2015/05/11

Pentagono: intervista con il pompiere James Bonzano

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

Undicisettembre propone oggi ai suoi lettori la testimonianza diretta del pompiere James Bonzano, che fu tra i primi soccorritori a intervenire sulla scena al Pentagono. La testimonianza di Bonzano è l'ennesima conferma che tra coloro che si trovavano lì mentre gli eventi si svolgevano nessuno aveva dubbi sul fatto che contro la facciata dell'edificio si fosse schiantato un aereo di linea e che le teorie alternative sono nate solo in seguito dalla fantasia di persone che non sanno di cosa parlano.

Ringraziamo James Bonzano per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Ci puoi fare un racconto generale di cosa hai visto e vissuto quella mattina?

James Bonzano: Tutti i comandanti, anche quelli che non erano in servizio, erano a un corso di leadership a circa ottocento metri dal Pentagono. Mentre eravamo al corso sentimmo ciò che sembrava un'esplosione e tutti i nostri cercapersone iniziarono a suonare, quindi io e miei colleghi uscimmo dalla scuola e prendemmo i nostri veicoli. Accesi la radio portatile e iniziai a sentire le notizie del traffico ed era quasi surreale; non potevo credere a ciò che sentivo. Sentimmo che un aereo di linea si era schiantato contro il Pentagono e che c'erano molte vittime. Stavo ascoltando il ritorno delle prime due unità che erano arrivate sulla scena e stavano raccontando quello che stavano affrontando.

Usammo una delle nostre stazioni come base e iniziammo ad andare al Pentagono. Io fui incaricato di dirigere la divisione EMS. Ero responsabile dello smistamento, del trattamento e del trasporto dei feriti e di assicurarmi che le vittime venissero trasferite nei luoghi appositi e negli ospedali.

Come puoi immaginare c'era molto fuoco, si vedeva dov'era il punto d'impatto e c'era molto caos. La mia prima responsabilità era di prendere il controllo del traffico civile e militare: riportare ordine nel caos. Lavoravo con l'amico e ufficiale di polizia della contea di Arlington Don Grinder. Iniziammo a lavorare e a definire un perimetro con un punto di ingresso e uno di uscita così che potessimo prendere il controllo della situazione. La nostra principale preoccupazione era prenderci cura dei feriti e trasportarli agli ospedali.

Immediatamente dopo l'attacco, rimasi al Pentagono per 24 ore. Dopo quel giorno lavorai nove giorni consecutivi in turni da dodici ore. Il primo giorno eravamo in modalità recupero e soccorso. I giorni successivi eravamo più impegnati a spegnere gli incendi e a raccogliere le vittime.


Undicisettembre: Cosa ci puoi dire delle persone che uscivano dal Pentagono? In che condizioni erano?

James Bonzano: C'erano persone che venivano portate in elicottero o con mezzi medici agli ospedali civili anche prima che io arrivassi lì. Ma ricordo che le persone erano scosse dagli eventi di quel giorno. C'erano civili, militari e pompieri con fuliggine sul viso e i vestiti strappati. Alcuni di loro dicevano di essere stati sufficientemente fortunati e benedetti da esserne usciti vivi.


Undicisettembre: Cosa è successo al Pentagono nei giorni seguenti?

James Bonzano: Nei giorni successivi avevo diverse responsabilità. Il primo giorno ero responsabile della divisione EMS e il giorno dopo ero responsabile delle attività operative, che includeva spegnere gli incendi e il lavoro di ricerca e soccorso. Il comandante che aveva in gestione l'incidente era il vice capo James Schwartz e io lavoravo ai suoi ordini.


Undicisettembre: Sei riuscito a vedere il buco sulla facciata del Pentagono prima che crollasse?

James Bonzano: Arrivai appena dopo il crollo; l'annuncio radio fu dato mentre arrivavo.


Undicisettembre: Hai potuto vedere se sembrava grande abbastanza perché lo avesse causato un aereo di linea?

James Bonzano: Crollò mentre arrivavo lì ma c'erano diversi strati o “anelli” del Pentagono che erano stati bucati. Non c'erano dubbi che la zona dell'impatto fosse abbastanza grande per un aereo di linea.


Undicisettembre: Questa esperienza ti ha dato una nuova visione del tuo lavoro come pompiere?


James Bonzano: Sono un pompiere da 31 anni. Sono un Vice Comandante, adesso, ed è sempre stato un lavoro molto gratificante. Sono onorato di andare al lavoro e aiutare davvero la gente ed è ancora così che lo vedo. Mi piace molto il fatto che il nostro impegno è essere pronti per aiutare le persone. Quel giorno il mio lavoro è cambiato significativamente; non correvo più solo per combattere gli incendi, o occuparmi di malati e feriti, ma anche per il terrorismo. E sapevamo che avremmo dovuto occuparcene per molto tempo. Eravamo fortunati perché avevamo creato buone relazioni con i nostri partner al Pentagono e con gli altri gruppi con cui prestavamo soccorso. Ci eravamo allenati insieme, lavorando su emergenze regionali, procedure operative standard, e protocolli medici che ci hanno consentito di operare senza intoppi. Come in tutti gli incidenti ci sono ostacoli da superare, ma è molto più facile quando hai sviluppato buone relazioni di lavoro con i tuoi partner regionali prima di un evento, così da facilitare una mentalità di gruppo.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto sull'11/9 e nello specifico di quelle sull'attentato al Pentagono?

James Bonzano: Sono stato uno dei primi a intervenire quel giorno e queste teorie per me non stanno in piedi. So cosa ho affrontato quel giorno e le teorie del complotto non corrispondono alla realtà, si è schiantato un aereo di linea.


Undicisettembre: Come ti senti ad essere stato parte di un tale lavoro di ricerca e soccorso? I pompieri sono generalmente considerati gli eroi di quel giorno.

James Bonzano: Non mi vedo come un eroe, mi vedo come parte di un gruppo di persone che si sono unite per fare la cosa giusta. Chiunque nella stessa situazione avrebbe fatto la stessa cosa. Siamo privilegiati nel senso che eravamo preparati e ci siamo tutti uniti quel giorno a lavorare in gruppo secondo le nostre procedure. Credo che chiunque nelle stesse circostanze avrebbe fatto lo stesso. Mi sento onorato di aver potuto aiutare la gente, il mio cuore e le mie preghiere sono rivolte alle persone che quel giorno hanno perso la vita o perso i propri cari. Mi dispiace anche per i miei fratelli e sorelle a New York City e in Pennsylvania. Fu una tragedia e l'unica cosa buona che ho visto è stata la gente che si univa per aiutare gli altri.


Undicisettembre: Hai avuto conseguenze psicologiche dopo l'11/9?

James Bonzano: Io no. Ma ho amici nel dipartimento dei pompieri che ne ebbero.

Uno dei miei colleghi e amico intimo, il Capitano Ed Blunt, era lì dall'inizio e si stava occupando delle vittime come supervisore dell'EMS. Gli chiesi “Stai bene?” Mi rispose “Si, sto bene” e poi mi disse che sua moglie era su un aereo e che stava tornando a casa proprio in quel momento. Non sapeva quale volo fosse ma pensava che fosse quello che aveva colpito il Pentagono. Lo guardai e gli dissi “Eddie, sei sicuro?” mi disse “No, non ne sono sicuro, ma mi sento che il volo fosse quello.” e gli dissi “Devi andartene da qui.” Mi guardò molto chiaramente e mi disse “No, devo restare qui.” Credo che volesse dirmi che se avesse dovuto lasciare la scena ciò che aveva nella testa sarebbe stato più di ciò che poteva sopportare ma restare lì ed essere concentrato nell'aiutare le persone lo aiutava a sentire che stesse servendo la causa.

Grazie a Dio la moglie non era su quel volo.

La mia famiglia era a 30 chilometri di distanza quel giorno. I cellulari non funzionavano ma in qualche modo riuscii a fare una telefonata a mia moglie per assicurarmi che stessero bene. Quando ho saputo che stavano bene, io mi sono sentito a posto.

Per quanto triste fosse quell'evento ero molto, molto orgoglioso degli uomini e delle donne che lavoravano al dipartimento dei vigili del fuoco così come dei nostri colleghi degli altri stati; molte persone fecero cose ottime quel giorno. Anche prima che noi arrivassimo, c'era gente che aiutava altra gente, mettendosi in pericolo per aiutare gli altri.



Undicisettembre: Mentre eri al Pentagono c'era qualcuno che avesse dei dubbi sul fatto che il Pentagono fosse stato colpito da un aereo?

James Bonzano: No. Nessuno. Mai. È facile per me smentirli perché l'ho vissuto. Comunque ho sentito queste teorie in seguito e per me non hanno senso. Non credo, neppure per un secondo, che qualcosa diverso da un aereo di linea si sia schiantato contro il Pentagono quel giorno. So cosa ho vissuto, so cosa ho visto, so cosa ho visto per più di dieci giorni. È fuori discussione.


Undicisettembre: Pensi che la nazione viva ancora nella paura o credi che abbia recuperato la sua posizione mondiale?

James Bonzano: Abbiamo una nuova visione d'insieme. L'11/9 ha svegliato molta gente, il mondo è cambiato davanti ai miei occhi. Non posso dirti che le persone vivono ancora nella paura, ma siamo più pronti e risoluti nel difendere le nostre libertà.

2 commenti:

Giuliano47 ha detto...

Dice il pompiere: "... era quasi surreale; non potevo credere a ciò che sentivo. Sentimmo che un aereo di linea si era schiantato contro il Pentagono"
In che senso surreale? Il Pentagono e' confinante con un grande aeroporto da centinaia di voli giornaleri e per di più con una delle piste rivolta verso il Pentagono. C'erano piani di intervento in previsione che un aereo impattasse contro il Pentagono? Un evento improbaile ma non impossibile.

Hammer ha detto...

Giuliano, capisco la tua osservazione, ma Bonzano sta parlando della reazione immediata all'aver sentito la notizia di una tale catastrofe.

Okay, era ammesso che potesse accadere, ma altamente improbabile. Probabilmente nessun pompiere pensa di dover fronteggiare questa situazione nella sua carriera.