2012/09/06

World Trade Center: intervista con il pompiere John Picarello

di Hammer. L'intervista originale in inglese è disponibile qui.

Sono trascorsi undici anni dagli attentati dell'11 settembre 2001 e affinché la memoria non ne vada persa il gruppo Undicisettembre prosegue il suo lavoro di raccolta di testimonianze dirette.

In questa occasione offriamo ai nostri lettori un'intervista realizzata con il pompiere di New York John Picarello che intervenne sulla scena la mattina degli attacchi.

Picarello racconta con parole vivide la situazione di caos che si creò quella mattina e spiega per quali motivi un crollo come quello delle Torri Gemelle può apparire ad occhi inesperti come causato da esplosioni sincronizzate.

Ringraziamo John Picarello per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Cosa ricordi in generale di quella mattina? Ci puoi fare un breve racconto della tua esperienza?

John Picarello: Quella mattina era proprio come la mattina che abbiamo oggi qui, era bellissima e pur essendo settembre era come una mattina di primavera. Oltre 20 gradi con il cielo azzurro. Lavoravo al Battaglione 40, che si trovava nella zona di Sunset Park a Brooklyn. Stavamo guardando il telegiornale come ogni mattina al cambio dei turni, vedemmo tra le ultime notizie quella dell'aereo che aveva colpito la Torre Nord. Sapevamo fin da subito che la nostra unità avrebbe dovuto recarsi sul posto. L'unica ragione per cui avrebbero mandato noi da Brooklyn, pur essendo il World Trade Center a Manhattan, era che stavamo all'estremità meridionale di Brooklyn e avremmo potuto prendere il Brooklyn-Battery Tunnel e arrivare sulla scena prima di molte altre unità che avrebbero dovuto attraversare il traffico intenso di Manhattan.

Quindi fummo inviati e arrivammo sulla scena pochi minuti dopo che il secondo aereo aveva colpito la Torre Sud. Quando arrivammo c'erano ancora delle macerie che cadevano. Dovevamo trovare il Posto di Comando che ci avrebbe assegnato i nostri incarichi per la giornata. Lavoravo con il Comandante di Battaglione, Edward Henry. Aveva circa quarant'anni di esperienza sul campo. Io al tempo ne avevo solo quindici.

Eravamo su West Street, che era proprio di fronte alle Torri, e Liberty Street. Il Comandante entrò nella lobby del Marriott Hotel, che era proprio in mezzo alle Torri, per prendere gli incarichi. Io dovetti spostare il nostro Chevrolet Suburban in modo che non intralciasse il passaggio, poi lo avrei incontrato all'interno. Dall'esterno si vedevano queste due grosse voragini nelle Torri, ancora macerie che cadevano, c'erano automobili in fiamme attorno a noi e purtroppo la parte peggiore era vedere persone che saltavano giù dai piani superiori. Fu molto duro.

Entrai e ricevemmo il nostro incarico che era il settantacinquesimo piano della Torre Nord. Eravamo nella lobby dell'Hotel, avevamo alcune unità e stavamo per attraversare la passerella che univa la lobby dell'Hotel alla Torre Nord. Preparammo le nostre unità e facemmo forse quattro o cinque passi verso l'uscita dell'Hotel quando sentimmo questo boato. Ci guardammo l'un l'altro. Con noi c'era un Comandante di Battaglione che era membro di un Battaglione di Sicurezza e stava per salire con noi ai piani superiori, il suo compito era di controllare la stabilità strutturale dell'edificio. Quindi se qualunque cosa non gli fosse sembrata a posto ne avrebbe informato le unità all’esterno. Lo guardai e notai che aveva uno sguardo turbato, pensai subito: “Se lui è preoccupato, c'è qualcosa che non va.”

Il frastuono aumentò sempre di più e capimmo che qualcosa stava crollando. Dapprima pensammo che fosse l'Hotel, non sapevamo che fosse la Torre Sud che stava crollando. Durò pochi secondi, divenne davvero forte. La lobby iniziò a vibrare come in un terremoto, corremmo alla ricerca di riparo. Pochi secondi dopo qualcosa ci crollò addosso. Ci fu un crollo totale all'interno della lobby in cui ci trovavamo.

In pochi secondi fu buio assoluto e ci fu silenzio. Era tutto molto silenzioso.

Ricordo di aver aperto gli occhi e mi ritrovai a terra addosso al Comandante di Battaglione del Battaglione di Sicurezza: il suo nome era Lawrence Stack.

Non vedevo nulla, anche con occhi aperti era tutto nero come la pece. Capii di non essere bloccato, potevo muovermi. Accendemmo le torce elettriche e capii che tutto attorno a noi era crollato. A un metro da me c'era un muro di macerie dal pavimento al soffitto che ci tagliava fuori dal resto della lobby. Dovetti aiutare il Comandante a uscire dalla sua divisa da intervento perché un angolo della divisa era rimasto incastrato sotto a un muro che si era spostato nel crollo. Dietro di me c'erano circa 10 o 15 di noi. Non si vedeva bene perché era ancora tutto nero, c'erano solo le torce elettriche.

Ci dividemmo in due gruppi. Il primo gruppo cercò una via d'uscita, non potevamo uscire dalla passerella perché era bloccata dal crollo e non c'era modo di raggiungere la Torre Nord. Io rimasi con il secondo gruppo. C'erano due pompieri bloccati, quindi stavamo spostando le macerie per liberarli. Per quanto ne so sono entrambi sopravvissuti, so che li abbiamo liberati e che sono venuti con noi. Seguimmo il primo gruppo dopo circa venti minuti.

Uno di noi sentì una brezza fresca sul viso e capimmo che doveva venire da fuori, quindi la seguimmo e giungemmo a un'apertura. Forzammo la porta e potemmo vedere attraverso l'apertura; c'era luce solare alla fine di essa. Non so se fosse un ingresso di servizio, non sapevamo cosa fosse ma ci andammo. Prendemmo con noi molte persone. C'era un uomo enorme con noi che era circa 1 metro e 95, 140 chili: aveva una ferita alla testa, aveva una ferita molto grave alla gamba. Tentammo di sostenerli e di camminare con loro il più lentamente possibile.

Giungemmo su West Street e vedemmo che la devastazione era totale. Macerie a perdita d'occhio, incendi, c'era un'ambulanza che bruciava dall'altra parte della strada. C'era il Comandante del Dipartimento, il Comandante Peter Ganci, che era lì in piedi: guardava verso i pompieri che arrivavano a questa apertura per vedere fuori e faceva loro cenno di uscire. Uscivano e andavano a sinistra. Cioè, a sud, verso Liberty Street.

Mi volsi indietro verso l'altro Comandante e gli altri uomini e dissi: “Resto qui con voi fino a che non troviamo aiuto per fare uscire questa gente, perché non riuscivamo a farli passare oltre il limite inferiore dell'apertura perché erano feriti troppo gravemente.

E il Comandante del Dipartimento cominciò a farmi segno di andare da lui, non mi stava solo dicendo di uscire, ma voleva proprio che andassi da lui. Quindi il Comandante con cui ero mi disse: “E' meglio che tu vada a sentire cosa vuole che tu faccia.” Quindi uscii. Andai dal Comandante Ganci che mi disse che gli servivano quattro squadre con autoscala, un'altra squadra e una squadra di soccorso. “Vai a trovarle e falle venire qui da me immediatamente”. Mi disse che il Posto di Comando era stato spostato, a nord di Vesey Street. Ancora non sapevo che la Torre Sud fosse crollata, non mi ero guardato dietro.

Iniziai a camminare e arrivai sotto a North Bridge. Rimasi lì alcuni secondi tentando di respirare perché ero esausto. Quando ricominciai a camminare sentii un boato, e questa volta guardai in alto e vidi la grossa antenna sopra la Torre Nord oscillare leggermente. Pensai: “So che è alta circa 90 metri e se quella cosa cade giù dalla Torre sarà una catastrofe.” Mentre guardavo, la Torre Nord iniziò a crollare. In quel momento pensai: “Ci siamo. Non sopravviverò. Questa Torre sta per crollare e io sono morto.” Mi sentii dentro una spinta e mi dissi: “Questo non è un sogno, devi correre.” Mi voltai e iniziai a correre. Attraversai Vesey Street e West Street correndo e c'era un ampio spiazzo dove non c'era nessun posto per nascondersi, sentivo questa cosa dietro di me, la pressione, era come un vento.

Si poteva sentire il crollo, era come “pa-pa-pa-pa-pa” mentre ogni piano crollava sul successivo, e guardai dietro alle mie spalle, e vidi questa grossa nuvola di fumo che cresceva mentre io correvo. Ricordo solo di questa cosa che mi veniva proprio dietro. Tutto diventava grigio. C'era un furgone davanti a me e pensai: “La cosa migliore che posso fare è saltare dietro a questo furgone.” Quindi mi accucciai dietro al furgone e mi coprii più velocemente che potevo e quando questa nuvola nera e grigiastra passò sopra di me fu come un uragano. Non potevo credere quanto fosse potente. C'erano oggetti dentro che volavano in giro. Sentivo vetri rompersi e il furgone era scosso avanti e indietro dal vento che lo colpiva. Durò, non lo so di preciso, direi qualche secondo.

E poi ci fu ancora un silenzio sinistro. Ricordo di aver aperto gli occhi e di essermi guardato intorno, ma non vedevo nulla, era come se avessi gli occhi chiusi. Era di nuovo nero come la pece, non so se fossi intrappolato o se qualcosa fosse crollato addosso a me. Niente, non ho modo di saperlo. Ci volle qualche minuto, dicono quattro minuti, prima che tutta la nube si alzasse. A me sembrò che durasse in eterno.

Ricordo quando presi il mio primo respiro che fu come se l'aria fosse solida, si poteva proprio sentire l'aria che toccava la faccia. Era come se qualcuno mi avesse tirato una manciata di sabbia in bocca, quando respirai iniziai a sentirmi soffocare e a vomitare. Mi ci volle qualche minuto, mi alzai, cominciai a camminare. Caddi un paio di volte. Stavo ancora cercando il Posto di Comando e potei vedere attraverso la nube le luci dei veicoli di emergenza a circa a un isolato di distanza, e pensai: “Ok, il Posto di Comando è lì.” In quel momento c'erano altre unità che stavano correndo verso la scena. Riuscii ad arrivare a un'ambulanza e mi aiutarono a pulirmi gli occhi, le orecchie e la bocca. Non potevo usare il mio respiratore perché era danneggiato, c'erano macerie solide al suo interno. Dovetti toglierlo.

Circa 10 o 15 minuti dopo andai di nuovo davanti a dove stavano le Torri e per la prima volta mi accorsi che non c'erano più. Mi guardai attorno e c'erano incendi ovunque. Ogni palazzo che guardavo aveva incendi multipli al suo interno. Ricordo di aver pensato: “Come si attacca questo incendio?” Non c'erano assolutamente parole per descriverlo. Le macerie erano alte probabilmente quattro o cinque piani per un'area che si estendeva per due o tre isolati. Il centro delle macerie, che noi chiamavamo “la catasta”, era alto circa dieci o quindici piani. Enormi travi d'acciaio sporgevano dai lati.

Il North Bridge, dove mi trovavo qualche minuto prima, era crollato ed era schiacciato al suolo e fece da diga, impedendo all'enorme ammasso di macerie di attraversare Vesey Street. Per la prima volta potei sentire il Comandante a cui ero assegnato attraverso la radio, mi chiese se stavo bene e io gli chiesi dove fosse. Mi disse che stava bene, che stava tentando di recuperare i suoi oggetti ma che era sopravvissuto. Ma sfortunatamente molti degli altri con cui eravamo non ce la fecero: il Comandante Lawrence Stack non è sopravvissuto, l'uomo grosso che era con noi non è sopravvissuto. Il Comandante Peter Ganci, con cui ero due o tre minuti prima, morì nel secondo crollo.

Rimasi sulla scena fino alle 12 circa. Andai in ospedale, controllarono le mie condizioni, fui dimesso intorno alle tre. Tornai sulla scena alle quattro circa e lavorai lì fino alle otto di sera quando ero così stanco che capii che dovevo andarmene. Qualcuno di noi riuscì a ottenere un veicolo del Parks Department [dipartimento che si occupa della manutenzione dei parchi cittadini N.d.T] e uno dei ragazzi ci riportò oltre il ponte a Brooklyn. Arrivai a casa solo dopo mezzanotte.

Fu un giorno duro, non seppi chi era morto fino ad alcuni giorni dopo. Persi circa ventiquattro amici, la stazione dei pompieri successiva alla nostra su Fourth Avenue, la Squadra 201, perse tutti tranne il guidatore, l'MPO, come lo chiamavamo noi: Motor Pump Operator. La Squadra 5, che è a Staten Island, perse parte del proprio turno notturno e tutto il loro turno diurno, cioè circa 10 o 11 uomini.


Undicisettembre: Ti ci vollero quattro ore per arrivare a casa da Manhattan?

John Picarello: No. Ci volle circa un’ora dalle otto, quando ce ne andammo, per arrivare alla mia Stazione dei Pompieri. Lì mi sono fatto la doccia, mi sono cambiato, e mi sono seduto un po'. Ma non arrivai a casa prima di mezzanotte.


Undicisettembre: Non ti sei accorto che la Torre Sud era crollata nemmeno dopo il crollo della Torre Nord. Ci puoi spiegare meglio questo fatto?

John Picarello: Non me ne accorsi fino a quando arrivai all'ambulanza. Mi pulii gli occhi e la bocca e mi allontanai due o tre isolati. Ero all'angolo di West Street e Vesey Street guardando in alto e mi accorsi che entrambe le Torri non c'erano più.

Quindi non mi accorsi che la Torre Sud era crollata nemmeno dopo aver visto il crollo della Torre Nord. Non sapevo che la Torre Sud già non c'era più.


Undicisettembre: Hai notato nulla di strano durante i crolli, come delle esplosioni? O a tuo parere sono stati troppo rapidi per essere crolli naturali?

John Picarello: A mio parere non c'era nulla di innaturale. Vidi quando la Torre Nord crollava e si poteva proprio sentire che ogni piano crollava sul successivo. Era come “pa-pa-pa-pa-pa”. Ho sentito che alcuni miei amici lo descrissero come delle esplosioni ma credo che sia normale durante un crollo con la pressione e il fumo che vengono spinti fuori. Questo è ciò che ho visto. Quindi si poteva vedere il fuoco e il fumo spinti fuori ogni volta che un piano cadeva sul successivo. Ma non notai nulla di innaturale.


Undicisettembre: C'è un dettaglio che vorrei sottolineare. Hai descrito il rumore dei crolli come “pa-pa-pa-pa-pa”, un tuo collega usò la stessa espressione e alcune persone in rete dicono che questo implica che sentì delle esplosioni, che fu una demolizione controllata. Siccome tu eri lì, puoi smentire questa folle idea una volta per tutte?

John Picarello: Sì, perché ho visto delle esplosioni in precedenza, come esplosioni di gas, e ho visto edifici crollare in precedenza. Anche le strutture di legno che ho visto crollare in allarmi di quarto o quinto livello hanno sbuffi di fuoco e fumo che vengono spinti fuori mentre il palazzo crolla. Per me è stato normale.

So che qualcuno dice che sono state esplosioni sincronizzate, ma per me quando i piani crollano uno sull'altro, sono solo le leggi della fisica che dicono che il fuoco e il fumo vengono spinti fuori.

Non credo neanche per un secondo che quelle siano state esplosioni o detonazioni di qualunque tipo.


Undicisettembre: Tu hai avuto modo di camminare vicino alla Torre Nord dopo il crollo della Torre Sud. Come descriveresti Ground Zero in quei momenti?

John Picarello: C'era un gran caos, ovviamente. Mi guardai intorno, potevo vedere le unità che correvano verso il palazzo e altre che portavano le persone lontano dal palazzo. C'erano vari veicoli, tra cui un ambulanza e un paio di mezzi di soccorso, completamente avvolti dalle fiamme.

Anche l'edificio 6, che era l'edificio dove aveva la sede l'Agenzia delle Dogane, era danneggiato con incendi al suo interno. C'erano ancora macerie che cadevano. Vesey Streey aveva macerie, West Street aveva molte macerie. C'era confusione, ma i soccorritori, come la polizia, avevano obiettivi, quindi a qualcuno poteva sembrare che ci fosse il caos, ma non a me perché sapevo cosa stavano facendo. Stavano cercando di portare le persone lontane dagli edifici.


Undicisettembre: Dopo il crollo di ciascuna torre, hai potuto vedere quanto fossero danneggiati gli altri edifici circostanti? In particolare, sai quali fossero le condizioni del WTC7 prima che crollasse?

John Picarello: Quando guardai il WTC7 sembrava che ne fosse stato tolto un pezzo ai piani inferiori, probabilmente per via del crollo della Torre Nord. C'erano molti piani con grandi incendi, più verso l'estremità inferiore del palazzo. L'area era stata transennata, perché dicevano che avrebbe potuto crollare ed è crollato circa alle cinque del pomeriggio.

L'edificio della Deutsche Bank, proprio dall'altro lato della strada rispetto alla Torre 2, aveva enormi travi d'acciaio, cadute dalla Torri, infilzate dentro. Erano di dieci o forse venti tonnellate ciascuna. C'erano anche incendi nell'edificio.

Dall'altro lato di West Street di fronte all'Hotel c'era un'immensa trave infilzata in uno di quegli edifici, e c'erano anche degli incendi.

L'Hotel in cui ero stato sembrava alto quattro o cinque piani, credo che fosse di ventidue piani in origine. Dopo il primo crollo c'era come una “V” [immagine a destra N.d.T.] gigantesca tagliata nel palazzo. Ma dopo il secondo crollo sembrava alto pochi piani. Dietro di esso c'era ciò che chiamavamo la catasta, c'erano macerie fumanti e molti incendi.

Dopo il crollo della seconda Torre il World Trade Center 6 aveva molti piani incendiati.

Questo è sostanzialmente ciò che ricordo.


Undicisettembre: Prima del crollo, le torri davano segnali di essere sul punto di crollare o semplicemente crollarono all'improvviso? Vi aspettavate che crollassero?

John Picarello: Non credo che il crollo integrale fosse atteso. Ricordo bene che una delle preoccupazioni era che la parte della Torre Sud sopra al punto di impatto era notevolmente inclinata. Si vedeva. C'era una pendenza evidente.

E uno dei problemi era cercare di portare le unità là sopra per provare a estinguere l'incendio e raffreddare l'aera perché il sentore era che quei piani, quei 25 piani, potessero cadere. Il nostro pensiero era: “Ti immagini qualcosa come un edificio di 20 piani che cade dal cielo, se quella parte cade giù dalle torri?” Quindi credo che la nostra preoccupazione fosse che il crollo potesse essere parziale e che la sommità degli edifici potesse crollare. Ma non credo che qualcuno avesse previsto che l'intero edificio sarebbe crollato.


Undicisettembre: Cosa pensi dei tuoi colleghi che si arrampicarono lungo le scale nelle Torri 1 e 2 del WTC durante l'evacuazione? La maggior parte di loro è morta, ma lo ha fatto mentre tentava di salvare delle persone che sarebbero morte al posto loro.

John Picarello: Anzitutto fu un enorme successo.

Nel 1987 ci fu un incendio al Downtown Athletic Club, arrivammo sulla scena e ricordo che dovemmo salire dalla lobby al diciassettesimo piano con tutto l'equipaggiamento. Ci vollero circa trenta minuti. In questo caso le unità sono salite nella Torre Nord fino al punto dell'incendio in quarantacinque minuti, quindi ci volle da quarantacinque minuti a un'ora per chi era in buona forma. Per me questo ha mostrato una determinazione incredibile. Quegli uomini hanno fatto un lavoro eccezionale per arrivare così velocemente.

L'unico lato negativo fu che per la maggior parte del tempo le nostre ricetrasmittenti non funzionavano. Prima dei crolli ci fu un po' di comunicazione, ma dopo il primo crollo non sentii più nulla, a parte il mio Comandante di Battaglione dopo il secondo crollo.


Undicisettembre: Sei stato a Ground Zero nei giorni seguenti per l'attività di ricerca e soccorso?

John Picarello: Tornai lì il 17 settembre, il lunedì successivo. Ground Zero era stato diviso in zone, in modo che si potesse tenere traccia di dove erano le varie unità e di cosa stavano facendo. Io ero principalmente con delle unità di fronte a dove stava l'Hotel, su West Street. Trovammo resti sepolti sotto le macerie. Parte della giornata passava sulla cima della catasta aiutando la “brigata del secchio”, passavamo secchi pieni di macerie. Scavavamo molto a mano, a quel punto sapevamo che non era una missione di soccorso ma di recupero visto che era sei giorni dopo.

L'ambiente era terribile, c'era una puzza! Era dovuta all'odore chimico acre mischiato a quello dei resti in decomposizione. C'era una puzza! Era terribile. Quei due odori misti erano orribili da respirare. Avevamo alcune maschere chirurgiche, alcuni avevano dei respiratori ma nulla di ciò ci aiutò molto.

Quindi l'ambiente non era molto salubre secondo me. Ma in generale fu piuttosto ordinato, aiutarsi a vicenda, fare una pausa e tornare nella tua zona per proseguire con gli scavi.

I resti che stavamo trovando erano probabilmente di persone che stavano ai piani superiori perché erano sulla cima della catasta di detriti. Quelli che erano ai piani più bassi furono trovati dopo settimane, o anche mesi.


Undicisettembre: In che modo l'11 settembre ha cambiato la tua vista quotidiana?

John Picarello: In molti modi. Principalmente fu ciò che chiamano “Stress post traumatico”. Nel periodo in cui prendevo coscienza di ciò che era successo, avevo incubi che durarono alcune settimane e che sarebbero diminuiti nel tempo. Essendo anche un ministro ordinato avevo esperienza di assistenza psicologica, quindi almeno avevo un vantaggio nel senso che quando stavo attraversando gli effetti dello stress post traumatico sapevo cos'era. Non potevo fermarlo, dovevo attraversarlo, ma almeno sapevo e capivo cosa stava succedendo, quindi fui in grado di parlare con le persone, di discuterne. Alcune persone pensano che non sia normale e che loro abbiano qualcosa che non va, non capiscono che invece devono attraversarlo.

Questi effetti durarono diverse settimane. Ad esempio se stavo seduto a casa a bere una tazza di caffè al mattino e un grosso furgone fosse passato di fianco a casa mia e io avessi sentito anche una minima vibrazione, venivo ritrasportato a Ground Zero.

Dopo di ciò notai che ero diventato grato per piccole cose che avevo dato per scontate. Cose semplici come il prato del mio vicino di casa. Guardavo il suo prato e mi piaceva il modo in cui il sole si rifletteva sul prato. Era un verde stupendo. Devo essere passato davanti a quel prato ogni giorno per anni ma non ci avevo mai pensato.

La parte più dura iniziò circa a gennaio del 2002, quando mi resi conto che avevo quasi perso mia moglie perché per poco non sono morto. Inizia a analizzare ciò che era successo, e al primo crollo, e mi resi conto che meno di un metro dietro di me, nella lobby, c'era un immenso muro di cemento e macerie contorte dal pavimento al soffitto, e capii quanto ero arrivato vicino a venire schiacciato.

Quindi pensai a quando mi ero trovato davanti alla Torre Nord guardandola crollare e poi mi girai per correre, rimanendo quasi ucciso. Pensai a quanto ci andai vicino e con quanta facilità avrei potuto essere ucciso.

Pensai a prima che il Comandante Ganci mi chiamasse, ero seduto sul bordo di quell'apertura prima di uscire dall'edificio e non potevo sapere che in meno di due minuti tutta quell'area sarebbe rimasta schiacciata.

Quindi iniziai a rendermi conto di quanto sia fragile la vita: un minuto ci sei e il minuto dopo potresti essertene andato e non hai nessun controllo su questo.

Quindi l'11 settembre ha cambiato la mia vita nel senso che sono più grato per le cose che ho, non mi agito più per le piccole cose. Apprezzo di più le persone. Ci sono persone che danno per scontato che ci saranno per sempre. Mi occupo di più della mia famiglia, tratto le persone in modo diverso. Perché non puoi saperlo.

Pensai al Comandante Lawrence Stack e a quegli uomini nella lobby. Io stavo parlando con loro e in meno di 30 minuti sarebbero morti. Di solito non te ne rendi conto, ma quando lo feci, io iniziai a trattare la gente in modo diverso.

Per quanto posso cerco di non avere nemici. Se qualcuno prova a essere mio nemico, è un problema suo, io cerco di avere più amici che posso e tento di comportarmi bene con la gente perché la realtà dei fatti e che il domani non ti è promesso, non lo è a nessuno.

Ci sono cose più importanti nella vita che avere un aumento, avere un lavoro migliore, cambiare casa e prenderne una migliore. Ad esempio, la salute! Ho amici tra i quaranta e in cinquant'anni che, a causa dell'11/9 e dei mesi spesi a Ground Zero nella ricerca e nel soccorso, ora hanno dal 25 al 30% di capacità polmonare. E sono persone che non hanno mai fumato una sigaretta nella loro vita. Hanno una pensione di invalidità e qualcuno pensa che siano soldi buoni, ma chiunque di loro scambierebbe quei soldi per la propria salute in un battito di ciglia. Questo mi diede una visuale della vita del tutto diversa.

Devo essere grato di ciò che ho. Certamente provo a ottenere cose migliori ma bisogna anche essere grati di ciò che si ha. Ha cambiato anche il mio rapporto con mia moglie, con i miei figli, il modo in cui celebro, come parlo con le persone, anche le mie omelie la domenica sono diverse.

Questi sono solo alcuni dei modi in cui l'11/9 ha cambiato la mia vita, ma l'ha cambiata in modo drastico.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto che sostengono che l'11/9 sia stato un "inside job"? La maggior parte di queste teorie sostiene che le Torri furono demolite intenzionalmente con esplosivi. Qual è la tua opinione? Cosa pensano i tuoi colleghi di queste idee? Sono irritati, indifferenti?

John Picarello: Sono una studente di storia, e mi piace la storia, non c'è una singola tragedia occorsa in questa nazione che non abbia la proprie teorie del complotto. Per qualche ragione siamo attirati dal drammatico e dal sensazionale, ci piace l'intrigo. E vende libri! In un certo senso è positivo interrogarsi sulle cose una seconda volta, questo è l'unico aspetto positivo che vedo nelle teorie del complotto. Sfortunatamente ciò che i complottisti fanno è partire con una teoria e invece di indagare ciò che ci dicono i fatti, guardano ai fatti attraverso la lente della propria teoria. Quindi loro hanno gli stessi fatti delle altre persone ma impongono le loro teorie sui fatti. Questa è la mia opinione sulle teorie del complotto; puoi prendere qualunque fatto e farlo sembrare diverso molto facilmente e avrai un numero sufficiente di persone che ti seguiranno.


Undicisettembre: Com'è la vita a New York 11 anni dopo l'11/9?

John Picarello: E' una città molto diversa. E' anche una città più sicura, molto più amichevole di quanto fosse prima dell'11/9. Vorrei dirti che le persone sono più timorate di Dio ma non lo sono, anche perché c'è una nuova generazione di persone che erano bambini l'11/9 e per loro è storia, qualcosa che si legge nei libri ma che non hanno vissuto davvero. Loro sono più lontani dagli effetti dell'11/9. Quindi in questo senso la lezione non è stata ben imparata da quella generazione. Ma la generazione più vecchia è più propensa ad aiutare e più amichevole e questo ha cambiato la città. La gente si unisce e si aiuta più facilmente e molti quartieri adesso sono così. La gente la prende come orgoglio personale. “Questo è il mio vicinato, qui è dove vivo e se succede qualcosa occupiamocene insieme.” Non si vedevano succedere queste cose prima. Le persone erano più inclini a farsi gli affari propri. Ma oggi è così: “Hey, aspetta un attimo, non vogliamo che succeda di nuovo.” Se si vede qualcosa di strano è del tipo “vediamoci chiaro, facciamo una telefonata.”

Quindi in questo senso è cambiata e per quanto riguarda l'aspetto lavorativo Ground Zero non è più un posto che si vuole evitare. L'area attorno a Ground Zero è più residenziale di prima. La gente la sta ricostruendo e si sta assumendo la responsabilità della città.

La città è cambiata molto, e il cambiamento è in positivo.

7 commenti:

  1. Le testimonianze dei sopravvissuti è la parte che preferisco in questo blog. Che dire... È davvero un'intervista intensa che non lascia spazio all'immaginazione perchè racconta i fatti con estrema precisione. La storia di quest'uomo è qualcosa di incredibile e toccante. Il fatto che da questo enorme dramma ne ha tratto qualcosa di positivo è di grande inspirazione a affrontare i problemi con altri occhi. Ha dato anche un' ottima spiegazione riguardo le teorie complottistiche , e chi ,se non lui che le ha vissuto da protagonista quel giorno,puó dire cosa è realmente successo? Un' ottima intervista, grazie Hammer

    RispondiElimina
  2. Grazie a te per l'apprezzamento.

    RispondiElimina
  3. Mi ha colpito questo particlare delle dichiarazioni di Picarello:
    "Era dovuta all'odore chimico acre mischiato a quello dei resti in decomposizione".
    L'odore della morte, insomma. Ed in un'altra testimonianza viene rammentato quest'odore, nel racconto di un soccorritore italiano, Enzo Ardovini:
    " I could smell death, I know what death smells like"
    http://old.911digitalarchive.org/stories/details/10688

    RispondiElimina
  4. Grazie Hammer, sempre ottime le tue interviste

    RispondiElimina
  5. Manu Ucce, grazie a te per l'apprezzamento.

    Se vi piace quello che leggete su Undicisettembre potete sostenere il nostro lavoro aiutandoci a diffonderlo, ad esempio linkandolo sulle vostre pagine di Facebook o consigliandolo ai vostri amici.

    RispondiElimina
  6. Csassi, ho rifiutato il tuo commento perché ci siamo occupati di Richard Gage in passato. Cerca tra gli articoli vecchi prima di porre una domanda.

    Comunque, in generale venire qui e linkare un video senza scrivere nulla di sensato è una pessima strategia. Se vuoi intavolare una discussione, almeno scrivi su quali punti ti vuoi focalizzare.

    RispondiElimina
  7. Enrico, ho rifiutato il tuo commento. C'è una casella di ricerca in alto a destra con cui cercare le parole chiave che ti interessano e ci sono le FAQ.

    RispondiElimina

I commenti sono moderati e possono restare in sospeso anche per giorni, ossia fino a quando qualcuno ha tempo di occuparsene.

Prima di fare domande, leggete per favore le FAQ nella colonna di destra del blog.

Evitate commenti non attinenti all'argomento trattato nell'articolo: quindi state in tema o pubblicate il vostro commento in un articolo pertinente.

Non verranno pubblicati messaggi contenenti polemiche o insulti, a meno che siano utili per mostrare l’infantile maleducazione di chi li invia.

Lo scopo dei commenti è arricchire, aggiornare e (se necessario) correggere gli articoli, non perdere tempo in battibecchi personali. Se siete capaci di avere davvero qualcosa di utile da dire, siete anche capaci di essere civili.

Per evitare confusioni d’identità, non sono ammessi i commenti anonimi: possono commentare soltanto gli utenti che si identificano con un nome o pseudonimo tramite il loro account Google o OpenID.