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2007/05/29

Il Presidential Memo del 6 agosto 2001

Postato da John - www.crono911.org

English abstract: On August 6, 2001, the intelligence community submitted to President Bush a memo containing information related to suspicious Al Qaeda activity in the US. The document explains that the FBI and CIA had received information about the possibility of hijackings and other types of terrorist actions planned by Al Qaeda members already based in USA. However, the information provided was somewhat generic and unverified at the time: it only made sense in hindsight.

Il campo d'indagine sui fatti dell'11 settembre 2001 è estremamente vasto per la mole di documentazione disponibile e per la presenza di numerosi aspetti che devono essere ancora pienamente ricostruiti (e non ci riferiamo certamente alle fantasiose teorie dei cospirazionisti).

Tra essi c'è tutta l'attività dei servizi di intelligence e di anti-terrorismo ai quali spettava il compito di prevenire quel genere di attacchi.

Un tassello importante per fare luce su tale attività ci viene fornito dal Presidential Memo del 6 agosto 2001, un appunto riservato pervenuto al Presidente Bush e nel quale si evidenziava la possibilità che Al Qaeda colpisse il territorio americano.


Il documento è stato declassificato il 10 aprile del 2004 ed è estremamente interessante e significativo, perché fotografa molto bene la percezione del rischio che avevano i responsabili dell'antiterrorismo appena un mese prima di quei devastanti attentati. Il titolo del memo è "Bin Laden è determinato a colpire negli Stati Uniti".

La nota spiega che diverse fonti "indicano che sin dal 1997 Bin Laden ha maturato la volontà di portare attacchi terroristici negli Stati Uniti" e ha invitato i suoi seguaci a seguire l'esempio di Ramzi Yousef che attentò al World Trade Center nel 1993 e a "portare la guerra in America".

Il memo, citando confidenze di altri servizi segreti, riferisce che Bin Laden voleva colpire Washington per ritorsione agli attacchi americani in Afghanistan nel 1998 e spiega che il leader di Al Qaeda stava studiando il modo per far entrare negli Stati Uniti alcuni terroristi destinati a portare un attacco.

A conferma di queste indicazioni, la nota cita un piano per colpire l'Aeroporto Internazionale di Los Angeles e avverte che alcuni membri di Al Qaeda hanno la cittadinanza americana e hanno vissuto e viaggiato per anni in USA e pertanto sono in grado di fornire una struttura di supporto all'organizzazione ed esecuzione degli attacchi.

Il documento poi afferma: "Non abbiamo trovato conferme ad alcune tra le minacce più eclatanti contenute in alcuni rapporti, come quello proveniente da un'agenzia [il nome è nascosto] che nel 1998 diceva che Bin Laden voleva dirottare un aereo americano per ottenere il rilascio dello Sceicco Cieco Umar Abd al-Rahman e altri estremisti detenuti in USA".

Fino a questo punto il memo si riferisce a dati che temporalmente sono collocati intorno al 1997-1998 e piuttosto generici.

Gli ultimi due paragrafi del memo sono però quelli più interessanti, specialmente se letti con il senno di poi:
"Nevertheless, FBI information since that time indicates patterns of suspicious activity in this country consistent with preparations for hijackings or other types of attacks, including recent surveillance of federal buildings in New York.
The FBI is conducting approximately 70 full field investigations throughout the US that it considers Bin Ladin-related. CIA and the FBI are investigating a call to our Embassy in th EAU in May saying that a group of Bin Ladin supporters was in the US planning attacks with explosives."


Tradotto:

"Nondimeno, le informazioni acquisite da allora dall'FBI evidenziano tracce di attività sospetta in questo paese, compatibili con preparativi di dirottamenti o altri tipi di attacchi, tra le quali la recente attività di sorveglianza di edifici federali a New York.
L'FBI sta portando avanti circa 70 indagini a tutto campo negli Stati Uniti, che l'agenzia considera connesse a Bin Laden. La CIA e l'FBI stanno indagando su una chiamata alla nostra ambasciata negli Emirati Arabi Uniti in Maggio, secondo cui un gruppo di affiliati a Bin Laden si trovava negli USA per pianificare attacchi con esplosivi".

Oggi possiamo dire che l'accenno a possibili dirottamenti aerei e a edifici federali a New York come potenziali obiettivi si è rivelato senza dubbio fondato, così come lo è stata - almeno in parte - la segnalazione ricevuta dall'ambasciata USA negli Emirati Arabi.

Infatti almeno uno dei dirottatori proveniva dagli Emirati Arabi (Fayez Banihammad) e le indagini hanno accertato che buona parte del denaro versato nei conti dei terroristi dell'11 settembre è transitato attraverso banche di quella nazione.

D'altro canto, un esame critico del memo, calato nel contesto temporale cui appartiene, evidenzia che sarebbe poco corretto sentenziare che quelle informazioni avrebbero dovuto portare a provvedimenti idonei a impedire ciò che sarebbe accaduto un mese dopo.

Innanzitutto solo con il senno di poi possiamo correlare correttamente quelle informazioni a quanto avvenuto. All'epoca si trattava solo di indizi vaghi sui quali indagare: "tracce di attività sospetta... compatibili... dirottamenti o altri tipi di attacchi..."; la stessa segnalazione dagli EAU proveniva da una telefonata (probabilmente anonima) e parlava di attacchi con esplosivi, che non erano certo una novità.

In secondo luogo, il memo parla di ben 70 indagini in corso dell'FBI, il che evidenzia il numero molto elevato di segnalazioni di attività sospette, molto diverse l'una dall'altra, che venivano indagate "a tutto campo".

Infine, all'epoca quando si parlava di dirottamenti si intendevano situazioni tradizionali, in cui i dirottatori sequestravano un aereo e i suoi passeggeri per avanzare determinate richieste. Si trattava di situazioni che potevano essere gestite secondo precisi e ben noti schemi operativi.

Per esempio, un potenziale dirottatore avrebbe dovuto superare i sistemi di sicurezza portando con sé armi da fuoco o bombe, il che era tutt'altro che semplice. Un dirottatore armato di coltelli e taglierini non avrebbe rappresentato un grosso problema per le squadre speciali d'intervento.

Questo memo, quindi, da un lato conferma che non mancarono segnalazioni che avrebbero potuto consentire agli investigatori di avvicinarsi a capire ciò che stava per accadere, dall'altro evidenzia che gli avvisi furono generici e imprecisi ed era difficile discriminarne la fondatezza.