2008/05/19

Guantanamo: confermati solo 5 imputati su 6

di John

I giudici militari di Guantanamo hanno accolto i capi d'accusa presentati nei confronti di cinque imputati nel processo per gli attentati dell'11 settembre.

Si tratta di Khalid Sheikh Mohammed (considerato l'organizzatore degli attentati) e dei complici Ramzi bin Al-Shibh, Mustafa al-Hawsawi, Walid bin 'Attash e Ali Abdulaziz Ali.

Sono stati rigettati, invece, i capi d'accusa a carico di Mohammed al-Kahtani (nella foto), considerato il 20° componente del gruppo di dirottatori che l'11 settembre del 2001 presero il controllo di quattro aerei passeggeri per schiantarli contro il World Trade Center a New York e contro il Pentagono a Washington. Il quarto obiettivo, il Campidoglio (sede del Congresso), non fu raggiunto perché i passeggeri riuscirono a rivoltarsi contro i dirottatori. Si trattava del volo United 93, l'unico in cui i dirottatori erano solo in quattro (sugli altri aerei erano cinque).

Al-Kahtani avrebbe dovuto completare la squadra destinata a prendere il controllo di United 93.

Sebbene gli inquirenti non abbiano dubbi sul ruolo assegnato ad Al-Kahtani (9/11 Commission Report, pag. 11), quest'ultimo ha sempre dichiarato di non essere a conoscenza della natura della missione che avrebbe dovuto espletare una volta giunto in USA e non sono emerse prove del contrario.

Anzi, sia Khalid Sheikh Mohammed che lo stesso Osama bin Laden, in varie circostanze, hanno sempre sottolineato che solo i piloti erano a conoscenza dei particolari dell'operazione.

E' quindi probabile che proprio questa circostanza sia alla base della decisione dei giudici (le cui motivazioni non sono state ancora rese pubbliche): il processo riguarda specificamente gli attentati dell'11 settembre 2001 e nel caso di Al-Kahtani non è possibile provare l'elemento soggettivo del reato (il dolo) neppure a livello di tentativo (come fu invece per Moussaoui).

Come si evince da questo servizio della CNN, Al-Kahtani è difeso da un avvocato civile e da uno militare.

La vicenda smentisce chi sostiene che il processo sia solo una farsa e dimostra la volontà dei giudici di istruirlo nel rispetto dei normali principi giuridici e senza tener conto di eventuali elementi accusatori acquisiti con forme di pressione psicologica o di tortura.

Aggiornamento


di Paolo Attivissimo

Un articolo nel Wall Street Journal del 20/5/2008 getta luce sulle difficoltà e opposizioni che sta incontrando questa serie di processi. Il Brigadier General Thomas Hartmann (nella foto), consulente legale delle commissioni, incaricato di avviare i processi, è stato escluso dalla consulenza per uno degli imputati da parte del giudice militare Keith Allred, perché ha esercitato sugli avvocati militari d'accusa una "influenza inopportuna".

Avrebbe infatti detto a questi avvocati che è opportuno che ricevano una formazione più approfondita e che si dia priorità ai casi "sexy" [sic] che potrebbero "catturare l'emozione del popolo americano". Tutto qui. Il giudice Allred ha ammesso che questo non avrebbe invalidato Hartmann (che, ricordiamolo, non decide nulla, ma è semplicemente un consulente) in una corte marziale comune, ma in questo caso era sufficiente perché il Congresso voleva evitare anche la sola "parvenza di influenza indebita da parte di superiori".

C'è di più. Secondo il WSJ, le motivazioni dell'esclusione di Mohammed al-Qahtani (al momento non ancora depositate dal giudice Susan Crawford che presiede i processi) sarebbero che al-Qahtani ebbe un ruolo meno centrale nel complotto rispetto a Khalid Sheikh Mohammed e altri, e che quindi processarlo insieme a loro sarebbe stato iniquo, col rischio di favorirne ingiustamente la condanna capitale. "In altre parole" dice il Wall Street Journal "la decisione mostra quanto il giudice Crawford e i tribunali siano indipendenti dalle pressioni esercitate dal Pentagono".

Tutto questo sembra uno scrupolo decisamente poco compatibile con la definizione cospirazionista di "processo-farsa".

20 commenti:

usa-free ha detto...

non credo che il processo sia una farsa.

Ciò nondimeno le condizioni di detenzione a Guantanamo non sono indiscutibilmente chiare e il sospetto di tortura non è peregrino.

Paolo Attivissimo ha detto...

Opinione personale: non parlerei di sospetto, ma di certezza. Non m'importa cosa dicono i cavillatori, il waterboarding è una tortura, e alcuni detenuti a Guantanamo l'hanno subito.

Sfido chiunque a sottoporvisi e uscirne sorridente come se niente fosse.

usa-free ha detto...

in realtà la pratica della tortura si è evoluta in modo ...scientifico.

è stato molto esplicativo un servizio delle Iene che ho visto qualche tempo fa. il "torturatore" era un membro qualificato delle nostre forze speciali e lo si evinceva dalle tecniche.

il concetto è che non bisogna più pensare alla tortura in stile medioevale. Ovvero ti sottopongo ad anteprime di morte dove giureresti tutto e il contrario di tutto tale è il dolore fisico cui ti sottopongo... e poi ti finisco.

in quell'ambito la tortura aveva lo scopo di legittimare il boia di fronte a se stesso e all'opinione pubblica.

oggi le tecniche sono più raffinate e volte a estorcere al torturato elementi di verità e non dichiarazioni dettate dall'esasperazione.

il disorientamento sensoriale innanzitutto. la pressione psicologica.

sono sicuro che John sa di cosa parlo ;)

sì è tortura, deprecabile quanto a volte drasticamente indispensabile di fronte a soggetti dotati di forti convinzioni e autocontrollo.

sono inghippi perfettamente inquadrabili che appartengono al nostro presente , ma che in quanto tali rendono impossibile una mitizzazione da parte di chi li usa (azz, usa :D)

da qui il mio nick.

sono assolutamente contro la mitizzazione , anche perchè sento che questa mitizzazione c'è , ed è assolutamente irragionevole.

Paolo Attivissimo ha detto...

da qui il mio nick

Però, siccome gli stessi mezzi (e anche peggiori) vengono usati da tanti altri regimi oltre che da movimenti terroristici, dovrebbe essere per completezza "usa-taleban-burma-china-afghanistan-russia-et-cetera-free"... un po' scomodo :-)

Altrimenti sembra che te la prendi con una sola delle parti colpevoli.

usa-free ha detto...

" dovrebbe essere per completezza "usa-taleban-burma-china-afghanistan-russia-et-cetera-free"... un po' scomodo :-)"

LOL.

"Altrimenti sembra che te la prendi con una sola delle parti colpevoli."

Me la prendo un pò di più con quella perchè fa spesso guerre con lo scopo di portare la democrazia e la libertà, a suo dire.

O meglio, a dire dei suoi leaders, ma se sono al loro posto vuol dire che la maggioranza li ha democraticamente eletti per cui , per brevità, facciamo usa-free :D

Paolo Attivissimo ha detto...

fa spesso guerre con lo scopo di portare la democrazia e la libertà, a suo dire.

E' un trend comune: c'è anche chi distrugge grattacieli per portare il proprio Pensiero Unico e creare il Grande Califfato...

Sulla democraticità, o meglio rappresentatività, del sistema elettorale USA ci sarebbe da dire tanto, ma non qui. Dico solo che non credo si possa dire, cifre alla mano, che le azioni dell'attuale governo USA rispecchiano la stragrande maggioranza dei cittadini. Attenzione alla china scivolosa del "sono tutti colpevoli perché li hanno eletti"... altrimenti dovresti considerarti colpevole dei misfatti di tutti i governi italiani, perché la maggioranza degli italiani li ha eletti. E tu che magari hai votato contro, saresti comunque considerato "colpevole".

Questo genere di semplificazione è proprio quello su cui contano i fondamentalismi di ogni sorta, e mi preoccupano sempre. Confido che non sia il tuo caso, ma volevo chiarire il mio punto di vista.

usa-free ha detto...

"Questo genere di semplificazione è proprio quello su cui contano i fondamentalismi di ogni sorta, e mi preoccupano sempre. Confido che non sia il tuo caso, ma volevo chiarire il mio punto di vista."

Non è il mio caso, ma tieni presente che l'attuale presidente USA è stato _riconfermato_ ad un secondo mandato.

La perseveranza è un indice di colpevolezza. Ma non parliamo di colpevolezza, preferisco il termine "responsabilità".

In ogni caso proprio quest'anno ci sarà un avvicendamento al soglio della Casa Bianca e sarà interessante vedere chi sarà eletto e i successivi sviluppi.

Anonimo ha detto...

Con tutto rispetto, ma credo che usa_free sia il tipico esempio di lettore politicizzato, in barba a Grillo che crede di risolvere tutto allontanando i finanziamenti politici dall'informazione giornalistica.
Lo si denota proprio in questi commenti basati sulla quantità di importanza che da ai singoli eventi.
Per esempio, per usa_free importa di più chi adotta come soluzione la guerra per diffondere la democrazia piuttosto che chi combatte contro il governo per instaurare un ordinamento statale basato sulle sacre scritture (vedi rivoltosi di banda Aceh).
Oppure conta di più chi fa guerra in un singolo stato, piuttosto che un'ideologia che porta a tanti piccoli scontri dalle filippine/sumatra fino all'africa, passando per tutte le nazioni comprese fra tali estremi.
Per questo non ha importanza citare i general contractor uccisi + bruciati + presi a ciabattate + trascinati con un'auto ed infine impiccati sul ponte, o l'esposizione di teste tagliate da parte della folla cittadina con esultanza. Meno che meno ha importanza il ragazzo del campo scuola della cigl ucciso perchè creduto ebreo, o gli individui italiani che scrivono poesie di elogio a Osama bin Laden. Ovviamente di questi fatti esiste sempre una controparte a cui si può ribattere grazie alla varietà di azioni della razza umana.
Questo non perchè non vi sia una disapprovazione nei cofronti di tali atti, bensì perchè la propria indole nasconde il ricordo di tali eventi dietro il gruppo di appartenenza di cui fanno parte gli autori. Diversi gruppi suscitano diverse considerazioni politiche, e di conseguenza un'inclinazione difforme al variare dei soggetti.
Per fare qualche esempio concreto: Giulietto Chiesa quasi sicuramente non scriverà mai del Tibet e della Cina. Non si può presupporre che non lo faccia per militanza politica o affinità politica. Non si può presupporre che se scrive qualcosa non si faccia trascinare più dall'indole politica che dai fatti concreti.
Blondet...beh non serve aggiungere altro.

saluti

usa-free ha detto...

"per usa_free importa di più chi adotta come soluzione la guerra per diffondere la democrazia piuttosto che chi combatte contro il governo per instaurare un ordinamento statale basato sulle sacre scritture (vedi rivoltosi di banda Aceh)."

anonimo, anzitutto non mi dà fastidio se mi definisci politicizzato , anche se io non mi ritengo tale in quanto non ho mai aderito a nessuna ideologia politica. Anzi spesso mi accorgo di avere un orientamento per così dire trasversale, nel senso che vengo a sapere dopo che la mia idea su un determinato argomento sia considerata di destra o di sinistra e via dicendo. :)

Ma ritengo che la tua affermazione che ho citato rispecchi un tuo atteggiamento che non definirei politicizzato, quanto di parte, rispetto alle tematiche che vengono affrontate.

Il fatto è che non mi importa di più o di meno della politica estera degli USA rispetto ad altre azioni o eventi sicuramente più gravi e deprecabili.

Forse mi dà fastidio in particolare questa idea distorta e imbevuta di ipocrisia che è l' "adottare la guerra come soluzione per diffondere la democrazia".

Tutto qui.

studente88 ha detto...

Forse mi dà fastidio in particolare questa idea distorta e imbevuta di ipocrisia che è l' "adottare la guerra come soluzione per diffondere la democrazia".

usa-free, quando si dice "portare la democrazia" non ci si riferisce solamente a un sistema politico, ma ad un'intera cultura. Mi spiego meglio: invadendo un paese e instaurando il proprio modo di vivere/pensare (inteso come cultura occidentale) e' un modo di colonizzazione: l'europa lo ha sempre fatto, e la situazione odierna ne e' il frutto: abbiamo una economia globale, nel senso che il nostro modo di vivere (consumismo) e' stato portato in altri paesi in modo da poter espandere la nostra economia e modellare altre culture nel nostro stile di vita. Questa "unificazione culturale" porta a si un mondo con una cultura "globale" ma anche uniforme, e come tale ci sono meno "attriti" intesi come scontri ideologici e culturali (vedi unione europea, stati uniti). In questo modo, il piu' forte impone (almeno all'inizio) il proprio modo di vivere, ed e' anche un modo di proteggersi: la Cina oggi si presenta si come un rivale, ma la sitiuazione sarebbe stata diversa se la sua economia fosse strutturata in maniera totalmente diversa (comunismo): "occidentalizzando" la Cina, l'inghilterra (con Hong Kong ) e gli Usa in seguito (con le loro aziende) hanno fatto in modo che ci sia uno stile di vita/cultura/modo di pensare simile al nostro. Ora la Cina si sta espandendo economicamente, ma non e' una minaccia alla nostra "cultura" perche' e' stata da tempo "occidentalizzata" (con ovvie e piccole variazioni, ma pur sempre basata su uno stile di vita occidentale).
Gli Usa con l'Afganistan e in seguito l'Iraq, hanno potuto iniziare un'espansione di tipo culturale (e in seguito economica, sebbene le due cose siano strettamente collegate) in quell'area del mondo.
Se il medioriente fosse costituito da paesi con un modo di pensare simile al nostro (quindi anche simili economicamente e politicamente), credi che ci sarebbero ancora attacchi terrorisitci suicidi contro l'occidente (quindi non solo gli Usa, ma anche l'Europa) da parte delle persone che vivono in questi stessi paesi ?
Probabilmente no, nel caso incui ci fosse un'uniformita' culturale e ideologica, ci sarebbero meno "attriti" con il nostro modo di fare.

Ora non sto giustificando una guerra, ma sto semplicemente cercando di mettere fatti, apparentemente frutto di aggettivi come "guerrafondai' e "cattivi" sotto un'ottica diversa. Non significa che io appoggi la guerra, ma capisco che sia in qualche modo "naturale" messo in relazione al fatto che gli Usa sono una forza politica/economica/coloniale,e quindi e' un'atteggiamento non inaspettato.

Scusate se ci ho messo tanto per cercare di spiegare la mia opinione, ma ho provato ad accorciarlo il piu' possibile e spero che sebbene sia OT, possa essere ancora preso in considerazione visto in che direzione sta andando la conversazione.

p.s. scusate anche il mio italiano, dopo un anno di vita all'estero, la situazione e' un po' tragica :-)

Paolo Attivissimo ha detto...

Chiarissimo, però per favore chiudiamo qui la parentesi geopolitica, è fuori tema.

Bentornato, Studente88, è da un po' che non ti si leggeva.

Salvatore ha detto...

Il commento di anonimo è significativo di una certa tendenza semplificatrice che purtroppo prende piede nel dibattito tra complottisti e debunker. O meglio, per i complottisti più che di tendenza si dovrebbe parlare di caratteristica innata, visto che da sempre se qualcuno non la pensa come loro lo considerano un servo di Bush o peggio. Ma se ora anche i debunker (non tutti per fortuna, ma credo che Anonimo non sia un caso isolato) iniziano a considerare come sostenitori di serie B quelli che pur non credendo ai complotti sono critici della politica statunitense (come Usa-free) allora vuol dire che la gente come Mazzucco e soci hanno vinto, o meglio, sono riusciti a spostare il dibattito non sui fatti ma sulle convinzioni ideologiche.
Non voglio riaprire il discorso perché Attivissimo ha già detto che è OT, però voglio solo dire una cosa: opporsi senza distinzioni a tutti gli stati che violano i diritti civili e umani è una scelta etica, ma chi, tra tutti questi stati, ne identifica alcuni a cui si oppone di più per qualche motivo, sia esso più o meno valido, fa una scelta politica. E' scelta politica quella di chi se la prende di più con la Russia perché censurano e uccidono i giornalisti, ma è scelta politica anche quella di chi se la prende di più con gli Usa perché sono una democrazia matura, o perché hanno un ruolo più prominente nella politica internazionale. In entrambi gli esempi prendersela più con un paese che con gli altri NON è segno di ipocrisia, ma è la conseguenza di quella che è la propria percezione delle priorità. Ma appunto per questo chi se la prende con la Russia non viene considerato antirusso o razzista verso quel paese, e quindi per gli stessi motivi chi critica gli Usa non dovrebbe essere tacciato per forza di antiamericanismo aprioristico, come invece è stato fatto con Usa-free. Questo è un modo di ragionare tipico dei complottisti, e mi spiacerebbe che venisse adottato anche dai debunker (per ora solo quelli di Perlecomplottiste hanno questa tara, ma su Undicisettembre sinora avevo sempre notato un certo rispetto per le opinioni dissenzienti)

Paolo Attivissimo ha detto...

chi critica gli Usa non dovrebbe essere tacciato per forza di antiamericanismo aprioristico, come invece è stato fatto con Usa-free

Ciao Salvatore,

Usa-free e io ci frequentiamo via blog da tempo e quindi mi sono permesso la battuta sull'imprecisione del suo nick sapendo che l'avrebbe colta (come in effetti ha fatto).

Non c'era alcun intento persecutorio da parte mia, solo un divertissement condiviso. Il rispetto per le opinioni dissenziati rimane.

Ciao e benvenuto

Paolo.

Anonimo ha detto...

Forse mi dà fastidio in particolare questa idea distorta e imbevuta di ipocrisia che è l' "adottare la guerra come soluzione per diffondere la democrazia".
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Non c'è una grand'abbondanza di alternative. O meglio, non c'è una grand'abbondanza di alternative credibili, e efficaci in breve tempo.
Per farti meglio comprendere:
1) le risoluzioni dell'ONU, quando non si arenano nei rinvii, vengono bloccate un po' da tutti e sono quasi sempre inefficaci.
2) i finti referendum con disastri in corso o liste di proscrizione, nonchè la disinformazione fanno guadagnare argomentazioni per i sostenitori del regime/dittatore
3) gli embarghi non servono quasi mai.
4) il contingente di pace spesso non fa niente e semplicemente difende gli ambasciatori
5) il finanziamento a gruppi di opposizione è visto come un'intransigenza fra nazioni, e diviene deprecabile
6) le azioni mirate di intelligence vengono descritte come rapimenti, torture, bombardamenti di villaggi o farmacie, ecc...

quindi?
Quindi l'unica soluzione credibile sembra essere il sano e puro menefreghismo.
In realtà la migliore soluzione è armarsi di carta e penna, lasciare che gli altri pensino ad una linea d'azione e poi estrapolare i dettagli negativi per criticarla.
La critica è tutto, l'idea risolutiva è niente.

John ha detto...

Scusate il ritardo!

Concordo con Paolo: il waterboarding è decisamente una tecnica di tortura senza ombra di dubbio. Peraltro rozza e obsoleta.

Ci sarebbe poi da scrivere un compendio sull'incredibile capacità americana di dettagliare con tanto di rapporti scritti, puntualmente diffusi al pubblico in qualche maniera, ogni singola tortura e pressione fisiche o psichiche praticate ai malcapitati.

Se ci fosse stato un complotto dell'11 settembre, a quest'ora disporremmo delle trascrizioni dei colloqui in cui si è presa la decisione, dei rapporti dettagliati delle operazioni e dei nomi di tutti i congiurati...

Concordo con USA-Free: le tecniche di pressione psicologica sono oggi quelle preferite. Hanno un rischio bassissimo, non occorre avere troppi peli sullo stomaco per praticarle, inducono a dire la verità e non semplicemente a confessare qualsiasi cosa venga chiesta, determinano l'inversione pressochè definitiva dell'atteggiamento della "vittima".

Difatti, una persona che confessa qualcosa sotto una tortura fisica, non avrà remore a ritrattare una volta che si trovi fuori dalla condizione di tortura, e non considera sè stesso come un traditore in quanto è consapevole di essere stato fisicamente costretto a parlare. Tanto più se ha confessato il falso.

Una persona che crolla solo per effetto di pressioni psicologiche e racconta la verità, non potrà giustificare sè stessa ed è consapevole di aver detto il vero e di aver concretamente tradito la propria causa e i propri complici.

A quel punto continuerà a mantenere un atteggiamento collaborativo perchè sa di aver perso onore, dignità e considerazione da parte dei suoi compagni.

Pressioni di questo tipo sono generalmente tollerate o consentite se non espressamente previste dai protocolli, in rapporto alle gravità delle circostanze per cui vengono esercitate.

Tengo comunque a precisare che la tortura ha tante forme, e spesso le sottovalutiamo o non le vediamo affatto.

Ad esempio, tenere qualcuno in galera in custodia cautelare, sperando che confessi e si decida a collaborare, è pratica diffusa in molti paesi... specialmente da questa parte dell'Atlantico.

Non è difficile rinvenire episodi estremamente significativi anche in cronache quotidiane recenti.

A ben vedere, quindi, alla fine tutto il mondo è paese.
;-)

usa-free ha detto...

credo che Salvatore abbia compreso la mia idea di fondo.

Il mio nick può essere interpretato come parziale o ideologizzato ma così non è.

E' una sorta di opposizione proprio rispetto ad una critica di parte.

Se la minaccia terroristica è il problema del momento (per noi, per altri ci sono problemi peggiori) storico che stiamo vivendo, è pur vero che dobbiamo indagare le _dinamiche_ in cui essa trae forza o in generale si muove.

E' quasi puerile pensare che essa viva di vita propria , giacchè il terrorismo per potersi sviluppare ha bisogno di un terreno fertile.

La politica estera degli USA ha contribuito a creare questo terreno fertile.

Non è la sola, e chi mi conosce un pò più a fondo dai commenti sa benissimo qual'è la mia posizione e sa benissimo che , solo per fare un esempio, io reputo le affermazioni di Ahmadinejad pericolosissime, insostenibili e chiaramente permeate di un effetto (voluto) destabilizzante.

Io ritengo però che anche la recente politica estera degli USA sia stata fortemente destabilizzante, e ciò che mi dà fastidio è che questo aspetto venga quasi demonizzato.

Chiunque si mostri critico _anche_ verso l'operato degli USA viene spesso visto come un nemico, come un filoterrorista, e di sicuro da subito viene marchiato come ideologizzato/politicizzato :)

Non è un fatto nuovo per me, riscontro questi problemi sin dalla prima guerra del golfo.

Non sono un complottista e rifiuto la violenza dei modi con cui i complottisti esprimono le loro opinioni, ma sento , recepisco e riscontro una distorsione della realtà nei mezzi di informazione tutta volta a tutelare l'operato degli USA.

Del resto questa tendenza ha origine proprio dagli USA (ovviamente direi) :)

E provo un sincero dolore vedendo alcune madri americane che piangono i loro figli morti in Iraq.

Il vedere la loro disillusione, in perfetta e commovente buona fede, ma fatalmente tardiva.

Vi prego non reputatemi melodrammatico , abbiate almeno il beneficio del dubbio dato che non sono solo un nick su una pagina di Internet -_-

usa-free ha detto...

"Ad esempio, tenere qualcuno in galera in custodia cautelare, sperando che confessi e si decida a collaborare, è pratica diffusa in molti paesi... specialmente da questa parte dell'Atlantico.

Non è difficile rinvenire episodi estremamente significativi anche in cronache quotidiane recenti"

Da quello che hai detto , capisco e concordo perfettamente su quanto non hai detto ma che è conseguenza diretta di quello che hai detto :D

Rimane la zona franca della custodia cautelare come misura preventiva affinchè il sospettato non possa fuggire , reiterare il reato o inquinare le prove.

Ma delineare i contorni di questa zona franca in modo da prevenirne l'abuso, è cosa molto difficile da applicare...

Joe ha detto...

Ho letto l'ultimo articolo e relativo "aggiornamento" sul blog: http://undicisettembre.blogspot.com/2008/05/guantanamo-confermati-5-imputati-su-6.html.
Ecco, posso dirti, come hai capito senza alcun malanimo pregiudiziale: NON TI-VI FA ONORE, TUTTO AL CONTRARIO. E non ha NIENTE a che vedere con la difesa della razionalità, bensì dei miserabili padroni di hamburgerlandia che ci dominano e controllano. Cioè, voi portate, a sostegno della tesi che vi è cara, tutta volta a convalidare a 360° la versione ufficiale dell'11 settembre, la notizia relativa alle decisioni dei "giudici militari di Guantanamo"!... Come se 'sti disgraziati, servi e parte integrantissima di un sistema che, per la prima volta nella storia dell'umanità, ha legalizzato la tortura e la pratica quotidianamente (innanzi tutto proprio a Guantanamo), ha raso al suolo le libertà individuali perfino negli USA e occupa e vampirizza l'Afghanistan e L'Iraq (per non parlare di quel che fa a sostegno dei criminali sionisti in Palestina e in Libano), potessero avere agli occhi di qualunque spirito libero legittimità o dignità!... A quando la notizia delle preoccupazioni "progressiste" dei "giudici militari di Abu Ghraib"? Mohammed al-Kahtani, dopo essere stato sicuramente torturato come tutti gli altri prigionieri, sembra che non verrà condannato a morte... che generosa ed equa concessione, nevvero?... che segno di "democrazia"!... Dimmi un po': ma cosa meriterebbero, intendo dire che pena e trattamento, mostri genocidari come Bush, Cheney, Rumsfeld, Sharon, Tony Blair e i loro simili?

Joe Fallisi

Hammer ha detto...

Joe,

ho pubblicato il tuo commento in quanto non conteneva volagrità, questo non vuol dire che sia sensato o costruttivo.

Credo che non servano risposte: espressioni come "hamburgerlandia" e "mostri genocidiari" bastano a fare comprendere ai lettori il livello di obiettività del tu intervento.

Modera i termini o non vedrai altri messaggi pubblicati.

Andrea G ha detto...

bell'articolo... ;)

riportate alla realtà gli abitanti di fantasilandia, riescono a riassumere le storielle più intriganti nei loro copia incolla quotidiani (e anonimi)

Andrea