2022/06/15

L'unico omicidio irrisolto dell'11 settembre 2001: la strana morte di Henryk Siwiak

di Leonardo Salvaggio. Si ringrazia la giornalista Ewa Kern-Jedrychowska per la consulenza fornita per la redazione di questo articolo.

Tra le persone morte a New York l'11 settembre del 2001 ce n'è una sola il cui decesso non ha ancora dei colpevoli accertati. La vittima, in questo caso, è stata uccisa lontano da downtown Manhattan e in circostanze completamente diverse, eppure il suo omicidio può essere collegato agli attentati da un tortuoso percorso.

Il quarantaseienne di Cracovia Henryk Siwiak aveva lasciato la Polonia nel 2000, dopo aver perso il lavoro come ispettore delle ferrovie statali, e si era trasferito a casa della sorella che viveva nel quartiere di Far Rockaway, nel Queens, da sei anni. Emigrando negli USA, Henryk lasciò in Polonia la moglie con i due figli di dieci e diciassette anni. Nonostante non avesse un visto per lavorare Henryk rimase negli USA più a lungo di quanto consentito dal visto turistico svolgendo lavori saltuari, grazie ai quali riusciva a spedire dei soldi alla famiglia in Polonia nella speranza di potervi un giorno tornare.


Nel 2001 Henryk lavorava come operaio in un cantiere nella punta meridionale di Manhattan. Dopo gli schianti dei due aerei dirottati contro le Torri Gemelle il cantiere venne evacuato e Henryk attraversò a piedi il Ponte di Brooklyn per poi prendere la metropolitana e tornare nel Queens a casa della sorella. Non potendo attendere per motivi economici i tempi lunghi della riapertura del cantiere, consultò gli annunci di lavoro sul giornale della comunità polacca di New York Nowy Dziennik (noto in inglese come Polish Daily News) e ne trovò uno in una società di pulizie che cercava personale per il supermercato della catena Pathmark ad Albany Avenue, nel quartiere Farragut di Brooklyn. Per candidarsi al ruolo dovette andare presso un'agenzia per il collocamento che seguiva la comunità polacca a Bay Ridge, nell'estremità sudoccidentale di Brooklyn.

Henryk trovò la proprietaria dell'agenzia sconvolta per il fatto che il marito era morto nei crolli delle torri; ciò nonostante la donna gli disse che avrebbe potuto iniziare il lavoro nuovo quella stessa sera. Siccome non conosceva la persona che avrebbe dovuto incontrare, Henryk disse all'agenzia di collocamento che avrebbe indossato abiti facilmente identificabili: una tuta mimetica militare e degli stivali neri, si sarebbe portato in uno zaino i vestiti da lavoro con l'intenzione di cambiarsi appena prima di prendere servizio. Henryk quindi tornò a Far Rockaway dove chiamò la moglie a cui disse di non essere rimasto coinvolto negli attentati anche se aveva visto uno dei due velivoli schiantarsi contro la torre.

Henryk non era mai stato a Farragut, quindi consultò una mappa della metropolitana con l'aiuto della padrona di casa e insieme valutarono che per giungere alla propria destinazione avrebbe dovuto prendere la linea A e scendere alla fermata di Utica Avenue, che era quella più vicina ad Albany Avenue. Tuttavia i due omisero di verificare a che numero civico si trovasse il supermercato, che era al 1525 di Albany Avenue, cioè all'estremità opposta e a circa cinque chilometri dalla fermata della metropolitana scelta. La proprietaria tentò di dissuaderlo, dicendogli che Farragut era un quartiere malfamato e che non era raccomandabile andarci di sera, ancor meno lo sarebbe stato quella sera in cui la popolazione era in preda alla paura. In ogni caso Henryk decise di andare e, ignaro del proprio errore nella scelta della fermata, scese dalla metropolitana lontanissimo dal luogo di lavoro.

Uscì dalla metro intorno alle 23 e percorse a piedi Fulton Street verso Albany Avenue. All'incrocio invece di girare a sinistra verso il numero 1525, che comunque era a circa un'ora di cammino, prese la strada alla propria destra trovandosi così nel quartiere di Bedford–Stuyvesant dove, secondo quanto riportato dai testimoni interrogati dalla stampa su questo caso, non è raccomandabile camminare da soli di notte.


Intorno alle 23:40 una donna residente in Decatur Street che stava accudendo la madre anziana e malata sentì le voci di un alterco provenire dalla strada, seguite da uno o due colpi di pistola, la donna stessa non ricorda l'esatto numero, ma non si affacciò alla finestra per guardare perché era troppo spaventata per farlo. Poco dopo un'altra residente della zona sentì qualcuno suonare al campanello di casa, ma non rispose per lo stesso motivo: era troppo spaventata e aveva anche appena udito gli stessi spari per strada.

Alle 23:42 qualcuno chiamò il 911, ma le forze di polizia erano quasi interamente dedicate a Ground Zero e quindi un numero ridotto di agenti poté intervenire a Decatur Street. Trovarono Henryk Siwiak, con indosso la tuta mimetica, steso a terra ai piedi degli scalini di ingresso del civico 119 ucciso da un colpo al petto. Seguendo la striscia di sangue al suolo gli agenti poterono subito capire i primi dettagli. Qualcuno aveva sparato a Siwiak sette proiettili calibro .40, uno dei quali lo raggiunse a un polmone. Nonostante fosse ferito, riuscì ad attraversare la strada, salire i pochi gradini del numero 119 e suonare al campanello in cerca di aiuto, non avendo ricevuto risposta ridiscese i gradini per poi cadere a terra morto.

Di norma in un caso di omicidio sarebbe dovuta intervenire la Crime Scene Unit, ma essendo tutti gli agenti impegnati a Ground Zero fu mandata invece la Evidence Collection Unit, quella che di norma ispeziona la scena in caso di crimini non fatali, come le effrazioni nelle proprietà private. Inoltre anziché la consueta squadra di nove detective ne furono inviati non più di tre. Il caso fu assegnato al detective della squadra omicidi Michael Prate che interrogò criminali arrestati per altri crimini nella zona e cercò testimoni, ma non emerse mai nulla nonostante fosse stata offerta una ricompensa di 12.000 dollari a chi fosse stato in grado di aiutare. Gli unici testimoni che si fecero avanti riportarono di aver visto Henryk camminare lungo Fulton Street, ma nulla di più di questo. Ad oggi il caso rimane insoluto.

La sorella di Henryk sostiene dal 2001 che il fratello possa essere stato scambiato per un terrorista per via del suo abbigliamento insolito, la sua carnagione scura e il suo inglese stentato. Michael Prate, che indagò sull'omicidio di Siwiak fino al suo ritiro nel 2011, sostiene invece che la teoria più probabile sia che non si sia trattato di un crimine d'odio ma di una rapina finita in tragedia, per via del fatto che Henryk potrebbe non aver capito le minacce dei suoi rapitori e non aver così consegnato loro i propri pochi averi. Il fatto che non sia morto sul colpo e che gli spari hanno attirato l'attenzione dei residenti, spiegherebbe perché i rapinatori sono fuggiti senza prelevare i circa ottanta dollari che l'uomo aveva con sé.

La morte di Henryk Siwiak resta oggi uno dei misteri dell'11 settembre, ma su questo caso difficilmente verrà mai fatta luce. Resta comunque un esempio emblematico di come gli attentati più devastanti della storia abbiamo avuto un impatto anche sulle vite e sulle morti di chi si trovava lontano e in tutt'altro contesto.


Fonti:

2 commenti:

marcorighi1979@gmail.com ha detto...

in effetti si potrebbe pensare, usando la logica dei complottisti, che non si tratti di una coincidenza, parola usata sovente da un noto complottista.
in realtà il più delle volte, come anche tu affermi, non c'è un collegamento tra i diversi eventi e la spiegazione più semplice è anche quella più corretta. in questo caso la teoria della rapina finita in tragedia in un quartiere malfamato ci sta tutta. articolo interessante, tiene viva l'attenzione su un argomento del nostro recente passato che spesso è invece trascurato.
continua così, non mi diventare come adam ! 😉

Leonardo Salvaggio ha detto...

Penso che ormai di Adam (immagino Kadmon) ti ricordi solo tu in tutto il mondo :-)