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2008/08/11

Zerobubbole: nel 2005 la Windsor Tower era in costruzione, secondo Fo. L'avevano finita nel 1979, secondo i fatti

di Undicisettembre

Siamo a dieci minuti circa dall'inizio del DVD Zero. Dario Fo paragona il crollo per lui inspiegabile delle Torri Gemelle con il mancato crollo di un edificio di Madrid, la Windsor Tower.

DARIO FO: Nel 2005 a Madrid c'è stato un incendio. Spaventoso. Un grattacielo è andato in fiamme. Era una torcia che bruciava e... Per la bellezza di 20 ore. 20 ore consecutive ma alla fine... rimaneva intatta la struttura portante. Il grattacielo non è caduto! Come ben potete vedere tutto il palazzo è avvolto dalle fiamme. Questo grattacielo non è ancora terminato. E' in costruzione! Ciò nonostante rimane in piedi.

Dario Fo sottolinea con enfasi queste sue parole: che la Windsor Tower fosse ancora in costruzione, e avesse dunque una struttura ancora incompleta, è per lui un elemento che rende ancora più straordinaria la sua resistenza all'incendio, e quindi ancor più misteriosa e sospetta la mancata resistenza delle Torri Gemelle.

Ma quello che dichiara Fo è falso: basta infatti un briciolo di ricerca per scoprire che la Windsor Tower era stata costruita fra il 1973 e il 1979 (CNN). Era in corso di ristrutturazione, ma la sua struttura era già completa da più di due decenni.

Sarebbe bastata un'occhiatina alla Wikipedia:


Meno male che Zero è frutto di "due anni di preparazione, ricerche, inchieste".

Se gli autori di Zero non controllano neanche i fatti di base come questi e vi costruiscono sopra le proprie teorie, è perlomeno lecito chiedersi se anche le loro altre teorie sono fondate su basi altrettanto dilettantesche e traballanti.

2008/06/03

Altri crolli di strutture a causa di un incendio

di mother

Sono passati sette anni dagli attentati dell'11 settembre 2001. In questo periodo la dietrologia ha fatto il bello ed il cattivo tempo: teorie cospiratorie sono nate, altre sono state lasciate in disparte (per esempio la teoria del flying pig), altre sono mutate.

Qualche anno fa veniva professata un'affermazione estremamente categorica da parte dei dietrologi: "nessun edificio è mai crollato a seguito di un incendio" oppure "nessun edificio di acciaio è mai crollato a seguito di un incendio".

I due principali filoni dietrologici (teoria basata sull'uso di termite e teoria basata sull'uso di bombe) hanno ben presto dovuto scontrarsi con gli incendi presenti al World Trade Center.

Per confermare il "dubbio sovrano", il "pregiudizio di fondo" e far risultare come vero il castello di carte complottista, dovevano da un lato affermare che il World Trade Center non sarebbe mai crollato a seguito degli attentati, dall'altro giustificare quanto avvenuto in seguito a Ground Zero.

A mettere i bastoni fra le ruote dietrologiche c'erano poi il NIST e la FEMA, enti di comprovata autorità che avevano pubblicato dei rapporti sugli attentati. Da ciò la necessità di criticare il rapporto della FEMA e in seguito la necessità di trovare un singolo punto con il quale vanificare le oltre 10.000 pagine di rapporto del NIST, anche servendosi delle prove contenute nel rapporto FEMA.

Dei due filoni dietrologici, quello basato sull'uso di esplosivi è venuto meno, non riuscendo a garantire un sufficiente apporto di calore tale da spiegare il cosiddetto molten metal (metallo fuso). In alcuni casi questo filone dietrologico è mutato in teorie più fantasiose: laser spaziale, mini-bombe all'idrogeno. La teoria complottista che prevede l'uso di termite, forte dei quasi 3000°C prodotti dalla reazione chimica, ha continuato ad ammaliare le coscienze e i pregiudizi delle persone favorevoli ad una visione dietrologica.

Tutto questo è ben visibile nello scisma avvenuto nell'associazione Scholars for 9/11 Truth, che ha garantito la possibilità di mantenere le due teorie separate, garantendo un doppio effetto disinformativo senza dover necessariamente fornire spiegazioni di compatibilità fra le diverse idee presenti.

Nel gruppo di Steven Jones, Scholars for 9/11 Truth and Justice, recentemente avvicinatosi ad AEfor911Truth di Richard Gage, vi è stata sempre più necessità di affrontare la questione riguardante gli effetti di un incendio dentro un edificio.

In primo luogo, Steven Jones, portavoce di Scholars for 911 Truth and Justice e più volte citato nel film Zero, ha adottato la linea dietrologica delle affermazioni semplici e categoriche, avvalendosi anche dell'esempio offerto dall'incendio della Windsor Tower di Madrid (video).

Oltre al crollo della Windsor Tower veniva utilizzata come esempio l'affermazione che il fumo nero indica la presenza di un incendio con scarsità di ossigenazione, quindi quasi spento, incapace di produrre il calore necessario a indebolire l'acciaio.

E' bene notare che nella maggioranza dei casi i dietrologi evitano accuratamente di descrivere il comportamento strutturale dell'acciaio al variare della temperatura.

Da questo argomento si poteva creare un contrasto con l'uso di alcune prove presunte a sostegno della presenza di acciaio fuso (metallo dal World Trade Center 2, meteorite, testimonianze di metallo fuso, fuochi su Ground Zero, eccetera).

L'antitesi fra gli opposti, così come presentati, permetteva di rendere abbastanza credibile la teoria dietrologica basata sull'uso della termite.

Nel blog Undicisettembre sono stati scritti dei post a riguardo delle teorie dietrologiche del molten metal e del fumo nero come sintomo di bassa ossigenazione.

Tuttavia in questi 7 anni dagli attentati sono successi anche altri eventi che non supportano l'impostazione fisica data dalla dietrologia al comportamento di una struttura sottoposta a incendio.

Non sembra esistere un elenco formale degli edifici colpiti da incendio, benché in tali eventi catastrofici in genere siano istituiti indagini e processi per accertare le responsabilità e le colpe accidentali o dolose.

D'altra parte, la varietà degli edifici è tale che non si possono ricavare dalla tipologia strutturale informazioni concrete per la prevenzione del crollo. Molto più conveniente è ampliare gli studi in laboratorio riguardo il comportamento fisico dei materiali da costruzione, riguardo i mezzi per rallentare e spegnere un incendio o per non trasmettere il calore alle parti strutturali portanti, e riguardo gli accorgimenti utili per prevenire la perdita di vite umane (per esempio realizzando camere speciali che resistano a incendio e crolli, realizzando vie di fuga più fluide, eccetera).

Va fatto notare che spesso gli incendi trovano fra il materiale combustibile domestico oggetti con capacità detonante/esplosiva (bombole di metano, tubazioni del gas, caldaie, e altro) che alterano il decorso dell'incendio.

Il tempo ha comunque portato consiglio, visto che in questi anni sono emersi altri casi di incendio dentro stutture in acciaio.

I primi casi trattati dal blog Undicisettembre sono stati quelli citati dagli stessi dietrologi:

Henry62 ha pubblicato alcuni articoli in merito:


Oltre a questi casi, altri del passato sono stati descritti nell'articolo Nessun edificio in acciaio era mai crollato prima. O sì?, che trattava i casi del McCormick Center di Chicago, del Sight and Sound Theater di Strasburg e del Crystal Palace di Londra.

A questi casi se ne sono aggiunti altri.

Poco più di un anno fa (30 aprile 2007) è avvenuto il crollo di un intero impalcato di due vie di immissione del ponte MacArthur Maze ad Oakland.



A seguito dell'urto di un camion cisterna con un pilone, si è scatenato un notevole incendio con fiamme che andavano a lambire la struttura portante del ponte. Le spesse travi di sostegno dell'impalcato flessibile di calcestruzzo e bitume sono state aggredite dal poderoso incendio, finendo per cedere sotto il peso stesso del ponte. Maggiori informazioni si possono leggere in questo articolo; altre immagini sono in questo video e in questo.



Non mancano in questo caso video il cui titolo è concepito come se il ponte fosse esploso (MacArthur Maze Explodes, MacArthur Maze Explodes: Part 2), e alcuni blogger invocano ironicamente un movimento per la verità su quanto avvenuto (rgcombs.blog-city.com).

Esiste anche il clone dell'associazione di Steven Jones, la neonata Scholars for 4/29 Truth (scholarsfor429truth.blogspot.com e 429truth.com), che pone ironicamente una serie di domande del tutto simili a quelle dei dietrologi degli attentati dell'11 settembre, con un'attenzione particolare a quelle che riguardano l'effetto di un incendio sulle strutture d'acciaio.

Steven Jones ha recentemente preso in considerazione tale crollo, come si può vedere nella conferenza di Boston del 15 dicembre 2007.

(notare come nell'immagine non vi sia alcun riferimento ad un crollo per incendio)

Tuttavia la questione sollevata nella conferenza non riguarda minimamente il motivo del crollo o il comportamento al fuoco della parte portante della struttura, bensì che tale struttura a seguito del crollo non si sia polverizzata come le parti del World Trade Center (senza accennare che il World Trade Center è caduto su se stesso per circa 400 metri). Insomma, tanto valeva ignorare l'accaduto.

Il crollo per incendio del Dipartimento di Architettura di Delft


Due settimane fa si è verificato un altro crollo a seguito di un incendio: in data 12 maggio 2008, il dipartimento di architettura dell'università di Delft (Tudelft.nl) in Olanda è stato funestato da un incendio e in seguito è crollato.

Si ringrazia ScrewLooseChange per la segnalazione con l'articolo No Highrise Ever Collapsed Because of Fire?.

L'edificio, ironia della sorte, era il dipartimento della facoltà di architettura.

The Faculty of Architecture in Delft has burned down and collapsed. It was ‘the biggest disaster in Dutch university history’, as the Dutch minister of Education said. Fire escape plans worked perfect: students, professors and employees could all get out in time. But the 13 story building – about 40 years old – collapsed. [fonte]

La facoltà di architettura a Delft è stata distrutta da un incendio ed è crollata. Questo è "il più grande disastro della storia dell'università olandese", ha detto il ministro dell'Educazione olandese. I piani di fuga d'emergenza hanno funzionato alla perfezione: gli studenti, i docenti e i dipendenti sono usciti tutti in tempo. Tuttavia la costruzione di 13 piani - di circa 40 anni - è crollata.


L'incendio sembra essere stato provocato da un cortocircuito creato da una macchinetta di distribuzione del caffè:

A “catastrophic” fire has caused serious damage to the architecture faculty at Delft University in the Netherlands, endangering first edition books by Rem Koolhaas and MVRDV and Gerrit Rietveld furniture. Although no-one was injured in the blaze, much of the 14-storey building has been completely destroyed, BD understands. Tony Fretton, a visiting professor at the department, said the fire -- which broke out on a mid-level floor around 9am local time and rapidly spread upwards - is believed to have been started by a short circuit in a coffee machine caused by a faulty water pipe. [fonte]



Non è ben chiaro come fosse costruito l'edificio. Dalle immagini di questo video sembrerebbe costituito da un'intelaiatura esterna estremamente snella di colonne di acciaio, con alcune colonne a base quadrata interne (di calcestruzzo o acciaio) con vani molto ampi ed alti.

Una facoltà di architettura tende a contenere materiale infiammabile: vecchie prove d'esame cartacee, computer di varia natura, plotter e rotoli di carta per plotter, biblioteca con tomi di urbanistica e design, tavoli da disegno e parallelografi, eccetera. In tutta probabilità è da escludere la presenza di termite, complottismo e movimenti per la verità sul crollo.

Sono disponibili video con l'incendio e video con i resti, ripreso il 13-05-2008. Discussioni a riguardo ci sono sul sito bdonline.co.uk e James Randi Educational Foundation.


L'incendio, ben visibile durante la fase di diffusione, registrato in un video sopra riportato, al momento del collasso sembrava non emettere notevoli quantità di fumo o fiamme. Da questo punto di vista, il paragone sembrerebbe più concreto con il World Trade Center 7, anch'esso contestato per la presunta mancanza di fiamme, benché vi fosse una quantità notevole di fumo che fuoriusciva dalla facciata sud, maggiore rispetto a quanto visibile nell'università olandese.








Il crollo, sviluppatosi a circa metà altezza dell'edificio, è preceduto da una forte deformazione plastica dei solai, i quali, piegandosi, fanno fuoriuscire sbuffi e polvere nel piano di cedimento.


I resti mostrano come tutti i piani siano crollati a catena dall'alto verso il basso in una nube di fumo e polvere, con parte dei solai rimasti legati a dei ferri di armatura al resto della struttura.

Il crollo progressivo dei piani si realizza maggiormente nei casi in cui il solaio non sia in grado di sopportare il peso dinamico (frattura fragile poiché non è un carico graduale delle azioni) del materiale che vi cade sopra.

Non mancano esempi con effetti di collasso anche più singolari. Per esempio, nella demolizione del Rabobank Office a Utrecht, l'innesco della demolizione porta ad un crollo progressivo con punzonamento del solaio sui pilastri e demolizione progressiva delle esili colonne seguendo un andamento orizzontale.




aggiornato 28 giugno 2008

2007/11/15

Zerobubbole 10: La torre spagnola che "rimase in piedi"

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato e suddiviso dopo la pubblicazione iniziale. L'articolo si riferisce al contenuto della versione di Zero presentata a ottobre 2007 alla Festa del Cinema di Roma.

Riprendiamo le parole di Dario Fo:

0:10:13. DARIO FO: Nel 2005, a... Madrid, c'è stato un incendio, spaventoso: un grattacielo è andato in fiamme. Era una torcia che bruciava.. eh... per la bellezza di venti ore. Venti ore consecutive, ma alla fine rimaneva intatta la struttura portante: il grattacielo non è caduto.

Immagini di un grattacielo in fiamme.

Come ben potete vedere, tutto il palazzo è avvolto dalle fiamme; questo grattacielo non è ancora terminato, è in costruzione, ciò nonostante rimane in piedi.


L'esempio presentato da Zero è la Windsor Tower di Madrid: un edificio alto 106 metri, quindi un quarto delle Torri Gemelle e di conseguenza molto meno esasperato come carichi strutturali. Ma questo Zero non lo dice. Anzi, non dice neppure come si chiama l'edificio.

Un'altra cosa che Zero non dice è che la parte in acciaio della struttura della Windsor Tower è crollata eccome. E' rimasta in piedi la parte centrale in cemento armato, e il crollo si è interrotto soltanto quando ha raggiunto il solaio dei vani tecnici, anch'esso in cemento armato. Il WTC non aveva elementi strutturali in cemento armato. Una differenza tutt'altro che trascurabile, come ben sa qualunque ingegnere strutturista, ma che Zero ritiene opportuno trascurare.

Zero si dilunga in immagini spettacolari dell'incendio, ma non fa un confronto fra la Torre Windsor prima e dopo gli incendi che mostri la vera entità dei danni. Facciamolo noi.




Va ricordato che i danni che si vedono in queste immagini sono causati soltanto da un incendio, senza alcun impatto. E per di più, come nota anche Zero, questi sono gli effetti di un incendio in un edificio ancora vuoto, quindi privo di tutti gli arredi combustibili che caratterizzano un edificio in uso.

Non solo: nella Windsor Tower non sono state riversate di colpo decine di migliaia di litri di carburante.

Un'altra cosa che Zero non dice è che i danni subiti dalla Windsor Tower furono talmente devastanti da imporne la demolizione, terminata ad agosto del 2005.

Ora che conosciamo i fatti sui quali Zero ha disinvoltamente glissato, possiamo quindi dire, come scrive lucidamente Henry62 in questo articolo, che in realtà la Torre Windsor è proprio un esempio di ciò che i complottisti vorrebbero negare: un collasso di strutture portanti in acciaio indotto solamente da un incendio.

Anzi, possiamo anche aggiungere una domanda: chi sostiene che nelle Torri Gemelle non era possibile che si sviluppassero incendi violenti alimentati soltanto (si fa per dire) da decine di migliaia di litri di kerosene e dagli arredi, come spiega che persino un grattacielo vuoto, senza kerosene aggiunto, arde in questo modo?

Zero giunge dunque al paradosso di dimostrare l'esatto contrario di quello che asserisce. Il fatto che nessuno dei suoi autori si sia reso conto di questo paradosso dimostra la loro impreparazione tecnica.

Un'impreparazione che avrebbero potuto colmare semplicemente consultando qualunque ingegnere strutturista. E quindi domandiamo: se Zero è una ricerca della verità sull'11 settembre, come mai i suoi autori non hanno interpellato gli esperti di settore?

Zerobubbole 9: Nessun grattacielo in acciaio è mai crollato per un incendio

di Undicisettembre. L'articolo è stato aggiornato e suddiviso dopo la pubblicazione iniziale. L'articolo si riferisce al contenuto della versione di Zero presentata a ottobre 2007 alla Festa del Cinema di Roma.

0:10:03. X: Never before or after 9/11 have steel-framed towers collapsed due to fire.

TRADUZIONE:

X:
Nessuna torre con struttura in acciaio è mai crollata a causa di un incendio, né prima né dopo l'11 settembre.


0:10:13. DARIO FO: Nel 2005, a... Madrid, c'è stato un incendio, spaventoso: un grattacielo è andato in fiamme. Era una torcia che bruciava.. eh... per la bellezza di venti ore. Venti ore consecutive, ma alla fine rimaneva intatta la struttura portante: il grattacielo non è caduto.

Immagini di un grattacielo in fiamme.

Come ben potete vedere, tutto il palazzo è avvolto dalle fiamme; questo grattacielo non è ancora terminato, è in costruzione, ciò nonostante rimane in piedi.

La storia che nessun altro grattacielo in acciaio è crollato per incendi e il confronto con la Windsor Tower di Madrid (che non è identificata nel video, ma è ben nota a chi segue la materia) vengono riproposti per l'ennesima volta nel circuito delle teorie cospirazioniste.

Anche in questo caso Zero non fa altro che riciclare argomentazioni trite e ritrite. Innanzitutto è completamente fuorviante affermare che i grattacieli del World Trade Center siano venuti giù soltanto a causa degli incendi: come mai Zero dimentica di sottolineare che le Twin Towers sono state colpite da due aerei di linea, ciascuno pesante oltre 100 tonnellate, scagliati ad altissima velocità?

Lo spettatore e il lettore non si lascino ingannare dalla percezione di leggerezza che deriva dal fatto che gli aerei si librano nell'aria. Cento tonnellate sono cento tonnellate. La violenza enorme degli impatti è più comprensibile se si immagina di scagliare un locomotore come un proiettile, a oltre 700 km/h, contro le Twin Towers. Un locomotore come quello mostrato qui sotto, che pesa appunto circa 110 tonnellate.

Un locomotore E.646 del peso di 110 tonnellate, pari a quello di ciascun Boeing 767 che colpì le Torri Gemelle. Dettaglio di una fotografia di Stefano Paolini da Wikipedia.

Quest'omissione da parte di Zero ha l'effetto di distrarre lo spettatore dal fatto che nessun altro edificio è mai stato colpito da un aereo di linea moderno. Anche nel caso dell'Edificio 7 (WTC7), è scorretto parlare di incendi puri, perché il World Trade Center 7 è stato gravemente lesionato dalle macerie delle Twin Towers, prima di arrendersi agli incendi.

Qualunque confronto con altri eventi è quindi falso in partenza, perché confronta l'incendio di strutture già indebolite da questi impatti violentissimi con l'incendio di strutture assolutamente integre. Nessun edificio è mai crollato in simili condizioni, perché simili condizioni non si sono mai verificate prima di allora.

La vulnerabilità delle strutture in acciaio


Quello che pochi sanno, al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, è che le strutture realizzate esclusivamente in acciaio sono molto vulnerabili in caso d'incendio. Per questo di norma gli edifici vengono realizzati combinando cemento armato e acciaio. Non fu così nelle Torri Gemelle, la cui ardita struttura fu possibile proprio perché si scelse di non utilizzare cemento armato.

La vulnerabilità delle strutture in acciaio è ben documentata, per esempio, da documenti dei Vigili del Fuoco come questo:

Struttura in acciaio

L`acciaio è un buon conduttore di calore e con il riscaldamento subisce dilatazioni e deformazioni, che oltre 300 - 350 °C riducono gradualmente la resistenza alla rottura, per temperature oltre i 500 - 550 °C la resistenza della struttura si riduce ad un valore inferiore a quello ammissibile, con conseguente crollo della struttura in acciaio.

Il crollo può avvenire anche quando la struttura in acciaio viene attaccata dal fuoco non completamente, ma solo in una limitata zona quale una trave o un pilastro; è necessario anche valutare, ai fini della stabilità dell'edificio, i fenomeni di allungamento della struttura legati alle temperature.

Non per nulla le norme di sicurezza impongono l'uso di rivestimenti ignifughi su tutti gli elementi strutturali in acciaio.

Una ricerca nella storia degli incendi, inoltre, conferma tragicamente questa vulnerabilità delle strutture in acciaio. Anche edifici in acciaio meno ambiziosi delle Torri Gemelle sono infatti crollati per puro incendio, senza danni da impatto.

Nel 1967, il McCormick Center di Chicago, il più grande centro espositivo al mondo dell'epoca, crollò per incendio in soli trenta minuti. La sua struttura, interamente in acciaio, utilizzava grandi travature per creare ampi volumi ininterrotti, proprio come il WTC (dove gli impatti degli aerei crearono inoltre vaste cavità aggiuntive, oltretutto non previste dal progetto e quindi destabilizzanti). Le travature d'acciaio del tetto collassarono per il calore, come si vede qui sotto.


Nel 1993, una fabbrica di giocattoli della Kader Industrial in Tailandia, un edificio di quattro piani con struttura interamente in acciaio, prese fuoco e crollò in venti minuti, causando 188 morti e 469 feriti.

Nel 1997, nella cittadina di Strasburg, in Pennsylvania, prese fuoco il Sight and Sound Theater, inaugurato sette anni prima. Il suo telaio d'acciaio, che racchiudeva l'ampio spazio dell'auditorium, crollò per il fuoco, distruggendo completamente l'edificio e causando danni strutturali anche a quelli adiacenti.

Nel 2005, la piattaforma petrolifera Mumbai High North, una struttura alta sette piani, interamente in acciaio, situata al largo delle coste indiane, prese fuoco dopo una collisione con una nave. Fu completamente distrutta in meno di due ore, causando la morte di dieci persone.


Nel 2006, una cartiera presso Malvern, Worcestershire, nel Regno Unito, subì un incendio che la fece crollare completamente. I pompieri riferirono che il calore intenso aveva causato il cedimento delle travi d'acciaio del tetto.

Si potrebbe obiettare che nessuno di questi collassi da incendio riguarda grattacieli. Ma è proprio questo il punto: un grattacielo è assai più sollecitato, sia dai carichi verticali sia dalla spinta orizzontale del vento, di quanto lo sia una struttura più bassa. Se un incendio è in grado di far collassare una struttura in acciaio di pochi piani, a maggior ragione è in grado di farlo in una struttura maggiormente esasperata come quella di un grattacielo.

Inoltre, se ci si domanda come mai non ci sono casi precedenti di grattacieli interamente in acciaio crollati per incendio, la risposta è molto semplice: esistono pochissimi grattacieli di questo tipo proprio in considerazione del rischio strutturale in caso d'incendio. Uno di questi grattacieli è la Sears Tower di Chicago.

All'affermazione "nessuna torre con struttura in acciaio è mai crollata a causa di un incendio, né prima né dopo l'11 settembre" si risponde quindi con i fatti:

Tutte le strutture moderne realizzate esclusivamente in acciaio, che hanno subito gravi danni strutturali combinati con enormi incendi incontrollati su più piani, sono crollate.

Grattacieli incendiati che non crollano


Spesso i sostenitori delle teorie alternative citano altri casi di grattacieli funestati da incendi che però non hanno portato al loro crollo.

Ma ci sono due differenze importanti: non solo, come già detto, nessuno dei grattacieli citati era stato indebolito dall'impatto di oltre 100 tonnellate scagliate a oltre 700 km/h, ma nessuno degli esempi citati riguarda una struttura interamente in acciaio come quella del WTC. Gli altri grattacieli nei quali si sono verificati incendi (soltanto incendi, senza impatti) hanno infatti una struttura portante che include elementi in cemento armato, assai più resistente al fuoco che l'acciaio.

Inoltre, al WTC non fu possibile alcun intervento antincendio, mentre gli altri grattacieli furono oggetto di azioni massicce di spegnimento.

Il confronto con altri incendi è quindi tre volte scorretto e ingannevole: niente impatti, niente cemento armato, nessun intervento.

Ecco alcuni esempi citati spesso dai complottisti:

  • Nel 2004, uno degli edifici più alti del Venezuela (56 piani, 220 metri, situato nel complesso Parque Central di Caracas), prese fuoco, ma non crollò. Il capo dei pompieri di Caracas, Rodolfo Briceno, coordinò l'intervento massiccio di elicotteri militari per versare acqua sul rogo e dichiarò, d'accordo con i progettisti dell'edificio, che non vi era pericolo di crollo, perché il grattacielo "è completamente differente [dalle Torri Gemelle] e la sua struttura in cemento armato è esterna, cosa che riduce il surriscaldamento".
  • Nel 1999, il One Meridian Plaza di Philadelphia, alto 150 metri, bruciò per più di 19 ore senza crollare. Ma non aveva subito alcun impatto che ne danneggiasse la struttura e rimuovesse le protezioni antincendio (come avvenuto invece al WTC), e il suo sistema di estintori a pioggia continuò a funzionare (a differenza di quello delle Torri Gemelle, tranciato dagli impatti degli aerei, e di quello del WTC7, le cui condotte primarie furono tranciate dal crollo delle torri stesse). Nonostante tutto questo, riportò danni così gravi da imporne lo smantellamento.


Come mai gli autori di Zero non parlano di questi casi?

2007/08/18

Fiat lux - Torre Windsor e World Trade Center 4

di mother



Sulla base delle spiegazioni fornite in questo post più tecnico possiamo andare a vedere qualche altra differenza esistente fra l'attentato al World Trade Center e l'incidente alla Torre Windsor.

Osservando questo video (video trovato da Hammer) le considerazioni che se ne possono dedurre sono molte.

In primo luogo, al secondo 0.52 si ha una cascata di materiale incandescente da uno dei lati dell'edificio senza che l'incendio si sia ancora propagato a buona parte della struttura come testimoniato dal seguito delle immagini.
Colate saranno presenti anche in seguito nelle fasi di espansione dell'incendio.

Si può ipotizzare che sia molten metal; tuttavia manca un'analisi diretta del materiale e via blog si possono fare solo deduzioni a posteriori (ad incendio domato sulle immagini delle macerie).


Sarebbe interessante sapere se anche per la Torre Windsor Steven Jones si sente in vena di parlare di complotto per demolirla con l'uso di reazioni termitiche e soprattutto per quali scopi.

Comunque riguardo del tema della termite sono stati scritti numerosi articoli ed analisi rintracciabili con la funzione google-search nel blog.


In secondo luogo, possiamo vedere come vi sia la totale mancanza di emissione di fumo visibili nell'immagine mentre risaltano le radiazioni rosso giallastre del fuoco.
In questo caso l'incendio si sviluppa di notte anzichè di giorno, quindi con una sola sorgente luminosa le radiazioni emesse risaltano maggiormente.


Va anche detto che oltre alle considerazioni qui svolte sull'emissione elettromagnetica di corpi caldi o sulla diffusione delle radiazioni luminose, sono da fare alcune considerazioni sull'osservatore.
La CIE, International Commission on Illumination, eseguendo una serie di studi psicofisici è arrivata a definire il campo di sensibilità visiva di un osservatore standard.

In primo luogo la percezione dei colori base è diversa a seconda che sia giorno (photopic vision) o notte (scotopic vision).
Le curve di efficacia luminosa tabellate vengono utilizzate come pesi per il calcolo della funzione di Planck al fine di rendere ed ottenere valori più corretti sulla stima della radiazione vista da un osservatore standard.

Tale spostamento della capacità di percepire le radiazioni visibili comporta per esempio che le varie tonalità del colore rosso sia difficilmente percepibili di notte (link).

Un altro esempio utile per capire è qui: Why is a candle flame yellow?


Dato il flusso luminoso emesso dalla sorgente candela e data la funzione peso che indica la percezione dell'osservatore standard (efficacia luminosa spettrale) si ottiene il massimo di radiazione con una curva a campana pronunciata e massimo sulla campo delle radiazioni gialle (intersezione fra la curva di flusso e la curva di percezione).

Si può quindi capire come vi sia uno spostamento verso il giallo della percezione del colore della candela da parte di un osservatore standard.







Si può dire che i due incendi sono percepiti diversamente.

L'immagine appena messa mostra inoltre come anche per la Torre Windsor, come per il WTC1 e WTC2, prima del crollo parziale dell'edificio le strutture presentassero una modifica dell'assetto di equilibrio statico dovuto a carichi ordinari, sintomo di un'evouzione progressiva nel tempo di ridistribuzione dei carichi e delle tensioni, visto l'indebolimento delle resistenze specifiche.

A ciò segue la ripresa del crollo di una buona parte della struttura che precedentemente aveva ceduto


Altri riferimenti alle differenze fra WTC e Torre Windsor sono presenti nell'articolo di Henry qui




INDICE

2007/07/29

Crollo WTC, Blondet ri-schiera l'esperto. L'esperto schiera il teologo

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Maurizio Blondet ha pubblicato oggi una risposta (1) del professor Raffaele Giovanelli al mio articolo di ottobre 2006 nel quale Giovanelli mi tirava in ballo personalmente in merito al crollo delle Torri Gemelle.

(1) 2011/07/22: Il link originale (http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2174) è obsoleto, ma una copia della risposta di Giovanelli è pubblicata presso 911subito.

Non vorrei scivolare nel vortice sterile dei botta e risposta tipici di tante discussioni con i complottisti, per cui mi limito qui a commentare alcuni dei principali aspetti sollevati da Giovanelli nel suo articolo, tralasciando di replicare a sciocchezze come quella di pubblicare una mia foto (la vedete qui accanto) con la didascalia "Paolo, «Attivissimo» al servizio dei potenti".

Tralascio volutamente anche tutte le considerazioni di contorno fatte da Giovanelli sugli altri aspetti dell'11/9 che ritiene sospetti; sono già stati approfonditi altrove in questo blog. Vorrei restare in tema, e il tema è il crollo del World Trade Center.

Innanzi tutto spicca un fatto: il professor Giovanelli conferma di non essere un esperto di demolizioni controllate o d'ingegneria strutturale. L'elenco delle sue pubblicazioni scientifiche, fornito nell'articolo, include esclusivamente articoli di fisica dell'infinitamente piccolo. Tematiche di assoluto rispetto, ma ben poco pertinenti al crollo di un grattacielo: eppure Giovanelli ritiene che la sua competenza con gli atomi e i quanti gli permettano di tenere testa agli ingegneri strutturisti.

A proposito di esperti, Giovanelli dice che le tesi complottiste sono supportate da "esperti di meccanica razionale e di scienza delle costruzioni". Tuttavia nella bibliografia a supporto del suo articolo non ne indica neppure uno. In compenso cita come fonti un teologo (David Ray Griffin) e un conduttore di talk show radiofonici dalle spiccate tendenze paranoiche, già colto a fabbricare "prove" delle proprie tesi (Alex Jones di Prisonplanet.com). Rispettosamente chiedo al professor Giovanelli di identificare questi esperti che a suo dire supportano le tesi complottiste.

Vorrei inoltre invitarlo a leggere la chilometrica lista di articoli di veri esperti di settore dedicati al crollo del WTC. Nella lista, peraltro parziale e presente in Rete da un anno, figurano non solo gli esperti della FEMA e del NIST, ma anche una congrua dose di ingegneri strutturisti di altri paesi, dalla Nuova Zelanda alla Cina all'Australia. È difficile pensare che siano tutti corrotti e, se mi è permessa la citazione, "al servizio dei potenti". Eppure nessuno di loro solleva dubbi o perplessità di stampo complottista sul crollo delle Torri Gemelle. Come mai?

Giovanelli fa inoltre dei confronti con l'incendio di un grattacielo a Madrid, dimenticando due aspetti particolari: il primo è che quel grattacielo, la Windsor Tower, aveva una struttura centrale in cemento armato, non in acciaio come al WTC, ed è soltanto la parte in cemento armato che è rimasta in piedi: la parte in acciaio è caduta. I dettagli e le immagini eloquenti sono qui. Henry62 ha inoltre pubblicato una magnifica serie di foto estremamente chiare della Windsor Tower che documentano gli effetti dell'incendio sulla struttura e mostrano quanto la torre madrilena fosse diversa per dimensioni e concezione dai due giganti del World Trade Center.

Qui sotto si può vedere la struttura centrale in cemento armato, l'unica porzione della Windsor Tower rimasta in piedi. Va sottolineato che il WTC non aveva alcuna struttura in cemento armato: era tutto in acciaio. Può sembrare forse superfluo, ma è forse il caso di puntualizzare che la Windsor Tower non fu colpita da alcun aereo e non vi furono riversati 38.000 litri di carburante per aerei. I danni sono dovuti esclusivamente al rogo prodotto dal suo contenuto.

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Il secondo aspetto è che l'acciaio usato nelle costruzioni viene rivestito con protezioni antincendio proprio perché è vulnerabile agli incendi. Altrimenti non si perderebbe tempo a rivestirlo.

L'articolo di Giovanelli ripresenta anche la teoria delle pozze di acciaio fuso come prova di demolizione: "Ebbene sono state trovate pozze di acciaio fuso, oltre 1500°C". Chiedo al professor Giovanelli se è in grado di mostrarmi una foto di queste pozze, o almeno un'analisi metallurgica che documenti la presenza di acciaio fuso al WTC.

Si noti che Giovanelli parla di acciaio, non altri metalli a punto di fusione più basso, la cui presenza è invece acclarata. Ma in tutti questi anni di ricerche nessuno è riuscito a trovarne, salvo il professore di fisica Steven Jones, che però è stato scoperto a spacciare per acciaio fuso (prima foto qui sotto) del cemento pressato conservato all'Hangar 17 dell'aeroporto JFK di New York (seconda foto qui sotto).
Temo insomma che il professor Giovanelli, sulla cui competenza nel proprio campo non avanzo alcuna riserva, si sia lasciato sedurre e trascinare verso conclusioni affrettate da una consultazione poco obiettiva della letteratura complottista.

Ne è prova, per esempio, la sua affermazione che "non si è mai verificato nessun crollo causato da incendi di grandi edifici realizzati con strutture metalliche", cavallo di battaglia di David Ray Griffin (che, va ribadito, è un teologo). Mi permetto di ricordargli il McCormick Center, il Sight and Sound Theater, la torre di 200 metri al Parque Central di Caracas, e anche la Windsor Tower citata dallo stesso Giovanelli, la cui struttura metallica è appunto crollata drammaticamente. Segnalo anche quest'eloquente documento dei Vigili del Fuoco italiani: spiega quanto l'acciaio sia vulnerabile in caso d'incendio se non è adeguatamente protetto. E al WTC, appunto, l'impatto degli aerei rimosse la protezione.

Di questa lettura parziale è ulteriore prova la citazione di Giovanelli degli edifici crollati lateralmente a Taiwan, frequentissima proprio nei siti complottisti. Ma si tratta di edifici crollati non a seguito di un incendio o di un collasso (sollecitazione verticale), ma a causa di un terremoto (sollecitazione sussultoria con forti componenti orizzontali; per cui il confronto è fra pere e mele. E, ovviamente, si tratta di strutture in cemento armato di pochi piani, impossibili da paragonare seriamente a una slanciata torre di oltre 400 metri interamente in acciaio.

Ne è prova anche la sua giustificazione di come gli ipotetici cospiratori avrebbero collocato l'ipotetico esplosivo (quello che, ricordiamolo, non ha lasciato tracce, non ha fatto alcun rumore e non ha un solo testimone) senza farsi notare da nessuno: "prima dell'11 settembre nelle due torri erano iniziati lavori ufficialmente dedicati all'asportazione dell'amianto, lavori che, come noto, richiedono molte precauzioni e l'allontanamento dei non addetti a i lavori", dice Giovanelli.

In realtà la documentazione storica dimostra che nell'intera Torre Sud l'amianto non c'era mai stato e che nella Torre Nord era stato collocato soltanto nei primi 38 piani. Quindi non c'era niente da bonificare in un'intera torre e in quasi tutta la seconda (per non parlare del WTC7). La giustificazione di Giovanelli è dunque fondata sulle dicerie disseminate da complottisti altrettanto disattenti alla ricerca documentale.

In merito alle macerie che precedono il fronte del crollo, secondo Giovanelli, esse non dimostrano che il fronte scendeva più lentamente della velocità di caduta libera, ma anzi sono "ovviamente scagliate da esplosioni delle quali costituiscono una delle innumerevoli prove".

Esplosioni davvero bizzarre, perché sarebbero avvenute in perfetto silenzio, senza lampi o fiammate, senza lasciare tracce nelle macerie e soprattutto senza creare onde d'urto come quella mostrata qui accanto, che si riferisce a una vera esplosione.

Giovanelli afferma inoltre che "tempi di caduta più brevi si ottengono solo con una serie di esplosioni programmate in sequenza in modo che durante il crollo (che inizia dall'alto) al sopraggiungere della parte superiore quelle inferiori sono già in moto".

Chiedo cordialmente al professore di mostrarmi anche un solo filmato dei crolli nel quale si vedano le parti inferiori già in moto prima che sopraggiunga il fronte di crollo. Nel frattempo, consiglio la lettura dell'ottima analisi di Zdenek Bazant, che non è un fisico, ma un professore di ingegneria civile e scienza dei materiali alla Northwestern University in Illinois. Senza offesa, ma sembra ragionevole dire che quando si parla di crolli vale più l'opinione documentata di un ingegnere civile che quella non documentata di un fisico.

In conclusione, Giovanelli ritiene addirittura che gli ingegneri strutturisti siano una masnada di pavidi creduloni: "...tutti, compresi gli ingegneri strutturisti, molti dei quali credono a queste «panzane» [ossia la ricostruzione comunemente accettata], come si può constatare girovagando in internet. Inoltre gli ingegneri strutturisti come categoria si sono ben guardati dal prendere una posizione ufficiale troppa netta, perché per farlo dovrebbero poter rispondere agli innumerevoli quesiti e dubbi sollevati dai «complottasti»."

"Offelé fà el tò mesté", pasticciere fa' il tuo mestiere, si dice dalle parti di Milano per ammonire chi si atteggia ad esperto in campi in cui esperto non è. Giovanelli si pone con indubbio entusiasmo a insegnare il mesté agli ingegneri strutturisti, ma non credo che sarebbe altrettanto entusiasta se gli strutturisti venissero a dirgli come fare i calcoli di fisica e a dargli del credulone incompetente, presentando come testi esperti dei teologi.

2006/07/12

La Torre Windsor a Madrid

di Hammer (con il contributo di Mother)

Una delle controprove più frequenti che vengono avanzate da chi vuole sostenere l'impossibilità del crollo spontaneo delle Twin Towers è il caso della Torre Windsor a Madrid. L’edificio, simile alle Torri Gemelle, bruciò per 24 ore senza crollare. Come si spiega questo fenomeno?

In realtà il paragone tra i due edifici non calza per nulla. La Torre Windsor, contrariamente a quanto sostenuto dai complottisti, ha importantissime differenze rispetto al WTC.

Anzitutto si tratta di un edificio molto più piccolo (circa un quarto di ciascuna Torre in altezza) e con una struttura diversa: non interamente in acciaio, ma con un nucleo centrale di cemento armato (che resiste a incendi e alte temperature) e due piani, il primo alla base e il secondo a metà altezza, anch'essi interamente in cemento armato, che conferivano maggiore solidità al palazzo.

Le informazioni citate trovano conferma qui.

Inoltre le colonne in acciaio avevano una disposizione diversa rispetto al WTC: non una struttura a core e facciate esterne portanti, ma colonne equispaziate anche all'interno lungo la sezione orizzontale dell'edificio.

Anche le dinamiche degli incidenti furono profondamente diverse. La Torre Windsor non fu ovviamente mai colpita da un aereo che ne tranciasse le colonne portanti e ne rimuovesse le protezioni antincendio dalla struttura portante; al contrario, le colonne del WTC si ritrovarono tra le fiamme senza la protezione che era stata prevista.

Inoltre, se confrontiamo le immagini dei due incendi, vediamo come le fiamme fuoriuscirono in modo spettacolare dalla Torre Windsor disperdendo il calore anche all'esterno; al contrario il fuoco del WTC rimase principalmente all'interno dell'edificio, le cui pareti trattennero anche il calore sviluppato.

OnFire


Se c'è una cosa che invece può insegnarci in confronto con la Torre di Madrid è proprio che l'acciaio riporta ingenti danni strutturali se sottoposto alle alte temperature. Infatti dalla seguente immagine si vede come dei piani alti della Torre Windsor a seguito dell'incendio non restasse che il cemento armato.

windsor1.jpg


È importante, infine, considerare che se fu deciso di demolire la Torre a seguito dell'incendio, le affermazioni dei complottisti in base alle quali la Torre Windsor non subì gravi danni nell'incendio dovrebbero quanto meno lasciarci molto perplessi. E forse basta un veloce confronto tra come appariva la Torre prima e dopo l'incendio per valutare se i danni sono davvero così trascurabili.