2006/10/31 [permalink]   0 commenti

Le telefonate dai quattro voli dirottati

di John (www.crono911.org)

Come è noto, l'11 settembre del 2001 sono partite dai quattro aerei dirottati numerose telefonate di passeggeri e membri dell'equipaggio che hanno chiamato gli uffici delle due compagnie aeree cui appartenevano i velivoli (American Airlines e United Airlines) nonché parenti, amici e servizi d'emergenza.

Queste telefonate sono state fondamentali per ricostruire i tragici momenti che hanno caratterizzato i dirottamenti ed hanno fornito utilissime indicazioni agli investigatori: grazie ad esse è stato possibile individuare rapidamente i nominativi dei terroristi sulle liste di imbarco, conoscere le modalità con cui si sono svolti i dirottamenti e le armi utilizzate.

Per molto tempo si è diffusa la convinzione che queste telefonate fossero partite dai telefoni cellulari in possesso dei passeggeri, convinzione alimentata dal fatto che giornalisti e commentatori generalmente hanno parlato di “cell phones”.

In effetti è perfettamente normale che quando si riferisce il drammatico contenuto di una telefonata effettuata in circostanze altrettanto drammatiche, non interessa a nessuno conoscere la marca, il modello o il tipo del telefono utilizzato.

Il particolare, però, interessa ai cospirazionisti, i quali, per evidentissime ragioni, hanno tutta la convenienza a dimostrare che quelle telefonate sono fasulle e fanno parte del complotto.

E' nato così il mito delle telefonate cellulari, accompagnato dalle critiche secondo cui un telefono cellulare non può essere utilizzato alle quote e velocità tipiche degli aerei di linea.

La realtà, però, è ben diversa da quella che i cospirazionisti amano raccontare, ed è che quasi tutte le telefonate sono state effettuate utilizzando i telefoni di bordo degli aerei, denominati "Airphone" e concepiti per essere utilizzati alle quote e velocità tipiche dei velivoli passeggeri.

Nel 2001, sui velivoli della American Airlines erano installati, tra le poltrone dei passeggeri, i telefoni Airphone forniti dalla società telefonica AT&T (CNET News), mentre la United Airlines utilizzava quelli forniti dalla GTE Airfone del gruppo Verizon (GTE Verizon).

Questi telefoni sono concepiti per funzionare a tutte le quote e velocità, in qualsiasi punto si trovi un aereo sopra il territorio americano (Verizon).

Se esaminiamo attentamente tutte le telefonate partite dai quattro voli dirottati, scopriamo che quasi tutte sono state effettuate utilizzando gli Airphone.

In particolare:
  • dal volo AA11 hanno chiamato solo le due assistenti di volo Betty Ong e Amy Sweeney, ed entrambe hanno usato gli Airphone;
  • dal volo UA175 hanno chiamato tre passeggeri ed un assistente di volo, e tutti hanno usato gli Airphone;
  • dal volo AA77 hanno chiamato una assistente di volo e un passeggero, ed entrambi hanno usato gli Airphone;
  • solo dal volo UA93, nel quale una dozzina tra passeggeri e membri dell'equipaggio hanno effettuato ben 37 telefonate, sono partite due singole telefonate da telefoni cellulari.
Abbiamo analizzato, volo per volo, passeggero per passeggero, le chiamate e le fonti che ci consentono di attribuirle ad Airphone o a telefoni cellulari, per offrirvi un rapporto dettagliato e definitivo sull'argomento.


VOLO AA11

1) Betty Ong, assistente di volo. Ha chiamato gli uffici dell'American Airlines ed è rimasta in collegamento praticamente fino all'impatto (dalle 08:19 fino alle 08:44 circa). Ha utilizzato un Airphone AT&T.
9/11 Commission Report, Capitolo 1 pagina 5:
“Betty Ong contacted the American Airlines Southeastern Reservations Office in Cary, North Carolina, via an AT&T airphone to report an emergency aboard the flight.”
Audizione del 27.01.2004 innanzi alla Commissione di Inchiesta indipendente:
“Ms. Ong was able to make contact with Ms. Nydia Gonzalez, an employee at the American Airlines facility, via air phone after the terrorists had taken over the aircraft.”
Parte della telefonata, peraltro, è stata registrata dal sistema telefonico dell'American Airlines: eccola.

2) Amy Sweeney, assistente di volo. Ha chiamato gli uffici dell'American Airlines ed è rimasta in collegamento praticamente fino all'impatto (dalle 08:25 fino alle 08:44 circa). Ha utilizzato un Airphone (AT&T).

The New York Observer, 16.02.2004, pagina 10:
“Sweeney slid into a passenger seat in the next-to-last row of coach and used an Airfone to call American Airlines Flight Service at Boston’s Logan airport”.


VOLO UA175

3) Robert Fangman, assistente di volo. Ha chiamato gli uffici della United Airlines. La telefonata ha avuto luogo alle ore 08:52 ed è durata due minuti circa. Ha utilizzato un Airphone (GTE).

9/11 Commission Report, capitolo 1 pagina, 7/8 e nota n. 46 di pagina 454:
“Also at 8:52, a male flight attendant called a United office in San Francisco, reaching Marc Policastro. The flight attendant reported that the flight had been hijacked, both pilots had been killed, a flight attendant had been stabbed, and he hijackers were probably flying the plane.The call lasted about two minutes, after which Policastro and a colleague tried unsuccessfully to contact the flight (46)”

“(46): Flight crew on board UAL aircraft could contact the United office in San Francisco (SAMC) simply by dialing *349 on an airphone. See FBI report of investigation, interview of David Price, Jan. 24, 2002. At some point before 9:00, SAMC notified United’s headquarters of the emergency call from the flight attendant. See Marc Policastro interview (Nov. 21, 2003)”
Ulteriore conferma si ha dallo Staff Report del 26.08.2004, rimasto a lungo classificato: a pagina 21 il documento riporta la telefonata di Fangman e alla nota 166 di pag. 90/91 precisa: “The time of 8:52 AM is based on GTE Airfone records...”

Si noti che il Commission Report non fornisce l'identità dell'assistente di volo, che è invece specificata nello Staff Statement n. 4, pagina 2, che nell'elencare le principali telefonate dai voli dirottati riporta:
“From Flight 175, Flight Attendant Robert Fangman, and passengers Peter Burton Hanson and Brian David Sweeney”.
4) Peter Hanson, passeggero. Ha chiamato il padre, effettuando due telefonate: una alle ore 08:52 e l'altra alle ore 09:00. Ha utilizzato un Airphone GTE.

Sul 9/11 Commission Report, a pag. 7 e a pag. 8 leggiamo:
“At 8:52, in Easton, Connecticut, a man named Lee Hanson received a phone call from his son Peter, a passenger on United 175.... At 9:00, Lee Hanson received a second call from his son Peter...”
Sul già citato Staff Report del 26.8.2004, a pag. 21 e a pag. 22/23 vengono riportate le due telefonate di Peter Hanson, e nelle relative note 164 (pag. 90) e 186 (pag. 91) viene specificato che si tratta di “air phone records”.

5) Brian David Sweeney, passeggero. Ha chiamato la moglie alle 08:59, lasciando un messaggio sulla segreteria telefonica. Subito dopo (ore 09:00) ha chiamato la madre. Ha utilizzato un Airphone GTE.

Il 9/11 Commission Report cita le due telefonate a pag. 8. Lo Staff Report del 26.08.2004 le cita a pag. 22 e alle relative note 176 e 184 (pag. 91) precisa che si tratta di “air phone records”.

6) Garnet Bailey, passeggero. Ha effettuato alcune telefonate alla moglie, tra le 08:52 e le 08:59. E' citato negli atti del processo Moussauoi, del quale parliamo più sotto (Exhibit P200055). Ha usato un Airphone GTE ubicato nella fila 32/CDE dell'aereo.

VOLO AA77

7) Renee May, assistente di volo. Ha chiamato la madre, alle 09:12. Ha utilizzato un Airphone (AT&T).

9/11 Commission Report, pag. 9 e nota 56 di pag. 473:
“At 9:12, Renee May called her mother,Nancy May, in Las Vegas.... (56)”

“56. FBI report,“American Airlines Airphone Usage,” Sept. 20, 2001; FBI report of investigation, interview of Ronald and Nancy May, Sept. 12, 2001”.
Staff Report del 26.08.2004, pag. 31 e nota 260 di pag. 94:
“Renee May, a flight attendant, attempted to call her parents but the call did not connect. A second call to the same number at 9:12 a.m. Did go through (260)”
“260. FBI report,“American Airlines Airphone Usage,” Sept. 20, 2001”


8) Barbara Olson, passeggera. Ha effettuato quattro chiamate tra le 09:15 e le 09:30, di cui almeno due raggiunsero il marito Ted Olson nel suo ufficio. Ha usato un Airphone (AT&T).

9/11 Commission Report pag. 9 e note 57 e 58 di pag. 455:
“Barbara Olson called her husband, Ted Olson... She further indicated that the hijackers were not aware of her phone call... (57)”
“Shortly after the first call, Barbara Olson reached her husband again (58).
Nelle note 57 e 58 vengono precisati gli orari delle quattro telefonate fatte da Barbara Olson dagli Airphone del volo AA77: alle 09:15:34 (durata 1 minuto e 42 secondi), alle 09:20:15 (durata 4 minuti e 34 secondi), alle 09:25:48 (durata 2 minuti e 34 secondi) e alle 09:30:56 (durata 4 minuti e 20 secondi).

Anche lo Staff Report del 26.08.2004, a pag. 32 e nelle note 265-266 di pag. 94, conferma questi dati e precisa:
“A witness in Theodore Olson's office recalled that at approximately 9:00 AM she received a series of six to eight collect calls from an unknow caller that did not go through. These were follewed by a collect call from Barbara Olson, via an operator, which the witness accepted and transferred to Ted Olson. According to the witness, this call was followed e few (perhaps five) minutes later by a direct call from Barbara Olson, which the witness put through to Ted Olson”

Volo UA93

Il volo United 93 è l'unico dei quattro dal quale siano state effettuate alcune telefonate cellulari.

9/11 Commission Report pag. 12, note 77 e 80 di pag. 456:
“...the passengers and flight crew began a series of calls from GTE airphones and cellular phones”
"77. All calls placed on airphones were from the rear of the aircraft.There was one airphone installed in each row of seats on both sides of the aisle.The airphone system was capable of transmitting only eight calls at any one time. See FBI report of investigation, airphone records for flights UAL 93 and UAL 175 on Sept. 11, 2001, Sept. 18, 2001.”

"80: We have relied mainly on the record of FBI interviews with the people who received calls.The FBI interviews were conducted while memories were still fresh and were less likely to have been affected by reading the accounts of others or hearing stories in the media. In some cases we have conducted our own interviews to supplement or verify the record. See FBI reports of investigation, interviews of recipients of calls from Todd Beamer, Mark Bingham, Sandy Bradshaw, Marion Britton, Thomas Burnett, Joseph DeLuca, Edward Felt, Jeremy Glick, Lauren Grandcolas, Linda Gronlund, CeeCee Lyles, Honor Wainio.”
Lo Staff Report del 26.08.2004, a pag. 40, conferma che ci sono state telefonate sia dagli Airphone che da telefoni cellulari. La nota 344 di pag. 99 conferma che le telefonate degli Airphone sono state effettuate da apparecchi GTE. Il Sacramento Bee del 13 aprile 2006, nel descrivere alcuni momenti del processo Moussaoui, spiega:
“In the back of the plane, 13 of the terrified passengers and crew members made 35 air phone calls and two cell phone calls to family members and airline dispatchers, a member of an FBI Joint Terrorism Task Force testified Tuesday”
Quindi dal volo United 93 sono state fatte solo due chiamate con telefoni cellulari, su un totale di ben 37 chiamate da parte di 13 persone.

Il citato Commission Report cita i nomi di 12 chiamanti, nei confronti dei quali si è proceduto a rintracciare e interrogare le persone chiamate per conoscere il contenuto delle conversazioni (una tredicesima persona, Waleska Martinez, ha fatto una chiamata che non è riuscita).

Vediamo se riusciamo a fare di meglio, analizzando i dati contenuti nel Commission Report, i dati contenuti nello Staff Report, alcune fonti giornalistiche e i dati presentati nel corso del processo Moussaoui.

9) Todd Beamer. Passeggero. Ha chiamato alle 09:43 un operatore GTE con il quale è rimasto al telefono per circa 13 minuti. E' lui che avrebbe pronunciato la famosa frase “Let's roll!”. Ha usato un Airphone GTE.

Pittsburgh Gazette del 16.09.2001:
“That's Todd," his wife, Lisa, said yesterday of the "Let's roll!" command, which he made over the plane's in-flight telephone. A GTE supervisor talked with him for about 13 minutes before the plane crashed...

Beamer, 32, told the GTE supervisor, Lisa D. Jefferson, that he and others on the plane had decided they would not be pawns in the hijackers' suicidal plot...

Beamer's call connected at 9:45 a.m. He told Jefferson there were three hijackers, armed with knives. He did not know their nationalities or their intentions.”
Newsweek del 22.09.2001:
“From the back of the plane, Todd Beamer tries to use his credit card on an Airfone installed in one of the seatbacks, but cannot get authorization. His call is automatically routed to the Verizon customer-service center in Oakbrook, Ill. Although operators are used to crank calls from seatback phones, it is clear to the operator that Beamer’s report of a hijacking is genuine. His call is immediately sent to Verizon supervisor Lisa Jefferson who alerts the FBI”.
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto varie chiamate, di cui solo l'ultima, alle ore 09:43, è andata a buon fine, riuscendo a parlare con un operatore GTE. Ha utilizzato un Airphone GTE situato nella fila 32/DEF della classe Economy.

10) Mark Bingham, passeggero. Ha chiamato la madre alle 09:37. Ha usato un Airphone GTE.
Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Alice Hoglan was visiting her sister-in-law, Kathy Hoglan, in Saratoga, Calif., when the phone rang. It was 9:42 Eastern time. Kathy's nephew, Mark Bingham was on the line”.
Newsweek del 22.09.2001:
“Mark Bingham uses an Airfone to call his mother, Alice Hoglan...”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 4 chiamate in tutto, di cui solo una riuscita. Ha utilizzato un Airphone GTE situato nella fila 25/DEF della classe Economy.

11) Sandy Bradshaw, assistente di volo. Ha chiamato la United Airlines alle ore 09:35 ed il marito alle 09:50. Ha usato un Airphone GTE.

Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Phil Bradshaw was home in Greensboro, N.C., on the telephone, talking with a friend about the horrors on television. The line clicked. He asked his friend to hold.
It was Sandy Bradshaw, his wife, the flight attendant.
"Have you heard what's going on? My flight has been hijacked. My flight has been hijacked by three guys with knives," she said....

"I see a river." Sandy Bradshaw couldn't name it. It suggested, though, that Flight 93 was somewhere over Western Pennsylvania.”

Staff Report del 26.08.2004, pag. 44:
"A flight attendant called her husband... the call lasted approximately eight minutes... She said that she thought the plane may have been over the Mississippi because they were passing over a large river...”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 3 chiamate in tutto, di cui una fallita. Nella prima, alle ore 09:35, ha utilizzato la chiamata rapida per telefonare alla United Airlines (il numero è impostato sui telefoni GTE, vedi nota 46 di pagina 454 del Commission Report). E' specificato che ha chiamato dalla fila 33/DEF.

12) Marion Britton, passeggera. Ha chiamato un amico alle 09:49. Ha usato un Airphone GTE.

Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Marion Britton, 53, assistant director of the Census Bureau's New York office, phoned a longtime friend, Fred Fiumano. All he can remember is that it was "sometime after 9:30.”
Staff Report del 26.08.2004, pag. 44 e nota 371 a pag. 99:
“09:49 A passenger called her boyfriend... (371)”
"371. FBI report of investigation, recipient of call from Marion Britton”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 1 sola chiamata alle ore 09:49, dalla fila 33/ABC della classe Economy.

13) Thomas Burnett, passeggero. Ha effettuato una serie di chiamate alla moglie, a partire dalle 09:30. Ha utilizzato gli Airphone GTE.

Staff Report del 26.08.2004, pag. 42 e nota 356 a pag. 99.
“09:37 A passenger made the first of several calls to his wife... (356)”
"356.FBI report of investigation, interview of recipient of calls from Thomas Burnett...”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 3 chiamate, la prima alle 09.30, da due diverse postazioni: la fila 24/ABC e la fila 25/ABC. Anche se non è precisato che si tratta di Airphone, è evidente che la localizzazione della chiamate (con individuazione delle due file da cui sono partite) significa che sono partite dagli Airphone situati in quelle file.

14) Joseph De Luca, passeggero. Ha chiamato il padre alle ore 09:43. Era in compagnia della sua fidanzata, Linda Gronlund (vedi sotto). Ha utilizzato un telefono GTE.

Staff Report del 26.08.2004, pag. 43 e nota 366 a pag. 99:
“9:43 A.M. A passenger contacted his father to inform him that his flight had been hijacked (366)”
"366.FBI report of investigation, recipient of communication from Joseph DeLuca”
Post Gazette del 28.10.2001:
“DeLuca was flying to San Francisco with his new girlfriend, Linda Gronlund...”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 3 chiamate in tutto, di cui la seconda riuscita, alle ore 09:43. E' specificato che ha chiamato dalla fila 26/DEF della classe Economy, la stessa fila dalla quale la sua fidanzata ha utilizzato un Airphone GTE.

15) Edward Felt, passeggero. Ha chiamato il 911 (il numero telefonico per le emergenze) alle ore 09:58. L'uomo ha chiamato dalla toilette del velivolo; la telefonata è stata registrata dal 911. Ha usato un telefono cellulare.

Staff Report del 26.08.2004, pag. 45 e nota 381 a pag. 100.
“9:58 A.M. A passenger called 911 in Westmoreland County, Pennsylvania, from his cell
phone to report a hijacking in progress (381)”
"381.FBI report of investigation “interview of recipient of call from Edward Felt”, Sept. 11, 2001; FBI transcript, “call from Edward Felt”, Sept. 11, 2001.”
SFGate News 11.09.2001:
“Minutes before the 10 a.m. crash, an emergency dispatcher in Pennsylvania received a cell phone call from a man who said he was a passenger locked in a bathroom aboard United Flight 93.”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto una sola chiamata alle ore 09:58, dal bagno posteriore del velivolo. Ha parlato con l'operatore del 911. Ha utilizzato un telefono cellulare.

16) Jeremy Glick, passeggero. Ha chiamato la moglie, alle 09:37. Ha usato un Airphone (GTE).

Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Jeremy Glick picked up a GTE Airfone just before 9:30 a.m. and called his mother in-laws in the Catskills...”
Staff Report del 26.08.2004, pag. 42, e nota 357 a pag. 99:
“Between 9:37 A.M. and 9:57 A.M., a passenger was in contact his wife and his mother-in-law (357)”
"357.FBI report of investigation, interview of recipients of call from Jeremy Glick”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 1 sola chiamata alle 09:37 dalla fila 27/DEF della classe Economy.

17) Lauren Grandcolas, passeggera. Ha telefonato al marito alle 09:39, lasciando un messaggio sulla segreteria telefonica. Ha usato un Airphone (GTE).

Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Lauren Catuzzi Grandcolas, 38, phoned her husband Jack in San Rafael, Calif. ...
She asked him to tell her parents and family how much she loved them, too. Then she passed the Airfone to the woman seated next to her.”
Staff Report del 26.08.2004, pag. 42, e nota 360 a pag. 99:
“9:39 A.M. A passenger called her husband and left a message that the flight had been hijacked (360)”
"360.FBI report of investigation, interview of recipients of call from Lauren Grandcolas.”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha effettuato numerose chiamate ma solo la prima, alle ore 09:39, ha avuto una durata significativa (46 secondi). Le altre sono fallite. Ha utilizzato un Airphone GTE situato nella fila 23/DEF della classe Economy.

18) Linda Gronlund, passeggera. Ha telefonato alla sorella, alle 09:46, lasciando un messaggio in segreteria. Ha usato un Airphone GTE.

Staff Report del 26.08.2004, pag. 44, e nota 368 a pag. 99:
“Also at 9:46 A.M., a passenger contacted her sister and left a voice mail message... (368)”
"368.FBI report of investigation, recipient of communication from Linda Gronlund”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto una sola chiamata alle ore 09:46, lasciando un messaggio in segreteria. Ha utilizzato il telefono Airphone GTE dalla fila 26/DEF della classe Economy.

19) CeeCee Lyles, assistente di volo. Ha telefonato al marito alle ore 09:48 e alle 09:58. Ha usato un Airphone (GTE) nella prima chiamata, un telefono cellulare nella seconda.

Staff Report del 26.08.2004, pag. 44-45, e nota 370 a pag. 99.
“9:48 A.M. A flight attendant called her husband, using an air phone, and left a message: the aircraft had been hijacked; there were three hijackers; the plane had turned around; and she'd heard that planes had flown into the World Trade Center.(370)...”
“Also at 9:58 A.M., a flight attendant contacted her husband by cell phone. She told him again that the plane had been hijacked and they were forcing their way into the cockpit.”
"370.FBI report of investigation, recipient of communications from CeeCee Lyles”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 2 chiamate. La prima alle ore 09:47 e 57 secondi, lasciando un messaggio in segreteria (il messaggio può essere ascoltato dal link), utilizzando il telefono Airphone GTE dalla fila 32/ABC della classe Economy. La seconda, alle ore 09:58, da un telefono cellulare.

20) Honor Wainio, passeggera. Ha telefonato alla madre alle 09:53. Ha usato un Airphone (GTE).

Staff Report del 26.08.2004, pag. 44, e nota 375 a pag. 100:
“9:54 A.M. A passenger phoned her stepmother and told her that the plane had been hijacked. The call lasted approximately four and a half minutes.(375)”
"375.FBI report of investigation, recipient of call from Honor Wainio”
Pittsburgh Gazette del 28.10.2001:
“Then she passed the Airfone to the woman seated next to her.” "Now you call your people," Grandcolas told her. Honor Elizabeth Wainio, 27, took the phone from Grandcolas and dialed her stepmother, Esther Heymann, in Baltimore.”
Processo Moussaoui, Exhibit P200055:
Ha fatto 1 sola chiamata alle ore 09:53 e 43 secondi, dalla fila 33/ABC della classe Economy.

21) Waleska Martinez, passeggera. Dal più volte citato Exhibit P200055 del processo Moussaoui apprendiamo che la Martinez ha tentato una sola chiamata alle ore 09:45 e 37 secondi, dalla fila 34/ABC, ma la chiamata non è andata a buon fine.

Questa è la ragione per cui l'FBI parla di 13 persone che hanno chiamato dal volo United 93, mentre il Commission Report cita solo 12 nominativi per i quali si è proceduto ad interrogare le persone raggiunte dalle loro chiamate.

CONCLUSIONI

E' evidente che la “verità ufficiale”, costituita dal Rapporto Finale della Commissione di Inchiesta Indipendente, dallo Staff Report del 26 agosto 2004, e dagli atti del processo Moussaoui, parla di Airphone nella quasi totalità dei casi.

I cospirazionisti, come spesso capita, hanno fatto finta di non saperlo, preferendo appigliarsi a qualche quotidiano o a qualche dichiarazione in cui si è parlato genericamente di “cell phone” perché l'interlocutore non stava certo badando al tipo di telefono utilizzato.

Si evince invece in maniera molto chiara, proprio dalle note del Rapporto Finale, che l'FBI ha analizzato attentamente i “record” delle compagnie telefoniche, effettuando dettagliati studi e riportando con estrema precisione orario e durata di ciascuna chiamata, e nei giorni immediatamente successivi agli attentati ha interrogato tutti i destinatari delle telefonate, per ricostruire il contenuto delle conversazioni e capire cosa fosse accaduto a bordo degli aerei.

Quando le telefonate sono partite da telefoni cellulari, la “verità ufficiale” lo dice tranquillamente, come abbiamo visto nel caso delle telefonate partite dal volo United 93, come quella di Edward Felt (numero 15 dell'elenco) e di CeeCee Lyles (numero 19 dell'elenco).

Queste ultimi due sono gli unici passeggeri o membri dell'equipaggio ad aver utilizzato telefoni cellulari (in particolare CeeCee Lyles ha usato prima un Airphone e poi un telefono cellulare).

Ma se guardiamo a questi due casi, notiamo che sia la telefonata di Felt che quella di CeeCee Lyles sono delle 09:58, ossia pochi minuti prima dell'impatto, avvenuto alle 10:03, e quindi quando l'aereo era a bassa quota (tanto è vero che Sandy Bradshaw, numero 11 dell'elenco, già alle 09:50 riferisce di vedere il fiume Mississippi sotto di sé).

Si spiega pertanto la ragione per cui i telefoni cellulari, in questi due casi, siano riusciti a funzionare.

2006/10/26 [permalink]   2 commenti

Fotogrammi video ritoccati al Pentagono?

di Paolo Attivissimo

Una delle teorie complottiste più in voga in questo periodo è che i filmati dell'impatto al Pentagono siano stati manipolati. Lo sostiene, per esempio, un documento di ben 95 pagine pubblicato di recente.

Secondo queste teorie, alcuni fotogrammi di questi filmati sarebbero stati ritoccati per cancellare l'oggetto che ha causato l'impatto (i complottisti lo chiamano emitter). In particolare, uno dei fotogrammi incriminati è quello mostrato qui sotto, ripreso dalla telecamera dell'ingresso a un parcheggio del Pentagono, il cui impianto registrava circa un'immagine ogni secondo.

Secondo la ricostruzione in voga fra i complottisti, l'oggetto bianco che si nota sul bordo destro dell'immagine, sull'orizzonte, non sarebbe il muso di un aereo, come è stato affermato da varie fonti giornalistiche, ma una scia di fumo o polvere sollevata dal passaggio dell'aereo/emitter da destra verso sinistra.

L'aereo/emitter, in altre parole, si troverebbe davanti alla scia, in direzione della facciata del Pentagono (che sta a sinistra, distorta dall'obiettivo grandangolare). O meglio si dovrebbe trovare, perché i complottisti sostengono che davanti alla scia non c'è nulla. Ergo, l'oggetto che ha generato la scia sarebbe stato cancellato per nasconderlo. E qui decollano le teorie sul movente di una siffatta cancellazione.

Premesso che occorre tenere presente che i filmati sono di pessima qualità (copie di copie di copie, persino nella versione qualitativamente migliore fornita direttamente dal Dipartimento di Giustizia a Scott Bingham, disponibile qui) e che ogni analisi che si basi su dettagli minuti rischia di scorgere miraggi alimentati dalla fantasia di chi guarda e falsati da artefatti di conversione e compressione, vale la pena di fare alcuni rapidi confronti fra il fotogramma accusato di manipolazione e quello che lo precede.

Per evitare ulteriori distorsioni e artefatti, non ho ingrandito i due fotogrammi ma li ho lasciati alle dimensioni originali e li ho salvati in formato BMP (lossless). Per vedere il confronto è sufficiente passare il mouse sopra l'immagine. Occorre attendere che si carichino tutte le immagini.


Il confronto rivela che a sinistra della macchia bianca ("scia") compare indubbiamente qualcosa. Il fenomeno è più chiaro se si confrontano le immagini ingrandendole di quattro volte senza l'interpolazione usata dalle analisi più diffuse, che introduce artefatti e illusioni ottiche:

Questo rapido confronto smentisce quindi l'accusa complottista secondo la quale non c'è nulla davanti alla scia. I pixel cambiano in blocco. Qualcosa, senza ombra di dubbio, c'è. Determinare che cosa sia di preciso, tuttavia, è un'operazione molto rischiosa.

Bisogna infatti ricordare che l'oggetto di cui si discute occupa soltanto una ventina di pixel. Dire che quello è sicuramente un Boeing 757 della American Airlines sarebbe un'interpretazione assolutamente imprudente. Sta di fatto che c'è decisamente un oggetto di fronte alla scia.

Per apprezzare quanto possa essere ingannevole ingrandire i fotogrammi usando l'interpolazione, ecco un confronto fra la versione non interpolata e quella interpolata del medesimo fotogramma sospetto:

La versione interpolata suggerisce all'occhio una sagoma piuttosto ben delineata, diversamente dall'originale. La suggestione che si tratti di un aereo di linea con i colori grigio, argento e rosso della American Airlines, dietro il quale c'è una scia bianca, è effettivamente molto forte:

Questa è una fotografia della livrea dei Boeing 757 della American Airlines:


La suggestione, appunto, è forte, soprattutto se si considera che l'oggetto nel filmato presenta alla telecamera il proprio lato in ombra (il sole è in alto a sinistra) e quindi assume tinte più scure. Tuttavia occorre essere molto prudenti nell'interpretare una manciata di pixel interpolati provenienti da una copia di una copia di una copia di un file video a bassa risoluzione, per cui l'analisi si ferma qui: al concetto che c'è indiscutibilmente qualcosa davanti alla scia e che quindi chi afferma il contrario e ne deduce una manipolazione è certamente in errore. Sta al lettore giudicare cosa sia quel qualcosa.

WTC, Blondet schiera l'esperto

di Paolo Attivissimo. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. A luglio 2007, Giovanelli e Blondet hanno replicato a quest'articolo. Il commento alla loro replica è qui.

E' comparso oggi su Effedieffe, il sito di Maurizio Blondet, un documento che mi tira personalmente in ballo sulla questione del crollo delle Torri Gemelle. E' firmato da un "professor Raffaele Giovanelli", le cui qualifiche esatte non sono precisate nel documento. Secondo un commento anonimo (fonte tutt'altro che granitica, insomma) presso il mio blog, si tratterebbe di un "ingegnere civile professore universitario fuori ruolo di fisica, Università di Parma, facoltà di Medicina."

In attesa che Giovanelli chiarisca la propria qualifica o Blondet lo faccia per lui, rispondo pubblicamente qui alle sue critiche.

Innanzi tutto c'è un equivoco metodologico di fondo. Se l'ingegnere civile Giovanelli ha delle critiche da fare, non le deve rivolgere a me, che sono un semplice giornalista, ma ai suoi colleghi ingegneri civili, le cui conclusioni io mi limito a riferire in forma divulgativa. Sarebbe corretto quindi che Giovanelli si rivolgesse ai suoi colleghi esperti del NIST, della FEMA, e all'intera comunità mondiale degli ingegneri civili, che non ha finora sollevato obiezioni sulla dinamica del crollo delle Torri Gemelle tali da necessitare l'utilizzo di esplosivi o "altri agenti distruttori", per usare l'ambigua espressione del Giovanelli.

Sarebbe anche opportuno che Giovanelli chiedesse come mai, appunto, nessuno di loro ha finora invocato le demolizioni controllate come necessaria giustificazione dei crolli del WTC. Alcuni complottisti sostengono che si tratti di una straordinaria, monolitica congiura del silenzio. Secondo questa spiegazione, gli ingegneri civili sanno, ma tacciono per paura di ritorsioni. E io che pensavo fossero incazzati per le tasse e la burocrazia: macché, sono agitati perché sono in costante pericolo di vita. Tutti, nessuno escluso.

I "normalisti", invece, ritengono che semplicemente nessun esperto voglia perdere tempo con queste panzane, esattamente come si fa quando arriva all'ufficio brevetti l'ennesimo inventore del moto perpetuo. Gli si sorride, si nascondono gli oggetti taglienti, e lo si accompagna alla porta con una cordiale ma ferma pacca sulla spalla.

Ma vediamo quali sono le osservazioni di Giovanelli. Mi soffermo soltanto sui punti principali per non scivolare nel baratro della polemica del batti e ribatti infinito. Per esempio:

"Le conseguenze di quei crolli, sull'attuale ingegneria dei grattacieli, inspiegabilmente fu [sic] di fatto nulla"

Altro che "nulla". Giovanelli dimentica di considerare la vastissima produzione di letteratura tecnica post-WTC nelle riviste di settore e le nuove scelte di progettazione che ne sono scaturite. Basta considerare il progetto della Freedom Tower, con la sua base blindata e le sue strutture di rinforzo incrementate contro impatti aerei, per vedere che l'ingegneria dei grattacieli ha recepito eccome le lezioni di quei crolli.

Aggiornamento: Ricordo, giusto per fare un esempio particolarmente significativo, l'International Building Code, la principale normativa statunitense per l'edilizia, che nel 2007 è stata riveduta e aggiornata proprio sulla base delle raccomandazioni del NIST derivanti dallo studio dei crolli del World Trade Center (fonte).

Ci sono ormai anni di articoli di analisi e ricerca sull'argomento in tutte le riviste specialistiche. E' un classico esempio di MSC: Memoria Selettiva da Complottismo. Si fa finta che non esista la massa di dati contrari alla propria tesi preconcetta, e così la tesi è salva.

Giovanelli obietta poi che

"I detriti, che si vedono scagliati lontano, non hanno una temperatura elevata, certamente non superiore a 500 °C, altrimenti apparirebbero luminosi.
Quindi dove sarebbe la temperatura elevata (oltre 800 ÷ 900°C) necessaria per indebolire la struttura sino al collasso istantaneo? Che cosa può aver scagliato travi (o pilastri) d'acciaio «freddo» a tanta distanza?"

Il professore immagina semplicisticamente un incendio come un tutt'uno, nel quale ogni elemento deve raggiungere la medesima temperatura. Ma considerate le dimensioni enormi (64 metri di lato) del WTC, è perfettamente plausibile che vi siano state zone calde e zone meno calde: vale a dire, un interno ad alta temperatura e un esterno meno caldo. Thomas Eagar, professore di ingegneria dei materiali all'MIT, già nel 2001 scriveva che la differenza di temperatura poteva essere un fattore importante nel cedimento, a causa della dilatazione termica. Già 150°C di differenza sugli elementi orizzontali potevano generare sollecitazioni sufficienti al cedimento:

The temperature along the 18 m long joists was certainly not uniform. Given the thermal expansion of steel, a 150°C temperature difference from one location to another will produce yield-level residual stresses. This produced distortions in the slender structural steel, which resulted in buckling failures. Thus, the failure of the steel was due to two factors: loss of strength due to the temperature of the fire, and loss of structural integrity due to distortion of the steel from the non-uniform temperatures in the fire.

Inoltre, come si vede dalla loro conformazione, i detriti scagliati lontano provengono dalle facciate, non dalla zona centrale (core) degli edifici. Essendo gli incendi interni (e si rivela la loro violenza al momento del crollo, quando le fiamme divampano furiose dagli squarci che si aprono nelle facciate), hanno riscaldato principalmente la porzione interna dell'edificio, non le facciate. C'erano insomma detriti esterni relativamente freddi e detriti interni caldi. Quelli esterni, freddi, sono stati proiettati in fuori; quelli interni, caldi, hanno formato il cumulo principale di macerie, che appunto era tanto caldo che ha continuato a fumare per settimane. Tutto quadra.

Mi stupisce che un (per ora, senza offesa, presunto) professore di fisica si chieda poi cosa possa scagliare oggetti d'acciaio a tanta distanza. Suggerisco al professore di prendere una matita, oppure una molla di quelle contenute nelle biro, appoggiarla verticalmente su un tavolo, e schiacciarla con un dito dall'alto. Schizzerà via lateralmente, spinta dall'energia che le viene applicata dalla massa soprastante (dito, mano e braccio del Giovanelli). Esattamente come le travi della facciata del WTC (non del core) sono state compresse e divelte dal fronte di crollo soprastante.

Giovanelli obietta che

"Lo schiacciamento della struttura avrebbe accartocciato i pilastri e le travi, ben difficilmente avrebbe potuto scagliare lontano parti della struttura, certamente non nella fase iniziale del crollo."

Lo sfido cordialmente a mostrarmi un caso in cui delle travi d'acciaio di facciata portante di un edificio si sono accartocciate invece di rompersi in corrispondenza dei giunti, quando sono state colpite dalla valanga di detriti del crollo dei piani sovrastanti, come lui asserisce debba succedere. Lo invito anche a prendere visione dei resti del WTC conservati nell'Hangar 17 dell'aeroporto Kennedy di New York, con i loro giunti tranciati.

Ci sono poi momenti nei quali Giovanelli rivela un'indole curiosamente propensa al complotto:

"Paolo Attivissimo è stato imprudente nel mostrare il crollo della Torre Sud nella fase iniziale."

Eh no, professore; a casa mia il giornalista non tace le notizie che non gli fanno comodo. Le dice tutte, e le dice come sono, e poi ne accetta le implicazioni qualunque esse siano, per cui l'imprudenza non c'entra proprio nulla. Chi si preoccupa dell'imprudenza ha evidentemente l'abitudine di selezionare le notizie utili e omettere quelle sfavorevoli alla propria tesi, ma questo è un giochino squallido che lascio tutto ai complottisti.

Secondo Giovanelli, inoltre,

"le condizioni iniziali lasciavano prevedere un crollo laterale di tutta la struttura (figura 5b)."

In altre parole, a detta del professore i grattacieli, quando crollano, cadono rigidi, come tronchi d'albero. Abbiamo qualche esempio di grattacielo in acciaio crollato in questo modo? No. Quindi non si capisce su che basi Giovanelli arrivi a quest'affermazione. Semmai basta riflettere che una struttura concepita per reggersi quando è verticale non può reggersi quando s'inclina. Lo si vede, per esempio, nella dinamica dei crolli delle ciminiere da demolire:



Ma la perla dell'analisi segnalata da Blondet è questa deduzione:

"Si deve infine notare che durante le demolizioni le cose non vanno sempre perfettamente come previsto e l'iniziale deviazione nel crollo della Torre Sud è da considerare normale durante queste operazioni."

Questa precisazione rivela che le Torri Gemelle, secondo Giovanelli, sono state distrutte senza alcun dubbio con tecniche da demolizione controllata. Come sia stato possibile piazzare di nascosto l'esplosivo, detonarlo dopo che era stato investito da un aereo pieno di carburante, e farne sparire ogni traccia, questo Giovanelli non lo spiega; ma fa niente, questi sono dettagli trascurabili per chi è di fede complottista. Trascurabile come lo è, naturalmente, anche la totale assenza di qualsiasi prova tangibile.

Ma c'è di meglio: Giovanelli dice che chi ha fatto la demolizione è stato forse un po' pasticcione, e questo spiega l'inclinazione "misteriosa". Con questi discorsi si può giustificare tutto e il contrario di tutto. E' andato tutto liscio? Questo dimostra che erano abilissimi attentatori. E' andato storto qualcosa? Questo dimostra lo stesso che erano abilissimi attentatori, ma con un po' di sfiga che li rende più umani.

Secondo queste fantasie, i demolitori erano dei geni (mai nessuno ha demolito un edificio dall'alto verso il basso, mentre era in fiamme e dopo che era stato centrato da un aereo, eppure loro ci sarebbero riusciti), ma al tempo stesso un po' pasticcioni. Ethan Hawke Hunt di Mission: Impossible s'è ibridato con l'Ispettore Clouseau?

Questa costruzione di ipotesi basate su teorie fondate su assunti indimostrabili raggiunge però il culmine con la "spiegazione" della velocità di caduta delle torri. Giovanelli mi rimprovera quando dico che il fronte del crollo non viaggia a velocità di caduta libera e che lo si capisce chiaramente dal fatto che ci sono detriti enormi, documentati da foto e video, che raggiungono il suolo prima del fronte del crollo. La sua obiezione è che

"ignoriamo con quale velocità iniziale sono state scagliate le travi prese a confronto"

Siamo all'assurdo che per giustificare una tesi fantasiosa se ne inventa un'altra ancor più fantasiosa. Non solo le torri sarebbero state demolite cogli esplosivi (di cui non v'è la benché minima traccia, non un filo, non un detonatore, niente), ma le macerie sarebbero state spinte verso il basso, durante il crollo, da possenti quanto misteriose forze, e questo creerebbe una percezione ingannevole.

Giovanelli, scagliate da cosa, mi scusi? Non risultano tracce di motori a razzo che spingessero giù questi detriti, né esiste un meccanismo plausibile che consenta alla struttura della torre che sta crollando di spingerli verso il basso.

Si ricorda l'esperimento della molla di biro? Schizza lateralmente, appunto, non verso il basso. Siccome non c'è alcun modo concepibile che permetta all'edificio che crolla di spingere quei detriti a velocità superiori a quella di caduta libera, essi sono giocoforza in caduta libera, mentre il fronte di crollo non lo è; quindi l'edificio ha effettivamente opposto una lieve, quasi trascurabile, resistenza all'avanzare del crollo. Fine della storia. Per favore, piantiamola con questa menata.

Giovanelli quantifica quanto sarebbe dovuto durare, secondo lui, il crollo naturale delle Torri:

"Mentre in caduta libera il blocco dei 25 piani impiegherebbe 8,07 secondi, con il rallentamento inerziale delle masse dei piani inferiori si avrebbe un tempo di caduta dell'ordine dei 15 secondi."

Ma guarda che coincidenza: a quanto ammonta la durata del crollo, rilevata dai sismografi e non dai filmati, le cui nubi di polvere impediscono di cronometrare la reale durata? Secondo il rapporto NIST (NCSTAR 1-5A), 9 secondi (WTC2) e 11 secondi (WTC1). Quindi nessuno dei due crolli ha richiesto il tempo che Giovanelli stima per la caduta libera, ma entrambi hanno richiesto un tempo maggiore. E maggiore con uno scarto di oltre il 10%.

Inoltre la stima di "rallentamento inerziale" del professore (15 secondi) è basata su una serie di assunti nei quali basta modificare qualche decimale per ottenere risultati completamente differenti. Se ciascuno degli ottanta piani sottostanti la breccia d'impatto nella Torre 2 rallenta il crollo di un decimo di secondo, al tempo di caduta libera vanno aggiunti 8 secondi (totale 16). Se i decimi sono due, i secondi da aggiungere diventano sedici (totale 24). Giocando con i numeri in questo modo si può ottenere qualsiasi risultato.

Purtroppo i parametri di calcolo usati da Giovanelli sono "un piccolo rallentamento" (ma di quanto?), "la struttura diventa più pesante" (ma di quanto?), "deve sostenere un carico statico maggiore" (ma maggiore di quanto?). Questa non è una stima: è una crisi di spannometria galoppante.

Giovanelli conclude con una richiesta:

"Prima di distribuire patenti di bufala Attivissimo dovrebbe impegnarsi a fornire repliche tecnicamente accettabili ai punti sopra menzionati"

Caro Giovanelli, repetita iuvant: la patente di bufala non la distribuisco io, ma la regala alle teorie complottiste la comunità degli ingegneri strutturisti suoi colleghi, nessuno dei quali crede alle panzane degli esplosivi piazzati di nascosto per dare un aiutino. E' a loro che deve chiedere le repliche tecnicamente accettabili. Lo faccia, e poi ne riparliamo.

Aggiornamento (2007/07/30)


Blondet e Giovanelli sono tornati sull'argomento. Il mio commento alle loro considerazioni, che confermano la non competenza di Giovanelli in materia di ingegneria strutturale, è qui.

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2006/10/19 [permalink]   0 commenti

La teoria degli aerei radiocomandati

di Paolo Attivissimo

Alcuni sostenitori delle ipotesi di complotto affermano che i quattro aerei dirottati l'11 settembre erano radiocomandati: non c'era a bordo nessun dirottatore, e tutto era coordinato da una regia occulta esterna. Questa affermazione viene fatta, per esempio, da Thierry Meyssan nel programma televisivo The Meyssan Conspiracy di Channel Four.

Spesso i complottisti usano l'esempio del Global Hawk, velivolo militare radiocomandato (nella foto qui accanto, come "prova" di questa affermazione. Alcuni, come Christopher Bollyn e Eric Hufschmid, si spingono addirittura ad affermare che l'aereo che colpì il Pentagono era proprio un Global Hawk.

Non vi è dubbio sull'esistenza dei velivoli radiocomandati utilizzati militarmente: il Globak Hawk citato dai complottisti è soltanto uno dei vari modelli di UAV (Unmanned Aerial Vehicle) pubblicamente documentati da tempo. Né vi sono dubbi sul fatto che la Nasa già negli anni Ottanta del secolo csorso abbia radiocomandato un Boeing 707 durante una serie di test per valutare un nuovo carburante meno incline ad incendiarsi in caso d'impatto (con risultati fallimentari).

Tuttavia questo non prova affatto che gli aerei dell'11 settembre fossero radiocomandati. Il fatto che una cosa si possa fare in un determinato contesto non dimostra che è stata fatta in un altro contesto completamente differente. E' semplicemente un'ipotesi, per la quale i complottisti non hanno la benché minima prova. Non un testimone, un pezzo di radiocomando, un segnale radio anomalo captato da un radioamatore, niente.

Alla stessa stregua, potremmo ipotizzare che gli aerei fossero pilotati da una banda di nani intrufolatisi di nascosto: in entrambi i casi avremmo la stessa quantità di prove, ossia zero.

Anche l'affermazione secondo la quale gli aerei di linea sono da tempo dotati di un radiocomando d'emergenza è una bufala: se così fosse, non si verificherebbero incidenti aerei come quello del 14 agosto 2005 a un Boeing 737 della Helios, in Grecia, nel quale i piloti persero conoscenza per un guasto al sistema di pressurizzazione del velivolo e l'aereo proseguì lungo la propria rotta fino a precipitare quando finì il carburante. Se ci fosse stato questo ipotetico radiocomando, sarebbe stato utilizzato per far atterrare l'aereo.

Alcuni complottisti ribattono che il radiocomando esiste, ma è segreto e per mantenerlo tale non lo si utilizza neppure nelle emergenze disperate come quella citata sopra. Ma in tal caso, se è così top secret, come mai i complottisti ne sono a conoscenza e ne spiattellano ai quattro venti la notizia?

Il problema di fondo è che è molto facile inventare un'ipotesi; è molto, molto più difficile smentirla. Per questo l'onere della prova sta a chi sostiene l'ipotesi. Chiunque può svegliarsi una mattina e dire "esistono aerei radiocomandati, quindi i voli dirottati l'11 settembre 2001 erano radiocomandati". Dimostrare che si sbaglia richiede invece un lavoro enorme.

Per capire quanto sia sbilanciato il confronto, basta calare la teoria complottista in un altro contesto: se io dico che esistono gli aerei di linea ed esistono gli aerei radiocomandati e quindi il volo Milano-Napoli del 19 agosto 1997 era radiocomandato, come fate a smentirmi?

Sta quindi ai complottisti portare prove delle loro affermazioni. In mancanza di queste prove, la teoria del radiocomando è aria fritta.

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2006/10/18 [permalink]   0 commenti

Verifica testo analisi dei video del Pentagono rilasciati

di mother

Questo articolo è stato aggiornato rispetto alla sua pubblicazione iniziale per tenere conto delle osservazioni del ricercatore citato nell'articolo. Gli aggiornamenti sono in fondo.

Premesse
Il PDF con lo studio dei video del Pentagono è disponibile presso questo link (la versione analizzata è la 1.3/2006, di Pier Paolo Murru).
Ogni sfruttamento del materiale è reso disponibile al solo fine di divulgazione e/o verifica dello stesso. Le immagini, ottenute attraverso le verifiche e le ricostruzioni messe in atto appositamente per approfondire le analisi, sono disponibili a chi ne faccia espressamente richiesta all’indirizzo pier@immagine.it. Chiunque nello studio e nella lettura del presente rapporto intenda porre obiezioni sensibili e/o segnalare errori di qualsiasi sorta può comunicarlo attraverso lo stesso indirizzo di posta elettronica. (PDF)
Il progetto immagine.it si basa sulle licenze Creative Commons.
immagine.it intende avvalersi delle Licenze Creative Commons. Tutti i contenuti di immagine.it saranno pubblicati secondo le licenze di utilizzo di Creative Commons, salvo diverse indicazioni.
Intendo fare una verifica dell'analisi offerta nel PDF, prodotta da Pier Paolo Murru, basandomi sul materiale disponibile, che viene definito sufficiente per la dimostrazione offerta.

Breve riassunto del PDF
  • Introduzione con indicazione delle fonti, del materiale analizzato e qualche nozione di ottica digitale.
  • Capitolo 1: breve descrizione del modello ricostruito e del posizionamento delle telecamere del Pentagono.
  • Capitolo 2: comparazione del modello con ortofoto e immagini, indicazioni sul metodo utilizzato per definire una struttura metrica nei frame dei video DOD comparabile con il modello digitale 3D, disposizione di pivot, cioè indicazione di determinati punti a distanze note.
  • Capitolo 3: analisi comparativa dei fotogrammi, definizione di un accoppiamento fra i video della CAM1 e della CAM2, definizione degli eventi presenti nei frame, comparazione empirica fra fotogrammi per confermare il Time Lapse Recording, analisi fotogramma impatto e ipotesi sulla causa della sovraesposizione, analisi dei due fotogrammi con l'oggetto bianco (aereo/fumo/oggetto non ben identificato), definito emitter; frame 736, analisi con immagini booleane che portano alla conclusione della mancanza dell'emitter nell'immagine della CAM2; secondo l'autore, poiché nessun sistema TLR multicamera potrebbe portare questa macroanomalia, non esiste spiegazione che non sia la manipolazione o l'omissione.
  • Capitolo 4: studio e creazione delle camere virtuali (VCAM) nel modello 3D, analisi della traiettoria secondo il rapporto ASCE (nella costruzione del modello 3D si è fatto riferimento a questo rapporto e ad altri rapporti ufficiali per ricreare e verificare la versione ufficiale) con studio altimetrico dei pali abbattuti, dell'angolo di impatto sia altimetrico che piano rispetto alla facciata del Pentagono, test sulle VCAM con uso dei fotogrammi in cui appare a grande distanza la pattuglia del Pentagon Police Department;
  • Capitolo 5: analisi strumentale con Vectorscope e Waveform, con definizione di una serie di frame alterati a cavallo del frame 736 (quello in cui compare un oggetto non identificato), confronto fra due frame (uno di quelli alterati ed uno no) per mostrare visivamente l'alterazione dichiarata;
  • Capitolo 6: analisi e tesi alternative alla sua comparazione, che sconfuta per vari motivi (il time lapse non ha sincronizzato perfettamente le telecamere, immagine fantasma, tagli al video della CAM2);
  • Capitolo 7: analisi del fotogramma 736 per la definizione dei dati intorno alle zone di interesse, verifica della corretta assunzione della VCAM e fedeltà di questa attraverso metri percepiti, e confronto fra pixel; conclusione che non ci sia nessuna possibilità di errore di valutazione; analisi pixelometrica con uso dei frame delle CAM e uso delle VCAM.
  • Capitolo 8: conclusioni. Sulla CAM1 la compatibilità non è possibile con un 757-200 ma con un emitter più piccolo; sulla CAM2 non appare né il Boeing 757-200 né un emitter più piccolo, cosa incompatibile con il sistema Time Lapse Recording, quindi entrambi i video (in un modo o nell'altro) tendono a nascondere l'emitter, con evidente dimostrazione della manipolazione od omissione.
  • Elencazione del materiale utilizzato, foto, immagini, misure.
Alcune immagini del PDF che riportano l'ortofoto con il punto di impatto e il posizionamento delle CAM, nonché delle viste del modello di Pier, vengono utilizzate a più riprese per ricavare dati una volta scalate per renderle di dimensione adatta.

Infine segnalo che cliccando sulle foto
potete scaricare le immagini di questo blog e vederle a grandezze maggiori per migliori dettagli (per lunghezza del post e numero di foto presenti, ho dovuto limitare a small la dimensione di quasi tutte le immagini).

Inizio analisi
No anzi. Mi pare decisamente TROPPO. Però io uso un metodo che usa solo fonti ufficiali perché solo dimostrando che le fonti ufficiali sono fallaci si riesce anche solo minimamente a mettere seriamente in crisi la VU. Viceversa siamo nel campo delle ipotesi.
(Pier Paolo Murru in un post di Luogocomune)
Direttamente dal rapporto ASCE che Pier dice di usare alla lettera:

Quindi l'angolo di inclinazione secondo il rapporto è di
42° rispetto alla normale alla facciata del Pentagono.
[...] percorso. L’angolo interno fra traiettoria e parete O del pentagono è di circa 51° e non di 42 come spesso si sente dire erroneamente. Una traiettoria di 42° avrebbe provocato l’impatto sulla struttura di segnalazione posta sul quadrifoglio e tutt’altra dinamica rispetto ai pali colpiti.
(pag.45 del PDF)
Ecco le analisi di Pier nel PDF, con indicazione degli angoli inseriti. Si può notare che Pier ha indicato 42° rispetto al lato del Pentagono e non rispetto alla normale all'angolo.

E' interessante notare anche la variazione fra i valori che ho rilevato dalla foto scalata tratta dal PDF ed i valori indicati nella foto e misurati da Pier al momento della sua analisi.


Passiamo ora a verificare i modelli.

Nel PDF, Pier inserisce un'immagine con un'ortofoto che presenta indicazione del punto di impatto e l'immagine di un suo modello a più riprese (prima libero nel prato antistante e poi con croci che indicano una serie di pivot, punti che gli saranno utili nella trattazione).

Confrontiamo le tre immagini opportunamente scalate e valutiamo le misure inserite. La base per questo dimensionamento è il lato del Pentagono, che misura 280,9 metri (lo stesso Pier, a fine PDF, lo riporta come dato fondamentale per il dimensionamento).

Nei casi in cui non sia presente il lato completo del Pentagono, il dimensionamento può essere fatto attraverso altre misure rettilinee di oggetti presenti ricavabili in comune fra le immagini, di cui almeno una sia compatibile con le misure reali della facciata. Così facendo, tutte e tre le immagini possono essere dimensionalizzate in modo comparabile e paragonate con sufficiente precisione.

Si potrebbe obiettare che eventuali ritagli e
resize dell'immagine per la costruzione del PDF o deformazioni del catturaschermo possano variare la scala dell'asse x rispetto a quella dell'asse y (l'immagine è come un insieme di punti definiti da un asse x e uno y e un determinato colore per un'area infinitesima) nell'immagine analizzata.

In questo caso, il confronto fra medesimi elementi presenterà, per tutti gli oggetti paragonati, variazioni significative di posizionamento, dovute al fatto che i punti da collegare biunivocamente da un'immagine all'altra non corrispondono con scala conforme (cioè non si possono definire coppie di medesimi punti fra due immagini semplicemente tirando rette orizzontali e verticali con angolo di inclinazione di 90°, ma a causa della deformazione l'angolo fra questi assi è diverso).

Da ciò deriva che se in due immagini vi sono medesimi punti accoppiabili biunivocamente con le modalità appena descritte (per entrambi gli assi) e punti non accoppiabili biunivocamente con il sistema appena descritto (per almeno un asse), non si possono tirare in ballo le deformazioni dell'immagine come spiegazione della mancata corrispondenza. Si deve quindi ipotizzare qualcos'altro:
  • i modelli delle due immagini non sono gli stessi e si usa un modello diverso a seconda dell'analisi eseguita nel PDF;
  • le immagini indicano lo stesso modello, ma sono state scattate in momenti differenti e nell'intermezzo fra gli scatti il punto o l'oggetto di cui il punto fa parte ha subìto modifiche;
  • le immagini sono state messe in scala con un piccolo scostamento che impercettibilmente porta variazioni fra queste che colpiscono tutti i punti nella corrispondenza biunivoca.
Si ottiene qualcosa difficile da visualizzare nel dettaglio qui nel blog, soprattutto per il confronto fra punti nell'ortofoto, e nelle due immagini del modello 3D. Le immagini in totale ammontano a 62 Mb.

Il confronto fra i due modelli ricostruiti da Pier, quello con prato libero e quello con pivot sul prato, non mostra scarti fra i punti, che sono tutti compatibili biunivocamente.

Il confronto di questi due modelli con l'immagine dell'ortofoto presenta invece variazioni fra i punti:
  • sono coordinati: alcuni vertici della base dell'eliporto, lo spigolo nord dell'estradosso della facciata...
  • non sono coordinati: gli altri spigoli della base dell'eliporto, il punto di impatto e il posizionamento delle CAM, uno spigolo del security building, che tra l'altro è quello che presenta deformazioni maggiori....
Riguardo alle CAM, vista la differenza fra il posizionamento in ortofoto e quello nei modelli, in seguito indicherò entrambi i posizionamenti.

Altre considerazioni che possono essere fatte sulle immagini dei modelli di Pier sono:

Valutazione dell'angolo di impatto dell'aereo sulla facciata del Pentagono e confronto anche con l'ortofoto proposta. 36° per la traiettoria dell'aereo rispetto alla normale al lato del Pentagono, anche se nel rapporto ASCE si impongono 42° di inclinazione.

Vorrei far notare, al riguardo, che la deformazione nell'immagine dovuta al satellite (di cui Pier non parla) non è mai tale da variare l'angolo di inclinazione di impatto al Pentagono portandolo a valori inferiori rispetto a quello definito.
Non a caso nell'ortofoto proposta ho messo in rilievo la facciata di due lati del Pentagono, evidenziando con delle linee gialle i bordi di queste facciate ed indicandole con una freccia gialla. Tali facciate non dovrebbero essere visibili. Pier non sembra aver tenuto conto di questa deformazione. In dettaglio:

Ho riportato anche due punti che indicano l'inizio del prato su due svincoli stradali, ritrovando nell'ortofoto un punto corrispondente ed un altro che andrebbe notevolmente spostato.

Altre foto utili:
Valutazione delle distanze dei Pivot

Passiamo ora a verificare i pivot inseriti nel modello.

Viene riportata la doppia origine della CAM1: secondo posizionamento con ortofoto e secondo posizionamento indicato nell'altra foto del modello (quello che non ha i pivot e che avevamo visto essere combaciante nei punti con la foto che aveva i pivot, cioè questa).

Secondo l'origine della
CAM1 dell'ortofoto, tutti i valori sono discosti di un certo numero di metri.

Secondo l'origine della
CAM1 dell'altra immagine del modello, si hanno le seguenti coppie di misure: rispettivamente secondo Pier e misurata calcolata:

(32-36.31) (58-68.35) (107-111.01) (145-146.46) (176-177.98) (209-208.91) (254-252.8).

In neretto sono indicate le coppie in cui la differenza è troppo elevata e non accettabile (più di un metro).

Risulta curiosa questa varianza di valori, che passano dal molto deformato al poco nell'ambito della stessa immagine, con un picco per un punto in mezzo agli altri.

La CAM oltre la strada

Un altro aspetto curioso è la visibilità della CAM, che va oltre la strada. La mancanza di maggiore dettaglio impedisce di valutarne appieno la correttezza.


Sovrapposizione foto lineare e foto deformata

Infine, per l'analisi booleana e molto probabilmente anche per la disposizione dei pivot non vengono corrette le deformazioni dell'immagine, cosa che viene presentata in seguito quando si fanno valutazioni sulle VCAM da inserire:


Ecco un messaggio che ho letto nel forum di Luogocomune, dove Pier Paolo Murru ha presentato il suo lavoro e dove sono venuto a conoscenza del PDF. Il post fa riferimento ad una discussione con Paolo Attivissimo nel forum.
Modelizzare non significa che quello che io mi offro di modelizzare sia automaticamente compatibile con la sua fonte. Mi spiego. Il modello PENTA757 (così il nome in codice del modello in corso) si basa sulla pura ricostruzione basata su dati ufficiali e appoggiato al rapporto ASCE. Bene Paolo, mi sono dovuto fermare perché ad oggi quello stesso modello mi pone MOLTISSIME incompatibilità successive all'impatto. Significa che è possibile che una "carlinga con ali" delle dimensioni compatibili a un b757 abbia abbattuto i pali senza spanciare sulla collinetta, ma dal momento che mi presento con l'aereo sulla facciata mi si disegna uno scenario completamente diverso. Non mi torna più niente. Ne ASCE, ne tantomeno il fantomatico foro di uscita e ancora meno l'assenza dei tronconi estremi delle due ali all'esterno della facciata e presumibilmente di buona parte del timone di coda. Quindi attenzione ad attribuirmi cose che non sono vere. Il mio metodo di analisi è "USARE LE FONTI ORIGINALI E FEDELI ALLA VU" per poi metterle in relazione a se stesse. Così come ho fatto con i video. Questo è il mio metodo e questo mi da dei grossi risultati, per ora molto inquietanti. fonte
C'è anche da chiedersi quante deformazioni vi siano nel modello di Pier che rendono il rapporto ASCE che dice di seguire (sbagliando però nell'indicazione dell'angolo di impatto) un insieme di incongruenze piuttosto che qualcosa di fattibile.

Ricostruzione dei frame


Utilizzando Windows Movie Maker ho passato in rassegna tutti i frame dei video delle CAM1 e CAM2 dall'ingresso dell'auto nella visuale della CAM1 fino a dopo l'esplosione sulla facciata del Pentagono. Le caratteristiche rilevate sono state:
Windows Movie Maker scandisce le immagini dell'MPG di 00.00.08 e mi ha permesso di rilevare in genere 13-14 immagini per frame, tranne per due frame contenenti 27 immagini e riguardanti la CAM1 nei primi due scatti in cui è presente l'auto alla destra del video.

Dal rapporto ASCE, come dice anche Pier, sappiamo che ogni frame ha un periodo di 1 secondo, quindi ogni immagine costituente un frame dovrebbe occupare un intervallo di tempo di 1/13 di secondo, pari a 0.076 secondi.

Un tale valore indicherebbe quindi la variazione fra 13 e 14 immagini per frame che porta i frames a non essere sempre assolutamente coincidenti.

Questo sfasamento, indicato in seguito in una tabella, è imputabile ai video, ma non è detto fosse attribuibile anche alle riprese delle telecamere. Tuttavia si può notare lo sfasamento fra i frame in questa coppia estratta dai video delle CAM1 e CAM2:
Mi risulta strano che Pier, sicuro dell'ipotesi inderogabile di TLR, non preveda uno sfasamento fra lo scatto dell'immagine di una CAM rispetto all'altra eseguendo un'analisi cromatica di questi frame analoga a quella che propone per i frame alterati verso il rosso, discussi verso la fine di questo articolo.

Per Pier, la spiegazione della variazione cromatica viene lasciata solo nell'ambito ipotetico. Certo si può immaginare che il cambiamento cromatico sia stato l'effetto di un colpo dato dai rottami del Boeing 757-200 (Versione Ufficiale) o piccolo Emitter (Versione Pier) che, cadendo dopo essere stati lanciati via dall'esplosione, hanno colpito proprio le due CAM.

Si può anche supporre che lo smuovimento dell'obiettivo, rilevato da Mike Wilson e inserito nella sua animazione, siaconsiderato da Pier come un filtro inserito per correggere l'immagine di un modello sballato (ha un profondo disprezzo per il modello di Wilson, manifestato a più riprese, senza entrare qui del merito della correttezza a riguardo).
L'effetto fisico dato alla CAM, quindi, oltre a creare alterazioni nel posizionamento dell'obiettivo, può aver creato variazioni nell'acquisizione digitale.

Poi si può capire meglio che l'esplosione che ha creato lo smuovimento dell'obiettivo della CAM1 e la sovraesposizione sia stato un fenomeno progressivo o regressivo, che fa denotare lo sfasamento fra le due CAM di pochi decimi di secondo se si osserva la seconda esplosione del Pentagono.

Si può notare nel frame proposto l'analoga sovraesposizione ma molto più intensa per la CAM1 rispetto alla precedente. Quindi la sovraesposizione, che si ripresenta sempre in corrispondenza delle esplosioni, presenta nature di intensità diversa e quindi può essere presa come fattore per dimostrare il lieve sfasamento.

Tale sfasamento nelle analisi va di pari passo con le differenti lenti delle CAM, che provocano differenti deformazioni agli oggetti rappresentati, e con la differente posizione, che porta gli oggetti rappresentati ad essere visti in posizioni differenti soprattutto quando si lavora con i pixel ingranditi.

La seconda esplosione del Pentagono, mai citata, ha diverse spiegazioni. Per molti è dovuta alle bombole ossiacetileniche che si trovavano davanti alla facciata colpita.

Immagine tratta dalle prove del processo Moussaoui

Danneggiate dall'impatto e dal fuoco, queste bombole possono aver provocato l'esplosione visibile nel frame sopra postato (il frame a fianco mette in luce un oggetto spinto in seguito sul prato proprio da quell'esplosione).

Tuttavia c'è anche un'altra spiegazione plausibile. Osservando i frame successivi si vede che di fronte alla facciata colpita del Pentagono si solleva del fumo bianco. Altri video ripresi poco dopo l'impatto del Boeing mostrano cosa emetteva fumo bianco quel giorno: il camion generatore davanti alla facciata lesionato dal passaggio dell'aereo.

Infine una piccola nota di cinematica. Ammettendo uno sfasamento di 0,076 secondi per un non contemporaneo scatto delle immagini, un oggetto a velocità di 800 km/h (530 km/h secondo Pier) porta ad una variazione della posizione di 16,8 metri (e 16,8 metri su 47 metri di aereo per me sono un errore notevole).

C'è poi la questione dei due frame con 27 immagini di 0,08 ognuno. In seguito mostrerò i ragionamenti fatti da Pier a riguardo, intanto esprimo un mio semplice parere. Preso atto che non c'è variazione di immagine, cosa genera questi frame più lunghi rispetto agli altri analizzati?

La risposta migliore credo debba essere cercata sulla base delle considerazioni di questo post di Henry62. In altre parole, l'acquisizione e trasformazione delle immagini CAM in digitale può aver creato tali alterazioni.
Il sitema di ripresa è una camera che genera 30 fotogrammi al secondo ovvero Standard NTSC. Il TLR che agisce da valvola, "fissa" di ogni gruppo di 30 solo 1 fotogramma sul supporto, ma la camera continua a generare i suoi 30 fps. Non è una telecamera per fare le riprese al mare ma una testa camera CCD collegata ad un TLR. Il TLR quindi apre il flusso, fissa il frame e attende il successivo step di registrazione. LC
Qui si vede un esempio di quanto asserito nel post di Henry62, ovvero la diversità intercorrente fra il video mpg di una CAM e quanto si pensa dovrebbe essere secondo norma (come riportato dalle parole di Pier).

Analizziamo a questo punto la sequenza secondo Pier

Qui abbiamo le coppie proposte nel PDF di Pier, molto importanti... in seguito ho siglato i frame con una lettera ed ho indicato queste coppie usando le lettere indicative dei frame separate da un "-".
Possiamo qui vedere gli accoppiamenti di Pier con indicazioni delle lettere e dei fotogrammi che dovrebbero per lui risultare mancanti (a meno che non si risequenzi tutto ottenendo un frame di disavanzo).
Indico fotogrammi mancanti proprio per la tabella proposta da Pier che potete vedere qui di seguito.
Questa sarebbe la disposizione dei frame secondo tabella:
Per maggiore chiarezza vi sovrappongo gli eventi proposti in tabella del PDF da Pier:
Vi ricordo quindi che i frame A e C sono quelli che ho rilevato essere di lunghezza 27 immagini rispetto agli altri di entrambe le CAM di 13-14 immagini per frame.

L'errore compiuto è già evidente... ma nel caso vi fosse sfuggito:
E lo si nota nelle variazioni di immagine fra
0 e B e fra B e D.

Altri ordinamenti che prevedano il TLR con 30 immagini per frame senza ipotizzare malformazioni nell'acquisizione digitale non sono possibili, a meno di non aggiungere ipotetici nuovi frame o di eliminare almeno un frame.

Dal PDF questa è la disposizione dei frame, che secondo me traspare con ripercussioni anche sulla visibilità della CAM2.

Questo va d'accordo con il fatto che Pier, mostrando antecedentemente le coppie, non pubblichi tutte le coppie di frame, cosa che avrebbe messo in luce l'incongruenza e va di pari passo col fatto che a pag. 20-21, pur parlando di
taglio di parti antecendenti e risequenziazione con nuova origine dei frame in cui compare l'auto nelle CAM, posti in realtà immagini di Sony Vegas 6 con in timeline i frame dell'esplosione.

Tra l'altro, osservando bene il timeline proposto, si può notare come i frame da inizio a coda siano sfasati temporalmente (immagine con aggiunta di righe per rendere meglio la variazione di timeline):


Distanza target

Il target centrato poco sotto il marciapiede misura 17,73 metri secondo Pier Paolo Murru.

Facendo una misura della distanza su quota altimetrica zero
si ha che 17,67 metri non coincidono con i valori che posso misurare sul modello e sull'ortofoto:

pari a 10,72 metri

ed a 12,17 metri

C'è scarto fra ortofoto e modello, spiegabile in parte con la sfocatezza dell'ortofoto nella zona delle CAM: di certo 10,72 e 12,17 metri sono parecchio diversi da 17 metri.

Inoltre, anche supponendo che la telecamera si trovi in fondo al marciapiede e che la larghezza dei due marciapiedi sia spropositatamente grande (2 metri), resterebbero sempre 13 metri per corsia, facendo finta che il target miri al bordo dell'altra corsia: cioè 6,5 metri per ciascuna corsia, tanto quanto una strada a due corsie urbana per ognuna. Un po' troppo per un ingresso secondario del Pentagono.

Angoli e distanze con visione CAM1

Sulla base delle misure offerte qui (tratte dal PDF di Pier) con foto del centramento dei vertici
  • angolo fra asse ed aereo 134°
  • traiettoria pari a 128 metri
  • traiettoria percepita per 92.16 metri pari a
  • rapporto ASCE che descrive al fotogramma 736 l'aereo a 98 metri (attenzione: metri reali, non metri percepiti, usati da Pier dalla facciata del Pentagono)
Queste sono le misurazioni fatte sull'immagine di Pier del suo modello.

Tralasciando la differenza sulla misurazione dell'angolo (137° anzichè 134°), è curioso notare che la misura di lunghezza della traiettoria sia per me 98.98 metri, cioè estremamente simile al valore stimato dall'ASCE.

D'altra parte i valori che devono essere ritrovati nella pianta non so