2014/09/10

World Trade Center: intervista con il sopravvissuto Alexander Spano

di Hammer. L'originale inglese è disponibile qui.

In occasione del tredicesimo anniversario dell'11/9 offriamo ai nostri lettori il racconto diretto del sopravvissuto Alexander Spano che lavorava nella Torre Sud e che si trovava in ufficio al momento del primo schianto.

Le testimonianze dirette dei sopravvissuti sono il modo migliore per non perdere il ricordo di quanto accaduto e per evitare che questo venga distorto dalle teorie del complotto che, come confermato da Spano, attecchiscono solo tra chi non era presente e non ha vissuto sulla propria pelle quanto successo.

Ringraziamo Alexander Spano per la sua cortesia e disponibilità.


Undicisettembre: Cosa ricordi in generale dell'11/9? Ci puoi fare un racconto di ciò che hai visto quel giorno?

Alexander Spano: Lavoravo per una compagnia chiamata Oppenheimer Funds, ero il loro operations manager e il mio ufficio era al trentatreesimo piano della Torre 2 sul lato meridionale della torre, che si affacciava sul fiume Hudson. La mia veduta principale dava sulla Statua della Libertà, ed era bellissima! Ero un maniaco del lavoro, a quel tempo, solitamente arrivavo per primo e uscivo per ultimo, quindi di solito arrivavo alle 6 o alle 6:30 del mattino ed ero il primo ad accendere le luci e ad avviare le attività di ufficio. Quindi quando iniziarono ad arrivare gli impiegati quel giorno io mi trovavo in ufficio, e a un certo punto udimmo un rombo fortissimo e sentimmo l'edificio tremare. Essendo l’operations manager, ero anche responsabile delle emergenze per i quattro piani che occupavamo.
Non ci badai troppo finché non vidi macerie volare attorno agli edifici, tutto ciò che si vedeva erano macerie che volavano attorno all'edificio. Al World Trade Center il sistema di filtraggio dell’aria era sette piani sotto il livello del suolo roccioso di Manhattan e i due edifici condividevano l’aria, quindi quando il primo aereo colpì il primo edificio anche il nostro iniziò a ricevere del fumo che entrava dal sistema di condizionamento. Sulle prime pensavamo che si fosse trattato di un piccolo aereo, come un Cessna o un elicottero della stampa, in quel momento non sapevamo cosa fosse.

Iniziai a evacuare la mia gente facendola scendere per le scale, perché non era permesso usare gli ascensori. Mi ci volle una buona mezz’ora per far scendere tutti al piano terreno. Una volta giunti al piano terra controllai che tutti i quattro piani fossero stati evacuati. C’erano due persone con me: il mio amico Bill e Valerie, una ragazza, che mi stavano aiutando a controllare che tutti fossero usciti.

Mentre eravamo al piano terra vidi che c’erano alcuni agenti di polizia, quindi andai da uno di loro e chiesi: “Cosa succede?” mi disse: “Andate via da qui, andate via di qui! Lasciate subito l'edificio!” Ma io gli dissi: “Hey, aspetta un attimo. Gli altoparlanti stanno dicendo di tornare negli uffici.” E lui mi spiegò che quelli erano messaggi preregistrati e mi disse “Lascia stare i messaggi audio, andate via da qui.” e anche lui corse via.


Così uscimmo su Liberty Street, e quando ero a circa tre metri di distanza dalla porta il secondo aereo passò sopra la mia testa e colpì l'edificio proprio sopra di noi. Alcune cose che vidi in quei momenti mi perseguitano, soffro ancora di stress post traumatico, ne soffro ancora molto. Vorrei potermi tagliare via un pezzo di cervello dalla testa che conserva tutto questo, in modo da non sentirlo e non vederlo mai più, ma sfortunatamente è qualcosa che porto con me ogni giorno. È difficile ed è molto, molto spaventoso, ma la prima cosa che vidi quando uscii erano corpi che volavano e altri a terra. Appena uscii, il corpo cadde dal cielo e si schiantò a tre metri da me. Ho ancora la visione di un braccio, semplicemente steso in mezzo alla strada; lo vidi con sgomento e orrore. La cosa che vidi appena dopo fu questo immenso aereo che mi volava sopra la testa e si schiantava contro l'edificio sopra di me.

Cominciammo a correre ma non potemmo andare troppo lontano; fui colpito da un pezzo di aereo o di edificio in testa e nella parte bassa della spina dorsale. Tuttora sono paralizzato alla gamba destra, indosso una protesi esterna e ho subito cinque operazioni alla schiena. Questo successe quando coprii due persone mentre le macerie cadevano dall’alto: la mia amica Valerie e una signora anziana.

Comunque siccome ho visto e ho sentito questo aereo direttamente, mi infastidisce quando sento questi complottisti. Mi infastidisce molto, perché chi non era lì non ha diritto di commentare su ciò che accadde. Dovrebbero parlare con persone che lo hanno visto direttamente. Trovo che i complottisti siano offensivi e maleducati. Mi piacerebbe molto sedermi a un tavolo con un complottista e vorrei sentire cosa ha da dire. Mi piacerebbe molto farlo un giorno.

Quindi, dopo aver corso per un po’, volevo chiamare casa per informare la mia famiglia; avevo degli amici a un paio di isolati di distanza e andai da loro, ma neanche i loro telefoni funzionavano. A quel punto ciò che io e Valerie volevamo fare era prendere un traghetto che ci portasse nel New Jersey, perché entrambi abitavamo lì, ma la polizia ci disse che non potevamo. Rimanemmo lì a guardare in alto gli edifici che bruciavano: vedemmo corpi che cadevano e persone che si gettavano nel vuoto. Fu una cosa orribile, che non vorresti mai, mai vedere nella tua vita.

Mentre ero lì a dire a questo poliziotto che l’unica cosa che volevo fare era attraversare la strada per prendere un battello per il New Jersey sentimmo unicamente il rumore dei piani che collassavano all’interno del palazzo.

Voglio chiarire questa cosa, perché molta gente dice “C’era una bomba che ha innescato la caduta dei piani.” Non era il rumore di bombe. Era chiaramente il rumore dei piani che cadevano l’uno sull’altro, era proprio un “boom, boom, boom, boom, boom, boom” che si sentiva dall’interno dell'edificio prima che iniziasse a crollare. Non era il fragore di uno scoppio, non era il rumore di un'esplosione di qualsiasi tipo. Era proprio chiaramente il rumore dei piani che cadono l'uno sull'altro. Il mio edificio, che era la Torre 2, iniziò a crollare. Ero solo a un isolato di distanza.

Trovammo riparo in un ristorante, dove chiudemmo le porte e rimanemmo bloccati all’interno, perché il fumo e le macerie erano così pesanti che bloccarono la porta e non potevamo uscire. Rimanemmo bloccati lì per mezz’ora prima che la polizia rompesse le finestre e potessimo uscire. Quando uscimmo, la Torre 1 iniziò a crollare; c'era lo stesso rumore di piani interni che cadevano l’uno sull’altro e poi venne giù il resto del palazzo.


Undicisettembre: Poi cosa successe? A che ora tornasti a casa?

Alexander Spano: Camminammo fino a Battery Park, da cui partivano degli autobus, prendemmo un autobus che ci portò verso nord lungo la FDR Drive, Franklin Delano Roosevelt Drive, che costeggia il lato orientale; ci fecero scendere e camminammo fino a Midtown vicino a Times Square. Attraversammo Manhattan fino a West Side, dove prendemmo un battello che ci portò a casa. Arrivai a casa verso le cinque o le sei del pomeriggio.

La mia famiglia non seppe nemmeno se ero vivo o no fino alle quattro del pomeriggio, quando trovai un telefono a pagamento funzionante vicino a Times Square, fu spaventoso.


Undicisettembre: Cosa pensi delle teorie del complotto secondo cui l'11/9 fu un autoattentato?


Alexander Spano: Come ho accennato prima, mi piacerebbe molto sedermi a un tavolo con una di queste persone, vorrei parlare con loro e sentire da dove tirano fuori le loro prove, perché io c’ero e loro no. Conosci qualche complottista che abbia bisogno di spiegazioni e prove? Fammelo sapere! Sarei più che felice di parlargli al telefono. Cercheranno di negare che ero lì e il mio racconto diretto in favore di ciò che loro pensano sia successo per divertimento o per scherzo. Voglio fare una chiacchierata faccia a faccia con una di queste persone.

Non c’è nulla di più frustrante di sapere che ci sono persone là fuori che pensano che questo sia stato fatto dal nostro governo o che sia stato fatta apposta per qualche altro strano motivo. Nessuna di queste persone ha visto ciò che ho passato io e che molti altri hanno passato. Vorrei proprio fare una chiacchierata con una di queste persone, perché non possono in alcun modo smentire ciò che ho da dire.


Undicisettembre: Secondo te, quanto sono popolari queste teorie negli USA?

Alexander Spano: Sono considerate una barzelletta. Non sono particolarmente popolari, ma le persone che dicono apertamente che era un complotto vengono screditate subito come barzellette o come dei pazzi.


Undicisettembre: Cosa pensi dei pompieri e dei soccorritori che hanno rischiato la propria vita per salvare gli altri?

Alexander Spano: Eroi assoluti! Eroi assoluti! Se ti chiedessi “daresti la propria vita per salvare qualcun altro?” sarebbe una domanda difficile da rispondere, ma questo è il loro lavoro. Queste persone si svegliano al mattino e indossano un’uniforme per servire la collettività. Sono eroi umanitari.


Undicisettembre: Cosa ti è successo dopo l’11/9? Quanto ti ci è voluto per tornare alla normalità?

Alexander Spano: Tuttora non ho una vita normale. Mi sveglio ancora nel cuore della notte sudato e con tremori; i rumori forti mi mettono in crisi.

Già pochi giorni dopo, il mio compito come operations manager era di far ripartire la società. Avevamo un sito d'emergenza nel New Jersey e feci ripartire quello. Mi immersi totalmente nel lavoro, questo è ciò che finii per fare. Non sentii granché lo stress post traumatico fino a molto dopo, circa sei settimane più tardi. Ma nei primi giorni il mio obiettivo principale era far ripartire la società e in quel periodo il mio fisico iniziò a risentirne. Seppi di avere una vertebra fratturata e che dovevo essere subito operato soltanto sei settimane dopo.

Entro 48 ore la mia società aveva ripreso a fare trading. Grazie a Dio nessuno dell'azienda era morto; avevamo evacuato tutti e nessuno era perito.


Undicisettembre: Sei già stato al 9/11 Memorial Museum?

Alexander Spano: Ho intenzione di andarci. Presto. Non ne ho ancora avuto tempo, purtroppo. Non sarà facile. Sarà un giorno di emozioni e lacrime. Sarà un giorno pieno di pianto e sarò in un caos emotivo per le successive due o tre settimane. Non sarà una cosa facile da fare.


Undicisettembre: Cosa pensi del nuovo World Trade Center attualmente in costruzione? Ti piace o avresti preferito che fossero ricostruite le Torri Gemelle?


Alexander Spano: Sulle prime ero più propenso a pensare “Siamo la forte America, vediamo di non mostrare alcuna debolezza. Hanno abbattuto quegli edifici, ricostruiamoli subito.” Ma adesso, se ci ripenso, apprezzo che abbiano costruito un memoriale dove sorgevano le torri e mi piace la torre nuova, credo che riporti l’orgoglio a New York. Mi piace.


Undicisettembre: Hai già spiegato che la tua vita non è mai tornata alla normalità, l'11/9 come influenza la tua vita quotidiana?

Alexander Spano: A parte il lato fisico, emotivamente è molto difficile conviverci. Nel giorno dell’anniversario non rispondo più al telefono, non voglio più parlare con le persone quel giorno, non voglio che mi dicano: “Oh, ti chiamo per l’anniversario. Sono felice che tu sia vivo, bla bla bla...” Non voglio niente di tutto ciò. Voglio che sia un giorno normale. L’ho lasciato dietro di me, voglio andare avanti.

Ho già abbastanza cose nella mia vita che me lo ricordano. Non so se l’hai notato, ma quando abbiamo iniziato questa telefonata qui erano le 9:11. E mi capita almeno una volta al giorno di guardare un orologio digitale, la mattina o la sera, e sono le 9:11. Mia moglie e io volevamo comprare una casa nuova e siamo andati a vederne una che ci piaceva molto e l’indirizzo era 911 Ashburn Lane.

So che è una coincidenza e che può sembrare stupido. Non sono superstizioso, ma è strano quando ti capitano queste cose.

Ho parlato con persone che hanno partecipato al D-Day, uomini anziani, veterani che hanno fatto la Seconda Guerra Mondiale, o persone che hanno fatto la guerra del Vietnam, e dicono che lo stress post traumatico è qualcosa di cui non ti liberi mai. Non puoi liberarti di un pensiero che hai in testa, puoi ignorarlo, puoi metterlo in disparte mentalmente, ma sarà sempre lì. Mi dicevano semplicemente “È qualcosa che ora è parte della tua vita e non puoi liberartene perché è nel tuo cervello, non te ne libererai mai. Devi imparare a conviverci e ad affrontarlo giornalmente, e il modo in cui ci convivi e lo affronti è la cosa più importante.”


Undicisettembre: Pensi che la nazione viva ancora nella paura o che abbia recuperato la sua posizione mondiale?

Alexander Spano: Dall’11/9 la nazione vive in modo diverso. Siamo più consapevoli, ed è triste che anche se il terrorismo internazionale fa abbastanza paura, abbiamo i nostri problemi interni come le sparatorie di ragazzini nelle scuole o le persone che impazziscono. Viviamo in un’epoca molto diversa oggi; dico spesso a mio figlio che quando io ero piccolo a sette, otto o nove anni potevi uscire a giocare e nessuno si preoccupava. Oggi siamo in un mondo molto diverso. Anche se mio figlio è un teenager, vogliamo sempre sapere dov’è, se sta bene e se la zona dove si trova è sicura.


Undicisettembre: Pensi che l'uccisione di bin Laden abbia aiutato a sanare la ferita?


Alexander Spano: Oh sì! Oh certo, di molto! Credo che l’America lo dovesse alle persone che hanno perso la propria vita a causa sua e credo che il Presidente Obama abbia fatto un ottimo lavoro collaborando con l’amministrazione precedente e con la propria nel tenere viva la lotta e nel cercarlo e trovarlo. Sono contento che non sia stato preso vivo; sono contento che sia stato ucciso con un colpo alla testa. Un’operazione speciale come quella, con pochi dei nostri soldati, è stato il modo giusto di farlo.

3 commenti:

Riccardo De Monaco ha detto...

"Le testimonianze dirette dei sopravvissuti sono il modo migliore per non perdere il ricordo di quanto accaduto e per evitare che questo venga distorto dalle teorie del complotto che, come confermato da Spano, attecchiscono solo tra chi non era presente e non ha vissuto sulla propria pelle quanto successo."

Il titolo implica che solo chi, da sopravvissuto, racconta i fatti collimanti con la versione ufficiale possa aver ragione (non distorcere i fatti scelti come "reali")?

E chi invece pur essendo sopravvissuto, avendo vissuto quell'inferno, racconta di fatti decisamente poco chiari e che sembrerebbero mettere in dubbio la VU, in questo caso non è credibile? Sta distorcendo i fatti?

(ad esempio le innumerevoli esplosioni prima e dopo l'impatto alla base o ai sotterranei della torre uditi da persone che in quel momento vi erano all'interno)

Io credo che questo sia un modo per screditare le "teorie del complotto" a prescindere dalle tesi, semplicemente perchè catalogate come tali.

Se una teoria è del complotto non è detto che sia falsa per il solo motivo che un sopravvissuto non creda a tale ipotesi e che la sua parola vale più di un altro sopravvissuto che invece ci crede.

Senza contare che potrebbe essere, a mio avviso, più difficile credere a teorie "autolesioniste" per chi ha vissuto in prima persona tali eventi, dato che ha visto davanti ai propri occhi la morte tragica di così tanti esseri umani.

Il pensare, ad esempio, che possa essere stata voluta da un proprio "pari" (o cittadino americano, se vogliamo vederla sotto l'aspetto patriottico) è difficile da accettare.

Quello che manca nelle innumerevoli discussioni è il rispetto della diversità di idee, perchè se si risponde come Paolo Attivissimo (ed il metodo è piuttosto diffuso):

-"lei non ha rispetto dei morti di quel giorno -

a domande del tipo

"dove sono finite le superfici di coda e i motori dell'aero caduto sul campo di shanksville?"

evidentemente non si ha rispetto di una persona che, magari ingenuamente (per chi ha deciso che invece i rottami ci sono), si pone delle domande più che logiche visto che fa fatica a credere che tali elementi strutturali siano stati inghiottiti dal terreno.

Poi liberissimi di crederci, io rispetto tale idea anche se non la condivido... ma di certo non catalogo una persona che la pensa, come uno stupido, un irrispettoso o un "cercamistero".
Ne tantomeno affermo che distorce i fatti oppure
(e torniamo al motivo di questo commento)
scredito quello che tale persona crede o dice, in virtù del fatto che non era presente... d'altronde quanti di noi che scriviamo commenti lo eravamo?

Per il resto, grazie mille per la testimonianza che avete pubblicato e per il lavoro che svolgete nello smascherare le bugie di chi non supporta le proprie tesi.

Un saluto da chi, come molti, non crede in toto alla versione ufficiale.

Grazie,
Riccardo De Monaco

Paolo Attivissimo ha detto...

Riccardo,

che solo chi, da sopravvissuto, racconta i fatti collimanti con la versione ufficiale

E' sbagliato chiamarla "ufficiale". Undicisettembre non si basa sulle veline di stato. Si basa sui dati tecnici. Esiste una ricostruzione tecnica degli eventi dell'11/9: robusta, coerente, documentata e validata da esperti. Questo la distingue da tutte le ipotesi alternative.


le innumerevoli esplosioni prima e dopo l'impatto alla base

Se fossero state esplosioni di potenza sufficiente a essere demolitive, la loro onda d'urto avrebbe reso sorde le persone che le avessero sentite. I rumori riferiti sono attribuiti ad altri fenomeni (leggi le FAQ per i dettagli).

E non erano "innumerevoli", se vai a verificare le testimonianze.


Quello che manca nelle innumerevoli discussioni è il rispetto della diversità di idee

A parte il fatto che non siamo certo noi a insultare gli interlocutori (come vedi dagli insulti che ci arrivano dai complottisti), il rispetto non si regala. Si guadagna.

Le tesi alternative non hanno alcuna validazione tecnica o scientifica. Sono considerate ridicole dagli esperti. Non possono avere lo stesso rispetto che ha la ricostruzione tecnica. Mettere sullo stesso piano di dignità le tesi alternative e le ricostruzioni validate è scorretto e sminuisce il lavoro delle persone competenti.

Le tesi alternative avranno rispetto quando verranno presentate in forma rigorosa, coerente e validata dalla pubblicazione in riviste scientifiche di settore e soggette al peer review. Questa è la prassi e questo è già avvenuto per la ricostruzione tecnica che presentiamo qui. In 13 anni, non è successo per nessuna delle tesi alternative.

Questo è un fatto che non si può ignorare.


dove sono finite le superfici di coda e i motori dell'aero

Si sono sminuzzati, come è logico che accada in un impatto del genere. Ci sono precedenti di altri incidenti aerei con dinamica analoga. Nessun addetto ai lavori trova sospetta la situazione a Shanksville.


evidentemente non si ha rispetto di una persona che, magari ingenuamente (per chi ha deciso che invece i rottami ci sono), si pone delle domande più che logiche

E' giustissimo porsi delle domande. Lo abbiamo fatto anche noi. Ma è anche doveroso ascoltare le risposte degli esperti e di chi ha lavorato direttamente alle indagini. A chi non prova nemmeno ad ascoltare queste risposte non ha senso dare rispetto.

Giuliano47 ha detto...

@ Paolo.
"Se fossero state esplosioni di potenza sufficiente a essere demolitive, la loro onda d'urto avrebbe reso sorde le persone che le avessero sentite"

Nel volume NIST NCSTAR 1A
"Final Report on the Collapse of
Worl Trade Center Building 7"
http://tinyurl.com/3epzmba

a pag. xxxvi in fondo cosi' viene valutata l'intensita' sonora di una carica capace di distruggere una colonna:
"Blast from the smallest charge capable of failing a single critical column would have resulted in a sound level of 130 dB to 140 dB at a distance af at least half a mile."