2008/03/31 [permalink]   26 commenti

Zerobubbole 17: Le analisi ufficiali dicono che le temperature al WTC erano troppo basse

di Undicisettembre. L'articolo si riferisce al contenuto della versione di Zero presentata a ottobre 2007 alla Festa del Cinema di Roma.

Siamo a circa 15 minuti dall'inizio di Zero e procediamo al ritmo non trascurabile di più di una Zerobubbola al minuto. Kevin Ryan (che, ricordiamolo, è un consulente per le acque potabili, non un ingegnere strutturista o un esperto di metallurgia o di incendi) prosegue le sue affermazioni riguardanti i test condotti sui resti delle Torri Gemelle.

KEVIN RYAN: ...but they'd done tests on the few samples they had saved from the fire zones, and those tests proved that the temperatures were very low.

... [Dalla Zerobubbola precedente: E dichiararono non solo che i solai non erano crollati], ma che avevano svolto dei test sui pochi campioni che avevano salvato dalle zone degli incendi e quei test avevano dimostrato che le temperature erano molto basse.

0:15:05. KEVIN RYAN: The temperatures were not hot enough... to soften... to even soften steel. And yet they're coming out with a summary statement that says that's what actually did happen. Floors did collapse and the steel did soften.

Le temperature non erano calde abbastanza... per ammorbidire... neppure per ammorbidire l'acciaio. Eppure se ne vengono fuori con una dichiarazione di sintesi che dice che quello è ciò che è successo realmente. I solai collassarono e l'acciaio si ammorbidì.


Zero non mostra né indica le coordinate o gli enti autori dei rapporti e degli aggiornamenti citati da Kevin Ryan, per cui lo spettatore viene lasciato a brancolare nel buio, senza possibilità di riscontro dell'esattezza delle affermazioni fatte dal video (oltretutto da un non esperto).

Chi ha eseguito questi test? "Il governo", dice vagamente Ryan. Quando? Non si sa. Dove sono pubblicati i risultati? Non si sa. Possiamo sapere cosa dicevano questi test esattamente, senza l'intermediazione di un addetto alle acque potabili? No. E' certamente un modo molto particolare di fare e documentare un'indagine. Queste sono dichiarazioni fumose, più simili al pettegolezzo che a un'indagine rigorosa e documentaristica.

Prima di entrare nel merito tecnico delle affermazioni di Kevin Ryan, facciamo una riflessione di buon senso: quello che sta dicendo Ryan è che un imprecisato ente governativo statunitense ha pubblicato dei risultati che contraddicono la versione ufficiale. Ma allora quell'ente governativo non fa parte della grande congiura. Non ha ricevuto l'imbeccata per falsificare i risultati; anzi, con quei risultati ha avuto il coraggio di mettersi apertamente contro la versione ufficiale. Quindi possiamo fidarci di quello che dice, giusto?

Ebbene, l'ente governativo in questione è il NIST. Non lo sappiamo certo per merito della trasparenza e del rigore documentario di Zero, ma perché l'unico rapporto tecnico che si adatta vagamente alle affermazioni di Ryan è uno dei volumi del rapporto del NIST. E il NIST dice, con la forza di 43 dettagliatissimi volumi di dati tecnici redatti dagli esperti di settore, che le Torri Gemelle sono crollate per la combinazione di impatti e incendi, non per demolizione controllata. Zero, invece, parla con la forza di un pettegolezzo riferito da un addetto alla potabilità dell'acqua. Il confronto pare leggermente sbilanciato.

Fatta questa premessa di ordine logico, passiamo alle questioni tecniche.

Le temperature raggiunte da un incendio d'ufficio


Chiunque si occupi professionalmente di normative di sicurezza o di lotta agli incendi ha già capito che Kevin Ryan sta attribuendo ai rapporti del NIST delle affermazioni totalmente assurde.

Qualunque incendio domestico o commerciale raggiunge infatti temperature altissime, sufficienti ad ammorbidire l'acciaio, se questo non è protetto.

Questo è un concetto forse poco intuitivo, ma talmente assodato che esiste addirittura uno standard, l'ISO 834, che definisce le caratteristiche di un tipico incendio in ambiente domestico o d'ufficio. Qualsiasi prodotto che debba conformarsi alle normative antincendio viene valutato in base a questo standard e alla sua curva di temperature rispetto al tempo, mostrata qui accanto.

Come si può vedere dal grafico, le temperature di un comune incendio domestico o d'ufficio arrivano entro pochi minuti a livelli tali da ammorbidire l'acciaio non protetto, che inizia a indebolirsi a circa 400°C e perde circa il 50% della propria resistenza a 600°C. A 980°C ha meno del 10% della resistenza iniziale (dati forniti da Farid Alfawakhiri, ingegnere capo addetto alle norme edilizie dell'American Iron and Steel Institute, in Debunking 9/11 Myths, pag. 39).

Secondo la documentazione di ricerca pubblicata dai Vigili del Fuoco italiani, sono da ritenersi già “critiche” temperature di 500°C per le strutture in acciaio dotate di rivestimenti protettivi. Nelle zone delle Torri Gemelle investite dagli aerei, non c'erano neanche questi rivestimenti, perché erano stati asportati meccanicamente dall'impatto, mettendo a nudo l'acciaio a contatto con le fiamme.

Questo è un fattore importantissimo, come spiega la rivista ufficiale dell'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari italiana:

L'acciaio è un buon conduttore di calore e con il riscaldamento subisce dilatazioni e deformazioni, che oltre 300 - 350°C riducono gradualmente la resistenza alla rottura, per temperature oltre i 500 - 550°C la resistenza della struttura si riduce ad un valore inferiore a quello ammissibile, con conseguente crollo della struttura in acciaio.

Il crollo può avvenire anche quando la struttura in acciaio viene attaccata dal fuoco non completamente, ma solo in una limitata zona quale una trave o un pilastro; è necessario anche valutare, ai fini della stabilità dell'edificio, i fenomeni di allungamento della struttura legati alle temperature.

Il tempo occorrente per raggiungere la temperatura di 550°C dipende da vari fattori, ma soprattutto dalla superficie e dalla massa della struttura in acciaio investita dal fuoco; il tempo è infatti proporzionale al rapporto tra il peso della struttura e la superficie esposta al fuoco.

Quando sia necessario garantire determinati livelli di resistenza al fuoco le strutture in acciaio devono essere protette con rivestimenti isolanti di tipo, per esempio, intumescente e la protezione deve essere estesa a tutta la superficie della struttura, in quanto un difetto locale di protezione è sufficiente per consentire il riscaldamento di tutta la struttura e quindi provocarne il cedimento.

Queste non sono teorie: sono risultanze pratiche della sperimentazione. La curva dello standard ISO 834 è una generalizzazione, ma i test dimostrano che le temperature indicate dalla curva si verificano sempre. Perché le Torri Gemelle avrebbero dovuto essere un'eccezione, specialmente considerato che vi erano stati riversati dentro circa 32.000 litri di carburante altamente infiammabile?

A proposito di test pratici, ecco qualche esempio che sarebbe stato facilmente reperibile anche per gli autori di Zero:
  • "Un incendio domestico ti può esporre a temperature superiori ai 600°C" (depliant della Country Fire Authority australiana, disponibile anche in italiano).
  • "Sei minuti e 55 secondi dopo che aveva preso fuoco un cestino contenente normali rifiuti d'ufficio, ebbe luogo il flashover e le temperature d'aria vicine al soffitto raggiunsero un picco di almeno 870°C. Circa 90 secondi più tardi, le fiamme riempivano l'intera stanza e alla fine consumarono tutto quanto vi era di combustibile" (test condotto dalla Factory Mutual Engineering and Research (FME&R), citato nel Disaster Recovery Journal, 1999).
  • Il 26 settembre 2001 fu realizzato a Cardington, nel Regno Unito, un test d'incendio straordinario: fu appiccato il fuoco in un edificio di prova in cemento armato, alto sette piani e arredato come un tipico complesso d'uffici. La temperatura di fumo dell'aria raggiunse i 950°C prima di mettere fuori uso gli strumenti di rilevamento (Holistic behaviour of concrete buildings in fire, Professor Colin Bailey, Manchester Centre for Civil and Construction Engineering, in Proceedings of the Institution of Civil Engineers, Structures and Buildings 152, August 2002, Issue 3, pp 199-212).
  • Nel 1985, presso l'Università di Stuttgart-Vaihingen, in Germania, fu condotto un test su un edificio dimostrativo di quattro piani. Il materiale combustibile fu legno. Le temperature di fumo superarono i 1000°C; l'acciaio della struttura arrivò a 650°C.

Si noti che questi sono test nei quali si appicca il fuoco a una zona limitata dell'edificio e non si introducono materiali diversi da quelli del normale arredo. Negli incendi dell'11 settembre 2001 furono invece introdotti appunto 32.000 litri di carburante, che appiccarono il fuoco simultaneamente su un'area vastissima. Non c'è il benché minimo motivo per cui si debbano ipotizzare temperature "molto basse" nelle Torri Gemelle. Pertanto, chiunque sostenga che un incendio di questa vastità abbia avuto temperature molto basse sta dimostrando, nel migliore dei casi, la propria totale incompetenza.

Perché Zero non ha chiesto al vigile del fuoco Louie Cacchioli, intervistato poco prima, se le temperature generate in un incendio d'ufficio sono "molto basse"? Una volta tanto che gli autori di questo video avevano a disposizione un addetto ai lavori, come mai non ne hanno approfittato? Viene da chiedersi se Cacchioli sa che la sua testimonianza è stata infilata in un video che inanella pericolose assurdità in materia d'incendi.

Le origini della teoria del fuoco tiepido


Come mai Kevin Ryan dice che i test svolti sui campioni indicavano temperature molto basse? Per una ragione molto semplice, che possiamo identificare con precisione anche perché Ryan sta semplicemente ripetendo una teoria che circola da anni fra i cospirazionisti undicisettembrini e di cui sono note con precisione le origini.

I test condotti sui campioni di acciaio delle Torri Gemelle provenienti dalle zone colpite dagli incendi sono documentati nel rapporto NIST NCSTAR 1-3, intitolato eloquentemente "Mechanical and Metallurgical Analysis of Structural Steel" ("Analisi meccanica e metallurgica dell'acciaio strutturale"), e negli altri rapporti della serie 1-3. Questi rapporti coprono 236 pezzi d'acciaio delle Torri, per un peso complessivo stimato di circa 500 tonnellate, con buona pace di chi parla di pochi campioni, di acciaio fatto sparire in tutta fretta per impedire le indagini e di analisi limitate e inadeguate. L'elenco completo di questi pezzi è nel rapporto NIST NCSTAR 1-3B, "Steel Inventory and Identification".

Fra questi pezzi, sono particolarmente importanti quelli dei quali il NIST riuscì a individuare la localizzazione esatta nell'edificio grazie alle stampigliature e marcature individuali di ogni componente strutturale delle Torri.

Kevin Ryan e i suoi compagni di teoria hanno letto, in questi rapporti, la frase "limited exposure if any above 250°C", ossia "esposizione limitata o nulla a più di 250°C" (NCSTAR 1-3 sezione E.3.6, pag. xli), e lì si sono fermati, senza capirne né il senso né il contesto, ma convinti di aver trovato una prova a loro favore, perché 250°C non sono sufficienti a causare un ammorbidimento significativo dell'acciaio. Così si sono fissati sul dato che sembrava sostenere le loro teorie di complotto e hanno scartato tutto il resto, secondo un processo che ricorre spesso nella metodologia cospirazionista.

Una lettura meno superficiale e parziale del rapporto rivela invece che quel dato di temperatura si riferisce esclusivamente ai campioni la cui posizione nell'edificio era nota e che avevano sufficienti tracce residue di vernice protettiva o primer (immagine qui accanto): non riguarda gli altri campioni, quelli privi di vernice. Ecco infatti la frase completa:

Risultati analoghi, ossia esposizione limitata o nulla a più di 250°C, furono rilevati per le due colonne del core recuperate dai piani delle torri che erano stati colpiti da incendi e che avevano vernice sufficiente per l'analisi. Si noti che le colonne perimetrali e del core erano in numero molto ridotto e non possono essere considerate rappresentative della maggior parte delle colonne esposte all'incendio nelle torri.

Similar results, i.e., limited exposure if any above 250°C, were found for the two core columns recovered from the fire-affected floors of the towers, which had adequate paint for analysis. Note that the perimeter and core columns were very limited in number and cannot be considered representative of the majority of the columns exposed to fire in the towers.

La vernice protettiva, infatti, è stata usata dal NIST come indicatore approssimativo di temperatura: se non era screpolata, l'acciaio sicuramente non aveva superato i 250°C, mentre se era screpolata o assente, l'acciaio poteva aver raggiunto e superato questa temperatura, come descritto nella sezione 6.6.1 del rapporto NCSTAR1-3.

Va precisato, per completezza, che il rapporto NIST aggiunge che l'analisi microstrutturale dell'acciaio rilevò che nessuno dei campioni che erano stati sicuramente esposti agli incendi aveva raggiunto temperature superiori a 600°C (NCSTAR1-3, pag. 99). Ma sappiamo dai Vigili del Fuoco italiani che per il crollo di una struttura in acciaio bastano 500-550°C.

In altre parole, questi test del NIST definiscono dei limiti massimi, che sono ampiamente sufficienti a consentire un ammorbidimento dell'acciaio che porta la struttura al collasso, ma non dicono nulla di preciso sulle temperature realmente raggiunte nella zona degli incendi, perché si riferiscono soltanto ai campioni di cui è stata individuata la posizione e non alla globalità dell'acciaio investito dai roghi. Una precisazione importante, che però i complottisti hanno evitato di segnalare.

Siamo insomma di fronte a un classico espediente del cospirazionismo: estrarre dal proprio contesto una dichiarazione che sembra avvalorare la propria tesi e presentarla come prova. Ma siamo anche di fronte a un classico paradosso del cospirazionismo: utilizzare come prova i dati forniti da chi viene accusato dai complottisti di falsificare i dati perché fa parte della grande cospirazione.

Acciaio ammorbidito per incendio al WTC: nel 1975


C'è un ultimo esempio pratico assai ben documentato e particolarmente calzante del fatto che gli incendi di edifici adibiti a uffici raggiungono temperature tali da ammorbidire l'acciaio e causare cedimenti strutturali importanti: le Torri Gemelle stesse. Ma non per gli attentati del 2001: per l'incendio del 1975.

Infatti il 14 febbraio 1975 si verificò nella Torre Nord un incendio doloso di grandi dimensioni, che iniziò all'undicesimo piano e si diffuse attraverso aperture nei solai presenti nei vani di servizio e causò danni dal decimo al diciannovesimo piano.

All'undicesimo piano furono danneggiati circa 900 metri quadri, ossia circa il 21% della superficie totale del piano (circa 4000 metri quadri); le riparazioni richiesero settimane. Alcune parti delle travature dei solai (supporti dei solai) si imbarcarono a causa del calore. Furono chiamati 132 pompieri, e poiché l'incendio era così caldo, molti si ustionarono il collo e le orecchie. Il capitano dei pompieri Harold Kull descrisse il lavoro di spegnimento, durato tre ore, dicendo che era "come lottare contro una fiamma ossidrica" (fonte).


Il libro 102 Minutes (102 minuti nell'edizione italiana, edita anche da Piemme) descrive così l'incendio del 1975:

"Peraltro, all'epoca le Torri erano già state aperte al pubblico e piccoli incendi provocati da un piromane nel febbraio del 1975 avevano causato la deformazione di parti di soletta."


Tutto questo avvenne in seguito a un incendio appiccato non da un aereo da 120 tonnellate, impattante a 900 km/h, che riversò circa 32.000 litri di carburante nell'edificio, ma semplicemente ad opera di un diciannovenne, Oswald Adorno, un custode dell'edificio, che innescò l'incendio all'interno di un armadio tecnico dell'impianto telefonico. Fu probabilmente ispirato dal film L'Inferno di Cristallo, nel quale l'incendio parte dal medesimo impianto, secondo quanto riportato dal sito 911 Research.

I complottisti si smentiscono da soli con la torre madrilena


E' dunque chiaro che qualsiasi asserzione di incendi con temperature molto basse e insufficienti ad ammorbidire l'acciaio e indurre il collasso della struttura è una sciocchezza scusabile soltanto con l'incompetenza di chi la fa.

Il colmo dell'ironia è che gli autori di Zero non se ne sono resi conto, ma si sono tirati la zappa sui piedi proprio citando l'incendio della Torre Windsor di Madrid come se fosse un controesempio utile alle loro teorie.

Invece le immagini drammaticamente spettacolari di quel grattacielo che arde come una torcia (immagine qui accanto) in un rogo alimentato esclusivamente dallo scarso contenuto dell'edificio ancora in costruzione, sono infatti la chiarissima dimostrazione di quale violenza e quali temperature si scatenano nell'incendio di un edificio civile. Temperature così alte che ammorbidirono l'acciaio della Torre Windsor fino a farlo collassare. Esattamente quello che secondo gli autori di Zero non può succedere.

E anche in quel caso, come per l'incendio al World Trade Center del 1975, non c'erano 32.000 litri di carburante d'aereo a innescare il rogo.

Etichette: ,

2008/03/28 [permalink]   32 commenti

Quanti sono i Veri Complottisti italiani? Circa trecento

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Brain_use

In un precedente articolo avevamo suggerito un metodo per valutare la serietà della fede complottista di una persona: chiederle di aprire il portafogli. Perché dire stupidaggini al bar non costa nulla, mentre aderire alle continue richieste di denaro dei guru del complottismo richiede impegno concreto (anche se siamo in stagione di saldi).

Uno spezzone di una presentazione pubblica del video Zero a Roma, non datato ma risalente a prima del 19 febbraio 2008, rivela che i Veri Complottisti italiani, quelli disposti a finanziare Zero, sono meno di trecento. Lo dice Paolo Jormi Bianchi:

E questo film noi lo abbiamo realizzato con una sorta di sistema di azionariato popolare. 200, quasi 300 persone hanno contribuito al... a finanziare questo film, e... quindi c'è anche una... una sorta di coralità popolare dietro a questo lavoro, perché adesso ci sono 300 cittadini come voi che sono proprietari di un pezzetto di questo film.


Considerato che il valore dichiarato (dagli autori, beninteso) di Zero è 500.000 euro, questa frase sembra indicare che in tutta Italia siano meno di trecento le persone che credono così tanto che nessun aereo di linea abbia colpito il Pentagono e che i dirottatori siano ancora vivi a zonzo da scommettere oltre mille euro a testa, come afferma il video di Chiesa e Fracassi.

Il video della presentazione contiene altre affermazioni interessanti. Per esempio, lo stesso Jormi Bianchi dichiara che il libro Zero ha avuto un grande successo e che ad aprile verrà pubblicato allegandovi il video:

Zero è anche un libro, un libro curato da Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli, che è già uscito, ha già avuto un grandissimo successo, siamo a circa 30.000 copie, ecco, correggimi se sbaglio. 30.000 copie... e questo libro ri-esce, una seconda edizione adesso, a metà aprile se non sbaglio, con allegato il DVD del film.


Non abbiamo riscontri indipendenti di questi dati di vendita, e va detto che l'uscita in DVD è stata già promessa e poi annullata più volte, ma diamoli per buoni. 30.000 copie significa che grosso modo una persona ogni duemila, in Italia, crede al cospirazionismo undicisettembrino così fermamente da pagare 17 euro e 50. Non si può certo parlare di seguito oceanico.

Un altro aspetto interessante delle dichiarazioni di Jormi Bianchi è sembrano indicare che forse anche Piemme, l'editore di Zero, fa parte della grande cospirazione. Ecco cosa racconta Jormi:

L'uscita del libro Zero in libreria è stata accompagnata da un evento piuttosto singolare, diciamo raro, se non esclusivo, nell'... nell'editoria. Praticamente... l'editore, mentre era in preparazione il libro, Giulietto ci stava lavorando insieme a Roberto Vignoli, senza dire niente né a lui né a Roberto né agli altri autori, ha fatto preparare parallelamente un altro libro che si intitola “La Cospirazione Impossibile”, che è uscito a sorpresa per tutti gli autori di Zero contemporaneamente al libro ed è stato messo dall'editore sugli scaffali di tutte le librerie accanto al nostro. Come se per poter pubblicare... tutte le analisi di persone assolutamente di rispetto e di livello... contenute nel nostro libro fosse assolutamente necessario, per lavarsi la coscienza, pubblicare anche un libro che dicesse tutto l'opposto.


Per dovere di cronaca, io e tutti gli autori de La Cospirazione Impossibile, e ancor prima il curatore del libro, Massimo Polidoro, eravamo invece al corrente del progetto letterario di Chiesa almeno da novembre 2006, quasi un anno prima della pubblicazione, anche se l'editore non ce ne anticipò i contenuti, tanto che dovemmo aspettare l'uscita in libreria per leggerli. Le parole di Jormi Bianchi sembrano accusare Piemme di favoritismo nei nostri confronti. O forse è soltanto un lapsus sintomatico di una certa mania di persecuzione, inevitabile sottoprodotto di una forma mentis che vede complotti dappertutto.

Per finire, una frase rivelatrice di Jormi Bianchi sulle motivazioni che hanno portato alla realizzazione di Zero:

Questo film è stato realizzato dall'associazione Megachip e soprattutto dalla Telemaco, una società di un giovane produttore romano, Thomas Torelli, che si è unito a Megachip di Giulietto Chiesa, questa associazione, per realizzare un prodotto sul tema 11 settembre che andasse al cinema.

Si noti l'uso della parola "prodotto".

Etichette: , ,

2008/03/26 [permalink]   0 commenti

NIST Confirms "UPS" on 81st Floor of WTC2 Was Power Supply; May Explain Glowing "Fountain"

by Paolo Attivissimo, based on research by Enrico Manieri (Henry62). This article has been updated after its initial publication.

ABSTRACT: A remarkable glowing fountain of material (shown here) which flowed from the 80th-81st floors of the South Tower shortly before the building's collapse has long intrigued 9/11 researchers and inspired many conspiracy theories. In 2006, researcher Enrico Manieri suggested that this fountain might have been caused by the catastrophic shorting and meltdown of a large UPS (Uninterruptible Power Supply) battery backup system installed by a tenant. NIST has now confirmed that such a UPS was indeed located on the 81st floor, providing strong backing to Manieri's suggestion. Accordingly, conspiracy theories involving thermite and similar incendiary compounds are not the explanation that best fits the known facts.

Background: The Glowing Fountain


Apparently incandescent material was seen to flow and splash out from a window on the 80th floor of the South Tower (WTC2) around 9:52 AM, a few minutes before the tower's disastrous collapse at 9:59 AM. The flow was located on the north face of WTC2, near the east edge.

This event was essentially unique: no other similar conspicuous flows were observed anywhere else in the Twin Towers or in other buildings affected by the 9/11 attacks. NIST did report (NCSTAR1-5A, Chapter 9, Section 9.3, page 331) a six-second "shiny silver string" of "liquid pouring intermittently" from a window on the 78th floor of WTC2.

The material "looked as if it was glowing", but as shown by the picture on the right (Figure 9-32 of the same NIST report), this was an extremely modest phenomenon, exhibiting none of the conspicuous yellow-red glow and splashing, fountain-like behavior of the event on the 80th floor.

Some alternative theories regarding the 9/11 attacks consider this more conspicuous fountain as evidence of intentional demolition of the Twin Towers, performed by using thermite or similar compounds to melt and cut through the columns. The glowing fountain, according to these theories, would be an effect of this melting process. However, such theories fail to explain why no other fountains were seen anywhere else.

These theories also overlook a very important fact: the glowing fountain was located where the debris of Flight UA175 exited from the building (an engine, a landing gear and a fuselage section were found). This might not be coincidental.

The large fountain on the 80th floor of WTC2 is discussed in the FEMA report and in NIST's NCSTAR1-5A report, Chapter 9, on pages 374-387. NIST notes that the flow began intermittently at 9:53:51. At 9:57:32 the flow "increased dramatically" and remained "nearly continuous until the tower collapsed". Moreover, NIST notes that the amount of falling material was "large"; in other words, this was a substantial phenomenon.

Here are some photographs of the glowing fountain, taken from the NIST report.







And here is a video of the fountain, from Youtube:




UPS vs UPS?


NIST speculates, in the chapter cited above and in its 2006 FAQ, that the fountain "could have been molten aluminum" from the Boeing 757 aircraft, which is largely made of alloys of this metal whose melting points are well below steel's. The molten metal might have pooled within the building and then, as the floor trusses of the 81st and 80th floors failed and tilted, found a path to flow outward.

However, in 2006 some rather unusual clues found by Enrico Manieri suggested an alternative explanation. NIST's NCSTAR1-1 report, which discusses structural alterations to the Twin Towers made by their tenants, shows that the part of the building where the glowing fountain occurred had been altered: specifically, the so-called "two-way trusses" (the trusses that span the corner area of each floor of the building) had been reinforced on the 81st floor in 1991 "in area occupied by United Parcel Service" (NCSTAR1-1, page 136, shown on the right).

The same alteration is mentioned in the NCSTAR1-1C report, on page xlviii, but with a slightly different wording which will turn out to be very significant: instead of referencing "United Parcel Service", it uses only the acronym ("UPS"), as seen here on the right.

The same acronym turns up in this NIST report (NCSTAR1-1C) on page 116, again in relation to alterations made by tenants to reinforce structural members: remarkably, it appears in the only two reported reinforcement alterations made to WTC2, as shown below.



Curiously, the floor is the same (the 81st), the trusses are the same "two-way" ones, but the year is given as 1999, not 1991, and the tenant is Fuji Bank. Note that as mentioned, these are the only reinforcement alterations to WTC2 reported by NIST. There is no mention of United Parcel Service being a tenant that made reinforcement alterations to the 81st floor.

Moreover, the "UPS" referenced here does not stand for United Parcel Service, but for Uninterruptible Power Supply. This is the name given to battery-based systems which must ensure the continuous supply of electric power for computer rooms and electrical medical devices which cannot tolerate the slightest power outage. A bank, such as Fuji Bank, would certainly have an uninterruptible power supply for its computer systems.

These power supplies are extremely heavy: basically, they are massive racks of lead batteries, which would undoubtedly warrant truss reinforcement. An example, not taken from the World Trade Center, is shown here on the right. It is instead quite unlikely that Fuji Bank would perform very expensive truss reinforcement work to accommodate a United Parcel Service workspace.

There's more. In the NIST reports there is no mention of United Parcel Service ever being a tenant on the 81st floor of WTC2 at all, regardless of any alteration work. And NCSTAR1-1H provides a list of all tenant alterations (including non-reinforcement work, such as installing an escalator) to WTC2. In this list, shown below, Fuji Bank is given as a tenant of the 80th and 81st floors in 1990. Its locations are the northeast and southwest parts of the floor (the northeast part is where the plane exited). There is no mention of United Parcel Service.



Taken literally, these items of information would suggest a rather bizarre scenario, in which the 80th and 81st floors of WTC2 were occupied by Fuji Bank in 1990, then by UPS (United Parcel Service) in 1991, when the company performed expensive truss reinforcement work, and then by Fuji Bank again in 1999, when Fuji Bank, too, performed further expensive truss reinforcement work, to accommodate a system known confusingly enough as UPS (uninterruptible power supply).

A perhaps more plausible scenario is that the single mention of United Parcel Service in the NIST report is simply a typo. Someone read "UPS" and typed in "United Parcel Service", a more familiar concept than "Uninterruptible Power Supply". After all, the wording is exactly the same on page 136 of NCSTAR1-1 and on page xlviii of NCSTAR1-1C, except for "UPS" being expanded to "United Parcel Service". If so, Fuji Bank would simply have been a tenant on the 80th and 81st floors since at least 1990 and would have reinforced the trusses to place a massive battery-backup system in 1999.

Why is all this important? Because if there was an uninterruptible power supply on the 80th or 81st floor, in the northeast corner, the impact of the aircraft and the collapse of the floors above, with their conducting metal parts, would have caused countless short-circuits of the batteries, providing currents of tens of thousands of amps (as calculated in this article), which can produce unimaginable thermal effects. In addition to this, abundant hydrogen, which is highly flammable, is generated during the shorting of a UPS system (it is also generated during normal operation, hence the need for special ventilation, firefighting equipment, and restricted access), and it is well-known that batteries are prone to explode in case of fire (hence the warning printed even on small AA batteries).

This inferno would have easily melted the lead of the batteries, whose melting point is even lower than aluminum's and is well within the temperature range of a building fire and far lower than the melting point of steel. This would have allowed the molten metal to flow without damaging the steel columns, which is what the visual evidence shows.

In other words, the catastrophic shorting and meltdown of a UPS system would provide a very plausible and simple explanation for the glowing fountain.


NIST's confirmation


Henry62 contacted NIST to suggest this second scenario. On March 17, 2008, he received the following e-mail from Michael E. Newman, spokesman for the NIST WTC Investigation (bold added; link in e-mail is now obsolete and refers to this document):

Enrico,

modifications were made in 1991 to reinforce the 81st floor of WTC 2 in an area occupied by the United Parcel Service.

Modifications were made in 1999 to floor 81 in an area of the floor occupied by Fuji Bank to accommodate the weight of an uninterruptible power supply.

Both of these modifications are documented in the section of the NIST WTC Investigation Report known as NCSTAR 1-1C (go to http://wtc.nist.gov/NISTNCSTAR1-1C.pdf).

What is perhaps confusing is that both modifications were made to areas where there are two-way trusses (the corners of the building) and the acronyms (UPS for "United Parcel Service" and "uninterruptible power supply") are the same.

However, these modifications were made eight years apart for two different tenants, so there is no link between them.

I hope this answers your question.

Thank you,

Michael Newman Spokesman, NIST WTC Investigation

NIST, therefore, confirms that an Uninterruptible Power Supply system was located on the 81st floor of the South Tower, where the glowing fountain was observed. In other words, there is a clear explanation for this phenomenon which does not require the involvement of thermite or other unlikely conspiratorial technologies.

As regards NIST's statement that United Parcel Service was indeed a tenant of the 81st floor, we are awaiting a clarification from the company.

Etichette: , , ,

2008/03/25 [permalink]   6 commenti

Recensione: "The Conspiracy Files" della BBC

di Paolo Attivissimo

A inizio 2007, la BBC ha trasmesso una serie di documentari dedicati alle grandi ipotesi di complotto, intitolata The Conspiracy Files. Una delle puntate, quella trasmessa il 18 febbraio 2007, ha affrontato nell'arco di un'ora le teorie cospirazioniste riguardanti gli attentati dell'11 settembre. Questo articolo ne offre una sintesi e alcune immagini significative.

Dopo il teaser, il programma inizia presentando le immagini dell'enorme Hangar 17 dell'aeroporto JFK, dove sono conservati migliaia di rottami, grandi e piccoli, delle Torri Gemelle. Una risposta chiara a tutti coloro che sostengono che l'acciaio delle Torri è stato fatto sparire in tutta fretta per nascondere chissà cosa.




5:00. Due interviste a complottisti: James Fetzer (di professione filosofo, dunque non uno specialista) e Dylan Avery (uno dei giovanissimi autori di Loose Change, che mostra il computer sul quale ha realizzato il video); la BBC parla dell'annunciata uscita al cinema della nuova edizione di Loose Change, che non si avvererà.

8:00. Viene ricostruita, con l'audio originale, la prima fase degli attacchi, segnalando che ci vollero nove minuti per il lancio dei caccia dopo che fu ricevuto l'allarme e che decollarono senza sapere dove andare.

10:00. Intervista a Davin Coburn di Popular Mechanics. Si sottolinea che era dal 1979 che non avvenivano dirottamenti di aerei di linea negli Stati Uniti e questo può aver contribuito all'impreparazione e alla lentezza degli interventi. I caccia arrivarono alle Torri 22 minuti dopo il secondo impatto. Vi fu inoltre la profonda differenza di tecnica rispetto a ogni dirottamento classico: invece di un dirottamento mirato a un negoziato, un'azione suicida in cui i dirottatori stessi pilotano i velivoli.

Le Torri Gemelle e il WTC7


11.00 Una ripresa nitidissima del secondo impatto alle Torri Gemelle permette di riconoscere la livrea bicolore della United Airlines. La BBC sottolinea che sia i militari, sia i civili del controllo del traffico aereo furono imprecisi e reticenti nel fornire la reale cronologia delle loro reazioni (fatto appurato dalla Commissione 11/9). Viene spiegata la situazione delle intercettazioni pre-11/9: pattugliamento e sorveglianza perimetrale degli USA, non del territorio interno, perché si presumeva che le minacce sarebbero arrivate dall'esterno.

12:30. Una ripresa ravvicinata dell'inizio del collasso della Torre Sud. Varie immagini di alta qualità dei crolli di entrambe le torri. Si notano chiaramente le "guglie" delle colonne centrali delle torri.

13.30. Ricostruzione animata digitale degli impatti alle Torri. Altre immagini dell'Hangar 17, con il famoso "meteorite" (un blocco spesso circa un metro, che i complottisti dicono essere metallo fuso ma in realtà è cemento e macerie compresse che un tempo costituivano tre piani del WTC). Si vedono chiaramente pezzetti di carta inglobati nel blocco. Come avrebbero potuto sopravvivere dei pezzi di carta nel metallo fuso? Davin Coburn spiega gli "squib" (gli sbuffi di polvere e macerie che fuoriescono dalle torri). Dylan risponde che Popular Mechanics s'intende di trattori e non ha la competenza per fare indagini sull'11/9. Da che pulpito.

14.30. Si passa all'Edificio 7 del World Trade Center. Varie riprese del suo crollo. Si fa notare che l'edificio era stato evacuato: segno che si temeva un crollo e che quindi non crollò affatto improvvisamente senza preavviso. Confronti con demolizioni controllate autentiche e presentazione di un filmato di buona qualità del crollo del WTC7, compresa la fase iniziale che i complottisti non mostrano. Immagini degli incendi al WTC7, alimentati dal carburante nei serbatoi dei generatori d'emergenza. Parla il pompiere Miller, che quel giorno fece notare che non c'era acqua per spegnere gli incendi: le condotte erano state interrotte dai crolli delle Torri Gemelle. Si nota che il rapporto tecnico preliminare parla di "bassa probabilità" della dinamica del crollo del WTC7 e che quello definitivo è ancora da pubblicare.

18:00. Intervista a James Fetzer (nella foto), che accenna al proprio passato militare (è curioso che vari complottisti siano stati militari ma che accusino gli altri militari di essere cospiratori). Un montaggio leggermente ingannevole da parte della BBC: le immagini delle telecamere di sorveglianza che registrano i dirottatori all'imbarco sono riferite a Portland, ma la speaker parla di Dulles. E' questa l'origine dell'accusa di manipolazione fatta da Franco Cardini al Costanzo Show e da Moni Ovadia in Zero? In tal caso, sarebbe un errore in un documentario, non negli atti ufficiali.

Il Pentagono


19:00. Si passa all'impatto al Pentagono. Le immagini mostrano l'eliporto disseminato di rottami e il taxi di LLoyd England colpito da uno dei lampioni abbattuti dall'aereo. Discussione del foro d'impatto. A 20:00, Fetzer dice categoricamente che nessun Boeing 757 colpì il Pentagono.

21:00. Risponde Allyn Kilsheimer, ingegnere strutturista (nella foto), uno dei soccorritori al Pentagono. Immagini dei rottami al Pentagono. Kilsheimer dice di aver visto uno pneumatico, un cerchione, una sezione di fusoliera, metallo fuso proveniente dall'aereo, segni nel terreno e nell'edificio, segni delle ali.

22:00. Discussione dei due "filmati" (fotogrammi di videolento) finora desegretati dell'impatto al Pentagono. La voce narrante dice che l'FBI rifiuta di confermare se ha o meno altre prove video ("They refuse to confirm whether they hold further video evidence").

23:00. La ricostruzione Purdue dell'impatto. Si fa notare che l'aereo in sé viene sminuzzato dall'impatto progressivo con la selva di colonne interne, ma la sua massa rimane invariata ed è il carburante (non ancora incendiato) a contribuire notevolmente allo sfondamento.

24:30. Il C-130 che osservò l'impatto al Pentagono. Fetzer teorizza che fosse l'aereo utilizzato per radiocomandare l'aereo che colpì l'edificio. Intervista al tenente colonnello Steve O'Brien, della Guardia Nazionale del Minnesota (nella foto), che pilotava quel C-130. Fetzer accusa O'Brien di mentire.

27:00. Una conferenza di Alex Jones a Dallas, con ovazioni del pubblico e gestualità e retorica da arruffapopolo. Intervista a Jones. Immagini dell'attacco statunitense all'Iraq e dei discorsi "mission accomplished" di Bush. Dylan Avery paventa l'invasione dell'Iran.




Il Volo 93


30:00. Si passa al Volo 93. Immagini del cratere e dei soccorsi. Analisi delle asserzioni secondo le quali Indian Lake (dove sono stati trovati rottami d'aereo) sarebbe sita a quasi 7 miglia dal cratere. La realtà è che questo è il dato che emerge usando i servizi Internet di navigazione, che danno la distanza stradale; la BBC conferma questa distanza con una prova pratica. Ma la distanza in linea d'aria è ben diversa, perché la strada gira tutt'intorno al lago Indian. In linea d'aria si tratta di poco più di un miglio. E l'11 settembre, il vento soffiava in quella direzione.




33:00. Brenda Wasson, testimone a Indian Lake, racconta dei frammenti che fluttuavano nell'aria e ne mostra un campione (nelle immagini qui sotto): un oggetto piccolo, simile a un brandello di tessuto. Dice che non c'erano oggetti più grandi di questo. Barry Lichty, sindaco di Indian Lake, conferma: nessun pezzo di motore o simile, checché ne dicano i complottisti. Fetzer nega la presenza di un aereo a Shanksville.





35:00. Intervista a Wallace Miller, il coroner della zona (immagine qui sotto), di cui i complottisti citano spesso la frase "I stopped being coroner after about 20 minutes, because there were no bodies there" ("Ho smesso di essere un coroner dopo circa 20 minuti, perché non c'erano cadaveri"). Miller chiarisce che smise di essere coroner (medico legale) perché la causa e la modalità di morte erano assolutamente evidenti, e che la frase è citata incompleta (nella frase completa, precisa che trovò eccome parti di cadavere). Dylan Avery glissa intanto che si tormenta nervosamente la pelle di un braccio. Vengono mostrate foto dei rottami del Volo 93.



37:00 Fetzer e Avery sostengono che il Volo 93 è atterrato altrove e che i passeggeri sono stati fatti sparire in qualche modo a Cleveland: c'è una notizia che lo conferma. In realtà il volo era il Delta 1989, fatto atterrare perché nella confusione dell'11/9 si sospettava avesse una bomba a bordo o fosse stato anch'esso dirottato.

La BBC intervista uno dei passeggeri di quel volo, Mary McFadden (nella foto). Le ragioni dell'equivoco diventano chiare: stessa destinazione e stesso corridoio aereo del Volo 93. Quando il Volo 93 sparì dai radar e cambiò direzione, i controllori di volo pensarono che Delta 1989 fosse il Volo 93 dirottato. Vengono fatte sentire le registrazioni delle comunicazioni dei controllori. Viene presentato uno spezzone della conferenza stampa in cui il sindaco di Cleveland annuncia che c'è un 767 (non un 757) fermo in un'area isolata dell'aeroporto e si teme vi siano dirottatori a bordo, seguito da un altro spezzone in cui i reporter smentiscono successivamente questo timore.

I 4000 ebrei assenti


40:00. Si affronta la teoria, circolata sin da subito, che la mattina degli attacchi 4000 ebrei non si presentarono al lavoro al World Trade Center. Intervista a Cheryl Shames, sorella di Andrew Zucker, ebreo, che lavorava al WTC come avvocato e perì negli attacchi. La BBC spiega che poche ore dopo gli attacchi, il giornale Jerusalem Post riferì che si riteneva che circa 4000 israeliani (non "ebrei", ma "israeliani") vivessero o lavorassero a New York e a Washington. Il giornale non disse che erano morti o dispersi: erano semplicemente persone che potevano essere nelle vicinanze degli attacchi.

Nel giro di pochi giorni, la storia fu ripresa a Beirut, da Al-Manar, un'emittente satellitare affiliata a Hezbollah, che la cambiò dicendo che 4000 israeliani che lavoravano nel WTC erano assenti il giorno degli attacchi. La notizia alterata si diffuse nei paesi arabi anche tramite il passaparola dei siti antisemiti, modificandosi ancora: i 4000 israeliani divennero 4000 ebrei che avevano ricevuto una soffiata dal Mossad. Secondo le ricerche della BBC, almeno 119 ebrei morirono al WTC; altre 72 vittime erano probabilmente ebree.

Psicologia del cospirazionismo e X-Files


44:00. Intervista a Frank Spotnitz, uno degli autori di X-Files, che spiega la popolarità dei cospirazionismi: sono miti moderni, laici, pensati (come i miti antichi) per dare senso al caos del mondo e per gratificare coloro che hanno certe ideologie. Spotnitz stesso è oggetto di una teoria cospirazionista, perché prima dell'11/9 scrisse una puntata del telefilm Lone Gunmen, una derivazione di X-Files, che raccontava il dirottamento segreto da parte del governo di un aereo di linea, partito da Boston e lanciato contro le Torri Gemelle. Lo scopo del piano segreto era incolpare un dittatore straniero e avere un pretesto per una guerra in Medio Oriente, in modo da permettere all'industria militare statunitense di fare grandi profitti. La teoria cospirazionista è che il telefilm fosse un avvertimento in codice o intendesse preparare psicologicamente il popolo americano.

47:00. Di nuovo Alex Jones in uno dei suoi show radiofonici. Riferimenti ad altri episodi storici in cui il governo USA ha mentito: il caso Watergate, il caso Iran-Contra, il caso Lewinsky, l'accusa all'Iraq di possedere armi di distruzione di massa. Spotnitz parla del cinismo alimentato da questi casi, che predispone al cospirazionismo.

Zone grigie


50:00. C'è un caso, dice la BBC, in cui le prove sono a sfavore della ricostruzione ufficiale: l'asserita mancanza di avvertimenti specifici degli attacchi. Si parla dell'arrivo negli USA di due dei dirottatori, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, che erano noti alle autorità come membri di al Qaeda ma sfuggirono comunque ai controlli d'immigrazione perché non erano stati aggiunti alla lista dei sospettati di terrorismo. Vissero negli Stati Uniti, a San Diego, usando i loro veri nomi. Un messaggio della CIA segnalò che uno di loro era entrato negli Stati Uniti, ma la segnalazione non fu passata all'FBI. Gli agenti sul posto non sapevano che un terrorista era nella loro città. Viene intervistato Bill Gore, ex agente speciale dell'FBI a San Diego. Vengono mostrati gli appartamenti dove risiedevano i terroristi.

In seguito affittarono un appartamento da una persona che lavorava anche come informatore dell'FBI, ma l'informatore non era al corrente di chi fossero. Uno dei terroristi era addirittura citato nell'elenco telefonico di San Diego con il proprio nome autentico (nell'immagine). Ma nessuno mise insieme questi indizi, resi inevitabilmente più chiari dal senno di poi.

Nel frattempo arrivavano all'FBI segnalazioni di un possibile piano di al Qaeda per compiere un attacco. Parla Dale Watson, capo dell'antiterrorismo dell'FBI fino al 2002: dice che le informazioni indicavano chiaramente un attacco, ma non davano nulla di specifico. 17 giorni prima dell'11 settembre, qualcuno collegò i puntini e finalmente la CIA avvisò l'FBI. Ma nel frattempo i due terroristi si erano trasferiti altrove e avevano fatto perdere le proprie tracce. Non fu mancanza di intelligence, ma di azione basata sull'intelligence.

Intervista a Mike Scheuer, capo dell'Unità Osama bin Laden della CIA fino al 1999, che accusa l'FBI di incompetenza. Se si può parlare di complotto, dice Scheuer, fu per evitare di correre rischi e causare imbarazzi, non certo per consentire un attacco agli USA.

55:00. Intervista al senatore Bob Graham, membro dell'inchiesta del Congresso sull'11/9. Parla di troppi segreti ancora tenuti e non rivelati al pubblico, che minano la fiducia nel governo e nelle agenzie preposte alla sicurezza nazionale. Questa reticenza, dice Graham, arriva fino ai massimi livelli: la Casa Bianca. Graham riferisce specificamente che chiese a Condoleezza Rice di cooperare, e che la Rice rispose evasivamente: non accadde nulla. Dice che vi fu più di una persona che cospirò per nascondere l'entità del fallimento e degli errori dell'amministrazione e delle sue agenzie.

57:00. Interviste finali a Jones, Spotnitz: nessuna affermazione di particolare rilievo.

Etichette: , , , , ,

2008/03/22 [permalink]   2 commenti

La Cospirazione Impossibile alla radio

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Andrea Occhi per la trascrizione.

L'11 e 12 marzo scorsi, l'emittente bolognese Radio Città Fujiko ha dedicato due spazi d'intervista al libro di debunking "11/9 La Cospirazione Impossibile", a cura di Massimo Polidoro. La registrazione dell'intervista è disponibile in formato MP3 in due blocchi (primo e secondo). Qui sotto viene pubblicata la trascrizione a titolo di documentazione e per chiarire alcune frasi erroneamente citate da alcuni commentatori.


ANIMATORE: ...Vi abbiamo già anticipato in apertura del programma di oggi che l'argomento oggi è abbastanza delicato, soprattutto perché è un dibattito che non si ferma mai, sempre piuttosto dinamico e vivace. A ottobre, qualcuno si ricorderà, avevamo ascoltato le parole di Giulietto Chiesa, che era stato l'autore di un libro, precisamente il curatore di un libro che si intitolava “Zero”, edito dalla casa editrice Piemme. Dovete sapere che la Piemme ha pubblicato, proprio qualche tempo dopo, un altro volume, diciamo così, a cui hanno lavorato diversi autori, nel quale invece, a proposito dell'undici settembre, si sostiene la teoria esattamente opposta.

Cioè, facciamo un attimo d'ordine: Giulietto Chiesa era comunque fra quelli che sostenevano la tesi dell'inside job, come viene detto in inglese, insomma dell'intervento, comunque, di un qualche ruolo ancora tuttora misterioso dell'amministrazione americana e del governo Bush nei fatti dell'undici settembre, quindi le cosiddette teorie del complotto. Sapete che ci sono tanti elementi che ancora non tornano a proposito dei fatti, appunto, di quel giorno, anche perché, pensate, che a sei anni di distanza da quegli eventi, un sondaggio della Scripps News Service, dell'università dell'Ohio, rivela che un americano su tre al momento è convinto che dietro agli attentati ci sia, in un modo o nell'altro, il governo americano. Quindi un dato sicuramente da cui partire per andare un po' più a fondo.

Vi dicevo, qualche mese dopo, sempre la stessa casa editrice, la Piemme, ha pubblicato un altro volume, che è curato da Massimo Polidoro, si intitola “Undici Settembre, la cospirazione impossibile” e qui, caro Mingo, gli autori sostengono un po' l'esatto opposto, cioè sono contro gli elementi forniti dai complottisti, da quelli che sostengono la teoria del complotto e quindi cercano come loro obiettivo di smontare tutte le principali osservazioni, ecco, che vengono avanzate per parlare del coinvolgimento del governo americano in questi fatti, quelli dell'undici settembre. In particolare, tanti autori, fra questi Piergiorgio Odifreddi, Umberto Eco e, appunto, Paolo Attivissimo, che è proprio il co-curatore, il coautore di questo libro che abbiamo voluto ascoltare a proposito dei fatti dell'undici settembre. Ascoltiamo allora questo botta e risposta, questa conversazione che il nostro Francesco Giovannetti ha realizzato proprio con Paolo Attivissimo a proposito delle teorie del complotto.


F.G. Innanzi tutto diamo il benvenuto a Paolo Attivissimo su Radio città Fujiko.


P.A. Buongiorno.


F.G. Paolo, tu sei un giornalista informatico e un consulente per Rai, Mediaset e RTSI. Da anni curi un blog: www.disinformatico.info, su cui tenti di smascherare le piccole e grandi bufale informatiche che ogni giorno circolano sulla rete e che molto spesso i media riprendono e pubblicano come notizie. Vieni per questo definito uno studioso di disinformazione nei media. Recentemente è uscito il libro “11/9, la cospirazione impossibile”, a cura di Massimo Polidoro e edito dalla Piemme. Nel libro si parla delle teorie alternative alle versioni ufficiali delle vicende di quella tragica giornata e di come queste teorie, spesso molto affascinanti, non reggono ad una analisi oggettiva dei fatti. Il libro è scritto a più mani, raccoglie contributi di diversi esperti e di intellettuali autorevoli, tra cui pure i tuoi. Quante sono le teorie alternative che circolano sui fatti dell'11/9 e quali sono le principali?


P.A. Mah, dozzine. Ne nasce una nuova ogni giorno. Le teorie principali sono che, per esempio, le torri gemelle non siano crollate perché colpite da 120 tonnellate di aeroplano, incendiate da 38.000 litri di carburante e quindi siano venute giù spontaneamente, per necessità fisica, ma sia stato necessario aggiungerci, come dire... dare un aiutino, se posso essere irriverente, quindi metterci dell'esplosivo o delle sostanze che ne facessero crollare i supporti. Questa è una delle più... più diffuse.

Un'altra popolarissima da anni è quella secondo la quale al Pentagono non si sarebbe schiantato nessun aereo di linea ma, a seconda di chi la sostiene, potrebbe essere stato, che so, un missile, un aereo militare o addirittura un camion, che stranamente è stato scambiato da una cinquantina di testimoni oculari per un aereo di linea che volava.


F.G. Ecco, hai fatto qualche esempio. Cosa hai scoperto che non andava in queste argomentazioni?


P.A. È molto facile. Se uno osserva queste cose con un minimo di freddezza può capire che non stanno in piedi. Ad esempio, una teoria molto popolare a proposito dell'impatto al Pentagono è che il foro prodotto dall'aereo sia troppo piccolo rispetto alle dimensioni di un aereo di linea. Però uno si... dovrebbe chiedersi, ma, se c'è una terribile cospirazione per far finta che un aereo sia caduto lì quando in realtà è stato colpito da qualcos'altro, non sarebbe stupido fare un buco troppo piccolo per un aeroplano?

E basandosi su queste semplici argomentazioni di buon senso ci si rende conto che le teorie cospirazioniste sono affascinanti, ma non stanno assolutamente in piedi. Per esempio, nel caso delle Torri Gemelle si parla spesso di demolizioni controllate piazzando dell'esplosivo. Ma come si fa a piazzare dell'esplosivo lungo 110 piani di un edificio occupato continuamente da persone su tutti i suoi livelli senza che si vedano in giro, che so, cavi, detonatori, oggetti... masse di esplosivo applicate alle colonne portanti? Qualcuno se ne sarebbe dovuto accorgere. Queste sono le cose che le teorie alternative non riescono a spiegare. Appena si comincia a chiedere una definizione più precisa della dinamica degli eventi, cadono in contraddizione.

Andando a scavare in queste cose, poi, sono saltati fuori degli aspetti tecnicamente molto interessanti, a volte anche tragici, ma non ci sono state conferme delle teorie alternative che le supportavano, anzi piuttosto ci siamo scontrati con molto disappunto con una spiccata tendenza a falsificare le prove. Abbiamo trovato persone che sostenevano queste teorie e che pubblicavano ricerche apparentemente serie, autorevoli, prestigiose e poi basate su fotografie false. Per cui, per esempio il bagliore che veniva dalle macerie, che sembrava essere la prova di presenza di materiale incandescente molto sospetto, in realtà poi saltava fuori essere il fascio di luce emesso dalle torce dei soccorritori.

Quindi è molto facile, alla fine, darsi da fare e scoprire che dietro queste affermazioni stanno molto spesso delle persone che non solo non hanno competenze, ma usano anche la malizia e la disinformazione.


F.G. Nella copertina di "Cospirazione impossibile" si legge che un evento così drammatico e rilevante come l'undici settembre impone una ricerca appassionata, rigorosa e razionale della verità, e che utilizzare il metodo scientifico, invece che parodie della scienza, sia la strada da percorrere. Parlaci quindi di questo metodo: di cosa si tratta e come si applica.


P.A. Beh, molto semplicemente: la prima cosa da fare è andare alla radice delle informazioni, quindi non basarsi sulle dichiarazioni riportate di terza mano, ma andare a sentire direttamente i testimoni, procurarsi tutto il materiale originale. Andiamo a vedere quali sono i documenti tecnici, andiamo a leggere la letteratura tecnica prodotta dagli architetti e dagli ingegneri civili di tutto il mondo per vedere se loro hanno dei sospetti riguardo, per esempio, il crollo delle Torri Gemelle. Andiamo a sentire gli esperti di aeronautica per sapere come si decifrano i dati di una scatola nera e vediamo di applicare queste conoscenze ai dati pubblicati dal governo, perché il governo americano in alcuni aspetti è stato molto trasparente. Noi abbiamo ricevuto, senza alcun aggravio di spesa, i dati originali delle scatole nere dei voli dirottati. Quindi abbiamo potuto analizzare la dinamica degli eventi, capire per esempio che l'aereo caduto in Pennsylvania, che poteva essere almeno apparentemente abbattuto, invece era precipitato intatto: i motori erano ancora funzionanti quando ha urtato il terreno ad altissima velocità, e questo quindi ha demolito completamente le ipotesi, peraltro abbastanza plausibili inizialmente, di un abbattimento.


F.G. Nella tua analisi critica citi molto spesso il rapporto del NIST: il National Institute of Standards and Technology, che, ricordiamo, è un istituto indipendente. Perché consideri attendibile quel rapporto?


P.A. È attendibile perché falsificare 43 volumi di materiale tecnico è una operazione abbastanza fantascientifica. Non solo: questo materiale tecnico è scaricabile da Internet e consultabile da tutti gli esperti del mondo e quindi sarebbe molto difficile riuscire a farla franca. E non solo: il NIST è un ente prestigiosissimo e, come dicevi giustamente, indipendente e ci sarebbe un problema logico nel sospettare che il NIST abbia falsificato tutta questa massa colossale di dati: significherebbe che le persone coinvolte nella cospirazione a tutti i livelli sono numerosissime, quindi tutti i settanta membri del NIST che hanno partecipato direttamente, più tutti coloro che hanno avuto a che fare con la raccolta dei materiali. Ci sarebbe in teoria da ipotizzare una omertà assolutamente impenetrabile, che neanche la Mafia riesce ad ottenere, quindi figuriamoci se ci riescono gli americani.


F.G. Abbiamo parlato appunto del rapporto NIST. Ce ne sono molti altri di questo genere?


P.A. Sì, ce ne sono moltissimi. Ecco, un mito che vorrei cogliere l'occasione di sfatare è che ci sia soltanto questa specie di riassunto fatto dalla commissione d'indagine, che è il famoso Rapporto della Commissione 11/9 che tutti conoscono. In realtà c'è una inchiesta giudiziaria, prodotta dagli organi giudiziari americani civili: il processo contro Zacarias Moussaui, che ha prodotto una messe enorme di documentazione. Oltre alla Commissione 11/9 c'è un'altra indagine governativa, che è lo “Staff Report" e il "Joint Inquiry” che, anche lì, sono altre 800 pagine di documentazione dettagliatissima.

E ci sono cinque indagini tecniche, fatte dalla FAA, che è l'ente dell'aviazione civile americana, dall'NTSB, che è l'ente americano preposto alla sicurezza dei trasporti, dalla FEMA, che è l'ente americano per la gestione delle emergenze, dall'ASCE, che è l'associazione degli ingegneri civili statunitensi, e quella già citata del NIST. E poi a queste possiamo aggiungere anche i rapporti fatti dai soccorritori, dai pompieri e da tutti gli altri esperti che hanno collaborato, non solo all'analisi tecnica dei dati, ma anche ai soccorsi. Dovremmo implicare una quantità smisurata di persone se vogliamo ipotizzare una cospirazione.


F.G. Per Radio Città Fujiko, Francesco Giovannetti.


ANIMATORE: E grazie allora proprio al nostro Francesco Giovannetti, che ha raccolto per noi questa intervista con Paolo Attivissimo. Sicuramente, Mingo, mi verrebbe da dire, il dibattito è vivacissimo e sicuramente non si fermerà qui. Questa è solo ovviamente una delle voci che abbiamo voluto ricordare a proposito di questo dibattito, appuntto, sui fatti dell'undici settembre. Sarà nostra premura, anche prossimamente, farvi riascoltare le voci di chi invece sostiene l'opposto e quindi dare la possibilità magari a Giulietto Chiesa di rispondere anche a Paolo Attivissimo, no?


MINGO: Certo, certo, anche perché ci sono stati alcuni programmi televisivi, anche ultimamente, è ritornato un po' fuori con l'uscita di alcuni libri sia pro che contro e ci sono... rimangono ancora alcuni punti che sono misteriosi. È indubbio, come appunto diceva Paolo Attivissimo, che su certe cose probabilmente si è andato all'inizio con delle ipotesi che potessero essere più ipotesi. Anch'io credo sia difficile minare tutto il World Trade Center con delle bombe, insomma, su tutti i piani anche se le immagini, magari realizzate in un certo modo, potevano far pensare perché quando crollano le torri ci sono questi sbuffi, che in realtà potrebbero essere benissimo la rottura di quella zona lì e non solo un'esplosione, anche se sembra veramente un'esplosione. A vedere ricorda molto il crollo classico degli edifici a caduta controllata. Comunque continueremo a sentire domani la seconda parte dell'intervista a Paolo Attivissimo, poi gireremo l'intervista a Giulietto Chiesa e faremo rispondere a lui. Poi continueremo e continueremo...

Seconda parte


ANIMATORE: ...dobbiamo parlare di 11 settembre, caro Alessio...


ANIMATORE: E' vero, è vero, caro Dado. In questo pomeriggio chiudiamo questa parte piuttosto parlata di Pandemonium, questa seconda ora, poi torneremo tra pochissimo anche alla musica. Seconda puntata del nostro viaggio a proposito dell'undici settembre, anche perché abbiamo preso spunto da un libro che si intitola “11/9 la cospirazione impossibile”, un libro che è curato da Massimo Polidoro. Tanti gli autori che hanno collaborato; fra questi anche Paolo Attivissimo. Allora, ieri abbiamo già ascoltato la prima parte delle sue dichiarazioni. Approfitto per ricordarvi anche un indirizzo Internet, che è attivissimo.blogspot.com. Abbiamo anche già parlato, insomma, dell'obiettivo di questo volume, quello certamente di andare un po' a smontare le teorie del complotto e del cosiddetto inside job, del lavoro sporco che riguarderebbe il coinvolgimento dell'amministrazione Bush nei fatti dell'undici settembre. Allo stesso tempo diciamo che l'obiettivo del libro è anche di analizzare decine di teorie alternative, avvalendosi della collaborazione di tecnici che appartengono a molti settori. E anche molte delle tesi dei complottisti possono certamente essere affascinanti ma, è questa la teoria, è questa la tesi del libro, non reggono ad una analisi oggettiva dei fatti. Per estremo paradosso, infatti, il mantra della cospirazione si fonda su una immotivata idealizzazione dell'infallibilità americana.

Questo un po' il succo, la logica che sta alla base di questo libro. Ieri eravamo partiti anche da un dato, quello per il quale a sei anni di distanza da quegli eventi, un sondaggio della “Scripps Service”, dell'università dell'Ohio, rivela che un americano su tre è convinto che dietro gli attentati ci sia, in un modo o nell'altro, il governo statunitense. Devo dire che è abbastanza interessante il fatto che se oggi si cercano con Google le parole “9/11", quindi 11 settembre, oppure la parola "conspiracy”, si trovano, pensate, un milione e seicentomila pagine web dedicate a sostenere questa oppure quella teoria del complotto. Sapete benissimo anche che si è creato un mercato piuttosto fiorente, dal punto di vista editoriale e cinematografico, a proposito dei fatti dell'undici settembre. Infatti potremmo parlare benissimo di tremila saggi e di decine di film e documentari pubblicati su Internet oppure su DVD che propagandano la vera storia dell'undici settembre in contrapposizione alla cosiddetta versione ufficiale.

Ci sono tante tesi, ovviamente che riguardano l'undici settembre, tante teorie che ne parlano, ovviamente quelle che sono oggetto di questo libro sono certamente quelle del complotto. Diciamo anche che c'è anche chi ritiene responsabile Bush e i suoi cortigiani e chi invece lo vede come un complotto israeliano; c'è chi lo interpreta come una cospirazione ordita dai baroni del petrolio e dai fabbricanti di armi e chi invece dà la colpa alla CIA e ai servizi deviati.

Insomma, giusto per darvi, così, un'idea ovviamente del fatto che ovviamente la discussione, il dibattito è ancora molto acceso, ci sono ancora tanti filoni ovviamente da ascoltare e da analizzare, noi ci siamo soffermati questa volta su quello che ha detto il nostro Paolo Attivissimo, che, come vi dicevo, ha smontato le teorie del complotto. Vi dicevo anche nella puntata di ieri che prossimamente ci sarà spazio per ascoltare, ovviamente anche per correttezza e per completezza soprattutto dell'informazione, l'intervento a questo proposito di Giulietto Chiesa, che è l'autore di un libro che è uscito ormai diversi mesi fa, che si intitola “Zero” ed è sempre pubblicato dalla casa editrice Piemme. Caro Dado, allora, è il momento di ascoltare questa seconda parte dell'intervista a Paolo Attivissimo, coautore di questa “Cospirazione impossibile”. Andiamo a sentire allora questo secondo stralcio che è stato raccolto per noi dal nostro Francesco Giovannetti.


F.G. Avrai sicuramente studiato nei dettagli la versione ufficiale, quella della commissione parlamentare sulle vicende dell'undici settembre. Sono mai emerse, secondo la tua opinione, degli errori o delle incongruenze? E se sono emerse, quali sono le principali?


P.A. Beh, ci sono stati dei momenti di reticenza da parte di alcune autorità. Ad esempio i militari, a proposito di intercettare il Volo 93, l'ultimo, quello caduto in Pennsylvania, hanno fornito delle informazioni fasulle o per incompetenza loro, o per desiderio di fare, come dire, figura meno imbarazzante rispetto a quella realmente fatta, ma la Commissione se ne è accorta, per cui fu addirittura necessario da parte della Commissione arrivare alla richiesta giudiziaria formale di desegretare dei dati.

E questo credo che sia interessante, perché credo dimostra che non fu una commissione-farsa giusto per trovare un minimo di plausibilità politica all'evento, ma ci fu una vera e propria lotta all'interno delle autorità per arrivare a una definizione concreta della realtà, anche perché lo scopo delle indagini non era tanto quello di provare ad additare un colpevole, che in realtà non c'è all'interno delle istituzioni americane: è stato un fallimento generale dei sistemi di difesa. Sarebbe stupido prendere un capro espiatorio.

Lo scopo dell'indagine della commissione d'inchiesta era determinare che cosa fare per evitare che si ripetesse un disastro del genere. E questo, fino adesso, mi sembra che sia riuscito.


F.G. Nei capitoli che hai scritto te del libro, quasi tutti i dati che citi a supporto delle tue analisi provengono da Internet. Come si rintracciano e si pescano le risorse sul Web?


P.A. Beh, con molta fatica, devo dire... No, in realtà ci sono moltissime operazioni di trasparenza fatte dagli enti specialistici statunitensi, che abbiamo già citato: FAA, NIST, per cui praticamente tutta la documentazione attinente all'undici settembre è pubblicamente disponibile e quindi consultabile. E poi c'è la disponibilità di molti piloti, che magari non volendo apparire in prima persona, però ci segnalano informazioni, ci segnalano eventi.

Una delle cose che molti non sanno è che l'intero catalogo degli incidenti aerei della storia è disponibile su Internet. Quindi attingendo a tutta questa massa di dati si riesce effettivamente a creare un quadro molto... molto completo della situazione.


F.G. In giro per il mondo sono in molti che sostengono che dietro ci sia la lunga mano della amministrazione Bush. Anche in Italia, personalità come Massimo Mazzucco o Giulietto Chiesa sono assolutamente convinte di ciò. Qual è la motivazione profonda che spinge le persone a credere nell'inside job?


P.A. Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati. Io posso fare delle ipotesi in questo senso. So per esperienza, dal lavoro che ho fatto su altre ipotesi di complotto, che c'è un forte desiderio di far associare a una grande tragedia una grande spiegazione. Come dire, psicologicamente ci turba l'idea che un gruppo sparuto di persone ben determinate, disposte a suicidarsi e disposte a spendere e a passare anni ad addestrarsi, come hanno fatto per esempio i dirottatori dell'undici settembre, queste persone possano cambiare la storia. Ci sembra dissonante, ci sembra stonato che una causa così piccola possa avere un effetto così grande e quindi cerchiamo rifugio in una cospirazione che sia proporzionata all'evento.

Un altro effetto di questo atteggiamento è che in questo modo, come dire, siamo rassicurati. Se noi pensiamo che sia la CIA o il Mossad a ordire queste... queste grandi cospirazioni, il terrorismo non ci può colpire perché in realtà non esiste, è una macchinazione inventata e quindi possiamo andare avanti nella nostra vita quotidiana pensando di essere più tranquilli e al sicuro. In più c'è questa soddisfazione, da parte di molti sostenitori delle teorie alternative, non solo economica, perché vendendo libri di fantasia effettivamente si vende molto più che vendendo libri di ricerca concreta, e si fatica molto meno a produrli.

Ma soprattutto c'è la creazione di questo... seguito di persone appassionate, e quindi c'è l'effetto guru, insomma: si va, come per esempio fa Thierry Meyssan, che è stato il primo a lanciare queste teorie cospirazioniste, lui gira per il mondo, ospite di capi di stato e vari dignitari, spesato grazie alle sue teorie sul Pentagono, per esempio.


F.G. L'impressione è che alla pubblicazione de “La cospirazione impossibile” potrebbe seguire un altro libro che sostiene le teorie del complotto. Insomma c'è l'impressione che dalla spirale delle ricostruzioni non si esca. Secondo te, arriveremo mai a una versione conclusiva che vada bene sia per i complottisti che per i sostenitori della teoria ufficiale?


P.A. Mah, ai complottisti, purtroppo, ad alcuni complottisti non bastano neanche le prove più evidenti. Del resto, basti pensare che siamo ancora fermi, dopo sette anni, alle dimensioni del buco nel Pentagono. C'è ancora Giulietto Chiesa che recentemente in televisione ha dichiarato che il foro di ingresso dell'aereo nel Pentagono è largo 5 metri. Ora ci sono delle fotografie, non è necessario un calcolo ingegneristico. Ci sono delle fotografie che mostrano chiaramente che non sono quelle le dimensioni: il foro è largo ben 35 metri, esattamente quanto l'aeroplano. Non si riesce ad andare avanti in questo senso, perché persone di questo livello rifiutano di esaminare i dati. Quindi non ci sarà mai una spiegazione che soddisfi chiunque. C'è già adesso, se si va ad esaminare l'immensa massa di dati e la si trova... soprattutto la si trova coerente, c'è già una spiegazione precisa e dettagliata di come si sono svolti gli eventi.

Ci sono delle piccole zone grigie, che sarebbe opportuno magari rendere più trasparenti, e questo probabilmente sarà il risultato dei processi che si stanno per celebrare a carico degli organizzatori e dei fiancheggiatori dell'undici settembre, ma l'architettura generale, ovvero il fatto che ci siano stati 19 dirottatori e questi dirottatori abbiano preso il comando degli aerei dopo il decollo e li abbiano lanciati contro i loro bersagli, questo è ormai assodato e indiscutibile. C'è una massa di prove tali e talmente... incrociata tra le varie fonti, senza cadere in contraddizione, che sarebbe sciocco insistere per cercare delle spiegazioni alternative. Purtroppo, però, c'è ancora gente che, anche di fronte alle prove più evidenti preferisce continuare a fare propaganda ai propri prodotti, ai propri cappellini, gadget, magliettine e via dicendo.


F.G. Paolo, ti ringrazio tantissimo per essere stato assieme a noi.


P.A. Grazie a voi.


F.G. Per Radio Città Fujiko, Francesco Giovannetti.


ANIMATORE: Beh, noi ringraziamo sicuramente il nostro Francesco Giovannetti e ringraziamo allo stesso tempo Paolo Attivissimo per queste due puntate dedicate all'undici settembre che tra l'altro, molto hanno suscitato da discutere anche sul “Disinformatico”. Vi ricordo il riferimento Internet per quanto riguarda Paolo Attivissimo: attivissimo.blogspot.com. Un saluto anche a tutti quelli che hanno ascoltato questa intervista via streaming ovviamente dal nostro sito Internet www.radiocittafujiko.it, sicuramente il nostro Attivissimo si è anche soffermato sulla necessità di un metodo anche a proposito della ricerca di materiali sul Web che, a quanto pare, comunque presenta diverse informazioni che vanno cercate e devono essere cercate in modo corretto, ovviamente. È giusto e c'è bisogno anche di una grande spiegazione, ha ribadito il nostro Attivissimo, per un evento di grande proporzione. Quindi forse anche per questa ragione sono suscitate, sono nate diciamo così tutte queste teorie del complotto.

Per chiudere questa lunga parentesi mi soffermo un attimo sulla questione degli sbuffi. Sapete che un elemento che ha interessato molto a proposito della caduta, del crollo delle Torri Gemelle, anche perché veniva legato al meccanismo delle demolizioni controllate. Il nostro Paolo Attivissimo, che ha scritto due capitoli in questo libro dal titolo “11/9 la cospirazione impossibile”, ci spiega che si tratta di polvere e di fumo espulsi dall'edificio a causa della compressione dell'aria contenuta al suo interno e che, durante il rapido crollo dei solai che agirono come enormi stantuffi, l'aria presente fra un solaio e l'altro dovette trovare delle vie di sfogo e sfruttò quindi le finestre infrante distribuite irregolarmente lungo la facciata, trascinando con sé anche la polvere e il fumo presente all'interno della struttura. Solo alcune righe tratte dai capitoli scritti da Paolo Attivissimo, per farvi capire che allora, tutto sommato, con poche righe si può smontare una teoria come quella che crede alle demolizioni controllate per quanto riguarda il crollo delle Torri Gemelle.

Sicuramente un dibattito interessante e affascinante da proseguire, lo faremo nei prossimi appuntamenti qui a Pandemonium. Per quanto riguarda invece l'undici settembre, le puntate terminano qui...

Etichette: , ,

2008/03/21 [permalink]   109 commenti

Critica della ragione cospirazionista

di Thomas Morton. L'originale è pubblicato qui; questa versione è stata riveduta, reimpaginata e pubblicata con il consenso dell'autore.



Possiamo ingannare tutti, una volta sola,
oppure ingannare uno solo ogni volta,
ma non possiamo ingannare tutti ogni volta
– Abramo Lincoln

Questo articolo non intende portare nuovi dati o argomenti a favore o contro la visione comunemente accettata riguardo gli attentati terroristici dell’11 settembre. L’autore non è un esperto di aeronautica, di esplosivi, di ingegneria strutturale, di termodinamica, o chissà che altro: la sua formazione è piuttosto di tipo filosofico. Lo scopo di questo intervento, quindi, è analizzare e criticare da un punto di vista epistemologico i metodi di ricerca e la strategia culturale che stanno dietro gli argomenti e le tesi dei cospirazionisti.

Al di là del ragionevole dubbio


Chiunque abbia studiato anche un poco di filosofia della scienza sa che c’è una cosa che bisogna riconoscere anche al cospirazionista più sfegatato e fantasioso, una cosa riguardo la quale non si può dire che abbia torto: niente è mai provato in maniera definitiva, e di tutto è possibile dubitare, anche di quello che oggi ci appare più certo ed evidente. Potrebbe sembrare, quindi, che il cospirazionista, nel mettere continuamente in dubbio i risultati delle “indagini ufficiali” su qualsivoglia argomento, non faccia altro che tradurre nella propria pratica di vita e di ricerca quello che è uno dei risultati maggiormente acquisiti dell’epistemologia dell’ultimo secolo, ovvero la lezione dello scetticismo, e la natura sfuggente e inattingibile della verità ultima.

Detto questo, però, occorre precisare meglio la portata e i limiti delle precedenti affermazioni. Innanzitutto potrebbe essere utile una distinzione fra certezza epistemica e certezza morale: infatti è vero che non abbiamo certezze epistemiche, ma abbiamo alcune certezze morali. La distinzione, in parole povere, è fra quando mi diverto a mettere in dubbio qualcosa solo per un puro passatempo intellettuale e quella mancanza di certezza che rende davvero difficoltoso passare all’azione.

Per esempio: niente potrà mai darmi la certezza assoluta che il fungo che sto per mangiare non è velenoso, neppure le analisi chimiche più approfondite. Eppure tutti noi mettiamo periodicamente a repentaglio le nostre stesse vite mettendoci a mangiare funghi quando ne abbiamo voglia, il che significa avere la certezza morale che quel fungo è mangereccio. Solo un filosofo potrebbe dubitare della realtà del mondo esterno, o delle altre menti, solo una persona incredibilmente tenace potrebbe continuare a credere, oggi, che il Sole giri intorno alla Terra, solo un pazzo può pensare che due più due non faccia effettivamente quattro, e solo un cospirazionista può credere che lo sbarco sulla Luna fosse una messinscena cinematografica.

Siamo quindi già in grado di indicare un primo difetto del modo di pensare cospirazionista, ovvero la mancata distinzione tra la mancanza di certezza morale e la mancanza di certezza epistemica, quella distinzione che è anche adombrata nel principio giuridico della presunzione d’innocenza, nella formula “ognuno è innocente finché non sia provata la sua colpevolezza al di là di ogni ragionevole dubbio”. Non ogni dubbio possibile e immaginabile: ogni dubbio ragionevole.

L'eterno insoddisfatto


Il cospirazionista si distingue dunque per non essere mai soddisfatto da nessuna prova gli si presenti e per trovare appigli sempre più improbabili per sostenere che le cose potrebbero essere andate diversamente da come pensa il volgo. Certo, ci sono decine di testimoni che affermano di aver visto un aereo andare addosso al Pentagono, ma chi ha controllato che i testimoni non fossero tutti miopi e quel giorno non avessero lasciato gli occhiali a casa? I debunker sono spesso meravigliati dalla capacità del cospirazionista di arrampicarsi sugli specchi e di rifiutare come conclusiva ogni evidenza gli portino, ma la cosa cessa di essere così strana una volta compreso che il cospirazionista non può accontentarsi di una semplice certezza morale: quello che vuole è la certezza epistemica, e questa purtroppo non è qualcosa cui un essere umano possa aspirare.

Un’altra precisazione da fare è questa: è vero che possiamo dubitare di qualsiasi cosa, ma questo significa che possiamo dubitare di tutto? Le due cose non sono, come sembra, equivalenti. Come disse Abramo Lincoln, possiamo ingannare tutti una volta sola, oppure ingannare uno solo ogni volta, ma non possiamo ingannare tutti ogni volta. Parafrasando, ogni nostra singola credenza potrebbe un giorno rivelarsi falsa, ma possono tutte le nostre credenze essere false?

In realtà, sembra di no, perché in questo caso perderebbe completamente di senso la stessa distinzione tra il vero e il falso, e i nostri giudizi perderebbero il loro contenuto. Una bugia, infatti, può esistere ed essere compresa solo in un largo sfondo di verità condivise.

Immaginate di andare in un paese straniero e di doverne imparare la lingua. Immaginate anche di non potervi assolutamente fidare degli aborigeni, che sono dei noti bugiardi: qualunque cosa vi dicano o sentiate dalla loro bocca è sicuramente una menzogna. Riuscireste in queste condizioni ad assegnare un contenuto ai loro enunciati? In realtà, non potreste neanche assicurarvi che gli aborigeni stiano effettivamente dicendo qualcosa, tanto incomprensibile ed enigmatico apparirebbe il loro comportamento linguistico: per poter interpretare le parole e i pensieri delle altre persone occorre quindi applicare quelli che i filosofi chiamano “principio di carità” (la totale idiozia o la mendacia dell’interlocutore sono meno probabili di un mio errore di traduzione). L’esistenza del linguaggio, e del pensiero che ne viene espresso, presuppone dunque che quel che pensiamo ed esprimiamo sia in larga parte vero.

Ora, non credo che ci siano molte persone di buon senso disposte a giurare sul fatto che la versione ufficiale fornita dalle autorità americane riguardo ai fatti dell’11 settembre sia esatta in ogni suo dettaglio. In qualche caso potrebbero esserci degli errori, in altri casi delle omissioni, in altri casi ancora delle vere e proprie menzogne. Non ci sarebbe neanche molto da stupirsi: in fondo il lavoro dei servizi segreti consiste proprio nel mantenere segreto ciò che non deve essere rivelato per motivi di sicurezza di Stato (e ricordiamoci che è il Pentagono ad essere stato colpito).

Ma il cospirazionista va molto oltre queste ovvietà: egli è convinto che tutti mentano, sempre, su tutto. Uno degli argomenti dei cospirazionisti, per esempio, è che i dirottatori non avrebbero mai potuto avere le capacità tecniche di pilotare degli aerei di linea e condurli fino all’obiettivo colpito: a chi gli fa notare che in realtà avevano seguito dei corsi e conseguito dei certificati che affermano l’esatto contrario, replicano candidamente che tali certificati sono stati falsificati (un’ipotesi di complotto che ne sostiene un’altra). È anche inutile dire a un cospirazionista che ci sono dei testimoni che hanno visto l’aereo dirigersi sul Pentagono, o che è stato analizzato il DNA dei resti dei passeggeri: semplicemente, non può esserci un’affermazione in grado di confermare o confutare un’altra affermazione, perché tutte le affermazioni sono ugualmente false o non attendibili. In questo modo il cospirazionista si garantisce in un certo senso contro l’accusa di incoerenza (non si può dire che abbia delle credenze fra loro in conflitto) ma al caro prezzo di non sapere più, in modo chiaro, che cosa egli creda o di cosa effettivamente dubiti.

Nessuna alternativa coerente


A conferma di quanto detto, se si analizzano i discorsi dei cospirazionisti si può notare come essi non abbiano in realtà una ipotesi alternativa a quella ufficiale che tenti almeno di rendere conto della totalità delle osservazioni riguardanti quel fatidico 11 settembre: tutto quel che dicono, ripetutamente, è di contrastare quella che chiamano la “Versione Ufficiale” degli avvenimenti (da loro abbreviata in VU).

Ma che cos’è la versione ufficiale? Non è una singola proposizione, o una teoria le cui parti sono sistematicamente connesse, in modo che se ne salta una si porta dietro tutto il resto: è una molteplicità di affermazioni e di ipotesi spesso anche slegate fra di loro. Alcune di queste affermazioni ed ipotesi potrebbero benissimo rivelarsi false senza che ciò intacchi in maniera sostanziale il succo del discorso.

Il cospirazionista ha invece una visione olistica estrema, in cui ogni particolare inesatto concorre a confermare la sua teoria secondo cui tutto è falso. Facciamo un esempio testuale concreto: in questo acceso dialogo sull’attentato al Pentagono, che ho tratto dal sito "911 subito", il debunker Paolo Attivissimo ha appena detto a un certo Jack, che difende le tesi cospirazioniste, che probabilmente l’aereo quando ha impattato contro il Pentagono non volava perfettamente radente al suolo, ma con una leggera pendenza.

Jack: «Questo è il top. Hai toccato il fondo. Stai stravolgendo completamente la versione ufficiale che vorresti difendere, paradossalmente rendendola più logica e verosimile di quanto non sia. [...]
Ormai lo sanno anche i sassi. Uno dei punti più discussi dell'intera faccenda è proprio che secondo la versione ufficiale, e ti sfido a negarlo stavolta, l'aereo ha si è avvicinato al Pentagono in linea perfettamente retta, senza la benchè minima pendenza. IN LINEA PERFETTAMENTE RETTA».

Attivissimo: «Ehm... chi ti ha detto che io voglio difendere a tutti i costi la versione ufficiale?»

Jack: «Questo è un giochetto che fai spesso. Ogni tanto salti su a dire: “Ma io non difendo la versione ufficiale al millimetro”, in modo da poterti salvare in extremis quando si dimostra senza possibilità di errore che alcuni aspetti della versione ufficiale sono assolutamente impossibili. [...]. Difendi la posizione che vuoi. A me basta provare che quello che dice il governo USA a proposito dell'attentato è falso. Di provare che quello che dice attivissimo è falso non mi frega nulla, a meno che attivissimo non voglia difendere alcuni aspetti della versione ufficiale. In quel caso smentendo attivissimo smentisco anche la versione ufficiale. Capisci? Non sei il fine, sei il mezzo».

Lo scambio è significativo perché Attivissimo sta dicendo che un aereo è andato a sbattere contro il Pentagono, che in fondo è la stessa cosa che dice il governo americano; quel che è disposto a discutere sono le modalità con cui ciò potrebbe essere avvenuto, ma a quanto pare non è questo ad interessare Jack: non è minimamente interessato a verificare o confutare una singola affermazione di natura empirica. Quello che dice di volere è “provare che quello che dice il governo USA a proposito dell'attentato è falso”, qualunque cosa significhi e senza spiegare cosa questo esattamente comporti. È in effetti impossibile confutare simili ragionamenti, per il semplice motivo che non affermano e non negano nulla, sono assolutamente privi di contenuto. Si dice che qualcosa è falso, anzi, tutto lo è, ma si evita accuratamente di specificare il “cosa”.

Non si tratta di malafede: è che il mondo del cospirazionista è davvero un incubo in cui non vi è nessun punto fermo, nulla di saldo a cui aggrapparsi, la cui stessa realtà ontologica è messa continuamente in discussione (non a caso molti cospirazionisti sono cultori del film Matrix). In queste condizioni, è quasi sgarbato chiedergli di mantenere fermo il punto di una qualsiasi questione, o cosa vogliano dimostrare esattamente.

Altro esempio: è una tesi cospirazionista che le Torri Gemelle non sono crollate a causa dell’impatto con gli aerei, ma sono state fatte crollare nell’ambito di una demolizione controllata. Forse è così (per amor di discussione)... ma come esattamente? Beh, in uno dei cento modi diversi ipotizzati dai cospirazionisti (con esplosivi convenzionali, con l’utilizzo di un materiale chiamato termite in grado di sciogliere l’acciaio, con mini-esplosivi nucleari, con raggi provenienti dallo spazio...). Si presentano indizi che potrebbero andare in direzione di una o dell’altra ipotesi (trascurando, però, ogni evidenza contraria): la presenza, peraltro non dimostrata, di pozze di metallo fuso alla base delle macerie potrebbe essere un segno dell’uso della termite, mentre gli sbuffi di fumo che fuoriescono dalle torri nei piani sottostanti quelli che stanno crollando rivelerebbero la presenza di detonazioni.

Il problema è che tutte queste teorie sono in conflitto tra loro, quindi gli indizi a favore di una teoria confuterebbero non solo la VU, ma anche l’altra teoria concorrente. Ma il cospirazionista non si preoccupa di fortificare o rendere coerente la sua ipotesi spiegando l’evidenza contraria, perché in realtà non ha nessuna vera ipotesi. Egli accetta e usa tutti gli indizi, perché nella sua visione valgono ciascuno come prova contro la VU, e questo gli basta. Se abbiamo cento teorie in conflitto tra loro, ma che contrastano la VU, e se ognuna di queste teorie è supportata da una singola osservazione, allora abbiamo ben cento osservazioni diverse che smentiscono la VU. Si potrebbe dire che le ipotesi di complotto sono come il maiale: non si butta via niente.

Principio di carità e rasoio di Occam


Ciò che si è detto prima a proposito del principio di carità, secondo cui non è possibile che tutto quanto crediamo sia falso ma dobbiamo necessariamente nutrire un vasto corpus di credenze vere (condizione stessa per poter credere qualcosa), ha un importantissimo corollario per quanto riguarda la ricerca scientifica, che è anche noto col nome di “rasoio di Occam”. Il principio di carità, cioè, può servire a dare un significato operativo più preciso alla massima secondo la quale, di due spiegazioni concorrenti del medesimo fenomeno, bisogna scegliere quella più semplice: quando dobbiamo spiegare qualcosa che non si adatta al resto delle nostre credenze, la strada migliore da seguire è fare gli aggiustamenti minimi che si rendono necessari, piuttosto che rivoluzionare l’intero nostro sistema concettuale (le rivoluzioni concettuali, o cambiamenti di paradigma, sono talvolta necessari, ma solo quando gli aggiustamenti che dobbiamo fare cominciano ad essere in numero talmente imbarazzante da non essere poi così economici).

Esempio: dopo che due aerei sono andati a sbattere a New York contro le Torri Gemelle, un terzo aereo a Washington fa perdere le proprie tracce. Viene visto da decine di testimoni sbattere contro una delle facciate del Pentagono. Vengono trovati rottami di aereo sul prato antistante. In seguito viene raccolta la scatola nera, mentre su ciò che rimane dei passeggeri vengono fatte le analisi del DNA per permettere l’identificazione.

Tutto insomma concorre verso un’unica spiegazione dei fatti, ma ci sarebbe un problema: quella breccia sul Pentagono è strana, sembrerebbe troppo piccola per essere causata da un aereo di quelle dimensioni. Una persona di buon senso, messa di fronte a questo dilemma, penserebbe: “Uhmm, interessante; cerchiamo di capire com’è possibile che un aereo così grande possa lasciare un buco in apparenza così piccolo, ammesso che lo sia”.

Ecco invece come pensa il cospirazionista: “Stupefacente! Occorre capire quale oggetto abbia colpito il Pentagono, per quale motivo i testimoni mentano e chi li abbia costretti a farlo, chi abbia sparpagliato finti rottami di aereo sul prato, dove sia finito l’aereo scomparso e in che modo siano stati eliminati i suoi passeggeri, e inoltre chi abbia falsificato i dati della scatola nera e le analisi del DNA”. Il cospirazionista non è in grado di applicare il rasoio di Occam, perché non ha un corpus di credenze che ritiene più centrali e più affidabili di altre, ma per lui tutto è egualmente sacrificabile. Non solo sospetta di tutto, ma non crede a niente, in maniera letterale, nel senso che non ha credenze di sorta.

Ma si potrebbe anche dire, senza reale contraddizione, che invece crede a qualsiasi cosa. Proprio la totale indifferenza nei confronti della verità lo rende al tempo stesso sia profondamente scettico (nei confronti di ciò che spesso è più che ragionevole) sia incredibilmente ingenuo (nei confronti delle più strampalate affermazioni). È solo in questo modo che possono trovare giustificazione sillogismi apparentemente assurdi quali «C’è qualcosa che non mi convince nella ricostruzione ufficiale, penso mi stiano mentendo e non mi fido di nessuno, quindi ho deciso di credere ciecamente nelle teorie del sedicente professor X, che afferma che gli aerei erano telecomandati, e di considerarle come verbo. Chiunque tenti di dimostrare l’inesattezza delle supposizioni del professor X è sicuramente al soldo della CIA».

Nel caso in cui qualche circostanza davvero dirompente riesca a far cambiare idea al cospirazionista, egli allora afferma: «Non importa se la teoria del professor X è sbagliata. Io so che il governo mente, quindi se gli aerei non erano telecomandati vuol dire che in realtà erano degli ologrammi, come afferma l’ingegner Y, che gode della mia totale fiducia».

Il cospirazionista nemico di se stesso


Si capisce quindi come il peggior nemico per la credibilità del cospirazionista è spesso il cospirazionista stesso: egli infatti non si accontenta quasi mai di un’ipotesi di complotto, ma immemore della frase di Lincoln posta in epigrafe a questo articolo, desidera strafare e vede complotti ovunque.

Così, se anche per caso avesse qualcosa da dire a proposito dell’omicidio di Kennedy, non viene ascoltato, perché al tempo stesso afferma che l’Area 51 pullula di alieni. Fra i più noti sostenitori delle “verità alternative” riguardo l’11 settembre, vi è ad esempio David Icke, il quale si dice anche convinto dell’esistenza di una specie aliena di rettili (in grado di nascondersi fra gli umani) che manovra i destini dell’umanità.

Per restare nel nostro paese, il sito che è il principale punto di riferimento per i cospirazionisti italiani (Luogocomune.net, gestito da Massimo Mazzucco) fra le varie cose ospita discussioni sullo sbarco sulla Luna come messinscena cinematografica, sulla cospirazione che ha portato all’uccisione di Kennedy, sulle scie chimiche (ultima moda del cospirazionismo), sugli UFO, sul ruolo della massoneria e delle sette segrete nella storia degli Stati Uniti (e l’instaurazione del “Nuovo Ordine Mondiale”), e sul creazionismo come valida alternativa alla selezione naturale darwiniana. Cosa ancora più deprecabile, fra i cospirazionisti si annidano a volte anche sostenitori di teorie meno “innocue” dal punto di vista ideologico e politico, come il negazionismo e l’antisemitismo.

Se il cospirazionista non è interessato alla verità, a cosa è interessato? Probabilmente alla “sincerità” che è tutt’altra cosa, essendo un attributo delle persone e non delle affermazioni. Il che significa che ciò che interessa nel dire una cosa è soprattutto fornire una rappresentazione di se stessi come aderenti alla “giusta causa” e come persone di un certo tipo. L’accettazione di una frase come “La neve è bianca”, non dipende quindi dalla sua verità (dalla bianchezza della neve) ma dalle implicazioni di tale accettazione sul mio modo di concepire me stesso e sul modo in cui voglio apparire al resto del mondo. Il che è un altro modo, in fondo, per dire che l’ideologia ha il sopravvento su qualsiasi considerazione di natura critica e razionale. Ma è anche un modo elegante per dire che i cospirazionisti raccontano “stronzate”, nel senso messo magistralmente in luce dal filosofo americano Harry Frankfurt nel suo celebre saggio On Bullshit, di cui riportiamo alcuni passaggi:

[...] dire bugie non inficia la capacità di dire la verità quanto invece il raccontare stronzate. A causa di un eccessivo indulgere a quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudini di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi. Uno che mente e uno che dice la verità giocano in campi opposti, per così dire, ma allo stesso gioco. [...]. Chi racconta stronzate ignora completamente tali esigenze, Non rifiuta l’autorità della verità, come fa il bugiardo, e non si oppone ad essa. Non le presta attenzione alcuna. A causa di ciò, le stronzate sono un nemico più pericoloso delle menzogne.

È chiaro che:

Le stronzate sono inevitabili ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa sta parlando. Pertanto la produzione di stronzate è stimolata ogniqualvolta gli obblighi o le opportunità di parlare di un certo argomento eccedono le conoscenze che il parlante ha dei fatti rilevanti attorno a quell’argomento. Questa discrepanza è comune nella vita pubblica, in cui le persone sono spesso spinte – vuoi dalle proprie inclinazioni, vuoi dalle richieste altrui – a parlare in lungo e in largo di materie delle quali sono, in grado maggiore o minore, ignoranti.

Ma soprattutto:

La contemporanea proliferazione delle stronzate ha origini anche più profonde in svariate forme di scetticismo, secondo le quali noi non abbiamo alcun accesso affidabile a una realtà oggettiva, e pertanto non possiamo conoscere la vera realtà delle cose. […] Le conseguenze di questa perdita di fiducia sono state l’abbandono dalla disciplina richiesta dalla fedeltà all’ideale dell’esattezza e l’adozione di una disciplina di genere del tutto diverso, imposta dal perseguimento dell’ideale alternativo della sincerità. […] È come se [una persona] decidesse che dato che non ha senso cercare di essere fedeli ai fatti, allora dovrà invece tentare di essere fedele a se stesso.


Credo ideologico


L’ideale della fedeltà a se stessi, e al proprio credo ideologico, sono a mio avviso il principale motore della cultura cospirazionista. Può una persona con certi ideali e con una certa immagine di sé presentarsi al mondo come un ingenuo che crede a quello che vede scritto nei giornali, che segue ciecamente il gregge nelle sue opinioni, e che si fa mansuetamente manipolare la coscienza dai giornalisti asserviti al potere? Certamente no, anche al costo di dire qualche “stronzata”, o persino al costo di non dire altro. Mai dare un’arma in mano al nemico: mai sospettare anche solo per un attimo che il governo americano, che è all’origine di tutti mali del mondo, possa essere stato la vittima di un attentato terroristico di matrice islamica, perché ciò significherebbe schierarsi dalla parte di una grande potenza militare imperialistica, e contro i deboli e i derelitti del Sud del mondo. Mai credere a una fonte di informazione “ufficiale”, se non si è soddisfatti dello status quo, perché tale fonte non può che essere un riflesso e una propaganda in favore di chi quello status vuole mantenere, ma sempre schierarsi con chi fa “contro-informazione”, a prescindere da quel che dice. L’importante, infatti, non è quel che dice, ma quale causa serve, e come ci si sente a difendere questa causa.

I discorsi cospirazionisti contengono innumerevoli esempi di “aria fritta” (altro modo in cui è possibile tradurre il colorito termine inglese), e c’è solo l’imbarazzo della scelta: a chi obietta che non ha molto senso far sparire un aereo di linea per poi non utilizzarlo come arma e sostituirlo di nascosto con un missile contro il Pentagono (soprattutto in considerazione che già sono stati usati due aerei contro le Torri), il cospirazionista può replicare che non è tenuto a rispondere a queste domande, e che casomai è l’organizzatore del complotto che è tenuto a spiegare come e perché ha agito in quel modo. A chi fa precise obiezioni di natura tecnica, si può rispondere con considerazioni intorno al “quadro generale” della situazione geopolitica d’inizio ventunesimo secolo (in altre parole “Bush è cattivo e tutto quel che puoi dire non può smuovere le mie convinzioni”). Oppure, dopo l’ennesima smentita, si può uscire con una frase come “ma noi non proponiamo teorie alternative, ci limitiamo a porre questioni sui punti oscuri riguardanti l’11 settembre”, salvo smentirsi immediatamente dopo con un nuovo volo pindarico di fantasia e nuove pesantissime accuse nei confronti di ogni persona che lavora per il governo Usa.

Ancora, dopo aver presentato “una prova incontrovertibile di complotto” che viene poi ridimensionata, il cospirazionista può dire “va bene, ma non era quella la prova incontrovertibile di cui parlavo, in realtà era quest’altra”, e così via finché non si ritorna nuovamente alla strategia del “quadro generale” (cfr. la diatriba “seven/salamino” su Luogocomune).

La testa nella sabbia


In conclusione, quindi, è giusto sottolineare come il cospirazionismo non abbia nulla a che vedere con l’atteggiamento del sano scetticismo scientifico, di cui si parlava all’inizio di questo intervento, il quale è in fondo l’ispiratore delle grandi innovazioni teoriche e delle conquiste tecnologiche dell’umanità. Lo scetticismo scientifico infatti è concepito dalle menti critiche non come una negazione della verità tout court, ma anzi come uno strumento che serve a evitare di credere, troppo facilmente, in cose che potrebbero rivelarsi false, e quindi come uno strumento che serve all’allargamento della nostra conoscenza.

Il tipo di scetticismo adottato dai cospirazionisti assomiglia più a un mettere la testa sotto la sabbia, serve a evitare di credere e basta. Non in vista, cioè, di una teoria migliore che potrebbe essere più serenamente accettata da tutti (sia dai cospirazionisti che dalla comunità scientifica). Il cospirazionista è infatti condannato a restare in minoranza perché questa è la missione che si è scelto. Se una teoria cospirazionista diventasse mainstream, il cospirazionista molto probabilmente smetterebbe di sostenerla, e anzi, troverebbe alquanto sospetta la circostanza (“Che sta succedendo? Qui gatta ci cova. Se mi hanno dato ragione, è perché evidentemente vogliono darmi uno zuccherino, in quanto sperano di distogliere la mia attenzione da quelle sono le loro reali malefatte. Ma io sono più furbo di loro, non credano di fregarmi”). Non è la verità che conta, conta solo la propria persona e il proprio sentire. Il mondo esterno si è dissolto, da tempo, in una cartesiana macchinazione contro l’essere umano, e l’essere umano si difende, cartesianamente, ripiegandosi su se stesso in un atto di onanismo mentale perpetuo.

Etichette:

2008/03/19 [permalink]   8 commenti

UPS all'81° piano del WTC2? Sì, il NIST conferma

di Henry62

Un importantissimo risultato per il gruppo Undicisettembre: il NIST, il prestigioso ente americano che ha svolto l'indagine tecnica sul crollo delle Torri Gemelle, ha risposto in data 17 marzo 2008 ad una mia segnalazione e, per mezzo del portavoce ufficiale del "NIST WTC Investigation", Michael Newman, ha ufficialmente confermato la presenza all'81° piano del WTC2 di una zona destinata ad accogliere un UPS (uninterruptible power supply - gruppo di continuità statica) della Fuji Bank.



Si tratta della prima dichiarazione ufficiale del NIST in cui viene esplicitamente citata la presenza di una zona destinata ad accogliere batterie stazionarie per il gruppo di continuità statica di un centro di calcolo di un istituto bancario.

Come ricorderete, l'81° piano della Torre Sud venne direttamente colpito dal Boeing 767 del volo UA175 e dal piano sottostante si manifestarono verso l'esterno delle colate di materiale fuso poco prima del crollo dell'edificio.

Il sospetto della presenza di batterie elettriche all'81° piano del WTC2, che avessero contribuito alla creazione delle colate di materiale incandescente, mi nacque dalla lettura del report definitivo NIST NCSTAR 1-1C del settembre 2005 e ne accennai pubblicamente già nel corso del secondo Speciale TG1, trasmesso da RAI1 domenica 3 settembre 2006, dedicato all'attacco al World Trade Center.

Su 11-Settembre pubblicai quindi l'articolo "UPS all'81esimo piano del WTC2?" (English version here) che ebbe immediatamente un'ampia eco sia in Europa sia, soprattutto, negli Stati Uniti.

Decisi quindi di interpellare il NIST in merito alla questione dell'interpretazione della sigla UPS, che si prestava ad un fraintendimento e, dopo un primo tentativo senza esito di qualche mese fa, la scorsa settimana riprovai a spedire il medesimo messaggio, in cui prospettavo la mia perplessità ed invitavo i ricercatori del prestigioso ente americano a leggere il mio post e, se possibile, a darmi una risposta che potesse risolvere il mio dubbio.

Nei giorni seguenti registrai la visita ripetuta al mio blog di visitatori del NIST, sia dell'ufficio di Gaithersburg (Maryland) che dell'uffico di Washington (Distretto di Columbia), per cui pensai che fosse la volta buona.

Il giorno seguente il portavoce del NIST mi ha quindi scritto e pubblico il suo messaggio dopo aver da lui ricevuto esplicita autorizzazione alla divulgazione del contenuto:

"Data: 17/03/2008 19:23
Mittente : Michael E. Newman

Re: Question about UPS in WTC2

Enrico,

Modifications were made in 1991 to reinforce the 81st floor of WTC 2 in an area occupied by the United Parcel Service.

Modifications were made in 1999 to floor 81 in an area of the floor occupied by Fuji Bank to accommodate the weight of an uninterruptible power supply.

Both of these modifications are documented in the section of the NIST WTC Investigation Report known as NCSTAR 1-1C (go to http://wtc.nist.gov/NISTNCSTAR1-1C.pdf).

What is perhaps confusing is that both modifications were made to areas where there are two-way trusses (the corners of the building) and the acronyms (UPS for "United Parcel Service" and "uninterruptible power supply") are the same.

However, these modifications were made eight years apart for two different tenants, so there is no link between them.

I hope this answers your question.

Thank you,
Michael Newman
Spokesman, NIST WTC Investigation

****************************************************************
Michael E. Newman
Senior Communications Officer
Public Affairs Office - National Institute of Standards and Technology
100 Bureau Drive, Stop 1070
Gaithersburg, MD 20899-1070
NIST info at http://www.nist.gov
NIST news and Tech Beat newsletter at http://www.nist.gov/news
WTC investigation info at http://wtc/nist.gov
****************************************************************"



La traduzione del testo in italiano:


"Enrico,

modifiche vennero fatte nel 1991 per rinforzare l'81° piano del WTC2 in un'area occupata dalla United Parcel Service.

Modifiche vennero fatte nel 1999 all'81° piano in un'area del piano occupata dalla Fuji Bank per sopportare il peso di un gruppo statico di continuità.

Entrambe queste modifiche sono documentate nel report NIST WTC Investigation Report NCSTAR 1-1C.

Ciò che forse crea confusione è che entrambe le modifiche vennero fatte ad aree del tipo "two-way trusses" (gli angoli dell'edificio) e gli acronimi (UPS per "United Parcel Service" e "uninterruptible power supply") sono i medesimi.

Tuttavia, queste modifiche vennero fatte ad 8 anni di distanza e per due differenti occupanti, così che non esiste connessione alcuna fra di esse.

Mi auguro che questo possa rispondere alla tua domanda.

Grazie,

Michael Newman portavoce NIST WTC Investigation"


Nel suo messaggio, il portavoce ribadisce quanto già scritto nel report in merito alla United Parcel Service (su cui peraltro continuo ad avere qualche perplessità, che mi nasce soprattutto dalla lettura della Tabella 13.2 allegata, in cui risulta che la Fuji Bank era già presente al 78° piano del WTC2 nel 1989 e all'80° e 81° nel 1990, mentre non è affatto citata la United Parcel Service nel 1991...) ma comunque, ed è ciò che interessa maggiormente, dichiara la presenza di un'area destinata ad accogliere un "uninterruptible power supply" della Fuji Bank sul piano colpito.



Trova così la più clamorosa ed autorevole conferma l'ipotesi da noi formulata della presenza di una grande quantità di batterie al piombo in uno dei piani colpiti da UA175 nella Torre Sud, della cui presenza si dovrà tener conto per spiegare le colate di materiale fuso dall'80° piano.

Questo risultato, sicuramente entusiasmante per me e per tutto il gruppo Undicisettembre, premia la ricerca che insieme stiamo conducendo sui tragici fatti dell'11 settembre e ci sprona a proseguire su questa strada.

Etichette: , ,

2008/03/17 [permalink]   8 commenti

Complottisti ancora in TV: ma non c'era una congiura del silenzio?

di Paolo Attivissimo

Il 14 marzo scorso la trasmissione Rebus di Odeon TV si è occupata di 11 settembre presentando il video "Zero" e ospitando in studio Thomas Torelli (produttore e autore del video) insieme a Franco Fracassi e Francesco Trento (autori e registi di Zero).

Ancora una volta, le teorie cospirazioniste sono state presentate in televisione senza dare alcuno spazio al contraddittorio tecnico, ma soprattutto in barba alla presunta congiura del silenzio che, secondo i complottisti, permea diabolicamente i media.

E' anche vero che un canale televisivo che viene seguito, secondo i dati Auditel più recenti disponibili online, da un massimo di 51.000 spettatori in tutta Italia, con uno share pari a 0,2, è grosso modo equivalente al silenzio mediatico, ma non è questo il concetto importante.

Quello che conta è che la trasmissione è stata seguita, nonostante fosse a portata di telecomando dell'intero paese, soltanto da quindicimila telespettatori (dati Auditel citati da Bilink). L'equivalente di un quartiere di una città, e meno di un terzo degli spettatori che solitamente seguono Odeon TV in quella fascia oraria. Gli spettatori erano decisamente altrove.

Questo è un segno chiaro e inequivocabile che al grande pubblico il complottismo undicisettembrino non interessa, che non esiste alcun seguito oceanico e che non vi è alcun "movimento per la verità" capillare e pronto a scatenarsi nelle piazze, checché ne dicano i suoi guru.

E' un segno che fa cadere quella scusa della congiura del silenzio imposta dall'alto, ordita dai direttori dei giornali e telegiornali, proposta (per esempio qui) da Giulietto Chiesa per giustificare lo stanco disinteresse che avvolge ormai le produzioni complottiste: stavolta è stato direttamente il pubblico a disertare, senza prendere ordini da nessuno. I complottisti dovranno ora spiegarsi questo fatto, preferibilmente senza accusare l'Auditel di falsificare i dati o accusare l'intero pubblico televisivo italiano di essere al soldo della CIA.

Ma veniamo ai contenuti della trasmissione. Con un martellante contorno di pubblicità di prodotti contro la flatulenza e il meteorismo, sono stati mostrati numerosi spezzoni di Zero, che rispetto alla versione presentata a Roma alla Festa del Cinema introduce l'aggiunta del doppiaggio delle testimonianze in inglese e mantiene alcune immagini accelerate artificialmente senza motivo apparente.

Nella puntata di Rebus sono state inoltre ripetute, sostanzialmente, le tesi presentate nel video, a cui sono stati aggiunti alcuni dati riguardanti la produzione e distribuzione di Zero. Per i dettagli delle singole tesi, si può fare riferimento alle nostre analisi in Zerobubbole.

Teaser


A 2 minuti circa dall'inizio, Fracassi afferma che esiste una ditta, di cui non fa il nome, che è stata ricattata: doveva fornire certi risultati, altrimenti l'avrebbero incolpata del crollo delle Torri. Un momento: ma se gli autori di Zero hanno a disposizione materiale così scottante, come mai non ne hanno fatto il perno del loro video? Verrà poi chiarito che si tratta della Underwriters Laboratories e che la "fonte autorevole" è... un addetto alle acque potabili. Niente di nuovo.

Primo segmento


Siamo a sette minuti dall'inizio. Si accenna a ben due anni di lavorazione: un po' tanti, per non riuscire neppure a misurare correttamente le dimensioni dello squarcio nel Pentagono, come vedremo in seguito. Fracassi dice che le indagini ufficiali sono state brevissime. Decollanz, il conduttore, accenna alle cento domande dei familiari, che non hanno (secondo lui) avuto risposta.

Una promessa interessante a 11 minuti: Zero uscirà nelle sale, con una distribuzione non capillare, intorno al 20 aprile. Staremo a vedere.

Viene presentato il caso di Brian Clark, che è passato dai piani in fiamme (ma non viene detto che passò all'angolo opposto alla zona in fiamme, in un passaggio antincendio protetto dall'impatto da una batteria di motori d'ascensore). Decollanz e Trento parlano di acciaio fuso dagli incendi (cosa mai asserita dalla ricostruzione tecnica) e di colore del fumo che indica temperature basse (falso, come confermano anche i Vigili del Fuoco italiani). La tesi è che gli incendi siano stati piccoli e tiepidi. Come no. Diciamolo ai familiari delle circa duecento persone che si sono suicidate gettandosi nel vuoto dalle Torri Gemelle per non finire arse vive.

Fracassi accusa il NIST di aver costruito il proprio rapporto "sul nulla" e la Underwriters Laboratories di aver falsificato i risultati per farli quadrare. L'accusa, anche se Fracassi non fa nomi, è data sulla base delle asserzioni di Kevin Ryan: un addetto alle acque potabili, quello presentato nel teaser. Nessuno spiega come si possa falsificare un rapporto di 43 volumi così bene che gli esperti di tutto il mondo non vi trovano niente di strano.

A 21 minuti circa, Decollanz parla ancora del "pull it" di Larry Silverstein: il teorema che vorrebbe che l'Edificio 7 sia stato demolito intenzionalmente in segreto e che il locatario, Silverstein, sia stato così cretino da ammetterlo in TV. Siamo, insomma, ancora al vecchiume sbufalato anni fa, tanto che persino Trento prende le distanze dalla tesi di Decollanz.

Si parla del confronto con la Windsor Tower di Madrid e del colore delle fiamme e del fumo come sintomo di carenza d'ossigeno, ossia (dicono gli autori di Zero) di un incendio scarso e in via di spegnimento. Trento parla di Steven Jones, che ha trovato zolfo e bario nelle macerie: sarebbe prova di demolizione. Come se il bario non facesse parte di tanti materiali, dalle lampade alla carta. A 29 minuti circa si parla di rimozione velocissima delle macerie per far sparire le prove. Peccato che ci siano voluti otto mesi e che ci siano centinaia di tonnellate di macerie ancora oggi all'Hangar 17 dell'aeroporto JFK di New York.

Secondo segmento


Trento afferma che nel suo video non vengono proposte tesi, ma questo è chiaramente errato, perché in Zero vengono presentati soltanto quei dati, quelle immagini e quelle dichiarazioni che sembrano avvalorare le ipotesi cospirazioniste del video (principalmente demolizione delle Torri Gemelle e assenza di un aereo al Pentagono), ignorando tutte le prove che rendono impossibili queste ipotesi. Questo, checché ne dica Trento, è presentare una tesi, ed è farlo senza neppure il coraggio e l'onestà di dire che lo si fa.

In un segmento tratto da Zero, Steven Jones parla ancora di bario e zolfo; Griffin parla di esplosioni al WTC come se fossero una novità. Cosa più interessante, Fracassi parla di molte interviste a giornalisti che non sono presenti nel film e che dicono che non potevano indagare. Si parla di un'associazione di "gole profonde" composta da membri dell'FBI e di altre agenzie governative, che si "offrono sul mercato" (lapsus freudiano?) per rivelare la presunta verità nascosta. Anche qui, viene spontanea la domanda: con materiale così scottante, perché lo si nasconde e si perde tempo in Zero a far parlare gente come David Shayler, che crede di essere il Messia?

Una delle perle della trasmissione è la dichiarazione di Torelli (a 42 minuti circa) che lamenta che c'è qualcuno che vuole "fare in modo che questo film venga visto il meno possibile". Se Torelli davvero ci tiene a farlo vedere, perché non lo mette su Internet, come hanno fatto gli autori di Loose Change, invece di pretendere costose proiezioni a pagamento? Tanto, come scopriremo fra poco, nessuno dei collaboratori di Zero è stato pagato. S'è fatto tutto per la Causa.

Terzo segmento


Trento lamenta che nessun giornalista serio ha messo alla prova la versione "ufficiale". Si dimentica delle indagini di Popular Mechanics, Vanity Fair, San Francisco Chronicle, giusto per citare le prime che mi vengono in mente, o le polemiche del New York Times sulla respirabilità dell'aria a New York e sulla tempistica e la priorità dei soccorsi e la gestione di coloro che si sono ammalati per aver lavorato a Ground Zero. Sulle cose serie, sulle vere lacune, il giornalismo statunitense ha indagato eccome; sulle panzane no.

Fracassi dice che i redattori nei media tradizionali non hanno indagato per non perdere pubblico. Ma come? Se è vero che il "movimento per la verità" e il popolo dei dubbiosi è così vasto, avrebbero semmai guadagnato pubblico, se avessero indagato sostenendo le tesi alternative.

Si passa alle teorie riguardanti il Pentagono. Le solite cose: assenza di rottami, manovra asseritamente impossibile. A 50 minuti circa, Trento spara cifre false o ingannevoli: parla di "virata di 270° alla velocità di 800 chilometri orari", dimenticandosi che la virata fu larga dieci chilometri: non certo una piroetta. Parla di "volo rasoterra che dura un chilometro", ma in realtà sono meno di 300 metri (misurati, volendo essere generosi, dal lampione abbattuto più lontano dal punto di schianto).

Trento parla anche di manovra inutile e assurda, perché il pilota "avrebbe fatto molto prima" a buttarsi in picchiata, ma dimostra con queste parole di non avere la minima competenza in aeronautica: una picchiata, con un aereo di linea, è una manovra difficilissima, mentre un volo orizzontale rasoterra è normale, tant'è vero che quando lo fa un pilota di linea senza sfracellarsi, si chiama atterraggio.

Si parla dei video al Pentagono che mancano o sono insufficienti e assurdi: forse perché non è ancora stato capito che i "video" sono in realtà fotogrammi singoli scattati a distanza di un secondo l'uno dall'altro. Si parla ancora (ancora!) del foro nella facciata del Pentagono, che Dario Fo dichiara largo "cinque metri, ripeto, cinque metri".

Impagabile l'animazione (immagine qui accanto) in cui l'aereo al Pentagono entra ed esce ripetutamente dai tre anelli esterni della struttura. Due anni di indagini, e questi signori non sanno ancora che i tre anelli esterni formano un volume unico al piano terra e al primo piano? Basta consultare gli schemi tecnici del Pentagono, pubblicamente disponibili: ne trovate uno qui sotto. La facciata esterna è a sinistra.

L'aereo non è affatto entrato e uscito più volte: ha sfondato la facciata, è stato trinciato dalle colonne, ed è arrivato come valanga incoerente alla parete esterna del terzo anello, senza mai uscire se non, in piccola parte, alla fine della propria corsa.


Interessantissima la reazione di Fracassi di fronte alla domanda di Decollanz su quali siano le esatte dimensioni del foro nel Pentagono e la loro compatibilità con un missile: esitazione totale e cambio di discorso. Forse certe fotografie, come quella mostrata nella colonna di destra di Undicisettembre, cominciano finalmente a pesare. Forse aver fatto dire a un premio Nobel per la letteratura una bestialità di cui si rende conto anche un bimbo delle elementari, se solo gli si mostrano le foto, tutte le foto, comincia a causare qualche imbarazzo.

Si parla di stallo "incomprensibile" dell'aviazione e si afferma che la versione "ufficiale" lo attribuisce al disorientamento dovuto alle esercitazioni in corso quel giorno. In realtà la ricostruzione non dice nulla di tutto questo.

Si torna sui soliti luoghi comuni: le famose 67 intercettazioni mancate (dimenticando di dire che erano avvenute fuori dal territorio USA, non all'interno), di aerei scomparsi dai radar per 36 minuti (falso, si veda l'articolo di John), Osama bin Laden non ricercato dall'FBI per l'11/9 (dimenticando che si tratta di motivi procedurali e che l'FBI ha detto più volte che sa che Osama è colpevole).

Quarto segmento


Si parla delle mancate punizioni e rimozioni dei responsabili. Moni Ovadia racconta la storiella dei soli tre giorni d'indagine. David Shayler, quello che si crede Gesù reincarnato, dice che i nomi dei dirottatori non sono nelle liste dei passeggeri. Ma allora i cospiratori sono degli sbadati di prima categoria: una dimenticanza degna di Stanlio e Ollio.

Questo qui sotto è un grafico tratto dal Boston Globe, poco tempo dopo gli attentati, che verrà poi confermato dagli atti del processo Moussaoui. I nomi dei dirottatori sono in grassetto.


Ovadia parla del ritrovamento di un passaporto di un dirottatore alle Torri Gemelle. E' un po' distratto: dimentica di dire che furono anche ritrovati effetti personali di molti passeggeri dei voli dirottati, oltre a brandelli dei loro corpi.

Trento dice che nel luogo d'impatto del Volo 93 non ci sono tracce d'aereo. Anche stavolta i cospiratori sono stati pasticcioni? E allora perché non se ne parla affatto in Zero?

Gli spezzoni di Zero parlano dei video "falsi" delle rivendicazioni di Osama bin Laden, descrivendo errori talmente madornali nella presunta falsificazione che se fossero reali dovrebbero essere davvero opera di una banda di dilettanti allo sbaraglio, altro che della CIA.

Trento parla di modifiche al film: è stato aggiunto un confronto di vari filmati di Osama bin Laden.

E' assolutamente sublime questa frase di Decollanz (a 1:26 circa), che forse non intendeva esprimere esattamente quello che in realtà scaturisce dalle sue labbra:

"... io inviterei i complottisti a riflettere in particolar modo su questa clip tratta dal film 'Zero - Inchiesta sull'11 settembre, su come è facile rendere artefatto qualcosa oggi, soprattutto quando si tratta di montare una clip, un filmato."

E' la perfetta descrizione di ciò che fanno i video cospirazionisti.

Un'altra perla sgorga dalle labbra troppo spesso sorridenti di Fracassi, che sembra dimenticarsi che sta parlando di una tragedia con tremila morti e ridacchia come se avesse fatto un documentario sul corteggiamento fra lemuri:

"Anche a me scoccia ogni volta di essere tacciato di una cosa che non sono. I complottisti sono quelli che gli attentati li progettano. Cioè, chi ha fatto l'11 settembre è il complottista."

No, Fracassi, no: quelli sono i cospiratori. Viene da chiedersi se ci si può fidare delle ricerche sull'11 settembre di chi ha difficoltà persino a cercare in un dizionario d'italiano. Vogliamo dare una mano? Ecco qua:

com|plot|tì|smo - s.m. TS polit., spreg., tendenza a scorgere o, talvolta, anche a progettare, complotti nello svolgersi della vita politica, anche senza fondamento

co|spi|ra|tó|re - s.m. CO chi cospira, chi prende parte a una cospirazione: i cospiratori furono arrestati

Quinto segmento


Si conclude con alcuni dettagli sulla produzione: i collaboratori di Zero non sono stati pagati, ma hanno ricevuto quote del film. Ma allora per cosa sono stati spesi i 500.000 euro di budget dichiarato? Per i cartoni animati di cui è costellato Zero?

Le ultime parole di Rebus richiedono la riapertura delle indagini e parlano di legittimità del porsi domande sull'11 settembre. Come se non bastassero otto inchieste tecniche e giudiziarie, più i processi imminenti con relativa desegretazione di masse ingenti di prove; ma soprattutto, come se le risposte alle loro domande non fossero già state date in mille modi dagli esperti più autorevoli.

E' inutile fare domande, se non si vogliono ascoltare le risposte. Significa che gli scopi sono altri. Il fatto che Zero non sia liberamente distribuito, ma invochi pagamenti per fondare un "canale Zero" e pretenda sponsorizzazioni, può forse far riflettere.

Etichette:

2008/03/16 [permalink]   12 commenti

E-4B su Washington: un finto mistero

di John - www.Crono911.org

Abbiamo già parlato della vicenda del velivolo E-4B avvistato sui cieli di Washington D.C. in concomitanza con gli attacchi dell'11 settembre 2001: per esempio in questo articolo in cui si esaminavano le teorie "too many planes" o in quest'altro che commentava la partecipazione di Giulietto Chiesa a una puntata di "Le Storie".

In quelle sedi abbiamo già evidenziato che l'E-4B è un aereo destinato a svolgere le funzioni di posto di comando in caso di gravi emergenze, ed in particolare di quelle emergenze che abbiano reso inservibili i centri di comando a terra.

Questa fu la situazione verificatasi per l'appunto a Washington D.C.: il Pentagono e la Casa Bianca venivano evacuati ed erano stati attaccati o erano sotto attacco, per cui non c'è da stupirsi che un aereo progettato per rispondere a quel tipo di emergenze fosse in volo sulla zona.

Ritorniamo sull'argomento perché ancora di recente il "mistero dell'E-4B", spesso chiamato "Doomsday Plane" (l'aereo della fine del mondo, con riferimento alla sua capacità di scatenare una ritorsione nucleare in caso di attacco nemico), è tornato alla ribalta.

Per esempio, lo scorso Natale, proprio il 25 dicembre 2007 (!), Paolo Jormi Bianchi pubblicava sul sito "Zero Film" un commento intitolato "Undici Settembre: sempre più nodi vengono al pettine" in cui scriveva:

"Qui potete rivedere un servizio della Cnn del 12 settembre scorso, di cui già hanno trattato i ricercatori del sito Luogocomune.net (mettendo anche i sottotitoli), che mostra al pubblico americano come sopra alla casa bianca, a Washington, nella zona interessata dall’attacco al Pentagono, fosse in volo quella mattina un aereo militare Boeing 747 E-4B, color bianco latte, meglio noto come “l’aereo del giorno del giudizio” (the Doomsday plane)..."

In effetti nel settembre del 2007 la CNN ha rimandato in onda un servizio girato l'11 settembre del 2001 in cui si vedeva un aereo che sorvolava l'area sopra la Casa Bianca. Nel 2001 la CNN non aveva identificato l'aereo; nel 2007 la CNN rivelava che si trattava, appunto, di un E-4B.

L'identificazione dell'aereo veniva accreditata al complottista Mark H. Gaffney e a questo suo articolo apparso sul sito Rense il 5 aprile del 2007.

Riassumendo, l'aereo veniva filmato l'11 settembre del 2001 ma riconosciuto solo nel 2007. Fino ad allora quell'aereo era stato un mistero gelosamente custodito dai militari, sostengono i complottisti.

La realtà, ancora una volta, è diversa.

I complottisti non hanno scoperto niente di nuovo e la stessa CNN si è lasciata trascinare da una "scoperta" che... non scopriva nulla.

Infatti nell'agosto del 2003 era stato pubblicato il libro "Black Ice: The Invisible Threat of Cyber-Terrorism" (ISBN-13: 9780072227871) scritto da Dan Verton (ex ufficiale del settore Intelligence del Corpo dei Marines, oggi reporter investigativo) ed edito dalla prestigiosa McGraw-Hill.

Il libro spiega esattamente la vicenda dell'E-4B e lo identifica con estrema precisione. Leggiamo insieme cosa scrive l'autore, nel capitolo 7, pagine 143 e seguenti (passaggi estratti dal testo):

"Mentre Greene tornava di corsa al centro di comando NCS per capire meglio cosa stava accadendo a New York, personale civile e militare si stava imbarcando su una versione militare del Boeing 747, denominata E-4B Centro Operativo Nazionale Aeroportato (NAOC), su un aeroporto nei pressi della capitale. Erano in procinto di partecipare a un'esercitazione precedentemente programmata dal Dipartimento della Difesa.

Esistono quattro esemplari di E-4B, chiamati in codice "Night Watch", nell'arsenale militare americano. La loro missione è di garantire al Presidente, al Vice Presidente e allo Stato Maggiore Unificato un centro di comando aerotrasportato in grado di eseguire i piani di guerra e altre operazioni del Governo in caso di emergenza, nell'eventualità di un'emergenza nazionale o della distruzione dei centri di comando e controllo basati a terra. Per questa ragione spesso vengono chiamati non ufficialmente "gli aerei dell'Apocalisse". Un E-4B è sempre in allarme in qualsiasi momento".

"While Greene was rushing back to the NCS operations center to get a better understanding of what had happened in New York, civilian and military officials were boarding a militarized version of a Boeing 747, known as the E-4B National Airborne Operations Center (NAOC), at an airfield outside of the nation’s capital. They were preparing to conduct a previously scheduled Defense Department exercise. There are four E-4Bs, code-named “Night Watch,” in the U.S. military arsenal. They exist to provide the president, vice president, and Joint Chiefs of Staff with an airborne command center that can be used to execute war plans and coordinate other emergency government operations in the event of a national emergency or destruction of ground command and control centers. As a result, they are often referred to unofficially as “the doomsday planes.” One E-4B remains on alert at all times."

"Mentre l'equipaggio dell'E-4B stava per iniziare l'esercitazione regolarmente programmata, che includeva l'utilizzo e la verifica dei vari dispositivi avanzati e degli strumenti di comunicazione di cui l'aereo è dotato, la FAA ordinava a tutti gli aeroporti nell'area di New York City di sospendere le operazioni di volo. Pochi minuti dopo, l'Autorità Portuale di New York e del New Jersey ordinava la chiusura di tutti i ponti e le gallerie nell'area di New York."

"As the crew of the E-4B was preparing to begin the regularly scheduled training exercise, including the use and testing of the aircraft’s various advanced technology and communications equipment, the Federal Aviation Administration was ordering all New York City area airports to cease flight operations. Minutes later, the Port Authority of New York and New Jersey ordered all bridges and tunnels in the New York area closed."

"Alle 9:30 Bush informava il pubblico e la nazione che l'America era stata vittima di quello che sembrava un attacco terroristico. Dieci minuti dopo la FAA ordinava la sospensione di tutti i voli nazionali, un evento storico. Era chiaro a molti ufficiali, ovviamente, che la crisi era tutt'altro che finita. E quella consapevolezza si concretizzò alle 9:43 [sic], quando il volo American Airlines 77 esplose contro le spesse mura del Pentagono.

C'erano ancora migliaia di aerei in volo in cielo che puntavano sugli aeroporti di tutta la nazione. E uno di essi, un 747 con nome in codice "Night Watch", era appena decollato e gli fu immediatamente ordinato di sospendere l'esercitazione militare in cui era impegnato e di prepararsi ad assumere in tempo reale il ruolo di centro operativo nazionale aerotrasportato. L'America era sotto attacco".

"At 9:30, Bush informed his audience and the nation that America had become a victim of “an apparent terrorist attack.” Ten minutes later, the FAA ordered a historic nationwide grounding of all air traffic. It was clear to many officials, however, that the crisis was far from over. And that fact was driven home at 9:43, when American Airlines Flight 77 plowed through the thick concrete walls of the Pentagon.

There were thousands of airplanes still in the air and heading toward airports all over the country. And one of them, a 747 code-named “Night Watch,” had only just taken off and was immediately ordered to cease the military exercise it was conducting and prepare to become the actual national airborne operations center. America was under attack."


Per chi volesse leggere l'intero capitolo in versione integrale, lo abbiamo reso disponibile in formato PDF (link).

Il libro è disponibile anche in edizione italiana, intitolata: "Ghiaccio Sporco - La minaccia invisibile del cyber terrorismo", ISBN 88-386-4364-4. Abbiamo verificato che il testo della versione italiana, pubblicata anch'essa nel 2003, non è sempre preciso nella traduzione letterale del testo inglese originale, per cui abbiamo preferito inserire la nostra traduzione di quest'ultimo.

E' di tutta evidenza che la presenza e il ruolo dell'E-4B non sono mai stati un mistero, e di certo non sono stati i complottisti a svelare l'arcano, ma addirittura un ex-ufficiale dei Marines addetto ai servizi di intelligence.

E' sconcertante che i vari cospirazionisti che si sono dedicati all'argomento abbiano del tutto ignorato una fonte così facilmente reperibile, addirittura pubblicata anche in italiano: ancora una volta i "ricercatori della verità" dimostrano una straordinaria capacità di cercare la verità solo lì dove sono sicuri di non trovarla.

La tendenza a rispolverare fatti noti e chiariti, per riproporli come "scoop" a distanza di anni, si sta peraltro accentuando, coinvolgendo spesso anche i media.

Un altro caso clamoroso si era già verificato con Vanity Fair e lo "scoop" delle registrazioni delle conversazioni dei centri di comando civili e militari (le cui trascrizioni erano state invece già pubblicate tra gli atti della Commissione 9/11).

Tornando al resoconto di Verton, l'ex-ufficiale colloca il decollo dell'E-4B in coincidenza con l'attacco al Pentagono, ma indica come orario le 9:43. Il refuso è evidente, giacché l'orario dell'impatto è alle ore 9:37 (e 45 secondi circa).

Se però prendiamo a riferimento la diretta CNN di quel giorno, proprio quella che ha ripreso l'aereo, ed in particolare le parole del reporter John King, possiamo trovare una collocazione temporale più precisa.

L'ora del servizio è le 9:52 e John King, che sta descrivendo l'evacuazione della Casa Bianca dice:

Circa 10 minuti fa c'era un jet bianco che volava intorno sopra di noi.

About 10 minutes ago, there was a white jet circling overhead.

I filmati del velivolo sono stati girati quando il Pentagono era già stato colpito (9:37) e la Casa Bianca veniva evacuata d'urgenza (alle 9:45 circa, prima di quel momento era già in corso un'evacuazione più lenta e ordinata) per cui possiamo concludere che l'E-4B era appena decollato da un aeroporto nei dintorni di Washington e ha sorvolato il Pentagono e la Casa Bianca (i due edifici sono molto vicini in linea d'aria) tra le 9:40 e le 9:45.

Nel video linkato viene indicato l'orario delle 9:43, che pertanto possiamo ritenere attendibile ed in accordo sia con l'audio, sia con le dichiarazioni di King, sia con la ricostruzione cronologica di Verton.

Nei dintorni di Washington D.C. esistono diverse basi aeree a pochi minuti di volo, ma possiamo ragionevolmente ritenere che l'aereo decollò dalla base aerea di Andrews, che si trova a circa 15 km dalla capitale (pochissimi minuti di volo) ed è normalmente utilizzata dagli E-4B, come dimostra questa foto:




Riteniamo quindi che il "mistero" del "Doomsday Plane" possa ritenersi definitivamente archiviato.

Dal 2003.


Nota:
vedi anche, sullo stesso argomento, l'articolo "Doomsday Plane già documentati dalla BBC nel 2002".

Etichette: , , ,

2008/03/14 [permalink]   4 commenti

United 93: confronto con lo schianto del volo Kenya Airways 507

di Hammer

Il 5 maggio del 2007 il volo 507 della Kenya Airways, un Boeing 737-800, si schiantò al suolo nelle foreste del Camerun. L'indagine dell'NTSB sull'accaduto è ancora in corso.

Stando a quanto riportato dalle testate giornalistiche, come The Star Online o il sito www.iol.co.za, il velivolo si sarebbe schiantato verticalmente; la causa sarebbe da imputarsi a un violento temporale.

Data la dinamica dell'accaduto, il caso si presta a chiarire alcuni aspetti apparentemente poco chiari dello schianto del volo United 93.

Rottami

Il luogo dello schianto fu trovato alcuni giorni dopo l'accaduto. La dimensione dei rottami è davvero ridotta, come testimoniato dalle immagini seguenti.





I rottami visibili erano talmente pochi e piccoli da aver portato gli inquirenti, dapprima, a dubitare di aver davvero trovato il luogo dello schianto. Thomas Sobakam, chief meteorologist (capo meteorologo) dell'aeroporto di Douala intervenuto nella ricerche, disse infatti in un primo momento che era "prematuro" asserire di aver trovato il vero luogo del disastro in quanto vi erano solo "tracce" ("signs") che non sembravano corrispondere ai rottami dell'aeromobile.

Anche il sito www.iol.co.za insiste sulle dimensioni ridotte dei resti rinvenuti descrivendoli come "poco più grandi della portiera di un'automobile" ("little bigger than a car door").

Non fu la ridotta dimensione l'unica difficoltà nella ricerca: ad essa va aggiunto il fatto che, data la scarsa resistenza offerta dal terreno fangoso, gran parte dei rottami si trovava in profondità e non fu immediatamente visibile. Questo aspetto venne riportato subito da varie testate, tra cui NDTV e The Washington Post.

A ulteriore conferma del fatto che molte delle macerie finirono in profondità nel terreno, alcune parti fondamentali, come il CVR (la "scatola nera" che registra le conversazioni e i rumori in cabina di pilotaggio) e parti del motore, furono rinvenuti addirittura un mese dopo l'incidente: circa a metà giugno.

Molto simile, quindi, a quanto occorso al volo United 93. Rottami di piccole dimensioni e conficcati a fondo nel terreno soffice che, nel caso di Shanksville, consisteva in una ex miniera a cielo aperto riempita.

Resti umani

Il comandante dei vigili del fuoco camerunense Francis Ekosso, intervenuto nella zona del disastro in quanto responsabile delle operazioni di soccorso disse di aver rinvenuto solo due corpi interi e che, a parte questi, tutti i rimanenti resti umani erano solo brandelli. Aggiunse quindi che anche i due corpi riconoscibili rinvenuti si sgretolarono tra le sue mani quando tentò di raccoglierli.

Un residente della zona, Guiffo Gande, descrisse in modo ancora più drastico la scena. "I saw one body and one arm" furono le sue parole raccolte dai giornalisti. Ovvero "Vidi un corpo e un braccio."

E' chiaro che entrambe queste testimonianze vogliono sottolineare il fatto che i resti umani rinvenuti versavano in condizioni particolarmente negative. Ma ai complottisti dell'11/9 una dichiarazione analoga del coroner di Shanksville è sufficiente per credere che nessun aereo carico di passeggeri si fosse schiantato nella zona.

Conclusioni

Ancora una volta si nota come lo schianto verticale di un velivolo di linea presenti importanti somiglianze con quanto accaduto a Shanksville l'11 settembre 2001.

Né l'assenza di grossi rottami, né la scarsità di resti umani possono essere invocati come prova che il volo United 93 non ha terminato il suo volo schiantandosi nelle campagne della Pennsylvania.

Etichette: ,

2008/03/13 [permalink]

Le vittime dell'11 settembre

di Henry62

E' disponibile su 11-Settembre l'ultimo articolo che compone il dossier dedicato alle vittime dell'attacco terroristico dell'11 settembre. Si intitola Nuovi sviluppi nell'analisi del DNA degradato.

Il dossier completo sulle vittime dell'11 settembre risulta pertanto essere il seguente:


ATTENZIONE
La crudezza delle immagini a corredo degli articoli ne sconsigliano la lettura alle persone impressionabili.

Etichette:

Le "guglie" delle Torri Gemelle

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dal libro New York September 11, una raccolta in grande formato delle immagini dell'11 settembre scattate dai fotografi dell'agenzia Magnum, è molto interessante segnalare l'immagine presentata qui sotto. Mostra una delle più nitide documentazioni di un fenomeno che è sfuggito a molti osservatori superficiali della dinamica dei crolli, e soprattutto a coloro che teorizzano una demolizione controllata con taglio delle colonne portanti: dopo il crollo delle torri, una porzione considerevole del loro fascio di colonne portanti rimase in piedi per diversi secondi, formando quelle che sono state definite "guglie" (spire in inglese).



Un'immagine del crollo della Torre Nord ci permette di avere un riferimento posizionale per questa torre e di collocare quindi la sua "guglia", identificandola come composta dagli elementi del "core" (nucleo di colonne centrali).



Osserviamo questa "guglia" in dettaglio.



Le immagini che seguono sono di varia provenienza e documentano da altre angolazioni la struttura e l'evoluzione della "guglia" della Torre Nord.











La "guglia" della Torre Sud


Per la Torre Sud, la prima a crollare, il fenomeno della "guglia" è talmente rilevante da essere facilmente scambiabile per un altro grattacielo: soltanto il confronto con le immagini pre-crollo permette di capire senza ombra di dubbio che la struttura che si vede è il core della Torre Sud, che successivamente collassa.











Da queste immagini si deduce chiaramente che la dinamica del crollo non è stata un semplice accatastamento rovinoso della struttura (il pancaking tuttora citato da molti video cospirazionisti), ma ha avuto fasi ben più complesse: dapprima sono caduti i solai, portando con sé le facciate, e soltanto in un secondo momento è crollato anche il nucleo centrale, incapace di reggersi da solo.

Questo fenomeno è perfettamente compatibile con un cedimento strutturale innescatosi nelle facciate portanti, come documentato dal rapporto NIST. Le facciate, tirate verso l'interno in corrispondenza di alcuni solai danneggiati dall'impatto e deformati dall'ammorbidimento dovuto al calore degli incendi, cedono: la massa soprastante la lesione inizia a ricadere sul resto della torre, e i solai, non più sorretti perimetralmente, si spezzano, cadendo in fuori; la soletta di cemento dei solai si frammenta, producendo grandi nubi di polvere. L'edificio si apre come i petali di un fiore, al centro del quale resta, per pochi istanti, il nucleo portante della struttura.

Immagini come queste contraddicono invece irrimediabilmente le teorie che immaginano che il crollo delle Torri Gemelle sia stato prodotto tagliando le colonne del core, cosa chiaramente impossibile se il core è crollato dopo il resto dell'edificio.

La domanda da rivolgere ai sostenitori della demolizione controllata è quindi molto semplice: se, come dicono loro, le torri sono state demolite dall'esplosivo o dalla termite, quale stravagante meccanismo di demolizione, senza precedenti nella storia, sarebbe stato utilizzato per ottenere questo risultato? Dove sarebbero state collocate le cariche in modo da lasciare in gran parte intatto il centro dell'edificio ma fargli crollare tutto il resto? E come sarebbe stato possibile ottenere questo risultato nascondendo le cariche alle decine di migliaia d'inquilini dell'edificio?

Le teorie alternative sono indubbiamente affascinanti, perché promettono soluzioni semplici ai dubbi che molti, giustamente, si sono posti di fronte a un evento indubbiamente incredibile perché senza precedenti. Purtroppo, però, quando a queste teorie si chiede di spiegare in dettaglio cosa è successo, ci si trova di fronte a contraddizioni e assurdità imprescindibili come queste.

Etichette: , , , ,

2008/03/11 [permalink]   0 commenti

Immagini di rottami d'aereo al WTC

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato inserito il 15/12/2008. La data indicata da Blogger è stata modificata per inserire quest'articolo in una serie di articoli precedenti.


Frammento di fusoliera.


Frammento di fusoliera.


Parte di motore, non ancora coperto dalla polvere prodotta dai crolli.


Parte di motore.


Motore coperto di polvere.


Passanti guardano un cuscino di sedile di uno degli aerei.


Ruota incastrata in un frammento di facciata delle Torri precipitato al suolo.


Altra angolazione della ruota precedente.


Dettaglio della ruota precedente.


Un'altra ruota d'aereo.


Ruota d'aereo.


Ruota d'aereo.


Frammento presunto di fusoliera.


Rottame d'aereo rinvenuto sul tetto di un edificio nelle vicinanze.

Etichette: ,

Ipse dixit: Giulietto Chiesa

di Paolo Attivissimo, con il contributo di Barbara Raggi e la segnalazione di Screwloosechange. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

"Questa sera non è qui presente nessun giornalista italiano, se non vado errato. E in tutta questa serata noi abbiamo visto in tutto sei deputati su ottocento deputati del Parlamento europeo.

Non vi dice quanto è potente, quanto sono potenti gli Stati Uniti d’America, da impedire alla stampa europea di essere presente a una iniziativa come questa?

Come sono potenti gli Stati Uniti, da poter impedire alla gran parte dei rappresentanti dell’Europa di venire a guardare, non a condividere, a guardare questo film?

Il sistema dell’informazione è interamente controllato dagli Stati Uniti d’America, interamente controllato. E se noi siamo qui, qui, noi, questa stasera è perché loro hanno il dominio.

Non si può sottovalutare gli Stati Uniti, non si può sottovalutare gli Stati Uniti, la loro potenza attuale; non esisterebbe l’undici di settembre, non esisterebbe la guerra in Afghanistan, non sarebbe esistita la guerra in Iraq, se gli Stati Uniti non fossero tremendamente dominanti. E quindi io mi limito a fare questa considerazione: sono forti, non sono deboli, sono potenti, perché non c’è un solo politico in Europa che può prescindere nel suo comportamento dalle decisioni dell’amministrazione degli Stati Uniti d’America. Questa è la mia risposta."

– Giulietto Chiesa, presentazione pubblica di Zero in una sala dell'Europarlamento, Bruxelles, 26 febbraio 2008 (video Youtube).

Etichette: , ,

Rottami d'aereo al WTC: una cuffia da pilota?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Dal libro Above Hallowed Ground emergono resti poco conosciuti dei voli che colpirono le Torri Gemelle. L'immagine qui sotto mostra una porzione di un motore situata all'incrocio fra Church Street e Murray Street. La sua posizione rispetto alla traiettoria d'impatto permette di dedurre che si tratta di un motore del Volo UA175.



Questo rottame di motore, tuttavia, è già noto da altre immagini. Quello che colpisce è invece l'altro oggetto che gli sta accanto, in basso a sinistra: una cuffia, il cui connettore somiglia a quello standard in dotazione sugli aerei di linea. Dalla cuffia sporge inoltre quello che sembra essere il "boom", l'astina che regge il microfono.

La sua collocazione accanto al motore, al di là del nastro giallo di delimitazione collocato dalla polizia e visibile in altre foto del medesimo punto, sembra suggerire che si tratti di una cuffia proveniente dal Volo UA175 (i resti del Volo AA11 furono proiettati dal lato opposto delle Torri Gemelle).



Nella foto qui sotto si nota il nastro giallo di delimitazione citato prima e si intravede la cuffia. Altre immagini, nelle quali la cuffia è assente, indicano che la cuffia è stata presumibilmente ritrovata altrove e portata in seguito dentro l'area delimitata dal nastro giallo.



Se fosse confermato come una cuffia d'aereo, del tipo di quella mostrata qui accanto (dettaglio di un'immagine tratta da Flickr e scattata in Costa Rica) quest'oggetto sarebbe (insieme ad altri reperti già presentati in questo blog) un'ulteriore conferma che anche un oggetto fragile può, per circostanze fortuite, sopravvivere a un impatto che trapassa un grattacielo.

Tutto questo renderebbe dunque piuttosto ridicole le perplessità di chi si chiede come possa essere sopravvissuto un passaporto di un dirottatore, come se quel passaporto fosse l'unico oggetto fragile recuperato dai voli dirottati.

Aggiornamento (2008/03/14)


Un pilota di linea italiano, contattato in merito all'immagine della possibile cuffia, ha fornito alcuni dettagli interessanti. Innanzi tutto la somiglianza con una delle cuffie utilizzate in cabina di pilotaggio è confermata. Il connettore appare come uno dei modelli in uso sugli aerei. Si nota inoltre il "boom", cioè il braccetto flessibile che sostiene il microfono. E' l'oggetto nero a forma di "J" rovesciata che parte dalla conchiglia di sinistra (nella foto) e si sovrappone al filo.

La posizione del "boom" suggerisce inoltre che si tratti di una cuffia normalmente usata da chi occupa il sedile di sinistra: ha infatti il "boom" nella conchiglia che sta a destra quando la si indossa ed il filo sta a sinistra (sempre di chi la indossa). Un pilota seduto a sinistra mette la cuffia con il filo a sinistra, per ovvi motivi pratici.

La stessa fonte tecnica chiarisce che benché le tracce rosso sangue sull'archetto della cuffia possano suggerire scenari decisamente macabri, non è detto che la cuffia mostrata nell'immagine debba essere stata per forza indossata da uno dei dirottatori: avrebbe potuto far parte della dotazione di riserva dell'aeromobile ed essere sopravvissuta all'impatto perché protetta da un contenitore o altra struttura più robusta.

"Di solito ci sono una cuffia per il CM1 (crew member 1), quello che siede a sinistra, una per il CM2, e una o più per ciascun posto aggiuntivo, il cui numero varia col tipo di aereo" ha chiarito il pilota. "Questi posti si chiamano in gergo "jump seat", e vengono utilizzati per accomodare istruttori, controllori (quelli che fanno gli esami in volo), o in genere, extra crew. Ogni aereo ne ha almeno uno. Le cuffie aggiuntive possono essere appese ad appositi ganci nel cockpit, oppure essere conservate in stipetti chiusi. Esiste poi la possibilità che ci siano altre cuffie in kit di ricambio, posizionati o in cockpit o in altri posti dell'aereo."

Va chiarito inoltre che sarebbe errato attendersi che la cuffia, o qualsiasi altro oggetto proveniente dagli aerei, sia bruciacchiato dagli incendi, perché il carburante degli aerei si è incendiato dopo che i resti dei velivoli avevano trapassato le torri, come si può notare dalle immagini (per esempio quella qui sotto). Gli oggetti a bordo degli aerei che fossero riemersi dalla torre impattata, per poi precipitare al suolo, avrebbero subito quindi esclusivamente danni da impatto meccanico, non da combustione.

Etichette: , ,

2008/03/07 [permalink]   7 commenti

Quella storia dell'FBI che non ricerca Osama per l'11/9

di Paolo Attivissimo

Il 5 giugno 2006, il portavoce dell'FBI Rex Tomb dichiarò in un'intervista al Muckraker Report che l'ente non aveva incluso l'11 settembre fra i suoi capi d'accusa a carico di Osama bin Laden, nella lista dei terroristi più ricercati, perché "non ha prove concrete" ("has no hard evidence") che colleghino Osama all'11 settembre.

I complottisti hanno colto subito l'occasione per insinuare che questo dimostra che l'FBI non crede alla versione ufficiale. Lo ha fatto, per esempio, Giulietto Chiesa all'inizio del video Zero, per bocca di Nafeez Mosaddeq Ahmed.

Sono rimaste inascoltate, tanto per cambiare, le spiegazioni date da Tomb al Washington Post sulle ragioni puramente procedurali di questa situazione. Ma gli amici di Screwloosechange, che stanno analizzando punto per punto Loose Change Final Cut (prima parte; seconda parte), segnalano una recente dichiarazione dell'FBI che smonta in modo chiaro e conciso ogni ipotesi di dubbi dell'ente sulle responsabilità di bin Laden.

L'ha fatta un portavoce del Federal Bureau of Investigation, Richard Kolko, in occasione della diffusione di un video di rivendicazione da parte di Osama bin Laden, a novembre del 2007:

"Come l'FBI ha detto sin dall'11 settembre, bin Laden fu responsabile dell'attacco... in quest'ultimo nastro ha riconosciuto ancora una volta la propria responsabilità. Questo dovrebbe aiutare a chiarire, per tutti i complottisti, ancora una volta, che l'attacco dell'11 settembre fu condotto da bin Laden e al-Qaeda."

Testo originale:

'As the FBI has said since 9/11, bin Laden was responsible for the attack,'' Kolko said in a statement. ''In this latest tape, he again acknowledged his responsibility. This should help to clarify for all the conspiracy theorists, again - the 9/11 attack was done by bin Laden and al-Qaeda.''

Fonte: "Osama bin Laden urges Europeans to stop fighting alongside Americans in Afghanistan's war", di Maamoun Youssef,
Associated Press, 30/11/2007. Disponibile soltanto a pagamento presso l'Associated Press, ma citato da altre fonti, come Daily Star e GMANews.

Si direbbe proprio che l'FBI non abbia dubbi in proposito. Chissà se questa volta il concetto verrà recepito.

Etichette: , , ,

2008/03/05 [permalink]   7 commenti

Testimoni al Pentagono: Frank Probst

di Paolo Attivissimo e Brain_use. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Qualifica: ex ufficiale dell'esercito, impiegato del Pentagon Renovation Program.

Data della testimonianza: (1) 8 gennaio 2002; (2) 11 settembre 2002; (3) gennaio 2002; (4) 21 settembre 2001; (5) imprecisata, intorno al 2002.

Luogo da cui ha assistito: un marciapiede in prossimità del punto d'impatto sul Pentagono, lungo la Route 27 (Washington Boulevard), che si estende quasi parallela alla facciata ovest del Pentagono colpita dall'attacco.

Fonti: (1) “Pentagon Building Performance Report”, pagg. 12-13, intervista resa a Paul Mlakar dell'ASCE; (2) “Fortress Reborn”, di Vince Crawley, Militarycity.com; (3) “A Defiant Recovery”, di Tom Philpott, The Retired Officer Magazine (tratto da 911movement.org); (4) “Pentagon Hit by Terrorist Attack”, di Jamelle A. Colbert, DCMilitary.com; (5) Inside the Pentagon, DVD di National Geographic, 2002, intorno a 15 minuti dall'inizio.


Vista d'insieme dell'area d'impatto per evidenziare alcuni elementi citati nella testimonianza di Frank Probst. In verde, la stazione dei pompieri dell'eliporto. In azzurro, l'eliporto. In arancione, lo "steam vault" (stazione interrata di distribuzione del vapore). In giallo, il generatore mobile colpito. Dettaglio di 010914-F-8006R-006, DoD photo by Tech. Sgt. Cedric H. Rudisill, 14/9/2001 (Released)

1. Pentagon Building Performance Report


Frank Probst, 58 anni, è un diplomato di West Point, veterano decorato del Vietnam, e tenente colonnello in pensione dell'esercito che ha lavorato al “Pentagon Renovation Program Office” [l'ufficio che si occupa delle attività di ristrutturazione del Pentagono, vedi Renovation.pentagon.mil, N.d.T.] nel settore informatica e telecomunicazione dal 1995.

Intorno alle 9:30 del mattino, l'11 settembre, lasciò l'ufficio mobile del cantiere del Settore 1 [la prima delle cinque sezioni corrispondenti agli “spicchi” del Pentagono in ristrutturazione, N.d.T.] dove aveva assistito alle dirette televisive dell'impatto del secondo aereo contro le torri del World Trade Center. Iniziò a incamminarsi verso il Modular Office Compound [complesso adibito a uffici, N.d.T.] che si trova oltre l'estremità nord del Parcheggio Nord del Pentagono, per una riunione prevista per le 10 del mattino.

Mentre si avvicinava all'eliporto, notò un aereo che volava basso sull'Annex [il Navy Annex, situato sulla Columbia Pike a circa 800 m dal punto d'impatto, N.d.T.] e si dirigeva direttamente verso di lui. In base all'Arlington County After-Action Report (Arlington County, 2002), questo accadde alle 9.38 del mattino. L'aereo cabrò, dando l'impressione di puntare al piano terra dell'edificio, e si livellò.

Probst si gettò a terra e vide l'estremità dell'ala destra trapassare il generatore mobile da 750 kW che fornisce energia d'emergenza al Settore 1. Il motore destro divelse la recinzione in rete metallica e i pali attorno al generatore. Il motore sinistro colpì una stazione interrata di distribuzione del vapore prima che la fusoliera penetrasse nell'edificio.



La struttura interrata al centro è lo "steam vault". A sinistra si notano tre elementi del muretto mobile: gli altri sono stati distrutti dall'impatto. Dettaglio di 010914-F-8006R-003, DoD photo by Tech. Sgt. Cedric H. Rudisill, 14/9/2001 (Released).



Al centro, il generatore mobile colpito, tranciato e spostato dall'impatto. A sinistra si nota la recinzione divelta (sono scomparsi i pali). Dettaglio di 010914-F-8006R-003, DoD photo by Tech. Sgt. Cedric H. Rudisill, 14/9/2001 (Released)



La recinzione divelta e il generatore tranciato.

Mentre la palla di fuoco generata dall'impatto gli si avvicinava, Probst corse verso il Parcheggio Sud e ricorda di essere caduto due volte. Piccoli frammenti di rottami delle ali gli cadevano lentamente intorno. Il carburante diesel del generatore mobile s'incendiò mentre correva. Vide soltanto fuoco e fumo dentro l'edificio nel punto d'impatto. Il personale di sorveglianza condusse lui ed altri verso sud e lui non vide il successivo crollo parziale dell'edificio.

Testo originale:

Frank Probst, 58, is a West Point graduate, decorated Vietnam veteran, and retired army lieutenant colonel who has worked for the Pentagon Renovation Program Office on information management and telecommunications since 1995.

At approximately 9:30 A.M. on September 11 he left the Wedge 1 construction site trailer, where he had been watching live television coverage of the second plane strike into the World Trade Center towers. He began walking to the Modular Office Compound, which is located beyond the extreme north end of the Pentagon North Parking Lot, for a meeting at 10 A.M.

As he approached the heliport he noticed a plane flying low over the Annex and heading right for him. According to the Arlington County After-Action Report (Arlington County, 2002), this occurred at 9:38 A.M. The aircraft pulled up, seemingly aiming for the first floor of the building, and leveled off.

Probst hit the ground and observed the right wing tip pass through the portable 750 kW generator that provides backup power to Wedge 1. The right engine took out the chain-link fence and posts surrounding the generator. The left engine struck an external steam vault before the fuselage entered the building.

As the fireball from the crash moved toward him, Probst ran toward the South Parking Lot and recalls falling down twice. Fine pieces of wing debris floated down about him. The diesel fuel for the portable generator ignited while he was running. He noted only fire and smoke within the building at the point of impact. Security personnel herded him and others to the south, and he did not witness the subsequent partial collapse of the building.


Militarycity.com


Frank Probst: impiegato nella ristrutturazione del Pentagono e ufficiale in pensione dell'esercito, stava controllando alcuni cavi di telecomunicazione installati a poco all'interno dell'edificio di 5 piani con oltre 1,5 milioni di metri quadri di superficie. Probst, alto e dalla parlata tranquilla, aveva una riunione alle 10 del mattino.

Verso le 9.25 si fermò brevemente presso l'ufficio mobile degli operatori del progetto di ristrutturazione appena a sud dell'eliporto del Pentagono. Nella sala ricreativa dell'ufficio mobile, qualcuno aveva acceso un televisore che mostrava il fumo fuoriuscire dalle Torri Gemelle a New York. “Il Pentagono sarebbe un ottimo obiettivo”, commentò qualcuno nella sala ricreativa. Probst rimuginava su questo pensiero mentre raccoglieva il blocco degli appunti e camminava verso il Parcheggio Nord per partecipare alla sua riunione. Probst si incamminò su un marciapiede lungo la Route 27, che passa accanto al lato ovest del Pentagono. Il traffico era bloccato a causa di un incidente d'auto [si veda la testimonianza di Narayan in proposito, N.d.T.].

Poi, all'incirca alle 9.35 del mattino, vide l'aereo nel cielo terso di settembre. Il volo American Airlines 77 si avvicinò da ovest, arrivando basso sopra il vicino Navy Annex, alto cinque piani, su una collina con vista sul Pentagono. “Ha le luci [di posizione, N.d.T.] spente, i carrelli retratti, il muso verso il basso”, ricordò Probst. L'aereo sembrava accelerare direttamente verso di lui. Si bloccò. “Sapevo di essere morto”, disse più tardi. “L'unico mio pensiero fu 'Maledizione, mia moglie dovrà andare a un altro funerale ed io non rivedrò più i miei due figli'”.

Si gettò alla sua destra. Ricorda che il motore gli passò accanto, a un paio di metri di distanza. L'ala destra dell'aereo trapassò un generatore mobile “come burro”, disse Probst. Il motore destro colpì un muretto di cemento ed esplose in frammenti.

Ancora non riesce a ricordare il rumore dell'esplosione. A volte la memoria comincia a ritornare quando sente un aereo che vola particolarmente basso verso il vicino Aeroporto Nazionale Reagan, o quando dei jet militari sfrecciano sopra un funerale al Cimitero Nazionale di Arlington. La maggior parte delle volte, tuttavia, il suo ricordo è silenzioso.

“Fu davvero orribile”, disse delle immagini mute che si porta dentro, dell'aereo che scompare in una nuvola di fumo e polvere e dei pezzetti di metallo e cemento che fluttuavano verso terra come coriandoli. A destra e a sinistra di dove stava, tre lampioni stradali erano stati tranciati a metà dalle ali dell'aereo a 4 o 5 metri dal suolo. Un motore aveva strappato via l'antenna di una jeep Grand Cherokee, bloccata nel traffico non lontano.

Testo originale:

Frank Probst: a Pentagon renovation worker and retired Army officer, he was inspecting newly installed telecommunications wiring inside the five-story, 6.5-million-square-foot building. The tall, soft-spoken Probst had a 10 a.m. meeting.

About 9:25 a.m., he stopped by the renovation workers' trailer just south of the Pentagon heliport. Someone had a television turned on in the trailer's break room that showed smoke pouring out of the twin towers in New York. "The Pentagon would make a pretty good target," someone in the break room commented. The thought stuck with Probst as he picked up his notebook and walked to the North Parking Lot to attend his meeting. Probst took a sidewalk alongside Route 27, which runs near the Pentagon's western face. Traffic was at a standstill because of a road accident.

Then, at about 9:35 a.m., he saw the airliner in the cloudless September sky. American Airlines Flight 77 approached from the west, coming in low over the nearby five-story Navy Annex on a hill overlooking the Pentagon. "He has lights off, wheels up, nose down," Probst recalled. The plane seemed to be accelerating directly toward him. He froze. "I knew I was dead," he said later. "The only thing I thought was, 'Damn, my wife has to go to another funeral, and I'm not going to see my two boys again.'."

He dove to his right. He recalls the engine passing on one side of him, about six feet away. The plane's right wing went through a generator trailer "like butter," Probst said. The starboard engine hit a low cement wall and blew apart.

He still can't remember the sound of the explosion. Sometimes the memory starts to come back when he hears a particularly low-flying airliner heading into nearby Reagan National Airport, or when military jets fly over a burial at Arlington National Cemetery. Most of the time, though, his memory is silent.

"It was pretty horrible," he said of the noiseless images he carries inside him, of the jet vanishing in a cloud of smoke and dust, and bits of metal and concrete drifting down like confetti. On either side of him, three streetlights had been sheared in half by the airliner's wings at 12 to 15 feet above the ground. An engine had clipped the antenna off a Jeep Grand Cherokee stalled in traffic not far away.


3. The Retired Officer Magazine


Frank Probst, uno specialista di gestione delle informazioni del Pentagon Renovation Program, lasciò il proprio ufficio mobile, situato accanto al parcheggio sud del Pentagono, alle 9.36 del mattino dell'11 settembre. Camminando verso nord accanto alla Route 27, il veterano del Vietnam, alto quasi un metro e novanta, guardò su, direttamente nel motore destro di un aereo di linea 757 che stava superando il Navy Annex situato in cima alla collina. L'aereo lo raggiunse così in fretta e volò così basso che Probst si gettò a terra, temendo che il motore destro lo decapitasse. “Se non mi fossi gettato a terra, l'aereo mi avrebbe staccato la testa”.

Testo originale:

Frank Probst, an information management specialist for the Pentagon Renovation Program, left his office trailer near the Pentagon's south parking lot at 9:36 a.m. Sept. 11. Walking north beside Route 27, the 6'2" Vietnam Veteran looked up, directly into the right engine of a 757 commercial airliner cresting the hilltop Navy Annex. It reached him so fast and flew so low that Probst dropped to the ground, fearing he'd lose his head to its right engine. "Had I not hit the deck, the plane would have taken off my head."


Dcmilitary.com


“Ero in piedi sul marciapiede (che è parallelo al luogo dell'impatto)... e vidi questo aereo che veniva dritto verso di me a una velocità che mi sembrò di 500 km/h. Mi gettai a terra e vidi quest'enorme motore di questo meraviglioso aereo praticamente vaporizzarsi”, disse Frank Probst, uno degli addetti alla ristrutturazione del Pentagono. “Sembrava una grande palla di fuoco, rottami volavano in fuori ovunque”.

Testo originale:

"I was standing on the sidewalk (parallel to the site of impact)...and I saw this plane coming right at me at what seemed like 300 miles an hour. I dove towards the ground and watched this great big engine from this beautiful airplane just vaporize," said Frank Probst, a member of the Pentagon renovations crew commented. "It looked like a huge fireball, pieces were flying out everywhere."


5. Inside the Pentagon


Vidi l'aereo venirmi direttamente incontro, ma lui... alzò un po' [il muso] mentre... voleva mettersi proprio in una finestra del piano terra. E l'aereo mi passò proprio sopra, riuscii a vedere tutti i finestrini sul lato destro che passavano.

Testo originale:

I saw the plane coming right at me, but he... he picked up a little bit as he... he wanted to put himself right in a window on the first floor. And the plane came right over [the] top of me, I could see all the windows on the right side going by.


Note


La testimonianza di Frank Probst è una delle più dettagliate. Dichiara di aver visto l'aereo, lo ha identificato come un aereo di linea Boeing 757, lo ha identificato ulteriormente come aereo della American Airlines, e lo ha visto colpire l'edificio volando a bassissima quota. Il suo punto d'osservazione era vicinissimo alla traiettoria (direttamente sotto di essa) e vicino al punto d'impatto, dal quale distava non più di 150 metri. Ha notato l'accelerazione e ha notato molti rottami scagliati dall'esplosione.

Ha inoltre rilevato il sorvolo del Navy Annex, la posizione retratta del carrello, la presenza di finestrini, un tentativo di correzione dell'assetto dell'aereo, il tranciamento del generatore da parte del motore destro o dell'ala destra, l'impatto del motore destro contro la recinzione di rete metallica e l'impatto del motore sinistro contro lo "steam vent" interrato.

Nella testimonianza pubblicata da Militarycity.com, il giornalista riassume le parole di Probst dicendo che fu il motore destro (starboard in originale) a colpire un muretto di cemento, probabilmente uno dei muretti mobili disposti paralleli alla facciata per delimitare il cantiere, visibili in alcune immagini precedenti l'attentato. Ma questo contraddice la dinamica che emerge dal resto delle sue descrizioni, secondo la quale sarebbe stato il motore sinistro a colpire lo "steam vent" e quindi il suo muretto. Può trattarsi di un semplice errore di attribuzione: viene usato il termine nautico starboard (letteralmente dritta o tribordo) anziché quello comune (right), e chi ha redatto l'articolo può aver confuso babordo con tribordo.

Etichette: , ,

Acciaio del WTC usato in una nave della marina USA

di John - www.crono911.org

Il primo marzo di quest'anno la US Navy (la marina militare americana) ha battezzato nei cantieri navali della Northrop ad Avondale (Louisiana) la nave anfibia LPD-21 New York.

Non è la prima volta che un'unità navale della marina americana porta il nome della grande metropoli: l'ultima fu il sottomarino nucleare d'attacco SSN-696 New York City, ritirato dal servizio nel 1997.

In questo caso, però, l'evento ha avuto un alto valore simbolico, perché è la prima nave militare a portare questo nome dopo la tragedia dell'11 settembre 2001 che ha sconvolto e letteralmente sfigurato la città, e nella sua costruzione sono state utilizzate circa 7 tonnellate e mezzo di acciaio proveniente dalle macerie del World Trade Center.

Poca cosa, per una nave che ha un dislocamento di circa 25.000 tonnellate a pieno carico, ma si è trattato, come abbiamo già detto, di un tributo simbolico alle vittime di quegli attacchi terroristici.

La USS New York (USS sta per United States Ship) è la quinta di 12 unità della classe San Antonio. Si tratta di navi per la guerra anfibia, ciascuna in grado di sbarcare un contingente di 700 Marines con relativi mezzi corazzati, utilizzando elicotteri, convertiplani (aerei da trasporto in grado di decollare e atterrare come elicotteri) e mezzi da sbarco a cuscino d'aria.

Anche il motto dell'unità ha un elevato valore simbolico connesso alla tragedia dell'11 settembre: "Never Forget".

Un ulteriore tributo sarà quello della cerimonia ufficiale di consegna, che avverrà nel 2009, nel porto di New York, a poca distanza da Ground Zero.

L'acciaio proveniente dal WTC fa parte di un lotto di 24 tonnellate spedite in Louisiana, e fu selezionato e fuso da una fonderia locale il 9 settembre del 2003. Trascorsero insomma due anni fra gli attentati e l'utilizzo dell'acciaio, con buona pace di coloro che sostengono che l'acciaio delle Torri Gemelle fu fatto sparire in tutta fretta (Loose Change) per occultare chissà quali indizi di cospirazione.

History Channel ha documentato l'evento in questo video. Immagini della costruzione dell'unità sono disponibili presso JDN Designs.

Già nel 2002 la US Navy volle dare un segnale di solidarietà alla città. Nel febbraio di quell'anno, infatti, si tenne nel porto di New York, sul ponte del museo galleggiante USS Intrepid, la cerimonia di consegna del cacciatorpediniere lanciamissili DDG-84 Bulkeley, che porta il nome di un ammiraglio nato a New York.

I marinai sono notoriamente superstiziosi, e la USS New York sembra proprio destinata ad alimentare questa tradizione. Gli addetti ai lavori hanno fatto notare che la nave ha superato indenne la furia dell'uragano Katrina che ha devastato il cantiere nel 2005. Questa circostanza consentì a migliaia di maestranze (compresi molti rimasti senza tetto) di non perdere il lavoro.

Il fatto che una nave dedicata a una grande tragedia ne abbia affrontata e superata un'altra, l'ha inserita di diritto nelle leggende e nei miti dei marinai.

Fonti:

Etichette: , ,

2008/03/03 [permalink]   21 commenti

Zero fa fiasco al Parlamento Europeo

di John - www.crono911.org. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il 26 febbraio 2008 l'europarlamentare Giulietto Chiesa, co-autore di "Zero", ha proiettato il video in una sala del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

L'iniziativa ha tutto il sapore di un'astuta trovata pubblicitaria: far credere che la proiezione sia stata in qualche modo patrocinata dall'assemblea europea.

Infatti, quando si legge "Zero al Parlamento Europeo" (qui uno screen-shot dell'annuncio sul sito del video) si tende a pensare che il film sia stato presentato al massimo organo assembleare europeo. La realtà è ben diversa.

Innanzitutto l'agenda dei lavori europarlamentari per il 2008 dimostra che il 26 febbraio l'assemblea non era riunita. Questo significa che di europarlamentari ce n'erano ben pochi, giusto i membri di qualche commissione.

In pratica, Chiesa ha semplicemente utilizzato una delle aule della struttura per organizzare un dibattito (cui hanno partecipato noti complottisti, come il deputato giapponese Fujita e lo scrittore David Ray Griffin) rispetto al quale l'Europarlamento si è mostrato del tutto indifferente.

Difatti sul sito dell'organo europeo non c'è alcuna traccia dell'evento, nemmeno a livello di comunicato stampa.

Il complottista belga Mark Dermul ha offerto un dettagliato resoconto della proiezione e del dibattito, completo di intervista a Chiesa e di foto, che si può visionare sia sul sito Portland Indymedia che sul sito 911blogger.

E' lo stesso Chiesa, rispondendo alle domande di Dermul, a spiegare:

The fact that this group of about 300 people has only 6 Europarlementarians [sic] and 2 journalists among them shows that the US is controlling everything. They are all powerful.

TRADUZIONE: Il fatto che in questo gruppo di circa 300 persone ci siano solo 6 europarlamentari e 2 giornalisti dimostra che gli USA controllano ogni cosa. Sono onnipotenti.

Sappiamo così che appena sei europarlamentari erano presenti alla proiezione, assieme a soli due giornalisti. Una presenza davvero scarna, che trasforma l'iniziativa di Chiesa in un fiasco colossale.

A questo va poi aggiunto, come fa notare Dermul, che nessun giornale ha ripreso la notizia, né prima, né durante né dopo la proiezione:

True to form, the Belgian media didn't publish or broadcast any of this debate on this or the following day, even thought this debate took place inside the European Parliament.

TRADUZIONE: Come ci aspettavamo, i media belgi non hanno pubblicato né trasmesso alcunché su questo dibattito, sia il giorno stesso che quello successivo, anche se il dibattito era stato tenuto all'interno del Parlamento Europeo.

Si è trattato quindi di un fiasco netto e il paranoico tentativo di volerlo addebitare a misteriosi interventi di non meglio specificati poteri americani è ridicolo, oltre che offensivo nei confronti di tutti gli altri europarlamentari.

Sembra piuttosto di capire che ormai la comunità giornalistica e istituzionale, dopo quasi sette anni in cui i complottisti hanno sostenuto centinaia di teorie alternative sui fatti dell'11 settembre, tutte senza capo né coda, senza mai riuscire a dimostrarne una sola, si sia assuefatta a questo vociare sconclusionato.

Del resto, nel resoconto di Dermul leggiamo che persino Griffin è costretto ad ammettere, rispondendo ad alcune domande:

As in any movement, the 9/11 Truth Movement is a minority movement... I had a good reputation as an author before as well and now I've just written my sixth book on the subject. But I have yet to get a review in any mainstream publication.

TRADUZIONE: Come qualsiasi movimento, il Movimento per la Verità sull'11/9 è un movimento di minoranza... In precedenza avevo una buona reputazione come scrittore e ho appena scritto il mio sesto libro su questo argomento. Ma ancora non ho ricevuto una recensione su una qualunque testata del giornalismo mainstream.

Dalle parole di Griffin si evince chiaramente che anche le roboanti affermazioni dei complottisti secondo le quali "gran parte della gente ormai è convinta che l'11-9 è stato un inside-job" sono ben lontane dai fatti.

Etichette: , , , ,

2008/03/02 [permalink]   146 commenti

Una complottista da Oscar

di Paolo Attivissimo

Per chi talvolta si lascia sedurre dalle celebrità e dimentica che vincere un premio per la letteratura o la recitazione non infonde automaticamente sublimi conoscenze nel campo dell'aeronautica o dell'ingegneria strutturale, vale la pena di segnalare brevemente il curioso caso di Marion Cotillard (nella foto, tratta da Imdb), l'attrice francese recentemente insignita del premio Oscar per la migliore interpretazione da protagonista nel film La Vie En Rose.

Come riferiscono per esempio la BBC, il Telegraph e il Corriere, esiste un video, risalente a quanto risulta a circa un anno fa, nel quale la Cotillard è intervistata dal programma Paris Premiere e sembra sostenere l'ipotesi che gli attacchi al World Trade Center siano stati organizzati nientemeno che per evitare le spese di ristrutturazione.

La Cotillard è chiaramente stregata dalle informazioni parziali e manipolate diffuse dai video cospirazionisti: "On peut voir sur internet tous les films du 11 septembre sur la théorie du complot. C'est passionnant, c'est addictif, même." E i risultati sono tanto eloquenti quanto imbarazzanti.

"Ti vengono mostrate altre torri dello stesso tipo che vengono colpite da aerei e incendiate" ("On te montre d'autres tours du même genre ayant pris des avions, ayant brûlé") dice infatti la Cotillard, dimenticando che in realtà nessun grattacielo è mai stato colpito da un aereo di linea da 120 tonnellate, né prima né dopo l'11 settembre 2001. Qualsiasi confronto con collisioni di aerei infinitamente più leggeri, come il monomotore Cirrus RS20 di Cory Lidle, il Commander schiantatosi contro il grattacielo Pirelli nel 2002 o il B-25 che colpì l'Empire State Building nel 1945, è decisamente improponibile.

C'è di più: "C'era una torre, credo fosse in Spagna, che ha bruciato per ventiquattr'ore, e non è mai crollata" (… il y a une tour, je crois que c'est en Espagne, qui a brûlé pendant 24 heures... Elle ne s'est jamais effondrée!"), aggiunge, ripetendo quasi parola per parola le affermazioni di un altro celebre attore. "Nessuna di queste torri è crollata. E lì" dice, riferendosi a New York, "in pochi minuti è crollato tutto" ("Aucune de ces tours ne s'effondre. Et là, en quelques minutes, le truc s'effondre").

La seduzione dei video complottisti è tale che la Cotillard non si sofferma a riflettere che non ha senso paragonare un grattacielo in puro acciaio che è stato prima trafitto da un grande aereo, poi imbevuto di circa 38.000 litri di carburante e infine incendiato, con un grattacielo in acciaio e cemento armato (la Windsor Tower) nel quale hanno preso fuoco soltanto i materiali da cantiere.

A questo punto arriva la perla: Marion Cotillard spiega che gli attentati al World Trade Center furono compiuti perché sarebbe costato troppo ammodernare gli edifici: "Et puis c'était un gouffre à thunes parce qu'elles ont été terminées, il me semble, en 1973 et pour recâbler tout ça, pour le mettre à l'heure de toute la technologie et tout, c'était beaucoup plus cher de faire des travaux etc. que de les détruire… ".

Non paga di questa brillante dimostrazione d'incompetenza nel settore edilizio e imprenditoriale, la Cotillard rincara la dose, sostenendo che anche lo sbarco sulla Luna del 1969 fu probabilmente una cospirazione ("Est-ce que l'homme a vraiment marché sur la lune? J'ai vu pas mal de documentaires là-dessus et ça, vraiment je m'interroge"), e per buona misura l'attrice nutre anche dubbi sulla morte del celebre comico Coluche ("...je pense qu'on nous ment sur énormément de choses: Coluche, le 11 septembre"). Ma, si affretta a precisare, lei non crede a tutto quello che le dicono: " Et en tout cas je ne crois pas tout ce qu'on me dit, ça c'est sûr." Però dei complottisti si fida ciecamente, a quanto pare.

Una trascrizione più estesa dell'intervista è disponibile in francese sul sito Marianne2.

Il sedicente "movimento per la verità sull'11 settembre" ha cercato di sopperire alla propria cronica mancanza di tecnici esperti sbandierando i nomi delle celebrità come se fossero i testimonial di una campagna pubblicitaria: Ed Begley Jr., Rosie O'Donnell, Charlie Sheen, Dario Fo, Moni Ovadia, Lella Costa. Senza nulla togliere all'indiscussa competenza professionale di questi attori nel loro mestiere, episodi come quello di Marion Cotillard sono importanti per ricordare che anche un volto noto può trovarsi a dire scempiaggini indifendibili, se viene manipolato da chi gli mostra solo una piccola, tendenziosa parte dei fatti.

Ed è per questo che non bisogna lasciarsi sedurre dalle celebrità e dai videoclip, ma andare a ricercare i fatti. Tutti i fatti. Forse noiosi, forse pedanti, ma senz'altro concreti.

Etichette: