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2008/04/06

105 bubbole in Zero (quarta parte)

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Con questa quarta e ultima parte si conclude l'elenco dei 105 dati fasulli, errori gravi, tagli ingannevoli e stupidaggini tecniche del video Zero, nella forma in cui è stato presentato alla Festa di Roma a ottobre 2007 (diversa da quella in DVD uscita ad aprile 2008). La prima parte, dedicata alla pre-sigla e al World Trade Center, è qui; la seconda, dedicata al Pentagono, è qui; la terza è consultabile qui.

L'elenco riferito alla versione DVD è invece pubblicato qui.

Con queste ultime Zerobubbole è dunque coperto l'intero contenuto del video Zero. Come detto inizialmente, non si tratta insomma di errori secondari o di dettagli da correggere: alla fine dell'analisi, di Zero non si salva più nulla. Il titolo del lavoro firmato da Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Thomas Torelli, Francesco Trento e Paolo Jormi Bianchi si rivela dunque involontariamente molto ben scelto.

Zero è ancora in lavorazione: torneremo ad occuparcene se e quando vedrà la luce in forma definitiva su DVD o nelle sale cinematografiche.

Aggiornamento: Zero è uscito in DVD. La recensione di questa versione è disponibile qui.

Al-Qaeda non esiste


  1. I video di rivendicazione di Osama bin Laden sono falsi: Osama indossa un anello d'oro impossibile, la traduzione è sballata e il labiale non corrisponde. Come si fa a capire che un anello è d'oro da un video sgranatissimo nel quale l'anello è una macchia lontana? Se la traduzione è sballata, perché gli autori di Zero non ne fanno fare una certificata da traduttori indipendenti e ci mostrano le differenze? Zero glissa disinvoltamente sulle rivendicazioni di Khalid Sheikh Mohammad al giornalista Yosri Fouda e sulle traduzioni di Al Jazeera degli altri video in cui Osama è ritratto insieme ai dirottatori (e qui non c'è labiale che tenga) e dichiara di aver organizzato gli attentati dell'11 settembre. Come mai?
  2. Un video dimostrativo presentato all'Europarlamento mostra un attentato inesistente alla sede Nato e una rivendicazione di Osama bin Laden inventata. Quindi i video si possono manipolare e falsificare. Bella scoperta. Ma il video ha il labiale di bin Laden completamente sbagliato rispetto alla voce, e la voce è vistosamente diversa da quella di bin Laden ed è in inglese, non in arabo. Fare un filmetto del genere è roba da dilettanti che non inganna nessuno. I video di rivendicazione di al-Qaeda sono ben altro: labiale sincronizzato (checché ne dica Zero), dirottatori e altri personaggi chiave ritratti insieme a bin Laden, e lo stesso bin Laden che parla con la propria voce in arabo con il suo accento e con le sue inflessioni. Dove lo trovano, un imitatore così perfetto? Ma soprattutto: se sono falsificati, come mai nessuno, né Osama bin Laden né il suo vice Ayman al-Zawahiri né i parenti di bin Laden né altri (per esempio i governi e i movimenti che sostengono il terrorismo), manda a dire che sono falsi? E come mai nessun tecnico degli effetti speciali dice che i video sono falsi, mentre lo dicono soltanto i cospirazionisti?
  3. Moni Ovadia: al-Qaeda è stata fondata da bin Laden nel 1989. Jürgen Elsässer: non esiste alcuna organizzazione di nome al-Qaeda. Nel giro di pochi secondi, Zero sostiene due tesi completamente contrapposte. Ci vogliamo decidere, per favore?
  4. Furono concessi visti troppo facili ai terroristi. Michael Springman, presentato come capo della sezione visti al consolato USA di Jedda, dice che quando era in servizio vide concedere visti a terroristi noti. Ma Springman lavorò al consolato di Jedda dal 1987 al 1989, quindi ben prima delle richieste di visto dei terroristi dell'11 settembre. E allora che c'entrano le sue asserzioni con l'11 settembre?
    Non solo: se quelle concessioni di visti sono avvenute mentre lui era capo della sezione visti, lui ne è direttamente responsabile. Che vada davanti a un giudice e indichi i suoi complici, invece di fare cameo in video complottisti. Come mai non lo fa? Non può certo invocare la giustificazione della paura di ritorsioni, visto che in Zero parla apertamente.
  5. Elsässer: cinque dei terroristi dell'11/9 avevano lavorato per al-Qaeda in Bosnia. Ma allora al-Qaeda esiste o non esiste? Elsässer diceva pochi minuti prima che al-Qaeda non esisteva; ora dice che esiste e anzi alcuni dei dirottatori dell'11 settembre ne erano parte. Quali cinque dei diciannove? Non ci viene detto. Sulla base di quali prove viene detta questa cosa? Nessuna: abbiamo solo la parola di Elsässer. Non è un po' troppo fumosa e reticente per essere un'inchiesta che vuole "rompere il muro del silenzio"?
  6. La CIA offrì 50 milioni di dollari ad al-Zawahiri per proteggere gli interessi USA nei Balcani: lo dice un direttore della task force antiterrorismo del Congresso USA. Quello che Zero non dice è che il direttore di task force in questione, Yossef Bodansky, scrisse una cosa ben diversa: alcuni leader islamici di alto livello asseriscono che una persona che si presentò come rappresentante della CIA (ma non si sa se lo fosse realmente) promise una donazione di 50 milioni di dollari da versare non ad al-Zawahiri, ma ad enti benefici islamici in Egitto e altrove, se i mujahedin in Bosnia-Erzegovina avessero evitato di attaccare le forze statunitensi. Quindi non si trattò di una paga data ad al-Zawahiri perché usasse i suoi uomini come protezione per gli interessi USA, ma di un patto di non interferenza. Cosa più importante, Zero omette di dire che Bodanski aggiunge che comunque al-Zawahiri non accettò la somma, ma rifiutò l'offerta e continuò i preparativi per attaccare gli Stati Uniti. Perché quest'omissione, che cambia completamente il senso della situazione?
  7. Al-Zawahiri visitò gli USA per raccogliere fondi, accompagnato da un ufficiale delle forze speciali statunitensi. Zero si dimentica di dire che si trattava di un ex ufficiale, Ali Mohammed, che era stato sergente dell'esercito egiziano e aveva partecipato a un programma di scambio interforze. Aveva lasciato l'esercito proprio per collaborare con i terroristi e non faceva più parte dell'esercito quando accompagnò al-Zawahiri. Perché queste omissioni cruciali?
  8. Ancora visti facili per i terroristi. Michael Springman dice che fu minacciato di licenziamento se avesse segnalato al Dipartimento di Stato che a Jedda, dove lui era capo della sezione visti, si rilasciavano visti a terroristi. Non lo minacciarono di morte: gli dissero che l'avrebbero licenziato. E lui lasciò che terroristi noti ottenessero un visto per entrare nel suo paese per fare chissà cosa... perché temeva di perdere il posto?
  9. Alcuni dei terroristi si addestrarono presso basi militari USA. Ma allora perché prima Zero ha detto che erano piloti incapaci? Forse se lo chiede anche Moni Ovadia, senza rendersene conto: "Si sono addestrati in basi militari statunitensi e hanno seguito corsi di volo senza, tuttavia, imparare a volare". Cos'è, la cospirazione di Stanlio e Ollio?
    E se non sono mai saliti a bordo degli aerei (i loro nomi, diceva prima Zero, non sono nelle liste dei passeggeri), che senso aveva addestrarli al pilotaggio?
    La realtà è che Zero è rimasto fermo ad alcune ipotesi giornalistiche iniziali, basate sulla presenza di nomi arabi simili a quelli dei dirottatori fra i partecipanti alle scuole di volo militari USA, che hanno una lunga tradizione di formazione di piloti dei paesi ritenuti alleati.
  10. Marina Montesano dice che i dirottatori erano piloti incapaci: Atta non riuscì a far decollare un aereo preso a noleggio. Quello che Marina Montesano non dice è che Mohamed Atta non riuscì a decollare (dall'aeroporto di Miami, il 26/12/2000) perché l'aereo ebbe un guasto al motore, non perché Atta era incapace. Come mai è stato taciuto questo dettaglio fondamentale?
  11. Marina Montesano: due dei dirottatori piloti furono definiti "scemo e più scemo" dal loro istruttore. La Montesano non dice che i due dirottatori di cui parla l'istruttore sono Khalid al-Mihdhar e Nawaf al-Hazmi, che non sono accusati di aver pilotato i voli dirottati. Gli organizzatori dell'11 settembre li rimpiazzarono con altri dirottatori meglio addestrati proprio perché i due non riuscivano ad imparare, e li relegarono al ruolo di manovali del commando. La loro bravura come piloti è quindi irrilevante. Perché questo non viene detto allo spettatore?
    Zero omette di citare cosa dissero gli istruttori a proposito dei dirottatori-piloti effettivi dell'11 settembre: sarebbero stati sicuramente in grado di schiantare un aereo di linea contro un edificio. E tutti avevano regolare licenza di pilota commerciale conseguita in USA.


Avvisaglie insabbiate, autorità reticenti o conniventi


  1. Vari agenti dell'FBI segnalarono possibili indizi di un attentato, ma furono ignorati. E dove sta la novità? Queste cose sono state denunciate proprio dalle indagini ufficiali. Non a caso la Camera dei Rappresentanti definì "esplosive" le dichiarazioni di Coleen Rowley (intervistata da Zero in questo brano). Il problema fu che all'epoca i servizi di intelligence statunitensi sostanzialmente non si parlavano: non potevano farlo per legge. E soltanto col senno di poi gli indizi risaltano dal rumore di fondo di mille segnalazioni.
  2. Il piano Bojinka prefigurava gli attentati. Falso: prevedeva di far esplodere in volo degli aerei di linea con bombe lasciate da terroristi che non restavano a bordo dell'aereo, non di dirottare aerei, prenderne i comandi e lanciarli contro edifici in un attentato suicida. Citare il piano Bojinka è un autogol, per Zero, perché dimostra che il terrorismo internazionale aveva eccome intenzione di attaccare massicciamente gli Stati Uniti e quindi rende molto più plausibili e motivati gli attentati dell'11 settembre. Se poi si considera che uno degli organizzatori del piano Bojinka era lo stesso degli attentati dell'11 settembre (Khalid Sheikh Mohammed), il nesso dell'11 settembre con il terrorismo internazionale è ancora più ovvio e l'ipotesi di autoattentato diventa ancora più surreale. Perché farsi del male da soli, quando là fuori c'è la fila di gente che vuole fartelo?
  3. Il Pentagono aveva fatto un'esercitazione che prevedeva lo schianto di un aereo di linea sull'edificio. "Non solo se l'aspettavano; si erano preparati", dice Zero. Gli autori del video si sono forse dimenticati che accanto al Pentagono c'è l'aeroporto Reagan e che il Pentagono è sorvolato in continuazione dagli aerei di linea. Esercitarsi per saper gestire il caso di un aereo di linea che si schianta è quindi perfettamente sensato e non ha nulla di misterioso.
  4. Lella Costa lamenta che nel 2002 il New York Times scrisse che i cittadini sapevano di più sul disastro del Titanic dopo una settimana che sugli attentati dell'11 settembre dopo un anno. Sarà, ma perché soffermarsi su una notizia di sei anni fa? Nel frattempo le cose sono cambiate. Da allora ci sono state otto inchieste tecniche, giudiziarie e governative e innumerevoli indagini giornalistiche. E' stata desegretata una quantità enorme di documentazione. Citare una dichiarazione di sei anni fa, come se fosse ancora attuale e come se nulla di tutto questo fosse successo, è altamente ingannevole.
  5. Poco prima dell'11/9, Mohamed Atta ricevette 100.000 dollari dai servizi segreti pachistani. Che cosa se ne poteva fare, Atta, di centomila dollari pochi giorni prima di suicidarsi? Non solo: Zero prima ha detto che Atta andò a chiedere un prestito al governo statunitense per comprare un aereo per irrorazioni: ma se riceveva soldi dai servizi segreti pachistani, che bisogno aveva di chiedere soldi al governo USA?
    In realtà l'unica fonte di questa notizia è il Times of India: tutte le altre fonti citano questa e non c'è nessun riscontro indipendente. Non è escluso che Mahmoud Ahmad, dei servizi segreti pachistani, a cui fa riferimento l'articolo del Times of India, abbia finanziato il terrorismo. Ma da qui a dire che questo crea un nesso con gli Stati Uniti, il passo è molto, molto lungo.
  6. William Rodriguez si lamenta di non essere citato nel Rapporto della Commissione 11/9. Ma il custode che lavorava al World Trade Center non è stato boicottato o censurato dagli inquirenti come sostiene: infatti una sua testimonianza fa parte dei verbali del NIST ed è pubblicamente consultabile. Anche in quell'occasione, però, stranamente non parlò di esplosioni prima degli impatti degli aerei. Come mai, visto che era un'informazione cruciale?
  7. I familiari di Osama bin Laden furono evacuati dagli USA in aereo prima che riprendessero i voli civili. Falso. Iniziarono a lasciare gli Stati Uniti il 13 settembre 2001, dopo la riapertura generalizzata dei voli civili.
Tralasciamo, in quest'elencazione, le considerazioni personali fatte nel video da Bob McIlvaine, che ha perso il figlio negli attentati alle Torri Gemelle. Non c'entrano nulla con le teorie cospirazioniste del film, e di fronte a una perdita così atroce, qualsiasi espressione di rabbia impotente è umanamente comprensibile.

E questo è tutto. O meglio, questo è Zero.

2008/04/05

105 bubbole in Zero (terza parte)

di Undicisettembre

Eccoci alla terza parte dell'elencazione dei 105 errori gravi, tagli ingannevoli, dati fasulli e stupidaggini tecniche rilevati nel video Zero, nella versione presentata alla Festa di Roma. La prima parte, dedicata alla pre-sigla e al World Trade Center, è qui; la seconda, dedicata al Pentagono, è qui.

La versione in DVD di Zero, differente da quella presentata inizialmente, è recensita qui.

Le mancate intercettazioni aeree


  1. In caso di dirottamento o deviazione di rotta, i caccia decollano automaticamente, ma l'11/9 non andò così. Falso. Le procedure di gestione dei dirottamenti pre-11/9 non prevedevano decolli automatici di caccia. I caccia servivano solo per accompagnare a debita distanza l'aereo e facilitarne il monitoraggio. Gli ordini dei piloti di linea, all'epoca, erano di negoziare e atterrare.
  2. Gli aerei dirottati vagarono fino a un'ora e mezza. Eppure i caccia sono velocissimi. Falso. Nessun aereo dirottato volò per 90 minuti in mano ai dirottatori: il tempo massimo fu 46 minuti (Volo 77 contro il Pentagono). I caccia sono supersonici, ma possono volare a velocità supersonica solo per brevi tratti e all'epoca non erano autorizzati a farlo sopra zone abitate. E poi bisogna sapere da che parte mandarli: gli aerei dirottati erano invisibili ai controllori di volo.
  3. C'erano tante basi aeree, perché nessuno decollò? La domanda è già stata fatta (Zerobubbola 60) e la risposta è sempre la stessa: i caccia non sono automobili, nelle quali basta saltare a bordo e girare la chiave. Devono essere riforniti, preparati e tenuti in allerta; deve esserci un pilota disponibile, attrezzato e pronto. Avere tanti caccia parcheggiati non significa averne altrettanti pronti al decollo istantaneo. Questa è la vita reale, non Hollywood. Chiedete a qualsiasi militare. Considerate che persino dopo l'11/9, per l'aereo della Helios caduto in Grecia nel 2005, fra la perdita di contatto radio e l'ordine di decollo passarono tre quarti d'ora.
  4. C'erano state 67 intercettazioni nel 2001, perché questa volta non ci furono? Zero "dimentica" di dire che quelle 67 intercettazioni avvennero fuori dal territorio degli Stati Uniti, lungo i confini, in zone altamente sorvegliate chiamate ADIZ, nell'ambito della difesa militare del perimetro degli Stati Uniti contro aerei provenienti dall'esterno. Non c'erano state intercettazioni di voli interni sin dal 1999 (quando ve ne fu una, quella del jet del campione di golf Payne Stewart).
  5. I piloti avevano il permesso di abbattere; anzi, lo imponeva la legge. Falso. Checché ne dica Zero, non esisteva alcuna legge di questo genere (non a caso, Zero non ne fornisce gli estremi). Non solo: se questa storia fosse vera, contraddirebbe quello che affermerà risolutamente Zero tra un istante, ossia che tutti gli ordini di intercettazione e abbattimento dovevano passare dal Pentagono.
  6. I protocolli di intercettazione furono cambiati poco prima dell'11/9 per rallentarli: tutto passava dal Pentagono. Ma come? Zero ha appena finito di dire che i piloti potevano, anzi dovevano abbattere per legge, e adesso dice l'esatto contrario? Zero non documenta quest'affermazione, come del resto ha fatto anche per quella contraria. I fatti, pubblicamente consultabili, sono che le regole di gestione dei dirottamenti prevedevano già da tempo che il pilota dell'aereo dirottato seguisse gli ordini del dirottatore, comunicasse (se necessario tramite segnali segreti convenzionali) il dirottamento ai controllori di volo e negoziasse con il dirottatore fino ad atterrare da qualche parte. Poi sarebbe iniziata la fase di trattativa a terra per liberare almeno parte dei passeggeri e se necessario sarebbero intervenute le forze speciali.
    In tutto questo protocollo, i caccia avevano solo un ruolo di monitoraggio e si collocavano dietro l'aereo, in modo da non essere visibili ma poter riferire a terra eventuali segnali del pilota o problemi a bordo del velivolo dirottato.
    Comunque l'11 settembre i controllori di volo scavalcarono i protocolli per tentare di far decollare i caccia il più rapidamente possibile.
  7. Rumsfeld bloccò la catena di comando per fare l'eroe sul prato del Pentagono. Fu certamente un'imprudenza e un gesto mediatico andare a prestare soccorso, ma Zero non dice che vi andò scortato dalle guardie del corpo, che lo tenevano in contatto radio costante con i centri di comando. La catena di comando non fu mai interrotta, e comunque il gesto di Rumsfeld avvenne dopo l'impatto del terzo aereo, quindi troppo tardi per influire significativamente sull'esito degli attacchi.
  8. I responsabili sono stati promossi. Falso. Zero cita addirittura persone che non erano neanche in posizione di comando quel giorno, e comunque il disastro dell'11/9 non è attribuibile a una singola persona o a un gruppo di individui, ma a una sottovalutazione generale del rischio da parte di più di un'amministrazione USA e di scelte operative che partono fin dagli anni '80 e nelle quali hanno avuto un ruolo importante enti civili e compagnie aeree. Mettiamo in galera tutti quelli che hanno fatto parte di tutte le amministrazioni Bush, Bush senior e Clinton? Comunque negli anni successivi Rumsfeld, Cheney e quasi tutti i vertici della difesa e dell'intelligence sono stati rimossi e sostituiti senza troppo clamore.


I dirottatori: identità dubbie, comportamenti strani


  1. Dopo tre soli giorni, l'FBI sapeva già tutto sui dirottatori. Falso. Tre giorni dopo, il 14 settembre 2001, l'FBI pubblicò un elenco di soli nomi, senza foto. E i nomi di molti dei dirottatori erano sbagliati. Ad uno dei nomi erano associate ben sette possibili date di nascita; ad altri non ne era associata nessuna. Nei giorni successivi circolarono varie foto dei dirottatori, ma molte si rivelarono sbagliate. La lista dei nomi giusti, con le foto giuste, fu pubblicata soltanto il 27 settembre: sedici giorni dopo gli attentati. Inoltre le indagini dell'FBI sui dirottatori non terminarono, ma proseguirono. Non fu particolarmente difficile identificarli: i dirottatori erano per forza di cose a bordo, per cui bastò guardare l'elenco dei passeggeri, come dice persino lo spezzone di conferenza stampa dell'FBI mostrato da Zero proprio a questo punto.
  2. Nelle liste dei passeggeri non ci sono i nomi dei dirottatori. Falso. Le liste li comprendono eccome, e ne indicano anche i posti, confermati oltretutto dalle telefonate fatte dalle assistenti di volo durante i dirottamenti. I complottisti hanno scambiato la lista delle vittime per una lista dei passeggeri, senza rendersi conto che i dirottatori, non essendo vittime, sono elencati a parte.
    E poi scusate, se fosse stata una messinscena, gli organizzatori sarebbero stati così idioti da dimenticarsi di mettere i nomi dei dirottatori nelle liste d'imbarco?
  3. Non c'è DNA arabo al Pentagono. Falso. Le analisi dei resti umani trovati al Pentagono confermano la presenza di cinque DNA non appartenenti a familiari delle vittime. Due di questi DNA sono imparentati. Due dei dirottatori del Volo 77 che colpì il Pentagono erano fratelli: Nawaf al-Hazmi e Salem al-Hazmi.
  4. E' impossibile che un passaporto di un dirottatore sia stato trovato intatto al World Trade Center. Non è impossibile: per quanto sia poco intuitivo, è quello che succede in tutti gli incidenti aerei. Vengono trovati oggetti fragili ancora intatti. Il passaporto non fu l'unico oggetto delicato trovato al WTC: furono recuperati anche oggetti personali dei passeggeri, giubbetti di salvataggio, cuscini di sedili. Oggetti che non bruciarono perché furono proiettati fuori dall'edificio durante l'impatto. Parti d'aereo trapassarono le Torri e arrivarono in strada. Quindi non avevano alcun incendio a cui sopravvivere.
  5. I terroristi non si comportavano da fondamentalisti islamici. La prima "fonte" di questa teoria è Amanda Keller, ex spogliarellista, che diceva di aver conosciuto un certo "Mohammed" che beveva vino, birra e liquori e aveva scorte di cocaina. Ma la Keller ha ammesso poco dopo di aver mentito, dopo che i giornalisti l'hanno messa sotto indagine, e che il suo Mohammed era un altro studente di scuola di volo. Zero, però, non informa lo spettatore di questa ammissione. Come mai?
  6. I terroristi hanno identikit "bizzarri" e "il dono dell'ubiquità". Gli intervistati di Zero, Moni Ovadia e Ralph Schoenman, attribuiscono ai terroristi vari comportamenti insensati, compresa una scena da ubriachi in un bar e una telefonata che sarebbe stata fatta da Mohamed Atta a suo padre il giorno dopo gli attentati. Il padre dice anche che Atta è vivo. Come mai non si fa vedere, almeno in un video? Se ci riesce Osama, potrebbe farlo anche lui. I complottisti prendono soltanto i resoconti aneddotici e non verificati, pubblicati in forma dubitativa da alcune testate, e scartano tutto il resto della mole di prove documentali che ricostruiscono i veri comportamenti dei terroristi, dimenticando inoltre che uno dei loro compiti era confondersi con la popolazione assumendone i medesimi atteggiamenti.
  7. Uno dei dirottatori andò a un ufficio governativo a chiedere un prestito per comperare un piccolo aereo per irrorazioni, minacciò una funzionaria di tagliarle la gola e cercò di comperare un poster del Pentagono. Che ci fa un poster del Pentagono in vendita in un ufficio governativo civile? Infatti la storia è ben diversa da come la racconta Zero. La funzionaria raccontò infatti che un signor Atta, che non si sa neanche se è il Mohammed Atta dirottatore o uno degli altri centoquaranta Mohammed Atta tuttora abitanti negli Stati Uniti, chiese un prestito e commentò la scarsa sicurezza dell'ufficio, dicendo scherzosamente che non c'era nulla che gli impedisse di tagliare la gola alla funzionaria e scappare con i soldi. Il poster non era del Pentagono, ma dell'area di Washington. E il tutto avvenne quando l'Atta dirottatore non era neanche negli Stati Uniti. Il concetto di omonimia sfugge agli autori di Zero, e sfuggirà ancora, come vedremo tra poco.
  8. Due dirottatori fecero "una gita a Portland" il giorno prima degli attacchi, rischiando di arrivare in ritardo. Non fu affatto una gita, ma un test: due dirottatori si allontanarono dal gruppo e presero un volo prima di tutti gli altri, per sapere se le autorità li avevano individuati (uno di loro, Atta, aveva buone ragioni per temerlo). Se fossero stati arrestati a Portland, gli altri dirottatori non avrebbero ricevuto conferme e avrebbero annullato il piano senza farsi catturare. E' una prassi che segnala un buon livello di preparazione nel terrorismo.
  9. Moni Ovadia dice che il video che mostra l'imbarco dei terroristi sull'aereo che stanno per dirottare è "...falso. Quel video mostra i due che si imbarcano a Portland". Ovadia, o chi gli ha scritto il copione, ha preso un granchio clamoroso. Infatti ha sbagliato video: quello che mostra Zero è effettivamente ripreso all'aeroporto di Portland, e infatti gli atti ufficiali dicono appunto che è stato ripreso a Portland (altro che "falso"). Il video che mostra l'imbarco a Dulles è un altro. Complimenti per la ricerca giornalistica approfondita.
  10. Non ci sono prove della presenza dei dirottatori. Falso. Ci sono, per esempio, le telefonate delle assistenti di volo che li identificavano. C'è il video che li mostra all'imbarco (quello sul quale Zero ha appena preso un granchio dichiarandolo falso). C'è il DNA trovato nei luoghi d'impatto. E poi che senso avrebbe addestrarli come piloti e poi non farli salire a bordo? E dove sarebbero adesso, allora?
  11. I dirottatori sono ancora vivi. Moni Ovadia dice che cinque di loro si sono presentati dopo gli attentati e hanno protestato per l'errata accusa. Zero evita accuratamente, però, di mostrare queste persone, perché non somigliano affatto ai dirottatori: sono semplicemente omonimi. La questione è stata chiarita anni fa dai giornali di tutto il mondo: come mai Zero non lo sa?

Nel prossimo articolo verranno elencate le bubbole della parte successiva di Zero, dedicata ai video di rivendicazione, alla natura inventata di al-Qaeda e alle avvisaglie insabbiate.

2008/04/04

105 bubbole in Zero (seconda parte)

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Prosegue l'elencazione dei 105 errori gravi, tagli ingannevoli, dati fasulli e stupidaggini tecniche presenti nella versione del video Zero presentata alla Festa di Roma (la versione in DVD è recensita qui). La prima parte, dedicata alla pre-sigla e al World Trade Center, è qui.

Il Pentagono


  1. L'"intera struttura" del Pentagono crolla "un'ora dopo" l'impatto. Zero dice proprio così. Ma quale "intera struttura"? E' crollata una fetta larga una ventina di metri, in un edificio in cui ogni lato misura 281 metri. E non è crollata "un'ora dopo", ma dopo 33 minuti. Se un'indagine inciampa ripetutamente anche sui dati più elementari, quanto potrà essere affidabile quando fa discorsi più complessi?
  2. Non ci sono tanti rottami come in ogni disastro aereo. Infatti questo non è un normale disastro aereo. Quanti disastri conoscete in cui un aereo di linea si è schiantato penetrando in un edificio? Appunto. Proprio perché l'aereo è entrato nell'edificio, ha lasciato fuori pochi rottami. Esattamente come alle Torri Gemelle. Ma i rottami ci sono, e sono stati anche identificati.
  3. Il foro d'impatto misura solo "cinque metri, ripeto, cinque metri", dice Dario Fo. Falso. Il foro è largo 35 metri, praticamente tanto quanto l'aereo che l'ha prodotto. Basta guardare le fotografie.
  4. Le finestre sono stranamente intatte. A parte il fatto che al piano terra c'è una breccia di 35 metri dove non solo non ci sono più le finestre, ma non c'è più neanche la facciata, le finestre circostanti sono quasi intatte perché sono finestre antiscoppio da 720 kg l'una, spesse cinque centimetri e infisse in un telaio d'acciaio che si estende dietro tutta la facciata, pensate proprio per proteggere il Pentagono da attacchi con camion-bomba e simili. Sarebbe bastato guardarsi un documentario di National Geographic per saperlo.
  5. La versione ufficiale parla di aereo "gassificato". Falso. Quello che Zero mostra a questo punto non è un documento tecnico ufficiale, ma un resoconto giornalistico, in cui uno dei testimoni dice di aver visto un motore dell'aereo (quello che Zero dice non esistere) disintegrarsi per l'impatto. Usa il termine inglese "vaporized", ma è un'iperbole, non una descrizione tecnica; e comunque è riferito soltanto al motore, non a tutto l'aereo.
  6. L'aereo è entrato e uscito da ciascuno dei tre anelli esterni del Pentagono. Questo è quello che mostra l'animazione realizzata da Zero, ma è falso. Come è possibile che un'indagine rigorosa non sappia che al piano terra e al primo piano, i tre anelli esterni del Pentagono formano un vano unico? L'aereo non è affatto entrato e uscito ripetutamente: è entrato dalla facciata, ha attraversato il vano unico (privo di muri portanti) che unisce i tre anelli, ed è uscito soltanto quando ha raggiunto il muro del terzo anello.
  7. La versione ufficiale dice che la carlinga è rimasta integra. Falso. Non è mai stata detta una stupidaggine del genere. Secondo la ricostruzione tecnica (e il buon senso), un oggetto relativamente fragile come un aereo (concepito per volare, non per fare da ariete) si frammenta in caso d'impatto, ma la sua massa e la sua inerzia rimangono invariate. Si comporta, insomma, come una valanga da cento tonnellate scagliata a 800 km/h. E' questa massa informe che trapassa il Pentagono.
  8. Ci dovrebbero essere i fori dei motori. Perché? Abbiamo già visto (ma Zero non l'ha ancora capito) che c'è una breccia larga 35 metri in facciata. I motori sarebbero passati di lì, senza formare un buco separato. Forse Zero si aspetta una sagoma da cartone animato? Inoltre uno dei motori ha colpito un generatore da 20 tonnellate prima che l'aereo si schiantasse. Ci sono testimoni, che Zero ha citato prima, che dicono di averlo visto disintegrarsi nell'impatto, per cui è possibile che non abbia neanche raggiunto la facciata.
  9. Mancano i segni delle ali. Falso. Sulla facciata ci sono danni estesi orizzontalmente in una zona lunga e stretta, proprio come le ali di un aereo. Sul lato destro dell'area d'impatto c'è un solco diagonale che si estende fino al primo piano. Sul lato sinistro c'è una fascia orizzontale di rivestimento asportato. Le loro posizioni sono compatibili con la disposizione delle ali di un Boeing 757 che colpisca la facciata con un leggero angolo di rollio. Ma Zero non lo dice e non mostra questi danni. Perché nasconde questi dati?
  10. Le immagini dei rottami sono comparse solo in seguito, per dare una mano alla versione ufficiale che era in difficoltà. Falso. Sono comparse subito, alcune già durante le dirette, e la presenza di rottami era testimoniata dai giornalisti, dai fotoreporter e dai semplici passanti presenti quel giorno nelle vicinanze del Pentagono, che sorge in un centro abitato e ha un'intasatissima autostrada che gli passa in fianco.
  11. Dario Fo dice che secondo la versione ufficiale, l'aereo ha chiuso le ali "come fanno le libellule" per entrare nel foro troppo piccolo. Falso. Un testimone ha descritto qualcosa di vagamente simile (un accartocciamento delle ali), ma la ricostruzione tecnica non ha mai asserito una stupidaggine di questo calibro. Del resto, siccome la breccia vera (non quella asserita da Zero) è larga abbastanza da far penetrare l'aereo senza piegare le ali, non ci sarebbe comunque bisogno di un'asserzione del genere.
  12. Un esperto di misurazione tramite fotografia dice che l'aereo, in quel foro, non ci sta. Se gli autori di Zero non gli fanno vedere le foto che mostrano la vera breccia e gli mostrano invece soltanto le foto in cui il getto degli idranti copre quasi tutto lo squarcio, è ovvio che l'esperto arriverà alla conclusione sbagliata.
  13. Il generale Arnold mandò un pilota di caccia in ricognizione, e il pilota non vide tracce d'impatto d'aereo al Pentagono. A parte un grande incendio e una breccia nell'edificio, s'intende. Ma cosa si aspettano che vedesse? L'aereo è entrato nel Pentagono ad altissma velocità: fuori non potevano certo rimanere pezzi così grandi da poter essere visto da un caccia che sfreccia a qualche centinaio di metri di quota.
  14. Dario Fo: ci sono ottantasei filmati "totali" dell'impatto al Pentagono, e i militari non li mostrano. Falso. Innanzi tutto i filmati non sono affatto "totali": non mostrano l'impatto. Sono solo fotogrammi sgranati di telecamere di sorveglianza situate approssimativamente nei paraggi. In secondo luogo, quattro di questi filmati sono già stati rilasciati integralmente, e Zero lo sta per dire, autocontraddicendosi.
  15. Nel 2006 il Ministero della Difesa statunitense fu "costretto" a rilasciare quattro filmati. Ma come? Dario Fo ha appena detto che i militari non mostrano neanche un filmato, e adesso Zero dice che invece li hanno già mostrati, e da ben due anni? Comunque il Ministero non fu "costretto" affatto: i filmati erano prova d'accusa di un processo in corso all'epoca, quello a Zacarias Moussaoui. Quindi, secondo la prassi giuridica statunitense, non potevano essere diffusi pubblicamente prima della fine del processo. Terminato il processo, furono rilasciati. La "costrizione" inventata da Zero fu in realtà una semplice richiesta FOIA: un procedimento gratuito estremamente semplice, che anche il gruppo Undicisettembre ha seguito per richiedere alcuni dati riguardanti gli eventi dell'11 settembre. Non solo: i primi fotogrammi dei filmati, gli unici significativi, furono rilasciati addrittura a marzo 2002.
  16. I filmati mostrano qualcosa che non è un Boeing 757: è troppo piccolo. Quindi, secondo Zero, i militari sarebbero stati così stupidi da pubblicare dei filmati che rivelano la messinscena? La realtà è che chi dice queste cose non tiene conto del fatto che i filmati furono ripresi con una lente grandangolare, tipica delle telecamere di sorveglianza, che esagera la prospettiva e fa sembrare più piccoli del normale gli oggetti lontani. E l'aereo era a 190 metri di distanza dalla telecamera.
  17. E' impossibile che l'aereo sia passato "fra un fotogramma e l'altro". Zero non dice che il filmato non proviene da una registrazione video standard, che riprende da 25 a 30 fotogrammi al secondo, ma da una telecamera di sorveglianza che registrava un solo fotogramma al secondo. I filmati, in altre parole, non sono veri e propri video: sono sequenze di immagini fisse, scattate a un secondo di distanza l'una dall'altra. E in un secondo, un aereo lanciato a 800 km/h si sposta di 220 metri.
  18. L'FBI ha detto che una sola telecamera ha ripreso la scena, e ci sono solo i fotogrammi già noti. Falso: l'FBI ha detto che l'impatto (non "la scena") è stato registrato su un solo nastro. Ma su quel nastro hanno scritto due telecamere, non una. Un dettaglio importante, perché le posizioni differenti delle telecamere permettono analisi che una singola ripresa non consentirebbe. Perché Zero è così impreciso? Inoltre non si tratta solo dei "fotogrammi che conosciamo già", ma di due sequenze di immagini ben più lunghe, che rivelano la caduta di rottami vicino alle telecamere e l'arrivo dei primi soccorsi. Anche questi sono dettagli importanti.
  19. Dario Fo: l'aereo ha fatto una virata di 170 gradi a 800 km/h: difficilissima. I dati dichiarati da Fo sono errati. I tracciati radar, i testimoni e le scatole nere confermano che la virata non fu di 170 gradi, ma di 330: quindi quasi un giro completo, non un'inversione a U. Non solo: la velocità massima fu ben più bassa, con un massimo di 290 nodi (540 km/h). L'allergia di Zero alla correttezza nel riferire i dati si manifesta ancora una volta: perché? Ma soprattutto, Zero omette di dire che la virata durò più di due minuti e mezzo e fu larga 10 km, per cui fu una virata perfettamente fattibile, anche se non nella norma del pilotaggio dolce che si usa per non nauseare i passeggeri. Ma i dirottatori probabilmente non avevano a cuore il benessere delle loro vittime.
  20. La manovra sarebbe stata difficile anche per un esperto. Falso. Il programma d'indagine Zembla, della televisione olandese, l'ha ricreata usando un simulatore di volo professionale di un Boeing 757, comandato da un pilota dilettante di piccoli monomotori. La manovra è risultata fattibile senza particolari difficoltà. Su tre tentativi al simulatore, il Pentagono è stato colpito tre volte.
  21. Un Boeing 757 non è progettato per fare quella manovra: non è possibile farla. Gli aerei di linea non sono in grado di fare una virata di 330 gradi, larga 10 chilometri, a 540 km/h? Ma allora come fanno a orbitare intorno agli aeroporti quando c'è traffico? Provate a fare l'affermazione di Zero davanti a un pilota di linea: vi riderà in faccia.
  22. Un caccia radiocomandato sarebbe stato in grado di fare quella manovra. Se è stato un caccia, come mai tutti i testimoni hanno detto di aver visto un aereo di linea? E dove sono finiti i suoi rottami? E come ha fatto un caccia ad abbattere cinque lampioni che distano 26 metri l'uno dall'altro lungo la traiettoria?
  23. Un controllore di volo dice che pensarono fosse un caccia. Quindi fu un caccia a colpire il Pentagono. Ci risiamo: allora come mai i testimoni hanno visto un aereo di linea? In realtà il controllore dice semplicemente che pensarono si trattasse di un aereo militare perché di solito gli aerei di linea non fanno manovre di quel genere. Ma nessuno di loro ha dubbi sul fatto che si trattasse di un aereo di linea: infatti Zero ha tagliato la frase successiva del controllore citato: "Non si pilota un 757 in quel modo: non è sicuro".
  24. Dario Fo dice che l'aereo ha volato a sei metri dal suolo per un chilometro, scavalcando una collina. Fo descrive una traiettoria fasulla. Di nuovo. Come mai Zero è ripetutamente così disinvolto con i fatti? Dalla geografia del luogo, dai testimoni e dalle tracce lasciate dal velivolo sui lampioni abbattuti, situati su un cavalcavia sopraelevato davanti alla facciata colpita, sappiamo invece con certezza che il volo rasoterra è avvenuto soltanto negli ultimi 250 metri circa. E non c'è nessuna "collina" da scavalcare. Zero sta presentando dati fasulli, col risultato di far sembrare impossibile la manovra.
  25. Un aereo di linea non può volare così veloce rasoterra. Se così fosse, i creatori della versione ufficiale sarebbero stati così imbecilli da sperare che nessun pilota o ingegnere aeronautico si accorgesse che la versione ufficiale dichiarava una cosa tecnicamente impossibile.
    Gli intervistati di Zero confondono le velocità massime di progetto, definite per non sottoporre l'aereo a sollecitazioni a lungo andare dannose, con le velocità fisicamente raggiungibili. Altri incidenti aerei hanno dimostrato, infatti, che un aereo di linea può volare ad altissima velocità a bassa quota senza per questo disintegrarsi in volo. Al Pentagono, quell'altissima velocità durò soltanto pochi secondi prima di concludersi con uno schianto. Del resto, la velocità dell'aereo al Pentagono è la stessa raggiunta dagli aerei che colpirono le Torri Gemelle, quindi è chiaramente una velocità possibile anche a bassa quota.
  26. L'esperto di Zero dice che la manovra è aerodinamicamente impossibile, ma usa dati fasulli. Un ex pilota sfida chiunque a ripetere la manovra andare a 740 km/h a 6 m dal suolo per 800 m. Ma questa non è la manovra fatta al Pentagono: come già detto, a circa 250 metri dall'impatto l'aereo era ancora 10 metri sopra un cavalcavia che è sopraelevato rispetto al prato del Pentagono: 800 metri sono una distanza più che tripla di quella reale. E la traiettoria non fu a sei metri costanti da terra, ma fu invece inclinata verso il basso fino a incontrare il suolo.
  27. Il suo istruttore ha detto che il dirottatore pilota era incapace di pilotare. Queste, perlomeno, sono le parole che gli attribuisce Dario Fo. Ma Marcel Bernard, istruttore di Hani Hanjour, ha anche dichiarato (paradossalmente in un film complottista, Loose Change) che era "molto tranquillo, nella media di un pilota... non vi era dubbio che una volta che quel [jet dirottato] fosse partito, avrebbe saputo dirigere l'aereo verso un edificio e l'avrebbe colpito". Come mai questa testimonianza non c'è in Zero?
  28. Il Pentagono è "lo spazio aereo più protetto del mondo". Falso. Come può verificare chiunque consultando il sito Web della Federal Aviation Administration, ancora oggi il Pentagono non è spazio aereo protetto, né da sistemi di difesa, né da norme di non sorvolo. Qui sotto vedete quanto passino vicino al Pentagono, anche dopo l'11 settembre, gli aerei di linea.
  29. E' impossibile avvicinarsi al Pentagono e alla Casa Bianca in aereo. Falso: è vietato avvicinarsi alla Casa Bianca (al Pentagono, come visto sopra, no), ma questo non vuol dire che sia impossibile. La FAA ha registrato 300 violazioni delle zone interdette solo nel 2007. E nel 1994 un Cessna si schiantò sul prato della Casa Bianca. Altro che "impossibile".
  30. Intorno a Washington c'era una zona di 50 miglia impenetrabile ai voli. Falso. La zona, denominata ADIZ (Air Defense Identification Zone), fu attivata dopo l'11 settembre, come risulta dalle comunicazioni della FAA ai piloti civili.
  31. C'erano caccia pronti nelle basi vicine al Pentagono, ma non sono intervenuti. Un caccia non è una Fiat Panda nella quale basta infilare le chiavi e partire: va preparato, rifornito, armato, dotato di un pilota. Proprio per questo si tiene un certo numero di caccia sempre in allerta. Nel 2001, l'aviazione militare USA ne teneva ogni giorno quattordici, scelti a turno fra le varie basi: un numero esiguo, perché la Guerra Fredda era finita. Nessuno dei caccia pronti al decollo l'11 settembre era presso le basi vicine al Pentagono.
  32. C'erano missili antiaereo al Pentagono. Zero ne "dimostra" l'esistenza... con un cartone animato. Davvero. Come mai non ce ne mostra una foto? E sì che dal cartone animato sembrerebbero postazioni belle grosse.
    In realtà non esiste alcuna postazione missilistica nelle adiacenze del Pentagono. Sarebbe visibile nelle foto satellitari dell'edificio e dall'autostrada che gli passa in fianco.
  33. Il Pentagono è stato colpito da un aereo militare, perché solo gli aerei militari hanno un segnalatore IFF che li autorizza ad avvicinarsi all'edificio. Ma l'aeroporto Reagan sta a 1200 metri dal Pentagono. L'asse di una delle sue piste interseca il Pentagono, per cui gli aerei sono quasi costretti a sorvolarlo sistematicamente. E' un aeroporto civile, non militare. Gli aerei civili non hanno segnalatori IFF. Come la mettiamo?
  34. Si dice che scoppiarono bombe dentro il Pentagono prima dell'impatto. In altre parole, siccome temevano che non bastasse colpirlo con un aereo, ci hanno messo dentro anche un po' di bombe, giusto per essere sicuri?
    E' ovvio che le persone dentro il Pentagono che non videro arrivare l'aereo pensarono inizialmente a una bomba (ipotesi istintiva, visti i precedenti attentati contro basi militari USA) e ne sparsero la voce, ma nessun testimone, né civile né militare, né dentro né fuori del Pentagono, ha mai sostenuto che ci furono esplosioni prima dell'impatto.
    Zero non dice chi, secondo i suoi autori e l'intervistata Barbara Honegger, avrebbe fatto questa dichiarazione. Che strano. Ma aspettate di sentire quali "prove" ha la Honegger.
  35. Ci sono orologi del Pentagono fermi alle 9:32. Questo prova che vi fu un'esplosione cinque minuti prima dell'impatto. Centinaia di persone uscirono dal lato ovest dopo l'esplosione. Tutte qui le prove clamorose? L'idea che qualche orologio al Pentagono possa essere stato indietro di cinque minuti al momento dell'attentato non viene assolutamente contemplata dalla Honegger e da Zero.
    Se è per quello, ci sono anche foto di orologi al Pentagono fermi all'ora dell'impatto. Perché Zero si fida di un orologio e non dell'altro?
    Ma soprattutto, se centinaia di persone fossero uscite dal lato ovest poco dopo l'esplosione, sarebbero state centrate in pieno dall'aereo: il lato ovest è quello colpito.
  36. C'erano cadaveri al centro del Pentagono: come è possibile, se l'aereo ha colpito i tre anelli esterni? Perché l'area adibita a verde al centro del Pentagono fu usata come area di triage: vi furono collocati in emergenza i morti e i feriti in attesa di soccorsi. C'è scritto nel rapporto dei soccorritori civili della contea di Arlington, disponibile persino su Internet. Come mai Zero non lo sa?
  37. Nessuna fonte ufficiale dice esplicitamente che fu il Volo 77 a colpire il Pentagono. Questa è una delle affermazioni più demenziali di Zero, al punto che è persino ridicolo contraddirla. Ci sono migliaia di fonti, ufficiali e non ufficiali, che attestano senza alcun dubbio che il Volo 77 si è schiantato contro il Pentagono. Basterà citare il Rapporto della Commissione Indipendente sui fatti dell'11 settembre, o il referto tecnico dell'analisi della scatola nera che la identifica come appartenente al Volo 77, o le analisi mediche condotte sui i corpi delle vittime, che li identificano come quelli dei passeggeri del Volo 77. Giusto per fare qualche esempio.
  38. I controllori di volo non chiesero ai dirottatori di farsi identificare facendo delle virate a comando, e questo è "clamoroso". Quindi anche i controllori di volo facevano parte del complotto? Ma quanta gente ne fa parte, allora?
    Gli aerei erano pilotati dai dirottatori, che mantenevano il silenzio radio. Erano dirottatori suicidi intenti nella loro missione. Avevano spento apposta i transponder per non farsi trovare. Perché mai avrebbero dovuto rispondere agli ordini dei controllori di volo facendo virate di qua e di là per farsi trovare?
  39. Il Volo 77 scomparve dai radar per 36 minuti, durante i quali potrebbe essere atterrato altrove. Falso. I controllori non riuscirono a identificarlo sui propri schermi in tempo reale, ma l'esame a posteriori dei tracciati dimostra che l'aereo rimase sempre nel raggio dei radar.


Sono passati circa 55 minuti dall'inizio del video e siamo già a quota 68 errori. La media conquistata inizialmente di una bubbola al minuto si mantiene dunque piuttosto costante.

Nel prossimo articolo verranno elencate le bubbole della parte successiva di Zero, dedicata alle mancate intercettazioni degli aerei dirottati.

2008/04/02

105 bubbole in Zero (prima parte)

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nella versione di Zero presentata alla Festa di Roma ci sono 105 errori gravi, tagli ingannevoli, dati fasulli e stupidaggini tecniche. O meglio, con l'aiuto paziente degli esperti siamo arrivati a centocinque, poi ci siamo stancati di contare.

Un errore al minuto: questa la media del video presentato come il risultato di "due anni di preparazione, ricerche, inchieste. Per scoprire tutto ciò che la versione ufficiale non dice." Niente male.

Dato che Zero è ancora in evoluzione, non è il caso, per ora, di descrivere e documentare in dettaglio ognuna di queste centocinque Zerobubbole e spendere troppo tempo su cartoni animati ed affermazioni che potrebbero finire in pattumiera grazie a qualche forbice imbarazzata. Lasciamo che esca in DVD nella sua stesura finale, come promesso per l'ennesima volta.

Aggiornamento: la versione in DVD è stata pubblicata ed è recensita qui.

Nel frattempo, dato che Zero circola già in versione leggermente rimaneggiata tramite le proiezioni private (ora offerte con lo sconto estivo, nota sconsolato un lettore di Chiesa), vale la pena di offrire al lettore interessato una prima guida snella per vaccinarsi contro gli errori e le manipolazioni presenti nel video. Qui sotto trovate le prime ventinove Zerobubbole, che riguardano la pre-sigla e la parte dedicata alle Torri Gemelle. Nei prossimi giorni verranno pubblicate man mano le altre.

Una premessa importante: queste 105 bubbole, complessivamente, coprono l'intero contenuto di Zero. Di conseguenza, non si tratta di qualche errore qua e là o di cercare il pelo nell'uovo: alla fine dell'analisi, di Zero non si salva più nulla. Tolti tutti i peli, l'uovo non c'è più.

Dopo l'uscita del DVD, a bocce ferme, riordineremo e pubblicheremo tutti i dettagli tecnici delle Zerobubbole, che si stanno rivelando un viaggio molto utile e illuminante, a prescindere da Zero, nel mondo dell'ingegneria strutturale, della sicurezza antincendio, dell'aeronautica, della fisica, della chimica, della storia contemporanea e della psicologia e metodologia dei cospirazionismi.

Con questo ci congediamo dalle teorie cospirazioniste proposte da Giulietto Chiesa, Franco Fracassi, Thomas Torelli e Francesco Trento per dedicarci, salvo novità, alla pubblicazione di articoli di ricerca tecnica pura correlati alla dinamica degli eventi dell'11 settembre 2001 e alle loro conseguenze e sviluppi.

Pre-sigla


  1. La telefonata interrotta dal crollo della Torre Sud. E' un trucco di montaggio: in realtà la telefonata della donna che dice che il calore è insostenibile (particolare importante in seguito) prosegue per altri 20 minuti, ed è negli atti del processo Moussaoui. Zero non lo dice, ma la donna è Melissa Doi, e le sue grida non sono dovute al crollo, ma al fatto che sta chiamando i soccorritori, in una parte di telefonata che è stata tagliata ad arte. (dettagli)
  2. Osama bin Laden non è ricercato dall'FBI per l'11 settembre, quindi l'FBI non crede sia colpevole. Falso. L'FBI ha chiarito che non è ricercato soltanto per ragioni puramente procedurali: non sono state ancora formulate imputazioni formali, e non c'è fretta di farlo, perché tanto è già ricercato dall'FBI per altri attentati gravissimi. Inoltre l'FBI ha dichiarato più volte che lo ritiene pienamente responsabile degli attentati dell'11 settembre: per esempio tramite il portavoce Richard Kolko a novembre del 2007.
    Non solo: se davvero l'FBI non credesse alla colpevolezza di Osama, vorrebbe dire che l'FBI non è complice della cospirazione, e che quindi quello che dice è vero. E l'FBI dice che le teorie complottiste sono tutte panzane: l'11/9 è stato perpetrato da 19 dirottatori, l'aereo al Pentagono c'era eccome, e le Torri Gemelle non sono state demolite. Come la mettiamo? (dettagli)


Le Torri Gemelle e l'Edificio 7


  1. Un testimone parla di "esplosioni" dentro le Torri. Lo fanno in tanti. I complottisti interpretano sistematicamente la parola "explosion" come prova della detonazione di esplosivo, ma dalle parole del testimone (Brian Clark) e dal contesto (il momento dell'impatto) è chiaro che il termine viene usato genericamente per indicare anche qualsiasi boato o scoppio prodotto da impatti, incendi e cedimenti delle strutture. (dettagli)
  2. Le Torri Gemelle erano concepite per resistere a impatti anche multipli, ma stupidamente i progettisti non considerarono il carburante degli aerei. Falso. Zero prende un'opinione informale ("credo che... probabilmente"), rilasciata in un'intervista da un responsabile esecutivo del progetto delle Torri (Frank DeMartini, morto negli attentati), la taglia togliendo il "credo che" iniziale per nascondere che si tratta di una congettura, e la spaccia per un dato tecnico. Bel coraggio, quello di prendere le parole di un morto che non si può difendere dalle manipolazioni. I progettisti delle Torri, Leslie Robertson e John Skilling, hanno invece dichiarato formalmente, e i documenti d'epoca confermano, che fu ipotizzato un solo aereo di linea che volasse lentamente e con poco carburante perché stava atterrando a fine volo, e che sapevano benissimo che il pericolo maggiore non era l'impatto, ma l'incendio che ne sarebbe scaturito. Non sono mica scemi; invece nessuno degli "esperti" di Zero è ingegnere strutturista o progettista di grattacieli. Chissà come mai. E perché gli autori di Zero non sono andati a intervistare il progettista Robertson, invece di tagliuzzare le parole di un morto? (dettagli)
  3. Le Torri Gemelle erano come alberi e quindi non dovevano crollare. Il professor Steven Jones, che fa questa dichiarazione, dimentica che gli alberi sono strutture piene: le Torri Gemelle, invece, avevano un nucleo centrale e un perimetro che reggevano la struttura, ma il resto (il 95% del volume) era spazio vuoto abitativo. Il paragone con gli alberi è del tutto ridicolo. Immaginate di scavar via il 95% del legno a un albero: reggerebbe a un impatto? (dettagli)
  4. Le Torri crollarono improvvisamente, senza preavviso. Falso. Vi furono numerose avvisaglie anche mezz'ora prima del primo crollo: movimenti e cedimenti anche al piano terra misero in allerta i comandanti dei vigili del fuoco, ma le radio inefficaci non riuscirono a diffondere gli ordini di evacuazione. (dettagli)
  5. Le Torri crollarono in "circa 8-10 secondi", quindi troppo in fretta, e in verticale. Falso. I filmati mostrano solo la prima parte del crollo, fino al momento in cui la struttura è nascosta dalla nube di polvere. Se ascoltiamo le registrazioni dei boati, scopriamo che durano almeno 16 secondi. Non solo: la parte centrale delle Torri rimase in piedi per quasi un minuto prima di collassare anch'essa.
    La distribuzione delle macerie, fino a 170 metri dalle Torri, dimostra che il crollo fu tutt'altro che verticale: ci sono foto che mostrano quanto s'inclinò la sommità tranciata di entrambe le torri.
    Zero non mostra nulla di tutto questo. Come mai? (dettagli)
  6. Dario Fo dice che i costruttori pensarono a "degli aerei che arrivassero sopra le torri senza carburante... per fiato proprio". Falso. I documenti dimostrano che i progettisti presero eccome in considerazione il carburante, ma negli anni Sessanta non c'era modo di simularne scientificamente gli effetti. Ciononostante, John Skilling, capo ingegnere strutturista del World Trade Center, sapeva benissimo, e lo dichiarò apertamente nel 1993, che il carburante di un aereo avrebbe prodotto "un incendio terrificante". Come già detto: i progettisti delle Torri Gemelle non sono imbecilli, e Zero è scorretto nel cercare di presentarli come tali.
    E poi scusate: Dario Fo è un premio Nobel per la letteratura, non per l'ingegneria strutturale. Perché Zero non fa parlare un tecnico? (dettagli)
  7. Nessun grattacielo in acciaio è mai crollato per un incendio, quindi il crollo delle Torri Gemelle è sospetto. Zero dimentica già il piccolo particolare che le Torri Gemelle non crollarono per un semplice incendio: furono prima colpite da due aerei da 110 tonnellate ciascuno, lanciati a oltre 700 km/h (immaginate una locomotiva scagliata come un ariete alla velocità di un proiettile), e poi riempite di circa 32.000 litri di carburante. Nessun altro grattacielo ha mai subito la stessa duplice ferita.
    La vulnerabilità dell'acciaio al calore è ben nota: proprio per questo si riveste con protezioni antincendio (che gli impatti asportarono). Chiedete ai Vigili del Fuoco italiani: oltre i 500°C, l'acciaio non regge più il carico e la struttura non può far altro che crollare. E ci sono molti esempi di grandi edifici in acciaio crollati per puro incendio, anche senza impatti d'aereo. (dettagli)
  8. Un grattacielo a Madrid bruciò per ore senza crollare. E' sleale paragonare un grattacielo in puro acciaio (le Torri Gemelle) con un grattacielo in cemento armato e acciaio (la torre di Madrid). I Vigili del Fuoco sanno benissimo che una struttura in puro acciaio cede rapidamente in caso d'incendio; una in cemento armato no. Infatti tutta la parte d'acciaio della torre di Madrid citata da Zero crollò per puro incendio, senza neppure essere stata colpita da un aereo che la riempisse di carburante. Rimase in piedi solo la parte centrale in cemento armato (assente nelle Torri Gemelle). I danni furono tali che fu necessario demolire quel che rimase del grattacielo madrileno.
    Zero mostra immagini spettacolari del rogo senza rendersi conto che quelle immagini dimostrano che un grattacielo ancora vuoto, senza arredi combustibili e senza 32.000 litri di kerosene aggiunto, brucia come una torcia: come fa allora a dire, come farà tra poco, che gli incendi alle Torri Gemelle erano modesti? (dettagli)
  9. Il fumo degli incendi delle Torri era nero, sintomo di incendi modesti. Ma come: poco fa, Zero ci ha presentato una donna che telefonava dicendo che faceva "molto, molto, molto caldo", tanto che si sentiva bruciare, e adesso dice che le Torri Gemelle avevano solo un focherello?
    La realtà è che il colore del fumo non indica affatto l'intensità o il calore di un incendio. Chiedete anche questo ai Vigili del Fuoco: vi diranno che il colore del fumo indica il tipo di materiale che sta bruciando. Perché i complottisti non hanno controllato prima di dire queste stupidaggini? (dettagli)
  10. Alcune persone riuscirono a scendere attraversando i piani in fiamme, quindi gli incendi non erano poi così violenti. Zero dimentica di dire che questo avvenne solo nella Torre Sud e soltanto per sedici persone. Nella Torre Nord, da sopra i piani incendiati non si salvò nessuno. Quindi quest'affermazione non dimostra nulla per la Torre Nord.
    Zero non dice che quelle sedici persone usarono l'unica scala d'emergenza rimasta intatta, dotata di protezioni antincendio e situata (ai piani in fiamme) non al centro dell'edificio, ma nello spigolo opposto a quello d'impatto, e protetta dall'impatto dai dodici motori d'ascensore da 24 tonnellate l'uno che si trovavano al piano colpito. (dettagli)
  11. Una donna si affacciò dalla breccia d'impatto, quindi gli incendi non erano intensi. Ancora una volta, Zero dimentica la povera Melissa Doi presentata prima, che diceva di sentirsi bruciare. Per non parlare delle circa duecento persone che si gettarono nel vuoto pur di sfuggire agli incendi. Che provino a raccontare ai familiari di questi duecento che i loro cari si sono suicidati per un focherello da nulla.
    Zero non lo dice, ma la donna in questione si affacciò alla breccia ben tre quarti d'ora dopo l'impatto, quando gli incendi erano migrati altrove, come fanno sempre gli incendi quando consumano tutto ciò che può bruciare. E la breccia fungeva da presa d'aria per gli incendi, per cui era un punto fortemente ventilato. (dettagli)
  12. L'esperto Kevin Ryan fu licenziato per aver sfidato la versione ufficiale. Falso. Fu licenziato perché si spacciò per un rappresentante di un prestigioso ente governativo di certificazione, la Underwriters Laboratories (UL), in una delirante lettera aperta, in cui faceva sembrare che la UL desse del bugiardo a un altro ente incaricato delle indagini sulle Torri Gemelle, il NIST, e faceva credere che la UL aveva fatto certificazioni inesistenti dell'acciaio delle Torri e che secondo la UL le Torri non sarebbero dovute crollare per gli incendi.
    Inoltre Zero omette, guarda caso, di specificare in cosa è esperto Ryan. Incendi? No. Metallurgia? No. Aeronautica? Neanche. Kevin Ryan è un esperto in acque potabili. (dettagli)
  13. L'esperto Kevin Ryan dice di aver sbugiardato la teoria ufficiale del crollo. Peccato che la teoria contro la quale si accanisce Ryan non è quella ufficiale. E' quella che fu proposta inizialmente da alcuni tecnici, ma che le perizie e le osservazioni dimostrarono ben presto essere errata. Ryan, insomma, sbugiarda una teoria obsoleta, già smentita e accantonata da tempo: scopre l'acqua calda. Del resto, è un esperto di acque potabili, non d'ingegneria strutturale di grattacieli. (dettagli)
  14. L'esperto Kevin Ryan dice che nei test d'incendio, i modelli dei solai delle Torri non collassarono. Bella scoperta: infatti non collassarono neanche i solai originali delle Torri Gemelle. Anzi, si imbarcarono tanto da tirare verso l'interno le colonne delle facciate, facendole cedere e innescando il crollo. Lo si vede nei filmati e nelle foto: basta guardarle. Perché Zero non lo ha fatto? (dettagli)
  15. L'esperto Kevin Ryan dice che i test del NIST dimostrano temperature "molto basse" degli incendi al WTC. In altre parole, il NIST smentisce la versione ufficiale? Ma allora non fa parte del complotto e quindi ci possiamo fidare. Però il NIST dice che le teorie complottiste sono panzane. Allora come la mettiamo?
    La mettiamo che un incendio in un ufficio produce immancabilmente temperature altissime (anche oltre 900°C). Lo dicono i Vigili del Fuoco italiani. Lo dice lo standard ISO 834.
    La realtà è che qualcuno ha letto una frase del NIST che parla di temperature dell'acciaio sotto i 250°C e non ha capito che si riferisce solo a uno specifico gruppo di campioni recuperati dalle Torri: quello non troppo esposto al fuoco, tanto da avere ancora la vernice protettiva (dettagli).
  16. Il NIST ha fatto tornare i conti "grazie al computer" e cambiato teoria. No, ha corretto le ipotesi iniziali alla luce delle foto e dei filmati, oltre che dei reperti. L'inflessione delle colonne perimetrali appena prima del crollo è un fatto documentato fotograficamente, non è una teoria e non è frutto di manipolazioni al computer.
  17. Le Torri Gemelle sono cadute troppo in fretta, come se la struttura sottostante non avesse opposto resistenza. Falso. L'ha opposta, tanto che il tempo di crollo non fu quello della caduta libera ("circa 9 secondi", dice Zero), ma oltre 16 secondi (basta ascoltare la durata del boato del crollo nel documentario 11/9), e le colonne centrali rimasero in piedi ancora più a lungo. La struttura sottostante non aveva una robustezza tale da bloccare la caduta, ma l'ha frenata.
    I rapporti tecnici parlano di tempi fra 9 e 12 secondi, ma si riferiscono all'arrivo a terra delle prime macerie, che sono appunto in caduta libera ai lati della struttura, non al crollo completo dell'edificio.
  18. L'Edificio 7 (WTC7) è caduto troppo in fretta. Falso. I filmati sui quali si basano i conteggi dei complottisti mostrano solo una parte del crollo: il resto è coperto dalla nube di polvere e dagli edifici adiacenti. I dati dei sismografi indicano un crollo durato almeno 13,5 secondi.
  19. E' stato trovato del metallo fuso in pozze alla base delle Torri: è prova di attentato. Dove sono le foto di questo fenomeno straordinario? I complottisti chiedono prove fotografiche di ogni cosa, ma quando fa comodo alle loro teorie, si accontentano di una vaga descrizione aneddotica.
    E' noto che sotto le macerie, gli incendi sono continuati per tre mesi: hanno creato zone ad alta temperatura, sufficienti a fondere alcuni metalli bassofondenti, come l'alluminio. Inoltre i lavori di taglio al cannello delle macerie hanno prodotto colature di acciaio che possono aver formato pozze.
  20. I grattacieli sono stati demoliti con la termite. La termite non è un esplosivo, ma una miscela incendiaria. Se fosse stata usata la termite, allora non ci sarebbero state esplosioni. Ma Zero dice che ci furono esplosioni. Zero vuole forse dirci che qualcuno ha usato termite e anche esplosivo, giusto per sicurezza? Come si sarebbe riusciti a introdurre di nascosto termite ed esplosivo, in un edificio occupato quotidianamente, e a collocarlo a ridosso delle colonne, come richiesto per la demolizione esplosiva e per il taglio con la termite, senza che nessuno notasse nulla?
    Ci vogliono 120 grammi di termite per ogni chilo d'acciaio da tagliare. E la termite non agisce istantaneamente, come fa un esplosivo, ma procede per fusione progressiva. Quindi non è utilizzabile per produrre tagli istantanei, necessari per distruggere la struttura piano per piano nella sequenza rapida (in tutto meno di venti secondi) e accuratissimamente temporizzata che ipotizzano i cospirazionisti.
  21. Nelle macerie c'è dello zolfo che non ci dovrebbe essere: lo zolfo è un ingrediente della termite. Lo zolfo è un ingrediente di tante, tante altre cose presenti nelle Torri Gemelle. Per esempio, nei pannelli dei divisori interni in gesso (che contiene appunto zolfo).
  22. L'esperto Steven Jones dice che è stata usata la termite e che gli esperti di demolizione infatti usano esplosivi radiocomandati. Ma la termite non è un esplosivo: è una miscela incendiaria. L'esperto non sembra essere molto esperto, se fa un errore del genere.
  23. Sono state trovate goccioline di metallo, come quando si usa la termite. Ma non sono stati trovati i contenitori resistenti ad altissime temperature, necessari per far colare la termite incandescente sulle colonne. Come mai?
    Non solo: particelle sferoidali metalliche si trovano nelle strade di ogni città del mondo. Undicisettembre le ha trovate in un parco a Milano, dove si presume non sia stata usata termite. Sono particelle prodotte dal normale logorio di ogni componente metallico dei veicoli che circolano.
  24. E' stato trovato del bario: uno degli ingredienti della termite militare. Ma il bario è anche un ingrediente della carta, del vetro, delle lampade fluorescenti, delle pitture, degli schermi dei computer, degli elettrodi delle batterie nei gruppi di continuità. Tutti materiali tipicamente presenti in un edificio adibito a uffici. Come mai gli esperti di Zero non sanno queste cose?
  25. Ci sono state esplosioni prima dei crolli. Ma la termite non esplode: brucia. E gli esplosivi non lasciano pozze di metallo fuso. Come la mettiamo? Come mai queste esplosioni, che secondo Zero sono avvenute a ripetizione prima dei crolli, non si sentono nei filmati?
    Un edificio in fiamme può produrre boati per mille altre ragioni: cedimento improvviso di una parte della struttura o deflagrazione di materiali infiammabili. Anche una batteria, buttata nel fuoco, scoppia. Vuol dire che è stata minata?
  26. Pochi istanti prima del secondo impatto, nella torre adiacente si vedono delle esplosioni. Falso. L'inquadratura stretta scelta (guarda caso) da Zero non fa vedere che le "esplosioni" avvengono durante l'impatto, non prima. E non sono esplosioni: sono lenti sbuffi di fumo, risucchiati dallo spostamento d'aria prodotto dall'impatto avvenuto nella torre adiacente e dalla relativa deflagrazione del carburante.
  27. Il custode William Rodriguez parla di esplosioni in basso, prima dei crolli. Rodriguez ha cambiato versione: nelle interviste iniziali non parlò di esplosioni multiple, ma di un rumore "come lo spostamento di mobili". E che senso avrebbe prodigarsi in esplosioni in basso, un'ora prima, quando la presunta demolizione partirà cento piani più in alto e la base sarà comunque distrutta dalla colossale valanga di macerie?


Aggiornamento (2008/04/04): la seconda parte delle 105 Zerobubbole, dedicata al Pentagono, è ora disponibile qui.