5 maggio 2000 era dovuto al suo matrimonio e al conseguente cambio di nome e che quello ottenuto il 23 maggio del 2001 era dovuto ad una variazione di indirizzo?

R: La signora Lyles aveva cambiato nome quando ottenne il duplicato del 5 maggio del 2000 e indirizzo quando ricevette il duplicato del 23 maggio 2001.

Q: Can you provide the reason why a license duplicate dated October 6, 1999 was issued?

A: Change of address.

D: Ci potete indicare la ragione del duplicato datato 6 ottobre 1999?

R: Cambio di indirizzo.

Ricapitolando, dunque:

CeeCee Ross richiese una patente sostitutiva nel 1999, a causa di una variazione di indirizzo. Ne richiese una seconda il 5 maggio del 2000, a seguito del matrimonio con Lorne Von Lyles, celebrato il 1 maggio 2000. Sul duplicato comparve il nuovo nome CeeCee Ross Lyles, come confermato dal Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles.

Entrambi all'epoca abitavano a Tampa, Hillsbourgh, Florida, come si evince dall'allegato certificato di matrimonio, ma si trasferirono poi a Fort Myers, in Florida, al 4024 di Winkler Avenue, Ext. #201, in un nuovo edificio costruito nel 2000, richiedendo così l'ultima variazione alla sua patente, quella datata 23 maggio 2001.

La parola “duplicate”, insomma, quella che scatena tutta questa ridda di conclusioni affrettate e approssimative, viene usata semplicemente per indicare una variazione di una patente prima della scadenza effettiva, operata per svariati motivi: cambio di nome o di indirizzo ma anche furto, smarrimento, cambio di sesso eccetera, come si può leggere alla voce “Replacement Licenses” sul sito del Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles e sulla normativa di legge indicataci dal medesimo FDHSMV.

Ancora una volta il cospirazionismo ha colto in pieno l'ennesima occasione per insultare le vittime del peggiore attentato terroristico della storia, additando inesistenti falsificazioni nei documenti di una delle vittime del volo UA93.

È sintomatico, infine, che dopo dieci anni di presunta “ricerca della Verità” il cospirazionismo vada a ricercare presunte smoking gun dietro dettagli insignificanti come questo, non potendo disporre di alcuna prova più rilevante.

E ancora una volta la smoking gun di turno non pare affatto tale, se sottoposta a un minimo di verifica. Quella stessa verifica che sarebbe doverosa prima di tutto da parte di chi si autoclassifica “ricercatore della Verità”, invece di limitarsi a osservazioni frettolose e superficiali dei fatti e a trarne conclusioni prive di validità e dal sapore esclusivamente propagandistico.

A meno che anche il Florida Department of Highway Safety and Motor Vehicles non faccia parte del supercomplotto e abbia perciò adattato il proprio database, le proprie procedure e le risposte dei propri funzionari.

Già che c'erano, però, avrebbero pure potuto fornire all'FBI una patente più verosimile.


Aggiornamento


Come richiesto dai funzionari interessati, sia Diego Cuoghi che noi abbiamo omesso nella pubblicazione delle risposte ricevute i riferimenti ai nomi e alle informazioni di contatto di chi ci ha gentilmente risposto. Del resto, se qualcuno conservasse ancora dubbi sulla ridicola ipotesi di Luogocomune, potrebbe scrivere a sua volta al FLHSMV e ottenere ulteriori conferme.

Diego Cuoghi, tuttavia, ha voluto mettere la classica ciliegina sulla torta scrivendo in forma cartacea al FLHSMV, allegando una copia stampata della patente di CeeCee Ross Lyles e chiedendo una vera e propria dichiarazione ufficiale pubblicabile integralmente.

Ecco la risposta cartacea del FLHSMV:


E con questo, poniamo per la terza volta la parola fine a questa ennesima risibile asserzione fantasiosa di matrice cospirazionista.

In quanti credono alle tesi di complotto? Sondaggio BBC (2011)

di Paolo Attivissimo

La BBC ha pubblicato i risultati di un sondaggio telefonico sulle tesi di complotto effettuato a luglio 2011 dalla Gfk NOP nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Il sondaggio si basa su un campione di 1000 utenti per ciascun paese ed ha un margine d'errore dichiarato del +/- 3%.

La domanda rivolta agli intervistati è stata questa:

Furono effettuati degli attacchi contro il World Trade Center e il Pentagono l'11 settembre 2001, noto comunemente come “11/9”. È comunemente accettato che questi attacchi furono eseguiti da ‘al-Qaeda’. Tuttavia alcune persone hanno suggerito che ci fu una cospirazione più ampia che incluse il governo americano. Lei crede che ci fu una cospirazione più ampia o no?

Con questa formulazione, la domanda include non solo le tesi “MIHOP” (made it happen on purpose) di demolizione controllata, dell'uso di missili o aerei teleguidati contro il Pentagono, di abbattimento segreto del Volo 93 o di altri interventi tecnici diretti del governo americano o di elementi al suo interno, ma anche le tesi “LIHOP” (let it happen on purpose),  ossia quelle secondo le quali il governo USA, o chi per esso, evitò intenzionalmente d'interferire nell'azione dei terroristi, presumibilmente per sfruttarla per un proprio tornaconto.

Nel Regno Unito ha risposto “sì” il 14% degli intervistati; negli Stati Uniti questa risposta è stata data dal 15% delle persone contattate dal sondaggio. Nei giovani fra 16 e 24 anni la percentuale aumenta al 25% circa.

Questi risultati sembrerebbero indicare un calo della diffusione delle tesi alternative rispetto al sondaggio del 2007 di Zogby International negli Stati Uniti, dove la somma di MIHOP e LIHOP arrivava al 31% (LIHOP 26,4%; MIHOP 4,5%) e rispetto al sondaggio del 2009 di Public Policy Polling, che dava la tesi LIHOP al 14%.

2011/09/05

Recensione: The Conspiracy Files (BBC, 2011)

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 29 agosto scorso la BBC ha trasmesso The Conspiracy Files: 9/11, Ten Years On, un'edizione ampiamente aggiornata della puntata della serie The Conspiracy Files dedicata alle tesi di complotto sull'11 settembre.

La prima edizione di questa puntata era andata in onda a febbraio del 2007 ed era stata recensita da Undicisettembre in questo articolo. Quanto segue è una sintesi dei contenuti della versione aggiornata.

2:20. Dopo il teaser e i titoli, il programma presenta le immagini dell'enorme Hangar 17 dell'aeroporto JFK, dove sono conservati migliaia di rottami delle Torri Gemelle. Sono immagini già presentate nell'edizione 2007, ma restano una risposta chiara a tutti coloro che sostengono che l'acciaio delle Torri fu fatto sparire in tutta fretta per nascondere chissà cosa.




Viene poi riassunta la dinamica degli attentati attraverso le immagini degli eventi.

5:00. Il programma di sposta ad Austin, in Texas, per intervistare il conduttore radiofonico Alex Jones, che per tre ore tutti i giorni parla in diretta di complotti e occultamenti governativi. Le espressioni facciali di Jones sono eloquentissime. Secondo Jones, i veri responsabili dell'11/9 sono “reti private aziendali dissociate che operano nell'intelligence statunitense, britannica e israeliana” (“private corporate rogue networks working in US, British and Israeli intelligence”).

6.25. Sintesi dei problemi e ritardi d'intercettazione degli aerei dirottati, con immagini dei radar e audio delle comunicazioni radio. Intervista a Colin Scoggins, che l'11 settembre 2001 lavorava al centro di controllo del traffico aereo della FAA a Boston, Massachusetts.

Alex Jones accusa il vicepresidente Dick Cheney di aver ordinato di non intercettare gli aerei dirottati. Ma Scoggins, che era in contatto continuo con il comando della difesa aerea, ribatte: “Non ho visto nessuna carenza di risposta... Tutto ciò che vidi fare dai militari quel giorno... Non c'era nessuno ‘stand down’. Probabilmente io ero in contatto con i militari più di chiunque altro nel paese, a parte i militari stessi... Credo che gran parte [della causa] sia la mancanza di comunicazione tra la FAA e i militari; il resto fu colpa delle attrezzature che avevano i militari, che come le loro procedure erano progettate per guardare verso l'oceano. Le loro apparecchiature non erano concepite per guardare verso l'interno degli Stati Uniti.”

9:25. Un video del secondo impatto mostra chiaramente un aereo di linea di cui si scorge anche la livrea, corrispondente a quella della United Airlines.


9:56. A Oneonta, New York, viene intervistato a casa propria Dylan Avery, uno dei giovanissimi autori di Loose Change, uno dei video cospirazionisti di maggiore successo, pubblicato in numerose versioni in anni successivi. La narratrice del programma nota che la più recente edizione di Loose Change ha avuto un budget di un milione di dollari. Avery mostra il computer portatile sul quale realizzò nel 2003 la prima versione del suo video.

12:25. Viene mostrato uno spezzone di Loose Change - An American Coup, l'edizione 2009 del video di Avery. Lo spezzone è dedicato agli sbuffi visibili durante i crolli delle Torri Gemelle, al di sotto del fronte di discesa dei crolli stessi, che secondo alcune tesi di complotto dimostrerebbero la presenza di esplosivi.

12:54. A Manhattan viene intervistato Leslie Robertson, uno dei progettisti delle Torri Gemelle. Il suo ufficio si affaccia ancor oggi su Ground Zero. Viene mostrata la simulazione grafica dell'impatto e della distribuzione del carburante realizzata dalla Purdue University.

Spiega Robertson: “Non è necessario che gli incendi fondano l'acciaio per far crollare l'edificio. È sufficiente che ne alzino la temperatura in modo che la resistenza dell'acciaio si riduca fino al punto in cui si verifica il cedimento.” Gli incendi raggiunsero i 1000 °C, ma già a 600 °C, spiega la voce narrante, l'acciaio perde metà della propria resistenza. I solai cedettero e caddero su quelli sottostanti, producendo boati simili a esplosioni. I piani sottostanti collassarono, producendo gli sbuffi di fumo. Di nuovo Robertson: “Dentro [l'edificio] c'è aria, e man mano che crolla, quest'aria crea pressioni molto alte dentro l'edificio stesso, che cerca di sfondare le finestre, ed è ovvio che si otterranno emissioni gassose dall'edificio. Non c'è dubbio.”

14:58. A San Francisco, il professor Abolhassan Astaneh, ingegnere strutturista presso la University of California at Berkeley, sostiene che le tesi di complotto distolgono l'attenzione dai veri problemi strutturali delle Torri Gemelle.

Avendo studiato i disegni tecnici integrali del World Trade Center, a suo avviso il progetto delle Torri si discostava in undici punti fondamentali dalle prassi collaudate di normale costruzione prescritte dalle normative edilizie. Vengono citato alcuni di questi punti: i solai leggeri in calcestruzzo, le tramezze in cartongesso e in particolare le pareti portanti sottili perimetrali al posto delle colonne e delle travi tradizionali.

Spiega Astaneh: “Il motivo per il quale è crollato nel modo in cui è crollato è il sistema a pareti portanti. Al livello al quale l'aereo colpì, lo spessore della parete era solo sei millimetri”. A proposito di questo valore, occorre precisare che si tratta del valore minimo fra i vari spessori nelle zone d'impatto, come dettagliato negli aggiornamenti in fondo a questo articolo. “Questo non vuol dire che dobbiamo incolpare Robertson o i progettisti per questa tragedia. Questa tragedia è avvenuta per colpa degli assassini che vennero a uccidere degli innocenti. Ma dobbiamo imparare le lezioni di questo tipo di tragedie per essere sicuri di non commettere più lo stesso errore. E la lezione, in questo caso, è che si devono seguire le norme. Questo edificio non era conforme alle norme.” Secondo Astaneh, la fragilità delle pareti intorno alle scale d'emergenza impedì a molti di mettersi in salvo, dice la voce narrante.

17:10. Leslie Robertson respinge queste accuse: “Quelle pareti erano più robuste ed ermetiche delle pareti usate in passato. Non sono a conoscenza di nessun caso, nel World Trade Center, nel quale il progetto strutturale non eccedesse i requisiti delle norme edilizie della città di New York.” È interessante notare che Robertson è attento nel precisare che si riferisce al progetto strutturale e alle norme di New York, mentre Astaneh critica anche la fragilità degli elementi protettivi intorno alle scale oltre a quella degli elementi strutturali.

Robertson confessa di essere ancora angosciato, nei ricordi e negli incubi, dalle persone intrappolate nei suoi edifici.

17:58. Si passa ai possibili moventi di un complotto, mentre scorrono le immagini dei bombardamenti di Baghdad. Alex Jones afferma che dei “gruppi criminali dissociati all'interno del governo” vogliono guadagnare cifre enormi sulle guerre e sul petrolio e controllare l'area mediorientale, indispensabil per il dominio del mondo. Ma ci sarebbe anche il movente del potere negli Stati Uniti: Bush è accusato, nel video Loose Change che viene mostrato, di aver preso il potere grazie all'11 settembre: “un colpo di stato americano”. Parole che oggi, con Obama alla Casa Bianca e Bush scomparso dalla scena, suonano abbastanza stridenti. Dylan Avery parla delle leggi liberticide e dei maltrattamenti dei prigionieri, che hanno avuto legittimazione dall'11 settembre.

19:00. Intervista in Winsconsin al professor James Fetzer, che però è laureato in filosofia (dunque non un esperto d'ingegneria strutturale o in altri campi pertinenti all'11/9), è un ex Marine ed ha fondato l'associazione Scholars for 9/11 Truth.

A conferma delle frequenti contiguità dei cospirazionismi, Fetzer sottolinea di aver studiato a lungo anche l'assassinio del presidente Kennedy.

20:21. A Dulles, in Virginia, per esaminare i video delle telecamere di sicurezza che ripresero i dirottatori mentre venivano controllati prima di salire a bordo del volo American Airlines 77 che si sarebbe schiantato sul Pentagono, come mostrato dalle riprese successive all'impatto. Si nota il fotogramma qui sotto, nel quale si vede una notevole distesa di rottami davanti all'edificio.


Secondo Loose Change non ci sono prove della presenza dell'aereo di linea: il foro d'impatto è troppo piccolo e mancano i rottami.

21:35. C'è chi sostiene che fu un aereo più piccolo, per esempio un drone militare teleguidato, oppure un missile. Fetzer dice che è chiaro che nessun Boeing 757 colpì il Pentagono. Vengono mostrati i due video dell'impatto ripresi dalle telecamere dell'ingresso al parcheggio del Pentagono, definendoli “non risolutivi” a causa della loro qualità estremamente bassa.

23:36. Intervista ad Allyn Kilsheimer, ingegnere strutturista e testimone oculare dei resti dell'aereo al Pentagono, mentre viene mostrata l'animazione dell'impatto creata dalla Purdue University. Kilsheimer: “Vidi pezzi di metallo, principalmente di colore verde, alcuni di color alluminio, molti dei quali erano fusi. Poi trovammo pezzi di persone in uniforme, che indossavano divise da compagnia aerea.”

25:25. Immagini del Pentagon Memorial che commemora le 184 vittime dell'attacco. Viene intervistata Jean O'Connor, agente speciale dell'FBI, arrivata sul posto meno di un'ora dopo l'impatto e responsabile della raccolta e catalogazione di ogni elemento di prova da parte degli specialisti dell'FBI.

“C'erano certamente pezzi di metallo provenienti dall'aereo. Alcuni avevano le scritte rosse e bianche della livrea della American Airlines” dice la O'Connor, mentre vengono mostrate le immagini di questi rottami. “Abbiamo fatto fare dei grossi contenitori di legno appositamente per contenere i pezzi dell'aereo.”

Viene mostrato un rottame d'aereo tuttora custodito dall'FBI. “Ho personalmente raccolto resti delle vittime provenienti dall'aereo e furono raccolte prove del DNA e delle impronte digitali in laboratorio che confermano assolutamente il fatto che erano vittime provenienti dal volo American Airlines 77” spiega l'agente, che aggiunge: “Lasciar proseguire queste tesi di complotto è ingiusto nei confronti dei loro amici e delle loro famiglie. Fondamentalmente, sminuisce le vite di queste persone. Fa sembrare che non siano mai esistite.”

27:35. Il documentario presenta il caso del tenente colonnello Steve O'Brien, che osservò l'impatto al Pentagono dall'aereo da trasporto militare C-130 che stava pilotando. C'è chi dice che l'aereo di O'Brien fu utilizzato per radiocomandare l'aereo che colpì il Pentagono. Fetzer teorizza che i rottami d'aereo siano stati disseminati lanciandoli dal C-130.

O'Brien precisa di aver visto “la caratteristica livrea argentea” della American Airlines. “Per noi era certamente un aereo della American Airlines.” Ne descrive in dettaglio la manovra di avvicinamento ed impatto. Oggi il tenente colonnello è accusato dai complottisti di essere parte della cospirazione.

30:26. Si passa al WTC7. Immagini della sua facciata lesionata, tratte dalla diretta TV. In Danimarca, a Dragor, c'è Niels Harrit, professore di chimica in pensione, che sostiene che “è impossibile che un grattacielo in acciaio possa crollare per un incendio”.

Il confronto fra una demolizione controllata reale e il crollo quasi verticale del WTC7 fa esclamare a Harrit che “È ovvio che è una demolizione controllata”. lnsieme al professore statunitense Steven Jones, ha studiato dei campioni di polvere raccolti a Manhattan dopo i crolli e ha notato delle “schegge rosse e grigie”. Il lato rosso di queste schegge, dice Harrit, “presenta tutti i segni di essere un materiale termitico”. Ma la BBC nota che la termite non risulta mai essere stata usata per distruggere edifici.

Harrit afferma che quando queste schegge vengono scaldate, manifestano tutte le caratteristiche di una reazione termitica violenta. L'intervistatore gli chiede quali sono state le reazioni degli scienziati alle sue conclusioni, pubblicate in un articolo su una rivista di chimica. “Nessuna! Nessuna! È oltre ogni dubbio l'articolo meglio verificato dal peer review in tutta la mia carriera” dice, tralasciando di specificare che la direttrice della rivista che lo pubblicò si dimise proprio per colpa dell'inadeguata verifica dell'articolo di Harrit, come descritto qui. “Nessuno ne ha messo in discussione le conclusioni” aggiunge Harrit.

34:10. Il documentario si trasferisce a Pittsburgh, in Pennsylvania, uno dei luoghi che per tradizione è centro di ricerca mondiale nella metallurgia, e intervista due esperti della Carnegie Mellon University, i professori Richard Fruehan e Chris Pistorius, chiedendo loro di esaminare la teoria di Harrit.

Spiega Fruehan, che è condirettore del Center for Iron and Steel Research, editore associato della rivista Metallurgical Transactions e autore di numerose pubblicazioni scientifiche nel campo della metallurgia: “Se mi mostri un mucchio di polvere, ci posso trovare dentro praticamente qualunque cosa. Magari non in grandi quantità.”

La voce narrante nota che si polverizzarono 1,2 milioni di tonnellate di materiali edili e che lo US Geological Survey raccolse 38 campioni di polvere, mentre il gruppo di ricerca RJ Lee ne raccolse centomila e li analizzò approfonditamente. La ricerca di Harrit e colleghi si basa su quattro soli campioni. Harrit e colleghi avrebbero semplicemente selezionato le particelle che a loro interessavano e avrebbero poi emesso un verdetto altamente drammatico.

Fruehan fa notare che in realtà il materiale “energetico” descritto da Harrit “se si va a chili, emette meno energia della carta che brucia.” Sembra quindi improbabile che, quand'anche si trattasse di materiale termitico, potesse tranciare di colpo le colonne del World Trade Center come ipotizzano i sostenitori della tesi di demolizione a mezzo nanotermite.

L'altro esperto della Carnegie Mellon, Chris Pistorius, professore di scienza e ingegneria dei materiali, laureato in ingegneria metallurgica, ha una spiegazione molto semplice: “Pezzetti di vernice, secondo me... Non è insolito usare come vernice di fondo o come mano intermedia dei pigmenti-barriera, come l'ossido di ferro micaceo, che è un tipo di ossido di ferro che forma scheggette, e alluminio, che è quello che hanno trovato.”

La voce narrante precisa che Harrit e colleghi hanno esaminato un solo tipo di vernice di fondo (primer) proveniente dal World Trade Center e hanno dichiarato che non corrisponde alle loro scheggette rosse e grigie. Ma Pistorius nota che qualunque grande edificio usa vari tipi di primer e che quello trovato da Harrit e colleghi è “tipico delle vernici usate per l'acciaio strutturale”. Viene fatto notare che lo stesso genere di primer è usato ovunque sulle strutture metalliche a New York, per esempio sui ponti, e la temperatura d'innesco delle reazioni nelle scheggette misteriose è esattamente quella che ci si attende da questi primer.

36:50. Il documentario chiede come mai la teoria di Harrit non è stata confutata. Lo spiega Pistorius: “È così che funziona la scienza: un'ipotesi è esatta fino a quando si dimostra che è sbagliata. Nessuno si è preso la briga di spendere tempo per farlo. Non vuol dire che sia giusta. Vuol dire semplicemente che non è stato dimostrato che è sbagliata. Ci sono tante ragioni per cui nessuno se ne prende la briga: francamente, secondo me, è irrilevante. Sarebbe piuttosto facile farlo, ma tutti hanno cose più interessanti da fare, credo.”

37:43. Si passa al Volo 93. Alex Jones afferma che il cratere del suo impatto non somiglia a un cratere d'impatto normale. “Le mie fonti governative di alto livello” aggiunge “hanno persino identificato lo stormo coinvolto nell'abbattimento del Volo 93.” Poi Jones si accorge della contraddizione, perché prima asseriva che c'era un ordine segreto di non abbattimento: “I generali non seguirono gli ordini e ordinarono l'abbattimento del Volo 93.” È interessante notare che in tutte le sue teorie, Jones non fa mai i nomi di questi generali o dello stormo di caccia.

Il programma esamina le segnalazioni di rottami trovati a vari chilometri dal sito d'impatto principale, che sembrano suggerire una distruzione in volo. A Indian Lake, a quasi 7 miglia (11 km) dal cratere sarebbero stati trovati rottami pesanti.

Ma andando a verificare i dati emerge che questa è la distanza che risulta usando i servizi Internet di navigazione, che danno la distanza stradale, confermata dalla BBC con una prova pratica. Ma la distanza in linea d'aria è ben diversa, perché la strada gira tutt'intorno al lago Indian. In linea d'aria si tratta di poco più di un miglio (1600 metri), e l'11 settembre il vento soffiava dal luogo d'impatto verso Indian Lake.

40:00. Brenda Wasson, testimone a Indian Lake, racconta dei frammenti che fluttuavano nell'aria e ne mostra un campione: un oggetto piccolo, simile a un brandello di tessuto. Dice che non c'erano oggetti più grandi di questo: solo pezzetti di carta e d'isolante.

Accanto a lei, Barry Lichty, ex sindaco di Indian Lake, conferma: nessun pezzo di motore o simile, checché ne dicano i complottisti.




41:30. James Fetzer afferma che si tratta di una messinscena e che nel luogo dell'impatto non c'erano rottami e non c'erano neppure cadaveri.

Su quest'argomento viene intervistato Wallace Miller, il coroner (medico legale) della zona, di cui i complottisti come Dylan Avery citano spesso la frase “I stopped being coroner after about 20 minutes, because there were no bodies there” (“Ho smesso di essere un coroner dopo circa 20 minuti, perché non c'erano cadaveri”).

Miller chiarisce che smise di essere coroner perché la causa e la modalità di morte erano assolutamente evidenti, e che la frase è citata incompleta (nella frase completa, infatti, precisa che trovò eccome parti di cadavere).

Dylan Avery cerca di contrastare queste asserzioni precise di persone che erano sul posto dicendo che secondo lui (che non è esperto d'incidenti aerei) ci dovrebbe essere un cratere molto più grande. Si tormenta nervosamente la pelle di un braccio mentre l'intervistatore gli spiega che Miller, con la sua frase citata fuori contesto, stava semplicemente facendo una similitudine. Vengono mostrati rottami del Volo 93.

43:40. Viene esaminata la tesi, sostenuta da Fetzer, secondo la quale il Volo 93 atterrò altrove e che i passeggeri furono fatti sparire in qualche modo a Cleveland: ci sarebbe una notizia che lo conferma. In realtà il volo era il Delta 1989, fatto atterrare perché nella confusione dell'11/9 si sospettava avesse una bomba a bordo o fosse stato anch'esso dirottato.

La BBC intervista uno dei passeggeri di quel volo, Mary McFadden. Le ragioni dell'equivoco diventano chiare: stessa destinazione e stesso corridoio aereo del Volo 93. Quando il Volo 93 sparì dai radar e cambiò direzione, i controllori di volo pensarono che Delta 1989 fosse il Volo 93 dirottato.

Vengono fatte sentire le registrazioni delle comunicazioni dei controllori. Colin Scoggins, che fece l'annuncio via radio del dirottamento del volo Delta 1989, ammette di essersi sbagliato. Ma quel giorno bastava che un pilota sbagliasse un trasferimento di frequenza per trovarsi classificato come dirottamento.

Viene presentato uno spezzone della conferenza stampa in cui il sindaco di Cleveland annuncia che c'è un 767 (non un 757) fermo in un'area isolata dell'aeroporto e si teme vi siano dirottatori a bordo, seguito da un altro spezzone in cui i reporter smentiscono successivamente questo timore.

47:00. Intervista a Frank Spotnitz, uno degli autori di X-Files, che spiega la popolarità dei cospirazionismi: sono miti moderni, laici, pensati (come i miti antichi) per dare senso al caos del mondo e per gratificare coloro che hanno certe ideologie.

Spotnitz stesso è oggetto di una teoria cospirazionista, perché prima dell'11/9 scrisse una puntata del telefilm Lone Gunmen, una derivazione di X-Files, che raccontava il dirottamento segreto da parte del governo di un aereo di linea, partito da Boston e lanciato contro le Torri Gemelle. Lo scopo del piano segreto era incolpare un dittatore straniero e avere così un pretesto per una guerra in Medio Oriente, in modo da permettere all'industria militare statunitense di fare grandi profitti. La teoria cospirazionista è che il telefilm fosse un avvertimento in codice o intendesse preparare psicologicamente il popolo americano.

49:10. Di nuovo Alex Jones in uno dei suoi show radiofonici. Riferimenti ad altri episodi storici in cui il governo USA ha mentito: il caso Watergate, il caso Iran-Contra, il caso Lewinsky, l'accusa all'Iraq di possedere armi di distruzione di massa. Spotnitz parla del cinismo alimentato da questi casi, che predispone al cospirazionismo.

50:25. L'uccisione di Osama bin Laden nel 2011: Fetzer sostiene che in realtà bin Laden era morto nove anni prima. Philip Mudd, agente della CIA dal 1985 al 2005 che partecipò alla caccia al mandante degli attentati, liquida queste teorie. “Ma allora c'erano migliaia di persone che erano consapevolmente coinvolte in una cospirazione non solo per dargli la caccia quando era già morto, ma anche per tenerlo segreto per nove anni.”

51:43. C'è un caso, dice la BBC, in cui le prove sono a sfavore della ricostruzione ufficiale: l'asserita mancanza di avvertimenti specifici degli attacchi. Si parla dell'arrivo negli USA, a gennaio 2000, di due dei dirottatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, che erano noti alle autorità come membri attivi di al Qaeda ma sfuggirono comunque ai controlli d'immigrazione perché non erano stati aggiunti alla lista dei sospettati di terrorismo. Vissero negli Stati Uniti, a San Diego, usando i loro veri nomi.

Un messaggio della CIA segnalò che uno di loro era entrato negli Stati Uniti, ma la segnalazione non fu passata all'FBI. Gli agenti sul posto non sapevano che un terrorista era nella loro città. Viene intervistato Bill Gore, ex agente speciale dell'FBI a San Diego, e vengono mostrate le scuole di volo e gli appartamenti dove risiedevano i terroristi.

In seguito affittarono un appartamento da una persona che lavorava anche come informatore dell'FBI, ma l'informatore non era al corrente di chi fossero. Uno dei terroristi era addirittura citato nell'elenco telefonico di San Diego con il proprio nome autentico (nell'immagine qui accanto). Ma nessuno mise insieme questi indizi, resi inevitabilmente più chiari dal senno di poi.

Nel frattempo arrivavano all'FBI segnalazioni di un possibile piano di al Qaeda per compiere un attacco, senza però informazioni specifiche.

55:00. E se il complotto fosse consistito semplicemente nel lasciar fare ai terroristi, senza fermarli? Il programma esamina anche questa ipotesi con Richard Clarke, coordinatore nazionale per l'antiterrorismo statunitense dal 1998 al 2001.

Clarke lamenta che ancora oggi non sa perché nonostante 60 persone della CIA sapessero della presenza dei due terroristi negli Stati Uniti nessuno lo avvisò di questo fatto e nessuno lo comunicò all'FBI fino a 19 giorni prima dell'11 settembre, quando finalmente l'FBI fu allertata. Ma nel frattempo i due terroristi si erano trasferiti altrove e avevano fatto perdere le proprie tracce.

Ribatte Mudd, chiarendo che le 60 persone in questione non si occupavano esclusivamente di questi due terroristi e respinge l'accusa di grave insuccesso dell'intelligence.

Il programma conclude che “Le prove indicano errori dell'intelligence prima dell'11 settembre. Le teorie di complotto sono, appunto, solo teorie: le prove non le confermano. Ma i loro autori insistono che lotteranno contro quella che vedono come una cospirazione governativa senza scrupoli e pericolosa.”

56:23. Dice Alex Jones: “Se mi uccideranno, mi trasformeranno in un martire.” Harrit insiste che la nostra società non può continuare ad esistere se non vengono date risposte a queste domande. Spotnitz nota che criticare le asserzioni complottisti è, per chi ci crede, “come attaccare la fede di qualcuno senza offrire nulla in cambio se non incertezze.”


Aggiornamenti


2011/09/06. Su richiesta di un lettore, JonnhyK, è stata verificata l'indicazione dello spessore di 6 millimetri fatta dal professor Astaneh. Risulta corretta, anche se si tratta del valore minimo fra quelli nelle zone d'impatto, dove le lastre d'acciaio che formavano le colonne scatolari delle facciata avevano spessori variabili da 6 a 15 mm per il WTC1 e da 6 a 21 mm per il WTC2 (la differenza fra le due torri è dovuta alla diversa altezza delle zone d'impatto). Le colonne centrali avevano spessori variabili da 19 a 102 mm.

Questi dati emergono dal rapporto FEMA del 2002, Appendice B-1, pagine 1-2: “Column plate thickness varied from 1/4 inch to 5/8 inch in the impact zone of WTC 1 for floors 89- 101, and from 1/4 inch to 13/16 inch in the impact zone of WTC 2 for floors 77-87 [...] The core columns were box sections fabricated from A36 steel plate and were 36 inches x 14–16 inches with plate thickness from 3/4 inch to 4 inches.”

2011/09/03

Recensione: By the Grace of God di Jean Potter

di Hammer

Le testimonianze dei sopravvissuti degli attentati dell'11 settembre 2001 sono sempre lo strumento migliore per diffondere e tramandare la memoria di quanto accaduto in quel tragico giorno che cambiò la storia. Fortunatamente, proprio a questo scopo negli anni sono stati pubblicati molti libri che raccolgono i racconti di chi ha vissuto l'11/9 in prima persona: tra di essi spicca il volume "By the Grace of God" di Jean Potter (disponibile anche in brossura), uscito di recente proprio in occasione del decimo anniversario.

L'autrice non si limita a narrare quanto accaduto durante gli attentati e le loro conseguenze, ma offre al lettore un contesto molto più ampio, molto più coinvolgente, molto più emozionante.

Jean Potter dedica la prima parte del libro a raccontare in breve la storia della propria vita e di quella della sua famiglia, di origine italiana e trasferitasi negli Stati Uniti da quattro generazioni. Con brevi, vividi flash l'autrice descrive la quotidianità dei propri nonni e genitori dediti al duro lavoro (chi barbiere, chi ristoratore) per garantire al resto della famiglia e ai discendenti una buona posizione sociale e una vita agiata. Jean racconta poi del proprio incontro e matrimonio con il pompiere Dan Potter, così da dare al lettore un quadro preciso di quella che era la sua vita fino all'11 settembre 2001.

Nel 2001 Jean era impiegata presso la Bank of America, all'ottantunesimo piano della Torre Nord del World Trade Center, che le offriva quotidianamente una visuale impagabile: poteva vedere le nubi in arrivo e gli stormi di uccelli migratori ben prima che arrivassero a Manhattan. A volte le capitava anche di vedere elicotteri in volo al di sotto della finestra del proprio ufficio.

Quando il volo American Airlines 11 colpì la Torre Nord, Jean si trovava nel suo ufficio. In breve tempo l'aria si riempì di fumo caldo e di odore di carburante avio. Il racconto dell'evacuazione della Torre 1, grazie alla quale Jean si salvò, si fonde quindi con quanto vissuto dal marito pompiere, rimasto travolto dalle macerie dei crolli di entrambe le Torri e salvatosi per ben due volte.

Il racconto di Jean Potter non si ferma qui, ma si estende ai giorni successivi all'11 settembre, quando dovette trasferirsi con il marito per alcuni giorni in un albergo perché la loro casa di Battery Park City era stata seriamente danneggiata dai crolli delle Torri Gemelle e resa inagibile.

Jean si sofferma quindi a considerare come l'11/9 stravolse le loro vite: devastò la loro abitazione e quanto vi era contenuto, li costrinse a cambiare residenza e lavoro e causò la perdita di molti amici e colleghi morti nelle Torri.

I coniugi Potter hanno intrapreso un lungo processo di guarigione dal trauma subìto, che dura tuttora. E parte di questo processo di guarigione è stata anche la scrittura di questo prezioso libro. A distanza di dieci anni Jean è ancora vittima di incubi, anche se sempre meno ricorrenti, ma nonostante questo ha avuto il coraggio di regalarci questa testimonianza ricca, dettagliata ed estremamente toccante.

2011/08/31

Al Jazeera pubblica I Knew bin Laden: parla chi Osama l'ha conosciuto davvero

di mother

Osama bin Laden è ufficialmente morto. Questa notizia, confermata da più fonti, ha portato quasi tutti i canali di informazione a trattare l'argomento, riassumendo in articoli e documentari le gesta del mandante degli attentati dell'11 settembre. Gli esiti di tale informazione sono stati molto diversi, specialmente laddove l'opinione del giornalista, espressa senza fatti, si è mescolata con la politica o la dietrologia.

Un canale di informazione rimasto poco osservato dai media occidentali, nel periodo della morte di Osama bin Laden, è l'emittente televisiva mediorientale Al Jazeera. Nata nel 1996 per volontà dell'emiro del Qatar, è cresciuta sempre più nel tempo fino a diventare nel 2005 una testa di ponte fra l'Occidente e il mondo arabo, grazie anche al lancio dell'edizione in lingua inglese.

In occasione della morte di Osama bin Laden, Al Jazeera ha pubblicato online svariati articoli di diversi suoi giornalisti, subissati di commenti di internauti più o meno moderati e più o meno nazionalisti. Per quanto riguarda i documentari prodotti dall'emittente araba, si mette fortemente in evidenza la pubblicazione con sottotitoli inglesi di I Knew bin Laden.

Il documentario, prodotto da Ahman Zaidan, un corrispondente di Al Jazeera, si distingue dalle decine di video sul medesimo argomento per una caratteristica di non poco conto: è basato sulle interviste rilasciate in vari anni da coloro che hanno conosciuto di persona Osama bin Laden.

I Knew bin Laden, diviso in due spezzoni e visibile sul sito di Al Jazeera o sul canale Youtube dell'emittente araba, descrive l'ascesa dello sceicco saudita, i suoi spostamenti, la sua intromissione nella politica di varie nazioni arabe, i finanziamenti dati a varie personalità politiche e altri aspetti della sua vita.


Prima parte



Nella prima parte vengono intervistati:
  • Amir Aziz: un medico che ebbe in cura Osama bin Laden nel 1999;

  • Abdel Bari Atwan: redattore di Al-Quds al-Arabi, intervistò Osama bin Laden nel 1996;

  • Hudhaifa Azzam: figlio di Abdullah Azzam, compagno di Osama bin Laden in Afghanistan nella guerra contro la Russia;

  • Ahmad Shah Ahmadzai: ex primo ministro afgano;

  • Abu Akram: combattente in Afghanistan;

  • sultano Amir Tarar (ucciso nel 2011): intelligence pachistana;

  • Kamal Halbawi: combattente in Afghanistan;

  • Umm Mohammed: vedova di Abdullah Azzam;

  • John Miller: reporter della ABC che intervistò Osama bin Laden nel 1998;

  • Khalid Khawaja (ucciso nel 2010): intelligence pachistana;

  • Ali Moher: traduttore dell'ex primo ministro pachistano Nawaz Sharif;

  • Hamid Mir: giornalista pachistano che intervistò Osama bin Laden;

  • Shoaa Khalafallah: abitante di Al-Damazin in Sudan;

  • Hamid Gul: ex capitano dell'Intelligence pachistana;

  • Robert Fisk: giornalista dell'Independent che intervistò bin Laden;

  • Scott Macleod: giornalista di Time Magazine che intervistò bin Laden in Sudan nel 1996;

  • Hassan al-Turabi: politico sudanese;

  • Burhanuddin Rabbani: ex presidente afgano;

  • Waheed Muhda: ex ufficiale talebano;

  • Oniel Adnan: cameraman che intervistò Osama bin Laden;

  • Abdullah Anas: combattente arabo in Afghanistan;

  • Mazhar Ali Khan: giornalista e fotografo che intervistò Osama bin Laden;

  • Nasser al-Bahri: guardia del corpo di bin Laden;

  • Rahimullah Yusufzai: redattore dell'International News che intervistò Ayman al-Zawahiri (per anni numero due di al-Qaeda) all'epoca degli attentati in Kenya e Tanzania.


La prima parte tratta i seguenti argomenti:
  • il mito dell'insufficienza renale;

  • la guerra in Afghanistan;

  • l'amicizia e la morte di Abdullah Azzam e la successiva radicalizzazione con frange terroriste egiziane nel 1987 (Abu Obaida, Abu Obaida al-Banshiri, Abu Hafs al-Masri, Saif al-Adel);

  • la politica in Pachistan, con il sostegno a Nawaz Sharif contro Benazir Bhutto;

  • gli anni in Sudan, fino all'attentato di Khobar e la battaglia di Mogadiscio;

  • il ritorno in Afghanistan: i contatti con il partito Hezb-i-Islami (Abdul Rasul Sayyaf, il primo ad invitare bin Laden dopo l'espulsione dal Sudan, Mohammad Yunus Khalis e Saznoor);

  • i contatti con Nawaz Sharif in occasione dei test nucleari pachistani, nel periodo della costruzione illegale delle bombe atomiche;

  • gli attentati in Kenya e Tanzania;

  • il bombardamento da parte del governo Clinton dei campi di al-Qaeda in Afghanistan (presso Khost e Kandahar), raccontato dalla guardia del corpo di Osama bin Laden (una foto tratta dal campo di al-Qaeda viene riproposta qui di seguito);

  • il messaggio inviato a Abdel Bari Atwan, redattore di al-Quds al-Arabi.





Seconda parte



Nella seconda parte di I Knew Osama bin Laden vengono intervistati:
  • Sartaj Aziz e Gohar Ayub Khan, ministri degli esteri pachistani nel governo di Nawaz Sharif;

  • Michael Scheuer: capo dell'“Unità bin Laden” della CIA;

  • Nasser al-Bahri: guardia del corpo di bin Laden;

  • Rahimullah Yusufzai: redattore dell'International News, che intervistò Osama bin Laden;

  • Sami Ul-Haq: leader di Jamiat Ulema-e-Islam;

  • Ahmad Zaidan: giornalista di Al Jazeera che registrò il discorso di Osama bin Laden del 26 febbraio 2001 riguardante la strategia di al-Qaeda;

  • Mazhar Ali Khan: giornalista e fotografo;

  • Amir Tarar (ucciso nel 2011): intelligence pachistana;

  • Hamid Mir: giornalista di Geo TV che intervistò Osama bin Laden;

  • Moinuddin Haider: ministro degli interni pachistano nel governo di Nawaz Sharif;

  • Abdul Rashid Ghazi (ucciso nel 2007): imam della Moschea Rossa in Pachistan;

  • Mufti Nizamuddin Shamzai (ucciso nel 2004): teologo giurista della moschea e madrassa Binori;

  • Mullah Dadulah (ucciso nel 2007): comandante militare dei Talebani;

  • Henry Crumpton: membro del Dipartimento di Stato USA;

  • Amir Aziz: medico che ebbe in cura Osama bin Laden;

  • Abdel Bari Atwan: redattore di Al-Quds al-Arabi.


Gli argomenti discussi in questa seconda parte sono i seguenti:
  • la trattativa del governo Clinton, con l'aiuto del Pachistan, per fare pressioni sui Talebani affinché consegnassero Osama bin Laden;

  • il dirottamento di un aereo indiano (Flight 814) con richiesta di liberazione di terroristi;

  • l'attentato alla USS Cole (12 ottobre 2000);

  • i contatti fra Osama bin Laden e il mullah Omar;

  • la partecipazione di combattenti di al-Qaeda alla guerra dei Talebani contro Massud per la conquista dell'intero Afghanistan e l'attentato a Massud su richiesta dei Talebani, il 9 settembre 2001;

  • la distruzione dei Buddha di Bamiyan;

  • gli attentati dell'11 settembre 2001, le rivendicazioni e le conseguenze politiche;

  • le armi non convenzionali (chimiche e nucleari): viene riproposta l'intervista di Hamid Mir sull'argomento insieme all'intervista a Nasser al-Bahri riguardo alla cellula di Abu Khabab.


La massa di dati e di testimonianze dirette raccolta da Al Jazeera è sicuramente di grande interesse storico. Sarà inoltre indubbiamente interessante leggere le giustificazioni creative, di fronte a queste testimonianze, di coloro che sostengono che Osama bin Laden fosse un fantoccio statunitense o addirittura che fosse morto da tempo e sostituito da un sosia di cui nessuno degli intervistati si sarebbe accorto.

2011/08/29

La BBC pubblica una miniguida alle cinque tesi di complotto principali

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La BBC ha pubblicato oggi un articolo, intitolato “9/11 conspiracy theories: How they've evolved”, che offre un'efficace sintesi di dieci anni d'evoluzione delle tesi di complotto alternative e può essere utile come miniguida essenziale nelle discussioni che inevitabilmente, con l'avvicinarsi della ricorrenza del decennale, nasceranno anche fra chi solitamente non segue questi argomenti ma ha semplicemente delle legittime perplessità sull'accaduto.

Quanto segue è una rapida traduzione dell'articolo della BBC, che tiene traccia tra parentesi quadre delle modifiche apportate all'articolo stesso dall'emittente dopo la pubblicazione iniziale.

1. La mancata intercettazione degli aerei dirottati


La domanda: Perché l'aviazione militare più potente del mondo non riuscì a intercettare nessuno dei quattro aerei dirottati?

Secondo i sostenitori delle tesi alternative: L'allora vicepresidente statunitense Dick Cheney ordinò ai militari di non intervenire e di non intercettare gli aerei.

Secondo i rapporti ufficiali: Fu un dirottamento multiplo estremamente insolito, con violenza a bordo e nel quale il transponder, che identifica l'aereo [inizialmente era "fornisce l'esatta localizzazione del velivolo"], fu spento o cambiato.

Inoltre quel giorno presso il comando della difesa aerea statunitense era in corso un'esercitazione di routine.

Il controllore di volo Colin Scoggins rimase in continuo contatto con i militari e non vide alcuna mancanza di risposta. Ci furono confusione e carenza di comunicazione fra il sistema civile di controllo del traffico aereo (FAA) e i militari.

Le attrezzature dei militari erano inoltre obsolescenti e progettate per guardare verso l'oceano per gestire una minaccia da Guerra Fredda.

2. Il crollo delle Torri Gemelle


La domanda: Perché le Torri Gemelle crollarono così rapidamente, entro il proprio perimetro, dopo incendi su pochi piani che durarono solo un'ora o due?


Secondo i sostenitori delle tesi alternative: Le Torri Gemelle furono distrutte da demolizioni controllate. Le tesi riguardano il collasso rapido (circa 10 secondi), gli incendi di durata relativamente breve (56 minuti nel WTC2 o 102 minuti nel WTC 1), i resoconti di rumori di esplosioni poco prima del crollo e le violente espulsioni visibili in alcune finestre molti piani al di sotto del crollo.


Secondo i rapporti ufficiali: Un'ampia indagine del National Institute of Standards and Technology ha concluso che gli aerei tranciarono e danneggiarono delle colonne portanti e asportarono l'isolamento antincendio.

Circa 43.000 litri di carburante d'aereo furono riversati su numerosi piani, innescando ampi incendi. Le temperature, fino a 1000 °C, causarono l'imbarcamento dei solai e la flessione delle colonne perimetrali, producendo i rumori di “esplosioni”.

L'enorme peso dei solai cadde, creando un carico dinamico ampiamente superiore alla capacità di carico progettuali delle colonne. Le macerie furono spinte fuori attraverso le finestre man mano che i piani soprastanti collassavano.

Le demolizioni controllate si effettuano quasi [inizialmente non era specificato “quasi”] sempre partendo dai piani inferiori e procedendo verso l'alto, ma questo crollo iniziò in alto.

Non sono mai state trovate prove di cariche esplosive, nonostante le accurate ricerche manuali, e non ci sono prove dei tagli preliminari delle colonne o delle pareti che si effettuano normalmente in una demolizione controllata.

3. L'attacco al Pentagono


La domanda: Come è possibile che un pilota dilettante sia riuscito a far fare a un aereo di linea una manovra complicata e a farlo schiantare contro il quartier generale delle forze armate più potenti del mondo, 78 minuti dopo la prima segnalazione di un possibile dirottamento, senza lasciare tracce?


Secondo i sostenitori delle tesi alternative: L'edificio non fu colpito da un Boeing 757 commerciale ma fu usato invece un missile, un piccolo aereo o un velivolo senza pilota. Ma poiché le prove hanno progressivamente dimostrato che il volo 77 della American Airlines colpì effettivamente l'edificio, l'attenzione si è spostata sui dubbi intorno alla difficile manovra di avvicinamento. Si sostiene che ai comandi non ci fosse al-Qaeda, ma il Pentagono stesso.


Secondo i rapporti ufficiali: Sul luogo furono recuperati e catalogati dal'FBI rottami d'aereo, comprese le scatole nere.

Anche se i primi video non mostravano molti rottami, ci sono molte riprese e fotografie che mostrano rottami d'aereo e prove della traiettoria di volo, come i lampioni spezzati.

I resti dell'equipaggio e dei passeggeri sull'aereo furono ritrovati e identificati positivamente tramite il DNA. Inoltre dei testimoni videro l'aereo colpire il Pentagono.

4. Il quarto aereo: il volo United Airlines 93


La domanda: Perché il sito dello schianto a Shanksville, in Pennsylvania, era così piccolo, e perché non si vedevano rottami d'aereo?


Secondo i sostenitori delle tesi alternative: Il volo United Airlines 93 fu abbattuto da un missile e si disintegrò in volo, disperdendo i rottami su un'area vasta.


Secondo i rapporti ufficiali: Ci sono fotografie nitide che mostrano rottami d'aereo e il registratore delle conversazioni in cabina (cockpit voice recorder), che dimostrò che c'era stata una rivolta dei passeggeri e che i dirottatori avevano intenzionalmente fatto precipitare l'aereo.

Le tesi iniziali secondo le quali dei rottami pesanti erano sparsi a molti chilometri dal sito d'impatto principale risultarono false. In realtà il vento aveva trasportato frammenti leggeri, come carta e isolamento, per circa due chilometri.

Un'altra teoria si basava su un'errata citazione del coroner locale, Wally Miller, che disse che smise di fare il coroner dopo circa 20 minuti perché non c'erano cadaveri. Ma disse anche che si rese conto ben presto che si trattava di un incidente aereo che sarebbe stato necessario un servizio funebre di grandi proporzioni per le numerose vittime.

Inoltre i militari non diedero mai ordini all'aviazione di abbattere l'aereo di linea.

5. Il crollo dell'Edificio 7 del World Trade Center


La domanda: Come è possibile che un grattacielo, che non era stato colpito da un aereo, sia crollato così rapidamente e simmetricamente quando nessun altro grattacielo in acciaio è mai crollato per incendio?


Secondo i sostenitori delle tesi alternative: L'Edificio 7 del World Trade Center fu distrutto da una demolizione controllata usando sia esplosivi sia sostanze incendiarie.

Inizialmente l'attenzione si concentrò sulla frase "pull it" usata dal proprietario, Larry Silverstein, in un'intervista televisiva. Ma in realtà si riferiva al ritiro dei vigili del fuoco (gli esperti di demolizione non usano il termine "pull it" come gergo per l'innescare esplosivi).

Ora l'attenzione si è spostata sulla velocità del crollo, che raggiunse quasi la caduta libera per 2,25 secondi. Si sostiene che solo degli esplosivi potevano farlo crollare così rapidamente e simmetricamente.

Alcuni scienziati, scettici nei confronti del resoconto ufficiale, hanno esaminato quattro campioni di polvere da Ground Zero e hanno affermato di aver trovato materiale termitico che reagisce violentemente quando viene riscaldato. Sostengono che tonnellate di termite ed esplosivi convenzionali furono predisposti all'interno non solo del WTC7 ma anche delle Torri Gemelle.


Secondo i rapporti ufficiali: Un'indagine del National Institute of Standards and Technology, durata tre anni, ha concluso che l'edificio crollò a causa degli incendi incontrollati, innescati dal crollo della vicina Torre Nord, che bruciarono per sette ore.

L'alimentazione primaria dell'acqua del sistema antincendio a pioggia era stata tranciata. Non sono mai state trovate prove di cariche esplosive e non ci sono registrazioni della serie di esplosioni molto rumorose che ci si sarebbe aspettati in una demolizione controllata.

Inoltre esiste una spiegazione alternativa per il “materiale termitico” trovato nella polvere dagli scienziati scettici: è semplicemente un tipo di vernice di fondo. Si calcola che al World Trade Center si polverizzarono un milione e duecentomila tonnellate di materiali da costruzione, e nella polvere sono presenti quasi tutti i minerali (non necessariamente in grandi quantità). Un campionamento più ampio della polvere non ha rilevato prove di termite o esplosivi, secondo un rapporto dello US Geological Survey e un altro della RJ Lee.

2011/08/21

È tempo d'ingoiare il rospo a proposito del Pentagono: lo dicono i cospirazionisti

di Paolo Attivissimo

Su 9/11 Blogger, noto sito dei sostenitori delle tesi alternative, è comparso l'8 agosto scorso un annuncio di Frank Legge che inizia così (le evidenziazioni sono aggiunte):

È ora d'ingoiare il rospo a proposito del Pentagono

Ci sono due articoli che hanno bisogno di una revisione per essere sottoposti al Journal of 9/11 Studies [rivista pro-complotti edita da Steven Jones e altri].

Uno è di David Chandler e del sottoscritto. Fornisce prove che i testimoni della rotta dell'aereo diretto verso il Pentagono che avevano dichiarato che era passato a nord della stazione di servizio Citgo devono essersi sbagliati. L'articolo conclude che l'unica descrizione plausibile dell'avvicinamento è che l'aereo non deviò intorno alla stazione di servizio ma volò sostanzialmente diritto e colpì il Pentagono, come descritto dalla stragrande maggioranza dei testimoni oculari.

In originale:

Its [sic] time to bite the bullet on the Pentagon

There are two papers in need of review for submission to the Journal of 9/11 Studies.

One is by David Chandler and myself. It provides evidence that the witnesses to the path of the plane approaching the Pentagon, who stated that it passed north of the Citgo service station, must have been mistaken. The paper concludes that the only plausible description of the approach is that the plane did not deviate round the service station but flew virtually straight and hit the Pentagon, as described by the vast majority of eye witnesses.

In altre parole, David Chandler e Frank Legge, considerati dai sostenitori delle tesi alternative come due dei più autorevoli esperti favorevoli a queste tesi, hanno ripudiato completamente la tesi “North of the Citgo“ che tanto strenuamente era stata propugnata, per esempio, da Riccardo Pizzirani (Luogocomune) nel dibattito di Bologna del 23 luglio scorso.

Ma il “rospo” da ingoiare, per usare la metafora di Frank Legge, non si esaurisce qui. L'annuncio, infatti, prosegue così:

L'altro [articolo] è di John Wyndham. Questo è l'abstract del suo articolo:

Abstract: La credenza, diffusa fra coloro che mettono in dubbio la versione ufficiale dell'11/9, che un aereo di grandi dimensioni non colpì il Pentagono l'11/9, non è supportata dalle prove. Il fallimento del movimento per la verità sull'11 settembre nel raggiungere un consenso su questa questione dopo quasi un decennio è dovuto in gran parte alla mancata applicazione rigorosa del metodo scientifico alle prove nella loro interezza. Il presente articolo, applicando secondo questo metodo le prove a ciascuna tesi proposta, mostra che la tesi di gran lunga più plausibile è che un aereo di grandi dimensioni abbia colpito il Pentagono.

In originale:

The other is by John Wyndham. Here is the abstract of his paper:

Abstract: The widespread belief among those who question the official account of 9/11, that a large plane did not hit the Pentagon on 9/11, is unsupported by the evidence. The failure of the 9/11 truth movement to reach consensus on this issue after almost a decade is largely due to a failure to rigorously apply the scientific method to the evidence as a whole. This paper, by so applying the evidence to each proposed theory, shows that a large plane hitting the Pentagon is by far the most plausible theory.

Parole che non hanno bisogno di alcun commento.

L'annuncio si conclude con una richiesta di revisori disposti ad affrontare questo argomento, definito “molto delicato”. Tanto delicato, infatti, che il messaggio è stato reso inaccessibile ai non iscritti a 911 Blogger. Al momento, infatti, al link dell'annuncio compare questo avviso:


Tuttavia il testo originale è ancora accessibile tramite la cache di Google:


C'è di più. Visitando il blog di Frank Legge su 9/11 Blogger emerge che anche altri autori favorevoli alle tesi alternative, come Peter Dale Scott, hanno analogamente respinto la tesi della rotta a nord.

Un altro nome di spicco che ha ripudiato questa tesi e i metodi usati dal CIT, l'associazione che la promuove, emerge dai commenti: è Richard Gage, di AE911 Truth (l'associazione di architetti e ingegneri pro-complotto).