2014/12/15    Permalink       2 commenti         Avvertenze per i commentatori

Operation Sky Shield: il primo stop dell'aviazione civile statunitense

di Hammer

Contrariamente a quanto comunemente si crede, quello occorso l'11/9/2001 e nei giorni seguenti non fu il primo stop completo dell'aviazione civile statunitense. Il primo caso si verificò infatti all'inizio degli anni '60, in piena Guerra Fredda, durante una serie di tre esercitazioni militari chiamate Operation Sky Shield.

Secondo quanto riportato da un articolo di Roger Mola (autore anche di un breve documentario sull'argomento) sulla rivista Air and Space, nel luglio del 1960 il Department of Defense annunciò che il 10 settembre dello stesso anno si sarebbe svolta un'esercitazione militare che avrebbe simulato un attacco aereo sovietico per verificare se le misure di sicurezza implementate dal NORAD fossero effettivamente funzionanti ed efficaci. L'esercitazione avrebbe potuto essere condotta solo se l'aviazione civile si fosse fermata per alcune ore, e dal momento dell'annuncio, le compagnie aeree ebbero 8 settimane per organizzare i propri voli di conseguenza.

La mattina del 10 settembre 1960 tra le 2 e le 8 del mattino (orario della costa orientale) le aviazioni civili degli USA (con l'esclusione delle Hawaii) e del Canada si fermarono completamente per consentire lo svolgersi dell'esercitazione in cui venne simulato un attacco sovietico con 310 bombardieri.

Secondo un articolo del 1988 reso disponibile online dal sito Mitchell Gallery, i voli cancellati o ripianificati furono circa 1000 in tutto il Nord America e nonostante gli impatti e i disagi comportati, la FAA confermò la propria disponibilità a concedere nuovi blocchi in caso di ulteriori esercitazioni, specificando però che sarebbe stato necessario un anticipo di 90 giorni nelle comunicazioni e che il blocco sarebbe dovuto avvenire nella notte tra sabato e domenica di un weekend che avesse un giorno festivo adiacente.

L' operazione Sky Shield II si svolse quindi il 14 ottobre del 1961, due giorni dopo il Columbus Day, ma in pieno giorno: tra l'1 del pomeriggio e l'1 di notte. Con le sue 12 ore fu la più lunga delle tre operazioni Sky Shield. Questa seconda fase vide anche il coinvolgimento della Royal Air Force del Regno Unito, che mise a disposizione otto bombardieri Vulcan, che insieme ai velivoli del NORAD simularono un nuovo attacco sovietico. Uno solo dei Vulcan fu intercettato dalla forze del NORAD, mentre gli altri sette giunsero indisturbati ai propri obiettivi per poi tornare alla base di Stephenville, nel Newfoundland, da cui erano partiti. Il sito Mysteries of Canada ha anche reso disponibile un servizio di cinegiornale del 1961 (disponibile anche sul canale AIRBOYD di YouTube a maggiore risoluzione) sull'operazione Sky Shield II.

L' operazione Sky Shield III si svolse il 2 settembre del 1962 e causò un blocco dell'aviazione civile per cinque ore e mezza dalle 3 del pomeriggio alle 8 e mezza. L'esercitazione aveva come scopo proprio quello di testare le tempistiche con cui i voli civili avrebbero potuto atterrare in caso di attacco aereo sul suolo degli Stati Uniti e del Canada. 319 velivoli T-33 (di cui 263 negli USA e 56 in Canada) furono fatti decollare da varie città sul suolo Nordamericano e appena l'FAA dette l'ordine i controllori di volo dovettero farli atterrare nel minor tempo possibile. Tutti gli aeromobili atterrarono in 49 minuti in Canada e in 72 negli USA. Il costo dell'operazione per le compagnie aeree costrette allo stop fu questa volta di un milione di dollari.

Nel 1964 il NORAD propose una quarta operazione Sky Shield, ma gli ufficiali della SAC si opposero, sostenendo che un'esercitazione così grande avrebbe potuto essere sostituita da altre più piccole a livello regionale, più economiche e più efficaci.

Maggiori dettagli su questo argomento possono essere trovati sul sito Old Fulton NY Postcards, che mette a disposizione un ricco archivio di scansioni di pagine storiche di giornali di USA e Canada al cui interno si possono trovare, con una semplice ricerca, molti articoli sulle operazioni Sky Shield risalenti al periodo in cui queste si svolsero.

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2014/11/22    Permalink       0 commenti         Avvertenze per i commentatori

The Man Who Killed Usama bin Laden: il racconto dell'uomo che ha sparato a Osama

di Hammer. L'articolo è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale.

L'11 e il 12 novembre 2014 il canale televisivo Fox News ha trasmesso lo speciale The Man Who Killed Usama bin Laden che presenta una lunga intervista del giornalista Peter Doocy al Navy SEAL Robert O'Neill.

O'Neill fu il secondo dei tre uomini che salirono al terzo piano del compound di Abbottabad in cui si nascondeva Osama bin Laden e, secondo quanto dichiarato dallo stesso O'Neill, fu proprio lui a sparare il colpo mortale alla testa di Osama. O'Neill aveva rilasciato un'intervista a The Esquire nel 2013 nella quale si era celato sotto lo pseudonimo The Shooter.

L'intervista trasmessa da Fox News si apre con una lunga digressione sulla vita personale di Robert: dalla sua infanzia nella città di Butte, nel Montana, ai suoi primi lavori come facchino o come commesso di un McDonald's, fino alla decisione di entrare nei Marines e al duro addestramento fisico e attitudinale a cui ha dovuto sottoporsi.

L'11 settembre 2001 O'Neill si trovava in un ufficio in Germania quando sentì la notizia degli attentati e pensò immediatamente che la responsabilità fosse di Osama bin Laden. "We said the words Osama bin Laden within 30 seconds" dice testualmente. Come membro del SEAL Team 6 avrebbe dovuto partecipare alle prime fasi dell'invasione dell'Iraq, ma poco prima la sua squadra fu dirottata verso la Liberia, dove partecipò a una missione che doveva riportare in patria i militari americani e solo in seguito poté unirsi ai Navy SEALs inviati in Iraq e Afghanistan.

Nel 2009 prese anche parte all'operazione che portò alla liberazione del comandante Richard Phillips del mercantile Maersk Alabama dirottato da pirati somali. La vicenda è stata narrata nel 2013 dal film Captain Phillips - Attacco in mare aperto con Tom Hanks nel ruolo del comandante rapito.

Durante un periodo trascorso a Miami al termine dell'undicesima missione in cui fu coinvolto, la squadra di O'Neill fu richiamata proprio per la missione che avrebbe portato all'uccisione di Osama bin Laden.

Il documentario mostra quindi un intervento del giornalista americano Mark Bowden, autore del libro The Finish: the Killing of Osama bin Laden, che riassume brevemente come le forze americane furono in grado di individuare il luogo dove si nascondeva Osama e le diverse tipologie di missione che furono valutate: un attacco missilistico con aerei, una operazione congiunta con le forze pakistane o un raid dei Navy SEALs. Dopo opportune valutazioni fu scelta quest'ultima opzione.

Ai Navy SEALs chiamati per l'operazione fu inizialmente detto che avrebbero dovuto entrare in una casa a prendere qualcosa e portarla via, inducendo così i militari a pensare che la missione dovesse svolgersi in Libia e che l'obiettivo fosse il Colonnello Gheddafi. Fu quindi comunicato loro che invece l'obiettivo era bin Laden e dapprima il ruolo di O'Neill avrebbe dovuto essere di coordinatore all'esterno del compound. Durante le esercitazioni, svolte con un modello in scala 1:1 dell'edificio ricostruito negli Stati Uniti, O'Neill maturò la convinzione che quella sarebbe stata una missione dalla quale non sarebbe tornato vivo. Pensava infatti che i Navy SEALs sarebbero morti insieme a Osama, se questi si fosse fatto esplodere, oppure arrestati e catturati dalle milizie pakistane per poi trascorrere il resto delle loro vite da detenuti in Pakistan.

Prima di lasciare gli Stati Uniti per il viaggio da cui pensava di non tornare, O'Neill scrisse delle lettere per i suoi figli in cui dava loro delle raccomandazioni per il loro futuro e chiamò suo padre per salutarlo un'ultima volta. Anche il padre di Robert, visibilmente emozionato, ha preso parte al documentario di Fox News raccontando la toccante telefonata dal proprio punto di vista.

Durante il volo in elicottero che avrebbe portato i Navy SEALs dalla base in Afghanistan al compound di Abbottabad, O'Neill contava mentalmente da zero e mille e da mille a zero per tenere occupata la mente e per combattere il pensiero che avrebbero potuto essere abbattuti da un missile in ogni momento; altri militari per evitare di essere assaliti dagli stessi pensieri dormivano o ascoltavano musica.

Mark Bowden spiega quindi che la missione non andò come previsto in quanto il primo elicottero si schiantò al suolo, costringendo i Navy SEALs ad abbandonare l'ipotesi di entrare nel compound anche dall'alto. I SEALs entrarono quindi nel compound solo dal piano terra, venendo accolti da alcuni spari dalla finestra; uno dei SEALs rispose al fuoco ferendo una moglie di Osama che viveva nel compound. Tre dei Navy SEALs salirono quindi al terzo piano e Robert O'neill si trovò ad essere il secondo nella fila. Il primo dei tre Navy SEALs, noto come the point man, trovò davanti a sé una delle mogli e una delle figlie di Osama e si lanciò su di loro temendo che stessero per farsi esplodere. O'Neill proseguì fino alla camera da letto dove trovò Osama e un'altra delle mogli di fronte a sé; senza esitare sparò tre colpi al volto di Osama, che cadde a terra morto.

Uno dei SEALs che parlava arabo chiese a una delle figlie chi fosse l'uomo morto e la donna confermò che si trattava di Osama bin Laden. I SEALs quindi trasportarono il cadavere all'esterno e prima di infilarlo in un body bag e di caricarlo su un elicottero prelevarono dalla salma un campione di DNA con una siringa. La salma e la siringa viaggiarono poi su due elicotteri distinti in modo che in casi di abbattimento di uno dei due fosse ancora possibile provare che bin Laden era definitivamente morto.

I militari capirono di aver concluso con successo la missione una volta rientrati in Afghanistan dove poterono ascoltare l'annuncio del Presidente Obama in diretta televisiva.

Rientrati negli Stati Uniti il team dei Navy SEALs fu ricevuto privatamente dal Presidente, dal Vicepresidente e dal gabinetto di governo e quando fu chiesto loro chi avesse sparato il colpo mortale O'Neill e un altro soldato risposero che il successo doveva essere attribuito all'intera squadra.

Doocy chiede quindi a O'Neil come si spiega il fatto che il racconto di Matt Bissonnette (foto accanto), scritto con lo pseudonimo di Mark Owen, differisca dal suo.

Bissonnette, che è stato ospite della trasmissione televisiva 60 Minutes del canale CBS il 2 novembre e ha appena pubblicato un nuovo volume intitolato No Hero, infatti sostiene che il point man, appena arrivato al terzo piano, abbia sparato a bin Laden centrandolo e che quando i tre SEALs andarono insieme nella stanza da letto lo trovarono steso a terra. O'Neill risponde che probabilmente per via della velocità con cui si è svolta l'azione e del buio Bissonnette si sbaglia nel ricostruire la vicenda. Mark Bowden aggiunge che l'unica spiegazione possibile che faccia combaciare le due versioni è che il point man abbia sparato a bin Laden mancandolo, O'Neill gli si sia quindi avvicinato e lo abbia colpito a morte inducendo Bissonnette a credere che il primo colpo, e non il secondo, abbia centrato il terrorista. O'Neill aggiunge che prima di essersi trovato faccia a faccia con Osama ha sentito un colpo sparato da uno dei suoi colleghi, non sa dire dove questo colpo sia finito e quindi non può escludere che Osama fosse stato colpito da un proiettile sparato dal point man prima che lui se lo ritrovasse di fronte: l'unica cosa di cui è sicuro è che il terrorista fosse in piedi e non steso a terra.

Doocy chiede anche a O'Neill se siano state scattate foto di Osama morto e O'Neill risponde positivamente, aggiungendo però che il popolo americano non ha bisogno di vedere l'orrore di un cadavere sfigurato, ma è sufficiente che sappia che la giustizia è stata ristabilita.

O'Neill conclude l'intervista raccontando di aver donato al 9/11 Memorial Museum parte della divisa che indossava durante la missione e di essere andato al museo, dove ha tenuto una conferenza in cui ha raccontato come si è svolta la missione di Abbottabad e in tale occasione ha incontrato alcuni parenti delle vittime che lo hanno ringraziato per quanto fatto.

Il racconto di O'Neill è molto emozionante e coinvolgente e le sue vivide parole trasmettono la dedizione e il patriottismo che ha portato il Team 6 dei Navy SEALs a compiere questa singolare missione. Il racconto è impreziosito dai brevi ma precisi interventi di Bowden e dalle parole del padre di Robert, la cui emozione è più che evidente. Va comunque sottolineato che a parte le considerazioni personali dello stesso O'Neill, ad esempio quelle secondo cui pensava di intraprendere una missione da cui non sarebbe tornato vivo in patria, l'intervista non rivela particolari che non fossero già noti.

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2014/11/10    Permalink       0 commenti         Avvertenze per i commentatori

An interview with airline pilot Patrick Smith

by Hammer. An Italian translation is available here.

Conspiracy theorists often claim that the 9/11 hijackers were not skilled enough to fly airliners towards their intended targets. We have already shown that the vast majority of airline pilots have a completely opposite opinion. To delve further into this matter, we have asked professional pilot Patrick Smith for his point of view.

Patrick Smith is an airline pilot with more than twenty years of experience. He currently flies Boeing 757s and 767s. He is the host of the well-known Ask The Pilot website and author of the book Cockpit Confidential: Questions, Answers, and Reflections.

As you will read below, Smith shatters this conspiracy myth and shows once again that conspiracism is based on false information spread by incompetent people.

We thank Patrick Smith for his kindness and willingness to share his thoughts.


Undicisettembre: In your opinion, were the hijackers skilled enough to do what they did?

Patrick Smith: I think they were skilled enough to do what they needed to do. Their intentions obviously were very specific and relatively simple, from a flying perspective, and only a certain amount of skill was necessary.

They received primary training on small, light airplanes. Later, at least a few of the hijackers rented time on larger aircraft simulators – a Boeing 727 I believe it was – to get the gist of how a jetliner might handle. Additionally they obtained manuals and instructional videos for the 757 and 767, available from aviation supply shops. But they weren't performing complex maneuvers; they were going to steer an already airborne jetliner, in perfect weather, into the side of a skyscraper. That doesn't take a huge amount of skill and preparation.

Having said that, they certainly needed a bit of luck – with respect to the weather, for instance – and they got it.


Undicisettembre: The most mysterious of the hijackers is Hani Hanjour. Most conspiracy theorists think that the maneuver he did is physically impossible. What are your opinions about this?

Patrick Smith: If you look at the radar tracks, there’s nothing impossible about Hanjour’s maneuvering. Neither was there anything graceful, precise, or impressive about it. Basically he was flailing around at dangerously high speeds, in borderline control of the aircraft, demonstrating himself to be the shitty pilot that by all accounts he was.


Undicisettembre: Many conspiracy theorists also believe that it's impossible to fly such a big airliner 20 feet from the ground as Hani Hanjour did. What are your opinions about this?

Patrick Smith: I don’t understand why it should be impossible. It's perfectly possible to fly at a very high speed close to the ground for at least some amount of time.

There are certain aerodynamic phenomena that would make it difficult to continue along very close to the ground at very high speeds, but for a brief amount of time such flying is easily possible.


Undicisettembre: In your opinion why did Hani Hanjour choose to hit the side of the Pentagon instead of hitting the center of the building from above? This second option looks easier at first sight.

Patrick Smith: Hitting a fixed spot from above is very difficult. We really don’t know if Hanjour intended to hit the side of the building, or if he simply missed his target, but in fact he made it easier by coming in obliquely at a very shallow angle. Had he aimed for the middle, there’s a chance he would have overshot and missed building entirely.


Undicisettembre: What do you think about the wreckage of the airplane found at the Pentagon? Is it too small in your opinion?

Patrick Smith: Conspiracy theorists will argue that airplane crashes leave pieces of recognizable wreckage, such as tails, wings, engines, etc – none of which were found in the damage at the Pentagon. But crash dynamics can vary quite a bit, and high energy impacts often result in total devastation, leaving no large or easily identifiable pieces.

Look at photos of the wreckage of the crash in 1994 of American Eagle flight 4184. This was a turboprop that stalled at high altitude and came down nearly vertically into a field of soft earth. The only recognizable piece was a bit of the tail. American 77 was a Boeing 757 traveling at a much higher speed, and it didn't crash into a field but into façade of masonry and steel. The impact was disintegrative: exactly what you'd expect.

Even still, there were some small, twisted pieces of metal where you could see bits of the American Airlines livery.


Undicisettembre: Can you confirm once and for all that it doesn't take any particular skill to turn off the transponder as the hijackers did? Conspiracy theorists used to say that this required lots of knowledge and training, is it true?

Patrick Smith: Turning off the transponder is as simple as moving a switch from one position to another. All they needed to know is where the transponder was.


Undicisettembre: And is this something the pilot can do by himself or does he need support from air traffic controllers?

Patrick Smith: The pilot can easily do it himself. I've been asked many times, “Why can you turn off the transponder?” There are a number of reasons. In normal operations, you turn the transponder “on” before you begin to taxi and you turn it “off” when you arrive at your destination; the reason it's not left on is that it would cause a clutter of signals at the airport. Also there's a chance that the device can malfunction or send a faulty signal to air traffic control, in which case we are asked to “cycle” the transponder, turning it off and than on again; this happens very frequently. Third, it's important to be able to turn off any piece of the cockpit equipment “off” should it catch fire or be emitting smoke or suffer another kind of potentially unsafe failure.

The hijackers turned off the transponder because they did not want the air traffic control tracking their location, altitude and speed; the air traffic controllers were still able to identify the plane by what we call the “primary target” – the raw return of the radar hitting the side of the airplane – but it's not giving you the details the transponder can give you.


Undicisettembre: Many conspiracy theorists say that it's impossible to nose dive an airplane into the ground as Ziad Jarrah did with Flight 93. What do you think about it?

Patrick Smith: Why not? Of course you can nose dive an airplane. The plane is liable to break apart before actually reaching the ground, as apparently happened to flight 93, but there’s no reason you can’t push the jet into a near-vertical dive first.


Undicisettembre: Those pilots were trained on flight simulators, can you explain us what they are? Some conspiracy theorists seem to believe that they are just software you use on your PC.

Patrick Smith: There are different kinds of flight simulators, but the kinds used for airline training are large, full-motion machines that cost many millions of dollars each.

Some of the hijacker pilots rented time in a Boeing 727 simulator. Their training was very cursory, but for what they intended it didn’t need to be anything in-depth. It gave them a basic sense of how a jetliner would feel at the controls. That’s really all they needed.

People might wonder “How did they get access to these simulators?” Airlines have their own in-house training facilities, with their own simulators, but there are many third-party companies out there that rent simulator time to whomever might need it and can afford to pay. The rules and screening protocols may have tightened up since then, but at the time it was easy for someone to rent an hour or two in a full-motion simulator.


Undicisettembre: Is there anything in general that makes you think that the official version of 9/11 is a hoax and that it was an inside job instead?

Patrick Smith: No. From an airline pilot’s point of view, I don't see anything that makes me doubt the official record of what happened on 9/11. There are certain unanswered questions about the events of that day, but I am satisfied so far as the airplane-related “controversies” go.

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Intervista con il pilota commerciale Patrick Smith

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

Una delle obiezioni più comuni mosse dai complottisti è che i dirottatori non fossero sufficientemente preparati per guidare gli aerei e condurli verso gli obiettivi prestabiliti. Abbiamo già mostrato in passato come il parere della stragrande maggioranza dei piloti di linea professionisti sia diametralmente opposto e per approfondire l'argomento abbiamo chiesto anche il parere del pilota professionista Patrick Smith.

Patrick Smith è un pilota di linea con oltre vent'anni di esperienza. Attualmente guida dei Boeing 757 e 767. È anche l'autore del noto sito web Ask The Pilot e del libro Cockpit Confidential: Questions, Answers, and Reflections.

Come potrete leggere di seguito, Smith stronca anche questa leggenda complottista e dimostra come, una volta in più, il complottismo si basa su informazioni false diffuse da chi non ha alcuna competenza.

Ringraziamo Patrick Smith per la cortesia e la disponibilità.


Undicisettembre: Secondo te i dirottatori erano sufficientemente preparati per fare ciò che hanno fatto?

Patrick Smith: Penso che fossero abbastanza preparati per fare ciò che dovevano fare. Le loro intenzioni erano ovviamente molto specifiche e relativamente semplici, dal punto di vista del volo, ed era necessaria solo una certa quantità di preparazione.

Avevano avuto una formazione di base su aerei piccoli e leggeri. In seguito, almeno alcuni dei dirottatori avevano fatto pratica su simulatori di aerei più grandi, credo che fossero dei Boeing 727, per provare la sensazione di come si comporta un aereo di linea. Inoltre si erano procurati manuali e video di istruzioni dei 757 e 767, reperibili nei negozi di materiale per l'aviazione. Ma non fecero manovre complesse; dovevano solo guidare un aereo che era già decollato, in perfette condizioni meteorologiche, e condurlo contro la fiancata di un grattacielo. Questo non richiede grandi livelli di bravura e preparazione.

Detto ciò, certamente ebbero anche bisogno di un po' di fortuna, per esempio per quanto riguarda le condizioni meteo, e la trovarono.


Undicisettembre: Il più misterioso dei dirottatori è Hani Hanjour. La maggior parte dei complottisti pensa che la manovra che fece sia fisicamente impossibile. Cosa ne pensi?

Patrick Smith: Se guardi i tracciati radar, non c'è nulla di impossibile nella manovra di Hanjour. Non c'è neanche nulla di morbido, preciso o sorprendente. Sostanzialmente stava volando in modo scoordinato a velocità pericolosamente elevate, tenendo a malapena l'aereo sotto controllo e dimostrandosi il pilota scadente che era secondo tutte le testimonianze.


Undicisettembre: Molti complottisti credono anche che sia impossibile volare con un aereo di linea così grande a sei metri dal suolo come fece Hanjour. Cosa pensi di questa affermazione?

Patrick Smith: Non capisco per quale motivo dovrebbe essere impossibile. È perfettamente possibile volare ad alta velocità vicino al suolo almeno per un po' di tempo.

Ci sono fenomeni aerodinamici che renderebbero difficile continuare a volare vicino al suolo ad alta velocità, ma per un breve periodo volare in quelle condizioni è facilmente possibile.


Undicisettembre: Secondo te perché Hani Hanjour decise di colpire il lato del Pentagono invece di colpire in centro dall'alto? Questa seconda opzione sembra più facile, a prima vista.

Patrick Smith: Colpire un punto preciso dall'alto è molto difficile. In realtà non sappiamo se Hanjour avesse intenzione di colpire il lato dell'edificio o se semplicemente mancò il proprio obiettivo, ma in effetti gli era più facile arrivare in obliquo con un angolo molto piccolo rispetto al suolo. Se avesse puntato verso il centro, avrebbe potuto arrivare lungo e mancare il palazzo completamente.


Undicisettembre: Cosa pensi dei rottami dell'aereo trovati al Pentagono? Credi che siano troppo piccoli?

Patrick Smith: I complottisti obiettano che gli schianti aerei lasciano pezzi di rottami riconoscibili, come code, ali, motori mentre non si vide nulla di ciò nei danni al Pentagono. Ma le dinamiche di uno schianto possono variare considerevolmente e gli impatti ad alta energia spesso portano alla distruzione totale, senza lasciare grossi rottami o pezzi facilmente riconoscibili.

Guarda le foto dei rottami dello schianto del volo American Eagle 4184 nel 1994. Era un aereo a turboelica che andò in stallo ad alta quota e venne giù quasi verticalmente in un campo di terra morbida. L'unico pezzo riconoscibile era un frammento della coda. Il volo American 77 era un Boeing 757 che viaggiava a velocità molto più alta e non si schiantò in un campo ma contro una facciata di muratura e acciaio. L'impatto fu disintegrante: proprio ciò che c'era da aspettarsi.

Nonostante ciò c'erano comunque pezzi di metallo piccoli e contorti sui quali si poteva scorgere qualche frammento della livrea dell'American Airlines.


Undicisettembre: Puoi confermare una volta per tutte che non serve avere grandi capacità per spegnere il transponder come fecero i dirottatori? I complottisti dicevano in passato che serviva grande competenza e pratica, è vero?

Patrick Smith: Spegnere il transponder è facile quanto spostare un leva da una posizione a un'altra. Dovevano solo sapere dove si trovasse il transponder.


Undicisettembre: Il pilota può farlo da solo o ha bisogno di aiuto dai controllori di volo?

Patrick Smith: Il pilota può farlo facilmente da solo. Mi è stato chiesto molte volte: “Perché puoi spegnere il transponder?” Ci sono varie ragioni. Durante le normali operazioni accendi il transponder prima di muovere l'aereo e lo spegni quando arrivi a destinazione; il motivo per cui non viene lasciato acceso è che causerebbe segnali indesiderati in aeroporto. Inoltre c'è la possibilità che il dispositivo non funzioni correttamente o mandi segnali erronei al controllo del traffico aereo, nel qual caso viene chiesto di fare un “ciclo” del transponder, cioè spegnerlo e riaccenderlo; succede molto spesso. Terzo, è importante poter spegnere qualunque pezzo della strumentazione di bordo se dovesse prendere fuoco o fare fumo o subire qualunque tipo di guasto potenzialmente pericoloso.

I dirottatori spensero il transponder perché non volevano che i controllori di volo tracciassero la loro posizione, altitudine e velocità; i controllori di volo potevano ancora identificare l'aereo con quello che noi chiamiamo “radar primario”, il ritorno grezzo del radar che colpisce il lato dell'aereo, che però non ti dà i dettagli che il transponder può dare.


Undicisettembre: Molti complottisti sostengono che sia impossibile schiantare al suolo un aereo di linea verticalmente come fece Ziad Jarrah con il Volo 93. Cosa pensi di questa asserzione?

Patrick Smith: Perché no? Certo che si può schiantare verticalmente un aereo di linea. L'aereo potrebbe iniziare a distruggersi prima di arrivare al suolo, come sembra sia successo al volo 93, ma non c'è motivo per cui non si possa anzitutto portare l'aereo in picchiata quasi verticale.


Undicisettembre: I piloti dirottatori si esercitarono sui simulatori di volo. Puoi spiegarci cosa sono? Alcuni complottisti sembrano credere che siano solo software che si installano sul PC di casa.

Patrick Smith: Ci sono vari tipi di simulatori, ma quelli usati per l'addestramento dei piloti di linea sono grandi macchinari “full motion” che costano svariati milioni di dollari l'uno.

Alcuni dei piloti dirottatori affittarono un simulatore di un Boeing 727 per un po' di tempo. Il loro addestramento fu molto sbrigativo, ma per le intenzioni che avevano non serviva un addestramento dettagliato. Diede loro la sensazione generale di come sia pilotare un aereo di linea. Era tutto ciò di cui avevano bisogno.

La gente potrebbe domandarsi “Come ebbero accesso a questi simulatori?” Le compagnie aeree hanno le proprie strutture per l'addestramento, con simulatori propri, ma ci sono anche società terze che affittano i simulatori a tempo a chiunque possa permetterselo. Le regole e i protocolli di selezione possono essere diventati più rigidi da allora, ma all'epoca era piuttosto semplice noleggiare un simulatore “full motion” per un'oretta o due.


Undicisettembre: In generale, c'è qualcosa che ti fa pensare che la versione ufficiale sull'11/9 sia una bufala e che in realtà fu un autoattentato?

Patrick Smith: No. Dal punto di vista di un pilota di linea, non c'è nulla che mi faccia dubitare della ricostruzione ufficiale di ciò che accadde l'11/9. Ci sono sicuramente domande senza risposta sugli eventi di quel giorno, ma non ho dubbi sulle “controversie” legate agli aerei.

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2014/10/27    Permalink       0 commenti         Avvertenze per i commentatori

Il volo Delta 1989

di Hammer

Tra i casi di “falso allarme” che si sono verificati l'11 settembre 2001, quello relativo al volo Delta 1989 è sicuramente il più noto e ne parla anche il 9/11 Commission Report.

La mattina dell'11/9 tre Boeing 767 decollarono dall'aeroporto Logan di Boston con destinazione Los Angeles; due di questi, i voli American Airlines 11 e United Airlines 175, si schiantarono contro le Torri Gemelle del World Trade Center tra le 8:46 e le 9:03. Alle 9:19 il centro di controllo di Boston informò l'FAA che un terzo velivolo, il volo Delta 1989, corrispondeva alla descrizione dei primi due e che poteva quindi essere anch'esso stato dirottato. Il centro di comando del NEADS di Cleveland, nel cui spazio aereo il volo si era nel frattempo spostato, e la FAA iniziarono a tenere sotto controllo il volo 1989 e la stessa FAA ordinò al centro di controllo di Cleveland di chiedere al volo Delta 1989 di aumentare la sicurezza nella cabina di pilotaggio. Anche il centro di controllo di Boston tentò di contattare il volo Delta 1989, ma non ottenne risposta in quanto l'equipaggio era in contatto con Cleveland, ma questo semplice errore da parte dei controllori di Boston bastò ad aumentare l'allarme.

Poco dopo, alle 9:28, uno dei controllori di volo di Cleveland credette di aver sentito due frasi molto allarmanti provenire dal volo Delta: “Get out of here” e “We have a bomb on board”. In realtà queste comunicazioni provenivano dal volo United 93, che si sarebbe poi schiantato a Shanksville e che in quel momento si trovava a sole 25 miglia dal volo Delta. Nel dubbio il NEADS ordinò di far decollare dei caccia dall'Ohio e dal Michigan per intercettarlo. A seguito di un nuovo contatto da parte dei controllori di Cleveland, il pilota confermò che non c'era alcuna attività sospetta sull'aereo e chiese di poter atterrare proprio nell'aeroporto di Cleveland. Stando a quanto riportato da USA Today, la richiesta del pilota generò nuovi allarmi e sorpresa tra i controllori, che non capivano per quale motivo il pilota chiedesse di atterrare prima che fosse diffuso l'ordine dell'FAA di liberare lo spazio aereo. Fu poi chiarito che anche la Delta Airlines ebbe gli stessi dubbi riguardo alla possibilità che il proprio volo fosse dirottato e chiese quindi al pilota di cercare di atterrare nell'aeroporto più vicino.

Importanti dettagli sul volo e sull'atterraggio del Boeing 767 si possono leggere sul sito 50 Shades of Grey Watson, che pubblica un'email inviata da un amico del gestore del sito, che si trovava proprio sul volo Delta 1989. L'autore dell'email aggiunge infatti che il capitano aveva comunicato attività preoccupanti tra i passeggeri in quanto una persona stava parlando al cellulare in quella che sembrava una comunicazione urgente e rifiutava di interromperla nonostante i ripetuti richiami dell'equipaggio.

Il volo atterrò a Cleveland su ordine dell'FAA e fu subito fatto spostare in una zona isolata dell'aeroporto. Dopo un'attesa di oltre due ore, durante la quale ai passeggeri fu concesso di effettuare solo brevi telefonate per un periodo di tempo limitato, un gruppo di agenti dell'FBI con cani antibomba salì sull'aereo e dopo una lunga ispezione ai passeggeri fu consentito di scendere. Gli effetti personali dei passeggeri furono controllati in dettaglio mentre i passeggeri stessi venivano interrogati per oltre tre ore all'interno dell'aeroporto.

Al termine di tutte le verifiche si capì che si era trattato soltanto di un colossale errore e che non vi era mai stata alcuna attività sospetta sul volo Delta 1989.

Ovviamente questa vicenda ha da sempre stimolato la fantasia dei complottisti, che lo hanno immaginato parte dell'immenso complotto. Secondo il video Loose Change, per esempio, il volo Delta 1989 fu sostituito a United 93 e servì a far scendere i conniventi passeggeri di quest'ultimo e a farlo così sparire dai tracciati.

Inutile sottolineare che secondo queste assurde e infondate teorie i parenti delle vittime di United 93 che negli anni hanno raccontato la propria storia sarebbero prezzolati disinformatori, ed è anche inutile rimarcare che gli scenari immaginati dai complottisti, secondo cui i voli che generano sospetto possono essere abbattuti in pochi minuti, sono solo frutto di menti troppo fantasiose.

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2014/10/06    Permalink       0 commenti         Avvertenze per i commentatori

An interview with explosives expert Brent Blanchard

by Hammer. An Italian translation is available here.

The most controversial aspects of the 9/11 attacks are the collapses of the Twin Towers and of 7 World Trade Center. For years they have been the center of conjectures by authors who are not competent on the subjects that they discuss.

Undicisettembre has already published the technical opinions of Italian explosives expert Danilo Coppe and of professor of Civil Engineering Charles Clifton; now we offer our readers a third expert opinion in this interview with American explosives expert Brent Blanchard, who provides another authoritative debunking of conspiracy theories.

Brent Blanchard is a demolition expert; he serves as Operations Manager for Protec Documentation Services, a world leader in engineering and vibration consulting for explosive demolition projects. He's also a senior writer and editor at the website Implosionworld.com.

We thank Brent Blanchard for his kindness and for his willingness to share his thoughts.


Undicisettembre: What do you think of the collapses of the Twin Towers? Were they controlled demolitions in your opinion?

Brent Blanchard: In my opinion we haven't seen any evidence to indicate that. What we go by is evidence. My opinion is always based on what we can prove, and I try to eliminate conjecture and obviously with this subject there's a lot of conjecture.

So my direct answer to that question is no. There is no evidence that we have ever seen that it was a controlled demolition.


Undicisettembre: Looking at the collapses, what tells you they were not controlled demolitions?

Brent Blanchard: Well, there are a few things right away. For instance most sections of each structure fall outward. Tall sections of the North Tower legged out very far to the East and to the North, while other large sections of the building sheared away. This is totally dissimilar to a controlled demolition.


Undicisettembre: In your opinion, would it be possible to prepare such big buildings for a controlled demolition without anyone noticing?

Brent Blanchard: To prepare those buildings for being demolished would take a lot of preparation. You would need a lot of people involved or you would need a few people for a very long time: weeks minimum, months probably. And they need direct access to the columns. They would not only need access to the buildings undetected but they would need access to the H-beams. They would need to do something to pre-weaken those flanges. There's work that needs to be done or the explosives just wouldn't work.

So you would need people to go inside the building for a long time, and people in the offices would obviously notice that there's something going on. You would also need all these people working on the columns – and witnesses - to stay completely silent about this for many years afterward and not tell anyone, not even their parents or their wife. Not even on their death bed.


Undicisettembre: How long and how many people would be necessary to prepare the Twin Towers for a controlled demolition?

Brent Blanchard: There are different ways you can approach it. You could have a small crew working in different areas for a very long period of time, or if you have many people obviously they would need less time. But again anyone who works in the building, even maintenance people, could see areas where walls were broken away to access the beams. You have to access the beams, you cannot just put explosives in a room and set them off and expect anything to happen to the beams. The explosives would follow the path of least resistance, they would blow up a bunch of windows and nothing would happen to the beams.


Undicisettembre: In case you actually wanted to demolish the Twin Towers with a controlled demolition, would you have used a wire to start the explosions or a radio signal?

Brent Blanchard: If I wanted to have the least amount of detection and of physical evidence I would have used a radio wireless frequency detonator, but there's still no way to wire all those columns together without using any wire. Even with a wireless detonator you would still have to tie these columns together. And the biggest point is still that you need access to those columns. There are only two ways you can blast such a thick steel H-beam. One is to bulk load it, which means you take a big load of explosives and you just duct tape it or attach it to the beams and you just let it rip and obliterate the beam. The second way, which is what happens with true controlled demolitions, is that you cut through the flanges and you attached the charges to a point where the flanges are pre-cut and then you finish the job with the explosives.

Those are really the only two ways to cause a beam of that size to fail. Now you have to magnify that times dozens, if not hundreds, of beams. Because if you shoot ten of those nothing is going to happen, the building won't fail. You have to shoot many more than that, because the weight is distributed around that structure at the core and around the perimeter. Both methods would be extremely noticeable to the naked eye.

Furthermore, if you were going to bulk load the columns, you would have not only seen the fireball where the plane hit but also huge fireballs everywhere these explosives detonate, and nothing of the sort was seen.


Undicisettembre: So in case of bulk loading there would have been fireballs also at lower floors. Everywhere in the building.

Brent Blanchard: Absolutely. Wherever you set those explosives you have to have a sharp release of energy and a release of gasses. There would be a combustible event, you can't help but notice it. It displaces air, it displaces material, it would be extremely noticeable.


Undicisettembre: Since you already mentioned air moving, what do you think of the air puffs that can be seen during the collapses?

Brent Blanchard: Well, folks tend to say, “We saw a lot of puffs of smoke coming out down the building and then the building collapsed”. What we say to them is that if you look more closely what you see is that the building begins to collapse first and then you see those air puffs. It's a very subtle difference but if you are looking for it you can absolutely see this difference. If you had seen air puffs first it could have been a catalyst for the building to collapse, but when you see them secondary that means that air is being compressed down, because the collapse mechanism has started, and as this air is compressed it has to escape out of those windows and out of those sides of the building. There's no other way for it to go.


Undicisettembre: If you actually had to demolish buildings like the Twin Towers, what kind of explosives would you use?

Brent Blanchard: You’d have to use something that causes the steel to fail: linear shaped charges, RDX materials, C4, very powerful high-velocity stuff.

I have heard thermite mentioned. That's not practical at all. Again you need a very, very high velocity, very strong military-grade explosive material.


Undicisettembre: Since you already mentioned thermite, let's proceed with this topic. What do you think of thermite? Is it even vaguely possible to demolish the Twin Towers and 7 World Trade Center with thermite?

Brent Blanchard: No. In explosive demolitions thermite is never used.

The thermite assertion first came out three or four years after the event; there was no talk of thermite until 2004 or 2005. All of a sudden this new theory came out because all other theories were very easily proved impractical or impossible.

There was a professor over here in States that decided back then that thermite was his new theory, but the more you look into thermite the more you understand that the way it causes the metal to fail is not consistent with what happened. Then he changed his theory into nano-thermite and now he might even come out with double-nano-thermite. There are always variations that pop up about how thermite might have been used.

In order for thermite to work you have to have a release of the chemical and the chemical has to actually cause the steel to deteriorate. I don't how they think it can be done to an H-beam, or to any very thick steel beam. Thermite doesn't work horizontally, it works vertically. You can't cause thermite to cut horizontally through steel. You can't attach thermite to a bunch of columns, dozens and dozens of columns, and expect it to start cutting clean through all those columns at a predetermined time or especially finish at the same time. I don't understand how it can even theoretically occur. And it's never been articulately explained by the theorists.

Thermite folks just tend to assert that a bunch of guys went in there, put thermite on columns that happened to already be exposed, them somehow triggered it all, and the thermite somehow cut horizontally through a bunch of columns at the same time and caused the building to fail. That makes no sense whatsoever.

Thermite also burns very hot but very slow and it's uncontrolled. When you see tests for thermite you often see it burning on a steel plate, it creates a lot of fire and reaction, but none of these reactions were seen in the Twin Towers. And again, it doesn't burn horizontally through columns that are load bearers. I don't know how it can happen.


Undicisettembre: You said that thermite is uncontrolled. What do you mean?

Brent Blanchard: Well, some mechanism has to be able to attach the thermite to all those columns, but the thermite must not cut through that attachment mechanism itself, and it has to be triggered later on, in sequence, on a lot of different columns, and have the same burn rate through all the columns for the structure to come down.

It doesn't make any sense. The thermite argument doesn't make sense to the point of being a discussion worth having.


Undicisettembre: A question I heard recently is: if thermite had been used, would it have produced a lot of light that would have been clearly visible from outside?

Brent Blanchard: It would have created a whole lot of light. It would have created a lot of fire, a lot of flame, of glow, smoke, all prior to the collapse. It didn’t, because there was no thermite.


Undicisettembre: What do you think about World Trade Center 7? Was its collapse a controlled demolition, in your opinion?

Brent Blanchard: No. Absolutely not. I know people who were on the site and they told me first hand they knew the building was about to collapse. And even if I didn't know those people you can look at the way the North Tower collapsed and how all the debris that fell to the north directly into WTC7 shearing huge chunks of building 7 on the South side, which is not the side that everyone watches on the YouTube videos. On the south side there was extensive damage all the way down. The entire load bearing mechanism is weakened when a towering structure more than twice the size of the subject structure literally falls on top of it.

It's not surprising to me that that building collapsed. I wasn't aware at that time of the gasoline storage or the damage to the south side of the building, but even without that knowledge you could see fires burning freely for hours. And if you let a fire burn freely in any structure, sooner or later that structure is going to collapse.

To me, the fact that it collapsed so many hours after the other towers tends to support evidence of the natural progression of the collapse rather than some sinister plot.


Undicisettembre: Conspiracy theorists also say that the collapses were too fast to be natural. Is it possible, in your opinion, to distinguish a natural collapse from a controlled demolition based on the time the buildings take to completely come down?

Brent Blanchard: No. It's really impossible to gage exactly how long a building should take to come down in this situation. First of all, there are no other failed buildings of that size to compare them to. Secondly, you don't know exactly what type of resistance was inside those buildings as they started to collapse. Each floor truss created some resistance, but so did the furniture, and elevator shafts, and everything else in there. Folks can guess, but nobody knows exactly.

The key of the entire discussion of whether this was a controlled demolition is to establish where the collapses start in both buildings. Anyone who looks at the videos must reach the inescapable conclusion that the collapses both start right where the plane struck. They don't start collapsing at the structure’s bottom or in the middle or someplace else. The building begins to fail right where the plane hit.

If you accept that as a basic fact, then you need to reach the conclusion that if there was some controlled demolition involved it would have to occur on those same floors. So theorists must also make the allegation that people somehow got access to those same floors, either before or after the planes hit, but accessed those exact points of contact and added more explosives there to start the building collapsing. And the question is: why would anyone do that? And the biggest question is how can anyone possibly go into those areas with such high temperatures and start to attach explosives? And if the explosives were attached there beforehand, how did the impact of the planes not blow those explosives clear off the columns and out of the buildings?

Those are key questions that no theorist seems to be able to answer.


Undicisettembre: Also, to assert that these collapses are suspicious they should start by asserting that controlled demolitions make the building fall faster that natural collapses. In your opinion, is that the case? Do controlled demolitions make the building fall faster than a natural collapse?

Brent Blanchard: Well, a building will fall only as fast as resistance will allow it to fall. When a blaster makes a building collapse he's not putting explosives on all columns but only a certain number of columns to cause the building to start to fail. Even at the World Trade Center when enough columns failed - because of the high temperature of the steel - it started the collapse mechanism. This is not dissimilar to what a blaster does on a controlled demolition: they use the least amount of explosives on the least amount of columns to get the desired effect. The blaster doesn't care how fast it falls, he just cares about making it completely fall.

So there's really no way to predict an exact collapse rate for a structure.


Undicisettembre: So do you think the time it took the Towers to collapse on 9/11 indicates anything mysterious?

Brent Blanchard: No, I see nothing mysterious about it. I see them collapsing exactly at the rate they would if they were to fail at the points that they did where the plane struck. They met a certain amount of resistance while coming down, and some other areas that did not resist peeled outward, and those elements legged into other buildings. That is a very important distinction when you try to explain why this didn't look like a building implosion.


Undicisettembre: Many conspiracy theorists believe that molten steel was found at the bottom of the towers and this should prove it was a controlled demolition. Is it true that controlled demolitions leave molten steel pools?

Brent Blanchard: No. And there is no evidence there was molten steel. The way they phrase that question is fundamentally wrong and that's why it reaches wrong conclusions every time. There were molten materials, there were very hot burning materials, but there's no evidence that any of those materials were steel. It is much more likely that they were aluminum, or copper, or composite materials.


Undicisettembre: Talking about the three collapses that occurred on 9/11, are conspiracy theories that claim they were controlled demolitions even vaguely reliable?

Brent Blanchard: No. There's no evidence. We see the same material being presented year after year, over and over. We are not judge and jury but we do work in the industry and we see it all the time. We do see telltale signs of what to look for, we did work on the cleanup, I was personally on the 9/11 site later in the fall because we were documenting the clean-up effort by multiple demolition crews. My engineering company is not tied to any political organization, we are not even tied to those demolition teams. We are just a contractor, and that was one of our jobs. We have a trained eye and none of us saw any indication of wiring, or cuts, or pre burning or any of the things we see hundreds of times a year on explosive demolition sites. Given the amount of time we worked there, if we had seen some of it we would have taken note of it. We would have seen if something didn't look right. Not only my team, but all demolition teams….not a single man saw anything that looked suspicious or that looked like it needed further investigation related to explosive demolition. This all came from conspiracy theorists who are not expert in controlled demolitions at all.

It's unfortunate and it's dangerous because it prevents constructive conversation about 9/11, and it makes the Western World look very bad in front of a bunch of fanatical people who believe this stuff if it's thrown out there too much. None of this can do any good to civilized people, it can only do bad. This misinformation can only create worse dialogue, worse animosity between people. Which is one of the reasons why we decided to speak up against it. It would be a lot easier for us to say “We have no comment”, and a lot of people do say that. We don't say that because we work around the world and we get these questions everywhere we go, often over a few beers after a day or two of being there. It shows that conspiracy theories can run far and that this one is running to a lot of places and can do a lot of harm to innocent people. I don't think it's very productive, rather it puts everyone in needless danger.

In 2006 we released a report addressing these theories and I, together with a couple of assistants, spent a lot of time contacting all demolition contractors that were on the site. Some of them looked at us like we had three heads, they couldn't believe we were even raising the subject. They asked, “What's the point of you asking to me about this?” This concept is so foreign to them that they can't believe there's someone out there who would take these assertions seriously. What they truly think is, “Why are you wasting your time on this?”


Undicisettembre: Is there anything else I did not ask you that you want to add?

Brent Blanchard: One thing I would add is that there are vibration recordings from the site. The seismograph readings that were recorded on 9/11, as they are every day worldwide, recorded the impacts of the planes and the actual collapses of the structures. You can see in those waveforms and in that data that there was no sudden catalyst at 10:06 or any other time; there was no explosive event. So in order for an explosive detonation to be hidden, folks at those laboratories, actual scientists at Columbia University and other places, would also have needed to be part of the conspiracy.

In the end there is absolutely no scientific evidence that there were explosions in any of those three buildings, and that means a lot to me.

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Intervista con l'esplosivista Brent Blanchard

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

L'argomento più controverso sugli attentati dell'11/9 riguarda il crollo delle Torri Gemelle e del World Trade Center 7, che da anni è oggetto di congetture da parte di autori che non hanno alcuna competenza sugli argomenti su cui si esprimono.

In passato Undicisettembre ha raccolto i pareri tecnici dell'esplosivista Danilo Coppe e del Professore di Ingegneria Civile Charles Clifton; per aggiungere un terzo parere dello stesso livello, offriamo oggi ai nostri lettori un'intervista con l'esplosivista americano Brent Blanchard, che fornisce un'ulteriore voce autorevole che smentisce le fantasie complottiste.

Brent Blanchard è un esperto di demolizioni che lavora come Operations Manager alla Protec Documentation Services, azienda leader mondiale nell'ingegneria e nella consulenza sulle vibrazioni nei progetti di demolizioni con esplosivi. È inoltre redattore ed editore del sito Implosionworld.com.

Ringraziamo Brent Blanchard per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Cosa pensi dei crolli delle Torri Gemelle? Secondo te si è trattato di demolizioni controllate?

Brent Blanchard: Secondo me non si è vista alcuna evidenza che lo indichi. Noi ci basiamo sulle evidenze. La mia opinione è sempre basata su ciò che si può provare e tento di eliminare le congetture; e ovviamente su questo argomento ci sono molte congetture.

Quindi la mia risposta diretta a questa domanda è no. Non abbiamo mai visto alcuna evidenza che si tratti di una demolizione controllata.


Undicisettembre: Guardando i crolli, cosa ti dice che non fossero demolizioni controllate?

Brent Blanchard: Ci sono alcune cose che si notano subito. Per esempio, gran parte delle sezioni di ciascuna struttura cadono in fuori. Alte porzioni della Torre Nord sono state proiettate lontano verso est e verso nord, mentre altre grandi sezioni di edificio si sono state tranciate via. Questo è totalmente diverso da una demolizione controllata.


Undicisettembre: Secondo te sarebbe possibile predisporre edifici così grandi per una demolizione controllata senza che nessuno lo noti?

Brent Blanchard: Predisporre quei palazzi per la demolizione richiederebbe una lunga preparazione. Servirebbero molte persone, oppure poche persone per un tempo molto lungo: settimane come minimo, ma probabilmente mesi. E dovrebbero aver accesso diretto alle colonne. Non basterebbe avere accesso all'edificio senza essere notati, ma dovrebbero anche avere accesso alle travi ad H. Dovrebbero fare qualcosa per indebolire preventivamente quelle flange. C'è del lavoro da fare, altrimenti gli esplosivi non funzionano.

Quindi servirebbero persone che entrino nei palazzi per molto tempo, ma la gente negli uffici ovviamente noterebbe che sta succedendo qualcosa. E le persone che lavorano sulle colonne, e anche i testimoni, dovrebbero tenere il segreto totale per molti anni a seguire e non dirlo a nessuno, nemmeno ai loro genitori o alla loro moglie. Nemmeno sul letto di morte.


Undicisettembre: Quanto tempo e quante persone sarebbero necessarie per preparare le Torri Gemelle per una demolizione controllata?

Brent Blanchard: Ci sono modi diversi in cui si può affrontare il compito. Puoi avere un gruppo ristretto che lavora in aree diverse per lungo tempo, oppure se hai a disposizione più persone avrebbero bisogno ovviamente di meno tempo. Ma comunque chiunque lavori nel palazzo, anche il personale di servizio, vedrebbe zone in cui le pareti sono state divelte per poter accedere alle colonne. È necessario avere accesso alle colonne: non basta mettere degli esplosivi in una stanza e farli esplodere e aspettarti che succeda qualcosa alle colonne. Gli esplosivi seguirebbero il percorso di minore resistenza, farebbero esplodere un po' di finestre e alle colonne non succederebbe nulla.


Undicisettembre: Se tu avessi voluto demolire le Torri Gemelle con una demolizione controllata, per avviare le esplosioni avresti usato un cavo o un segnale radio?

Brent Blanchard: Se io avessi voluto lasciare il minor numero di tracce e di evidenza fisica avrei usato un detonatore radio, ma comunque non c'è modo di collegare tutte quelle colonne senza usare cavi. Anche con un detonatore radio dovresti comunque collegare le colonne. E il problema principale è, ancora una volta, che dovresti avere accesso alle colonne. Ci sono soltanto due modi per distruggere con esplosivi travi ad H così spesse. Il primo è sovraccaricarle, cioè prendere grandi quantitativi di esplosivo, attaccarli con nastro adesivo o in altro modo alle colonne e farli esplodere in modo che disintegri e tranci la colonna. Il secondo, che è quello che avviene effettivamente nelle vere demolizioni controllate, è tagliare le flange preventivamente da parte a parte e attaccare l'esplosivo in un punto in cui le flange sono già state tagliate; poi finisci il lavoro con gli esplosivi.

Sono solo questi i modi di far cedere una colonna di quelle dimensioni. E poi devi moltiplicarli per dozzine, se non centinaia, di colonne. Perché se ne tagli solo una decina non succede nulla, il palazzo non crolla. Devi tagliarne molte di più, perché il peso della struttura è distribuito sul core e intorno al perimetro. Entrambi i metodi sarebbero estremamente facili da notare a occhio nudo.

Inoltre sovraccaricando le colonne si noterebbero palle di fuoco non solo dove l'aereo ha colpito ma ovunque questi esplosivi detonino, e non si è visto nulla del genere.


Undicisettembre: Quindi in caso di sovraccarico delle colonne con esplosivi ci sarebbero palle di fuoco anche ai piani inferiori. Ovunque nel palazzo.

Brent Blanchard: Assolutamente. Dovunque piazzi degli esplosivi, avresti un brusco rilascio di energia e di gas. Ci sarebbe una combustione impossibile da non notare. Sposta l'aria, sposta materia, sarebbe estremamente facile da notare.


Undicisettembre: Siccome hai già menzionato gli spostamenti d'aria, cosa pensi degli sbuffi di aria che si vedono durante i crolli?

Brent Blanchard: Beh, alcuni dicono “Abbiamo visto molti sbuffi lungo l'altezza del palazzo e poi è crollato.” Ciò che rispondiamo è che se guardi più attentamente noterai che dapprima il palazzo inizia a crollare e poi si vedono gli sbuffi. È una differenza molto sottile, ma se ci fai caso puoi assolutamente notarla. Se gli sbuffi si fossero verificati per prima cosa avrebbero potuto essere dei catalizzatori per il crollo dei palazzi, ma se avvengono in seguito significa che è l'aria che viene compressa, perché il meccanismo del crollo è iniziato, e deve sfiatare da quelle finestre e da quelle fiancate del palazzo. Non c'è altra via da cui possa uscire.


Undicisettembre: Se tu dovessi demolire dei palazzi come le Torri Gemelle, che tipo di esplosivo useresti?

Brent Blanchard: Bisognerebbe usare qualcosa che faccia cedere l'acciaio: cariche cave lineari, materiali a base di RDX, C4, esplosivi potenti e molto veloci.

Ho sentito che viene menzionata anche la termite. Non è per nulla pratica. Ribadisco, serve materiale esplosivo di tipologia militare a velocità molto, molto alta.


Undicisettembre: Hai già menzionato la termite, per cui proseguiamo con questo argomento. Cosa pensi della termite? È anche remotamente possibile demolire le Torri Gemelle e il World Trade Center 7 con la termite?

Brent Blanchard: No. Nelle demolizioni con esplosivi la termite non viene mai usata.

Si iniziò a parlare di termite tre o quattro anni dopo gli eventi; non si parlò di termite fino al 2004 o al 2005. Poi improvvisamente venne fuori questa nuova teoria perché era facile dimostrare che tutte le altre erano impossibili o impraticabili.

Ci fu un professore qui negli USA che all'epoca decise che la termite era la sua nuova teoria, ma più indaghi la termite più capisci che il modo in cui fa cedere il metallo non è coerente con ciò che è successo. Così cambiò la sua teoria in nanotermite e adesso potrebbe anche uscirsene con la doppia nanotermite. Saltano sempre fuori variazioni su come la termite possa essere stata usata.

Affinché la termite agisca, serve un rilascio di sostanze chimiche e queste sostanze devono effettivamente causare il deterioramento dell'acciaio. Non capisco come pensano che si possa fare questo a una trave ad H o a qualunque trave di acciaio spessa. La termite non funziona in orizzontale, funziona in verticale. Non puoi usare la termite per tagliare in orizzontale attraverso l'acciaio. Non puoi attaccare la termite a un gruppo di colonne, a dozzine e dozzine di colonne, e sperare che inizi a tagliare attraverso le colonne a un momento predefinito o addirittura che finisca nello stesso momento. Non capisco nemmeno come sia possibile in teoria. E questo non è mai stato spiegato in dettaglio dai complottisti.

I sostenitori della termite sembrano credere che un gruppo di persone entrò nei palazzi, mise la termite sulle colonne che per caso erano già scoperte, in qualche modo la innescò tutta e la termite in qualche modo tagliò orizzontalmente un sacco di colonne simultaneamente e fece crollare il palazzo. Non ha alcun senso.

La termite, inoltre, brucia a temperature molto alte ma molto lentamente ed è incontrollata. Quando vedi i test per la termite la vedi spesso bruciare su lastre d'acciaio, crea molto fuoco e molta reazione: ma nessuna di queste reazioni fu vista nelle Torri Gemelle. E, ripeto, la termite non brucia in orizzontale attraverso colonne portanti. Non capisco come possa succedere.


Undicisettembre: Hai detto che la termite è incontrollata. Cosa intendi?

Brent Blanchard: Beh, un qualche meccanismo dovrebbe essere in grado di attaccare la termite alle colonne, ma la termite non deve tranciare il meccanismo stesso e deve essere attivata in seguito, in sequenza, su molte diverse colonne e deve bruciare alla stessa velocità attraverso tutte le colonne affinché la struttura venga giù.

Non ha alcun senso. La tesi della termite è talmente priva di senso che non vale neanche la pena di parlarne.


Undicisettembre: Una domanda che ho sentito di recente è: se fosse stata usata la termite avrebbe prodotto molta luce che sarebbe stata chiaramente visibile da fuori?

Brent Blanchard: Avrebbe creato molta luce. Avrebbe creato grandi incendi, molte fiamme, bagliori, fumo; e tutto questo prima del crollo. Non è successo perché non c'era alcuna termite.


Undicisettembre: Cosa pensi del World Trade Center 7? Quel crollo è stato causato da una demolizione controllata?

Brent Blanchard: No. Assolutamente no. Conosco persone che erano sul luogo e mi hanno riferito che sapevano che il palazzo era sul punto di crollare. E anche se non conoscessi queste persone, puoi guardare il crollo della Torre Nord e vedere come tutte le macerie cadute verso nord siano finite direttamente sul WTC7, strappando enormi pezzi della facciata sud del palazzo 7, che non è il lato che si vede sempre nei video su YouTube. Sul lato sud c'erano danni estesi lungo tutta la facciata. L'intero meccanismo di supporto viene indebolito quando una torre alta più del doppio gli crolla addosso.

Non mi sorprende che quel palazzo sia crollato. Al tempo non sapevo dei serbatoi di carburante o dei danni sul lato sud, ma anche senza sapere queste cose si potevano vedere gli incendi che avevano bruciato per ore incontrollati. E se lasci un incendio bruciare incontrollato in una qualsiasi struttura, prima o poi quella struttura crollerà.

Per me il fatto che crollò così tante ore dopo gli altri edifici supporta l'evidenza che si trattò della naturale evoluzione del collasso più che di qualche complotto sinistro.


Undicisettembre: I complottisti sostengono anche che i crolli furono troppo veloci per essere naturali. È possibile, secondo te, distinguere un crollo naturale da una demolizione controllata in base al tempo impiegato dagli edifici per crollare completamente?

Brent Blanchard: No. È veramente impossibile valutare quanto tempo un palazzo dovrebbe impiegare per crollare in questa situazione. Prima di tutto, non ci sono altri palazzi crollati di quelle dimensioni con cui confrontarli. In secondo luogo, non si può sapere esattamente che tipo di resistenza c'era all'interno dei palazzi quando iniziarono a crollare. La travatura di ogni piano oppose resistenza, ma lo fece anche il mobilio, i vani degli ascensori e tutte le altre cose che c'erano nel palazzo. Possono fare delle ipotesi, ma nessuno lo sa per certo.

La chiave dell'intera discussione se sia una demolizione controllata è stabilire da dove iniziano i crolli in entrambi i palazzi. Chiunque guardi i video deve arrivare alla conclusione ineludibile che entrambi i crolli iniziano esattamente dove gli aerei hanno colpito gli edifici. Non iniziano dal basso, dal centro o altrove. Ciascun palazzo inizia a crollare proprio dove l'aereo l'ha colpito.

Se accetti questo come un fatto di base, devi arrivare alla conclusione che se c'era una demolizione controllata questa deve essere avvenuta agli stessi piani. Quindi i complottisti devono anche fare l'asserzione che qualcuno in qualche modo ha avuto accesso proprio a quei piani, o prima o dopo gli impatti aerei, ma abbia raggiunto proprio quei punti di contatto e abbia aggiunto altri esplosivi per iniziare i crolli dei palazzi. E la domanda è: perché mai qualcuno dovrebbe fare una cosa simile? E la domanda ancora più grande è come si potrebbe mai accedere a quelle zone, con temperature così alte e iniziare ad attaccare gli esplosivi? E se gli esplosivi fossero stati attaccati in precedenza, come avrebbero potuto evitare che gli impatti aerei li strappassero dalle colonne e scagliassero fuori dagli edifici?

Queste sono domande fondamentali a cui nessun complottista sembra capace di rispondere.


Undicisettembre: Inoltre per asserire che i crolli sono sospetti dovrebbero iniziare dall'asserzione che le demolizioni controllate fanno crollare i palazzi più velocemente dei crolli naturali. Secondo te questo è corretto? Le demolizioni controllate fanno crollare i palazzi più velocemente dei crolli spontanei?

Brent Blanchard: Beh, un palazzo crollerà alla velocità che gli è concessa dalla resistenza. Quando un demolitore fa crollare un palazzo non pone gli esplosivi su tutte le colonne ma soltanto su un certo numero di colonne, in modo da iniziare a far crollare il palazzo. Anche al World Trade Center, quando un numero sufficiente di colonne ha ceduto, per via dell'alta temperatura dell'acciaio, è iniziato il meccanismo di crollo. Non è diverso da ciò che fa un demolitore in una demolizione controllata; si usa la minor quantità di esplosivo sul minor numero di colonne per ottenere l'effetto voluto. Al demolitore non importa a che velocità crolla, gli importa solo che crolli interamente.

Quindi non c'è proprio modo di predire la velocità di crollo esatta di una struttura.


Undicisettembre: Quindi pensi che il tempo impiegato dalle Torri per crollare l'11/9 indichi qualcosa di misterioso?

Brent Blanchard: No, non ci vedo nulla di misterioso. Le vedo crollare esattamente alla velocità che dovrebbero avere se dovessero cedere nei punti in cui hanno ceduto, dove hanno colpito gli aerei. Hanno incontrato della resistenza durante il crollo, e alcune aree che non hanno opposto resistenza si sono staccate e sono cadute all'esterno, e questi elementi sono finiti dentro altri palazzi. È una differenza importante quando provi a spiegare perché non ha avuto l'aspetto di una demolizione controllata.


Undicisettembre: Molti complottisti credono che dell'acciaio fuso sia stato trovato alla base delle torri e che questo proverebbe che si trattò di una demolizione controllata. È vero che le demolizioni controllate lasciano pozze di acciaio fuso?

Brent Blanchard: No. E non c'è alcuna prova che ci fosse dell'acciaio fuso. Il modo in cui formulano la domanda è sostanzialmente sbagliato ed è per questo che giungono ogni volta a conclusioni sbagliate. C'era del materiale fuso, che bruciavano a temperature molto alte, ma non c'è alcuna prova che alcuno di quei materiali fosse acciaio. È molto più probabile che fosse alluminio, rame o materiale composito.


Undicisettembre: Parlando dei tre crolli avvenuti l'11/9, le teorie di complotto che sostengono che furono demolizioni controllate sono anche solo vagamente credibili?

Brent Blanchard: No. Non ce n'è alcuna evidenza. Anno dopo anno viene presentato sempre lo stesso materiale. Non siamo giudici e giuria, ma lavoriamo in questo settore e vediamo queste cose costantemente. Sappiamo bene cosa dobbiamo cercare, abbiamo lavorato allo sgombero; io stesso andai sul luogo degli attentati in autunno, perché stavamo documentando i lavori di sgombero che erano portati avanti da diverse squadre di demolitori. La mia società di ingegneria non ha legami con organizzazioni politiche, non siamo nemmeno legati a queste società di demolizione. Siamo solo appaltatori e questo era uno dei nostri incarichi. Abbiamo l'occhio allenato e nessuno di noi vide indizi della presenza di cavi, tagli, bruciature preventive o una qualunque delle cose che vediamo centinaia di volte l'anno nei siti delle demolizioni controllate. Dato il lasso di tempo per il quale abbiamo lavorato lì, se avessimo visto qualcosa ne avremmo preso nota. Avremmo visto se ci fosse stato qualcosa di strano. Non solo la mia squadra, ma tutte le squadre di demolitori: non ci fu nemmeno una persona che vide qualcosa di sospetto o che necessitasse di ulteriori indagini riguardanti demolizioni con esplosivi. Tutte queste cose arrivano dai complottisti, che non sono minimamente esperti di demolizioni controllate.

È spiacevole ed è pericoloso, perché impedisce una discussione costruttiva sull'11/9 e fa sembrare il mondo occidentale molto malvagio davanti a un gruppo di fanatici che finisce per credere a queste cose se circolano troppo. Nulla di tutto questo può essere utile alle persone civili; può fare solo danno. Questa disinformazione può soltanto peggiorare il dialogo e l'animosità tra le persone. Questa è una delle ragioni per cui abbiamo deciso di parlarne e di contrastare queste teorie. Sarebbe molto più facile per noi dire “Non abbiamo nulla da dire”, e molti lo fanno. Noi no, perché lavoriamo in giro per il mondo e ci fanno queste domande ovunque andiamo, spesso insieme a paio di birre dopo uno o due giorni che siamo lì. Questo dimostra che le teorie del complotto possono arrivare lontano e questa sta arrivando in molti posti e può fare molti danni a persone innocenti. Non credo che sia utile, anzi espone tutti a un rischio non necessario.

Nel 2006 abbiamo pubblicato un rapporto che risponde a queste teorie e io, insieme ad alcuni collaboratori, ho speso molto tempo a contattare i demolitori che avevano avuto un appalto e che erano stati sul posto. Alcuno di loro ci hanno guardato come se avessimo tre teste, non riuscivano a credere nemmeno che sollevassimo l'argomento. Ci hanno chiesto “Ma perché mi fai queste domande?” Per loro il concetto era talmente estraneo che non riuscivano a credere che ci fosse qualcuno che prendesse queste asserzioni sul serio. Il loro pensiero sincero è “Perché perdi tempo con queste cose?”


Undicisettembre: Vuoi aggiungere altro che non ti ho chiesto?

Brent Blanchard: Una cosa che vorrei aggiungere è che ci sono registrazioni delle vibrazioni del sito. Le registrazioni sismografiche che furono registrate l'11/9, così come avviene quotidianamente in ogni luogo del mondo, mostrano gli impatti aerei e i crolli delle strutture. In quelle onde e in quei dati puoi vedere che non c'è stato alcun catalizzatore improvviso alle 10:06 o a qualunque altro orario; non c'è stato alcun evento esplosivo. Quindi per tenere nascosta un'esplosione, anche chi lavora in quei laboratori, gli scienziati che lavorano alla Columbia University e anche altrove, dovrebbero essere parte del complotto.

Per concludere, non c'è assolutamente alcuna evidenza scientifica che ci furono esplosioni in nessuno di quei tre edifici, e questo per me significa molto.

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2014/09/17    Permalink       0 commenti         Avvertenze per i commentatori

Il Joint Inquiry e il presunto coinvolgimento saudita negli attentati

di John

Già nel corso della drammatica giornata dell’11 settembre 2001, mentre l’America prendeva coscienza della propria vulnerabilità nei confronti di una minaccia che aveva a lungo sottovalutato e mentre decine di migliaia di persone si adoperavano per prestare soccorso ai sopravvissuti del più grande attacco terroristico nella storia dell’umanità, i principali servizi responsabili per la sicurezza nazionale e  per l’antiterrorismo si erano messi in moto per acquisire ogni elemento utile all'identificazione degli esecutori degli attentati e dei loro mandanti.

Questo lavoro era dettato non solo dall'esigenza di valutare modalità e obiettivi della reazione americana ma anche di individuare le falle del sistema attraverso le quali i terroristi avevano potuto colpire così duramente. Numerose indagini e inchieste, anche interne e giudiziarie, si sono pertanto succedute nel tempo e tutte hanno prodotto rapporti e conclusioni che nel corso degli anni sono stati pubblicati anche sul Web, soprattutto dopo la conclusione del cosiddetto Processo Moussaoui che portò alla condanna di uno dei terroristi implicati nella fase preparatoria degli attacchi.

Tuttavia tanta gente non conosce questi documenti e ha sentito parlare soltanto del 9/11 Commission Report, ossia il rapporto di quasi 600 pagine rilasciato nel 2004 dalla Commissione Indipendente voluta dal Congresso Americano, perché quasi sempre, per ignoranza o per malevolo interesse, è l’unico ad essere citato, al punto da ingenerarsi la diffusa convinzione che quel rapporto sia la “verità ufficiale” del Governo Americano sui fatti dell’11 settembre 2001.

Peraltro gran parte di coloro che citano il 9/11 Commission Report (abbreviato: 9/11 Report) nemmeno lo hanno letto (e non ne esistono edizioni autorizzate in lingue diverse da quella originale in inglese), altrimenti saprebbero che in esso sono citati vari altri rapporti e inchieste precedenti, fra cui quello della FAA (l’ente americano che gestisce il trasporto aereo), dell’NTSB (l’ente che indaga sulle sciagure aeree), dell’USAF (l’aviazione militare americana), dell’ FBI (all’epoca il principale servizio antiterrorismo all’interno del territorio statunitense) e quello delle due commissioni congressuali permanenti di controllo sull’operato dei servizi segreti, denominato Report of the Joint Inquiry into the Terrorist Attacks of September 11, 2001 – by the House Permanent Select Committee on Intelligence and the Senate Select Committee on Intelligence (abbreviato: Joint Inquiry). In effetti il Joint Inquiry è un documento di grande interesse, certamente non secondario al 9/11 Report ma quasi del tutto ignorato in questi anni, nonostante fornisca risposte precise ed esaurienti a gran parte delle domande relative all'organizzazione degli attentati e alle ragioni per cui i servizi antiterrorismo americani non riuscirono a prevenirli.

Il Joint Inquiry, redatto nel 2002, mise a nudo gli errori di valutazione, il mancato scambio di informazioni tra i servizi che non cooperavano ma rivaleggiavano tra loro, le pastoie burocratiche e le limitazioni giuridiche che rallentarono o bloccarono l'attività di quegli investigatori che avevano subodorato che qualcosa di molto grave stava per accadere.

Anche dopo la sua pubblicazione, alcune delle circa 800 pagine del Joint Inquiry rimasero coperte dal segreto, ma ben pochi ci fecero caso perché, come si è detto, l'attenzione dell'opinione pubblica era concentrata soprattutto sul 9/11 Report (tant'è che qualcuno ancora confonde i due rapporti).

La questione è stata sollevata nella seconda metà del 2013 ed è stata riproposta con insistenza nelle ultime settimane, all'approssimarsi dell'anniversario della tragedia. Tutti parlano di “28 pagine secretate” nelle quali, secondo indiscrezioni apprese da chi avrebbe avuto accesso a quelle pagine, sarebbero descritti gli elementi che proverebbero il coinvolgimento dell'Arabia Saudita negli attentati dell'11 settembre.

È singolare che quasi nessuno tra i media che riportano la notizia indichi con precisione quali sono le pagine in questione: probabilmente in pochi hanno voglia di scartabellare 800 pagine, sia pure in formato PDF.

Se lo facessero, scoprirebbero che le pagine sono quelle comprese tra la 416 e la 443 del documento originale (che corrispondono alle pagine tra la 396 e la 422 del documento in formato PDF diffuso al pubblico) e che esse non solo le uniche ad essere secretate. Nel corpo del documento infatti, ci sono altre pagine e numerosi paragrafi non accessibili per cui il totale delle parti secretate ammonta a ben più di 28 pagine.

E non si tratta di una “scoperta” recente, nemmeno dal punto di vista mediatico: già nel 2003 i giornali scrivevano esattamente le stesse cose che vengono scritte oggi: le 28 pagine nascoste e il presunto coinvolgimento dell'Arabia Saudita.

Ma cosa c'è scritto in queste misteriose pagine mancanti?

Lo stesso Joint Inquiry si premura di spiegarlo, all'inizio del capitolo (Parte Quarta) secretato:

PART FOUR—FINDING, DISCUSSION AND NARRATIVE REGARDING CERTAIN SENSITIVE NATIONAL SECURITY MATTERS
20. Finding: [Through its investigation, the Joint Inquiry developed information suggesting specific sources of foreign support for some of the September 11 hijackers while they were in the United States. The Joint Inquiry’s review confirmed that the Intelligence Community also has information, much of which has yet to be independently verified, concerning these potential sources of support. In their testimony, neither CIA nor FBI officials were able to address definitively the extent of such support for the hijackers globally or within the United States or the extent to which such support, if it exists, is knowing or inadvertent in nature. Only recently, and at least in part due to the Joint Inquiry’s focus on this issue, did the FBI and CIA strengthen their efforts to address these issues. In the view of the Joint Inquiry, this gap in U.S. intelligence coverage is unacceptable, given the magnitude and immediacy of the potential risk to U.S. national security. The Intelligence Community needs to address this area of concern as aggressively and as quickly as possible].
Discussion: [The Joint Inquiry reviewed information in FBI and CIA documents suggesting specific potential sources of foreign support for the September 11 hijackers. While the Joint Inquiry uncovered this material during the course of its review of FBI and CIA documents, it did not attempt to investigate and assess the accuracy and significance of this information independently, recognizing that such a task would be beyond the scope of the Joint Inquiry. Instead, the Joint Inquiry referred a detailed compilation of information it had uncovered in documents and interviews to the FBI and CIA for further investigation by the Intelligence Community and, if appropriate, law enforcement agencies. A detailed summary of the available information pertaining to this issue is included in the classified version of the Joint Inquiry final report].
[It should be clear that this Joint Inquiry has made no final determinations as to the reliability or sufficiency of the information regarding these issues that was found contained in FBI and CIA documents. It was not the task of this Joint Inquiry to conduct the kind of extensive investigation that would be required to determine the true significance of such alleged support to the hijackers. On the one hand, it is possible that these kinds of connections could suggest, as indicated in a CIA memorandum, “incontrovertible evidence that there is support for these terrorists [---------------------------].” On the other hand, it is also possible that further investigation of these allegations could reveal legitimate, and innocent, explanations for these associations].
[Given the serious national security implications of this information, however, the leadership of the Joint Inquiry is referring the Joint Inquiry Staff’s compilation of relevant information to both the FBI and the CIA for investigative review and appropriate investigative and intelligence action].

In sostanza, il rapporto spiegava che gli investigatori erano in possesso di informazioni relative al possibile coinvolgimento di soggetti ubicati in paesi stranieri (“potential sources of foreign support”) ma precisava che tali informazioni non erano state verificate e che sarebbe stato necessario approfondire le indagini in quella direzione.

Trattandosi di indagini da sviluppare, è comprensibile che le autorità americane abbiano deciso di secretare quella parte del rapporto.

Tuttavia alcune testate giornalistiche riportarono alcune indiscrezioni provenienti da chi aveva avuto modo di leggere il rapporto originale (o vi aveva contribuito direttamente) e anche se le fonti di queste informazioni erano anonime, il loro contenuto sembra circostanziato e verosimile.

Tali indiscrezioni sono state ribadite in tempi molto più recenti e questa volta le fonti hanno anche un nome e cognome.

Dal complesso di queste informazioni giornalistiche si evince che i servizi investigativi avevano scoperto che alcuni dei dirottatori kamikaze avevano ricevuto supporto logistico e finanziamenti da esponenti del governo saudita e della casa regnante.

È bene precisare, però, che si sta parlando sempre e solo di ciò che è illustrato nel Joint Inquiry del 2003, ossia di informazioni che non erano state ancora verificate né approfondite a quel tempo. Ad esempio le “incontrovertibili prove” del coinvolgimento saudita sono un semplice appunto (“memo”) della CIA.

È il caso di ricordare che sulla base di informazioni incomplete e smozzicate gli americani sono già incappati in clamorosi errori (come quello del coinvolgimento iracheno negli attentati o del possesso di armi di distruzione di massa da parte dell'Iraq) per cui il buon senso consiglia di non dare un peso eccessivo alle ipotesi e alle indicazioni non verificate contenute nel Joint Inquiry e di attendere, piuttosto, che siano diffuse le conclusioni delle successive indagini da esse scaturite, delle quali, però, nessuno parla.

Purtroppo si ha la sensazione, infatti, che dietro la pressione mediatica per la desecretazione delle famigerate 28 pagine si celino interessi politici (come quello di mettere in difficoltà l'Amministrazione Obama o di incrinare i rapporti privilegiati che intercorrono tra Stati Uniti e Arabia Saudita) ed economici (la possibilità di ottenere risarcimenti dal governo saudita) anziché la sete di verità.

Del resto, che Osama bin Laden abbia goduto di importanti amicizie e parentele in Arabia Saudita è fuori discussione: era nato in Arabia, figlio di un magnate delle costruzioni edili molto vicino alla casa regnante saudita. Uno dei fratelli di Osama, Salem bin Laden, era stato uno dei due amici più intimi di Re Fahd.

Con oltre cinquanta fratelli e sorelle cittadini sauditi benestanti e a capo di un vero e proprio impero imprenditoriale e finanziario, non c'è da meravigliarsi che Osama bin Laden abbia mantenuto contatti con personaggi in vista del mondo politico, istituzionale e religioso saudita e sia riuscito a ottenere appoggi e finanziamenti per garantire il buon esito dei suoi piani terroristici.

Di qui a sostenere, però, che l'Arabia Saudita abbia consapevolmente concorso all'organizzazione degli attentati dell'11 settembre 2001 contro il suo principale alleato politico, economico e militare ce ne passa e soltanto la diffusione dell'esito delle indagini effettuate dopo la stesura del Joint Inquiry può, forse, dissipare il dubbio.

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