2008/05/19 [permalink]   17 commenti

Guantanamo: confermati solo 5 imputati su 6

I giudici militari di Guantanamo hanno accolto i capi d'accusa presentati nei confronti di cinque imputati nel processo per gli attentati dell'11 settembre.

Si tratta di Khalid Sheikh Mohammed (considerato l'organizzatore degli attentati) e dei complici Ramzi bin Al-Shibh, Mustafa al-Hawsawi, Walid bin 'Attash e Ali Abdulaziz Ali.

Sono stati rigettati, invece, i capi d'accusa a carico di Mohammed al-Kahtani (nella foto), considerato il 20° componente del gruppo di dirottatori che l'11 settembre del 2001 presero il controllo di quattro aerei passeggeri per schiantarli contro il World Trade Center a New York e contro il Pentagono a Washington. Il quarto obiettivo, il Campidoglio (sede del Congresso), non fu raggiunto perché i passeggeri riuscirono a rivoltarsi contro i dirottatori. Si trattava del volo United 93, l'unico in cui i dirottatori erano solo in quattro (sugli altri aerei erano cinque).

Al-Kahtani avrebbe dovuto completare la squadra destinata a prendere il controllo di United 93.

Sebbene gli inquirenti non abbiano dubbi sul ruolo assegnato ad Al-Kahtani (9/11 Commission Report, pag. 11), quest'ultimo ha sempre dichiarato di non essere a conoscenza della natura della missione che avrebbe dovuto espletare una volta giunto in USA e non sono emerse prove del contrario.

Anzi, sia Khalid Sheikh Mohammed che lo stesso Osama bin Laden, in varie circostanze, hanno sempre sottolineato che solo i piloti erano a conoscenza dei particolari dell'operazione.

E' quindi probabile che proprio questa circostanza sia alla base della decisione dei giudici (le cui motivazioni non sono state ancora rese pubbliche): il processo riguarda specificamente gli attentati dell'11 settembre 2001 e nel caso di Al-Kahtani non è possibile provare l'elemento soggettivo del reato (il dolo) neppure a livello di tentativo (come fu invece per Moussaoui).

Come si evince da questo servizio della CNN, Al-Kahtani è difeso da un avvocato civile e da uno militare.

La vicenda smentisce chi sostiene che il processo sia solo una farsa e dimostra la volontà dei giudici di istruirlo nel rispetto dei normali principi giuridici e senza tener conto di eventuali elementi accusatori acquisiti con forme di pressione psicologica o di tortura.

Aggiornamento


di Paolo Attivissimo

Un articolo nel Wall Street Journal del 20/5/2008 getta luce sulle difficoltà e opposizioni che sta incontrando questa serie di processi. Il Brigadier General Thomas Hartmann (nella foto), consulente legale delle commissioni, incaricato di avviare i processi, è stato escluso dalla consulenza per uno degli imputati da parte del giudice militare Keith Allred, perché ha esercitato sugli avvocati militari d'accusa una "influenza inopportuna".

Avrebbe infatti detto a questi avvocati che è opportuno che ricevano una formazione più approfondita e che si dia priorità ai casi "sexy" [sic] che potrebbero "catturare l'emozione del popolo americano". Tutto qui. Il giudice Allred ha ammesso che questo non avrebbe invalidato Hartmann (che, ricordiamolo, non decide nulla, ma è semplicemente un consulente) in una corte marziale comune, ma in questo caso era sufficiente perché il Congresso voleva evitare anche la sola "parvenza di influenza indebita da parte di superiori".

C'è di più. Secondo il WSJ, le motivazioni dell'esclusione di Mohammed al-Qahtani (al momento non ancora depositate dal giudice Susan Crawford che presiede i processi) sarebbero che al-Qahtani ebbe un ruolo meno centrale nel complotto rispetto a Khalid Sheikh Mohammed e altri, e che quindi processarlo insieme a loro sarebbe stato iniquo, col rischio di favorirne ingiustamente la condanna capitale. "In altre parole" dice il Wall Street Journal "la decisione mostra quanto il giudice Crawford e i tribunali siano indipendenti dalle pressioni esercitate dal Pentagono".

Tutto questo sembra uno scrupolo decisamente poco compatibile con la definizione cospirazionista di "processo-farsa".

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Il PNAC ha fatto crac

di Paolo Attivissimo con il contributo di mother

I complottisti amano dipingere il PNAC, o Project for a New American Century, come una potentissima lobby neoconservatrice che avrebbe fomentato, o addirittura organizzato, gli attentati dell'11 settembre 2001. Suo è il famoso documento Rebuilding America's Defenses che, sempre secondo la lettura molto selettiva tanto cara ai cospirazionisti, conterrebbe una frase che previde o prenotò gli attentati, auspicando "una nuova Pearl Harbor", come discusso a suo tempo in questo articolo.

Poco importa che il documento parlasse di innovazione tecnologica troppo lenta nelle forze armate, che sarebbe andata avanti a rilento se non ci fosse stato un evento militare drammatico che rendesse evidente l'esigenza di ammodernamento, e che l'11/9 non fu un evento militare, risolvibile con una portaerei in più, ma un attentato terroristico, che si contrasta con forze non convenzionali. Ma i cospirazionisti, ormai è chiaro, non sono né grandi amanti della precisione né particolarmente fecondi d'intuizione o competenza militare.

Comunque sia, la presunta potentissima lobby che doveva essere la longa manus politica del Nuovo Ordine Mondiale a quanto pare non ha neppure i soldi per rinnovare un nome a dominio. Da qualche giorno, infatti, il sito del PNAC, Newamericancentury.org, risponde con questa schermata desolante:


I nostalgici possono rivedere com'era il sito del PNAC grazie ad Archive.org. Un commento sulla chiusura fallimentare del PNAC è stato pubblicato dal Washington Post. Naturalmente, i cospirazionisti di 911blogger dicono che la chiusura del sito non è un sintomo di fallimento, ma anzi è un'astutissima mossa per far scomparire da Internet le prove del misfatto e rifarsi una verginità altrove. Come se non ci fossero ormai da anni migliaia di mirror e copie personali del documento incriminato e dell'intero sito del PNAC.

Vale la pena di ricordare che fine hanno fatto alcuni degli illustri firmatari del PNAC, che nel suo momento di fulgore riuscì a collocare vari suoi membri in posti chiave dell'amministrazione statunitense e di altri centri di potere, come Paul Wolfowitz, presidente della Banca Mondiale, silurato per aver facilitato la promozione della propria compagna, o Donald Rumsfeld, "dimissionato" dal presidente George W. Bush nel novembre del 2006. Non sono uscite di scena granché compatibili con una lobby ultrapotente.

Esce così di scena uno dei principali nemici inventati dai cospirazionisti, che ora non possono più additarlo come pericolo incombente e come braccio politico di quella dittatura che da anni gli stessi cospirazionisti, Alex Jones e James Fetzer in testa, annunciano come imminente, con tanto di ghigliottine e campi di concentramento organizzati dalla FEMA. No, non sto scherzando: procuratevi l'intervista di Fetzer a Bill Deagle del 6 luglio 2006 su RBN Live.

E adesso con chi se la prenderanno?

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Testimoni al Pentagono: Vin Narayanan

di Paolo Attivissimo e Brain_use. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Qualifica: all'epoca dei fatti, giornalista del quotidiano USA Today. Attualmente è managing editor di Casino City, guida online alla città di Las Vegas, che riporta la sua foto (qui accanto), il suo numero di telefono e il suo indirizzo di e-mail.

Data della testimonianza: (1) 11 settembre 2001; (2) 17 settembre 2001.

Luogo da cui ha assistito: una strada adiacente al Pentagono, probabilmente il Washington Boulevard.

Fonti: (1) USA Today dell'11 settembre 2001; (2) USA Today del 17 settembre 2001.

1. USA Today, 11/9/2001


"L'aereo esplose dopo l'impatto, la coda si staccò e immediatamente prese fuoco. Nel giro di cinque minuti iniziarono ad arrivare la polizia e i veicoli d'emergenza."

"The plane exploded after it hit, the tail came off and it began burning immediately. Within five minutes, police and emergency vehicles began arriving."

2. USA Today, 17 settembre 2001


"Alle 9.35 del mattino sono arrivato sulla strada in fianco al Pentagono. Dato che il traffico era fermo, il mio sguardo ha vagato lungo la strada alla ricerca della causa dell'ingorgo. A quel punto ho guardato in alto, alla mia sinistra, e ho visto un jet della American Airlines che volava dritto verso di me. Il jet mi è passato sopra la testa, una decina di metri sopra la mia auto. La coda dell'aereo ha tranciato [o toccato] il cartello sospeso dell'uscita sopra di me, mentre si dirigeva dritto verso il Pentagono. I finestrini erano scuri sul volo American Airlines 77 mentre sfrecciava verso il suo obiettivo, a soltanto una cinquantina di metri di distanza. L'aereo dirottato si è schiantato sul Pentagono a velocità impressionante.

Ma le mura del Pentagono hanno resistito magnificamente: si sono spostate a malapena quando il muso dell'aereo si è incurvato in su e si è accartocciato prima di esplodere in una grande palla di fuoco. Chi ha costruito quella facciata dovrebbe essere orgoglioso: la sua resistenza all'impatto iniziale del jet probabilmente ha salvato migliaia di vite.

Balzai fuori dalla mia auto dopo l'esplosione del jet, quasi non rendendomi conto di un secondo jet che volteggiava in cielo. Con le mani che mi tremavano, ho preso in prestito un cellulare per chiamare mia madre e avvisarla che stavo bene. Poi ho chiamato in redazione per informarli dell'accaduto. Ma non sono riuscito nemmeno una volta a distogliere lo sguardo dall'inferno davanti a me. Credo di aver visto i corpi dei passeggeri che bruciavano, ma non ne sono certo. Potevano anche essere impiegati del Pentagono. Forse la mia mente mi stava giocando un brutto scherzo. Spero che sia stato così. La strada era piena di pendolari sotto shock, che vagavano storditi."

“At 9:35 a.m., I pulled alongside the Pentagon. With traffic at a standstill, my eyes wandered around the road, looking for the cause of the traffic jam. Then I looked up to my left and saw an American Airlines jet flying right at me. The jet roared over my head, clearing my car by about 25 feet. The tail of the plane clipped the overhanging exit sign above me as it headed straight at the Pentagon. The windows were dark on American Airlines Flight 77 as it streaked toward its target, only 50 yards away. The hijacked jet slammed into the Pentagon at a ferocious speed.

But the Pentagon's wall held up like a champ. It barely budged as the nose of the plane curled upwards and crumpled before exploding into a massive fireball. The people who built that wall should be proud. Its ability to withstand the initial impact of the jet probably saved thousands of lives.

I hopped out of my car after the jet exploded, nearly oblivious to a second jet hovering in the skies. Hands shaking, I borrowed a cell phone to call my mom and tell her I was safe. Then I called into work, to let them know what happened. But not once was I able to take my eyes off the inferno in front of me. I think I saw the bodies of passengers burning. But I'm not sure. It could have been Pentagon workers. It could have been my mind playing tricks on me. I hope it was my mind playing tricks on me. The highway was filled with shocked commuters, walking around in a daze.”

Note: Narayanan vede bene l'aereo, da distanza ridottissima ("una decina di metri"), e lo descrive senza esitazioni come un velivolo della American Airlines. Anche in questo caso non vi è dubbio che si tratti di un aereo, non di un missile. E' difficile pensare che una persona, anche non addetta ai lavori, veda un missile passarle a una decina di metri e lo scambi per un aereo di linea.

Narayanan segnala alcuni particolari non confermati da altri testimoni: l'impatto della coda con un cartello stradale, il distacco della coda stessa e l'incurvamento verso l'alto del muso all'impatto. Nelle immagini dell'attentato non vi è riscontro di quest'impatto contro il cartello stradale. Tuttavia, se le deduzioni sull'ubicazione di Narayanan (dettagliate qui sotto) sono corrette, vicino al cartello stradale in questione c'era un palo di una telecamera di monitoraggio del traffico che riporta un segno d'impatto: è possibile che dal suo punto di osservazione, il giornalista abbia confuso i due oggetti.

Ha assistito direttamente all'impatto del velivolo contro il Pentagono e ne descrive la palla di fuoco e l'accartocciamento.

Non specifica su quale strada si trovasse: l'indicazione "la strada in fianco al Pentagono" potrebbe indicare sia il Washington Boulevard (la strada parallela alla facciata colpita), sia la Henry G. Shirley Memorial Highway (I-395). Tuttavia l'indicazione dell'urto del velivolo contro un cartello stradale che stava sopra Narayanan, combinata con la sua dichiarazione di aver guardato a sinistra e di essersi trovato fermo nel traffico, sembra suggerire che il giornalista di USA Today si trovasse sul Washington Boulevard, sulla carreggiata più vicina al Pentagono, come mostrato nella figura qui sotto: è l'unica posizione in cui vi è un cartello stradale sulla traiettoria del velivolo (dedotta dai lampioni colpiti) e occorre voltarsi a sinistra per vedere l'arrivo dell'aereo (vi è anche un altro cartello stradale lungo la traiettoria del velivolo, ma si trova su una bretella che porta fuori da uno dei parcheggi del Pentagono, e sembra improbabile che Narayanan avesse motivo di trovarsi in uscita da lì).



Quest'ubicazione ipotetica di Narayanan potrebbe spiegare il dettaglio del danno al cartello stradale: accanto al cartello vi è infatti il palo della telecamera di monitoraggio numero 740 del Virginia Department of Transportation (VDOT), come si può vedere qui sotto.



Il palo di questa telecamera è al centro, in secondo piano, nella foto qui sotto, che mostra anche il cartello stradale. Da quest'angolazione, Narayanan sarebbe a destra, fuori dall'inquadratura.



Il dettaglio di un'altra foto (cliccabile per ingrandirla) qui sotto mostra il segno di un danno da impatto sul palo della telecamera, vicino al margine superiore dell'immagine. La vicinanza del palo al cartello stradale è molto evidente.



Inoltre, sempre se la deduzione dell'ubicazione del giornalista è corretta, la stima di una "cinquantina di metri di distanza" fra il luogo dove si trova Narayanan e la facciata del Pentagono è errata: la distanza sarebbe in realtà di circa 320 metri. Le grandi dimensioni del Pentagono, o lo shock dell'evento, potrebbero aver causato un tipo di errore di valutazione che del resto avviene spesso anche in circostanze non drammatiche.

Il "secondo jet" al quale fa riferimento Narayanan potrebbe essere il C-130 Hercules di Steven O'Brien (v.) oppure uno dei caccia arrivati poco dopo sul posto.

Narayanan sottolinea la rapidità con la quale arrivarono i soccorsi, e questo è un problema per chi sostiene che i rottami siano stati collocati da mano ignota sul prato del Pentagono: la mano ignota in questione avrebbe infatti dovuto agire non solo sotto gli occhi delle persone (molte delle quali civili) ferme sulla strada adiacente al Pentagono, ma avrebbe dovuto anche spicciarsi in pochi minuti prima dell'arrivo dei soccorritori. Sempre che non si voglia arrivare all'ipotesi ancora più surreale che anche la polizia e i vigili del fuoco, oltre che tutti i testimoni e i passanti, facessero parte di un'immensa cospirazione e abbiano attivamente collocato i rottami.

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2008/05/18 [permalink]   2 commenti

Il World Trade Center nei giochi e nelle simulazioni

di mother

In Internet sta prendendo piede sempre più la realtà virtuale. La realtà virtuale altro non è che una simulazione di un personaggio inserito in un ambiente. Il personaggio può essere un oggetto (auto da corsa, aereo, ecc...) oppure un uomo/umanoide più o meno stilizzato/equipaggiato.

Tali realtà virtuali ben si prestano ai giochi in cui il personaggio principale deve svolgere delle azioni: spara con varie armi (gli FPS), corre gare automobilistiche, si evolve acquisendo sempre maggiori skill/attitudini (MMORPG, RPG, ecc...), vola con un determinato mezzo (aereo, elicottero, ...) completando determinate missioni, eccetera.

Nell'evoluzione dei game dalla "preistoria" ad oggi, il grado di verosimiglianza è andato sempre più migliorando. Se nella "preistoria" i giochi si distinguevano per le semplificazioni (bidimensionale, sparatutto, platform, scappa e fuggi, movimento di scorrimento dello schermo), l'avvento della grafica 3D ed una prima ondata di miglioramento tecnologico offrirono la capacità ai programmatori di definire un ambiente: di creare degli spazi visitabili, sia di ispirazione del tutto nuova ed inventata, sia riproducenti uno spazio reale o aspetti di qualche luogo reale.

Le innovazioni tecnologiche legate alle potenzialità delle schede grafiche, all'aumento delle prestazioni di CPU e RAM e l'avvento di nuovi sistemi di stoccaggio dei dati di programmazione (grande quantità di dati stivati in sempre minor spazio e aumento della velocità con cui si può richiamare e registrare un flusso di dati) hanno esteso tali mondi e ambienti.

Parallelamente ed un po' in ritardo, esplose Internet con la sua innovazione tecnologica: Internet, inteso come un mondo capace di relazionare centinaia di individui con un semplice clic, permise lo scambio di informazioni e la possibilità, avendo il medesimo ambiente simulato su PC diversi, di trovarvisi all'interno in due o tree oggi, grazie a potenti server, anche in migliaia di persone contemporaneamente.

L'evoluzione fu quindi inizialmente spartana, con pochi colori, bidimensionale, come chat e forum (statici, non esosi di risorse, quasi privi di richiesta computazionale dinamica per il server), seguita poi dai primi browser game (statici, non esosi di risorse, richiedono una certa capacità computazionale per soddisfare alcune "regole di gioco" o "regole di interrelazione" fra chi usufruisce del gioco) fino agli attuali giochi massivi più evoluti (dinamici, esosi di risorse, richiedono una notevole capacità computazionale per definire i rapporti statici e dinamici fra utenti). Oggi, per esempio, in un MMORPG oggi possono ammassarsi decine e decine di giocatori a poca distanza, tutti connessi tramite il server, e possono interagire con le azioni di cui il personaggio costruito è fornito.

Con Internet il mondo delle simulazioni ha preso due strade distinte, distinguendosi fra le realtà simulate a supporto di giochi ed ambienti che non usufruiscono del Web e casi in cui Internet viene sfruttato come punto d'incontro fra persone di nazionalità differenti.

Le classificazioni per descrivere questo mondo sono tuttavia varie quanto più si passa dal generale al particolare. Non è il caso di scendere appieno nei dettagli; tuttavia è bene notare come nel tempo si siano formati, un po' come nella musica, generi distinti (pop, rap, disco, techno...) con periodi in cui sono alla moda, altri in cui tramontano, dati da differenti regole che contraddistinguono il genere. Analogamente nei giochi o nei game online ci si è sempre più rivolti verso il 3D, relegando il bidimensionale all'abandonware, creando forme distinte di regole che definiscono differenti stili ed aggiungendo sempre più dettagli ed informazioni.

Fra questi generi si può citare per esempio quello legato a corse o sport (auto, moto, Indy race, Formula 1, corsa di cavalli, caccia, calcio, tennis, olimpiadi, ecc.), quello legato alle simulazioni (tentativo di rendere il più verosimile possibile l'approccio ad una determinata azione reale), quello legato all'evoluzione del personaggio (generalmente basato su delle caratteristiche acquistabili compiendo azioni simulate con il quale si possono sbloccare bonus, nuovi livelli, nuove missioni, nuovi territori, nuovi oggetti....), quello basato sul nudo e crudo "fuoco a volontà" (in perfetto stile Rambo, individua il nemico e fai una carneficina finché non finisci il game).

E' interessante notare che questi ambienti, essendo legati all'innovazione tecnologica del PC, hanno un futuro di sicura innovazione sia dal punto di vista del contenuto che da quello grafico, sempre che vi sia la possibilità di accrescere e migliorare il supporto hardware e software in modo diffuso, rendendolo accessibile al maggior numero possibile di persone più persone possibile.

Il confine fra il livello professionale e quello amatoriale ludico non esiste appieno. Esistono molti esempi. World of Warcraft, gioco MMORPG con personaggi fantastici e con veri e propri clan che si organizzano, si aiutano e si trovano da casa via Web per esplorare mondi sconfinati visionabili appieno in circa uno-due anni, è stato utilizzato per studi economici, batteriologici e sociologici. Semplicemente, nell'ambiente simulato, tenendo ben presente la differenza esistente fra la realtà ed un luogo dove si incontrano adolescenti e adulti per giocare, variando parametri del gioco sono state tratte considerazioni sull'evoluzione dell'economia interna (essendoci commerci di oggetti, item del game più o meno rari). Sono state diffuse malattie simulate curabili ed incurabili per studiarne la propagazione nei server fra città e città (i territori sono così vasti che ci sono città simulate dislocate in più punti collegate da strade).

Si può notare come questa sperimentazione in ambienti ricostruiti assomiglia concettualmente, nel campo della fisica e della scienza strutturale, al metodo degli elementi finiti (FEM). Altri casi di vicinanza fra ambito professionale e amatoriale possono essere visti in particolari codici di calcolo utili per risolvere problemi mediamente difficili per l'uomo (vedi WebCrow o il solutore di sudoku), cosa che può migliorare altri campi di studio più professionale (decrittazione genoma, studio di campi complessi, frattali, ecc.). Altri giochi applicano invece la versione semplificata del codice di calcolo per teorie fisiche in un game (per esempio, Plasma pong applica un codice di calcolo utilizzato per determinare in tempo reale flussi e gradienti nel campo della fluidodinamica).

Nel campo dei giochi di simulazione una vena sempreverde che si è migliorata col tempo è quella dell'aviazione. Nel campo professionale i risultati raggiunti sono notevoli: simulatori di volo basati sulla ricostruzione degli interni della cabina dell'aereo (vedi la simulazione di approccio al Pentagono realizzata dall'olandese Zembla TV, in cui fu chiesto ad una scuola di addestramento piloti di ricreare il volo di Hanjour contro il Pentagono per simulare se un pilota poco esperto potesse compiere le manovre del terrorista), delle scosse di rullaggio, delle difficoltà dovute a presenza di ghiaccio, vento trasversale, eccetera. Nel campo amatoriale, il cockpit di decine e decine di aerei, ricreato visualmente sullo schermo del PC, permette di riconoscere i pulsanti rispetto alla funzione supportata, addestrarsi all'orientamento, alle manovre, ad evitare situazioni di pericolo generalizzato come lo stallo, eccetera.

I risultati raggiunti sono eccezionali, tanto che la comunità che si è formata intorno a tali programmi di simulazione per passione, per hobby e magari per lavoro vero e proprio non ha nulla da invidiare alle comunità di persone che realmente lavorano nel campo aeronautico. Un ottimo articolo a tal riguardo, molto dettagliato, è disponibile a questo link: Ai confini tra realtà e simulazione.

Nel processo Moussaoui abbiamo avuto come prova del processo il ritrovamento di un CD con Flight Simulator 2000, presumibilmente utilizzato dai dirottatori per addestrarsi al volo ed allo schianto.


Per quanto possa sembrare irrealistico che un software di simulazione abbia queste ampie possibilità, non bisogna dimenticare come avviene l'addestramento per i piloti reali. Infatti le ore di esperienza, prima che su un volo di linea, vengono raggiunte al simulatore di volo, cioè in un cockpit di aereo, ricreato in un hangar, con il quale si simulano varie riproduzioni delle casistiche reali: la sensazione fisica dei movimenti a gravità, i rumori presenti nella cabina di comando, le varie situazioni meteorologiche, la presenza di un ambiente riprodotto al posto di una tastiera da computer, eccetera (tali aspetti definiscono il grado di riproduzione della simulazione). Tolti gli aspetti fisici della simulazione, quello che si ottiene è un software del tutto analogo a quello dei videogiochi.

Cambiamenti dopo l'11 settembre


In seguito all'11 settembre, soprattutto per il programma reperito in casa Moussaoui, Flight Simulator 2000, vi fu polemica sulla presenza delle Torri Gemelle nel gioco. Si decise di produrre una patch per eliminare quell'elemento grafico dal database del gioco e di non ripresentarlo più nelle successive edizioni del game.

Flight Simulator 2000, nella versione pre-patch, è molto difficile da trovare oggi, a meno che non lo si sia comprato quando uscì. Comunque nel Web sono presenti immagini della simulazione del gioco e video che simulano l'attentato alle torri.

L'aspetto curioso della vicenda è che benché sia stato eliminato il World Trade Center, nel gioco rimasero tanti altri edifici elevati contro i quali ci si sarebbe potuti addestrare per schiantarsi. Quindi, più che per evitare nuovi attentati, l'aver eliminato parte del database sembra una questione di rispetto nei confronti delle vittime dell'11/9.

Flight Simulator, inoltre, non è l'unico simulatore di volo (es: video Ace Combat), e per questo, come per tanti altri, teoricamente dovrebbe valere la medesima motivazione che valse per Flight Simulator (ironicamente, l'ultima versione di tale simulatore oggi disponibile si chiama Ace Combat Zero).

Tuttavia estendere il rischio di simulazione di attentato a tutti gli edifici del database e a tutti i simulatori significherebbe mozzare le gambe all'intero genere videoludico.

Nel 2006 in Flight Simulator riappaiono le Torri Gemelle nel database. In questi due video è possibile vedere l'approccio alle torri: video 1; video 2.

Uscendo dal campo delle simulazioni e finendo nei giochi veri e propri, osserviamo che dopo gli attentati, le Torri Gemelle diventarono uno degli elementi sotto osservazione. Da una parte vi sono giochi rispettosi delle vittime che hanno deciso di inserire tale elemento negli ambienti simulati rispettando la sacralità dell'immagine storica; dall'altra, altri hanno tentato ricostruzioni dell'attentato. Altri ancora, invece, hanno sfruttato i software per creare ricostruzioni a dir poco riprovevoli.

E' molto importante notare che proprio in questi anni si è sviluppata una caratteristica che era andata scemando nei game, ovvero la possibilità per i giocatori di crearsi da soli gli ambienti con shader, oggetti, blocchi preimpostati del game ed un apposito software legato al pacchetto-game.

Nel 1996, un gioco ispirato all'omonimo film, Die Hard Trilogy per Playstation, mostrò in uno spezzone video della storia del gioco un'immensa esplosione che prendeva tutto il complesso del World Trade Center. Lo spezzone è visibile su Youtube. Il suo autore si chiede addirittura se i creatori del gioco siano complici degli attentati, viste le coincidenze:

Die Hard Trilogy for the Playstation 1, 1996
Look at:
1)frame 1:17=Flight 93
2)frame 1:47=World Trade Center Explosives
3)frame 1:47-1:55=Smoke from World Trade Center Building 7/Solomon Brothers
The sound is identical to the actual explosion that occurred. Look at the Towers and see where the explosions happen.
So you tell me, if they had prior knowledge or helped in the architecture of the event?



Del 2002 è GTA Grand Theft Auto Vice City. Il gioco è una combinazione di FPS (spara a tutto) e di corsa su diversi veicoli (auto, moto, aerei, eccetera), in azioni che inframezzano il susseguirsi di una storia.


In questo game le Torri Gemelle sono inserite in un più vasto ambiente che simula una città. Sono solo abbozzate e, come si vede nel video, di difficile accesso, visto che si trovano lontane dal percorso di corsa. La grafica non è delle migliori, come non lo è la qualità della ricostruzione del World Trade Center Plaza e dell'interno delle torri (video).

Nel seguito del game pubblicato nel 2005, GTA Grand Theft Auto San Andreas, vi è un miglioramento grafico nonché la possibilità di utilizzare anche mezzi aerei per recarsi verso le Torri Gemelle. In questo caso i due edifici sono inseriti per mezzo di una MOD, ovvero una modificazione all'ambiente del gioco originale probabilmente editata da qualche giocatore (per esempio qui se ne può trovare una). La definizione dei particolari dipende dalla cura che il creatore della MOD vi ha dedicato e quindi potrebbe non rispecchiare appieno la realtà.



Alcuni giocatori del game si sono sbizzarriti nelle più diverse azioni (lanciarsi dal tetto, saltare da una all'altra, scagliarsi contro con un aereo, far esplodere bombe all'interno...). Altri si sono limitati a creare una specie di video memoriale alternando scene del game con scene vere in un tentativo di avvicinare finzione del game e realtà di quanto avvenuto (o scene in stile paesaggio).

Nel 2007 esce invece Half Life 2. Il gioco, ambientato in una città popolata di alieni deformi nel futuro, non prevede l'inserimento delle Torri Gemelle. Tuttavia in questo caso vi è correlato un software di editing che permette di ricreare mappe ed ambienti da utilizzare per giocare online. La grafica notevolmente migliore e gli shader più realistici cominciano a rendere l'ambiente sempre più somigliante alla realtà. Le MOD prodotte sono molte, tuttavia quella meglio riuscita, visibile nelle immagini a seguire, può essere reperita a questo indirizzo (peso 11 MB) ed è sviluppata da J Kendall & Tor (CS, Counter Strike).

Un'altra MOD di Half Life 2 per DM, Death Match, invece è presente a questo link.



Queste mod, caricate in un server, permettono combattimenti online a squadre nell'ambiente simulato fra più giocatori collegati insieme, divisi in squadre.

Nulla a che vedere con gli attentati, o con aerei dirottati; tuttavia la desacralizzazione di un ambiente da molti considerato intoccabile e non adatto a battaglie le ha sempre relegate più a luogo di visita che di gioco. In effetti, per quanto piaccia e per quanto sia ben ricostruita, difficilmente questa mod viene utilizzata, preferendole piuttosto una delle altre centinaia disponibili. Il livello di dettaglio in questo caso sembra molto più spinto, a tal punto da farla apparire come un'ottima simulazione non professionale.



Molti video di Half Life 2 sono reperibili in portali di video sharing. Per esempio: video 1 - tribute - video con mescolanza di immagini vere e del game. Si può inoltre consultare questo articolo sulle MOD.







Come si può vedere, l'uso della MOD è alquanto discutibile, dalla guerra su un luogo che parenti e vittime considerano oramai sacro, alla simulazione di persone che si gettano dall'ultimo piano.

L'idea di ricreare in un gioco la simulazione del giorno degli attentati ha portato già altri a cimentarsi nella realizzazione di una MOD del World Trade Center che potesse somigliare alla fuga dall'ultimo piano di una persona intrappolata dopo l'impatto degli aerei.


Si tratta in questo caso di Unreal Tournament 2003, a cui è stata aggiunta la MOD visibile su questo sito (screenshot). La grafica è di qualità inferiore rispetto alla MOD di Half Life 2 (d'altra parte, basta solo un anno di innovazione dell'hardware per modificare nettamente la resa grafica dei videogiochi), ma come da screenshot vi è un tentativo di ricreare gli interni dell'edificio nel luogo d'impatto senza un reale riscontro nei dati ufficiali.

Y lo consiguió: la reacción fue tan violenta que Brody y sus alumnos recibieron amenazas de muerte por correo y por teléfono durante meses. La historia fue noticia de cultura en el New York Times y el juego acabó retirándose de la Red. "No tanto por las amenazas", recuerda Condon, "como por la factura de 8.000 dólares que nos cobró el servidor que lo alojaba por exceso de descargas". (link)

Traduzione libera: E la reazione fu così violenta che Brody e i suoi compagni ricevettero per mesi minaccie di morte via email e per via telefono. La storia fece notizia finendo sul New York Times e il gioco finì comunque per essere ritirato. "Non tanto per le minacce" dice Condon "ma per gli 8000$ da pagare per aver superato il limite di banda per l'enorme numero di persone che lo scaricarono".

Un eguale disgusto sembra abbia provocato anche un gioco più semplice, in cui devono essere abbattuti dei Boeing stilizzati prima che colpiscano il World Trade Center.

Un aspetto interessante di tali applicazioni, tralasciando quello ludico, è il punto di vista, la prospettiva con cui si può osservare l'ambiente. Essendo inseriti degli algoritmi che simulano la gravità, è possibile visitare l'ambiente come uno spettatore poteva farlo prima degli attentati. Quindi se finora l'arte ha esaltato costruzioni, battaglie, personaggi, lavorando con i mezzi classici (scultura - 3D immobile mono/bicromatica; pittura - 2D, basata su una tecnica di rappresentazione più o meno fotorealistica, eccetera), la grafica per computer può andare oltre, creando un'opera commemorativa senza pari.

Non può esserci miglior memoriale di uno dove ci si può sentire inseriti all'interno ed esplorarlo in tutti i suoi punti.

Infine, in linea con quanto appena detto, si può ricordare Second Life. Second Life è un vasto territorio in cui ogni individuo può entrare gratuitamente creandosi un proprio personaggio e corredandolo di vari attributi (forma fisica, cappelli, vestiti, oggetti in mano o da usare, eccetera). Il territorio è diviso in lotti acquistabili a pagamento, spesso confusi, senza una pianificazione vera e propria che metta ordine. In ogni territorio si può costruire quello che si vuole e creare delle proprie ambientazioni a tema.

Tale programma non è propriamente un gioco, anche se possono essere scritti degli script per rendere tale un lotto di terreno. E' un vero e proprio ambiente virtuale multipersona che permette a più utenti di trovarsi via Internet.

Alcuni hanno sfruttato il proprio investimento dedicando il lotto del terreno alla tragedia del 9/11. Vi sono inoltre memoriali visitabili con tutti i nomi delle vittime: video.


Vi sono anche vere e proprie strutture ricreate, che rendono i soggetti più noti a tema: video.



Qualche altro accenno:

Nel 1991 Streets of Rage, secondo alcuni, presenta nelle schermate di fine livello lo skyline del World Trade Center e del World Financial Center 3 (rispettivamente al minuto 2.18 e 3.18).

Nel 1994, nel gioco Urban Strike, dove si vola in elicottero su città stilizzate per distruggere aerei ed elicotteri nemici, al livello numero 7 ambientato in USA 2001 sono presenti due edifici di altezza superiore rispetto agli adiacenti. Le texture applicate alla superficie dell'edificio, oltre che la disposizione e l'antenna, ricordano le Torri Gemelle. Nella missione, una delle due Torri Gemelle è stata colpita e danneggiata a 2/3 dell'altezza da un potentissimo laser.

The 1994 action game Urban Strike, the third in the Strike series, features the scene of a giant laser deflecting from a satellite and hitting the World Trade Center's Twin Towers, thus marking the start of Mission 7, in which the player must accomplish three objectives before moving on to objective #4: rescuing 16 out of 20 NAFTA business leaders of the World Trade Center (after hitting the radar building east of the World Trade CenterWorld Trade CenterWorld Trade Center); and objective #5: disarming the time bomb in the South Tower (being careful not to cut either the green wire, as one of the members says, or the red wire). It is ironic that, although the game takes place in a fictional 2001 timeline when it was released in 1994, it would be seven years (marking the same number of the game's mission in New York City) before the actual year 2001 (i.e. September 11) would mark the damage of the Twin Towers not by a laser or time bomb, but by the planes crashing into the buildings, with its destruction rather than its survival (as in the game).

Nel 1998 esce Rush 2: Extreme Racing USA, un gioco di corse su strada cittadina. L'intero complesso del World Trade Center è vicino al tracciato di corsa della New York: Downtown track (vedere dal minuto 1.20).

In Command & Conquer: Red Alert2, del 2000, gioco di tattica in cui si scontravano eserciti americani e russi in una guerra mondiale totale, erano presenti alcune mappe da conquistare. Fra queste, New York con la Statua della Libertà ed il World Trade Center ed una contenente il Pentagono.

Spider-Man 2: Enter Electro, del 2001, ha un'animazione e la battaglia contro il mostro finale sul tetto del World Trade Center.

In Max Payne, "sparatutto" del 2001, il World Trade Center era presente in molti manifesti ed in alcune scene dei video. Erano visibili solo nella versione per PC, poiché uscì prima degli attentati. Furono rimossi in quella per Playstation 2, dopo l'evento terroristico.

World in Conflict, anno 2007, vede la guerra fredda fra Russia e America concretizzarsi in scontri armati nei quali è possibile scegliere l'una o l'altra fazione. In un trailer e nella missione 10 vi è il World Trade Center come sfondo. Minuto 1.19 di questo video.

Nel 2004, la versione ludica del film Spider-Man 2, ambientato in una New York virtuale, manca delle Torri Gemelle, sostituite da un memoriale simile al Tribute in light memorial.

Nel 2005, nel videogame True Crime: New York City è stata inserita una zona inaccessibile che ricordasse Ground Zero.

Nel 2006, il gioco Driver: Parallel Lines è ambientato a New York, come se gli attentati non fossero mai avvenuti.

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Testimoni al Pentagono: Don Mason

di Paolo Attivissimo e Brain_use

Qualifica: Communications Specialist in congedo dall'U.S.A.F., ha lavorato a partire dal 1996 per il Pentagon Renovation Program Office nel settore della gestione informatica e delle telecomunicazioni.

Data della testimonianza: 8 gennaio 2002.

Luogo da cui ha assistito: al momento dell'impatto si trovava fermo nel traffico a ovest del Pentagono.

Fonte: Pentagon Building Performance Report, pagg. 12-13; intervista fatta l'8/1/2002 da Paul Mlakar dell'ASCE.

L'aereo si avvicinò a bassa quota, volandogli direttamente sopra e forse tranciando l'antenna del veicolo che stava direttamente dietro di lui.

Vide il proprio collega Frank Probst situato direttamente lungo la traiettoria del velivolo e una piccola esplosione nel momento in cui il generatore mobile fu urtato dall'ala destra.

L'aereo colpì l'edificio tra la stazione dei vigili del fuoco presso l'eliporto e il generatore, con l'ala sinistra leggermente più bassa della destra. Mentre l'aereo penetrava nell'edificio ricorda di aver visto la coda del velivolo.

La palla di fuoco prodotta dall'impatto s'innalzò al di sopra della struttura. Mason notò poi delle fiamme fuoriuscire dalle finestre a sinistra del punto d'impatto e notò piccoli pezzi della facciata che cadevano al suolo. Gli agenti fecero procedere il veicolo di Mason e il resto del traffico e così non poté assistere al successivo collasso parziale dell'edificio.

The plane approached low, flying directly over him and possibly clipping the antenna of the vehicle immediately behind him.

He saw his colleague Frank Probst directly in the plane's path, and he witnessed a small explosion as the portable generator was struck by the right wing.

The aircraft struck the building between the heliport fire station and the generator, its left wing slightly lower than its right wing. As the plane entered the building, he recalled seeing the tail of the plane.

The fireball that erupted upon the plane's impact rose above the structure. Mason then noticed flames coming from the windows to the left of the point of impact and observed small pieces of the facade falling to the ground. Law enforcement personnel moved Mason's vehicle and other traffic on, and he did not witness the subsequent partial collapse of the building.

Note: Mason, come altri testimoni, nota l'assetto inclinato delle ali dell'aereo, con l'ala sinistra più bassa di quella destra; assiste all'impatto contro il generatore mobile, specificando che l'impatto è avvenuto in corrispondenza dell'ala destra; e vede la coda dell'aereo durante l'impatto. Questo suggerisce che le interpretazioni di una delle immagini della telecamera di sicurezza in videolento dell'ingresso al parcheggio del Pentagono (come quella mostrata qui sotto), che secondo alcuni mostrerebbe la coda dell'aereo scagliata in alto oltre la facciata, sono errate e che quindi l'oggetto sia in realtà un frammento più piccolo ma vicino alla telecamera.



Inoltre il passaggio dell'aereo sopra di lui, a pochi metri di distanza, esclude categoricamente ogni possibile confusione fra un aereo e un missile.

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2008/05/16 [permalink]   12 commenti

Testimoni al Pentagono: Penny Elgas

di Paolo Attivissimo e Brain_use

Qualifica: Dipendente presso la Federal Deposit Insurance Corporation.

Luogo da cui ha assistito: La propria auto, su una strada accanto al Pentagono, ferma nel traffico.

Data della testimonianza: 2002.

Fonte: Dichiarazione Statement from Penny Elgas - Personal Experience At The Pentagon on September 11, 2001, depositata presso il National Museum of American History. Nella foto qui accanto, Elgas (a sinistra) dona un rottame del Volo 77, piovuto nella sua auto, al curatore del museo, William Yeingst. La versione originale della dichiarazione di Penny Elgas è disponibile presso il sito del museo. Nella traduzione, le misure espresse nel sistema anglosassone in originale sono state convertite al sistema metrico decimale per facilitarne la comprensione.

Avevo un appuntamento presto, l'11 settembre 2001, perciò mi recai al lavoro in auto più tardi del solito. Lavoro alla Federal Deposit Insurance Corporation [un'agenzia governativa che si occupa di garantire i depositi delle banche commerciali da insolvenza, N.d.T.] vicino alla Casa Bianca. Dalla mia casa, a Springfield, in Virginia, mi diressi verso nord sulla I-395 verso Washington e imboccai l'autostrada poco dopo le 9 del mattino per poter prendere la corsia preferenziale [la "HOV express lane", normalmente riservata ai veicoli con più passeggeri].

Come al solito, il traffico era molto intenso e dopo aver lasciato la I-95 mi trovai bloccata nel traffico di punta della tarda mattinata, praticamente di fronte al Pentagono. Per gran parte del tragitto mi ero concentrata totalmente sulla radio ed ero ben consapevole degli eventi che si stavano svolgendo a New York. Sebbene i giornalisti della radio fossero cauti, ero già convinta dal primo impatto che non si trattasse solo di uno sfortunato errore di pilotaggio. Tuttavia pensavo che fosse New York ad essere sotto attacco e non avrei potuto immaginarmi cosa sarebbe accaduto davanti a me.

Il traffico era bloccato. Sentii un rombo, guardai fuori dal finestrino del lato guida e mi resi conto che stavo guardando il muso di un aereo che arrivava dritto verso di noi da sopra la strada (la Columbia Pike) che corre perpendicolare alla strada sulla quale ni trovavo. L'aereo comparve improvvisamente, molto basso, di lato (e non molto al di sopra) della stazione di rifornimento della CITGO, che non sapevo neppure esistesse. Il mio primo pensiero fu “Mio Dio, questa dev'essere la terza guerra mondiale!”

In quell'attimo il mio cervello si inondò di adrenalina e vidi tutto svolgersi al rallentatore. Vidi l'aereo avvicinarsi al rallentatore alla mia auto e poi inclinarsi lievemente di lato in virata davanti a me, verso l'eliporto. Nel nanosecondo in cui l'aereo si trovava proprio sopra le auto davanti alla mia, l'aereo sembrava essere a non più di 25 metri dal suolo e circa 4 o 5 auto davanti a me. Era abbastanza lontano, di fronte a me, da poter vedere l'estremità dell'ala più vicina a me e il ventre dell'altra ala mentre quest'ultima oscillava leggermente verso il suolo. Ricordo di averlo riconosciuto come un aereo della American Airlines, potevo vedere i finestrini e le bande colorate. E ricordo di aver pensato che era proprio come gli aerei in cui avevo volato tante volte, ma a quel punto non mi resi conto che si poteva trattare di un aereo con passeggeri [a bordo].

Nel mio stato mentale pieno di adrenalina, ero sopraffatta dal senso della vista. La giornata era cominciata con il bel tempo e il sole, e mi ero diretta al lavoro col tettuccio aperto. Credo di aver avuto anche uno o più finestrini aperti, dal momento che il traffico comunque era immobile. Nell'istante in cui vidi l'aereo, il senso della vista prese totalmente il sopravvento e non udii né sentii più nulla: né il rombo dell'aereo, né la forza del vento, né i rumori dell'impatto.

Il velivolo pareva fluttuare come un aereo di carta e lo guardai con orrore mentre oscillava leggermente e scivolava lentamente dentro il Pentagono. Quando la fusoliera colpì il muro, parve semplicemente fondersi nell'edificio. Vidi un anello di fumo circondare la fusoliera mentre impattava contro il muro. Pareva un anello di fumo che circondava la fusoliera nel punto di contatto e pareva spesso qualche metro. Mi resi conto più tardi che erano probabilmente i detriti rimescolati, composti dai rottami dell'aereo e dal cemento. L'anello di fumo che ribolliva iniziò alla sommità della fusoliera e simultaneamente avvolse sia il lato destro che il sinistro della fusoliera fino al ventre, dove le sue volute si incrociarono e risalirono. Poi riprese di nuovo, ma questa volta vidi anche del fuoco, un fuoco luminoso nell'anello di fumo. A quel punto, le ali scomparvero dentro il Pentagono. Poi vidi un'esplosione e guardai la coda dell'aereo infilarsi nell'edificio. Fu a quel punto che chiusi gli occhi per un istante e quando li aprii tutta l'area era invasa da spesso fumo nero.

Non ero sicura di cosa fare a quel punto. Tutti uscivano dalle proprie auto e, con sguardi di orrore e incredulità, molti cominciarono a chiedere cellulari per chiamare il 911 [l'equivalente statunitense del 113, N.d.T.], la famiglia o riferire la storia ai propri giornali. Continuavo ad ascoltare la radio ed ancora si parlava soltanto degli eventi di New York. Ero assolutamente convinta che un altro aereo era diretto verso di noi, perché c'erano stati due aerei al World Trade Center e mi sentivo come se tutti fossimo bersagli facili, su quella strada. Avrei voluto che il traffico invertisse la marcia. Non sapevo cos'altro fare, e così uscii dall'auto e tornai di corsa verso l'autostrada, urlando “Tornate indietro! Hanno appena colpito il Pentagono!” Ma naturalmente nessuno poteva muoversi in nessuna direzione a causa dell'ingorgo.

Una giovane, circa ventenne, che proveniva dall'auto che precedeva la mia stava in piedi davanti alla mia auto, era visibilmente affranta e diceva che non sapeva cosa fare. Le dissi che avrebbe potuto sedersi con me per un po' nella mia auto, poi raggiunsi la mia auto e cominciai a buttare dietro tutto ciò che stava sul sedile anteriore, per farle posto. Ricordo di aver pensato per un attimo che c'era qualcosa di strano nelle cose che stavo buttando dietro, ma non mi soffermai sulla cosa. A quel punto, un uomo di corporatura piuttosto grande (proveniente dalla corsia del traffico normale) in uniforme militare marroncino gridò a tutti coloro che erano a portata d'orecchio: “Tornate alle vostre auto!” E così facemmo.

Poi mi accorsi del fiume di gente che usciva dal lato posteriore del Pentagono e si radunava sui marciapiedi. Mi pare che fu solo un minuto o due dopo l'impatto, perché non guardavano ancora il punto dello schianto e sembravano perplessi sul motivo per cui si trovavano fuori. Forse trascorse solo qualche minuto fra il momento effettivo dell'impatto e quello in cui qualcuno urlava al [alla gente nel] traffico “Via! Via! Via!”, ma parve un'eternità. Quando ripresi a guidare, sentii un scricchiolio (come guidare sulla ghiaia) e vidi sulla strada un pezzo di metallo delle dimensioni di una palla da softball [una variante del baseball, N.d.T.] (pareva un rullo di un nastro trasportatore con dei perni). Ricordo di aver pensato che avrei potuto forare le gomme, ma con lo stesso pensiero giurai di continuare a guidare, a costo di arrivare a casa sui cerchioni. Mentre l'auto avanzava lentamente nel traffico, mi resi conto che ero ancora diretta verso il mio ufficio e non volevo assolutamente andarci: si trova in Pennsylvania Avenue, a poca distanza dalla Casa Bianca.

Perciò attraversai le corsie ed uscii invece nel parcheggio del Pentagono. Girai a destra ed uscii sotto la strada su cui mi trovavo prima, diretta verso la I-66, ad ovest. Fu allora che mi resi conto che la mia auto sembrava vibrare e pensai di aver forse forato. Mi sembrava anche che l'auto fosse molto lenta e di essere ferma alla seconda marcia. Guardai la leva del cambio [automatico, N.d.T.] e verificai che fosse su “Drive”. Poi guardai il tachimetro e rimasi sbalordita nel notare che viaggiavo a oltre 130 km/h e mi sembrava di non muovermi affatto. Le gomme erano a posto, ma la mia piccola Dodge Neon vibrava perché non l'avevo mai spinta prima a quella velocità. Mi resi conto che sentivo ancora gli effetti dell'adrenalina e mi imposi di rallentare.

Mentre guidavo, ricordo che mi sentivo frustrata e di aver pensato che tutti gli altri, lungo la strada, sembravano troppo normali e troppo inconsapevoli dell'atrocità che si era appena svolta di fronte ai miei occhi. Lasciai la I-66 e quando raggiunsi l'incrocio tra Glebe Road e la Columbia Pike, sentii un terribile rumore esplosivo (che mi fu detto poi essere stato il boom sonico dei nostri caccia). Pensai fosse un segno di un altro attacco. Il traffico si immobilizzò e la gente uscì dai negozi, dalle auto e dalle case per guardare il cielo. Accesi la radio per scoprire cosa fosse successo e sentii che una torre del WTC era crollata. Così accostai per riprendere fiato e piansi per tutte le vite perdute e per quello che mi pareva allora l'inizio della fine. Voltai verso sud sulla Columbia Pike e mi diressi verso casa, fermandomi una volta per tentare di chiamare da un telefono pubblico, ma le linee erano tutte occupate. Mentre mi allontanavo dal luogo dell'impatto [l'originale scrive "sight", "vista", al posto di "site", "luogo"; dal contesto si evince l'errore, N.d.T.], i veicoli d'emergenza continuavano a sfrecciarmi accanto, diretti verso Arlington, in Virginia, e il Pentagono.

Un secondo shock...

Quando arrivai a casa, accesi ogni radio ed ogni televisore della casa; non so bene se cercavo di zittire i miei pensieri o se semplicemente ero affamata di notizie. Mi feci una tazza di tè per calmarmi i nervi e chiamai mio marito per fargli sapere che stavo bene. Gli dissi che c'era un pezzo dell'aereo nella mia auto ma per qualche ragione ancora non riuscivo ad occuparmene. Chiamai anche mio figlio al college per tranquillizzarlo che stavo bene. A quanto pare, preparai parecchie tazze di tè di cui non mi ricordo, perché più tardi quel giorno ritrovai quattro bustine di tè fradice allineate sul bancone della mia cucina. Ora credo che agii come se avessi attivato il pilota automatico e rimasi probabilmente sotto shock per gran parte di quella giornata. Ad un certo punto scelsi il silenzio e spensi tutto il rumore tranne la radio in cucina. Poi andai alla mia auto e affrontai quel pezzo d'aereo che si trovava sul sedile posteriore. Pareva una parte della coda. Non c'era metallo su di esso e pesava molto poco: tutta plastica e fibra di vetro. Era lungo 60 centimetri e largo 40. Non so come sia finito nella mia auto, perché non ricordo di aver visto alcun detrito volarmi attorno mentre ero sul luogo dell'impatto. Credo sia caduto dentro passando dal tettuccio o attraverso un finestrino. Il pezzo d'aereo era formato da uno strato di vernice bianca e da strati di fibra di vetro gialli e grigi oltre che da un sottile materiale ondulato marrone.

Raccolsi il pezzo con cautela e lo portai in casa. Entrando in cucina, sentii l'annuncio alla radio WMAL che si era trattato di un volo della American Airlines e pensai “Questo lo sapevo”. Ma poi l'annunciatore disse che era il volo 77 e parlò del numero dei passeggeri e dell'equipaggio e mi ferì rendermi conto che l'aereo era pieno di vittime innocenti. L'annunciatore disse che stavano raccogliendo chiamate dalle persone che volevano condividere la propria esperienza personale. Chiamai la radio. Ricordo di aver detto loro che ero “Penny da Springfield” e che avevo un pezzo dell'aereo. Mi misero immediatamente in onda e Chris Core disse “Penny da Springfield, cosa hai visto?” Non ricordo nient'altro della nostra conversazione e i colleghi che l'ascoltarono dissero che era piuttosto incoerente. La sola cosa che ricordo è che alla fine, Chris Core disse “Non è incredibile?” e ricordo di aver pensato che il suo commento non mi faceva sentire meglio affatto.


Note: La Elgas donò il frammento di aereo alla collezione dedicata all'11 settembre dello Smithsonian Institute, come riportato dal Washington Post e dalla pagina dell'istituto dedicata alla Elgas ed alla sua “patriotic box” ("scatola patriottica"). Tutta la vicenda viene riportata, corredata di foto, sia presso il sito dello Smithsonian Institute, sia sul blog di Steven Warran. La fotografia del frammento nella scatola in questione, riportata qui sotto, proviene dal sito dello Smithsonian, che precisa che si tratta di un frammento "strappatosi dall'aereo nel colpire un lampione mentre si avvicinava al Pentagono".



La Elgas nota che il traffico sulla strada davanti al Pentagono era tanto intenso da essere fermo, e che lei stessa era in coda, in una posizione dalla quale si aveva dunque una visuale chiarissima degli eventi.

L'aereo viene riconosciuto esplicitamente come un aereo di linea e specificamente come un aereo di linea recante le insegne della American Airlines. Ne viene notata la manovra scomposta, con oscillazioni laterali. La testimone afferma di aver visto direttamente l'impatto contro la facciata e lo descrive in dettaglio: tuttavia, considerata la rapidità degli eventi, è possibile che alcuni dettagli siano frutto delle tipiche rielaborazioni successive che caratterizzano molte testimonianze di eventi drammatici. Il concetto essenziale è che la testimone dichiara di aver riconosciuto il velivolo e di averlo visto impattare. Non vi è alcun riferimento a missili o altri ordigni volanti.

Nel suo resoconto, l'impennaggio sembra penetrare nell'edificio, ma questo avviene dopo la formazione della palla di fuoco prodotta dall'innesco del carburante (definita impropriamente, come fanno quasi tutti i testimoni, come "esplosione") e l'esatta dinamica degli eventi può essere stata quindi mascherata dalla palla di fuoco.

La descrizione del rottame è ricca di dettagli, ma va ricordato che è fatta da una persona non specializzata, per cui non è prudente interpretarla letteralmente in termini di riconoscimento dei materiali. E' comunque significativa la segnalazione della natura estremamente leggera dell'oggetto e dei suoi colori, che suggeriscono un componente in materiale composito, per esempio fibra di carbonio, proveniente forse dalle estremità delle ali o dell'impennaggio. La natura non metallica del frammento è suggerita anche dalla forma frastagliata delle fratture. La fotografia evidenzia inoltre due file di fori, compatibili con quelli delle rivettature del rivestimento degli aerei, che si incrociano lungo il lato superiore e quello sinistro e una superficie lucida di forma arrotondata (indicata dai riflessi nella zona di colore bianco).

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2008/05/14 [permalink]   36 commenti

Steven Jones: Torri Gemelle demolite con la vernice magica

di Paolo Attivissimo. Si ringrazia Screwloosechange per la segnalazione.

Il professor Steven Jones viene spesso indicato dai cospirazionisti come un'inattaccabile autorità. A differenza di altri celebri esponenti del "movimento per la verità", Jones infatti non è un teologo (come David Ray Griffin) o un filosofo (come James Fetzer) o un custode ex prestigiatore (come William Rodriguez). E' un fisico. Un uomo di scienza concreta. Una persona seria, insomma.

Non solo: la competenza professionale del professor Jones non è in filosofia, teologia o prestidigitazione, ma in una materia tutto sommato attinente alla dinamica del crollo delle Torri Gemelle. Quando si contesta a un cospirazionista che nessun addetto ai lavori documentato sui fatti sostiene le teorie alternative, il cospirazionista immancabilmente tira fuori il nome di Steven Jones con l'atteggiamento beffardo di chi ha estratto a sorpresa il proverbiale coniglio dal proverbiale cappello, spiazzando inesorabilmente il povero debunker.

Poco importa che Jones non sia un esperto in analisi metallurgica o in cedimenti strutturali. Poco importa che Jones sia stato colto a presentare come prove delle fotografie fasulle, spacciando per metallo fuso un blocco di cemento pressato (con tanto di pezzetti di carta ancora inglobati) o per bagliore di metallo incandescente la luce delle lampade dei soccorritori. Siccome ha poi (almeno in parte) ritrattato queste "prove", per i cospirazionisti si tratta di banali incidenti di percorso. Nessuno si chiede come un uomo di scienza possa aver commesso errori metodologici madornali come questi. I cospirazionisti glieli perdonano disinvoltamente, e Steven Jones rimane per loro il nome autorevolissimo da invocare come un mantra contro i miscredenti.

Chissà se continueranno ad invocarlo dopo che avranno sentito la sua nuova teoria, presentata pochi giorni fa, l'8 maggio scorso, durante un programma radiofonico, Air America Radio, scaricabile qui. Jones la descrive a partire da 1 ora e 40 minuti dall'inizio della registrazione.

La nuova teoria del professor Steven Jones è che esisterebbe della "supertermite in forma nanocomposita di sol-gel" che può essere applicata come vernice e poi innescata con segnali radio. Sì, avete capito bene: scaricate la registrazione e sentitelo dire dalla viva voce del professore. Steven Jones, il pilastro scientifico del movimento per la verità, sostiene che esiste una vernicetta che si applica ai supporti di un edificio, non ha bisogno di detonatori, s'accende via radio, ed è capace di tranciare in pochi istanti colonne d'acciaio aventi una sezione quadrata con lati di 35 centimetri. Ecco la traduzione delle sue dichiarazioni:

STEVEN JONES: La supertermite, nella forma nanocomposita, di sol gel, può essere applicata tramite verniciatura alle colonne d'acciaio e può poi essere innescata con segnali di radiocomando. Questo non richiederebbe mesi.

GREENE: Professore, quanto tempo ci vorrebbe per collocare in questo modo in un edificio abbastanza termite da abbatterlo?

STEVEN JONES: Nel mio articolo, stimo che... dipende ovviamente dal numero, si dice loro che qui è dove devono andare... potrebbero anche non sapere che cosa stanno verniciando sulle colonne. Hanno accesso tramite le trombe degli ascensori nelle torri. E' lì che si devono principalmente collocare gli esplosivi, principalmente, per abbattere...

GREENE: OK, interessante, John Brown...

STEVEN JONES: La risposta è dunque che ci vorrebbero settimane, non mesi.


Il John Brown citato è un interlocutore chiamato a difendere la "versione ufficiale", in quello che Air America Radio presenta come un dibattito equo: da una parte tre noti cospirazionisti (Kevin Barrett, Steven Jones, Richard Gage), dall'altra uno sconosciuto (sì, ci siamo offerti di partecipare a futuri dibattiti). Ecco l'originale delle dichiarazioni di Jones, per gli increduli:

Jones: Superthermite, in the nanocomposite... the sol gel form, can be painted onto steel columns and that then can be touched off with radio control signals. This would not take months.

Greene: How long, professor, how long would it take to put enough thermite into a building like that to be able to bring it down?

Jones: In my paper, I estimate that... it depends of course on the number, you tell them, this is where you go... they might not even know what they are painting on the columns. They have access through the elevator shafts in the towers. That's where you need to plant the explosives, primarily, to bring [down]...

Greene: OK, interesting, John Brown...

Jones: The answer, then, is it would take weeks, not months.


Capito? Niente esplosivi, detonatori, cavi d'innesco. Per demolire un palazzo serve soltanto una squadra d'imbianchini: preferibilmente con un pennello grande, o un grande pennello.

Una mano di vernice magica, un opportuno segnale radio, e gli edifici vengono giù senza problemi. E invece quei poveri cretini degli addetti alle demolizioni insistono a usare pericolosissimi esplosivi tradizionali.

Attendiamo con malcelato entusiasmo che Steven Jones, l'uomo di scienza, il beniamino accademico dei cospirazionisti, presenti campioni di questa "supertermite nella forma nanocomposita di sol gel" e mostri esperimenti di taglio istantaneo di colonne d'acciaio da 35 centimetri utilizzando questa sostanza dopo averla applicata come vernice e innescata tramite onde radio.

Fino a quel momento, tuttavia, chiediamo ai cospirazionisti: siete ancora disposti a sostenere la serietà di Steven Jones, ora che ha sposato la Teoria della Vernicetta Magica?

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2008/05/09 [permalink]   10 commenti

Why Pentagon Damage is Incompatible with a Missile Attack (Part 2)

by Henry62 (11-settembre.blogspot.com/). Translated and adapted by Paolo Attivissimo with the author's permission. The original Italian article is available in the author's 11-settembre blog. Part 1 of this English translation is available here.

La versione originale italiana di questo articolo è sul blog 11-settembre dell'autore.

(continued from Part 1) Another aspect to be considered is the condition of the debris. Along the path of the cavity, the debris was distributed randomly: this is hardly compatible with the impulsive effect of an explosion. This concept deserves an explanation because it is more the result of empirical findings than of mathematical models.

The area where an explosion has occurred is usually clear, because the rapid expansion of the gases produces a very violent displacement of anything that is affected by the explosion.

This impulse is instantaneous, and in practice it entails that objects having similar shapes and densities receive the same force and fall at a certain distance from the point of explosion. It is unlikely to find a bed of debris of various shapes, weights and densities mixed together at variable distances from the point of a hypotetical explosion. Consider this picture:



It shows the "corridor" of destruction, leading to the punch-out, i.e., the end region of the cavity formed inside the ground floor of the building.

In theory, this is where any explosion occurring just after penetration of the outer wall of the Pentagon should have caused pressure-shock effects powerful enough to knock down the wall at the end. Yet these hypothetical effects have left the area cluttered with debris. The debris, in order to be where it is, would have had to withstand the "wind" produced by the blast better than the more distant wall did.

This seems to me entirely unreasonable. If one observes the location of the debris close to the columns, it is evident that this is a purely mechanical effect of a mass of debris which broke up progressively as it advanced inside the building, preceded by the more massive and denser parts, which acted as a bulldozer, creating a path of destruction in which the trailing mass of debris was funnelled, like a landslide.

This picture clearly illustrates the concept:



The column in the foreground has been destroyed completely: you can see a stump dangling from the ceiling. The nearby columns show considerable damage, but there is a rather thick layer of small, low-mass debris on the floor, cluttering the path. What could have placed it there and left it? Certainly not an explosion powerful enough to destroy completely a column and damage the nearby ones.

It is instead logical to think that the debris arrived after the first destructive effect, with less kinetic energy. This explains why a piece of sheet metal can remain in front of a bent and twisted reinforced-concrete column.

How much force is necessary to perform such work on a column? Is it conceivable that this occurred due to a single explosion? What propelled the debris subsequently against the columns, and why is all this debris leaning against a single side of the various columns, defining a context which supports, as the only path of motion of the debris, the corridor of the passage and no other directions?

These questions, therefore, address the dynamic aspect of what occurred inside the Pentagon. In particular, the point I would like to make is that inside the Pentagon we have evidence that the forces discharged onto the structural elements were not purely of the impulsive type, i.e., linked to a specific instant in time, but developed over time, certainly over an extremely short period of time which was however but certainly longer than the duration of an explosion.

This concept requires clarification. Let's look at the type of deformations or failures characterizing the various columns.





The columns whose ends are still tied to the floor slabs are bent under the effect of shear stresses. Obviously, if such stresses were caused by an explosion, they would be of a planar type, because they would be linked to pressure effects and to mechanical impacts of objects propelled by the explosion.

We observe columns which exhibit continuous bends, with the tightest bending angle at their midpoint. There are no discontinuities caused by localized effects of individual impacts; rather, we observe the effect of a distributed force, as if the columns had been subjected to the action of a fluid which applied pressure to them.

Other columns were instead completely torn off where they were mated with the floor slab, as can be seen in the following photograph:



or were literally ripped apart and knocked to the ground:



However, some columns exhibit very unusual deformations which are incompatible with a single explosion. These columns have so-called "triple curvature", as shown in the photograph.



The explosion theory cannot justify the presence of deformations of this type, unless one suggests multiple explosions occurring in very different locations and at different times, such as to generate the deformations in succession along different axes of force application. But this, in view of what we discussed earlier, is not compatible at all with what occurred at the Pentagon.

One might object that these deformations may have occurred at different times and for different reasons: for example, a first explosion followed by fire. However, tests conducted on the Pentagon columns have ruled out this hypothesis.

The picture below shows heat damage to a Pentagon column and a deformation which is not even remotely comparable with the one observed in the preceding photo.



At this point of the discussion, it should be noted that in this analysis I am granting a huge advantage to the "no plane" theorists, because I am deliberately ignoring everything that occurred outside the building. Therefore, I am not considering the lampposts that were hit, the generator, the presence of aircraft-like debris outside and inside the Pentagon, and most of all I am not considering the presence of a "black box" or the victims of AA77, the passengers and crew, who were all identified as such.

Bearing in mind these factors, which by themselves are sufficient to dispel any doubt, let's continue with the analysis of the damage to the building.

Revealing damage inside the Pentagon's outer wall


Let us now consider the face of the Pentagon. We will not waste time discussing the size of the hole on the outer face, since it is obvious that anyone claiming that there is a single hole 3-5 meters (9-15 ft) wide is talking nonsense. There's no need to refute claims that can be thrown out simply by using a ruler.

Let us instead focus on pictures such as this one:





This is a frame from video footage taken inside the Pentagon 72 hours after the attack.

As already explained earlier, an explosion inside a building propels secondary projectiles in all directions, and it is quite evident that windows are not an exception to this rule.

In the video still shown above, the windows are ripped out but have not been pushed outward. Indeed, the pattern of wall damage clearly shows that the windows were struck from the outside and propelled into the building.

We can be confident of this because we can see that the wall damage widens inward, not outward. There can be no dispute as to what happened to the windows: they were impacted violently from the outside and pushed into the Pentagon.

The picture was taken at column 6AA, i.e., directly north of the collapsed portion. Knowing that a missile has a pointlike penetration pattern, as shown in the first part of this article, how can these facts be reconciled with the missile theory?

They can't. In other words, the missile theory is once again contradicted by specific evidence which conspiracy theorists prefer to ignore.

Exterior damage


There's more. Inspection of the building face from the outside is also very revealing. Proving a theory is challenging: it requires a lot of evidence, and all the evidence must be consistent. Proving a theory false, instead, only requires a single item of evidence that contradicts it.

In examining the pictures of the face of the Pentagon, I was struck by a detail: the damage located directly to the right of the collapsed region, as seen from the outside. Here is a picture of the region:



I find the damage to the column and the adjacent window, to the right of the column, to be particularly interesting. The window's upper part is missing; the lower part is still in place but the frame is substiantally damaged on the left upright, where it is connected to the wall, and is partially extracted from its seat and pushed towards the interior of the building.



The particular location of the damaged point, which is recessed with respect to the impact region of a hypothetical missile, shows that such damage cannot be due to something that occurred from the inside outward, because the damaged region is protected inward by the window pane which is still in place and is shielded, by the column, from the main region of impact of the hypothetical missile.

There is no way that this kind of damage to the face of the building can be compatible with an action originating from the inside of the building, much less from any explosion occurring a few meters away from the region being considered.

However, that region is contiguous to another punched-through part of the Pentagon's face:





Looking at the face of the building, it can be seen that this damage perfectly matches the remaining nearby damage, which stretches for several meters and is compatible with the hypothesis of an impact of the right wing of an aircraft of the same size as a Boeing 757/200.





At this point, the supporters of alternative theories object that there are no large pieces of plane debris. However, this is another issue, which cannot be discussed here because it deserves a space of its own.

Purely as documentation, here is a photograph of what was recovered of Itavia's DC-9, I-TIGI, which crashed into the sea near Ustica on 27 June 1980. This aircraft did not strike a reinforced-concrete building at extremely high speed, was not consumed by fire, and crashed into the sea. Yet look at the size and shape of its debris.

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2008/05/08 [permalink]   6 commenti

Why Pentagon Damage is Incompatible with a Missile Attack (Part 1)

by Henry62 (11-settembre.blogspot.com). Translated and adapted by Paolo Attivissimo with the author's permission. The original Italian article is available in the author's 11-settembre blog.

La versione originale italiana di questo articolo è sul blog 11-settembre dell'au