2013/06/04    Permalink             Avvertenze per i commentatori

La ricostruzione del World Trade Center - Prima parte

di Hammer


"Non c'è dubbio sul fatto che ricostruiremo. [...] Lo skyline sarà riempito di nuovo. [...] Siamo un popolo molto, molto forte." Rudy Giuliani, 12 settembre 2001.


"Come segno della determinazione degli Stati Uniti d'America, la mia amministrazione lavorerà con il Congresso e [George Pataki e Rudy Giuliani] per mostrare al mondo che ricostruiremo New York." George W. Bush, 20 settembre 2001.


"Sarebbe la tragedia delle tragedie non ricostruire questa parte di New York. Darebbe ai terroristi la vittoria che cercano. Questa città non è morta e non possiamo permetterle di morire. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti." Larry Silverstein, 16 settembre 2001.


All'indomani degli attacchi dell'11 settembre 2001, quando il lavoro di sgombero delle macerie era appena iniziato, fu chiaro per tutti che la reazione della nazione non poteva non passare dalla ricostruzione del World Trade Center.

Avviare subito un progetto di ricostruzione rappresentava un tassello fondamentale che avrebbe contribuito a ridare fiducia al popolo e a dimostrare che il terrorismo non avrebbe sconfitto libertà e democrazia.

Il primo passo compiuto in questo senso da parte dello stato di New York fu l'istituzione, nel novembre del 2001, della "Lower Manhattan Development Corporation" (spesso abbreviato in LMDC): un ente preposto a coordinare la ricostruzione in ogni sua fase.

Il lavoro della LMDC fu da subito piuttosto problematico e incontrò varie avversità. Nell'aprile del 2002 la LMDC inviò a 24 studi di architettura di New York la richiesta di avanzare proposte per la ricostruzione del World Trade Center. Non ci fu alcun annuncio pubblico di questa iniziativa e agli architetti furono concessi solo dieci giorni per sviluppare le proprie proposte. Ma ancora prima di attendere la scadenza prevista, la LMDC ritirò la richiesta dopo una sola settimana decidendo quindi, senza alcuna gara d'appalto e senza consultare la cittadinanza, di incaricare la società Beyer Blinder Belle di curare la realizzazione e supervisione del piano di ricostruzione.

Da subito diverse testate locali (tra cui il "Gotham Gazette" e il "New York Times") avanzarono qualche dubbio sulla scelta, poichè la Beyer Blinder Belle era più nota per opere di restauro che non per creazioni nuove.

I timori della stampa si rivelarono fondati e la LMDC fu preso costretta a cambiare strategia. Quando le sei proposte avanzate dalla Beyer Blinder Belle furono mostrate al pubblico, nel luglio 2002, ottenero giudizi pesantemente negativi da parte dei 5000 cittadini newyorkesi che si erano recati a vederle nel Federal Hall di Wall Street.

La LMDC indì quindi una nuova gara: questa volta aperta a chiunque nel mondo volesse proporre un piano per la ricostruzione del World Trade Center. Arrivarono in poche settimane ben 406 proposte e nel mese di settembre la LMDC restrinse a sette i nomi dei semifinalisti


Foster and Partners


Una delle sette proposte semifinaliste, proveniva dallo studio Foster and Partners.

Il progetto prevedeva la presenza di un'unica torre divisa in due metà che desse l'illusione di due edifici gemelli. E' ovvio il rimando alle compiante Torri Gemelle.

Nel progetto, il grattacielo era alto 500 metri e basato su geometrie triangolari. Le due metà erano connesse da tre ponti di passaggio equidistanti in altezza, utilizzabili come punti di osservazione, come sedi di bar e ristoranti e anche come vie di fuga in caso di emergenza.

La nuova costruzione sarebbe sorta dove prima si ergevano gli edifici 4 e 5 del World Trade Center. Al posto delle Torri Gemelle il progetto prevedeva dei muri di acciaio e pietra che ne ricalcassero l'impronta e che rimanessero per sempre a creare un luogo di memoria e riflessione.

Tra il memoriale e il World Financial Center si sarebbe esteso un parco di 10 ettari che avrebbe dovuto sostituire la Plaza nella abitudini di vita dei newyorkesi.

La nuova torre rappresentava un esempio di struttura ecologica in grado di autoventilarsi grazie alle facciate multistrato traspiranti. Inoltre la presenza di tre atri alberati in ciascuna metà della torre, uno in corrispondenza di ciascun ponte, avrebbe ossigenato l'aria interna con il risultato di ottenere ingenti risparmi e riduzione degli sprechi dovuti al condizionamento d'aria.


Peterson Littenberg


Lo studio di architettura Peterson Littenberg fu creato proprio dalla LMDC nell'estate del 2002 come società di consulenza e fu invitata a partecipare alla gara con un proprio progetto.

La loro proposta fu quella di creare un nuovo distretto, chiamato New York Garden, che prendesse il posto del World Trade Center. Come dice il nome stesso, il nuovo distretto sarebbe stato un immenso parco a disposizione della città di New York e si sarebbe esteso fino a Battery Park nella punta meridionale di Manhattan.

Nell'area precedentemente occupata dalla Torre Nord era prevista la creazione di un anfiteatro per eventi pubblici di vario genere con 2797 posti a sedere, ovvero il numero delle vittime degli attentati.

Nelle fondamenta dell'anfiteatro sarebbe stato creato un museo in memoria degli eventi dell'11 settembre 2001.

Al centro della Plaza il progetto prevedeva di riporre il monumento "The Sphere" nella sua posizione originale.

Tutt'attorno alla Plaza stessa sarebbero stati costruiti una serie di palazzi di uffici di cui due, sul lato orientale, di altezza considerevole che avrebbero raggiunto i 425 metri così da creare le nuove Torri Gemelle.


Skidmore, Owings and Merrill


La società Skidmore, Owings and Merril, nota anche con l'acronimo SOM, aveva al suo attivo già nel 2001 molti degli edifici più noti del pianeta tra cui la Willis Tower di Chicago (al tempo chiamata Sears Tower). Attualmente la SOM annovera tra le sue opere anche la realizzazione del progetto architetturale del Burj Khalifa.

Il progetto proposto dallo studio Skidmore, Owings and Merril per la ricostruzione del World Trade Center era piuttosto bizzaro e prevedeva un denso intreccio verticale di palazzi che formassero un'unica griglia con alla base, laddove in precedenza sorgevano le Torri Gemelle, un'imponente vasca d'acqua che avrebbe avuto il ruolo di memoriale della tragedia. Accanto ad essa era situata una stazione per il trasporto intermodale estesa per tutta la larghezza tra Greenwich Street e Church Street.

La posizione reciproca dei diversi elementi è mostrata dalle immagini seguenti.




Daniel Libeskind


Daniel Libeskind è un architetto polacco, naturalizzato statunitense, fondatore dell'omonimo studio newyorkese.

Il progetto di Libeskind prevedeva la costruzione di 5 palazzi di altezza crescente.

Il primo dei cinque sarebbe stato costruito a sud della Plaza; altri 3 dove un tempo sorgevano il World Trade Center 4 e 5; un ultimo, più alto, al posto dell'ex World Trade Center 6. Quest'ultimo, di 541 metri, era denominato "Gardens of the World" per via delle numerose aree verdi che avrebbero trovato luogo al suo interno.

Il piano includeva anche la presenza di un memoriale dove prima sorgevano le Torri Gemelle che ne ricalcasse la base con una struttura di cemento.

Due aree pubbliche triangolari, chiamate "Park of Heroes" e "Wedge of Light", erano state disegnate in modo che l'11 settembre di ogni anno la luce del sole vi entrasse senza incontrare ostacoli tra le 8:46 (ora del primo impatto aereo contro i World Trade Center) e le 10:28 (ora del crollo della seconda torre).








United Architects


Sotto il nome di United Architects si riunirono più di sessanta studi di architettura e design di ogni parte del mondo. Il piano da loro proposto era chiamato "United Towers" e prevedeva la presenza di 5 torri di altezza variabile unite alla sommità. Una di esse, la più alta, avrebbe raggiunto l'altezza di 490 metri.

L'unione delle cinque strutture creava nella Plaza un gioco di luci e ombre che, nelle intenzioni del progettisti, ricreava l'atmosfera delle cattedrali gotiche.

La nuova costruzione prendeva il posto degli edifici del World Trade Center 3, 4, 5 e 6 così da lasciare ben visibili le basi delle Torri Gemelle che sarebbero rimaste come memoriale.

Il grattacielo risultante dall'intreccio delle singole torri avrebbe deovuto essere non solo tra i più alti ma anche tra i più sicuri al mondo. Per raggiungere questo obiettivo le scale del complesso erano progettate in modo che consentissero di raggiungere rapidamente un'altra delle torri o di abbandonare l'intera struttura.


THINK Design


Sotto il nome di THINK Design si riunirono alcuni studi associati di architetti di New York tra cui Shigeru Ban, Frederic Schwartz, Ken Smith e Rafael Viñoly. Il loro progetto prevedeva di far rinascere il World Trade Center con il nome di World Cultural Center.

Attorno all'impronta delle Twin Towers sarebbero stati costruiti due nuovi edifici gemelli reticolari aperti (similmente alla Tour Eiffel di Parigi) adibiti a luoghi di cultura con solo pochi piani abitabili.

All'interno avrebbero ospitato un memoriale, un museo sugli attentati dell'11 settembre 2001, diverse sedi per concerti o conferenze, un anfiteatro e piattaforme per osservare la metropoli dall'alto. Le due nuove torri sarebbero state collegate da diversi passaggi sopraelevati.

Il progetto collocava alla base delle torri due immense vasche d'acqua per riflettere l'immagine dei due edifici e la luce del sole.

Il piano prevedeva anche la presenza di 8 edifici più bassi, da costruire intorno alle due torri, adibiti a uffici in modo da poter soddisfare anche la domanda del mercato degli spazi di lavoro.

I progettisti avevano anche previsto l'eventualità di attacchi terroristici contro le torri del World Cultural Center. La struttura esterna reticolare dei due edifici gemelli avrebbe infatti consentito un'opportuna redistribuzione del peso in caso di rottura parziale della stessa.


The Dream Team


Con il nome "The Dream Team" si designa informalmente l'unione di quattro studi archietturali di New York. La squadra era composta da Richard Meier and Partners, Eisenman Architects, Gwathmey Siegel and Associates e Steven Holl.

Il progetto del Dream Team prevedeva di costruire nella Plaza del World Trade Center uno spazio pubblico, analogamente ad altri luoghi newyorkesi quali Union Square e il Rockefeller Center, chiamato Memorial Square.

Sul lato settentrionale e su quello orientale la piazza doveva essere delimitata da due edifici composti, rispettivamente, da due e da tre torri interconnesse dell'altezza approssimativa di 338 metri (1111 piedi, nella misura originale).

Nel progetto i due edifici simboleggiano due mani che intrecciano le proprie dita come a proteggere il popolo che vive nella Plaza. Sul lato occidentale, dove prima sorgevano le torri, sarebbero state create due vasche d'acqua in vetro quale memoriale alle vittime. Intorno alla Plaza alcuni edifici erano adibiti a luoghi di cultura come librerie, sale per concerti e teatri. Due viali alberati dalla Plaza si estendevano oltre al World Financial Center fino al fiume Hudson.


La scelta di un unico vincitore


Le varie proposte furono presentati al pubblico il 18 dicembre 2002 nel Winter Garden del World Financial Center. Nelle prime settimane del 2003, dopo che lo studio Skidmore, Owings and Merril si era già ritirato spontaneamente dalla competizione, la LMDC ridusse la lista dei contendenti a due soli nomi finalisti: THINK e Daniel Libeskind.

In seguito a questa scelta Larry Silverstein protestò nei confronti della LMDC sostenendo di essere l'unica persona a cui spettava la scelta su chi avrebbe ricostruito il World Trade Center. Come riportato da The Observer, la scelta di Silverstein sarebbe caduta su un progetto alternativo della Skidmore, Owings and Merril; ma la sua protesta rimase inascoltata.

Nel febbraio 2003 gli studi THINK e Daniel Libeskind presentarono di nuovo i propri progetti alla LMDC. La commissione a cui spettava il compito di scegliere il vincitore intendeva incaricare THINK della ricostruzione, ma il governatore dello stato di New York Pataki sovvertì la scelta dell'ente da lui stesso istituito prima che l'annuncio fosse dato al pubblico cambiandone gli esiti.

Il 27 febbraio del 2003, il piano proposto dallo studio Daniel Libeskind fu ufficialmente nominato vincitore della gara per la ricostruzione del World Trade Center.

La seconda parte dell'articolo verrà pubblicata in seguito.

2013/05/13    Permalink       87 commenti         Avvertenze per i commentatori

NIST: crollo del WTC7 a velocità di caduta libera. Conferma di demolizione?

di Paolo Attivissimo

Su richiesta di Massimo Polidoro del CICAP rispondo a una domanda che è arrivata a lui ma anche a Undicisettembre da più persone e che merita quindi un approfondimento. Cito qui la versione della domanda inviata a Polidoro da Elia D.:

Il NIST asserisce che il crollo dell'edificio 7, di 47 piani, sia stato causato unicamente dagli incendi, però ammette che i primi 30 metri del crollo siano avvenuti in accelerazione da caduta libera. Gli ingegneri le diranno che il fuoco non può fare una cosa simile e che per ottenere un risultato del genere si deve fare uso di esplosivi preposizionati. Quindi come spiega questa incongruenza di 30 metri di caduta libera senza un qualche tipo di sistema di demolizione? Nessuno fino ad oggi è riuscito purtroppo a trovare una spiegazione.

Innanzi tutto occorre verificare le premesse. L'affermazione attribuita al NIST è riportata correttamente? Non è dato saperlo con certezza, dato che la domanda non cita una fonte precisa (una consuetudine purtroppo molto frequente), ma il rapporto NIST NCSTAR 1A di novembre 2008, a pagina 45, parla di caduta libera del WTC7 per circa 32 metri (“free fall drop... for approximately... 32.0 m”). Questa potrebbe essere la fonte dell'asserzione.

Tuttavia, se si legge il testo completo invece di estrarne un frammento dal contesto, emerge che non si tratta dei primi 30 metri, come afferma la domanda, ma di una seconda fase del crollo, preceduta da una prima fase molto più lenta della caduta libera e seguita da una terza fase anch'essa più lenta della caduta libera. Emerge inoltre che la fase di caduta libera durò soltanto 2,25 secondi:

In Stage 1, the descent was slow and the acceleration was less than that of gravity. This stage corresponds to the initial buckling of the exterior columns in the lower stories of the north face. By 1.75 s, the north face had descended approximately 2.2 m (7 ft).
In Stage 2, the north face descended at gravitational acceleration, as the buckled columns provided negligible support to the upper portion of the north face. This free fall drop continued for approximately 8 stories or 32.0 m (105 ft), the distance traveled between times t = 1.75 s and t = 4.0 s.
In Stage 3, the acceleration decreased somewhat as the upper portion of the north face encountered increased resistance from the collapsed structure and the debris pile below. Between 4.0 s and 5.4 s, the north face corner fell an additional 39.6 m (130 ft).

In traduzione:

Nella Fase 1, la discesa fu lenta e l'accelerazione fu inferiore a quella gravitazionale. Questa fase corrisponde al cedimento iniziale delle colonne esterne ai piani inferiori della facciata nord. A 1,75 s, la facciata nord era scesa di circa 2,2 m.
Nella Fase 2, la facciata nord scese con accelerazione gravitazionale, dato che le colonne che avevano ceduto fornivano un sostegno trascurabile alla parte superiore della facciata nord. Questa caduta libera continuò per circa 8 piani o 32,0 metri, ossia la distanza coperta fra t = 1,75 s e t = 4,0 s.
Nella Fase 3, l'accelerazione diminuì in una certa misura man mano che la porzione superiore della facciata nord incontrò una maggiore resistenza da parte della struttura crollata e della catasta di macerie sottostante. Fra 4,0 e 5,4 s l'angolo della facciata nord cadde di altri 39,6 m.

Secondo le analisi del NIST, nella prima fase il crollo fu molto più lento rispetto a una caduta libera: circa 2,2 m in 1,75 secondi. Secondo un semplice calcolo di fisica, se si fosse trattato di una caduta libera, il crollo avrebbe prodotto una discesa di circa 15 m, non 2,2.

Se il WTC7 fosse stato oggetto di una demolizione controllata (con distruzione istantanea di tutti i supporti), questa prima fase lenta non ci sarebbe stata e si sarebbe verificato subito il crollo in caduta libera.

Dunque le parole del NIST non avvalorano affatto la tesi della demolizione controllata come potrebbe sembrare a una lettura superficiale e fuori dal contesto.

La fase lenta iniziale è invece compatibile con un rapido collasso progressivo, in cui un elemento portante principale, ammorbidito dagli incendi, cede e quindi tocca agli elementi portanti vicini reggere il carico che spettava all'elemento che ha ceduto. Se anche gli elementi portanti vicini sono indeboliti dal calore, cedono a loro volta, innescando una sequenza di cedimenti a catena che può essere molto rapida come propagazione e produce un crollo iniziale relativamente lento. Dopo che tutti i supporti hanno ceduto, inizia una caduta sostanzialmente libera.

In conclusione, non vi è nessuna “incongruenza” da sanare e non è vero che “nessuno fino ad oggi è riuscito purtroppo a trovare una spiegazione”: la spiegazione è fornita direttamente dalla lettura integrale dei paragrafi citati del rapporto NIST.

In quanto agli “ingegneri” che affermano che “il fuoco non può fare una cosa simile e che per ottenere un risultato del genere si deve fare uso di esplosivi preposizionati”, non viene fornito né il nome di nessuno di questi ingegneri né una pubblicazione tecnica che sostenga quest'affermazione, per cui l'onere di dimostrarla resta in carico a chi l'ha fatta. In mancanza di questa dimostrazione, l'asserzione è priva di ogni sostanza ed è quindi inutile, per ora, indagarla.

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2013/04/28    Permalink       3 commenti         Avvertenze per i commentatori

Sondaggio: l'11% degli americani crede che il governo abbia lasciato accadere l'11/9

di Paolo Attivissimo

Un sondaggio pubblicato da Public Policy Polling ed effettuato a fine marzo 2013 indica che l'11% degli elettori statunitensi ritiene che il governo statunitense abbia consapevolmente lasciato accadere gli attentati dell'11 settembre 2001. Un altro 11% è incerto. La credenza è maggiormente diffusa fra gli elettori democratici e fra le persone sotto i 29 anni, è distribuita equamente fra uomini e donne ed ha la massima incertezza tra i neri.

Rispetto ai sondaggi precedenti risulta un ulteriore calo dei sostenitori di questa tesi di complotto: nel 2007 erano il 26,4% e nel 2009 erano il 14%

Il sondaggio si è svolto telefonicamente fra il 27 e il 30 marzo 2013 su un campione di 1247 elettori registrati. Il margine d'errore dichiarato per il campione complessivo è +/-2.8%. La domanda sull'11 settembre faceva parte di una serie di domande sull'attendibilità di varie tesi di cospirazione, da quelle che descrivono complotti confermati come tali (l'esagerazione intenzionale delle presunte prove di armi di distruzione di massa in Iraq) a quelle che delineano cospirazioni surreali come il dominio del mondo da parte degli “uomini lucertola” (ritenuta vera dal 4% degli interpellati).

La motivazione del sondaggio era rilevare eventuali differenze di visione cospirazionista fra elettori democratici ed elettori repubblicani, e in effetti sono emerse polarizzazioni politiche su varie tesi. Per quanto riguarda l'idea che l'11/9 sia stato voluto e lasciato accadere dal governo USA, gli elettori di Obama (democratici) sono favorevoli per il 13%, contrari per il 72% e incerti per il 16%; quelli di Romney (repubblicani) sono rispettivamente l'8%, l'85% e il 7%.

La ripartizione fra uomini e donne è sostanzialmente pari: gli uomini favorevoli sono l'11% e le donne il 10%; i contrari sono il 77% delle donne e il 78% degli uomini; gli indecisi sono il 13% delle donne e il 10% degli uomini.

La suddivisione fra ispanici, bianchi, neri e altri è la seguente: sono favorevoli il 14% degli ispanici, il 10% dei bianchi, l'8% dei neri e il 16% degli altri; sono contrari il 75% degli ispanici, l'81% dei bianchi, il 66% dei neri e il 63% degli altri; sono incerti il 12% degli ispanici, il 9% dei bianchi, il 26% dei neri e il 21% degli altri.

Le fasce d'età vedono questa credenza ripartita come segue: 18% fra persone fra i 18 e i 29 anni; 10% fra 30 e 45 anni; 11% fra 46 e 65 anni; 7% fra chi ha più di 65 anni.

Va notato che il sondaggio ha affrontato soltanto la tesi “soft” di autoattentato, ossia quella nella quale il governo americano non ha agito con armi segrete, esplosivi misteriosi o aerei radiocomandati, ma ha semplicemente lasciato che i terroristi agissero dirottando aerei veri. Questa tesi è definita LIHOP (dalle iniziali di “let it happen on purpose”, ossia “[il governo] lasciò intenzionalmente che accadesse”) e va distinta dalla tesi MIHOP (“made it happen on purpose”, cioè “[il governo] lo fece accadere intenzionalmente”), che è quella sostenuta dai principali esponenti del cospirazionismo undicisettembrino.

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2013/04/26    Permalink       8 commenti         Avvertenze per i commentatori

Trovato ulteriore frammento degli aerei dirottati al World Trade Center?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato estesamente dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2013/05/02.

Oggi (26 aprile 2013) la BBC e NBC News hanno annunciato che sarebbe stato identificato un pezzo di uno degli aerei che colpirono le Torri Gemelle l'11 settembre 2001. Si tratterebbe di una porzione di carrello [successivamente è stato identificato come un frammento dei meccanismi dell'ala, N.d.A.]. La fonte originale della notizia è la polizia di New York.

Il pezzo misurerebbe 5 piedi (circa 150 cm) e sarebbe stato trovato incuneato fra due edifici in un vicolo molto stretto fra il retro del 50 di Murray Street e il retro del 51 di Park Place. Il pezzo recherebbe un marchio Boeing seguito da una serie di numeri.

Il ritrovamento, a quasi dodici anni di distanza dagli attentati, sarebbe scaturito da un sopralluogo di tecnici incaricati dai proprietari del 51 di Park Place. La polizia ha dichiarato che la zona viene gestita ora come se fosse la scena di un crimine ed è in corso un rilievo fotografico.

Il pezzo è, a quanto pare, ancora dove è stato trovato, perché sarebbe difficile da rimuovere, tanto da richiedere un intervento demolitivo. I funzionari torneranno sul luogo lunedì per valutare il da farsi.

L'articolo della NBC è accompagnato dall'immagine qui sotto.

Credit: NBC News.
La CNN ha una foto più nitida del presunto frammento qui.

Credit: CNN.

Ricordiamo che alcuni resti degli aerei di linea che colpirono le Torri erano già stati trovati, insieme a resti dei loro passeggeri, per cui questo frammento, se confermato, non costituisce una novità in termini di conferma della presenza degli aerei della United Airlines e della American Airlines, spesso negata da alcuni sostenitori di tesi alternative.


Aggiornamento (2013/04/29)


Il Washington Post ha pubblicato una fotografia del vicolo in questione che spiega il motivo per cui questo presunto frammento potrebbe plausibilmente essere rimasto inosservato per più di dieci anni.

Credit: NYPD.

L'ingresso a questo spazio angusto è documentato da un'altra foto dello stesso articolo del Post.

Considerando le traiettorie degli aerei dirottati e l'ubicazione del presunto rottame rispetto al luogo dove sorgevano le Torri Gemelle, sembra probabile che il frammento appartenesse al volo UA175. Altri frammenti di questo volo (un motore e un carrello) furono trovati nelle adiacenze del luogo in cui è stato ritrovato questo nuovo frammento.

La X rossa più grande, in basso a destra, indica il luogo approssimativo del ritrovamento.


Aggiornamento (2013/04/30)


Il New York Times riferisce che la polizia di New York, consultando un tecnico della Boeing, ha identificato il frammento come una parte di uno degli attuatori dei flap e non come una parte di un carrello.

Specificamente, si tratta della “struttura di supporto di un meccanismo collegato ai flap del bordo d'uscita di un'ala”, secondo il tecnico.

Il pezzo di corda impigliato nel frammento ha suscitato tesi di cospirazione piuttosto diffuse, tanto che anche un rappresentante della polizia, Raymond W. Kelly, si era chiesto se il frammento fosse stato calato in quel luogo così stretto, ma è emerso che uno degli agenti di polizia intervenuti dopo il ritrovamento ha cercato di imbragare il frammento per poterlo spostare, in modo da leggere eventuali numeri di serie o altri identificativi. L'articolo del Times include anche un video che mostra bene il frammento in questione.


Aggiornamento (2013/05/02)


Ieri (1 maggio), secondo LaPresse/AP, il frammento è stato rimosso e pesa circa 255 libbre (115 kg).

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2013/04/09    Permalink       2 commenti         Avvertenze per i commentatori

World Trade Center: an interview with firefighter Larry Monachelli

by Hammer. An Italian translation is available here.

Almost twelve years have passed since the terrorist attacks of 9/11 and to preserve the memories of that day Undicisettembre is continuing to collect direct accounts.

Today we are publishing an interview with New York Firefighter Larry Monachelli, quoted with his permission, who was deployed to the scene a little before the collapse of the South Tower.

We thank Larry Monachelli for his kindness and willingness to share his thoughts.


Undicisettembre: Can you give us a brief account of what you saw and experienced? What do you remember, generally speaking?

Larry Monachelli: I remember getting there about twelve minutes before the first building collapsed. I went to the back of our car and took my breathing apparatus and then went towards the Command Post, which was on the Lobby of the First Tower. On our way there, we started noticing people jumping out of the windows. We were right on the corner of Vesey and Church Street and we could also feel the heat from the Tower: this is how intense it was! When we were like 100 feet away, the first tower began collapsing, so our natural instinct was to run towards where our car was parked. If I had run to the West side, I wouldn't probably be sitting here having this interview with you.

I was able to seek refuge in the lobby of 30 Vesey Street, which was right next to our car. I remained there about 15 minutes, then I tried to get back out, but you couldn't get back out because of the debris in front of the glass door. So I had to get out of one of the rear basement windows. It was four of us and we grouped back together where our car was. The Captain said: “Let's go see how many people we can get out!”

All we could hear was PERS Alarms. It's a device used by firefighters that, when you stay still for 30 seconds, rings like bird chirping, and gets louder and louder, then when you move it stops. All we could hear was this chirping noise so we didn't know where to start.

We went one of the first piles we saw and while we were there the second building came down. My Captain said: “Let's run!” And we ran almost to Broadway. The second collapse was much worse because the dust that was on the ground already started up a cloud that was much bigger than the first one. That's a detail most of the people who weren't there don't realize: the collapse of the second building started much more dust and debris than the first collapse.

We grouped again, my unit didn't lose anybody, and for the rest of the day we did search and rescue.

We happened to be the first team down to the subway, the reason I know we were the first is that the dust was like fresh snow and when we went down to the subway there were no other footprints. There were people in the conductor's booths and in the cashier's booths that weren't even aware what was going on. We helped them to safety and got them out through the exit towards Broadway because it wasn't possible to use the exit on Vesey Street.

At about 5 in the afternoon the third building came down. We knew it was about to collapse, it was World Trade Center 7. We knew it was about to come down, the Chiefs had pulled everybody out and we just waited for it to collapse. That building had been on fire for the entire day, every floor was on fire and there was no way to put that out, so we knew it was going to come down.

We spent the rest of the day looking for people or firefighters trapped. The radios weren't working too well, but whatever report we got we tried to get to those places. Anyway at that point there were many more rescue workers coming that weren't involved in the initial collapse.


Undicisettembre: Did you go to Ground Zero in the following days for the search and rescue activities?

Larry Monachelli: The next day we went right back to where we were and began searching on the pile looking for alive people. We were searching and covering areas that hadn't been covered yet. And for the days after.

We were in charge of putting out the fires that were burning below. We had a company called Pyrocool, based in Virginia, and they make an additive that goes into water and cools steel much quicker than if you just put water on it. So we called this company and they came over and stayed with us. We picked 55 gallons of the Pyrocool additive and mixed it with water. Construction workers put that on a beam first that was red hot and it cooled down. So we picked a big pipe and we sprayed it all over to cool down the red hot fires down there.


Undicisettembre: You were on the streets during both collapses. Did you notice anything strange such as explosions or were they in your opinion too fast to be natural?

Larry Monachelli: I didn't notice any explosions. And it wasn't fast as I expected it to be. We could here all the floors coming down, each one on the next, and we had time to run. So there were no explosions but only the noise of each floor coming down on the other. I looked a lot of times back behind me to see if it was tilting over.

There was nothing strange at all. We were in shock but there was nothing strange.


Undicisettembre: After the collapse of each tower did you get a chance to see how severely damaged the other buildings all around were? In particular, would you like to elaborate about building number 7?

Larry Monachelli: I remember being with a Battallion Chief in front on WTC7 after the second collapse and we stared at each other, then he looked at the building and said: “There's no way we can put this fire out” It was in the morning and there were 15 floor on intense fire burning. You would stop there and ask: “Where would you begin putting out a fire like that?” it was completely engulfed with fire. Not even a tower ladder could put that fire out. I can see why they made the decision to clear the area. That building was going to collapse, it was totally engulfed.


Undicisettembre: Before collapsing did the towers give any sign of being on the verge of collapse or did they just collapse at once?

Larry Monachelli: They came down at once. There was no warning. The only warning was that the top floor started to come down, they gave way.


Undicisettembre: What are your thoughts about your colleagues who climbed the stairs in WTC Towers 1 and 2 during the evacuation? Most of them died, but they died while trying to save people who would have died instead of them.

Larry Monachelli: Many of them were my friends. I don't think they hesitated. I think they would do the same if they had to. The Fire Department would react today as it did that day.

My team also created a radio for the Fire Department. It's called Post Radio and it's mentioned in the “9/11 Commission Report”. We developed that ourselves. It's a pretty good radio. It's a combination of a 12 volt battery and a radio that belongs in the fire truck. I remember when we had a working model, everyone said: “It's not going to work. It's not going to work.”, even Motorola said: “It's never going to work”. Now every fire battalion in the city is using it. It also works to talk to ground units from the helicopter.


Undicisettembre: Has this experience give you a new insight into being a firefighter?

Larry Monachelli: Oh, yes! Consider that I've always been a firefighter and also my father was a firefighter. I loved my job, I worked for a busy Fire House. I still look at the guys I worked with as heroes and they did everything possible that day. God spared me, I don't know why. I went right instead of left and if I had gone left I wouldn't be here. It's an experience I'll never forget, I didn't realize it was history unfolding as it was happening. I think that people watching it on TV might have seen much more dramatic things than I saw, so I think people who were watching it might have been more affected than I was because to me it was my job. We weren't very aware of what was going on, we didn't know the Pentagon had been hit.

I have a few problems now, I have some lungs problems but I'm still here.


Undicisettembre: What do you think about conspiracy theories that claim 9/11 was an inside job? Most of these theories believe the Towers were intentionally demolished with explosives. What's your opinion?

Larry Monachelli: They are definitely not true. There were no explosions. No explosives in the building. It was just a collapse. If explosives were in the building we would have heard them; there would be evidence.

In one way conspiracy theories amuse me, but a part of me is angry that someone could make up something as fictitious as that. I saw things on that day and someone tried to tell me: “No, that's not what you saw.” You almost have to laugh at it. In some form it makes me angry but mainly I just think it's silly, it's ridiculous with all the proof that we have.


Undicisettembre: How do your colleagues feel about conspiracy theories? Are they irritated, indifferent? A lot of conspiracy theorists claim the most New York firefighters believe it was a conspiracy by the Government.

Larry Monachelli: I don't think I've ever met a fireman that believes in any kind of conspiracy. No one believes them, and I'm sure the Police Department feels the same way. And so does anybody that was there.


Undicisettembre: Have you ever tried to debate with some conspiracy theorists?

Larry Monachelli: No. I don't think a conspiracy theorist could look me in the face and sustain his theory. I would reply to him: “Were you there? I was!” Have you ever met a conspiracy theorist that was there? I guess not, I haven't either.

No, I've never confronted one, but I don't think any of them would confront me. I would just have to say: “You are totally wrong. 100% wrong. And what you are doing is wrong because you are taking away a lot of credit and credibility to people who were there. What you are doing is wrong because that's surely not the truth. You are distorting it.”


Undicisettembre: How did 9/11 affect your everyday life?

Larry Monachelli: For the first year it was very hard to go back and forth to the pile. We went from September to June, every day. From June I started working on the radio project. I had post traumatic disorder and I searched counseling for it and it helped a lot. Everything that I saw in 9/11 I had already seen in my career, I've worked up in Harlem in a busy firehouse. I've seen people jumping out of the windows before, I've seen people hit by trains, I've seen bad car accidents, I've seen collapses. But on 9/11 what hit me most was the magnitude of what happened, the magnitude of so many firefighters and so many civilians being killed. The magnitude of it affected me for a long time.

I went through a tough time with post traumatic stress and sometimes every now and then it still bugs me. But I have a wonderful family and they helped me through it.


Undicisettembre: How's life in New York 12 years after 9/11?

Larry Monachelli: We had our share of hurricanes and problems. I retired in 2006 but my wife and I were invited by the Fire Department to see the Freedom Tower and they had a beautiful ceremony that night, to me it was almost like closing and putting it behind me.

It put a little closure for me. There was the new tower. I'm not saying I want to forget because a lot of my friends died on that day, but I'm saying the city is healing its wounds.


Undicisettembre: Do you think the nation is still living in fear, or has it regained its standing in the world?

Larry Monacehlli: I don't know about fear but I think we are living consciously. Every time a year goes by, New Year's eve in Times Square goes by and nothing happens, I think it gives us a pat on the back, because nothing has happened since.

I think the best expression would be consciously optimistic.

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Intervista con il pompiere di New York Larry Monachelli

di Hammer. L'originale in inglese è disponibile qui.

Sono passati quasi dodici anni dagli attentati dell'11/9 e nel costante sforzo di mantenerne viva la memoria, il gruppo Undicisettembre prosegue la sua raccolta di testimonianze dirette.

In questa occasione offriamo ai nostri lettori l'intervista realizzata al pompiere di New York Larry Monachelli, citato con il suo permesso, che intevenne sulla scena poco prima del crollo della Torre Sud.

Ringraziamo Larry Monachelli per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ci puoi fare un breve racconto della tua esperienza? Cosa ricordi, in generale?

Larry Monachelli: Ricordo di essere arrivato lì circa dodici minuti prima che il primo palazzo crollasse. Sono andato sul retro della nostra auto per prendere il respiratore e quindi mi sono diretto verso il Posto di Comando che era nella Lobby della Torre 1. Mentre ci dirigevamo lì cominciammo a vedere persone che si gettavano dalla finestre. Eravamo all'angolo di Vesey e Church Street e sentivamo il calore che arrivava dalla Torre: questo per dire quanto fosse intenso! Quando eravamo a circa 30 metri di stanza, la prima torre iniziò a crollare, quindi il nostro istinto naturale fu di correre verso dove avevamo parcheggiato l'auto. Se fossi andato verso il lato occidentale, probabilmente non sarei seduto qui a fare questa intervista con te.

Riuscii a trovare un riparo nella lobby del numero 30 di Vesey Street, che era proprio di fianco alla nostra auto. Rimasi lì circa 15 minuti, quindi provai a uscire, ma non ci riuscii per via delle macerie di fronte alla porta a vetri. Quindi dovetti uscire da una delle finestre del retro al piano interrato. Eravamo in quattro e ci riunimmo di nuovo dove era parcheggiata la nostra auto. Il Capitano disse: “Andiamo a vedere quanta gente riusciamo a portare fuori!”

Sentivamo solo il suono dei PERS Alarms. E' un dispositivo usato dai pompieri che, se resti fermo per 30 secondi, emette un suono come il cinguettio di un uccello e aumenta costantemente di volume, poi quando ti muovi smette di suonare. Sentivamo solo questi cinguettii, quindi non sapevamo da che parte cominciare.

Andammo verso una delle prima cataste di macerie che vedemmo e mentre eravamo lì il secondo palazzo crollò. Il mio Capitano disse: “Corriamo via!” E corremmo quasi fino a Broadway. Il secondo crollo fu molto peggiore del primo perché la polvere che era già depositata al suolo sollevò una nuvola molto più grande della prima. Questo è un dettaglio che molta gente che non era lì non immagina: il crollo del secondo palazzo ha sollevato molta più polvere e macerie del primo crollo.

Ci radunammo di nuovo, la mia unità non perse nessuno, e per il resto della giornata facemmo ricerca e soccorso.

Fummo la prima squadra a scendere nei sotterranei della metropolitana, il motivo per cui so che eravamo i primi è che la polvere era come neve fresca e quando scendemmo verso la metropolitana non c'erano altre impronte. C'erano persone nelle cabine di pilotaggio e alle casse che non sapevano nemmeno cosa stesse succedendo. Li portammo in salvo e li facemmo uscire verso Broadway perché era impossibile uscire su Vesey Street.

Circa alle 5 del pomeriggio crollò il terzo palazzo. Sapevamo che sarebbe crollato, era il World Trade Center 7. Sapevamo che sarebbe venuto giù, i Comandanti avevano ritirato tutti e abbiamo semplicemente aspettato che crollasse. Quel palazzo era andato a fuoco per tutta la giornata, ogni piano era in fiamme e non c'era modo di spegnerlo, quindi sapevamo che sarebbe crollato.

Trascorremmo il resto della giornata a cercare persone e pompieri intrappolati. Le radio non funzionano molto bene, ma cercavamo di andare in ogni posto da cui ricevevamo delle segnalazioni. Comunque a quel punto c'erano molti soccorritori che stavano arrivando che non avevano partecipato nel primo crollo.


Undicisettembre: Sei tornato a Ground Zero nei giorni seguenti per le attività di ricerca e soccorso?

Larry Monachelli: Il giorno seguente tornammo dove eravamo e iniziammo a cercare sopravvissuti nella catasta. Cercavamo e coprivamo aree che non erano ancora state coperte. E continuammo nei giorni seguenti.

Fummo incaricati di spegnere gli incendi che bruciavano nei sotterranei. C'era una società chiamata Pyrocool, con sede in Virginia, che produce un additivo che si aggiunge all'acqua e raffredda l'acciaio molto più velocemente di quanto faccia l'acqua da sola. Quindi chiamammo questa società e loro vennero a lavorare con noi. Mettemmo più di 200 litri dell'additivo di Pyrocool e lo mischiammo con acqua. Gli operai lo misero su una prima trave incandescente e si raffreddò. Quindi prendemmo un grosso tubo e lo spargemmo ovunque per spegnere gli incendi nei sotterranei.


Undicisettembre: Tu eri per strada durante entrambi i crolli. Hai notato qualcosa di strano come esplosioni o secondo te erano troppo veloci per essere crolli naturali?

Larry Monachelli: Non notai esplosioni. E non fu veloce come mi aspettavo che sarebbe stato. Sentivamo i piani che cadevano, uno sull'altro, e avemmo il tempo di scappare. Quindi non ci furono esplosioni ma solo il rumore dei piani che crollano uno sull'altro. Guardai indietro molte volte per vedere se stesse cadendo di lato.

Non ci fu assolutamente nulla di strano. Eravamo shockati ma non ci fu nulla di strano.


Undicisettembre: Dopo ciascun crollo hai avuto modo di vedere quanto fossero danneggiati gli edifici circostanti? In particolare vorresti aggiungere qualcosa riguardo all'edificio 7?

Larry Monachelli: Ricordo di essermi trovato con un Comandante di Battaglione davanti al WTC7 dopo il secondo crollo e ci guardammo l'un l'altro, poi lui guardò il palazzo e disse: “Non c'è modo di spegnere questo incendio” Era mattina e c'erano 15 piani con grossi incendi. Fermandoci li davanti ci chiedevamo: “Da dove iniziamo a spegnere quell'incidendo?” Era completamente avvolto dalle fiamme. Nemmeno un tower ladder avrebbe potuto estinguerlo. Capisco il motivo per cui decisero di evacuare l'area. Quel palazzo sarebbe crollato, era completamente avvolto.


Undicisettembre: Prima di crollare le torri diedero segno di essere sul punto di crollare o semplicemente crollarono all'improvviso?

Larry Monachelli: Crollarono all'improvviso. Non ci furono segnali. L'unico segnale fu che i primi piani iniziarono a scendere, cedettero.


Undicisettembre: Cosa pensi dei tuoi colleghi che si arrampicarono lungo le scale nelle Torri 1 e 2 del WTC durante l'evacuazione? La maggior parte di loro è morta, ma lo ha fatto mentre tentava di salvare delle persone che sarebbero morte al posto loro.

Larry Monachelli: Molti di loro erano miei amici. Credo che non abbiano esitato. Credo che lo rifarebbero se dovessero. Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco reagirebbe oggi come ha fatto quel giorno.

La mia squadra ha anche creato una radio per il Dipartimento. Si chiama Post Radio ed è menzionata nel “9/11 Commission Report”. L'abbiamo sviluppata noi da soli. E' una buona radio. E’ l'unione di una batteria da 12 volt con una radio che risiede sui camion. Mi ricordo quando ne ottenemmo un prototipo funzionante, tutti dissero: “Non funzionerà, non funzionerà”, anche la Motorola disse: “Non funzionerà mai”. Adesso ogni battaglione di pompieri in città la usa. Funziona anche per parlare alle unità a terra dall'elicottero.


Undicisettembre: Questa esperienza ti ha dato una nuova visione del tuo lavoro come pompiere?

Larry Monachelli: Oh, sì! Considera che sono sempre stato un pompiere e anche mio padre era un pompiere. Amavo il mio lavoro, lavoravo in una Stazione dei Vigili del Fuoco in cui c'era molto lavoro. Tuttora considero eroi le persone con cui lavoravo e quel giorno hanno fatto tutto il possibile. Dio mi ha risparmiato, non so perché. Sono andato a destra anziché a sinistra e se fossi andato a sinistra adesso non sarei qui. E' un'esperienza che non dimenticherò mai, non capivo di essere di fronte alla storia che si stava svolgendo davanti a me. Credo che le persone che erano davanti alla TV possano aver visto cose più drammatiche di quelle che ho visto io, per questo credo che le persone che stavano guardando possano essere state più toccate di me perché per me era il mio lavoro. Non sapevamo cosa stava succedendo, non sapevamo che il Pentagono era stato colpito.

Ora ho qualche problema, ho dei problemi ai polmoni ma sono ancora qui.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto che sostengono che l'11/9 sia stato un "inside job"? La maggior parte di queste teorie sostiene che le Torri furono demolite intenzionalmente con esplosivi. Qual è la tua opinione?

Larry Monachelli: Sono sicuramente false. Non ci sono state esplosioni. Non c'erano esplosivi nel palazzo. E' stato solo un crollo. Se ci fossero stati esplosivi nel palazzo li avremmo sentiti; ce ne sarebbe l'evidenza.

Da un certo punto di vista le teorie del complotto mi divertono, ma una parte di me è arrabbiata per il fatto che qualcuno possa inventarsi qualcosa di così fasullo. Ho visto delle cose con i miei occhi quel giorno e qualcuno ha tentato di dirmi: “No, non è ciò che hai visto.” Fa quasi ridere. Per un certo verso mi fa arrabbiare ma principalmente credo che sia solo stupido, è ridicolo con tutte le prove che abbiamo.


Undicisettembre: I tuoi colleghi cosa pensano delle teorie del complotto? Sono irritati, indifferenti? Molti cospirazionisti sostengono che gran parte dei pompieri di New York creda che fosse un complotto del Governo.

Larry Monachelli: Non credo di aver mai incontrato un pompiere che creda a un complotto di qualunque tipo. Non ci crede nessuno, e sono sicuro che il Dipartimento di Polizia la pensa allo stesso modo. E così tutti quelli che erano lì'.


Undicisettembre: Hai mai provato a discutere con qualche complottista?

Larry Monachelli: No. Non credo che un complottista potrebbe guardarmi in faccia e sostenere la sua teoria. Gli risponderei: “C'eri? Io sì!” Tu hai mai incontrato un complottista che fosse stato presente? Non credo, e neanche io.

No, non ne ho mai affrontato uno, ma non credo che nessuno di loro si confronterebbe con me. Avrei solo da digli: “Hai torto. Torto al 100%. E ciò che fai è sbagliato perché stai screditando le persone che erano lì. Ciò che fai è sbagliato perché non è la verità. La stai distorcendo.”


Undicisettembre: L'11/9 come ha cambiato la tua vita quotidiana?

Larry Monachelli: Per il primo anno è stato molto duro andare e venire dalla catasta. Ci andammo da Settembre a Giugno, ogni giorno. Da Giugno iniziai a lavorare al progetto della radio. Ebbi un disturbo post traumatico e cercai assistenza psicologica e mi aiutò molto. Tutto ciò che vidi l'11/9 l'avevo già visto nella mia carriera. Lavoravo ad Harlem in una Stazione dove c'era molto lavoro. Avevo già visto gente gettarsi dalle finestra, avevo visto persone colpite da treni, avevo visto brutti incidenti automobilistici, avevo visto crolli. Ma l'11/9 ciò che mi ha colpito di più era la grandezza di ciò che era successo, la quantità di pompieri e di civili morti. La grandezza di tutto ciò mi colpì per molto tempo.

Dovetti affrontare un periodo duro per via dello stress post traumatico e alle volte mi dà ancora fastidio. Ma ho una famiglia meravigliosa che mi ha aiutato a superarlo.


Undicisettembre: Com'è la vita a New York 12 anni dopo l'accaduto?

Larry Monachelli: Abbiamo avuto la nostra dose di uragani e di problemi. Io mi sono ritirato nel 2006 ma io e mia moglie fummo invitati dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco a vedere la Freedom Tower e ci fu questa bellissima cerimonia quella sera, per me fu quasi come chiudere con il passato e lasciarmelo alle spalle.

Fu come una piccola chiusura per me. C'era la torre nuova. Non dico che voglio dimenticare perché molti miei amici sono morti quel giorno, ma dico che la città sta guarendo le proprie ferite.


Undicisettembre: Credi che la nazione viva ancora nella paura, o ha recuperato la sua posizione nel mondo?

Larry Monachelli: Non credo che ci sia ancora paura ma viviamo cautamente. Ogni volta che si chiude un anno, ogni ultimo dell'anno a Times Square che passa senza che accada nulla, ci dà una pacca sulla spalla perché da allora non è successo nulla.

Credo che l'espressione migliore sia che siamo cautamente ottimisti.

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2013/04/04    Permalink       7 commenti         Avvertenze per i commentatori

Le versioni discordanti sull'uccisione di Osama bin Laden

di Hammer

Sono trascorsi due anni dall'uccisione di Osama bin Laden da parte del Team 6 dei Navy SEAL in un compound di Abbottabad, in Pakistan, e tuttora rimangono poco chiari alcuni aspetti di questo episodio storico. Ovviamente sono trapelate pochissime informazioni sull'operazione, ma di recente sono emerse le testimonianze dirette di due dei Navy SEAL che hanno partecipato alla missione: nel settembre del 2012 è stato pubblicato il volume intitolato No Easy Day di Matt Bissonnette, che si cela sotto lo pseudonimo di Marc Owen, e di recente la rivista Esquire ha pubblicato il racconto di un altro membro del Team 6 che viene indicato semplicemente come The shooter.

Sebbene i due racconti collimino su gran parte della storia, non combaciano su un dettaglio abbastanza significativo. Entrambi concordano sul fatto che tre Navy SEAL, tra cui Bissonnette e The shooter, raggiunsero per primi il terzo piano del compound dove si trovava la camera da letto di Osama, ma a questo punto i racconti divergono.

Secondo Bissonnette, Osama bin Laden non poté in alcun modo tentare di difendersi perché fu colpito, appena sporse la testa dalla camera da letto, da una prima pallottola sparata dall'uomo che si trovava alla testa del gruppo e che viene indicato come point man, quindi fu finito con altri colpi quando già era a terra.

Al contrario The shooter ha raccontato all'Esquire di essere entrato nella camera da letto mentre il point man si assicurava che le due donne presenti nell'anticamera non fossero armate e di essersi trovato faccia a faccia con Osama, che tentò disperatamente di raggiungere delle armi che aveva a disposizione ma non riuscì in tale intento in quanto fu freddato proprio da The shooter, che gli sparò tutti e tre i colpi mortali.

La versione di Bissonnette, sebbene meno eroica, sembra quella più plausibile in quanto coerente con una terza testimonianza di un membro del Team 6 raccolta dal giornalista Peter Bergen della CNN, che si è di recente occupato dell'argomento. Questo terzo Navy SEAL è rimasto del tutto anonimo e ha confermato la versione di Bissonnette, aggiungendo che Osama non avrebbe potuto tentare di raggiungere alcuna arma perché non ne aveva a disposizione nella propria camera da letto.

Le due immagini seguenti, tratte da ricostruzioni animate realizzate dalla CNN, esemplificano i diversi scenari descritti dai due militari.

Versione di Matt Bissonnette

Versione di The shooter

Difficilmente potremo mai chiarire definitivamente quanto avvenuto in quei pochi istanti, poiché i dettagli sono noti a poche persone. L'unica speranza di mettere definitivamente la parola “fine” su questo dettaglio è che anche il point man decida prima o poi di raccontare la propria versione dei fatti.

In questo caso il compito dei giornalisti investigativi è sicuramente più arduo che non per altri aspetti legati all'11/9, per i quali esistono riscontri molto più numerosi e oggettivi.

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2012/12/16    Permalink       18 commenti         Avvertenze per i commentatori

World Trade Center: intervista al sopravvissuto italiano Ruggero De Rossi

di Hammer

Nelle Torri Gemelle lavoravano quotidianamente numerosi cittadini italiani i cui racconti sono particolarmente vividi in quanto non mediati dalla traduzione.

Ruggero De Rossi aveva i propri uffici nella Torre Sud e riuscì a scampare al disastro appena in tempo. Ruggero ha accettato di concedere a Undicisettembre un'intervista orale, trascritta qui sotto, dalla quale emergono le emozioni di chi si trovò a pochi passi dalle Torri in fiamme e che chiarisce con quali sentimenti vengano percepite a New York e negli USA le tesi di complotto.

Ringraziamo Ruggero per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ci puoi raccontare la tua giornata dell'11/9? Cosa ricordi in generale di quel giorno?

Ruggero De Rossi: Quel giorno ero rimasto a lavorare un po' di più a casa perché stavo scrivendo a mio figlio che vive a Milano. Poi sono sceso e come ogni mattina ho preso l'autobus che parte dall'Upper East Side di Manhattan e che andava fino al World Trade Center. Era una giornata bellissima con un cielo azzurro come solo a New York si vede, l'aria era fresca e pulita. Arrivato downtown sono salito per le scale che percorrevo ogni giorno e che portavano alla piazza alla base delle Torri. Attraversai la piazza. Erano le 8:40, quindi la maggior parte della gente era già dentro gli uffici, quindi non c'era molta gente nella piazza. Passai di fianco alla Torre Nord e poi accanto a The Sphere e pensai a quanto erano alte e belle le torri.

Ero molto contento della vita. Io ho studiato a Roma, dove non c'era lavoro se uno non aveva raccomandazioni, non era un'Italia che desse aiuto a un neolaureato, specialmente uno come me, determinato a realizzare i propri sogni. Io sono uno che quando si mette in testa una cosa e la vuole fare, la fa. Quindi ho dovuto emigrare, andare all'estero; ho dovuto lasciare gli amici, ho lasciato i miei genitori e la mia famiglia. Non è stato facile. Però poi ho fatto una bella carriera, lavorando prima a Londra e poi a New York. Nel 2001 avevo avuto un bambino da poco e mia moglie stava aspettando il secondo, mancavano pochi mesi. Al lavoro gestivo uno dei fondi più grandi del mondo, ero primo nelle classifiche mondiali della gestione dei fondi. Ero arrivato al picco della mia carriera e mi sentivo soddisfatto della vita.

Guardavo le Torri, che per me simboleggiavano questo momento. Ricordo di aver guardato anche The Sphere passando lì accanto con molta tranquillità, ignaro di quello che poi sarebbe successo. È stata una delle poche volte, con il lavoro che faccio, che potevo fermarmi “to smell the roses”, come si dice in inglese, cioè a “odorare le rose” nel senso di potermi fermare per guardarmi intorno e apprezzare la vita.

Poi sono andato verso la Torre Sud, sono entrato dalla porta scorrevole e stavo prendendo le scale mobili. Mentre ero per le scale ho sentito questa forte esplosione e all'inizio chiedevo cosa fosse successo, ma la mia prima reazione, visto che l'esplosione era molto forte, fu che si trattasse di un attacco terroristico di qualche genere. Veniva da fuori e io sentii il terreno vibrare da sopra, non da sotto; già questo dimostra, nell'ottica delle teorie cospiratorie, che non ci furono esplosivi.

Comunque la mia prima reazione fu quella di pensare a un attentato terroristico perché, avendo io vissuto a Londra per molti anni, di attentati ne ho visti più di una volta anche a poche centinaia di metri da me. Lavoravo nella City e ovviamente i centri della finanza sono un grosso obiettivo per i terroristi. Anche lì una volta riuscii a sopravvivere per poco a uno degli attacchi.

Chiesi conferma alle guardie della sicurezza, ma nessuno sapeva niente. Mi dissero: “No, no, tranquillo. Salga pure in ufficio.” Io mi sono fidato a salire e c'era gente che entrava dalla piazza; ho chiesto e mi hanno detto di aver visto un aereo che colpiva il palazzo. Però a quel punto si pensava che fosse un aereo piccolo che per sbaglio ci fosse andato a sbattere, comunque era successo in passato che un aereo piccolo per un'avaria o per un altro motivo andasse a sbattere contro un palazzo.

Intanto altre persone erano corse dentro in completo panico; considera che dopo che l'aereo colpì la Torre Nord veniva giù di tutto. C'era una pioggia di detriti e pezzi di palazzo. Io quando più tardi uscii dalla Torre raccolsi da terra un pezzo di carta e c'era scritto “Piano 102”, quindi per strada c'erano proprio oggetti che stavano negli uffici là in alto. Questo ancora senza neanche sapere esattamente cosa fosse successo.

Alcune persone dicevano che era un piccolo aereo, altre correvano dentro nel panico. La mia prima reazione istintiva fu di mettermi al riparo da qualche parte. Io pensavo che ci fosse stato un attacco terroristico sulla piazza, magari con bombe o mitragliatrici, come oggi se ne vedono frequentemente nelle scuole o dovunque ci sia qualche pazzo che inizia a sparare alla gente. Però poi ho pensato che avrei fatto la fine del topo in trappola se invece fosse crollato il palazzo.

Quindi tentai di uscire, ma la Polizia teneva la gente dentro al palazzo per via delle macerie che cadevano. Non facevano uscire, ma a un certo punto decisi: “Io scappo” e uscii, e mentre attraversavo la strada sentii il rumore di un aereo che si avvicinava, mi girai e vidi il secondo aereo sopra la mia testa. Iniziai a correre più forte che potevo e così fecero altre persone intorno a me. Mentre correvamo sentimmo la fortissima esplosione del secondo schianto.

Alcuni miei colleghi erano scesi per le scale dopo il primo impatto ed erano per strada al momento del secondo. In seguito mi hanno raccontato di aver visto proprio gente colpita da pezzi di palazzo e ammazzata lì sul posto. Una ragazza, in particolare, mi raccontò che una trave caduta da una delle Torri ha completamente schiacciato, quasi fatto scomparire, una persona accanto a lei: una scena da film dell'orrore. Io correvo, non mi sono mai girato. Sapevo che potevo essere colpito dalle macerie.

Camminai per tre ore verso casa. La prima parte della camminata fu molto dura, perché mi voltavo e vedevo il palazzo in fiamme e non sapevo se i miei colleghi erano scappati, non sapevo a quali piani c'era l'incendio. Non sapevo niente, è stato terribile. Sapevo che il fuoco si stava diffondendo e che c'era una grossa parte di palazzo sopra alle fiamme, quindi sapevamo che c'era gente che stava morendo bruciata viva. Vedere e sapere che c'erano migliaia di persone che stavano morendo bruciate vive è stata l'esperienza più brutta della mia vita. E non potevo fare niente. Neanche i vigili del fuoco potevano fare niente, perché c'erano fiamme più grandi del palazzo, cosa potevano fare? Era impossibile fermare l'incendio e salvare quelle persone.

È stato terribile. Così come lo è stato capire che c'era gente che si buttava dalla finestra. C'era gente così disperata che non aveva altra possibilità che buttarsi dalla finestra per non rimanere bruciata viva.

Ricordo distintamente che a circa duecento metri di lontananza dalle Torri Gemelle ho iniziato a lanciare improperi a Bill Clinton. Il mio lavoro comporta anche lo studio delle geopolitica, del mercato del petrolio e di quali sono le motivazioni che regolano le economie mondiali; questo comporta anche la conoscenza dei rischi che esistono a livello mondiale, tra cui quello del terrorismo. Quindi io avevo studiato approfonditamente i vari rapporti e le investigazioni del Congresso relativi al terrorismo e una delle cose che avevo notato era che Osama bin Laden e Al Qaeda erano sul “radar screen” già da anni; ma anche che alcuni paesi, come Iran, Iraq e Corea del Nord, erano additati come pericolosi, perché ospitavano molti campi di addestramento del terrorismo.

Clinton aveva sottovalutato la minaccia e aveva lasciato la sicurezza nazionale in un completo abbandono, almeno per quanto riguarda la lotta al terrorismo. Aveva incontrato solo una volta in un anno il capo della CIA, la spesa per il controterrorismo era diminuita e non c'erano più spie che parlassero arabo. Clinton era stato molto assorbito dalle sue vicende personali negli ultimi anni; poi, quando Bush è stato eletto, come succede in tutte le amministrazioni, gli ci è voluto un anno o un anno e mezzo prima di poter ricostruire certe istituzioni e cambiare i vertici delle organizzazioni. Bush ha pagato lo scotto del fatto che queste istituzioni sono state abbandonate nella disorganizzazione.

Quindi la mia prima reazione fu di pensare a Clinton e che era tutta colpa sua, perché era proprio tutta colpa sua. La sua amministrazione aveva fatto sì che Osama bin Laden non venisse preso e questo in seguito è emerso perché in America è tutto trasparente, ci sono le interrogazioni parlamentari e tutto viene divulgato. Fu presa la decisione di non attaccare una casa in cui si rifugiava Osama bin Laden per il rischio di danni collaterali e di morti civili. Questa fu una pecca dell'amministrazione Clinton e un punto a favore di Obama, che quando ha avuto l'opportunità decise di attaccare anche prendendosi il rischio di sbagliare, rischiando che i propri soldati cadessero in brutte mani e anche di causare danni collaterali. Quindi Obama ha preso decisioni che Clinton avrebbe potuto prendere dieci anni prima ed evitare tutto questo.

Comunque questo è stato il mio primo pensiero, mentre camminavo per allontanarmi. Poi ci fu una lunghissima camminata insieme a gente tutta sporca di polvere; anche io lo ero. Camminavamo, alcune persone erano più nervose e impaurite di altre, alcuni piangevano, alcuni urlavano. La camminata durò due o tre ore e c'erano varie voci che si rincorrevano. La più ricorrente era che ci fossero vari aerei ancora in aria in tutta la nazione che stavano attaccando molte città. Ci siamo sentiti in guerra, sotto attacco. Pensavamo alle nostre famiglie e non c'era modo di comunicare perché i telefoni non funzionavano. Pensavo a mia moglie con un figlio piccolo, di un anno, e incinta di un altro.

Dopo questa lunghissima camminata sono arrivato a casa e mia moglie non poté credere ai propri occhi vedendomi vivo, perché quando si era svegliata la prima immagine che aveva visto in televisione era il World Trade Center che crollava, quindi pensava che io fossi morto. Pensava che il padre dei suoi figli fosse morto. Sapeva che lavoravo là, che in quel momento dovevo essere in ufficio. La stessa cosa successe a mia madre. La sua segretaria le aveva detto: “Signora, ha visto che è crollato il World Trade Center?”, mia madre ha risposto “Ma il World Trade Center è dove lavora mio figlio.” ed è svenuta. E così fu per tutte le persone che conoscevo e che sapevano che io lavoravo lì; per fortuna tante persone che conosco, anche in Italia, non sapevano con precisione che lavoravo al World Trade Center ma solo vagamente vicino a Wall Street.

Da lì è iniziato un lungo calvario, anche psicologico, perché la città era come in guerra con le sirene di ambulanze e polizia che si sentivano passare in continuazione. C'era una puzza! C'era odore di bruciato, sinceramente c'era odore di cadavere bruciato. Io ero all'Upper East Side e lo sentivo da là, quindi da 8 o 9 chilometri di distanza, specialmente quando il vento soffiava da sud verso nord.

Ricordo di aver passato notti intere insonni, dapprima preoccupato della possibilità di altri attacchi, perché a livello psicologico la prima cosa che pensi è che possa succedere ancora. Pensavo a cosa avrei potuto fare per mettere al riparo la mia famiglia: rifugiarsi nella nostra casa di campagna, prendere soldi per avere contanti in caso di razionamento delle provviste. Poi cominciai a sperare che venissero tirate fuori altre persone vive e giorno dopo giorno non veniva estratta neanche una persona. Fu una cosa allucinante: erano tutti morti.

C'erano vigili del fuoco, poliziotti che rimasero mesi sotto le macerie, ci furono anche cani da soccorso con le zampe bruciate: ho visto un eroismo che si vede solo in queste situazioni. Non posso dire che si veda solo in America, perché io quando avevo 17 anni andai come soccorritore volontario ad aiutare per il terremoto in Irpinia e tiravamo fuori cadaveri dalle macerie, quindi anche in Italia ci fu una forte risposta a un evento catastrofico. Però devo dire che la solidarietà che si è vista anche tra i newyorkesi, cioè tra quegli stessi newyorkesi che se cadi per strada quasi ti calpestano perché vanno ognuno per la propria strada e sono tutti stressati in una città in costante competizione, fu eccezionale. C'erano file di persone per donare il sangue. Hanno raccolto talmente tanto sangue che non sapevano cosa farne, perché hanno tirato fuori pochissimi feriti che avessero bisogno di una trasfusione. Arrivarono aiuti da tutti gli Stati Uniti, ci furono camion dei Vigili del Fuoco che arrivavano dal sud degli USA e si sono fatti tutta la traversata per venire qua ad aiutare.


Undicisettembre: Un dettaglio che non ho capito dal tuo racconto è se hai visto i due crolli dalla strada.

Ruggero De Rossi: Ho visto un crollo dalla strada, il secondo non l'ho visto. Vidi il primo crollo, lo vidi da molto lontano. Non vidi il secondo perché i palazzi mi bloccavano la visuale.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto secondo cui le Torri Gemelle sarebbero state demolite con esplosivi in un autoattentato organizzato dal Governo Americano.?

Ruggero De Rossi: Io di queste teorie non capisco la meccanica. Non capisco come avrebbero potuto far cadere quei palazzi con esplosioni da sotto, quando io ero esattamente lì e sotto i miei piedi non c'è stato nulla. Io l'esplosione l'ho sentita arrivare dall'alto. Se dovessi fare io una teoria cospiratoria, direi che c'è stata un'esplosione interna al settantesimo piano. Di sicuro non c'è stato nulla da sotto, perché l'avrei sentita: questo non è successo ed è un dato di fatto. Quindi quelli che credono alle teorie del complotto sarebbe meglio che facessero qualcos'altro e dedicassero il proprio tempo a qualcosa di più utile.

Come dicevo, al massimo potrebbero dire che c'è stata un'esplosione ai piani alti, ma io in alto ho visto entrare un aeroplano. Quindi se c'è un complotto, anche io faccio parte del complotto, e insieme a me altre cinquantamila persone che erano lì.

La versione corretta che io ho letto è che la temperatura era talmente alta che ha indebolito i pilastri in acciaio e il palazzo è collassato. Mi sembra che la spiegazione abbia senso ed è coerente con quello che ho visto e sentito. Di certo non c'è stata un esplosione da sotto, su questo non ci sono dubbi.

Inoltre l'America è il paese più democratico e dalle istituzioni più solide che esista al mondo, quindi questa gente che crede alle teorie del complotto parla degli Stati Uniti da ignorante. Questa gente è ignorante perché non conosce la Costituzione degli Stati Uniti, non conosce come funzionano i vari emendamenti alla Costituzione e non conosce i meccanismi che sono stati messi in piedi affinché i complotti non avvengano. Quindi le teorie della cospirazione si basano sull'ignoranza, perché non tengono conto della Costituzione degli Stati Uniti e che negli Stati Uniti quando ci sono eventi sovversivi questi emergono perché ci sono registrazioni di tutto quanto, a partire da qualunque conversazione che il Presidente tiene con chiunque. Per esempio, se il Presidente ha una conversazione con qualcuno, deve mettere il tutto per iscritto. Se vuole esprimere dissenso, anche verso una persona che gli lavora accanto, lo deve mettere per iscritto.

Le istituzioni seguono un sistema definito “checks and balances” che vuol dire “controlli ed equilibri”. Questo significa che se uno degli apparati dello stato tende da una parte sbagliata, ce n'è un'altro pronto a dibattere a e controllare.

Quindi, principalmente è una questione di ignoranza della Costituzione e di come funzionano gli Stati Uniti. Poi c'è un discorso molto più pratico: immaginiamo per ipotesi che ci fossero delle correnti più interventiste, più propense ad attaccare stati nemici e che volessero proteggere la lobby del petrolio (e non nego che ci siano correnti politiche che lavorano affinché gli interessi di pochi vengano protetti; succede in tutti i paesi del mondo), in America queste avrebbero agito nel modo corretto e alla luce del sole. Perché in America avviene tutto alla luce del sole. Questa trasparenza pervade gli Stati Uniti in tutti i settori ed è uno dei cardini della democrazia che in America esiste e viene rispettata. Questa è una democrazia troppo forte perché ci possano essere dei complotti di questo tipo.

In ultimo, sempre nell'ipotesi che ci sia una corrente politica che voglia spingere alla guerra contro Afghanistan, Iraq o altri stati, io non credo in alcun modo che queste correnti possano decidere la morte di migliaia di persone per perseguire questa causa. Questo perché le persone più interventiste sono anche patriottiche e nazionaliste e i patrioti e i nazionalisti non ammazzano i propri cittadini. È completamente inconsistente intellettualmente.

Quindi, in sintesi, la mia opinione è che le teorie del complotto sono ignoranti e inconsistenti.


Undicisettembre: Immagino che tu conosca molti, magari tuoi colleghi, che come te sono sopravvissuti all'attacco. Tra questi le teorie del complotto sono diffuse, come sostengono i complottisti, o anche loro la pensano come te?

Ruggero De Rossi: Tra i newyorkesi le teorie del complotto sono considerate un insulto. Ti posso assicurare che se dici una cosa del genere a un newyorkese ti caccia di casa. È veramente un insulto: un insulto ai cittadini americani, allo stato americano e alla trasparenza di un paese che dovrebbe essere di esempio a tutta la civiltà.

Detto ciò, ci sono persone che pensano che l'evidenza nel caso dell'Iraq sia stata plasmata per poter andare in guerra e avere influenza strategica in un paese che ha una delle più grandi riserve mondiali di petrolio. Specialmente a sinistra ci sono varie correnti che sostengono che la verità sia stata forzata, che siano state create ad arte della prove per andare in guerra contro l'Iraq e che la decisione finale sia stata presa con leggerezza e con finalità strategiche e geopolitiche di lungo termine. Però molte di queste persone ammettono anche che è importante avere un'alleanza con un paese che ha molti milioni di musulmani e che sia democratico. Quindi se l'obiettivo era di portare la democrazia in un paese islamico che poteva essere una delle culle del terrorismo internazionale, questo obiettivo ha raccolto il favore di molte persone in America che credono che il Presidente abbia agito per creare stabilità e non con mire espansionistiche. La cosa poi è stata dimostrata, perché l'America è andata in Iraq, l'ha invaso, ha creato istituzioni democratiche e poi se n'è andata. Non si è presa i pozzi di petrolio. È un'ulteriore prova del fatto che l'America prova a diffondere la democrazia.

Si può disquisire se sia giusto che l'America lo faccia, perché magari anche la Cina potrebbe decidere di cominciare a esportare e imporre il comunismo a tutti. Ma bisogna sempre essere attenti ad attribuire falsi obiettivi o false motivazioni a un paese che comunque è democratico e risponde alle aspettative del cittadino votante. Le teorie del complotto non capiscono il fatto che la democrazia americana è talmente grande che esprime sempre la volontà dei cittadini. Quando è stato invaso l'Iraq, la maggior parte della popolazione si era convinta che questo avrebbe portato un beneficio alla sicurezza nazionale, perché avrebbe portato l'eliminazione delle basi terroristiche in Iraq. La spinta veniva dal popolo, dal Congresso, dalla democrazia. Forse gli Stati Uniti sono più interventisti di altri stati, ma comunque questo è frutto di un processo democratico.


Undicisettembre: Come si vive a New York 11 anni dopo l'accaduto?

Ruggero De Rossi: New York rimane la città dove realizzare i propri sogni: sia nella finanza, sia nella medicina, sia nella legge, sia nell'economia, sia a Broadway. È una città estremamente competitiva ed entusiasmante. Lo era prima e lo è adesso. Resta nel mio pensiero che New York non sarà più ricordata come un posto idilliaco ma rimane l'amarezza di quel bruttissimo evento che non se ne andrà mai. La natura e lo stato d'animo dei newyorkesi è comunque lo stesso, anche se dovessero attaccare New York cento volte. Il terrorismo non vince mai, non vince perché dieci anni dopo la città è sempre la stessa.

La seconda riflessione è che dal 2001 l'economia americana è cambiata. Dopo il 2001 c'è stato un forte segnale di ripresa, ma l'economia americana non si è mai ripresa del tutto da allora.

La spesa per l'intervento militare in Iraq e per la consolidazione della democrazia in Iraq potrebbe risolvere la crisi dell'Eurozona. Altri soldi sono stati spesi per migliorare i sistemi di sicurezza durante gli eventi pubblici o negli aeroporti. Sono tutti soldi sottratti alla spesa per l'economia.

È anche vero che la spesa militare porta miglioramenti tecnologici di cui poi l'economia beneficia, ma la realtà è che oggi ci troviamo con un grosso debito causato proprio da ciò che è successo dopo l'11 settembre. Questo ha cambiato la nazione per sempre.

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