2007/08/29    Permalink       47 commenti      Commenta via mail (perché?) 

WTC7: il crollo "inaspettato" nelle parole dei pompieri

di Paolo Attivissimo

Uno dei luoghi comuni di cui molti sostenitori delle teorie alternative hanno infarcito le loro fantasie deformi sugli eventi dell'11 settembre è che il crollo del World Trade Center 7 sia stato anomalo e inatteso anziché prodotto dalla combinazione dell'impatto delle macerie della Torre Nord e degli incendi estesissimi nel WTC7 (qui accanto vedete una rara immagine della vera estensione degli incendi sul lato nord, quello meno colpito; si noti il numero di finestre sfondate).

I fatti, e specificamente le testimonianze dei pompieri che erano sul posto, gente esperta nel riconoscere i segni di pericolo di collasso di una struttura, raccontano un'altra storia. Eccola, raccolta facendo quello che i complottisti non fanno: andando a leggere le dodicimila pagine di testimonianze pubblicate dal New York Times e le testimonianze pubblicate da Firehouse.com.

Qui inizio a raccoglierne e tradurne qualcuna man mano che procede la consultazione di questa mole immensa di documenti. Quest'articolo verrà aggiornato man mano che emergeranno altri dati significativi riguardanti specificamente il World Trade Center 7. Per brevità, qui vengono citati soltanto i passaggi che si riferiscono al WTC7.

Da queste testimonianze risulta chiaramente e inequivocabilmente che il crollo fu ampiamente previsto fin dal primo pomeriggio, tanto da consentire l'allontanamento di tutti i soccorritori. I segni premonitori del crollo sono descritti eloquentemente: squarci, spigoli mancanti alla base, incendi estesi non domati, inclinazione e deformazione visibile dell'edificio.

Nessun pompiere parla di demolizioni controllate.

Va notato che molti pompieri parlano di "esplosioni" (explosions), ma nessuno riferisce di aver visto queste esplosioni o le descrive come prodotto di dispositivi esplosivi. Le descrizioni fin qui consultate usano questo termine per indicare il boato prodotto dallo scoppio di materiale normalmente presente sulla scena di un incendio.


Richard Banaciski (fonte)


Ci hanno detto di uscire da lì perché erano preoccupati che il World Trade Center 7, che gli sta proprio dietro, venisse giù. Eravamo ai piani superiore del Verizon Building che lo guardavamo. Si vedeva chiaramente che l'intero spigolo inferiore dell'edificio era andato. Potevamo vedere fino a dove sorgevano le Torri Gemelle, perché eravamo così in alto. Guardavamo oltre gli edifici più piccoli. Ricordo che c'erano incendi enormi, enormi. Alla fine ci hanno fatto ritirare [notare l'uso di "pull" per indicare la ritirata]. Hanno detto "va bene, uscite da quell'edificio" [il Verizon, situato accanto al WTC7, N.d.T.] perché erano davvero preoccupati per quel 7. Ci hanno tirato fuori di lì [ancora il termine "pull"] e poi hanno radunato tutti su Vesey Street, fra l'acqua e West Street. Hanno fatto allontanare tutti lì. Alla fine è venuto giù. Da lì -- questo è molto più tardi, perché ogni giorno [sic] eravamo così preoccupati di quell'edificio che proprio non volevamo che la gente si avvicinasse. Stavano cercando di limitare il numero di persone che erano lì dentro. Alla fine è venuto giù.

They told us to get out of there because they were worried about 7 World Trade Center, which is right behind it, coming down. We were up on the upper floors of the Verizon building looking at it. You could just see the whole bottom corner of the building was gone. We could look right out over to where the Trade Centers were because we were that high up. Looking over the smaller buildings. I just remember it was tremendous, tremendous fires going on. Finally they pulled us out. They said all right, get out of that building because that 7, they were really worried about. They pulled us out of there and then they regrouped everybody on Vesey Street, between the water and West Street. They put everybody back in there. Finally it did come down. From there - this is much later on in the day, because every day we were so worried about that building we didn't really want to get people close. They were trying to limit the amount of people that were in there. Finally it did come down.



Daniel Nigro (fonte)


Daniel Nigro era uno dei comandanti dei vigili del fuoco, Chief of Department, che accorsero l'11 settembre 2001.

La decisione operativa più importante da prendere quel pomeriggio fu che il crollo [delle torri del WTC] aveva danneggiato il World Trade Center 7, che è un edificio di circa 50 piani sulla Vesey Street, fra West Broadway e Washington Street. Aveva incendi molto intensi su molti piani, e io ordinai l'evacuazione di una zona sufficiente nei dintorni per proteggere i nostri uomini, per cui dovemmo rinunciare ad alcune operazioni di soccorso che erano in corso al momento e far arretrare la gente abbastanza da evitare che, se il World Trade Center 7 fosse davvero crollato, non avremmo perso altre persone. Continuammo a lavorare a quello che potevamo fare da quella distanza e circa un'ora e mezza dopo che era stato dato quell'ordine, alle 17:30, il World Trade Center crollò completamente.

The most important operational decision to be made that afternoon was the collapse had damaged 7 World Trade Center, which is about a 50 story building, at Vesey between West Broadway and Washington Street. It had very heavy fire on many floors and I ordered the evacuation of an area sufficient around to protect our members, so we had to give up some rescue operations that were going on at the time and back the people away far enough so that if 7 World Trade did collapse, we wouldn't lose any more people. We continued to operate on what we could from that distance and approximately an hour and a half after that order was given, at 5:30 in the afternoon, World Trade Center collapsed completely.



Comandante Cruthers (fonte)


Presto ci furono preoccupazioni che il World Trade Center 7 potesse essere stato colpito dalla torre che crollava e che avesse numerosi incendi al suo interno e si temeva che potesse crollare. Pertanto ordinammo di creare una zona di crollo...

Intervistatore: Una zona di crollo?

Sì, e ordinammo di mantenerla, in modo tale che quando si fosse verificato il previsto crollo del 7 non avremmo avuto gente che ci stava operando dentro. Ci furono molte discussioni con la Con Ed a proposito della sottostazione elettrica in quell'edificio e le linee di alimentazione e i refrigeranti per l'olio [dei trasformatori, N.d.T.] e così via. E la loro preoccupazione era il genere d'incendio che avremmo potuto avere quando fosse crollato.

Early on, there was concern that 7 World Trade Center might have been both impacted by the collapsing tower and had several fires in it and there was a concern that it might collapse. So we instructed that a collapse area -- (Q. A collapse zone?) -- Yeah -- be set up and maintained so that when the expected collapse of 7 happened, we wouldn't have people working in it. There was considerable discussion with Con Ed regarding the substation in that building and the feeders and the oil coolants and so on. And their concern was of the type of fire we might have when it collapsed.



Tenente William Ryan (fonte)


Questa testimonianza è significativa anche per un altro aspetto: contiene due esempi dell'uso del termine shit per indicare oggetti, cose o sostanze imprecisate da parte dei pompieri, come nel famoso video "incontestabile" di Luogocomune in cui un soccorritore dice, secondo i complottisti, "Seven is exploding", ma in realtà pronuncia qualcosa che somiglia molto di più a "Shit is exploding" (nel senso di "sta scoppiando di tutto"). I dettagli sono in quest'articolo.

I complottisti, dall'alto della loro vasta competenza linguistica, deridono quest'interpretazione, mentre per un madrelingua inglese come il sottoscritto il dubbio non si pone. Qui ne abbiamo appunto due esempi, a ulteriore conferma, nelle parole di Ryan:

I civili erano dappertutto, coperti di roba.

Civilians were all over covered with shit.


E ancora:

Ho trovato un telefono che funzionava, una linea fissa, e sono riuscito a parlarle [alla moglie, N.d.T.]. Non sapevo che il Pentagono era stato colpito. Non lo sapevo. Lei ha cominciato a raccontarmi tutte quelle cose.

I found a phone that worked, a landline, and I got through to her. I didn't know the Pentagon got hit. I didn't know. She started telling me all that shit.


Ma sentiamo cosa dice Ryan dell'Edificio 7:

Poi scoprimmo, credo intorno alle 15, che pensavano che il 7 sarebbe crollato. Per cui ovviamente, abbiamo uomini che sono tutti in questa pila di macerie e la preoccupazione principale fu far uscire tutti, e credo che ci volle più di un'ora e mezza, due ore per portare tutti fuori di lì.

Intervistatore: Inizialmente, quando eravate lì, diceva che avevate sentito alcuni mayday?

Oh sì, avevamo mayday in continuazione.

Intervistatore: ricevevate comunicazioni radio?

C'erano persone che parlavano. Le persone con le quali ho parlato e che erano con noi sentivano voci e gridavano alla gente. Avevamo sentito degli allarmi PASS [allarmi personali automatici, indossati dai pompieri, che scattano se attivati dal pompiere o se il pompiere non si muove per più di qualche decina di secondi, N.d.T.], ma poi non sentimmo voci e non sentimmo più allarmi PASS. Il calore dev'essere stato enorme. C'era così tanto fottuto fuoco lì. Quest'intera catasta bruciava follemente. Bastavano il calore e il fumo da tutti gli altri edifici in fiamme e non si vedeva niente. Per cui ci volle un po' di tempo e finimmo per far arretrare tutto, e fu allora che crollò il 7.

Then we found out, I guess around 3 o'clock, that they thought 7 was going to collapse. So, of course, we've got guys all in this pile over here and the main concern was get everybody out, and I guess it took us over an hour and a half, two hours to get everybody out of there.

Q. Initially when you were there, you had said you heard a few Maydays?

Oh, yes. We had Maydays like crazy....

Q. You were getting radio transmissions?

There were people talking. The guys I've talked to that were with us heard voices and were shouting to people. We had heard PASS alarms, but then we didn't hear voices, no more PASS alarms. The heat must have been tremendous. There was so much fucking fire there. This whole pile was burning like crazy. Just the heat and the smoke from all the other buildings on fire, you couldn't see anything. So it took us a while and we ended up backing everybody out, and that's when 7 collapsed.


Chris Boyle (fonte)


Ci fu ordinato di andare sulla Greenwich e Vesey [strade di New York, N.d.T.] per vedere come stavano le cose. Ci andammo, e sulle facciate nord ed est del 7 non sembrava che ci fosse assolutamente alcun danno, ma poi guardavi la facciata sud del 7 e c'era un buco alto probabilmente venti piani nell'edificio, con incendi a vari piani. Sull'edificio cadevano macerie e non aveva un bell'aspetto.

Ma avevano in funzione una linea di alimentazione per un idrante. Come dicevo, [l'incendio del WTC6] lambiva il marciapiede dall'altra parte della via, ma alla fine anche loro si tirarono indietro [si noti l'uso di "pull" nell'originale]. Poi ricevemmo un ordine da Fellini: attacchiamo il 7. Fu quella la prima volta che sentii davvero torcersi le budella, perché l'edificio non aveva un bell'aspetto. Avevo intuito che i sistemi d'alimentazione degli idranti erano fuori uso. Non c'era pressione per gli idranti. L'idea non mi piaceva affatto. Poi quest'altro ufficiale che mi sta accanto dice "Quell'edificio non mi sembra diritto". Così me ne sto lì e guardo l'edificio. Non aveva un buon aspetto, ma mi sono detto che saremmo entrati e avremmo visto il da farsi.

Radunammo delle manichette, e la maggior parte di noi aveva le maschere. Ci dirigemmo verso il 7, e quando eravamo a circa cento metri arrivò di corsa Butch Brandies e disse "Scordatevelo, nessuno entra nel 7, si sentono scricchiolii, escono rumori da lì", così ci fermammo e basta. E circa 10 minuti dopo, Visconti, che era a West Street, e credo avesse notizie di ulteriori danni nei piani sotterranei e cose di questo genere, per cui Visconti disse che nessuno sarebbe dovuto entrare nel 7, per cui quella fu la cosa definitiva e abbandonammo la faccenda.

Firehouse: Quando hai guardato la facciata sud, quanto eri vicino alla base di quella facciata?

Boyle: Ero proprio accanto all'edificio, probabilmente proprio accanto.

Firehouse: Quando avevate incendi sui 20 piani, era in una singola finestra o in molte?

Boyle: C'era uno squarcio aperto enorme e [l'incendio] era diffuso dappertutto lì dentro. Era uno squarcio enorme. Direi che era probabilmente un terzo, proprio in mezzo. E così, dopo che Visconti era sceso e aveva detto che nessuno doveva entrare nel 7, dicemmo che andava bene e che saremmo tornati alla postazione di comando. Perdemmo i contatti con lui. Non lo vidi più quel giorno.

We were told to go to Greenwich and Vesey and see what's going on. So we go there and on the north and east side of 7 it didn't look like there was any damage at all, but then you looked on the south side of 7 there had to be a hole 20 stories tall in the building, with fire on several floors. Debris was falling down on the building and it didn't look good.

But they had a hoseline operating. Like I said, it was hitting the sidewalk across the street, but eventually they pulled back too. Then we received an order from Fellini, we're going to make a move on 7. That was the first time really my stomach tightened up because the building didn't look good. I was figuring probably the standpipe systems were shot. There was no hydrant pressure. I wasn't really keen on the idea. Then this other officer I'm standing next to said, that building doesn't look straight. So I'm standing there. I'm looking at the building. It didn't look right, but, well, we'll go in, we'll see.

So we gathered up rollups and most of us had masks at that time. We headed toward 7. And just around we were about a hundred yards away and Butch Brandies came running up. He said forget it, nobody's going into 7, there's creaking, there are noises coming out of there, so we just stopped. And probably about 10 minutes after that, Visconti, he was on West Street, and I guess he had another report of further damage either in some basements and things like that, so Visconti said nobody goes into 7, so that was the final thing and that was abandoned.

Firehouse: When you looked at the south side, how close were you to the base of that side?

Boyle: I was standing right next to the building, probably right next to it.

Firehouse: When you had fire on the 20 floors, was it in one window or many?

Boyle: There was a huge gaping hole and it was scattered throughout there. It was a huge hole. I would say it was probably about a third of it, right in the middle of it. And so after Visconti came down and said nobody goes in 7, we said all right, we'll head back to the command post. We lost touch with him. I never saw him again that day.

Peter Hayden, vice comandante (Deputy Chief) (fonte)



A quel punto, e qui siamo nel pomeriggio, ed eravamo preoccupati di ulteriori crolli, non soltanto del Marriott, perché c'era una notevole porzione del Marriott [WTC3, N.d.T.] ancora in piedi, ma eravamo anche piuttosto certi che sarebbe crollato il World Trade Center 7. Nelle prime ore avevamo visto un rigonfiamento nello spigolo sud-ovest fra il decimo e il tredicesimo piano, e avevamo installato un transit [dispositivo di monitoraggio, N.d.T.] ed eravamo piuttosto sicuri che sarebbe crollato. Si poteva proprio vedere che c'era un rigonfiamento visibile, si estendeva lungo circa tre piani. E' venuto giù intorno alle 17, ma alle 14 circa ci eravamo resi conto che questa cosa sarebbe crollata.

Intervistatore: C'erano incendi intensi lì dentro sin da subito?

No, non fin da subito, e probabilmente è per questo che è rimasto in piedi così a lungo, perché c'è voluto un po' di tempo perché quell'incendio crescesse. Lì dentro c'era una massa di fuoco pesante e poi non abbiamo fatto alcun tentativo per contrastarla. Era semplicemente una di quelle battaglie che avremmo perso. Eravamo preoccupati per il crollo di un edificio di 47 piani. Eravamo preoccupati per il crollo ulteriore di quello che rimaneva in piedi delle Torri Gemelle e del Marriott, per cui abbiamo cominciato a ritirare gli uomini [notare ancora l'uso di "pull" in originale] dopo un paio d'ore di rimozione superficiale e di ricerche sulla superficie delle macerie. Abbiamo iniziato a ritirare gli uomini perché eravamo preoccupati per la loro sicurezza.

Intervistatore: Il Comandante Nigro ha detto che hanno creato una zona di crollo e volevano che tutti si allontanassero dal numero 7: avete dovuto far venir via tutti quegli uomini?

Sì, abbiamo dovuto ritirare [ancora "pull"] tutti. E' stato molto difficile. Abbiamo dovuto insistere molto per far uscire gli uomini. Non volevano uscire. C'era gente che entrava in zone delle quali neppure io ero molto tranquillo a causa della possibilità di crolli secondari. Non sapevamo quanto fosse stabile tutta questa zona. Abbiamo ritirato tutti [e ancora "pull"] probabilmente alle 15 o 15:30. Abbiamo detto "Quest'edificio verrà giù, indietreggiate". E' venuto giù alle 17 circa, ma per quell'ora avevamo fatto indietreggiare tutti. A quel punto [il crollo] sembrò un evento più modesto, ma in circostanze normali il crollo di un edificio di 47 piani sarebbe stato un evento importante. Sembrò un petardo rispetto al crollo degli altri due, ma voglio dire, era un edificio grande, e quando e venuto giù è stato un evento notevole. Ma avendo vissuto gli altri due, non sembrò così grave. Ma era quello di cui eravamo preoccupati. Avevamo detto agli uomini, abbiamo perso fino a 300 uomini. Non ne volevamo perdere altri, quel giorno.

By now, this is going on into the afternoon, and we were concerned about additional collapse, not only of the Marriott, because there was a good portion of the Marriott still standing, but also we were pretty sure that 7 World Trade Center would collapse. Early on, we saw a bulge in the southwest corner between floors 10 and 13, and we had put a transit on that and we were pretty sure she was going to collapse. You actually could see there was a visible bulge, it ran up about three floors. It came down about 5 o’clock in the afternoon, but by about 2 o’clock in the afternoon we realized this thing was going to collapse.

Firehouse: Was there heavy fire in there right away?

Hayden: No, not right away, and that’s probably why it stood for so long because it took a while for that fire to develop. It was a heavy body of fire in there and then we didn’t make any attempt to fight it. That was just one of those wars we were just going to lose. We were concerned about the collapse of a 47-story building there. We were worried about additional collapse there of what was remaining standing of the towers and the Marriott, so we started pulling the people back after a couple of hours of surface removal and searches along the surface of the debris. We started to pull guys back because we were concerned for their safety.

Firehouse: Chief Nigro said they made a collapse zone and wanted everybody away from number 7— did you have to get all of those people out?

Hayden: Yeah, we had to pull everybody back. It was very difficult. We had to be very forceful in getting the guys out. They didn’t want to come out. There were guys going into areas that I wasn’t even really comfortable with, because of the possibility of secondary collapses. We didn’t know how stable any of this area was. We pulled everybody back probably by 3 or 3:30 in the afternoon. We said, this building is going to come down, get back. It came down about 5 o’clock or so, but we had everybody backed away by then. At that point in time, it seemed like a somewhat smaller event, but under any normal circumstances, that’s a major event, a 47-story building collapsing. It seemed like a firecracker after the other ones came down, but I mean that’s a big building, and when it came down, it was quite an event. But having gone through the other two, it didn’t seem so bad. But that’s what we were concerned about. We had said to the guys, we lost as many as 300 guys. We didn’t want to lose any more people that day.


Tenente John P. Flynn


Flynn è l'autore di un dettagliato articolo di Firehouse.com in cui elenca senza peli sulla lingua le ragioni del disastro delle Torri Gemelle, sottolineando anche le responsabilità dei progettisti nel concepire una struttura così vulnerabile al fuoco. Da questo articolo:
I pompieri che usarono dei transit per determinare se la struttura era in movimento furono sorpresi di scoprire che si stava muovendo. La zona fu evacuata e l'edificio crollò più tardi nel pomeriggio dell'11 settembre.

Firefighters using transits to determine whether there was any movement in the structure were surprised to discover that is was moving. The area was evacuated and the building collapsed later in the afternoon of Sept. 11.



Aggiornamento 2 febbraio 2008

di mother
Un altro esempio dell'uso della parola pull può essere visto in questo PDF: New Yorks Districts respond to plane crash, del distretto di New York, US Army Corps of Engineers, con riferimento ai mesi di settembre-ottobre 2001.

Each DTOC contained two Emergency Tactical Operations Centers, two Emergency Command and Control Vehicles, and one Emergency Support and Sustainment Vehicle. The support vehicle pulls a 40K generatorwith enough power to operate a DTOC independent of any other power source.

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Ogni DTOC contiene due
Emergency Tactical Operations Centers, due Emergency Command and Control Vehicles, un Emergency Support and Sustainment Vehicle. Il veicolo di supporto traina (pull) un generatore da 40K con abbastanza potenza da azionare un DTOC indipendentemente da ogni altra sorgente d'energia.


e per esempio anche:

Joe Seebode, Harbor Programs manager, wason a PATH train from New Jersey under the WorldTrade Center on Sept. 11 at 9 a.m. “I had meetings atthe Port Authority on the 62nd floor at 9:30 a.m.,” saidSeebode. Seebode often had to visit the Port Authority’soffices in the World Trade Center on business.As we pulled into the station, the public addresssystem came on and asked us to exit the stationimmediately due to smoke conditions. We were underthe World Trade Center Plaza and there was smokein the building. I put my tie over my face and headedfor the exit,” said Seebode.

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Joe Seebode, manager dell'Harbor Programs, era nella stazione del treno vicino al New Jersey sotto il World Trade Center l'11 settembre 2001 alle 9 del mattino. "Avevo una riunione alla Port Authority al 62° piano alle 9.30 del mattino", dice Seebode. Seebode doveva visitare spesso per affari gli uffici della Port Authority nel World Trade Center. "Quando noi entrammo (pulled into) nella stazione, il sistema di avvertimento pubblico ci chiese di uscire dalla stazione immediatamente a causa della presenza di fumo. Eravamo sotto la World Trade Center Plaza e c'era fumo nell'edificio. Io mi misi la cravatta sulla faccia e raggiunsi l'uscita", dice Seebode.

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2007/08/25    Permalink       12 commenti      Commenta via mail (perché?) 

Metallo fuso in colata e nelle macerie: aggiornamento articoli

di mother

Sono giunti a completamento vari articoli iniziati nei mesi scorsi su materie tecniche piuttosto corpose con varie sfaccettature. Per evitare di creare testi immensi, gli articoli sono stati divisi in più parti, raccolte in questo indice:

- Fiat lux 1: parte tecnica: considerazioni preliminari sulla plausibilità scientifica di identificare la composizione di un oggetto sulla base del suo colore in una fotografia, come ipotizzato da Judy Wood e Steven Jones.

- Fiat lux 2: molten metal dal WTC: ulteriori dettagli sul rigore delle ipotesi complottiste di identificazione del materiale colato dal WTC.

- Fiat lux 3: diatriba Jones/Wood: valutazioni e confronti sugli esperimenti di fusione condotti da Steven Jones e Judy Wood.

- Fiat lux 4: Torre Windsor e World Trade Center: confronto fra le immagini notturne dell'incendio e crollo della Torre Windsor e quelle diurne del WTC.

- Fiat lux 5: la termografia di Carol Cimiengo: considerazioni sull'utilizzabilità della termografia ripresa l'11/9 nella valutazione delle ipotesi alternative.

- Molten metal - testimonianze: a Ground Zero si parlò di metallo fuso, poi di acciaio fuso, quindi si incominciò a favoleggiare di pozze, che divennero quindi ruscelli e veri e propri fiumi di metallo incandescente. La realtà, come al solito, è ben diversa; ecco le testimonianze su cui farsi un'opinione.

- Molten metal - sulfur: lo zolfo e la corrosione ad alta temperatura dell'acciaio non sono testimoni dell'uso di thermate come afferma Jones, anzi, sono la più importante evidenza dell'assenza di super-thermite.

- Molten metal - colate laviche nelle subway: fra le leggende metropolitane che circondano i tragici fatti dell'11 settembre, i fiumi di metallo fuso, che avrebbero trasformato i sotterranei di Ground Zero in un vulcano o in una specie di fonderia, occupano uno spazio speciale. Testimonianze ufficiali e fotografie ci mostrano che la realtà era ben diversa ed il vero problema erano i fiumi di acqua che avrebbero potuto riversarsi nella rete della metropolitana se lo slurry-wall avesse ceduto.

- Molten metal - USGS e GeoNews: le telerilevazioni delle temperature al suolo e nell'immediato sottosuolo ebbero un ruolo fondamentale nell'indirizzare le squadre di soccorso e nell'ottimizzare lo sforzo dei pompieri per controllare i focolai di incendio. Secondo i complottisti, queste alte temperature sono incompatibili con un crollo naturale e sarebbero la prova di una demolizione controllata, ma le autorità americane, per nascondere la cosa, organizzano addirittura una mostra pubblica delle immagini con i rilevamenti termometrici...

- Molten metal - melted car: l'11 settembre centinaia di autoveicoli bruciarono sia all'interno di Ground Zero che nei suoi dintorni; per una corrente complottista, capitanata da Judy Wood, questa è una prova di utilizzo di armi ad energia diretta dallo spazio.

- Considerazioni sull'ASTM E119: la certificazione americana delle strutture per la resistenza all'incendio fornisce indicazioni realistiche? Un'analisi di sintesi delle luci e delle ombre di questo esame e della sua reale utilità nel campo dell'ingegneria strutturale e della progettazione della sicurezza degli edifici.


Si consiglia la lettura anche di C'erano pozze di metallo fuso... da 11-settembre.blogspot.com, blog di Henry62.


Aggiornamento 11-05-2008


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2007/08/24    Permalink       253 commenti      Commenta via mail (perché?) 

L'ultimo chiuda la porta: Jimmy Walter abbandona il complottismo

di Paolo Attivissimo

Jimmy Walter, il milionario statunitense che dichiara di aver speso sette milioni di dollari per finanziare la "ricerca della verità", lo sponsor del video Confronting the Evidence trasmesso persino da Raitre in Report, chiude bottega.

Molla tutto e chiude la sua parabola con un piagnisteo che coinvolge persino il presidente venezuelano Chavez nella lista di coloro che per viltà fecero il gran rifiuto: quello di abbracciare la causa del complottismo.

Ecco una sintesi del suo messaggio di congedo, nel quale afferma che tutti, ma proprio tutti, compreso l'Iran, fanno parte della Grande Cospirazione per nascondere l'orribile impostura.

... l'accettazione da parte dei Democratici dell'indagine palesemente errata sull'11/9 commissionata dal Congresso [oltre a molti altri gesti dei Democratici elencati da Walter, N.d.T.] dimostra chiaramente che l'"opposizione" dei Democratici è fasulla, progettata per fallire, e che i media sono controllati dai nostri veri governanti, che non si vedono mai.

Nessuna persona obiettiva può esaminare l'assenza di rottami al Pentagono e il crollo dell'edificio 7 del WTC senza rendersi conto che c'è qualcosa di terribilmente sbagliato nella versione ufficiale. Senza dubbio, i dirigenti e molti membri dei media principali, i Democratici, i Repubblicani, l'FBI, la CIA, l'MI6, il Mossad, e i governi di Israele, Regno Unito, Russia, Europa e Asia sanno la verità o sono coinvolti nell'attacco dell'11 settembre 2001. Neppure Hugo Chavez del Venezuela, neppure l'Iran o i media di sinistra sono disposti a dedicare tempo e risorse a smascherare le bugie.

... Aiutate coloro che vi stanno vicino a sopportare il dolore e a prepararsi per i disastri che stanno per accadere, perché "loro" non si arrenderanno e non si fermeranno qui. Ci saranno altri attacchi "terroristici", alcuni addossati all'Iran, per giustificare l'attacco all'Iran, la permanenza in Iraq e la guerra senza fine.


Questo sito rimane attivo per coloro che vogliono sapere. Io mi sono arreso. Non rispondo più all'e-mail, non regalo più DVD, e non sostengo più la sfida da un milione di dollari (che nessun ingegnere o scienziato del NIST, della FEMA o altrimenti credibile ha osato accettare). Buona fortuna a tutti. Non sarà una buona notte.

Con rimpianto,

Jimmy Walter

Attendiamo ora con interesse la reazione della redazione di Report, che tanta fiducia ha riposto e tanta autorevolezza apparente ha conferito al video-bufala di Jimmy Walter, buggerando contribuenti e abbonati Rai.

Dalle parole di commiato di Walter è infatti evidente che Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci, autore e coautore di Report, sono stati sedotti dalle fantasie di un paranoico che ha ormai tristemente raggiunto lo stadio terminale.

Una cosa, tuttavia, va riconosciuta a Jimmy Walter: ha fatto, sia pure involontariamente, un'osservazione molto lucida. Persino i governi di stati come l'Iran e il Venezuela, non certo amiconi degli Stati Uniti, non danno corda alle teorie complottiste. Chiediamoci tutti perché.

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2007/08/22    Permalink       41 commenti      Commenta via mail (perché?) 

WTC7, il mistero della foto senza danni

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

English abstract (updated): A photograph (shown below) of the south face of WTC7 appears to show no damage and no fires affecting the building after the collapse of both of the Twin Towers. This picture appears to contradict the many reports from firefighters and other photo and video evidence of fires and damage.
Accurate, geographically oriented digital models of the WTC are used to calculate shadow orientations and determine the time of day when the photograph was taken. Initial findings, published below, show that the photograph was taken between 9:59 and noon. Subsequent findings show that the models cast the correct shadows only between 9:40 and 10:20 AM local time (+/- 5 minutes).
Therefore, the most likely explanation for the apparent contradiction is that the picture was taken while WTC1 was still standing but hidden by the smoke (on the left) of the collapsed WTC2. Another less likely explanation is that the damage to WTC7 is hidden by the smoke, as occurs for example in some photographs of the deeply damaged Bankers Trust/Deutsche Bank building.
Either way, the photograph cannot be used as conclusive evidence of no damage to WTC7 after the collapse of both towers.


Ci sono poche immagini pubblicamente disponibili della facciata sud del WTC7, quella rivolta verso le Torri Gemelle. Una di esse sembra contraddire le altre, che mostrano incendi e danni estesi alla facciata, come del resto confermato dalle testimonianze dei pompieri: è quella mostrata qui sotto, tratta da questa pagina di 911 Research e purtroppo disponibile (a quanto risulta finora) soltanto alla bassa risoluzione con la quale è riportata qui.


La facciata sud non mostra segni di lesioni e non emette fumo: questa foto sembra quindi confermare le teorie complottiste che asseriscono che il WTC7 non fu interessato da incendi significativi o da lesioni estese e contraddire gli altri reperti fotografici e video.

L'origine e la collocazione temporale di questa foto sono incerte: la didascalia che accompagna l'immagine su 911 Research afferma che l'immagine è stata scattata "dopo la distruzione di entrambe le torri" e che "le ombre, prese da un punto d'osservazione rivolto verso nord, suggeriscono che sia mattina". Tuttavia non è nota la fonte di queste affermazioni: ho contattato 911 Research il 28/8/2006, ma non ho mai avuto risposta in merito.

Esistono due spiegazioni possibili per quest'apparente contraddizione fotografica. La prima è che il fumo copra le lesioni: cosa abbastanza plausibile, dato che un altro edificio gravemente lesionato, il Bankers Trust/Deutsche Bank Building, attualmente in corso di smantellamento, fu indiscutibilmente colpito e squarciato da macerie del WTC2, eppure vi sono foto in cui una leggera cortina di fumo risulta sufficiente a occultarne i danni pur vistosi. Questa è un'immagine dello squarcio prodotto nel Bankers Trust Building:


Eppure risulta apparentemente illeso in immagini come quella mostrata qui sotto, in cui l'edificio è in alto a destra: la facciata lesionata, quella così chiaramente visibile nella foto qui sopra, è quella rivolta verso sinistra (verso i resti del World Trade Center), tuttavia il velo di fumo e la bassa risoluzione impediscono di vederne i danni.


La seconda spiegazione possibile è che la collocazione oraria sia errata e che la foto si riferisca in realtà a un momento che precede il crollo del WTC1 (Torre Nord), le cui macerie hanno causato i danni al WTC7 (come documentato altrove), e che la nube di fumo visibile a sinistra nella foto copra il WTC1, che è in realtà ancora in piedi.

Vediamo quindi di approfondire la questione con alcuni esperimenti e qualche considerazione.

Possiamo innanzi tutto definire con certezza un orario minimo, prima del quale la foto non può essere stata scattata: le 9:59, ora del primo crollo di una delle Torri Gemelle. Infatti nella foto si notano a sinistra degli enormi frammenti di facciata di una delle torri, per cui almeno una delle torri è crollata.

Si tratta, fra l'altro, di frammenti conficcati, non di un moncone di torre, come possiamo notare dalla mappa del luogo e da una fotografia che riprende la medesima zona da un'altra angolazione.

La freccia azzurra indica la direzione lungo la quale è stata presa l'immagine, determinata dal fatto che lo spigolo del WTC4 (in primo piano) è quasi sovrapposto allo spigolo del WTC7.

A sinistra, un grandissimo frammento di facciata; a destra, quel che resta del WTC4. Questa foto non è necessariamente contemporanea della fotografia controversa: la presenza di incendi nel WTC4 suggerisce che sia successiva.

Va notato, fra l'altro, che quest'ultima foto documenta la grandissima distanza alla quale sono arrivati frammenti anche molto grandi delle macerie delle Torri Gemelle: questo frammento ha scavalcato completamente il WTC4, conficcandosi a oltre 120 metri di distanza dalla torre.

Con l'aiuto di un modello digitale in scala, realizzato con un programma (Google Sketchup) che calcola correttamente le ombre in base a latitudine, longitudine, orientamento, data e ora, possiamo verificare la disposizione delle ombre sul WTC7 nel corso della giornata. Il modello, liberamente scaricabile su richiesta, è basato sullo straordinario lavoro di Brenta.

Nella modellazione è stato tenuto conto del fatto che Google Sketchup non considera l'ora legale (Daylight Saving Time, DST), che invece era in vigore l'11/9/2001 a New York. Pertanto nel modello occorre immettere un orario anticipato di un'ora.

Ore 8.46 (il primo impatto). Il WTC3 è l'edificio blu; WTC4 è l'edificio verde; il WTC5 è l'edificio color sabbia; il WTC6 è l'edificio giallo; il WTC7 è la torre arancione.

Ore 9:59 (crollo della Torre Sud).

Già a questo punto si nota un fenomeno interessante: al momento del primo crollo (9:59), le ombre sono pressoché parallele alla facciata sud del WTC7 e si stanno spostando in senso orario.

La buona precisione del calcolo delle ombre nel modello digitale si può notare mediante il raffronto con questa fotografia, successiva al crollo della Torre Sud e precedente il crollo della Torre Nord (quindi scattata fra le 9:59 e le 10:28), e il modello visto dalla medesima angolazione.




Da questo momento in poi, la facciata sud inizia a non essere più del tutto in ombra come lo era prima. Nella fotografia controversa, invece, la facciata è in ombra.

Ore 10:28 (crollo della Torre Nord e del WTC3).


Ore 11:30.

Man mano che passa la giornata, insomma, la facciata sud è sempre più esposta al sole. Possiamo quindi escludere con certezza la fascia pomeridiana come orario di scatto della fotografia controversa, anche perché nelle foto pomeridiane il WTC7 ha la facciata est in ombra e quella ovest illuminata dal sole, ossia il contrario di quanto si riscontra nella foto in discussione.

Le ombre molto corte proiettate per esempio dal veicolo in primo piano escludono ulteriormente sia il tardo pomeriggio, sia il primo mattino.

Il problema è capire, a questo punto, in che orario del mattino si colloca la fotografia: prima o dopo il secondo crollo delle Torri Gemelle? Riguardiamo la foto:


La presenza di un'ombra netta che attraversa la piazza e divide in due parti la facciata del WTC4 dovrebbe permettere di risalire con precisione all'ora in cui è stata scattata la foto, per esempio mediante il confronto con altre foto della zona che abbiano una collocazione oraria precisa. Purtroppo per il momento non risultano disponibili immagini con queste caratteristiche (e in questo senso il contributo dei lettori è sicuramente gradito), per cui occorre procedere per altre vie.

A prima vista, dalla foto sembra mancare anche la seconda torre crollata. Ma proviamo a usare il modello per ricostruire la visuale della fotografia, collocando l'osservatore nella Liberty Plaza (come nella foto) alle 9:59, quando la Torre Nord è ancora in piedi:

Sia pure con le dovute approssimazioni di prospettiva (ininfluenti sugli edifici lontani), questa visuale dimostra che la Torre Nord si colloca molto più a sinistra di quanto potrebbe suggerire la ricostruzione mentale della scena e quindi potrebbe benissimo essere ancora in piedi, coperta dalla nube di fumo che si vede sulla sinistra nella foto controversa.

Questo risultato ci lascia formalmente con tre alternative (escludendo la falsificazione della foto controversa):
  • la foto è stata scattata in tarda mattinata, dopo il crollo di entrambe le torri, e in realtà non ci sono stati danni alla facciata sud del WTC7, per cui i pompieri mentono e tutte le altre fotografie sono false;
  • la foto è stata scattata in tarda mattinata, dopo il crollo di entrambe le torri, e i danni alla facciata sud del WTC7 ci sono ma sono occultati dalla cortina di fumo;
  • la foto è stata scattata dopo il crollo del WTC2 (Torre Sud) ma prima del crollo del WTC1 (Torre Nord), che è coperto dalla nube di fumo sulla sinistra, per cui il WTC7 è ancora intatto ma subirà poco dopo i danni ben documentati, quando crollerà il WTC1.
La scelta fra le alternative viene lasciata al buon senso del lettore.

Aggiornamento (2007/09/25)

Un'analisi più approfondita, condotta con un modello digitale più completo, ha permesso di determinare che ombre compatibili con quelle osservabili nella fotografia controversa si formano soltanto fra le 9:40 e le 10:20 del mattino (con un'approssimazione di +/- 5 minuti). Poiché la Torre Nord è crollata alle 10:28, è estremamente probabile che la foto sia stata scattata prima del crollo e che quindi la Torre Nord sia ancora in piedi ma coperta dal fumo.

Ecco alcune immagini esplicative a bassa risoluzione (ingrandibili cliccandovi sopra). Va ricordato che l'orario indicato da Google Sketchup è anticipato di un'ora perché il software non tiene conto dell'ora legale.

Ore 8:46


Ore 9:59


Ore 10:28

Come si può notare dalle immagini, le ombre prodotte sul WTC4 e sul WTC5 dai grattacieli all'1 di Liberty Plaza e al 22 di Cortland Street lasciano illuminata una fetta significativa della plaza antistante il WTC4 soltanto prima del crollo della Torre Nord. Le dimensioni della fetta illuminata sono massime intorno alle 10:00. Dopo il crollo della Torre Nord (10:28), la zona illuminata si assottiglia sempre più fino a scomparire.

Un altro elemento che permette di definire l'orario della fotografia controversa è la parziale illuminazione del WTC5. Osservando attentamente la foto, infatti, si nota che una stretta banda verticale della facciata rivolta verso l'osservatore è illuminata, mentre il resto è in ombra. Questa configurazione di ombre si verifica soltanto fra le 9:40 (quando il sole inizia a illuminare la zona) e le 10:20 (quando la banda diventa visibilmente troppo larga).

Pertanto si può concludere che nei limiti di precisione del modello, l'unico periodo nel quale si ottengono nel modello le ombre mostrate nella fotografia è prima del crollo della Torre Nord. Risulta quindi molto plausibile che la fotografia sia stata scattata prima di questo crollo.

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2007/08/18    Permalink       0 commenti      Commenta via mail (perché?) 

Considerazioni sull'ASTM

di mother. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Il sostenitore di teorie alternative Kevin Ryan ha scritto su 911blogger.com quanto segue, tradotto in italiano da Luogocomune.net qui (gli errori della traduzione di Luogocomune sono riportati qui sotto fedelmente):

Anche gli studenti alle prime armi sono a conoscenza del fatto che UL è una delle poche importanti organizzazioni a cui fanno capo regolamentazioni e specifiche, poiché essa “produce un Indice di Resistenza al Fuoco (Fire Resistance Index) con una valutazione oraria per travi, colonne, piani, soffitti, muri e partizioni testati secondo l'ASTM Standard E119” [2]. La FEMA (Federal Emergency Management Administration) stessa ha sottolineato questo aspetto nel loro WTC report affermando che “per architetti ed ingegeri, la raccolta d informazioni della UL sulla resistenza al fuoco è uno dei maggiori punti di riferimento nelle scelte progettuali che rispettino le regolamentazioni per al resistenza anti-incendio” [3].

Inoltre, il chimico e manager della Divisione Anti-incendio Tom Chapin con cui ero in contatto ha ammesso il coinvolgimento di UL nella validazione dell'acciaio del WTC in una lettera al direttore del New York Times pubblicata il 15 aprile 2002. In questa lettera Chapin afferma che "Il World Trade Center è resistito per quasi un'ora sopportando condizioni ben oltre quelle affrontate in un tipico incendio. In quel lasso di tempo, migliaia di persone sono evacuate salvandosi la vita. Le specifiche ASTM E-119 e le procedure di test di UL hanno aiutato a rendere possibile tutto questo" [4].

Tuttavia le false dichiarazioni di Popular Mechanics riguardo UL e la non-validazione dell'acciaio non sono solo il risultato di una conoscenza approssimativa delle metodologie di test. La stessa UL infatti, poco dopo avermi licenziato per le mie richieste di chiarimenti ha fatto una dichiarazione simile. Hanno negato la loro responsabilità anche dopo aver ammesso pubblicamente che i loro test erano relativi alla resistenza anti-incendio delle torri del WTC. Inoltre, la situazione si aggrava drasticamente se si considera che UL ha enfatizzato la questione affermado che “non ci sono prove” che la ditta abbia validato l'acciaio.

La normativa ASTM E119 è reperibile a questo indirizzo. Da questa norma riportiamo un passaggio che chiarisce che si tratta di certificazione di strutture, non di materiali (le evidenziazioni sono aggiunte):

1. Scope
1.1 The test methods described in this fire-test-response standard are applicable to assemblies of masonry units and to composite assemblies of structural materials for buildings, including bearing and other walls and partitions, columns, girders, beams, slabs, and composite slab and beam assemblies for floors and roofs. They are also applicable to other assemblies and structural units that constitute permanent integral parts of a finished building.
1.2 It is the intent that classifications shall register comparative performance to specific fire-test conditions during the period of exposure and shall not be construed as having determined suitability for use under other conditions or after fire exposure.
1.3 This standard is used to measure and describe the response of materials, products, or assemblies to heat and flame under controlled conditions, but does not by itself incorporate all factors required for fire hazard or fire risk assessment of the materials, products or assemblies under actual fire conditions.
1.4 These test methods prescribe a standard fire exposure for comparing the test results of building construction assemblies. The results of these tests are one factor in assessing predicted fire performance of building construction and assemblies. Application of these test results to predict the performance of actual building construction requires the evaluation of test conditions.
1.5 The values stated in inch-pound units are to be regarded as the standard. The values given in parentheses are for information only.
This standard does not purport to address all of the safety concerns, if any, associated with its use. It is the responsibility of the user of this standard to establish appropriate safety and health practices and determine the applicability of regulatory limitations prior to use.
1.6 The text of this standard references notes and footnotes which provide explanatory material. These notes and footnotes (excluding those in tables and figures) shall not be considered as requirements of the standard.

Il fuoco svolge la sua azione sulle strutture in vari modi, poiché vi sono vari elementi da tenere in considerazione.

In primo luogo un incendio è un fenomeno chimico e fisico. Per combustione di sostanze combustibili in reazione con l'ossigeno, si producono calore e prodotti di scarto.

I prodotti di scarto, o l'azione chimica stessa che li genera o che possono generare, sono un pericolo per le forme di vita organiche, mentre tendenzialmente non interessano le strutture metalliche; tuttavia, possono coinvolgere quegli elementi strutturali portanti o secondari che rientrano fra i materiali combustibili.
Il calore danneggia la struttura più di quanto non facciano altri termini dell'incendio, agendo su più fronti.

Sottoposto a calore, un metallo subisce un fenomeno di dilatazione fisica del proprio volume secondo direzioni preferenziali, dettate dalla forma fisica con cui è stato estruso e dalle caratteristiche di comportamento del materiale stesso al variare della temperatura. Tale fenomeno non è lineare e per materiali compositi, come l'acciaio (ferro-carbonio), può comportare, per temperature elevate, grandi variazioni di comportamento (sopra i 700°C vi è persino la modificazione della struttura interna di ordinamento degli atomi).


Il calore, tuttavia, agisce anche sulla capacità resistente dell'acciaio, riducendola all'aumentare della temperatura.


Questi due fattori hanno entrambi una notevole importanza per l'equilibrio strutturale.

Ogni elemento portante d'acciaio è inserito fra dei vincoli, che vengono sottoposti ad un certo stress per l'allungamento di parte dell'elemento strutturale. Questo stress si traduce in un sistema di forze globalmente in equilibrio (non scarica reazioni al terreno) che, sui singoli collegamenti (bulloni, saldature e chiodature), aumenta la tensione agente, portando la zona verso le condizioni di rottura (tendenzialmente duttile).

Oltre lo stato di coazione interna, la riduzione della resistenza degli elementi strutturali allontana dalle condizioni di progetto (condizioni di progetto secondo verifiche statiche o a ribaltamento) o di esercizio. La rigidezza degli elementi strutturali dipende dal modulo elastico dei materiali e l'azione del calore agisce proprio su questo parametro dei materiali. Questo porta a dirottare il sistema di tensioni interne verso un nuovo sistema di equilibrio dato da elementi strutturali non più portanti, o portanti con una percentuale di rigidezza dipendente dal comportamento del materiale al fuoco/calore subito.

Detto questo, risulta facile comprendere cosa significhi sottoporre a verifica d'incendio una struttura. Due sono le problematiche che si sviluppano (tralasciando la combustione chimica) e due sono le verifiche da eseguire.

Una verifica è ben rappresentata dalla ASTM E 119, la quale mira a verificare gli assemblati e le connessioni fra elementi strutturali, nonché la combustibilità di questi.

Vi sono tuttavia delle considerazioni in merito:
  1. Verificare che non si sviluppino eccessive tensioni fra i collegamenti strutturali di un assemblato strutturale non è la migliore verifica possibile. La presenza di tensioni nei collegamenti, dovute all'equilibrio strutturale, cui vanno a sovrapporsi altre tensioni dovute alla coazione dovuta agli allungamenti, è una notevole modifica dello stato di sollecitazione secondo un diagramma delle azioni che tenga conto della storia di carico.
  2. La diminuzione della capacità resistente e della rigidezza dell'elemento assemblato è legata all'aumento della temperatura. Questo permette di definire la tipologia di isolante e gli spessori da utilizzare per prevenire che nell'elemento si raggiungano valori critici, tali da modificare la risposta dei singoli elementi.

Inoltre, per quanto siano i singoli elementi strutturali a definire l'ambito locale, l'adozione di piccoli assemblati può far dimenticare che dinamiche globali possono costituire un problema anche con piccole modificazioni per ogni singolo assemblato.

Oltretutto, la definizione della capacità resistente ad un incendio ottenuta testando la struttura sulla base di adeguati elementi protettivi, non è a favore della sicurezza; in altre parole, se l'assemblato venisse invece verificato senza elementi isolanti, nella pratica si avrebbe una maggiore sicurezza data dall'inserimento di materiale di isolamento. Siccome non si può espandere la capacità resistente al fuoco dell'acciaio, se non andando contro concetti di resistenza, economicità e ottimizzazione delle sezioni degli elementi strutturali usati, la prova assumerebbe più significato se venissero definite due stime di tempo utile per la resistenza al fuoco (stima ottimistica e stima pessimistica), in cui le valutazioni dovrebbero essere eseguite rispettivamente con lo strato isolante e senza.

I soccorsi avrebbero così un intervallo di tempo di assoluta sicurezza ed un ulteriore lasso di tempo di probabile sicurezza, in relazione all'evento eccezionale che ha colpito la struttura.

Tali verifiche, tuttavia, vista la modifica di resistenza e di rigidezza degli elementi, richiedono che si ricreino nell'ambito del test le condizioni esatte di tensione in cui si troverebbero inseriti gli elementi nella struttura.

Si ricorda l'articolo che descrive lo stato delle protezioni antincendio poco prima dell'attentato al World Trade Center.
  • Si può far notare un ulteriore aspetto a sfavore della sicurezza dovuto alle protezioni antincendio, di cui si dovrebbe tenere conto (o dimostrare la scarsa influenza). Se ci trovassimo nella situazione per cui parte dello strato isolante viene asportato per una lunghezza finita di struttura ed in quel luogo si sviluppa un incendio, gli strati isolanti vicino al luogo dell'incendio, non asportati, costituiscono un isolamento alla dispersione di calore in altri ambienti.
  • La progettazione contro le azioni eccezionali prevede riduzioni dovute alla non contemporaneità degli eventi. Un piccolo esempio: una struttura può subire una nevicata eccezionale, essere sottoposta a venti pari a quelli di un tornado, subire un terremoto (vi è una probabilità che si verifichino questi eventi eccezionali secondo un certo periodo di ritorno).
    Tuttavia la probabilità che si verifichino tutti e tre gli eventi eccezionali contemporaneamente è quasi nulla. Così, in genere, si considerano singolarmente le azioni eccezionali, fra le quali rientra la verifica agli incendi.
    In realtà alcuni eventi eccezionali, come gli incendi, possono essere logica conseguenza di altri eventi eccezionali. Per questo motivo la probabilità che si verifichino due eventi eccezionali in contemporanea, di cui il secondo è un incendio, non è nulla.
    Il caso più evidente è ovviamente un evento eccezionale come l'urto di un aeromobile contro un grattacielo, che genera il successivo incendio diffuso all'interno della struttura su più piani in contemporanea (ben diverso dal cestino da ufficio che prende fuoco). L'eccezionalità dell'evento legato all'impatto dell'aereo produce almeno altri due eventi eccezionali, come la rimozione delle protezioni passive antincendio dalla struttura nella zona di impatto e la messa fuori servizio del sistema antincendio attivo degli estintori a pioggia. Il camion pieno di idrocarburi che urta contro il pilone di un viadotto, il camion carico di grassi vegetali che prende fuoco in un tunnel, ecc.


Aggiornamento (2-10-2007)


Questa foto, tratta da pagina 29 di questo documento NIST, mostra l'asportazione dell'isolante termico sul WTC2 nei piani di impatto del Boeing 767.

Come appena spiegato, se la norma prevede il rientro dentro certi parametri di allungamento o resistenza, una situazione ben differente si verifica nei casi in cui un incidente o un'esplosione asporta parte dell'isolamento o nei casi in cui ciò avviene in un elemento caricato con pressoflessione.

In questo caso la norma non garantisce una corretta previsione di resistenza al fuoco, sia per l'insorgere di instabilità dell'equilibrio dovuta alla riduzione del modulo elastico, sia per la diminuzione della capacità resistente che per l'esposizione a temperature inferiori a quelle considerate critiche per l'acciaio con conseguenti comportamenti di allungamento e contrazione.




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Molten metal - melted car

di mother



Si ricorda questo post delle testimonianze sul molten metal.

Judy Wood, nel descrivere la sua teoria, dà un ruolo importante alle auto bruciate (melted o toasted) ritrovate nei dintorni di Ground Zero.

In aiuto le viene il video in cui si parla di melted car.




Tali effetti vengono utilizzati per comprovare la presenza di fantomatiche armi, quali mininukes - piccole bombe atomiche - o raggi laser stellari che, da satellite, avrebbero indebolito le strutture del WTC facendolo crollare, ecc... (link)

Bisogna far notare che, a seguito del crollo delle due Torri Gemelle, una notevole quantità di materiale combustibile è fuoriuscita, disperdendosi in buona parte delle zone limitrofe.


Una scintilla... qualche residuo dell'incendio già sviluppato nel WTC... basta poco per diffondere l'incendio, soprattutto nei primi momenti, quando i soccorritori erano in fuga e le tubature degli idranti erano andate sotto-pressione a causa delle rotture provocate alla rete dell'acquedotto dall'impianto al suolo degli edifici.





Gli incendi non si diffusero alle sole auto, ma anche a piante, a carte e a tutto quanto veniva raggiunto dalle fiamme, senza pompieri attorno pronti a spegnere l'inizio d'incendio.
Non solo auto e cose, quindi, subirono la conseguenza degli incendi che si svilupparono un po' ovunque.



Viene facile paragonare tale avvenimento con altri, forse meno catastrofici dal punto di vista dell'intensità dell'incendio e degli eventi, tuttavia altrettanto devastanti


Queste sono le immagini dell'incendio che qualche settimana fa ha devastato il Gargano in Italia, compresi alcuni campeggi.







Incuriosisce l'uso del termine "melted" o "toasted" anche per le auto bruciate da incendi ben documentati da foto che ne chiariscono in modo evidente le cause.
Per quanto parti metalliche vengano meno a seguito degli incendi, definire le auto come "fuse" o "squagliate" è un uso esagerato del termine.



Aggiornamento articolo 2-10-2007

Immagini di incendi successivi ai crolli sono disponibili in questo video


Un esempio di auto in fiamme ed esplosione del serbatoio di carburante lo abbiamo su questo video youtube
Oltre agli schiocchi e botti, si può notare come si diffonde l'incendio nei parcheggi.
L'auto in fiamme ben presto porta il serbatoio ad esplodere e parte del carburante a fuoriuscire riversandosi nell'intorno del veicolo in fiamme (nella foto quello bianco).

Il fuoco sotto del nuovo veicolo se presente in quantità sufficiente agisce sulle parti combustibili (parti del motore, gomme) diffondendosi ben presto al resto dell'auto.

Altri video con la presenza dei fuochi sulle macerie di Ground Zero: video1 video2



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Molten metal - USGS e Geonews

di mother




Si ricordano sia questo post riguardante le testimonianze che quest'altro sull'argomento molten metal (per lunghezza e varietà di argomenti sono stati separati).


GeoNews è una pubblicazione del "Department of Geography at Hunter College of The City University of New York".

Il primo ottobre del 2001 pubblicò questo PDF in cui vengono indicate le mappe rilevate da Ground Zero.

Last spring, Hunter College's Center for the Analysis and Research of Spatial Information, or CARSI, introduced the NYCMap, an ortho-rectified photograph of the five boroughs of New York City accurate to within 18 inches. On September 11, the geographers at CARSI used this map to aid in the rescue effort at the World Trade Center (WTC) attack site, now commonly referred to as “Ground Zero”. Jeff Bliss, a research associate at the CARSI Lab, gave a timeline of the development, and explained how the visual spectrum, LIDAR (Light Detection and Ranging), and thermal imagery were brought into play to detect areas of possible collapse.
Per effettuare i soccorsi bisognava mappare le macerie dei crolli al fine di determinare i punti in cui ci sarebbero potuti essere degli assestamenti.
Inoltre, la grande quantità di fumo prodotta dai vari incendi richiedeva un'accurata stima dei punti in cui dirigere gli idranti per contenere le fiamme.


La mappatura doveva essere eseguita in più giorni, al fine di tenere sott'occhio i progressi e di non mandare soccorritori su zone di pericolo.
This is known as emissive data, or heat being given off from the structure from underlying hot debris or molten steel. Smoldering is yet undetectable, because potential fires appear cold until they are exposed to air. The first thermal images produced began on September 16, and are repeated on twoday intervals.
....

"We're also analyzing thermal imagery of the site to determine where fires may still be smoldering, and are monitoring the damage of every building and the progress of
debris removal," says Professor Ahearn.

Dall'immagine dell'evoluzione termica delle macerie, salta subito all'occhio un particolare importante: le macchie di calore si sono spostate nell'arco delle settimane.
Per quanto si parli di molten steel, molten metal o termite, in tutti questi casi risulta molto difficile che a distanza di settimane vi sia uno spostamento orizzontale del materiale fuso.
Nel tempo si sarebbe solidificato, non permettendo questo movimento e non esiste forza che spinga in orizzontale un materiale fuso.
Inoltre, non vi è traccia di immagini che mostrino enormi placche di metallo solidificato traslato in orizzontale.


Notiamo inoltre la formazione di macchie isolate dopo il crollo senza che prima vi fosse rilevamento di calore.


Questo indica che la bonifica dei lavori come indicato nel post di Henry portava il rischio di formazione di nuovi focolai di incendio a causa della materiale combustibile presente.

La tecnica dell'ossitaglio é invece ideale per il taglio dell'acciaio, anche se uno degli effetti collaterali é l'ampia produzione di materiale incandescente, che, se non controllato, può provocare la nascita di focolai di incendio. link

Tale prova risulta contraria a tutte le teorie che prevedono un qualche composto fuso ad alta temperatura.

A maggior ragione sulle considerazioni eseguite si possono notare altre tavole in cui parametro di rappresentazione non è l'evoluzione nel tempo dei punti caldi delle macerie, ma la temperatura di questi.
Il PDF della MCEER, "Multidisciplinary Center for Earthquacke Engineering Research at the University at Buffalo State University of New York", discute dei vari sistemi utilizzati per rilevare dati volumetrici e temperature di Ground Zero, con spiegazione dei metodi di rilevamento adottati.
Riporta oltre alcune tavole indicanti l'evoluzione degli incendi
E una tabella indicante gli enti che hanno potuto sviluppare delle mappe di dati rappresentanti l'area.



Altre tavole sono fornite dall'ente USGS ed indicano le temperature stimate con il sistema AVIRIS il 16 settembre 2001




Vediamo quindi che il 16 settembre (in riferimento alla mappa di evoluzione delle temperature di GeoNews), cinque giorni dopo gli attentati, il sistema AVIRIS stimava l'esistenza di due soli punti oltre i 1000 Kelvin (1000K-273=727°C).
Sotto questa condizione diviene ancora più restrittiva l'ipotesi che vi sia stato uno spostamento di acciaio fuso o termite in orizzontale su Ground Zero (metalli a temperatura di fusione inferiore potevano trovarsi allo stato fuso, tuttavia spostamenti dei rilevamenti termici si hanno anche il 23 ed il 25 settembre).
Viene quindi logico pensare che la mappa realizzata sia un'indicazione precisa dell'evoluzione degli incendi delle macerie e dei Red Hot Debris (link, video).
Tali incendi hanno contribuito a indebolire gli elementi di acciaio, proprio come furono indebolite le strutture dall'incendio nei piani degli edifici, ed a creare le famose foto o video già visti e diffusi nel web.




Altre tavole di minor importanza per questo post sono qui di seguito.


La tavola di Earthdata indica le temperature presenti su Ground Zero il 18 ottobre 2001.
Vediamo che la temperatura massima presente è intorno ai 150°F (66°C circa).


Meno utili risultano le tavole del sito loc.gov, scattate rispettivamente il 16 settembre 2001, il 18 ottobre 2001 e il 12 febbraio 2002 perchè non riportano alcuna scala termica correlata ai colori.






Mi preme far notare che queste informazioni riguardo il molten metal ed i punti caldi nei detriti sono state considerate così pericolose e fastidiose per la cosiddetta spiegazione ufficiale degli avvenimenti dell'11
settembre che, nel febbraio 2002, si pensò di organizzare persino una mostra aperta al pubblico dedicata al tema delle rappresentazioni termiche e volumetriche di Ground Zero


The Charting Ground Zero: Before and After exhibit opened its doors on February 1, 2002, at the Woodward Gallery, located in the heart of SoHo, New York. Known for specializing in beautiful, contemporary aesthetics and for offering a dynamic variety of unique paintings, sculpture and limited edition prints, for the month of February the gallery will put on view the cartographic efforts of the CARSI Lab at Hunter College. For the past several months since the attack on the World Trade Center, the Center for the Analysis and Research of Spatial Information (heretofore referenced as CARSI), ... by creating a series of maps that were used to
forecast areas of possible collapse.


Il 23 settembre 2001 su questo argomento ci fu un articolo scritto da Kenneth Chang e pubblicato sul New York Time:

Other instruments on the EarthData plane are taking photographs and measuring thermal radiation emanating from the surface to track the underground fires. The fires, which warm the surface 30 degrees above surrounding areas, are still burning beneath the rumble of the two towers and 7 World Trade Center. The hot spots can flare up as debris is removed, endangering people at the site.

The fires spread outward on the first couple of days, but have since started to recede. "But they're still extensive," Mr. Logan said. link


Si rimanda al blog di Heny per degli esempi di incendio in tunnel.



Aggiornamento articolo 2-10-2007
Un esempio di come si possano raggiungere alte temperature anche senza una notevole presenza di ossigeno è rappresentato dalla tecnica di produzione del carbone da legna.


Si fa notare che la tabella rappresentante la diffusione dei punti caldi nelle macerie di Ground Zero non riporta i valori delle temperature, ma associa i colori ai giorni di campionamento.
Ciò significa che nelle aree descritte per giorno si sviluppano varie temperature superiori a quella ambiente e non del tutto omogenee come visibile per esempio nella tavola dell'USGS.
Tuttavia la tavola dell'USGS indica già il 16 temperature inferiori od uguali a 1000°C.
La tavola di EarthData mostra invece temperature di circa 66°C il 18 ottobre 2001 (5-6 settimane dopo gli attentati).



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Molten metal - sulfur

di mother



Lo zolfo a Ground Zero, in tutta probabilità, ha giocato un ruolo di primo piano.
Prima di affrontare l'argomento, è bene ricordare l'analisi chimica compiuta su un campione di acciaio del WTC7 da parte del FEMA (FEMA403 Appendice C).


Evidence of a severe hight temperature corrosion attack on the steel, including oxydation and sulfidation with subsequent intergranular melting, was radily visible in the near surface microstructure. A liquid eutectic mixture containing primarily iron, oxygen, and sulfur formed during this hot corrosion attack on the steel. This sulfur rich liquid penetrated preferentially down grain boundaries of the steel, severely weakening the beam and making it susceptible to erosion. The eutectic temperature for this mixture strongly suggest that the temperatures in the region of the steel beam approached 1000°C, wich is substantially lower than would be expected for melting this steel.

Nel caso dei campioni del WTC 1 e WTC 2 analizzati nel rapporto FEMA, si nota ancora la presenza di composti di ferro e zolfo, tuttavia la minore presenza dell'attacco corrosivo indica che sono state raggiunte temperature inferiori (700-800°C).


Come si può notare dagli stessi ingrandimenti del metallo, la compattezza della grana viene corrosa su un lato dai composti.
Siccome è logicamente presumibile, per la conducibilità termica dell'acciaio, che il campione si trovasse a temperature omogenee, questa situazione evidenzia un fenomeno di corrosione dall'esterno, con composti di zolfo esterni alla sezione, ben diverso da una corrosione generalizzata e diffusa su tutta la matrice (senza limiti, senza boundary).
Gli effetti dello zolfo sull'acciaio (anche sul calcestruzzo e sui tondini) sono alquanto nocivi poichè innescano un fenomeno di corrosione intergranulare.

Lezioni di tecnologia dei materiali e chimica applicata autore Dina Festa, editrice libreria Progetto.
Influenza degli elementi Si (silicio), Mn (manganese), S (zolfo) e P (fosforo).
Tutti gli elementi che entrano in lega con il ferro si possono dividere in elementi alfageni (o ferritizzanti) ed elementi gammageni (o austenitizzanti).
Questa distinzione si basa sull'osservazione che un elemento in lega col ferro può, nel diagramma di stato ferro-elemento aggiunto, o allargare il campo di stabilità del ferro gamma, o restringerlo (aumentando nel contempo la zona di stabilità del ferro alfa). Dette A3 e A4 rispettivamente le temperature di 911°C e 1392°C, un elemento alfageno provocherà un abbassamento del punto A4 ed un innalzamento del punto A3, giungendo addirittura per una certa percentuale a chiudere completamente la fase gamma, rendendo stabile la fase alfa a tutte le temperature.
Al contrario un elemento gammageno provoca un abbassamento del punto A3 ed un innalzamento del punto A4, favorendo in tal modo la fase gamma. Elementi gammageni sono carbonio (C), nickel (Ni) e manganese (Mn); alfageni sono silicio (Si), cromo (Cr), molibdeno (Mo), tungsteno (W), vanadio (V), niobio (Nb) e titanio (Ti).
Lo zolfo (S) entra nelle ghise con percentuali fino allo 0.10-0.15% massimo e con percentuali di molto inferiori negli acciai.
Ciò in quanto lo zolfo, se presente sotto forma di solfuro ferroso FeS, forma con il ferro un eutettico che fonde ad una temperatura di circa 1000°C.
Nelle lavorazioni a caldo degli acciai (laminazione, fucinatura, trafilatura) la formazione anche in quantità minime di questo liquido eutettico è fortemente nociva in quanto, formandosi preferenzialmente ai bordi dei grani, provoca la decoesione e lo slittamento degli stessi: si ha quindi una pericolosa fragilità a caldo.
...
Per controllare lo zolfo si usa il manganese: questo, avendo una affinità per lo zolfo superiore a quella del ferro, lega a se lo zolfo presente formando solfuro di manganese MnS. In pratica per annullare gli effetti negativi dello zolfo occorre una quantità di Mn di circa 0.3% superiore a quella stechiometricamente necessaria per combinarsi con tutto lo S presente in lega.
...

Nelle analisi compiute dalla FEMA ed inserite nell'appendice C del rapporto vediamo proprio questo fenomeno di corrosione intergranulare che dal bordo si infiltra dentro la matrice dell'acciaio per precipitazione della fase liquida di FeS



L'analisi nei punti in cui è precipitato il composto di ferro e zolfo evidenzia proprio alte concentrazioni di zolfo inframezzate da grani di acciaio e zone composte da leghe di Mn, S ed O.




Piccolo accenno alle teorie complottiste
Come più volte detto la presenza di zolfo non avvicina alle teorie complottiste, anzi allontana da queste.
Steven Jones, ha sapientemente sfruttato le analisi della FEMA omettendo alcuni piccoli dettagli.
  1. Un marchingegno che applica termite in un punto per indebolire la colonna e far crollare la struttura svolge un'azione locale. La corrosione è diffusa. Locale significa che le tracce sono limitate in piccoli ambiti di azione, un po' come indicato nella immagine del suo pdf usata per indicare il metodo di applicazione del composto. Diffusa significa invece che le tracce di corrosione sono su tutto l'elemento strutturale per misure finite di lunghezza e su tutti i lati disponibili verso l'esterno.
  2. La supertermite userebbe zolfo e per questo avrebbe un'azione rapida, secondo Steven Jones. La termite non usa zolfo. La corrosione dell'acciaio da zolfo è un processo che richiede tempo, proporzionalmente alla capacità di reagire ed attaccare i grani di acciaio. Quindi la presenza di corrosione da zolfo nei campioni implica tempi lenti di reazione e ciò non si concilia con le ipotesi di utilizzo della supertermite, facendo invece ricadere l'ipotesi di Jones nell'uso di termite, che però manca di zolfo.
  3. Inoltre, se la termite o la supertermite distruggono la sezione fondendola, quello che ci si dovrebbe aspettare è una massa informe, di certo non elementi strutturali che preservano la forma (completamente o perdendo i bordi esterni intorno all'anima delle sezioni).
Ovviamente "piccoli dettagli" come la diffusione della corrosione da zolfo vengono trascurati dai vati dietrologi (fisici o meno che siano), poichè tali aspetti contraddicono la logica delle teorie di cui amano circondarsi.

Un esempio perfetto di come la teoria complottista stravolga dati ed immagini lo si può vedere in questo video, in cui vi è un'intervista a John Gross, uno degli ingegneri che ha collaborato alla stesura del rapporto NIST.
La forma del video è fare domande a John Gross ed in seguito, con l'editing, aggiungere delle immagini che smentirebbero la sua risposta.
La domanda verte sulla teoria di Steven Jones, che spiega la colata di metallo dal WTC 2 con la teoria termitica ed il ferro fuso.
Per questo si chiede se sia stato analizzato l'acciaio.
Gross spiega che non c'era molten steel.

Spiegazioni nei riguardi della colata di metallo dal WTC2 sono disponibili su questo post.
Indicazioni sulla facilità con cui si passa dal molten metal al molten steel e riguardo all'immagine di Silecchia sono disponibili su questo post.
Un altro utile commento è disponibile in questo post.
Commenti relativi all'intervista in cui si parla di fonderia e colate laviche sono disponibili qui.





Commenti relativi a questa immagine con i pompieri protesi verso una intensa luce sono stati espressi in questo post




Quest'immagine mostra un bordo che è stato fuso.
La presenza locale della fusione, in netto contrasto con gli effetti diffusi di diffusione dello zolfo nelle sezioni analizzate dal FEMA e riprese da Steven Jones nel suo PDF, indica proprio il contrasto che prima si è cercato di spiegare.
Si vuole spacciare questo bordo corrugato, dovuto al taglio con fiamma ossiacetilenica, all'azione della termite/supertermite, che avrebbe agito tranciandolo.
Tuttavia, si può notare che lo stato di corrosione dell'elemento fra le parti rimaste integre e le parti fuse non presenti in superficie uno strato omogeneo di ossidi o composti di ferro e zolfo.
Considerando che tutti gli elementi sono stati innaffiati per settimane da idranti e dagli agenti atmosferici, si può ben capire che la fusione indicata è postuma rispetto al crollo ed evidentemente dovuta alla bonifica dell'area di Ground Zero.
Se fosse avvenuta prima, lo strato di ossido sarebbe stato più omogeneo su tutte le parti.



Considerazioni riguardo questa immagine sono espresse qui con tabella indicante le temperature attinenti ai punti segnati.


Si ricorda la sconfutazione del sito complottista riguardo a possibili effetti termici delle bombe.


Residuo Corrosione

La formazione della fase liquida intorno ai grani del metallo ha disgregato vaste zone degli elementi strutturali e dovrebbe aver formato un residuo poco compatto di composti fusi di FeS o FeCS insieme a grani di acciaio - ad alta temperatura avrebbero inoltre avuto le caratteristiche di radiazione della luce visibile già descritte (tabella Jones, indicazione Wood, post).


La presenza dello zolfo sugli elementi strutturali potrebbe essere antecedente al collasso, oppure seguente.

Nel primo caso, gli elementi strutturali avrebbero avuto una quantità eccessiva di zolfo come elemento di lega disciolto nella matrice di ferro-carbonio e la spiegazione del metallo fuso fuoriuscito dal WTC2 potrebbe basarsi su una nuova ipotesi.

Tuttavia, tale ipotesi si scontra contro la difficoltà di realizzare forme e sezioni degli elementi strutturali per estrusione o laminazione proprio per il fenomeno della fragilità a caldo (per non parlare delle saldature fra elementi che avrebbero creato pericolose rotture), per non parlare dei rigorosi test metallurgici che venivano svolti sugli elementi strutturali prima della collocazione in sede, sia dalla ditta costruttrice che dagli ispettori della certificazione di qualità della Porth Authority di New York e del New Jersey, committente dei lavori.
Inoltre, la presenza di zolfo nella matrice d'acciaio degli elementi strutturali avrebbe portato ad una disgregazione uniforme sia delle parti esterne che di quelle interne, distruggendo completamente la sezione degli elementi strutturali fuori e dentro l'anima.
Infine, verifiche sui materiali come la ASTM E119 avrebbero messo in risalto tale problema.


Nel secondo caso si dovrebbero invece individuare le fonti di zolfo o composti di zolfo presenti su Ground Zero.
A tal riguardo, F.D.Greening ha scritto un testo in cui elenca le varie fonti di zolfo presenti nell'area.



Infine va aggiunta un'ultima considerazione (tra l'altro espressa sovente nei recenti post in cui parlo di molten metal): la mancanza di analisi sui campioni di metallo fuso o solidificato non permette di determinare appieno che composti vi fossero presenti.
Ciò non toglie che non si possano fare considerazioni logiche sui pezzi non fusi di metallo presentati dai dietrologi come molten steel.




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Molten metal - colate laviche nelle subway

di mother



Riguardo all'argomento molten metal, Luogocomune su Youtube ha postato un video inerente le pozze di metallo fuso.

Il video di LC è la traduzione di questo video



Immagini delle subway erano disponibili nel sito di Robert DiStefano, subwaywebnews.com, altre nel sito dell'Hudson Tube, altre ancora sono state postate da Judy Wood.
Si può poi ricordare il video dell'History Channel Rise and Fall of an American Icon.

Posto alcune immagini raccolte da questi siti





(from Steve Spak)







D'altra parte, non si capisce per quale motivo si traduca con canali della metropolitana, quando in americano ci si riferisce a questa con i termini subway e tube.
Inoltre sarebbe bastata una ricerca in internet dei termini inerenti per vedere che la metropolitana che passava sotto il complesso del WTC aveva altri problemi di natura completamente diversa.

Oltre al rischio legato al freon del serbatoio centralizzato dell'impianto di condizionamento delle torri (il freon, più pesante dell'aria, si sarebbe potuto riversare dentro la metropolitana, diffondendosi per la rete e provocando asfissia in varie altre stazioni) vi fu un notevole pericolo di allagamento di tutta la rete delle subway.

Il documentario di History Channel - The World Trade Center, Rise and Fall of an American Icon mostra anche alcune immagini riguardo questo lavoro per il contenimento delle acque.





Il muro di contenimento intorno al complesso del WTC, che allungava il percorso che l'acqua filtrante dalla baia doveva percorrere per arrivare fino ai locali interrati, a seguito del crollo subì gravi danni.
Danni furono subiti anche dalle altre pareti stagne dei piani interrati del WTC.









Il rischio che tali strutture si rompessero completamente e dalla baia partisse un moto di filtrazione d'acqua che avrebbe raggiunto la subway e da lì si sarebbe diramata su tutta la rete, era un problema non da poco, sia visto che tutti i soccorsi erano occupati a cercare superstiti a Ground Zero, che l'uso e l'importanza che la metropolitana svolge nei trasporti urbani di New York.

Il rischio era anche che la rete ferroviaria sotterranea del New Jersey venisse raggiunta dalle acque del fiume Hudson, visto che i percorsi ferroviari PATH passanti sotto il World Trade Center congiungevano i due stati passando sotto il letto del fiume, con pendenza rivolta verso il New Jersey.

Di tale argomento parla anche Judy Wood (link), cercando di dimostrare che il danno al muro era minimo e la metropolitana non era allagata (questo perchè, sostenendo la teoria complottista di demolizione con esplosivi, si ricollega al tracciato sismografico di Palisades, come fece a suo tempo Bollyn)





Si può ricordare inoltre questo post in cui John Kerry, interrogato sull'11 settembre, dice che ricorda di un muro che rappresentava un pericolo e furono costretti ad abbatterlo (ovviamente fu interpretato dai complottisti come una chiara prova per il WTC7).



Si può infatti notare come nelle immagini superiori vi sia la presenza di un incipiente allagamento di acqua proveniente dalle infiltrazioni dei muri di contenimento e solo in parte dovuti agli idranti che cercavano di spegnere gli incendi sulla superficie delle macerie di Ground Zero.
Viene persino utilizzato un canotto per spostarsi nella subway.







Tuttavia, rimane sempre la testimonianza di alcuni worker (probabilmente sono dei pompieri), che indicano una zona precisa in cui molten steel sarebbe colato similmente ad una fonderia.
Per quanto la differenza fra "steel" e "metal" stia in un'analisi chimica o nella determinazione della temperatura di fusione, più che nella temperatura posseduta, come più volte indicato (post1, post2), il punto indicato è:


Risulta facile trovare quale zona sia indicata con altre immagini di Ground Zero.



La zona indicata è quella del World Trade Center 2, vicino al World Trade Center 3.

Il WTC2 è già ad onor di cronaca per la fuoriuscita di metallo fuso dalla facciata prima del crollo, argomento che ha sviluppato contrasti e discussioni.

Bill Biggart, un giornalista morto il giorno degli attacchi, seppellito dal crollo della seconda torre (WTC1), riuscì a fotografare la zona del crollo del WTC2 e del Marriot Hotel (WTC3).

La foto mostra come degli incendi cominciassero a propagarsi sulle macerie e sul materiale combustibile depositatosi dappertutto.


Altri, come Bob Bilard, documentarono i soccorsi e l'azione dei pompieri per spegnere gli incendi diffusi





Altro materiale:
Articolo BBC
Articolo Hudsoncity.net
immagini lavori bonifica in prossimità della metropolitana
immagini subway / immagini subway




Aggiornamento articolo del 2-10-2007
Nuove immagini delle subway sono disponibile a questo link.
Documentano una gita in cui si percorre buona parte dei vecchi tunnel delle subway prosciugate e della vecchia fermata della metropolitana.

Il video trattato sopra in questo stesso post prodotto da luogocomune in cui si traduceva una testimonianza sul molten steel lasciando intendere che questo scorresse dentro le subway è disponibile in un'altra versione in cui viene fornita un'altra traduzione sul luogo dove scorrerebbe il metallo fuso.
Una differente versione è presente in questo video, trasmesso da Matrix nella puntata del 16.04.2007.
Tale video fa anche parte di una risposta più generale di Mazzucco a Attivissimo (qui maggiori riferimenti).
Al minuto 6.40 vediamo che la traduzione è:

I mancorrenti sono disponibili con una semplice ricerca su un motore di ricerca.

I mancorrenti possono essere chiamati anche corrimani.
Come acciaio fuso possa correre su un corrimano, meriterebbe di essere spiegato.



Vengono inoltre aggiunte queste immagini, tratte dal documentario dell'History Channel Rise and Fall of an American Icon.



Con questa animazione il documentario mostra come l'acqua filtrante stesse rompendo definitivamente il muro di contenimento lesionato dalla caduta delle torri al suolo.


Questa immagine documenta il cedimento del terreno e la formazione di vaste crepe.


Questa immagine documenta l'acqua infiltrata in un tirante del muro fuoriuscire dal giunto di chiusura.

La PBS ha trattato in American Rebuilds il problema ed alcuni documenti in merito possono essere trovati a questo indirizzo e quest'altro.

Viene inoltre aggiunto questo importante video che documenta l'arrivo sulla stazione della subway (3.40sec) da parte dei primi soccorritori.




Aggiornamento del 17-02-2008

Nella traduzione del video dietrologico Zeitgeist - The movie, luogocomune fornisce una nuova traduzione della testimonianza sul molten metal







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Molten metal - testimonianze

di mother


Vi sono varie testimonianze riguardo al molten metal.

La meno recente è riportata da Bollyn (il post l'aveva già indicata, l'articolo verteva su Palisades, e poichè il testo di Bollyn accennava a più questioni sconnesse fra loro, si era scelto comunque di citarla)
Tully told AFP that he had seen pools of “literally molten steel” in the rubble.
Loizeaux confirmed this: “Yes, hot spots of molten steel in the basements,” he said, “at the bottom of the elevator shafts of the main towers, down seven levels.”
Secondo l'intervista di Bollyn a Loizeaux, tracce di hot spot (punti caldi) di acciaio fuso erano nel basamento del vano ascensori nei sottolivelli del WTC.

Inoltre vi era questo testo
...
Here is what he wrote to me today at 10:38 PST:
Mr. Bryan:
I didn't personally see molten steel at the World Trade Center site. It was reported to me by contractors we had been working with. Molten steel was encountered primarily during excavation of debris around the South Tower when large hydraulic excavators were digging trenches 2 to 4 meters deep into the compacted/burning debris pile. There are both video tape and still photos of the molten steel being "dipped" out by the buckets of excavators. I'm not sure where you can get a copy.
Sorry I cannot provide personal confirmation.
Regards,
Mark Loizeaux, President
...
indicato come commento in questa discussione e presumibilmente indicato come un intervento diretto.

Per quanto sia difficile dimostrare che il commento sia autentico, l'intervendo di Loizeaux in un sito internet può essere dovuto all'azione pressante nei suoi confronti perpetrata dai dietrologi americani proprio via internet.
Anche Mark Loizeaux è stato oggetto di accuse: data l’importanza della
sua società nel campo delle demolizioni, molti cospirazionisti ritengono che
possa essere stata l’artefice materiale della demolizione con esplosivi da loro
teorizzata. Loizeaux racconta di aver ricevuto minacce di morte e dozzine di email,
dirette a lui e alla sua famiglia, che li accusano di essere assassini. “È doloroso
non solo per noi” dice. “È doloroso anche per chi ha perso i propri cari. È doloroso
per gli americani feriti, sensibili e di buon senso. E siamo stati feriti tutti quel giorno.”

da 11 settembre I miti da smontare editore terredimezzo

In seguito si diffuse nel mondo dietrologico il video di Luigi Cazzaniga (vi è anche il video della WABCTV e la foto di Louis Lazano)


Questo video, in parte discusso in questo post, mostra vari materiali incandescenti fuoriuscire da un punto della facciata del WTC2 (è il seme della discordia in Scholars for 911 Truth).

Il video del molten metal che fuoriesce dal WTC2 si lega bene con la testimonianza di metallo/acciaio fuso nel vano ascensori, vista la possibilità che il materiale sia caduto in entrambe le direzioni.


Tuttavia, se riprendiamo la testimonianza di William Rodriguez (link):
Nella torre 1 ho trovato una persona che lavorava in una squadra di salvataggio, che mi ha detto: «Sento delle grida, sento gridare». C'era acqua ovunque perché si era attivato immediatamente il sistema degli sprinkler antincendio, tutto era inondato. A quel punto ho preso uno degli ascensori, nella torre ce n'erano 150 di ascensori, e mi sono avvicinato alle due persone che gridavano tra il B2 e il B3. Erano disperate, nell'ascensore non c'era più luce né energia elettrica, urlavano che stavano per annegare, io non riuscivo a capire, ma come? Era perché l'acqua scendeva da tutti i piani e si accumulava in quelli più bassi, entrava nel pozzo dell'ascensore con una tale forza che quelli bloccati dentro rischiavano di annegare. Ho detto: «Dio aiutami!». Non ero un credente: «Dios mio por favor aiudame! Mi sono guardato attorno e ho trovato un pezzo di metallo, un rottame, ho iniziato a dare colpi sulla porta per cercare di rompere il meccanismo e la porta si è aperta. Ma c'era il vuoto perché, in realtà, la cabina era molto più in basso. Ho cominciato a pregare Dio nella mia lingua.
...
Era uno sbarramento di polizia che aveva isolato l'area per sicurezza, guardando mi attorno ho visto i corpi di tutti quelli che si erano buttati dall'edificio. Ho anche riconosciuto il cadavere della signora dei 33° piano che avevo chiesto di accompagnare giù, il suo corpo era stato tagliato a metà come da una gigantesca ghigliottina, perché mentre usciva una lastra di vetro le era caduta addosso precipitando dall'alto straziandola in quel modo in una frazione di secondo. Ad un certo punto ho sentito tutti che mi urlavano: «Corri, corri, correte». Ho sentito come un terremoto e l'unica cosa che ho percepito è stato un autocarro dei vigili dei fuoco di fronte a me, ho pensato che sarei rimasto ucciso e mi sono ritrovato sotto questo automezzo con tutto che crollava attorno.
Il metallo fuso nei video fuoriesce dal WTC2. Bollyn non accenna a quale vano ascensori si riferisse (WTC1 o WTC2). Rodriguez salì nel WTC1 dopo aver salvato delle persone da un ascensore bloccato nel vano interrato del complesso. Tuttavia sarebbe ancor più curioso che le condizioni di complotto valse per un edificio non vi siano anche nell'altro. Metallo fuso, come da testimonianza derivata dall'intervista di Bollyn, ed acqua nel vano degli ascensori, come raccontato da William Rodriguez, non legano molto bene. Altrettando curioso è che William Rodriguez, uscito dalla Hall alla base dell'edificio, osservandosi attorno, non sia stato investito od abbia visto le tonnellate di termite che Steven Jones ipotizza per demolire le strutture. Anzi, parla di cadaveri (poco resistenti alle alte temperature) e vetri precipitati dall'alto.


Vi è un video in cui un pompiere parla di "red hot" (punti rossi e caldi) sulle macerie di Ground Zero, anche dopo settimane dal crollo.
In parte stupito per la presenza di tali zone sulle macerie a distanza di settimane, dice che risulta pericoloso bonificarli perchè gettando acqua sul posto si levano grosse nubi di vapore.
Va fatto notare che la versione completa del video non è disponibile e, come si vede nell'immagine, la gru smuove materiale non coeso (cenere, residui, polvere) senza che vi sia la presenza di pezzi di acciaio incandescenti.



In quest'altro video tradotto da Luogocomune si discute di molten metal

Pompieri, lavoratori alle dipendenze di Mark Loizeaux, ... non si sa chi siano poichè i possessori del video hanno diffuso solo il troncone che faceva loro comodo (tattica spesso usata dalle interviste giornalistiche al Pentagono di Jamie McIntyre, fino ai recenti tagli del video della Zembla con l'intervista a Danny Jowenko).
Tuttavia, si stima il punto indicato dagli stessi intervistati nel video.


Trattato qui.


Vi è la foto di Frank Silecchia (lo stesso che trovò la famosa croce del WTC, altro link)


Il sito di riferimento http://www.wtcgodshouse.com/ ha la registrazione scaduta da svariati anni.
È lo stesso tipo di pace rassicurante che Frank Silecchia sperimentò il 13 settembre 2001, mentre si avventurava con alcuni vigili del fuoco dentro le rovine del World Trade Center. Quel giorno speravano ancora di trovare sopravvissuti, ma dopo alcune ore di lavoro avevano individuato soltanto tre cadaveri, portati in superficie a fatica dentro grandi sacche di plastica. Frank era stremato e sconvolto per tanta distruzione: «Non so come sia l’inferno, io lo immagino come un posto così», ha raccontato una delle prime volte in cui ha incontrato persone del movimento a New York. Cercando un luogo dove tirare il fiato, Silecchia si avventurò in un gigantesco atrio che un tempo era l’edificio 6 del Wtc e qui, illuminata dalla sua torcia, in un silenzio assoluto, vide la croce, piantata in verticale in mezzo alle macerie: «Dietro - ha raccontato - c’erano altre due croci d’acciaio più piccole. link
Analizzando la foto di Silecchia, vediamo che le pinze della gru intorno prendono del metallo ad alta temperatura e del metallo solidificato.
Non si può stimare di preciso che metallo sia dalla sola foto.

Vi sono tre possibilità: acciaio incandescente con sopra alluminio ed altri metalli parzialmente fusi, un blocco di altri metalli semifusi od un pezzo di acciaio integrale.

Altro materiale rimane a terra in una nube di vapore da cui spicca una barra incandescente.
In primo luogo si può ricondurre quest'immagine a quei punti caldi descritti da un pompiere in un precedente video anche se non vi è una piena consequenzialità fra le due.
Il metallo, preso e sollevato in questa foto, non è fuso visto che lo si stringe e rimane compatto.
Risulta difficile credere che sia stato sciolto per una semplice questione legata al raffreddamento.

Se per esempio fosse acciaio oltre la temperatura di fusione, non avrebbe incontrato molta resistenza a colare verso le profondità di Ground Zero poichè, per essere fermato, avrebbe dovuto trovare un materiale capace di rimanere consistente ai circa 1500°C di temperatura di fusione dell'acciaio.
Inoltre il mezzo meccanico, di certo non dotato di cucchiaio raccogli-liquido, si sarebbe saldato ad un eventuale acciaio fuso.

Tanto più che la barra, che si vede emergere dai detriti, ha spessore piuttosto esiguo e, a maggior ragione, avrebbe dovuto perdere la sua consistenza.
Il fatto che tale barra appaia piegata, ma ancora in forma di tondello, lascia presumere che la temperatura di fusione non sia mai stata raggiunta (temperature fra i 700-800°C fino ai 1500°C, campo austenitico in cui vi è una scarsissima resistenza dell'acciaio e uno stato semisolido viscoso).
Viene quindi a cadere la possibilità che la foto di Silecchia indichi un blocco di acciaio fuso.

Risulta forse difficile o quasi impossibile distinguere fra le altre due ipotesi proposte in modo certo, senza delle analisi chimiche sul composto rappresentato, tuttavia vi sono molte considerazioni da fare.
In effetti l'immagine di Silecchia mostra delle parti gocciolare dai pezzi incandescenti.

Tale effetto può essere creato da qualche metallo fuso sulla superficie di un altro metallo come l'acciaio, caratterizzato da temperatura di fusione superiore rispetto ai primi.
In tal caso, molto interessante è questo pdf di Greening, che documenta quanto alluminio fosse presente a Ground Zero a causa della distruzione degli edifici.

Tuttavia vi è un'altra spiegazione, descritta in questo post.

Oltre quanto descritto nel rapporto FEMA, molto prima che cominciassero gli accenni dietrologici al molten metal, possiamo vedere che anche nel rapporto della commissione 9/11 furono ascoltate, senza remore, testimonianze su tale argomento.
testimonianza dell'1/4/2003 di Kenneth Holden alla National Commission on Terrorist Attacks upon USA:

"Quick, but safe decisions regarding where to put the cranes had to be made, inspection of the slurry wall and water in the basement were conducted, while numerous fires were still burning and smoldering. Underground, it was still so hot that molten metal dripped down the sides of the wall from Building 6. Cars both burned and pristine, were suspended in the air balanced on cracked parking garage slabs." link

["Era necessario prendere delle decisioni rapide ma sicure su dove collocare le gru, e furono svolte ispezioni del vascone di contenimento e della presenza d'acqua nei piani sotterranei, mentre bruciavano e covavano ancora numerosi incendi. Sottoterra, il calore era ancora così elevato che dai lati del muro dell'Edificio 6 sgocciolava metallo fuso. C'erano auto, sia incendiate sia intatte, sospese in aria, in equilibrio sui solai incrinati dei garage"]).

Il pdf della societ Liro, una delle quattro società che intervenirono per i lavori di ricerca e bonifica di Ground Zero, si inserisce nella questione a metà fra la foto di Silecchia ed il video in cui si parla di punti caldi fra le macerie.

Red Hot Debris. The removal of debris from the collapsed areas requires the safe lifting and maneuvering of very heavy steel beams, often twisted and tangled from the force of the collapse. Some beams pulled from the wreckage are still red hot more than 7 weeks after the attack, and it is suspected that temperatures beneath the debris pile are well in excess of 1,000°F. One group of beams fell end-first, embedding themselves deeply into the subway system below. The removal of these beams – one of which struck an electrical equipment room – is a delicate operation requiring close coordination with New York City Transit . Although the 1/9 station below the Trade Center is heavily damaged, 1,200ft. are intact. LiRo is working with New York City Transit to shore up the station so that there will be no further damage. Key among LiRo’s on-site engineering staff are structural engineers Dick Posthauer and Chuck Guardia, Jr., and civil engineer Mike Marsico, formerly with the Port Authority. Frank Franco, an architect with LiRo’s construction management group, serves as LiRo’s project manager, with Joe Pinto, a CPA, as financial manager.
Il Pdf descrive la difficoltà del bonificare l'area con macerie calde e afferma che, dopo 7 settimane, si sospetta che le temperature fossero ancora superiori ai 1000°F (555°C).
Vi è poi un gruppo di colonne, evidentemente non fuse, che crollando si sono fortemente conficcate nelle subway, arrivando a lesionare il ramo della metropolitana che passava sotto il complesso (link).

Vale la pena citare anche questo articolo di Brent Blanchard, in cui viene data risposta a varie tesi dietrologiche (molten metal, esplosioni controllate, ecc...).
La Protec, una società che lavora nel campo delle demolizioni controllate, ha avuto accesso al materiale prodotto dalle società che bonificarono Ground Zero (Protec, Tully Construction, D.H.Griffin Wrecking, Mazzocchi Wrecking, Yannuzzi Demolition, Gateway Demolition e Manafort Brothers).
"An explosive other than conventional dynamite or RDX was used...a non-detonating compound such as thermite (aka thermate), which gets very hot upon initiation and can basically 'melt' steel. This can be proven by photographs of molten steel taken at Ground Zero, the temperature and duration of underground fires, and comments made by rescue workers."
PROTEC COMMENT: We have come across no evidence to support this claim.
This claim is actually a loose connection of unrelated individual assertions, therefore we must address them as such.
1. The vast majority of comments made by rescue workers, city officials or various others not involved in the actual demolition process at Ground Zero regarding the heat of underground fires or "molten anything" (steel, aluminum, tin, composites, etc.) are conjecture and have no practical value in determining what types of materials were actually burning and at what temperature. Most were simply never in a position to know, and those that were have acknowledged that they don't know for sure.
2. Photographs that we have examined purporting to show demolition equipment extracting "molten steel" from the debris at Ground Zero are inconclusive at best, and most are inaccurate as described. Extracting various hot metallic compounds or debris is one thing, but "molten steel beams" is quite another. As a fundamental point, if an excavator or grapple ever dug into a pile of molten steel heated to excess of 2000 degrees Fahrenheit it would completely lose its ability to function. At a minimum the hydraulics would immediately fail and its moving parts would bond together or seize up. The heat would then quickly transfer through the steel components of the excavator and there would be concern for its operator. The photos we have reviewed on various websites do not show any of this, and if anything, indicate that the underground fires -while very hot - were not hot enough to melt steel.
3. In an effort to further research this assertion, we spoke directly with equipment operators and site foremen who personally extracted beams and debris from Ground Zero (several of whom have requested anonymity to prevent harassment). These men worked for independent companies in separate quadrants of the site, and many were chosen due to their extensive experience with debris removal following explosive demolition events. To a man, they do not recall encountering molten structural steel beams, nor do they recall seeing any evidence of pre-cutting or explosive severance of beams at any point during debris removal activities.
4. The assertion that thermite played a role in the towers' collapse has been put forth by Steven Jones, a Professor at Brigham Young University. This author spoke with Professor Jones at length in February 2006, and we have corresponded via email a few times since. As he has explained it, metallurgic tests were conducted on two sections of steel beams that were saved for 9/11 memorials in the New York area. These beams apparently tested positive for "trace amounts of thermite", which led Jones to conclude that thermite was used on 9/11 by unknown parties to compromise support beams in WTC 1, 2 and 7. Professor Jones acknowledges that his investigation is still in the research phase and that questions regarding the viability of his theory remain unanswered. For example, it is unknown how thermite's destructive process could have been applied and initiated simultaneously on so many beams - in several buildings -undetected and/or under such extreme conditions. It is also unusual that no demolition personnel at any level noticed telltale signs of thermite's degenerative "fingerprint" on any beams during the eight months of debris removal. And a verifiable chain of possession needs to be established for the tested beams. Could they have been cut away from the debris pile with acetylene torches, shears, or other potentially contaminated equipment while on site? Could they have been exposed to trace amounts of thermite or other compounds while being handled, or in storage, or during the transfer processes from Ground Zero to the memorial sites? We do not know the answers, but these and many related questions should be addressed if this assertion continues to be pursued.

Vi sono poi alcune immagini degli oggetti recuperati da Ground Zero o dal Pentagono.

This fused clump of presentation coins and a fire-scarred medallion were recovered from the damaged offices of the Pentagon link


This mass of fused coins was recovered from the debris of the World Trade Center link

This burned paper currency and tin of melted coins were recovered from the damaged offices in the Pentagon. link


Nella migliore risoluzione trovata, una serie di pistole e fucili bruciati delle parti non in acciaio o con caricatori esplosi per il calore.


Riguardo alle melted car, così care soprattutto a Judy Wood, che le usa per descrivere la presenza di mini-nukes, bombe atomiche o fantomatiche armi a raggi, si può vedere questo post.
Incuriosisce l'uso del termine melted o toasted anche per le auto bruciate da incendi ben documentati da altrettante foto.
Per quanto parti metalliche vengano meno a seguito degli incendi, definire le auto come fuse o squagliate è un uso esagerato del termine.


Dal link
“The [NYFD] people who called us had been killed,” Atlas considered as she surveyed the tons and acres of wreckage. “Nobody’s going to be alive.” Fires burned and molten steel flowed in the pile of ruins still settling beneath her feet. She wore a respirator to filter out the smoke, dust, and fumes, but Anna worked without a mask to sniff out places where the broken dead lay. Anna is a live-find dog, but she developed a “truly intent stare” that Atlas came to recognize as her response to catching the scent of a corpse. Mostly they found parts. link
L'accenno dell'acciaio fuso è solo questa breve parte del racconto che accenna agli incendi ed all'acciaio che cola nei detriti.
"Fires are still actively burning and the smoke is very intense," reports Alison Geyh, PhD. "In some pockets now being uncovered, they are finding molten steel." link
Molten steel o molten metal....in delle sacche era presente molten steel alla temperatura di 1500°C.
Si può notare come questa piccola e breve frase ricordi i red hot debris prima descritti.
I talked to many contractors and they said they actually saw molten metal trapped, beams had just totally had been melted because of the heat. So this was the kind of heat that was going on when those airplanes hit the upper floors. It was just demolishing heat.
Una carrellata di stralci di interviste o racconti personali in cui si accenna a molten steel può essere trovata a questo link.

Questo articolo del 2002 conferma le affermazioni del rapporto FEMA riguardo la possibile presenza di composti di ferro e zolfo fusi per il basso punto di fusione:
There is no indication that any of the fires in the World Trade Center buildings were hot enough to melt the steel framework. Jonathan Barnett, professor of fire protection engineering, has repeatedly reminded the public that steel--which has a melting point of 2,800 degrees Fahrenheit--may weaken and bend, but does not melt during an ordinary office fire. Yet metallurgical studies on WTC steel brought back to WPI reveal that a novel phenomenon--called a eutectic reaction--occurred at the surface, causing intergranular melting capable of turning a solid steel girder into Swiss cheese.
Materials science professors Ronald R. Biederman and Richard D. Sisson Jr. confirmed the presence of eutectic formations by examining steel samples under optical and scanning electron microscopes.
...link

Dal blog di Henry possiamo trarre ulteriori considerazioni sulle dinamiche presenti in Ground Zero, grazie anche ad un esempio pratico avvenuto in Europa:

All'interno dei parcheggi sotterranei erano presenti centinaia di autoveicoli, che da soli avevano il potenziale per sviluppare ed alimentare incendi colossali (serbatoi di benzina e olii combustibili, lubrificanti e materiali plastici derivati dal petrolio) ed oltre a questi combustibili, si sono concentrati, in particelle di dimensioni anche molto piccole, centinaia di tonnellate di materiali combustibili presenti nelle Torri sotto forma di mobili, archivi, rivestimenti, materiali per edilizia e di servizio, ricoperti poi da uno strato di polveri e macerie che ne hanno garantito l'isolamento dall'atmosfera e quindi la dispersione del calore.
Il quadro, già di per sè catastrofico, è stato ulteriormente reso drammatico dal tiraggio naturale di aria consentito dai tunnel presenti sotto le macerie, che hanno consentito condizioni ideali per incendi proseguiti per mesi.
Nonostante l'uso di tecniche avanzate di telerilevamento delle temperature, che, con l'aiuto fondamentale e determinante del DIG hanno guidato le squadre di spegnimento verso i punti di maggior pericolo, le temperature sotto lo strato di macerie si sono mantenute per settimane attorno ai 600-800°C.
Non deve stupire, quindi, la presenza di travi arroventate e di metallo fuso nei sotterranei (laddove per metallo si deve intendere alluminio e sue leghe, cioè metalli caratterizzati da basso punto di fusione, non certamente l'acciaio, come qualcuno vorrebbe far credere); del resto, le testimonianze dei pompieri parlano di centinaia di carcasse di autoveicoli bruciati ed appoggiati sui mozzi delle ruote, con pozze di metallo fuso al posto dei cerchi in lega. link





In conclusione si rimanda a questo importante post che tratta delle misurazioni di GeoNews.




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Fiat Lux 5: la termografia di Carol Ciemiengo

di mother

Nei riguardi della termografia eseguita da Carol Ciemiengo l'11 settembre si può svolgere qualche considerazione. L'articolo di Ciemiengo è reperibile a questo link.


Crono911 era già intervenuto qui. Un esempio di articolo dietrologico è visibile a questo link sul sito Luogocomune.

Sulla base di quanto qui spiegato si può capire in parte quale sia il funzionamento degli strumenti di misurazione della temperatura di un corpo in base alla radiazione infrarossa.


Per basse e medio alte temperature un corpo si trova ad emettere infrarossi secondo la legge di Planck.

I termometri ad infrarossi grazie alla realizzazione di corpi neri quasi perfetti (rendimenti quasi del 98%-99%) riescono ad immagazzinare la radiazione infrarossa di una data lunghezza d'onda ed a misurarne il contenuto energetico. In questo modo, sapendo le caratteristiche del materiale, riescono secondo la legge di Stefan-Boltzmann a stimare la temperatura.

Come già spiegato qui il coefficiente di emissione di un materiale è caratteristica fondamentale per stabilire come questo plasmi le emissioni. Tuttavia, come già indicato nel precedente post, le radiazioni elettromagnetiche subiscono l'influsso dell'atmosfera e dei gas/sostanze presenti.
Per esempio nel PDF già indicato che studia il surriscaldamento del pianeta (l'assorbimento di radiazioni solari) viene detto:
La riflessione diffusa, in tutte le direzioni (scattering), è dovuta principalmente all'urto con le molecole dell'aria, del vapor d'acqua e del pulviscolo atmosferico; in conseguenza di ciò una parte della radiazione viene rimandata verso lo spazio esterno. L'assorbimento è dovuto principalmente all'ozono (03), al vapor d'acqua (H20) ed all'anidride carbonica (CO2). L'O3 assorbe principalmente nell'ultravioletto e l'H20 nell'infrarosso. Le radiazioni con λ <>; nell'intervallo di lunghezza d'onda 0,29 - 0,35 µm il coefficiente di assorbimento dell'ozono diminuisce e diventa nullo a 0,35 µm; vi è poi una debole banda di assorbimento dell'ozono vicino a λ = 0,6 µ m. Il vapore d'acqua assorbe fortemente a bande nell'infrarosso, con bande centrate attorno alle lunghezze d'onda di 1, 1,4, e 1,8 µm. Al di sopra di 2,5 µm la trasmissione dell'atmosfera è molto bassa, a causa dell'assorbimento dell' H2O e dalla CO2, l'energia nello spettro di radiazione extraterrestre è minore del 5% dello spettro totale e di conseguenza l'energia ricevuta al suolo per λ > 2,5 µm è molto
piccola.
Oltre al comportamento del materiale ed alla presenza di particolari particelle anche la distanza influisce interagendo sull'intensità luminosa (se la radianza si conserva steradianti e potenza emissiva si compensano).

E' per questo che per strumenti di misura della temperatura basati sulla misurazione dei raggi infrarossi emessi si deve sempre tarare lo strumento su un campione conosciuto di temperatura al fine di eliminare tutte le possibili distorsioni.

Judy Wood nel post indica questo sito: the theoretical basis for radiation measurement, in cui c'è il pdf dedicato ai sensori di radiazioni infrarosse
ATMOSPHERIC ABSORPTION
IRTs differ from most other temperature sensors in that the sight path between the sensor and the object being measured is part of the measurement equation. The transmission of infrared radiation through the atmosphere is affected by the absorption characteristics of the many constituents found in the atmosphere. The atmosphere is composed of gases, liquids, and solid
particles, all of which attenuate or scatter infrared radiation in one way or another.
...
Infrared instruments and systems should avoid all or most of the atmospheric absorption bands where practical, but if this is not possible in certain cases, calibration of the infrared system should take into account atmospheric path length and humidity.
...
CALIBRATION TRACEABILITY
The most common application for blackbody sources is the calibration of radiometers and infrared thermometers. Because these devices are emissivity dependent—that is, their measurement accuracy is related to the infrared emitting property of the target of interest—the only way to determine measurement uncertainty with a high level of assurance is to calibrate against a source of known emissivity and temperature
Si può quindi vedere prendendo la legge di Stefan-Boltzmann che il potere emissivo integrale, l'energia emessa dalla curva di Planck al variare della lunghezza d'onda delle radiazioni, è strettamente collegato alla temperatura.

Una cattiva calibrazione al materiale emittente, la presenza di grandi distanze che disperdono la radiazione infrarossa e la presenza di gas, umidità e pulviscolo alterano i risultati e tendono ad abbassare il valore reale presente ad un valore misurato scevro di parte dell'energia elettromagnetica diffusa, assorbita o difratta nel mezzo intercorrente fra la sorgente e lo strumento di misura.

Quindi non sembra essere corretto prendere in considerazione le misure della termografia di Carol Ciemiengo.



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Fiat lux - Torre Windsor e World Trade Center 4

di mother



Sulla base delle spiegazioni fornite in questo post più tecnico possiamo andare a vedere qualche altra differenza esistente fra l'attentato al World Trade Center e l'incidente alla Torre Windsor.

Osservando questo video (video trovato da Hammer) le considerazioni che se ne possono dedurre sono molte.

In primo luogo, al secondo 0.52 si ha una cascata di materiale incandescente da uno dei lati dell'edificio senza che l'incendio si sia ancora propagato a buona parte della struttura come testimoniato dal seguito delle immagini.
Colate saranno presenti anche in seguito nelle fasi di espansione dell'incendio.

Si può ipotizzare che sia molten metal; tuttavia manca un'analisi diretta del materiale e via blog si possono fare solo deduzioni a posteriori (ad incendio domato sulle immagini delle macerie).


Sarebbe interessante sapere se anche per la Torre Windsor Steven Jones si sente in vena di parlare di complotto per demolirla con l'uso di reazioni termitiche e soprattutto per quali scopi.

Comunque riguardo del tema della termite sono stati scritti numerosi articoli ed analisi rintracciabili con la funzione google-search nel blog.


In secondo luogo, possiamo vedere come vi sia la totale mancanza di emissione di fumo visibili nell'immagine mentre risaltano le radiazioni rosso giallastre del fuoco.
In questo caso l'incendio si sviluppa di notte anzichè di giorno, quindi con una sola sorgente luminosa le radiazioni emesse risaltano maggiormente.


Va anche detto che oltre alle considerazioni qui svolte sull'emissione elettromagnetica di corpi caldi o sulla diffusione delle radiazioni luminose, sono da fare alcune considerazioni sull'osservatore.
La CIE, International Commission on Illumination, eseguendo una serie di studi psicofisici è arrivata a definire il campo di sensibilità visiva di un osservatore standard.

In primo luogo la percezione dei colori base è diversa a seconda che sia giorno (photopic vision) o notte (scotopic vision).
Le curve di efficacia luminosa tabellate vengono utilizzate come pesi per il calcolo della funzione di Planck al fine di rendere ed ottenere valori più corretti sulla stima della radiazione vista da un osservatore standard.

Tale spostamento della capacità di percepire le radiazioni visibili comporta per esempio che le varie tonalità del colore rosso sia difficilmente percepibili di notte (link).

Un altro esempio utile per capire è qui: Why is a candle flame yellow?


Dato il flusso luminoso emesso dalla sorgente candela e data la funzione peso che indica la percezione dell'osservatore standard (efficacia luminosa spettrale) si ottiene il massimo di radiazione con una curva a campana pronunciata e massimo sulla campo delle radiazioni gialle (intersezione fra la curva di flusso e la curva di percezione).

Si può quindi capire come vi sia uno spostamento verso il giallo della percezione del colore della candela da parte di un osservatore standard.







Si può dire che i due incendi sono percepiti diversamente.

L'immagine appena messa mostra inoltre come anche per la Torre Windsor, come per il WTC1 e WTC2, prima del crollo parziale dell'edificio le strutture presentassero una modifica dell'assetto di equilibrio statico dovuto a carichi ordinari, sintomo di un'evouzione progressiva nel tempo di ridistribuzione dei carichi e delle tensioni, visto l'indebolimento delle resistenze specifiche.

A ciò segue la ripresa del crollo di una buona parte della struttura che precedentemente aveva ceduto


Altri riferimenti alle differenze fra WTC e Torre Windsor sono presenti nell'articolo di Henry qui




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Fiat lux 3: diatriba Jones/Wood

di mother

Un parere è stato espresso sulla possibilità che a 1000°C l'alluminio presenti una radiazione compatibile con quella visibile nel WTC2 in questo post.

Vediamo comunque alcuni aspetti della diatriba fra Steven Jones e Judy Wood non inerenti quanto avvenuto l'undici settembre, ma riguardanti soltanto gli esperimenti in se da loro eseguiti a supporto delle loro tesi.

La diatriba fra Steven Jones e la Wood che portò alla separazione del movimento Scholars for 911 thrut in due basati su teorie dietrologiche incompatibili (Jones con la teoria termitica e la Wood con la teoria delle bombe nucleari) è stata descritta qui.
  1. L'esperimento di Steven Jones atto a verificare le affermazioni del NIST consiste nel porre dell'alluminio in una ciotola con delle materie plastiche e del legno (il NIST si esprimeva a riguardo della presenza di fibre di legno e materie plastiche nel crogiolo fuoriuscito dal WTC), nel scaldarlo con una fiamma ossidrica e nel far colare l'alluminio su un pianale (pressione ambiente e condizione di luce diffusa). Si può quindi notare la radiazione luminosa dell'alluminio e il colore emanato non conforme con quanto visibile nei video dell'undici settembre.
  2. L'esperimento di Judy Wood invece pone dell'alluminio su un catodo di tungsteno (temperatura di fusione oltre 3000°C). L'elettricità passante nei metalli riscalda i materiali secondo caratteristiche legate alla resistenza elettrica e permette di ottenere all'aumentare della potenza temperature sempre maggiori.
Entrambi soffrono cronicamente della mancata indicazione della temperatura a cui hanno portato il loro alluminio.

Mancano quindi i dati cruciali dai quali impostano esperimenti i cui risultati sfruttano per sostenere le proprie opinioni.

Vediamo più approfonditamente questi esperimenti.

Nell'esperimento di Steven Jones abbiamo dei video (video1 video2) che mostrano il metodo di riscaldamento scelto ed i risultati.

S. Jones nel suo articolo di critica alle considerazioni del NIST ci dice che nell'esperimento ha anche inserito assieme all'alluminio fuso delle parti di plastica e di legno a simulare i polimeri ed il legno di una scrivania presenti in un generico ufficio del WTC. Il metodo di riscaldamento scelto è la fiamma ossiacetilenica.
We melted aluminum in a steel pan using an oxy-acetylene torch. link



Andando a riprendere un articolo di Henry sull'uso della fiamma ossidrica: Approfondimento tecnico sul taglio termico dell'acciaio
Il primo punto che voglio chiarire é che il taglio termico dell'acciaio non é un processo solamente fisico, come sarebbe stato se si fosse trattato semplicemente di portare a temperatura di fusione l'acciaio, ma si tratta di una tecnica di taglio essenzialmente chimica.
In particolare, il riscaldamento fisico crea le condizioni ottimali perché si possa realizzare la seguente reazione chimica che porta al taglio vero e proprio:
.
3 Fe + 2 O2 = Fe3O4
(con sviluppo di gran quantità di calore)
...
Per poter realizzare l'ossidazione rapida, é necessario quindi portare ad alta temperatura l'acciaio (a temperatura, comunque, che resta inferiore a quella di fusione dell'acciaio), per poi indirizzare un getto di ossigeno direttamente sull'acciaio surriscaldato.
...
Dopo aver riscaldato la zona da cui iniziare il taglio, viene mandato ossigeno purissimo ad alta pressione, dando origine ad una vera e propria "lama" di ossigeno che ossida ad altissima velocità l'acciaio, determinandone il taglio.
Perché il processo di ossidazione esotermica dell'acciaio abbia inizio, o meglio si "inneschi", é necessario che il punto di inizio della zona di taglio abbia raggiunto una temperatura sui 900° C, in modo che poi sia lo stesso calore liberato dall'ossidazione rapida dell'acciaio (che raggiunge la massima velocità di reazione alla temperatura di 1300°C) a consentire la fusione dell'ossido di ferro che si crea dalla reazione chimica, consentendone l'allontanamento da parte del getto di ossigeno.
Il meccanismo di taglio dell'acciaio, basato sulla reazione fortemente esotermica di ossidazione, si autosostiene, fino a quando é disponibile ossigeno per alimentare la reazione chimica.
...
La temperatura di fusione del prodotto della reazione (cioé gli ossidi del metallo da tagliare) deve essere inferiore alla temperatura di fusione del metallo da tagliare, altrimenti si formerebbe uno strato protettivo di ossidi che bloccherebbe l'autosostentazione della reazione chimica, impedendo al fronte di attacco di continuare ad impegnare nuovo metallo.
Se nel caso dell'acciaio ciò si realizza molto bene, perché i vari ossidi di ferro fondono dai 1370°C ai 1565°C circa, nel caso di altri materiali, come l'alluminio, ciò non accade, dato che l'ossido di alluminio fonde a 2050°C, mentre l'alluminio fonde a 660°C.
Solamente l'esiguo spessore del rivestimento in alluminio ha quindi consentito di affrontare la demolizione anche con apparati di questo tipo, senza dover procedere alla rimozione meccanica dell'alluminio, ma utilizzando la sola fiamma di riscaldo per portare a fusione localmente il rivestimento esterno e quindi innescare la "combustione" del ferro con l'ossitaglio.
Quindi nell'esperimento di S. Jones l'unica fonte di calore è quella fornita dalla reazione ossiacetilenica, poiché per l'alluminio non avviene una reazione di ossidazione esotermica capace di sostenere il processo di fusione (ciò corrisponde a tagliare senza l'uso del solo ossigeno ad alta pressione con possibilità di raggiungere grossi spessori, ma semplicemente tagliare portando a fusione una certa parte di metallo entro certi spessori). Il sito Minerva scrive riguardo alla fiamma ossidrica:
Il gas che si brucia nel cannello ossidrico è una miscela di idrogeno e ossigeno, che brucia con fiamma bluastra liberando una grande quantità di calore. La combustione avviene all'estremità del cannello costituito da due tubi che portano separatamente i due gas fino alla fiamma.... Ancora oggi si sfrutta la possibilità d generare alte temperature con la fiamma ossidrica. Una delle prime applicazioni fu la realizzazione della fusione del platino in un crogiolo di calce. L'alta temperatura (2250°C) della fiamma è impiegata in metallurgia per la saldatura autogena del ferro, della ghisa, del rame, dell'alluminio; per i lavori di fucinatura, di brasatura, di colata, ecc...Una lamiera di grosso spessore, per es. di 160mm può essere tagliata con la stessa nettezza di un utensile, a mezzo di un cannello ossidrico, in una decina di minuti, anche sott'acqua. Il costo dell'idrogeno e la necessità di usare bombole ad alta pressione come contenitori hanno spinto a sostiuirlo con altri combustibili, soprattutto con acetilene; si parla allora di fiamma e cannello ossiacetilenici.
Osservando le immagini dell'esperimento di Steven Jones si osserva proprio la fiamma bluastra simbolo di gas incandescenti ad alta temperatura. Tuttavia si nota anche che il contenitore dell'alluminio non emette nessuna radiazione di luce (le fiamme dal contenitore sono provocate dalla plastica e dal legno inseriti).


Nel post tecnico avevamo indicato alcuni video in cui l'alluminio appariva grigio ed altri in cui non appariva grigio (video1 video2).


L'effetto del calore dovrebbe investire sia il contenitore che l'alluminio.

La mancanza di dati sul contenitore non può fornire una significativa indicazione in nessun merito nè a favore nè contro.

Se si sapesse di che materiale si tratta (si può solo presumere che sia ferro), ci si potrebbe chiedere a che temperatura sia stato portato vista la mancanza di radiazioni in relazione dei dati di riflessione/emissione più consoni.


La mancanza di indicazioni sulla misurazione della temperatura nel video non migliora un esperimento scientificamente poco significativo così come molti altri video diffusi in Internet.

Va fatto notare che il picco di 2200°C raggiunto da una fiamma ossiacetilenica non è garanzia che l'alluminio sia alla temperatura massima, a causa del periodo di esposizione che condiziona lo scambio di calore e la sua dispersione (anche questo non indicato nel video).

Facciamo un esempio semplice: il metano ha una temperatura di autoignizione di 600°C, ma questo non significa che appena vi si posa sopra una pentola piena d'acqua questa arrivi istantaneamente a 600°C.

Quindi l'esperimento si colloca in quel buco di rappresentazione che va dal punto di fusione dell'alluminio (660°C con alluminio riflettente più che emettitore di radiazioni luminose) fino al punto di fusione o di illuminamento del contenitore in cui è contenuto il metallo da analizzare, entrambi al di sotto dei circa 2200°C producibili con la fiamma ossidrica alla pari degli altri video precedentemente sorpa presentati.

Va fatto notare un ulteriore aspetto: l'ossidazione dell'alluminio. A contatto con l'aria, l'alluminio surriscaldato dalla fiamma ossiacetilenica forma subito uno strato di ossido in superficie reagendo con l'ossigeno.

Tuttavia se ci limitassimo ai soli scritti fra Jones e Wood perderemmo un passo curioso della diatriba Jones vs Greening.

In risposta ad quest'altro esperto (settembre 2006), F.D. Greening, con un altro esperimento inerente l'interazione fra alluminio fuso dell'aereo e ruggine depositata sopra un elemento strutturale come possibile causa di reazioni termitiche esplosive, Jones scrive:
We also noted that while a steel pan holding the aluminum glowed red and then yellow hot, when poured out the falling aluminum displayed a silvery-gray color, adding significantly to the evidence that the yellow-white molten metal flowing out from the South Tower shortly before its collapse was NOT molten aluminum. (Recall also that the yellow color of the molten metal (video clip above) implies a temperature of approximately 1100°C -- too high for the darksmoke hydrocarbon fires burning in the building.) This is a point worth emphasizing: aluminum has low emissivity and high reflectivity, so that in daylight conditions after falling through air 1-2 meters, molten aluminum will appear silvery-gray, while molten iron (with its characteristic high emissivity) will appear yellow-white (at ~1100oC) as observed in the molten metal dripping from the South Tower just before its collapse (see: link ). We also recall that this molten metal, after falling approximately 150 meters (or yards) still retained a reddish orange color (photograph above). This is not the behavior of falling, molten aluminum
Contrariamente all'esperimento atto a verificare le affermazioni del NIST utilizzato anche in risposta alla Wood per affermare l'impossibilità che l'alluminio emetta delle radiazioni luminose giallo aranciate e sia riconducibile così alla colata visibile nel WTC2, in questo testo di risposta a Greening, Jones ammette che l'alluminio nella ciotola raggiunge i colori giallo aranciati, ma al momento della colatura entro pochi metri perde queste caratteristiche raffreddandosi all'aria.

Per Jones tali colori sono attribuibili ad una temperatura di 1100°C del metallo.

Si può far notare che anche in questo caso mancano immagini che mostrino un effettivo riscontro sulle temperature indicate.

Da notare che a Judy Wood non è mai pervenuta questa risposta, visto che il 21 maggio 2007 ancora vi è un botta e risposta nei suoi confronti per la questione radiazioni luminose dell'alluminio a 1000°C (11-settembre.blogspot.com).

Stephen Philips, fisico americano a sostegno della causa di Judy Wood facendo affermazioni simili sull'emissione/riflessione dell'alluminio sposta i termini di comparsa della radiazione rendendo possibile che a 1000°C venga emessa una radiazione luminosa non completamente grigia.

Solleva poi una vasta serie di critiche in parte poco inerenti con il post ed in parte che prevedono questioni di riflessioni della luce ed emissività su quegli elementi che secondo la teoria di Steven Jones sarebbero stati tagliati con cariche di termite. Infatti la termite per tagliare scalda l'acciaio (discusso già qui punti 4-5).

Nell'esperimento di Judy Wood il catodo di tungsteno e i pezzettini di alluminio sono posati l'uno sull'altro. Questo fa sì che la corrente si ripartisca fra i due metalli descrivendo un sistema in parallelo (l'alluminio presenta minor resistenza e resistività rispetto al tungsteno sia a temperatura ambiente che ad alte temperature, quindi trasmette maggiore corrente elettrica).



Date le leggi di Ohm e le leggi sulla resistività si può stimare al temperatura dei conduttori.


I due conduttori raggiungono temperature differenti, tuttavia visto le piccole differenze e il contatto fra metalli si può immaginare che siano alla medesima temperatura, evitando così calcoli di scambio di calore.

Data la coppia di V, tensione elettrica ed I, intensità elettrica, applicata si ottiene la temperatura raggiunta (dietro a questo concetto stanno i fusibili); data la temperatura da raggiungere si può stimare la coppia di (V,I) da applicare.

L'uso di queste semplici equazioni è tuttavia una approssimazione allo studio.

All'aumentare della temperatura la resistività di ogni materiale tende a cambiare tendendo per alte temperature a perdere la linearità di comportamento.

Lo studio del comportamento elettrico di un metallo fuso risulta non normalizzato con leggi e richiede la sperimentazione in laboratorio.

Ricadono in questa casistica l'esperimenti di Judy Wood ed il caso pratico del WTC2, ricordandosi questo post di Henry che lascia paventare la presenza di cariche ioniche molto potenti e probabili correnti vaganti.

Un altro aspetto di interesse in un esperimento in cui la corrente elettrica ha un ruolo dominante è l'ossidazione dell'alluminio.

L'ossidazione che avviene al semplice contatto con l'aria e migliora con l'aumentare della temperatura, come sopra descritto crea un composto dal punto di fusione superiore rispetto a quello del metallo puro.

Il semplice contatto con l'aria crea un film estremamente sottile che difficilmente rimane integro sul metallo puro liquido.

Diverso è il caso di un metallo solidificato con un film di ossido sulla superficie a protezione del sottostante metallo puro o di altri metalli quali il ferro (vedi protezione con alluminio anodizzato).
L'alluminio è un forte agente riducente, ma, quando viene a contatto con l'aria, forma una sottile pellicola (10^4 -- 10^6 mm), molto dura e trasparente di Al2O3 che aderendo fortemente alla superficie metallica lo protegge da una ulteriore ossidazione. Per accelerare l'ossidazione si deve allora scaldare. (link)
In tal caso è interessante l'anodizzazione dell'alluminio. L'anodizzazione è il processo che permette di depositare uno strato protettivo di allumina sulla superficie di un oggetto di alluminio al fine di creare uno strato contro la corrosione avviene depositando il materiale sull'anodo in un bagno elettrolitico.

L'ossigeno contenuto nella soluzione acquosa viene quindi spinto a reagire con l'alluminio ricomprendo l'oggetto di uno strato d'ossido distribuito e compatto.

Al catodo questa operazione non sarebbe possibile, poichè l'alluminio caricato negativamente (potrebbe subire una reazione di riduzione e non di ossidazione) non verrebbe spinto a reagire con l'ossigeno formando uno strato di ossidi superficiali.

In questo caso ci si differenzia dall'esperimento di Steven Jones.

Si ricorda che a favore di Judy Wood era intervenuto anche un altro fisico: Stephen Philips.
Link segnalazione di Henry.

In conclusione, si può dire che entrambi gli esperimenti, volendo indagare comportamenti estremi del materiale sui quali anche la fisica teorica universitaria esprime poche leggi, formule e teoremi, avrebbero bisogno di indicazioni più chiare riguardo ai dati ed alle condizioni di sviluppo. Da questi si potrebbe trarre un risultato chiaro che permetta di identificare o comparare in modo certo il fenomeno fisico trattato.



Aggiornamento articolo 2-10-2007
Uno degli esempi analizzati da Judy Wood riguarda le immagini tratte dal libro Build an Oil Fired Tilting Furnance di Steve Chastain (libro dedicato alle tecniche di fonderia amatoriali ed alla costruzione di un forno per fondere metalli).
Le conclusioni della Wood sono che il materiale sia alluminio fuso, a pressione ambiente ed in normali condizioni di luce.

Osservando il processo di purificazione dell'alluminio presentato viene indicata la formazione di composti di ossidi che possono essere a galla, affondare o mescolarsi con l'alluminio:
Metallic aluminum is normally covered with a thin film of oxide because the metal readily oxidizes in air at room temperature. This oxide film forms a protective barrier against further oxidation. When melting aluminum, the exposed surface of the molten metal will oxidize to form dross. This dross may float on top, sink to the bottom, or it may become mixed in the melt. If the dross is not ³wetted² by the aluminum it will float. However if it is wetted, it may become mixed into the melt or sink to the bottom. The specific gravity (weight relative to an equal volume of water) of some of the materials found in dross are listed below. link
ossidi di Mg, Cu, Ca, Si avvicinano il composto alle condizione di mescolanza di più metalli sopra descritti con variazione del coefficiente di emissione verso il valore unitario.


Inoltre vengono aggiunte queste due immagini dei lavori di bonifica di Ground Zero in cui appare evidente come venissero impiegati sia i cannelli sia la fiamma ossidrica.



worker con cannello in azione


worker con fiamma ossidrica in azione



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Fiat lux 2: metallo fuso dal WTC2

di mother

Trattando il problema della radiazione luminosa in questo post più tecnico, abbiamo visto come sia difficile eseguire uno studio teorico privo di approssimazioni troppo restrittive che permetta di stimare con correttezza la radiazione emessa dall'alluminio nell'intorno dei 1273K.

Cerchiamo adesso di ragionare su quanto avvenuto nel WTC2 l'11 settembre 2001.


In primo luogo bisogna affermare che al momento non esistono studi comprovati sul materiale fuoriuscito dall'edificio quel giorno.

La necessità di mettere in salvo le persone circa 400 metri più in basso, la presenza di un'alta temperatura e il successivo crollo degli edifici non hanno permesso di prelevare un campione per analizzarlo e poter stimare se si trattasse di alluminio, leghe varie o acciaio.

Testimoni come William Rodriguez si soffermano più sui vetri e pannelli precipitati dall'alto, travolgendo persone, che sulle colate di metallo fuso.
...il suo corpo era stato tagliato a metà come da una gigantesca ghigliottina, perché mentre usciva una lastra di vetro le era caduta addosso precipitando dall'alto straziandola in quel modo in una frazione di secondo. link
Ciò è curioso, visto che teorie come quella termitica di Steven Jones prevedono colate di metallo fuso su tutte le facciate del WTC al fine di indebolire la portanza della struttura e creare un crollo progressivo (fosse l'unica critica alla teoria termitica...).

Quindi al momento sono utilizzabili solo le immagini ed i video.

In secondo luogo bisogna notare una profonda differenza: molten metal (metallo fuso) e molten steel/iron (acciaio/ferro fuso) sono cose diverse. Tuttavia spesso fra i dietrologi il passaggio da un generico metallo fuso ad acciaio fuso viene compiuto con la stessa facilità con cui si afferma che le temperature dentro il WTC erano così basse da non indebolire l'acciaio delle strutture portanti (le strutture portanti sono di acciaio, tuttavia vari metalli possono fondere a temperature inferiori rispetto quella dell'acciaio).

Il conflitto e la confusione imperversano e sono radicati dai lettori meno accorti fino ai vertici dei movimenti dietrologici a causa dell'esistenza di teorie complottistiche diverse in lotta fra loro, come già discusso in questo post.

Complottisti come Steven Jones e Judy Wood considerano che il metallo fuoriuscito dal WTC2 era rispettivamente ferro fuso (prodotto dalla reazione della termite) e alluminio fuso.

Il NIST stima il materiale in una mescolanza di una lega di alluminio ed altre componenti quali materie plastiche e fibre organiche.
Il Nist ritenne di precisare la propria posizione nel documento con le FAQ rilasciato nell' agosto 2006, in cui formulò, appunto, l'ipotesi di una pozza di alluminio fuso (composta da parte della lega aeronautica del Boeing 767/200 che colpì la Torre), a cui si erano unite sostanze organiche ed altre sostanze, come resine e plastiche, oltre al vetro, provenienti dal materiale d'ufficio e dalle strutture di rivestimento interno del piano commerciale, che era fuoriuscita dalla finestra per il cedimento ed il successivo inclinarsi delle floor-truss dei piani 81 e 80.

Il cedimento dei pavimenti dei piani citati è documentato anche da fotografie esterne del palazzo, in cui si vedono le travature orizzontali dei pavimenti assumere posizioni assai diverse da quelle di progetto.

Secondo il Nist, quindi, materiale in lega leggera, sia proveniente dall'aereo che dalla Torre stessa, si era fuso restando sul pavimento, per essere portato a temperature molto elevate nel corso del violento incendio che ha interessato i piani 80-81 in prossimità della facciata Nord, e sarebbe colato, probabilmente dal piano 81 sul piano 80 e da questo all'esterno, dopo aver inglobato sostanze chimiche presenti in abbondanza nel palazzo, come solfato di calcio (gesso) e materie plastiche. 11-settembre.blogspot.com
F.D. Greening, in un post di analisi della presenza di alluminio e della teoria termitica, indica:
The other major source of aluminum at the WTC was the aluminum alloy airframes of the Boeing 767 aircraft that crashed into the Twin Towers on the morning of 9-11. It may be estimated that, on impact, these aircraft weighed about 124,000 kg including fuel; of this weight, 46,000 kg comprised the fuselage and 21,000 kg made up the mass of the wings – all of which were fabricated from aluminum alloys. Modern airframes are invariably constructed from series 2000 aluminum alloys. Alloy 2024 is a typical example containing 93 % Al, 4.5 % Cu, 1.5 % Mg, and 0.5 % each of Mn and Fe. These metallic additions to aluminum lower the melting point of the alloy from a value of 660°C, for pure aluminum, to about 548 °C for alloy 2024. This relatively low temperature indicates that the fires within the Twin Towers were quite capable of melting at least some of the Boeing 767 aluminum airframe structures remaining in the WTC before its collapse. link
Steven Jones ha contestato alcune affermazioni dello scritto in alcuni documenti (interazione calcestruzzo-alluminio, possibilità di reazione termitica esplosiva fra ruggine depositata sopra elementi strutturali e alluminio dell'aereo), tuttavia questo argomento non è inerente al post.

Recentemente Henry ha postato questo articolo in cui si può leggere:
In ambito bancario ed informatico, la sigla "ups" ha un ben preciso significato, e cioé "uninterruptible power supplies" ed individua i cosiddetti "gruppi statici di continuità", cioé quelle strutture, composte da batterie stazionarie, che devono garantire la continuità dell'alimentazione elettrica per centri di calcolo e sistemi elettromedicali che non possono accettare la benché minima interruzione di servizio.
...
Del resto, numerose sono le testimonianze che su quel piano, l'81esimo della Torre Sud, ci fossero attrezzature informatiche relative al centro di elaborazione dati: ne parlano i sopravvissuti e, anche da parte complottista, Bollyn ne parla diffusamente citando una non ben definita "gola profonda" che avrebbe lavorato proprio in quella struttura.
...
Il piano 81 della Torre sud avrebbe quindi avuto un'ampia porzione della sua estensione occupata da batterie stazionarie di un "ups" della Fuji Bank.
...
Come è possibile vedere, l'ups si compone di un numero elevatissimo di batterie al piombo,
...
A questo punto, credo che si debba considerare come molto probabile che la colata sia da ricondurre ad alluminio delle leghe leggere, ma anche al piombo delle batterie, in combinazione con altri materiali derivanti da ciò che era presente sul piano 81 del WTC2 e che è colato, dopo il cedimento del pavimento, sul piano 80 da cui é successivamente fuoriuscito dalla facciata: un ruolo importante, nel cedimento del piano 81, credo sia da attribuire anche al peso delle batterie e all'azione di "indebolimento" operato dall'incendio al piano 80, che ha minato dal basso la capacità strutturale delle floor-truss sovrastanti.
Una piccola aggiunta che potrebbe essere fatta all'articolo di Henry e alla quale tra l'altro è si è sempre espresso a favore, riguarda l'azione dirompente dell'aereo al momento dell'impatto.

Come descritto dal NIST, il Boeing, impattando nei piani, ebbe non solo un'azione dirompente nelle strutture della facciata ed in parte delle strutture del core, ma contribuì a ridistribuire e con la successiva esplosione sconquassare pareti e oggetti nei piani, in parte addensando materiale proprio laddove Henry descrive la presenza del gruppo UPS di batterie.

Si può inoltre supporre, come già qui paventato, la presenza di archi voltaici e correnti vaganti dovute alle batterie al piombo.

Viene logico pensare che se doveva esserci acciaio fuso allora a maggior ragione dovevano essere fusi prima tutti gli altri metalli, materiali e composti presenti.

Tuttavia analizzare le radiazioni luminose emesse per determinare la temperatura senza un'adeguata considerazione sul coefficiente di emissione può indurre enormemente in errore.
Per comprendere questo concetto si può pensare all'esperimento di Judy Wood.


Se qualcuno ci presentasse quest'immagine e non conoscessimo né Judy Wood/Michael Zebhur né i dati dell'esperimento da loro sviluppato, saremmo portati a dedurre che l'ammasso fuso indicato sia lo stesso materiale, poiché vi è una medesima radiazione emessa.

In realtà ben sappiamo che il catodo è composto di tungsteno e sopra vi è depositato l'alluminio fuso.

La presenza di materiali diversi (piombo, silicio, alluminio, rame, latta, polimeri vari, materiali da ufficio, magnesio, manganese, ....), molti dei quali con temperature di fusione inferiori ai 1000°C, alcuni dei quali paventati dal NIST, non può far altro che richiamare ad un passo di questo testo di Scaglioni (link).

Si può però osservare che quanto più un materiale è chimicamente complicato, tante più sono le sue righe spettrali, tanto più il suo spettro si avvicina a quello del corpo nero.

Le condizioni per cui il molten metal emesso sia da descrivere come un corpo nero, piuttosto che come un corpo grigio od un corpo reale, sono quindi dovute alla presenza sul piano di svariati materiali composti, metalli e detriti di varia natura: quelli con temperatura di fusione inferiore ai 1000°C capaci di mescolarsi in un'unico amalgama all'esplosione dell'incendio.

Secondo questa deduzione, che tuttavia richiederebbe una conferma su un campione del metallo fuso fuoriuscito (che sfortunatamente manca), si può descrivere il comportamento del metallo fuso emesso dal WTC2 con un coefficiente di emissione elevato e prossimo al valore unitario (tanto più che la maggior parte dei metalli tende ad aumentare secondo leggi non note il proprio coefficiente di emissione al crescere della temperatura).

Si fa notare che nelle tabelle qui indicate l'acciaio presenta un coefficiente fra 0.075 fino a 0.88 a seconda del tipo di acciaio e delle sue condizioni superficiali.

Per vedere in modo semplice la radiazione emessa da un corpo nero ad una data temperatura si può usare questo applet o meglio ancora lo stesso su un sito italiano.

Il funzionamento è molto intuitivo:

1) si inserisce la temperatura in gradi kelvin e si osserva il colore risultante della radiazione

2) si sposta la lunghezza d'onda massima con il mouse tenendo premuto il tasto sinistro e si osserva la colorazione

3) si usa la barra a scorrimento e si osserva la colorazione.

4) i segni spuntabili sono gli assi x e y che vengono autodimensionati in funzione del grafico.


A 1273K il colore risultante è un rosso vivo.

Bisogna tuttavia ricordare qualche concetto precedentemente spiegato. Il contributo del sole non deve essere considerato, poiché si sta lavorando con un coefficiente di emissione prossimo ad un corpo nero. Al massimo il contributo sarebbe una piccola percentuale ed essendo una luce grigia porterebbe ad un tenue schiarimento.

Perchè una candela è gialla: in questo caso, poiché la percezione di un osservatore standard non recepisce tutti i colori nel medesimo modo, il colore complessivo subisce una variazione nelle concentrazioni con uno schiarimento e traslazione verso il giallo.

Sul sito dell'applet java non indicano questa correzione, ma solo il semplice calcolo delle concentrazioni.
A simulation of the visible spectrum is displayed under the curve, corresponding to 400 (blue), 500 (green), and 600 (red) values. The colored circles on the left represent the percent of each color present and a simulation of the total color of the object.
D'altra parte già in passato era state fatte notare due tabelle indicanti la correlazione fra colore e temperatura utilizzate da Judy Wood e Steven Jones.

(from Process Associates of America)

Tabella utilizzata dalla Wood per indicare a Steven Jones che "i metalli" alle alte temperature sviluppano una radiazione luminosa.


Questa tabella è stata indicata da Steven Jones nella parte del suo documento PDF in cui discuteva di WTC7 ed affermava che la radiazione prodotta dal metallo in foto era sicuramente prodotta da una fonte di calore superiore come la termite.
La scritta "WTC steel temp. due to fires" riferita alla temperatura di 600°C si rifà alle analisi delle colonne perimetrali del WTC1&2 compiute dal NIST (dimentica le analisi della FEMA di un campione di colonne del WTC7).

Si segnala inoltre il commento espresso da Steven Jones in risposta a Greening visibile in questo post.



In questo video (trovato dal blogger Bisqui) si può apprezzare la radiazione luminosa offerta dalla reazione termitica.

Colore radiazione durante colata materiale incandescente



Flash di luce durante la reazione

Colore blocco di ferro

Colore a freddo pezzo di ferro

Sulla termite sono stati scritti vari altri post.

Rimangono tuttavia altri aspetti da prendere in considerazione riguardo all'argomento molten metal.

1) molten metal - testimonianze
2) molten metal - sulfur
3) molten metal - colate laviche nelle subway
4) molten metal - USGS e GeoNews
5) molten metal - melted car




Aggiornamento articolo 2-10-2007

In base alle considerazioni svolte da Enrico sull'UPS ed in base alle considerazioni svolte qui sull'esperimenti di Judy Wood appare del tutto ovvio far notare che la presenza di elevate cariche elettriche (6000-10000 ampere) ha contribuito all'aumento della temperatura.

Un dato interessante da valutare é la corrente di corto circuito che una singola batteria é in grado di erogare, ricavabile da questa tabella:


da cui si vede che una batteria con una C10= 400 Ah libera, in caso di corto circuito, ben 6.816 Ampere, che salgono a ben oltre i 10.000 Ampere per le batterie con C10=1.340Ah.
Stiamo parlando di correnti di migliaia di ampere, che possono produrre effetti termici inimmaginabili.

Un esempio similare è rappresentato dai fusibili, elementi inseriti nei circuiti per limitare la corrente elettrica che vi può scorrere (cause esterne potrebbero esserci picchi indesiderati) grazie ad un elemento di differente metallo rispetto al rame del circuito capace di fondersi sopra determinati valori di rapporto fra potenziale e intensità di corrente (in altre parole in funzione della limitazione che si vuole ottenere si inserisce il fusibile del materiale più adatto).
Tale effetto della corrente si inserisce in un quadro già caotico e di difficile previsione, quale quello dato dal raggruppamento delle macerie ad opera dell'impatto del boeing e dell'esplosione.

Si ricorda inoltre un altro esempio chiaro.
Nei casi in cui si subisca un elettroshock il termine utilizzato per descrivere i danni di un eccesso di corrente elettrica transitante nel corpo umano (sopra i 10-15 milliampère) è ustioni a tessuti ed organi interni.
LIMITI DI PERICOLOSITÀ DELLA CORRENTE
Nel caso più frequente di corrente alternata con frequenza di 50Hz, si è potuto stabilire che per la maggior parte delle persone risulta che:
  1. i valori di corrente che vanno da 0 mA a 0,5 mA non vengono neanche percepiti e non provocano alcun effetto qualunque sia la loro durata. Il valore di 0,5 mA è considerato la soglia di percezione.
  2. Per valori che vanno da 0,5 mA a 10 mA la corrente viene percepita ma non provoca effetti dannosi qualunque sia la durata, e la persona è sempre in grado di staccarsi dal contatto. Il valore di 10 mA è considerato la soglia di pericolosità.
  3. Per valori di corrente da 10 mA a 200 mA il contatto può essere dannoso oppure no secondo la durata. Il tempo di sopportabilità della corrente diminuisce all’aumentare dell’intensità di corrente.
  4. Per valori di corrente maggiori di 200 mA il contatto provoca sempre effetti dannosi qualunque sia la durata.

Si ricorda inoltre questo post in cui si parla di una pratica storica, come il carbone da legna e questi post (Fumo dalla base delle Torri Gemelle, Smoke plume) in cui si analizza il fumo prodotto dal WTC.





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Fiat lux 1: parte tecnica

di mother

Nei riguardi della diatriba che ha portato alla scissione del gruppo Scholars For 911 Truth in due movimenti dal nome similare, basati su teorie incompatibili (teoria della demolizione controllata con uso di bombe nucleari e con l'uso della termite, vedi link) uno dei metodi paventati per discernere quanto avvenuto quel giorno è l'analisi della radiazione emessa dal metallo fuoriuscito dal WTC2.


Per fare questo bisogna fare un piccolo ma proficuo ripasso delle leggi che regolano le radiazioni dello spettro.

Visitando Google Video o YouTube possiamo vedere come vi siano molti video amatoriali di persone che hanno lavorato con l'alluminio fuso (temperature non indicate) ottenendo sia radiazioni di colore rosso sia radiazioni grigio lucente (ovviamente si presume la bontà dei dati inseriti nel video):


Trovo interesssanti soprattutto questi, in quanto si può notare in parte lo scolorimento dell'alluminio dovuto al raffreddamento:


Nel confronto con questo video si può inoltre notare un altro dato, ovvero il contenitore riscaldato che contiene l'alluminio.

Anche in questo caso manca un dato significativo, ovvero di che metallo si tratti. Tuttavia la mancanza di una radiazione luminosa in uno dei due casi lascia intendere che i metalli nel/del contenitore si trovano a temperature assai diverse. Le radiazioni luminose emesse dal metallo fuso vanno dal giallo acceso al grigio chiaro tipico dell'alluminio con un tenue rosso sbiadito di intermezzo.


Premetto che la scienza che studia il comportamento radiativo nei corpi (illuminotecnica e cromatografia) è poco sviluppata nell'ambito cromatografico di previsione delle radiazioni emesse da un corpo reale sottoposto ad un certo ambiente e temperatura.

Infatti la riproducibilità di tali condizioni a basse e medio alte temperature è assai facile tanto quanto migliore è la resa di strumenti di misura della temperatura indiretta basati su altri concetti fisici.

Campi paralleli più sviluppati si hanno per le altissime temperature nello studio delle radiazioni luminose prodotte dai corpi stellari e in applicazioni di rendering di ambienti simulato (programmi che simulano ambienti senza dover passare per gli integrali ed il loro calcolo).

Riassumendo per punti:

1) La luce è descrivibile con la legge di Planck, in cui al variare della lunghezza d'onda della radiazione che entra in un corpo nero si ha un determinato comportamento energetico del corpo nero con modificazione della sua temperatura.
(sono indicate due formulazioni)

In condizioni di equilibrio, assorbimento ed emissione sono identici, quindi la legge descrive anche le radiazioni che un corpo è in grado di emettere se sottoposto ad una certa temperatura.

Nel caso il corpo nero sia immerso in un ambiente a temperatura differente, il sistema non è in equilibrio, quindi assorbimento ed emissione di radiazioni potrebbero differire, anche se di poco.

2) Un corpo che assorbe tutte le radiazioni incidenti è un corpo nero (costante di assorbimento pari a 1, costante di riflessione e di trasmittanza nulle). Un corpo che assorbe solo parte delle radiazioni incidenti è un corpo grigio; vale la legge di Prevost.

Si può ben capire che un metallo non ha trasmittanza, quindi dato l'assorbimento/emissione, si ha la costante di riflessione (un corpo completamente riflessivo rispetto ad una radiazione elettromaghetica è un corpo bianco che riflette la luce bianca del sole o gialla di una lampada).

Un corpo reale come l'alluminio possiede un coefficiente di assorbimento/emissione variabile con molte caratteristiche: la temperatura, la lunghezza d'onda (l'alluminio, essendo di aspetto grigio, tende a riflettere egualmente rispetto ai colori base), la condizione della superficie del materiale (opaca, lucida...), la legge di Lambert.

In altre parole, alla funzione di Planck si sovrappone per moltiplicazione un ulteriore coefficiente, capace di descrivere il comportamento emissivo dell'oggetto variando la forma della curva all'aumentare della temperatura, accentuando picchi in corrispondenza di determinati valori di emissione luminosa (in questo modo possono essere definiti colori diversi alla stessa temperatura con diverse sostanze).

Si pensi, per esempio, ad un oggetto che di riflesso alla luce solare bianca appare come blu.
La radiazione bianca è data dalla mescolanza di blu, verde e rosso, il primo completamente riflesso e gli altri due assorbiti dal corpo.

(tratta da hyperphysics.phy-astr.gsu.edu vincitore del Merlot Classic Award winner for 2005)

Per comprendere il comportamento di un materiale al variare della temperatura ci si deve basare sulle indagini cromatografiche, che permettono di determinare il comportamento del coefficiente di emissione al variare di temperatura e lunghezza d'onda.

Dell'alluminio esistono pochissimi dati riguardanti indagini cromatografiche: a malapena qualche tabella indicante a qualche temperatura la costante di assorbimento/emissione, senza possibilità di prevedere in modo preciso il comportamento che ha fuori dai valori indicati.

Scaglioni indica questi valori

(520K = 247°C 900K = 627°C)
Judy Wood indica questi valori


3) A complicare ulteriormente lo studio interviene la legge di Lambert. Questa legge indica come si comporti una superficie di un materiale ad una data radiazione luminosa riflessa o emessa.
Alcuni metalli, come l'alluminio, non inviano in tutte le direzioni la medesima intensità luminosa, ma variano al variare dell'angolo di emissione rispetto la normale della superficie (per questo si costruiscono dei solidi fotometrici o sezioni di solido a cui si associano direzioni e quantità luminose definendo lo steradiante, angolo solido).

(tratto da qui)

Detto questo, si può ben capire che per studiare il problema posto da Steven Jones e Judy Wood nei riguardi delle emissioni dell'alluminio al variare della temperatura bisogna in primo luogo immaginare il metallo fuso in ambiente diurno, con una radiazione incidente del sole a cui si sovrappone un comportamento emissivo dato dal corpo caldo.

Le due radiazioni, sovrapponendosi, definiscono al variare della temperatura del corpo la radiazione visibile (si immagini di prendere due curve di Planck, una riferita al Sole e l'altra con temperatura variabile dell'alluminio con un corretto coefficiente di emissione al variare della temperatura e dell'assorbimento).

A tal riguardo bisogna fissare qualche altro concetto.

4) Il sole è una sorgente situata fuori dall'atmosfera terrestre, costituita da un corpo che emette una luce bianca alla temperatura di circa 5507°C (5780K). La luce emessa, che giunge fino a noi dopo aver subito il passaggio attraverso lo spazio (scarsa dispersione), fenomeni di riflessione, assorbimento e trasmittanza nell'atmosfera terrestre, fenomeni di dispersione per l'ozono, il pulviscolo contenuto nell'aria e la presenza di gas come l'azoto diluito nell'atmosfera, subisce una riduzione di intensità da tenere in considerazione.

Tuttavia il calcolo della riduzione in modo corretto non è semplice: basti pensare agli studi sul surriscaldamento del pianeta o agli studi sui pannelli fotovoltaici.

La radiazione che giunge a terra è strettamente dipendente dall'angolo di incidenza, dalle condizioni dell'atmosfera (maggiore o minore densità dell'aria), dall' alta o bassa pressione (UR umidità dell'aria), dai gas dispersi, dal pulviscolo e dallo spessore dello strato d'ozono, eccetera.

(tratto da miniwatt.it in un PDF riferito ai pannelli solari)


La radiazione varia con l'ora del giorno e la nuvolosità del cielo, raggiungendo picchi di 900-1200W su metro quadro per l'Italia.


La radiazione diffusa si attesta attorno ai 200-300 W su metro quadro.

Anche in questo punto il calcolo preciso risulta difficoltoso, tuttavia data la temperatura di emissione o da testo universitario la potenza emessa dalla superficie (P=3.77*10^26W) ed il raggio del sole (R=6.96*10^8m), si può calcolare in modo molto approssimativo, utilizzando la legge di Stefan-Boltzmann, un fattore medio correttivo alla radiazione ("molto approssimativo", poiché lo si pone costante rispetto alla lunghezza d'onda quando studi complessi indicano che gas diverse assorbono radiazioni diverse).

Il grado d'ombra in cui è inserito l'oggetto indicherebbe poi quanta parte della radiazione solare diretta riflessa o diffusa colpisce il materiale.
5) Una volta ottenuta la curva data dalla sovrapposizione della radiazione solare diretta o diffusa che illumina l'oggetto e dalla radiazione termica emessa, si può passare alla stima del colore.

Per comprendere come sia possibile percepire i colori da intensità di energia a varie lunghezze d'onda si può pensare ai milioni di recettori posti nell'occhio come ai pixel di una qualsiasi televisione.

Lo schermo della televisione è diviso in N pixel (in genere n pixel per pollice) che definiscono la risoluzione; ogni pixel emette un determinato colore.

Supponendo di lavorare con soli tre colori base, si può comprendere come per creare uno schermo bianco basti inserire omogeneamente nello schermo un'eguale quantità di pixel di ognuno dei colori base (N/3 per ogni colore).

Per ottenere uno schermo nero, non illuminare nessun pixel. Per ottenere un grigio, secondo una scala di intensità, un certo numero di pixel illuminati dai colori base e parte di pixel spenti.

Sulla base di questo semplice concetto, abbiamo una tavola dei colori ottenibili con tre colori base che indica i colori puri e le mescolanze di questi: il diagramma di cromaticità.

Nella funzione di Planck, i tre colori base sono rappresentati da intervalli di lunghezza d'onda fra l'estremo d 380 nm e 740 nm (molti testi differiscono nella definizione degli estremi di poche decine di nanometri).

Quindi la quantità di potere emissivo specifico sotteso secondo la funzione di Planck per ogni singola lunghezza d'onda definisce per ciascuno di questi intervalli la presenza del colore nei recettori dell'occhio.

Il colore finale del corpo è definibile con tre colori base X ,Y, Z, in cui si soppesa la presenza di ogni singolo sulla base dell'intensità totale della radiazione luminosa (X, Y, Z).

Due di questi colori sono liberi e definiscono il massimo di concentrazione di tutti e tre i colori sulla base del piano secante X+Y+Z=1, dato X e Y si calcola Z (link).

A questi colori si associa un'altra grandezza che indica il livello di bianco presente nel colore (link).

Nell'immagine del diagramma di cromaticità si può notare come le mescolanze di colori siano basate sulla presenza in concentrazioni diverse dei tre colori base e senza un riferimento all'intensità luminosa; in altre parole, si ottiene il bianco come mescolanza di tonalità (0.33, 0.33, 0.33 per ogni colore base), ma non la scala dei grigi.

A tal riguardo, definito il massimo di concentrazione sulla base del calcolo per parti della funzione di Planck al variare della lunghezza d'onda nei tre campi dei colori di base e due rapporti fra il massimo di concentrazione e gli altri due colori presenti, si deve stimare un'ulteriore caratteristica che definisce in che posizione si trovi il massimo nei riguardi dell'intensità luminosa globale.

Il colore viene espresso in vari modi più o meno completi nei programmi di disegno. In casi semplici viene definito con i tre colori base ed una scala da 0 a 255, dove per 255 si ha il massimo nella scala di bianco e per 0 il minimo.

Per esempio, se i due rapporti con il massimo di concentrazione di uno dei colori base sono prossimi a 1 (il caso di 0.33, 0.33, 0.33 nel diagramma di cromaticità) ed il massimo viene situato per intensità luminosa a 255, si ottiene il colore bianco, poiché per rapporti anche gli altri colori base sono nell'intorno di 255. Se situato nell'intorno di 128 per i rapporti unitari si ottiene un grigio medio, eccetera.

Se per esempio il colore rosso domina sugli altri due, può comunque essere un rosso vivido con il massimo di scala di bianchi o appena percettibile dal colore nero.

In questo campo l'illuminotecnica viene in parte meno, visto che non esiste una relazione precisa che leghi l'intensità luminosa ad una scala di valori finita.

Il sito hyperphysics.phy-astr.gsu.edu dice che il livello di bianco percepito non è una funzione lineare ed esperimenti psicofisici indicano sia una funzione logaritmica legata al flusso luminoso.

Le applicazioni pratiche prevedono, più che l'ottenimento di una relazione teorica o pratica per stimare il livello di bianco dalla funzione di Planck in studi di spettro, un sistema di confronto con eguali sorgenti luminose artificiali.

Infatti una scala logaritmica diviene difficile normalizzare in un intervallo di valori finiti (0-255) con cui esprimere la varianza fra gli estremi (bianco e nero). Utilizzando la scala logaritmica del flusso si ha la mancata normalizzazione, quindi per alti valori di temperatura si eccede la scala di 255.

Un modo a cui avevo pensato di associare l'intensità luminosa era basato sulla differenza di emissione integrale (o potere emissivo integrale calcolato con la legge di Stefan-Boltzmann) rispetto una sorgente a 500°K (un polinomio con potenza quarta è facilmente normalizzabile).
Tuttavia, per quanto rispecchi i valori ottenuti in questo applet java dedicato ai corpi neri, non è costruito su solide basi scientifiche.

In tal modo si possono costruire delle tavole in cui si stima al variare della temperatura il colore emesso dal corpo.

Posto un coefficiente di emissione costante con la lunghezza d'onda e con la temperatura pari a 0.06 anche per 933K (660°C, punto di fusione dell'alluminio), ed inserendo gli altri dati utili a descrivere la radiazione solare, si ottiene


e per 1273K (1000°C)



1473K (1200°C)


Si può quindi notare come la radiazione solare riflessa sia, per un corpo a coefficiente di emissione 0.06, preponderante rispetto alla radiazione termica e la variazione di concentrazione nel campo del colore rosso si manifesti a 1473K in piccola parte (probabilmente con un tenue colore rosso sbiadito).

La quantità di approssimazioni eseguite e la loro importanza lasciano comunque presumere che vi sia un grosso errore nella stima compiuta e quindi un basso grado di affidabilità nella previsione (cioè poca sicurezza nell'affermare con certezza che a 1000°C l'alluminio non presenta un colore rosso, ma comincia a presentarlo a 1200°C).

E' utile notare anche come aumentando il coefficiente di emissione cambino i rapporti fra le radiazioni emessa e riflessa.

Coefficiente di emissione 0.25 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.5 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.75 e T 1273K


Coefficiente di emissione 0.95 e T 1273K


Appare inoltre ovvio far notare che per eseguire un accurato studio della radiazione emessa al variare della temperatura da parte di un corpo inserito nella luce solare serve una serie di dati alquanto accurati basati su apposite cromatografie.

Tuttavia la cromatografia consiste nel ricreare in laboratorio le condizioni per cui si valuti la variazione del coefficiente di assorbimento al variare della lunghezza d'onda e della temperatura, indicando i valori di progetto applicati e non solo i risultati ottenuti.

Sulla base di queste spiegazioni possono essere eseguite altre considerazioni nei riguardi dei dati disponibili l'11 settembre.

Fiat lux - molten metal dal WTC2
Fiat lux - diatriba Jones Wood - 3
Fiat lux - Torre Windsor e World Trade Center - 4
Fiat lux - La termografia di Carol Ciminiego - 5

Post scriptum


Judy Wood indica questo sito per stabilire l'andamento del coefficiente di emissione dell'alluminio utilizzato per lo specchio di un telescopio.

Si può notare qualche piccola variazione nella curva rappresentante il coefficiente di emissione fra i diversi valori di lunghezza d'onda contro l'assunzione di considerare la lunghezza d'onda costante precedentemente fatta.
Se si ripensa alle considerazioni riguardo ai colori grigi ed alla equa composizione di colori di base, si può capire la variazione del coefficiente di emissione al variare della lunghezza d'onda, notando che la curva di Planck non è piatta nell'intervallo dello spettro visibile.


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Al-Qaeda: database della CIA?

di John - www.crono911.org

English abstract: the frequent claims that Al Qaeda is the name of a CIA database and was unknown before 9/11, and that Osama bin Laden was financially backed by the CIA are investigated. It turns out that the original source of these claims, often quoted even by prominent politicians, is a French conspiracy theorist. Legal papers, interviews and other documents dating as far back as 1989 prove instead that Al Qaeda was known well before 9/11 and that its name never stood for a database owned by the CIA or anyone else. CIA backing is denied by Ayman Al-Zawahri himself and other sources not tied to the US Government.

Quando si svolgono attività di studio e di ricerca sui fatti dell'11 settembre 2001, capita sovente di imbattersi in affermazioni ripetute e rilanciate su centinaia di siti, al punto che diventa quasi naturale pensare che le stesse rispondano a verità.

Molto spesso, però, quando si prende la briga di voler verificare tali affermazioni, si finisce per scoprire che la loro fondatezza è inversamente proporzionale alla loro diffusione e notorietà.

E' questo il caso dei presunti rapporti tra Al-Qaeda (la rete terroristica capeggiata da Osama bin Laden, responsabile degli attentati dell'11 settembre) e la CIA.

Un'affermazione frequente sull'argomento è quella secondo cui Al-Qaeda è un database della CIA:

"... Si è poi saputo che "Al-Queda", che infatti significa "la base", fosse il nome del database dato dalla CIA alla lista di guerriglieri arabi che avevano combattuto a fianco di bin Laden per cacciare i russi dall'Afghanistan, in un'operazione apertamente finanziata dalla CIA stessa."
(Massimo Mazzucco, regista, su Luogocomune)

"Al-Qaida, literally "the database", was originally the computer file of the thousands of mujahideen who were recruited and trained with help from the CIA to defeat the Russians..."
(Robin Cook, politico inglese, su The Guardian)

Un'altra affermazione largamente diffusa è quella per cui nessuno aveva mai sentito parlare di Al-Qaeda prima degli attentati del 2001:

"... di Al-Queda, la tentacolare organizzazione terroristica da lui fondata, fino al 12 Settembre 2001 nessuno aveva mai sentito parlare..."

"Dopo qualche giorno [dagli attentati] si scopre finalmente dell'esistenza di Al-Queda..."
(Massimo Mazzucco, regista, su Luogocomune);

"...nel 1998 Al Qaeda non esisteva ancora nemmeno nelle invenzioni del Pentagono"
(Massimo Fini, scrittore, su "Il Gazzettino", riportato da Disinformazione).

Risalendo tra le fonti, si scopre che proprio l'articolo pubblicato nel 2005 da Robin Cook sul giornale inglese The Guardian è quello che ha dato il via alla storia di Al Qaeda intesa come database della CIA.

Robin Cook (foto a destra) è stato ministro degli esteri britannico e si è dimesso in segno di protesta contro la presenza militare inglese in Iraq. E' morto per un infarto poche settimane dopo la pubblicazione dell'articolo, e questa circostanza ha subito attirato l'attenzione dei sostenitori delle teorie del complotto, come Maurizio Blondet, che nel novembre del 2005 riprendeva la vicenda su EffeDiEffe con un proprio articolo intitolato: "Al Qaeda? E' un database".

In realtà Robin Cook aveva a sua volta fatto proprio il contenuto di un testo pubblicato nella primavera del 2004 da Pierre-Henri Bunel sul giornale indiano World Affairs.

Bunel è un ex militare francese, e nel suo articolo egli sostiene che Al Qaeda era inizialmente il nome di un database utilizzato per le comunicazioni con i membri della Conferenza Islamica, organizzazione internazionale che riunisce una cinquantina di nazioni. Questo database sarebbe stato poi utilizzato come strumento di comunicazione fra gruppi terroristici ed enti governativi.

Gli scritti di Bunel possono essere consultati su FreedomForum, su GlobalResearch, su PolitiqueDeVie nonché sul suo sito DesordresMondiaux.

Una veloce ricerca ci porta a scoprire che Bunel ha collaborato con Thierry Meyssan, responsabile del network Voltaire.net e padre del cospirazionismo sull'11 settembre. In particolare, Bunel è autore di un'analisi che sostiene teorie alternative sull'attacco al Pentagono, integrata nel libro Le Pentagate, di Meyssan.

Nulla di nuovo sotto il sole, quindi: le fonti citate dai sostenitori di teorie complottiste risultano partire da... loro stessi.

I fatti sono invece ben diversi.

Già dal 5 novembre 1998 la Corte Distrettuale di New York aveva emesso un atto di accusa ufficiale contro Osama bin Laden, in cui si descrive dettagliatamente Al Qaeda e le sue attività:

Per tutto il periodo all'incirca dal 1989 fino al momento di questo atto d'accusa, ha operato un gruppo terroristico internazionale che si prefiggeva lo scopo di opporsi ai governi non islamici con la forza e la violenza... All'incirca dal 1989 fino ad oggi, il gruppo si autodefiniva "Al Qaeda" ("La base") . Dal 1989 fino al 1991 circa, aveva il proprio quartier generale in Afghanistan e a Peshawar in Pakistan. Intorno al 1992 i capi di Al Qaeda, incluso il suo "emiro" (o principe) Osama bin Laden qui accusato, e il suo comando militare si trasferirono in Sudan.

"At all relevant times from in or about 1989 until the date of the filing of this Indictment, an international terrorist group existed which was dedicated to opposing non-Islamic governments with force and violence... From in or about 1989 until the present, the group called itself "Al Qaeda" ("the Base"). From 1989 until in or about 1991, the group was headquartered in Afghanistan and Peshawar, Pakistan. In or about 1992, the leadership of Al Qaeda, including its "emir" (or prince) USAMA BIN LADEN the defendant, and its military command relocated to the Sudan..."

L'atto di accusa (indictment) traccia la storia dell'organizzazione e la sua diffusione a livello internazionale, nonché il ruolo di Osama bin Laden. L'indictment e altri documenti connessi possono essere scaricati dal sito della FAS.

Sempre nel 1998, Al-Qaeda ed Osama bin Laden sono citati in un decreto presidenziale emesso da Bill Clinton, in quanto elementi costituenti una minaccia nei confronti del processo di pace in Medio Oriente, nonché in un rapporto della CIA.

E' chiaro a questo punto che Al Qaeda era ben conosciuta non solo dai servizi segreti e governativi ma anche dai giudici almeno dal 1998 e non era certo un database, ma una vera e propria organizzazione terroristica.

Né è vero che di essa non si era mai parlato in precedenza: nel 1999 l'Emergency Response and Research Insitute, noto anche come ERRI, pubblicava il libro "Osama Bin Laden and Al-Qaeda: Compendium of Reports by the EmergencyNet News Service" in cui erano raccolti ben 17 articoli diffusi al pubblico sull'argomento tra il febbraio 1997 ed il febbraio 1999.

Semmai, la storia del "database" sembra richiamare l'origine del nome "Al Qaeda".

In lingua araba, Al Qaeda significa "La Base".

In questa intervista diffusa il 13 aprile 1999, il dissidente arabo Saad Al Fagih, poi risultato complice di bin Laden e della sua organizzazione terroristica (come testimoniano questa scheda e questa ordinanza del Consiglio Federale svizzero), ha spiegato che il termine è nato con riferimento alla base logistica di Peshawar (Pakistan) dove venivano registrati i nominativi dei volontari arabi ("20-30.000 persone") che venivano raggruppati in quella stessa base prima di essere avviati ai combattimenti in Afghanistan contro le truppe sovietiche. Al Fagih ha anche escluso che il nome "Al Qaeda", all'epoca, fosse utilizzato per indicare l'organizzazione capeggiata da bin Laden.

Un altro terrorista, Jamal Al-Fadl, arrestato e processato per aver partecipato agli attacchi sferrati da Al Qaeda contro alcune ambasciate americane in Africa, nel ricostruire la storia e la struttura dell'organizzazione, ha rivelato che essa nacque alla fine della guerra in Afghanistan, intorno al 1989. Le dichiarazioni di Al-Fadl possono essere scaricate dal sito CNS.

Il giornalista Peter Bergen (ripreso nella foto a destra, con la casacca blu, in occasione di un'intervista a bin Laden) esperto di terrorismo e di questioni riguardanti Al Qaeda, nel suo libro "The Osama bin Laden I Know: An Oral History of Al Qaeda’s Leader" (Free Press 2006) ha spiegato che alcuni documenti rinvenuti dalle autorità bosniache consentono di collocare la nascita ufficiale di Al Qaeda al 1988. Il giornalista ha confermato che Al-Qaeda era il nome di una base dell'organizzazione, e nel corso di un meeting fu deciso di conservare quello stesso nome per il nuovo gruppo terroristico che avrebbe raccolto l'eredità dei combattenti arabi in Afghanistan. Alcuni passaggi del libro possono essere consultati su TPMcafe.

Bergen scrive:

"Vi sono prove schiaccianti che Al Qaeda fu costituita nel 1988 da bin Laden assieme a un piccolo gruppo di militanti di analogo orientamento, e che quel gruppo si è poi evoluto in quella organizzazione globale riservata, disciplinata e sottoposta a Bin Laden che ha messo a segno gli attacchi dell'11 settembre. Le prove di ciò si rinvengono nei documenti citati in questo capitolo, rinvenuti in Bosnia nel 2002, e anche nelle interviste contenute in questo libro".

"There is overwhelming evidence that al Qaeda was founded in 1988 by bin Laden and a small group of like-minded militants, and that the group would eventually mushroom into the secretive, disciplined, global organization dominated by bin Laden that implemented the 9/11 attacks. That evidence can be found in the documents in this chapter, which were recovered in Bosnia in 2002, and can also be found in the interviews throughout this book".

Del resto, lo stesso Osama bin Laden, in un'intervista al giornalista Tayseer Alouni di Al-Jazeera, ha spiegato:

Il nome "Al Qaeda" fu deciso molto tempo fa in modo del tutto casuale. Lo scomparso Abu Ebeida El-Banashiri aveva organizzato i campi di addestramento per i nostri guerriglieri che andavano a combattere contro il terrorismo della Russia. Noi chiamavamo abitualmente il campo di addestramento con il nome "Al Qaeda" [che si traduce "la base"]. Ed è rimasto quel nome".

"The name "al Qaeda" was established a long time ago by mere chance. The late Abu Ebeida El-Banashiri established the training camps for our mujahedeen against Russia's terrorism. We used to call the training camp al Qaeda [meaning "the base" in English]. And the name stayed".

Abbiamo quindi una serie di fonti, diverse tra loro (esuli, giornalisti americani e arabi, terroristi in libertà e terroristi processati) che riferiscono tutte la stessa cosa: il nome Al-Qaeda nacque per indicare la base logistica creata a Peshawar negli anni '80 per raccogliere i guerriglieri arabi che accorrevano in Afghanistan per combattere contro i sovietici, e rimase a indicare l'organizzazione terroristica capeggiata da bin Laden e creata alla fine di quella guerra.

La storia del "database della CIA" è solo un'invenzione del complottista Bunel, così come è del tutto falso che nessuno sapesse di Al Qaeda prima del 2001.

Anche la convinzione diffusa che Al Qaeda e bin Laden siano stati creati e finanziati dalla CIA è un falso.

Oltre alle smentite ufficiali, lo conferma persino Ayman al-Zawahiri, numero due di Al Qaeda, che nel suo libro Knights Under the Prophet's Banner e in un'intervista rilasciata al giornalista Robert Fisk ha dichiarato:

Mentre gli Stati Uniti hanno appoggiato il Pakistan e le fazioni dei mujahideen [afghani] fornendo loro soldi ed equipaggiamenti, i rapporti fra gli Stati Uniti e i giovani mujahideen arabi erano del tutto diversi... La verità che tutti dovrebbero conoscere è che gli Stati Uniti non hanno dato un solo centesimo in aiuto ai mujahideen [arabi]..."

"While the United States backed Pakistan and the mujahidin factions with money and equipment, the young Arab mujahidin's relationship with the United States was totally different... The truth that everyone should learn is that the United States did not give one penny in aid to the mujahidin..."

Il già citato giornalista Peter Bergen ha dichiarato in un servizio della CNN:

La storia di bin Laden e della CIA - quella secondo cui la CIA ha finanziato o addestrato bin Laden - è semplicemente una leggenda popolare. Non c'è alcun riscontro di ciò. In effetti, ci sono davvero poche cose sulle quali bin Laden, Ayman Al-Zawahiri e il Governo USA concordano. Tutti loro concordano che non ci fu alcuna collaborazione negli anni '80. Del resto non ve n'era necessità. Bin Laden aveva il denaro che gli occorreva, era anti-americano e operava segretamente e in modo indipendente. La verità è che la CIA non aveva realmente cognizione di chi fosse questo personaggio fino al 1996, quando creò un'unità per iniziare davvero a seguirne i movimenti.

The story about bin Laden and the CIA -- that the CIA funded bin Laden or trained bin Laden -- is simply a folk myth. There's no evidence of this. In fact, there are very few things that bin Laden, Ayman al-Zawahiri and the U.S. government agree on. They all agree that they didn't have a relationship in the 1980s. And they wouldn't have needed to. Bin Laden had his own money, he was anti-American and he was operating secretly and independently. The real story here is the CIA didn't really have a clue about who this guy was until 1996 when they set up a unit to really start tracking him.

E' evidente che il mito di Al Qaeda e di bin Laden finanziati dalla CIA si fonda solo sulla confusione tra i Mujahideen (combattenti islamici) afghani e quelli provenienti dai paesi arabi. Mentre i primi furono effettivamente aiutati dalla CIA, i secondi erano reclutati e finanziati da Osama bin Laden.

Sfruttando l'origine del nome di Al Qaeda, la confusione tra mujahideen afghani e arabi, la scarsa familiarità dei mass media e del grande pubblico con queste tematiche prima del 2001 e ricorrendo a "fonti" fasulle, i sostenitori delle teorie complottiste sono riusciti a creare il diffuso convincimento che Al Qaeda sia solo un database creato dalla CIA e che lo stesso Osama bin Laden sia stato sul libro paga della medesima agenzia.

Questo convincimento è poi strumentale a mettere in discussione le rivendicazioni di Al Qaeda e di bin Laden relative ai fatti dell'11 settembre 2001 nonché a sostenere la teoria dell'auto-attentato.

La realtà, come abbiamo visto, è completamente differente.

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2007/08/15    Permalink       11 commenti      Commenta via mail (perché?) 

Ottomila cospiratori al Pentagono

di Paolo Attivissimo

English abstract: Over 8,000 people received clearance to access the Pentagon attack site. Clearance was given initially to anyone who presented ID. Yet in this huge number of people there are no whistleblowers and no witnesses to any of the extremely suspicious activity implied by some conspiracy theorists, such as spreading plane debris on the Pentagon lawn, placing the Flight Data Recorder and victim remains within the building, and producing a hole in the steel-and-Kevlar-reinforced face of the building.

Spesso si sente teorizzare che sarebbe bastato un numero modesto di cospiratori per organizzare la messinscena. Questo vale in particolare per l'attentato al Pentagono, che essendo zona militare viene immaginato come un luogo accessibile soltanto a una ristretta cerchia di persone dopo gli attacchi.

Con poche persone in giro durante il caos dell'11 settembre, teorizzano i complottisti, sarebbe stato facile collocare i rottami sul prato, piazzare la scatola nera truccata dentro l'edificio insieme ai resti delle vittime a terra e sul Volo 77, praticare un foro (sbadatamente troppo piccolo) nella facciata del Pentagono, eccetera, senza che nessuno dei pochi presenti si accorgesse di nulla.

Lasciamo stare, per un attimo, il fatto che il Pentagono sorge in un centro abitato ed è costeggiato da strade e autostrade frequentatissime, dalle quali moltissimi civili hanno osservato gli eventi. C'è infatti un dato molto interessante che riguarda il numero di coloro che non si limitarono semplicemente ad assistere agli attacchi e ai soccorsi da lontano, ma vi parteciparono attivamente.

Da un documento del 2002 intitolato Observing and Documenting the Inter-Organizational Response to the September 11 Attacks, scaricabile qui (con approfondimento tecnico qui) e redatto da John R. Harrald dell'Institute for Crisis, Disaster, and Risk Management della George Washington University, emerge un fatto impressionante: oltre ottomila persone ricevettero l'autorizzazione ad accedere all'area colpita del Pentagono, e inizialmente l'autorizzazione veniva data a chiunque si presentasse con un documento d'identità.
[Al Pentagono], l'insuccesso nel controllare immediatamente e severamente l'accesso al sito rimase un problema significativo... il Dipartimento della Difesa e le forze dell'ordine controllarono l'accesso perimetrale usando recinzioni e barriere. In seguito l'FBI divenne responsabile per la gestione di un sistema di tesserini di accesso (badge) al Pentagono, mentre il Secret Service fornì i sistemi e il personale per questo compito monumentale. La pianificazione formale di quest'attività fu iniziata durante la prima notte, determinando chi dovesse avere accesso al perimetro.

Per molti giorni iniziali, il sistema ebbe un'efficacia marginale, dato che per ottenere un tesserino di accesso bastava presentare un documento d'identità. A un certo punto, secondo l'Incident Command, c'erano circa 8000 persone munite di tesserini di accesso.

L'Incident Commander [il supervisore della gestione dell'evento, N.d.T.] decise di limitare l'accesso al sito e realizzò un nuovo sistema di tesserini... Fu poi creato un secondo perimetro (più interno) per ridurre l'accesso all'area dei lavori all'edificio [...]. (fonte, sezione 4.4)
E nessuno di questi ottomila ha notato nulla di strano? Nessuno di loro parla? Asserire che nessuno ha visto nulla e che tutti sono votati al silenzio, in un contesto nel quale verità terribilmente scomode come le torture perpetrate ad Abu Ghraib dai militari statunitensi riescono ad emergere in modo devastante, non solo rasenta l'inverosimile ma sconfina nell'impossibile.

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Solai imbarcati dal fuoco al WTC. Nel 1975

di Paolo Attivissimo con il contributo di ScrewLooseChange.com e di Hammer

Il libro 102 Minutes (102 minuti nell'edizione italiana, edita anche da Piemme) fa notare un particolare interessante: il WTC fu interessato da un incendio già nel 1975, e in quell'occasione i solai s'imbarcarono, nonostante il fatto che l'incendio fu più modesto di quelli dell'11 settembre 2001 e fu accessibile rapidamente dai pompieri, essendosi verificato ai piani bassi del grattacielo.

Questo fatto stronca le asserzioni di chi dice che un incendio di un edificio adibito ad uffici non può ardere a temperature tali da ammorbidire l'acciaio e causare un cedimento strutturale importante in un edificio come le Torri Gemelle. In particolare, qui abbiamo un episodio d'incendio che riguarda proprio le torri del World Trade Center.

Ecco come quest'incendio viene descritto in 102 Minutes a pagina 67 dell'originale (pagina 106 dell'edizione italiana):

"Peraltro, all'epoca le Torri erano già state aperte al pubblico e piccoli incendi provocati da un piromane nel febbraio del 1975 avevano causato la deformazione di parti di soletta."

Questa è la traduzione adottata dall'edizione italiana, ma una traduzione più corretta e letterale è la seguente:

"A quell'epoca, le Torri erano già state aperte al pubblico e dei piccoli incendi appiccati da un piromane a febbraio del 1975 avevano causato l'imbarcamento di alcune parti di solai."

"By that time, the Towers had already opened, and small fires set by an arsonist in February 1975 had caused parts of floors to buckle."

Come notano i segugi di ScrewLooseChange, l'incendio del 1975 è ben documentato anche nella cronologia di Cooperative Research:

Il 14 febbraio 1975 si verificò un incendio doloso di grandi dimensioni, che iniziò all'undicesimo piano della Torre Nord nel cuore della notte. Si diffuse attraverso aperture nei solai presenti nei vani di servizio e causò danni dal decimo al diciannovesimo piano; questi danni furono però circoscritti in genere ai vani di servizio. Ma all'undicesimo piano furono danneggiati circa 900 metri quadri, ossia circa il 21% della superficie totale del piano (circa 4000 metri quadri); le riparazioni richiesero settimane. Alcune parti delle travature dei solai (supporti dei solai) si imbarcarono a causa del calore. Furono chiamati 132 pompieri, e poiché l'incendio era così caldo, molti si ustionarono il collo e le orecchie. Il capitano dei pompieri Harold Kull descrisse il lavoro di spegnimento, durato tre ore, dicendo che era "come lottare contro una fiamma ossidrica".

Tutto questo in seguito a un incendio appiccato non da un aereo da 120 tonnellate, impattante a 900 km/h e contenente circa 38.000 litri di carburante, ma semplicemente da un diciannovenne, Oswald Adorno, un custode dell'edificio, che innescò l'incendio all'interno di un armadio tecnico dell'impianto telefonico, probabilmente ispirato dal film L'Inferno di Cristallo, nel quale l'incendio parte dal medesimo sistema, secondo quanto riportato da 911 Research.

Vanno notate alcune differenze importanti. A parte l'ovvia assenza di impatti che tranciassero le strutture portanti e fornissero una via d'ingresso all'aria su più piani per alimentare le fiamme, l'incendio del 1975 colpì l'undicesimo piano, mentre quelli dell'11 settembre si svolsero entrambi oltre il 78°, rendendo impossibile l'intervento rapido dei pompieri.

Inoltre nel 1975 il World Trade Center non era dotato di impianto antincendio a pioggia, come fece notare all'epoca il New York Times nell'articolo riportato qui accanto ("The building is not equipped with a fire sprinkler system"). Questo impianto era presente l'11 settembre 2001, ma fu messo fuori uso dall'effetto tranciante degli impatti.

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Ingegneri strutturisti svizzeri sostengono la demolizione del WTC7?

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Una delle principali critiche alle teorie complottiste è la sostanziale mancanza di esperti di settore che le confermino. Per contro, vi è larghissima abbondanza di esperti che le smentiscono.

E' quindi molto interessante la citazione, fatta dal complottista Steven Jones (nella foto qui accanto), delle affermazioni di due ingegneri strutturisti svizzeri, secondo i quali il WTC7 è stato assai probabilmente demolito con esplosivi.

Sono dichiarazioni che emanano un'autorevolezza ben diversa da quella dei principali sostenitori delle teorie complottiste, che non sono esperti dei settori di cui parlano nelle loro teorie. Dichiarazioni in marcato contrasto con quelle del resto dei loro colleghi di tutto il mondo. Come mai questo contrasto? Hanno maturato conoscenze sfuggite ai loro colleghi?

Partiamo dall'inizio. La citazione delle affermazioni degli ingegneri viene fatta in una conferenza di Steven Jones, ex professore di fisica ora in pensione e figura di spicco di quello che si autodefinisce "movimento per la verità sull'11/9".

La conferenza è stata presentata in varie occasioni e documentata per esempio in questo lungo filmato liberamente scaricabile, risalente a novembre 2006 (a 41 minuti circa dall'inizio, come mostrato nel fotogramma qui accanto).

La stessa citazione compare anche in questo documento di Jones, datato aprile 2007, che s'intitola "Revisiting 9/11/2001 -- Applying the Scientific Method" ed è pubblicato sul suo sito Journal of 9/11 studies:

... two structural professors in Switzerland are quoted in the newspaper there. There is the reference Tages-Anzeiger, September 9, 2006. Prof. Hugo Bachmann stated: “In my opinion WTC7 was with the highest probability brought down by controlled demolition done by experts.” ... Structural Prof. Jörg Schneider stated: “WTC7 was with great probability brought down by explosives.”

La citazione originale (in tedesco) è pubblicata dal Tages-Anzeiger qui e dal professor Daniele Ganser qui (in inglese). In italiano suona grosso modo così:

... due professori di ingegneria strutturale in Svizzera vengono citati in un giornale locale. C'è il riferimento Tages-Anzeiger, 9 settembre 2006. Il professor Hugo Bachmann ha dichiarato: "A mio parere, il WTC7 fu, con altissima probabilità, abbattuto da una demolizione controllata effettuata da esperti". Il professore di ingegneria strutturale Jörg Schneider ha dichiarato: "Il WTC7, con grande probabilità, è stato abbattuto mediante esplosivi".

La medesima citazione è fatta dal sito Patriotsquestion911.com. Va detto, tuttavia, che questo sito non esita a includere fra coloro che "mettono in dubbio" gli eventi dell'11 settembre anche Frank Demartini, architetto e responsabile per la costruzione del World Trade Center, morto negli attentati. Questo indica che l'elenco di esperti di Patriotsquestion911 include sicuramente degli arruolati a forza, per così dire. Non si esclude, quindi, che la presenza di Bachmann e Schneider nell'elenco di questo sito sia a loro insaputa.

Bachman e Schneider hanno curricula accademici di assoluto rilievo. Infatti il professor Hugo Bachmann (72 anni) è stato dal 1977 al 2000 professore di ingegneria strutturale all'Istituto di Ingegneria Strutturale presso l'Istituto Federale di Tecnologia (ETH) di Zurigo (fonte). Il professor Jörg Schneider (73 anni) è stato professore di ingegneria strutturale presso il medesimo istituto dal 1967 al 1999 (fonte).

E' quindi sicuramente molto illuminante scoprire come mai due indiscussi esperti di ingegneria strutturale, materia chiaramente attinente al crollo di un edificio, siano in aperto contrasto con le relazioni tecniche degli esperti del NIST e della FEMA. A questo scopo li ho contattati entrambi via e-mail il 9 agosto 2007.

Purtroppo soltanto il professor Schneider, finora, ha risposto alla mia richiesta di contatto. Qui sotto trovate le sue risposte, ricevute via e-mail in inglese e citate con il suo permesso.

Intervista a Jörg Schneider


Il professor Schneider (nella foto) ha risposto innanzi tutto confermando di essere la fonte della citazione e di essere arrivato alla propria conclusione "esaminando vari video disponibili su Internet che mostrano il crollo dell'edificio" e leggendo "solo alcune parti" dei rapporti NIST e FEMA.

Ha chiarito inoltre di non essere stato al corrente di grandi incendi o di impatti di macerie, né di aver visto che le due strutture situate in cima al WTC7 collassano diversi secondi prima del resto dell'edificio.

Di conseguenza gli ho inviato delle citazioni di testimoni esperti che confermano incendi e danni, e materiale fotografico e video che documenta gli incendi, gli impatti e la sequenza di collasso. Ne trovate un sunto qui.

La sua risposta è stata molto interessante: "Non desidero più essere coinvolto in questa discussione, né leggere altri di questi rapporti e di queste interviste. Avevo già formato la mia opinione prima, e quello che ho scritto è la mia opinione. Se a qualcuno non piace, mi sta benissimo. Per me è sufficiente." L'evidenziazione è mia.

In sostanza, il professor Schneider ha formato la propria opinione soltanto sulla base di alcuni filmati e di una lettura parziale dei rapporti tecnici e ignorava completamente che vi erano stati grandi incendi e danni ingenti alla facciata sud. Non solo: non desidera acquisire ulteriori informazioni in merito. Ad alcuni questo atteggiamento potrebbe sembrare una chiusura poco adatta a un uomo di scienza.

Ho chiesto anche al professor Schneider se aveva considerato la possibilità che la sua opinione iniziale fosse in contrasto con quella del NIST e del FEMA perché basata su informazioni parziali, e che nuove informazioni, più complete, potessero gettare nuova luce sulla materia e forse suggerirgli di aggiornare le sue dichiarazioni iniziali. Anche qui, la risposta è stata molto interessante: "Lo sapevo, e so che la mia opinione è in contrasto con il NIST e la FEMA".

Gli ho anche fatto notare che ci potrebbe essere un problema di reputazione, visto che i complottisti usano le sue parole per sostenere le tesi più stravaganti, compresi gli alieni rettiliformi (David Icke): "Non temo per la mia reputazione e non ho detto nulla su una possibile cospirazione", ha risposto il professor Schneider.

Poiché il professore aveva espresso chiaramente la propria intenzione di terminare la discussione, mi sono permesso una sola domanda conclusiva: c'è stato un fattore specifico che lo ha fatto decidere in favore della demolizione controllata? La sua risposta: "Soltanto una demolizione ben pianificata, preparata con largo anticipo ed eseguita professionalmente può far crollare una struttura in acciaio nella maniera osservata".

In conclusione, si tratta di un esempio molto interessante del livello di approfondimento conoscitivo dei fatti e della coerenza scientifica degli esperti presentati dai complottisti.

Viene spontanea anche una considerazione di buon senso: anche il miglior esperto, se opera sulla base di un quadro incompleto, errato o superficiale, può arrivare a deduzioni errate. In questo senso è stato utile conoscere la consistenza delle basi documentali dalle quali il professor Schneider è partito per arrivare alla propria conclusione controcorrente.

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2007/08/11    Permalink       2 commenti      Commenta via mail (perché?) 

I fantasmi della burocrazia

di John - www.crono911.org

Quando si pensa agli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001, uno degli interrogativi più frequenti (e più sensati) è questo: "Come è stato possibile che 19 terroristi siano riusciti a entrare negli Stati Uniti, ad addestrarsi presso le locali scuole di volo, a muoversi indisturbati senza destare sospetti?".

La domanda ha più di una risposta:
  • i diciannove terroristi provenivano da paesi ritenuti affidabili;
  • il flusso di stranieri da/per gli USA era elevatissimo ed era facile passare inosservati;
  • i dirottatori non incarnavano lo stereotipo del terrorista (molti di loro avevano un elevato livello di istruzione e provenivano da famiglie agiate);
  • essi godevano della libertà di movimento e del rispetto della privacy, che in USA erano ancora più ampi di molti altri paese civili e democratici;
  • l'elevata disponibilità di denaro consentiva loro di accedere a qualsiasi bene o servizio con grande facilità;
  • i servizi di anti-terrorismo avevano difficoltà a coordinarsi tra loro e a condividere le informazioni in proprio possesso;
  • le segnalazioni sospette erano tante, difficili da discriminare, e seguivano tortuose vie gerarchiche ...
Non c'è quindi da meravigliarsi che quei diciannove individui non abbiano fatto suonare alcun segnale di allarme prima che fosse troppo tardi per fermarli.

A maggior ragione non c'è da meravigliarsene, ove si pensi che persino dopo diversi mesi dagli attacchi - quando si presuppone che un nome come quello di Mohamed Atta, capo dei 19 terroristi e pilota del volo American 11 che è stato il primo a schiantarsi, contro la North Tower, fosse stampigliato nella mente di qualsiasi cittadino americano - è riuscito a sfuggire ancora una volta, da morto, tra le maglie dell'apparato burocratico americano, ed in particolare dell'INS, Immigration and Naturalization Service, ossia il servizio che rilasciava i visti di ingresso e di soggiorno agli stranieri.

Di certo il nome di Mohamed Atta era molto vivo nella memoria dei responsabili della Huffman Aviation International School a Venice in Florida, una delle scuole di volo presso cui Atta si era addestrato.

Si può immaginare quindi lo sconcerto di responsabili e istruttori quando l'11 marzo del 2002, esattamente sei mesi dopo gli attentati, si sono visti recapitare dall'INS le buste contenenti i documenti con cui veniva approvata la richiesta di Mohamed Atta e di Marwan Al-Shehhi (pilota dirottatore del volo United 175 schiantatosi contro la South Tower) di regolarizzare la propria posizione in USA, convertendola da semplice "visitatore" a "studente".


A sinistra: Rudy Dekkers, uno degli istruttori di Atta e Al-Shehhi, mostra i documenti recapitati dall'INS.

E' possibile che dopo sei mesi da quei tragici fatti, nessuno degli impiegati e funzionari che hanno esaminato quelle due pratiche abbia capito con chi aveva a che fare? Possibile che i nomi di Atta e di Al-Shehhi, la loro provenienza, lo status di studenti presso la scuola di volo Huffman, non abbiano fatto suonare nemmeno un campanello di allarme?

Il 13 marzo del 2002 il presidente Bush in persona, appresa la notizia, ha ordinato alla Procura Generale degli Stati Uniti di svolgere una dettagliata inchiesta per capire come si fosse potuto fare un errore così madornale.

Le conclusioni di questa inchiesta, affidata all'OIG (Ufficio dell'Ispettore Generale, dipendente dal Dipartimento della Giustizia) e racchiuse in un rapporto di 212 pagine, datato 20 maggio 2002, sono state che l'INS aveva in realtà approvato le istanze prima degli attentati: luglio 2001 per Atta, agosto 2001 per Al-Shehhi.

A quel punto i documenti erano stati presi in carico da una società privata che aveva l'appalto per la notifica e la trasmissione delle pratiche dell'INS.

Presso questa società le pratiche sono rimaste ferme per ben sei mesi, prima che fossero spedite alla scuola di volo.

Questo episodio, poco noto almeno qui in Italia, dimostra quali scherzi può giocare un apparato burocratico grande e complesso, chiamato a gestire milioni di pratiche e istanze: dai rapporti sull'immigrazione apprendiamo infatti che nel 2001 sono immigrati in USA oltre 1.060.000 individui, gli stranieri che hanno ottenuto un visto di ingresso temporaneo sono stati oltre 32 milioni, ai quali si aggiungono i rifugiati (circa 100.000) e i naturalizzati (oltre 600.000).

Al di là delle considerazioni esposte in questo articolo, il rapporto è molto interessante anche perché spiega in maniera chiara e dettagliata il funzionamento dell'INS e delle procedure per i visti di ingresso e di soggiorno in USA in vigore fino al 2001, e ricostruisce i movimenti di Atta e Al-Shehhi da/per gli Stati Uniti. Il documento, inoltre, fa anche un'analisi molto critica delle lacune e delle deficienze del sistema di verifica delle referenze per l'ottenimento dei visti di soggiorno e del sistema di controllo sui corsi di addestramento per piloti d'aereo tenuti dalle scuole di volo private.

Nel 2003, proprio a seguito delle vicende dell'11 settembre 2001, l'INS è stato trasformato in USCIS (U.S. Citizenship and Immigration Services) e posto il controllo del DHS (Department of Homeland Security), l'ente che coordina tutte le attività degli enti in qualche modo connessi alla sicurezza del territorio statunitense.

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2007/08/07    Permalink       68 commenti      Commenta via mail (perché?) 

Esce il 4 settembre il primo libro di debunking tutto italiano

di Paolo Attivissimo

Era ora. Dopo tanti libri di teorie di complotto, finalmente debutta un libro di sbufalamento (debunking, se preferite il termine inglese). 11/9 La cospirazione impossibile, un libro corale a cura di Massimo Polidoro (CICAP), uscirà il 4 settembre prossimo, pubblicato da Piemme.

La carenza di pubblicazioni che sfatino le invenzioni complottiste è probabilmente la miglior prova del fatto che dietro il debunking non ci sono i "poteri forti" come insinuano alcuni: altrimenti le librerie sarebbero piene di libri "ufficialisti". Infatti questo è al momento soltanto il secondo libro disponibile in lingua italiana sull'argomento, ed è il primo interamente originale in italiano (l'altro testo, 11 settembre - I miti da smontare, è una traduzione di un'opera statunitense).

Le oltre 360 pagine di indagine e di verifica delle teorie complottiste e della loro psicologia sono state redatte da vari membri del CICAP, esperti nel controllo delle più disparate teorie pseudoscientifiche e nelle metodologie di manipolazione dei fatti adottate in questo campo, e dal gruppo Undicisettembre con la partecipazione di Piergiorgio Odifreddi, Umberto Eco, Michael Shermer (Scientific American) e la testimonianza personale di James Randi, celeberrimo illusionista e cacciatore di ciarlatani del paranormale (lo sbufalamento di Uri Geller e il premio da un milione di dollari a chi dimostrerà facoltà paranormali in condizioni controllate sono opera sua).

Randi ha infatti conosciuto a lungo William Rodriguez, uno dei principali sostenitori delle ipotesi di complotto, quando Rodriguez era un giovane illusionista (apparve anche a Quark in questa veste in un numero memorabile, di cui qui accanto è mostrato un fotogramma), e ne traccia un ritratto personale molto umano e sentito, essenziale nel capire la psicologia di chi da illusionista diventa custode del WTC e poi si trasforma in guru del complottismo con tanto di tour internazionali.

La cospirazione impossibile si occupa di decine delle più diffuse teorie cospirazioniste, partendo sempre dalla citazione precisa delle affermazioni dei loro sostenitori (per evitare la frequente accusa di aver attribuito ai complottisti asserzioni inventate) e rivelando numerosissimi aspetti inediti (anche per i lettori di questo blog) degli attentati e dei loro antefatti: dalle vere ragioni del fallimento della difesa aerea statunitense alla documentazione dei rottami degli aerei che colpirono le Torri Gemelle alla poco conosciuta presenza di ingenti depositi di munizioni delle forze dell'ordine al WTC, la cui detonazione per incendio è una delle probabili fonti delle testimonianze di rumori di esplosioni prima e dopo il crollo delle torri.

I complottisti che si sono accaniti maniacalmente in questi mesi per cercare di scoprire le identità dei membri di Undicisettembre, che finora hanno preferito la serenità dell'anonimato, saranno sollevati nel sapere che nel libro troveranno nomi, cognomi e professioni.

Ne La cospirazione impossibile, i fatti vengono presentati attingendo pressoché totalmente a rapporti e pareri tecnici (anche di fonte italiana) dei più autorevoli esperti di settore e a indagini giornalistiche, anziché limitarsi a consultare il rapporto della Commissione 11/9, che in realtà costituisce solo una minima parte dell'immenso materiale documentale oggi disponibile.

Non mancano esempi degli strafalcioni e delle deliberate manipolazioni effettuate dai complottisti, e Lorenzo Montali, psicologo sociale, descrive in dettaglio illuminante i processi psicologici alla base del potere di seduzione delle ipotesi di complotto. La ricca bibliografia costituisce inoltre una guida di riferimento utile per chiunque voglia studiare direttamente la documentazione disponibile.

A conferma che Piemme non è al soldo della CIA o degli Illuminati, la medesima casa editrice pubblica anche un libro di Giulietto Chiesa che sostiene le teorie complottiste. Ma questa è un'altra storia.

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