2012/01/10    Permalink       2 commenti         Avvertenze per i commentatori

Recensione: “11 settembre - io c'ero” di Giorgio Radicati

di Hammer

Nell'agosto del 2011 è stato pubblicato il volume intitolato “11 settembre - io c'ero” di Giorgio Radicati (editore Iacobelli, ISBN 8862521375). L'autore all'epoca degli attentati ricopriva l'incarico di Console Generale d'Italia a New York e in seguito ha avuto altri incarichi di carattere diplomatico in varie nazioni del mondo.

Il volume si compone di quattro parti distinte: nella prima l'autore racconta la sua esperienza relativa all'11 settembre e ai giorni successivi, nella seconda si focalizza sul breve periodo delle lettere “all'antrace” e sull'intervento militare in Afghanistan, nella terza narra della Seconda Guerra del Golfo mentre nell'ultima parte riporta il racconto del suo viaggio a Ground Zero nel 2010.

Nei primi due capitoli l'autore offre al lettore un racconto sull'11 settembre e sul periodo immediatamente successivo da un punto di vista davvero insolito: quello di un console che ha dovuto gestire il difficile scambio di informazioni con il ministero degli Esteri italiano che chiedeva informazioni sulle vittime e sui feriti, mentre anche negli USA le notizie arrivavano frammentate e confuse. Più tardi durante la giornata dell'11/9, il Console si recò personalmente a Ground Zero tra l'aria irrespirabile e le ruspe che inizavano il loro lungo e ininterrotto lavoro.

Anche i giorni successivi furono ferventi di attività, quando in seguito alla riapertura dei voli l'autore si trovò in prima linea nel dover organizzare il rientro in patria dei turisti italiani rimasti bloccati negli USA, impegnandosi a risolvere gli inevitabili problemi logistici verificatisi con le compagnie aeree e gli scali aeroportuali.

Riguardo alle due guerre seguite all'11/9, l'autore racconta con dovizia di particolari le diverse fasi dei conflitti e della loro preparazione. Forte della propria lunga esperienza in politica internazionale, precisa di aver voluto fissare idee e ricordi in uno scritto affinché i lettori, soprattutto i più giovani, possano avvalersi del suo punto di vista per avere un quadro più completo degli avvenimenti.

In varie parti del libro l'autore non manca di criticare in modo molto preciso e circostanziato l'intelligence americana per la mancata prevenzione degli attacchi e il governo di Washington per l'imbarazzante vicenda delle armi di distruzione di massa irachene.

Il libro è chiuso dal racconto del viaggio dell'autore nel 2010 a New York, preso come spunto per alcune considerazioni sulla situazione in Afghanistan e Iraq dopo diversi anni dall'inizio dei conflitti. Un breve capitolo conclusivo propone infine qualche riflessione sul decesso di Osama bin Laden e sul futuro di Al Qaeda, decapitata del suo leader.

Il volume, in sintesi, offre al lettore una testimonianza singolare su quanto accaduto l'11/9 e negli anni e seguire e aiuta a capire le vicende internazionali che si sono svolte da allora. Proprio per questo motivo lo riteniamo un testo prezioso che consigliamo a chi voglia approfondire queste tematiche.

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2011/12/14    Permalink       17 commenti         Avvertenze per i commentatori

Cheney ordinò l'abbattimento del Volo 93. “Ordinare” non significa “abbattere”

di Paolo Attivissimo, con il contributo di ZeusBlue. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

C'è un certo clamore per una recente dichiarazione di Dick Cheney nella quale l'ex vicepresidente degli Stati Uniti afferma chiaramente di aver ordinato, l'11 settembre 2001, l'abbattimento del volo United 93, l'aereo dirottato precipitato in Pennsylvania.

Alcuni cospirazionisti hanno accolto con entusiasmo questa dichiarazione, considerandola un'ammissione delle menzogne della “versione ufficiale” da loro teorizzate in questi dieci anni.

Una confessione che smentisce in tronco la versione ufficiale della Casa Bianca rimasta in piedi fino a questa intervista secondo cui, il volo non sarebbe mai arrivato a destinazione grazie alla ribellione dei passeggeri che dopo aver capito la loro sorte decisero di sacrificarsi per evitare altre morti afferrando i comandi e dirigendo l'aereo contro il suolo. Una sorta di favola bella che in quelle ore di panico puro del 2001 fece molto bene all’opinione pubblica rinsaldando spaccature e accrescendo il senso patriottico contro il nemico “terrorismo”.

– Marirosa Barbieri, Primadanoi.it, 6/12/2011

Ieri Cheney ha dichiarato a Fox Tv che è stato lui a dare l'ordine di abbattere il quarto aereo. Segnalalo a quel certo Attivissimo che giura sulla versione ufficiale.
E mettiloo in caldo insieme alle altre tue "prove scientifiche".

– Giulietto Chiesa, Il Fatto Quotidiano, 12/11/2011

Ma va sottolineato, per chi si facesse prendere dalla foga così tanto da dimenticare cose basilari come il significato delle parole, che ordinare l'abbattimento di un aereo non significa abbatterlo. Ordinare non è lo stesso che fare. Per esempio, chiunque può ordinare al Sole di fermarsi, ma questo non implica avere successo nell'impresa (salvo rare eccezioni bibliche).

Nella sua recente dichiarazione a Fox News, citata come presunta prova di menzogna, Cheney afferma semplicemente che diede l'ordine. Non dice affatto che l'ordine fu eseguito con successo. Eccola infatti in originale:


La trascrizione completa dell'intervista, rilasciata a Fox News il 4 settembre scorso, è disponibile sul sito dell'emittente.

Le nuove affermazioni di Cheney, in sostanza, sono ininfluenti per la ricostruzione storica degli eventi. Era già ben noto (e quindi non "smentisce in tronco la versione ufficiale") che Cheney trasmise l'ordine, proveniente a suo dire dal presidente Bush, di abbattere gli aerei di linea civili che non avessero risposto all'ordine di atterrare l'11 settembre.

Chi presenta come “confessione” questa dichiarazione in realtà smentisce in tronco non tanto la “versione ufficiale”, quanto le tesi cospirazioniste di stand-down, secondo le quali Cheney avrebbe dato l'ordine contrario, ossia di non abbattere l'aereo diretto contro il Pentagono.

L'unico aspetto significativo di questa notizia è l'ennesima dimostrazione della disinvoltura dei sostenitori delle tesi alternative nell'interpretare le dichiarazioni per piegarle alle proprie tesi e nel contraddirsi da soli.

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2011/11/06    Permalink       47 commenti         Avvertenze per i commentatori

Cospirazionisti colti a inventarsi gli esperti: il caso Ananta

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ananta è un commentatore di questo blog (per esempio qui), del mio blog Disinformatico (qui) e del forum sull'11 settembre di Focus.it oltre che di Luogocomune. Ha pubblicato numerose affermazioni a favore di varie tesi di cospirazione, condite da insulti a me e ai coautori di Undicisettembre. Già questo dovrebbe inquadrare piuttosto bene l'approccio di Ananta, ma c'è di più.

Qualche giorno fa sul forum di Focus.it si è presentato un altro utente, Accademico, dicendo di essere un ingegnere stutturista con un'esperienza del settore di circa 25 anni nel settore delle costruzioni edili” che fa parte “di un'azienda che ha partecitato nel recente passato alla costruzione di palazzi di decine e decine di piani a Singapore, Dubai e più recentemente a Milano.”

L'ingegnere ha dato man forte alle asserzioni di Ananta, confermando le tesi di complotto e affermando che gli ingegneri strutturisti della sua azienda sono concordi nel negare il crollo gravitazionale delle Torri Gemelle. Inoltre fra i due sono stati scambiati messaggi pubblici di sostegno.

Ma Tricio, un moderatore di Focus.it, ha scoperto che Accademico e Ananta scrivono dallo stesso indirizzo IP. Ananta, su Focus.it, ha dichiarato di essere in cassa integrazione, quindi il suo non può essere un indirizzo IP condiviso di una rete aziendale. Il moderatore presume, quindi, che Accademico e Ananta scrivano dallo stesso computer e che si tratti della stessa persona. Dopo la pubblicazione iniziale di questo articolo, il moderatore ha inoltre chiarito che ha una certezza assoluta che i commenti di Ananta e Accademico sia stati inviati dallo stesso computer, come precisato nei commenti qui sotto.

Questi sono i livelli di puerilità ai quali scende il cospirazionismo undicisettembrino. Se a qualche lettore la moderazione dei commenti su Undicisettembre può sembrare troppo severa, bisogna tenere presente il calibro delle persone che spesso ci troviamo di fronte nei commenti. Ed è per questo che in generale non ci si può fidare ciecamente delle qualifiche tecniche millantate su Internet senza prove dai sedicenti esperti favorevoli alle tesi alternative e bisogna pretendere conferme.

Tutti i dettagli del caso Ananta-Accademico sono qui su Perle Complottiste.

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2011/11/01    Permalink             Avvertenze per i commentatori

Storia di Greg Trevor, sopravvissuto al WTC: la vita dopo l'11/9 comporta degli obblighi

di Greg Trevor

Nota di Undicisettembre: Pubblichiamo di seguito un testo scritto in occasione del decimo anniversario degli attentati dell'11/9 da Greg Trevor, ex dipendente e portavoce della Port Authority sopravvissuto all'attacco. Greg Trevor è già stato autore di un lungo racconto sulla sua esperienza e ha concesso in passato un'intervista a Undicisettembre.

La versione originale è pubblicata sul sito dell'università Rutgers, presso la quale Trevor lavora attualmente, ed è stata da noi tradotta e pubblicata con il permesso dell'autore.

Quando finalmente arrivò il momento, dopo quasi dieci anni di attesa, ne fui così sopraffatto da non riuscire a muovermi.

Stavo per addormentarmi la sera del primo maggio 2011, quando mia moglie, Allison, entrò in camera da letto, mi toccò sulla spalla e disse: “Il presidente sta per andare in televisione. Hanno trovato bin Laden ed è morto.”

“Grazie a Dio”, risposi. Provai a uscire dal letto, ma non ci riuscii. La morte di bin Laden mi riportò alla mente tantissimi ricordi dolorosi degli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 ai quali ero sopravvissuto.

Ricordo che ero in piedi dietro la mia scrivania al sessantottesimo piano della Torre Uno quando fui quasi buttato a terra dall'impatto del primo aereo che si schiantava contro il palazzo. Mentre abbandonavamo la torre, i miei colleghi e io rimanemmo intrappolati in una scala piena di fumo a pochi piani di distanza dalla libertà. Uscimmo dall'edificio 11 minuti prima che crollasse.

Provai sollievo che il mondo si fosse liberato di bin Laden, ma anche rabbia perché c'era voluto così tanto tempo per consegnarlo alla giustizia.

Allison tornò al piano di sotto e alzò il volume, così che potessi sentire come la squadra del Presidente Obama aveva finalmente completato il lavoro che il suo predecessore aveva lasciato incompiuto.

Quando il Presidente lodò il coraggio dei Navy SEALs che avevano catturato e ucciso bin Laden, pensai ai miei colleghi altrettanto coraggiosi della Port Authority di New York e New Jersey, sia poliziotti che civili, che sacrificarono le proprie vite l'11 settembre per salvarne innumerevoli altre.

Mi ricordai anche di un momento in quello stesso letto, alcune notti dopo gli attacchi dell'11 settembre, quando mi sforzai di spiegare a nostro figlio di 5 anni, Gabe, perché un uomo cattivo chiamato bin Laden aveva ucciso così tanti amici di papà.

“Quello che conta è che mamma e papà sono al sicuro e che tu e tuoi fratello siete al sicuro.” dissi a Gabe. “Ti senti al sicuro?” Annuì. Poi gli chiesi: “Hai paura?” Annuì di nuovo.

“Va bene” gli dissi. “Anche io ho paura. Possiamo avere paura insieme.”

Mentre il mondo vive il decimo anniversario dell'11 settembre, milioni di persone stanno sicuramente rivivendo le emozioni che provarono nei momenti successivi agli attacchi terroristici.

Per la nostra famiglia, questi sentimenti non sono mai lontani.

Sono ancora in terapia per il disturbo post traumatico da stress. Un cielo azzurro terso mi può ancora causare dei flashback.

Tuttora mi chiedo: perché io sono sopravvissuto quando quel giorno hanno perso le loro vite quasi 3000 persone innocenti?

Penso a quell'anziana donna dell'Ecuador che incontrai al matrimonio della figlia, un'amica di famiglia, poche settimane dopo l'11/9. Scoppiò in lacrime quando fummo presentati. Poi mi abbracciò più forte di quanto io sia mai stato abbracciato, ripetendomi più e più volte in spagnolo “Vida nueva”: vita nuova.

Se mi era stata data una vita nuova, come in effetti era successo, essa porta con sé almeno due obblighi.

Primo, fare il mio dovere di testimone degli eventi dell'11 settembre, indipendentemente da quanto possa essere doloroso; ricordare a chiunque voglia ascoltare che le centinaia di persone in uniforme e civili che sacrificarono la propria vita non morirono invano. Gli eroi che corsero dentro le torri e gli eroi che rimasero dentro le torri ad aiutare altri a scappare contribuirono alla riuscita dell'evacuazione di circa venticinquemila persone dal complesso del World Trade Center.

Secondo, essere degno del loro ricordo cercando di essere il miglior marito, padre, amico e collega che posso essere.

Come promemoria tengo tre oggetti nel mio ufficio alla Rutgers: una bandiera commemorativa che sventolò al World Trade Center dopo gli attacchi, una toppa della Polizia della Port Authority e una foto del Capitano Kathy Mazza. Kathy, la prima donna comandante dell'Accademia di Polizia della Port Authority e una delle migliori persone che io abbia mai conosciuto, condusse un gruppo di poliziotti nella Torre Uno pochi minuti dopo il primo attacco. Molti di loro, tra cui Kathy, non sopravvissero. Fu la prima donna della Polizia della Port Authority a morire in servizio.

Sono grato a tutti gli eroi dell'11 settembre per ogni momento, bello o brutto, che ho passato negli ultimi dieci anni.

Faccio tesoro di ogni secondo che passo con Allison, a guardare i nostri ragazzi che crescono e diventano uomini straordinari, avere il privilegio di essere allenatore di dozzine di eccellenti giovani uomini e donne di baseball, softball e pallacanestro.

Ho provato onore e umiltà nell'essere parte della delegazione ufficiale che prese il primo treno Trans-Hudson della Port Authority a tornare al World Trade Center nel novembre 2003, più di due anni dopo gli attacchi. Il ripristino del servizio del PATH a Lower Manhattan, insieme alla riapertura del sito del Trade Center al pubblico, resta una pietra miliare per il recupero della zona.

Quel giorno percorremmo il tratto da Jersey City a Lower Manhattan con lo stesso treno PATH che per ultimo aveva portato delle persone in salvo dal World Trade Center l'11/9. Mentre il treno entrava sferragliando nel tunnel ricostruito sotto il fiume Hudson, mi sentii onorato di essere una piccola parte di questo trionfo e umile per il fatto di essere al fianco di persone provenienti da tutta la regione che avevano lavorato così intensamente per ripristinare un servizio vitale che i terroristi avevano tentato di distruggere.

Le nostre vite sono un mosaico di momenti come questi. Alcuni sono importanti; la maggior parte è relativamente banale. Ma ogni momento è prezioso.

Se c'è una lezione da imparare dagli eventi dell'11 settembre, è che ogni giorno che passiamo su questo pianeta è un dono e ogni respiro è una benedizione.

Sta a ciascuno di noi dimostrare che siamo degni di questo regalo.

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2011/10/19    Permalink       8 commenti         Avvertenze per i commentatori

L'oscillazione della Torre Sud all'impatto

di Paolo Attivissimo

English Abstract: NIST's high-speed playback of a video of the South Tower impact shot by Scott Myers dramatically highlights the extent of the swaying of the building and visually confirms survivor accounts. NIST used this video and other techniques to determine that the north-south oscillation of WTC2 was approximately 12 inches at the 70th floor and approximately 22 inches at the roof and that the period of the oscillation was approximately 11.4 seconds. Swaying continued for at least four minutes after the impact of UA175.

I due terabyte di documenti sulle indagini sull'11 settembre resi disponibili dal 9/11 Dataset Project sono una miniera immensa d'informazioni. Per esempio, nella sezione NIST Building Fire Research Laboratory Public FTP Archive c'è questo video dell'impatto del volo UA175 contro la Torre Sud (WTC 2) che rivela in modo drammatico, grazie all'ingrandimento e alla velocità di riproduzione fortemente accelerata, l'entità dell'oscillazione dell'edificio causata dallo schianto.


Questo è l'effetto di circa 118 tonnellate di alluminio, carburante, cargo e passeggeri che si schiantano a oltre 860 chilometri l'ora: un grattacielo di 450.000 tonnellate oscilla vistosamente, come se fosse scosso da un terremoto. Le persone nella Torre Sud si trovarono improvvisamente il pavimento che scivolava sotto i loro piedi fino a mezzo metro avanti e indietro. Questo video rende molto tangibili le numerose testimonianze di coloro che riferiscono di aver sentito scuotere l'intero edificio.

L'oscillazione sfugge facilmente se si osserva il video originale a velocità normale (che ha un'inquadratura più ampia ed è mostrato qui sotto nella versione tratta dallo stesso archivio NIST), perché le Torri Gemelle avevano facciate prive di grandi elementi distintivi e le sottili linee verticali delle finestrature si confondono tra loro. È comunque possibile percepire lievemente il movimento se ci si concentra sulle zone dalle quali fuoriesce fumo.


Il rettangolo rosso qui sotto indica la zona inquadrata nell'ingrandimento, che si trovava appena sotto i piani dal 78° all'84° che furono colpiti dall'aereo.



Va sottolineato che non si tratta di un'oscillazione dovuta a vibrazioni della telecamera: infatti il resto dell'immagine e dell'inquadratura non cambia. La telecamera era montata su un treppiede, secondo quanto risulta dal rapporto NIST NCSTAR 1-5A (Capitolo 7, pagina 103).

Lo stesso rapporto ha un'intera appendice, la K (pagina 915), che spiega in estremo dettaglio (40 pagine) la procedura utilizzata per l'analisi del video sfruttando l'effetto moiré prodotto dalla griglia di pixel della videocamera e dalle linee verticali delle finestrature della Torre Sud. Questa tecnica ha consentito di raggiungere un'incertezza di ±2,5 centimetri nella valutazione dell'oscillazione. L'interesse del NIST per quest'analisi è dovuto al fatto che, come dice il suo rapporto, “può consentire di capire la natura dei danni subiti del WTC 2”.

L'Appendice K dice che il video “fu ripreso da un balcone al tredicesimo piano situato a circa 300 metri ad est e leggermente a nord del WTC 2”, con un angolo di circa 12 gradi rispetto a una linea perpendicolare al centro della facciata del WTC2, e dura in totale 11 minuti dopo l'impatto. L'edificio in primo piano è “il 22 di Cortlandt Street, un edificio di 34 piani”.

Dall'analisi risulta che l'oscillazione massima nord-sud fu di circa 30 centimetri (12 pollici) al 70° piano e circa 55 centimetri (22 pollici) all'altezza del tetto. Quest'ultimo dato ha un margine d'errore di ±5 pollici (12 centimetri). Il periodo dell'oscillazione fu di circa 11,4 secondi ed è mostrato qui sotto nel grafico di Figura 7-18 del Capitolo 7 del rapporto NCSTAR 1-5A.


Come si può notare dal grafico, le oscillazioni continuarono a lungo (almeno quattro minuti). Con un periodo di circa 11 secondi e mezzo per un'oscillazione completa, l'effetto deve essere stato paragonabile al rollio di una nave.

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2011/10/16    Permalink       8 commenti         Avvertenze per i commentatori

Jean Potter: il racconto di una sopravvissuta del WTC1

di Hammer. L'intervista originale in inglese è disponibile qui.

Sono appena trascorsi dieci anni dagli attentati dell'11 settembre e affinché non se ne perda la memoria, il gruppo Undicisettembre continua la propria opera di raccolta di testimonianze di chi ha vissuto sulla sua pelle quel giorno drammatico.

Questa volta proponiamo ai nostri lettori il racconto di Jean Potter, citata con il suo permesso, che al momento dello schianto del primo aereo si trovava all'ottantunesimo piano della Torre Nord dove lavorava come impiegata della Bank of America. Il marito di Jean, il pompiere Dan Potter, era assegnato temporaneamente alla squadra Ladder 10 e intervenne sulla scena del disastro.

Proprio in occasione del decennale degli attacchi la stessa Jean Potter ha pubblicato un prezioso libro dal titolo “By the Grace of God”, già recensito da Undicisettembre, in cui racconta in dettaglio la propria esperienza.

Ringraziamo Jean Potter per la cortesia e la disponibilità.


Undicisettembre: Cosa ricordi, in generale, di quella mattina? Ci puoi fare un breve racconto della tua esperienza?

Jean Potter: La giornata iniziò come al solito, se non per il fatto che dovevo arrivare al lavoro un po' prima, alle 7:30 anziché alle 8:00 solite, per prepararmi per una colazione di lavoro con i dirigenti del nostro ufficio della North Carolina. Il lavoro stava già procedendo a pieno ritmo e io stavo valutando se scendere nell'atrio per svolgere qualche commissione o restare alla mia scrivania in caso qualcuno avesse bisogno di me. Mentre pensavo "devo andare o devo restare"... un'esplosione tonante, più forte di qualunque altra cosa avessi mai sentito, attraversò il palazzo. Mi passò per la mente "non è la tua ora, siamo con te, tuo fratello è con te" (persi mio fratello nel 1999).

Il palazzo ondeggiò lateralmente e tememmo che potesse cadere e rovesciarsi. Il fumo riempì l'aria immediatamente, le piastrelle del soffitto caddero, le lampade ondeggiavano, le persone tentavano di restare in equilibrio... l'odore del carburante d'aereo pervase l'aria immediatamente. Uno dei nostri colleghi urlò "raggiungiamo le scale". Fortunatamente io ero proprio vicino a una rampa di scale. Scendemmo fino alla Sky Lobby del quarantaquattresimo piano, quando all'improvviso ci fu un'altra esplosione spaventosa e non riuscivamo a capire se fosse nel nostro palazzo o da dove venisse... avevo paura di guardare fuori dalla finestra, ma con la coda dell'occhio vidi palle di fuoco, detriti infuocati e carta che svolazzava nel cielo azzurro... era orribile. In quella Sky Lobby ci trovammo bloccati dall'ingorgo e un collega con cui stavamo scendendo ci condusse ad un'altra scala. Di nuovo, entrava fumo caldo e appiccicoso.

Iniziammo a vedere i pompieri che salivano intorno al venticinquesimo piano. Uno lo conoscevo: il Tenente Vincent Giammona. Mio marito guidava l'automezzo del Tenente Giammona alla Squadra 5. Gli presi il braccio e dissi "Vinny non metterti in pericolo". Vinny non ne uscì vivo quel giorno, che sarebbe stato il suo quarantesimo compleanno. Lasciò una moglie e quattro figlie bellissime.

Io uscii dalla Torre Nord esattamente alle 9:55, solo tre minuti prima che la Torre Sud crollasse. Mi allontanai a piedi di un isolato e improvvisamente sentii quest'orribile "boato" e pensai "forse questa è la mia ora, sto per morire, da che parte crollerà? Come posso correre per sfuggire a questa cosa per mettermi in salvo dopo aver sceso 81 piani con i tacchi?..." e un poliziotto mi trascinò in una stazione della metropolitana.

Mio marito Dan sopravvisse a ciò che viene chiamata "la zona nera in cui tutti sono morti" non una volta, ma due. Rimase sotto a entrambi i crolli e sopravvisse, grazie a Dio. C'è una sua foto famosissima, scattata 10 anni fa: seduto su una panchina fuori da casa nostra a Battery Park City. In quel momento pensava che io fossi morta quando era crollata la Torre Nord. Dovette forzare la porta di casa per entrare e fu raggiunto da una telefonata di suo padre che gli diceva che stavo bene e mi trovavo in una stazione dei Vigili del Fuoco a Chinatown. A quel punto mi venne a prendere. Quando arrivò, non in abiti civili come mi aspettavo, era in tuta da intervento con gli occhi iniettati di sangue. Gli chiesi "dove sei stato?" e mi rispose "non credo che tu voglia saperlo"....

Non potemmo tornare a casa per diverse settimane perché abitavamo a Battery Park City, dove sorgevano le Torri. Mio maritò subì un danno di salute l'11/9 e l'anno seguente dovette ritirarsi dal lavoro. Soffre di problemi polmonari e di asma. Nel dicembre 2001 ci trasferimmo a Bronxville, New York, e poi nel 2005 ci spostammo a Lords Valley, in Pennsylvania.

Gesù aveva un progetto per salvare la vita di mio marito che era iniziato il Venerdì Santo del 2001. Dan aveva iniziato a lavorare alla Squadra 5 di ritorno da un periodo di ferie. Il suo primo giorno di lavoro fu Venerdì Santo. C'era un altro pompiere (non il tipico pompiere, ovviamente) che gli stava rendendo la vita impossibile sugli argomenti più vari, l'ultimo dei quali era che Dan parcheggiava l'automobile alla Stazione dei Vigili del Fuoco visto che vivevamo a pochi minuti di distanza ed è impossibile trovare parcheggio a New York. Dan entrò nella stazione dei vigili del fuoco con i giornali e una torta per i "ragazzi" e quest'uomo gli venne incontro scendendo le scale e iniziò a spintonare mio marito (che è molto più grosso e forte di lui) cercando di innescare una lite con lui.

Mio marito lasciò cadere tutto, raccontò ai capi cosa stava succedendo è se ne andò dalla Stazione. Si assentò senza permesso. Non si può mai abbandonare la stazione... è come un'organizzazione militare, ma mio marito avrebbe potuto facilmente fargli molto male se lo avesse colpito, e mio marito non è un rissaiolo, è assolutamente un gentiluomo. Così  per noi iniziò un periodo molto agitato, perché dovette mettersi in malattia e decise di farsi trasferire dalla Squadra 5. Ne parlo nel mio libro... La mattina uscivo di casa dicendo "Gesù disse 'sono sempre con voi, non vi abbandonerò mai'". Nel mio cuore sapevo che c'era una motivazione molto forte per cui tutto questo stava accadendo. Quest'uomo era lo strumento che Gesù usò per fare uscire Dan da quella stazione. Se fosse rimasto alla Squadra 5, sarebbe sicuramente rimasto ucciso, visto che sarebbe stato in servizio quel giorno.

Ciò che è importante, e la ragione per cui ho scritto il libro, è onorare chi è morto, riportare il messaggio di Gesù, che non solo noi ci siamo salvati ma Lui ci ha tirati fuori dalla nostra ora più nera, e se può farlo per noi può farlo per chiunque, e donare parte dei proventi alle associazioni di beneficenza The Wounded Warrior Project e The FealGood Foundation.


Undicisettembre: Cosa puoi dirci delle persone che stavano uscendo dal palazzo? Erano nel panico o rimasero calme?

Jean Potter: Erano praticamente tutti in stato di shock. Non c'era panico. Quando fummo portati giù alla base delle Torri nell'atrio, c'era una catena umana di persone della sicurezza che ci urlavano "correte, veloce, correte". Dovevamo seguire questa catena umana fino a fuori dal palazzo.


Undicisettembre: Durante l'evacuazione della Torre Nord, ti ci volle molto tempo per uscire. In quel lasso di tempo quali erano le condizioni del palazzo?

Jean Potter: La scala divenne molto calda e fumosa con odore di carburante d'aereo (ovviamente in quel momento non sapevo cosa fosse). Non avevamo sentore di distruzione, ma ogni volta che qualcuno apriva una delle porte della scala che portavano ai piani, c'era fumo nei piani inferiori. Il carburante d'aereo era sceso attraverso le trombe degli ascensori e aveva appiccato incendi ai piani inferiori. L'unica altra esplosione che sentii fu quando ero nella Sky Lobby al quarantaquattresimo piano, era la Torre Sud che veniva colpita. Il mio capo disse che quando tornò nel suo ufficio per prendere il cellulare il pavimento era in forte pendenza, all'ottantunesimo piano eravamo proprio vicini alla zona dell'impatto. Anche quando eravamo nella lobby c'era devastazione totale, con tutte le spesse finestre della lobby esplose quando il palazzo si era deformato all'impatto.


Undicisettembre: Come fu l'evacuazione: ordinata o caotica? Immagino che le prove di evacuazione e le esercitazioni antincendio fossero molto frequenti: furono in qualche modo utili?

Jean Potter: L'evacuazione fu molto ordinata, ma la situazione era estrema. Facevamo spesso prove di evacuazione, ma non ci fu tempo di seguire le procedure standard che prevedevano di chiamare la lobby per ricevere istruzioni, dovemmo solo evacuare immediatamente. Comunque il sistema di comunicazioni nell'edificion non funzionava per via di come l'aereo vi era penetrato.


Undicisettembre: Cosa puoi dirci dei pompieri e dei soccorritori?

Jean Potter: Provai un enorme sollievo quando vidi i pompieri, sapevo che si sarebbero presi carico della situazione. 16 - 17 mila di noi si salvarono per via degli sforzi eroici dei pompieri e dei primi soccorritori e anche dei civili che aiutavano altri civili.


Undicisettembre: Nel tuo racconto hai detto di aver sentito una seconda esplosione, sai se era il secondo aereo che si schiantava contro la Torre Sud o se era un'esplosione di altro tipo?

Jean Potter: Era sicuramente il secondo aereo che entrava nella Torre Sud.


Undicisettembre: Durante la giornata sapevi cosa stava passando tuo marito? Avevi notizie da lui o riguardo a lui?

Jean Potter: Continuavo a pensare che mio marito fosse a Staten Island al corso da Tenente. Sono una persona discretamente intelligente, ma Dio mi ha fatto credere che fosse al sicuro a Staten Island e questo ha fatto sì che io prendessi un'altra direzione. Se avessi pensato anche solo per un momento che lui era sulla scena del disastro, sarei andata alla Stazione 10, la Stazione dei Pompieri di Liberty Street, e oggi sicuramente non sarei qui.


Undicisettembre: Dopo l'11/9 hai dovuto restare in hotel per alcune settimane perché la tua casa fu seriamente danneggiata. Cosa ti successe in quei giorni e com'erano la città e i suoi cittadini dopo la tragedia?

Jean Potter: Rimanemmo in albergo per tre settimane. Fu un periodo molto difficile per noi... cupo... spaventoso... eravamo colmi di stress post traumatico. Mio marito, anche se non era in salute, continuò a partecipare alle operazioni di ricerca e recupero. Fu un periodo carico di dolore. Le parole non lo descriveranno mai appieno. Credo che la città e la nazione si siano unite per aiutarsi. Dio benedica l'America!


Undicisettembre: Sei uscita dalla Torre Nord pochi minuti prima che la Torre Sud crollasse. La gente come reagì dopo il crollo?

Jean Potter: Usciia dal palazzo tre minuti prima che la Torre Sud venisse giù. Fortunatamente per me, un ufficiale di polizia mi trascinò in una stazione della metropoliatana, visto che non avrei potuto mettermi in salvo correndo dopo essere scesa per 81 piani con i tacchi. Le persone sembravano zombie, e so che lo sembravo anche io. Di nuovo, non si può dire a parole come è stato... ti dico solo che era come l'Inferno sulla terra. Camminavo in una neve grigia che stava cadendo, e mio marito era in una nuvola nera.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie cospirazioniste che sostengono che l'11 settembre fu un autoattentato? La maggior parte sostiene che le Torri Gemelle furono imbottite di esplosivi, mai visti da nessuno, che le fecero crollare. Altre teorie più estreme sostengono che nessun aereo le colpì e che tutte le immagini viste in TV furono false; dicono che dei missili avrebbero colpito le Torri o che delle bombe sarebbero esplose all'interno. Qual è la tua opinione in proposito?

Jean Potter: MI MANDANO IN BESTIA E CHIEDEREI LORO "DOV'ERI L'11/9?" È veramente vergognoso.

Vorrei anche aggiungere che Dio ha tratto Dan e me in salvo dalla nostra ora più nera. Ci ha tratto in salvo e se lo ha fatto per noi in quel momento orribile delle nostre vite, può farlo anche per chiunque altro in ogni situazione.

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Breve commento al nuovo video di Massimo Mazzucco

di Paolo Attivissimo

Massimo Mazzucco ha pubblicato un nuovo video di critica, principalmente dedicato al sottoscritto invece che all'11 settembre. Poiché non desidero abbassare questo blog al livello di queste inutili polemiche interpersonali, la mia replica, per chi fosse interessato, è qui su Disinformatico.info.

Chi volesse discutere il video di Mazzucco qui è pregato di leggere prima di tutto la mia replica e di attenersi esclusivamente alle tesi riguardanti gli eventi dell'11 settembre, lasciando da parte quelle che riguardano la mia persona.

In quanto alle presunte telefonate cellulari “nascoste” secondo Mazzucco dagli inquirenti, la questione è descritta e chiarita nell'articolo apposito di John su Undicisettembre.

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An Interview with Jean Potter, WTC Survivor

by Hammer. An Italian translation is available here.

Ten years have passed since 9/11, and to preserve the memories of that day Undicisettembre is continuing to collect the accounts of the people who witnessed that dramatic day directly.

Today we are publishing an interview with Jean Potter with her kind permission. When the first plane hit, she was on the 81st floor of the North Tower, where she worked for Bank of America. Her husband, firefighter Dan Potter, had been assigned temporarily to Ladder 10 and was on the scene of the disaster.

On the tenth anniversary of the attacks, Jean Potter has published a valuable book, "By the Grace of God", which Undicisettembre reviewed here (in Italian). The book is a detailed account of her experience.

We thank Jean Potter for her kindness and willingness to share her thoughts.


Undicisettembre: What do you remember, generally speaking, about that morning? Can you give us a brief account of your experience?

Jean Potter: The day began as usual, except I needed to be at work a bit earlier, arriving at 7:30 AM instead of my usual 8:00 AM to prepare for a breakfast meeting with executives from our North Carolina office. Everything was up-to-speed and I was debating if I should run downstairs to the concourse to do some errands or stay at my desk in case I was needed for anything. As I am thinking "should I stay or should I go".... a thunderous explosion louder than anything I had ever heard ripped through our building. What came to me was "this is not your time, we are with you, your brother is with you" (I lost my brother in 1999).

The building swayed from side to side and we were afraid it was going to topple over. Smoke filled the air immediately, ceiling tiles were falling from the ceiling, lights were swaying, people were trying to regain their balance...the smell of jet fuel filled the air immediately. One of our associates yelled "get to the staircase". Fortunately I was right near a staircase. We made our way down to the 44th Floor Sky Lobby when all of a sudden another horrific explosion happened and we couldn't ascertain if it were our building or where it was coming from.... I was afraid to look out of the window, but out of the corner of my eye I could see fireballs, flaming debris and paper littering the clear blue sky....it was horrifying. We were gridlocked on that Sky Lobby and one of the associates who I was coming down with got us onto another staircase. Again, smoke was filtering in, it was warm and sticky.

We started seeing Firemen come up the stairs somewhere around the 25th floor, one of whom I knew, Lt. Vincent Giammona. My husband drove Lt. Giammona at Ladder 5. I grabbed his arm and said "Vinny be safe". Vinny never made it down that day, which would have been his 40th birthday. He left behind a wife and 4 beautiful daughters.

I came out of the North Tower at exactly 9:55 AM, just 3 minutes before the South Tower collapsed. I walked one block and all of a sudden I heard this horrible "rumbling" sound and thought "maybe this is my time, maybe I am going to die, which way is this building going to fall? how can I outrun this thing after walking down 81 flights in heels?..." and a NYC Police Officer pulled me into a subway station.....

My husband Dan survived what they refer to as "the black zone where everyone was killed", not once, but twice. He was underneath both building collapses and survived, By The Grace of God. There is a very famous photo of him taken 10 years ago seated on a bench outside of our apartment in Battery Park City, at which point he thought I had perished as the North Tower had just collapsed. He had to break into our apartment and a call came in from his father telling him that I was safe and at a firehouse in Chinatown, at which point he came to get me. When he arrived, not in civilian clothing as I expected, he was in his bunker gear, with blood-red eyes. I asked him "where were you?" and he responded "you don't want to know"....

We couldn't get home for several weeks as we lived in Battery Park City, where the Towers stood. He was injured on 9/11 and had to retire the following year. He does suffer from pulmonary issues and asthma as well. We moved in December of 2001 to Bronxville, NY and then in 2005, we moved to Lords Valley, PA.

Jesus had a plan to save my husband's life which began on Good Friday of 2001. Dan had gone into Ladder 5 after being on vacation. His first day back was Good Friday. There was this other fireman (not a typical fireman of course) who was always giving Dan a hard time about one thing or another, the most recent being was the fact that he parked his vehicle at the firehouse as we lived a few minutes from there and it is impossible to park in NYC. Dan walked into the firehouse with newspapers and cake for the "boys" when this guy comes downstairs and starts to push and shove my husband (who is a lot bigger and stronger than this guy) and is looking to start a fight with him.

My husband dropped everything, told his bosses what was happening and left the firehouse. He was AWOL (absent without leave). You never leave the firehouse... its run like a military organization, but my husband could have easily done a lot of harm to him if he hit him and my husband is no fighter, he is an absolute gentleman. Thus began a very tumultuous time for us, as he had to go on medical leave, and decided to transfer out of Ladder 5. I do discuss this in the book...I would leave the house in the morning saying "Jesus said 'I am always with you, I will never leave you'". I knew in my heart there was a very powerful reason for all of this happening. This guy was the tool Jesus used to get Dan out of the firehouse. If he were still at Ladder 5, he would certainly have been killed as he was scheduled to work that day.

What is so important and the reason why I wrote this book as to honor those who perished, to tell the message of Jesus, that not only were we spared, but HE pulled us through our darkest hour and if He can do that for us He can do that for anyone, and to donate a portion of the proceeds to The Wounded Warrior Project and The FealGood Foundation.


Undicisettembre: What can you tell us about people who were leaving the building? Were they panicking or did they remain calm?

Jean Potter: Everyone was pretty much in a state of shock. There was no panic. When we were brought down under the Towers in the Concourse of The World Trade Center there was a human chain of security workers screaming at us to "run, hurry, run". We had to follow this human chain out of the building.


Undicisettembre: During Tower 1's evacuation, it took you a long time to get out of the building. In that time, what were the conditions of the building?

Jean Potter: The staircase became very warm and smokey with the smell of jet fuel (of course I did not know what that was at the time). We didn't sense destruction but whenever someone opened one of the stairwell doors leading onto the floor, there was smoke down on the lower floors. The jet fuel had run down the elevator shafts igniting fires on lower floors. The only other explosion I heard was when I was in the Sky Lobby on 44, that is when the South Tower was hit. My boss has said that when he went to his office to retrieve his cell phone he was actually running "down hill", that's how close we, on the 81st floor, were to the impact zone. Also when we got to the lobby, there was complete devastation with all of the thick lobby glass windows blown out, as the building had twisted upon impact.


Undicisettembre: How was the evacuation: orderly or chaotic? I guess evacuation and fire drills were very frequent: did this training somehow help?

Jean Potter: The evacuation was very orderly, but as they say "all bets were off". We often had fire drills, but we had no time to follow the standard operating procedures of calling down to the lobby to get info, we just had to evacuate immediately. All of the communication was cut off in our building anyway, due to how the plane entered.


Undicisettembre: What can you tell us about the firefighters and the rescuers?

Jean Potter: I had a tremendous sense of relief when I saw the Firemen, I just knew they would take care of the situation. 16 - 17,000 of us survived due to the heroic efforts of the Firemen and First Responders and also civilians helping other civilians.


Undicisettembre: In your account you mention hearing a second explosion, do you know if it was the second plane crashing into the South Tower or if it was another kind of explosion?

Jean Potter:It was definitely the second plane going into the South Tower.


Undicisettembre: Throughout the day were you aware of what your husband was facing? Where you receiving any news from or about him?

Jean Potter: I kept thinking my husband was still in Staten Island at his Lieutenant's Study Course. I am a fairly intelligent person, but God kept me thinking that he was safe in Staten Island and that kept me walking in a different direction. If I thought for one moment he would be on-scene, I would have walked to 10 House, the firehouse on Liberty Street, and I certainly would not be here today.


Undicisettembre: After 9/11, you had to stay a few weeks in a hotel because your home was seriously damaged. What happened to you in those days and how were the city and its citizens in the days after the tragedy?

Jean Potter: We could not get home for 3 weeks. It was a very difficult time for us....eerie....frigtening...we were so filled with post traumatic stress. My husband, although injured continued doing rescue and recovery. It was a very grief-stricken time. Words can never really describe it fully. I believe the City and the country came together though, to help one another. God Bless America!


Undicisettembre: You came out of the North Tower a few minutes before the South Tower collapsed. How did people react after it collapsed?

Jean Potter: I cleared the building by 3 minutes before the South Tower came down. Fortunately for me, a Police Officer pulled me into a subway station, as I could not have outrun that collapse after walking down 81 flights in heels. People were like zombies, I know I was. Again, you can never express what it was actually like.....but I will say it was Hell on earth. I was walking in grey falling snow, and my husband was in the black cloud.


Undicisettembre: What do you think of conspiracy theories that claim that 9/11 was an inside job? Most of them say that the Twin Towers were filled with explosives (not seen by anyone) that caused them to collapse. Some more extreme theories say that no plane ever hit the towers and what we saw on TV were just fake images; they believe maybe missiles hit the buildings or a bomb exploded from inside. What's your opinion about them?

Jean Potter: THIS MAKES ME CRAZY AND I WOULD ASK THEM "WHERE WERE YOU ON 9/11?" This is absolutely disgraceful.

I would like to say how God pulled Dan and I through our darkest hour. He pulled us through and if He could do that for us during this horrific time in our lives, He can do that for anyone going through anything.

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2011/10/15    Permalink       10 commenti         Avvertenze per i commentatori

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di Paolo Attivissimo

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