2019/10/14

9 settembre 2001: l'attentato che uccise il leader dell'Alleanza del Nord Ahmad Shah Massoud

di Hammer

Il 9 settembre del 2001, solo due giorni prima degli attentati dell'11/9, il leader dell'Alleanza del Nord Ahmad Shah Massoud fu ucciso in un attentato terroristico nel villaggio afghano di Khvajeh Baha od Din, vicino al confine con il Tajikistan. I perpetratori dell'attentato furono i tunisini Dahmane Abd al-Sattar e Bouraoui el-Ouaer, i quali entrarono in Afghanistan tre settimane prima spacciandosi per giornalisti belgi di origine marocchina intenzionati a intervistare Massoud per il canale Arabic News International, che nella realtà non è mai esistito. I due terroristi riuscirono a entrare nello stato asiatico grazie a passaporti rubati e alterati che recavano i nomi fittizi di Karim Touzani e Kacem Bakkali. Durante il periodo che trascorsero in Afghanistan come falsi giornalisti intervistarono anche l'ex presidente Burhanuddin Rabbani e il miliziano dell'Alleanza del Nord Abd al-Rasul Sayyaf.


Gli attentatori ottennero il permesso per l'intervista a Massoud solo l'8 settembre per il giorno dopo e lo incontrarono in una casa di Khvajeh Baha od Din. L'intervista si svolse alla presenza del giornalista Mohammad Fahim Dashty, dell'ambasciatore afghano in India Massoud Khalili e del miliziano dell'Alleanza del Nord Mohammed Asim Suhail. Dasthy aveva incontrato gli attentatori anche nei giorni precedenti e in seguito riferì che i due si erano comportato in modo normale e gentile e non avevano destato nessun sospetto.

Mohammad Fahim Dashty raccontò nel documentario olandese Who Killed Massoud, che mostra anche gli interni del luogo dell'attentato, che poco dopo l'inizio dell'intervista il finto cameraman Bouraoui el-Ouaer fece esplodere degli ordigni che erano nascosti nella videocamera e nella cintura con cui portava la batteria di riserva.

L'esplosione uccise Mohammed Asim Suhail, mentre Mohammad Fahim Dashty e Massoud Khalili rimasero feriti, in particolare quest'ultimo rimase cieco da un occhio e sordo da un orecchio. Anche l'attentatore Bouraoui el-Ouaer, che teneva in mano gli ordigni al momento dell'esplosione, rimase ucciso nell'attentato; mentre il secondo attentatore fu catturato da alcune guardie di Massoud, richiamate sulla scena dal rumore dell'esplosione, e rinchiuso in una stanza accanto. Al-Sattar tentò quindi la fuga da una finestra ma poco dopo essersi allontanato fu ucciso dalle guardie con colpi di arma da fuoco.

L'esplosione non uccise sul colpo Massoud, ma lo ferì gravemente. Due delle guardie presero il leader ferito e lo caricarono su un'auto, guidata da Dashty, che lo portò a un eliporto, dove fu spostato su un elicottero che avrebbe dovuto portarlo a un ospedale di Farkor, in Tajikistan, ma Massoud morì durante il volo. L'Allenaza del Nord sulle prime non comunicò alla stampa la morte del proprio leader, infatti un articolo del New York Times del 10 settembre 2001 riporta che Ahmad Shah Massoud era stato ferito in un esplosione.

In un'intervista rilasciata al network tedesco multilingue Deutsche Welle Massoud Khalili disse di essere stato sicuro fin dal primo momento che il mandante dell'attentato fosse Osama bin Laden e le indagini successive confermarono la prima ipotesi del diplomatico.

Gli inquirenti riscontrarono infatti che la telecamera usata dai due finti giornalisti era stata rubata a un reporter francese a Grenoble a dicembre del 2000 e che i documenti che i terroristi usarono per entrare in Afghanistan furono rubati e modificati in Belgio da cellule jihadiste legate ad al-Qaeda. Inoltre un cablogramma della CIA reso pubblico in seguito a una richiesta FOIA (Freedom of Information Act) nel 2003 confermò che i due attentatori erano miliziani di al-Qaeda e nello stesso anno la CNN riportò che sulla rivista online Voice of Jihad al-Qaeda aveva rivendicato l'uccisione di Massoud. I legami tra i due terroristi e al-Qaeda sono riscontrabili anche a livello personale, in quanto Dahmane Abd al-Sattar era il marito dell'attivista marocchina Malika El Aroud che ammise in un'intervista alla CNN la propria devozione verso Osama bin Laden.

Ovviamente il fatto che al-Qaeda abbia voluto eliminare uno dei capi dell'Alleanza del Nord due giorni prima dell'11/9 non è casuale. Commissionando l'assassino di uno dei più strenui oppositori dei Talebani, Osama bin Laden si assicurò la protezione del regime per i mesi successivi nei quali la reazione militare americana si sarebbe abbattuta sull'Afghanistan. Inoltre privando l'Alleanza del Nord della guida di Massoud indebolì i possibili alleati delle forze statunitensi.

Secondo quanto riportato dal giornalista Steve Coll nel libro Ghost Wars del 2005, che vinse anche un premio Pulitzer, la CIA teneva Massoud in grande considerazione per le sue doti di leadership e per le sue capacità militari. Ahmad Shah Massoud è sepolto a Bazarak, sua città natale nella provincia afghana del Panjshir, e a Kabul gli è stata intitolata la strada in cui si trova l'ambasciata degli Stati Uniti.

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