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2011/02/07

Wikileaks, il Daily Telegraph e la “quinta cellula”

di Brain_Use

Il noto quotidiano britannico Daily Telegraph ha dedicato attenzione in questi giorni a un cablogramma proveniente dall'ambasciata americana di Doha, in Qatar, datato 11 febbraio 2010 e reso pubblico da Wikileaks in data 1 febbraio 2011. Il dispaccio è indirizzato al Segretario di Stato, con copia al Department of Homeland Security, all'FBI e alla CIA.

L'ipotesi ventilata dal Telegraph sulla base del contenuto del cablogramma è che un gruppo di tre persone di nazionalità del Qatar potesse essere una sorta di quinta cellula pronta a intervenire l'11 settembre.

I tre, Meshal Alhajri, 35 anni, Fahad Abdulla, 36 anni, e Ali Alfehaid, 35 anni, avevano prenotato dei posti sul volo American Airlines 144 per Washington D.C. in data 10 settembre 2001, ma non riuscirono ad imbarcarsi. L'aereo di quel volo, il giorno dopo, assunse la designazione AA77 e si schiantò contro il Pentagono.

I tre erano giunti negli Stati Uniti il 15 agosto 2001, provenienti da Londra con un volo British Airways. Avevano visitato il World Trade Center, la Statua della Libertà, la Casa Bianca e varie zone a Washington, New York e in Virginia.

Il 24 agosto si erano recati, con un volo American Airlines, a Los Angeles, dove avevano alloggiato in un albergo vicino all'aeroporto, pagando in contanti.

Avevano poi trascorso una settimana in California in compagnia di Mohamed Ali Mohamed al Mansoori, un arabo degli Emirati, anch'egli sotto indagine per un possibile coinvolgimento negli eventi dell'11/9, sempre secondo il dispaccio dell'ambasciata di Doha.

Nei giorni precedenti la data di partenza, fissata per il 10 settembre, i tre avevano richiesto che la camera non venisse pulita. Il personale dell'albergo si era dunque insospettito perché erano state notate nella camera uniformi da pilota, computer portatili, pacchetti indirizzati alla Siria, a Gerusalemme, all'Afghanistan e alla Giordania, oltre a elenchi contenenti nomi di piloti, linee aeree, numeri e orari di voli.

Il 10 settembre, non riuscendo ad imbarcarsi per Washington sul volo AA144, i tre presero un volo British Airways e tornarono a Londra, dove si trattennero fino al 13 per poi volare con un nuovo volo British Airways verso Doha, in Qatar, dove si perdono le loro tracce.

Il costo dei biglietti, compresi quelli per il mancato volo AA144, e le prenotazioni degli alberghi, secondo il dispaccio, fu sostenuto da un “terrorista condannato”.

Secondo il Telegraph, la vicenda riporta l'attenzione al possibile ruolo della Gran Bretagna nelle fasi di organizzazione degli attacchi dell'11/9. Si sa infatti che tre dei dirottatori, compreso Atta, avevano visionato i discorsi del'islamista londinese Abu Qatada, mentre Zacarias Moussaoui, il cosiddetto “ventesimo dirottatore” (che sta scontando una condanna all'ergastolo negli Stati Uniti), aveva avuto contatti, sempre a Londra, con un altro predicatore, Abu Hamza.

I tre non sono nominati nel 9/11 Commission Report ma compaiono in una lista di 300 persone che l'FBI avrebbe voluto interrogare nel corso del 2002.

Non risulta che i tre abbiano avuto contatti con i 19 dirottatori, che all'epoca si trovavano negli Stati Uniti già da molto tempo per addestrarsi al volo. Tuttavia è noto che due dei dirottatori del volo AA77 avevano trascorso del tempo a Los Angeles nel 2000, periodo del quale si hanno poche informazioni.

Il sospetto è che i tre e Al Mansoori potessero essere coinvolti in attività di supporto e di sorveglianza dei possibili obiettivi o addirittura potessero costituire una sorta di quinta cellula pronta ad intervenire l'11/9.

Al momento non ci sono commenti da parte dell'FBI o delle autorità statunitensi.

Maggiori informazioni sono disponibili negli articoli del Daily Telegraph sull'argomento:

2010/08/25

Afghan War Diary by WikiLeaks


postato da John - www.crono911.org
"We believe that transparency in government activities leads to reduced corruption, better government and stronger democracies" - WikiLeaks.

Il 25 luglio 2010, WikiLeaks, un sito che consente la pubblicazione anonima di documenti e atti riservati o comunque non destinati alla pubblica diffusione, ha messo online un'impressionante raccolta di documenti (oltre 90 mila) relativi al conflitto in Afghanistan provenienti dalle forze armate e dai servizi di intelligence americani.

Gran parte di questi documenti, riuniti in una raccolta denominata Afghan War Diary, è di natura confidenziale.

Il materiale è di grande interesse non tanto dal punto di vista strettamente tecnico e operativo (WikiLeaks assicura che non sono stati pubblicati i documenti relativi a operazioni Top-Secret né quelli che potrebbero mettere in pericolo le vite di soldati e operatori impegnati nel teatro afghano) quanto sotto il profilo delle valutazioni politiche e strategiche sull'andamento del conflitto.

Il quadro finale tracciato dalle relazioni, dai rapporti e dalle trascrizioni di colloqui e valutazioni svelati da WikiLeaks è in profonda distonia con le dichiarazioni ufficiali rese negli ultimi cinque anni di operazioni militari.

In particolare, i risultati conseguiti sinora da parte delle forze della coalizione impegnata a combattere la guerriglia talebana sono meno che modesti e l'obiettivo di una vittoria finale è molto più lontano - se non impossibile - di quanto sinora affermato.

Non si tratta di una sorpresa imprevedibile: le operazioni militari americane e NATO contro i talebani sono iniziate nel 2001 e il fatto stesso che dopo quasi un decennio di guerra la situazione del paese è tutt'altro che stabile rivela che le cose non sono andate come previsto e giustifica una valutazione pessimistica sulla durata del conflitto e sul suo esito.

Dai documenti emerge poi il ruolo del Pakistan nell'appoggiare e sostenere la guerriglia talebana, un aspetto già discusso a livello politico e mediatico in questi anni ma che adesso si impone come fattore chiave dell'incapacità di aver ragione della guerriglia.

L'intera vicenda, però, offre spunto per alcune considerazioni interessanti anche sotto il profilo della credibilità delle teorie complottiste sull'11 settembre (e non solo).

Da un lato, infatti, i documenti pubblicati da WikiLeaks dimostrano che la guerra in Afghanistan non ha altre motivazioni oltre quelle già note: distruggere le basi operative di al-Qaeda, impedire il ritorno del regime talebano e stabilizzare il paese con un sistema di governo democratico. Non c'è traccia di attentati terroristici autoinflitti per giustificare l'invasione del paese, per intenderci.

Dall'altro, e soprattutto, il fatto che decine di migliaia di documenti segreti relativi a un conflitto in corso siano finiti diritti su WikiLeaks, pronti per essere scaricati da chiunque, dimostra quanto sia impossibile tenere nascosta l'esistenza di un complotto come quello che - secondo le teorie dei cospirazionisti - si sarebbe consumato l'11 settembre del 2001.

Se si riflette sull'enorme numero di persone che avrebbe dovuto concorrere non solo alla fase strettamente operativa del complotto (minare 3 grattacieli, inibire la difesa aerea, far sparire quattro aerei di linea con tutti i passeggeri) ma anche a tutti gli altri aspetti connessi (costruire finte identità per i terroristi kamikaze, costruire le confessioni di quelli arrestati, simulare le rivendicazioni di bin Laden, deviare le inchieste, corrompere i migliori ingegneri del mondo, e così via), e sulla facilità con cui documenti riservati finiscono nelle mani di chi è pronto a diffonderli (oggi parliamo di WikiLeaks, ma pensiamo anche alla FinnList che elencava affiliati e finanziatori di al-Qaeda) è inevitabile concludere che un complotto di tale portata sarebbe svelato ben prima di arrivare alla fase operativa.

Non possiamo che concordare sul fatto che iniziative come WikiLeaks rappresentano un pilastro delle nostre democrazie e un magnifico esempio di ciò che debba veramente intendersi per "ricercatore della verità".