2016/09/11

World Trade Center: intervista con la sopravvissuta Krista Salvatore

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

Sono passati quindici anni dall'11 settembre 2001 e Undicisettembre continua nel suo sforzo per evitare che si perda la memoria di quanto accaduto quel giorno.

In occasione di questo anniversario offriamo ai nostri lettori la testimonianza della sopravvissuta Krista Salvatore, che si trovava nella Torre Sud durante gli attacchi e che ha vissuto personalmente il dramma di quelle ore.

Ringraziamo Krista Salvatore per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ci puoi fare un racconto di ciò che hai visto e vissuto l’11/9?

Krista Salvatore: L’11/9 lavoravo a New York, mi ero appena laureata al college, lavoravo per la Morgan Stanley, era il mio secondo giorno a New York. Abitavo in Florida ma mi avevano mandato lì per una programma di formazione di tre settimane; il mio ufficio era al sessantunesimo piano del World Trade Center 2. Andai al lavoro il mio secondo giorno come in un giorno normale. Durante la mia sessione di formazione ci fu uno schianto molto forte o un’esplosione e tutte le finestre della mia aula di formazione esplosero; non sapevamo cosa stesse succedendo ma ci dissero che il nostro edificio era al sicuro e che un piccolo aereo, forse un Cessna, aveva colpito la Torre 1 e che noi avremmo dovuto rimanere nei nostri uffici perché la Torre 2 era al sicuro. Continuava a essere trasmesso dall’interfono il messaggio che diceva a tutti nel mio palazzo “La torre 2 è al sicuro” ma il mio istinto e tutte le altre persone che erano con me mi dissero di uscire. Sapevamo che c'era qualcosa che non andava e ci dirigemmo verso l'uscita.

L'odore del carburante avio era molto forte e quando guardammo fuori dalle finestre c’era carta ovunque. Sembrava che qualcuno avesse vuotato un cestino della carta dal tetto e avesse gettato carta ovunque, molta della carta era in fiamme, e questa era una cosa molto strana da vedere. Iniziammo a scendere le scale e quando ero al quarantunesimo piano il mio palazzo fu colpito e da quel momento non smise mai di oscillare. Fino a quel punto non era caotico, la gente non era nel panico; ma quando l'aereo colpì il mio palazzo la situazione divenne veramente seria: in quel momento capimmo che non era un piccolo aereo e che non era un incidente. Avevamo ricevuto piccoli pezzi di informazione mentre scendevamo. Fu veramente spaventoso e la gente iniziò a correre più in fretta possibile, ma era tutto molto organizzato, non c'era caos, ma io letteralmente non ebbi nemmeno il tempo di togliermi le scarpe coi tacchi.

Quando arrivammo giù c'erano così tante macerie a terra che ci fecero uscire dal centro commerciale sotterraneo sotto il World Trade Center finché non arrivammo a un’uscita vera e propria. All'uscita c'era personale della Port Authority che ci dirigeva verso uptown e ci mandava in quella direzione. Fu veramente triste e spaventoso perché guardammo in alto e vedemmo le persone che saltavano giù, c'erano sirene ovunque, personale di emergenza ovunque, vedemmo pompieri salire le scale mentre noi scendevamo.

Ero uscita da circa 10 minuti quando la mia torre, la Torre 2, crollò. Avevo tentato di chiamare i miei genitori durante tutta la discesa, continuai a digitare il numero ma i cellulari non avevano rete. Finalmente riuscii a parlare con i miei genitori intorno a mezzogiorno. Dopo che il mio palazzo era crollato erano giunti alla conclusione che io non fossi riuscita ad uscirne e fu molto difficile non poter parlare con loro, non poter far sapere loro che stavo bene perché loro temettero il peggio.

Stavo in un hotel a midtown, che quindi era abbastanza lontano, ma quando uscii dal World Trade Center continuai a correre insieme al gruppo di persone che era con me. Arrivammo sufficientemente lontano da non trovarci nella nuvola di polvere e detriti quando la Torre 2 crollò. Quindi arrivai in hotel prima di aver saputo completamente ciò che era successo. Le persone si fermavano per strada e ci dicevano ciò che succedeva. C’erano veicoli di emergenza e i caccia volavano sopra di noi.

Non so nemmeno come descriverlo, era piuttosto surreale vedere i caccia volare sopra Manhattan, era come una zona di guerra. Ricordo che la cosa più spaventosa era che non sapevamo cosa sarebbe successo dopo, non mi sentii veramente al sicuro finché non lasciai New York. Il giorno seguente raccolsi tutte le mie cose e andai nella lobby dell'hotel e chiesi loro di chiamarmi un taxi perché volevo andare all'aeroporto. Mi dissero “L'aeroporto è chiuso. Per un po' non puoi andare da nessuna parte.” Dissi “No, aspetterò lì.” e mi convinsero che non avrei potuto prendere un volo. Quindi mio padre arrivò in macchina da Saint Louis, dove viveva, fino a New York per venire a prendermi perché non avevo modo di tornare a casa, non potevo prendere una macchina a noleggio, e la metropolitana non funzionava, non c'era modo di uscire dall'isola. Quindi mio padre mi venne a prendere e mi portò a casa.


Undicisettembre: Quindi non vedesti il crollo della Torre 1?

Krista Salvatore: No, non la vidi crollare perché ero abbastanza lontana da non poterla vedere, ma ne udimmo il crollo e tutti capirono cosa stava succedendo.


Undicisettembre: Quanto tempo ti ci volle prima di tornare alla normalità dopo l’11/9?

Krista Salvatore: Davvero mi ci volle molto tempo, fu molto difficile. Vivevo in Florida a quel tempo e non ero con un gruppo di persone con cui potessi avere un sistema di sostegno o altre persone che fossero passate attraverso la stessa esperienza. Quando tornai in Florida tutti mi trattavano in modo diverso, come se io fossi la ragazza dal World Trade Center, tutti mi guardavano e mi trattavano con circospezione e io sentivo che mi trattavano in modo diverso. Avevo un gran senso di colpa, questa fu la parte più difficile per me. Avevo un gran senso di colpa. Avevo 22 anni, ero single, non avevo una famiglia, non avevo persone che dipendessero da me; fu molto difficile per me che tanta gente che non ne era uscita viva aveva figli e familiari che mantenevano. Fu difficile per me sentire le persone dire che tutto succede per un motivo, perché c'erano molte persone ai piani più alti che non sopravvissero e questo per me non aveva alcun senso.


Undicisettembre: Cosa pensi dei pompieri che entrarono nelle Torri rischiando la propria vita per salvare gli altri?

Krista Salvatore: Sono eroi assoluti! Non c'è altro modo di descriverli, sapevano mentre salivano che non ne sarebbero usciti vivi. Quando il mio edificio fu colpito c'erano così tanti pompieri che salivano, stavano facendo tutto ciò che potevano per salvare vite e stavano dando la propria vita per farlo.


Undicisettembre: Hai sofferto di disturbo da stress post traumatico?

Krista Salvatore: Sì. Andai da un consulente per un po' di tempo, ero depressa e questo fu difficile perché la gente si aspettava che io fossi grata del fatto di stare bene ma ero depressa perché avevo molto senso di colpa.

Mi ci volle più di un anno per tornare in me, tuttora ci penso ogni giorno. Penso che ora sono grata di avere dei figli e di avere una discendenza. Ma ci penso ancora. Alcuni giorni, quando vedo alcune cose, sono più difficili di altri, ma di nuovo mi ci volle più di un anno per tornare davvero in me stessa.


Undicisettembre: L’11/9 come condiziona la tua vita quotidiana?

Krista Salvatore: Provo davvero ad essere grata per le piccole cose e a non stressarmi per le piccole cose e a rendermi conto che ci sono persone là fuori che combattono per assicurarsi che questo non succeda più, che non ci sia più un attacco sul suolo americano. Ci sono soldati che sono dispiegati e che stanno combattendo il terrorismo e io cerco di essere riconoscente per ciò che fanno.

Ogni 11/9 faccio una marcia con un gruppo di persone qui a Saint Louis, camminiamo per 21 miglia fino all'Arco [la foto accanto mostra l'intervistata con il padre alla marcia del 2015, N.d.R.], che è un monumento che abbiamo qui a Saint Louis, e portiamo tutti delle bandiere. Siamo da 600 a 1000 persone e ricordiamo le persone che sono morte quel giorno e le persone che stanno combattendo per noi. Ci sono molti pompieri e militari che fanno la marcia con noi.


Undicisettembre: Sei tornata a Ground Zero dopo l’11/9?

Krista Salvatore: Ci sono andata una volta nel 2003. È stato molto, molto difficile. È stato molto triste.

Vorrei davvero andarci di nuovo. Quando ci sono andata era un cantiere, quindi fu molto triste.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto secondo le quali l’11/9 fu un autoattentato?

Krista Salvatore: È una totale stupidaggine. Non ci sono fatti a supporto di queste teorie.


Undicisettembre: Credi che la nazione viva ancora nella paura o pensi che abbia recuperato la sua posizione mondiale?

Krista Salvatore: Non credo che viviamo nella paura, ma per essere onesta mi spaventa un po' perché temo che stiamo abbassando la guardia. Dopo l’11/9 eravamo a un livello di allerta molto alto e abbiamo vissuto nella paura per un po', tutti erano ipersensibili che ogni cosa potesse potenzialmente essere una minaccia e ora siamo diventati meno guardinghi e questo mi fa un po’ temere che qualcosa del genere possa succedere ancora.

5 commenti:

Giuliano47 ha detto...

Ritorno su questa parola :esplosione, che tante fantasie ha generato.
Ho conoscenti che abitano a Milano a 700 metri in linea d'aria dal grattacielo Pirelli.
Quando alcuni mesi dopo il 9/11 un picolo aereo ando' a schiantarsi contro il grattacielo, fece un tipo di rumore tale che pensarono si trattasse di una bomba.
Immaginiamo ora un rumore ancora piu' secco, piu' marcato, causato dall'aereo che, viaggiando molto piu' veloce, si schianto' sul grattacielo del WTC.

Gabriele Pellegrini ha detto...

Un ringraziamento ad Hammer per la testimonianza raccolta... Tenere vivo il ricordo è fondamentale e doveroso.

Hammer ha detto...

Grazie a te per l'apprezzamento e per leggere le testimonianze che pubblichiamo.

Sebastiano ha detto...

Vorrei fare un doveroso ringraziamento a tutti i creatori di questo blog. All'inizio anch'io ero un complottista. Vidi per la prima volta un video su YouTube intitolato "Inganno Globale". Dopo averlo visto ero già un complottista accanito. Come è semplice diventarlo, mi è bastato vedere 2 o 3 immagini ingannevoli con un po' di musica inquietante di sottofondo per convertirmi al cospirazionismo undicisettembrino. Poi ho conosciuto questo blog, e li ho davvero aperto gli occhi. Questa frase viene solitamente usata dai complottisti per far capire alla gente comune che è tutta una macchinazione americana, ma quando trovai le vere risposte ai dubbi sollevati da Inganno Globale, capii che aprire gli occhi significava informarsi da se e credere alle cose giuste, con fonti attendibili. Questo è un grande blog. Grazie a esso da allora mi resi conto che il cospirazionismo era un totale inganno. Quindi, da un ex complottista, grazie. Grazie di cuore per tutto quello che fate. Un saluto.

Hammer ha detto...

Grazie a te per l'apprezzamento. Commenti come questo ci spronano ad andare avanti.