2017/09/26

Intervista a Robert O'Neill, il Navy SEAL che uccise Osama bin Laden

di Hammer. L'originale in inglese è disponibile qui.

Nella notte tra l'1 e il 2 maggio del 2011 Osama bin Laden fu ucciso da una squadra speciale dei Navy SEALs nel compound di Abbottabad, in Pakistan, in cui viveva nascosto da anni. Robert O'Neill è l'uomo che durante quella missione sparò il colpo mortale al terrorista saudita; dal 2013 ha raccontato varie volte la propria storia in interviste, documentari e nella sua autobiografia intitolata The Operator, pubblicata nell'aprile del 2017 e di prossima uscita in italiano (Feltrinelli).

O'Neill ha accettato la nostra richiesta di rilasciarci un'intervista, che offriamo di seguito ai nostri lettori.

Ringraziamo O'Neill per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ciao Rob, anzitutto grazie del tempo che ci stai dedicando. Hai avuto un’occasione di vedere Osama bin Laden vivo per un momento, ti ha colpito qualcosa in particolare di lui come persona?

Robert O’Neill: Fui sorpreso da quanto fosse alto e fui sorpreso da quanto fosse corta la sua barba e del fatto che fosse grigia. Era anche magro.


Undicisettembre: Cosa aveva di diverso questa missione rispetto alle altre a cui hai partecipato?

Robert O’Neill: Solo per il fatto che stavamo entrando in Pakistan e che non avevamo preso accordi con il Pakistan, una nazione sovrana, anche se avevamo detto al governo pakistano “Se lo troviamo, lo prendiamo”, è stata una missione molto particolare, perché se ci avessero visto arrivare avrebbero potuto difendersi cercando di abbattere il nostro elicottero. Quindi è stata molto, molto diversa.

A parte questo era piuttosto routinaria, sapevamo cosa dovevamo fare e abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro.


Undicisettembre: Cosa puoi dirci dei problemi aerodinamici occorsi all’elicottero che si è schiantato al suolo mentre vi avvicinavate al compound?

Robert O’Neill: Non so con precisione cosa sia successo, perché non sono un pilota, ma ciò che il pilota mi disse era che le condizioni meteo erano di qualche grado Celsius più calde di quanto ci aspettassimo e siccome il muro era fatto di pietra e fango c'è stata una reazione con la corrente ascensionale e lui sapeva che era necessario far atterrare l'elicottero o si sarebbe schiantato.

Effettivamente si è schiantato, ma è stato uno schianto controllato.


Undicisettembre: Cosa pensi della decisione di non mostrare foto di Osama bin Laden morto?

Robert O’Neill: Credo che sia stata una buona decisione, perché sono molto impressionanti. Hanno semplicemente voluto dire alla gente “Credeteci sulla parola”. Penso che prima o poi verranno pubblicate e avverrà probabilmente per motivi politici; voglio dire, le foto esistono e sono da qualche parte a Washington.

Ma penso che sia stata una buona decisione non mostrarle, che sia stata una buona decisione seppellirlo in mare e che sia stata una buona decisione demolire la casa.


Undicisettembre: Capisco il tuo punto di vista, ma questo genera molte polemiche perché qualcuno dice che non è stato ucciso lì perché non mostrano le foto.

Robert O’Neill: Beh, è una di quelle cose che ho difficoltà a giustificare, perché posso capire perché lo dicono, ma io l'ho visto succedere. Quindi quando sento gente che cerca di dirmi che non è vero, non la prendo molto seriamente, perché lì tutti noi abbiamo rischiato la nostra vita, tutti abbiamo salutato i nostri figli, tutti pensavamo che saremmo morti.

Lo abbiamo fatto insieme, tutti siamo andati, lo abbiamo fatto bene, l'abbiamo riportato indietro, quindi quando qualcuno che si nasconde dietro una tastiera decide che ne sa più di noi non lo prendo molto seriamente.


Undicisettembre: Anche se in parte hai già risposto alla mia prossima domanda, te la faccio lo stesso. Cosa pensi della decisione di seppellirlo in mare nel giro di poche ore?

Robert O’Neill: È stata un'ottima decisione, perché che piaccia loro o no è coerente con il credo islamico secondo cui avremmo dovuto seppellirlo nelle successive 24 ore. Sapevamo che se l'avessimo ucciso sarebbe andata così in qualunque caso.

È stata un'ottima decisione. Non l'ho seppellito in mare personalmente io, l'abbiamo affidato a un'altra unità che l'ha portato su quella nave. È stata una buona idea.


Undicisettembre: Questa missione ti ha dato una nuova visione dell’essere un Navy SEAL?

Robert O’Neill: Beh, tutti lì avevano molti, molti anni di esperienza e non è stata nemmeno la missione più difficile che abbiamo compiuto. Abbiamo imparato da tutto ciò che abbiamo fatto in Somalia, o in Iraq, o in Pakistan, o in Afghanistan, quindi è stata una cosa piuttosto standard e non ci ha insegnato nulla di nuovo.


Undicisettembre: Cosa ci puoi dire della moglie che bin Laden ha usato come scudo? Trovo pazzesco che si coprisse con una ragazzina.

Robert O’Neill: L'avevo già visto fare da altre persone di alto livello di al Qaeda. Dicono che bisogna essere martiri, ma quando succede a loro si trasformano in codardi. Il suo nome è Amal. Ci sono dei brani in The Operator dove citiamo alcune delle cose che ha detto quando è stata intervistata dai pakistani, il suo racconto è uguale al mio.


Undicisettembre: Ho anche una domanda sul tuo libro. È molto strano che il numero della squadra a cui appartenevi sia stato censurato. Voglio dire, è ben noto che si trattava del SEAL Team 6. È noto da 6 anni e adesso lo censurano, per me non ha senso. Cosa ne pensi?

Robert O’Neill: Il Pentagono con me si è comportato molto bene. Hanno preso il libro, non conteneva nulla di riservato e sono stati molto generosi. Credo che abbiano sentito la necessità di censurare qualcosa. Quindi hanno tolto il numero della squadra, e adeguandomi alla loro decisione non lo dico più nemmeno io, ma tutti lo possono immaginare quando dico “SEAL Team 2, SEAL Team 4, SEAL Team ‘omissis’”.

Va bene così, l'hanno tolto, rispetto ciò che hanno fatto. Le cose stanno così.


Undicisettembre: Cosa pensi delle probabili responsabilità saudite nell’11/9? Hai un’opinione in proposito?

Robert O’Neill: Beh, 15 dei 19 dirottatori erano sauditi. E le credenze principali di al Qaeda, dell'Isis, di al Shabbab e di altri gruppi sono basate su teorie radicali del wahabismo, la versione salafita dell'Islam sunnita, che arriva dalla Mecca. Quindi non direi tanto che la famiglia reale saudita è coinvolta, ma so che ci sono dei sauditi, arricchiti con il petrolio, che lo finanziano. Dobbiamo ammettere la verità che il problema viene da posti come l'Arabia Saudita e il Qatar. Viene da lì, loro sono così.


Undicisettembre: Hai detto e scritto che nelle primissime fasi della pianificazione della missione di Abbottabad c’erano tre opzioni: coinvolgere il Pakistan, bombardare il compound e usare una squadra delle forze speciali. Cosa pensi della decisione di usare le forze speciali? Te lo chiedo perché adesso la Russia dice di aver ucciso al Baghdadi, ma non ne abbiamo la certezza perché lo hanno bombardato.

Robert O’Neill: Sì, la Russia dice di aver ucciso al Baghdadi, ma in realtà chi lo sa? Mi sembra che il presidente Obama ci abbia detto quando avevamo completato la missione “Non ero sicuro al 100% che bin Laden fosse lì ma ero sicuro al 100% che la vostra squadra avrebbe potuto entrare.”

Immaginati se l'avessimo bombardato! Gli ho sparato in faccia dopo averlo visto uomo a uomo e ancora ci sono le teorie del complotto; immaginati se l'avessimo bombardato e se avessimo detto “Sì, l'abbiamo preso!” Ci sarebbe una polemica enorme. Quindi credo che sia stata una buona idea usare delle forze speciali.


Undicisettembre: La missione di Abbottabad come condiziona la tua vita quotidiana?

Robert O’Neill: Beh, gran parte del motivo per cui sono uscito pubblicamente con questa storia è per aiutare le famiglie delle vittime dell’11/9, che mi dicono ogni giorno che li aiuta a dormire meglio la notte; quindi ne vale la pena anche solo per essere parte del processo di guarigione.

Sicuramente ha cambiato la mia vita, ma questo è tutto.

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