2008/06/22

Der Spiegel e i protocomplottisti europei

di Paolo Attivissimo con il contributo di Brain_Use.

Prosegue la traduzione dell'articolo Panoply of the Absurd pubblicato nel settembre del 2003 dalla testata tedesca Der Spiegel. La prima parte della traduzione è disponibile qui. Il testo è stato tradotto fedelmente: l'unica modifica è costituita dall'integrazione nel testo dei riquadri biografici degli autori cospirazionisti, che nell'originale erano in riquadri fuori testo. Le immagini sono state aggiunte traendole dagli archivi di Undicisettembre.

I sognatori


Questo uso scriteriato dei fatti, per lo più derivati da Internet, è particolarmente stupefacente perché le esperienze professionali della maggior parte dei teorici della cospirazione sono in realtà decisamente rispettabili.

Il leader spirituale dei sedicenti investigatori alternativi in Germania è Mathias Bröckers, 49 anni, già redattore di rubriche presso il “Tageszeitung" (“taz”): sicuramente una pubblicazione rispettabile. Bröckers, un esperto di cannabis, ha trascorso molti anni inondando il mondo di resoconti e libri sugli effetti della pianta di canapa.

Ora diffonde il mito dei falsi dirottatori sopravvissuti e sente di essere chiamato ad “emancipare le teorie cospirative dal loro stato di rozza e imprecisa epistemologia e assicurare che siano prese sul serio, come una scienza critica della percezione”. Il suo obiettivo è di costruire una “cospirazione anti-cospirazione”, qualunque cosa essa sia.

Il secondo membro di questo gruppo è l'autore televisivo e scrittore Gerhard Wisnewski, 43 anni, giornalista freelance per i network televisivi tedesco WDR e ZDF. Ha già dimostrato il proprio talento nel convertire sciocchezze in notizie a proposito dell'organizzazione terroristica tedesca “Rote Armee Fraktion” (la “RAF” tedesca, N.d.T.). Anni fa, il giornalista sostenne che la terza generazione della RAF fu fabbricata dai servizi segreti, che avevano urgente bisogno di un nemico rispettabile. Se andate sul sito web di Wisnewski, troverete articoli intitolati “I gas venefici usati contro i curdi furono un'operazione Iran-CIA” o “La crisi degli ostaggi di Mosca: ci sono dietro gli Stati Uniti?”. La formula è evidente: gli assassini sono sempre gli americani. Nel suo film, Wisnewski solleva il dubbio che un aereo si sia mai schiantato in Pensylvania.

Se non altro, Andreas von Bülow, 66 anni, ex ministro federale della ricerca e tecnologia e membro dell'SPD (Partito Socialdemocratico Tedesco), fa un'impressione in qualche modo più rispettabile. Ha alle spalle una carriera politica di tutto rispetto, era considerato una delle stelle in ascesa dei socialdemocratici sotto l'ex cancelliere Helmut Schmidt, ed è stato sottosegretario parlamentare nel Ministero della Difesa tedesco, dove si è trovato a stretto contatto con il mondo dei servizi segreti. Nel 1994 si è ritirato al piano più alto della propria casa a Bonn per spiegare il mondo alla gente. Nel suo libro, insinua che il Mossad israeliano possa essere implicato nell'11 settembre.

I sognatori tedeschi – Bülow, Bröckers, Wisnewski – potrebbero essersi facilmente ispirati al francese Thierry Meyssan. Il quarantaseienne guru parigino dei teorici della cospirazione preferisce vestire di nero, fino alle sue scarpe da ginnastica Puma, beve succo di frutta sulla terrazza sul tetto del Centro Pompidou di Parigi e fa la paternale. Parla per un'ora, due ore, tre ore, sempre ritornando a variazioni di una singola frase: “Sono convinto che nessun aereo si sia schiantato sul Pentagono”. Sta raccogliendo informazioni che secondo lui proveranno che sul Pentagono si è schiantato un missile Cruise, non un aereo.

A Meyssan piace discutere. A differenza degli altri teorici della cospirazione, non ha avuto bisogno dell'11 settembre per salire su un palco improvvisato e fare comizi: era già lì da sempre. Ha organizzato campagne di boicottaggio contro la Danone, ha usato le proprie ricerche per rendere difficile la vita al politico di destra radicale Le Pen e attaccato l'ordine segreto cattolico dell'Opus Dei. E' stato anche un uomo rispettato e temuto in affermati circoli politici. Ma mantiene ancora questa posizione oggi?

Dall'anno scorso è invischiato in una battaglia legale contro i principali quotidiani francesi. Li ha citati in tribunale perché si prendevano gioco di lui. Ma li ha anche citati perché lui, Meyssan, crede di doverli costringere ad affrontare la loro responsabilità di rivelare cosa è accaduto realmente l'11 settembre.

Il suo libro è già stato tradotto in diciotto lingue: sostiene che sicuramente non fu un Boeing a schiantarsi sull'ala ovest del Pentagono l'11 settembre 2001, ma molto più probabilmente un missile Cruise, prova dell'intenzione dell'industria militare statunitense di conquistare il potere con la forza.

Meyssan siede sopra i tetti di Parigi e si allunga sopra il tavolo verso il suo libro. Mostra una fotografia della facciata del Pentagono. Nella foto, il foro nella facciata non sembra molto grande. “E lei crede che un Boeing sia scomparso in questo foro? Sì? E' questo che crede, monsieur?”

Il libro contiene molte fotografie che mostrano fumo, vapori e fiamme. Meyssan le mostra come un tesoro. Come prova. Fatti. Verità. Ma restano delle domande: quali foto mancano? Quali sono quelle che si è lasciato sfuggire? E quali ha lasciato fuori?

Il doppio Atta


La più grande teoria cospiratoria è stata tralasciata completamente. Gli autori di questi libri hanno sostanzialmente ignorato gli antefatti riguardanti i piloti che lavorarono con Mohammed Atta e avevano trascorso del tempo ad Amburgo. Forse l'hanno fatto perché la questione è già stata chiarita, lasciando poco spazio a personaggi equivoci. O forse perché è più rischioso rigurgitare teorie cospiratorie basate su eventi avvenuti sotto casa. Tuttavia i pochi brani che hanno scritto sulla cellula di Amburgo sono piuttosto rivelatori e di fatto gettano luce sulla malaccortezza e trascuratezza di questi ricercatori della verità alternativi.

Prendiamo i presunti esecutori innocui, per esempio. “Per quel che riguarda gli atteggiamenti politici e religiosi”, sostengono Bröckers e Hauß, “tutte le fonti indicano che Atta non si fece notare durante il periodo di Amburgo”. Tutte le fonti?

Quattro suoi ex amici, compresi Shahid N. e Marek M., descrivono Mohammed Atta come il guru di una setta che vomitava invettive piene d'odio. Una famiglia di insegnanti con cui Atta visse per un certo periodo lo cacciò via. Perché? Perché il fanatico puritanesimo dell'islamico stava seriamente stravolgendo la loro vita familiare.

La soluzione degli autori? Nessun problema, perché c'erano due Atta: “Esistono crescenti indicazioni che Atta possa aver avuto un doppione”. Restano fortemente imprecisi, glissando sulla causa della confusione. Sostengono che Atta usò il nome Amir in Germania. Il suo nome completo era Mohammed Mohammed al-Amir Awad al-Sajjid Atta. Diverse grafie e parti del suo nome compaiono nei rapporti degli investigatori. Praticamente tutto qui.

Il terzo esempio riguarda una società informatica, definita inquietante e misteriosa, situata nella cittadina di Wentorf, vicino ad Amburgo: vi lavorarono alcuni dei futuri terroristi e dei loro amici. “Si dice vi siano segnalazioni anonime da ambienti vicini ai servizi segreti che suggeriscono che la società potrebbe essere stata soltanto una facciata”, sostiene von Bülow.

E' una fandonia totale. La Hay Computing Company possiede indubbiamente una facciata, ma essa è saldamente attaccata a un edificio in mattoni rossi, in cui impiegati in carne e ossa lavorano realmente. E la società ha a che fare con i servizi segreti tanto quanto questo ex ministro tedesco ha a che fare con la verità: nulla.

“Non è compito mio sviluppare un'ipotesi dimostrabile”, dice von Bülow, “Io posso solo mettere insieme i pezzi del rompicapo e dire che questo o quell'elemento sembrano insoliti”.

Foschi sospetti devono aver mulinato nelle menti di Bröckers e Hauß quando vennero a conoscenza di un piano dei servizi segreti tedeschi. Anche durante gli anni 90, l'Ufficio Federale Tedesco per la Protezione della Costituzione intercettò le comunicazioni telefoniche nell'ambiente dei futuri piloti suicidi. Secondo gli indignati giornalisti investigativi Bröckers e Hauß, queste intercettazioni avrebbero richiesto un ordine del tribunale. “Può essere che non ci sia mai stato un ordine del tribunale e che i servizi segreti abbiano svolto il loro operato ad Amburgo in completa violazione della legge?”. E' una domanda intesa a generare sfiducia, ma non fa altro che rivelare una cosa: la totale e profonda ignoranza di questi esperti di cospirazioni.

Infatti a differenza di un'intercettazione della polizia, per un'intercettazione dei servizi segreti non è richiesto un ordine del tribunale; queste attività di monitoraggio richiedono invece l'approvazione della commissione G-10 competente. Nulla fu fatto illegalmente, e nulla fu nascosto alle commissioni di controllo. Questo pone un altro problema: può essere che questi autori abbiano investigato “meticolosamente” in modo da poter eludere ogni dovere giornalistico di usare cautela e buon senso?

Ogni dettaglio apparentemente incoerente viene usato come prova che c'è qualcosa di sospetto. Invece di chiarire queste presunte incongruenze svolgendo ricerche in proprio, gli autori usano le lacune delle loro competenze come prova di ciò che secondo loro è una manipolazione da parte di loschi agenti segreti e funzionari di polizia, disseminando i loro scritti di domande e insinuazioni.

Per esempio, Wisnewski tenta di usare l'esempio del testamento di Atta, ritrovato dopo gli attacchi, per scoprire incongruenze delle quali Wisnewski stesso dovrebbe essere considerato responsabile: “Da un lato, nessuno sa se davvero esista il testamento. Dall'altro nessuno può verificare l'originale in arabo per stabilire se fu correttamente tradotto dall'FBI. In altre parole, semplicemente non abbiamo accesso al testamento originale di Atta”.

L'unico dato esatto è che Wisnewski conosce la faccenda poco quanto la conoscono Bröckers e soci, che fanno sproloqui sul “testamento equivoco”. Avrebbero dovuto saper evitare quest'errore. L'originale arabo esiste eccome, e coloro che l'hanno firmato come testimoni, su richiesta di Atta, non sono scomparsi.

Uno di loro, Abdelghani Mzoudi, il presunto collaboratore attualmente sotto processo ad Amburgo, mostrò il documento in arabo a Der Spiegel poco dopo gli attacchi. E verificò non solo l'autenticità del documento, ma anche quella della sua firma.

Dov'erano gli ebrei?


Gli autori tedeschi sembrano trovare più semplice tessere le loro teorie cospiratorie da lontano. Per esempio, von Bülow scrive che ci fu “una sola vittima israeliana l'11/9” nelle torri del World Trade Center, ma che ci sono “numerose indicazioni che puntano a una sorta di connessione tra il Mossad israeliano e gli atti e gli esecutori dell'11/9”.

E' una teoria che l'ex ministro ha spiegato in un'intervista con Der Spiegel in modo piuttosto arzigogolato.

Domanda: Supponiamo che sia vero che morì un solo israeliano. Tutti gli altro che non erano nelle torri quel giorno sapevano?

von Bülow: La gente dice che l'umore generale era depresso, prima degli attacchi. Non ho idea del perché, o se le persone si avvisassero a vicenda attraverso il passaparola.

Domanda: Intende suggerire che ci fossero molte persone a conoscenza della cosa?

von Bülow: Non lo sapevano, lo sospettavano.

Domanda: E perché nessuno di loro ne parla ora?

von Bülow: E' successo. Dicono che un ragazzino pachistano abbia detto: “Le torri non svetteranno più domani”.

Tutto questo è poco più che pettegolezzo. Una cosa è certa, tuttavia: il mito di una cospirazione ebraica cominciò a girare per Internet poco dopo gli attacchi. Secondo questo racconto, 4000 ebrei che lavoravano al World Trade Center non si presentarono al lavoro l'11 settembre. Ciò significa che gli ebrei sapevano, dato che il Mossad deve aver pianificato l'attacco.

Questa teoria è data per scontata nei paesi arabi. Fu partorita dalla televisione libanese al-Manar, che orgogliosamente annuncia sul proprio sito web di condurre una “guerra psicologica contro il nemico sionista”.

Abraham Foxman, della Jewish Anti-Defamation League di New York, sa bene quanto siano coriacee queste maldicenze. Ha spesso tentato di utilizzare le cifre a sua disposizione per smontare queste voci. I suoi collaboratori hanno contato le vittime ebree dell'attacco, e Foxman dice che furono almeno 400, probabilmente di più. Non ci sono cifre ufficiali, dal momento che le autorità statunitensi non documentano l'appartenenza religiosa.

Mentre von Bülow si attiene alla propria teoria del Mossad, Wisnewski dubita che gli islamici abbiano mai pensato di attaccare il World Trade Center. “Lo stesso titolone – 'Attacco all'America' – apparve ovunque dopo gli attacchi, sui giornali, sui periodici e in televisione, e rappresenta un grossolano fraintendimento, probabilmente intenzionale, del vero obiettivo degli attacchi”.

Infatti il World Trade Center a New York, sottolinea Wisnewski, non era in alcun modo esclusivamente un simbolo dell'America. “Invece”, dice Wisnewski, “le spettacolari torri gemelle 'appartenevano' a tutto il genere umano”.

Per questo motivo, sostiene, non avrebbe senso ritenere che “terroristi arabi e/o islamici” avrebbero scelto le torri come obiettivo, perché scegliersi “questo obiettivo significa scegliersi il mondo intero come nemico”.

Nel mondo di Wisnewski, questa analisi dell'aria fritta non può che condurre a queste conclusioni: “O gli assassini islamici... fallirono miseramente. Oppure si trattò di... assassini che erano interessati a generare una coalizione mondiale di guerra sotto la guida degli Stati Uniti”.

Wisnewski e soci sembrano ignorare il fatto che le torri del World Trade Center erano già state oggetto di un attacco da parte di integralisti islamici. Lo fanno per un'ottima ragione, dal momento che le prove erano schiaccianti nei confronti di coloro che fecero esplodere un'autobomba nel garage sotterraneo delle Twin Towers il 26 febbraio del 1993, uccidendo sei persone e ferendone oltre un migliaio.

Tra i documenti che gli investigatori sequestrarono ai terroristi e ai loro fiancheggiatori associati a Sheikh Omar Abd al-Rahman c'era una chiamata alle armi, che suona come un ordine di marcia permanente per coloro che hanno dedicato le proprie vite alla guerra santa: “Dobbiamo completamente abbattere il morale dei nemici di Dio distruggendo le torri che sono i pilastri della loro civiltà – le loro attrattive turistiche e gli alti edifici di cui vanno tanto orgogliosi”.

(continua)

2008/06/21

Der Spiegel e i terroristi ancora vivi

di Paolo Attivissimo con il contributo di Brain_Use e di 911myths.com. L'articolo è stato ampliato dopo la pubblicazione iniziale.

Nel settembre del 2003, la testata tedesca Der Spiegel pubblicò su Spiegel International un articolo, Panoply of the Absurd (nell'originale tedesco Panoptikum des Absurden), che affrontava di petto le tesi cospirazioniste e le faceva a pezzi senza tanti complimenti, rivelandole per quelle che erano: assurdità e, in alcuni casi, vere e proprie falsificazioni.

Questa è la prima parte della traduzione di quell'articolo, per la quale ringrazio Brain_Use. Le parti successive verranno pubblicate prossimamente. Le immagini sono state aggiunte traendole dagli archivi di Undicisettembre.

Letto oggi, l'articolo di
Der Spiegel permette di cogliere il quadro di com'era il cospirazionismo qualche anno fa e di ricordare chi furono i pionieri ben remunerati di quest'idea e da dove scaturirono alcune delle panzane più celebri. Letto all'epoca dai vari cospirazionisti nostrani, avrebbe forse risparmiato loro imbarazzi e ridicolo.

Per tutti costoro abbiamo una sola domanda: se la sentono di accusare i giornalisti di Der Spiegel di far parte della cospirazione?


La rassegna dell'assurdo


di Dominik Cziesche, Jürgen Dahlkamp, Ulrich Fichtner, Ulrich Jaeger, Gunther Latsch, Gisela Leske, Max F. Ruppert – © Der Spiegel 2003

Gli attacchi a New York e Washington furono il più grande atto di terrorismo della storia, o semplicemente un'enorme cospirazione dei servizi segreti? I sostenitori delle teorie cospirazioniste stanno riempiendo bestseller con le loro presunte prove e hanno già convinto un quinto dei tedeschi delle loro mezze verità.

L'uomo dal sorriso timido che è comparso sul banco degli imputati nell'aula 237 della Corte Suprema Regionale Anseatica di Amburgo dal 14 agosto è accusato di essere coinvolto in una cospirazione. Si chiama Abdelghani Mzoudi ed è accusato di complicità in ben 3066 omicidi, in quanto membro del gruppo terrorista segreto di cui faceva parte Mohammed Atta e che cambiò il mondo con i suoi attacchi l'11 settembre 2001.

Dopo che il rappresentante del Pubblico Ministero Federale, in piedi dietro ad uno spesso cristallo antiproiettile, ha letto ad alta voce gli esiti delle indagini contro questo marocchino trentenne durante il primo giorno del processo, l'avvocato della difesa, Michael Rosenthal, ha presentato il quadro di una cospirazione differente, molto più vasta, pericolosa e mostruosa di quella di cui è accusato il suo cliente: “Sembra che gli Stati Uniti d'America fossero già coscienti dei benefici politici di un attacco al World Trade Center, almeno in teoria, prima che esso accadesse”.

“Un evento catastrofico e catalizzante” non era forse esattamente ciò che gli strateghi americani desideravano da tempo? E George W. Bush e la sua squadra non avevano forse “applicato... con rapidità sbalorditiva... concetti geopolitici che non possono essere disgiunti da un'analisi dell'attacco?”

Non appena i mormorii stupefatti nell'aula gremita di giornalisti hanno cominciato a smorzarsi, Rosenthal ha proseguito tranquillamente: “Se guardo con attenzione i risultati delle indagini attraverso le lenti dei miei occhiali, trovo anomalie che saltano subito all'occhio. A partire dalle liste dei passeggeri, che includono i nomi arabi di persone che sono tuttora piuttosto vive. E ci sono certamente altri elementi di prova che possono generare alcune ipotesi”.

Indubbiamente si può fare qualche ipotesi. Soprattutto si può fare qualche ipotesi sugli occhiali dell'avvocato Rosenthal.

Era del tutto serio, questo noto avvocato, nel suggerire che l'amministrazione statunitense, pur di perseguire i suoi obiettivi di politica estera, non si era tirata indietro nemmeno di fronte all'omicidio di massa di oltre 3000 suoi concittadini?

Il Pubblico Ministero Federale, Walter Hemberger, è rimasto senza parole. Ha detto che sperava che Rosenthal “non dubitasse davvero che Atta e i suoi compagni fossero responsabili” degli attacchi. “Se fosse così”, ha proseguito, “qui stiamo in due mondi diversi”.

L'avvocato della difesa ha cambiato rapidamente approccio, sostenendo che stava solo tentando di provocare il rilascio dei dossier che gli investigatori statunitensi avevano fino allora rifiutato di fornire alle autorità tedesche: “Non avevo assolutamente intenzione di sostenere teorie cospirative assurde”.

Tuttavia questo è precisamente ciò che ha fatto, conferendo un'aria di accettabilità sociale alle argomentazioni confuse che da mesi note case editrici stanno portando al pubblico – con considerevole successo – in cosiddetti libri di saggistica. Gli autori di questi libri teorizzano che i “maestri di scacchi geopolitici” della Casa Bianca possano aver sacrificato “due torri” per ottenere il "dominio mondiale". Essi affermano di svelare “le menzogne e contraffazioni dei mezzi di comunicazione e dei servizi segreti” e di gettare luce sul ruolo giocato dalla CIA nel terrorismo internazionale.

In sostanza, le loro analisi di alcune “irregolarità” portano a quello che loro definiscono un “convincente modello alternativo dell'operazione 11 settembre”. La conclusione ovvia: l'amministrazione USA allestì essa stessa l'attacco terroristico o almeno ne permise consapevolmente lo svolgimento.

Nel suo libro “Operazione 11/9 – Attacco Globale”, Gerhard Wisnewski, dipendente della rete televisiva tedesca ARD, presenta presunte prove a sostegno della teoria che il Pentagono fu distrutto da missili americani e che nessun aereo si schiantò presso Shanksville, in Pennsylvania. L'ex-ministro tedesco Andreas von Bülow (“La CIA e l'11 settembre”), dello stesso parere, sospetta che le torri del World Trade Center possano essere state fatte esplodere dall'interno. Mathias Bröckers, ex giornalista di Taz [un periodico tedesco, N.d.T.], vede George Bush Jr. come la “vera reincarnazione di Hitler” e per questa ragione lo crede capace di praticamente qualsiasi nefandezza.

Queste presunte rivelazioni hanno avuto successo presso il pubblico. A Wisnewski è stato permesso di presentare al pubblico le proprie ipotesi da veggente sotto forma di un documentario trasmesso dalla rete televisiva tedesca WDR. Il libro di von Bülow ha raggiunto il terzo posto nella classifica dei bestseller di Spiegel in poche settimane, e sono state tirate più di 100.000 copie del primo libro cospirazionista di Bröcker, rendendolo il prodotto di maggior successo di vendita per la casa editrice Zweitausendeins Verlag da anni a questa parte. Il seguito è disponibile da luglio e ci si aspetta che sia anch'esso molto redditizio.

Anche i risultati di un sondaggio condotto da Forsa [una società di ricerca statistica tedesca, N.d.T.] indicano che questa “corsa sfrenata di una fantasia costruttivista senza limiti” (Neue Zürcher Zeitung [un noto quotidiano svizzero, N.d.T.]) è divenuta un autentico sport popolare in Germania. In base a questo sondaggio, un quinto dei tedeschi oggi crede “che il governo americano potrebbe aver ordinato esso stesso gli attacchi dell'11 settembre”. Il 29% degli intervistati della Germania orientale e ben il 31% dei tedeschi sotto i trent'anni credono a questa affermazione.

Anche in altri paesi il mondo sembra essere impazzito. In Francia, lo scrittore Thierry Meyssan ha venduto circa 200.000 copie del suo libro intitolato "L'Effroyable imposture” (nella versione tedesca “La messa in scena del terrorismo" [in quella italiana “L'incredibile Menzogna”, N.d.T.]). Su Internet, migliaia di siti web offrono a una banda internazionale di investigatori dilettanti la possibilità di fantasticare sulle supposte “verità” che si celano dietro la versione “ufficiale”.

Il peggior atto di terrorismo della storia sta entrando nell'atmosfera rarefatta di quella mitologia in cui Elvis è vivo, John F. Kennedy cadde vittima di una cospirazione che coinvolgeva la mafia e agenti dei servizi segreti, lo sbarco sulla Luna fu messo in scena nel deserto del Nevada e la principessa Diana fu assassinata dai servizi segreti britannici.

E' una rassegna dell'assurdo, eppure è ben radicata nel nostro mondo. Lo storico Dieter Groh scrive che i teorici della cospirazione “rappresentano una tentazione costante per tutti noi” perché sono una costante nella storia occidentale. Secondo Groh, “la sequenza storica prima della Rivoluzione Francese è costituita da ebrei, eretici e streghe, seguita da ebrei, comunisti, capitalisti e servizi segreti” dopo il 1789, l'anno della Rivoluzione.

Per quanto siano variegate queste teorie e i loro seguaci, condividono un modello di pensiero di base: le grandi tragedie devono avere grandi cause. Secondo questo schema di pensiero, sarebbe impossibile per un piccolo gruppo di islamici infliggere un colpo a sorpresa così duro alla superpotenza degli Stati Uniti, con tutte le sue armi e servizi segreti.

“La cosa meravigliosa di una teoria cospirativa è che ti permette di capire tutto perfettamente”, dice lo studioso di politica americano Michael Barkun, nel tentativo di spiegare il ricorrente successo delle teorie cospirative. “Ti rivela che tutto il male del mondo può essere attribuito a una singola causa e che LORO, chiunque essi siano, sono questa causa”.

Naturalmente, LORO – gli americani, nel caso dell'11 settembre – rendono facile il compito per chi ha molta fantasia. Questo avviene perché le teorie cospirative, dice Groh, prendono piede soltanto quando vengono a contatto con la realtà. Per garantire che il loro “meccanismo funzioni correttamente, devono innestarsi sullo schema interpretativo prevalente di un gruppo, una nazione, una cultura o una religione così come una chiave si innesta in una serratura”.

Dopotutto, non hanno forse Bush e Blair ingannato i loro stessi concittadini, le Nazioni Unite e il resto del mondo con scenari di minacce falsificate o esagerate per rendere più semplice l'invio dei loro soldati in Iraq? E che dire del Vietnam, dell'affare Iran-Contra e del supporto statunitense a bin Laden e ai talebani quando combattevano l'esercito sovietico in Afghanistan?

E che dire di piani come l'“Operazione Northwoods” – un complotto escogitato nel 1962 dall'alto comando americano? Secondo questo piano, un aereo passeggeri che volava sui Caraibi sarebbe stato sostituito da un aereo identico ma teleguidato. L'aereo sarebbe stato fatto esplodere e Cuba accusata di averlo abbattuto. Anche questa cospirazione era forse frutto della fantasia di qualcuno?

Tutte queste supposte cospirazioni sono esistite, ma sono fallite tutte. Il piano Northwoods fu cancellato da Kennedy, l'accordo Iran-Contra cadde e i suoi attori principali furono smascherati, e il fatto che gli americani fornissero assistenza alla guerriglia afghana semplicemente mise in evidenza un dilemma persistente della base concettuale spesso disastrosa della politica estera americana, basata sul principio che il nemico del mio nemico è mio amico.

Bröckers evidenziò già nel suo primo libro che, a suo modo di vedere, il grande burattinaio dietro l'11 settembre era George W. Bush, che cominciò “la sua ascesa al ruolo di grande leader con una finzione ideologica”, quella della “cospirazione globale alqaedista e binladenista”. Secondo Bröckers, Bush trasformò gli islamici in babau “con l'aiuto di un sistema organizzato sostanzialmente come una società segreta”.

I terroristi zombi


Il modo in cui circostanze banali possono trasformarsi in oscuri misteri in certe condizioni è evidente nella strana storia che ha spinto l'avvocato di Mzoudi, Rosenthal, a lasciarsi in ipotesi in tribunale la notizia che almeno sei dei presunti dirottatori era ritenuti vivi e che le loro voci venissero trasmesse da varie emittenti numerosi dopo gli attacchi.

Il 12 settembre, si dice che un settimo uomo abbia contattato il proprio padre. Il suo nome era Mohammed Atta. Il padre di Atta, un avvocato del Cairo, non ha più avuto notizie da suo figlio da allora ed è convinto che sia stato ucciso da sicari americani. Con o senza Atta, per i sedicenti investigatori alternativi la teoria dei terroristi zombi funge da prova chiave di oscure macchinazioni delle autorità americane.

“Questo”, dicono Bröckers e il suo coautore Andreas Hauß, in quello che la quarta di copertina chiama un libro basato su ricerche eseguite “meticolosamente”, “ha... conseguenze di lunga portata per l'intera vicenda, perché mette completamente in dubbio chi realmente pilotasse gli aerei”.

Quanto sia traballante questo ragionamento diviene evidente in un'affermazione appena tre righe più sotto. “Noi”, scrivono gli autori, “non li abbiamo contattati o intervistati personalmente, né lo sono stati da altri, di recente”. Gli autori proseguono sostenendo che sia possibile che i non morti siano ora in realtà morti. Secondo loro, se queste persone sono vive, dev'essere perfettamente comprensibile che qualcuno “accusato di diverse migliaia di omicidi” si nasconda "e non sia disponibile per interviste".

Bröckers e Hauß dedicano quindici pagine a rendere apparentemente plausibile la loro versione del racconto degli assassini suicidi; Bülow fa la stessa cosa in cinque pagine. Eppure basta qualche telefonata per distruggere le loro teorie degli zombi. Ciò che questi giornalisti investigatori avrebbero dovuto fare è ascoltare per un momento coloro che essi stessi citano come fonti “credibili” delle loro argomentazioni. Prendiamo la BBC, per esempio, che in effetti il 23 settembre 2001 riferì che alcuni dei presunti terroristi erano vivi e in buona salute e avevano contestato il fatto di essere stati additati come assassini.

Ma c'è un dettaglio. Il giornalista della BBC responsabile dell'articolo ricorda questo supposto scoop soltanto dopo che gli viene detta la data in cui fu pubblicato. “No, non avevamo alcun filmato o fotografia di queste persone a quell'epoca”, dice, e ci informa che il servizio fu basato su articoli apparsi in giornali arabi come Arab News, un giornale saudita in lingua inglese.

L'operatore del centralino ha il numero dell'Arab News in memoria. Chiamiamo Gedda, in Arabia Saudita. Pochi secondi e il direttore John Bradley è in linea. Quando gli raccontiamo la nostra storia, sbuffa e dice: “E' ridicolo! La gente qui ha smesso da molto tempo di parlare di questa vicenda”.

Bradley ci dice che all'epoca i suoi reporter non avevano parlato direttamente con i cosiddetti “sopravvissuti”, ma avevano invece messo insieme articoli tratti da altri giornali arabi. Questi articoli, dice Bradley, uscirono quando l'unica informazione disponibile sugli aggressori era una lista di nomi che l'FBI aveva pubblicato il 14 settembre. L'FBI pubblicò fotografie soltanto quattro giorni dopo l'uscita degli articoli, il 27 settembre.

Le fotografie chiarirono rapidamente la sciocchezza riguardante i terroristi sopravvissuti. Secondo Bradley, “tutto ciò si può attribuire al caos che prevalse durante i primi giorni successivi all'attacco. Qui abbiamo a che fare con nomi identici per coincidenza”. In Arabia Saudita, dice Bradley, i nomi di due dei presunti terroristi sopravvissuti, Said al-Ghamdi e Walid al-Shari, sono "comuni quanto John Smith negli Stati Uniti o in Gran Bretagna."

La spiegazione finale viene fornita dal giornale Asharq Al-Awsat, una delle fonti di Arab News, a sua volta utilizzata dalla BBC. Mohammed Samman è il reporter che intervistò a Tunisi un uomo di nome Said al-Ghamdi, per poi scoprire che al-Ghamdi era decisamente inorridito all'idea di scoprire il proprio nome sulla lista di assassini dell'FBI.

Samman ricorda bene quella che fu per lui uno scoop. “Fu una storia fantastica”, dice. E fu solo quello. Non c'entra niente con la versione costruita dalle fantasie combinate di Bröckers e Bülow.

“Il problema”, dice Samman, “fu che dopo che era stata pubblicata la prima lista dell'FBI, la CNN rilasciò una foto del pilota di nome Said al-Ghamdi che era stata ottenuta dagli archivi dei piloti sauditi che avevano, in un momento qualsiasi, ricevuto addestramento formale al volo negli Stati Uniti."

Un'immagine della CNN del 16 settembre 2001 mostra a sinistra la foto errata di Saeed AlGhamdi.

Un fotogramma tratto da un documentario della rete televisiva Arte mostra più chiaramente la foto errata di Saeed al-Ghamdi.

Dopo che la storia di Samman fu riportata dalle agenzie di stampa, fu contattato dalla CNN. “Diedi loro il numero di telefono di Ghamdi. Quelli della CNN parlarono col pilota e si scusarono profondamente. Tutta la faccenda era chiaramente un fraintendimento. La famiglia Ghamdi è una delle più grandi in Arabia Saudita e ci sono migliaia di uomini di nome Said al-Ghamdi."

Quando chiediamo a Samman di dare un'altra occhiata alla lista delle fotografie dell'FBI, è più che lieto di farlo, e ci dice: “Il Ghamdi della foto non è il pilota con cui io parlai”.

A sinistra, il pilota Saeed al-Ghamdi (quello innocente e ancora vivo); a destra, il Saeed al-Ghamdi accusato dall'FBI.

Quei giornalisti investigativi avrebbero dovuto essere in grado di capire quanto fosse semplice la soluzione del rebus. Scrissero tutti che un uomo di nome Abd al-Asis al-Umari era stato indicato come responsabile dall'FBI e che c'erano, a quanto pareva, molti individui con quel nome. Bröckers e Hauß avevano persino notato che l'FBI aveva inizialmente rilasciato alla stampa un nome inesatto. Tutto ciò sicuramente suggerisce che ci fosse stato un fraintendimento, ma è anche qualcosa che i teorici della cospirazione a quanto pare non considerano plausibile.

Nel caso del presunto terrorista sopravvissuto Walid al-Shari, la verità è ancora più ovvia. Almeno von Bülow avrebbe avuto modo di evitare questo errore. Nel suo libro, scrive che il presunto assassino Shari “vive a Casablanca e lavora come pilota, in base alle informazioni fornite dalla compagnia aerea Royal Air Maroc”.

Se von Bülow si fosse informato presso la compagnia aerea, avrebbe scoperto che il nome del pilota che vive a Casablanca è Walid al-Shri e non Walid al-Shari, come quello dell'assassino [le grafie in caratteri occidentali sono variabili, ma quella usata ufficialmente è Waleed Alshehri (N.d.T.)]. Questo dettaglio secondario fa una grande differenza, ovvero la differenza tra un terrorista morto e un innocente vivo. Ma per i teorici della cospirazione, scoprire la verità è come risolvere un cruciverba per bambini: animale domestico, quattro lettere? Gtto.

In alto, il pilota saudita Waleed al-Shehri che chiamò la stampa per dichiarare la propria innocenza e di essere ancora vivo; in basso, il Waleed al-Shehri accusato dall'FBI. Si noti che i loro secondi nomi sono differenti (rispettivamente Ahmed e Mohammed).

Tutto ciò che non calza viene adattato, e tutto ciò che calza viene preso senza verifica. “L'accettazione acritica di qualsiasi argomentazione che suggerisca una cospirazione” è una pietra angolare di tutte le teorie cospiratorie, scrive lo storico conservatore americano Daniel Pipes. “I teorici della cospirazione partono dalle conclusioni e poi cercano ragioni per liquidare tutto ciò che non vi si adatta”. Chi ha in mano un martello tende a vedere chiodi ovunque.

Charles Ward, ex collaboratore di Jim Garrison, il principale teorico della cospirazione sull'omicidio Kennedy, descrive il funzionamento di questo metodo come segue: “Garrison ipotizzava una conclusione e quindi organizzava i fatti. E quando i fatti non quadravano, amava sostenere che erano stati alterati dalla CIA”.

Questo metodo di trovare cospirazioni dove non ce ne sono è stato utile anche ai teorici della cospirazione dell'11 settembre. Diversamente, si potrebbe semplicemente aggiungere che la ragione per cui molte notizie controverse non sono riemerse è che sono già state chiarite, come dimostra la storia degli “assassini viventi”. Non è un segreto, ma è anzi una lezione importante a proposito di un mercato dell'informazione altamente competitivo, nel quale i giornalisti hanno copiato l'uno dall'altro pur di non lasciarsi sfuggire neppure un pezzo, e alla fine hanno sbagliato tutti; e tutti avevano messo da parte gli scrupoli.

A questo punto la vicenda sembra restare in vita solo là dove Bröckers, von Bülow e simili a quanto pare preferiscono cercare le loro informazioni: nella “memoria globale di Internet, che, nei suoi archivi, registra, colleziona e fornisce accesso a tutte queste briciole scartate” (Bröckers/Hauß).

Ed è soltanto là, dove il vecchio e il nuovo, l'errato e l'esatto sono posti su uno stesso piano, che questo genere di notizie sembra avere ancora l'attualità dalla quale questi autori confezionano i loro sospetti e le loro accuse.

(continua)

2008/06/20

WTC, non fu trovato soltanto il passaporto di un dirottatore

di Paolo Attivissimo, su segnalazione di mother

Il ritrovamento del passaporto pressoché intatto di uno dei dirottatori del volo American Airlines 11, Satam al-Suqami (nella foto), viene spesso additato come elemento sospetto. Quello che non viene detto è che il passaporto del dirottatore non è affatto l'unico oggetto rivenuto proveniente dagli aerei.

Nel libro La Cospirazione Impossibile sono già state mostrate le foto di giubbetti di salvataggio e cuscini di sedili del volo AA11 trovati nelle strade intorno al WTC. In questo blog, oltre a parti d'aereo, è stata mostrata anche quella che sembra essere una cuffia da pilota.

A questi elementi si aggiungono ora altri reperti fragili, trovati da Mother in un video amatoriale girato da alcune persone che collaborarono ai primi soccorsi: una rivista di bordo e, si noti, quello che viene descritto come un frammento di passaporto di un passeggero.




Undicisettembre ha già contattato gli autori del video per chiedere ulteriori dettagli e per chiarire le modalità di reperimento e identificazione di questi oggetti.

Va chiarito che è sbagliato attendersi che gli oggetti provenienti dagli aerei, se trovati fuori dalle Torri Gemelle, debbano essere stati distrutti o danneggiati dagli incendi. Il carburante degli aerei si è infatti incendiato dopo che i velivoli avevano trapassato le torri e i loro frammenti erano riemersi dal lato opposto per poi cadere al suolo. Il passaporto di al-Suqami (trovato a una certa distanza dal WTC, prima dei crolli) e gli altri oggetti rinvenuti non avrebbero dovuto quindi sopravvivere ad alcun incendio, perché l'incendio non esisteva ancora quando hanno attraversato le torri e sono caduti al suolo.

2008/06/19

Giulietto Chiesa e il controllo delle fonti

di Paolo Attivissimo

Capita spesso, nelle discussioni con chi non è complottista cocciuto ma vuole capire a mente aperta, di sentire un'obiezione forte: non è possibile che giornalisti ben conosciuti, con anni di carriera alle spalle, come per esempio Giulietto Chiesa, possano sostenere le tesi alternative sull'11/9 se non c'è qualcosa di vero. Diamine, avranno ben controllato prima di dire certe cose, no?

E' una considerazione sensata, che però si scontra con i fatti: un lettore, Sandro, ha segnalato che proprio Giulietto Chiesa ha preso per buona, senza controllarla, una banalissima bufala che sta circolando da qualche tempo ed è descritta qui in dettaglio: un calcolo errato che confronta (sulla base di dati fasulli) il prezzo del carburante oggi e quello di otto anni fa e suggerisce che ci sia una speculazione da parte dei soliti gruppi occulti di potere.

Non solo l'ha presa per buona, ma l'ha anche lodata, definendola sul suo sito un calcolo "ottimo". Anzi: secondo lui,

Tutto ciò conferma che viviamo nel sistema della truffa mondiale. Questo capitalismo è una truffa, tutto intero. Lei si lamenta del prezzo della benzina. E forse non sa che la Banca Centrale Europea ha messo in circolazione oltre 400 miliardi di euro per sostenere il dollaro andato in doppia crisi con i mutui facili con cui ha inquinato tutta la finanza mondiale. Altri denari nostri, anzi inventati dal nulla, carta su carta. Unica considerazione "tranquillizzante": il dollaro non si riprenderà più. Per farlo risalire bisognerebbe che gli americani consumassero il 30% in meno di quello che consumano oggi. E questa sarebbe un'altra catastrofe per l'economia mondiale. Al punto che non sembra opportuno augurarcela. La soluzione più semplice sarà dunque una guerra. E a questo i deficienti-delinquenti che guidano il mondo stanno pensando.




Tutto questo sulla base di un dato fasullo, di una storiella di fonte anonima che circola via e-mail.

Qui non si tratta di disquisire sulle prestazioni di un transponder o sulla capacità del sistema radar civile statunitense nel 2001. Si tratta semplicemente di prendersi la briga di controllare due dati banalissimi: i cambi e i prezzi del petrolio. Cosa che non è stata fatta prima di lanciarsi in previsioni a dir poco catastrofiche.

Quest'episodio (uno dei tanti: come non ricordare il "parassita militare" che adorna le pagine del libro Zero) fornisce una risposta chiara al dubbio iniziale: no, non è stato fatto alcun controllo serio prima di abbracciare le tesi cospirazioniste, neppure da parte di personaggi di indubbio rilievo come Dario Fo o Giulietto Chiesa, perché queste tesi sono conformi alla loro visione del mondo e sono state quindi accettate acriticamente, come in quest'esempio della bufala sulla benzina.

E' un processo psicologico noto come confirmation bias o "sindrome di Tolstoj", perché Tolstoj lo descrisse lucidamente così già nel 1897, nell'articolo Che cos'è l'arte?:

So che la maggior parte degli uomini, compresi coloro che hanno dimestichezza con problemi della più grande complessità, raramente riescono ad accettare la verità più semplice e ovvia, se essa li costringe ad ammettere la falsità delle conclusioni che essi hanno orgogliosamente insegnato ad altri e che hanno intessuto, un filo dopo l'altro, nella trama della propria vita.


Anche ai tempi di Tolstoj, si direbbe, c'erano i complottisti.

Quest'episodio conferma che è dunque inutile sbandierare nelle discussioni i nomi di personaggi conosciuti a supporto alle teorie alternative sull'11 settembre: occorre restare saldamente ancorati ai fatti. A tutti i fatti e non solo a quelli che confermano le proprie conclusioni orgogliosamente insegnate.

2008/07/24: Chiesa ha ammesso l'errore


Giulietto Chiesa ha riconosciuto l'errore in questa risposta a un suo lettore che glielo segnalava. Dice Chiesa:

In verità io stesso ero rimasto colpito dalla notizia, che mi appariva in contrasto con altre mie informazioni. Ho risposto proprio perchè mi era parsa rilevante in quanto controcorrente. Senza fare il dovuto controllo. me ne dispiace. Correggo.

E' interessante notare anche quest'altra sua frase:

in questi anni mi è accaduto alcune volte di incappare in queste sviste, per eccesso ingiustificato di fiducia e per ingiustificata mancanza di controllo




Poiché Chiesa rifiuta il dialogo con noi di Undicisettembre, chiediamo ai suoi lettori di domandargli rispettosamente se per caso anche quel famoso "cinque metri ripeto cinque metri" del foro d'impatto al Pentagono, messo in bocca a Dario Fo da Chiesa per il video Zero, sia semplicemente una "svista" dovuta, come quella ammessa qui sopra, a "eccesso ingiustificato di fiducia e per ingiustificata mancanza di controllo".

I Doomsday Planes "misteriosi" erano già documentati dalla BBC. Nel 2002

di Hammer

Uno degli apparenti misteri sui tragici fatti dell'11 settembre 2001 riguarda la presenza di aerei bianchi, nello specifico degli E-4B, ovvero la versione militare dei Boeing 747, sopra i cieli di Washington poco dopo gli attacchi. Secondo i dietrologi la presenza di tali aerei fu inspiegabile e nascosta dai media americani per anni.

Nessun cospirazionista ha mai avanzato teorie serie e complete su quale sarebbe stato lo scopo, nelle loro eccentriche verità alternative, di questi aerei; ma è noto che a questi sedicenti ricercatori della verità basta un minimo elemento del quale ignorano le motivazioni per urlare alla cospirazione, anche se ciò avviene per la loro proverbiale scarsa propensione alla ricerca.

Giulietto Chiesa erge addirittura la presenza di questi aerei a "problema fondamentale" quando, nella puntata della trasmissione di Rai Tre "Le Storie" del 31/1/2008, dice:

Il problema fondamentale, per esempio, è che nessuno ha spiegato come mai per esempio sull'aereo... nel momento in cui questo presunto aereo colpiva il Pentagono, per esempio, sorvolava la Casa Bianca un aereo bianco con quattro motori che è il famoso aereo che si chiama Doomsday Plane, cioè "aereo fine del mondo", con cui il Pentagono comanda la difesa degli Stati Uniti nel caso di un attacco nucleare strategico. Queste cose non le dico io, le dice la CNN, che ha mandato in onda le immagini con sei anni di ritardo di quest'aereo che sta sorvolando la Casa Bianca, dicendo, la CNN, che è una cosa totalmente inspiegabile.


Abbiamo già mostrato in altri articoli come questa affermazione sia del tutto falsa e come la presenza di tali aerei non sia affatto misteriosa né sia stata nascosta dai media.

Se tali smentite non fossero sufficienti, viene in nostro aiuto anche la BBC che, in un documentario del 2002, mostra e spiega oltre ogni ragionevole dubbio quale sia lo scopo nei cieli dei "Doomsday Planes".

Il documentario in questione si intitola "Clear The Skies" e fu trasmesso per la prima volta dalla BBC l'1/9/2002. In seguito, nel 2005, fu anche pubblicato in DVD e nel settembre del 2006 fu trasmesso anche da "La Storia siamo noi" su Rai Tre con il titolo "11 settembre - Terrore dal cielo".

Parlando del Comando Strategico di Offutt, Nebraska, che ospita, tra gli altri, il centro di comando dei Doomsday Planes, il documentario dice (evidenziazione aggiunta):


This is also the home of the National Emergency Airborne Command which operates the so-called Doomsday Planes. Their purpose is to control nuclear forces from the air in times of crisis. It is decided to deploy the Doomsday Planes.

Brig. General KEVIN COPPOCK - Director of Intelligence: "One of the primary purposes of those airplanes is to provide strategic command and control for the President, the Secretary of Defence and the Chairman of the Joint Chiefs of Staff with the major military command centers and so having them up fits that purpose perfectly. They were already up, so we used them that way."


La traduzione italiana proposta dalla Rai è la seguente:

La base ospita anche il comando nazionale avio-trasportato di emergenza che coordina i Doomsday Planes, cioè gli Aerei del Giorno del Giudizio, concepiti per controllare dal cielo le forze strategiche in caso di crisi nucleare. Il Comando decide di farli decollare.

Gen. KEVIN COPPOCK - Direttore Intelligence: "Una delle principali funzioni di questi velivoli è di garantire al Presidente, al Segretario alla Difesa e ai capi di Stato Maggiore la continuità del Comando Militare. Il modo migliore per farlo è averli in volo, per questo abbiamo deciso di impegarli."

La traduzione della Rai non è del tutto precisa nell'ultima frase e ignora il fatto che al momento degli attacchi i Doomsday Planes fossero già in volo per via di un'esercitazione ("they were already up", ossia "erano già in volo"). Il senso comunque non cambia.

Nessun mistero, quindi, e nessun occultamento. Riassumendo:

  • La CNN mandò in onda le immagini dei Doomsday Planes in diretta mentre volavano sopra Washington l'11 settembre 2001. Giulietto Chiesa sostiene che tali immagini furono mostrate solo con sei anni di ritardo.
  • La BBC spiegò nel settembre 2002 quale fosse lo scopo di tali aerei. Giulietto Chiesa sostiene ancora che si tratti di una presenza del tutto inspegabile.

Questo è il livello della ricerca degli autori di "Zero".

Quegli architetti e ingegneri pro-cospirazione

di Paolo Attivissimo con il contributo di SirEdward. Si ringrazia Screwloosechange per la segnalazione. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Quando facciamo rispettosamente notare che non c'è uno straccio di esperto di settore realmente informato che sostenga le tesi cospirazioniste, ogni tanto qualcuno tira fuori beffardo AE911truth.org: l’associazione Architects and Engineers for 9/11 Truth di Richard Gage. Spiegatemi questo, debunker.

Dal nome e da quello che c'è scritto nel sito, si direbbe un gruppo di ben 402 architetti e ingegneri che credono al complotto. Gente seria, che sa il fatto suo nelle materie attinenti ai crolli delle Torri Gemelle e del WTC7 e quindi può competere alla pari con gli esperti "ufficiali" del NIST, dell'ASCE e della FEMA.

Se 402 architetti e ingegneri credono che l’11 settembre sia stato un complotto ancora tutto da svelare, viene effettivamente da pensare che magari ci sia un fondo di verità. Ma il dubbio svanisce appena si ha occasione di sentire cosa dicono di preciso i membri di AE911truth.

Da qualche tempo, un debunker che si fa chiamare Kookloons li chiama al telefono, si finge favorevole alle loro tesi cospirazioniste, li lascia parlare a ruota libera chiedendo qual è secondo loro la più forte prova della cospirazione, e poi pubblica le telefonate su Youtube (questo in molti stati USA è legale). L’audio è poco comprensibile per chi non è madrelingua inglese, ma i risultati sono molto interessanti.

Per esempio, Christopher Edward Lyon, ingegnere elettrico e meccanico (nulla a che fare con le strutture di edifici), dice che la prova suprema della demolizione controllata è che dei pezzi delle Torri caddero lontano dalla base e furono quindi stati scagliati dall’esplosivo. Dice anche che è vero che nessuna demolizione controllata nella storia ha mai scagliato pezzi in questo modo, ma fa niente. Si vede che stavolta volevano farsi notare.

Ted Muga, laureato in ingegneria civile soltanto 47 anni fa, nel 1961, dice che il Pentagono non fu colpito da un aereo: secondo lui l’aereo che i testimoni videro lo sorvolò, proprio mentre esplodevano delle bombe collocate dentro l’edificio. Dove sia finito quest’aereo, con i suoi passeggeri, o perché sarebbe stata necessaria questa complicatissima messinscena (col rischio di essere smascherata da chiunque avesse visto il sorvolo) non è dato saperlo. E naturalmente dice che gli ingegneri non complottisti sono tutti pagati per tacere. Deve costare una bella cifra.

Paul Robert Kenyon
, ingegnere, dice che è possibile che si sia trattato di raggi laser o "radiazioni ad alta frequenza" (sic).

Dulcis in fundo, Charles Pegelow, presentato come ingegnere strutturista, sostiene che le Torri Gemelle furono distrutte mediante bombe atomiche che fecero evaporare 100.000 tonnellate d'acciaio (lo dice da 3:48 in avanti).

Potremmo andare avanti con questo rapido campione: la collezione di Kookloons è molto vasta. Ma questi esempi sono sintomatici di quanta serietà professionale ci sia in realtà dietro la facciata apparentemente autorevole di Architects and Engineers for 9/11 Truth. Ne citiamo ancora qualcuno che abbiamo trovato durante la stesura di quest'articolo.

  • Dan Bartlett parla di un B-52 che avrebbe colpito l'Empire State Building: se non vi è chiaro perché è una bestialità, leggete l’articolo apposito di Undicisettembre.
  • Alan Zorthian dice che gli è bastato ascoltare la presentazione di Gage per credere alla tesi complottista, e questo è il limite dei suoi studi della materia.
  • Donald Ketner parla ancora dell’ormai mitico "pull it" di Larry Silverstein.
  • Earl Booth "apprezza i lavori di Steven Jones". Ricordiamo che Jones è quello che diceva che il crollo delle torri violava il secondo principio della termodinamica.
  • Ci sono poi semplici citazioni, come quella di Fred Robinson, che semplicemente "vuole sapere la verità sull'11 Settembre".
  • C’è il signor Luckman, che ha trovato "convincente" la presentazione di Gage. E tanto gli basta per credere, anche se, bontà sua, si chiede come sia stato possibile minare le Torri Gemelle di nascosto.

Come sempre, il modo migliore per dimostrare l’inconsistenza del complottismo è insomma lasciar parlare un complottista. E quanto parlano: la presentazione Powerpoint di Richard Gage è di ben 542 slide.

Va da sé che anche quest'associazione ha il suo bel DVD da vendere, la sua richiesta di donazioni (fino a 911 dollari al mese), e le T-shirt e gli adesivi per auto sono in arrivo; ma potete anche pagare un pranzo a un architetto o ingegnere. Bastano nove dollari. Se elemosinano persino un pranzo, mi sa che questi architetti e ingegneri non guadagnano molto dal loro lavoro professionale. Del resto, fareste progettare la vostra casa da uno che pensa che si possano distruggere i grattacieli con i raggi laser?

Aggiornamento (2008/06/23)


L'account Youtube di Kookloons è stato chiuso. Le motivazioni non sono note. Se questo fosse successo a un complottista, ci sarebbero (come è già successo) cori di voci che si levano a gridare alla censura e alla cospirazione. In questo caso, invece, siccome è successo a un debunker, tutti zitti. Meno male che sono i complottisti quelli che si lamentano sempre di essere perseguitati e ostracizzati dai media.

2008/06/17

Finalmente un po' di spazio TV anche ai debunker

Espansione TV, un'emittente di Como, mi ha invitato oggi in studio per registrare un'ampia chiacchierata sulle teorie cospirazioniste intorno all'11 settembre e per analizzare insieme un breve video complottista (La Verità di Cristallo di Massimo Mazzucco) nell'ambito del programma Trenta denari, condotto da Emanuele Caso.

Se la cosa vi interessa, il programma andrà in onda domani sera (18 giugno) in prima serata; ho partecipato gratuitamente in cambio del permesso di pubblicare online la trasmissione, che potrebbe avere un seguito sotto forma di faccia a faccia con Mazzucco.

Le frequenze e la copertura di Espansione TV sono elencate da Wikipedia. I commenti alla trasmissione possono essere immessi qui sotto oppure inviati direttamente all'indirizzo di e-mail della trasmissione, che è 30denari chiocciola espansionetv.it.