2011/10/10

“Zero2: nuova edizione, vecchi errori

di Hammer, con il contributo di Paolo Attivissimo

In occasione del decimo anniversario dell'11 settembre è uscito il libro di Giulietto Chiesa “Zero2, che a parte un'introduzione di 66 pagine dello stesso Chiesa ripropone lo stesso volume pubblicato con il titolo “Zero” nel 2007.

Stupisce anzitutto la scelta di pubblicare con un nuovo titolo un libro già edito, soprattutto considerando che la quarta di copertina parla di “nuove prove che smentiscono ciò che ci è stato raccontato”. A pagina 4 l'editore specifica che “La presente edizione ripropone da pag. 67 il testo già pubblicato da Edizioni Piemme con il titolo Zero”, ma crediamo che difficilmente chi si accinge ad acquistare il volume controlli cosa c'è scritto prima dell'introduzione. Il tutto sembra proprio una mossa commerciale per rifilare un libro in più ai lettori meno accorti.

Del resto lo stesso Chiesa a pagina 17 ammette candidamente che “Il volume, dovessi ri-progettarlo oggi, sarebbe arricchito da centinaia di nuovi contributi, da nuovi elementi, nuove prove, nuovi indizi, nuove scoperte circa la dinamica degli avvenimenti e i loro risvolti non immediatamente visibili”.

Una domanda sorge spontanea: signor Chiesa, ma se riconosce anche lei che il libro è obsoleto, perché lo ha ristampato? Perché non lo ha riprogettato come lei stesso suggerisce? In 4 anni ci pare che il tempo necessario ci sia stato, almeno avrebbe evitato di dare alle stampe un volume la cui introduzione, come vedremo, contraddice in diversi punti i successivi capitoli.

Del resto Giulietto Chiesa non risparmia nemmeno sé stesso: a pagina 22 dell'introduzione sostiene che il volo American Airlines 77 abbia, secondo il Rapporto della Commissione d'Inchiesta, colpito il Pentagono alle 9:37. Il dato è corretto, peccato che lo stesso Chiesa nel 2006, nell'introduzione al libro di William Rodriguez “11 settembre Bush ha mentito”, abbia invece sostenuto che lo schianto fosse avvenuto alle 9:40 e questo era, per l'autore, motivo di sospetti su presunte sincronie sospette, come già analizzato a suo tempo da Undicisettembre.

Questo modus operandi non ci sorprende più di tanto, conferma solo la tendenza dei complottisti a cambiare versione con la massima disinvoltura e senza mai farne menzione. Quella che Chiesa chiama “versione ufficiale” non è mai cambiata negli anni; le versioni complottiste cambiano invece con frequenza sorprendente.

A pagina 23 l'autore torna su uno dei suoi argomenti preferiti: la presunta assenza di ogni menzione al World Trade Center 7 nel Rapporto della Commissione d'Inchiesta. Scrive Chiesa: “[...] il 43% degli americani non aveva mai sentito parlare del WTC-7. Del resto tutti quelli che hanno letto il 9/11 Commission Report non potevano saperne niente perché in quelle 566 pagine non c'è una riga al riguardo.”

Okay, ormai è chiaro: Giulietto Chiesa non possiede una copia del Rapporto o, se ce l'ha, non l'ha mai letta. Signor Chiesa, se ne faccia una ragione. Questo argomento è falso, punto e basta. Il World Trade Center 7 è citato nel rapporto alle pagine 284, 293, 302, 305 come “7 WTC”. Per favore, vorremmo non tornarci più, è un dettaglio semplicissimo da verificare.

Sempre sul World Trade Center 7 il libro ha ancora altri spunti da offrire. In fondo a pagina 23, Chiesa lo descrive infatti come “Un edificio alto quasi 200 metri di 47 piani”. I dati sono corretti, peccato che nel capitolo di Claudio Fracassi (pagina 120 di “Zero2”, pagina 56 dell'edizione del 2007) si dica che il WTC7 è “un gigante di ben 60 piani”: come preannunciato il libro contraddice sé stesso.

Chiesa passa poi ad occuparsi del Pentagono e nella nota 42 di pagina 35 scrive una sciocchezza che fa accapponare la pelle a chiunque si occupi di 11/9 da più di cinque minuti. Scrive infatti nella nota “Incontreremo tra poco la storia dei due piloti che la versione ufficiale assegna al volo AA77. I loro nomi sono Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar e l'inchiesta non poté non rilevare che la loro esperienza di piloti era al di sotto del minimo accettabile per condurre un Boeing 757.”

Ad una prima lettura si può supporre che Chiesa si sia semplicemente sbagliato. Purtroppo no, infatti a pagina 45 ripete il concetto: “Prima tra tutte la scoperta che i due presunti piloti del volo AA77, quello che avrebbe colpito il Pentagono - Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar - alloggiarono [...] in quel di San Diego, California.”

Caro Chiesa, questa volta siamo d'accordo con lei: Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar non erano in grado di pilotare un aereo di linea. Infatti nessuno si è mai sognato di dire che fossero loro i piloti dirottatori del volo AA77: il pilota di AA77 fu Hani Hanjour, che aveva conseguito il brevetto di pilota commerciale.

Proseguendo la lettura scopriamo a pagina 39 che finalmente Chiesa riconosce che sul prato antistante il Pentagono siano stati abbattuti cinque pali della luce dall'“oggetto misterioso” (espressione di Chiesa) che ne ha colpito la facciata. L'errore, però, non è stato corretto nel capitolo di Andreas von Bülow, che ancora riporta (pagina 143 di “Zero2, pagina 79 di “Zero” del 2007) che sarebbe stata abbattuta “una serie di semafori”.

Giunti a questo punto della lettura ci è venuto il dubbio di aver frainteso la quarta di copertina. Forse le “nuove prove” non smentiscono ciò “che ci è stato raccontato” dalla Commissione d'Inchiesta, ma quello che è stato dichiarato da Chiesa e dal suo entourage negli ultimi quattro anni.

Come detto, i capitoli seguenti sono quelli già editi senza nessuna variazione. Ecco qualche esempio delle assurdità tecniche verificabili, degli errori e delle incoerenze che vi si possono trovare: l'elenco verrà ampliato man mano che prosegue la lettura. Fra parentesi è indicato il numero di pagina corrispondente dell'edizione 2007.

  • Pagina 144 (80): c'è scritto ancora che il Pentagono sarebbe stato colpito da un “parassita militare”: espressione completamente priva di senso. Sono quattro anni che aspettiamo che qualcuno ci spieghi cos'è un “parassita militare”: magari ci faranno questo favore prima che escano “Zero3 e “Zero4.
  • Pagina 144 (80): “Le torri erano sostenute da quarantasette piloni centrali in acciaio [...] controventati a dei pilastri esterni sempre in acciaio a 236 metri di distanza”. Chiesa, per opera di Andreas von Bülow, ci sta dicendo che le Torri Gemelle avevano pilastri esterni situati a oltre duecento metri dalle Torri stesse. Un'assurdità architettonica piuttosto evidente anche per i non addetti ai lavori. Un semplice esame delle fotografie d'epoca conferma che tali pilastri esterni sono un'invenzione di von Bülow.
  • Pagina 173 (109): nel capitolo scritto da Jürgen Elsässer si afferma che “sono più che legittime le indagini volte a dimostrare che gli aerei dirottati furono comandati a distanza da terra [...] oppure che il Pentagono non fu colpito da un aereo ma da un missile cruise”. Entrambe sono asserzioni abbandonate da tempo dai principali sostenitori delle tesi di complotto, per esempio perché è pittosto difficile che i 55 testimoni oculari dell'impatto al Pentagono abbiano confuso un missile Cruise, lungo sei metri, con un aereo di linea lungo quasi cinquanta.
  • Pagina 180 (116): si dice che “tutto ciò che i due [Ramzi Binalshibh e Khalid Sheikh Mohammed] raccontarono sui fatti dell'11/9 dopo il loro arresto fu divulgato solo con la mediazione delle autorità statunitensi”, ma si omette di dire che i due avevano già confermato il loro racconto nel 2002, quando erano uomini liberi, al giornalista di Al Jazeera Yosri Fouda, come descritto nel libro Masterminds of Terror (in italiano Le menti criminali del terrorismo, Newton e Compton Editori).
  • Pagina 223 (159): Steven Jones scrive che “La Torre più vicina distava circa trecento metri dal WTC7”. È errato: la distanza dalla Torre Nord (WTC1) era di 112 metri. La distanza asserita, quasi tripla rispetto a quella reale, fa sembrare impossibile che il crollo delle Torri abbia avuto effetto sul WTC7.
  • Pagina 287 (223): Webster Tarpley scrive di “presunte chiamate telefoniche partite dai cellulari delle vittime dei dirottamenti” attribuendo alla “versione ufficiale” quest'origine delle chiamate. Ma la “versione ufficiale” afferma tutt'altro: tutte le 66 chiamate, tranne due brevi, provennero dai telefoni di bordo degli aerei, non dai cellulari, e quindi non erano affatto impossibili come si vuole insinuare.
  • Pagina 289 (225): “Grazie alla tecnologia Global Hawk, si possono anche controllare a distanza gli aeroplani intercettati”. Qualunque pilota di aereo di linea sa che questa è un'asserzione tecnica del tutto priva di fondamento.
  • Pagina 353 (289): Thierry Meyssan afferma che “gli individui accusati di aver dirottato gli aerei non figuravano sulle liste d'imbarco”, ma in realtà erano presenti nelle liste d'imbarco, che ne indicano anche i posti, confermati oltretutto dalle telefonate fatte dalle assistenti di volo durante i dirottamenti.

Se dovessimo dare un voto a questa pubblicazione, pur attingendo al massimo della nostra magnanimità, non daremmo nemmeno un 5 di incoraggiamento. L'unico voto che ci sentiamo di dare è un inevitabile zero. Oppure Zero2: tanto è uguale.

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