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2008/07/04

Firefight: testimonianze di rottami d'aereo

di Paolo Attivissimo. Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo articolo raccoglie in traduzione i brani del libro Firefight: Inside the Battle to Save the Pentagon on 9/11, di Patrick Creed e Rick Newman, che riguardano il ritrovamento di rottami del Boeing 757 della American Airlines che colpì il Pentagono l'11 settembre. Le evidenziazioni sono aggiunte.

La lettura di quesi brani chiarisce alcuni dati molto importanti per le discussioni sulle tesi cospirazioniste: la quantità di rottami piccoli, riferita da un grande numero di testimoni, è ben più vasta di quello che traspare dalle fotografie sinora pubblicate; i rottami erano così tanti che l'FBI dovette rinunciare alla catalogazione completa in loco; tutti i rottami principali furono fotografati e catalogati, ma i risultati di questo lavoro non sono ancora stati pubblicati (presumibilmente per poterli usare nei processi contro gli organizzatori e fiancheggiatori); parti d'aereo molto piccole furono ritrovate nel cortile centrale del Pentagono e sul tetto dell'edificio; almeno uno dei motori penetrò nel Pentagono.

Inoltre moltissimi testimoni parlano dell'odore forte di carburante d'aereo e descrivono allarmati la presenza di carburante, in pozze incombuste, anche a distanza di ore dall'impatto. Quest'aspetto è particolarmente difficile da giustificare per i sostenitori delle teorie alternative, dato che un missile o un aereo di piccole dimensioni non avrebbero potuto depositare così tanto carburante. I missili (compresi i missili Cruise) non contengono affatto carburante per aerei.

E' importante notare che manca in queste testimonianze ogni accenno a parti grandi d'aereo, per cui chi ha interpretato le immagini dell'impatto ritenendo che mostrino il troncone di coda dell'aereo che viene scagliato sopra il Pentagono si scontra con l'assenza di testimonianze che ne descrivano il ritrovamento e la presenza.

Il ritrovamento delle scatole nere verrà descritto in un articolo a parte.

Le testimonianze di ritrovamenti di resti umani ed effetti personali dei passeggeri sono raccolte in un articolo separato.

Dopo che l'aereo scoppiò all'impatto, l'esplosione scagliò molti pezzi all'indietro, sul prato accanto all'eliporto; alcuni furono scagliati con tale forza da atterrare sul lato opposto del Washington Boulevard, a quasi 300 metri di distanza [la nota specifica la fonte del dato: "da un'intervista all'agente speciale dell'FBI Tom O'Connor, uno dei funzionari responsabili della raccolta di prove al Pentagono l'11/9"]. Ma migliaia di frammenti furono anche trasportati in avanti e in alto, anche oltre il tetto dell'edificio. Nel cortile interno del Pentagono, pezzetti d'alluminio scesero fluttuando come coriandoli. Altri pezzi atterrarono sul tetto, insieme a parti del corpo di almeno una delle vittime [la nota precisa che la fonte di questo dato è costituita da "testimonianze oculari di numerose fonti"]. (pagina 29)


Il materiale che si trovava nella parte anteriore dell'aereo in genere interruppe per primo la propria corsa, dato che la porzione del muso perse la propria integrità strutturale prima della parte restante. (pagina 29)


La massa trapassò l'Anello C e produsse un foro circolare, di circa 4 metri di diametro, nella parete interna dell'anello. Attraverso il foro fuoriuscì una catasta di rottami in fiamme, che finì nell'A-E Drive, la strada di servizio fra gli anelli B e C. Ma la maggior parte dei rottami si accatastò dietro la parete dell'Anello C. (pagina 30; la nota dice che il dato è fornito "sulla base di testimonianze oculari multiple")


[pochi minuti dopo l'impatto, in corrispondenza del foro d'uscita, Steve Carter vide che]... C'erano rottami e macerie in fiamme dappertutto, compreso un grande oggetto fumante che sembrava il cerchione metallico di una ruota da camion. (pagina 32)


[In una sala trasformatori nell'Anello C]... l'odore di carburante d'aereo era fortissimo... Le mani di Carter cominciarono ad essere appiccicaticcie a causa del sangue, del carburante d'aereo e di altre sostanze. (pagina 33)


... le porte della stazione [dei pompieri, accanto all'eliporto] erano aperte al momento dell'impatto, e l'interno era pieno di piccoli pezzi taglienti dell'alluminio dell'aereo e di altri rottami, che sporgevano dalle pareti come piccole lance. (pagina 37)


[il vigile del fuoco Derek] Spector vide un pezzo slabbrato di alluminio luccicante che recava una grande lettera C rossa, e riconobbe la scritta. Capì cos'era successo: un jet della American Airlines aveva colpito il Pentagono, proprio come i due aerei che avevano colpito le torri a New York. La C faceva parte della parola "American" dipinta sulla fusoliera dell'aereo. (pagina 42)


Spector perlustrò rapidamente con gli occhi l'area disseminata di rottami alla ricerca di poltroncine d'aereo. Non ne vide. (pagina 42)


Nei resti della stanza 1D516, il maggiore dell'esercito Dave King... sentì l'odore del carburante d'aereo e capì: anche loro erano stati colpiti da un aereo. (pagina 51)


[Craig Powell] sentiva l'odore del carburante che bruciava... corse verso l'A-E Drive. Era una scena apocalittica. A circa 15 metri da lui, c'erano dei rottami in fiamme ammucchiati contro il muro di mattoni alla sua destra. Un rottame grande somigliava al cerchione di una ruota. Supponendo che fosse stato un aereo a trapassare l'edificio, Powell dedusse che il pezzo faceva parte del carrello. Aveva una colorazione rosata. Era il sole che gli luccicava sopra, o era sangue? Non riuscì a capirlo. Alla sua sinistra, lo scoppio aveva prodotto tre grandi fori fumanti nel muro, ciascuno grande come l'imbocco di una caverna. (pagina 56)


Il capitano [dei vigili del fuoco] Ed Hannon... corse verso un tunnel che portava direttamente al cortile interno... emerse barcollando un uomo che puzzava di carburante d'aereo. (pagina 79)


[Il vigile del fuoco Bobby] Beer condusse la propria squadra dentro l'edificio, il più vicino possibile alle fiamme, passando dal vano deformato di una porta fra i Corridoi 4 e 5: il punto principale d'accesso all'eliporto. Si misero le maschere e attivarono la propria riserva d'aria appena furono entrati nell'edificio. Essendo cresciuto come figlio di membri dell'aviazione militare, in mezzo agli aerei, notò subito l'odore del carburante di jet. (pagina 93)


Thomas e Tarantino, gli ufficiali di marina, si erano arrampicati sopra un pezzo di carrello e altri pezzi di fusoliera d'aereo mentre strisciavano nello spazio angusto, usando gli estintori per liberare uno stretto percorso fra le fiamme. (pagina 99)


All'imbocco del terzo foro [nell'A-E Drive, uno dei fori d'uscita dei rottami dell'aereo, il pompiere Jim Anderson e i suoi uomini] videro un pezzo di ruota e innumerevoli frammenti di rottami. Alcuni sembravano pezzi di sedili. (pagina 149)


Mosely e Anderson notarono pezzetti di metallo sminuzzato su tutto il prato [al centro del Pentagono]. "Sono pezzi dell'aereo" disse Mosely, deglutendo a fatica. "Sono dappertutto". In qualche modo, la forza dell'impatto dell'aereo e l'esplosione avevano scaraventato frammenti del jet sopra e oltre il tetto del Pentagono, fino al cortile interno. (pagina 151)


[Nel cortile centrale] centinaia di pezzetti di metallo luccicavano nel prato, riflettendo il sole che penetrava il fumo. (pagina 157)


Cox e Lyon... nell'Anello C riuscivano vedere una zona in cui il solaio era crollato. Potevano sentire l'odore del carburante d'aereo, come se fosse accumulato in una riserva da qualche parte e continuasse ad alimentare l'incendio. (pagina 160)


Alcune persone si misero in tasca dei pezzi di rottami che sembrava potessero essere pezzi dell'aereo, come morbosi souvenir dell'evento. Per l'FBI, il trattamento trasandato dei rottami era un problema allarmante... era compito dell'FBI raccogliere e documentare ogni frammento di prova. (pagina 177)


La prima priorità di Tom O'Connor [agente speciale dell'FBI] era trovare e raccogliere tutti i pezzi d'aereo e gli altri elementi di prova dal prato sul lato ovest dell'edificio, prima che i pompieri e gli altri soccorritori li calpestassero completamente. Mandò sul prato ogni agente disponibile e il prato fu diviso in settori... andarono avanti e indietro in una griglia di ricerca più o meno ordinata. La procedura consisteva nel piantare una bandierina accanto a ciascuno elemento di prova, fare in modo che un fotografo lo fotografasse dov'era, e poi raccoglierlo e metterlo in un sacchetto, etichettando ciascuno dei sacchetti. C'erano migliaia di pezzetti di prova conficcati nell'erba e nel terreno, e c'erano anche altri oggetti strani più grandi. Gli agenti trovarono quello che sembrava essere un grande finestrino di plexiglass sul prato, che avrebbe potuto provenire da un finestrino d'aereo, ma era troppo grande: ci vollero numerosi agenti per trasportarlo. Qualcun ipotizzò che potesse essere una delle finestre antiscoppio del Pentagono, scagliata chissà come a 150 metri dall'edificio. (pagina 180)


Uno dei pezzi di rottami che McKenzie fotografò personalmente fu un pezzo d'alluminio recante il logo con la doppia A della American Airlines. (pagina 183)


...si aspettavano di vedere una grande distesa di rottami d'aereo, come quelle che si possono vedere in TV dopo uno schianto. Ma non c'erano grandi pezzi d'aereo. Tuttavia gli agenti dell'FBI stavano setacciando l'area e raccogliendo pezzetti da usare come prova. (pagina 204)


Cornwell rientrò nel Corridoio 5, diretto verso il cortile interno. Girò a destra, dentro l'AE Drive, dove esaminò attentamente il foro d'uscita e i rottami sparsi all'esterno del foro. Vide la ruota che sembrava far parte del carrello. Pezzi di cadavere galleggiavano nell'acqua oleosa. (pagina 223)


L'intero edificio era saturo di carburante d'aereo, e dopo avervi lavorato dentro per cinque o sei ore, l'odore era così familiare che sembra far parte dell'aria ambiente. (pagina 236)


...era il fumo nero e denso tipico degli incendi di idrocarburi. (pagina 236)


L'esplorazione del prato ovest da parte di Rumsfeld fu breve. Nel voltarsi per tornare nell'edificio, si chinò e raccolse un pezzo d'alluminio contorto, grande come il coperchio di una scatola da scarpe, che sembrava provenisse da un'ala o una coda d'aereo. Lo studiò per un istante, poi se lo portò in ufficio, come forte promemoria di quello che gli aggressori avevano fatto a quest'edificio. (pagina 248)


...per assicurarsi che nessuno contrabbandasse nulla, c'erano agenti dell'FBI di guardia a ogni ingresso nell'edificio che controllavano le persone alla ricerca di oggetti contrabbandati quando uscivano. Bogozi vide un pompiere che non conosceva cercare di allontanarsi dall'edificio con le braccia piene di mattoni, come souvenir. "Rimetti a posto quella roba!" latrò un agente dal viso severo. (pagina 346)


I pompieri sul tetto riferirono che lassù c'erano piccoli pezzi di rottami d'aereo, insieme a pezzetti di altro materiale che sembravano poter essere resti umani. (pagina 347)


All'inizio, aveva senso raccogliere ogni pezzetto dell'aereo o qualsiasi altra cosa che potesse contribuire a documentare i crimini. Ma c'era una quantità insostenibile di rottami. Inoltre, a distanza di ventiquattro ore, c'era ben poco mistero su cosa fosse accaduto: dei terroristi avevano dirottato l'aereo e l'avevano lanciato intenzionalmente contro il Pentagono. Eppure gli agenti stavano ancora raccogliendo prove come se l'FBI dovesse ricomporre un gigantesco rompicampo. A un certo punto, Adams vide numerosi agenti che raccoglievano rottami che sembravano pezzi d'aereo e li portavano alla postazione di comando dell'FBI. "Cosa stanno facendo?" disse a un collega. "Puliscono il prato?"
Vari supervisori dell'FBI si riunirono per discutere che cosa dovessero recuperare di preciso le operazioni di recupero. Un supervisore sostenne che ogni pezzo d'aereo era significativo e doveva essere trattato come prova preziosa. "Non è possibile" ribatté Adams "Sappiamo cos'è successo qui. Abbiamo veramente bisogno di raccogliere ogni singolo pezzo d'aereo?".
Il National Transportation Safety Board aveva avviato la propria centrale operativa nelle vicinanze: loro erano gli esperti che avrebbero determinato esattamente cos'era successo al Volo 77. Adams e alcuni altri andarono a chiedere ai funzionari dell'NTSB cosa ne pensavano. "A voi servono pezzi dell'aereo?" chiese Adams. "No, è chiaro cos'è successo qui", rispose un dei funzionari dell'NTSB. "Non ci servono pezzi delle ali e cose del genere. Ma ci servono le scatole nere." ... I funzionari dell'NTSB spiegarono cosa cercare e tirarono fuori alcune foto per mostrare l'aspetto delle scatole nere. ... erano rinforzate e progettate per sopravvivere a uno schianto, ed erano installate nella coda dell'aereo, la parte maggiormente in grado di sopravvivere... (pagina 351-352)


C'era una grande catasta di pezzi d'aereo intorno al foro d'uscita nell'A-E Drive. Agenti, pompieri e soccorritori avevano riferito di aver visto pezzi della cabina di pilotaggio, del carrello e pezzi d'aereo d'ogni sorta in quel posto, insieme a dozzine di pezzi di cadavere. Anche se le scatole nere erano situate in coda all'aereo, era decisamente possibile che avessero attraversato tutto il foro prodotto dall'aereo mentre trapassava l'edificio e fossero finite nella catasta alla testa della traiettoria del velivolo. (pagina 352)


[vicino all'Anello E, quello più esterno, il capitano dei pompieri di Arlington Bob] Gray coordinò la rimozione delle macerie per consentire di creare ulteriori puntelli: i pezzi d'aereo dovevano andare in una catasta e le macerie dell'edificio in un'altra. (pagina 368)


[vicino al foro d'uscita, nell'A-E Drive allagato], man mano che il livello dell'acqua calava, si rivelava un grottesco garbuglio di rottami d'aereo e di parti di cadavere... Titus notò l'odore: così rancido da essere indescrivibile... non c'era nulla che somigliasse a pezzi d'aereo, tranne dei piccoli pezzi di metallo fuso e contorto. Era difficile anche individuare parti di cadavere, ma tutti sapevano che c'erano... (pagina 369)


[Il 13 settembre] il gruppo di Regan entrò nel Corridoio 4, a destra dell'area d'impatto... [c'erano] ancora pozze di carburante d'aereo dappertutto, pronte a prendere fuoco (pagina 372)


...trovarono numerose poltrone d'aereo, accatastate in mezzo ai soliti mucchi di mobili per ufficio rovesciati e macerie eterogenee. Un paio di queste poltrone tratteneva ancora i corpi tramite le cinture... erano i primi oggetti inconfondibilmente provenienti da un aereo visti da chi non era esperto d'aviazione.
Un funzionario dell'NTSB era vicino, e Regan gli chiese della strana distribuzione dei danni. "Non capisco perché non stiamo vedendo un maggior numero di pezzi d'aereo" disse.
L'esperto dell'NTSB, che aveva più dimestichezza con la dinamica degli incidenti aerei, descrisse l'aereo come un proiettile che si era autodistrutto progressivamente dal muso verso la coda. "Immagina di prendere una banana e spingerla dentro un tritacarne" spiegò. "Ogni pezzo trapassa quello che gli sta davanti. Questo è quello che è successo qui. L'unico motivo per cui quelle poltrone sono rimaste intere è che provenivano dal retro dell'aereo."(pagina 373-374)


Presso il foro d'uscita, invece, [il 14 settembre 2001] l'attività ferveva. L'agente dell'FBI Mark Whitworth era stato in quella zona il giorno dell'attacco insieme ad alcuni esperti dell'NTSB, e avevano riconosciuto pezzi della sezione di coda del Volo 77 insieme a molti altri rottami d'aereo. (pagina 400)


L'aereo si era quasi disintegrato, ma la squadra di Dan Fitch trovò numerose grandi ruote dentate, piegate e annerite, che pesavano un centinaio di chili ciascuna: ci vollero un paio di addetti per maneggiarne ciascuna. Altri oggetti, nelle vicinanze, sembravano grandi ingranaggi, e striscie di metallo che parevano essere palette di una ventola. Gli addetti si resero conto che stavano smembrando i resti di uno dei due motori del velivolo. La carenatura d'alluminio che lo aveva racchiuso interamente era stata strappata via, ma le viscere del motore erano lì.
Le squadre della FEMA adoperarono un cannello da saldatore per liberare la porzione centrale del motore dalla colonna nella quale era conficcato. Poi Fitch e molti altri usarono travi da 15x15 cm per disincagliare il motore dalla colonna e spingerlo via dalla catasta. Con l'aiuto di alcune truppe della Old Guard, fecero rotolare il pesante pezzo di macchinario su un carrello e finalmente riuscirono a spingerlo all'esterno. Lo sforzo richiese la maggior parte di un turno di lavoro (pagina 425).


Ma il promemoria più inesorabile della carneficina era l'odore. Nei primi uno o due giorni dopo l'11 settembre, era l'odore oleoso di carburante d'aereo, infuso di fumo, a sopraffare gli addetti, intasandone le gole e facendone lacrimare gli occhi. (pagina 426)


... un assistente di un membro del Congresso si avvicinò a Plaugher tenendo un pezzo d'aereo che era sfuggito all'FBI. "Il mio capo vuole sapere se lo può tenere come souvenir" disse. "Le consiglio di rimetterlo esattamente dove l'ha trovato" rispose Plaugher con cipiglio. "Perché?" chiese l'assistente. "Questa è la scena di un crimine" lo informò Plaugher "e lei ha appena interferito con un elemento di prova." (pagina 437)

Firefight: testimonianze di resti umani ed effetti personali

di Paolo Attivissimo. Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questo articolo raccoglie in traduzione quasi tutti i brani del libro Firefight: Inside the Battle to Save the Pentagon on 9/11, di Patrick Creed e Rick Newman, che riguardano il ritrovamento di resti umani ed effetti personali riconducibili alle vittime dell'attentato al Pentagono. Le evidenziazioni sono aggiunte.

Lo scopo di questa raccolta non è la macabra elencazione di ciò che rimase dei poveri corpi, ma la documentazione delle condizioni terribili e caotiche in cui i soccorritori si trovarono ad operare, ben diverse dalla versione asettica presentata dalle autorità per ovvie ragioni di rispetto verso i familiari dei morti. Le scelte fatte per evitare che paparazzi e semplici curiosi pubblicassero foto dei cadaveri su Internet sono chiaramente registrate dagli autori del libro.

Un altro elemento significativo descritto dai testimoni è costituto dagli effetti personali dei passeggeri. I soccorritori parlano specificamente di valigie, gioielli e indumenti sparsi ovunque. Anche questo è un elemento che difficilmente si concilia con le tesi alternative.

Le procedure di identificazione dei resti umani, descritte in Firefight, saranno oggetto di un articolo separato.

Le testimonianze di rottami d'aereo sono raccolte in un articolo apposito.

Altri pezzi atterrarono sul tetto, insieme a parti del corpo di almeno una delle vittime. (pagina 29; la nota precisa che la fonte di questo dato è costituita da "testimonianze oculari di numerose fonti")


Il corpo del dirottatore che aveva pilotato l'aereo finì nell'Anello D, a circa 30 metri dal punto d'impatto. I cadaveri dei suoi quattro compagni di dirottamento finirono nelle vicinanze. (pagina 29; la nota precisa che la fonte di questo dato è il Summary Presentation of Damage to Pentagon and Location of Bodies Found Inside, documento preparato dall'FBI per il processo Moussaoui)


... i pezzi dei corpi si sparpagliarono secondo una macabra distribuzione, addensandosi man mano lungo il percorso dell'aereo. Le persone che stavano lavorando all'interno del Pentagono, lungo la traiettoria del velivolo, furono spazzate via e risucchiate nel maelstrom. I loro corpi finirono per mescolarsi con quelli dei passeggeri dell'aereo. (pagina 30)


La maggior parte dei corpi dei passeggeri, che erano stati radunati in coda all'aereo, finì a maggiore profondità dentro il Pentagono. (pagina 29)


[Il vigile del fuoco Bobby] Beer condusse la propria squadra dentro l'edificio, il più vicino possibile alle fiamme, passando dal vano deformato di una porta fra i Corridoi 4 e 5: il punto principale d'accesso all'eliporto... notò qualcosa di particolare: scarpe dappertutto. Pensò che provenissero dai bagagli. (pagina 93)


Appena fuori del foro [d'uscita nell'A-E Drive, il pompiere Jim Anderson] vide due piedi. Avevano la pelle scura, erano privi di scarpe, e non erano neppure bruciati. Nessuno disse nulla mentre osservavano sbigottiti la carneficina". (pagina 149)


[Griffin] disse a Mosely, "Sono sorpreso di non aver ancora visto un cadavere". "Guarda giù" rispose Mosely. Griffin stava in piedi sopra una gamba tranciata, alla cui estremità c'era una scarpa. (pagina 153)


[Brian] Spring avvistò qualcosa che somigliava a un torso bruciato sopra i rottami, fuori dal foro [d'uscita dell'aereo]. Guardò meglio e vide anche delle scarpe, nelle quali c'erano ancora i piedi mozzati. Altri pezzi di cadavere galleggiavano nell'acqua sporca. (pagina 158)


Faceva molto caldo nel corridoio dove erano appena entrati a forza... Spring fece un paio di passi e mise un piede su qualcosa di morbido. "Oh, merda". Con una smorfia, si chinò impugnando una torcia e vide la schiena di un uomo, coperta di fuliggine. Girò l'uomo per assicurarsi che fosse morto prima di lasciarlo dov'era e proseguire. (pagina 159)


...iniziarono a notare vittime sparse per gli uffici. Molte sembravano mummificate al loro posto, come se fossero perite istantaneamente quando l'esplosione iniziale aveva risucchiato dalla stanza tutta l'aria e l'aveva sostituita con gas surriscaldato e tossico. Alcune vittime erano ancora sedute alle proprie scrivanie. Altri corpi erano più vicini alle porte o nei corridoi, dove forse erano caduti nel tentativo di fuggire. (pagina 163)


Al secondo livello, verso il margine esterno di un'area gravemente danneggiata dal fuoco, un uomo giaceva sul pavimento accanto a una porta. Il suo corpo era riverso come se fosse entrato correndo nell'ufficio, con le spalle verso l'uscita. Era impossibile sapere con certezza cosa fosse successo, ma Roberts pensò che quell'uomo fosse entrato nell'area di corsa per cercare di salvare delle persone ma fosse stato sopraffatto dal fumo prima di riuscire ad allontanarsi. Roberts guardò più da vicino e poté leggere la targhetta ancora appuntata sull'uniforme: MAJ. STEPHEN LONG. (pagina 163)


[l'agente speciale Garrett McKenzie, incaricato di fotografare i resti] vide più che altro pezzi di cadavere talmente mutilati che sarebbero stati riconoscibili soltanto a chi aveva dimestichezza con gli effetti di grandi attentati con bombe. Eppure alcuni sembravano talmente normali che avrebbero potuto essere le appendici smontate di un manichino, cadute da una scatola. Fu stupito di vedere, fra le macerie [presso il foro d'uscita] una mano di donna, in condizioni perfette, con unghie rosse che sembravano essere state oggetto di manicure quella stessa mattina. Un grande anello con diamanti luccicava su un dito. (pagina 184)


Dopo un paio di passi, Regan, in testa al gruppo, scorse il corpo di un uomo, gravemente consumato dal fuoco, che era caduto con le spalle alla porta. I resti fortemente carbonizzati testimoniavano il calore intenso all'interno... Prese nota dell'ubicazione del corpo, ma dato che la loro prima priorità erano le vittime vive, non il recupero di resti, fece andare avanti la squadra. (pagina 208)


Steve McFarland s'imbatté in qualcosa, in una stanza, che sembrava spiccare rispetto alle macerie circostanti. Poi scorse le forme di un teschio e di una cassa toracica, rivolti in basso. I resti erano anneriti dal fuoco. Guardò più da vicino e vide un brandello di carne accanto alle ossa.... Chiese a Regan cosa fare. Il capo della squadra gli disse di contrassegnare il corpo con il nastro giallo di delimitazione e di legare il nastro a qualcosa nelle vicinanze, non al corpo stesso. Cinque minuti dopo, McFarland trovò il suo secondo cadavere, fra le macerie sul pavimento. Sembrava che fosse seduto su una poltrona, ma i suoi resti erano fusi insieme alle macerie ed era difficile distinguerli: non riusciva neppure a capire se fosse un uomo o una donna. (pagina 211)


Più vicino alla zona crollata, tuttavia, nelle adiacenze degli incendi ancora in corso, Leatherman trovò quella che gli parve una serie di tre resti. C'erano solo pezzi di scheletri, senza tracce di braccia o gambe. Le ossa sembravano quasi accatastate, come la legna da ardere per il caminetto. (pagina 212)


Cornwell rientrò nel Corridoio 5, diretto verso il cortile interno. Girò a destra, dentro l'AE Drive, dove esaminò attentamente il foro d'uscita e i rottami sparsi all'esterno del foro. Vide la ruota che sembrava far parte del carrello. Pezzi di cadavere galleggiavano nell'acqua oleosa. (pagina 223)


Nell'AE Drive, [Powell] aveva visto un piede con su un calzino nero, del tipo usato con le divise khaki della Marina. Era un calzino della Marina? A chi era appartenuto? Quella persona era stata ridotta in atomi dall'esplosione e quel piede era l'unica traccia rimanente della sua esistenza? (pagina 253)


Voltarono a destra nell'Anello D, verso i resti del Navy Command Center. Le fiamme si levavano ancora da dietro cataste di macerie... "Ehi, fate attenzione laggiù" li avvisò uno dei pompieri, indicando un angolo dove due o tre scheletri, con ossa annerite e completamente spoglie, giacevano come reperti di uno scavo archeologico. "Non disturbateli" disse sommessamente il pompiere. Più avanti trovarono due corpi maggiormente intatti. Un uomo giaceva sulla schiena, la mano alla fronte. La bocca e gli occhi erano spalancati, come se guardasse Kilsheimer e stesse per gridare. L'altro corpo aveva del sangue che colava dalla bocca. Dopo essere rimasto a fissarli per un momento, Strock disse "Non vorresti tanto poter fare qualcosa per questa gente?" "Ricostruiremo questo posto entro un anno" disse Kilsheimer. "Questo è quello che faremo per loro". (pagina 273)


Avendo completato la costruzione dei tre puntelli sotto la parte più vulnerabile dell'Anello E, la priorità successiva era rimuovere i resti che gli addetti della FEMA avevano trovato tra le macerie nel corso della notte. Rimuoverli rapidamente, invece di lasciarli dov'erano, era la cosa dignitosa da fare. C'era anche una fretta ulteriore per via della loro posizione, così vicina al perimetro esterno dell'edificio. Qualche fotografo con un teleobiettivo avrebbe potuto scattare foto dei resti stando sulla collina che guarda sul Pentagono, e l'FBI era decisa ad impedire la pubblicazione non necessaria di immagini macabre. Inoltre i comandanti della FEMA non volevano che i loro uomini lavorassero più dello stretto necessario vicino a cadaveri in vista.
Anche se i resti giacevano pochi metri all'interno dell'edificio, era complicato tirarli fuori. C'erano numerosi pezzi di cadaveri, aggrovigliati alle macerie che le squadre di ricerca avrebbero dovuto portare via. (pagina 324)


C'erano dozzine di bandierine a contrassegnare resti umani, ma videro comunque almeno mezza dozzina di corpi che non erano ancora stati scoperti e non erano contrassegnati. (pagina 327)


I pompieri sul tetto riferirono che lassù c'erano piccoli pezzi di rottami d'aereo, insieme a pezzetti di altro materiale che sembravano poter essere resti umani. (pagina 347)


Martinette indicò tutte le zone all'interno del'edificio che erano considerate ancora insicure. "Ma puoi andare nel Corridoio 4" disse ad Adams. "C'è una zona là con parecchie vittime." ... C'erano corpi intatti, gente che sembrava essere perita per aver inalato il fumo, non per l'incendio o per le esplosioni. Poteva vedere che alcune persone indossavano divise militari, mentre altre sembravano essere in abiti civili. Due erano seduti su delle sedie intorno a un tavolo. Altri erano sul pavimento... era importante prendere nota dell'esatta posizione di ogni resto umano, dato che stavano analizzando un omicidio di massa. (pagina 348-349)


C'era una grande catasta di pezzi d'aereo intorno al foro d'uscita nell'A-E Drive. Agenti, pompieri e soccorritori avevano riferito di aver visto pezzi della cabina di pilotaggio, del carrello e pezzi d'aereo d'ogni sorta in quel posto, insieme a dozzine di pezzi di cadavere. (pagina 352)


[vicino al foro d'uscita, nell'A-E Drive allagato], man mano che il livello dell'acqua calava, si rivelava un grottesco garbuglio di rottami d'aereo e di parti di cadavere... Titus notò l'odore: così rancido da essere indescrivibile... non c'era nulla che somigliasse a pezzi d'aereo, tranne dei piccoli pezzi di metallo fuso e contorto. Era difficile anche individuare parti di cadavere, ma tutti sapevano che c'erano... Man mano che [il medico Ron Sacra] identificava parti di cadavere, alcune più piccole di un dito, gli addetti li contrassegnavano, e in breve tempo vi furono diverse centinaia di bandierine conficcate nelle macerie. Gli agenti dell'FBI iniziarono a fotografare e documentare ogni pezzo di questi resti, rallentando il ritmo del lavoro. (pagina 369)


Appena dentro il foro [d'uscita dell'aereo], qualcuno aveva contrassegnato due serie di resti, che [lo specialista strutturale Titus] non avrebbe notato se non fosse stato per il nastro rosso che li delimitava. (pagina 369)


Quando Titus uscì dal foro, non aveva granché che potesse fare, se non osservare gli specialisti di raccolta delle prove al lavoro... li osservò affascinato mentre disponevano ordinatamente alcune delle cose che stavano recuperando. Una valigetta. Un portafogli. Un libretto di assegni. Scarpe. Pezzetti di indumenti. Fotografie formato tessera. Una valigia. (pagina 370)


...trovarono numerose poltrone d'aereo, accatastate in mezzo ai soliti mucchi di mobili per ufficio rovesciati e macerie eterogenee. Un paio di queste poltrone tratteneva ancora i corpi tramite le cinture. (pagina 373)


Man mano che le squadre di soccorso scavavano più in profondità, c'erano ovunque resti inconfondibili di un aereo passeggeri. Portafogli, scarpe, gioielli e gli oggetti d'uso quotidiano che erano stati stipati in dozzine di valigie erano disseminati dappertutto fra le macerie. Praticamente tutti i soccorritori fecero conoscenza con la sensazione sconcertante di frugare fra i grigi rottami indistinti di metallo e cemento e scoprire qualcosa di piccolo e personale, come un anello o una fotografia. (pagina 426)


[L'odore del carburante d'aereo] sembrava però una fragranza rispetto al fetore dei resti umani dopo alcuni giorni nell'edificio caldo e fradicio. Uno degli addetti lo descrisse come "odore di cane bagnato in fiamme". Altri furono meno delicati. Molti addetti presero l'abitudine di spalmarsi creme al mentolo sotto le narici; altri impararono rapidamente a respirare dalla bocca.
L'odore s'intensificava verso il foro d'uscita, perché lì c'erano così tanti pezzi di cadavere... dato che il contenuto del retro dell'aereo in genere aveva percorso una distanza maggiore rispetto alle parti anteriori, molti dei corpi dei passeggeri si erano fermati in mezzo ai rottami vicino al foro d'uscita... Non erano soltanto i cani a poter trovare con l'olfatto i pezzi di cadavere. (pagina 426)


[Il 15 settembre trovarono] un cadavere nelle macerie [nella catasta formatasi all'esterno dopo il crollo]; era un problema complesso. Il cadavere era in parte esposto e chiaramente visibile, ma un'altra parte era bloccata da diverse tonnellate di cemento a strati... Se avessero cercato di scavare per tirare fuori l'intero corpo e avessero innescato anche un modesto franamento delle macerie, Shughart stimò che avrebbero potuto finire uccisi tre o quattro addetti.
C'era un'altra complicazione: l'intera scena si stava svolgendo sotto gli occhi di tutti e c'era la preoccupazione continua che immagini macabre finissero nei telegiornali o su Internet... Non vi era dubbio che ci fossero teleobiettivi puntati direttamente sull'area dei soccorsi... non era il genere di cosa che si voleva vedere andare in onda nel telegiornale della sera. (pagina 429)

2008/06/25

Pentagono, parlano i pompieri. I complottisti tacciano, che è meglio

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

E' stato pubblicato da poco il libro Firefight: Inside the Battle to Save the Pentagon on 9/11, scritto dal vigile del fuoco volontario e riservista dell'esercito statunitense Patrick Creed e dal giornalista Rick Newman. In 468 pagine, raccoglie innumerevoli testimonianze dei vigili del fuoco delle contee di Arlington, Montgomery, Fairfax e dell'aeroporto Reagan, del Distretto di Columbia e di molti altri reparti di pompieri che accorsero al Pentagono l'11 settembre 2001.

E' molto riduttivo parlare di questo libro soltanto in chiave di debunking. Firefight è soprattutto una descrizione delle enormi difficoltà e dei drammi, spesso personali e taciuti, di chi ha dovuto lavorare in condizioni di estremo pericolo e stress, in un incendio in un edificio che non poteva essere evacuato (per non decapitare le forze armate), che aveva finestre blindate che bloccavano la fuga ed era ricolmo di documenti e apparati top secret che non dovevano essere dispersi.

La dinamica dell'incendio al Pentagono è ricostruita in estremo dettaglio, gettando nuova luce sulle problematiche e le strategie di un'operazione d'emergenza che per molti versi è stata messa in secondo piano dall'orrida spettacolarità e accessibilità mediatica degli attentati alle Torri Gemelle. Il libro è anche un'impietosa narrazione di ciò che non ha funzionato, delle preoccupazioni televisive dei potenti e della caccia al souvenir di alcuni dei soccorritori.

Ma Undicisettembre si occupa di debunking, ed è quindi da questo punto di vista che procede questa recensione. E in questo senso le testimonianze di Firefight confermano, con una dovizia di particolari spesso agghiaccianti nella loro crudezza, che il Pentagono fu colpito da un aereo di linea; non da un missile, non da un caccia, ma da un aereo di linea con decine di persone a bordo. Nessuno dei pompieri ha dubbi in merito, da Alan Wallace a Mark Skipper a Dennis Young a Steve McCoy a Jamie Lewis, né hanno dubbi il controllore di volo civile Sean Boger e il paramedico Claude Conde, giusto per fare qualcuno dei nomi degli oltre 150 intervistati.

Fra l'altro, Firefight nota (pagina 35) che il Pentagono dipende e dipendeva esclusivamente da pompieri civili per tutte le proprie emergenze antincendio. Quindi non si tratta di militari addestrati alla gestione degli incendi, ma di vigili del fuoco civili, esattamente come quelli di New York. Chi sostiene una messinscena al Pentagono deve pertanto accusare tutti questi vigili del fuoco di esserne parte consapevole.

Qualche esempio di testimonianze:
  • il pompiere Bobby Beer nota che l'interno dell'area impattata è costellato di scarpe provenienti dai bagagli dei passeggeri (pagina 93).
  • Ricorre, nel racconto dei soccorritori, l'odore pungente del carburante d'aereo che impregna ogni cosa, persone comprese.
  • "All'imbocco del terzo foro [nell'AE Drive, uno dei fori d'uscita dei rottami dell'aereo] videro un pezzo di ruota e innumerevoli frammenti di rottami. Alcuni sembravano pezzi di sedili... Appena fuori del foro, [Jim Anderson] vide due piedi. Avevano la pelle scura, erano privi di scarpe, e non erano neppure bruciati. Nessuno disse nulla mentre osservavano la carneficina" (pagina 149)
  • "Mosely e Anderson notarono pezzetti di metallo sminuzzato su tutto il prato [al centro del Pentagono]. 'Sono pezzi dell'aereo' disse Mosely, deglutendo a fatica. 'Sono dappertutto'. In qualche modo, la forza dell'impatto dell'aereo e l'esplosione avevano scaraventato frammenti del jet sopra e oltre il tetto del Pentagono, fino al cortile interno." (pagina 151)
  • "[Griffin] disse a Mosely, "Sono sorpreso di non aver ancora visto un cadavere". "Guarda giù" rispose Mosely. Griffin stava in piedi sopra una gamba tranciata, alla cui estremità c'era una scarpa." (pagina 153).
  • "[Brian] Spring avvistò qualcosa che somigliava a un torso bruciato sopra i rottami, fuori dal foro [d'uscita dell'aereo]. Guardò meglio e vide anche delle scarpe, nelle quali c'erano ancora i piedi mozzati. Altri pezzi di cadavere galleggiavano nell'acqua sporca" (pagina 158).
  • "[l'agente speciale Garrett McKenzie, incaricato di fotografare i resti] fu stupito di vedere, fra le macerie [presso il foro d'uscita] una mano di donna, in condizioni perfette, con unghie rosse che sembravano essere state oggetto di manicure quella stessa mattina. Un grande anello con diamanti luccicava su un dito." (pagina 184)
  • "trovarono numerose poltrone d'aereo, accatastate in mezzo ai soliti mucchi di mobili per ufficio rovesciati e macerie eterogenee. Un paio di queste poltrone tratteneva ancora i corpi tramite le cinture"... "'L'unico motivo per cui quelle poltrone sono rimaste intere è che provenivano dal retro dell'aereo.'" (pagina 373)
Ci sono molti altri brani di questo genere, che rendono chiare le condizioni terribili in cui hanno operato i soccorritori. Le testimonianze di rottami d'aereo sono raccolte in questo articolo; quelle riguardanti i resti umani e gli effetti personali dei passeggeri sono in quest'altro articolo.

Anche il resoconto delle procedure di documentazione dell'attentato, descritto minuziosamente in Firefight, non lascia alcuna speranza a chi nega che vi sia stato un aereo al Pentagono. Ogni frammento significativo d'aereo, ogni resto umano è stato visto anche dai soccorritori civili, fotografato e catalogato, in attesa di essere usato come prova giudiziaria. Quando si svolgeranno i processi a carico degli organizzatori degli attentati, queste prove verranno desegretate, e chi si ostina a negare verrà ridicolizzato, se ce ne fosse ancora bisogno, da questa pioggia di documentazione.

Il libro contiene anche molte immagini (pubblicate da Firefight in bianco e nero per esigenze editoriali) che provengono da questa documentazione e sono un chiaro segnale di quanto altro materiale sia ancora in attesa di essere pubblicato. Eccone alcune.

Un rottame d'aereo, con i segni del logo American Airlines

Uno dei lampioni colpiti dall'aereo.

All'interno del Pentagono, l'asta spessa e lunga disposta quasi orizzontalmente, al centro, è una delle gambe del carrello del Boeing 757.

L'A-E Drive, il passaggio carrabile che divide gli anelli del Pentagono, disseminato di macerie e inondato d'acqua.

In questo dettaglio della foto precedente, si scorge un cerchione d'aereo: l'oggetto circolare con fori scuri allungati disposti a raggiera.

Il foro d'uscita principale, prima che venissero rimosse le macerie e i rottami dell'aereo.

Un dettaglio della foto precedente consente di riconoscere pezzi semicircolari e strutture reticolari poco compatibili con arredi di un edificio. Secondo le testimonianze dei vigili del fuoco, si tratta di rottami d'aereo.

Pochi istanti dopo l'impatto avviene una deflagrazione secondaria, forse prodotta da alcune bombole di propano situate nel cantiere del Pentagono.

Un ingrandimento della foto precedente. Davanti al guard-rail ci sono due pezzi che sono presumibilmente rottami d'aereo; dietro c'è un lampione abbattuto.