2007/01/14

In arrivo l'edizione italiana dell'indagine di Popular Mechanics

di Paolo Attivissimo

Dopo tanta letteratura complottista (alla faccia di chi lamenta un "muro del silenzio" intorno alla questione), finalmente sta per debuttare anche in Italia il libro d'indagine compilato da Popular Mechanics, quello su cui si basò Enrico Deaglio per definire "boiata pazzesca" le ipotesi di complotto su Diario e a Matrix.

"Debunking 9/11 Myths" è attualmente in fase di avanzata traduzione da parte del gruppo Undicisettembre per conto di un editore italiano. Il libro è stracolmo di dati e di testimonianze esperte che mettono non un bastone, ma una trave, nelle teorie di complotto più diffuse e le mostrano per quello che sono: crisi di paranoia che ricalcano in modo inquietante, nella retorica e nel metodo, quelle del maccartismo e di tante altre cacce alle streghe che hanno macchiato il ventesimo secolo. Prima si decide il colpevole, poi si scelgono gli indizi adatti ad incastrarlo e si ignorano tutti quelli che lo scagionano. E se gli indizi non ci sono, si inventano.

Anche per chi non è interessato al complottismo ma vuole semplicemente conoscere meglio la dinamica del crollo delle Torri Gemelle e degli altri attentati dell'11 settembre, "Debunking 9/11 Myths" è una ricca fonte di dettagli tecnici. Chi ha preparato laboriosissime analisi video sull'impatto al Pentagono avrebbe fatto bene a consultare questo libro: avrebbe saputo marca e modello delle telecamere che hanno ripreso l'impatto, risparmiandosi complesse quanto infondate congetture sull'identificazione degli apparati.

Per coloro che, come scrissero Giulietto Chiesa e Franco Cardini in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera il 17 ottobre 2006, credono che l'inchiesta di Popular Mechanics sia screditata perché "redatta, utilizzando testimoni 'compiacenti', da Benjamin Chertoff, nipote venticinquenne di quel Michael Chertoff, da Bush ha [sic] nominato a capo del Dipartimento 'Homeland Security'", vale la pena di proporre una sana iniezione di realtà: la parentela è una bufala, e l'inchiesta non è stata redatta da Benjamin Chertoff da solo, ma da un pool ben più vasto di giornalisti ed esperti di settore.

Nella lettera al Corriere, Chiesa attribuisce lo scoop della parentela al giornalista Christopher Bollyn dell'American Free Press, ma sbaglia persino nel copiare da Bollyn: un errore che non promette bene per il rigore d'indagine dell'imminente "film-inchiesta" Zero di Chiesa. Un errore che, guarda caso, va a rafforzare la tesi complottista creando un'inesistente parentela più stretta.

Infatti Bollyn afferma che Benjamin Chertoff è cugino di Michael Chertoff, non nipote.

But who is Benjamin Chertoff, the "senior researcher" at Popular Mechanics who is behind the article? American Free Press has learned that he is none other than a cousin of Michael Chertoff, the new Secretary of the Department of Homeland Security.

Ho contattato personalmente Christopher Bollyn, che in una fitta corrispondenza privata mi ha chiarito che l'unico indizio che ha della presunta parentela è una telefonata che afferma di aver fatto alla madre del redattore di Popular Mechanics. Di questa telefonata non esiste registrazione o testimonianza indipendente.

Bollyn mi ha inoltre descritto le estenuanti indagini genealogiche che ha compiuto nel tentativo di trovare un legame di parentela. Pur essendo risalito fino ai nonni di Michael Chertoff, immigrati dalla Russia e dalla Romania, non l'ha trovato. Ma insiste: dice che il cognome uguale "non può essere una coincidenza".

Come descrive lucidamente 9/11: Debunking the Myths, questa è la faccia perversa e pericolosa del complottismo: "la coincidenza viene considerata prova di collaborazione", dice il libro. E nella visione distorta dei complottisti, una singola coincidenza è considerata una giustificazione sufficiente per mettere da parte tutti gli altri fatti presentati da centinaia di esperti.

Chi ha prestato la propria testimonianza alle indagini complottiste, e chi crede ciecamente alle affermazioni di chi non riesce nemmeno a distinguere fra cugini e nipoti, farebbe bene a chiedersi in che mani si è messo.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Ottimo.

Sarà la prima opera cartacea che si occupa di 11 settembre in chiave non complottista.

Indicativamente, quando sarà nelle librerie?

Un dvd non lo fate?:-)

Omar

Paolo Attivissimo ha detto...

L'uscita è prevista per marzo-aprile, ma potrebbe essere anticipata, visto il ritmo a cui procede la traduzione.

Per il DVD, per ora non posso dire niente, ma entro settembre ci saranno delle novità molto interessanti anche in questo senso.

Dan ha detto...

Ci raccomandiamo (anche se immagino sia inutile), quando esce faccelo sapere, io sarò uno di quelli che sicuramente lo comprerà. Una pubblicazione assai utile contro i disinformati o quelli "bufalati" da miti del complotto inventato.

Anonimo ha detto...

ma un piccolo coinvolgimento statunitense? anche piccolo.sempre questi arabi cattivi!

Dan ha detto...

In una guerra, sono tutti "cattivi".
E tutti hanno torto.

Comunque, l'unico coinvolgimento statunitense che vedo plausibile è una colpevole omissione di azione, vale a dire: i servizi segreti avevano il sospetto di possibili attentati imminenti, ma qualche figura delle "alte sfere" ha sottovalutato stupidamente il rischio, o colpevolmente l'entità dei danni, ed ha lasciato correre per avere maggiore approvazione per la guerra al terrorismo che doveva venire...
Beninteso, questa è una mia personalissima ipotesi, della MASSIMA portata dell'intervento del governo nell'attentato, a cui non credo completamente neanche io.
Ma è sempre più plausibile di interventi fin troppo diretti, come bombe, missili, aerei fantasma, demolizioni...