di John - www.Crono911.org"Quando una persona si muove attraverso il mondo, lascia una traccia che può essere seguita".
Queste parole, tratte dalla prefazione del libro "Perfect Soldiers" (ISBN 978-0060584696), descrivono molto bene il compito che l'autore, Terry McDermott, si è preposto: scandagliare le vite dei terroristi che progettarono ed eseguirono i tragici attentati dell'11 settembre 2001.
McDermott, all'epoca giornalista per il Los Angeles Times, ha scritto questo libro tre anni dopo la tragedia, dopo aver viaggiato attraverso quattro continenti e 20 paesi nel mondo, dal 2001 al 2003, per raccogliere informazioni e testimonianze sugli attentatori e sui loro complici, conoscenti e parenti.
Dal punto di vista del debunking, è evidente il valore di questa ricerca, giacché da sola essa stronca senza possibilità di appello le fandonie di chi afferma che i diciannove dirottatori non siano mai esistiti o siano ancora vivi.
Per di più, le ricerche dell'autore si sono estese anche alle vite dei loro complici e degli organizzatori, e finiscono per costituire l'ennesimo macigno sulle responsabilità di Osama bin Laden, Khalid Sheikh Mohammed e gli altri personaggi implicati, nonché su quelle di al-Qaeda.
McDermott ha raccolto elementi e testimonianze su una cinquantina di personaggi che in qualche modo hanno avuto un ruolo negli attentati, oltre ai dirottatori.
Dal punto di vista storico, la ricerca è importante perché si è svolta a ridosso degli attentati, dal 2001 al 2003, quindi prima che i testimoni intervistati da McDermott potessero essere influenzati dalle informazioni rilasciate dal 2004 in poi a conclusione del lavoro d'inchiesta della Commissione 9/11 o al termine del processo Moussaoui, e si incastra con le indagini, pressoché contemporanee, del giornalista arabo Yosri Fouda (autore del libro "Masterminds of Terror"), a tutto vantaggio della verificabilità e dell'attendibilità di entrambi.
Perfect Soldiers è suddiviso in tre parti: la prima è dedicata ai dirottatori, la seconda agli organizzatori e la terza alla pianificazione ed esecuzione degli attacchi. Le appendici contengono alcuni documenti che è utile tenere a portata di mano (i proclami di bin Laden, il testamento di Atta, le istruzioni per i dirottatori). Il tutto è completato da una esauriente elencazione delle fonti e da un prezioso indice analitico, oltre a un certo numero di fotografie in bianco e nero, alcune delle quali poco note o inedite.
Le ricerche di McDermott sono oggi in gran parte superate dalle ricostruzioni e indagini contenute nelle decine di migliaia di documenti che dal 2004 in poi sono stati oggetto di pubblicazione e desegretazione, rispetto ai quali rappresentano una ulteriore conferma della conoscenza fattuale di cui disponiamo. Nondimeno, da esse emergono spunti di riflessione interessanti.
Il ruolo di bin Laden nell'organizzazione degli attentati, per esempio, si arricchisce di alcuni particolari che lasciano intendere un coinvolgimento che andò ben oltre l'approvazione e il finanziamento del piano proposto da Khalid Sheikh Mohammed. Il leader di al-Qaeda spinse per accelerare i tempi e impose che i dirottatori fossero quasi tutti sauditi. Bin Laden avrebbe voluto anche che il quarto obiettivo fosse la Casa Bianca, ma Atta ritenne che sarebbe stato troppo difficile colpire quel bersaglio e preferì puntare al Campidoglio, in un giorno in cui il Congresso era riunito.
McDermott fa poi notare che la sezione speciale allestita dalla CIA nel 1996 per tracciare bin Laden fu la prima iniziativa del genere compiuta da quell'agenzia nei confronti di un singolo individuo, a testimonianza del fatto che la gravità della minaccia era stata ben percepita.
Un altro elemento, da tempo disponibile al pubblico ma spesso trascurato, sta nelle istruzioni fornite ai dirottatori, che McDermott attribuisce ad Abdulaziz al-Omari e non ad Atta. Dall'esame di questo documento si evince che i terroristi avrebbero dovuto portare con sé, nei propri bagagli caricati sugli aerei, tutti i propri effetti e documenti personali. Non si trattò, quindi, di una circostanza "strana", ma di una precisa decisione operativa.
Inoltre, l'arma di ciascun terrorista è indicata con il termine "coltello". Si tratta anche questo di un particolare molto significativo, perché è d'uso – quando si parla degli attentati – fare riferimento a "19 terroristi armati di taglierini". In realtà quello dei "taglierini" (o peggio "tagliacarte") è un mito che fonda più sulle superficiali cronache dei media che su fatti reali.
Difatti, le telefonate fatte da passeggeri e membri di equipaggio dei voli dirottati parlarono quasi sempre di coltelli: solo in un caso l'interlocutore parlò di taglierini, ma questo è il termine che – immotivatamente – è stato diffuso a livello mediatico.
L'autore si sofferma a considerare il contesto sociale dal quale provennero i dirottatori, in particolare i muscle hijacker: un contesto povero, senza valide prospettive economiche, nel quale le moschee rappresentavano l'unico centro di aggregazione e quindi un punto ideale di indottrinamento e di arruolamento di giovani che non vedevano futuro migliore davanti a sé.
La riflessione è particolarmente importante, perché di tenore analogo a quello di alcune considerazioni contenute nel Rapporto Finale della Commissione d'inchiesta sull'11 settembre, secondo cui la povertà e la depressione sociale ed economica di ampie aree islamiche è il principale bacino che alimenta il terrorismo integralista.
In conclusione, la lettura delle 330 pagine di "Perfect Soldiers" si rivela ancora utile nonostante il tempo trascorso dalla sua stesura (2003-2004) e pubblicazione (2005).
Il costo di copertina dell'edizione che abbiamo recensito (acquistata dall'Inghilterra) è di 12,99 sterline, ma il volume può essere facilmente reperito sul Web per una decina di euro.