2008/07/20

Visita all'esposizione commemorativa di Caen / 2

di Paolo Attivissimo su testo e foto di Mattia Butta, citato con il suo permesso. La prima parte di quest'articolo è pubblicata qui.

English Abstract: This is the second part of a two-part article describing a visit to the 9/11 Memorial Exhibition in Caen, France. The first part is here. If you'd like an English translation, leave a comment below. Please note comments are subject to moderation and therefore are published with a slight delay.

Prosegue il resoconto di un lettore, Mattia Butta, della visita all'esposizione allestita al Mémorial di Caen per non dimenticare l'11 settembre 2001. La parte iniziale del resoconto è stata pubblicata su Undicisettembre qui.

Con questo articolo non si intende fare opera di mero debunking delle teorie cospirazioniste, ma presentare una mostra che permette agevolmente a chiunque, specialmente in Europa, di conoscere e capire meglio questa tragedia con l'efficacia e l'impatto che soltanto reperti tangibili possono avere.

"11 settembre, dove eravate?" di Mattia Butta


[segue da qui] Passo alla sala centrale, che rappresenta gli istanti immediatamente successivi all'attacco: in alcune bacheche troviamo gli effetti personali di persone che in quel momento si trovano nelle torri gemelle e cercano di scappare. Ci sono il notebook di una professoressa, il volante di un'automobile.







Stride la collezione di pin e toppe per bambini, con disegni allegri raffiguranti il WTC. In questa sala vengono ricordati i soccorritori che in quel momento sono accorsi sul luogo: sono esposte la portiera di un'ambulanza e quella di un camion dei pompieri.







[La didascalia che accompagna questo reperto nell'esposizione precisa che si tratta di una portiera di un veicolo dello Squad 1, con base a Brooklyn, che quel giorno perse dodici uomini. Questi, signori complottisti, sono gli uomini che accusate di nascondere la verità e di tacere le prove della messinscena – P.A.]

Uno dei pezzi più “speciali” dell'esposizione è una giacca dei NYFD, esposta sotto una gigantografia raffigurante tre pompieri; in quella foto c'è chi guarda in basso, distrutto dall'evento, e chi guarda fisso e deciso, pronto a reagire. Sulla giacca ci sono firme e motti come “United we stand”, scritte da chi quell'evento l'ha vissuto da dentro.



Davanti a quella giacca, quando leggo quell'“United we stand”, quella fierezza nella reazione che accomuna le persone e le fa diventare fratelli, ecco, proprio in quel momento provo una sensazione che provai solo nell'estate 2006, all'aeroporto di Glasgow. Erano i giorni del caos totale generato dagli sventati (e presunti) attacchi che si sarebbero dovuti realizzare con le bombe a base di liquidi portati in cabina. In quei giorni si doveva prendere l'aereo quasi nudi, con niente in mano.

Al check-in avevo portato un libricino col Vangelo di Luca, che mi aveva regalato un pastore protestante a Edimburgo; volevo leggerlo nei tempi morti dei lunghissimi controlli. Ebbene, mi vietarono di portarlo con me: niente, pasaporto e carta d'imbarco. Mi fecero togliere le scarpe e camminare a piedi nudi, mi perquisirono fisicamente in ogni dove, genitali compresi. Mi venne da piangere: che senso aveva tutto questo? Perché queste persone vogliono e possono condizionare la nostra esistenza in questo modo? Ecco, davanti alla divisa dei pompieri, provo ancora quella voglia di piangere irrazionale.



Questa sala ci ricorda, anche grazie alla statua della libertà del ristorante Nino's [foto qui accanto], di ciò che avvenne dopo l'attacco, quella grande solidarietà e umanità, per cui ci si aiutava l'un l'altro anche senza conoscersi; un fenomeno impossibile normalmente in una metropoli.

[La didascalia a Caen spiega che si tratta della statua pubblicitaria della Coca-Cola del Nino's Restaurant, situato a poca distanza dal WTC, che divenne il centro d'accoglienza per poliziotti, pompieri e soccorritori e dove furono serviti oltre 500.000 pasti gratuiti durante i cinque mesi dei lavori di soccorso e recupero – P.A.]


Passo alla sala successiva, l'ultima del piano superiore, che simboleggia il giorno dopo. Vengo accolto dal colpo d'occhio del muro dei dispersi. Si tratta di una riproduzione di soli alcuni delle migliaia di cartelli affissi per la città con la scritta “Missing” e la foto del parente disperso.







Basta dare una rapida lettura ai nomi e un rapido sguardo alle foto, per rendersi conto che le persone coinvolte in quella strage appartenevano alle più diverse razze e nazionalità. Ci sono tutti i colori della pelle, tutti i tipi di nomi e provenienze, come è ovvio che sia in una metropoli come NYC. Ma questo mi fa pensare come l'attacco dell'11 settembre non sia stato un realtà un attacco ai WASP americani, parenti di Bush; in realtà è stato un attacco al mondo intero, e lo leggi nei nomi delle persone.



Scorgo un nome familiare (Alena Sesinová), quasi sicuramente era una signora di origine ceca (come poi vedrò confermato da una ricerca su internet). Essendo la Repubblica Ceca il paese che mi accoglie, mi sento vicino a quella persona, e questa tragedia mi fa un po' più male.

Su due schermi vengono trasmessi i telegiornali di France 2 sulla tragedia. In una teca ci sono i giornali di tutto il mondo che, in tutte le lingue, il giorno dopo annunciano la tragedia.

Il giorno dopo, il giorno in cui si pensa a chi c'è dietro quei morti, il giorno in cui i parenti che non vedono il disperso tornare a casa, capiscono che non c'è più niente da fare. Il giorno in cui si inizia ad associare una vita ad ogni nome di un morto.

Per questo su un lato della sala ci sono alcuni pannelli con le foto e le storie di alcune persone tra le tante morte quel giorno. C'è il pompiere, l'assistente di volo, la maestra in pensione, o la studentessa che tornava a casa in California dai genitori. Tutti accomunati dall'essersi trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato, chi per un terribile fato, chi invece per aver scelto di dedicare la vita a salvare gli altri. Nella teca davanti a questi pannelli troviamo i loro effetti personali.











La visita continua al piano inferiore, dove è trattato quello che è seguito all'evento. Vengono esposti cimeli realizzati dagli studenti delle scuole, per ricordare l'evento. C'è una porzione della recinzione dei ricordi, dove per i mesi successivi furono appesi appelli, ricordi e bandiere. Troviamo anche dei frammenti di sculture presenti dentro e davanti al WTC prima dell'attacco [una statua di Rodin e la scultura di Alexander Calder situatata davanti al WTC7]: sembra quasi ci dicano che l'attentato ha distrutto anche “il bello”, che il mondo è cambiato.







In questa sala, nel concludere la visita, troviamo anche gli unici accenni politici dell'esposizione. Su uno schermo viene trasmesso Bush, mentre dichiara al congresso americano che gli attacchi dell'11 settembre sono da considerarsi un atto di guerra, mentre su diversi pannelli si racconta la reazione della comunità internazionale all'attentato e quello che ne è seguito.

La visita si conclude. Lo scopo dell'esposizione è chiaro, e l'ho capito guardando alcuni ragazzini mentre guardavano un video che, nella sala centrale del piano superiore, trasmetteva le immagini dell'attacco alle torri gemelle. Questi ragazzini avranno avuto 11 o 12 anni al massimo, e discutevano con competenza dell'evento. Fatti due conti, nel 2001, sette anni fa, avevano 4 o 5 anni, e di certo non si ricordano dell'attentato per averlo visto in diretta.

Mi sono reso conto che il tempo passa velocemente, e sta già crescendo la generazione che non ha vissuto l'11 settembre, che non ha provato l'angoscia di quegli istanti, poi sfumata col tempo. Questa mostra serve per fare vivere a questa nuova generazione, quello che fu l'attentato e serve a noi, che invece l'abbiamo vissuto, per riportarci indietro a quei momenti e farci ripensare a quello che è stato.

17 commenti:

Anonimo ha detto...

Perché queste persone vogliono e possono condizionare la nostra esistenza in questo modo?
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Non saprei...di certo se ti trovi a bordo con uno o più terroristi/dirottatori forse apprezzeresti più l'ispezione ai genitali che quella al deretano...

C.P.

Anonimo ha detto...

un attacco ai WASP americani, parenti di Bush;
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Andrebbe spiegato cosa o chi sono i WASP.

E' interessante che i lettori possano partecipare, magari visitando uno dei monumenti del 9/11 sparsi in America ed all'estero, riportando materiale fotografico.
Qualcuno che vuole andare al memoriale Luce di Padova? unico memoriale dedicato al 9/11 in Italia.


Alla fine hanno deciso di non fondere la scultura di Calder, il Bent Propeller per ricostruirla.

Paolo Attivissimo ha detto...

Anonimo,

considerazione un po' volgare oltre che sbagliata. I terroristi non fanno ispezioni, e se intendevi un senso metaforico, tieni presente che se ti trovi a bordo un terrorista, di questi tempi è improbabile che i passeggeri accettino senza opporre resistenza. Probabilmente questo è uno dei motivi per cui i dirottamenti aerei sono sostanzialmente scomparsi: i potenziali terroristi sanno bene che non hanno molte speranze e che esistono bersagli meno difficili.

Anonimo ha detto...

tutto deriva dal mondo di dire volgare: "mettertela in culo".
Tale modo di dire, approssimabile ad un'ispezione al deretano va ad indicare una situazione in cui si ha più da perdere che da guadagnare (con tutto rispetto per l'omosessualità).
Quindi per quanto possano erroneamente sembrare scarsi i dirottamenti aerei o le azioni terroristiche, in quei casi in cui si verificano val meglio un controllo più rigido che uno più lascivo.
Su tal argomento vi è quindi chi si pone sul bicchiere mezzo pieno dicendo: "ma tanto capita al 5% dei voli intercontinentali...vuoi che sia proprio il mio?"
E chi guarda il bicchiere mezzo vuoto dicendo: "creare disagio al 95% dei voli per niente per un 5% di casi malevoli ha conseguenze si sui passeggeri e ma ha anche indirettamente conseguenze sui rapporti bilaterali internazionali fra nazioni. E' giusto che ognuno faccia nel suo piccolo la sua parte".

C.P.

Anonimo ha detto...

Insomma, i controlli serrati fastidiosi per i passeggeri vanno contro gli atti di terrorismo, che siano prodotti da un lato da una cellula armata di terroristi o dall'altro da un governo nel tentativo di farsi un autoattentato.
Da entrambi i lati teoricamente si dovrebbe premere per un inasprimento delle verifiche al fine di sventare i fantomatici complotti.
Invece sono le persone comuni e i complottisti a chiedere soprattutto uno sgravio delle condizioni di imbarco e delle leggi restrittive promosse per combattere il terrorismo.

C.P.

alexandro ha detto...

Prima del 9/11 pensavo che fosse ormai tempo di pensionare i ricordi dello Shoa, perché storia passata e vissuta a malapena dai nostri genitori. Ora invece capisco il desiderio di non voler dimenticare e di informare le future generazioni. Grazie ancora, Mattia.

Anonimo ha detto...

è ridicolo se mai perquisire anche le suore solo perché abbiamo paura che un terrorista si travesta da persona insospettabile e dirotti il nostro aereo (ma non è forse questo il loro obiettivo?).

Paolo Attivissimo ha detto...

non è forse questo il loro obiettivo?

Esattamente. Lo scopo del terrorismo non è la distruzione fisica di ogni singolo nemico, ma la riduzione del nemico a uno stato d'ansia continua che ne mina l'esistenza.

Personalmente preferirei una situazione senza le assurdità attuali di liquidi vietati e forchette sequestrate anche ai piloti o pistole cariche a bordo, e accettare il rischio remotissimo che proprio sul mio volo, proprio in quel momento, ci sia un terrorista suicida.

Che non ci sarà, perché qualunque imbecille sa che se appena fa un gesto che sembra minacciare un dirottamento, i passeggeri gli zomperanno addosso e lo faranno a pezzi.

Il costo della sicurezza (o meglio, dell'attuale teatrino della sicurezza) è sia sociale, sia economico, ed è enorme. Ha senso, sapendo che è in larga parte inefficace, come Madrid e Londra tragicamente insegnano?

Anonimo ha detto...

Esentare alcuni da un controllo crea formalmente un buco di verifica, attraverso cui può passare di tutto.

A Londra ed a Madrid facevano controlli accurati tanto quanto l'ispezione dei genitali, il tragico giorno in cui ci sono stati gli attentati? io direi di no.
Casomai può essere portata la vicenda dell'uccisione erronea di un brasiliano il giorno successivo agli attentati a causa dell'ansia, dell'apprensione e dello stato di allerta in cui era piombata la città.
Tuttavia è riduttivo limitarsi alla sola questione terrorismo di matrice religiosa islamica.
E' bene ricordare che a seguito degli attentati di Madrid l'ETA si è spaccata in un'ala moderata che metteva le bombe ed avvertiva in tempo in modo da far fuggire le persone e l'ala fondamentalista più legata alle morti e che si è recentemente macchiata di politicidio.
Le stesse armate rivoluzionarie rosse e nere hanno fatto lunghi passi verso il distensionismo, benchè qualche dittatore di casta abbia premuto per sostenere l'idea di rivoluzione armata o rivoluzione culturale.
La Nord Korea ha incredibilmente aperto alla distensione sia sulla questione nucleare sia nei rapporti con le opposte fazioni (distensione e colloqui con ambasciatore americano e dell'america).
Il terrorismo politico made in Italy varia a fasi alterne nell'eterna contrapposizione fra rossi e neri.
Al contrario si osserva nel mondo islamico una tendenza opposta verso l'incrudimento sia verso ciò che è straniero per pelle, religione e cultura sia per quanto riguarda lo scontro fra i diversi gruppi etnici/religiosi (sunniti contro sciiti).
Gli esempi si sprecano, dalla danza di AlBeshir quanto il tribunale dell'Aia lo ha incriminato per la strage del Darfur alle 400 bombe in Blagladesh (musulmani fondamentalisti contro moderati),...


C.P.

Mattia ha detto...

>Andrebbe spiegato cosa o chi sono i WASP.

Hai ragione, ho sottointeso fosse un termine conosciuto, e l'ho usato per brevità.

Ad ogni modo, trovi la spiegazione qui
http://it.wikipedia.org/wiki/WASP

Era solo un modo per spiegare che uno si immagina l'America dei Bush attaccata, il WTC dei bianchi potenti, dei banchieri, e poi tra i nomi dei morti si accorge che ci sono persone di tutte le provenienze.

Mattia ha detto...

@alexandro
Ora invece capisco il desiderio di non voler dimenticare e di informare le future generazioni. Grazie ancora, Mattia.
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Sì, ammetto che ero prevenuto sull'esposizione. Il tutto è nato perché avevo visto un volantino appiccicato al muro che annunciava la proiezione di "Zero" a Caen. Fotografato e mandato a Paolo, che - essendo più informato di me - mi ha fatto notare del museo e mi ha chiesto di andarci.
Non so perché, ma pensavo automaticamente che fosse un'esposizione messa in piedi dai complottisti, che l'avevano inaugurata con la proiezione di Zero.
Invece, quando ci sono entrato, mi sono reso conto che non c'entrava niente coi complottisti.
E non cercava nemmeno di dare spiegazioni di debunking. A parte alla ultima sezione, di politica non si sente nemmeno l'odore in quell'esposizione. E' solo una narrazione dei fatti, la più neutrale possibile. Non c'era neanche "il pezzo forte" da esibire, i reperto famosissimo.
No, lo scopo era solo quello di "far ricordare".

Anonimo ha detto...

Ero a casa davanti alla TV che ha interrotto i programmi e ha dato la notizia . Appena ho visto "l'aereo " entrare dentro al palazzo ho pensato " E' impossibile qui qualcosa non va "

Ciao

alexandro ha detto...

@Mattia
Difficile che i complottisti possano allestire mostre e musei, perché avrebbero ben poco da mostrare. Questa è la termite che forse... Eccovi la foto di un missile, che magari... Eccovi la foto sfocata di Atta mentre telefona a suo padre, vi giuriamo che è lui...
Se facessero una cosa simile in presenza di pezzi concreti di vita e di morte, la gente li prenderebbe a calci.

omar ha detto...

Queste mostre sono importanti, perchè è facile dimenticare, a distanza di anni il significato ed il contesto degli eventi.

E' proprio sulla "dimenticanza" che complottisti e revisionisti ci sguazzano cercando così di strumentalizzare i singoli fatti accaduti.

C'è una mostra a Padova? Qualcuno da quelle parti potrebbe farci un salto..:-)

OrboVeggente ha detto...

omar:
C'è una mostra a Padova? Qualcuno da quelle parti potrebbe farci un salto..:-)

Pronti, son quà!
Ma di cosa si tratta, e dove si trova?
SI può saperne di più? Dispostissimo a visitarla e recensirla, s'intende.

omar ha detto...

Ciao Orbo,

un anonimo poco sopra ha parlato del "memoriale Luce"..

mother ha detto...

ekime anca mi
http://www.tuovideo.it/view_video.php?viewkey=c8d785cea1e42ccea185
http://it.youtube.com/watch?v=niZRqzaMWAI
Qualche foto da vicino non stonerebbe.
Mai capito dove si trovi a Padova.