2016/04/11

Intervista all'ex agente dell'FBI Mark Rossini

di Leonardo Salvaggio. L'originale inglese è disponibile qui.

Undicisettembre offre oggi ai suoi lettori il racconto dell’ex agente dell’FBI Mark Rossini, la cui testimonianza è particolarmente utile per capire quali errori siano stati compiuti dall’intelligence americana e come gli attentati dell’11/9 avrebbero potuto essere evitati.

Rossini ha già partecipato a numerosi documentari come The Spy Factor, Hubris: Selling The Iraq War e The Agent.

Ringraziamo Mark Rossini per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ciao Mark e grazie per il tempo che ci stai dedicando. Ti va anzitutto di presentarti?

Mark Rossini: Come sai già, mi chiamo Mark Rossini, diventai agente dell’FBI nel 1991 e iniziai a lavorare sul terrorismo nel maggio del 1997; iniziai a lavorare su al-Qaeda dopo gli attentati alle ambasciate di Nairobi e in Tanzania nell’agosto del 1998. Poi andai a Nairobi e passai lì quasi tre mesi come supervisore in loco, e quando tornai da Nairobi fui assegnato alla Alec Station della CIA, che si trova all'interno del quartier generale della CIA a Langley, in Virginia. La Alec Station era una stazione dedicata esclusivamente alle investigazioni su Osama Bin Laden e al-Qaeda. Fui inviato lì come rappresentante della Joint Terrorism Task Force dell’FBI di New York, chiamata JTTF. Questo è importante da sottolineare: fui assegnato dalla sede di New York dell’FBI e non dal quartier generale dell’FBI. Questo accadde perché la mia squadra della JTTF di NY era responsabile dell’investigazione su Bin Laden e al-Qaeda. Ebbi questo incarico dal gennaio del 1999 fino al maggio del 2003. Nel maggio del 2003 fui uno dei membri fondatori del National Counterterrorism Center e vi rimasi fino a settembre 2005.

Immagino che tu voglia sapere cosa successe alla Alec Station e cosa portò all’11/9, giusto?


Undicisettembre: Sì, parliamo di questo. L’11/9 avrebbe potuto essere evitato?

Mark Rossini: Gli attacchi del 11/9 erano evitabili. Accaddero per via del mancato passaggio, deliberato e intenzionale, di alcune informazioni all’FBI da parte della CIA che riguardavano i dirottatori che tennero quello che noi chiamiamo un “terror summit” [“summit del terrore”] in Malesia nel gennaio del 2000. La CIA intenzionalmente non disse all’FBI dell’incontro; cosa ancora più grave, non disse all'FBI che due delle persone che presero parte all'incontro, e che poi risultarono essere due dei dirottatori, avevano il visto per entrare negli Stati Uniti. La CIA e l’NSA sapevano anche dei piani di viaggio che queste persone avevano per entrare in America e comunque non lo dissero all’FBI. Se l’FBI avesse ricevuto questa informazione, avremmo impedito l’11/9. Un mio collega che era con me alla CIA, l’agente speciale Doug Miller, scrisse una bozza di un Central Intelligence Report, chiamato anche CIR, che è l'unico modo ufficiale nel quale le informazioni vengono trasferite tra le agenzie, per informare l’FBI del meeting in Malesia e di queste persone che vi avevano partecipato, e la CIA lo bloccò. Ad oggi nessuno è stato ritenuto responsabile di aver bloccato la nota di Doug o per avermi ordinato di non parlare all’FBI delle informazioni che Doug aveva tentato di mandare. Questo è un punto su cui nemmeno la Commissione 11/9 ha investigato; io elogio l’ex governatore del New Jersey Thomas Kean, che era il copresidente della Commissione e che citò questo fatto come un’omissione nelle indagini rimasta senza risposta. C’è molto altro su questo argomento e potremmo discuterne per ore. La quantità di passi falsi e di omissioni volontarie è così grande da essere criminale. È un’onta per la nostra società e per il nostro sistema giudiziario che tre o quattro persone non siano state chiamate in tribunale, davanti a un gran giurì o a una giuria normale, e che non sia stato chiesto loro “Perché hai bloccato questa nota?”

Inoltre, anche se Doug non avesse scritto quella sua nota, anche se io e Doug non fossimo mai stati mandati alla CIA, nessuno chiese loro “Perché voi alla Alec Station non avete inviato questa informazione all’FBI spontaneamente?” Questa domanda è importante e va fatta, perché le due agenzie si scambiano informazioni quotidianamente informazioni tramite un CIR e ti garantisco che fra le due agenzie non è mai stato scambiato nulla, prima o dopo l’11/9, che fosse più importante di ciò che Doug stava cercando di mandare all’FBI.

E dobbiamo arrivare a capire perché questo è successo. Io ho molte teorie, e la mia prima, che sto cercando di dimostrare, è che la CIA avesse in corso un’operazione di reclutamento e che stesse cercando di reclutare alcuni membri della cella, nello specifico Khalid al-Mihdhar o Nawaf al-Hazmi [foto sotto N.d.R.]. Il padre di Khalid al-Mihdhar aveva una casa a Sana'a, nello Yemen, che veniva usata come centrale di comunicazione per le operazioni di al-Qaeda nel mondo e la CIA lo sapeva dal 1998 o, secondo alcune voci, dal 1996, perché la CIA e specificamente la Alec Station stavano attivamente tenendo sotto controllo e investigando gli agenti di al-Qaeda in Kenya. Indipendentemente dal fatto che fosse il 1996 o il 1998, intenzionalmente non dissero all’FBI ciò che stava succedendo in quella centrale di al-Qaeda e ad oggi non c'è ancora intenzione di farlo. È come se non fosse mai esistita. Guarda il documentario The Spy Factory e l’intervista al membro della Commissione 11/9 Eleanor Hill. Dice chiaro e tondo che esaminare l’NSA fu vietato dai membri della Commissione. E questa sarebbe una società trasparente?


L'operazione di reclutamento era molto più importante per la CIA e non volevano che l’FBI, nella persona del mio capo John O’Neill, disturbasse la loro operazione. Inoltre un arresto da parte dell’FBI di uomini sauditi avrebbe causato grande imbarazzo al regno dell'Arabia Saudita e questo è un tabù in ogni amministrazione, sia Bush sia Bill Clinton sia Obama sia Trump sia Hillary Clinton, non importa chi sia il presidente. Questa regola assoluta esiste da quando il petrolio è sgorgato da poco sotto la sabbia: “Non devi causare imbarazzo ai sauditi”. Perché loro controllano il petrolio e controllano gli equilibri di potere nel Medio Oriente e questa è la cosa più importante: la nostra economia e l'economia mondiale sono legate al petrolio. Il prezzo del barile è espresso in dollari e in nessun altra valuta, e questo avviene perché noi proteggiamo il re dell'Arabia Saudita e anche loro proteggono noi, garantendo come leader dell'OPEC che il prezzo del barile sia legato al dollaro statunitense. Come ho detto prima, non bisogna mai causare imbarazzo ai sauditi, è tutta qui la questione, perché l’FBI avrebbe arrestato i giovani sauditi e avrebbe causato titoloni e inchieste dei media e probabilmente di altri governi, e la CIA aveva paura di non poter controllare l’FBI. Nessuna amministrazione vorrebbe una cosa del genere.

Come nazione, come mondo, come umanità, dobbiamo arrivare alla verità del perché la nota di Doug non è andata avanti; non possiamo semplicemente sederci immobili e accettarlo. Finché non lo facciamo non abbiamo statura morale, non possiamo ritenere legittime le nostre regole, le nostre leggi e i nostri tribunali. Non dovremmo e non possiamo guardare in faccia i nostri cittadini e dire “Abbiamo fatto tutto il possibile per evitarlo e stiamo facendo di tutto per proteggervi”, perché non l'abbiamo fatto e non lo stiamo facendo.


Undicisettembre: Vorrei che approfondissi la spiegazione del perché lo hanno fatto. Non posso credere che la CIA sia stata così stupida da commettere questo errore apposta.

Mark Rossini: Non è perché siano stati così stupidi, ma perché avevano un piano d’azione specifico, cioè cercare di reclutare qualcuno nella cellula di al-Qaeda, e non volevano che l’FBI interferisse. In particolare il mio capo, mentore e amico John O’Neill, che le persone che gestivano la Alec Station disprezzavano perché erano invidiose. L'ex “zar” sul terrorismo Richard Clarke, che fu in servizio sia sotto Bill Clinton che sotto George W. Bush, disse in un’intervista che puoi facilmente trovare in Internet che il giorno in cui Cofer Black divenne direttore dei Counterterrorism Center (CTC) della CIA i due si parlarono informalmente dopo l’incontro di benvenuto ufficiale di Cofer e Richard Clarke chiese a Cofer quale sarebbe stata la prima cosa che voleva fare. Secondo Clarke, Cofer si volse verso di lui e disse “L’unica cosa che mi infastidisce è che non abbiamo fonti all’interno di al-Qaeda.” Se parti da questa conversazione e vai avanti nel tempo fino all’incontro in Malesia e alla scoperta dei piani di viaggio dei terroristi per venire in America, questa sarebbe stata l'occasione perfetta per cercare di reclutare qualcuno.

Sappiamo dai dati d’archivio, ed è stato riportato dai giornali, che la Commissione 11/9 sottolineò il fatto che la CIA cercò di reclutare Shakir el-Iraqi, che era l'uomo all'aeroporto di Kuala Lumpur che “accoglieva, sistemava e organizzava” e che li condusse attraverso l'aeroporto e fino alle loro stanze in hotel. Sappiamo che fu avvicinato dalla Malaysia Special Branch e dalla CIA per essere reclutato e che rifiutò il reclutamento. Quindi è logico e ragionevole che la Alec Station avesse gli occhi su qualcuno della cellula. E due dirottatori vennero in America, all’insaputa dell’FBI, e vennero a stare a casa di un informatore dell’FBI e incontrarono anche Omar al-Bayoumi, che era un agente saudita che lavorava a San Diego come professore universitario.

Ci sono abbastanza prove circostanziali per dimostrare che fu commesso il reato di omissione volontaria di dire all’FBI dell’incontro in Malesia e che almeno due delle persone che avevano partecipato a questo “Terror summit” avevano i visti per entrare negli Stati Uniti. Quei cowboy dell’FBI avrebbero potuto causare tensioni politiche alla Casa Bianca e al Dipartimento di Stato.


Undicisettembre: In generale come sono i rapporti tra le due agenzie? Faccio questa domanda perché ho l'impressione che l’ex agente dell'FBI Ali Soufan, nel suo libro The Black Banners, descriva la CIA come i cattivi.

Mark Rossini: Io e Ali siamo molto amici. Io ho molto rispetto per la CIA e la ammiro grandemente, fanno un lavoro fantastico ed eccezionale, così come lo fa l’FBI, di cui non sentirai mai parlare. Con l'eccezione di 5 persone alla Alec Station non ho mai lavorato con persone più intelligenti e più appassionate nella mia vita. Mi piacerebbe lavorarci adesso. Il problema è, e gli agenti dell'FBI trovano questo molto frustrante, che la CIA non è interessata ai tribunali o ad arrivare alla verità di aver provato qualcosa per la corte come lo è l’FBI: la CIA è un'agenzia di intelligence che raccoglie informazioni e la “verità” in modo da assistere il presidente nel portare avanti il suo piano e quello dell'intera amministrazione. Ed è qui, e per questo motivo, che le cose vanno storte, perché c'è una frattura tra le missioni e le autorità delle due agenzie, l’FBI e la CIA. Contrariamente a ciò che pensi, la CIA ha una funzione vitale nel proteggere l’America, ma per un agente dell’FBI come me o come Ali è difficile capire la sua mentalità. Noi raccogliamo prove, mandiamo la gente in galera. Non abbiamo una visione del mondo a lungo termine, tipo chi governerà una nazione tra 60 anni.

Quindi sono d’accordo con Ali e capisco perché lui la pensa così. E mentre Ali lavorava con loro sul campo gli hanno tenuto nascosto il profilo di Khalid e la CIA sapeva che Khalid era connesso all'incontro in Malesia ma non glielo disse.

Un’altra ragione per cui non dobbiamo causare imbarazzo ai sauditi è che abbiamo bisogno di avere lì le nostre basi aeree per proteggere Israele e anche per mantenere l’equilibrio del potere nel Medio Oriente, che sono due obiettivi a lungo termine vitali e strategici. Come persona ci tengo e capisco questi obiettivi e la loro importanza. Come agente dell’FBI queste cose non fanno parte dei miei compiti o della mia missione.


Undicisettembre: Cosa pensi della tortura? Perché per quanto ne so la CIA praticò molto la tortura mentre conduceva gli interrogatori, mentre l’FBI non lo fece.

Mark Rossini: La tortura è un atto e un desiderio di uomini piccoli e deboli. Lo ripeto: la tortura è un atto e un desiderio di uomini piccoli e deboli. La tortura è una fantasia che ci è stata inculcata dai film. La tortura non funziona, perché non ti porta alla verità. Serve solo alle fantasie di vendetta.

È sbagliata e immorale. Molti uomini duri, seduti comodi sul proprio divano, mi direbbero “Cosa intendi dire che è immorale? Queste persone sono immorali, loro non meritano la mia morale.” Beh, se vuoi abbassarti al loro livello e comportarti da selvaggio, fai pure; ma né io né altri agenti dell’FBI lo faremo. Noi intervistiamo le persone, entriamo nelle loro teste, parliamo con loro. Hai mai considerato, almeno per un secondo, che magari torturare uno di questi terroristi è qualcosa che loro vogliono? Prova la loro virilità e nella loro mente stanno mostrando ad Allah che resistono a questa forza brutale per avere una ricompensa maggiore in paradiso.

I “duri” (lo dico sarcasticamente) che se ne stanno al bar a bere caffè non pensano a queste cose. A loro non importano, perché si credono superiori e vogliono vendetta su qualcuno che è incatenato e non può reagire.

È sbagliato ed è immorale ed è ripugnante il fatto stesso che lo abbiamo fatto. Il fatto che ci siano persone nella mia nazione che pensano che vada bene farlo, e che queste persone se lo meritino perché sono “musulmani cattivi non cristiani”, fa sì che io non voglia nemmeno parlare con loro o andar loro vicino.

È solo la fantasia di uomini piccoli.


Undicisettembre: Concordo con te e ricordo di aver letto nel libro The Longest War di Peter Bergen che torturando le persone non si ottengono informazioni vere, perché diranno la prima cosa che passa loro per la testa pur di far cessare la tortura.

Mark Rossini: Ti racconteranno qualunque cosa tu voglia sentire per far smettere la tortura. Guarda Ibn Al-Shaikh al-Libi, l’uomo che fu torturato in Egitto. La CIA pensava che non stesse dando loro informazioni sufficienti e che stesse mentendo. Che stesse mentendo all’agente dell’FBI e all’investigatore della Polizia di New York che lo stavano interrogando, e che non fossero abbastanza aggressivi. Quindi la CIA cosa fece? Lo “prese in carico”. Fu legato con del nastro adesivo a una tavola di legno e mandato in Egitto. Mentre era steso e legato con il nastro adesivo alla tavola un vero duro della Alec Station, che è un vero idiota, gli sussurrò all'orecchio “Vado a scoparmi tua madre.” Ti fa sentire forte e grande, piccolo omuncolo?

Così lo mandarono in Egitto e lo torturarono. E lui disse “Oh si, Saddam è legato ad al-Qaeda” solo per fare cessare la tortura. E questo fu usato per giustificare la guerra in Iraq.


Undicisettembre: In Italia è molto diffusa la teoria secondo la quale i sauditi in qualche modo abbiano avuto un ruolo nell’11/9, supportando i terroristi o lasciandoli fare. Cosa pensi di questa teoria?

Mark Rossini: No, la gente sta perdendo la cognizione. Quando succede qualcosa di così brutale come l’11/9, per la gente è difficile capire la sua semplicità. Molte persone sentono il bisogno di avere una spiegazione più grande, per esempio che i sauditi vi ebbero un ruolo. No, no, no. Nessun saudita voleva che succedesse, è impossibile. C’erano sauditi importanti, membri della famiglia reale e non, che stavano dando soldi ad associazioni affiliate ad al-Qaeda e ad associazioni non governative. Ma queste persone sapevano che i loro soldi erano utilizzati per il terrorismo e specificamente per l’11/9? No. Ma al contempo nessuno di loro può guardarmi in faccia e dirmi che i loro soldi venivano usati per qualcosa di lecito. Questo è il vero problema. Ricordati che dopo l’11/9 c'erano molti sauditi in America e l’FBI avrebbe voluto intervistarli, ma nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, quando nessun aereo volava, solo a un aereo fu consentito di atterrare per prelevarli e portarli fuori dal paese prima che noi potessimo intervistarli. Perché i sauditi sono protetti.

Azioni di questo tipo portano le persone a credere che il governo saudita voleva che succedesse, ma nessuno voleva che succedesse, perché nessuna delle persone che diedero soldi sapeva che questo attentato sarebbe successo; nemmeno i dirottatori si conoscevano tra di loro e sapevano quale fosse il loro ruolo.

Pensiamo che nemmeno i “muscle hijackers”, quelli che avevano il compito di evitare che i passeggeri reagissero, sapessero che si trattava di una missione suicida, e sospettiamo che solo i piloti sapessero che era una missione suicida.


Undicisettembre: Secondo la tua opinione, esistevano legami tra Saddam Hussein e Osama bin Laden?

Mark Rossini: Non è una mia opinione, ma di fatto non c'è uno straccio di prova, non un contatto: nulla. Voglio che questo sia perfettamente, perfettamente chiaro. Sono sicuro che c'è qualche leone da divano o genio da tastiera che dice che sbaglio. Oh, vuoi ancora credere di aver ragione? Mi dispiace, ti sbagli. Non c’era nessun legame tra Saddam Hussein e bin Laden. Zero. Saddam non ebbe nulla a che fare con gli attentati dell’11/9. È una fantasia che fu fabbricata da Dick Cheney e dalla Casa Bianca per spingere gli ingenui che avevano ancora paura per ciò che successe l’11/9 a inghiottire una marea di stronzate e sostenere l’invasione dell’Iraq.


Saddam era malvagio. Saddam uccise molte persone e su questo non ci sono dubbi, ma non attaccò l'America e non ebbe nulla a che fare con l’11/9. Inoltre era un sunnita che controllava la nazione sciita. Noi siamo andati lì e abbiamo rimosso un potente leader sunnita e ora abbiamo il caos di una nazione guidata da sciiti in Iraq allineati e amici di un’altra grande nazione sciita, che è l'Iran, che hanno sempre considerato il nemico. Quale genio stava dormendo durante questa trasformazione e non ha pensato in anticipo a ciò che stavamo facendo?

Se qualcuno a Washington avesse avuto mezzo cervello lo avrebbe capito, ma erano concentrati sulla vendetta, su prendere il petrolio di Saddam e controllare l’intero Medio Oriente. Adesso abbiamo creato questa “mega-nazione” e un’alleanza tra Iraq e Iran controllata da governi sciiti e abbiamo i sunniti che vivono in Iraq che sono oppressi e che sono arrivati ad unirsi all’ISIS.

Non m’importa quali stronzate un certo network televisivo in America voglia diffondere su come pensieri come il mio siano sbagliati e non patriottici: abbiamo creato un caos. E i sunniti in Iraq che hanno perso i propri diritti sono ora membri dell’ISIS: lo abbiamo creato noi, ne siamo responsabili noi. Abbiamo creato un vuoto di potere e non abbiamo avuto l’intelligenza di renderci conto di cosa abbiamo creato quando abbiamo invaso l’Iraq. Gli organizzatori dell’invasione illegittima dell’Iraq sono ingenui e ignoranti dalla mente piccola. Quando i ciechi guidano i ciechi e i politici furbi guidano le persone impressionabili, questo è ciò che succede.

E hanno provato a farcela ingoiare dicendo “Vedrete tra 50 anni che il mio piano erano quello saggio”. No, non lo è, perché le persone sono morte adesso, e non sono i figli dei Neoconservatori che vanno in guerra, ma quelli dei poveri a cui hanno rifilato la menzogna.


Undicisettembre: C’è un punto che non capisco. Hai detto che la guerra in Iraq è stata fatta anche per il petrolio iracheno. Ma per quanto ne so la guerra costa più del petrolio che si può estrarre dai pozzi iracheni. Quindi per me non ha senso.

Mark Rossini: Hai ragione, non ha senso e l'intera faccenda è stata una farsa, una perdita di tempo e una frode. Non era necessario che succedesse e ne pagheremo le conseguenze per i prossimi cento anni, con il sangue ed economicamente. È stata una mossa sbagliata. È stato un pensiero delirante che gli iracheni ci avrebbero visti come liberatori e che intenzionalmente ci avrebbero dato i loro pozzi di petrolio così che noi potessimo controllare il mercato mondiale del petrolio.

I Neoconservatori pensavano anche che avrebbero potuto ricreare il Medio Oriente da zero e controllarlo. Questo è governare di pancia, non di testa, e quando governi di pancia fai degli errori.


Undicisettembre: Cosa pensi della caccia ad Osama bin Laden? Avrebbe potuto essere ucciso prima del 2011?

Mark Rossini: Forse avrebbe potuto essere ucciso prima del 2011, ma non ne sono sicuro. Credo che sia stato fatto nel modo giusto e non ho obiezioni su come i Navy SEALSs l’hanno fatto, credo che sia stato eroico e che Obama abbia preso la decisione giusta. Ha preso la decisione giusta dal punto di vista militare e politico non informando i pakistani che lo stavamo facendo, perché non ho dubbi che la dirigenza media o alta dei servizi segreti pakistani, l’ISI, sapesse che era lì ma decise di chiudere un occhio.


Una cosa che non comprenderemo mai è il potere della religione islamica e ciò che significa per certe persone e come ne distorcono il significato e perdono di vista cosa è giusto e cosa è sbagliato. Devi essere cieco per non vedere che qualcuno nei reparti militari pakistani sapeva che lui era lì in quel compound, e il fatto che decisero di non dirci nulla è eloquente.

Non fu trovato grazie alla tortura, ma grazie agli interrogatori e all’investigazione che la CIA condusse in modo ammirevole. Ammirevole! Senza dubbio meritano ogni riconoscimento per questo: per averlo trovato e per averlo finito.


Undicisettembre: Secondo te il Pakistan lo stava proteggendo?

Mark Rossini: Credo che alcune persone in Pakistan lo stessero proteggendo, non credo il primo ministro o qualcuno di quel genere. Ma credo proprio che certe persone a livello medio o medio-superiore delle gerarchie sapessero che era lì ma decisero di nascondere quest’informazione.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto secondo le quali l’11/9 sarebbe stato un inside job?

Mark Rossini: Devo andarmene dalla stanza se qualcuno dice queste cose, non riesco a discuterne neanche per cinque secondi. Ci sono tutte queste stronzate di teorie sulla demolizione controllata e su come l’acciaio non avrebbe potuto rompersi e sul World Trade Center 7.

Queste persone devono farsi una vita e tornare sotto il sasso dal quale sono venute.

Stanno solo creando confusione e dolore. È sbagliato e basta, credimi.


Undicisettembre: Qual è il livello di sicurezza oggi negli USA?

Mark Rossini: Il livello della sicurezza è molto, molto alto. Ma ho un’osservazione su questo: mi dà un po’ fastidio che non siamo ancora stati capaci di creare una singola agenzia che sia responsabile della protezione. Non abbiamo ancora stabilito il ruolo di ciascuna agenzia né abbiamo stabilito chi ha il comando delle operazioni.

Negli Stati Uniti abbiamo l’FBI, il Dipartimento della Sicurezza Interna, i militari, la CIA, l’NSA e tutti contribuiscono e allo stesso tempo fanno le proprie cose e perseguono i propri obiettivi; abbiamo molte cucine e molti cuochi. Non abbiamo ancora creato una singola agenzia che faccia tutto e che coordini ogni operazione. Dovremmo creare una nuova agenzia, composta da tutte le competenze delle rispettive agenzie, che si occupi del terrorismo a livello nazionale e internazionale. Ci sarebbe molto altro da spiegare su questo tema, e potrebbe e dovrebbe diventare realtà, ma non penso che succederà mai, perché il cambiamento sarebbe quasi come un terremoto per tutti gli stakeholder a Washington, che non riescono a mettersi d'accordo sostanzialmente su nulla.

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