Questa tesi è sostenuta, ad esempio, dal sito www.pentagonstrike.co.uk, da "Loose Change" e dal film-inchiesta "Inganno Globale" del regista italiano Massimo Mazzucco. Secondo costoro, questa sarebbe una prova che fu un aereo diverso, o un missile Cruise, a colpire il Pentagono.
Le finestre in questione sono mostrate dalle seguenti immagini successive all'impatto e precedenti il crollo parziale della facciata colpita.
In realtà il motivo per cui tali finestre hanno resistito all'impatto non è affatto misterioso: hanno semplicemente fatto ciò per cui erano progettate. Si tratta infatti di finestre a prova di scoppio ("blast resistant" in inglese), installate in uno dei settori del Pentagono, il Wedge 1, nei mesi prima dell'11 settembre, nell'ambito del piano pluriennale di Rinnovamento della Sicurezza del Pentagono, deciso in seguito agli attentati di Oklahoma City del 1995 e contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania del 1998.
La fase operativa del piano era iniziata nel 1997, quattro anni prima degli attentati (fonte), e i lavori erano stati avviati nel 1999 (Pentagon Building Performance Report, pagina 3). Le finestre antiscoppio erano, quindi, proprio delle misure di sicurezza antiterrorismo.
Alla data del'11 settembre 2001, le finestre antiscoppio erano state installate soltanto in una porzione della facciata colpita dal Volo AA77. Essendo il Pentagono riconosciuto dal 1992 come uno dei National Historic Landmark, ovvero uno degli edifici sul suolo statunitense a cui viene riconoscito un valore storico, fu necessario rendere le nuove finestre esternamente identiche alle precedenti.
E' pertanto impossibile distinguerle guardando l'edificio da fuori; l'unica differenza, rilevabile nelle immagini ravvicinate, è la trasparenza differente rispetto alle finestre normali. Il lavoro di progettazione e installazione di queste finestre antiscoppio fu commissionato alla società statunitense Masonry Arts. Ciascuna finestra costa 10.000 dollari. Lo speciale vetro stratificato fu realizzato dalla Viracon, di Owatonna, nel Minnesota; ciascuna lastra è spessa 4 cm e pesa oltre 200 kg (fonte).
La seguente immagine, rilasciata dal Department of Defense, le mostra dall'interno.
Da questo articolo del Washington Post apprendiamo che le finestre in questione hanno spessore di circa 5 centimetri (2 pollici) e che ciascuna pesa più di una tonnellata (2500 libbre). Non per nulla queste finestre vengono trasportate, durante i lavori di posa, usando mezzi sollevatori pesanti, come mostrato in questo fotogramma tratto dal documentario Inside the Pentagon di National Geographic.

Da un'intervista rilasciata da Ken Hays, vicepresidente esecutivo di Masonry Arts, a Popular Mechanics apprendiamo che oltre a installare pannelli più resistenti fu necessario rinforzare i muri. Avere finestre più resistenti dei muri che le sorreggono sarebbe stato inutile oltre che imprudente: a seguito di un impatto o di un'esplosione, i pannelli avrebbero potuto uscire dalle loro sedi e trasformarsi in proiettili estremamente pericolosi.
Per questo motivo fu anche necessario installare la robusta struttura di acciaio che si vede nella foto che mostra le finestre viste dall'interno. Ogni parte di questa struttura è agganciata attraverso i pavimenti alle parti corrispondenti nei piani successivi, in modo da creare un corpo unico lungo tutta la facciata del Pentagono.
Non solo: le pareti interne furono anche rivestite di un materiale simile al Kevlar per trattenere i frammenti di muro in caso di esplosione esterna.
Nessun mistero, quindi. Le finestre del Pentagono hanno fatto ciò per cui erano state progettate e installate: resistere a un'esplosione esterna. Anche lo scenario previsto era quello corretto: un attentato terroristico.